mercoledì 8 aprile 2026
Prima la realtà con Daniele Gigli a Brescia 17 apr 2026
lunedì 6 aprile 2026
”che sia casa il mio cuore”
Williams Busdraghi, Feroce preghiera, peQuod 2026, Prefazione di Massimiliano Bardotti, Collana Portosepolto, volume a cura di Luca Pizzolitto
recensione di AR
“La polvere ci porta via / (…) / e il fallimento ci attende, / ma io continuo.”
Come scrive Massimiliano Bardotti nella sua Prefazione (p. 8) a questa raccolta di Busdraghi, anch’io “ho trovato commovente la sua promessa finale”, in particolare i versi dell’ultima poesia (p. 78) riportati qui sopra. Qualche pagina prima (64) mi ha colpito questa struggente poesia che riproduco integralmente:
”Galleggiano i sogni
miriadi di meduse sbattute dal mare,
respiri d’anima lasciati andare,
provo a prenderli
ma fuggono tra le dita
allora apro le braccia
e la bocca
e faccio entrare il mare,
che si casa il mio cuore.”
In realtà non trovo particolarmente ”feroce” questa ”preghiera” di Williams, piuttosto la trovo pregna di echi nostalgici, in bilico fra la (quasi) certezza di contare su chi ci/si ama combinata con una buona dose di scetticismo, forse per ripararsi dagli inevitabili momenti di crisi e dolore che costellano la vita di tutti: “Nessun desiderio rimane ancora sensato / alla fine del viaggio, / quando il passo esita e si fa pesante, / quando il fiume abbandona il greto / per lasciarsi morire nella viva / immensità del mare” (p. 63).
Eppure in nostro cammino spesso ci sorprende, ci proietta in alto, amplia i nostri confini: “amo il tuo battito che mi guizza in petto / (…) / il volo ordinato degli uccelli / che semina l’aria di preghiera / l’ordinario fulgore del risveglio / e lo stupore ancora di averti, / nel sangue, negli occhi, / nei polmoni.” (p. 62); “respiro ciò che mi circonda / per donarlo / e proteggerti per sempre.” (p. 61).
Il libro è costellato di immagini di un nitore rinascimentale, di una luce che ammanta il dettaglio e avvicina l’orizzonte; di una sensualità carica di un’energia capace di cogliere il punto, l’occasione, sapendo quanto siano preziose e irripetibili le opportunità di cogliere momenti di bellezza, consonanze di respiri e di trasporti: “Il lampo è cicatrice nel cielo” (p. 58); “cercare il giusto posto / incarnarci nelle parole” (p. 53); “Ho attraversato i tuoi polmoni, / gli alveoli / per mescolarmi al tuo sangue, / (…) / sfioro le foglie sui rami / ne accompagno la caduta, / tutto muore in silenzio.” (p. 44); “La strada divora i campi” (p. 38); “risvegliarsi nel boccio del melo / per tessere l’anima al cielo” (p. 28); “vorrei sentissi l’amore che fuoriesce dalla corteccia / riconoscessi il miracolo nel merlo / (…) / o nell’ultimo raggio di sole / che obliquo sbecca il profilo delle case / e si posa sui nostri volti.” (p. 11).
Concludo riportando la poesia eponima (a p. 17) in cui il poeta affida la parte più desiderante di sé, quella più innervata di amore e speranza: “Ti lascio ciò che ho sempre cercato, / custodiscilo, / fanne feroce preghiera. / Che sia ancora luce.”
Un ”lascito” che ogni persona credo dovrebbe coltivare, far fruttare, donare. La preghiera è vita.
domenica 5 aprile 2026
“L’infinito è tutto ciò che esiste oltre noi”
Michela Zanarella, Eterna creazione, peQuod 2026, Collana Portosepolto, volume a cura di Luca Pizzolitto, Prefazione di Dante Maffia
recensione di AR
Le poesie di questa raccolta sono echi a me cari di passeggiate solitarie in montagna, di incontri vivificanti, di legami e affetti imprescindibili nel qui e nell’oltre, di sguardi che si aprono a panorami infiniti e sanno penetrare nell’anima e nel cosmo con la perspicace empatia di un Teilhard de Cardin. I versi scorrono come acque argentine dalle rocce, il ritmo è al contempo sostenuto e pacato come quello di un ruscello che salta e riposa, trascina e riflette: “Era ieri l’aria fedele della montagna / la conquista con lo sguardo di una cima / ora è la stessa stanza / ad assomigliare ad un sentiero.” (p. 58); “Nel silenzio della montagna / s’impara la voce dei sentieri / fino a credere nei cambi di umore della natura.” (p. 57); “Novembre inizia col silenzio dei morti nel ricordo / dei vivi.”; “Io e mia madre parliamo con lo sguardo / allunghiamo il passo e il fiato / abbiamo tutto il tempo per avvicinare mondi lontani / ora che l’amore si muove con noi / e al cielo fa piacere restare in ascolto.” (p. 55).
Ho citato dalla quarta e ultima sezione “Quartetto veneto”, preceduta da “Quartetto calabro” da cui estraggo questi splendidi passaggi: “A Placanica qualcuno fronteggia i secoli / fa come i fichi d’india / tra le spine trattiene il succo della vita” (p. 51); “Qui l’assenza è nei silenzi irreparabili / negli addii già resi al tempo / consegnare la voce agli oggetti / è l’unico sussulto” (p. 49).
Passiamo ora alla seconda e più ampia sezione intitolata ”Stagioni”: “L’infinito è tutto ciò che esiste oltre noi / antica epifania / nuovo altrove.” (p. 44); “la vita è ciò che il cielo / guarda con innocenza” (p. 43); “Stasera l’anima è uscita / a cercare vita / il corpo è rimasto in silenzio / a pregare il buio di coprire il tempo.” (p. 41)
Non percepiamo forse in Michela le vibrazioni di un cuore weilianamente attento, di voce poetica autentica e capace di raggiungere con acuta leggerezza gli angoli sorprendenti? come “erba fuggita dai fianchi dell’asfalto” (p. 37), “mentre riflessi di luce / indicano repliche di cielo / sul soffitto / e il silenzio è in ascolto di un silenzio / più profondo” (p. 35); “Appoggiata al destino / siedo felice” (p. 33); “La città è un’abbreviazione del mondo” (p. 31); ”mentre imparo dalla pelle / cosa significhi abbracciare l’aria” (p. 19). Nella bella Prefazione Dante Maffia scrive giustamente: “I versi di questi raccolta (…) lasciano nel lettore una pienezza di emozioni e lo strascico di un sentimento che ha accenti universali” (p. 6).
Siamo arrivati alla sezione incipitaria ”Trittico sulla guerra” argomento a quanto pare di estrema attualità anche nel 2026. Trovo intensissimi questi versi a p. 15: “Non ci sono che guerre / e lacrime indifese / (…) / le nuvole hanno decimato i sogni / la notte è luce senza meta / tra destini in attesa.”
venerdì 3 aprile 2026
Isole di Germana Duca nella terna dei vincitori del Premio Camposampiero: complimenti vivissimi!
Gentilissima sig.ra Duca,
a nome del Comitato organizzatore del Premio Camposampiero sono lieta di comunicarLe che la Giuria presieduta da Antonia Arslan ha stabilito di premiare la Sua opera Isole - Fara ed.
La invitiamo pertanto a partecipare alla cerimonia di premiazione che si terrà domenica 12 aprile alle ore 10.00 presso l'Auditorium dei Santuari Antoniani di Camposampiero (PD). Invio in allegato il programma completo. (…)
Donata Riccitiello
--
Segreteria organizzativa Premio Camposampiero
www.premiopoesiacamposampiero.it
Biblioteca di Camposampiero (PD)
Tel. 049 9300255
Fabrizio Azzali sulle poesie in romagnolo di Marco Marchi
giovedì 2 aprile 2026
IL BALCONE POETICO a cura di Benedetto Ghielmi
*
Un rintocco di campana
sigilla la sacralità dell’attimo.
Come uno scrigno, il suo riverbero
conserva i sospiri delle vittime.
Dall’epicentro della tragedia
trabocca di colpo il mare
dell’etica politica,
colmo di oro liquido,
da cui non risale nessuna ricchezza.
IL BALCONE POETICO: è uno sguardo
fugace sul mondo attraverso un componimento inedito di un poeta o di una poeta.
Un uscire ed entrare nel mondo come si fosse comodamente posti su un balcone.
Una rassegna poetica Realista Terminale che incontra, però, tutte le poetiche
dei circa 3.000000 autori e autrici che incidono la carta nel nostro Paese. Un
segno tangibile ma, soprattutto, un urlo della nostra sacra umanità.
Il primo classsificato al Narrapoetando presenta Spicchi di sentiero alla Libreria Bianca e Volta di Riccione 12 apr 2026 ore 17:30
Vi aspettiamo!







