martedì 26 maggio 2026

"Paradiso" - Una vecchia poesia su Pietra Ligure, Andrea Corsi


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PARADISO


 

Non senti il fiato della fisarmonica?

Sono i ricci o i cespugli 

del cantante, un filo della chitarra 

al cuore un taglio 

e resta aperto, 

e fiori guardo prima di morire.

 

Basta andare là ai piedi del balcone 

guardare ancora verso il basso paese 

e il mare là oltre le case e il cielo 

dalle sbarre verdi, dalle porte-finestre 

delicate di vetro.

 

Ghirigori sopra le case, 

il filo per stendere

un gruppo di tegole davanti

ghirigori le sbarre della ringhiera

piastrelle di cotto ancora tiepide

– nel vento e stare a guardare 

la linea prima delle colline

 

Le tende verdi al sole di giorno che sbattono 

dal vento forte che batte sulla punta 

della collina dov’è il condominio,

le verdi tende che sbattono

sulla struttura loro preda 

la cordicella che dondola 

dalla ringhiera giù  

qualche piano sull’edera

e Pietra.

 

In preda al vento sulla punta della collina

in mezzo alle piante in rigoglio silenziose

tutto intorno

nel sole ruvido asfalto e le lamiere 

verso la spiaggia nel fondo

 

Molti anni prima a San Lorenzo 

dalle barche a remi i lumini 

sul mare e spiagge illuminate

oltre la costa, dalle due parti 

nel buio a guardare l’idea 

delle stelle le luci

 

Era qualcosa senza fine che i giorni 

da sopra a sotto per le strade strette

in infradito nel sole – improvviso

nella calura della vegetazione.

 

Santa Maria Annunciatrice 

veglia sulla piazzetta 

verso la via Aurelia 

sulla vecchia torre  

il giornalaio che non trova i libri,

e l’altro giornalaio che ne ha sempre 

sulla via Aurelia, Lele 

chiede un cappuccino, sorride


 

// 

 


I fiori viola sulle pareti si arrampicavano

ai lati qualche erba ribelle fra i tombini 

e giù verso il centro del paese 

 

Era come il tremare del vetro 

delle finestre ad ogni spinta del vento 

e oltre il mare, come certezza 

come sole la mattina

come certezza le rotonde 

e il molo lungo che aspetta 

e le pareti della chiesa 

alte nel carruggio – e il buio 

della piazza, il duomo dentro 

le porte alto,

sui disegni dei sanpietrini

 

Il mare oltre il piccolo sottopasso

dietro il palazzo di Corrado le palme 

in fila prima della sabbia in basso

tra i bar,

lo Stella Maris prima delle spiagge

e il centro del paese 

odore di benzina,
gente nel sole

 

c’era il vento nel vicolo verso 

la spiaggia la vespa azzurra 

che Mattia usava 

e una lunga strada sui margini 

della collina 

un luogo vicino al mare:

il cinema, il Santo, la farinata 

di Virginia, il cantiere navale verso la stazione

le barche sulla spiaggia libera

che si apre con dita di scogli

il cantiere ingrigito da anni

 

E in cima la vegetazione e la croce 

che a perderci abbiamo trovato un giorno

io e Matteo sopra le ville nei sentieri,

l’autobus a Finale Ligure

gli ulivi, la torre diroccata

su Varigotti e dopo Spotorno

 

A piedi nudi sull’asfalto 

per comprare birre, il panettiere 

apriva per le brioche calde

e su di mattina nel buio 

una gamba nel canale ubriaco 

all’alba

 


//

 


E il buio che viene appena 

dopo la grazia del grigio 

e della quiete in superficie  

potremmo chiamarla paradiso

 

paradiso. Un momento prima della cena 

un momento dopo una 

chiacchiera con qualche amico 

 

e sul balcone sulle sedie di vimini 

cigolano nel buio in mezzo 

a queste due pareti una immensa
nel buio spenge la lampadina  

 

Il mare dentro uno spazio per il paradiso








lunedì 25 maggio 2026

Menzione d'onore a Matteo Pasqualone e Alessandro Ramberti

La prima edizione del premio Poetico ha assegnato la Menzione d’Onore a Matteo Pasqualone per La voce del sangue e ad Alessandro Ramberti per Chiamami, grazie alla Giuria, al Direttore artistico e a tutti coloro che hanno contribuito al successo di questo Festival della Poesia d’autore.





Per lui solo per lui io ancora vivo

recensione di Giancarlo Baroni




La parola della poetessa Stefania Cavazzon è, da sempre e per sua evidente caratteristica, difficile nel senso che  richiede da parte del lettore una attenzione, un impegno, una paziente partecipazione.  La sua, si badi bene, non è una “parola innamorata” di se stessa che si specchia nella propria ricercatezza. 

La poesia dell’autrice è piuttosto il riflesso di una essenza enigmatica e arcana che sta al fondo dell’universo e di cui i versi sono la parziale, precaria, incompleta e oscura traduzione. 

Nella  copiosa produzione poetica dell’autrice, ricorre  l’elemento alchemico e l’attrazione verso temi ermetici. Anche nella sua recente raccolta intitolata Deflusso (prefazione di Renata Capria d’Aronco, Amazon, 2026)  è palese l’attrazione verso una realtà più nascosta e misteriosa che va indagata con paziente lentezza e contemporaneamente con intuitiva acutezza. Il suo è un invito a non accontentarsi del qui e ora, della superficie, e di tendere all’oltre, verso l’invisibile: «Giunta al punto mortale / di ogni esistenza / lì ormai calamitata / è attenta solo all’oltre». 

Nella raccolta non mancano i riferimenti alla vita personale dell’autrice, al succedersi incantevole delle stagioni, a una realtà concreta che non si svela però mai completamente, che sbiadisce istintivamente nell’indistinto. 

Diversi sono i brani dedicati all’alternarsi dei mesi e delle stagioni, alle metamorfosi del paesaggio. Riporto a questo proposito alcuni versi: «E mentre marzo evapora coi suoi profumi incerti»; «Aprile così sporge / ramifere dolcezze»; «Pareva non dovesse mai più giungere / la primavera / invece / eccola all’improvviso tutta azzurra  / come se nulla fosse / sole in fronte»; «Ecco acciaccata estate  / che d’umidezze gracida»; «Rinfresca il ferragosto un ventilare / da estati artiche / ogni fuscello rifrondisce / in preda a estatico delirio / di durare»;  «Ah la pioggia la pioggia di tanto novembre / melodica bíos che ci infradicia!».

Il trascorrere inesorabile degli anni («va esaurendosi il tempo / di questa mia vicenda terrena»), la solitudine, la melanconia, accompagnano le giornate e i versi, tanto che il tema esistenziale assume in Deflusso un ruolo fondamentale. Accanto al tema esistenziale si afferma quello conoscitivo basato sulla ricerca di una essenza e di un senso: «Solo una cerca infaticabile / è ancora l’univa via / per la specie». L’avvicinarsi progressivo all’addio si rivela come un procedere verso quel punto in cui forse l’enigma si svela, defluendo e scorrendo verso un inesprimibile significato: «Di là da umana primavera / dallo sfociare dei fiumi / da questa magnitudine di soli / altra armonia ci attende / e una mattina / sopra una quintessenza di stagioni / il muro estremo /  si squarcerà». 

L’attesa è per Stefania Cavazzon il raggiungimento dello scopo che alimenta i suoi giorni e che consiste nel ricongiungimento all’uomo da sempre e per sempre amato e purtroppo scomparso: «beh / un fatto è certo / amore mio / io ti sto raggiungendo». E ancora, con straordinaria sincerità e intensità: «Per lui solo per lui io ancora vivo»; «Nulla è mutato dal tuo avvento / o amore / e quasi mezzo secolo è sfumato».  

Il libro della Cavazzon si presenta principalmente come un canzoniere d’amore in assenza della persona amata,  nell’attesa appunto che si compia il definitivo incontro («nuovamente con te / oltre la vita») e si ricrei una condizione di armonia, di grazia, di beatitudine, «di giocondità», di estasi, del superamento «della nostra umana imperfezione». 

Nel dopo e nell’oltre troveremo finalmente un mondo incorporeo, spirituale, inimmaginabile, invisibile e segreto.

domenica 24 maggio 2026

CON GLI OCCHI DEL BAMBINO IN 8 LINGUE, DI IRMA KURTI

 


 

CON GLI OCCHI DEL BAMBINO

 

Voglio vedere il mondo con gli occhi del bambino

a forma di mandorla, chiari, limpidi e innocenti:

un prato in cui crescono gente, fiori e sorrisi,

dove la fame, la povertà e il male sono assenti.

 

Voglio vedere il mondo con gli occhi del bambino,

sentirmi accarezzata dall’incantesimo dei sogni,

raggiungere le stelle usando soltanto una scala

e poi poter toccare con un braccio gli orizzonti.

 

No, non voglio vedere il mondo con i miei occhi,

oh, essi hanno visto troppo, si sentono immersi

nelle lacrime che non si asciugano mai e dietro

una permanente foschia distinguono gli universi.


Irma Kurti, Albania- Italia


Un video affascinante con immagini:
 
Irma Kurti(이르마 쿠르티알바니아 시인 'WITH A CHILD’S EYES(어린아이의 눈으로)

 

 

Dal progetto “Poesia senza frontiere” della Fondazione Culturale “Ithaca” in Spagna del poeta e traduttore di fama internazionale GERMAIN DROOGENBROODT.

 

 

WITH A CHILD’S EYES

 

I want to see the world with a child’s eyes,

almond-shaped, clear, limpid, and innocent:

a meadow where people and flowers grow,

where hunger, poverty, and evil are absent.

 

I want to see the world with a child’s eyes,

feel caressed by my dreams’ incantation,

be able to touch the horizon with one hand

and reach the stars using only a ladder.

 

I don’t want to see the world with my own

eyes. They’ve seen too much; they see the

universe behind a thick permanent haze,

immersed in tears that never dry.


Irma Kurti, Albania- ITALY

from Your Image between my Fingers”, Independently Poetry, Chile, 2023

Beautiful video recording with pictures:
Irma Kurti(이르마 쿠르티알바니아 시인 'WITH A CHILD’S EYES(어린아이의 눈으로)

 

Avec les yeux d’un enfant

Je veux voir le monde avec les yeux d’un enfant,
en forme d’amande, clair, pur et innocent :
un pré où s’épanouissent hommes, fleurs et sourires,
où sont absents la faim, la pauvreté et le mal.

Je veux voir le monde avec les yeux d’un enfant,
sentir la magie des rêves me caresser,
rejoindre les étoiles à l’aide d’une échelle
pour pouvoir toucher de mon bras les horizons.

Non, avec mes yeux je ne veux pas voir le monde,
hélas, ils ont trop vu, ils sont
plongés dans des larmes qui jamais ne tarissent
et derrière un voile contemplent l’univers.

 

Irma Kurti, Albanie-Italie

Traduction Germain Droogenbroodt – Elisabeth Gerlache


Beau vidéo avec belles photos:
Irma Kurti(이르마 쿠르티알바니아 시인 'WITH A CHILD’S EYES(어린아이의 눈으로)

 

 

 

Mit den Augen eines Kindes

  

Ich möchte die Welt mit den Augen eines Kindes sehen

mandelförmig, hell, klar und unschuldig:

eine Wiese, auf der Menschen, Blumen und Lächeln wachsen,

wo Hunger, Armut und das Böse nicht existieren.

 

Ich möchte die Welt mit den Augen eines Kindes sehen,

mich vom Zauber der Träume streicheln lassen,

die Sterne mit einer Leiter erreichen

und mit nur einem Arm den Horizont berühren.

 

Nein, ich will die Welt nicht mit meinen Augen sehen,

oh, sie haben zu viel gesehen, sie fühlen sich eingetaucht

in Tränen, die niemals trocknen, und durch

einen ständigen Dunst erkennen sie die Universen.

 

Irma Kurti, Albanien-Italien

Übersetzung Germain Droogenbroodt – Julia Bless

Schöne Videoaufnahme mit Fotos:
Irma Kurti(이르마 쿠르티알바니아 시인 'WITH A CHILD’S EYES(어린아이의 눈으로)

 

 

CON LOS OJOS DE UN NIÑO

  

Quiero ver el mundo con los ojos de un niño,

almendrados, claros, limpios e inocentes:

un prado donde crecen personas, flores y sonrisas,

donde no hay hambre, pobreza ni maldad.

 

Quiero ver el mundo con los ojos de un niño,

sentirme acariciada por el hechizo de los sueños,

alcanzar las estrellas con solo una escalera

y luego poder tocar el horizonte con una mano.

 

No, no quiero ver el mundo con mis ojos,

oh, han visto demasiado, se sienten sumergidos

en lágrimas que nunca se secan y, tras

una permanente bruma, distinguen el universo.


Irma Kurti, Albania- Italia

Traducción Javier Prieto

de Tu imagen entre mis dedos”, Independently Poetry, Chile, 2023

Un video fascinante con imagenes:
Irma Kurti(이르마 쿠르티알바니아 시인 'WITH A CHILD’S EYES(어린아이의 눈으로)

Poesía sin Fronteras
http://www.point-editions.vom
email: elpoeta@point-editions.com

 

Met de ogen van een kind

  

Ik wil de wereld zien met de ogen van een kind,

amandelvormig, helder, zuiver en onschuldig:

een weiland waar mensen, bloemen en de glimlach gedijen,

waar de honger, de armoede en het kwaad afwezig zijn.

 

Ik wil de wereld zien met de ogen van een kind,

mij gestreeld voelen door de betovering der dromen,

met behulp van een ladder de sterren vervoegen

om met mijn arm de einders aan te kunnen raken.

 

Nee, ik wil de wereld niet met mijn ogen zien,

ach, zij hebben te veel gezien, ze voelen zich
ondergedompeld in tranen die nooit opdrogen
en achter een waas het universum aanschouwen.

Irma Kurti, Albanië-Italië

Vertaling Germain Droogenbroodt

uit “Met de ogen van een kind”, 
POINT-Boekenplan, 2023

video-opname met foto’s:
Irma Kurti(이르마 쿠르티알바니아 시인 'WITH A CHILD’S EYES(어린아이의 눈으로)

 

 

 

ME SYTË E FËMIJËS

 

Dua që ta shoh botën me sytë e fëmijës,

të kthjellët, të tërhequr porsi bajame:

një livadh ku rriten lule e buzëqeshje,

ku nuk ekzistojnë varfëri edhe skamje.

 

 

Dua që ta shoh botën me sytë e fëmijës,

ëndrra si shilarës të më ngrejë peshë,

të përdor një shkallë që të arrij yjet,

horizontet me një zgjatje dore të prek.

 

 

Nuk dua jo, ta shoh botën me sytë e mi,

ata janë të lodhur, sa shumë kanë parë!

Njerëz e objekte i dallojnë në mjegull,

lotët brenda tyre akoma nuk janë tharë.


Irma Kurti, Shqipëri – Itali

Marrë nga libri: “Imazhi yt midis gishtave të mi”, botuar nga Independently Poetry, Kili, 2023

 

Një video e bukur shoqëruese me fotografi:
Irma Kurti(이르마 쿠르티알바니아 시인 'WITH A CHILD’S EYES(어린아이의 눈으로)

 

CU OCHI DE COPIL

 

Cu ochi de copil vreau să văd această lume;

Ochi migdalați, inocenți și limpezi, în culori:

o câmpie unde cresc oameni și flori,

unde nu există răutate, sărăcie și foame.

 

Vreau să văd lumea cu ochii unui copil,

visurile să-mi fie o mângâiere ușoară,

să pot atinge orizontul cu o mână, subtil,

și să ajung la stele doar cu o scară.

 

Nu vreau să văd lumea cu ochii mei,

Căci ei văd mereu prea multe;

Văd lumea printr-o ceață densă pe alei

Cufundată în lacrimi nesecate.


Irma Kurti, Albania-Italia

din Your Image between my Fingers”, Independently Poetry, Chile, 2023

înregistrare video cu imagini frumoase:
Irma Kurti(이르마 쿠르티알바니아 시인 'WITH A CHILD’S EYES(어린아이의 눈으로)

 

Traducere din limba engleză: Iuliana Pașca