giovedì 7 gennaio 2016

Riportare al cuore: su Elegia per la madre

Eros Olivotto, Elegia per la madre, Edizione privata 2012

nota di lettura di AR


Scrive nella nota critica introduttiva Roberta Dapunt: «Celebra la madre che osservi in te ogni volta di nuovo. Essa è tema immortale, sorgente che ti porti appresso, dentro alle memorie e tra le dita delle tue mani chiuse al suo pensiero. (…) È fonte di creazione e di bellezza la madre nei versi di Eros Olivotto. Confida in versi la sua malinconia verso il legame per eccellenza ed è un giusto mezzo la ricerca della parola.» (p. 9)
Già la prima poesia ci apre il petto del poeta: «Potessi tornare! // (…) // Guardarvi, tremando, / raggiungere in salvo la riva.» (p 13)
Consideriamo anche questi brevi estratti: «Sempre! // C'è qualcosa di così definitivo / in questa parola, / se riferita a qualcuno che ci manca.» (p. 19); «torno a te, / che sceglievi il silenzio, / perché ospita parole diverse» (p. 20); «Quest'aria è un nero ventaglio.» (p. 21); «Smarrita, / nel mio canto profondo, / sfiori ogni cosa.» (p. 24); «Quante volte, madre, / da quando quella notte il tempo / sussultò, il tuo volto / si è fatto diafano dentro di me.» (p. 29); «Tenevo stretto Dio / nel palmo della mano» (p. 33); «È esistere, / dicevi, / il senso dell'esistere.» (p. 36); «Il tuo tono si fece severo: // “Fa che la parola abbracci!» (p. 38). Sono versi presi dalla prima parte, introdotta da questi tre: «È un luogo il ricordo / un calice vuoto / un duro grano di roccia» (p. 15). 
La seconda parte è introdotta dal distico «Povere cose / affollano i miei sogni» (p. 39). Se possibile troviamo qui versi ancora più intensi: «Talvolta mi chiedo / che forza tu avessi, / perché sorridevi se io, / distogliendo lo sguardo, / ignoravo la tua solitudine.» (p. 45); «Stringevi le mie mani. // Quasi intorno ardesse il buio, / la strada fosse ingombra. // Vegliavi.» (p. 47); «Ho incontrato il silenzio / di ogni tua parola.» (p. 50); «“Quale ragione per l'amore, / che non sia l'amore, / quale misura?” // Sorpreso dalle tue parole / rimasi a lungo immobile.» (p. 52); «Ora torni, / mentre lasci la stanza, / ogni volta, / segretamente in me.» (p. 54); «Ciò che amavi, / ti perse.» (p. 66);  «Quando ti rivedrò, / (…) / sorriderai. // Siederemo accanto, / mi abbraccerai. / Poi la tua voce…» (p. 72); «mi hai detto credi, / altrimenti nulla avrà mai senso. // L'amore non sarà che un volto, / il tempo attesa. // L'uomo soltanto un uomo.» (p. 76, sono i versi che chiudono la raccolta).

Una collana preziosa di immagini vibranti in cui il volto, i gesti, la voce, i capelli, le mani, gli accadimenti vengono riportati al cuore del figlio, ovvero ri-cordati con la densità di parole semplici e al tempo stesso profondamente risonanti, in grado di suscitare, come solo la vera poesia sa fare, un silenzio carico di emozioni, di dar voce a una nostalgia asciutta ma fervente per qualcosa di grande che (malgrado i dubbi più angoscianti: «Svanirà ogni volto, / svanirà ogni voce. // Il tempo / diverrà un istante. // Infine, / svanirà la luce.», p. 74) pare attenderci  sull'altra “riva” (abbiamo un desiderio direi innato di eternità), qualcosa (Qualcuno?) che già qui e ora ci abbraccia indefinitamente, impalpabilmente, con amore materno, attraverso chi ci ha amato e ci ama. Perché se la memoria mette in relazione momenti distanti, il cuore vive e pulsa sempre nel momento presente. 

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