giovedì 8 ottobre 2026

IL BALCONE POETICO a cura di Benedetto Ghielmi

 















IN CAMMINO


Il cammino è là,
si apre sotto ai nostri piedi;
scelta di vita forse improvvisa
che conduce alla riscoperta di sé,
alle proprie radici,
a ciò che si vuole sia.


A piedi lungo strade aride
e polverose,
per guadagnare un obbiettivo.
Sa di felicità come di mistero,
di vocazione come di aspettative.


Chi da solo chi in gruppo,
alla ricerca di un esile significato
che ognuno cela in cuor suo;
da meditare anche
per cogliere l'essenziale.


Scelta di vita che porta racchiuse in sé
sfaccettature di significato
e virgulti di nuova linfa.


Dimensione da vivere.





(Andrea Bassetto)









*








IL BALCONE POETICO: è uno sguardo fugace sul mondo attraverso un componimento inedito di un poeta o di una poeta. Un uscire ed entrare nel mondo come si fosse comodamente posti su un balcone. Una rassegna poetica Realista Terminale che incontra, però, tutte le poetiche dei circa 3.000000 autori e autrici che incidono la carta nel nostro Paese. Un segno tangibile ma, soprattutto, un urlo della nostra sacra umanità.

La penombra del mondo

recensione di Flavio Vacchetta



Il titolo del libro di Mauro Ferrari, Vedere al buio, sembra sottendere un’interpretazione metapoetica. La poesia è lo sguardo del veggente, o del cieco; e questo conduce a reminiscenze omeriche. Ma anche montaliane, se leggiamo l’esergo, sempre in tema: ”Solo quello che vedi / con la coda dell’occhio ti tocca nel profondo”; in particolare, Forse andando in un’aria di vetro, che presenta l’atto del voltarsi e del vedere. Non è un semplice sguardo indifferente, ma è il ”miracolo”, del nulla su cui, come in un moderno Matrix, si accampano poi le usate e ingannevoli sembianze del reale.
D’altronde, ciò che si svolge alle nostre spalle, non del tutto percepibile dai nostri sensi, può amplificare la nostra paura dell’ignoto:

Allor mi volsi come l’uom cui tarda
di veder quel che li convien fuggire
e cui paura sùbita sgagliarda…
(Inferno XXI, 25-27)

C’è da capire se intravedere con la coda dell’occhio aggiunga un elemento di complessità ulteriore al quadro della percezione.
Ad ogni modo, allude a un vedere, come a un udire, che è appunto più un estensione che non una limitazione della nostra sensibilità.
Purtroppo il passato, il disfacimento, gli oggetti, le memorie, le parole… sembra non si salvi nulla, e il ”Rimanente” (titolo della prima sezione) sembrano essere appunto ’reperti‘ (Quattro reperti dopo la fine) che non risparmiano nemmeno il linguaggio: vi sono forse echi di civiltà sepolte, in lacerti di scritture di incerta decifrazione.

Sognavano probabilmente di
pero prevalse
e infine

”Vedere al buio” significa anche specchiarsi nella natura, come nelle scene di ”Vita da cortile”, che offrono precarie risposte, e mute domande, ma sicure corrispondenze. E significa anche aggiungere oscurità a oscurità, come in una Pesca di notte, dove, sull’abisso di ciò che risiede sotto il pelo dell’acqua, si cala la penombra del mondo di sopra, e in questo frangente il galleggiante fa da tramite, da segnale per il pescatore d’anime in veglia.
Vi sono spesso immagini acquatiche, ma intirizzite, infracidate, fangose, come in un mesto film di Tarkovski, sicché da questa broda a stento spunta qualcosa; perlopiù si tratta di un buttare, di un espellere, che sembra più una fatica di Sisifo, e infatti ”È lì la nostra vita, in fondo: / nel periodico svuotare / lavatrice e lavastoviglie, / o nel cestino dei rifiuti” (Il cestino). Pure, a volte si celebrano anche nascite (Anna).

Abbiamo accennato a concordanze omeriche, cui dovremmo aggiungere almeno quelle virgiliane e bibliche. Ulisse, Enea, Ismaele, tutte figure di profughi, migranti. A volte ritornano, ma non sembra esserci pace e riposo per loro. A loro si associano figure di migranti ed esuli moderni, infatti, nonostante tutto, la poesia di Ferrari è partecipe della vita civile e tiene gli occhi ben aperti sul mondo a coglierne ogni barlume di luce, perché a vedere al buio ci si può abituare.

lunedì 5 ottobre 2026

Gerardo Leopoldo, poesie



           


Gerardo Leopoldo, sei poesie da Inviti



Forse   

Perché la fronte aggrotti e imbruni il viso?
Il sentiero è un ghiaccio che si incrina,
un fiato sopra il vetro che si spegne,
forse una luce in cielo è il tuo sorriso.



Giro   

Gerardo dove vai?
Non vado.
Non resto.
Giro



Nulla da rilevare

Vetta senza salita.
Febbre senza sudore.
Amore senza vita.
Scrittura senza fuoco.
Sole senza pioggia.
Luce senza ombra.
Morte senza foggia.
Nulla da rilevare.
Il soggetto non risponde.



Maggio   

Torna la luce
sulle mani vuote.
Un fiato d’erba.
Poi.
Ruvido sasso.




Estratto conto

La lobby chiama
la legge risponde.
Le morti al fronte
rientrano le perdite.
Farmaco nuovo
approva un altro male.
Tutto fattura
pure il funerale.
Ma quale cittadino?
Meglio cliente.



Soglia

Notte.
Lei esce piano.
Lui non sente i passi.
Capisce.
Dall’altra parte,
ferma,
la fronte al legno,
ancora,
ad aspettare.




*
Corollario critico, Mario Fresa 

Qui, l'invito evocato dal titolo è davvero antinomico e peritoso: giacché noi tutti, sembra dirci il poeta, siamo chiamati a essere: ma noi siamo, tuttavia, e ci muoviamo, soltanto sulla soglia di un impercettibile (e mai compiuto o non del tutto comprensibile) limite; e mai oltre, e mai completamente. Così, la direzione della poetica di Leopoldo è quella di un ansioso, ricorrente sottrarre (e sottrarsi), in cui lo stesso verso digrada e arretra e, infine, si fa essenziale sino all'afasia; e le immagini affioranti, spesso svanenti, minerali o invernali, dicono sempre l'assenza e la perdita, più che descrivere o sentire il corpo vivo, e pulsante, della presenza (ché «Il soggetto non risponde»). 
E ciò che resta è, finalmente, un ascolto del reale tanto teso quanto ostinato, entro il quale è lo stesso ultimo residuo di speranza a saper rendere l'invito ancora aperto e possibile; o ancora pronto, forse, alla scommessa, al trasognamento, alla chimera.


*

Gerardo Leopoldo è nato 1964. Ha frequentato la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna, ove si è innamorato della poesia. Si dedica da allora alla scrittura. Appassionato della poesia del ‘900, ha partecipato a diversi premi letterari a carattere nazionale. Centrale nella sua formazione è stata la frequentazione del poeta e traduttore lucano Michele Leone Barbella (1950-2010). Per tre anni ha collaborato con la Utet Medica Salerno. Dal 2009 collabora con la Piccin Nuova Libraria, agenzia di Benevento. Gli sono state conferite due menzioni d’onore al Concorso internazionale di Poesia Poseidonia Paestum e due menzioni d’onore al concorso nazionale Tracceperlameta di Busto Arsizio.




[Nell'immagine, vedi un particolare de Le cortigiane, 1943, di Delvaux].




sabato 3 ottobre 2026

Manuel Cohen e Alessandro Ramberti finalisti al Premio Città di Forlì 2026 sez. Premio Irene Ugolini Zoli

Premio Letterario Nazionale “Città di Forlì” 23ª Edizione - 2026 sez. Premio Irene Ugolini Zoli per la prefazione (o postfazione) a un Libro di poesie


Claudia Bartolotti, Claudio Lelli, Wilma Malucelli, Ariella Monti, Renata Penni, Silvia Scapinelli, componenti la giuria del Premio “Irene Ugolini Zoli” per la prefazione o postfazione a un libro di poesie,  hanno esaminato i  testi pervenuti, compiaciuti dell'alto livello letterario e culturale, che per le minime differenze valutative hanno impegnato la giuria a frequenti riletture e confronti, giungendo infine a stilare la seguente classifica:  


1a GIOVANNA VILLELLA di Catanzaro  per la prefazione a “Un pugno sul cuore” di Maurizio Gimigliano, Grafichèditore, Lamezia Terme (CZ) 2025; 

2a Luciana Raggi di Roma  per la postfazione a “Affondo blu” di Maria Emanuela Bianchi, Edizioni Ensemble, Roma 2025;  

3° Maurizio Casagrande di Cartura (PD) per la prefazione a “Teatrin de vozhi e sienzhi" di Renzo Favoron, Ronzani Editore, Due Ville (VI) 2021.



Facevano parte della cinquina dei finalisti: Manuel Cohen di Guidonia (RM) per la prefazione a La voce del sangue di Matteo Pasqualone, FaraEditore, Rimini 2025 e Alessandro Ramberti di Rimini per la prefazione a Isole di Germana Duca, FaraEditore, Rimini 2025.



Sono stati inoltre segnalati Alberto Figliolia di Milano per la prefazione a “Haiku” di Laura Barone, Maurizio Vetri Editore, Enna 2025, Donatella Rabiti di Forlì per la prefazione a “Preludi di luna nascente” di Lucia Bolognesi, Casa Editrice Tempo al Libro, Faenza 2026,  Lidiia Astapenko di Pisa e Lorenzo Gafforini di Brescia e per la prefazione  a “Tenderenda, il sognatore” di Hugo Ball, Editoriale Jouvence, Milano 2025.

Ci sono momenti ”brevi ed essenziali ma sanno colpire il cuore”

recensione di Flavio Vacchetta



La poesia è una forma di parole misteriosa, a volte aulica altre volte quasi scontata nella sua semplicità. Per Alessandro Ramberti credo la si possa definire una vera amica di quelle con cui si ha rapporto da tanti anni, si cresce, si condividono momenti felici e si litiga ma alla fine sai dove trovarla (Alex è pure editore).
La prima poesia che segnalo – Specchio interno – è una perfetta immagine di inizio…

i soliti motivi mi rimbalzano
come calci sospirati dal suolo
freme lo stagno con le sue ragioni
nella mia cassa di vento m’incarto


I versi di Alex sono sempre brevi ed essenziali ma sanno colpire al cuore.
I concetti non sono affatto consolatori, anzi, subito la realtà si mostra dura, tagliente sotto tanti aspetti, che si tratti di un cuore di donna, della propria anima, del mondo (o immondo?) che viviamo e ci circonda. In alcuni momenti, anche il passare degli anni si fa duro tormento, le parole più che segni a vergare i fogli sono soltanto ragnatele, ricordi polverosi.
Mi pare di vederlo, il mio amico, mentre passeggia sul lungomare di Rimini, a scrutare l’infinito, farsi tante domande sul profumo del mare della sabbia del sole e della luna.
Un piccolo capolavoro è Lo squarcio:

Con che occhi guardare l’aguzzino
il male pervicace e inammissibile
che annulla la persona a un urlo in croce
sul Golgota si squarcia ogni momento.


Questa poesia va letta per intero, senza essere commentata; un autentico elogio di questa parola che sa donarsi, amare sempre nel silenzio con gesti puri.

Tabor in questa poesia si nota fortemente un’altra caratteristica dell'autore ovvero la sua fede, un credere saldo a tutte le intemperie ma non ostentato, con il Vangelo lettura sempre presente sul comodino, quando la vita pare donare solo infuso di cicuta ma per Alex sempre fonte inesauribile:

Sediamoci
ascolta il lato interno del corpo
contemplalo così
senza fretta
attendi le sue risposte

è lì proprio lì dentro il vero germe
della nostra esistenza che desidera
vedere il suo Signore faccia a faccia.


Altra perla è Questione di principio:

Potete fare causa
al vostro esserci?


Nel calderone, a mio avviso, dei pensieri entra di tutto, momenti, ricordi, preghiere… ma non è confusione, è vita quotidiana con i suoi affanni, i suoi cambiamenti repentini ed inspiegabili.

La raccolta si chiude con La preghiera, immagini brevi circondate da fede e conoscenza una ottima chiusura per un lavoro poetico di notevole spessore.

Dimmi chi sei ti prego
dimmelo con coraggio e con dolcezza
ti ascolterò come un discepolo il maestro
e poi sarò per te io stesso.

venerdì 2 ottobre 2026

Otto “arcipelaghi di incontri”

recensione di Anna Teresa Ossani
pubblicata su Vivarte 


Poesia della maturità quella di Isole (FaraEditore 2025), dove Germana Duca approfondisce temi, ragioni, modi del suo continuo processo creativo e apre, anche tecnicamente, un nuovo tracciato. Vi si respira il grande tema delle peripezie dell’anima nel viaggio/tempo della vita affrontato con levità di tocco e puntuale interrogazione in testi che si fanno metafora di una interiorità che ha sempre cercato se stessa a contatto con la propria terra d’origine. Il linguaggio, colto e raffinato, modella il dato di realtà con l’immaginario, e mostra, in uno scavo interiore sempre più verticale e senza compiacimenti, la radice identitaria di chi scrive. Il diagramma autobiografico è rivissuto in piccole isole di poesia che danno voce ad una interiorità che con grazia e misura ricorda, si guarda, si protegge, si scopre, si ascolta in otto “arcipelaghi di incontri” (Ramberti), - tali sono le otto parti in cui si struttura il testo - in un piccolo microcosmo tra il mare e l’Appennino, tra Ancona e Urbino. 

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Mariam (di Flavio Vacchetta)


 MARIAM


Maria continuamente crede

crede nell'esercizio quotidiano

crede di fiducia nell'invisibile

crede nella possibilità della speranza

crede nel suo figliolo che è DIO

e lo immagina correre tra i vicoli del villaggio

e a spruzzare acqua del pozzo agli amici

eccolo DIO che si fa piccolo

che abita e frequenta le cose piccole

la quotidianità l'oggi il qui

la presenza odierna

il sussurro di una brezza leggera (1Re 19,12-13)

nel suo grande progetto d'amore

di cui, pure noi volenti o no, facciamo parte

DIO va oltre vede oltre

e realizza la sua e nostra salvezza


«Perché mi cercavate? non sapevate che io mi devo occupare di quanto riguarda il Padre mio? Essi però non compresero ciò che aveva detto loro.» (Lc 2,48-50)

Flavio Vacchetta