martedì 10 marzo 2026

La musica nascosta

Intervento di Dario Benzi alla seconda presentazione a Crema de La parola e l’abbraccio, letto la sera del 21 novembre 2025 presso la Libreria Cremasca



Grazie innanzi tutto di essere intervenuti  a  questa seconda presentazione  de La parola e l’abbraccio, ad un anno dalla sua pubblicazione presso Fara Editore di Rimini. E grazie alla Liberia Cremasca che ospita questo incontro, che potremmo intitolare “La musica nascosta”. E naturalmente, e in primis, grazie ai due relatori, che hanno reso possibile questo incontro.

Diversamente dalla prima, questa seconda presentazione non si aprirà con una estesa lettura, ma lascerà subito spazio ad una disamina più attenta e più approfondita dei testi poetici, da parte di Franco Gallo e di Vittorio Dornetti, i cui interventi  offriranno una interpretazione della mia poesia sulle tracce dei percorsi di senso presenti  in  questa raccolta, al fine di portarne in evidenza i protagonisti e le tematiche sottese. Questa raccolta infatti ha anche l’ambizione di essere una narrazione esistenziale trasfigurata dalla poesia, una poesia non solo lirica ma anche  riflessiva, sempre più riflessiva con il passare degli anni.


Io dal canto mio mi limiterò a presentarvi alcune poesie tratte dalla prima sezione, che si intitola “Accordi e presagi”. Queste prime poesie sono le più antiche, le prime ad essere state scritte, risalgono infatti agli anni ’70, con  alcune inserzioni  riflessive successive.

Sono brevi composizioni  a prima vista ermetiche, dai  toni a volte dissonanti, scorci pregnanti di una natura reale che si fa visionaria, frammenti  di immagini reali  trasfigurati  da vissuti silenziosi,  che si riflettono in scorci di paesaggio in ascolto. Lo stile è sempre breve, asciutto, quasi  inciso, come nella seguente poesia:


Le corolle del tempo

mostrano riflessi d’acacia

oltre i laghi della coscienza.


Tace il  riverbero dei timpani

sulla campagna allagata.


L’espressione non lascia quasi mai il suo momento sorgivo, e solo qua e là fa intravvedere tracce riflessive, grazie alle quali la consonanza del sentire del poeta con la visione della natura, spontaneamente s’illumina  di un senso profondo, che resta però aperto alle suggestioni interpretative del lettore, come in questa poesia, che si è meritata la posizione di incipit dell’intera raccolta:


Vado nell’ombra

del granoturco

lungo la prospettiva

delle sue foglie,

stando al di qua

delle cose, senza scrutare

segreti spiragli,

senza cadere nell’acqua

dal ponte senza sponde.



Vorrei solo richiamare la vostra attenzione sui verbi, abbinati a due a due : “Vado” e “stando”, “senza scrutare” e “senza cadere”. Innanzi tutto quel semplice “Vado”, che mette in movimento tutto il libro. Questo “vado”, che si dice “all’ombra del granoturco, lungo la prospettiva delle sue foglie”, si abbina subito dopo a quel “stando al di qua delle cose”, che è anche un rimanere in mezzo alle cose: nell’insieme, un dinamico atteggiamento di “distacco” e di  ascolto.

Dopo due verbi positivi entrano in scena due verbi negativi: “senza scrutare segreti spiragli”, e “senza cadere nell’acqua dal ponte senza sponde”, che segnalano un sempre possibile pericolo, potenzialmente mortale, perché il ponte da attraversare su un’ignota acqua è da percorrere senza perdersi in iniziatiche vie di fuga fuori dalla realtà, e senza le difese, solo apparentemente salvifiche, di rigide dottrine o di ferree  ideologie poste come assolute. La prospettiva scelta è invece quella del nutrimento presente nella natura, da portare dall’ombra alla luce, e da liberare dai suoi rivestimenti, per essere elaborato in un nutrimento ancora più ricco. 


Insieme al poeta in ascolto della natura, altri due invisibili protagonisti appaiono con discrezione nel silenzio. Il primo protagonista ad apparire è il vento, l’invisibile che si vede solo dai suoi effetti, e che riapparirà più volte con varia intensità e con vari effetti, nelle molteplici e meravigliose ambientazioni  cui la natura da vita, ma anche negli ambigui e contradditori paesaggi tecno scientifici della nostra epoca postmoderna, in una espansione di senso simbolico che si rivelerà via via nella narrazione poetica, ma che già qui  apre  presagi di attenzione e di chiarificazione.


Il vento 

trascorre vibrando

notturne geometrie

d’alberi


e nel buio 

rabbrivida ad uno ad uno

infiniti fili d’erba 


tremule stelle

scavano le mie amate ossa.



***



Ed ecco


le nubi lasciano che il sole

rovesci un catino di luce

sugli intrighi dei rami.



Lontano


il vento e il sole

diradano e sciolgono 

il fronte denso delle nubi.



Il secondo protagonista di cui  appare il presagio è in realtà “una” protagonista: 

si tratta del “femminile”, di un femminile che in questa sezione iniziale si manifesta solo alla fine, con l’improvviso apparire di uno sguardo ”sonoro”


                                         Nevica incessantemente 

da giorni.   


La pianura è immobile sotto la neve.     


Suono di giada                    s’allieta nei tuoi occhi.                                     


Questa poesia è molto densa e concentrata, e secondo me, va semplicemente gustata e contemplata, nel suo alone di mistero e di incanto. 

E preannuncia la protagonista della terza sezione, intitolata “Movimenti d’amore nella natura”, che ha come protagonista la donna amata, dove l’amore sensuale e carnale per lei si espande onnipresente nella natura e nel mondo, e si irradia nel sacro mistero dell’essere, e del divino. Franco Gallo interpreterà questa sezione, e la successiva, la quarta, che si  intitola “Appercezioni antiche e spunti teorici”, dove questa misteriosa polarità dell’essere , si trasfigura e assume la figura personificata della Hokmah ebraica, una sapienza immanente che si autorivela con tratti femminili nella natura, rivolgendosi all’uomo con il suo fascino e la sua autorevolezza di prima creatura di Dio, ma anche  con estrema chiarezza sul destino dell’uomo che non ascolti i suoi avvertimenti e voltando le spalle a lei, volti le spalle alla vita.

Sarà cura di Franco Gallo, dal suo punto di vista estetico filosofico, quella di facilitare l’incontro poetico letterario con questa affascinante figura, che domina alcuni bellissimi poemi nascosti fra le pieghe dei libri sapienziali dell’ A.T., e che forse ha ancora qualcosa da dire anche a noi, al di là delle ricadute didattiche proposte dagli antichi maestri, qualora riusciamo  a mettere fra parentesi le nostre inevitabili pre comprensioni e gli altrettanto inevitabili pregiudizi, per cercare di distillarne ciò che può servire ancora  a noi, disillusi e smarriti uomini e donne del XXI secolo.


Questa densa serata si concluderà infine con l’intervento di Vittorio Dornetti che presentando la sua  interpretazione critico letteraria del libro, si occuperà anche della seconda sezione intitolata “Movimenti di senso nel vento”, e attraverso l’interpretazione di alcune poesie da lui scelte fra le più significative,  ritornerà  alla contemporaneità e ai suoi drammi rimossi, e alla necessità di farne una diagnosi corretta e condivisa, nella speranza di potere trovar rimedi, non solo personali, che tengano aperto a lungo il tempo futuro.   




Citazioni utili



Come dice Derrida (nella presentazione del suo non facile testo “La farmacia di Platone”, che ci aveva consigliato il prof. don Aresi nel suo bellissimo corso di Introduzione alla filosofia contemporanea)

 

“Un testo non è un testo se non nasconde al primo venuto il suo gioco”

Questa sera, anche se siamo pochi, non siamo fra i primi venuti, e quindi possiamo cominciare a entrare nel gioco del libro.



Nella Lettera sull’umanismo scritta da Heidegger nel 1946, in risposta a un affrettato giudizio di Sartre che aveva indebitamente arruolato Heidegger fra i suoi compagni di pensiero, cioè fra gli esistenzialisti atei, Heidegger nega di essere un esistenzialista e un sostenitore dell’umanismo, in quanto dice di assegnare il primato non all’uomo ma all’essere.

Nella Lettera in questione, molto chiarificatrice, Heidegger aveva fatto delle affermazioni molto forti e importanti circa il suo modo di intendere l’essere, frutto di anni di studio e di riflessione sulla tradizione metafisico religiosa dell’occidente greco latino ormai in declino e residuale.

 Fra le molte affermazioni importanti e forti, scegliamo le seguenti:

“l’essere non è Dio, né un fondamento del mond” (cioè non è il Dio della religione né quello dei filosofi), ma l’essere è la condizione per ogni discorso sul sacro, sul divino e su Dio. 


Il sacro - che solo è lo spazio essenziale della divinità, divinità che sola a sua volta concede la dimensione per gli dei e per Dio - Il sacro dicevamo, giunge ad apparire solo se, prima e dopo lunga preparazione… l’essere è esperito nella sua verità.”


Peccato che nella nostra contemporaneità postmoderna il nostro occhio sia stato in generale accecato, su queste lunghezze d’onda, tramite un progressivo e mirato inquinamento mentale e sensoriale.



La Sapienza parla ovunque e a tutti, e si rivolge soprattutto ai semplici e ai privi di senno, e ciò che dice è chiaro e facilmente comprensibile da tutti.

Non parla infatti solo ad iniziati,  rivelando solo a loro un sapere esclusivo e segreto. E neppure parla nel recinto sacro del tempio, ma parla fuori dalle costruzioni umane.

Essa non parla per idee, concetti e definizioni, tanto care a noi razionalisti post moderni. Ma parla per avvenimenti e vissuti, sui quali porta la sua riflessione.


domenica 8 marzo 2026

IL BALCONE POETICO a cura di Benedetto Ghielmi

 





IL PESO DELL'ARIA 


Ho provato a raccogliere la pace

in un unico pensiero, per compendio

si scioglieva dalla testa come neve

da grondaie, allora l’ho fasciata,

un canale ho inventato di lamiera

e scendeva allegra come il piombo.

La bilancia misura questa era

poca aria, fatta di cemento

cediamo o no allo sgomento?


(Annachiara Marangoni, poetessa del Movimento del Realismo Terminale)



*






IL BALCONE POETICO: è uno sguardo fugace sul mondo attraverso un componimento inedito di un poeta o di una poeta. Un uscire ed entrare nel mondo come si fosse comodamente posti su un balcone. Una rassegna poetica Realista Terminale che incontra, però, tutte le poetiche dei circa 3.000000 autori e autrici che incidono la carta nel nostro Paese. Un segno tangibile ma, soprattutto, un urlo della nostra sacra umanità.

 

sabato 7 marzo 2026

POESIA E SPIRITUALITÀ A CELLOLE: SABATO 14 MARZO IL VI RADUNO DI "CONDIVIDENDO POESIA" NEL SEGNO DEL SACRO


Tra le pietre millenarie e il silenzio rigenerante del Monastero di Cellole, la parola poetica torna a farsi soffio e preghiera. È qui, a pochi passi dalle torri di San Gimignano, che sabato 14 marzo alle ore 15.30 si terrà il VI raduno nazionale del gruppo poetico "Condividendo Poesia", la realtà letteraria nata dall'intuizione e dalla passione di Benedetto Ghielmi.
L'appuntamento di quest'anno si spoglia di ogni mondanità per abbracciare un tema ancestrale e necessario: il Sacro. Non una riflessione puramente teologica, ma un’indagine in versi su ciò che resta inviolabile, puro e trascendente nell'esperienza umana.


Massimiliano Bardotti ospite d'onore
A guidare i partecipanti in questo percorso sarà un ospite d'eccezione: il poeta Massimiliano Bardotti. Noto per la sua capacità di far vibrare la parola tra terra e cielo, Bardotti porterà la sua testimonianza di una poesia che è, prima di tutto, ascolto e ricerca interiore. La sua presenza trasformerà il raduno in un vero e proprio laboratorio di spiritualità condivisa.


Reading poetico
Al termine dell’incontro con Bardotti i poeti, provenienti da diverse zone d’Italia, avranno modo di leggere dei loro testi sulla tematica del sacro, andando ad amplificare l’eco poetico a Cellole.


L’omaggio ad Antonio Morelli
​Il cuore dell’evento batterà nel ricordo di Antonio Morelli. A lui, poeta dalla spiccata sensibilità è dedicata l’intera manifestazione. Un omaggio doveroso a un autore che ha saputo tradurre il quotidiano in versi eterni, lasciando un'eredità di bellezza.

Un invito alla bellezza
Il raduno non è riservato ai soli addetti ai lavori: l’entrata è libera per chiunque desideri accostarsi alla poesia in un luogo che, di per sé, invita alla meditazione. Il Monastero di Cellole diventerà così un porto sicuro per chi cerca, nel caos del presente, un momento di autentica connessione umana, spirituale e artistica.













Il tempo vero

recensione di Renzo Montagnoli pubblicata su Arte insieme



Non c’è che dire: la produzione poetica edita di Carla Malerba comincia a essere consistente e questa, se non vado errato, è la quinta raccolta che ho il piacere di leggere, raccolta che ha una sua autonomia al pari delle altre, le cui tematiche sono sempre originali e di conseguenza la verve poetica finisce con l’essere mai ripetitiva. Ho citato il francese verve, che grosso modo corrisponde come significato all’italiano brio, per indicare quella capacità di saper esporre la propria arte con facilità e soprattutto con un dono di creatività che non è frequente.

Carla Malerba non si smentisce anche con questa silloge, in cui, alla chiarezza dell’esposizione, si accompagna anche una verve a tutta prova, un’onda ritmica capace di materializzarsi sul foglio, come in Come gioia pura: “Come gioia pura / l'oro delle foglie / scende lieve dai rami / a formare tappeti solari / muoiono / ma risplendono / ciclo che si chiude / attesa che si rinnova.” È una visione autunnale incentrata sul colore di una stagione che è forse la più bella, dove la natura può sembrar morire, ma invece si pone in attesa di rivivere.

Peraltro anche le poesie successive sono un canto alla natura, un’estasi di fronte al mondo che non finisce di stupire e le intuizioni dell’artista sono tali da provocare stupore per quella capacità di rendere disponibile a tutti ciò che lei vede con i suoi occhi e con la sua anima. A riguardo ci sono dei versi che meglio di me esprimono questo concetto e sono quelli che compongono Cattedrali di luce: “Cattedrali di luce / volte ardite / nella follia dello slancio / aneliti di cielo / Rimane poi nell’ombra / il desiderio dello sguardo / sospinto verso l’alto / nel riflesso del vasto mezzogiorno.” Si tratta della descrizione di un meriggio d’estate, abbagliante di luce, immagini che scorrono davanti agli occhi, felici scelte creative capaci anche di trasmettere un'atmosfera.

La raccolta prende in parte il nome da una delle poesie ivi contenute, intitolata Era un tempo nuovo, ma il tempo non è mai nuovo o vecchio, il tempo scorre inesorabile, e noi lo vediamo in modo diverso con i nostri sensi. Così il tempo nuovo di Carla Malerba è una visione diversa di ciò che ci circonda, è un riflesso mediato inedito di quella realtà oggettiva che osservata da ognuno di noi diventa soggettiva. Non siamo mai fotografi disinteressati del mondo esterno, siamo invece pittori che lo dipingiamo secondo il nostro sentire ed è per questo che il meriggio descritto nei bellissimi versi di Carla non sarà mai uguale a quello tratteggiato magari anche da poeti di gradissimo valore. La sensibilità che è in noi non sarà mai uguale, quella stessa sensibilità che ci permette, ovviamente grazie a una innata capacità, di scrivere “A tratti senti / fluire il tempo / il tempo vero / non questo tempo / l’altro / del tutto che si compie / vuoto d’ore / eterno.”

Ecco, l’artista ha saputo cogliere il tempo oggettivo, non quello che è misurato dal nostro rapporto con la vita che scorre, un tempo talmente veloce e talmente eterno da sembrare fermo.

Nel leggere le poesie di questa raccolta mi sono sentito piccolo, anzi minuscolo, un insignificante granello di polvere rispetto all’immensità dell’universo, ma avere la sensazione che qualcun altro, in questo caso chi li ha scritti, abbia saputo trarre da questa condizione il piacere di parlarne, di rapportarsi con quella realtà che quasi sempre ci sfugge, l’averlo fatto al meglio, con felici intuizioni, è stata una consolazione, un po’ come aver scoperto di poter essere grandi nonostante la nostra connaturata limitatezza.

venerdì 6 marzo 2026

IL BALCONE POETICO a cura di Benedetto Ghielmi

 







PAZZA VELOCITA'


Sibili di vento

stridono

sull’asfalto rovente.

Bolidi sfrecciano incuranti

e si impalano su alberi

come fiammiferi graffiati

che prendono fuoco

all’istante.


(Fabio Gioiosa)


*







IL BALCONE POETICO: è uno sguardo fugace sul mondo attraverso un componimento inedito di un poeta o di una poeta. Un uscire ed entrare nel mondo come si fosse comodamente posti su un balcone. Una rassegna poetica Realista Terminale che incontra, però, tutte le poetiche dei circa 3.000000 autori e autrici che incidono la carta nel nostro Paese. Un segno tangibile ma, soprattutto, un urlo della nostra sacra umanità.


IL BALCONE POETICO a cura di Benedetto Ghielmi








MANI DI VETRO


con le mani raccogliamo i pezzi

delle vetrate sventrate

tramutandole in benevolenza:

fresche come un ventilatore nella calura.

succhiamo il sangue dalle ferite -

creandone un’opera d’arte per il louvre.

accarezziamo gli spigoli, destandoci

al vero come una sveglia a notte fonda


(Benedetto Ghielmi - poeta Realista Terminale)


*



IL BALCONE POETICO: è uno sguardo fugace sul mondo attraverso un componimento inedito di un poeta o di una poeta. Un uscire ed entrare nel mondo come si fosse comodamente posti su un balcone. Una rassegna poetica Realista Terminale che incontra, però, tutte le poetiche dei circa 3.000000 autori e autrici che incidono la carta nel nostro Paese. Un segno tangibile ma, soprattutto, un urlo della nostra sacra umanità.


mercoledì 4 marzo 2026

Stefano Calemme fra i vincitori del premio "I Murazzi - Sezione E: Poesia Singola"

 Gentile Poeta,


ci congratuliamo per le poesie che ha inviato al PremiI Murazzi per la sezione E Poesia singola, e che abbiamo deciso di includere nell'antologia Voci dai Murazzi n. 11 che stiamo stampando.


Cordiali saluti
Elogio della Poesia
il Presidente
Sandro Gros-Pietro



Guardare le cose che cadono

ne toglie un po’ gli anni di dosso

forse ancora incastrati in un tempo

che lento non chiude la corsa.

Dunque prova a strapparmi di peso

dal vento che immobile mi resta

appiccicato come colla aderente

e mi tiene ancorato alla vita

di una stupida sagoma terrestre.

Solo allora finalmente starò

nel volo che tuttora mi aspetta

a contare quanti metri davvero

mi serviranno da crollare di netto

per poter rimanere l’avanzo

di assurda gioventù a mezz’aria

che degli altri rapisce lo sguardo.


*

 

Il silenzio che porta la pace

arriva di notte, e mi spaventa

è la voce della tua assenza

imminente che cambia il tono,

non il ritmo del tuo tornare.

Ora vorrei confondere il pianto

fra quei rumori infinitesimi

con cui si scontrano gli atomi

mentre diventano materia ignorata

dei sorrisi che in questa stanza

appesa al niente hai smesso di darmi.


*


A metà della mia finestra

si guardano un pezzo di cemento

e un ramo senza dirsi la natura

di come li hanno creati, si sfiorano

timidi sanno che non dovrebbero

appartenere allo stesso spazio

una forma impassibile nel vento

e l’altra che non gli resiste mai,

ma continuano a stare, si toccano

per impostazione involontaria

come pezzi difettosi di materia scartata

nel silenzio di tutti si scoprono

vivi nell’altro che non sono.