il fruscio secco della luce (Marco Di Pasquale)


LA MATTINA DEI MORTI

brindisi di caffellatte
la mattina dei morti, lo sguardo
sugli amici immaginari partiti
dopo il tramonto, tra le prime stelle
– senza dimenticare il sorriso pudico
di un vecchio dalle orecchie affabili
che raccontava di essermi radice

mani di donna sgomitolano
lacrime e ricordi fissandomi le labbra
tessendo racconti che scricchiolano sulla ghiaia
della mattina dei morti, le stelle
ancora lì, sotto il lenzuolo del giorno,
tra le preghiere e le molestie delle epoche
squadernate in pettegolezzi da bar

ma tutto può avverarsi, anche l'amore
dagli scheletri di nuvole storte
della mattina dei morti


ACCETTARE L’INVERNO

il fruscio secco della luce
attraversa ogni ramo
stormisce tra le ciglia
scantonando dietro le pupille
al bordo delle impressioni
un mattino inalato a fondo
raschia di tosse
le traiettorie sbieche
di cori natalizi a tangere la terra
che disfa sotto al gelo
brucia l’attesa in angoli di silenzio
dove accettare l’inverno



sulla strada rovina ogni proposito
nessun abside ad accogliere preghiere
volatili come foglie attardate
a stuzzicare il vento


RIFIUTO ALLA LOTTA

sebbene si rischi ombra d’oblio
senza più azzardo né bagliore
conviene retrocedere armi in pugno
calarsi nel flusso ed annegarsi
nella moltitudine, spalancare
sul vuoto pervasivo ogni foro,
ogni bocca di luce, ogni ragione:
avvicinarsi senza spingere all’uscita
ed indovinare il tempo al di là della strada


IL VUOTO ROTONDO

l’autobus del mattino
riscuote presto i debiti
di sonno agitato
grattato da sotto gli angoli
avanzati al lavoro

mi alzo appena devo
ma subito il vuoto rotondo
circonda e spinge a terra
tra le fessure del selciato
alla fine dello smog notturno
affianco al bambino che
ancora proiettile in mano
esige risposte e affetto

dimenticare lo snodo
soffocante della morte
ritagliare giornali
e scampoli di furore
è l’unico tributo
che mi troverà in mano
l’autobus del mattino


HAI TENTATO L’AFFASCINO

mi hai raccolto al margine
incorniciato nello specchio
e chiamato col tuo nome
ma ti ho tagliato la strada
osservato l’ansimo critico
del muro dopo il terremoto
lo spiazzo spolverato dopo la fuga
il dubbio inclinato
che t’impedisce un abbraccio

hai tentato ancora l’affascino
nei cerchi di sole sull’asfalto
hai rifiutato la piega dell’insolito
ma ho distratto ogni sete
e non incontro più emozioni
chiudo le persiane dense d’ombra
mi basto e mi inchiavo
lontano dal perdono


SOSTA

dove s’avvitano le luci
e si sveglia la notte
dove il cuore dimentica
ogni funzione ufficiale
dove ogni ballo trema
e la carne profuma
dove il sorriso approda
alla linea delle nuvole


Sono lieto di pubblicare queste poesie di un giovane esponente della cosiddetta “linea marchigiana”: la versificazione è calibrata, concreta nel descrivere le piccole grandi cose, gli eventi apparentemente modesti ma suscettibili di grandi conseguenze che pur “determinandoci“ non ci possono mai del tutto definire.

Marco Di Pasquale è nato a Ripatransone (AP) nel 1976. Laureatosi a Macerata con una tesi sul Puer Aeternus in Cesare Pavese, ha partecipato ad alcuni concorsi di poesia (ottenendo il Premio Speciale della Giuria al “Città di Ripatransone”, 1995). Ha pubblicato due componimenti nell’antologia Nuova poesia italiana, Ragusa, Libroitaliano, 1996. Partecipa attivamente dal 2003 alla bottega di scrittura poetica “La Tribù dalle Pupille Ardenti” e dal 2005 è socio fondatore dell’Associazione culturale Licenze poetiche. È stato direttore responsabile del mensile on-line «Cerbero», edito dal 2001 al 2003, trasferendo poi le sue produzioni (poetiche e non) sul sito personale http://www.marcodipasquale.cjb.net/. Ha pubblicato una silloge all’interno dell’antologia L’opera continua. Antologia di poeti maceratesi, Roma, Giulio Perrone Editore, 2005.

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