giovedì 31 gennaio 2008

Se avvenisse che un raggio non scisso (Anita T. Giuga)

«E tu? / Strofinavi la faccia contro i dubbi: / si vede il porto? / È lieto oggi il respiro? / Mi manchi quando ci sei»… si rivolge a un “tu” impellente e necessario la voce di Anita T. Giuga in queste poesie che si allugano in versi ritmati e scorreveli o si rattrapiscono in altri di poche sillabe: c'è dunque un movimento sostenuto anche da una significativa capacità metaforica a tratti giocosoamente ossimorica o kafkianamente visionaria (ergo inquieta).


I
Omero

Ecco Odisseus
Se il tuo destino è partire
Il mio piangerti
Filo che cuce e scuce e ci lega
Sutura di un sorriso:
ti scordo
ti rammento
ti scordo
Sotto il mare – dimmi – chi sogna?
Il mare è di lacrime

II
Leopardi - Freud
Tutto sapevo
O credevo
Tranne il cuore
E intona nella certezza un cielo che non vedo.
Per gli alienati una cura è la ragione…degli altri
Per tutti gli altri - l’una e l’altra cosa - è natura
Quella che scorgesti oltre la siepe
Il giorno che ti lasciai indietro

III
Pirandello
Il ragionato distacco
Delle mani
Dell’abbraccio
Un pianto dirotto
Le gramaglie del lutto
L’esplorazione di un letto
A metà diserto
La donna è mobile
L’uomo il tetto
Viene il crepuscolo – splende sospeso sull’ulivo -
Zoppica il fiato
La luce arretra
L’ombra avanza


Per voce sola

Assoli, scusate l’assonanza,
ma la distanza di luci e suoni concertati è breve.
Voi chi siete?
Pellegrini smarriti
o camminate soltanto?
Non odo risposte,
né tintinnii d’intelligenza
fuggite dunque da noie in-ter-mi-na-bi-li?
E dovrei temere le desolazioni della mia stessa eco!
Ad amarsi respira il confine,
confondiamoci allegramente
è già vita,
seppur rara.



Meditazioni sulla metafisica della presenza

Vedi, ero una stazione
Visitata da treni

A chi lo scambio
A quale sosta l’addio
A volte la meta
Altre sola la scia

Un indice contro il profilo
E l’ombra del rimpianto
A frantumare il binario dimenticato
L’ostia del risentimento per biglietto
E il cielo lontano, profondo e strano



QUOTIDIANA

I
Il giorno va e torna
lascia la luce indietro e procede verso il mattino
a questi odori di zagare e gente ammassata sulla costa ho consacrato contemplazioni
scelte di mezzo
non di mare né di terra.
Ma tu, che sacramenti all'immobilità il suo tedio
lava la lingua imbastardita nell'arsura dei meriggi
ingessàti di bianco e cenere,
nel sudore pungente che riga spasmi di polvere
nelle pigre mosche che ronzano Kant e Pessoa

II
Di quel che vedo:
dopo il corpo le ombre.
Acqua e sale per tutti i pasti brevi.
– Aspettare che la sera si faccia più morbida e potermici distendere;
augurare al vicino pensieri collinari per raccapezzarmi nel paesaggio di tutti e quattro gli occhi –
Un credo e il Pater degli infedeli,
con la farina di semola sulle dita a consumare il sole meridiano
e gerani
sul davanzale.
Ripetevo della nostra fortuna
- un'aspra consolazione per piedi frettolosi -
E tu?
Strofinavi la faccia contro i dubbi:
si vede il porto?
È lieto oggi il respiro?
Mi manchi quando ci sei

III
Ci sarà il tempo per stendere un velo
Sopra quegli occhi
Che già offuscati si stringono
E lasciare i pensieri ai passi che contano
Una numerazione impropria
Eppure sciolgono i nodi nel ritmo del cammino
Solo per dispari è permesso un respiro lungo
Una pausa nel lavorio dell’ombra
Un placido soccombere
Al viso sotto il velo
Non resta uguale né l’anima
Né la maschera


Salotto d’ombre


All’alba,
non è ancora l’alba, potrebbe…
se avvenisse che un raggio non scisso,
si frantumasse sulla pelle arlecchina (!?)
Il bacio della notte sotto i riflettori
È già sfavillante falò di vanità
Oscura il sole latitante e riscalda
Di fuochi artificiali.
Dimmi del tempo: è bello? Tossisce?
Di me non ti curare.
Dalla grata della mia finestra raggiungo abbastanza;
È già troppo vero guardare al di qua, dentro il cortile dei frutti caduti.
La notte alle porte, i palmi annaspanti, la quiete apparente.
Non vuoi parlarmi, suggerirmi un pasto di frivolezze, di minuzie?
Lo so, lo so, va da sé che scuci e ricuci possibilità di pace.
Voltati, a sera sincerità non rischia molestie.
Ieri era solo un salotto, un salotto d’ombre.

***

Sacro e presto
Sacro purché non mio
Sarò
così straparlando vi guardo guarendo
Nel senso della poesia
Vago alimentando l’io



E se nell’aldilà

E se nell’aldilà, appena defunti,
fosse tutto uguale a prima.
Con la sola differenza che non moriremo più.
E se ritrovassimo strade e palazzi,
la nostra porta di casa e il nostro letto,
il bucato da fare e la spesa da comprare.
E se nell’aldilà, gli stessi rancori e livori, gli abbandoni e gli amori disordinati,
la luce fredda di gennaio e il crepuscolo sulle foglie dell’olivo, non fossero che più lenti…
Ruote che girano su se stesse.
E se nell’aldilà ci fosse la disoccupazione e la cassa integrazione.
Se il corpo invecchiasse indefinitamente?
Certo non ci sarebbe il lutto, ma le liti con tua madre e tuo padre,
il capo ufficio, il panettiere che pesa un po’di più la sua merce…
quelle cose continuerebbero ad accadere.
La malattia che di sorpresa ti dimostra che ci si può fermare e capire, quella no, non più.
Ma poi il vicino tiene lo stereo troppo alto, e ad una promessa segue uno svogliato rimando.
E se le tue ossa facessero ancora male per l’umidità e chi dice “vado” non tornasse indietro.
Se fosse proprio tutto come adesso, nel tuo presente, nell’imminenza dell’attesa…
Come vivresti l’ora, il tuo destino, il giorno eterno e il suo risveglio?



Anita T. Giuga è critico d’arte, indipendent curator, insegnante di Teoria della percezione e Psicologia della forma; organizzatrice di eventi di promozione artistica e letteraria, sta attualmente collaborando con il dipartimento di Estetica presso l'ateneo siracusano. Ha partecipato con docenze e seminari alle attività del dipartimento di Psicologia dell’Arte del DAMS di Bologna e ha insegnato all’ABA di Bologna. Dopo aver vinto diversi premi minori di poesia e prosa poetica (Fara Editore ed. 2007) ha pubblicato il romanzo Il padre manca per la A & B Editrice, insieme a Egidio Cacciola.

http://tania-giuga.neurona.it

Incontri con poeti a Milano feb 2008

Alla Casa della Poesia
Palazzina Liberty di L.go Marinai 1
Ingresso libero

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Giovedì 7 febbraio 2008 ore 21

"MARE SCRITTO" DI ALESSANDRO SERPIERI

A cura di Tomaso Kemeny

Uno dei massimi anglisti viventi, teorico eminente della letteratura e della scrittura drammatica, traduttore di Shakespeare per la scena italiana, Alessandro Serpieri (Universitࠤi Firenze) evidenzier࠮el suo romanzo Mare Scritto (Manni, 2007) un tracciato esistenziale simbolico atto a restituire all'uomo contemporaneo tutti i suoi diritti alla felicitࠥ al libero uso della memoria e delle passioni.
L'attore Franco Sangermano legger࠰assi del testo dove la scrittura offre la raffigurazione del mondo sotto l'aspetto dell'avventura, del tragico e del meraviglioso.

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Martedì 12 febbraio 2008?

ore 18

Andrea Cortellessa presenta
fuoriformato. Collana di testi contemporanei

a seguire:
Emilio Villa, Attributi dell'arte odierna (1947/1967), nuova edizione ampliata a cura di Aldo Tagliaferri (Le Lettere, 2008)
Ne parlano Cecilia Bello Minciacchi, Andrea Cortellessa, Claudio Parmiggiani, Marco Vallora e il curatore

ore 21

Cecilia Bello Minciacchi presenta Marco Giovenale, La casa esposta (Le Lettere, 2007)
Laura Pugno, Il colore oro (Le Lettere, 2007)
Saranno presenti i due autori e il curatore della collana Andrea Cortellessa

Coordina Alessandro Broggi

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Segreteria e Ufficio stampa: Elena Andreani e Patrizia Burgatto?
E-mail: segreteria@lacasadellapoesia.com
Tel: 3389928288
www.lacasadellapoesia.com

scuola di poesia 7

l'amore “oceanico” di Gabriele, e verbale, nell'Onda – come Gabriele ride, e come ride di noi: una piccola morale, a nostro uso – il sacro, altissimo, nelle Ottave di Mandel'štam – il nuovo è più vecchio del vecchio – ancora sulle "piccole cose", nel trattamento eccezionale di Cristina Annino - e altri Nomi alti

lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/01/30/altri-libertini-scuola-di-poesia-7

con ogni bene, sempre
massimo

Bando Poesia di Strada 18-5-08



XI Edizione

a cura di Alessandro Seri e



REGOLAMENTO

Art.1 Possono partecipare al Concorso autori italiani o stranieri ovunque residenti.

Art.2 I testi devono essere in lingua italiana.

Art.3 Ogni concorrente partecipa obbligatoriamente con tre poesie a tema libero di non più di 30 versi ognuna.

Art.4 Le poesie devono essere inedite.

Art.5 Gli elaborati devono essere inviati in n.1 copia esclusivamente via e-mail al seguente indirizzo: poesiadistrada@email.it entro il 18 maggio 2008.

Art.6 La partecipazione al Concorso non necessita di quota d'iscrizione.

Art.7 Con i testi devono essere recapitati i dati riportanti: cognome, nome, indirizzo e numero telefonico e recapito email. I dati verranno trattati in accordo alla legge 675/96 e per il solo scopo del concorso. Titolare del trattamento è l'associazione culturale LICENZE POETICHE.

Art.8 Gli elaborati in concorso verranno presi in esame da una Giuria che sceglierà i 10 autori finalisti. Una poesia per ogni finalista (su indicazione dell’autore finalista) verrà riprodotta su tela da noti artisti ed esposta nell’ambito di manifestazioni culturali nelle città della provincia di Macerata e non. I vincitori saranno esclusivamente proclamati in base alla valutazione di merito espressa dalla Giuria. Ci sarà anche un premio minore per il testo riprodotto maggiormente votato durante la votazione popolare che si svolgerà nel corso delle esposizioni delle tele.

Art.9 I 10 autori finalisti verranno premiati in settembre (data da definirsi che verrà comunicata ai finalisti e pubblicata a mezzo stampa e sul sito web www.licenzepoetiche.it) in occasione della IV edizione del RAMPE PER ALIANTI Festival che si terrà nello splendido scenario del Castello della Rancia di Tolentino. Sarà Cura dell’organizzazione avvisare i vincitori tramite telefono o e-mail.

Art.10 I primi tre autori classificati e la poesia preferita dal voto popolare verranno premiati con opere d'arte e/o buoni acquisto. Tutti i finalisti entreranno a far parte dell’antologia dell’XI edizione del premio pubblicata dalla Wizarts Edizioni con i commenti critici dei giurati. Inoltre i finalisti verranno premiati con diploma d'onore e libri.

Art.11 Il giudizio della giuria è insindacabile. La partecipazione al concorso concede all'Associazione Culturale LICENZE POETICHE la facoltà di utilizzare i testi per una eventuale successiva pubblicazione.

Associazione Culturale LICENZE POETICHE

Il corpo dissonante: cinque poeti brasiliani contemporanei

Poesia in lingua portoghese amata e promossa da un editore Svizzero – alla chiara fonte di Lugano – e da una poetessa Svizzera, Prisca Agustoni, che in Brasile si è trasferita dopo avere conseguito una laurea in lettere ispaniche e filosofie in quel di Ginevra.
Il Corpo dissonante è l’offerta di cinque poeti nati “poeticamente” negli anni ’80 proprio mentre il Brasile è ancora attraversato da una moltitudine di “correnti” poetiche (l’estetica avanguardista della Settimana di Arte Moderna del ’22 – la poesia oggettiva di Joao Cabral de Melo – Carlod Drummond de Andrade – la poesia sociale degli anni ’60) e mentre è ancora in vigore la dittatura militare iniziata nel 1964.

Cinque poeti originari di Juiz de Fora, città del Minas Gerais, sul confine con lo stato di Rio de Janeiro, più nota forse per avere dato i natali a Murilo Mendes che abiterà per lungo tempo a Roma.
Cinque poeti che pur essendo diversi per dettato, operano moralmente assieme confrontandosi, criticandosi, portando avanti un discorso sempre comune tanto che dal 1983 il gruppo editerà la rivista D’Lira che pubblicherà testi inediti di tutto il Brasile, sia poeti a loro legati, che appartenente invece alle diverse “correnti” o estetiche allora vigenti.
Ciò che a noi può sembrare un discorso apparentemente locale, focalizzato in un determinato punto minuscolo di una terra-continente, si rivelerà invece un fenomeno di portata colossale, seppur cresciuto lentamente, passo a passo, lontani quindi dall’esplosione massmediatica che di tutto fa moda e che tutto dimentica e lontani anche dai centri “istituzionali” della poesia.

La nota di presentazione a firma di Prisca Agustoni bene illustra la situazione poetica in Brasile negli anni ’80 con raffronti rispetto “ai nostri cinque”. Questi ultimi sono inoltre presentati con una stringata ma efficacissima analisi in rapporto a potenziali influenze o rispetto alle “correnti” alle quali abbiamo accennato poco sopra.
Segue – nelle pagine dedicate – una generosa offerta di testi e una nota bio-bibliografica per ciascun autore.
Segnalo inoltre – per eventuali approfondimenti – il pregiatissimo articolo Poesia Brasiliana e Portoghese (sempre a firma di Prisca Agustoni) apparso sulla rivista Semicerchio (XXXV, 2006).



Il corpo dissonante – cinque poeti brasiliani contemporanei
Eustáquio Gorgone de Oliveira – Júlio Cesar Polidoro – Fernando Fábio Fiorese Furtado – Edimilson de Almeida Pereira – Iacyr Anderson Freitas -

a cura di Prisca Agustoni
(con testo a fronte portoghese – italiano)
Collana volgere, pp. 76, Lugano, Alla Chiara Fonte, 2008


edizioni alla chiara fonte
via degli Orti, 17
CH 6962 Lugano Viganello
chiamavals@ticino.com
Fabiano Alborghetti

mercoledì 30 gennaio 2008

Poesie in forma di rosa (Cosimo Caputo)

commento a margine della raccolta di poesie di Antonietta Gnerre Fiori di vetro
(pubblicato su «Il Sannio» del 24-2-08 v. qui)

In un mondo sempre più cinico e materialista – dove tutto si misura in termini di do ut des – qui risuona la gratuità del suono, della parola, del ritmo, dell’incanto di sillabe. Sgorgano faville come dono di una intimità vertiginosa; tra l’io e il mondo sorge una premonizione di rugiada: è lo stelo di un fiore che si incarna in una promessa d’amore.
Se il “compito dell’arte è trovare una forma che accolga la confusione” (S. Beckett), Antonietta Gnerre vi riesce nel momento in cui rimette in sesto i cocci dell’esistenza, trasfigurandoli nella dignità della luce «Tutto prende forma / nelle mie pupille / d’invenzione » (pag. 13), nell’attimo in cui sostanzia – per dirla con M. Heidegger – “un poetare originario e primitivo”, tra il rigore della geometria e la leggerezza della fantasia.
Parole che risalgono in gola, pronte a germogliare e a ridare un significato più profondo a ciò che spesso si presenta opaco e assurdo “Solo un artista può indovinare il senso della vita” (Novalis ).
È una fresca ventata di grazia che pare rinnovarsi ad ogni pagina di questo libro così delicato e prezioso. Un unicum di immagini, visioni, intuizioni; un affidarsi alla bellezza al fine di esorcizzare il vuoto, di rintuzzare l’inverno dell’anima, di recuperare la sacralità delle cose.
Il mondo è visto sub specie aeternitatis. Frammenti che diventato scarti di bellezza, lacerti di una pietas che affratella gli esseri umani. Dettagli di cronaca e squarci di metafisica che presentano una innegabile potenza simbolica « Sarà il mio cuore / seduto sulla ruota delle acque / a svelarmi il futuro tra le rose / fasciate negli scaffali di vapore» (pag. 47).
Con Seamus Heaney, potremmo dire che l’Autrice: “Dà credito alla poesia” , affilando le armi per una resistenza attiva fatta di sentimenti, emozioni, atti di carità quotidiana e facendo scaturire un canto che diventa coscienza dolorosa del proprio tempo. Un grido ancestrale e veemente che proviene da immemori radici, da nidi siderali, dalle province più remote dell’universo «Vicino alla luna allacciata al / vento dei girifalchi consumo / zuppe di versi» (pag. 84).
Vincastri, spirali, ghirigori, cerchi, labirinti, nodi, rami, foglie, sassi, cupole, ecco le evoluzioni di corpi che ricevono una spinta verso l’alto e che si inarcano quasi a forare la volta celeste «qui io le guardo / arrivare tra le mani / contro un cielo di vetri» (pag. 65).
La nostra poetessa ha la capacità metaforica di collegare entità disparate, elementi che appaiono a prima vista discordanti tra loro; insomma, con abilità e maestria sa miscelare quelli che Ferlinghetti definisce “gli ingredienti di tutti i giorni”.
E infatti nella sua lirica nulla vi resta escluso: la terra e i luoghi fisici della memoria, gli oggetti e gli utensili, gli studi e la fede, il privato e le relazioni sociali, i rimpianti e le attese «coriandoli d’osso sullo stampo / delle attese» (pag. 55), i tormenti e i sogni «m’inchiodano i sogni indifesi / tra le ciglia bruciate / come farfalla di rame» (pag. 83) – «Rimango a volte / nei ricordi irrequieti di questa terra / a sognare nuove onde di stagioni» (pag. 90).
Dal suo caleidoscopio emerge un fiorire di linee, punti, tracciati, ascensioni; quasi una nuova percezione dell’Essere e dell’esistenza che riapre orizzonti di speranza, con il supporto di ardite costruzioni linguistiche «nelle linee incartate dal sonno / il tempo dei giardini fioriti / è serrato sul catrame ai piedi dei pini / nel sud dove le curve dell’erba / risalgono gli ulivi selvatici/ sul tramonto del cuore» ( pag. 85) – «senz’ombra per la scialba luce / come cani sotto i ponti della storia / filtrano i poeti lo stupore veggente / con l’ascensore delle parole / sognano nel tempo / dei bruchi / sorpresi dal colore / dell’erba nella clessidra / aspettando la flora del motivo» (pag. 93) e di altisonanti allegorie «la farina si srotola / pettina sugli orti / il raccolto dei cristalli» (pag. 61).
Una irruenza lirica che si avvale di misteri e di allusioni, di fiducia e di sfinimenti «l’inverno/ di questo/ mondo / consuma / la mente» (pag. 81). Lapilli e cenere, impegni ed oblio «chiusi nei lunghi meriggi in sacchi / dimenticati come fiori di papavero» (pag. 21).
La dimora e l’esilio. Identità ed esproprio, appartenenza e spersonalizzazione «oggi ritorna / sui veli secchi / di sambuco / il tuo nome / nel sogno / si felpa / s’apre / oltre l’universo / giocando a dadi»(pagg. 63-64).
Antonietta Gnerre, pur rimanendo inchiodata alle proprie radici, tenta di spiccare il volo verso un altrove reale, concreto e – al tempo stesso – utopico, immaginifico; resta in lei un qualcosa di inespresso, un antico pudore che relega il tutto in un paesaggio umbratile e trasfigurato, con una natura quando palpitante e vitale, quando pietrificata, immobile, imperturbabile.
L’Autrice è una creatura debole e ferita, ontologicamente impotente ma che dispiega “le sue ali di gigante” (Baudelaire) per un’opera che sfida l’insignificanza, la mediocrità, le brutture del mondo.
In conclusione, in Fiori di vetro sembrano risuonare gli echi di una poesia al femminile (E. Dickinson / Sibilla Aleramo/ Alda Merini/ Amelia Rosselli/ le poetesse russe) alimentata da fuoco sotterraneo e da energia tellurica.
Un’ ebbrezza panica che riavvolge il tutto in una disperante mitezza, in una magica forza evocativa.
Una solitudine feconda e visionaria capace di aprirsi al numinoso e al sapienziale.
Mani di frumento, colline di ulivi, stelle invisibili, zolle disossate (alla prima luce dell’alba o nella penombra della sera) fanno da sfondo ad un dettato doveroso, umile e sincero in un’avventura linguistica ed esistenziale – come quella di Antonietta – ad un tempo estetica ed etica, simbolica e morale, con versi che si fanno lievito per il pane della festa «Tra le cornici aspetterò / i tuoi amuleti il tuo pane / azzimo» (pag. 28).

Cosimo Caputo

Gladys Basagoitia a Tolentino 31-1-08

ALL’AUDITORIUM DELLA BIBLIOTECA FILELFICA
INCONTRO CON LA POETESSA GLADYS BASAGOITIA
E PRESENTAZIONE DEL LIBRO LA CARNE / EL SUEÑO



Marco Di Pasquale presenta l’esperienza umana e letteraria di una scrittrice peruviana emigrata in Italia.

Giovedì 31 Gennaio 2008 alle ore 21.30, per il ciclo di serate con la letteratura Abbracci di culture, nell’Auditorium della Biblioteca Comunale Filelfica si terrà l’incontro con la poetessa peruviana Gladys Basagoitia, promosso dall’Associazione culturale “Licenze poetiche” con il contributo ed il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Tolentino.
In questa occasione avrà luogo la presentazione, a cura di Marco Di Pasquale, dell’ultimo libro pubblicato dall’autrice, La carne / El sueño, uscito per i tipi di Fara Editore di Rimini.


Gladys Basagoitia, di origine peruviana, da molti anni stabilitasi in Italia, svolge molteplici attività nel campo della letteratura ed oltre a scrivere poesia è performer e traduttrice. Premiata più volte in importanti concorsi nazionali ed internazionali, le sue poesie sono state pubblicate in America Latina, negli Stati Uniti, in Portogallo ed in Italia, dove appaiono in importanti antologie. Tra i suoi numerosi libri: Peces Ebrios (1969, Premio J.M. Arguedas), Il sorriso del fiume (1995), Acquaforte (2003, Targa del Parlamento Europeo).
Nell’ultima raccolta La carne / El sueño, i versi “due mondi in lotta / le perverse incantevoli cugine / ognuna vuole il predominio / palabras parole”, aprono la sezione «Dire l’indicibile» e ci introducono nella poesia di Gladys Basagoitia: fare delle parole un ponte tra la cultura sudamericana e quella italiana (e il testo a fronte ci rivela comunanze e differenze, anche nella musicalità dei versi, fra queste “cugine”), fra le ragioni del corpo e quelle del cuore (“dialoga la mente con la carne”), fra la parola ed il silenzio che la genera, fra espressione e senso/sentimento che pur nella sua imprendibilità viene con forza evocato (“dire anche l’indicibile alzare le mie note”). La poesia rende dunque possibile gettare un ponte tra due mondi, tra visibile ed invisibile, ed è assolutamente necessaria in quanto “tutto ciò che scrivo / in me è un violino che piange”.
A dispetto e oltre la sofferenza della carne, la poetessa conserva intatti i propri sogni, le emozioni, l’entusiasmo e la meraviglia, offrendoci mani tese e braccia aperte “per baciare il cuore degli incontri / vivendo in una vita mille vite”, ricordandoci che soltanto i sogni “sono l’energia della speranza”.
La manifestazione è l'ennesimo tassello che Licenze Poetiche aggiunge all’attività già consistente portata avanti dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Tolentino, volta all'approfondimento culturale dedicato alle tematiche dell’integrazione tra le diverse culture e i popoli. Questa iniziativa si inserisce inoltre in un più ampio progetto di analisi di queste problematiche anche dal punto di vista letterario, durante gli incontri di lettura che si svolgono a cadenza mensile sempre nelle sale della Biblioteca Filelfica, e che vedranno protagonista, mercoledì 13 Febbraio alle ore 18.30 il romanzo “Neve” del Premio Nobel turco Orhan Pamuk.

Abbracci di Culture – incontro con l’autrice Gladys Basagoitia
Sede: Auditorium Biblioteca Filelfica, Largo Fidi, Tolentino, ore 21.30
Ingresso gratuito
Info points: Ufficio Cultura Comune di Tolentino 0733.901326 - Biblioteca Filelfica 0733.968670
Licenze Poetiche 349.5753241 www.licenzepoetiche.it – licenzepoetiche@email.it
Ufficio Stampa: Luca Romagnoli tel. 335.475004

martedì 29 gennaio 2008

amazonas - un ambiente (Laura Pugno)

«un nastro di uccelli fa moebius», «trova a terra / il corpo di una scimmia grande / scuoiato»…
sintassi frantumata nel ritmo sincopato, immagini vivide e come su schermo, inquadrate nell'attimo giusto, fatte scorrere con una tecnica che sa ben dosare le pause: gli intervalli sono pilastri del messaggio poetico di Laura Pugno, inquieto e intelligentemente decisivo: «con questa profonda // capacità di scomparire»



amazonas

un ambiente


allatta
una scimmia cucciolo
dalla pelliccia d’oro,
trova a terra
il corpo di una scimmia grande
scuoiato

senti che si muove come foglie o
passi sulle foglie
ha i seni fuori –


un nastro di uccelli fa moebius
in alto e nel grigio –




poi mastica parola-cerbottana,
uccide
la scimmia
lo guardi
disteso su un intreccio
che trasportano sollevano da terra




quelli che compaiono-scompaiono,
che abitano la mente,
non-contattati

non visto,
così è che lo vedi
per la prima volta
da un intreccio


di rami e foglie contenenti acqua
larghe, carnose-
cave
masticano a lungo la parola
la carne di scimmia prima
di metterla in bocca




ti troveranno,
se cercano,
se entrano tagliando
non può durare,
sono
sparsi e
accerchiati,
nel folto
lungo l’acqua fangosa
mescolata con corpi,
con foglie




di nuovo perdi i sensi
e sei portato
via perché ti salvino
con questa profonda

capacità di scomparire



Trovate notizie di Laura Pugno nel suo sito www.laurapugno.it

lunedì 28 gennaio 2008

Alberto Mori a Radio Alma - Bruxelles


nella trasmissione Brusellando
sezione LA TELA SONORA

trasmissione del 25 gennaio 2008
click here

v. scheda di Raccolta, fresca di stampa

Coop trasnazionale poeti a Bologna 12-4-08

Carissima/o,
eccoci qui come promesso a batter cassa. Stiamo procendendo esattamente secondo i piani (la scaletta che ci eravamo proposti era fine gennaio).

La quota come sostenitore di anarchica e' di 30 euro. Più che una tassa è un esperimento. Vogliamo dimostrare che noi (poeti, scrittori, fotografi, pittori,ecc.) possiamo trovare forme di aggregazione culturale alternative a quelle tradizionali/istituzionali. La scommessa è di far lavorare il più possibile la fantasia per far sì che queste forme diventino veri canali di scambio e crescita reciproca. Il villaggio globale è una realtà. Ci organizziamo attraverso e-mail ed sms. Il mondo degli affari organizza le sorti dell'economia mondiale con le videoconferenze: noi dobbiamo fare lo stesso. Sfruttare il mezzo per i nostri fini, machiavellicamente. Non so se riusciremo ad avere impatto culturale, ma intanto abbiamo organizzato - anche grazie alla rete di anarchica - questa bella giornata all'università di Bologna (12 aprile). Se puoi vieni, è la prima opportunità per conoscerci personalmente e progettare insieme nuovi modi di fare poesia ed editoria. I tuoi soldi finanzieranno anche il bellissimo sito curato da Barbara Delfino e Miles Faber. In questa vetrina virtuale potremo inserire il nostro materiale che verrà poi diffuso in maniera rizomatica attraverso iniziative e progetti a respiro internazionale. Aderisci ora e potrai dire “io c'ero”...

Il tesoriere per l'Italia sarà Guglielmo Stabile
e potrete versare la somma richiedendoci le coordinate bancarie anarchica@gmail.com
--
www.anarchica.net

Enrico Besso e gli Anni di vento

di Davide Argnani

Anni di vento è il certificato di identità di un libro di poesia assai originale e interessante. Indurre subito a fare questa constatazione è lo stesso titolo che rappresenta, se così si può dire, una unione di simboli capitali dell’Essere. Intanto perché il significato del primo fonema stabilisce il concetto di Tempo e quindi il senso enigmatico di finito-infinito, mentre poi il secondo suono di testata, il ‘vento’, ora sobrio ora capriccioso, ne è contraltare visionario dell’essenza in movimento. Un’opera che si legge tutta d’un fiato, senza distacchi o intercorrenze da testo a testo, in quanto tutta la raccolta è unica simbiosi poematica. La poesia di Enrico Besso contiene la suggestione di scavare, attraverso un proprio linguaggio personale, nell’anima e nella coscienza del sentimento negando ogni sentimentalismo. Attraverso la ricerca illuminante della parola e la riscoperta di un vocabolario frizzante, musicale, distillato, il poeta esplora senza ritegno il labirinto dell’inconscio prendendo atto della dimensione storica ed esistenziale nell’incrocio tra dolore e gioia di vivere fin dalla prima poesia del libro, che recita così:

Più forte già di me
del mio dolore,

nel cerchio di un inutile frammento,

il male, infame,

viene pronunciato a mezzabocca,

quasi sottovoce,

– che a dirlo forte forse ti contagia? –


Quando sorrido a cielo aperto al giorno,

nell’ora scarsa d’ambra del mattino,

il mio tumore appare all’orizzonte

s’accende lentamente

e mi riscalda.


La parola si dilata in un racconto di vita inframmezzato dagli eventi e dalle aspirazioni alte e cruciali:

Erano gli anni della pasta e sarde,
del falco pecchiaiolo in Aspromonte,

delle ginocchia sporche e spelacchiate,

del gracidare greve dei bufoni


(da Un ragazzo antico di Calabria)

e poi nella constatazione d’amore, il sentire profondo e sincero, pur nella dimestichezza costante del dolore, forte come nei canti d’amore del vecchio e sempre giovane J. J. Prévert, nei versi della poesia Nafta & Lina a pagina 50:

Eppur V’amo di questo amore immenso,
di questo amore tenero e pulito,

di questo sentimento senza senso

che par far da contorno all’infinito

Ma ancora i dilemmi e i demoni accidentali fanno di questo surrealismo polpóso, prégno di cromatica materia, un vero e proprio condensato di umana saggezza e coraggiosa rivolta contro ogni inganno. La parola, nella poesia di Besso, sembra scagliare pietre alla luce, pur nell’intensità d’amore che tanto sensibile s’innesta in un discorrere colloquiale da verso a verso. Ribellione e reazione al disincanto di un sogno che ha tradito ogni certezza o illusione. Insomma ecco un rapporto tra poesia, scrittura e vita, fra speranza e circospezione, disincanto e ‘chiaroscuri’ perché ‘nel falsovero è la verità delle bugie’ e il poeta non si adagia mai. La vita è dolore, è piacere, è gioia, è illusione e illuminanti utopie. In queste poesie ci sono grumi di vita ma anche quel senso di dissoluzione come spesso ci insegna l’opera di Vittorio Sereni, soprattutto nei suoi ‘strumenti umani’. Insomma l’avventura della vita è un frammento di sole, è una tempesta improvvisa che quando giunge mugghia come un toro infuriato colpendo qua e là senza requie, proprio come canta Giacomo Leopardi in questo suo ‘frammento’:

Pure il vento muggia nella foresta,
E muggia tra le nubi il tuono errante,

Pria che l’aurora in ciel fosse ridesta.

O care nubi, o cielo, o terra, o piante…



Anni di vento è un’opera che lascia sospesa ogni risposta ma che dimostra, in ogni parola, di voler affermare senza condizioni i valori profondi dell’anima umana anche se la certezza è sempre quella di un altrove, di un senso incerto della realtà che non è mai qui e ora ma fisso in quell’occhio tenebroso del Corvo di Edgar Poe. Ecco allora la misura di un tempo che è da essere, che sarà quell’infinito sconosciuto che una realtà avara e arbitraria ‘sbrinchia di rabbia anche il cielo’ e non lascia illusioni. Ma il poeta non si lascia incantare dall’ “immobile stagno” preferendo mormorare sillabe ‘coi duroni alle mani’ come ‘la vecchia contadina’ che “passa le ore e i giorni / a cardare la vita, / bisbigliando nel vento.”
Ci trovo Leopardi, la morte, e la vita, le pulsioni esistenziali che non danno tregua, spinte dal vento, e che significano amore, allegria, malinconia… Un’isola umana, concreta, saporosa, e una poesia impossibile da citare perché è una poesia da leggere tutta insieme, come un poemetto tragico, trafitto d’amore e di vita e squarci di luce e di gioia.
È una poesia di innovazione linguistica o comunque una poesia che resta appartata dai luoghi comuni della scrittura contemporanea, ma senza disdegnarla, ben disposta, giustamente, a conservare la propria autentica valenza. È una innovazione linguistica dettata, in notevole misura, dalle ricerche della massima naturalezza e possibilità di scatenamento dell’espressione verbale. Una poesia che coinvolge e allo stesso tempo ti allontana riportandoti a convivere con quella asprezza metaforica delle grandi passioni che sanno ben ponderare ogni sogno.
E il poeta ce lo confessa con la bellissima copertina azzurra del suo libro, un cielo intenso con nuvolaglie portate dal vento, scarmigliate, e il vento della vita, dell’esistenza, di umori e di amori. Anni di vento è un’opera che trovo rara sia per il linguaggio così magmatico che per la sincera disponibilità colloquiale del poeta ripulita di ogni retorica autoconsolatoria.


Enrico Besso è nato a Rivoli, in provincia di Torino, l’otto dicembre 1957, e attualmente vive a Catanzaro Lido, dove si dedica a tempo pieno alla gestione dei siti web: www.poetilandia.it e www.poetilandia.com. Nel 1991 ha pubblicato, in edizione fuori commercio, la prima raccolta di liriche dal titolo Cantando e quindici anni dopo, nel 2006, Anni di vento.

da Anni di vento di Enrico Besso

*

Più forte già di me
del mio dolore,
nel cerchio di un inutile frammento,
il male, infame,
viene pronunciato a mezzabocca,
quasi sottovoce,
– ché a dirlo forte forse ti contagia? –

Quando sorrido a cielo aperto al giorno,
nell'ora scarsa d'ambra del mattino,
il mio tumore appare all'orizzonte
s'accende lentamente
e mi riscalda.

*

Sorpresi a declinare amori stanchi, noi,
uomini di una stagione sola,
nel – fumo uccide –
ché la vita invece anche,
col capoufficio che ti tocca il culo
e tu che – non l'ha fatto apposta! –,
viviamo di candeggi in lavatrice,
un euro d'enalotto nelle tasche
e l'agenzia di viaggi nelle scarpe.

*

Smorendo al cigno della sofferenza,
il male, sgomita derive
e làcera cenacoli di sedie vuote,
prede intessute alla stessa ragnatela.

Poiché, noi, figli siamo di un’icona
– un michelangiolesco cristo in croce –.

*

S'annotta a strati chiaroscuri,
il giorno in fuga dalla cieca voce al muto sguardo,
sordo, all'onda immane,
traligna incerto nei sudari senza nome.

*

Scrivo a braccio, sul braccio,
o forse è meglio dire
ch'è il braccio che mi scrive,
spesso monco delle parole che non sa contare
– a undici si stacca –.
Sordo al ritmo
(non può essere altrimenti!) degli accenti
e muto in quarta, ben venga,
trapuntato in quinta.

Il poeta scrive coi piedi,
non tutti i poeti, vero,
ma la figura rappresenta il tratto
e a me, stasera, puzza la parola.

*

E lavala tu questa poesia,
con un riflesso assonico di luce,
un po' d'azzurro strappato dal cielo,
l'atarassia dell'animo felice.

Stendila nell'assolo di una stella,
sulle tre corde della balalaica,
tra le coccole rosse dei ginepri
e nel profumo della violacciocca.

Stirala a fuoco lento sulla brace
con lamine cromate di vibrafono
e infine indossala come calendula
sanguigna e vai controvento all'inferno.

*

In quell'andare a struscio muro d'ombra,
sfugge, tra un battito di ciglia e l'altro,
l'ora del giorno che si appresta a sera
e mi dolora, genuflesso,
l'ansia nel dormiveglia tra la pietra fredda
e l'incartare del sole
in persiane rigate a coltello dal vento.

Come il muso del cane, che mi somiglia,
scompiglio l'ombra a questa vita morta
nel segno dei miei denti sulla mela.

*

Di quell'ossuta mano a ravviare, lenta,
l'azzurrità del cielo, madre,
ho qui davanti a gli occhi il gesto stanco

e a mezzasera,
in questa attesa assurda della fine,
pare appoggiarsi, fredda, alla mia spalla.

Fuori, avanza svelto,
il passo silenzioso dell'autunno.

*

Dicotomie di amori in bancarella (un mazzo dieci euro)
e a calci e spinte e ghirigori farsi largo al cuore,
ché avvicinatevi signori, noi, svendiamo proprio tutto
anche quel misero pudore che ci resta.

Amori freschi, appena colti, sguardi che se prendi tre,
rischi di pagare mille volte d'averne lasciato uno
e poi sedie vuote e posti a tavola per chi non c'è,
non ci sarà mai più.

Solitudini, listini senza prezzo su ricordi stinti
come quei jeans che non ti vanno
e odio per le buste della spesa,
per le comari a contrattar lo sconto,
ché Marianeve, lei, non ha mai detto una parola
e cucinava bene.

*

Conosci questo passo lento, notte,
e la tua solitudine è la mia.

Come ortica di mare sfuggo l'onda,
quest'avido tempo senza memoria,
queste pietre che traspirano angoscia
e questa penna senza fantasia.

Ed io vorrei potere farmi foglia
per mordere l'acqua chiara d'ottobre
e diventare aeroplano di carta
per bestemmiare più vicino a Dio.

Dipoi disfarmi in rucola selvatica,
spicchio di limone agro nel the
e sabbia, sale, vento e infinità,
nel cielo che si fa di rame io ...

*

Sferza la pula al viso forte il vento
e di granaglie l'umido sapore,
tra vagolanti stelle dispettose,
nel cielo stinto con la varecchina.

Ti ho vinta ai dadi tanto tempo fa,
fuori pioveva l'acqua di settembre
e l'abbuzzire dell'età sul seno
già s'accosciava al buio della strada.

L'Italia – casachiesa di puttane
nel tuo parlare così tanto strano
e il pane nelle patte sbottonate
sapeva della casa in Albania.

Adesso non è facile spiegare
perché ti porto i fiori al cimitero.


Un soldatino blu

Papà, stammi vicino,
tienimi forte stretto a te,
ritorna insieme a me un po' bambino,
giochiamo ancora a fare il karatè.

Tu sarai Zorro ed io farò il cavallo,
con le pistole come quelle dei cowboy,
a Ciccio, il gatto, faremo fare lo sciacallo
e ai canarini nella gabbia gli avvoltoi.

Papà, non ho la forza di saltare…
sento le gambe senza peso, molli molli,
ho freddo… ed ho ripreso anche a sudare…
ti raccomando l'album con i miei francobolli.

Col trucco della mamma sarò il tuo capo indiano,
ti legherò a una gamba del tavolo in cucina,
col casco della moto diventerò un marziano
e la tua penna a sfera sarà la mia antennina.

Papà, non riesco più a tenere gli occhi aperti!
Papà, non posso più quasi parlare!
Papà, ora sei qui! Ora che posso averti…
sento una voce che mi chiama… devo andare…

Hai chiuso gli occhi, ora non soffri più
e il tuo papà rimane solo qui a giocare,
coi tuoi balocchi, un soldatino blu,
addio bambino mio… non mi scordare…


Un ragazzo antico di Calabria

Sul barroccino di frutta e verdura
incorticato all'angolo del corso,
lupini e fichi d'india scintillavano
nell'acquolina in bocca dei ragazzi.

Erano gli anni della pasta e sarde,
del falco pecchiaiolo in aspromonte,
delle ginocchia sporche e spellacchiate,
del gracidare greve dei bufoni.

Sfilava tra le case abbarbicate,
nell'aria di ricotta stagionata,
la processione con l'astile in testa,
ricordo il barbugliare del torrente,
i pantaloni corti e nelle tasche,
un piccolo confetto d'anicino.


Pescatori

Io non dirò di loro che dal mare vengono
e al mare, come bambini, vanno.

Non vi dirò del sale sotto sole,
degli occhi persi all'infinito,
dei lumi accesi a notte nelle case.

L'onda riporta sempre ciò che prende
e io non vi dirò di ciò che ho dato.

*

È un violino impazzito
l'urlo rauco del mare in tempesta,
la corda tesa nelle notti insonni,
quando la luna zoppa
sgrolla alta di luce opaca
la strada del ritorno.

Quanto fango su questa nostra storia,
quanti occhi di pianto al cuscino.

Lascia che il volo delle ciglia
baci la curva delle labbra,
che segua il segno oscuro
delle piccole rughe sul viso
e nel vento,
a riccioli scolpiti dalla pioggia,
gridalo forte il tuo orgoglio di donna ferita,
ché nel silenzio dell'alba
anche un richiamo può essere amore.


Il profumo dei limoni

E porterò con me il profumo dei limoni,
i cerchi intorno al fuoco a fine estate,
gli amici, i giochi, i cori, le canzoni,
i bagni a mezzanotte e poi le serenate.

Li porterò con me quei vetri colorati
e quella casa bianca in riva al mare,
il canto dei delfini innamorati
lo porterò con me, non lo potrò scordare.

Avevi gli occhi al cielo a far l'amore,
la prima volta sotto gli ombrelloni
e ci batteva forte forte il cuore,
tra l'onde di granito senza suoni.

Pelle brunita tra i capelli un fiore:
sabbia, sole, mare e il profumo dei limoni.


Anni di vento

Erano gli anni di cose proibite,
dei primi turbamenti, i primi ardori.
Anni di mosca cieca e margherite,
dei baci di nascosto, i primi amori.

Erano gli anni a balli stretti stretti,
di cuori sul diario e di colori.
Anni di banchi a scuola, di biglietti:
– dopo la campanella aspetto fuori. –

Erano anni che non puoi capire,
guance di mele rosse, d'oro e argento.
Anni che non potranno più venire,
parlano sottovoce e io li sento.

Ora che si avvicina l'imbrunire,
penso a quegli anni miei,
anni di vento.

La Mosca di Milano n. 17 si presenta 4-2-08

Lunedì 4 febbraio 2008
ore 18.00

Sala "Grandi"- c/o sede CISL
Via Tadino, 23 – Milano –
MM1 Porta Venezia o Lima


La Mosca di Milano
n. 17 – dicembre 2007

OMBRA e SOGNO

Interventi

Gabriela Fantato: sogno e voce poetica
Aldo Marchetti: un sognatore nel mondo contemporaneo. Studi per un’antropologia

Filippo Ravizza: lingua madre e lingua della poesia
Alessandra Paganardi: l’opera di Luigi Fontanella, un poeta che dice il sogno ( lettura di testi)

Laura Cantelmo: lettura in lingua dei testi di Seamus Heaney, tradotti appositamente per la rivista da Roberto Bertoni.

Roberto Caracci: i mille veli di Hermes, note sulla scrittura di Paolo Lagazzi

Letture dei loro testi poetici

Pietro Salmoiraghi e Patrizia Puleio


Gabriela Fantato
gabrifantato@libero.it

Giancarlo Cavallo a Casa della poesia 2-2-08

Cari amici,

Sabato 2 febbraio, alle ore 19,30, nella sede di Casa della poesia a Baronissi (Salerno), inaugurazione delle attività del 2008. Prosegue il viaggio nella poesia italiana contemporanea che vedrà nel corso dell'anno la partecipazione di alcune delle voci più importanti del panorama nazionale.

Il primo incontro è dedicato a un poeta salernitano, tra i fondatori del progetto di Casa della poesia, Giancarlo Cavallo.

L'occasione è data dalla pubblicazione, nella collana «poesia come pane», del libro di Giancarlo Cavallo, Quadreria dell'Accademia ed altre poesie, che raccoglie le sue opere più recenti. All'abituale lettura del poeta, che è ormai tradizione di Casa della poesia, si uniranno gli interventi critici di Francesco Napoli, che ha anche curato e prefato il volume, e di Stefania Zuliani.

Scrive Francesco Napoli: «Il poema occupa una centralità nello sviluppo della poetica di Cavallo. Con la Quadreria, infatti, si passa da una sorta di giovanil furore diffuso nella più sciolta e libera forma del poème en prose a una maturata considerazione della misura poematica capace di dare adeguato respiro e illustrazione alla materia. (…) Il verso, come detto, è breve, per lo più pennellato e d'intensa coloritura espressionista. C'è una straordinaria quanto inconsueta plasticità delle immagini sulla quale si fonda la forza evocativa della parola. L'altra materia fondante il tratto pittorico, la luce e il suo battere sulle immagini, si diffonde in un'assimilazione nella quale l' “occhio bramò/ una fedeltà minuziosa/ inseguendo/ la chimera del vero”. (…) ma nella sorpresa della luce riesce a “dar vita/ in forma di figura”, lontano dall'arte dell'illusione e dell'apparenza, a una riuscita sintonia tra parole e cose. (...) Di Alfonso Gatto sembra resistere in Giancarlo Cavallo la tensione morale della poesia come mostrano i poemetti Sarai Sarajevo e Poema a matita per Pier Paolo Pasolini. Plastici nel loro equilibrio formale, queste due opere offrono l'omaggio a due grandi poeti che, pur distanti tra loro, sono sentiti molto prossimi sul piano dell'etica della poesia: Izet Sarajlic e Pier Paolo Pasolini. (.) Ambedue sembrano da adesso vestire i panni dei lari famigliari con i quali Cavallo vuole ora accompagnarsi "perché la Storia non è mai finita" e la poesia può e deve trovare le risposte più appropriate al divenire dell'uomo.»

Invitiamo tutti gli amici di Casa della poesia e gli appassionati a diffondere la notizia e a partecipare alla serata.

GIANCARLO CAVALLO
Ma alla fine la vera biografia dei poeti sono i loro versi, quello che lasciano all'occhio (complice si spera) dei lettori e poco aggiunge sapere che Giancarlo Cavallo è nato nel 1955 a Salerno, che lì da sempre vive, e che poco ha fatto (per pigrizia o forse memore del monito di Izet Sarajlic “non abbiate fretta di fare i poeti”) in campo letterario: Poema Robinson (1982), Lo stato dei luoghi (1993), Santa Maria de Alimundo (1994), Oltre le terre emerse (1996), Breviario dell'avventuriero (2000); il saggio Mappe dell'immaginario. Poesia visuale portoghese (1987) ed alcuni racconti in antologie edite da Guida e da Laveglia; la breve stagione di «Percorsi. Laboratorio bimestrale» (di cui fu fondatore con Sergio Iagulli) e qualche collaborazione a riviste di poesia (alcune sue liriche sono apparse in traduzione spagnola sul numero 9 di «Sibila», Siviglia 2002) e di arti visive. Inoltre ha curato e tradotto in italiano, per Multimedia, i libri dello scrittore haitiano Paul Laraque ed ha partecipato a letture di poesia, rassegne e performances poetiche in varie località italiane ed all'estero.

Francesco Napoli (Napoli 1959), storico, critico letterario, giornalista, si occupa di poesia contemporanea. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni su riviste specializzate e in volume tra cui ricordiamo per Leonardo editore Milano racconta (1993) e Napoli racconta (1993); ha curato per Alfredo Guida editore il volume Viaggio nel mezzogiorno di Giuseppe Ungaretti (1995) e per la Jaca Book l'antologia Poesie di Alfonso Gatto (1998) e Novecento prossimo venturo. Conversazioni critiche sulla poesia (2005). Collabora da alcuni anni alle attività di Casa della poesia.

Stefania Zuliani, critico d'arte e curatore della sezione arti visive della Fondazione Filiberto Menna, studia i rapporti tra arte, poesia e critica d'arte nel Novecento. Ha pubblicato i volumi Il demone della contraddizione. Sinisgalli critico d'arte (Milano 1997), Scritture dell'arte. Luoghi figure incroci (Napoli 2002) e Michel Leiris. Lo spazio dell'arte (Napoli 2002) e curato, tra gli altri, Figure dell'arte 1950-2000 (Milano 2005) e Il Centro. Storie ed eredità di una galleria d'arte (Napoli 2006). Più di recente, ha analizzato aspetti del contemporaneo sistema dell'arte con particolare attenzione alla forma museo, curando per le edizioni Bruno Mondadori il volume Il museo all'opera. Trasformazioni e prospettive del museo d'arte contemporanea (2006), ed alla scultura italiana del novecento con il volume Il fantasma della statua (Roma 2007).

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CASA DELLA POESIA Laboratorio internazionale

Sabato 2 febbraio 2008 ore 19,30

Presentazione del libro
: Giancarlo Cavallo Quadreria dell'Accademia e altre poesie
Multimedia edizioni 2008, pagg. 120 - € 12,00

Lettura dell'autore

Intervengono:

Francesco Napoli (storico della poesia)
Stefania Zuliani (critico d'arte)

Informazioni: Tel. 089/951621 - 347/6275911


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Casa della poesia
Astrolabio Biblioteca-Mediateca
Convento francescano della SS. Trinità, Baronissi (Salerno)

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Casa della poesia è un progetto di Multimedia Edizioni supportato (forse) da Regione Campania, Provincia di Salerno e Comune di Baronissi.

Con la partecipazione amichevole di Antonio Amato Molini e Pastifici

Casa della poesia

Poesie in maschera a Macerata 31-1-08

Giovedì 31 Gennaio 2008
Macerata, Circolo TERMINAL
ore 21.30

POESIE IN MASCHERA
performance di Luigi Socci


Ass. cult. "Licenze poetiche"
www.licenzepoetiche.it

venerdì 25 gennaio 2008

Alcune segnalazioni di Adele Desideri

** 6 marzo 2008 ore 20.30 presso la Casa dei poeti, Via Roma 1, Mori, Trento, per la rassegna Donne in poesia, lettura poetica di Adele Desideri, da Salomè (il Filo 2005) - Non tocco gli ippogrifi (Campanotto 2006) - Il pudore dei gelsomini (inedito)

** 16 febbraio 2008 ore 11-18 presso MUMI - Museo Michetti, Piazza San Domenico 1, Francavilla al Mare (CH), Il silenzio della poesia, per ascoltare, riflettere, dialogare, a cura di Alessandro Ramberti e Massimo Pasqualone, riflessioni, reading e dibattito


* Maddalena Capalbi, Olio, LietoColle, Falloppio, Como, 2007, intervento critico a cura di Adele Desideri (reperibile in www.lietocolle.it, funzione «cerca»)

* Francesco Piscitello, Tra el lusch e’l brusch, Edizioni Nuove Scritture, Abbiategrasso (Mi), 2007, in www.rebstein.wordpress.com, nota critica a cura di Adele Desideri

* Mihai Mircea Butcovan, Borgo farfalla, Eks&Tra, 2006, ne El Ghibli, rivista online di letteratura della migrazione, www.el-ghibli.provincia.bologna.it, alla voce recensioni nota critica a cura di Adele Desideri

* Arnold de Vos, Vertigo, Edizoni del Leone, 2007, ne El Ghibli, rivista online di letteratura della migrazione, www.el-ghibli.provincia.bologna.it, alla voce recensioni nota critica a cura di Adele Desideri

* Nuovo blog dedicato alla POESIA sul Corriere della Sera on line. Per accedere al blog cliccare http:// poesia.corriere.it


* Inoltre potete trovare mie recensioni, a scadenza pressocchè mensile, ne il «Quotidiano della Calabria»

Lieta con voi
Adele Desideri

Concorso ClanDestino 31-5-08

In occasione del ventennale la Rivista ClanDestino bandisce un Premio di Poesia, con lo scopo di segnalare opere di pregio e promuovere nuovi autori sostenendone la pubblicazione in volume.

In allegato il bando di concorso (cliccare per ingrandire)

Concorso “Voci 2008”

II Circolo I.P.LA.C. (Insieme Per LA Cultura)
con il Patrocinio dei comuni di Castelvenere (BN), Marino (RM), Montignoso (MS) e Venezia
organizza il
3° Concorso Nazionale di Poesia

“VOCI 2008 – NICOLA RIZZI” (già INSIEMI)

La partecipazione al Concorso di Poesia è aperta a tutti i poeti italiani e stranieri, purché con testo in italiano.
II concorso è così suddiviso:

SEZIONE “A”: Poesia singola a tema libero in lingua. Quota di partecipazione 10,00 Euro .

SEZIONE “B”: Poesia singola a tema libero in vernacolo. Quota di partecipazione 10,00 Euro.

SEZIONE “C”: Libro edito di Poesia. Quota di partecipazione 10,00 Euro.

Sezioni “A” e “B”: Si partecipa con una lirica a tema libero, dattiloscritta e non superiore a 35 versi (per la sezione in vernacolo aggiungere la traduzione in italiano). La lirica dovrà essere redatta in 6 copie, di cui una contenente i dati anagrafici, indirizzo, n° di telefono, eventuale e-mail e firma dell'autore.

Sezione “C”: inviare 4 copie di un libro di poesia edito (1 copia deve contenere i dati anagrafici, indirizzo, n° di telefono, eventuale e-mail e firma dell'autore).

All’interno della busta contenente gli elaborati, dovranno essere inserite:
a)- una busta vuota preaffrancata e preindirizzata,
b)- la/le quota/e di partecipazione, o copia ricevuta avvenuto versamento.
c)- dichiarazione che la lirica, o il libro, inviati non risultano classificati ai primi tre posti di altro concorso letterario (la dichiarazione deve essere firmata).
d)- dichiarazione, per le Sezioni “A” e “B”, che la lirica è di propria e personale produzione (la dichiarazione deve essere firmata).
Si declina ogni responsabilità in caso di plagio o falso da parte dei partecipanti.
Poiché a tutti gli autori partecipanti è data la possibilità, a cura della Vitale Edizioni, di ricevere la stampa gratuita di una copia di una propria silloge, gli autori che lo desiderano potranno inviare un CD o un Floppy contenente, in un unico documento Word, una trentina di poesie separate da tre asterischi, oltre ad una loro breve biografia. Su file a parte in formato JPG potrà essere inviata una immagine per la copertina. In assenza di immagine verrà fornita una copertina standard.

La quota di partecipazione può essere inviata tramite contante o Postepay (carta n° 4023600431471889 ) intestato a: Maurizio Meggiorini - Via Spalato, 3/A – 30174 Mestre (VE).
La scadenza per l’invio degli elaborati, è fissata per il 29/02/2008. Si declina sin d’ora ogni responsabilità per eventuali disservizi postali. Le opere non saranno restituite.
La busta, contenente quanto previsto ai commi a, b, c, d del presente bando, dovrà essere inviata a:

Concorso di Poesia “VOCI 2008 – NICOLA RIZZI” - c/o Maurizio Meggiorini Via Spalato, 3/A - 30174 MESTRE (VE)

Le opere partecipanti alle Sezioni “A” e “B”, che non dovranno essere in contrasto con i più elementari valori morali, verranno raccolte in un volume antologico, pubblicato dalla Vitale Edizioni, che verrà presentato il giorno della premiazione.
La partecipazione al concorso vale quale tacita autorizzazione alla pubblicazione delle opere pervenute.

I premi:

1° Classificato: Trofeo personalizzato, diploma, (per sez. “A” e ”B” pubblicazione di una silloge in 50 copie)

2° Classificato: Trofeo personalizzato, diploma, (per sez. “A” e ”B” pubblicazione di una silloge in 30 copie)

3° Classificato: Trofeo personalizzato, diploma. (per sez. “A” e ”B” pubblicazione di una silloge in 20 copie)

Verranno inoltre assegnate Menzioni d’Onore (Targa personalizzata e diploma). Segnalazioni di Merito e Segnalazioni (Medaglia commemorativa e diploma).

A insindacabile giudizio della giuria, potranno venire assegnati eventuali Premi Speciali.
La premiazione è prevista per Sabato 24 Maggio 2008 alla presenza di autorità locali. Tutti i concorrenti verranno avvisati tempestivamente sull’esito finale del concorso e sulla data e luogo della premiazione. La giuria, il cui giudizio è insindacabile, verrà resa nota al momento della premiazione. Nella stessa occasione avverrà la consegna della targa all’autore risultante vincitore del concorso “Omaggio al lettore”, concorso legato all’invio delle cartoline abbinate all’antologia del premio “INSIEMI” 2007.
Si raccomanda, sin d’ora, la presenza dei premiati; è comunque possibile il ritiro di quanto spettante da parte di altra persona munita di delega. La partecipazione al concorso comporta l'accettazione del presente regolamento.
Si garantisce che i nominativi saranno utilizzati esclusivamente ai fini del concorso per la legge 675 del 31/12/96 e D.L. 196/03.

Per ulteriori informazioni contattare telefonicamente, e in ore serali, i seguenti numeri: 335 6104214, 347 1852927, 067221150.
Maurizio Meggiorini Presidente Circolo I.P.LA.C. (Insieme Per LA Cultura)

Il lavavetri (Guido Matteo Gallerani)

«Tutti i nostri visi si corrispondevano / in un’immagine comune: / per voi non c’era differenza di persone.»
Versi piani, dal ritmo riflessivo e trattenuto. Poesia che interroga i volti, ne ricerca il nucleo caratterizzante, personale e unico. Quella identità autentiche che pare, oggi, una ricerca ardua anche in prima persona, perché pare che le stesse trasformazioni dell'io e del noi siano omologate e spersonalizzanti. Non a caso il poeta si chiede: «Meritiamo un nome per le nostre metamorfosi come da bruco a farfalla?»



Per un colpo di fortuna
le tesi, quelle, non le gettammo.
Le bruciammo a Como per il freddo.
Allora facevamo i lavavetri per le strade.

Tutti i nostri visi si corrispondevano
in un’immagine comune:
per voi non c’era differenza di persone.

Uno di noi mille, invece, per dispetto
conquistò famiglia, villa, rispetto
e una singolare distinzione.

Gli era accaduto all’ospedale dopo anni:
qualcuno non l’aveva visto al semaforo
e lui era stato investito sull’asfalto.

E ne aveva avuto irriconoscibile il volto.


***


Ti disperde lontano dal centro questo eco suadente,
e a noi ci sta sfrattando dal ghetto come un malato.
Io insegnavo ancora nelle scuole il nostro conto delle vittime,
e spesso quello dei bambini che intonavano le tue canzoni.
Tu profumavi superba intanto, in sala coi fiori del Tuileries,
e grazie al tuo flauto materno ci raccoglievi e addormentavi.


***


Che solo una grigia fantasia ne restasse, ed un disarmante abbandono
all’inizio credevamo non potesse accadere al nostro paese.
Troppo presto aveva attirato le masse l’appagante novità,
ridisegnato per la pubblicità una parte per l’altra di Berlino:
mio fratello l’avevano convinto a fare il postino e io, come lui,
avrei confuso quartieri e distretti e i nomi delle vie per cercarlo
dentro a un mondo che non sarebbe riapparso.


***


Meritiamo un nome per le nostre metamorfosi come da bruco a farfalla?
invidiamo loro questa ascesa dal foglio tra una voce del dizionario e l’altra,
meglio sempre che scivolare piede in fallo a spiccare un balzo oltre la falla
fuori da quell’equilibrio temporaneo di cui sono fatti tutti i castelli di carta.
Noi ci intingiamo ancora d’inchiostro per convincere di potere cambiare,
per giusto non smettere di credere al volteggio di una matita nella mano
ma è come non riuscissimo a trovare la nostra vera faccia al di là del naso,
come i camaleonti paurosi che occultano la vista della vita dal di fuori.


***


Non risaliamo da questo animo introverso per allearci con il mondo,
ma di un’odissea opposta e contraria stringiamo a collare la calligrafia,
sterziamo come un solletico dell’aria la brezza che ci sbatte a vagabondo,
in mezzo a noi stessi seminiamo con la nostra ombra sulla terra questa via.
Il nostro sguardo convesso più che da miopia è affetto dal male dell’occhio,
che non vede dal disotto in dipartita lo scarabocchio di una strabica scia
di una pandora fuoriuscita uguale e distante come la pupilla di un sosia
sempre più vero, a cui nessuno ormai non crede sia autentico davvero.


***


Serve entrare in silenzio nel grande cimitero di Père Lachaise,
la sua meraviglia è d’ospitare cornacchie ed altri viventi:
nella giostra impetuosa degli uccelli si scandisce questo circo naturale,
in un ritmo regolare di sonno e di notti, di giorni e di insonnie.
Soltanto una lancetta resta ferma dell’animato orologio,
dentro i corpi pietrificati di artisti, sapienti e celebri scrittori
balbetta un meccanismo tormentato da un’interferenza clandestina,
uno scatto da sempre bloccato nei clamorosi e chiassosi ingranaggi celesti.


Guido Mattia Gallerani è nato a Modena (1984). Laureato in Lettere Moderne a Parma con una tesi sul problema dell’oggettività nella poesia di Giampiero Neri, ha studiato all’Université de la Sorbonne Nouvelle – Paris III. Ha partecipato al convegno L’esperienza (2003) organizzato dal settore Fondamenti Filosofici e Letterari della Modernità (direzione prof. Marzio Pieri), Ateneo di Parma, tenendo una lezione sulle possibilità di lettura pedagogica del poemetto Gli sguardi i fatti e senhal di Andrea Zanzotto. Ha pubblicato saggi critici sull’«Archivio on-line del Centro Studi Archivio Barocco». Ha collaborato al cortometraggio Metropotamie, Bergervoet production, soggetto di F. Iarlori. Organizza eventi culturali legati al mondo della poesia. Come poeta ha vinto la sezione giovani Renato Giorni 2004, Guido Gozzano, e ha pubblicato su alcune riviste e antologie (Le voci della luna). Ha partecipato al Marché de la Poésie 2007 a Parigi presso le Éditions Éoliennes. Ha tradotto il poeta Pierre Bonnasse.

Una cena inusuale

nuove poesie di Paola Renzetti

giovedì 24 gennaio 2008

Fratus a Vercelli 27-1-08

T O R I N O P O E S I A
la poesia è materia in cerca di definizione

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domenica 27 gennaio 2008
Casa della Poesia | Officine Sonore di Vercelli

ore 21.30

Tiziano Fratus legge integralmente i poemi
"La Materia (Omaggio a Giacomo Manzù)" ed "Il Ventre"

"La Materia" è edito nel volume "Il Molosso (Poema
d'un'anima)"
Edizioni Torino Poesia, Torino, 2007
"Il Ventre" è edito da Genesi, Torino, 2007

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Volumi in cantiere per le Edizioni Torino Poesia:

collana Le Vene
"Astor Piazzolla e altre poesie" di Gianni Marchetti
"Tre ore di notte e un pezzo del mattino" (ristampa
ampliata)
di Valentina Diana
"Il Vangelo della Carne" di Tiziano Fratus


collana I Sassi
"Il pane quotidiano" antologia della poesia di William Cliff
a cura di Fabrizio Bajec
"Deeserte. Tre poemi teatrali" di Edy Quaggio

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Nuove recensioni al volume "Frau" di Francesca Tini Brunozzi

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www.torinopoesia.org | info@torinopoesia.org

Concorso Letterario “Il Calatino” 20-3-08

Prima edizione

1. Sono previste tre sezioni:
A) Poesia singola in lingua italiana: si partecipa con un numero da una a tre poesie, non più lunghe di 35 versi ciascuna.
B) Poesia singola in dialetto siciliano: si partecipa con le stesse modalità di cui sopra. Le poesie devono recare la traduzione in calce.
C) Narrativa in lingua italiana: si partecipa con un unico racconto che non deve superare le tre cartelle dattiloscritte, formato A/4, corpo 14, interlinea 2.
2. I testi devono essere inediti o in ogni caso non coperti da copyright. Si può partecipare a tutte le sezioni.
3. Si richiede una quota di partecipazione fissata in € 10,00 (euro dieci) a sezione, da spedire in una agli elaborati. La presentazione dei lavori, in sei copie, di cui una firmata con generalità complete e recapito telefonico, deve avvenire entro e non oltre il 20 Marzo 2008 al seguente indirizzo:
Concorso Letterario “Il Calatino”, c/o Samperi editore, Via Genova 4, 95037 San Giovanni La Punta (CT). Si prega di non inviare gli elaborati all’ultimo momento.
4. Con la firma i concorrenti dichiarano implicitamente che i testi presentati sono di loro composizione, inediti, ed accettano tutte le norme che regolano questo concorso.
5. I Premi consistono nella pubblicazione in un’esclusiva edizione d’arte a tiratura limitata contenente tutte le opere (vincitrici, finaliste e segnalate) che hanno riscontrato il parere favorevole dei componenti la giuria. Ad ognuno dei premiati sarà consegnata una copia dell’artistica antologia unitamente ad un caratteristico diploma di merito.
6. Gli autori resteranno titolari dei diritti sulle loro opere, fatta salva la pubblicazione di cui sopra per la quale non potranno richiedere alcun compenso.
7. La commissione giudicatrice, formata da autorevoli personalità competenti in materie letterarie, sarà resa nota a risultati ottenuti.
8. È prevista una cerimonia di premiazione, la cui data e luogo, da destinarsi, sarà comunicata tempestivamente agli interessati. Nessuna comunicazione sarà data agli altri Autori partecipanti, che potranno in ogni caso richiedere informazioni alla segreteria del premio. I risultati saranno inoltre resi noti attraverso giornali e riviste specializzate e via internet.
9. I dati personali saranno trattati secondo quanto disposto dalla legge sulla privacy 675/96.
10. Gli elaborati non verranno restituiti e saranno distrutti dopo la premiazione.

Per ulteriori informazioni telefonare al 3402764858.
E-mail: samperieditore@libero.it

Si prega di diffondere il bando.

mercoledì 23 gennaio 2008

Parole capaci di incantare (Franco Casadei)

«la vela è destinata al vento» ci ricorda Franco Casadei in questi versi nitidi, vissuti, umili e quindi veri per la loro partecipata e lievemente nostalgica oggettività lontana da certo minimalismo o artificoso distacco “scientista”: «gli ultimi tre avventori inchiodati / al banco come insetti di una collezione /(…) tutti nella luce spietata dei neon»; «ti guardo di soppiatto / nella calma del sonno che t’incalza».

Le ultime parole di Eluana sulla croce

Ho sete!
Al grido di Cristo, una spugna imbevuta
gli ha mitigato il fuoco.
Non posso gridare io, voi lo capite.
Riarsa e inaridita mi accontento
di un avanzo di pane, di una tazza.

L’avrò detto due, tre volte forse, non ricordo:
diventassi un rottame, lasciatemi morire!
Chi, a vent’anni, vorrebbe giacere in un letto a vita?
Ma adesso non potete sapere, non tirate a indovinare…
quella parola nella baldanza di un’adolescente
non è fuoco inciso sulla pietra,
non può essere un marchio di condanna.

Odio questa vita di letto senza fine
– ben altro avevo previsto per domani –
ma non voglio si chiuda lo spiraglio,
non sono uno scarto umano, roba morta.
………………………
Che succede?
Da quella notte non sentivo più motori,
stridori di ruote sull’asfalto.
Dove sono, di chi le voci?
Non avverto più quella campana,
i veli bianchi ondeggianti sul mio letto.
Di notte rapita dal convento
come Lucia implorerò nel pianto,
un Innominato ci sarà nel fortilizio,
un samaritano che colga il mio lamento.
Nella stanza adibita al mio congedo
le ronde della morte fan di conto:
meno venti, meno cinquanta,
fino allo spegnimento.
Per falsa pietà si vuole che io muoia,
già nelle mani dei soldati, nell’orto degli ulivi
suderò l’ultimo sangue che mi resta.
I sacerdoti hanno emesso la sentenza.

Non lasciatemi morire! Ho sete!
E tu mamma, non ti sento
non sento da anni la tua voce.
Mentre decidono della mia vita,
tu, uscita di scena, ti sei appartata.
La sete mi secca vene e gola…
di’ una parola, ti prego, una parola sola!

P.S.:
Tutto è compiuto
– ridotta a cosa, a un caso, ad un’idea –
ero di carne e porto ancora un nome,
Eluana Englaro.



Compianto sul figlio morto

Trafitta, sono qui
a bocconi sui gradini dell’altare
respiro la polvere del dolore,
gemiti di bava d’animale,
io gli avevo tessuto gli occhi
le sue mani, la carne rosa del fiore.
Miserevole, sono qui
nella spoliazione totale
avrò riposo nello scavo della terra
nel ventre del mare.

Incrina il mio rancore
lo sguardo della Tua pietà
che pende dalla croce
lo squarcio del petto
la bocca di sangue muta.

Come Maddalena,
i capelli rossi del dolore,
prima di notte abbraccerò il legno
freddo della morte,
non voglio essere consolata
a Te avvinta sarò di marmo, statua

resto qui, con il mio strazio,
fosse la vita intera.


Clausura

Anime mute avvolte in grezze lane
il passo austero
fra penombre bisbiglianti
di navate e chiostri

al lume di ceri e di un sole
obliquo fra le grate
Dio riempie i dettagli e le fessure,
l’anima scandita da silenzi e salmi

la solitudine
scelta per non sentirsi soli.



Preti col tricorno

Non li vedrò più
i preti col tricorno,
la veste sfilacciata
che striscia sulla ghiaia

non li vedremo più
i preti dalla dottrina austera,
le chiese aperte
i lini ricamati a mano
turiboli anneriti
madonne coperte sugli altari,
il velo che s’alza nei giorni stabiliti

ore di misericordia
nascosti da una grata
giorni, anni
seduti su una panca
fra rosari e salmi

non li vedremo più
su biciclette di ruggine
su auto rottamate
lungo i sentieri
a benedire stalle e casolari
le muffe di case popolari

le messe in gregoriano
i patroni in processione
fiori d’arancio
torme di bambini
i cortei con rintocco a morto
verso i cimiteri

come noi, peccatori e santi,
per secoli guide di popolo,
segno del mistero.

Avremo altri preti
senza collare
senza vesti nere
le chiese con le porte chiuse…

non li vedremo più.


I cerchi dei tuoi anni

Come luce nel suo fervore
in un giorno bianco di ciliegi
mi sei piovuta dentro

un amore inquieto,
caduto nell’agguato
se l’è portato il vento,
un esodo di addii e ritorni

ore di sere
lontane dai tuoi pianti segreti
ti guardo di soppiatto
nella calma del sonno che t’incalza
leggo i cerchi dei tuoi anni
fino al ramo di nuovo germogliato.


Guardando “Nighthawks” (“Nottambuli”)*

In un angolo di metropoli
la vetrina di un caffè
– è l’ora delle strade vuote –
nell’oscurità un bagliore livido
dentro l’orbita cava di finestre

gli ultimi tre avventori inchiodati
al banco come insetti di una collezione,
uno chino davanti all’ultimo bicchiere,
un uomo una donna ben vestiti
hanno esaurito le parole
in una notte in cui nulla è accaduto,
il barista stanco di una giornata
di poche mance e di sogni per domani,
tutti nella luce spietata dei neon

di lì a poco sul marciapiede
lo schianto della saracinesca
i tre se ne andranno come ombre
per opposte strade.

* Dipinto del pittore americano Edward Hopper (1942)


Ci vorrebbe un poeta


Ci vorrebbe un poeta
in ogni strada,
la sua voce che canta la follia,
parole capaci d’incantare
nel respiro ansante delle ore

l’ormeggio in porto è più sicuro
ma la vela è destinata al vento.


Franco Casadei (Bertinoro di Forlì-Cesena, 1946), medico otorinolaringoiatra, vive e lavora a Cesena. Dall’età del liceo compositore di zirudèle e filastrocche in vernacolo romagnolo, solo dal 2000 scrive liriche in lingua italiana. Impegnato in ambito sociale e civile, già responsabile dell’Associazione “Medicina e Persona” di Cesena, attualmente coordina il gruppo “Amici AVSI” di Cesena che opera a sostegno dei progetti dell’Associazione Volontari per il Servizio Internazionale, presente nei paesi più poveri del mondo. Sue poesie sono presenti in Poeti romagnoli d’oggi e Giovanni Pascoli, 2005 e Poeti romagnoli d’oggi e Charles Baudelaire, 2007, antologie a cura di Franco Pollini, ed. Ponte Vecchio, Cesena. Ha vinto diversi premi (tra cui il Carlo Levi e l’Ungaretti) e pubblicato I giorni ruvidi vetri (Il Ponte Vecchio, Cesena, 2003) e Se non si muore (Ibiscos, Empoli, 2008).

martedì 22 gennaio 2008

Premio “E. Cantone” 15-3-08

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Il Club del Rubicone promuove il Premio di Poesia “E. Cantone”, giunto alla 12 edizione, riservato ai giovani, che non abbiano superato il 25° anno di età.
Il Club sostiene fortemente questa iniziativa di scrittura che rinnova, in un contesto tecnologico e simbolico, il valore della poesia e il potere della parola, interpreti e giudici della vita. La poesia è, per questi giovani, quella voce troppe volte inascoltata dagli adulti, è quello sfogo, quasi urlato, ad un bisogno di comunicare agli altri e a se stessi le emozioni che provano e che troppo spesso gli adulti dimenticano. La scrittura diventa fonte di rivelazione della verità e ricerca del senso della vita.
Pertanto La preghiamo di dare la massima divulgazione al Concorso attraverso la diffusione del bando allegato alla presente, nel quale sono indicate le norme di partecipazione, invitando i giovani a concorrere.
La celebrazione delle premiazioni avverrà domenica 11 Maggio 2008,alle ore 10:30, presso l’Accademia dei Filopatridi di Savignano sul Rubicone.
Ringraziando per l’attenzione e la disponibilità dimostrata, voglia gradire i nostri più sinceri saluti.

Il Lions Club del Rubicone
L’Officer Distrettuale
Abele Bellavista


Presidente Francesco Covarelli via Felloniche 815 – 47020 Longiano (FC) – tel.0547-665728 e-mail: fcovarelli@tiscali.it
Segretario Ricci Dott. Clemente via Don Minzioni 44 – 47039 Savignano su Rubiconde e-mail: clemric@tin.it

Incontri con poeti campani 2008

Rassegna a cura di Antonietta Gnerre e di Lucrezia De Benedetto



v. anche Domenico Cipriano

Freccia d'allodole (Ivan Pozzoni)

Il tono prevalentemente lirico di queste poesie ha momenti particolarmente riusciti in quei punti in cui l'autore lascia vagare un'immaginazione creativa e libera, disancorata dal soggetto (e dalle sue riflessioni) eppure di esso più emotivamente rivelatrice: «i miei sentimenti / da merlo indiano»; «non dimenticare / d’incuneare un / calco dei tuoi seni / sulla mia gelida /
pietra tombale.»
A volte le allitterazioni e le assonanze sono forse un po' troppo volute e qualche verso sembra artificiosamente breve e potrebbe esser facilmente accorpato, ma quando la voce del poeta si condensa in parole visionarie o di nostalgico (e anche pietoso) sarcasmo risulta efficace: «occhio per occhio / occhio perdente»; «Mostro, piangi / nascosto, vivi interrotto, / come i cocci taglienti…»

CANZONE D’UN SUICIDA

Finalmente,
è ora d’andare,
attendere oltre
mi sembrerebbe
un po’ come offendere
dèi e cani randagi,
ubriaconi, e puttane,
i miei amori traditi,
i miei sentimenti
da merlo indiano,
i tuoi occhi azzurri
da bacino montano.
Finalmente,
è ora d’andare,
senza dimenticare
di chiudere i
tuoi sogni osceni
nella mia bara,
senza dimenticare
chi sono stato,
nascosto nel calore
delle mie mille maschere
d’acido arsenicato.
E, ora, ridi,
ridi di cuore,
ridi di rabbia,
ridi d’amore,
abbandonati,
rosa selvatica
dentro ai ricordi
del mio dolore,
e ricordati, di
non dimenticare
d’incuneare un
calco dei tuoi seni
sulla mia gelida
pietra tombale.



POLIFEMO

Chi sei,
donna,
divina natura,
o umana?

Prima
di conoscerti,
di conoscermi,
straniera, estraniato
vivevo tra nuvole,
antri d'antrace,
cumuli di pecore,
e, ora, abito,
tra i cuori feriti,
macerie di desideri,
cieli senza senso
d'orbo in orbace.

Nell'eternità reale,
novello Polifemo,
mi trovo a risiedere,
o meglio, a svernare,
a Monza, una cittadina
– modello Guantanamo –
che ride, sarcastica,
del mio star male,
occhio per occhio
occhio perdente,
ai confini dell'aria,
e di Milano;

e non mi avvincono,
strana straniera,
ristoro, o consolazione,
mentre m'infilzo
di te, freccia
d'allodole smarrita
tra le aiuole,
drogato dal sottofondo
del digrignare infame
d'un motto di buon senso,
che recita, senza troppe scene,
occhio non vede,
cuore non duole.


IL MOSTRO E I TULIPANI

Mostro, dolore
dentro, cocktail
d'adrenalina,
non fare caso
all'onta immensa
della tua berlina,
senza esserti abituato
alla risata mortificatrice
di chi soppesa, cm su cm,
fitta su fitta, i margini
d'ogni tua cicatrice.
Mostro, piangi
nascosto, vivi interrotto,
come i cocci taglienti
d'uno specchio rotto,
in cerca di un amore
steso su assi da stiro,
nell'attesa della carezza
che ti spezzi il respiro.
Mostro, nel buio attonito
delle tue notti infernali,
vedrai che, un giorno,
le tue braccia esauste
sbocceranno in ali,
e sfrecciando, cadendo,
cadendo in cielo, nel sogno
d'un volo d'otto piani,
riuscirai a dormir, sereno,
ora!, steso sull'asfalto,
avvinghiato ai tulipani.

***

LETTERA DALL'ASSEDIO
Anche se
subisci rovesci
che sembrano
intollerabili,
o se vivi difficoltà
che sembrano
invincibili
non smettere
di lottare!

Benché ti senta
schiacciato a terra
senza coraggio
di rialzarti,
anche se sei sensibile
od insicuro,
e se questa sensibilità
e queste insicurezze
sono viste da chi ami
come una debolezza
senza riscatto
non smettere
di lottare!

Prendi cento bastonate,
insabbia nel cuore
risate e moine
di chi ha tutto,
non nascondere
la faccia alle sberle
di chi ti rifiuta,
a chi ti considera
con indifferenza.
La tua vita,
sfortunata, vivila
fino in fondo.

Perché se vivrai
questa vita di merda
fino in fondo,
andando a fondo,
mille altre vite di merda
troveranno la forza
di non arrendersi e
di continuare
a vivere.

Non smettere
di cercare, anche se
niente mai
ti troverà.


Ivan Pozzoni è nato a Monza nel 1976; si è laureato in diritto con una tesi sul filosofo ferrarese Mario Calderoni. Ha diffuso molti articoli dedicati a filosofi italiani dell’Ottocento e del Novecento, e diversi contributi su etica e teoria del diritto del mondo antico; collabora con numerose riviste italiane e internazionali. Nel 2007/2008 sono uscite sue raccolte di versi: Underground e Riserva Indiana, con A&B Editrice, Versi Introversi e Androgini, con Limina Mentis Editore; nel 2008 ha curato il volume Grecità marginale e nascita della cultura occidentale. I Presocratici (Limina Mentis Editore). È direttore culturale della LiminaMentis Editore (cultura solidale); in un’azienda della G.D. è logistico.

Gladys Basagoitia a Tolentino 31-1-08

cliccare sulla immagine per ingrandirla, scheda del libro qui




I prossimi appuntamenti dei Laboratori di lettura critica “Abbracci di culture” saranno i seguenti:
Giovedì 31 Gennaio, ore 21.30, Auditorium Biblioteca Filelfica, Tolentino: incontro con la poetessa Gladys Basagoitia;
Mercoledì 13 Febbraio, ore 18.30, Biblioteca Filelfica, Tolentino: dibattito sul romanzo Neve di Orhan Pamuk;
Giovedì 14 Febbraio, ore 18, Sala della Specola, Biblioteca Comunale “Mozzi-Borgetti”, Macerata: dibattito sul romanzo Il buio oltre la siepe di Harper Lee.

www.marcodipasquale.cjb.net
www.licenzepoetiche.it

2 libri di Bagnoli a Roma 25-1-08

Venerdì 25 gennaio, alle ore 19:00
a Roma, presso il Papyrus Cafè

Via dei Lucchesi 28 (zona Fontana di Trevi) - tel. 066990949)

presentazione di due libri di Vincenzo Bagnoli :

DEEP SKY (Edizioni d'if) e FM - ONDE CORTE (Bohumil Edizioni)

intervengono Alessandro Romanello e Marco Giovenale

sarà presente l'autore

§

Deep sky

edizioni d'if - collana: i miosotìs n. 28

Un libro con due lati, come i vecchi LP: ventisei poesie per un percorso attraverso le costellazioni celesti e quelle più terrene della nostra memoria «pop».

*

FM - Onde corte / Cose semiautomatiche e crome

Bohumil Edizioni - Disegni di Giacomo Della Maria

FM - onde corte è un atlante di fortuna, per chi affronta un viaggio imprevisto o fuori dagli itinerari consigliati; un viaggio che comincia come un naufragio d'altri tempi, quando ancora non si credeva di conoscere tutto il mondo e c'era ancora spazio sulla carta per raccontarlo.

*
Vincenzo Bagnoli (Bologna, 1967), autore di saggi sulla letteratura (Contemporanea, Esedra, 1997; Lo spazio del testo, Pendragon, 2003), è stato tra i fondatori di «Versodove»; suoi versi sono apparsi su questa e altre riviste, e nelle antologie Rzzzz! Scritture sotterranee (Transeuropa, 1993), Ákusma. Forme della poesia contemporanea (Metauro, 2000) e Il presente della poesia italiana (LietoColle, 2006). Ha inoltre pubblicato la raccolta 33 giri stereo LP (1980-2000) (Gallo & Calzati, 2004).

lunedì 21 gennaio 2008

Grigorij Kohelet nelle «bettulle nane»

È uscito il nuovo e-book della collana di poesia le betulle nane di PaginaZero

Ritorno di Grigorij Kohelet

qui: rivistapaginazero.wordpress.com/2008/01/21/e-book-grigorij-kohelet/

Grigorij Kohelet: pseudonimo di G. Kapcan. È nato nel 1954 a Fergana (Uzbekistan). Si è diplomato all’Accademia di belle arti di Taškent. È pittore e poeta. Nel 1990 è emigrato in Israele. Dal 1998 vive in Olanda. Ha esposto suoi quadri a Mosca, a Gerusalemme, a New York. Ha pubblicato poesie e prose poetiche in russo su riviste di Taškent, San Pietroburgo, Tel Aviv. Suoi versi sono apparsi in traduzione italiana sulle riviste «Poesia» e «L’Immaginazione».

Concorso “Baffo-Zancopè” 28-1-08

Martedì 5 febbraio 2008 ore 21

Venezia, campo San Maurizio
FESTIVAL INTERNAZIONALE DI POESIA EROTICA «BAFFO-ZANCOPÈ»

Sedicesima edizione / Sono aperte le iscrizioni

Il primo, l'unico, l'originale, l'inimitabile. Diffidate dalle imitazioni!

Premio Speciale alla memoria di Mario Stefani
e Premio Mafalda Malpighi Regina delle Cortigiane
I Antichi - 2008

La Compagnia de Calza «I Antichi» ha il piacere e l'orgoglio di comunicare che sono aperte le iscrizioni al Festival Internazionale di Poesia Erotica «Baffo-Zancopé», che ritorna inesorabile, come ogni anno, al Carnevale di Venezia. La grande tenzone poetica ad alta gradazione erotica, giunta allegramente alla sedicesima edizione, è in programma l'ultimo giorno di Carnevale, martedì grasso 5 febbraio 2008 alle ore 21 in campo San Maurizio, e sarà l'evento di chiusura più sorprendente della manifestazione.

Ideato e organizzato fin dal 1993 in piena e totale autonomia dalla Compagnia de Calza «I Antichi» per iniziativa del suo Direttore Artistico e Prior Grando Roberto «Bob R. White» Bianchin, il Festival è intitolato alla memoria del sommo poeta licenzioso del ‘700 Zorzi Alvise Baffo, e a quella del fondatore della Compagnia de Calza Paolo Emanuele Zancopé, che vissero e operarono entrambi in campo San Maurizio dove la Compagnia ha la sua sede storica, che ora è divenuta anche un prestigioso circolo culturale, e dove una lapide, posta dagli Antichi sulla casa dove Baffo ha vissuto, ricorda le imprese del grande poeta che, come scrisse Apollinaire, cantò l’amore «con la massima libertà e con grandiosità di linguaggio».

Il Festival di Poesia Erotica, com’è ormai tradizione consolidata, è aperto a tutti coloro, poeti celebrati e sconosciuti, che tengono le loro composizioni erotiche nascoste nei cassetti, senza distinzione di età, di sesso, di nazionalità e di religione. Le iscrizioni al Festival, totalmente gratuite (la manifestazione non ha alcuno scopo di lucro), sono aperte: per partecipare è sufficiente inviare una poesia (una sola!) di carattere erotico, scritta in qualsiasi lingua o dialetto, e della lunghezza non superiore alle 40 righe, alla sede della Compagnia de Calza «I Antichi», campo San Maurizio 2674, 30124 Venezia, tel.041 5234567. Le poesie potranno essere recapitate a mano, inviate per posta o corriere, o per e-mail a questo indirizzo: info@iantichi.org (sito internet www.iantichi.org). No fax. Le poesie dovranno giungere entro e non oltre le ore 12 di lunedì 28 gennaio 2008.

Non vi sarà alcuna selezione preventiva né alcuna censura. Tutti possono partecipare, con qualsiasi composizione di qualsiasi tenore. Unica condizione posta dagli organizzatori, è che gli autori in concorso dovranno obbligatoriamente presenziare al Festival e leggere personalmente la propria composizione dal palco (volendo anche in incognito, o con uno pseudonimo) nella serata del 5 febbraio. Al termine del Festival, realizzato in collaborazione con la storica Accademia degli Acquavitai e con la casa editrice «I Antichi Editori», e sponsorizzato dalle Distillerie Bottega produttrici della celebre grappa Alexander, la giuria della Compagnia de Calza decreterà, a proprio insindacabile giudizio, tre vincitori, ai quali verranno assegnati i premi messi a disposizione dalla Compagnia e dalle Distillerie Bottega.

Al Festival, che sarà aperto come ogni anno dalla cerimonia di resurrezione dello spiritaccio di Zorzi Alvise Baffo, fatto rivivere dal celebre erotomane Bob R. White, prenderanno parte fuori concorso, come ospiti d'onore, anche alcuni noti poeti veneziani, veneti, italiani e stranieri. Oltre ai riconoscimenti ai vincitori, verrà assegnato anche il «Premio Speciale Mario Stefani» giunto alla settima edizione, che intende onorare la memoria del grande poeta veneziano scomparso, che aveva sempre partecipato come ospite d’onore a tutte le edizioni del Festival, e aveva grandemente contribuito al suo successo. Il «Premio Speciale Mario Stefani» verrà attribuito all’opera del poeta che risulterà più affine, per ispirazione e contenuti, all’universo lirico del grande poeta scomparso. Nell’occasione il poeta Emanuele Horodniceanu farà rivivere il mondo poetico di Mario Stefani leggendo alcune delle liriche che il poeta veneziano aveva portato alle varie edizioni del Festival. Inoltre, per onorarne la memoria, verrà assegnato anche quest'anno il «Premio Mafalda Malpighi Regina delle Cortigiane» al personaggio femminile che più incarnerà la trasgressione e l'eleganza della celebre Regina delle Cortigiane della Compagnia de Calza, la Contessa Mafalda Malpighi, scomparsa nel 2006.

Introdurrà la serata, come sempre, l’inarrivabile Procurator Grando de «I Antichi» Luca «Colo de Fero» Colferai. La ravviveranno i siparietti del «Tg Setesento» condotto da Lillo Gruber, e gli ormai celebri spot erotici di «Donna Lucrezia». Con la partecipazione straordinaria del Principe Maurice Agosti. Allo scoccare della mezzanotte, l'inizio della Quaresima verrà celebrato con la cerimonia delle «Ceneri Erotiche» e la pubblica declamazione di appositi salmi erotici di PENI-tenza. La Direzione Artistica del Festival è di Roberto Bianchin, la Regia di Luca Colferai.

La Compagnia de Calza comunica che il Festival si svolgerà a dispetto di qualsiasi condizione meteorologica, e che l’ingresso sarà libero ma, come per tutte le edizioni passate, rigorosamente vietato a chi non sarà in maschera e ai minori di anni 18, dal momento che sui componimenti presentati non verrà applicata, come da tradizione, alcuna forma di censura. La Compagnia de Calza declina pertanto sin da ora ogni responsabilità riguardo ai contenuti delle opere nonché al comportamento dei partecipanti. Sono inoltre tassativamente vietate le riprese fotografiche e filmate e le registrazioni audio. Tutti i diritti sono riservati, e ogni abuso sarà immediatamente punito sul posto con terribili punizioni corporali.

Gli Antichi rendono altresì noto con orgoglio che il Festival di Poesia Erotica è un'iniziativa completamente autonoma della Compagnia de Calza, non gode di finanziamenti pubblici, e non fa parte in alcun modo di programmi di manifestazioni carnevalesche organizzate da altre entità.

Un fiore di parola: è uscita l'antologia



On line l'antologia del concorso
viadellebelledonne.wordpress.com/2008/01/20/un-fiore-di-parola-2/

cordiali saluti

antonella pizzo

venerdì 18 gennaio 2008

scuola di poesia 6

ciò che credi è ciò che *credi di credere* - "contrappunto dialettico alla mente" - il peso e il valore della chiarezza, e il suo prezzo - cessabit lingua? - fa pietà anche Warhol, non solo Grünewald - e una dichiarazione finale, finale - lasciare peso e perdita, e ambiente:


lapoesiaelospirito.wordpress.com


con ogni bene, sempre
massimo

Il pianto ardente della fisarmonica (Paola Renzetti)

«Lungo la strada / di montagna, / non c’è nessuno. / Solo i cespugli / spettinati e bagnati…»: nei versi di Paola Renzi è senz'altro evidente il rapporto fondante con la terra, la natura e le radici rievocate e incastonate in versi semplici che sembrano senza tempo eppure, nei punti che ci sembrano più vibranti e meno ispirati alla tradizione letteraria, efficaci e con immagini riuscite: «Il parcheggio schiera / le sue scatole vuote…»; «Case pietrose dove / i camini non parlano.»
Si nota uno sguardo attento ai particolari, all'umanità declinata in quegli universi unici e insostituibili che sono le persone, in ogni tempo e oggi forse ancora più fragili in “armature rap”·


Due ragazzi vanno al lavoro

Ragazzi appena svegli la mattina,
il sorriso di occhi ancora sonno,
e mani in fiamme, callose di lavoro.

Aprite il rubinetto e vi vestite:
di tenere armature poco adatte,
forse qualcuno vi ha fornito.

O è la vostra, che vi siete intessuta
di rap, fibra di rete adamantina
e sporca di nottate in birreria?

Ce la farete certo: un po’ di musica,
una canna, qualche ora all’Harry’s Bar
e via ritorno, la sveglia la mattina suona.

Lui cappello calato sulla testa, discorre
un saluto dalle scale e lei ti guarda,
con un sorriso in veste azzurra e oro.


Non c’è nulla

Io gelosa
dei miei luoghi?
Pochi oltre a me
li hanno visti, credete.
Non c’è nulla
che valga davvero
la pena di andare
fin là, per vedere.

Vedere che cosa?
Acqua di ruggine
fredda dal tubo
discende e si ferma.
Case pietrose dove
i camini non parlano.

L’asse su due mattoni
per fare una panca.
Un’oasi dove donne
ti guardano ovali
e pensose, vestite
di nero, col braccio
poggiato alla testa.

Ecco spaccata, la lapide
dell’impiccato si volta!
Ti sfiora il colchice,
con il suo fresco sorriso:
lì dove sei, non c’è porta.










Cvetaeva

Poeta mangiatrice di visioni,
le risputi a palle di cannone.
All’orizzonte divampano
Bagliori nella notte,
polveri nere di precognizioni.

Le rumini come fa la mucca.
Prima del giorno, sassi le rigetti
e secche rimbalzano nell’acqua.
Picchi la terra col bastone
e butta la fonte.

Hai sete, non bevi e te ne vai.
Un fragore di rocce scoppia,
di fiori appena nati,
sorridono alla strada.



Una cena inusuale

A tavola consumando
carne festiva
al sapore di ginepro
e nel camino la brace
scoppiettante.
Col pane si compiva
un giro lungo
intorno al piatto.
Sorrisi nel buio
improvvisi
spalancano la porta:
bellezze innominabili
e di felicità irruente
invadono la stanza.


Faiè

Dopo l’erta camminata
nel bosco, si arrivava
al verde prato, radura
vellutata, dove potevano
occhieggiare piccoli
cappelli bruni.

Ma prima si andava
a cercare l’acqua.
Sorgente un po’ ostruita
dalle foglie, con la mano
la pulivi per farla respirare.
Il fiato d’acqua ritornava
e una nuvola torbida
intorno si allargava.

Nell’attesa all’ombra
un brivido fresco,
già prima di bere,
intatte ci avvolgeva.

Si sfilava il pane dalla carta
mentre il sole alto,
dall’alto monte ci scaldava.


Sultano

Un nome affascinante
per un cane.
Al mattino era lui
che ti svegliava.
Al carretto lo legavi
e forte tirava.
Portava il peso vuoto
dei bidoni, ballare
nella strada.
Ma poi di latte
li riempivi e lui sudava.
A bocca aperta, ma tirava,
il tuo fedele amico,
nella piana bassa di Varano.


La miniera

Il vento della Manica
ti diede voltastomaco,
ma peggio fu discendere
lungo il cratere nero.

Al piccolo pony amico
era affidata intera,
la giovane scorza dura
tutta da custodire,
nel tempo senza sole
angusto della miniera.


Una vicina di casa

Lei, viso di bambola
mi guardava tenere
in braccio, l’oggetto
bello e prezioso.

Sotto distese onde
di morbida stoppa,
si chiudevano secchi,
occhi mobili e neri
su gote arrossate.
Una bianca fettuccia
di cuori segnava,
il panno verde e tarlato.

Seduta sugli scalini
sfioravo le mani
scheggiate e i tondi
polpacci di cartone.

Attenta a non sciupare
il nume di quella casa,
lasciato per un po’
il suo cielo di noce
e sceso con me a giocare.


Apprendere

Nella pioggia,
calciando sassi
alla strada.

Lungo i muri a secco…
seguendo itinerari
di rose d’erba,
amare e più scure
dove la mano
le schiaccia.

Su piccole cime di sole
a seguire Icaro,
farfalla azzurra nel campo.


Il lupo

È tornato!
Sui monti si muove
lungo i sentieri.

Va a cercar
la compagna
per fare famiglia.
Se guardi in su
verso il monte,
un brivido lungo
ti piglia.

Perché dopo tutto
il lupo, con gli occhi
rossi di brace,
ha anche qualcosa
che fa paura e ti piace.

Ai deserti paesi
forse lui si avvicina,
non trova nulla
e allora risale la china.

Risale la china del monte…
Vi prego, lasciatelo in pace!


Ritorno nella sera

Il cielo inatteso, di blu smeraldo
vuol far fredda ogni cosa.

Ma niente rabbrividisce
Alla luce della piccola luna,
dopo che il sole ha giocato
i suoi raggi ai bambini
nel verde giardino.

Senza di loro, morta è la terra!

Amo la nera incombenza
Di questo paesaggio
Senza variazioni,
perché so che li ospita.

Mi lascio stasera portare
Da risa di ragazzi salenti,
Al cielo profondo di sempre.

Saturo di silenzio,
chiama senza una voce,
di fremito che nasce lontano,
non odo, ma so che ci attende.



In alto

La luna ti si offre
sottile guancia,
in luce d’argento.

Per un istante
di puro pensiero,
un bacio terso vola.



Nell’orto

Piantavo semi di fiori
nella poca terra,
incurante delle unghie
sporche, per far bello il muro.

Vedevo lei nell’orto,
alzar la rossa barbabietola
scavata, scrollando
a grumi la restante terra.

Il fazzoletto sugli occhi
un po’ calato e alla nuca
stretto, sorrideva
ammirata delle radici
il fiore, già profumarsi
vedeva sulla tavola altrove.


Densità

Lungo la strada
di montagna,
non c’è nessuno.
Solo i cespugli
spettinati e bagnati,
le fronde spoglie,
madido il terreno.
Odi uno scricchiolio:
Il bosco proclama
la sua voce.

Qui in città
dentro le case,
la gente si assiepa.
Il parcheggio schiera
le sue scatole vuote
e ferme sotto l’acqua.
Perché può esser disertato
un luogo così bello
e insieme tanto popolato,
un altro reso così brutto?


Feste

Mio nonno
di Romagna,
danzava ridendo
su assi di legno.

Il bicchiere rosso
e pieno cantava,
saldo trofeo, sulla testa
del re per un giorno.

Il pianto ardente
della fisarmonica
quei semplici giochi
vibranti, cullava.


Stessa natura

Narrar vi voglio di quel capriolo
chinato il capo a terra nel saluto,
la zampa ungola a terra e chiede:
“Perché son io ed anche tu non cedi?”
Aperto il labbro, respiro di tra i denti
fattosi tutto nel parlarmi adesso
articolar in lingua più che umana,
mi pianta in faccia l’occhio,
tutto arrossato a lato e piange
come a cavarmi un cenno di parola.
“Perché sei tu ad anche io resisto?”
Di rimando a faccia la parola getto,
che tanto avrei aspettato quest’incontro,
ma se rigetto così grande la domanda,
io proprio temo il di lui fuggire.
Egli ristette e non si andò ma volse
e più vicino venne, come a cercar
ancora più umana vicinanza,
tutto compreso nel dolor che chiede
una risposta e insieme lenimento.
Il fiato suo e il mio uniti, insieme
l’aria di vapore riscaldavano nei fumi.
In quella nuova trovata comunanza,
stettero le bocche così mute e assorte,
ché nell’impossibile trovarono risposta.


«Sono una poetessa autodidatta ed estranea ai circuiti della poesia ufficiale. Scrivo da sempre e le mie poesie sono ispirate alla mia terra d’origine (Appennino Tosco Emiliano), alla natura, al processo creativo dello scrivere, alla ricerca di se stessi, al sogno, ad affetti ed incontri. Sono nata a Corniglio (PR) il 2.4.1955 e abito a Pieve Emanuele (MI) dove insegno. La mia cultura è legata agli anni ’70 e ha origini contadine ed operaie. Ho frequentato la scuola degli Artefici dell’Accademia di Brera. Ultimamente ho raccolto le mie poesie, facendo una selezione di tipo tematico» Paola Renzetti

Paradosso della memoria a Santarcangelo 14-2-08


I GIOVEDÌ DELLA BIBLIOTECA

Incontro con libri ed autori

Giovedì 14 febbraio - Biblioteca comunale “A. Baldini” - ore 21,00
Incontro con le autrici:
Ardea Montebelli
Il paradosso della memoria. Meditazioni in versi sulle lettere di S. Giovanni
(Fara Editore, 2001)
Interviene: don Guido Benzi

Giulia Menolascina
Abitando il silenzio. Poesie
(Ed. Ananke, 2007)
Interviene: Cristian Conti


Giovedì 21 febbraio - Biblioteca comunale “A. Baldini” - ore 21,00
Zughé sal paroli; zughé si culéur
Il poeta Fabio Molari e l'illustratore, e dirigente scolastico, Gianfranco Zavalloni
presentano i loro 'Microlibri'


Biblioteca Comunale Antonio Baldini
Via Cavallotti, 3 - 47822 Santarcangelo di R. (RN)
Tel e Fax 0541 356299
www.biblioteca.comune.santarcangelo.rn.it

giovedì 17 gennaio 2008

Su Le mie scarpe sono sporche di sabbia anche d'inverno

recensione di Vincenzo D'Alessio, G.C.F. Guarini

Non risulta di facile lettura la raccolta poetica di Stefano Bianchi uscita presso FaraEditore nello scorso dicembre. Somiglia ad un soffice manto di velluto, orpello di un disagio raccolto in diversi anni di scrittura, sofferta e misurata nel decalogo della letterattura nazionale. Si raccolgono tra i versi le contaminazioni di grandi autori del Novecento come Montale, Saba, Pavese e un omaggio a Baldini nell'esergo.
L'anafora resta il punto di forza della poetica di Bianchi, utilizzata in diverse composizioni, come utile rafforzamento del moto compositivo che sposta sulla chiusa del verso il movimento del verbo.
Una poesia asciutta, che non ama il superfluo: versificare il percorso interiore di un “amarcord” eccelso, avvezzo ad ogni anima disposta all'ascolto. La paura è un mezzo per raggiungere la conoscenza. L'Amore è presente come l'acqua di un fiume sincero, aperto nella sua fuga verso il mare-universo umano.
«Aspettare un futuro» (p. 23) è la malattia dell'Occidente, del poeta che spera per tutti e per sé: «Il bimbo immemore / che di tutto s'innamora» (p. 24). Questi sono i poeti, affamati di poesia e di vita: «Camminano. / E il male li porta / è questo tumore d'essere nati / che tutti ci accompagna.» (p. 27). Richiamano questi versi quelli di Pavesa della poesia Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. La troncatura dei verbi è un richiamo allo studio dei classici, come l'uso sapiente del costrutto analogico concede un respiro lungo al verso: «Mi si spalancano gli occhi sul cuscino della notte» (p. 14).
«Fra le barche sedute sul porto / in fila come bimbi alla scuola / per l'assurdo piacere / di una nostalgia.» (p. 39) richiama la poesia Trieste e una donna di Umberto Saba. Sono belle queste contaminazioni che danno ai versi di Bianchi un'anima gentile, unica, innamorata della vita che è bella in quanto ricercata. Ma la ricerca è in questi versi il fluire, lo sporcarsi ogni giorno della sabbia umana che tutti ci rende vivi, partecipi dell'avvenire, del mutamento: «E anche fosse solo morte che ci aspetta / la strada che ogni giorno c'imolvera le scarpe» (p. 41).
Questo il disagio: dell'Umanità o del Poeta?
Meglio chiamarlo con uo vero nome: questa è la via?
Bene ha scritto Stefano Martello nella sua postfazione: “In questo libro si parla di amore” (p. 47) e noi per questo Amore cantiamo.

(v. anche qui)

Gli indirizzi ai quali mandiamo la comunicazione sono selezionati e verificati, ma può succedere che il messaggio pervenga anche a persone non interessate. Basta rispondere a questa stessa mail specificando l’indirizzo che volete venga cancellato.

Su Fiori di vetro

Luisa Alaia (critico letterario del Premio Cimitile)

La poesia è quell'insieme di parole che legate da ritmo, cadenze, ripetizioni, immagini, trasmettono serenità, commozione, vivacità e per me sopra ogni cosa: emozioni!
Proprio di queste ultime si è ricolmato il mio animo, leggendo i versi poetici di Antonietta Gnerre, contenuti in Fiori di vetro. Ho ritovato nei versi di Mia nonna, le immagini delle due mie nonne: «... tua vita misurata di lavoro prodigioso», nonna Angelina; «Oggi sei sentinella che ci accompagna / nella terra della fede... / dalle tue preghiere ascoltiamo i messaggi / dell'amore», nonna Luisa.
Versi, quelli della poetessa Gnerre, profondamente studiati e per questo ricchi di amore per la vita.

IBRID@POESIA. L'amore virtuale

A partire da oggi, iniziamo a raccogliere, via mail i testi sul primo tema.

Primo tema: L'amore virtuale (vedi sotto il regolamento).
Data di scadenza: entro e non oltre le ore 24.00 dell'11 febbraio 2008.

Con VOCI DELLA POESIA, la nuova iniziativa coordinata da Marco Saya, vogliamo che Ibridamenti, sugli stessi temi attorno ai quali dal 3 ottobre scorso stiamo lavorando nell'ambito del nostro progetto di ricerca, dia spazio a modalità espressive diverse rispetto a quelle del discorso più strettamente scientifico.
Vogliamo perciò raccogliere e selezionare voci della poesia sui temi del virtuale.

VOCI DELLA POESIA - IBRID@POESIA
a cura di www.ibridamenti.splinder.com

Arti della connessione è il nostro macro-tema

Vogliamo valorizzare le nuove modalità creative del nostro agire comunicativo in rete e dare spazio alle strategie privilegiate della comunicazione in ambienti virtuali – alle quali stiamo dedicando in altri spazi tutta la nostra attenzione analitica – senza dimenticare che l'interazione e l'interattività hanno anche radici nella nostra storia e della nostra cultura.
In questa prospettiva, stare dentro la rete e presentarsi perciò come autori che creano nel virtuale significa anche poter rileggere, reinterpretare e innovare la nostra tradizione culturale e letteraria.
In questa direzione il blog, fin dalle sue origini, tende a bruciare le distanze tra scrittura e vissuto, tra linguaggio e vita; lo fa utilizzando nuovi canali espressivi: al tempo stesso comunicativi e facilmente accessibili.
All'interno della rete è sempre possibile individuare, nella nostra scrittura, la trama delle appartenenze, il gioco dei rimandi incrociati, la complessità proliferante dei riferimenti. L’autore, certamente, continua ad esistere, ma la sua identità è, sempre di più, lo specchio abitato da una molteplicità di volti, di vite parallele, di storie, di avvenimenti, di culture.
In questa prospettiva vogliamo dare spazio, tramite VOCI DELLA POESIA- IBRID@POESIA , alla poesia virtuale del terzo millennio.
Coordinatore di VOCI DELLA POESIA - IBRID@POESIA è Marco Saya.

I temi di VOCI DELLA POESIA sono sei

Tema: L'amore virtuale

La rete è anche uno spazio privilegiato per l’espressione delle emozioni. Ci si innamora, ci si lega, in rete, con la massima libertà possibile: si può essere fedeli, infedeli, monogami, poligami, platonici e “sublimatori”…

Tema: Identità virtuali
L’io off line dialoga con l’io on line (con il suo nick, con il suo avatar, con la molteplicità delle sue manifestazioni possibili). Svela, attraverso questo dialogo, le svariate dimensioni di questo suo Alter Ego. Scopre, così, le possibilità creative di questo sdoppiamento.

Tema: Il tempo virtuale
Il tempo, nel mondo virtuale, cessa di essere qualcosa di oggettivo, di esterno, cioè una dimensione estranea, irreversibile. Sono possibili, in rete, manipolazioni del tempo: può esistere un tempo ciclico, non lineare. Un tempo che assottiglia e indebolisce sempre di più la sua presenza costrittiva. Di più: la sua presenza costrittiva diviene operazione costruttiva, dotata di elevati gradi di libertà: la libertà di un io smaterializzato, che sfida le leggi della fisica…

Tema: Pixel
E’ sufficiente, per definire e realizzare la nostra immagine “doppia” – il nostro doppio figurativo – un elevato livello di definizione?

Tema: Libertà in rete
Virtualità significa possibilità di una libertà che non abbiamo mai conosciuto nel mondo offline. Grazie alle tecnologie digitali, diventa possibile comporre, costruire un mondo artificiale, che ha carattere di singolarità: un mondo che è fatto soltanto per me, o per me e te, un mondo condiviso da un piccolo numero di persone (Franco Berardi)

Tema: Il corpo senza materia
Nel virtuale i corpi non sono più impenetrabili, per il semplice motivo che io proietterò, in una sorta di “seconda vita”, la mia sensibilità, la mia intelligenza e la mia fisicità nel mondo che preferisco.

REGOLAMENTO

Sono ammesse poesie inedite esclusivamente in lingua italiana. Ogni autore può inviare una sola poesia inedita per ognuno dei sei temi indicati da Ibridamenti (per un massimo quindi di sei testi, uno per tema) non eccedente le 36 righe, comprensive dei versi e degli spazi vuoti. Sono ammessi anche linguaggi poetici innovativi che siano connettivi e sperimentali, dove il suono e immagine si fanno parola.
É previsto l'invio telematico al seguente indirizzo ibridapoesia@yahoo.it
L'invio telematico deve avvenire improrogabilmente entro le ore 24.00 del giorno ultimo valido alla scadenza del tema proposto, entro un termine comunque non superiore alla durata di 25 giorni dalla data di pubblicazione del tema stesso su ibridamenti. Farà fede la data di e-mail con l’indicazione VOCI DELLA POESIA IBRID@POESIA specificando, di volta in volta, il titolo del tema proposto.

L'autore, partecipando all'iniziativa, dichiara sotto la propria responsabilità nell’invio telematico che l’opera è di sua produzione e che i diritti d'Autore non sono mai stati ceduti o fanno capo a terze parti, esonerando Ibridamenti da ogni possibile pretesa da parte di terzi.

Collaborano a VOCI DELLA POESIA e rilanceranno sul proprio sito [ a propria insindacabile scelta ] alcuni dei testi tra quelli selezionati da www.ibridamenti.splinder.com
La Poesia e lo Spirito
viadellebelledonne
poetilandia
poiein
Baldo Bruno
musicaos
ellisse

7° Euroconcorso di Poesia erotica al Carnevale

“Ponte de le Tete”
Carnevale di Venezia 2008

Premiazione:
sabato 2 febbraio 2008 ore 21,00
In Campo San Giacomo da l’Orio
La partecipazione è libera e gratuita.
Inviare entro il 31 gennaio 2008 una poesia erotica all’indirizzo mail:

euvenezia@libero.it

Per ragioni pratiche, sono escluse altre forme di partecipazione.

Regolamento:

I poeti (possibilmente in maschera) leggeranno la loro poesia sabato
2 febbraio 2008, ore 21, alla manifestazione Euroconcorso “Ponte de le Tete”
in Campo S. Giacomo da l’Orio.
I partecipanti attestano la paternità delle loro opere e sollevano gli organizzatori da ogni responsabilità inerenti ai loro contenuti.
Le poesie, a scelta dell’organizzazione, saranno pubblicate nell’Antologia “Ponte de le Tete” – Carnevale 2008;
la partecipazione comporta pertanto la cessione dei diritti d’autore sull’opera inviata, senza alcuna condizione.
Una giuria formata da 5 “esperti” valuterà e premierà, a suo insindacabile giudizio, le poesie in concorso.
Euroconcorso “Ponte de le Tete”
Direzione: Albert Gardin

mercoledì 16 gennaio 2008

L’INUMANARSI DI DIO

di Ivan Nicoletto

La stagione liturgica di Avvento-Natale (…) ci invita a soffermarci sull’evento tutto umano del dare alla luce e del venire alla luce.
La vita in ciascuno di noi, la forza della vita nelle sue mille forme, biologica ed emozionale, conoscitiva e spirituale, sociale e politica… si rinnova continuamente attraverso l’evento elementare del dare alla luce e del venire alla luce.
Anche il Mistero ineffabile di Dio cerca e si prepara le vie per venire alla luce nella nostra carne e nella nostra coscienza in un Avvento che non finisce mai di avvenire.
Cerchiamo di cogliere/accogliere alcuni eventi odierni che potremmo interpretare come illuminazioni da parte di Dio, il suo inumanarsi, il suo generarsi nell’umana coscienza.
A partire dalla Luce, celebreremo quattro visioni che chiameremo: 1 Visione evolutiva; 2 Visione ecologica; 3 Visione inter-religiosa; 4 Visione cristica.


NASCITE ALLA LUCE


Luce, luce, luce,
…così intitola una sua opera l’artista Claudio Parmiggiani. In una stanza vuota egli crea un pavimento di puro pigmento giallo, così che affacciandoci alla soglia rimaniamo quasi abbagliati dall’irradiazione di luce che lo spazio emana.
Pollini: così l’artista tedesco Wolfgang Leib chiama una serie di gesti che compie. Egli va nei prati a raccogliere il polline dai fiori e poi lo versa sul pavimento, creando una superficie vellutata quanto luminosissima, in cui lo sguardo è attirato e immerso in uno spazio illimitato, in un baratro senza fondo, in un campo di silenzioso pensiero, di pura energia, di inafferrabile mistero…
Questi artisti evocano un mondo di luce pura e sconfinata, ne sono attratti.
Da dove viene questo desiderio di luce, questo infiltrarsi in noi di una percezione, di una ispirazione, di un risveglio ad una luce sorgiva nella quale tutte le cose sono visibili?
Stupore di un potenziale di Energia luminosa che ci precede ed eccede, che contiene tutte le possibilità che ancora non sono venute al mondo, da cui ciascuno è generato, alimentato, nei confronti del quale ciascuno è invitato a farsi tramite, grembo, nascimento.
Luce pura, come un’evocazione dell’Invisibile che filtra attraverso i nostri sensi, emozioni, gesti, parole, immagini…
Artisti, poeti, santi, uomini e donne di fede… evocano la memoria di una matrice immemoriale, l’emersione di una emersione da un fondo pre-individuale di cui portiamo traccia sensibile dell’Invisibile.
O forse la ospitiamo già da sempre in noi, la Sorgiva, e talvolta emerge o affiora su dalle nostre profondità, e noi ce ne scopriamo attraversati e sorpresi, balbettanti e corrispondenti…
“La luce brilla nelle tenebre… Era la luce vera… quella che veniva nel mondo” (Gv 1,5.9)
“Ringraziamo con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce” (Col 1,12)
Kena Upanisad: “A quale scopo la mente pensa? Chi fa sì che il corpo viva? Chi permette alla lingua di parlare? Chi è l’essere fulgido che ci fa vedere le forme e i colori e ci fa sentire i suoni?”
La Luce è anche l’Aperto.

Finché una luce senza margini d’ombra
illumina l’oscurità del tempo, risale ad uno ad uno i suoi tornanti e m’accorgo di te entrata nella mia vita neppure mi chiedo da che parte e quando e se lo sei o se invece non sei sorta su dalla sua profondità di notte in notte affiorando. - Che farà qui – mi dico mentre splendi e sorridi un sorriso anche mio – forse veglia su di me. Forse affina da sempre il mio pensiero occupato da troppe cose e monco – e ti guardo come sei, già nota sebbene mai prima d’ora veduta e stupisco che l’amore abbia questo volto interno.

(Mario Luzi)


1. UNA VISIONE EVOLUTIVA


“E Gesù, quando iniziò, aveva circa trent’anni, essendo figlio, come si credeva di Giuseppe… figlio di Adamo, figlio di Dio.” (Genealogia in Lc 3,23-38)
È molto interessante notare come l’evangelista Luca, attraverso una sterminata genealogia, connetta la venuta al mondo di Gesù con l’affacciarsi dell’umano in Adamo e finalmente con Dio, Sorgente creatrice. Non solo. Luca prolunga l’incarnazione del Nazareno disseminandola con l’effusione dello Spirito, che si irradia fino alle estremità della terra (Atti 1,8).
Queste dilatate prospettive evangeliche ci autorizzano ad interpretare il mondo come un enorme travaglio creativo, come un cantiere aperto, imprevedibile e inconcluso in cui maturano sempre nuove situazioni, attese e aspirazioni che provocano nuove risposte, pensieri, decisioni, gesti da parte di coloro che si fanno tramite dell’inesauribile potenziale generativo di Dio. Grazie a queste inedite incarnazioni, il mondo viene rinnovato e rilanciato verso soglie ulteriori di sviluppo, verso capacità di offerta e di dono operate dallo Spirito dell’amore.
In questa visione evolutiva possiamo cogliere anche la nascita di Gesù come una gestazione in seno all’universo, che lo ha portato in grembo, perché fosse possibile ad un certo momento della storia umana la sua epifania. Rivelandosi come Dio-Uomo, egli assume ogni particella vivente come espressione della luce divina. Grazie a lui, ogni persona, nessuna esclusa, può scoprirsi coinvolta in una con-creazione umano-divina.
Dio, per avvenire, ci chiede una continua disponibilità ad accoglierlo e a lasciarci trasformare, in uno stato di continua alterazione, passando dall’ego-centrismo alla capacità donativa che caratterizza la dimensione spirituale. Per questo possiamo dire che la sua e la nostra rivelazione non è mai conclusa. Essa appare come l’infaticabile lotta amorosa di Dio per dilatare nelle creature spazi di libertà e di corrispondenza, superando le oscurità, i limiti, le resistenze che possiamo opporgli.
Sviluppando ulteriormente le implicazioni di questa visione, possiamo dire che anche il cristianesimo che si è andato formando dall’evento di Cristo non è un fossile pietrificato nelle sue espressioni, ma è dotato della natura di un organismo vivo che cresce, si sviluppa, si arricchisce, interagisce con gli avvenimenti della storia ed ha così l’opportunità di sviluppare energie vitali ancora latenti, espressioni non ancora fiorite, delle quali ciascuno di noi può farsi manifestazione ed evento: una umanità nuova nasce nelle doglie della nostra nascita allo Spirito.

Mondo in ansia di nascere… Ma stretta è la porta dell’origine, a miriadi si accalcano al principio; legione si contendono lì, al minuscolo forame, l’entrata nel recinto, pochi sono avviati al caldo e alla sostanza della vita. Ma in epoca di grazia oppure d’indulgenza è più soffice lo sbrano, allora
irrompono in gran numero,
restano sì e no un attimo sul baratro e subito pervadono in tutte le sue parti il campo. Eccoli scendono l’uno nell’altro, l’uno dall’altro, cadono generazione entro generazione… E noi dal gorgo d’un oscuro tempo lì, in quello sciame – fila ciascuno il filo luminoso e doloroso della grande trama, fabbrica una storia nella storia la sua cava eternità.

(Mario Luzi in Viaggio terrestre… 22)


2. UNA VISIONE ECOLOGICA

Dopo la visione evolutiva che abbiamo evocato, lasciamo che il Dio nascente accenda in noi un’ulteriore luce, ci apra ad una visione ecologica della realtà.
Il vangelo lucano dell’infanzia evidenzia come la nascita di Gesù attivi un’energia connettiva e relazionale, riveli un respiro di amore che attraversa tutte le creature, aprendole ad un mistero che le differenzia e le accomuna, che respira nelle diversità condivise.
Sembra che intorno al Nascituro si crei una rete (Lc 2) in cui realtà separate e magari contrapposte si connettono: il mondo umano escluso dal sacro (i pastori) e gli animali (i greggi), gli spazi celesti (i cori angelici) e quelli terrestri, l’oscurità e la luce, l’accoglienza dei poveri e la minaccia dei potenti, i vegliardi (Simeone e Anna) e i bambini, le prescrizioni e le trasgressioni…
“Gloria a Dio nel più alto dei cieli, e sulla terra pace agli uomini in cui egli si compiace!” (Lc 2,14).
A fronte di un mondo – il suo, il nostro, di sempre – fatto di corpi personali o sociali, economici o politici, culturali o religiosi che si contrappongono, che vogliono dominare, appropriarsi dell’altro o eliminarlo, la prassi innovativa che inaugura Gesù è un’ospitalità aperta che accoglie e rispetta il mistero di ogni altro incontrato per via, che interagisce con qualunque situazione si trovi coinvolto, confrontandosi senza violenza con la violenza distruttiva agente nella storia.
Molti dei corpi che abitiamo o delle dinamiche comportamentali che alimentiamo sono segnate da preoccupazioni difensive o offensive verso ciò che attenta la nostra particolare visione del mondo o del proprio interesse, che viene assunto come assoluto, agito in contrapposizione a quello dell’altro ritenuto falso, minaccioso, contaminante… Ma esiste anche un altro agire che inizia già a balbettare alla nascita e si intensifica gradualmente nella carne di Gesù, lo conduce ad attraversare le barriere separative elevate e rafforzate dalla paura, per renderle capaci di accogliere le ombre, la vulnerabilità, le passioni, i limiti e le contraddizioni dell’esperienza dentro cui avanza Dio…
Egli è il vino nuovo che straripa dai vecchi contenitori dell’intolleranza e della violenza estirpativa, facendosi lui stesso corpo infranto per eccesso di amore, debordando come spirito liberatore dalle angustie di ogni definizione escludente, nel rispetto delle differenti identità e percorsi.
Grazie allo Spirito cristico, che fa di noi una genesi permanente, diventiamo sensibili alle ferite provocate su tutte le superfici dei corpi umani, animali, mondiali; sensibili alle esclusioni patite a tutte le latitudini e a tutte le profondità della carne. Impariamo a lasciare le nostre assicurate posizioni per un’esposizione, ogni volta arrischiata, alle contingenze e alle imprevedibilità della vita, a ciò che accade al di là di ogni programmazione e di ogni codificazione dell’esistente.
Ci lasciamo aprire ad un di più, all’invisibile nell’altro, al non ancora avvenuto, al Veniente…

“Mi hai portato al largo” abbiamo esultato nel salmo. Ma ora occhi bassi rientriamo. E sono a scongiurarti che le chiese non siano dormire a occhi spenti e le case, le nostre, cemento senza finestre in pallide ovvietà

(Angelo Casati)


3. UNA VISIONE INTER-RELIGIOSA

“Nato Gesù in Betlemme di Giudea nei giorni del Re Erode, ecco, dei Magi giunsero dall’Oriente a Gerusalemme”… “Siamo venuti a rendergli omaggio” (Mt 2,1-2)
Questa scena evangelica illumina la nostra epoca di una nuova luce, ci apre ad una visione inter-religiosa, che si esprime nello scambio dei doni e nell’arricchimento reciproco delle differenti manifestazioni dello Spirito: il Bambino si offre in dono e riceve i doni che gli sono offerti.
Il processo evolutivo ed ecologico, al quale la coscienza umana sta emergendo, rappresenta un nuovo stadio della storia della terra e dell’umanità in cui tutte le culture, lingue e visioni del mondo possono incontrarsi, scambiarsi e testimoniarsi saperi, valori, tradizioni spirituali ed etiche, scoperte tecnologiche…
L’umanità sta rendendosi conto che oggi possiamo essere umani, abitanti del mondo e religiosi nelle forme più diverse, e che lo sviluppo delle culture ha trovato espressioni molteplici, in cui l’una non esclude l’altra, ma può costituire l’occasione per entrare in una interazione benefica con gli altri, può rivedere la propria tradizione a partire da uno sguardo straniero, e accogliere la propria e altrui ricchezza a favore dell’intera e multiforme famiglia umana e cosmica.
Potremmo dire che il nostro orizzonte spirituale si è enormemente ampliato ed è invitato ad abbracciare la multiforme rivelazione del Trascendente che si riverbera in tutta la creazione che Egli alimenta e promuove come Amore.
Abbandoniamo le prospettive escludenti, per cui Dio confiderebbe le proprie verità solo ad alcuni, lasciando gli altri nell’abbandono, per nascere alla luce di un’altra dimensione salvifica: “Non c’è mai stato nessuno, uomo o donna, individuo, società o cultura, che sia nato non protetto dal Suo incondizionato amore e al quale Egli non voglia manifestarsi il più possibile. Per questa ragione esistono le religioni, che consistono proprio nel coglimento e nell’accoglimento di questa Presenza. Per questo tutte si ritengono rivelate” (A.Queiruga).
Questa con-vivenza di manifestazioni del Trascendente ci insegna che non vi è mai una rivelazione allo stato puro, ma è sempre interpretata e contaminata dal contesto storico e dalle categorie culturali che la ricevono, traducono e tradiscono. Ciò fa si che nessuna espressione religiosa possa esaurire l’infinita, potenziale ricchezza della Sorgente, che si riveste delle sue manifestazioni e allo stesso tempo le oltrepassa, le mette tutte in un cammino trasfigurativi e coniugativo, le decentra verso il mistero dell’Aperto, invitandole tutte ad uno scambio arricchente di doni, ad un atteggiamento di rispettoso riconoscimento e di fraterna collaborazione.


E venendo da cenacoli chiusi in prati d’erbe smunte senza refoli di vento l’avventura dei tuoi passi su erbe bagnate colorate d’ignoto da un oltre che segna il tuo passaggio di silenzio. Andavi per pareti di vento. Ed io a inseguire, per acuto di nostalgia
il tuo profumo di vento.

(Angelo Casati)


4. UNA VISIONE CRISTICA

Il cammino di Avvento, costellato di visioni, sfocia nella luce del Natale, nello stupore di una singolare Luce divina che risplende nella carne di Gesù.
Se dovessimo evocare gli atteggiamenti e i sentimenti che furono di Gesù, che scaturiscono dalla Sorgente di amore creativo che lui chiama Abbà, che cosa ci attrae, tocca, convince di lui, tanto da indurci a testimoniare l’incarnazione di Dio nella nostra storia in pensieri, parole e azioni?
Il primo tratto che possiamo cogliere della sua fisionomia riguarda il suo splendore che non abbaglia. Non viene con la forza di una verità soverchiante, che non ammette eccezioni e repliche, che dissolve ogni ombra e mette in fuga l’incertezza e il rischio. Non impone nessuna verità assoluta, dall’alto di una presunta autorità o privilegio, né manifesta quei segni portentosi che noi siamo soliti chiedere, inseguire, dai quali siamo facilmente illusi e delusi.
Lui testimonia lo straordinario nell’ordinario: si avvicina o si fa avvicinare da chiunque incontra per via. Ascolta, vede, si china, incoraggia, rialza, perdona, si fa compagno di cammino e non esclude davvero nessuno dal contatto, a meno che non ci sia disinteresse o rifiuto da parte dell’altro. Il che, spesso, accade in quelli che sanno già chi è Dio, come ci si deve regolare con Lui, e non hanno perciò più bisogno di conversione né di trasformazione.
Egli non fa rumore né clamore, non vuole mettersi al centro della scena, ma si rende discreto perché grazie all’incontro con lui accada una Presenza più grande che accomuna tutte le creature, con la quale si sente in relazione incondizionata, dalla quale si sente inviato. Egli anela infatti a risvegliare in ogni individuo la percezione elementare della Vita che irraggia, vibra e respira in ogni corpo, alla quale acconsentire con fiducia e passione. Apre i sensi al contatto della Gloria che continua ad alimentare e a gioire delle differenze.
Oltre alla sua accoglienza aperta, ospitale ed empatica, che abbatte ogni gerarchia e separazione, gli sta a cuore l’apprezzamento e la promozione della singolarità di ciascuno. Il suo incontro e il suo dire non è mai generico e generalizzato ma si rivolge e coinvolge il suo interlocutore da cuore a cuore, da sguardo a sguardo. Con libertà umile e sovrana, quella che gli viene dall’amore, egli disfa ogni volta le regole, i codici, le scritture, i pregiudizi, gli ordinamenti che non rispettano o non corrispondono agli eventi imprevedibili e inattesi di cui è fatta la vita. Guarda a quello che di umano, di nuovo, di possibilmente felice può sprigionarsi da quella situazione particolare, sciogliendo ogni muro che impedisce alla vita di scorrere e di fiorire nuovamente.
Sembra non esserci per lui cosa più preziosa dal suscitare una libera e fiduciale corrispondenza: “si compia secondo la tua fede!”. Per questo non è il fornitore di garanzie e di assicurazioni sulla vita che non sia un libero e amante mettersi in gioco, un lasciarsi coinvolgere in una creazione che continua, in un nascere che non ha termine, che conduce al largo da appropriazioni, insediamenti e violenze.
Sconcerta questa sua autorità che non è attribuibile a razza, ruolo o appartenenza, che viene presto attribuita al diavolo, alla follia, all’empietà… Ma quale capacità umana, la sua, di accogliere la precarietà e la vulnerabilità delle situazioni che incontra, sprigionando da esse fiducia, gioia, nuove possibilità! Perfino la morte non ha l’ultima parola su di lui, aprendo uno squarcio sull’oltre, da cui effonde lo Spirito senza misura, da ricevere e da donare…
Potremo anche noi essere accesi ed essere generati ogni giorno a questa esistenza testimoniale, cristica?

Non devi attendere che Dio venga a te
E dica: Eccomi. Un Dio che professi la sua forza non ha senso. Devi sapere che Dio soffia in te come il vento Sin dagli inizi, e se il cuore ti brucia e non si vela, c’è lui dentro, operante.

(Reiner-Maria Rilke)

Baldi e Massari a Roma 4-2-08

cliccare per ingrandire le immagini


martedì 15 gennaio 2008

Editori e concorsi

http://verbacartman.splinder.com/post/15510156/EDITORI

Solo un saluto;-)
buon lavoro,
Cecilia

Bando Mezzago Arte 28-2-08

CONCORSO DI POESIA 2008 Risultati del concorso 2007 >>


La Pro Loco di Mezzago in collaborazione con il Settore Cultura del comune di Mezzago, La Biblioteca ed il Circolo Culturale “Le voci della Luna”, con il patrocinio del Comune di Mezzago e della Provincia di Milano indicono il 2° Concorso Nazionale di Poesia “Mezzago Arte”, concorso di poesia in lingua italiana e in dialetto, naturale sbocco dell’esperienza maturata con il precedente concorso intitolato alla nostra concittadina Anna Biella. Il concorso si avvale della prestigiosa collaborazione di Franco Loi, unanimemente riconosciuto fra i più autorevoli poeti dialettali contemporanei, che ha accettato di ricoprire la carica di presidente onorario del concorso. Naturalmente prosegue anche la collaborazione con il Circolo Culturale ‘ Le voci della Luna ’ di Sasso Marconi (BO).

Scarica il Bando 2008

Per ogni ulteriore informazione contattare: Pro Loco di Mezzago - tel. / fax / segreteria 039 6020288
e-mail: concorso@prolocomezzago.it
Biblioteca - tel. 039 6883208 e-mail: bibmezzago@svb.mi.it
www.sbv.mi.it/mezzago/biblioteca

le voci della luna

www.club.it/concorsi
opportunità per poeti e scrittori contemporanei

Su Fiori di vetro

nota di lettura di Carla De Angelis

Tutto è divenire, tutto scorre, ma la poesia di Antonietta Gnerre che di volta in volta si trasforma come l’aria ora in vento, ora in tempesta, ora in nebbia, ora in pioggia ma , mai in un lamento, dona al lettore una rappresentazione sofferta e difficile della vita: “in Irpinia le ginestre / scolorano i piedi / dei contadini… / (…) con le mani nelle ortiche / tra i silenzi dei portoni / che non si aprirono”, e ancora “Se immergo le mani / nella fiumara / trovo i sassi / forse mille sassi / che mi attendono…”
In questi versi ove traspare l’amore per la sua terra, la ricercatezza delle parole per esprimerlo, c’è la fede.
La poetica dell’autrice si esprime con parole semplici eppure ricercate e attente a comunicare sentimenti e sensazioni che ci fanno provare il timore ed il piacere di esserci.
La descrizione della realtà ci avvolge come un velo di affascinante tristezza, ma se non c’è che il dolore che abita il mondo, allora alla poesia di Antonietta Gnerre è dato il compito di sostituire Atlante.

v. anche qui e qui

Il silenzio inaudito 25-1-08

a tutti gli interessati.

se potete diffondere e se volete contribuire con materiali poetico letterari, noi siamo disponibili al dialogo.


Il silenzio inaudito. Poesia e deportazione

Una serata di lettura e ascolto dal " Coro dei superstiti "

brani di: Guccini, Celan, Mandel'stam, Salamov, Sachs, Messiaen...

a cura di Gilberto Gavioli e Sergio Lagrotteria

in collaborazione con il gruppo di lettura Lo Scaffale Capovolto

venerdì 25 gennaio 2008

presso lo Spazio Contemporaneo

ore 21.00

via Dante 6

Sesto San Giovanni (MI)

Metropolitana 1 Sesto Rondò

loscaffalecapovolto@hotmail.it

domenica 13 gennaio 2008

Il cielo ti fugge sul viso (Giovanni Cristianini)


Sono lieto di pubblicare queste poesie di Giovanni Cristianini in parte tratte da Versi ritrovati di cui ho parlato in questo blog, e in parte ancora inediti su carta.

(da Versi ritrovati, Florence Art Edizioni -2007 )


IN CONTROLUCE

in questo meriggio ritrovato
fra i ricordi di un sogno
ripreso in controluce
come il merlo acquaiolo
vorrei piluccare
ancora una volta
le dolci more lucenti
nella macchia ricolma di rovi
a caso scoperta
lassù in cima alla callaia
che nei lunghi giorni
dell’infanzia
facevo ogni tanto per gioco
con il viso sudato
dalla corsa nell’afa

era solo ieri
il sugo delle ciocche mature
m’addolciva in fondo alla gola
la voce secca di sole


ASCESA

pendola il ragno
appeso
a un filo di parole

come un pensiero
malfermo
sonda i flussi dell’aria

attende
che una mano di vento
lo tiri su per la bava
nell’alto cuore del cielo



VIAGGIO

come un naufrago improbabile
passai una vita di clausura
dentro una barca colma di lusinghe
seguendo la rotta falsa
da una sponda all’altra
dell’universo mare
sotto la geometria tolemaica del cielo
con più di mille lune invereconde
a danzarmi sul capo

ventottomila giorni di paura
per disparire nell’immenso



PRENDEVO LA TUA MANO

tu allora sorridevi
ritta sulla porta
del vecchio casolare
che il vento spalancava
ai lampi di brughiera

vestita di fiori
sostavi immobile nel sole
a gustare sottopelle
l’eco stridula
dell’ultima cicala
smarrita fra i ginepri

era quando il cardo
a fine di settembre
metteva i primi getti

ed io prendevo la tua mano
per correre insieme i botri
dove la ghiaia era di fuoco
sotto i nostri piedi scalzi
di fanciulli trasognati

con gli occhi accesi
di trepida vaghezza



ATTESA

la sera è cresciuta
dei tuoi respiri e del tuo
sangue dolente
ancora
sulle dolci colline del Cispa
un tizzo rimane che allunga
cipressi ai tuoi piedi
e rondini chiama a falciare
i fili del giorno

il cielo ti fugge sul viso
come una gioia matura
se lo guardi due volte
è diverso

in mezzo ai malvoni si fa
il tuo sesso più forte
e il fianco si guasta
come un frutto toccato
se lunga attesa vi lascia
i segni dell’erba



(da www.scrivi.com )

DUE SILLABE

un nome di lontano
bussa alla memoria
sono due sillabe soltanto
un sussurro appena
cullato da un refrain
in sottofondo
che sempre l’accompagna

poi che mi colse al cuore
come una freccia infuocata
il lampo del magico sorriso
fiondato addosso a tradimento
dalle sue labbra in fiore

quasi una dolce carezza
che tocca e seduce ancora


GHIRIBIZZI DEL CUORE

fuori dalla notte illune
mi portavo un sogno d’amore
per serbare le dolci chimere
ai miei occhi in beato dormiveglia

era quando dileguava l’aurora
in un lago di gelida luce
alle soglie del giorno levante
che saliva le rampe del cielo
e accecava i ghiribizzi del cuore

così al primo raggio di sole
la piccola dea spogliata con garbo
e coperta di baci a non finire
svaniva d’un tratto alla mia vista
proprio quando per fingere pudore
s’era avvolta ignuda nel lenzuolo
sospirando di spegnere l’applique


SE TI AFFACCI A UN SOGNO

se ti affacci a un sogno
e mi torni alla mente
sento di nuovo in bocca
il sapore d’un sorriso
assaggiato per capriccio
una sera lontana d’estate
alla cena di commiato
dell’ultima liceo

e tu così
come appari nel ricordo
lasci ancora un profumo
di gomma alla menta
dai labbri appena passati
di lacca rosso corallo
che per vezzo mi porgevi
stampati sul filo
del nostro primo calice
di champagne

fu l’audace sfida
d’una notte un po’irreale
a farmi abboccare
l’esca di quel bacio
quando oltre il fondotinta
vidi salire sulla gota
inattesa una vampa di pudore


LACRIME SINCERE

ora che so di morire
forse già avanti buio
in questo letto di rimpianti
vorrei lasciare in fretta
un soffio della mia anima
in qualcosa che resti vivo
dopo la mia scomparsa

come il fiore del geranio
affacciato alla finestra
o come la piccola falena
che ogni sera con vaghezza
è qui a farmi compagnia
con l’ombra dei suoi voli
attorno al paralume

sarei così con loro
a versare su di me
qualche lacrima sincera





Giovanni Cristianini, goriziano, è medico e insegnante universitario. Come poeta si è formato, negli anni ’70, in seno a gruppi di giovani autori che si rifacevano al neo-realismo lirico. Suoi testi sono inclusi in varie antologie e recentemente Florence Art Edizioni ha pubblicato la sua silloge “Versi ritrovati”.

Gorizia, 09/01/2008

POESIA A TEATRO 20-1-08

Recital dedicati a poeti romagnoli di origine e di destino (con qualche licenza poetica)

POESIA A TEATRO

Foyer del Teatro Bonci - Cesena

Domenica 20 gennaio 2008, ore 21


Angela Baviera e Gabriele Marchesini leggono

Franco Casadei e Emily Dickinson

a cura di Franco Pollini

venerdì 11 gennaio 2008

Poesie sporche di sabbia


recensione alla nuova silloge di Stefano Bianchi pubblicata su «Il Ponte» del 13-1-08

(cliccare sull'immagine per ingrandirla)

Buone notizie da Giulio Perrone

Salve,

approfittando dell’occasione per fare i migliori auguri di un 2008 pieno di soddisfazioni anche letterarie, segnaliamo tutte le iniziative del mese di gennaio:

Per chi scrive:

Parte l’iniziativa “i grandi temi della poesia” con una serie di antologie poetiche introdotte ognuna da un testo inedito di un grande poeta contemporaneo. Prima tematica “l’amore”. Per partecipare è sufficiente inviare da una a tre poesie in unico file word completo di dati (nome, indirizzo, email, telefono) Per maggiori info clicca qui www.giulioperroneditore.it/news/i_grandi_temi_della_poesia

Con il 2008 tornano le “Istant-anthology”. Primo tema dedicato a San Valentino e in particolare ai matrimoni falliti o sfumati, finiti male o continuati peggio. Per partecipare è sufficiente inviare da uno a tre racconti in unico file word completo di dati (nome, indirizzo, email, telefono) Per maggiori info clicca qui www.giulioperroneditore.it/news/l_instant_anthology_di_febbraio_un_nuovo_anti_sanvalentino

Nasce LAB, il nostro nuovo marchio dedicato agli autori emergenti. Per maggiori info clicca qui www.giulioperroneditore.it/blog/gpe/lab_un_nuovo_marchio_editoriale_dedicato_agli_scrittori_emergenti

Per chi legge:

Continuano i nostri speciali pacchetti sconto sulla collana Racconti d’Autore e sulla collana iClassici. Sconti del 30% sui nostri migliori libri 2007.
Per maggiori info clicca qui www.giulioperroneditore.it/news/inizia_il_nuovo_anno_con_uno_dei_nostri_libri_in_promozione

Per chi partecipa:

Al via a marzo la V edizione de iLaboratori, corsi di editoria, scrittura creativa, giornalismo culturale, traduzione, poesia, libraio… Per maggiori info scrivi a ilaria.arca@giulioperroneditore.it

Tieni sempre sott’occhio la sezione eventi del sito, anche questo mese reading, aperitivi, cene, presentazioni...

La Redazione
www.giulioperroneditore.it

giovedì 10 gennaio 2008

Se v’è una faglia un appiglio (Luca Paci)

«e tessiamo tessiamo lo sguardo»: versi, mi pare, venati di un certo vitale sarcasmo, questi di Luca Paci: ha un approccio affatto ironico con i vezzi poetici che riducono la versificazione a canzonetta stereotipata. Luca gioca con maestria con la “tradizione” facendo un po' il verso a certo sperimentalismo neofuturista o a un dannunzianesimo pascoleggiante, lanciando al contempo segnali spiazzanti (e criticamente del nostro tempo): «cose perdute lontanedistese // le cosce innevate di neve // assetate & assiepate»; «È strano qui nella stagione / delle foglie verde acrilico / che non vogliono cadere, / non potersi incontrare». Immagini come quella dei fogli «spennati dalle piume // del calendario» restano impresse e sembrano porci la vecchia domanda (qui però modernizzata e più consona allo Zeitgeist del nuovo millennio, se così si può dire, per quanto anch'esso in fondo ridotto a mero simulacro) se la vita sia o no un (tragicomico) cartoon.

I

Parigi sveglia un treno sferraglia
solingo un capotreno
capigliatura vestito fischietto e tutto
i pregiudizi dei passeggeri si librano nel cielo

biancospino riposa sul ciglio del vaso
e non ti veggo più non ti veggo
la mia signora cuprea lecca un gelato

se v’è una faglia un appiglio
perché il gelo si sgeli
una musica un pretesto un ritardo
ronzio di mosche e scarpe di vacca francese

braccia rosa coi bei seni di matrona
sorride lecca dolce lecca senzaposa
e tessiamo tessiamo lo sguardo


II

Ancora distese

le braccia sul corpo

un filo

di voce di senso di porto

di mare di acque di picchi

di sbocchi di

cose perdute lontanedistese

le cosce innevate di neve

assetate & assiepate

crediamo compiute ma

pingue il tempo s’espande

e frange l’onde di spuma di corpo di neve

distese il suo peso nel solco

e dentrodistese annevate incompiute assetate

di volti di braccia lasciate

cadere sul corpo>>


III

È strano qui nella stagione
delle foglie verde acrilico
che non vogliono cadere,
non potersi incontrare
al bilico d’un crocevia come
una volta in macchina furtivi
a parlare dell’immaterialità
del nostro vivere.

Porte chiudono all’imbarco
dell’aereoporto e bagagli
pesano di panni e decisioni
prese sul pelo del caso.


IV

forse il cadere deciduo

di fogli & foglie

spennati dalle piume

del calendario

plic plic

di goccia

arancia rossa

riflessione riflessa

questo ingannare il tempo

e morire la morte

d’un momento

E poi passa


V

Via dalla penisola
del gabbiano – sciacallo
l’onda torna sempre e si rincarna
la grammatica del tempo
spiove su rocce in granito.

Risorge la stella del mattino
apparsa ad uomini ed insetti
in egual misura ad ordinare
le carte senza pregiudizio
o rimpianto semplicemente
vivendo.

Via dalla penisola
del gabbiano – sciacallo
un suono di pesci muove il flusso
dell’onda bottiglia color del vino.

(Galles, penisola del Gowar, estate 2002)


Luca Paci (Novara, 1970) ha conseguito una laurea in Lettere e Filosofia all’Università di Pavia e all’università di Swansea (Galles) con un PhD con una tesi sulla teoria della storia in Croce, attualmente in corso di pubblicazione. Nel 1994 ha vinto il premio internazionale di poesia di Giulianova Terme e pubblicato una raccolta di poesie in inglese (The Fine Line, Chanticleer Press, 2005). Ha tradotto e curato l’edizione inglese de La Ragazza Carla di Elio Pagliarani (Troubador, 2006) ed è fra gli autori dell’antologia Poesia del dissenso 2 (Joker, 2006). Ha collaborato ad un film sull’architettura urbana per la Biennale di Venezia e codiretto il videopoema London Trip-tych (Dubious Audio, 2007). Vive e lavora a Londra.


La verità ferisce chi la dice / A volte. Lo impala.

su poesia.corriere.it a cura di Ottavio Rossani:

Marco Guzzi: coniugare divino e umano per la rigenerazione dell'uomo nella crisi contemporanea

mercoledì 9 gennaio 2008

Su L'analisi di infinite conseguenze

recensione di Vincenzo D'Alessio G.C.F. Guarini
via Sala, 29 – S. Felice
83025 – Montoro Inferiore (AV)

Raccolta di esordio di Marco Zavarini, L'analisi di infinite conseguenze ha un'epigrafe affettiva rivolta a Mary – ispiratrice del soffio vitale che ha impresso alle parole la forza della poesia.
Una scrittura analitica, carica di ossimori, alla ricerca di identità nascoste: quelle dell'anima, parola che affiora nelle composizioni poetiche con alterne frequenze. L'anima è per il Nostro il diritto di esistere.
Altro tema ricorrente risulta l'infanzia, il bimbo imperfetto, incapace di «attraversar la strada» (p. 58): unico verso dove il verbo attraversare viene utilizzato nella forma classica, privo della vocale finale. Nei versi prende corpo il mondo dell'ignara forma antropomorfa e la «tigre (feroce) che aspetta / fuori dalla finestra» (p. 58): la realtà contingente, la scatole cartesiane (p. 64), incapaci di sedare «la solitudine originaria che sbrana la pancia» (p. 66).
Frammenti compositi di una poetica ragionata, ricercata nel tempo, ripiegata nelle membra umane, somatizzata… che nella versatilità denuncia il disagio del mondo attuale, in cui il poeta vive, la terra promessa dalla quale il Nostro viene e che la società attuale del superfluo ha generato.
Le poesie, brevi, sono disposte sulle pagine in modo alterno: in alto a sinistra, in basso a destra, il bianco del foglio in mezzo. Questa disposizione dà vita ad una strada immaginaria dove la collocazione dei versi somiglia ai limiti dell'esistenza. Sillabe di un alfabeto di ricerca. di una forza di attrazione verso «verità e origini» (p. 37). Il poeta ha nella penna la volontà di affinare il proprio linguaggio poetico. Come rileva Caterina Camporesi nella postfazione: «idealismo e realismo s'incontrano, si stringono in un abbraccio, perché il cielo è disposto a chinarsi, il principe azzurro a macchiarsi di sangue e il sogno a ricevere le tempeste della realtà.»
«La mia anima / rivendica / il diritto di esistere» (p. 28): è l'azione di queste composizioni, la partenza del poeta dal porto sicuro delle origini verso le insidie del mare-umanità.

scuola di poesia 5

pro e contro le briciole (nel taschino) - "nel cesso incantato" (Antonio Porta) - la cameretta e il letticciolo (di Tracey Emin) - scrivere (bene) sulle "piccole cose" è difficilissimo - la Grazia senza la Cerimonia, e altre "piccole cose"


lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/01/08/


con ogni bene, davvero
massimo

Su Fiori di vetro di Antonietta Gnerre



(cliccare sull'immagine per ingrandirla)
scheda del libro qui

Concorso "Una terra di leggende" 15-5-08



REGOLAMENTO CONCORSO LETTERARIO

Articolo 1. Il Parco regionale dei Castelli Romani, con la collaborazione di Daniele Borghi (Organizzazione Premi Letterari), bandisce la prima edizione del Premio Letterario Internazionale "Una Terra di Leggende".
Il Concorso è articolato in 2 sezioni: Poesia inedita e Racconto inedito. Due sottosezioni sono riservate agli studenti delle scuole secondarie dei Comuni del territorio del Parco dei Castelli Romani. Sono ammessi scrittori di ogni nazionalità purché le opere siano tradotte in italiano. Per tutte le sezioni il tema sarà "LA NATURA", nell'accezione più ampia del suo significato. Ogni autore potrà partecipare a entrambe le sezioni senza limitazioni.

• Per la Poesia inedita la lunghezza massima dovrà essere di 30 versi.
• Per il Racconto inedito i testi non dovranno avere una lunghezza superiore alle otto cartelle standard (14.400 battute).

Articolo 2. A parziale copertura delle spese è richiesto un contributo di 10,00 Euro per ogni opera presentata. Tale somma dovrà essere versata sul conto corrente postale n° 76067586 intestato a Daniele Borghi, via Monte Zeda 9, 00141 Roma, con la causale: Concorso letterario.
Dal contributo sono esentati gli studenti delle sottosezioni di cui all’art. 1

Articolo 3. I plichi, uno per ogni opera presentata, dovranno essere indirizzati a: Premio Letterario Internazionale "UNA TERRA DI LEGGENDE" via Cesare Battisti 5, Rocca di Papa, 00040 (Roma). Al suo interno ci dovranno essere due buste separate. Una dovrà contenere cinque copie cartacee e una su supporto elettronico (floppy o cd) del testo. La seconda dovrà contenere le generalità, i recapiti dell'autore, la copia della ricevuta di versamento ed una dichiarazione in cui si garantisce la mai avvenuta pubblicazione dell'opera e la proprietà dei diritti della stessa. I plichi dovranno pervenire entro il 15 maggio 2008 presso la sede del Parco dei Castelli Romani, farà fede il timbro postale o il protocollo dell’Ente per i plichi consegnati a mano.
I manoscritti inviati non saranno restituiti e le decisioni della giuria sono inappellabili.

Articolo 4. L'Ente Parco Regionale dei Castelli Romani si riserva la facoltà di pubblicare le opere vincitrici del Premio ed eventualmente quelle segnalate dalla Giuria.
I concorrenti prescelti cedono gratuitamente i diritti di pubblicazione.
Le opere vincitrici delle due sezioni a carattere internazionale saranno premiate con 500,00 Euro cadauna.
Le opere vincitrici delle due sezioni riservate agli studenti del territorio del Parco saranno premiate con la collana delle pubblicazioni del Parco e un I-Pod.

La partecipazione al Concorso comporta la completa accettazione del seguente Regolamento.
La cerimonia di premiazione avverrà entro il 15 ottobre 2008, data e luogo verranno resi noti sul sito www.parcocastelliromani.it in tempo utile.

Articolo 5. Si informano i partecipanti che i dati acquisiti saranno utilizzati ai sensi dell'articolo 10, D.Lgs. 196 del 30 giugno 2003 esclusivamente per le comunicazioni relative al Premio Letterario. Chiunque lo desideri potrà richiederne la cancellazione.

Ardea Montebelli a Santa Cecilia 20-1-08




DOMENICA 20 GENNAIO 2008 - H. 16 - 18,30
presso il Monastero Santa Cecilia
Piazza di Santa Cecilia - Roma

Dall’antigiudaismo ad una fraternità riconciliata
Meditare insieme dopo la shoah

- Presentazione del libro di Poesie di Ardea Montebelli: Ma tu non dartene tormento (Guaraldi, 2005) a cura del Rav Ariel Di Porto;

- Interpretazione delle Poesie stesse da parte dell’Autrice;

- Testimonianza del Rav Vittorio Della Rocca, che ricorda con noi il giorno della deportazione da Roma degli Ebrei, il 16 ottobre ’43;

- Riflessioni di Studenti Romani recentemente in visita ad Auschwitz;

- Momento di Preghiera della Madre Maria Giovanna Valenziano, Badessa del Monastero di Santa Cecilia;

- Momento di Preghiera del Rav Ariel Di Porto, Rabbino della Comunità Ebraica di Roma;

- Momento di Preghiera di Mons. Guerino Di Tora, Direttore della Caritas Diocesana di Roma;

- Possibilità di brevi interventi dei presenti;

- Momento di Preghiera Corale a conclusione dell'incontro, sul tema del Salmo Il Signore è il mio Pastore.


Gli interventi saranno intercalati da brani musicali proposti
dal Chitarrista Maestro Vasco Vannucci

martedì 8 gennaio 2008

Il silenzio della poesia a Francavilla 16-2-08

Sabato 16 febbraio 2008

presso il

MUMI – MUSEO MICHETTI
Francavilla al Mare (CH)
Piazza San Domenico 1
Tel. 085 4911161
www.fondazionemichetti.it

con il Patrocinio del Comune di Francavilla al Mare e della Provincia di Chieti
in collaborazione con l’Associazione Culturale Alento

Il silenzio della poesia
per ascoltare, riflettere, dialogare
(scarica il programma doc)

Sessione del mattino dalle ore 11:00 alle 12:45

Saluto del sindaco Roberto Angelucci, relazione introduttiva di Massimo Pasqualone
interventi di Angela Barlotti, Angelo Fillippo Jannoni Sebastianini, David Aguzzi,
Adele Desideri e Ottavio Rossani


Sessione pomeridiana dalle ore 15:00 alle ore 18:00

Letture dei poeti:
Alessandro Seri, Alex Celli, Antonietta Gnerre, Carla De Angelis, Caterina Camporesi,
Colomba Di Pasquale, Cristian Pretolani, Enrica Musio, Francesco Accattoli, Filippo Amadei,
Giampaolo Vincenzi, Gianmaria Giannetti, Guido Matteo Gallerani, Guido Monti,
Italo Radoccia, Massimo Pasqualone, Matteo Zattoni, Morena Fanti, Riccardo Burgazzi, Rita Giurastante,
Stefano Bianchi, Stefano Cattani, Stefano Leoni

Segue dibattito fra autori e pubblico.

Modera la giornata Alessandro Ramberti

Spettacolo conclusivo di folk abruzzese
a cura dell’Associazione “Emozioni Teatine” di Torrevecchia Teatina


Si ringrazia per la proposta del tema e la fattiva collaborazione a tutto campo
Massimo Pasqualone


FaraEditore
L’universo che sta sotto le parole

Per informazioni: info@faraeditore.it– tel. 0541-22596
Massimo Pasqualone:massimopasqualone1@alice.it



Notizie sui partecipanti

Adele Desideri, studiosa di fenomenologia delle religioni, vive e lavora a Milano. Svolge attività critica per siti e riviste culturali. Ha pubblicato Salomè (Il Filo, 2003); Non tocco gli ippogrifi (Campanotto 2006); le plaquettes Aforismi e Hommage à Piero Manzoni (Pulcinoelefante, 2005). È inserita nelle antologie Officina della percezione II (Anterem - Biblioteca Civica di Verona, 2006; Milano in versi, una città e i suoi poeti, a cura di A. Gaccione (Viennepierre, Milano, 2006); Con gli occhi di un gatto, a cura di Vera Ambra (Akkuaria, Catania, 2007). Finalista al Festival Nazionale di Poesia Italiana Città di San Pellegrino Terme 2006, più volte menzionata al Premio Lorenzo Montano, ha vinto il IV Concorso Internazionale di Poesia Giuseppe Longhi, Romano di Lombardia, 2007. La poesia Inganno (da Non tocco gli ippogrifi) è citata nella tesi di laurea di Carla di Quinzio, Dopo il figlicidio come dare spazio alla speranza, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Milano, 2006. Collabora con il «Quotidiano della Calabria».


Alessandro Seri è nato nel 1971 a Macerata dove vive. Il suo primo libro,
E mi guardi con gli occhi di un gatto nero (Blu di Prussia Editore), è del 1998; è presente nelle antologie L’apparecchio di Junior (Editrice Zona, 2002), Nodo Sottile 3 (Crocetti Editore, 2002) e L’opera continua (Giulio Perrone Editore, 2005). A gennaio 2006 è uscito il suo secondo libro Rampe per alianti per Pequod. Sue poesie sono apparse su: «Piccole Città», «Hortus», «Atelier», «Poesia», «Ulisse», «L’attenzione», «La poesia e lo Spirito», «farapoesia» e «Nazione indiana». Recentemente è stato selezionato per rappresentare l’Italia al meeting internazionale “Poetas” dell’Università di Coimbra in Portogallo.



Alex Celli è nato a Rimini nel 1979. Ha pubblicato con Fara
Chicken Breast (2002) e la raccolta di racconti “Quando tendo all’infinito” (2004) inclusa in Antologia Pubblica. Di giorno studia e lavora, mentre di notte assume l’identità segreta di Chicken Breast scorazzando per la sua amata Santarcangelo. Per maggiori informazioni si rimanda alla Compagnia S.E. (Fara, 2005).



Angela Barlotti è nata sulle colline faentine e si interessa di biblioteche e servizi informativi in modo particolare rivolti a utenti disagiati (detenuti, stranieri, biblioterapia, ecc.); ha favorito la nascita di biblioteche, centri documentazione e servizi informativi, laboratori di lettura, di poesia, incontri con autori, giornalisti, anche in luoghi insoliti. È attiva da anni nella formazione culturale in carcere e nella promozione degli autori migranti.





Angelo Filippo Jannoni Sebastianini, romano, fonda il movimento artistico denominato IL TEMPIETTO, dal luogo di Villa Borghese a Roma, dove un piccolo gruppo di ricercatori dell’arte si riuniva ogni giorno per compiere un impegnativo lavoro di sperimentazione. All’aperto, sempre a contatto con la natura, si snodava un percorso di sofferta crescita, insieme artistica e di vita. Dopo aver lavorato in grandi teatri come attore, regista o produttore (ricordiamo solo Il Sistina di Roma con Orfeo 9 di Tito Schipa jr.), dà vita a una fucina di prodotti “artistici” in senso lato: performances teatrali, composizioni musicali (è autore fra le altre cose di una composizione strumentale e vocale intitolata Concerto per Adamo ed Eva che ha avuto numerosissime esecuzioni), a una vera e propria scuola pittorica di sua ispirazione, e organizza una serie infinita di concerti di musica classica proponendo nuovi talenti, giovani, ma straordinariamente bravi, che non trovano accoglienza nei circuiti tradizionali, chiusi, si sa, alle novità. La sua grande versatilità non lo rende un artista superficiale: la verve e la forza della sua recitazione stanno nel darsi, senza riserve mentali, al personaggio, alla parola, con sacro rispetto per questa forma di espressione e per l’autore. Molto significativi gli spettacoli di poesia e musica (Quello sberleffo di musicista che era Erik Satie, Chopin e Leopard, Pierino e il Lupo) e le sue innumerevoli regie. Collabora con varie compagnie teatrali. Insegna pittura (anche per ragazzi con gravi handicap fisici o mentali). È dall'origine (1980) Direttore Artistico dell’Associazione Culturale IL TEMPIETTO.

Antonietta Gnerre è nata ad Avellino nel 1970 e vive a Prata di Principato Ultra. Ha studiato all’Istituto “S.G. Moscati” di Avellino Scienze Religiose e ha poi conseguito il Magistero in Scienze Religiose all’Istituto S. Matteo di Salerno con una tesi sui Diritti dei Fanciulli. Ha superato presso la Diocesi di Avellino l’Idonietà/Abilitazione all’insegnamento della religione Cattolica per ogni ordine di scuola. Ha pubblicato
Il Silenzio della Luna (Menna, 1994), Anime di Foglie (Delta 3, 1996), Fiori di vetro (Fara, 2007). È presente in varie antologie e ha ricevuto numerosi riconoscimenti a concorsi di carattere nazionale.


Carla De Angelis è nata a Roma, città dove vive e lavora, nel 1944. Nel 1962 ha conosciuto il poeta Luigi Bartolini e pubblicato i primi versi nella rivista internazionale «Pensiero ed Arte». Nel 1965 ha vinto un diploma del Premio di Poesia “Vega” e collaborato all’antologia dedicata a Dante Alighieri nel VII centenario della nascita. Ha partecipato ad attività artistiche nel sociale. È stata pubblicata da Aletti Editore in tre antologie poetiche degli anni 2005e 2006. Con Fara ha pubblicato la raccolta di poesie
Salutami il mare (2006) e il saggio, dialogato con Stefano Martello, Diversità apparenti (2007) entrambi premiati al Kriterion 2007.



Caterina Camporesi è nata a Sogliano al Rubicone (FC) nel 1944. Vive tra Rimini, la Garfagnana e Roma. Svolge l’attività di psicoterapeuta. Già condirettrice de «La Rocca poesia», e redattrice de «Le Voci della Luna», collabora con Sinopia (www.sinopiaonlus.org) e con riviste cartacee e on-line come «Fili d’aquilone». Ha pubblicato: Poesie di una psicologa, Sulla porta del tempo,
Agli strali del silenzio e Duende (Marsilio, Collana elleffe, Venezia, 2003). È presente nell’antologia La coda della Galassia e ne La linea del Sillaro (Campanotto, 2006). Si occupa di poesia boliviana. È appena uscito Solchi e Nodi (Fara, 2008).



Colomba Di Pasquale è nata a Lilla (Francia) il 25 agosto 1968. Insegna in una scuola primaria di Recanati dove vive. È laureata in Giurisprudenza e Scienze politiche nonché abilitata alla libera professione di avvocato, ma ha scelto di essere un’educatrice. Ha pubblicato:
Viaggio tra le parole nel 2006 con Del Monte editore e Una vita altrove con Nicola Calabria Editore nel 2007. La poesia le scorre nel sangue da sempre. La sua famiglia di origine risiede a Lama dei Peligni in provincia di Chieti. Si trova a Recanati per motivi di lavoro avendo compiuti gli studi universitari a Macerata.




Cristian Pretolani è nato a Forlì il 4 settembre 1978. Esordisce pubblicando due poesie nell’agenda
Dimenticario (“L’Ortica”, Forlì). La poesia Famiglia viene accolta nella rivista «Arsi Amandi». Dal 2003 partecipa al “Progetto creatività” presso l’ITC Matteucci di Forlì, collaborando con la Prof.ssa di Lettere Catia Baffioni nell’insegnamento di composizione poetica. Nel 2004 pubblica Pillole (AM Edizioni, Marotta), la sua prima raccolta; nel 2007 L’era di Atlantide (Tinarelli, Bologna). Collabora con quotidiani e televisioni locali e organizza eventi come “A cena con il poeta” e “L’aperitivo con il poeta”. È lettore e attore di poesie della Compagnia Teatrale “Gli Slan”.



David Aguzzi è nato a Rimini nel 1966, vive a Riccione. Laureato in Sociologia, si è specializzato in Teorie e tecniche della comunicazione. È docente nei corsi di Formazione della Regione Emilia Romagna. Vice-presidente dell’Associazione Nuove Catarsi, di cui è stato uno dei fondatori, ha pubblicato saggi e articoli sulla rivista «Catarsi» che ne è l’espressione. Cofondatore della Cooperativa Sociale Tanaliberatutti di Riccione (ludoteche, Ludobus, progetti extrascolastici, informagiovani, orientamento, progetti formativi), ne è stato dal '95 al 2000 presidente. Fra le altre cose ha pubblicato:
Il dono di Davide. I volontari e la rete di solidarietà. Ama da sempre la poesia.



Filippo Amadei, nato il 16 novembre del 1980 a Ravenna, vive a Forlì. Diplomato al Liceo Classico “Gian Battista Morgagni”, si è laureato nel dicembre del 2003 in Economia Aziendale, all’Università di Bologna, sede di Forlì. Attualmente lavora presso uno studio di consulenza aziendale. Sue poesie, scelte da Maurizio Cucchi, sono state pubblicate rispettivamente sul n. 436 dello «Specchio della Stampa» e sulla «Stampa Web» del 20-07-2007. Ha vinto la Sezione Giovani del Premio nazionale di Poesia “Aldo Spallicci” 2004. Nell’estate del 2005 pubblica la sua prima raccolta di poesie intitolata
La Casa sul Mare (Il Ponte Vecchio, Cesena). È tra i fondatori dell’Associazione “Poliedrica”, nata nell’agosto 2007 con lo scopo di diffondere il messaggio artistico nelle sue molteplici forme.




Giampaolo Vincenzi insegna Italiano e Letterature comparate presso l’Università di Macerata, e svolge un Ph.D. all’Università di Siviglia. Critico letterario, saggista e consulente editoriale, scrittore di prosa e di parole ordinate ama vivere utilizzando ed usufruendo dei testi come strumento etico. Occupandosi di teoria della traduzione letteraria, ha anche provato a praticarla traducendo dal francese (Supervielle, Frénaud, Char, Picouly) e dallo spagnolo (Girondo, Borges, Conde, Vallejo). Legge alcuni testi che riguardano normali resurrezioni dalla sua prima raccolta poetica
La vigilia dei nostri sensi, Giulio Perrone Editore, 2007. Ha appena pubblicato con Giulio Perrone, la traduzione de La testa del negro, un noir eroicomico di Daniel Picouly.






Gianmaria Giannetti si è laureato in Filosofia Estetica all’Università degli Studi di Milano. Artista e poeta ha esposto in varie città europee e italiane.
Ha pubblicato di poesia:
Escatologia (di una piuma) (Ed. Il Filo); Appunti di un terrestre, (GiulioPerroneEditore), la plaquette “La storia di Vera Blu” ne La coda della galassia (FaraEditore). Nel 2006 è uscita la sua prima monografia edita da Silvana Editoriale.






Guido Mattia Gallerani è nato a Modena (1984). Laureato in Lettere Moderne a Parma con una tesi sul problema dell’oggettività nella poesia di Giampiero Neri, ha studiato all’Université de la Sorbonne Nouvelle – Paris III. Ha partecipato al convegno L’esperienza (2003) organizzato dal settore Fondamenti Filosofici e Letterari della Modernità (direzione prof. Marzio Pieri), Ateneo di Parma, tenendo una lezione sulle possibilità di lettura pedagogica del poemetto Gli sguardi i fatti e senhal di Andrea Zanzotto. Ha pubblicato saggi critici sull’«Archivio on-line del Centro Studi Archivio Barocco». Ha collaborato al cortometraggio Metropotamie, Bergervoet production, soggetto di F. Iarlori. Organizza eventi culturali legati al mondo della poesia. Come poeta ha vinto la sezione giovani Renato Giorni 2004, Guido Gozzano, e ha pubblicato su alcune riviste e antologie (Le voci della luna). Ha partecipato al Marché de la Poésie 2007 a Parigi presso le Éditions Éoliennes. Ha tradotto il poeta Pierre Bonnasse.

Guido Monti è nato a S. Benedetto del Tronto (AP). Si è laureato a Bologna, dove vive. Ha collaborato con il Centro di Poesia dell’Università di Bologna alla realizzazione di alcuni progetti culturali. Sue poesie sono apparse nella rivista «Clandestino» e sulla fanzina di baobab «Laboratorio Giovani Scritture» diretto da Giuseppe Caliceti. Svolge l’attività di operatore sociale. Ha pubblicato nel 2007 per Book editore nella collana “Quaderni di Fuoricasa” diretta da Alberto Bretoni
Millenario inverno, la sua opera prima. Ha vinto il premio Contini Bonacossi per l’opera prima ed è stato finalista al Città di Chieri e al Città Orta S. Giulio.




Italo Radoccia è nato a Vasto il 15.11.67. Magistrato, è attualmente in servizio presso il Tribunale di Chieti ove svolge le funzioni di Giudice del Lavoro. È stato Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Crotone dal 1999 al 2005, occupandosi di fenomeni criminali internazionali come la tratta dei clandestini ed esercitando funzioni di Pubblico Ministero in vari processi di N’drangheta. È stato docente a contratto di materie giuridiche presso l’Università della Calabria dal 2002 al 2005 e attualmente è docente a contratto presso l’Università “D’Annunzio” di Chieti. Collabora con riviste giuridiche quali «Giurisprudenza di Merito» Giuffrè, «Corti Calabresi» ESI, «Nuovi studi politici» Bulzoni e «Archivio giuridico» Mucchi. Nel 2004 pubblica Diritto e beni culturali (ESI, Napoli), opera in cui evidenzia come il patrimonio culturale di una Nazione rappresenta tangibilmente l’anelito di ogni popolo verso l’eterno, e ciascuno ha il diritto di fruirne. Membro dell’associazione Europea Giudici Scrittori (EUGIUS), ha vinto il suo primo premio di poesia a 10 anni con la lirica Le conchiglie al Città di Avellino Gran Trofeo Verso il Futuro. Nel 1999 pubblica la silloge L’ago della meridiana (Menna, Avellino), devolvendo il ricavato delle vendite a opere di beneficenza.

Massimo Pasqualone ha pubblicato due sillogi in vernacolo (
Che ce ne freg’a me e Vijate a te) e una in lingua (Agende Postmoderne) e i saggi Il Pascoli conviviale. Tra poesia e filosofia, 1996; Dal valore alla vita. Considerazioni sull'etica di Francesco Orestano, 2000, La dimensione etico-religiosa nella poesia dialettale di Natale Cavatassi, 2000; Etica, persona e ambiente, 2001; Primo Fiocchi poeta dalla parte di Dio. La vita, il pensiero, la poesia, 2003; “Per una Pastorale delle Comunicazioni Sociali” in G. Cocco-M. Pasqualone e D. De Simone, Verso un nuovo Areopago. Per una introduzione alle Comunicazioni Sociali, 2003. Insegna Filosofia Morale all’Università G. D’Annunzio, Etica e Storia della Filosofia all’Istituto Superiore di Scienze religiose “S. Pio X” di Chieti.

Matteo Zattoni (Forlimpopoli 1980) è laureato in Legge. Ha pubblicato in «Specchio», «Capoverso», «Gradiva», «Confini», «La gru», «Nabanassar», «Faranews», «La costruzione del verso»,
Il segreto delle Fragole 2004, Poeti romagnoli d’oggi e Giovanni Pascoli (Il Ponte Vecchio 2005), La riqualificazione urbana e altre poesie (Coen Tanugi 2005), La realidad en la palabra: Escritores italianos del siglo XX y nuestros días (Editorial Brujas 2005), Orchestra – numero uno (LietoColle 2007), Scorie contemporanee (2007) e Poeti romagnoli d’oggi e Charles Baudelaire (Il Ponte Vecchio, 2007). Ha vinto la Sez. Giovani del Premio Aldo Spallicci 2003. Con Il nemico (Il Ponte Vecchio, Cesena 2003) ha vinto ex-aequo la sez. opera prima al Premio Giuseppe Giusti 2003. È incluso in Nuovissima poesia italiana (Mondadori, 2004). Ha vinto il concorso Opera Prima 2004 pubblicando Il peso degli spazi (LietoColle, 2005), recensito sull’Almanacco dello Specchio 2006.

Morena Fanti, giornalista e scrittrice, vive in una casa immersa negli alberi della campagna bolognese. Collabora al quindicinale «La voce dell’Isola» e alla rivista culturale «Pentelite» di Salvo Zappulla. È redattrice del litblog Viadellebelledonne. Ha pubblicato il libro
Orfana di mia figlia (editore Il pozzo di Giacobbe, 2007). Ha collaborato come curatrice alla preparazione della Antologia del Concorso di Emozioni di Manuale di Mari, edizioni Kimerik, presentata alla Fiera del Libro di Torino maggio 2007.



Ottavio Rossani (Sellia Marina, 1944) è poeta, scrittore, pittore e giornalista. Per il «Corriere della Sera» ha scritto di politica, economia, cultura, cronaca e cura il blog poesia.corriere.it. Ha intervistato molti personaggi in Italia e all’estero. Ha viaggiato nei vari continenti. Ha pubblicato le sillogi:
Le deformazioni (1976); Falsi confini (1989); Teatrino delle scomparse (1992); Hogueras (1998); L’ignota battaglia (2005). I saggi: L’industria dei sequestri (1978); Leonardo Sciascia (1990); Le parole dei pentiti (2000); Stato società e briganti nel Risorgimento italiano (2002). Il romanzo Servitore vostro humilissimo et devotissimo (1995). Per il teatro ha scritto e ha curato regie, fra cui la “mise en espace” delle poesie di Federico Garcia Lorca per il centenario della nascita, con musica e ballo di flamenco: Se mueren de amor los ramos (Caffè Letterario, Milano, 1998). Ha esposto i suoi quadri in molte mostre personali e collettive in Italia e all’estero.


Riccardo Burgazzi è nato a Milano il 13/02/88, ha frequentato il liceo scientifico ed è attualmente iscritto alla facoltà di Lettere Moderne all’Università Statale di Milano. La sua prova di italiano gareggia in un concorso letterario per il miglior tema di maturità 2007. La sua produzione poetica è iniziata di recente: alcune sue cose si trovano in farapoesia.blogspot.com





Rita Giurastante è nata a Lecco il 23 aprile 1948 e risiede a Pescara. Ha ottenuto il secondo premio al concorso nazionale di poesia “Il Ceppo d’oro 2004”, il terzo al premio nazionale di poesia “Teramo 2005”, e al concorso Pubblica con noi 2007 con la silloge “Schegge di fuoco” ora in
Pubblica con noi 2007. Ha ricevuto riconoscimenti e menzioni d’onore, sia per poesie inedite che per il suo primo libro Piccola nota (Il Filo, 2005).






Stefano Bianchi nasce nel 1972 a Rimini, dove vive e lavora come consulente del lavoro, dopo essersi laureato in Economia e commercio. Ha pubblicato la raccolta di poesie La bottiglia (Edizioni Pendragon, 2005), che ha presentato in varie occasioni, ed ha all’attivo diverse altre presentazioni e letture pubbliche di testi inediti. Si possono leggere suoi versi anche in farapoesia. A fine 2007 è uscito con Fara il nuovo libro: Le mie scarpe sono sporche di sabbia anche d’inverno. La poesia Novembre – Secolo 21 è stata selezionata ed inserita nella antologia Nella notte di Natale. Racconti e poesie sotto l'albero, Perrone Editore, presentata alla fiera Più libri più liberi 2007.)




Stefano Cattani è nato l’11 dicembre 1982 a Forlì, città dove ancora vive e studia. Alle superiori scopre la poesia, passione che non lo abbandona spingendolo nel 2006 a “scoprire” anni di foglietti scritti e torturati. Partecipa a pubbliche letture e performance di parola e musica a Forlì e dintorni.
Attualmente sta lavorando alla stesura di un testo teatrale e la sua prima raccolta di poesie è in fase di valutazione presso editori.
Di lui ha scritto Andrea Brigliadori sulla rivista «Confini» n. 23, 2006.





Stefano Leoni è nato a Forlì, città dove vive, nel 1961, è laureato in Economia. Sue poesie sono state pubblicate sulle riviste «L’Ortica», «Confini», «il Dimenticarlo». Ha allestito diverse mostre di foto-poesie. Nel 2005 pubblica con Il Ponte Vecchio di Cesena la sua prima raccolta,
Ipotesi sottili, finalista al premio “Renata Canepa” (Torino). Maurizio Cucchi lo ha segnalato nella rubrica “Scuola di poesia” su «Specchio de La Stampa» n. 511 e su «Tuttolibri» del 7 dicembre 2007. Secondo classificato al Concorso Prosapoetica e segnalato al concorso Pubblica con noi di Fara Editore nel 2007, è presente nelle antologie: Il segreto delle fragole 2007, Stagioni e Verba Agrestia 2007 dell’editore Lietocolle, con cui a marzo 2008 uscirà la seconda raccolta dal titolo Frane e frammenti. È fra i fondatori dell’associazione “Poliedrica Poesia” di Forlì, con Matteo Zattoni, Filippo Amadei, Marco Viroli, Andrea Brigliadori, Gianfranco Fabbri, Stefano Cattani, Marina Sassi.

dalla nuova raccolta di Stefano Bianchi

v. qui

Poesia del cuore 15 dic

Una poesia tratta da Dove allunata? di Sonia Gardini nel blog di Cristian Pretolani

http://petrarca2005.spaces.live.com/

Nuove traduzioni di Stefano Cervini

qui

«In Purissimo Azzurro»: intervista di Morena Fanti

Caro Alessandro,

desidero personalmente informarla che nel numero di gennaio della nostra rivista «In Purissimo Azzurro» abbiamo pubblicato un articolo che la riguarda, un'intervista realizzata dalla nostra collaboratrice Morena Fanti. Un testo che ho apprezzato molto e che mi ha permesso di conoscere l'attività di un editore di qualità come lei, che mi era stato già segnalato qualche tempo fa da Alessandro Rivali, autore del libro di versi La riviera del sangue che ho potuto leggere e apprezzare (alcuni suoi versi sono fra l'altro nella rubrica "A piedi nudi nel verso" di questo mese).

Può trovare l'indice della nostra rivista all'indirizzo www.inpurissimoazzurro.org . La pagina che contiene la sua intervista è la seguente: www.inpurissimoazzurro.org/fara.htm .

Colgo l'occasione per augurarle buon lavoro nel nuovo anno che incomincia, mentre la saluto con viva stima e cordialità.

Maria Di Lorenzo

Direttore
In Purissimo Azzurro

lunedì 7 gennaio 2008

POESIAPRESENTE2008

Poesia Contemporanea in Monza e Brianza

MERCOLEDI 9 GENNAIO

alle ore 18.00
presso il Caffè del Teatro Binario 7 | piazza Castello, Monza

“POESIAPRESENTE 2008: i poeti contemporanei di Monza e Brianza”
Saranno presenti gli autori e i musicisti protagonisti di POESIAPRESENTE
Con l’amichevole partecipazione di Nicola Frangione.

E si prosegue ... alle ore 21.00
presso il Teatro Binario 7 | piazza Castello, Monza

“Poesie per la Musica” con Ida Travi
Adriano D'Aloia (suoni di Urkuma), Paolo Ornaghi (musiche e voce di Cristian D’Oria)
(primo appuntamento della stagione e del ciclo La Poesia nella Voce)

ingresso libero

www.poesiapresente.it
- info@poesiapresente.it

domenica 6 gennaio 2008

ABSOLUTE PERFORMANCE

Cara poetessa/caro poeta,

se hai files audio o audio/video di tue letture e/o performances poetiche, spediscili a questo indirizzo:

absoluteperform@gmail.com

Selezioneremo i lavori migliori e li pubblicheremo su www.absolutepoetry.org

Ti aspettiamo,

La redazione di “Absolute Poetry”

giovedì 3 gennaio 2008

scuola di poesia 4

di orgasmi e corpi nudi e santi e disprezzati, come Davide – leggere Busi contro il Gotha e contro la poesia, leggere Busi contro Montale “gelatinoso” – “vivere ora le domande” – i poeti non ammettono che Guccini scrive meglio, a volte - “danzi mai con tutte le tue forze” (quando scrivi)?

lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/01/03/


con ogni bene, davvero
massimo

Bando Nino Marzà 12-2-08



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Giovenale su Radio3

Giovedì 3 gennaio 2008 intervista a Marco Giovenale nell'ambito di Radio3 Suite
ore 21:30 su La casa esposta

Risultati del Concorso Pro Loco Ceriale

È giunto a conclusione il 3° Concorso di Poesia indetto dalla Pro Loco di Ceriale, con la collaborazione del Comune di Ceriale-Assessorato alla Cultura, l'Associazione Il Tempo Ritrovato e il Circolo Ceriale di Leggere:tutti, che ha visto la partecipazione di 497 poeti italiani e stranieri.

Il 1° premio assoluto è stato assegnato alla Sig.ra Lina Di Maio di CREMONA per la poesia "RAGNATELA".
Il 2° premio assoluto è stato assegnato alla Sig.ra Antonella Damato di RUTIGLIANO (Ba) per la poesia "SE PIOVERA'..."
Sono state conferite anche tre menzioni speciali, al Sig.Antonino Giordano di PALERMO per la poesia "LEGGENDO DANTE", al Sig.Sangiovanni di ROMA per la poesia "SEPPI CHE TU ERI STATA IN QUELLA CASA" e al Sig.Pietro Vigni di GENOVA per la poesia "PROGRAMMA".

Sia le poesie premiate che tutte le 22 finaliste sono disponibili sul sito dell'Associazione www.prolococeriale.it

Ringraziando per la sempre fattiva collaborazione nella divulgazione e la collborazione con la quale accompagnate le nostre inziative, cogliamo l'occasione per augurare a tutti un sereno e proficuo 2008.

Angelo Gallea
Pro Loco Ceriale

mercoledì 2 gennaio 2008

Concorso Scrittura Amorosa 28-1-08

Il Comune di Bellaria Igea-Marina
in collaborazione con l’Associazione Isola dei Platani e l’Associazione Agorà 2000

bandisce il 10° Concorso a premi di SCRITTURA AMOROSA

DOVEVAMO SAPERLO CHE L’AMORE BRUCIA LA VITA E FA VOLARE IL VENTO

Regolamento:

1. La partecipazione al concorso implica la piena accettazione del seguente regolamento.
2. Il concorso è rivolto a tutti i cittadini italiani e stranieri senza alcun limite d’età.
3. La partecipazione al concorso è completamente gratuita.
4. La data di scadenza è posta al 28/01/2008; il materiale che perverrà dopo questa data non sarà preso in considerazione dalla giuria del concorso.
5. Il concorso è suddiviso in due sezioni: una (definita sezione 1) per elaborati in forma di poesia o racconto breve editi e/o inediti in lingua italiana che abbiano come tema l’amore nelle sue più varie accezioni; una (definita sezione 2) riguardante la selezione di un commento ad una poesia scelta dalla giuria e sotto riportata nelle modalità che verranno espresse al punto 12 del regolamento.
6. La giuria, il cui giudizio è unico e insindacabile, è unica per le due sezioni. Presidente della giuria è Umberto Piersanti, Professore presso l’Università di Urbino Facoltà di Lettere di Sociologia della letteratura, poeta pubblicato da Einaudi e direttore della rivista «Pelagos».
7. Per la sezione-1-poesia ogni autore potrà inviare 3 componimenti di massimo 30 versi ciascuno.
8. Per la sezione-1-prosa il limite massimo è di 150 (centocinquanta) parole nel qual numero saranno compresi articoli, congiunzioni, preposizioni.
9. Ogni testo dovrà pervenire in forma dattiloscritta in numero di 4 copie.
10. Gli elaborati partecipanti al premio non saranno restituiti.
11. I primi 10 autori della sezione 1 vedranno le loro opere raccolte in un’antologia che porterà lo stesso nome del concorso edita da Fara Editore e ne riceveranno in numero di 10 copie ciascuno il giorno della premiazione.
12. La sezione 2 prevede la premiazione del miglior commento scritto in versi o in prosa (massimo 15 righe dattiloscritte che dovrà pervenire in numero di 4 copie) del componimento “Come il vento del Nord rosso di fulmini” del lirico greco Ibico nella traduzione di Salvatore Quasimodo sotto riportato. La giuria esprimerà un giudizio premiando il commento più originale, emozionale e personale.
13. Anche il vincitore della sezione 2 vedrà il suo testo pubblicato nell’antologia sopra citata ricevendone 10 copie il giorno della premiazione.
14. Gli autori premiati saranno avvisati per tempo attraverso telefono o comunicato stampa e sono tenuti a presenziare alla cerimonia di premiazione che avverrà il 17/02/2008 con modalità e in luogo da definirsi; coloro che non potranno essere presenti potranno delegare persone di loro fiducia per il ritiro del Premio assegnato.
15. Ogni elaborato spedito via posta deve giungere in busta chiusa accompagnato da un foglio contenente i seguenti dati personali: nome, cognome, data di nascita, residenza, recapito telefonico, professione al seguente indirizzo: Concorso di scrittura amorosa “L’amore dura ancora” Associazione Agorà 2000 via Vittorio Veneto, 400 47020 Longiano (FC).
16. Per l’invio con posta elettronica le cartelle devono contenere gli stessi dati sopra citati ed essere spedite a scrivilamore@fastwebnet.it
17. PREMI SEZIONE 1:
- 1° Buono omaggio presso l’Agenzia Viaggi Boari per un viaggio in destinazione a scelta di chi lo utilizza.
- 2° Soggiorno di un week-end a Bellaria-Igea Marina.
- 3 °Cena per due persone
18. PREMIO SEZIONE 2:
- Soggiorno di una settimana a Bellaria- Igea Marina

19. Ai sensi dell'art.1° della L.675/96, si informa che i dati personali relativi ai partecipanti saranno utilizzati unicamente ai fini del concorso.
IBICO

Come il vento del nord Rosso di Fulmini

A Primavera, quando
l’acqua dei fiumi deriva nelle gore
e lungo l’orto sacro delle vergini
ai meli cidonii apre il fiore, e altro fiore assale i tralci della vite
nel buio delle foglie;

in me Eros,
che mai alcuna età mi rasserena,
come il vento del Nord rosso di fulmini,
rapido muove: così, torbido
spietato arso di demenza,
custodisce tenace nella mente
tutte le voglie che avevo da ragazzo.

(Trad. Salvatore Quasimodo)


Informazioni:
Agorà 2000 tel. 329 3099943. fax 0541 349452
Segreteria 348 7281955

bando Voci 2008 - Nicola Rizzi 29-2-08

Il Circolo I.P.LA.C. (Insieme Per LA Cultura) con il Patrocinio dei comuni di Castelvenere (BN), Marino (RM), Montignoso (MS) e Venezia

organizza il 3° Concorso Nazionale di Poesia "VOCI 2008 – NICOLA RIZZI” (già INSIEMI)

La partecipazione al Concorso di Poesia è aperta a tutti i poeti italiani e stranieri, purché con testo in italiano. II concorso è così suddiviso:

SEZIONE “A”: Poesia singola a tema libero in lingua. Quota di partecipazione 10,00 Euro .

SEZIONE “B”: Poesia singola a tema libero in vernacolo,. Quota di partecipazione 10,00 Euro.
SEZIONE “C”: Libro edito di Poesia. Quota di partecipazione 10,00 Euro.

Sezioni “A” e “B”: Si partecipa con una lirica a tema libero, dattiloscritta e non superiore a 35 versi (per la sezione in vernacolo aggiungere la traduzione in italiano). La lirica dovrà essere redatta in 6 copie, di cui una contenente i dati anagrafici, indirizzo, n° di telefono, eventuale e-mail e firma dell'autore.

Sezione “C”: inviare 4 copie di un libro di poesia edito (1 copia deve contenere i dati anagrafici, indirizzo, n° di telefono, eventuale e-mail e firma dell'autore).

All’interno della busta contenente gli elaborati, dovranno essere inserite:
a) una busta vuota preaffrancata e preindirizzata,
b) la/le quota/e di partecipazione, o copia ricevuta avvenuto versamento.
c) dichiarazione che la lirica, o il libro, inviati non risultano classificati ai primi tre posti di altro concorso letterario (la dichiarazione deve essere firmata).
d) dichiarazione, per le Sezioni “A” e “B”, che la lirica è di propria e personale produzione (la dichiarazione deve essere firmata).

Si declina ogni responsabilità in caso di plagio o falso da parte dei partecipanti. Poiché a tutti gli autori partecipanti è data la possibilità, a cura della Vitale Edizioni, di ricevere la stampa gratuita di una copia di una propria silloge, gli autori che lo desiderano potranno inviare un CD o un Floppy contenente, in un unico documento Word, una trentina di poesie separate da tre asterischi, oltre ad una loro breve biografia. Su file a parte in formato JPG potrà essere inviata una immagine per la copertina. In assenza di immagine verrà fornita una copertina standard.

La quota di partecipazione può essere inviata tramite contante o Postepay (carta n° 4023600431471889 ) intestato a:
Maurizio Meggiorini – Via Spalato, 3/A – 30174 Mestre (VE).

La scadenza per l’invio degli elaborati, è fissata per il 29/02/2008. Si declina sin d’ora ogni responsabilità per eventuali disservizi postali. Le opere non saranno restituite.
La busta, contenente quanto previsto ai commi a, b, c, d del presente bando, dovrà essere inviata a:
Concorso di Poesia “VOCI 2008 – NICOLA RIZZI” - c/o Maurizio Meggiorini Via Spalato, 3/A - 30174 MESTRE (VE)

Le opere partecipanti alle Sezioni “A” e “B”, che non dovranno essere in contrasto con i più elementari valori morali, verranno raccolte in un volume antologico, pubblicato dalla Vitale Edizioni, che verrà presentato il giorno della premiazione.
La partecipazione al concorso vale quale tacita autorizzazione alla pubblicazione delle opere pervenute.

I premi:

1° Classificato: Trofeo personalizzato, diploma, (per sez. “A” e ”B” pubblicazione di una silloge in 50 copie)

2° Classificato: Trofeo personalizzato, diploma, (per sez. “A” e ”B” pubblicazione di una silloge in 30 copie)

3° Classificato: Trofeo personalizzato, diploma. (per sez. “A” e ”B” pubblicazione di una silloge in 20 copie)

Verranno inoltre assegnate Menzioni d’Onore (Targa personalizzata e diploma),. Segnalazioni di Merito e Segnalazioni (Medaglia commemorativa e diploma).
A insindacabile giudizio della giuria, potranno venire assegnati eventuali Premi Speciali.

La premiazione è prevista per Sabato 24 Maggio 2008 alla presenza di autorità locali. Tutti i concorrenti verranno avvisati tempestivamente sull’esito finale del concorso e sulla data e luogo della premiazione. La giuria, il cui giudizio è insindacabile, verrà resa nota al momento della premiazione. Nella stessa occasione avverrà la consegna della targa all’autore risultante vincitore del concorso “Omaggio al lettore”, concorso legato all’invio delle cartoline abbinate all’antologia del premio “INSIEMI” 2007.
Si raccomanda, sin d’ora, la presenza dei premiati; è comunque possibile il ritiro di quanto spettante da parte di altra persona munita di delega. La partecipazione al concorso comporta l'accettazione del presente regolamento.

Si garantisce che i nominativi saranno utilizzati esclusivamente ai fini del concorso per la legge 675 del 31/12/96 e D.L. 196/03.
Per ulteriori informazioni contattare telefonicamente, e in ore serali, i seguenti numeri: 335 6104214, 347 1852927, 067221150.
Maurizio Meggiorini Presidente Circolo I.P.LA.C. (Insieme Per LA Cultura)

Dammilli a mia

versi di Marco Scalabrino sulla donazione degli organi qui

martedì 1 gennaio 2008

Su Versi ritrovati di Giovanni Cristianini


Florence Art Edizioni, 2007

nota di lettura di Alessandro Ramberti

Leggere questa raccolta è un po' fare un salto indietro nel tempo: nell'adolescenza e nella giovinezza dell'autore (formatosi negli anni '60 nell'ambito del neo-realismo lirico di Aldo Capasso), certo, ma anche nell'uso di figure retoriche e di un lessico d'antan un po' spiazzante (es. «con l'occhio affocato / da spere di luce calante», p. 82), anche se giocato a volte con una certa ironia. Per questo ci paiono più convincenti, o in sintonia con il nostro gusto, quei passi in cui il lirismo si stempera nella sobria malinconia dell'idillio o del particolare descrittivo che consente al paesaggio, alle cose e ai fatti di parlare con voce autentica: «a nudi passi seguivi la tua ombra / finché ti cresceva nelle ossa / un brivido caldo come la zolla / che friavi distratto col piede» (Tempo di cicale, p. 14); «il cielo ti fugge sul viso / come gioia matura / se lo guardi due volte / è diverso» (Attesa, p. 15); «come le foglie / cadevano i passi del ritorno» (Ai confini dell'ombra, p. 32); «pendola il ragno / appeso / a un filo di parole // come un pensiero / malfermo» (Ascesa, p. 33); «polluzione senza orgasmo / per i padri dei miei padri / quando in autunno / scagliavano il seme / dentro le viscere aduste / di quelle misere steppe grumose / stuprate a forza di sudore» (Dolina, p. 35); «rivedo un salice morente / sulla spalla dell'argine» (Rivedo un salice, p. 63); «faceva buio anzitempo / quando la sera a mezz'aria / smarrita nei suoi colori / finiva in briciole sui tetti / caldi ancora di sole” (Novilunio, p. 90).

Ecco, ci pare che in casi come quelli citati le radici carsiche, aspre e viscerali di Cristianini (goriziano) trovino la forza e la forma migliori, e innervino con successo questa silloge di afflato tendenzialmente lirico sostenuto da ricordi «che affiorano sull'onda / come alici d'argento» (Suggestioni d'amore, p. 48) e da riflessioni sull'oltre (bella in particolare la poesia Due padri) come nelle due strofe che chiudono il libro: «sono cresciuto così / come albero capovolto / le radici protese verso il cielo / per sùggere la linfa dell'eterno / le frasche copulate con la terra / a sciupare la limpida chioma / nella gora fradicia dei sensi // ora ti rendo grazie o Signore / se in questo tramonto adulto / crocifissa l'ultima lusinga / mi sale di fondo al petto / l'anelito a cercarti in ogni luogo» (Ora ti rendo grazie, p. 103).

La Tribù dalle pupille ardenti



Carissimi tutti,
vi invio questa email per augurarvi buon anno e per ricordarvi che Lunedì 7 gennaio alle ore 21,30 ricominciano gli incontri della bottega di scrittura La Tribù dalle pupille ardenti. Quest'anno le serate si svolgeranno tutte a Macerata in vicolo sferisterio 26 (il vicoletto dietro lo sferisterio, possibilità di parcheggio a piazza Mazzini) presso i locali dell'ufficio Servizi Sociali del Comune di Macerata. Qui sotto trovate il programma di tutte le serate con i relativi temi di discussione e scrittura. Un abbraccio a tutti

Alessandro
www.alessandroseri.wordpress.com

LA TRIBÙ dalle PUPILLE ARDENTI
Bottega di scrittura creativa a cura di Alessandro Seri

La bottega di scrittura, alla sua quinta stagione, è un percorso creativo per tutti coloro che leggono e scrivono poesie e per chi è curioso di provarci. Lo scopo degli incontri è quello di condividere l’esperienza della scrittura con particolare attenzione al confronto; per ogni serata c’è un tema da affrontare, sul quale discutere e poi, volendo, scrivere. Le serate si svolgeranno tutte a Macerata negli spazi comunali di vicolo sferisterio, 26 (vicino piazza Mazzini – dietro lo Sferisterio). LA TRIBÙ dalle PUPILLE ARDENTI vanta collaborazioni con docenti di svariate università tra cui quella di Macerata, con poeti affermati, con artisti figurativi, con musicisti e con importanti critici letterari.


PROGRAMMA E TEMI DELLE SERATE


7 gennaio 2008 ore 21,30 LA QUOTIDIANITÀ

21 gennaio 2008 ore 21,30 IL RITMO

4 febbraio 2008 ore 21,30 IL SILENZIO

18 febbraio 2008 ore 21,30 I SENSI

10 marzo 2008 ore 21,30 LE DONNE

24 marzo 2008 ore 21,30 I MAESTRI

14 aprile 2008 ore 21,30 IL CIELO

21 aprile 2008 ore 21,30 L’ITALIA


Per informazioni:
Ufficio Cultura Comune di Macerata 0733/256383
www.licenzepoetiche.it

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