mercoledì 11 marzo 2026

Arte della parola in Sala Arazzi Rimini 20 marzo 2026

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Comune di Rimini


Grazie all’Assessore alla Cultura del Comune di Rimini Michele Lari, al Direttore del Museo del Città  Alessandro Giovanardi e ai loro collaboratori


venerdì 20 marzo 2026 dalle 15:00 alle 19:00
nella Sala Arazzi del Museo della Città
con ingresso in via Tonini 1

Arte della parola
incontro e dialogo con poeti e scrittori

15:00 Accoglienza e saluti delle Autorità

15:15 Due racconti opera narrativa I class. al Narrapoetando 2026 – Giampaolo Proni (Faenza, 1955) è stato allievo e poi collega di Umberto Eco presso l’Università di Bologna. Ha svolto attività di pubblicista per testate come IlSole24Ore e ha lavorato per la RAI. Nel 1989 ha pubblicato il primo romanzo della trilogia dedicata all’intelligenza artificiale ASIA: Il caso del computer Asia (Bollati-Boringhieri), seguito da La dea digitale (Fazi 2000) e Digit_Zero (Aracne 2008). La trilogia è poi stata riproposta da Antonio Tombolini editore. Ha scritto il giallo per ragazzi L’indagine di Maria H. (Signorelli 1993) e diversi racconti di fantascienza, tra i quali “La corsa di Jimmy Boot”, in Cyber Punk (Millelire Stampa Alternativa 1995).

15:30 Appartengo a te
romanzo 
vincitore al Narrapoetando 2025 – Arianna Biscotto abita a Cervia da quasi tre anni e la sua casa dista esattamente 350 metri dal mare. Adora tutto di lui, il colore che cambia ogni giorno, il rumore che sente dalla stanza quando è in burrasca, l'odore della salsedine, raccogliere conchiglie, passeggiare sulla sabbia a piedi nudi e il colmo qual è? Non va mai a fare il bagno, perché non le piace l’acqua…

15:45 Memini, meminisse Gianpaolo Anderlini vive nel modenese. È redattore della rivista QOL (dialogo ebraico-cristiano). Con Fara ha pubblicato: Giobbe. Opera in versi (2018), Distopie (2020), Versi di/versi. Diario poetico ai tempi del coronavirus (2020), Variazioni (2021), Devarìm ’acherìm (Parole altre) (2022), Incontri (2022), Figli di Qohèlet (2023), In limine e Salmi (2024). Opere recenti: Io sono tuo, salvami! Commento al Salmo 119 (Chirico 2022), E come potevamo non cantare (Altrimedia 2023), Canto del ritorno (Lupi 2024), La lingua del santuario. Introduzione all’ebraico biblico in ventidue lezioni (2 voll. EDB 2024).

16:00 Tre racconti inquieti opera vincitrice al Narrapoetando 2025 –
William Protti, nato a San Marino, vive a Santarcangelo di Romagna (RN). È appassionato di fumetti e ha impaginato alcuni libri, ultimo dei quali Lo splendore della Verità (Pazzini, Villa Verucchio, 2022). Fra il 2015 e il 2018, i racconti Un giorno di follia e La minaccia, e i romanzi Kronin. Visioni del futuro e Vera sono stati premiati in vari concorsi indetti da Fara Editore e pubblicati. Con il romanzo Eghena (Fara 2024) si è classificato I al Concorso Faraexcelsior.

16:15 La notte ha un sapore di cose lontane (raccolta antologica 1997-2023)
Bruno Bartoletti nasce a Montetiffi e vive la sua gioventù a Ponte Rosso di Pietra dell’Uso, frazioni del comune di Sogliano al Rubicone (FC), dove ora risiede. Laureatosi nel 1967 in Materie Letterarie presso l’Università degli Studi di Genova, nel 1974 è nominato assistente ordinario alla cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea presso l’Università degli Studi di Torino, nomina a cui rinuncia per dedicarsi all’insegnamento. Svolgerà dal 1981 al 2008, anno della pensione, la funzione di preside negli istituti tecnici. Uomo di scuola e promotore culturale, solo molto tardi inizia a pubblicare: nel 1997 Trasparenze – Frammenti di memorie; nel 2000 Le radici; nel 2001 Parole di Ombre; nel 2005 Il tempo dell’attesa; nel 2012 Sparire in silenzio ritrovando il vento delle strade; nel 2017 I volti non hanno più nome; nel 2019 eppur, felice te che al vento; nel 2023 Una remota stazione, raccolta antologica 1997-2023. Nel 2017 esce il saggio È sempre lunedì «Voglio ringraziarvi tutti per avermi concesso di insegnare», in cui raccoglie le sue esperienze di scuola; nel 2018 Ma i veri viaggiatori partono per partire: è il suo primo libro di narrativa, portato in scena nel 2019 dalla Compagnia teatrale “Samarcanda”, con la regia di Nais Aloisi. Nel 2021 Lunga è la notte che non trova mai giorno; nel 2022 Storia incompiuta di un solitario viaggiatore.

16:30 Continuità e discontinuità nello spazio poetico –  Giuseppe Armani, laureato in Scienze della formazione e dell’educazione e in Filosofia, dal 2024 è Cultore della Materia in Pedagogia Generale, in Teoria delle Relazioni di aiuto e in Filosofia teoretica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Maestro Internazionale Senior di scacchi (ICCF), da oltre quarant’anni ha posto al centro della sua ricerca l’epistemologia dello spazio e la relazione tra spazio e linguaggio. Autore di romanzi, racconti, saggi, ha pubblicato sei raccolte di poesie: Thlenai, 2011; Flatus vocis, 2012; Ordine revocato, 2013; Locus, Loqui (2024, Leonida Edizioni); Αναγνωρισις Riconoscimento (2024, Kanaga Edizioni); L’Occhio inciso (2025, Leonida Edizioni); e il saggio Dall’Inter-vallo. Intorni della parola poetica (2011, Leonida Edizioni).

16:45 non arresi conversazioni poeticheanna delle crete nata a Rimini, dove vive, frequenta la poesia sin dall’infanzia, tra interruzioni anche di lunghi anni e “urgenti” riprese. Ha pubblicato le raccolte Colibrì (Fara 2010), A mio padre (Helicon 2014) – parzialmente riunite nell’edizione Fara 2019 –, Sequenze auree (Raffaelli 2022) e numerosi testi sparsi usciti in volumi collettanei, alcuni dei quali raccolti nel presente volume. Con attenzione agli aspetti di intertestualità biblica si è occupata dell’opera di A.V. Reali, M. Guidacci, C. Campo e di poeti che in tal senso possono per tanti aspetti ritenersi archetipi, quali E. Dickinson, T.S. Eliot, R.M. Rilke.

17:00 Padre nostro Giuseppe Vanni vive a Cattolica: laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna, insegna Storia e Letteratura nella scuola media superiore. Padre nostro segue le raccolte Transumanesimo (Fara 2021), Paris Necker (Fara 2017) e Horror Vacui (Narcissus 2013). In saggistica ha pubblicato Badlands. I luoghi mitici della frontiera americana e la cultura di massa (Narcissus 2016), Il federalismo europeo in Italia (Street Lib 2019) ed Europa federata (Street Lib 2019).

17:15 Le Leonesse. Storie di missionarietà al femminilePaola Spigarelli, nata nelle Marche, è romagnola di adozione. È educatrice, moglie e madre. Fin da piccola è innamorata dei libri, che l’hanno accompagnata nella sua formazione e arricchita nella sua crescita personale. Dopo la laurea in Pedagogia, ha seguito per diversi anni corsi di letteratura femminile che hanno alimentato e rinnovato il suo amore per biografie e scritti di donne. Ha pubblicato Sorelle e madri (premio Faraexcelsior 2019) e, nel 2020, Le scrittrici di D’Io.

17:30 CuoiaGianni Marcantoni (San Benedetto del Tronto, 1975) vive nelle Marche, è laureato in Giurisprudenza. Le sue pubblicazioni: Al tempo della poesia (2011), La parete viva (2011), In dirittura (2013), Poesie di un giorno nullo (2015), Orario di visita (2016), Ammessi al paesaggio (2019), Complicazioni di altra natura (2020), Panorama dei lumi (plaquette, 2021), Sedime (2024). Inserito nella Enciclopedia dei Poeti Italiani Contemporanei (Aletti 2017) e su Italian Poetry, diviene nel 2020 co-fondatore di Wikipoesia. Sue citazioni e liriche compaiono in diverse antologie, cataloghi d’arte, siti poetici, blog letterari, periodici e riviste. Ospite in alcune rubriche letterarie e reading, ha ricevuto vari premi e riconoscimenti.

17:45 La voce del sangue noir in versi vincitore al Faraexcelsior 2025 – Matteo Pasqualone nasce a Cesena (1987). Scrittore e teologo, da anni si interessa del rapporto fecondo tra letteratura e teologia. Fra gli autori più amati e studiati: Flannery O’Connor, Louise Glück, Cormac McCharty, John Steinbeck e John Ronald Reuel Tolkien. Ha cominciato a studiare l’ebraico per approfondire meglio la conoscenza della Bibbia. Ha pubblicato articoli su riviste teologiche e tre sillogi poetiche: Scommessa d’eterno (Il Ponte Vecchio 2016), Ogni nascita è dal caos (Fara 2020) e Le tre margherite (Fara 2024).

18:00 Dibattito aperto e interventi flash di Daniele Ricci, Marco Colonna, Enrica Musio, Fabio Cecchi, David Aguzzi, Stefano Bianchi 

Ingresso libero fino esaurimento dei posti.

martedì 10 marzo 2026

IL BALCONE POETICO a cura di Benedetto Ghielmi

 






CAVALCATA

 

Cavalco sicura,

leggera,

disinibita.

Via orpelli;

solo due elementi:

io e il cavallo

in mezzo alla vastità

della natura.

Intenso bagliore

nel cielo.


(Domenico Cavallo)




*




IL BALCONE POETICO: è uno sguardo fugace sul mondo attraverso un componimento inedito di un poeta o di una poeta. Un uscire ed entrare nel mondo come si fosse comodamente posti su un balcone. Una rassegna poetica Realista Terminale che incontra, però, tutte le poetiche dei circa 3.000000 autori e autrici che incidono la carta nel nostro Paese. Un segno tangibile ma, soprattutto, un urlo della nostra sacra umanità.

 

La musica nascosta

Intervento di Dario Benzi alla seconda presentazione a Crema de La parola e l’abbraccio, letto la sera del 21 novembre 2025 presso la Libreria Cremasca



Grazie innanzi tutto di essere intervenuti  a  questa seconda presentazione  de La parola e l’abbraccio, ad un anno dalla sua pubblicazione presso Fara Editore di Rimini. E grazie alla Liberia Cremasca che ospita questo incontro, che potremmo intitolare “La musica nascosta”. E naturalmente, e in primis, grazie ai due relatori, che hanno reso possibile questo incontro.

Diversamente dalla prima, questa seconda presentazione non si aprirà con una estesa lettura, ma lascerà subito spazio ad una disamina più attenta e più approfondita dei testi poetici, da parte di Franco Gallo e di Vittorio Dornetti, i cui interventi  offriranno una interpretazione della mia poesia sulle tracce dei percorsi di senso presenti  in  questa raccolta, al fine di portarne in evidenza i protagonisti e le tematiche sottese. Questa raccolta infatti ha anche l’ambizione di essere una narrazione esistenziale trasfigurata dalla poesia, una poesia non solo lirica ma anche  riflessiva, sempre più riflessiva con il passare degli anni.


Io dal canto mio mi limiterò a presentarvi alcune poesie tratte dalla prima sezione, che si intitola “Accordi e presagi”. Queste prime poesie sono le più antiche, le prime ad essere state scritte, risalgono infatti agli anni ’70, con  alcune inserzioni  riflessive successive.

Sono brevi composizioni  a prima vista ermetiche, dai  toni a volte dissonanti, scorci pregnanti di una natura reale che si fa visionaria, frammenti  di immagini reali  trasfigurati  da vissuti silenziosi,  che si riflettono in scorci di paesaggio in ascolto. Lo stile è sempre breve, asciutto, quasi  inciso, come nella seguente poesia:


Le corolle del tempo

mostrano riflessi d’acacia

oltre i laghi della coscienza.


Tace il  riverbero dei timpani

sulla campagna allagata.


L’espressione non lascia quasi mai il suo momento sorgivo, e solo qua e là fa intravvedere tracce riflessive, grazie alle quali la consonanza del sentire del poeta con la visione della natura, spontaneamente s’illumina  di un senso profondo, che resta però aperto alle suggestioni interpretative del lettore, come in questa poesia, che si è meritata la posizione di incipit dell’intera raccolta:


Vado nell’ombra

del granoturco

lungo la prospettiva

delle sue foglie,

stando al di qua

delle cose, senza scrutare

segreti spiragli,

senza cadere nell’acqua

dal ponte senza sponde.



Vorrei solo richiamare la vostra attenzione sui verbi, abbinati a due a due : “Vado” e “stando”, “senza scrutare” e “senza cadere”. Innanzi tutto quel semplice “Vado”, che mette in movimento tutto il libro. Questo “vado”, che si dice “all’ombra del granoturco, lungo la prospettiva delle sue foglie”, si abbina subito dopo a quel “stando al di qua delle cose”, che è anche un rimanere in mezzo alle cose: nell’insieme, un dinamico atteggiamento di “distacco” e di  ascolto.

Dopo due verbi positivi entrano in scena due verbi negativi: “senza scrutare segreti spiragli”, e “senza cadere nell’acqua dal ponte senza sponde”, che segnalano un sempre possibile pericolo, potenzialmente mortale, perché il ponte da attraversare su un’ignota acqua è da percorrere senza perdersi in iniziatiche vie di fuga fuori dalla realtà, e senza le difese, solo apparentemente salvifiche, di rigide dottrine o di ferree  ideologie poste come assolute. La prospettiva scelta è invece quella del nutrimento presente nella natura, da portare dall’ombra alla luce, e da liberare dai suoi rivestimenti, per essere elaborato in un nutrimento ancora più ricco. 


Insieme al poeta in ascolto della natura, altri due invisibili protagonisti appaiono con discrezione nel silenzio. Il primo protagonista ad apparire è il vento, l’invisibile che si vede solo dai suoi effetti, e che riapparirà più volte con varia intensità e con vari effetti, nelle molteplici e meravigliose ambientazioni  cui la natura da vita, ma anche negli ambigui e contradditori paesaggi tecno scientifici della nostra epoca postmoderna, in una espansione di senso simbolico che si rivelerà via via nella narrazione poetica, ma che già qui  apre  presagi di attenzione e di chiarificazione.


Il vento 

trascorre vibrando

notturne geometrie

d’alberi


e nel buio 

rabbrivida ad uno ad uno

infiniti fili d’erba 


tremule stelle

scavano le mie amate ossa.



***



Ed ecco


le nubi lasciano che il sole

rovesci un catino di luce

sugli intrighi dei rami.



Lontano


il vento e il sole

diradano e sciolgono 

il fronte denso delle nubi.



Il secondo protagonista di cui  appare il presagio è in realtà “una” protagonista: 

si tratta del “femminile”, di un femminile che in questa sezione iniziale si manifesta solo alla fine, con l’improvviso apparire di uno sguardo ”sonoro”


                                         Nevica incessantemente 

da giorni.   


La pianura è immobile sotto la neve.     


Suono di giada                    s’allieta nei tuoi occhi.                                     


Questa poesia è molto densa e concentrata, e secondo me, va semplicemente gustata e contemplata, nel suo alone di mistero e di incanto. 

E preannuncia la protagonista della terza sezione, intitolata “Movimenti d’amore nella natura”, che ha come protagonista la donna amata, dove l’amore sensuale e carnale per lei si espande onnipresente nella natura e nel mondo, e si irradia nel sacro mistero dell’essere, e del divino. Franco Gallo interpreterà questa sezione, e la successiva, la quarta, che si  intitola “Appercezioni antiche e spunti teorici”, dove questa misteriosa polarità dell’essere , si trasfigura e assume la figura personificata della Hokmah ebraica, una sapienza immanente che si autorivela con tratti femminili nella natura, rivolgendosi all’uomo con il suo fascino e la sua autorevolezza di prima creatura di Dio, ma anche  con estrema chiarezza sul destino dell’uomo che non ascolti i suoi avvertimenti e voltando le spalle a lei, volti le spalle alla vita.

Sarà cura di Franco Gallo, dal suo punto di vista estetico filosofico, quella di facilitare l’incontro poetico letterario con questa affascinante figura, che domina alcuni bellissimi poemi nascosti fra le pieghe dei libri sapienziali dell’ A.T., e che forse ha ancora qualcosa da dire anche a noi, al di là delle ricadute didattiche proposte dagli antichi maestri, qualora riusciamo  a mettere fra parentesi le nostre inevitabili pre comprensioni e gli altrettanto inevitabili pregiudizi, per cercare di distillarne ciò che può servire ancora  a noi, disillusi e smarriti uomini e donne del XXI secolo.


Questa densa serata si concluderà infine con l’intervento di Vittorio Dornetti che presentando la sua  interpretazione critico letteraria del libro, si occuperà anche della seconda sezione intitolata “Movimenti di senso nel vento”, e attraverso l’interpretazione di alcune poesie da lui scelte fra le più significative,  ritornerà  alla contemporaneità e ai suoi drammi rimossi, e alla necessità di farne una diagnosi corretta e condivisa, nella speranza di potere trovar rimedi, non solo personali, che tengano aperto a lungo il tempo futuro.   




Citazioni utili



Come dice Derrida (nella presentazione del suo non facile testo “La farmacia di Platone”, che ci aveva consigliato il prof. don Aresi nel suo bellissimo corso di Introduzione alla filosofia contemporanea)

 

“Un testo non è un testo se non nasconde al primo venuto il suo gioco”

Questa sera, anche se siamo pochi, non siamo fra i primi venuti, e quindi possiamo cominciare a entrare nel gioco del libro.



Nella Lettera sull’umanismo scritta da Heidegger nel 1946, in risposta a un affrettato giudizio di Sartre che aveva indebitamente arruolato Heidegger fra i suoi compagni di pensiero, cioè fra gli esistenzialisti atei, Heidegger nega di essere un esistenzialista e un sostenitore dell’umanismo, in quanto dice di assegnare il primato non all’uomo ma all’essere.

Nella Lettera in questione, molto chiarificatrice, Heidegger aveva fatto delle affermazioni molto forti e importanti circa il suo modo di intendere l’essere, frutto di anni di studio e di riflessione sulla tradizione metafisico religiosa dell’occidente greco latino ormai in declino e residuale.

 Fra le molte affermazioni importanti e forti, scegliamo le seguenti:

“l’essere non è Dio, né un fondamento del mond” (cioè non è il Dio della religione né quello dei filosofi), ma l’essere è la condizione per ogni discorso sul sacro, sul divino e su Dio. 


Il sacro - che solo è lo spazio essenziale della divinità, divinità che sola a sua volta concede la dimensione per gli dei e per Dio - Il sacro dicevamo, giunge ad apparire solo se, prima e dopo lunga preparazione… l’essere è esperito nella sua verità.”


Peccato che nella nostra contemporaneità postmoderna il nostro occhio sia stato in generale accecato, su queste lunghezze d’onda, tramite un progressivo e mirato inquinamento mentale e sensoriale.



La Sapienza parla ovunque e a tutti, e si rivolge soprattutto ai semplici e ai privi di senno, e ciò che dice è chiaro e facilmente comprensibile da tutti.

Non parla infatti solo ad iniziati,  rivelando solo a loro un sapere esclusivo e segreto. E neppure parla nel recinto sacro del tempio, ma parla fuori dalle costruzioni umane.

Essa non parla per idee, concetti e definizioni, tanto care a noi razionalisti post moderni. Ma parla per avvenimenti e vissuti, sui quali porta la sua riflessione.