Il lavavetri (Guido Matteo Gallerani)

«Tutti i nostri visi si corrispondevano / in un’immagine comune: / per voi non c’era differenza di persone.»
Versi piani, dal ritmo riflessivo e trattenuto. Poesia che interroga i volti, ne ricerca il nucleo caratterizzante, personale e unico. Quella identità autentiche che pare, oggi, una ricerca ardua anche in prima persona, perché pare che le stesse trasformazioni dell'io e del noi siano omologate e spersonalizzanti. Non a caso il poeta si chiede: «Meritiamo un nome per le nostre metamorfosi come da bruco a farfalla?»



Per un colpo di fortuna
le tesi, quelle, non le gettammo.
Le bruciammo a Como per il freddo.
Allora facevamo i lavavetri per le strade.

Tutti i nostri visi si corrispondevano
in un’immagine comune:
per voi non c’era differenza di persone.

Uno di noi mille, invece, per dispetto
conquistò famiglia, villa, rispetto
e una singolare distinzione.

Gli era accaduto all’ospedale dopo anni:
qualcuno non l’aveva visto al semaforo
e lui era stato investito sull’asfalto.

E ne aveva avuto irriconoscibile il volto.


***


Ti disperde lontano dal centro questo eco suadente,
e a noi ci sta sfrattando dal ghetto come un malato.
Io insegnavo ancora nelle scuole il nostro conto delle vittime,
e spesso quello dei bambini che intonavano le tue canzoni.
Tu profumavi superba intanto, in sala coi fiori del Tuileries,
e grazie al tuo flauto materno ci raccoglievi e addormentavi.


***


Che solo una grigia fantasia ne restasse, ed un disarmante abbandono
all’inizio credevamo non potesse accadere al nostro paese.
Troppo presto aveva attirato le masse l’appagante novità,
ridisegnato per la pubblicità una parte per l’altra di Berlino:
mio fratello l’avevano convinto a fare il postino e io, come lui,
avrei confuso quartieri e distretti e i nomi delle vie per cercarlo
dentro a un mondo che non sarebbe riapparso.


***


Meritiamo un nome per le nostre metamorfosi come da bruco a farfalla?
invidiamo loro questa ascesa dal foglio tra una voce del dizionario e l’altra,
meglio sempre che scivolare piede in fallo a spiccare un balzo oltre la falla
fuori da quell’equilibrio temporaneo di cui sono fatti tutti i castelli di carta.
Noi ci intingiamo ancora d’inchiostro per convincere di potere cambiare,
per giusto non smettere di credere al volteggio di una matita nella mano
ma è come non riuscissimo a trovare la nostra vera faccia al di là del naso,
come i camaleonti paurosi che occultano la vista della vita dal di fuori.


***


Non risaliamo da questo animo introverso per allearci con il mondo,
ma di un’odissea opposta e contraria stringiamo a collare la calligrafia,
sterziamo come un solletico dell’aria la brezza che ci sbatte a vagabondo,
in mezzo a noi stessi seminiamo con la nostra ombra sulla terra questa via.
Il nostro sguardo convesso più che da miopia è affetto dal male dell’occhio,
che non vede dal disotto in dipartita lo scarabocchio di una strabica scia
di una pandora fuoriuscita uguale e distante come la pupilla di un sosia
sempre più vero, a cui nessuno ormai non crede sia autentico davvero.


***


Serve entrare in silenzio nel grande cimitero di Père Lachaise,
la sua meraviglia è d’ospitare cornacchie ed altri viventi:
nella giostra impetuosa degli uccelli si scandisce questo circo naturale,
in un ritmo regolare di sonno e di notti, di giorni e di insonnie.
Soltanto una lancetta resta ferma dell’animato orologio,
dentro i corpi pietrificati di artisti, sapienti e celebri scrittori
balbetta un meccanismo tormentato da un’interferenza clandestina,
uno scatto da sempre bloccato nei clamorosi e chiassosi ingranaggi celesti.


Guido Mattia Gallerani è nato a Modena (1984). Laureato in Lettere Moderne a Parma con una tesi sul problema dell’oggettività nella poesia di Giampiero Neri, ha studiato all’Université de la Sorbonne Nouvelle – Paris III. Ha partecipato al convegno L’esperienza (2003) organizzato dal settore Fondamenti Filosofici e Letterari della Modernità (direzione prof. Marzio Pieri), Ateneo di Parma, tenendo una lezione sulle possibilità di lettura pedagogica del poemetto Gli sguardi i fatti e senhal di Andrea Zanzotto. Ha pubblicato saggi critici sull’«Archivio on-line del Centro Studi Archivio Barocco». Ha collaborato al cortometraggio Metropotamie, Bergervoet production, soggetto di F. Iarlori. Organizza eventi culturali legati al mondo della poesia. Come poeta ha vinto la sezione giovani Renato Giorni 2004, Guido Gozzano, e ha pubblicato su alcune riviste e antologie (Le voci della luna). Ha partecipato al Marché de la Poésie 2007 a Parigi presso le Éditions Éoliennes. Ha tradotto il poeta Pierre Bonnasse.
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