Con Transuamensimo Giuseppe Vanni
ha conseguito il secondo posto
al Premio Léopold Sédar Senghor 2026
i più vivi complimenti!
venerdì 17 luglio 2026
Giuseppe Vanni II classificato al Premio Internazionale di poesia Léopold Sédar Senghor!
giovedì 16 luglio 2026
Un tocco lieve, incisivo, affidato
recensione di Gianni Marcantoni
Alessandro Ramberti cattura l'attenzione del lettore proponendo versi leali, nitidi, diretti, al contempo intimi, quasi sussurrati, come avviene nella sua nuova silloge Chiamami, attraverso un uso delle parole fortemente sentito, curato ed essenziale “(sì sono imprescindibili in questa situazione le parole ma ti prometto di non usarne molte benché chissà forse sono già troppe)”. Questo verso, a mio avviso emblematico, sembra subito evocare l'intero sentire poetico dell'autore, intriso di profondità, in cui l'uso delle parole include già il rischio che si corre nell'immergere una mano nell'acqua limpida con la possibilità di agitare il fondale sollevando la sabbia e intorbidendo quell'acqua trasparente. Allora il tocco del poeta deve essere leggero, il tocco dell'anima deve sempre risultare lieve ma allo stesso tempo incisivo, per saper giungere al fulcro dell'esistenza-essenzialità umana. La ricercatezza del linguaggio, l'attenzione che ne emerge, impongono numerose riflessioni sui temi della solitudine, delle ombre, delle ferite dell'anima, dello svuotare e del riempire, forse uno spazio, forse un sentimento, oppure “quel vuoto in cui è scaduta la vita” - come ci ricorda Alessandro - ma anche sulla sete, o meglio sulla necessità di amore/di amare, come irrinunciabile ricerca della fede, della luce, sia interiore, intesa come senso di pace, di dolcezza-tenerezza, sia esteriore, ossia con un occhio rivolto alla realtà circostante, piena delle sue insidie, al fine di trovare una guida, una direzione in mezzo al caos del mondo. Anche il tema della pazienza viene evocato tracciando le traiettorie percorribili dell'individuo, la pazienza che conduce ognuno al senso del possibile, al raggiungimento di un'armonia, quella che sembra allo stesso modo affiorare dall'intensa tessitura di queste liriche. I versi diventano “fiumi al di sotto del livello del mare morendo nell'abisso dove tutto si cristallizza e ti fa galleggiare”. Questo è il tutto che la poesia può infondere e instillare, la sensazione di galleggiare in sospensione tra spiritualità, materia e abisso, ma anche di affidarsi là dove non è possibile trovare una sponda sicura, un confine ben delineato partendo da un ascolto, o da un sussulto interiore, fino a captare quei segnali sublimi, le vibrazioni percepibili che gravitano nell'atmosfera. La poesia nasce forse dalla presa di coscienza delle falle che vivono dentro ognuno e dunque dallo scaturire di una voce che evoca una rinascita, un fondo solido sopra cui si genera la spinta che solleva il proprio cuore alla potenza invasiva ed estensiva della vita. Nel “chiamare” sembra quindi esserci una presenza vicina, anche fraterna, che non ci lascia soli, nonostante le più profonde insicurezze e inquietudini.
Saguatti, Cattaneo e Toselli vincono il Faraexcelsior 2026: complimenti!
Grazie di cuore alla giuria della sezione Poesia del Faraexcelsior 2026 che ha scelto con passione e competenza fra opere di notevole qualità le seguenti (per la sezione Racconto/saggio v. qui):
«In questa raccolta, le immagini scelte per raccontare le dirompenti giravolte e tormente tipiche dell'esperienza amorosa mi hanno colpito per la loro immediata chiarezza: sono dirette, concrete, appartenenti all'universo della quotidianità di ognuno e in cui tutti riusciremmo a calarci per empatizzare con il poeta, il quale a mano a mano, si rende consapevole dell'inganno della giovinezza pronto a trasformarsi nel tempo in cinismo nostalgico della vecchiaia.
Nel raccontare le sensazioni che l'esperienza amorosa ha suscitato in lui, il poeta ricorre anche ad immagini naturali: “prima alla luce c'eri anche tu“, “noi che siamo stati tralci verdi / rampicanti raspi legnosi di / costanza“, nelle quali ho inevitabilmente percepito una minuscola eco di dannunziana memoria e che ho apprezzato per l'adattamento al contesto della contemporaneità.
Molto interessante anche l'uso di immagini casalinghe (le pieghe del letto, il materasso) nelle quali quello scrigno d'amore diventa vuota assenza sfociata nello “scheletro gelido di una panchina" o in un “cielo / immenso senza fiocchi“.
A quel punto, parte la missione di ricerca identitaria che l'io lirico cerca di affrontare nel modo più intimo possibile, in quel “disordine familiare che non / spaventa“ di un letto sfatto in cui rimane da solo a dormire, come unica àncora di salvataggio dalla tormenta in mare aperto dell'amore finito.
Ciascuno di questi elementi concorre a fornire una rappresentazione dell'esperienza amorosa diversa dal normale, non conforme alla normale tradizione poetica, ma calata in scenari e stralci di quotidianità spesso duri e non consolatori, ma da apprezzare perché sinceri. C'è una presa di coscienza molto interessante da parte del poeta del solco irreparabile emerso fra sé e la persona amata che lascia al lettore un poetico e definitivo senso di grigia amarezza.» (Stefano Calemme)
«Questi raggiungimenti cosa sono? Probabilmente rappresentano un ritorno in/a sé stessi, una promessa che non sempre può essere mantenuta ma dopotutto può risolversi in una nuova dimensione: “… mi sento bene finalmente/nel ritrovarmi, risolvendo l’insieme/del mio piccolo io nel mondo intero e viceversa“.
Dunque le congiunzioni potrebbero essere le tensioni (tentativi?) destinate a sfarsi nel tocco o urto con ciò che viene raggiunto se non si sa spostare lo sguardo?
Ci si trova di fronte ad una raccolta di bellissimi testi, malinconici e vivi, ermetici al punto giusto. Ma qual è il punto giusto? Forse quello che richiede una seconda lettura: alla prima si resta colpiti dal ritmo del verso ma subito dopo si può apprezzare la coerenza delle metafore, oscillanti tra il quotidiano e l’esistenziale, tra ciò che è visibile e toccabile e ciò che invece vuole sostare nel mistero; sono poesie che invitano il lettore a restare un po’ in equilibrio su questi confini.
Una raccolta che si potrebbe definire di poesie d’amore (dove il cuore non è mai solamente un organo ma neppure è sentimento, forse entrambe le cose insieme, contemporaneamente): “… il cuore ha due gobbe rosse piene di lacrime / e una punta sola per sgonfiarle / o magari per ferirsi ancora“; “… ho scoperto… che l’amore pur facoltativo / può salvare l’anima, benedirla / esorcizzare le emozioni che non sanno stare in fila“.
Lo stile, la forma, spesso concitata, va di pari passo con l’appello ad elementi naturali (che non sono mai solo quello) o al corpo sofferente poi guarito e infine ritrovato: “… l’unione di quest’anima volatile al mio corpo / procede, fra alti e bassi / dipende da come girano le correnti / dalle stagioni/ma siamo ancora insieme dopo tanti anni“.» (Valeria Raimondi)
«Si tratta di una raccolta di poesie molto brevi: quasi tutte sono composte da tre versi. L’autore si dimostra capace di condensare in poche parole la peculiarità di un singolo istante avvalendosi di un ritmo adeguato.» (Annalisa Ciampalini)
«Il fascino del testo breve, rarefatto ed evocativo, non smette di mietere vittime e perdura ormai da oltre un secolo nella tradizione poetica italiana, almeno dal 1916, anno in cui Ungaretti dà alle stampe Il Porto Sepolto. Anche se i folgoranti e celeberrimi versi brevi di Ungaretti non sono direttamente legati alla forma dell’haiku giapponese, (apparso molto prima, nel XVII secolo), è chiaro che un poeta italiano che si cimenti con forme ristrette come quelle presenti in questa raccolta debba fare i conti con una davvero ingombrante tradizione poetica, che viene richiamata per forza di cose in presenza di testi come: “Ho lasciato il cuore / appeso / a un filo di nebbia oppure Resto vivo / nel vapore breve / dei vetri appannati“. Eppure, in questo Atlante delle assenze, la scrittura suona autentica, ancora capace di accendere visioni, di suscitare l’inspiegabile del poetico. E poco importa se qua e là ci sembra di ascoltare una voce familiare, forse un già sentito: non basta a privarci del piacere di leggere e immaginare.» (Davide Valecchi)
«In questa infodemia e rimbombo di parole già dette una raccolta di terzine mi pare davvero l'inizio della rivoluzione di cui abbiamo bisogno. Distillare il senso in pochi versi non è per tutti e io le trovo di una discreta qualità.» (Alessia Boldrini)
Socrate Toselli, ha 40 anni e vive a Latina insieme alla sua compagna e a sua figlia Bendetta, una bimba di quasi tre anni. Svolge la professione di avvocato. Ha pubblicato nel 2024 due raccolte poetiche: Dentro una cosa sola (Ensemble) e Trovare un cuore (Fara Editore).
«Come viene esplicitato anche dal titolo, la raccolta presenta un tema di fondo che unisce i vari componimenti: il rapporto disadattato ed estraneo fra l'essere umano e il mondo in cui vive, fatto di automatismi, prospettive senza futuro e perdita di valori. Il soggetto è esistenzialmente alienato (“Qui il mondo gira sempre più veloce / e io questi luoghi non li riconosco) e ricerca una forma di salvezza nella fede“ (La luce di Cristo è l'unico riparo).
Il principale punto di forza rimane la coerenza testuale: sembra che ogni poesia rientri in un discorso unico, c'è una forte identità intrinseca. Interessante l'uso di immagini naturali come il mare aperto e anche la tangibilità di certe riflessioni filosofiche che non rimangono mai astratte.» (Stefano Calemme)
«Immediatamente ho pensato a Montale e alla lirica Forse un mattino…, dove sono più reali vuoto e nulla rispetto a paesaggi e oggetti percepiti dai sensi definiti come l’inganno consueto.
Il titolo della bellissima raccolta che mostra un’evidente e consapevole musicalità è, peraltro, davvero esplicito! Si tratta di liriche che esplorano il tema della contraddizione dell’esistenza, della perdita, fuori e dentro, dei punti di riferimento e forse anche della voce per dirli: “… qui il mondo gira sempre più veloce / e io questi luoghi non li riconosco / ma non ne ho altri dove trovare posto / e aggiungere al borbottio di fondo / la mia voce“.
“Esistono poeti che chiamo di fiume e altri che chiamo poeti di lago“, mi disse un poeta contemporaneo durante una presentazione. Ecco, questa raccolta somiglia a un giro attorno ad un lago (stagno?) dove si percorre il perimetro e si torna sempre al punto di partenza.
Anche la vita, definita dall’autore un gioco (dove non è prevista vittoria), compie un giro, o più giri, senza grandi spostamenti, senza pacificarsi né risolversi dentro un io (e un mondo), appunto alienato.
Anche l'invocazione ad un essere superiore si dissolve contro un muro dove rimbalzano i gemiti dell'uomo; eppure non si smette di chiedere qualcosa: “… vienimi in sogno a dirmi che la vita / è durata un attimo soltanto / che il tempo andato adesso è permanente / e ogni giornata che dal sole è invasa / ritorna ancora per essere vissuta, / le cose perse tutte al loro posto/e che alla fine ci si ritrova a casa“.» (Valeria Raimondi)
di Pietro Roversi (Milano)
«Una raccolta segnata da una voce poetica colta, potente, autenticamente contemporanea, originale, che usa gli artifici retorici (numerose sono rime, consonanze e assonanze) in chiave parodistica, ironica e ritmica e che in testi di taglio prosastico, antinovecentesco, delinea una visione ferocemente atea, sostenuta da un uso sistematico di un registro quotidiano e colloquiale, salvo poi avventurarsi di frequente in costruzioni sintattiche complesse che denotano il perfetto controllo dell’ autore sull’arsenale dei propri strumenti linguistici. Emblematica a questo riguardo una serie di componimenti ispirati alla Via Crucis, di cui riporto la stazione I: “I: Gesù è condannato a morte / La Via Crucis va vista / come la guarda un animale: / la gente in ansia, / il blu uno zaffiro, / il bianco un marmo, / la croce una trave“. Quando però l’apparato, per così dire “ideologico”, della poetica autoriale rimane in sottofondo, la parola si apre verso squarci di una profonda e calda umanità fatta di affetti, ricordi, amori, relazioni, oggetti quotidiani. Ed è proprio in questi testi (che preferisco) che il rifiuto del sacro istituzionalizzato fa fiorire un nuovo tipo di sacralità non dichiarata ma ben presente: carnale, realistica e, ancora, profondamente umana, come si può appurare in un testo come: “Espandono la coscienza / una credenza, un armadio / ordinato. Un cassetto d’intimo / lavato stirato sistemato. / Non a tutti questo è dato: / nel deliquio, a chi sviene, / taglia il tiepido delle vene / in vasca o tana; invece, occorre / lo studio di concetto, il progetto / didattico, empatico, sistematico, netto: / la grammatica del riporre“. Non sfugge poi la citazione da Aldo Busi (“Bisogna essere profondamente e scientemente anticlericali”), al quale viene, con ovvia ironia, attribuito senza nominarlo l’appellativo di “Sommo”, in uno dei primi testi della raccolta. Una citazione che vale quale sigillo autorevole di una visione artistica matura e forte, dispiegata senza incertezze.» (Davide Valecchi)
«Si tratta di una raccolta varia, che mostra le molteplici sfaccettature della realtà e la varietà del mondo. L’autore si avvale di uno sguardo lucido, originale, e sa muoversi con destrezza senza mai perdere il ritmo. I versi sono quasi sempre brevi e infondono all’opera una certa vivacità.» (Annalisa Ciampalini)
Gualtiero Lelli (Roma, 1971) ha pubblicato, fra l’altro: La morte è un tonfo secco dall’altra stanza e il rumore di una teiera che si infrange sul pavimento (Montag 2020; Non ricordo nemmeno più che voce abbia (Fara 2020); Dio è un ragazzino che si diverte a giocare con le bolle di sapone (AbelPaper 2021); Storia di una regressione infinita (Fara 2022); La somiglianza delle parti (Fara 2023); La Città di Dio. Prolegomeni alla nuova dottrina (Montag 2022); Morì ’n ze morgarà, ma le tribbole (Controluna 2023); Viaggio nella città maledetta (Genesi Editrice 2025), Le strade sbagliate dei savi (Fara 2026).L'autore/autrice riesce a trasformare Roma in molto più di un semplice sfondo narrativo: la città diventa organismo vivente, coscienza, metafora dell'esistenza, luogo in cui il tempo personale e quello della storia finiscono per sovrapporsi fino a confondersi. Accanto a questa dimensione si sviluppa una riflessione intensa sulla condizione umana, condotta con uno sguardo lucido, spesso ironico, capace di alternare registri linguistici differenti senza perdere unità espressiva.
Particolarmente riuscita è la capacità di fondere riferimenti culturali e letterari con una materia profondamente vissuta. Le numerose citazioni e gli echi della tradizione non hanno funzione ornamentale, ma dialogano con una voce autentica, che riesce a renderli parte integrante della propria esperienza poetica. Il risultato è un testo colto senza risultare compiaciuto, ricco di rimandi ma sempre fedele a una forte identità espressiva.
Si avverte, lungo tutto il poemetto, una tensione costante tra disincanto e desiderio di assoluto, tra il peso del quotidiano e la ricerca di un senso più profondo. È proprio questa tensione a sostenere l'intera architettura dell'opera e a conferirle un respiro ampio, capace di accompagnare il lettore ben oltre il singolo componimento.
Ci sono opere che chiedono semplicemente di essere lette. E altre che domandano al lettore di abitarle. Questo poemetto appartiene a queste ultime: si attraversa come una città al tramonto, con la sensazione che ogni strada custodisca una domanda sulla nostra stessa esistenza.» (Anna Ruotolo)
Sonia Guida nasce a Lecco ma cresce a Salerno, affacciata sul mare. Avvocato, lavora a Roma in una Istituzione Pubblica e si occupa prevalentemente di diritto delle tecnologie e sistemi di pagamento; su questi temi ha tenuto lezioni e pubblicato approfondimenti. Ha di tanto in tanto pubblicato poesie in monografie e antologie, articoli su riviste e testi per cinema e televisione, ricevendo una segnalazione di merito al concorso internazionale di Poesia “Poesie di donne” (FENALC). Da un certo punto della sua vita il suo viaggio costante ha smesso di partire da ciò che accadeva intorno a lei per incominciare dal corpo, o da qualcosa che c'è prima del corpo.
«Trovo una coerenza di senso che accompagna la lettura della silloge. Scelte stilistiche definite, dal punto di vista del lettore, come quelle degli appunti post-scriptum o ante-scriptum che potrebbero essere divisive. Personalmente propugno sempre con una certa veemenza ciò che è divisivo. I corpi poetici sono evocativi e la ritmica è presente sia dal punto di vista dei suoni che da una veloce frammentazione dei versi. C'è una certa verbosità, ma non ci aspettavamo niente di diverso dopo un esergo che cita Jung.» (Alessia Boldrini)
di Colomba Di Pasquale (Civitanova Marche)
«Questa raccolta possiede un merito che oggi non è affatto scontato: crede profondamente in ciò che racconta. Ogni testo nasce da un sentimento autentico e non dalla volontà di costruire una poesia. La poesia, infatti, procede. L'autore/autrice affida alla figura di Mosè non soltanto il ruolo di animale amato, ma quello di approdo esistenziale, di casa, di cura, di antidoto alla solitudine. È un amore che non teme il pudore e che, proprio per questo, riesce a toccare corde universali.
Le immagini più felici sono quelle in cui la quotidianità si trasfigura senza sforzo: il respiro raccolto nel palmo della mano, le passeggiate tra le foglie, il sonno condiviso, il cane che diventa “salmo“, “presepe“, “albero di Natale“, “pezzetto di luna“. In questi passaggi il linguaggio trova una naturalezza che lascia intravedere una sensibilità delicata, capace di riconoscere il sacro nelle piccole cose.
Ho apprezzato soprattutto la sincerità della scrittura. Si avverte che ogni poesia nasce da un'esperienza realmente vissuta e custodita con gratitudine, senza artifici e senza la ricerca dell'effetto. La raccolta mantiene una propria coerenza emotiva e una voce riconoscibile, scegliendo volutamente la semplicità per raccontare un legame profondo e restituendo al lettore un'idea di amore fatta di presenza, cura e fedeltà.
Una silloge che si legge con partecipazione e che ricorda come la poesia possa nascere anche dai gesti più piccoli, quando sono attraversati da uno sguardo autentico e da un sentimento capace di trasformare la quotidianità in memoria.» (Anna Ruotolo)
«Ha una potenza di coerenza di senso straordinaria, uno stile bambino, scherzoso, ma definito ed indefesso. È una silloge che parla dell'amore per un cane da parte del suo umano, ma sembra il linguaggio dell'amore assoluto che hanno i cani nei confronti dei loro umani. Mi piace pensare l'abbia scritta un Golden Retriever, se solo avesse il dono della parola… e con l'accezione più straordinaria del "scritto da cane”.» (Alessia Boldrini)
giovedì 9 luglio 2026
PICCOLO FESTIVAL DI POESIA - CORTILI DI-VERSI A ORINO (VA) - II EDIZIONE
Il 18-19 luglio 2026 avrà luogo la seconda edizione del "Piccolo Festival di Poesia - Cortili di-versi" a Orino (Va) con la direzione artistica di Benedetto Ghielmi, fondatore di "Condividendo Poesia". Protagonisti una ventina di poeti provenienti da varie regioni d'Italia. La manifestazione letteraria patrocinata dal Comune di Orino e con il sostegno di Radio Marconi, avrà luogo in alcune corti del borgo della Valcuvia. Il taglio del nastro inaugurale sarà alle ore 10.30 presso "Lo Spazio Gentile" con il laboratorio di poesia al femminile a cura di Maddalena Grigoletto. Alle ore 17.30 nella "Cort di Munighitt" avverrà l'incontro centrale della rassegna poetica: sarà presente la poeta Margherita Rimi, una delle voci più significative del panorama poetico. Letture a cura di Sara Pennacchio. Dalle ore 20.30, nella "Cort di Vanulett" avrà luogo una lettura poetica dove si alterneranno i primi dieci autori accompagnati dalle musiche della violoncellista Viola Valsecchi e dal cantautore Santorosso. La domenica mattina, dalle ore 10.00 con ritrovo in Piazza XI Febbraio, la poesia risuonerà nei boschi della montagna retrostante il borgo orinese. Nel pomeriggio nella "Cort di Matt" dalle ore 15.30, si terrà il momento che chiuderà il sipario sulla seconda edizione del Festival di Poesia "Cortili di-versi" .
*
I POETI PRESENTI: Maddalena Grigoletto (Lombardia); Margherita Rimi (Sicilia); Amedeo Anelli (Lombardia); Viviana Foschi (Lombardia); Gaetano Blaiotta (Lombardia); Annamaria Gazzarin (Veneto); Stefano Torre (Emilia Romagna); Annachiara Marangoni (Trentino Alto Adige); Francesca Tuscano (Lazio); Maria Elena Danelli (Lombardia); Ilaria Abiami (Toscana); Maura Termite (Lombardia); Manuela Montemezzani (Lombardia); Rosita Panetta (Piemonte); Luca Isoardo (Piemonte); Elisabetta Oneto (Lombardia); Donato Di Poce (Lombardia); Sara Fusaro (Piemonte); Ada Crippa (Lombardia); Roberto Casati (Lombardia); Stefano Boldorini (Lombardia); Antonella Orlandini (Piemonte); Elena Varaldo (Piemonte).
sabato 4 luglio 2026
La Couleur d'un Poème - Premio Internazionale d'Arte per Poesia, Vernacolo, Haiku, Pittura e Fotografia, IX Edizione
IMMAGINEARTE
promuove e organizza la IX edizione del
Premio Internazionale d’Arte
per Poesia in lingua, Vernacolo, Haiku, Pittura e
Fotografia
La Couleur d’un Poème
iniziativa a sostegno della Fondazione
DOMUS DE LUNA
per bambini, ragazzi e famiglie nei loro
momenti più difficili, offrendo case, ascolto e sostegno attraverso comunità,
laboratori, sport, lavoro e natura. Affinché ogni fragilità possa trovare
spazio per rinascere e diventare forza. Perché ogni seme, con cura e fiducia,
può crescere e diventare albero.
Madrina
dell’evento Simona Carboni, poetessa
e operatore sociale.
Con
il Patrocinio culturale di WikiPoesia
Partner del premio Fondazione Domus De Luna
Art. 1) Il concorso è articolato in 5
sezioni:
Sez.
A - Poesia
Sez.
B - Fotografia
Sez.
C - Haiku
Sez.
D - Pittura
Sez.
E - Vernacolo
Art. 2) Invio delle
opere:
Gli
elaborati dovranno essere inviati per e-mail all’ indirizzo premiolacouleur@gmail.com allegando la copia del versamento della
quota di partecipazione con le seguenti modalità:
sezione A - C - E
) poesia, haiku, vernacolo:
Le
opere sia edite che inedite, che già premiate in altri concorsi, dovranno
essere allegate in formato word (no pdf, no jpeg) completo dei dati
dell’autore: nome, cognome, indirizzo, tel, mail e riportare la seguente
dichiarazione “Dichiaro che le opere sono frutto del mio personale ingegno” (sollevando
l’organizzazione del Premio da eventuali situazioni di plagio) e “Autorizzo
l’uso dei miei dati personali ai sensi dell’art. 13 D.L. 196/2003 “
sezione B)
fotografia bianco e nero.
Si
richiede solo l’invio delle opere in formato fotografico (jpeg) in bianco e
nero, ad alta risoluzione e accompagnate dal titolo. Nel corpo della mail,
oppure in allegato, inserire i dati dell’autore (nome, cognome, indirizzo, tel,
mail) e riportare la seguente dichiarazione “Dichiaro che le opere sono frutto
del mio personale ingegno e Autorizzo l’uso dei miei dati personali ai sensi
dell’art. 13 D.L. 196/2003”
Sez.
D) - pittura
Si richiede solo
l’invio dell’immagine fotografica delle opere in formato fotografico (jpeg) ad
alta risoluzione accompagnate da una breve descrizione: titolo, dimensioni e
tecnica utilizzata. Nel corpo della mail, oppure in allegato, inserire i dati
dell’autore (nome, cognome, indirizzo, tel, mail) e riportare la seguente
dichiarazione “Dichiaro che le opere sono frutto del mio personale ingegno e
Autorizzo l’uso dei miei dati personali ai sensi dell’art. 13 D.L. 196/2003”
Art.
3) Si partecipa con un massimo di:
sezione
A) 5 poesie di massimo 30 versi a tema libero
sezione
B) 3 fotografie in bianco e nero a tema libero
sezione
C) 5 haiku
sezione
D) 5 opere a tema libero
sezione
E) 3 poesie di massimo 30 versi a tema libero con la relativa traduzione
Art.
4) Quota di partecipazione: è possibile partecipare
contemporaneamente a più sezioni; per ogni sezione è richiesto il pagamento di
€ 10,00 da versare con bonifico bancario IBAN: IT39S3608105138280923480944 -
BIC/SWIFT PPAYITR1XXX - POSTEPAY S.P.A. intestato a D.ssa Maria Grazia Vai -
inserire la causale: Premio Interazionale d'Arte (nome cognome del partecipante,
sezione) e inviare copia del bonifico unitamente agli elaborati. In alternativa
è possibile effettuare una ricarica con postepay (in questo caso richiedere gli
estremi via mail alla segreteria: premiolacouleur@gmail.com )
Art. 5) Scadenza invio delle immagini delle opere e
degli elaborati: entro le ore 24,00 del 20/07/2026
Art. 6) Non verranno accettate e quindi
squalificate senza obbligo di darne comunicazione, le opere che presentino
elementi razzisti, denigratori, pornografici, blasfemi o d’incitamento
all’odio, alla violenza e alla discriminazione di ciascun tipo.
Art.
7) La Commissione di Giuria è composta da esponenti del panorama
letterario artistico nazionale e internazionale:
Sezione Letteraria:
Poesia
Presidente
di giuria: Virginia Murru, poeta, recensore, giornalista
Irma Kurti, poetessa, scrittrice, paroliera, giornalista e traduttrice
Valerio Di Paolo, poeta
Haiku
Presidente di
giuria: Eufemia Griffo, jaijin, poetessa, scrittrice
Valentina Meloni:
haijin, poetessa, redattrice
Daniela Misso,
haijin
Vernacolo
Presidente
di giuria: Stefano Baldinu, poeta
Patrizia Stefanelli, poeta, operatore
culturale, attrice, regista.
Sezione Artistica:
Pittura
Presidente
di sezione: Carlo Cordua, maestro d’arte
Fotografia
Presidente
di sezione: Nicola Calì, fotografo accreditato Vogue
Art. 8) Premi
PREMIO
SPECIALE “Presidenza del Premio”:
Targa, pergamena, realizzazione
videopoesia
Sezione Poesia:
1° classificato: targa,
realizzazione videopoesia e pubblicazione gratuita di una silloge poetica di 60
liriche. L'autore avrà diritto a 30 libri in omaggio. La copertina del libro
verrà realizzata, su gentile concessione, con un’immagine del maestro d’arte
Carlo Cordua. Al suo interno verranno inserite 15 fotografie in bianco e nero
del vincitore della sezione fotografia.
dal 2° al 3° classificato: targa e
pergamena
dal 4° al 10° classificato:
menzioni all’Onore e al Merito con medaglia
Sezione Haiku:
1° classificato: targa,
realizzazione videopoesia e pubblicazione gratuita di una silloge di 100 haiku.
L'autore avrà diritto a 30 libri in omaggio. La copertina del libro verrà
realizzata, su gentile concessione, con un’immagine del maestro d’arte Carlo
Cordua. Al suo interno verranno inserite 10 fotografie in bianco e nero dei
vincitori della sezione fotografia.
dal 2° al 3°
classificato: targa e pergamena
dal 4° al 10°
classificato: menzioni all’Onore, al Merito con medaglia
Sezione Vernacolo
1° classificato: targa,
realizzazione videopoesia e pubblicazione gratuita di una silloge di 60
liriche. L'autore avrà diritto a 30 libri in omaggio. La copertina del libro
verrà realizzata, su gentile concessione, con un’immagine del maestro d’arte
Carlo Cordua. Al suo interno verranno inserite 10 fotografie in bianco e nero
dei vincitori della sezione fotografia.
dal
2° al 3° classificato: targa e pergamena
dal
4° al 10° classificato: menzioni all’Onore e al Merito con medaglia
Sezione
Fotografia:
1° classificato: targa
personalizzata con riproduzione dell’opera vincitrice e pubblicazione di n. 15
fotografie in bianco e nero a corollario della silloge vincitrice nelle sezione
poesia
dal
2° al 3° classificato: targa personalizzata con riproduzione dell'opera
vincitrice e pubblicazione di n. 10
fotografie in bianco e nero a corollario delle sillogi vincitrici nelle sezioni
haiku e vernacolo
dal 4° al 10° classificato: menzioni all’Onore e al Merito con medaglia
Sezione Pittura
1° classificato: targa
personalizzata; opera vincitrice in copertina dell’antologia artistico-poetica
che raccoglierà le più belle opere del concorso
dal 2° al 3°
classificato: targa personalizzata
dal 4° al 10° classificato: menzioni all’Onore e al Merito con medaglia
Art. 9) Non è prevista cerimonia di premiazione. Tutti i premi
verranno spediti a carico della redazione tramite plico raccomandato e
corriere.
Art.
10) La classifica sarà resa nota nel mese di Ottobre 2026,
comunicata via mail ai soli e rispettivi finalisti/vincitori, pubblicata
nell’Albo d'Oro sul sito del premio https://la-couleur-d-un-poeme.webnode.it/ e
nella pagina social https://www.facebook.com/lacouleurdunpoeme
Art.
11) Le migliori opere poetiche e fotografiche, unitamente alle
10 immagini pittoriche finaliste saranno pubblicate nel volume artistico
"La couleur d'un poème". L'antologia dovrà essere prenotata con
pagamento simbolico anticipato di € 12,00 comprensivo di spedizione con piego
libri. Parte del ricavato delle vendite verrà destinato alla Fondazione Domus
De Luna a favore dei progetti per bambini, ragazzi, donne e famiglie in
difficoltà.
Art.
12)
La partecipazione al concorso implica l’accettazione di tutti gli articoli che
compongono il bando.
12/03/2026
Presidente del Premio
Maria
Grazia Vai
Info e contatti:
premiolacouleur@gmail.com +39 339 5276746
venerdì 3 luglio 2026
TEMPI INQUIETI, IL VERO SCOPO DEL CULTURALE, DI MARIA TERESA LIUZZO
''La
violenza del tempo lacera l'anima; attraverso quella lacerazione entra
l'eternità'' (S. Weil, l'ombra e la grazia).
Un'Arte
Culturale è un'arte culturalmente impegnata nella società; non è un'arte
estraniata, ma viva nel messaggio (significato) che si vuole trasmettere.
Si
impegna a informare le masse, imbonite dal volgare, dal cattivo gusto del post
moderno, sull'alto valore Universale dell'Arte ( la bellezza), sul recupero
come trasmissione di valori intramontabili, a rieducare ai valori civili e
religiosi.
Riabilita
quindi, il pubblico alla bellezza di un quadro artistico che nasce dalla
cultura e non dal kitsch, nonché il lettore a fruire del messaggio poetico, al
di là del gioco tecnico della Decostruzione.
Il
Culturale oppone alla Decostruzione moderna «la giusta valorizzazione»,
consapevole che il meccanismo con cui è costruito l'oggetto non va espresso ma
celato e superato dall'idea dell'oggetto.
Non
è un'Arte metafisica, ma Rivoluzionaria, nel senso che si impegna a cambiare il
sociale, con la forza sovvertiva di un Sapere e una Bellezza Universale (che
trascende le categorie del tempo e dello Spazio) culturalmente dati.
L'arte
è superiore alla vita e si impegna a modificarla: soprattutto a creare un
burrone infinito tra barbarismi e buon gusto in tempi di inquietudine.
Cultura
che non tradisce la Storia e liberi dalla ''schiavitù'', che non chiude ogni
riferimento con il credente; che non imputridisca la luce, che non esiga la
Verità.
Arte
che escluda il caos di questo mondo tragico, imbrigliato in un ''vivere
moderno'' attraversato da mercificazioni e squallidi interessi che annullano
quel meraviglioso viaggio infinito chiamato memoria e mortificano e divorano il
cuore di questa sconosciuta Umanità,
''...Un
corridore correva dietro la sua ombra...
Cercava
la Verità...'' (Paul Nougé).
MARIA TERESA LIUZZO
La raccolta di poesie “Lost Leaves” di Michael Lee Johnson e Irma Kurti
Il nuovo
libro di Michael Lee Johnson e Irma Kurti, intitolato “Lost Leaves” (Foglie
perse), è stato pubblicato dalla casa editrice Ukiyoto Publishing. L’opera include
brevi poesie sulla natura e sull’amore, scritte a quattro mani dal poeta
americano Michael Lee Johnson e dalla poetessa italo-albanese Irma Kurti. Le
poesie esplorano la natura multiforme del mondo, bilanciando la bellezza e la
distruttività con la complessità delle emozioni umane, come l'amore e la
solitudine. Il libro dimostra che l'amore, proprio come la natura, scorre e
cambia con le stagioni. “Foglie perse” si distingue per l’esplorazione di
diversi elementi naturali, dalla “danza delle foglie” e dal “romanticismo dei
tramonti” agli aspetti più bui del “cielo notturno e delle stelle”.
L'esperienza umana è intessuta di riflessioni sulle relazioni, sui ricordi e sui
viaggi personali.
Nella
prefazione scritta da Michael Lee Johnson si legge: “Questo libro di brevi
poesie sulla natura contiene anche poesie d'amore, disseminate qua e là. È
difficile avere una natura pura, senza difetti, e la bellezza dell'amore e del
romanticismo. L'amore ha il suo fiore e il suo pezzo di terra. L'amore, come la
natura, scorre e cambia con le stagioni. La natura esiste indipendentemente
dall'influenza umana fin dall'inizio dei tempi. Essa incarna la danza delle
foglie, il romanticismo dei tramonti e i momenti trascorsi a condividere una
bottiglia di vino in riva al fiume o al lago, così come la tranquillità di una
giornata di pioggia. La natura ispira sogni, ma può anche portare alla distruzione.
Riflette sia la bellezza sia il dolore, guardando la luna, l'oscurità e le
stelle. La natura abbraccia la vita e apprezza l'amore che esprimiamo. Come
esseri umani, celebriamo la bellezza delle creature alate, degli animali che
calpestano la terra, delle ninfee e degli stagni sereni. La natura crea sogni,
ma distrugge anche.”
MICHAEL LEE JOHNSON ha vissuto in Canada per dieci anni durante la guerra del Vietnam. Abita nella zona di Chicago, Illinois. Ha più di 360 video di poesia su YouTube. Michael Lee Johnson è un poeta pubblicato a livello internazionale in 46 paesi. È autore di testi di canzoni, con diversi libri di poesia nel suo archivio; è nominato a sette Pushcart Prize e a sei Best of the Net. Ha pubblicato oltre 653 poesie. È editore di tre antologie di poesia, tutte disponibili su Amazon, e autore di diversi libri di poesia e di chapbook. Michael ha creato 6 gruppi di poesia su Facebook. Membro della Illinois State Poetry Society: http://www.illinoispoets.org/ e Poets & Writers: https://www.pw.org/. Le sue poesie sono state tradotte in diverse lingue.
IRMA KURTI è una poetessa, scrittrice, paroliera, giornalista e traduttrice
albanese, naturalizzata italiana che vive a Bergamo. Scrive da quando era
bambina. Ha vinto numerosi premi e riconoscimenti in Albania, Italia, Grecia,
Svizzera, USA, Filippine, Libano e Cina. Le è stato conferito il Premio
Internazionale “Universum Donna” IX Edizione 2013 per la Letteratura e la
nomina a vita di “Ambasciatrice di Pace” dall’Università della Pace della
Svizzera italiana. Nel 2020 ha ricevuto il titolo di Accademico e Presidente
Onorario di WikiPoesia, l’Enciclopedia poetica.
Irma Kurti vanta la pubblicazione di oltre 120 opere, tra cui libri di
poesie, narrativa e traduzioni. I suoi libri sono stati pubblicati in
24 paesi.












