lunedì 5 ottobre 2026
Gerardo Leopoldo, poesie
sabato 3 ottobre 2026
Manuel Cohen e Alessandro Ramberti finalisti al Premio Città di Forlì 2026 sez. Premio Irene Ugolini Zoli
Premio Letterario Nazionale “Città di Forlì” 23ª Edizione - 2026 sez. Premio Irene Ugolini Zoli per la prefazione (o postfazione) a un Libro di poesie
Claudia Bartolotti, Claudio Lelli, Wilma Malucelli, Ariella Monti, Renata Penni, Silvia Scapinelli, componenti la giuria del Premio “Irene Ugolini Zoli” per la prefazione o postfazione a un libro di poesie, hanno esaminato i testi pervenuti, compiaciuti dell'alto livello letterario e culturale, che per le minime differenze valutative hanno impegnato la giuria a frequenti riletture e confronti, giungendo infine a stilare la seguente classifica:
1a GIOVANNA VILLELLA di Catanzaro per la prefazione a “Un pugno sul cuore” di Maurizio Gimigliano, Grafichèditore, Lamezia Terme (CZ) 2025;
2a Luciana Raggi di Roma per la postfazione a “Affondo blu” di Maria Emanuela Bianchi, Edizioni Ensemble, Roma 2025;
3° Maurizio Casagrande di Cartura (PD) per la prefazione a “Teatrin de vozhi e sienzhi" di Renzo Favoron, Ronzani Editore, Due Ville (VI) 2021.
Facevano parte della cinquina dei finalisti: Manuel Cohen di Guidonia (RM) per la prefazione a La voce del sangue di Matteo Pasqualone, FaraEditore, Rimini 2025 e Alessandro Ramberti di Rimini per la prefazione a Isole di Germana Duca, FaraEditore, Rimini 2025.
Sono stati inoltre segnalati Alberto Figliolia di Milano per la prefazione a “Haiku” di Laura Barone, Maurizio Vetri Editore, Enna 2025, Donatella Rabiti di Forlì per la prefazione a “Preludi di luna nascente” di Lucia Bolognesi, Casa Editrice Tempo al Libro, Faenza 2026, Lidiia Astapenko di Pisa e Lorenzo Gafforini di Brescia e per la prefazione a “Tenderenda, il sognatore” di Hugo Ball, Editoriale Jouvence, Milano 2025.
Ci sono momenti ”brevi ed essenziali ma sanno colpire il cuore”
i soliti motivi mi rimbalzano
come calci sospirati dal suolo
freme lo stagno con le sue ragioni
nella mia cassa di vento m’incarto
I versi di Alex sono sempre brevi ed essenziali ma sanno colpire al cuore.
I concetti non sono affatto consolatori, anzi, subito la realtà si mostra dura, tagliente sotto tanti aspetti, che si tratti di un cuore di donna, della propria anima, del mondo (o immondo?) che viviamo e ci circonda. In alcuni momenti, anche il passare degli anni si fa duro tormento, le parole più che segni a vergare i fogli sono soltanto ragnatele, ricordi polverosi.
Mi pare di vederlo, il mio amico, mentre passeggia sul lungomare di Rimini, a scrutare l’infinito, farsi tante domande sul profumo del mare della sabbia del sole e della luna.
Un piccolo capolavoro è Lo squarcio:
Con che occhi guardare l’aguzzino
il male pervicace e inammissibile
che annulla la persona a un urlo in croce
sul Golgota si squarcia ogni momento.
Questa poesia va letta per intero, senza essere commentata; un autentico elogio di questa parola che sa donarsi, amare sempre nel silenzio con gesti puri.
Tabor in questa poesia si nota fortemente un’altra caratteristica dell'autore ovvero la sua fede, un credere saldo a tutte le intemperie ma non ostentato, con il Vangelo lettura sempre presente sul comodino, quando la vita pare donare solo infuso di cicuta ma per Alex sempre fonte inesauribile:
Sediamoci
ascolta il lato interno del corpo
contemplalo così
senza fretta
attendi le sue risposte
è lì proprio lì dentro il vero germe
della nostra esistenza che desidera
vedere il suo Signore faccia a faccia.
Altra perla è Questione di principio:
Potete fare causa
al vostro esserci?
Nel calderone, a mio avviso, dei pensieri entra di tutto, momenti, ricordi, preghiere… ma non è confusione, è vita quotidiana con i suoi affanni, i suoi cambiamenti repentini ed inspiegabili.
La raccolta si chiude con La preghiera, immagini brevi circondate da fede e conoscenza una ottima chiusura per un lavoro poetico di notevole spessore.
Dimmi chi sei ti prego
dimmelo con coraggio e con dolcezza
ti ascolterò come un discepolo il maestro
e poi sarò per te io stesso.
venerdì 2 ottobre 2026
Otto “arcipelaghi di incontri”
Poesia della maturità quella di Isole (FaraEditore 2025), dove Germana Duca approfondisce temi, ragioni, modi del suo continuo processo creativo e apre, anche tecnicamente, un nuovo tracciato. Vi si respira il grande tema delle peripezie dell’anima nel viaggio/tempo della vita affrontato con levità di tocco e puntuale interrogazione in testi che si fanno metafora di una interiorità che ha sempre cercato se stessa a contatto con la propria terra d’origine. Il linguaggio, colto e raffinato, modella il dato di realtà con l’immaginario, e mostra, in uno scavo interiore sempre più verticale e senza compiacimenti, la radice identitaria di chi scrive. Il diagramma autobiografico è rivissuto in piccole isole di poesia che danno voce ad una interiorità che con grazia e misura ricorda, si guarda, si protegge, si scopre, si ascolta in otto “arcipelaghi di incontri” (Ramberti), - tali sono le otto parti in cui si struttura il testo - in un piccolo microcosmo tra il mare e l’Appennino, tra Ancona e Urbino.
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Mariam (di Flavio Vacchetta)
MARIAM
Maria continuamente crede
crede nell'esercizio quotidiano
crede di fiducia nell'invisibile
crede nella possibilità della speranza
crede nel suo figliolo che è DIO
e lo immagina correre tra i vicoli del villaggio
e a spruzzare acqua del pozzo agli amici
eccolo DIO che si fa piccolo
che abita e frequenta le cose piccole
la quotidianità l'oggi il qui
la presenza odierna
il sussurro di una brezza leggera (1Re 19,12-13)
nel suo grande progetto d'amore
di cui, pure noi volenti o no, facciamo parte
DIO va oltre vede oltre
e realizza la sua e nostra salvezza
«Perché mi cercavate? non sapevate che io mi devo occupare di quanto riguarda il Padre mio? Essi però non compresero ciò che aveva detto loro.» (Lc 2,48-50)
lunedì 28 settembre 2026
"Mano per mano" - Sandro Meravigli
Il salice dietro la mia schiena sembra dondolare
appoggiato in piedi al tronco,
nel laghetto una distesa le foglie larghe del loto
solo uno spazio d'acqua a riva
specchia il cielo e i rami che salgono e ondeggiano.
Il vento, è autunno, mi porta col pensiero
in posti lontani della memoria le
remote e inesplorate terre del cuore.
Penso alla ragazza dai folti capelli biondi sotto un cappello rosa a visiera
tenuti da diverse mollette
prima in mensa riempire le pagine di un quaderno in corsivo.
E al bambino che mi è appena corso dietro
con la madre al suo seguito con una bicicletta affittata
che gli diceva cose in inglese.
Vorrei ridere della mia vanità,
ma accetto tutto quel che trovo:
le piante nel lago sono qui ormai da mesi
a prendere sole e pioggia
e quasi nessuno lo sapeva,
soltanto qualche avventore del genere.
Non rimane nulla dei petali rosa
chiari che ho visto ad agosto
in un'altra passeggiata simile.
Che ne è stato di tutto ciò?
Questo momento è passato
in modo esatto come sempre,
mi illudo di cogliere la mia anima con queste parole
perché l'unico luogo in cui ha senso vivere
è il futuro, e questo è il solo messaggio che ho sentito
nella pace di questo laghetto
il segreto della vita è a portata di mano.
Il resto non è mai stato né mai sarà —
è vano chiedere un'altra mattina o
che le parole mi salvino un'altra volta
dalla distanza che mi spoglia degli sguardi.
L’impegno è inutile se il cielo è azzurro come in un film
e il destino si arrampica sulla mia mano
senza chiedermi nient’altro
né spingendomi a ridere o a tessere le lodi
degli altri, o inventare qualche bella trovata
con gli amici la pace è pari a un rastrellare
il momento che il cielo mette sul centro
del tavolo — arriva un ramo, una strada
fotografata, e in petto cresce l’amore
così terribilmente creato, da sapere
che non si resta a guardare il male
ma bisogna uscire a sconfiggerlo
— mano per mano come tanto tempo fa.
di confusione, ho nel cuore una danza
che sa di luce in un quadro e
manda fumo — bianco
della fine che salva tutto
e altri credono sabbia.
Restare immobili è legittimo
quando intorno corrono i corrotti
irrompendo prima o dopo in un canto simile
per nulla diverso al chiacchiericcio
al parlare di sera fra me e te davanti alla lampada della stanza
in un angolo sul lavandino
rubandoci tempo e parlando di esplorazioni interiori
e dell’ignoranza dell’uomo — prima di dormire
distesi i muscoli delle spalle nell’incendio reale
il gorgo di luziana memoria.
Io ho visto per tutto questo tempo
il tuo sacrificio, e tu il mio, nel silenzio:
altrimenti tutto ciò sarebbe andato perso
nel tempo o il tuo cuore avvelenato,
cercando soddisfazione negli onori che
danno i potenti che ammazzano l’anima
e negano il pensiero che il sole abbia un sorriso
che le persone abbiano delle mani con cui accarezzarsi
che al mio fianco, dietro al mio assassino
si nasconda chi mi manda in Paradiso.
domenica 27 settembre 2026
Parole come resti
Stefano Maldini, Deserto bianco, Raffaelli 2020
recensione di AR
L‘amore orizzontale non basta, è necessario un trigger verticale che ci rialzi quando siamo a terra, privi di energia, a considerare i limiti del nostro campo d‘azione. Se manca quel polo di attrazione che ci porta ad uscire fuori di noi e ad essere empatici, attenti, disposti a cambiare quando serve, i cuori si scuriscono, diventano freddi, si creano attorno un “deserto bianco”.







