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giovedì 19 maggio 2022

Amore, natura e Dio – Ludovica Zavatta legge “Le campagne hanno bocche”

Andrea Biondi, Le campagne hanno bocca

Fara 2017

recensione di Ludovica Zavatta


Le campagne hanno bocche di Andrea Biondi è una raccolta di poesie pubblicata per la prima volta nel Novembre del 2017, dalla casa editrice Fara.
L’opera si compone di uno svariato numero di componimenti incentrati su differenti tematiche, e tutti titolati.
Biondi sappiamo che è nato nel 1986, qui a Rimini: possiede tre lauree, insegna nelle scuole superiori e ha scritto tre raccolte poetiche, Ghironda (Fara 2019), La gente quassù è nemica (Fara 2022) e, appunto, Le campagne hanno bocche (Fara 2017 , che è stata la prima.
Non mi soffermo a descrivere il suo stile, in quanto ne ho già parlato: basterà dire che ritroviamo tutte le caratteristiche tipiche di esso all'interno di questa raccolta, la quale affronta tre temi principali, anche se due sono di fatto collegati (l’erotismo, la natura e il tema di Dio).
L’erotismo è una parola chiave della poetica di Biondi, e un aspetto erotico è presente, per lui, in tutto ciò che ci circonda: nei paesaggi, nella luna, nei campi, insomma nella natura, per dirla in una parola.
Ma anche il divino e tutto ciò che è connesso a Dio è un elemento ricorrente, che vediamo spesso.
Personalmente, anche se come per Ghironda e La gente quassù è nemica ho fatto fatica un poco a comprendere le sue poesie, e quasi più fatica rispetto alle altre raccolte, ammetto che mi hanno colpita, e le consiglio, più per mettersi alla prova nella capacità di comprensione che per altro, e per la modernità dei temi e concetti che i suoi componimenti portano con sé.

Gli affetti e la poesia – Ludovica Zavatta e la poetica di Enrica Musio

 Enrica Musio, Senza saperlo nemmeno,

 Fara 2010

recensione di Ludovica Zavatta

Senza saperlo nemmeno di Enrica Musio è una raccolta di poesie pubblicata per la primissima volta nel Gennaio 2010, dalla casa editrice Fara.
Si tratta di un insieme di qualche decina di componimenti, alcuni titolati altri meno, scritti in una maniera molto singolare di cui si discuterà più avanti, e che certamente definisce la personalità e lo stile della poetessa.
Gran parte di queste poesie sono dedicate a persone venute a mancare, per esempio la nonna Emilia, e con tono tenerissimo lei si rivolge a loro, provocando l'emotività del lettore che immediatamente si sente coinvolto, e preso, dal medesimo dolore che la poetessa prova.
Musio, classe 1966, è nata a Santarcangelo di Romagna: ama il cinema, la letteratura (in particolare “al femminile”), il teatro, la natura.
Una sua silloge è stata inserita in Antologia Pubblica (Fara 2005).
Nel 2006 ha invece pubblicato, sempre con Fara, la sua opera prima, Dediche Sillabiche, raccolta segnalata dal Premio Aquilaia 2009.
Del 2010, appunto, la raccolta Senza saperlo nemmeno.
La peculiarità della poetessa è quella di procedere a lampi, a flash, inserendo nel testo tutto ciò che le salga alla mente in quel preciso momento, senza curarsi troppo che poi, l’inserito, sia compatibile con quanto è già stato scritto precedentemente.
Di conseguenza, quasi in ogni componimento, troviamo qualche difficoltà e molte ambiguità, che rendono questo modo di poetare ad interpretazione più libera di quanto già normalmente non accada quando si parla di poesia: infatti, essendo questa soggettiva, è normale che ogni lettore ne tragga delle conclusioni personali e che faccia delle proprie considerazioni partendo dal testo che ha sotto, ma nel caso di adesso ciò è ancora più visibile ed è molto facile, con Musio, interpretare in un modo completamente diverso dal modo con il quale hanno interpretato altre persone.
O almeno questo è quanto posso affermare dalla mia esperienza.
È quindi un poetare a salti, a singhiozzo, ma molto originale e che vale la pena di essere conosciuto, così anche da poterlo mettere a confronto con altri modi di fare poesia di altri poeti.
Malgrado alcune incertezze che ho personalmente incontrato durante la lettura, consiglio molto questa raccolta, appunto perché mi ha fatto piacere incontrare, attraverso le sue parole, una poetessa diversa ma in modo buono, speciale, e sono certa che farebbe piacere a tutti discostarsi dalla poesia ordinaria, anche se per un breve tempo.

mercoledì 18 maggio 2022

Dio, l’uomo, la natura, l’amore e la vita - Ludovica Zavatta sulla nuova raccolta di Andrea Biondi

 Andrea Biondi, La gente quassù è nemica, 

Fara 2022 

recensione di Ludovica Zavatta 

v. anche le recensioni a Ghironda e Le campagne hanno bocche



La gente quassù è nemica di Andrea Biondi è una raccolta di poesie pubblicata per la prima volta nel Marzo 2022, quando fu conclusa la stampa, dalla casa editrice Fara.
Si parla di poco più di quaranta componimenti (nello specifico, quarantaquattro), che affrontano svariate tematiche di cui tratterò nel proseguimento della mia recensione, ma che, ottimamente, riescono a divulgare il pensiero del poeta presso i suoi lettori, circa le questioni più scottanti della nostra epoca e non solo.
Andrea Biondi, nato nella città di Rimini, anno 1986, è uno scrittore emergente, professore nelle scuole superiori del maceratese: si è laureato in Lettere all'Università di Urbino (2009), per poi specializzarsi in Scienze Religiose (2017) e prendere, neanche due anni dopo, la laurea in Antropologia culturale all’Università di Bologna (2019).
Vincitrice del concorso Faraexcelsior 2017, è la raccolta Le campagne hanno bocca. Nell'aprile 2019 è uscita sempre con Fara la raccolta Ghironda, mentre del 2022, appunto, La gente quassù è nemica.
Lo stile di Biondi è molto particolare: per dirlo in rima, dato che discutiamo di poesia, coinvolge, travolge e di conseguenza sconvolge.
Perché lo definisco così? molto semplice.
Appena ci si accosta ad una delle sue poesie, subito si è catturati dal sapiente uso e dalla ricercatezza del lessico, del linguaggio, che intrappola immediatamente l’attenzione di coloro che vi si avvicinano per la prima volta, e anche di coloro che ormai conoscono, per esperienza, le caratteristiche del poeta o qualcuno dei suoi componimenti.
Quello lo hanno già letto? ciò tuttavia non impedisce loro di rimanere attoniti e stupiti, ammaliati, incantati quasi, dal suo modo di scrivere, dal suo modo di procedere, per immagini, per scatti, così frammentati, così tagliati eppure tanto vividi, intensi, esistenti.
Si rimane subito presi, e si è travolti come il paesaggio dalla valanga in una maniera tale da restare senza fiato, sentirsi oppressi, sul punto di morire da un momento all'altro.
L’unica cosa che viene da fare è leggere leggere leggere per concludere. 
Altrimenti non si avrà pace.
Però non perché la si detesti, badate bene: certo, può essere anche questo un motivo in più che spinga a finire, tuttavia c’è questo bisogno ancestrale di terminare, di divorare tutta l’opera fino all’ultima poesia, semplicemente perché così deve essere fatto. 
Se poi è piaciuta o no, questo è un altro paio di maniche.
Ovviamente sto parlando della mia percezione, quello che personalmente ho provato leggendo questa raccolta in particolare: sono restata talmente colpita, ferita, che non riuscivo a staccare gli occhi dal libro e in nemmeno un'ora di lettura continua, quasi che un leone mi stesse inseguendo e dovessi fare in fretta per salvarmi la vita, l’ho terminata, sospirando di sollievo alla fine come se fossi sfuggita ad un pericolo fatale, ma con una soddisfazione enorme dentro, ed un piacere indescrivibile.
Per questo motivo e per altro, consiglio a tutti tale raccolta, anche viste le tematiche, molto moderne, che essa affronta alternativamente nelle varie poesie.
Primo fra tutti, il valore della vita umana, la quale, nonostante sia breve, caduca e non altro che “un vento che va e viene”, deve essere comunque valorizzata e amata, nella misura in cui si può fare, poiché essa “pur essendo senza stile non è senza senso” ( cfr. componimenti n. 7 / 10 / 14 / 15 ecc.).
Poi l’erotismo, l’aspetto erotico della poesia spesso esplicitato ed individuabile nelle forme della natura (cfr. componimento 22 ecc.).
Di seguito il tema ricorrente nella letteratura antica e moderna dell’uomo, dell’essere umano, visto come animale uguale agli altri animali in quanto tendente, propenso al male di sua natura.
Egli tuttavia, anche se spesso ne è inconsapevole o non vuole vederla, possiede al suo interno una virtù nascosta che sarebbe in grado di aiutarlo ad elevarsi dalla comune condizione degli animali, se solo potesse scorgerla o se volesse farlo (cfr. componimenti 34 / 35 / 37 / 38 / 40 / 42 / 44 ecc.).
Per ultimo, ma non per importanza, la presenza di Dio, che si può individuare nella natura stessa che diventa espressione della divinità, e quindi sacra nelle sue forme (cfr. componimenti 3 / 31 / 34 / 40 ecc.).
Anche l’individuazione di queste tematiche deriva dall'esperienza che ho avuto io, e quindi ognuno potrebbe trovare diversi spunti da cui far partire delle riflessioni.
Ma è proprio questo il bello della poesia, che porta con sé sempre un alone, una possibilità di un sentire soggettivo, e quindi tutti partecipano della sua interpretazione in un modo assolutamente personale, andando ad arricchire il significato originale di quel testo.
La consiglio molto vivamente.

giovedì 19 maggio 2022

Ghironda – scrittura d’impatto, forte e potente

Andrea Biondi, Ghironda

Fara 2019

recensione di Ludovica Zavatta

Ghironda di Andrea Biondi è una raccolta di poesie pubblicata per la prima volta nell'Aprile 2019, dalla casa editrice Fara.

Parliamo di numerosi componimenti, tutti titolati, distribuiti fra quattro mini raccolte, anch'esse titolate (rispettivamente, dall’inizio, “Gli amanti”, “I coloni”, “Paesaggi” e “Canzoni”).

Andrea Biondi, come abbiamo già detto (v. qui), nacque a Rimini nel 1986: ha preso tre lauree, le prime due presso l'Università di Urbino, mentre l'ultima presso quella di Bologna. Attualmente insegna nelle scuole superiori del maceratese.
Ha scritto tre raccolte di poesia: Le campagne hanno bocche (Fara 2017), Ghironda (appunto Fara 2019) e La gente quassù è nemica (Fara 2022).

Il suo stile lo conosciamo e qui lo si rincontra: scrittura di impatto, forte, potente, lascia un segno nell’animo e nella mente di chi legge, che si sente coinvolto, travolto e quindi sconvolto.

Coinvolto perché viene immediatamente catturato dal modo seducente con cui scrive.

Travolto perché di certo non si aspettava tanto coinvolgimento da parte propria.

Sconvolto perché non riesce a smettere, si sente in soggezione, in pericolo, deve leggere, solo questo.

Sa che è la sua missione, il suo unico scopo.

Il tema principale che si va ad allacciare agli altri, non essendo difatti l'unico, è certamente quello erotico, l’erotismo, che si incontra in tutti i suoi componimenti e che spesso viene identificato, cosa che è già stata detta da me nell’altra mia recensione, nelle forme della natura, del paesaggio: ogni scusa è buona per dare a un elemento naturale un connotato sensuale.

Personalmente ho amato molto, avendo già conosciuto Biondi, anche questa raccolta, e la consiglio davvero a chiunque sia innamorato, come me, di questo straordinario poeta (malgrado io lo abbia incontrato, attraverso i suoi scritti, letteralmente l’altro giorno ).

martedì 24 maggio 2022

Il tempo, la bellezza, l’amore e la natura - il dolce sentire di una donna

 Bruna Cicala, Tintinnio di Lapislazzuli,

Fara 2020

recensione di Ludovica Zavatta


Tintinnio di Lapislazzuli di Bruna Cicala è una raccolta di poesie pubblicata nel Luglio 2020, dalla casa editrice Fara.
Parliamo di un numero elevato di componimenti, rigorosamente titolati (eccetto uno), in cui ricorrono molte tematiche differenti delle quali brevemente tratterò in seguito.
Bruna Cicala è genovese.
Ha pubblicato in poesia con le Edizioni I Rumori dell’Anima: Tra dune di lava antica (2015) e Tra rovi e pietre preziose (2017).
Il suo modo di poetare è delicato, lineare, in genere di facile comprensione, anche se certi componimenti richiedono più pazienza e capacità di immedesimazione degli altri, ma lo scopo è provare a comunicare una modalità di sentire, una sensibilità molto acuta, dolce, tenera, spiccatamente femminile.
Cicala ci fa riflettere su svariate tematiche, e tra quelle che più ho avvertito io da questa raccolta c’è, innanzitutto, il tema dello scorrere (ineluttabile) del tempo, che non si ferma mai e continua a procedere in avanti, sempre in avanti (cfr. componimento "Risposte" ecc.): esso prosegue imperterrito perché invidioso, soprattutto delle bellezze che ritroviamo sulla terra e nell'universo intero, e anche questo (ovvero il valore della bellezza ed il suo potere) è un tema importantissimo che ritorna, per esempio nel componimento "Filosofia" ecc.
La bellezza ci viene presentata, di fatto, come quella forza capace di salvare il mondo, l'unica in grado di sopravvivere al tempo e al suo scorrere infinito, per cui è vista come l'avversaria assoluta di quest'ultimo, il quale riesce a vincere.
Ancora oggi, per esempio, ricordiamo la bellezza di grandi personaggi antichi, la bellezza di incredibili opere d'arte ed opere letterarie e così via (importante però riconoscere come questa sia sopravvissuta ai secoli).
Ma la poesia di Cicala è anche una poesia naturale (cfr. componimento "Selene" dove viene presentato un paesaggio serale, ecc.), ed infine è una poesia erotica, amorosa, ma diffonde la concezione di un amore nostalgico, sofferente (cfr. componimenti "Nel giallo e nel rosso", "Tat/to", "Pazza follia" ecc.).
Questo, tuttavia, è quanto ho percepito io: di certo altre persone potrebbero individuare degli spunti ulteriori per ulteriori riflessioni, che si distacchino o meno dalle mie.
In ogni caso, la consiglio davvero.

lunedì 23 maggio 2022

Il mistero di Dio - una poesia preziosa

 Matteo Bonvecchi, In crepa di melograne

Fara 2020

recensione di Ludovica Zavatta


In crepa di melograne di Matteo Bonvecchi è una raccolta di poesie pubblicata per la prima volta nel mese di Marzo 2020, dalla casa editrice Fara.
Essa comprende numerosi componimenti titolati, distribuiti fra cinque mini raccolte sempre titolate (rispettivamente, in ordine, “Kairòs”, “Ho erchomenos”, “Ghynai”, “Martyrion” e “Koinonìa”).
Matteo Bonvecchi è docente al Liceo Classico Giacomo Leopardi di Macerata e vive a Montecassiano.
Laureato con una tesi sulla teologia e spiritualità delle Croci dipinte francescane nelle Marche, cura una passione per l'arte e la storia dell'arte locale.
L'esperienza che ha fatto in età giovanile leggendo Turoldo lo ha folgorato, e con la raccolta Le odorose impronte ha vinto il Faraexcelsior 2018.
È giurato in concorsi letterari nazionali.
Lo stile del poeta, come si appura da questa raccolta, è particolarmente complesso, il lessico è prezioso e ricercato, frequenti sono le espressioni che provengono dal mondo antico greco-latino, ma altrettanto spesso ritroviamo termini e parole derivanti dall’ebraico (e ciò, a maggior ragione, evidenzia il livello di conoscenza e cultura che Bonvecchi possiede).
Il fulcro attorno a cui ruota il tutto è rappresentato da Dio, dal creatore: Egli non è che la forza suprema, illuminante presso gli uomini, dei quali è guida e che mai abbandona, è appunto poi creatrice, Colei che insomma ha dato vita al mondo che conosciamo così come lo conosciamo e che continua a mantenerlo in vita grazie alla sua immensa potenza, di cui l’uomo non può avere che una minima percezione e consapevolezza.
Bonvecchi loda Dio celebrando, attraverso la sua rievocazione nelle proprie poesie, la creazione di quest’ultimo, ovvero l’universo stesso, compresa la terra, gli altri pianeti, le stelle, ma anche coloro che abitano i luoghi sopracitati, e di questo universo Lui è l’assoluto capo e governatore.
Per cui, come conseguenza, essendo possibile riconoscerLo nella natura, possiamo dedurre che per Bonvecchi Dio sia nella natura, viva dentro di essa, ne rappresenti lo spirito, l’anima, l’interiorità, il cuore (e di fatto, quasi tutti i componimenti di questa raccolta iniziano con l’ammirazione, che viene accuratamente espressa, per un tramonto, per il mare, per la luce del sole ecc., e il fine ultimo è celebrarne il creatore, ovvero Dio).
Non mancano poi alcune riflessioni sulla condizione umana che, in rapporto a quella divina, è molto inferiore, essendo gli uomini mortali e transitori, ma questi possono essere guidati verso la giusta via da Dio stesso, che appunto è una guida per loro.
Personalmente ho fatto molta fatica a leggere questa raccolta, e ci ho impiegato più tempo del previsto, dato che in ogni momento dovevo andare a cercare qualche termine, poiché non ne conoscevo il significato, ma comunque la consiglio, a chi sa essere paziente, in quanto offre degli spunti di riflessione molto interessanti.

mercoledì 25 maggio 2022

Il potere dell’amore – la chiave della beatitudine

Gladys Basagoitia Dazza, Las alas del ocaso / Le ali dell'occaso, 

Fara 2021

recensione di Ludovica Zavatta


Las alas del ocaso / Le ali dell'occaso di Gladys Basagoitia Dazza è una raccolta poetica pubblicata nel mese di Giugno 2021, dalla casa editrice Fara.
I componimenti che la costituiscono possiedono tutti un titolo, e spaziano su numerosissime tematiche di cui si parlerà poi.
Gladys è nata a Lima, in Perù, ma vive a Perugia.
È stata premiata sia nel suo paese natale, sia in Brasile, che in Italia e ha scritto molte opere, alcune monolingui, altre bilingui (italiano / spagnolo) e altre ancora trilingui.
Tra le bilingui pubblicate con Fara, La carne / El sueño (Fara 2007) e L’eternità dell'amaranto / La eternidad del amaranto (Fara 2019).
Lo stile della poetessa è lineare, semplice, molto scorrevole, è presente poca ricercatezza linguistica o preziosismi/tecnicismi, il lessico è di facile comprensione, le frasi brevi, il periodare per nulla complesso o tortuoso, anzi.
Allo stesso tempo però, le immagini sono molto forti e pregnanti, molto vivide e realistiche, intense, potenti e trasmettono un modo di sentire davvero profondo.
Il centro propulsore della poesia di Gladys è l’amore, l’amore che deve essere nutrito verso sé stessi, verso il mondo esteriore a noi, e quindi verso la natura, verso il prossimo, verso la famiglia, verso Dio, nostro Padre, verso la propria vita che ha valore, a dispetto dell'inesorabilità e dell’inevitabilità della morte, che presto o tardi arriva dovunque da chiunque.
L’amore viene presentato come la forza capace di salvare gli esseri umani dal buio, dalla miseria; la forza capace di aiutarli a vivere serenamente la fine dell’esistenza e a superarla senza timore, la forza in grado di unirli gli uni con gli altri per creare un posto migliore dove trascorrere gli anni e morire, la forza, appunto, più forte di tutto e tutti.
L’unica soluzione è amare, sempre. Perché solo amando l’uomo può dirsi beato.
Consiglio moltissimo questa raccolta perché diffonde un messaggio molto importante, visto come oramai si è diffuso l’odio e il rancore tra gli uomini, che non riescono più a nutrire alcun amore verso neppure il proprio io interiore, e non hanno pietà per il loro corpo o per la loro anima, che brutalmente giudicano e nei cui confronti provano, fra le altre cose, disgusto ma soprattutto rabbia.

venerdì 20 maggio 2022

La limpidezza poetica della natura: su “Haiku” di Sonia Gardini

 Sonia Gardini, Haiku

Fara 2020

recensione di Ludovica Zavatta


Haiku di Sonia Gardini è una raccolta di poesie, non titolate, pubblicata per la primissima volta nel Maggio 2020, dalla casa editrice Fara.
Parliamo nello specifico di settanta “haiku”, dei particolari componimenti poetici che nacquero in Giappone nel XVII secolo, e che originariamente si componevano di tre versi del totale complessivo di diciassette more, secondo lo schema 5 / 7 / 5; ma oramai i poeti contemporanei si comportano molto più liberamente nei confronti di queste regole e non sempre, pur seguendo il numero di versi, si attengono allo schema suddetto.
Sonia Gardini è nata nel 1948 a Savignano sul Rubicone, pur essendo vissuta in gran parte a Sant’Angelo di Gatteo.
Dopo la laurea, si è trasferita a Brescia dove ha lavorato come insegnante di materie letterarie e, poi, di sostegno nella scuola media.
Nel 2006 ha pubblicato con Fara Editore un’altra raccolta poetica.
Lo stile della poetessa è molto semplice, limpido e comprensibile, ed è ben evidente in questa raccolta dove, le tematiche affrontate, sono due, l’uomo e la natura che lo circonda.
La natura è la protagonista assoluta e viene invocata nelle sue più svariate forme e nei suoi più vari colori: nel mare, le cui acque sono paragonate all’avventurina per le tonalità verde-azzurro, nelle dune, nella sabbia, nel sole, di un giallo intenso, nelle colline chiare.
E così vengono invocati l’essere umano e i suoi amori (cfr. 31 / 34 ecc.).
È un opera che consiglio perché, oltre ad essere una lettura piacevolissima e per nulla di peso (almeno questa è stata la mia percezione), si discosta anche dalla consueta poesia e potrebbe dilettare molto coloro a cui non solo interessa il genere, ma a cui piace la poesia naturale e che affronta tematiche relative all’uomo.

sabato 21 maggio 2022

Il tempo e il male - una poesia concisa, ma ricercata

 Daniele Gigli, Di odore e di generazione

Fara 2019

recensione di Ludovica Zavatta


Di odore e di generazione di Daniele Gigli è una raccolta poetica pubblicata per la prima volta nel Novembre del 2019, dalla casa editrice Fara.
L’opera si compone di trenta componimenti non titolati, a loro volta suddivisi fra sette mini raccolte ( rispettivamente, in ordine, d’Ariete”, “Di odore e di generazione”, “Limes”, “In anarchia”, “Sul sagrato”, “Nord” e “Di morte e di generazione”).
Daniele Gigli è nato nel 1978 a Torino, ma è cresciuto a Collegno dove è tornato a vivere dopo qualche peregrinare.
È uno scrittore in versi, un archivista documentalista e uno studioso di T.S. Elliot.
In poesia ha pubblicato Fisiognomica (2003), Presenze (2008) e Fuoco unanime (2015).
Da qualche anno sta lavorando a un poema in frammenti intitolato La resa del Giappone.
Lo stile di Gigli è curioso: innanzitutto, sono molto frequenti monologhi/dialoghi dei vari personaggi che fanno la loro comparsa nelle poesie, prevalgono l’asindeto e la paratassi, il lessico è prezioso e si ritrovano termini complessi che, almeno per quanto mi riguarda, ho dovuto cercare su internet, le frasi poi sono abbastanza brevi, e si addossano le une alle altre per formare periodi non troppo lunghi.
Insomma, la sua è una poesia concisa, ma ricercata, e ciò è ben riconoscibile in questa raccolta, forse destinata a un pubblico adulto e più consapevole piuttosto che a degli adolescenti (dato che, nel mio caso, ho fatto fatica a comprenderla).
I principali temi affrontati sono, secondo me, quello del tempo che scorre (cfr. componimento 5 ecc.) e della presenza del male nel mondo (cfr. componimenti 6, 7 ecc.), ma ovviamente ce ne sono molti altri: i citati non sono che quelli da me personalmente individuati, e sicuramente ce ne saranno alcuni che io non ho percepito, complice il fatto di aver capito poco nel complesso l’opera.
In ogni caso, la consiglio, perché è un modo per mettersi alla prova a livello della comprensione.

venerdì 20 maggio 2022

Dio, il male e l’uomo: in ascolto del “respiro sospeso” di Dante Zamperini

 Dante Zamperini, Di un respiro sospeso

Fara 2021

recensione di Ludovica Zavatta


Di un respiro sospeso di Dante Zamperini è una raccolta di poesie pubblicata nell’anno 2021, dalla casa editrice Fara.
In totale, si parla di qualche decina di componimenti, rigorosamente titolati, che affrontano diverse tematiche, di cui parlerò poi e sulle quali mi soffermerò nel particolare.
Dante Zamperini è nato a Negrar (VR) nel 1972.
Oltre ad essere un eccellente poeta, è anche, nel suo tempo libero, un pittore e uno scultore, e ha realizzato per Fara numerose copertine.
Tra le sue opere, ricordiamo appunto Di un respiro sospeso (Fara 2021), ma ce ne sono varie altre, in parte pubblicate con Fara in parte no.
Lo stile del poeta è essenziale, spoglio di qualsivoglia artificio/espediente retorico: è semplice, chiaro, diretto, lontano da decorativismi, e tutte le caratteristiche elencate si riscontrano senza difficoltà anche in questa raccolta.
Ma perché lo definisco così? Facile: per il fatto che, oltre a rappresentare il suo specifico modo di poetare, per cui anche se non l’avesse scelto forse scriverebbe lo stesso in tale maniera, esso esprime e sottintende quello che è il suo scopo, il suo obiettivo, ossia dimostrare che l’uomo, essere imperfetto e misero, deve comportarsi secondo umiltà e povertà per potersi godere appieno la presenza di Dio, deve vivere in umiltà e povertà per avvicinarsi ancora più di quanto già non sia a Dio.
Ed “umile” è il suo linguaggio, “povere” le modalità attraverso cui scrive, poiché, per l'appunto, non vi sono “ornamenti”, diciamo così.
Il tema attorno a cui ruota il tutto, cosa che si può comprendere ormai, è Dio.
Dio forza vivificante, che si trova ovunque e soprattutto nella natura (sua espressione), e nell’uomo.
Egli, anche se non dovesse riconoscere di essere infinitamente misero a confronto suo (Dio è misericordioso e sa perdonare chi si crede superiore e non sa di essere inferiore, visto anche come in tal caso non conosca affatto sé stesso oltre che Dio), è accompagnato dalla divinità durante la sua vita: quest’ultima viene quasi illuminata da essa che costituisce un riparo dal male, che “è guardiano del dire” e “tende tranelli” verso cui l’uomo si sente indotto dalle seduzioni del mondo. 
Dio è un rifugio, la salvezza per l’anima umana.
È in grado di guardare dentro l’uomo, di comprenderlo.
Ma, come ho già detto, Dio può entrare nella più completa armonia con l’uomo solo se questi riconosce la propria miseria, la propria condizione di essere imperfetto, e se riconosce a sé stesso di dover essere umile proprio a ragion di questo.
Una poesia delicata, tranquilla, ma estremamente potente e significativa, che io consiglio molto volentieri, anche perché credo sia bello venire a contatto con modi di poetare differenti gli uni dagli altri.
Consiglio quindi di fare esperienza in questo campo.