giovedì 4 aprile 2024
Incontri poetici con Eros Olivotto, Cavriana MN mercoledì 17 aprile 2024
giovedì 7 gennaio 2016
Riportare al cuore: su Elegia per la madre
nota di lettura di AR
Scrive nella nota critica introduttiva Roberta Dapunt: «Celebra la madre che osservi in te ogni volta di nuovo. Essa è tema immortale, sorgente che ti porti appresso, dentro alle memorie e tra le dita delle tue mani chiuse al suo pensiero. (…) È fonte di creazione e di bellezza la madre nei versi di Eros Olivotto. Confida in versi la sua malinconia verso il legame per eccellenza ed è un giusto mezzo la ricerca della parola.» (p. 9)
Già la prima poesia ci apre il petto del poeta: «Potessi tornare! // (…) // Guardarvi, tremando, / raggiungere in salvo la riva.» (p 13)
Consideriamo anche questi brevi estratti: «Sempre! // C'è qualcosa di così definitivo / in questa parola, / se riferita a qualcuno che ci manca.» (p. 19); «torno a te, / che sceglievi il silenzio, / perché ospita parole diverse» (p. 20); «Quest'aria è un nero ventaglio.» (p. 21); «Smarrita, / nel mio canto profondo, / sfiori ogni cosa.» (p. 24); «Quante volte, madre, / da quando quella notte il tempo / sussultò, il tuo volto / si è fatto diafano dentro di me.» (p. 29); «Tenevo stretto Dio / nel palmo della mano» (p. 33); «È esistere, / dicevi, / il senso dell'esistere.» (p. 36); «Il tuo tono si fece severo: // “Fa che la parola abbracci!» (p. 38). Sono versi presi dalla prima parte, introdotta da questi tre: «È un luogo il ricordo / un calice vuoto / un duro grano di roccia» (p. 15).
La seconda parte è introdotta dal distico «Povere cose / affollano i miei sogni» (p. 39). Se possibile troviamo qui versi ancora più intensi: «Talvolta mi chiedo / che forza tu avessi, / perché sorridevi se io, / distogliendo lo sguardo, / ignoravo la tua solitudine.» (p. 45); «Stringevi le mie mani. // Quasi intorno ardesse il buio, / la strada fosse ingombra. // Vegliavi.» (p. 47); «Ho incontrato il silenzio / di ogni tua parola.» (p. 50); «“Quale ragione per l'amore, / che non sia l'amore, / quale misura?” // Sorpreso dalle tue parole / rimasi a lungo immobile.» (p. 52); «Ora torni, / mentre lasci la stanza, / ogni volta, / segretamente in me.» (p. 54); «Ciò che amavi, / ti perse.» (p. 66); «Quando ti rivedrò, / (…) / sorriderai. // Siederemo accanto, / mi abbraccerai. / Poi la tua voce…» (p. 72); «mi hai detto credi, / altrimenti nulla avrà mai senso. // L'amore non sarà che un volto, / il tempo attesa. // L'uomo soltanto un uomo.» (p. 76, sono i versi che chiudono la raccolta).
Una collana preziosa di immagini vibranti in cui il volto, i gesti, la voce, i capelli, le mani, gli accadimenti vengono riportati al cuore del figlio, ovvero ri-cordati con la densità di parole semplici e al tempo stesso profondamente risonanti, in grado di suscitare, come solo la vera poesia sa fare, un silenzio carico di emozioni, di dar voce a una nostalgia asciutta ma fervente per qualcosa di grande che (malgrado i dubbi più angoscianti: «Svanirà ogni volto, / svanirà ogni voce. // Il tempo / diverrà un istante. // Infine, / svanirà la luce.», p. 74) pare attenderci sull'altra “riva” (abbiamo un desiderio direi innato di eternità), qualcosa (Qualcuno?) che già qui e ora ci abbraccia indefinitamente, impalpabilmente, con amore materno, attraverso chi ci ha amato e ci ama. Perché se la memoria mette in relazione momenti distanti, il cuore vive e pulsa sempre nel momento presente.
giovedì 7 marzo 2024
Come sapessi – nel tuo nome
Eros Olivotto, Come sapessi, Perosini 2023 e, dello stesso autore, nel tuo nome, plaquette autoprodotta (senza data e senza numerazione delle pagine)
appunti di lettura di AR
Iniziamo dalla plaquette nel tuo nome:
C’è una luce nel silenzio
del tuo corpo spezzato.
Consegnato alla solitudine del ferro,
del legno.
Abbandonato dal dolore.
Una intensa spiritualità promana dai versi; Eros riversa in queste pagine, con discrezione e sobrietà, una dose concentrata di sé stesso, del suo cammino di uomo costellato, come accade a tutti, di ostacoli, insidie, deviazioni… eppure inondato dall’abbraccio del Crocifisso: A volte / sei talmente vicino / che la tua parola / risuona.
Certo è necessario sostare, fare il punto, affidarsi, chiedere aiuto, digiunare dalle “distrazioni” a cui ricorriamo a volte per riempire vuoti e frustrazioni, altre per fuggire a noi stessi, alla realtà. Ma Lui è sempre lì, con il suo silenzio accogliente – Consegnato alla solitudine del ferro, / del legno. – su una croce in cui convergono le sofferenze di tutti:
Ma io non ti lascio.
Non per la quiete,
o la gioia che mi dai.
Quanto importa, ora,
è il tuo capo reclinato,
trafitto.
Il diafano abbandono delle braccia.
***
La raccolta Come sapessi è una splendido esempio della poetica di Eros Olivotto. Vi troviamo anche la sua autopresentazione (p. 16):
Il poeta
Poche cose.
Dio,
qualche amico,
i tuoi occhi.
Nessun clamore.
Un po’ di verità.
La vita è una continua ricerca, forse non ci rendiamo a volte conto di questo, ma c’è una tensione, un desiderio di qualcosa/qualcuno che sfugge ma: A volte nel buio / (…) / è talmente presente / da sconfiggere il sonno. (p. 13). Sì perché non abbiamo umanamente risposte alle nostre domande profonde a cui bastino parole o ragionamenti, perché l’esistenza di ciascuno, come quella dell’intero universo, al contempo rivela e nasconde, apre al desiderio dei conoscenza e ci fa constatare i nostri limiti e la nostra fragile bellezza (se non ci rinchiudiamo nella hybris per cui l’ambiente e il prossimo sono beni da sfruttare a nostro esiziale piacimento). Eros in quest’opera ci dice che non possiamo eludere la fatica del nostro stare al mondo, dominando e asservendo; possiamo invece, se non totalmente spiegare/accettare almeno lenire dolore e lutti, se amiamo e ci lasciamo amare, se riportiamo al cuore (ovvero ricordiamo) azioni buone, nostre e altrui; se nell’abbandono ci affidiamo (bellissima la Preghiera che sigilla il libro, pp. 83-85, in cui troviamo la domanda delle domande: saprò mai chi sei / se non oscurmaente?). Di seguito alcune sporadiche citazioni:
Sfioriamo verità.
Stanchi come siamo,
di questa fretta.
Del nostro infinito precipitare. (p. 20)
E a p. 78: Potrà l’amore / accogliere la pena, / indicare il senso / del nostro dolore?
Ancora a p. 77:
Sciarada
Quanto al non volere, poi,
al non desiderare,
molte voci ci distraggono,
adducendo il senso irrinunciabile
di ciò, che non trovato,
potrebbe svanire.
Una silloge che ci stimola e consola, ci affratella agli altri e alla natura, ci responsabilizza, ci fa scoprire il bene nel male (citando Madame): Questi alberi / simili a preghiere, / a parole / adagiate nel silenzio. (p. 56); … frantumavamo ombre con le mani, / rubando al cielo il fuoco dei tramonti. (p. 51); Non c’è salvezza / nel fondo del dolore, / se mai, / una sfinita verità. (p. 48).
Sì, nessuno si salva da solo, ma c’è una tensione a convergere in alto (e qui citiamo Teilhard de Chardin) che ci fa responsabili gli uni degli altri e crea legami che ci elevano e ci rendono migliori.
giovedì 29 aprile 2010
Su La poesia, il sacro, il sublime a cura di Adele Desideri 3
prima parte qui
seconda parte qui
Nell’antologia curata da Adele Desideri, sul valore della poesia, del sacro e del sublime nella società contemporanea,i diversi contributi offerti e contenuti nel testo, ci lasciano comprendere quale mistificazione ha assunto l’esistenza reale. Dal primo all’ultimo essere umano, che vive quotidianamente nella nostra penisola, il coinvolgimento nella tecnologia è definito socialmente indispensabile, formativo, civile. Vale a dire che senza un televisore, un palmare, un i-pad, un portatile, la famiglia non può sopravvivere. Prima bastava l’auto, la lavatrice, il frigorifero… oggi ci vuole di più.
L’umanità perché non si accorge che l’economia ha minato i pilastri del mondo? Nella cieca corsa a possedere i beni materiali, la spiritualità è scomparsa. Se è rimasta una fede religiosa è divenuta fanatismo omicida. Il rigurgito di assolutismi, presi dal passato, fanno la loro comparsa nei giorni presenti mistificando anche la Storia vera. Lo chiamano revisionismo storico ma è pura follia umana.
Quale valore assume, nel contempo, la poesia, la sacralità, il raggiungimento del sublime?
Sono valori inutilizzabili, se non addirittura devianti, dalla rotta sociale della videocrazia attualmente vigente. Né è consentito, al poeta, al giornalista del fare, al costruttore dell’idillio, opporsi a tanta violenza. Scrive al proposito Adele Desideri nell’introduzione: “Il sacro, oggi, è inserito in un contesto sociale edonista ed omologante, dal non troppo vago sapore nazional-popolare” (pag. 9).Allora viene incontro il contributo poetico di Eros Olivotto, che nel suo sentire-non sentire cristiano scrive: “Io, /che amo questo tempo, / quest’uomo, / il nostro non cercare, / il nostro non volere,/ saprò mai chi sei / se non oscuramente?” /(pag. 62). Più bella di così una dichiarazione d’amore verso il Dio del mondo non l’ho ascoltata se non nei versi di Jean Debruynne diversi anni fa, ma sempre attuali: “Per vivere, / il Dio dei cristiani non è tutto, / altrimenti non sarebbe più niente” (Vivere, Ediz. Paoline,1983). Veramente la fede, nei versi di Eros Olivotto, sa essere l’ossimoro cristiano della ricerca incompiuta su questa terra, completa solo nell’estasi della richiesta: “Vedi, / questo è il mio giorno: / infinite domande / e una distanza immutata” (pag. 63).
Ecco l’avverarsi del sublime, al di là del limite dell’orizzonte che l’occhio insegue, anche quando il cervello si spegne, frammentato dalla siepe del dolore, e il naufragio diviene dolce nel mare della quiete divina. L’umanità, oggi, non ha il tempo di pensare, tutto è alla velocità delle fibre ottiche. Tutto è assunto alla voce del Grande Fratello.
Ben venga, in questa concreta antologia d’ispirazione al sacro, la voce di Alfonsina Zanatta. Che della poesia dà la ricerca dell’Oltre, scritto con la maiuscola, quando asserisce che: “Tutto è sacro da quando Dio si è fatto uomo, e da quando ha riportato in cielo la nostra umanità, la nostra terra” (pag. 39). Proprio così, Gesù Cristo, ha avuto la gioia di coprirsi i piedi di terra, camminando in mezzo agli uomini, ha bevuto, dormito, sofferto, ed è stato ucciso. Ha portato nel cielo, nella sua Resurrezione, il sudore della morte e la terra del sepolcro.
Ma com’è lontano quel giorno di cui facciamo memoria, oggi, in mezzo a tanto dolore!
Scrive la Zanatta: “Ne consegue l’invito a leggere il tormento e l’inquietudine dei veri poeti – magari non approdati a un riconoscimento esplicito di senso e di Alterità (…) Stanno da queste parti le voci alte di Montale e di altri disperati cercatori con lui” (pag. 40).
Io che leggo, che cerco, che chiudo con difficoltà la porta del dolore, sono alla ricerca di quel Dio che la poetessa Zanatta ha fatto suo con le parole: “La creazione si svela come volto del dono di Dio, e ogni scheggia riporta al suo autore” (pag. 42).
domenica 3 dicembre 2023
Eros Olivotto presenta la sua nuova opera “Come sapessi” nello Studio Angelo Brusco 12 dic 2023
venerdì 1 ottobre 2021
Il taglio del giudizio
Eros Olivotto, Note di viaggio, Perosini Editore 2019
recensione di AR
Quando la superficie diventa trasparente e riflette il silenzio, il poeta la varca e s’inabissa, e noi con lui, leggendo queste Note così essenziali e icastiche: “La realtà è diversa / da ogni rappresentazione.”; “Abbiamo bisogno di profondità. / Per questo non possiamo sottovalutare / l’abbagliante inconsistenza / della superficie.”
Eros introduce il libro invitandoci a “un cammino che, attraverso il ricordo, / divenga possibile percorrere assieme”. C’è un desiderio di compagnia, fratellanza, foscoliana corrispondenza di amorosi sensi in queste asciutte Confessioni in versi che trovo molto vicine al saporoso disincanto del Qohèlet: “A volte quanto siamo / appare come l’esito di ciò che è stato, / a volte come la ragione / di quanto ci attende.”; “Le nostre azioni / ci legano inesorabilmente / al senso di chi siamo.”
Non si tratta di un disincato pessimista, ma di quel maturo distacco che ci aiuta a percepire noi stessi e gli altri con misericordia e umiltà, perché “L’amore ci sottrae alla schiavitù / del giudizio.” e “Spesso in ciò che temiamo / si celano risposte.”
“Umiltà e obbedienza consentono visioni.” ci dice il poeta veronese, e avere considerazione degli altri ci immerge in un flusso divino: “Credo che gli uomini siano uno / dei volti di Dio.”
Nell’ultima citazione, notevole l’enjambement: “uno” attributo per eccellenza dell’Altissimo si riflette visibilmente nel volto di ogni figlio dell’uomo.
Il viaggio di Olivotto è così uno scarno portolano che ci offre punti di riferimento personali e al contempo universali: a ciascuno di noi il compito di costruire la propria rotta che in realtà non è solamente avocabile a noi stessi, perché siamo immersi nel flusso di un Amore ben più grande, benché a volte non ne siamo consapevoli. Se contiamo solo su noi stessi: “Non troveremo quanto cerchiamo. / Né torneremo illesi dal nostro viaggio.”
Il cammino dell’uomo deve affrontare il problema del male, constatare il propri limiti ed errori – “Quando l’uomo sceglie il male, / abbraccia la prospettva / di un ordine imperfetto.” – e questo ci segna inevitabilmente, ma in fondo “Il concetto di limite / implica un’idea di superamento.”
La stessa parola è limitata, anche quella poetica si illude, se pensa di poter “definire” l’assoluto: “L’illusorietà dell’arte consiste / nella pretesa di cogliere l’assoluto / attraverso il relativo.”
In conclusione possiamo affermare che è un dono, navigare questo libro; esso ci aiuta a fare silenzio, ad ascoltare, ad ascoltarci.
mercoledì 6 febbraio 2019
“il passo del profumo” di Eros Olivotto
recensione di AR
Essendo nato in giugno, la poesia che porta questo titolo mi ha subito attirato. Amo le lunghe passeggiate in montagna e ho sentito echeggiare vivamente in me l’immagine che porta lontano, assieme alle gambe e allo sguardo, il senso del nostro respiro, il velo pneumatico che ci rende viandanti/erranti ma sempre con in cuore una meta, desiderosi di incontrare persone disposte a condividere con noi un brano di vita più o meno lungo, sensibili al sorriso, tutti noi sempre bisognosi di trovare segnali utili e preziosi lungo il commino perché non risulti così labirintico da farci perdere (orientamento e anima). Ascoltiamo dunque la voce di Eros: “Aspro, / un tratto di strada. // Deserto e lontano. // Tra i campi.” (Giugno, p. 17).
Pennellate essenziali: la voce profonda ed esatta del poeta trentino-veronese fa di Un anno una silloge memorabile, una mappa di suoni-pensiero che mi ricordano per la tagliente asciuttezza quelli di Caterina Camporesi.
Lasciamo ancora la parola al Nostro, cito qui di seguito alcuni lacerti che credo vibreranno con echi capaci di sondare e curare alcune crepe, di illuminare quelle teche di memoria che magari celiamo anche a noi stessi: “Come buie torri / gemono gli abeti.” (Gennaio, p. 7); “Cadevo nel bianco / tendendo le braccia.” (Febbraio, p. 9); “A volte sogniamo, / negando che tutto possa svanire /(…) / Ogni gesto, ogni luogo, / lo sguardo più acceso, / la voce più amata.” (Marzo, p. 11); “Da chi saprò / il passo del profumo, / l’andare dilatato degli aromi?” (Maggio, p. 15); “c’è una striscia di terra che affiora dal fiume, / quasi un ricordo” (Luglio, p. 19); “È solo quest’ora rovente, / questo silenzio senza uscita.” (Agosto, p. 21); “Come il sol sorge nella luna / o un’impronta vive nella roccia. // Così / chi ci manca è con noi.” (Novembre, p. 27).
La vera poesia a volte non salva il poeta o il fruitore dai suoi fantasmi, ma ha sempre in sé una energia spirituale che, come la bellezza autentica e profonda, può renderci più leggera la fatica di vivere (v. Settembre e Novembre) perché attiva in noi il comune desiderio di essere una croce ruotata di 45° per moltiplicarci in chi ci ama, in chi amiamo: la vita è fatta di abbracci e di lutti, di abbattimenti ed illuminazioni, di solitudine e compagnia, di incredulità e di fiducia… il poeta mette in tensione queste polarità e ci aiuta a riconoscerle, a sfruttarne le potenzialità creative.
giovedì 31 marzo 2011
Convegno avellanita 13-15 maggio
Fonte Avellana 13-15 maggio 2011
scarica il programma doc
16.00 Accoglienza nello Scriptorium, presentazione del convegno, saluto del Priore Alessandro Barban e intervento/reading di Alessandro Ramberti • Tempo nascosto • Nato a Santarcangelo di Romagna il 10-06-1960, con la raccolta In cerca (Fara, 2004) ha vinto il premio Alfonso Gatto 2005 opera prima, il premio “Città di Solofra” 2006, il premio Voce dal Ponte 2006 (Monopoli, BA), il premio speciale Città degli Acaja 2006 (Fossano, CN). La silloge Pietrisco (Fara, 2006) ha vinto il concorso POESI@ & RETE 2006 (Trapani-Palermo) e il Premio biennale di poesia Cluvium 2006. Ha pubblicato come Johan Thor Johansson La simmetria imperfetta (Fara 1996). Nel 2009 pubblica con L’Arca Felice di Salerno la plaquette Inoltramenti (con un pensiero visivo di Francesco Ramberti). Con lo stesso editore è in uscita Paese in pezzi? I monti e i fiumi reggono (4 poesie di Du Fu).
16.45 Giuseppe Carracchia • Reading da Il verbo infinito: “senza spingere quel bruco ritrovarsi ad intendere / che ogni cosa ha il suo tempo / e ogni tempo ha le sue cose” • Giuseppe Carracchia vive attualmente a Catania dove studia lettere moderne. Ha pubblicato tre sillogi di poesia: Pensieri notturni (ed. Edessae, 2005), Anime vagabonde (Roma, 2007), Il Verbo Infinito (ed. Prova d’Autore, 2010), e una piccola raccolta, Poesie col nastro rosso, nell’antologia “Burattinai di parole” (Ass. cult. Città Nuova, 2010). È in pubblicazione, per conto dell’editore Arca Felice, un poemetto dal titolo La virtù del chiodo.
18.30 (per chi vuole) messa e vespri
19.30 cena e tempo libero
12.30 pranzo e tempo libero

17.30 Alex Celli • Per aspera ad astra: Dio, il mysterium tremendum che lotta assieme a noi contro il drago del caos e i tiranni nella teodicea di Klaus Berger • Alex Celli è nato a Rimini il 06-03-1979. Dopo un’infanzia dalla salute compromessa e un percorso scolastico che l’ha portato a conseguire il diploma magistrale, ha abbandonato l’università per lavorare in uno studio commerciale. Provata l’esperienza della grazia, si è iscritto all’Istituto superiore di scienze religiose “Alberto Marvelli” a Rimini laureandosi nel 2011 con una tesi sulla teodicea cristologica di Klaus Berger. Con Fara ha pubblicato nel 2002 Chicken Breast, nel 2005 gli esilaranti racconti inseriti in Antologia Pubblica, nel 2006 La Compagnia S.E., nel 2009 Il ritorno di Chicken Breast ultimo “capitolo” della trilogia di Chicken Breast.
17.45 dibattito aperto e tempo libero






































