Il salice dietro la mia schiena sembra dondolare
appoggiato in piedi al tronco,
nel laghetto una distesa le foglie larghe del loto
solo uno spazio d'acqua a riva
specchia il cielo e i rami che salgono e ondeggiano.
Il vento, è autunno, mi porta col pensiero
in posti lontani della memoria le
remote e inesplorate terre del cuore.
Penso alla ragazza dai folti capelli biondi sotto un cappello rosa a visiera
tenuti da diverse mollette
prima in mensa riempire le pagine di un quaderno in corsivo.
E al bambino che mi è appena corso dietro
con la madre al suo seguito con una bicicletta affittata
che gli diceva cose in inglese.
Vorrei ridere della mia vanità,
ma accetto tutto quel che trovo:
le piante nel lago sono qui ormai da mesi
a prendere sole e pioggia
e quasi nessuno lo sapeva,
soltanto qualche avventore del genere.
Non rimane nulla dei petali rosa
chiari che ho visto ad agosto
in un'altra passeggiata simile.
Che ne è stato di tutto ciò?
Questo momento è passato
in modo esatto come sempre,
mi illudo di cogliere la mia anima con queste parole
perché l'unico luogo in cui ha senso vivere
è il futuro, e questo è il solo messaggio che ho sentito
nella pace di questo laghetto
il segreto della vita è a portata di mano.
Il resto non è mai stato né mai sarà —
è vano chiedere un'altra mattina o
che le parole mi salvino un'altra volta
dalla distanza che mi spoglia degli sguardi.
L’impegno è inutile se il cielo è azzurro come in un film
e il destino si arrampica sulla mia mano
senza chiedermi nient’altro
né spingendomi a ridere o a tessere le lodi
degli altri, o inventare qualche bella trovata
con gli amici la pace è pari a un rastrellare
il momento che il cielo mette sul centro
del tavolo — arriva un ramo, una strada
fotografata, e in petto cresce l’amore
così terribilmente creato, da sapere
che non si resta a guardare il male
ma bisogna uscire a sconfiggerlo
— mano per mano come tanto tempo fa.
I cosiddetti amici ti spingono in un fangodi confusione, ho nel cuore una danza
che sa di luce in un quadro e
manda fumo — bianco
della fine che salva tutto
e altri credono sabbia.
Restare immobili è legittimo
quando intorno corrono i corrotti
irrompendo prima o dopo in un canto simile
per nulla diverso al chiacchiericcio
al parlare di sera fra me e te davanti alla lampada della stanza
in un angolo sul lavandino
rubandoci tempo e parlando di esplorazioni interiori
e dell’ignoranza dell’uomo — prima di dormire
distesi i muscoli delle spalle nell’incendio reale
il gorgo di luziana memoria.
Io ho visto per tutto questo tempo
il tuo sacrificio, e tu il mio, nel silenzio:
altrimenti tutto ciò sarebbe andato perso
nel tempo o il tuo cuore avvelenato,
cercando soddisfazione negli onori che
danno i potenti che ammazzano l’anima
e negano il pensiero che il sole abbia un sorriso
che le persone abbiano delle mani con cui accarezzarsi
che al mio fianco, dietro al mio assassino
si nasconda chi mi manda in Paradiso.
S.M.