Visualizzazione dei post in ordine di data per la query la via cava. Ordina per pertinenza Mostra tutti i post
Visualizzazione dei post in ordine di data per la query la via cava. Ordina per pertinenza Mostra tutti i post

lunedì 3 febbraio 2025

ANNO NUOVO? SEMPRE FARA!

recensioni a cura di Fabio Cecchi


Socrate Toselli leggo essere un avvocato che ha accolto la missione della poesia, e io m’auguro perseveri con la bella passione condivisa. Al centro della copertina beige caldo vediamo posizionato un interessante disegno a matita di Jules Pequoq che non conoscevo. Non conoscendo nemmeno l’autore dei testi non posso inoltre avere pregiudizio. Trovare un cuore mi risuona un bellissimo titolo. Nella postfazione un errore di stampa mi stava facendo credere al neologismo, mentre si tratta di una simpatica svista del nostro uomo ponte e tuttofare Alessandro Ramberti. Un libro dal respiro non troppo ampio, di un linguaggio adoperato senza fronzoli o sensi nascosti, forse riconducibile al secondo Novecento di casa nostra. Non basta una lettura spicciola, tuttavia, non gliene rende merito. Il neo che incombe sul fare uso della rima, al tempo d’oggi, è di calibrare le scelte per risultare originali. La vocazione non è troppo lontana dalla maniera della compilazione di aforismi. Una poesia che mi piace assai è quella a pagina 50 con oggetto il fiume Tevere. Il contenuto generale è incentrato sul soggetto vivente senziente allacciato alle tre dimensioni. Quella della vita terrena stretta, quella che riveste ma sfugge l’immanenza terrena, quella che costituirà il dopo della nostra permanenza. Un libro che alterna pensieri leggeri a pensieri profondi e complessi, una valida compagnia ad esempio nel viaggiare in treno.

• Ce n’è parecchio da leggere nel volume a nome del giovane e promettente studioso Alessandro Burrone. Noi lo attendiamo calorosamente al prossimo raduno a Fonte Avellana, anche perché mi riuscirebbe abbastanza difficile, andarlo a prelevare in Cina come fosse uno dei tanti pacchi export. La pubblicazione di Le mie mani non sanno segue la vittoria al concorso Narrapoetando, su motivazione firmata da Ruotolo e Fresa e Ciampalini, che sono tutti del mestiere e non da ieri. Alessandro mi piace quando rievoca e descrive, la maggior parte di codesti frammenti. L’opera passa verso la metà a offrire delle note, venendo a una prosa più ampia. I testi più corposi occupano le ultime posizioni. Non avevo idea che l’autore, come me, sapesse leggere in francese. Le note derivano dalle letture affrontate. Alessandro sembra aver raccolto l’invito di una citazione riportata, ovvero leggere senza fare programmi, nonostante la seria abnegazione dello studente fuoriesca tutta. Appoggiando il volume, mi sorride di conseguenza la faccia da schiaffi del suo creatore, nella fotografia del retro. A lui va il mio saluto benevolente, purché non si faccia ancora più magro e slanciato, visto che personalmente riesco soltanto nella direzione opposta.

• Entriamo prego nel vetro della lente, così come recita un suo verso. Vi metto volentieri al corrente che incontrando Gianni Marcantoni ho incontrato una gran brava persona. A me sentirlo leggere è piaciuto e ve lo raccomando. Sedime esce per la collana Spiccioli, i cui titoli sono riportati cioè elencati nelle pagine di fondo. Lupa è un testo interessante, di Reso mi garba particolarmente la seconda parte, di Sosta invece più la prima. Il paesaggio emerge nelle ultime liriche, che sono state tra l’altro pubblicate in riviste, spiegano le note del volume. Questo paesaggio ha tra l’altro riferimenti interessanti, perché la costa fermana è stata un caposaldo dell’urbex dell’Italia centrale, come l’autore già sa, visto che l’ho arringato bene di persona. Entrambi stavamo rendendo omaggio al buffet Anteas, nella cornice della splendida lettura fariana del gennaio passato. Procediamo. Il lessico di un poeta è scelta personale dove più dove meno condivisibile, ma non possiamo certo fare tutti le stesse cose alle stesse maniere. Sono contento di aver avuto modo di sperimentare la poetica di Gianni Marcantoni, che è vero che molto ha già mandato in stampa, ma mi auguro stia già lavorando a nuovi preparativi poetici.

• Non credete? È buffo che io abbozzi una recensione a un lavoro di Gianpaolo Anderlini, nella consapevolezza che la sua cultura e la sua bravura lasciano di molto indietro la mia. E allora compromesso sia. Scriverò ciò che mi è dato di scrivere, sapendo di volare basso, là dove il materiale spesso si colloca piuttosto in alto. Via in cammino! Salmi, ossia brani numerati, in cui la poesia va a fondersi con la preghiera, quest’ultima forse presa in senso troppo riduttivo. La prima sfida che incontriamo è farci carico dell’assenza totale di punteggiatura. In compenso la poesia gode di un canone stilistico, terzine o quartine di endecasillabi, e un verso singolo posto a chiusura come standard di produzione. Ho già letto materiale impostato da Gianpaolo, per così dire, sulle note messe in quaderno a fine giornata. Era un libro nato negli anni del Covid, sempre della casa Fara, per cui non esitate a recuperarlo. Il brano 150 chiude la lunga e corposa serie.
Una volta tanto mi trovo di fronte a un’opera che richiama il progetto organico in metrica come per esempio nei miei cari Pastonchi e Moretti. Anderlini riflette per la maggiore e commenta per la minore parte. Aspetto incisivo dei brani è infatti il carattere essenzialmente umano che accetta di distinguersi da una parola biblica accentrata al divino e supremo. La voce è fluente e decisa, un po’ più di rado assorta e nebulosa, stante indicare il pensiero sospeso o ipotetico. Nel libro terzo ho sottolineato più che negli altri. Salmo 81 e 84, molto bene. Salmo 96 e 97, altrettanto bene. Non mancate di leggere del Dio verde clorofilla del salmo 116. Questo breviario personale direi che si staglia tra i titoli usciti nell’anno lasciato alle spalle. Viene da amareggiarsi che non ne parlino i giornali nazionali, appartenendo alle belle opere di crescita e di sintonizzazione con l’universo. Inoltre sappiamo d’ora in avanti che l’autore emiliano conserva molte più parole in saccoccia di quante la sua riservatezza gli consente di pronunciare di persona. Ancora una volta, grazie Gianpaolo.

• A quanto apprendo dalla biografia, Guglielmo Aprile non è nuovo al comporre versi. Avverto attesa palpabile, verso i suoi Appunti eoliani, visto che giungono da zone per me pressoché sconosciute. Una citazione doverosa al gentilissimo pensiero dell’autore di premiare i contatti fariani dell’invio del testo digitale dell’opera. Avevo sentitamente ringraziato della bella sorpresa e mi ripeto tuttora. Inizierei sottolineando il tono discorsivo che dona un certo corpo alle liriche. Sono punti a favore, per quanto mi riguarda. La prima sezione intitola Ha un animo la pietra. È chiaro perché. Si tratta di testi dedicati agli scogli, cosa notevole: non da tutti usare un tale potere immaginifico. Si prosegue con titoli evocativi, come Apparizioni, Incantesimo, Pareidolia. Guglielmo illustra, ricorda, racconta. Attinge da Montale senza soffermarsi eccessivamente. Il mare che divora, il mare padre e assassino. Non ci si sofferma sul mare a trecentosessanta gradi, quanto sui giorni che l’autore ha scelto di intrecciarci. Sorge in me il quesito di lato tecnico se le osservazioni degli appunti siano state tracciate a memoria oppure seduta stante sulla battigia. Non un libro banale o che possano banalmente fare tutti. Questione di vocazione, soprattutto. Se sul mare scorrono voci, come lascia detto il poeta, direi sia centrato ricorrere al termine vocazione. Un libro che appagherà coloro che sentono il richiamo e condividono l’ambiente del mare.

• Il turno e il ritorno di Daniele Gigli, il quale in verità non si è mai allontanato, dall’attività di scrittura e dalla famiglia Fara. La biografia mi ricorda essere di casa torinese, quella che è stata per me una seconda casa di luogo poetico, seppure il nome di T.S. Eliot sembra lo abbia sospinto un tantino altrove. Via, entriamo in campo, cioè in campo saggistico. Eliot prima, Quadrelli dopo, i cui ritratti accompagnano la lettura. Abbiamo solo da imparare, mi viene da dire, cosa di meglio? Ora riporto una premessa solo per il gusto di esorcizzare la materia e sdrammatizzare. Io personalmente ho rincorso in tutti questi anni la nonchalance di lasciare Eliot per la senilità, sicché il libretto messo in mano dall’editore mi ha lasciato di ghiaccio per un istante molto prolungato. Non saremmo probabilmente andati d’accordo neanche in villaggio vacanza, se contemporanei, lui e la sua poesia che digerivo a fatica perché cervellotica, trascendentale, non referenziale. Non sta tutto qui, ad ogni modo, nel bene e nel male. Ora di rimediare tramite chi ne sa abbastanza. E anche di più.
Le prime paginette, sul ruolo dell’intelletto e sul peso dell’oggettività, risultano assai preziose. Sarebbe da pazzi lanciarsi a capire la poesia senza capire il pensiero che le ha dato forma. Un paio di cose che tenevo in memoria sono l’importanza delle Upanishad e la stima per l’Ulisse irlandese. Non sapevo dell’avversione per l’Amleto e in generale per l’opera del Bardo di Avon. Interessante davvero il dibattito sulla resa del verso bellissimo e tremendo Why then Ile fit you? presentando entrambe le versioni considerate dal curatore storico Alessandro Serpieri. Uno scherzo del destino ha voluto, al mio tempo, che in letteratura inglese studiassimo Yeats lasciando Eliot da parte. Sì, proprio al liceo Serpieri di Rimini. Non che ci avessi dato enorme peso. Quasi un anno era andato perso dietro a Coleridge e nessuno aveva idea che Thomas Hardy scrivesse libri di poesie. Un richiamo cattolico non me lo attendevo più e invece, con testo originale del Vangelo di Luca, viene ottimamente illustrato nelle ultime battute. Quei versi mi sono piaciuti molto. Quando Eliot mantiene integrità nei paragrafi, evidentemente, sono anch’io in grado di apprezzarlo. La sezione dedicata si chiude poco oltre la metà del libretto. A pagine 41 inaugura il saggio su Rodolfo Quadrelli. Abbinamento che scaturisce, Gigli deve rivelarci, dall’impegno dello stesso nella traduzione della letteratura inglese. E tuttavia il testo tratta di filosofia. Inedia spirituale, antico tempo e moderno, eredità dei sistemi filosofici. Sono sempre lieto di imbattermi in parole desuete, e l’autore se ne avvale senza problemi. A pagina 42 per esempio. Un percorso di lettura niente male, che è davvero bene sia stato recuperato e pubblicato. In fin dei conti il binomio di studi non si riserva a pochi eletti, e senza dubbio se ne apprezza l’amore e il rigore che lo intinge. Mi faccio promessa di rileggere una seconda volta. Almeno una seconda volta. Ben fatto, Daniele, avanti tutta.

• Vi sono persone verso cui serbo una stima forse negli anni non dichiarata. Una di queste è Franca Oberti, donna di lettere e donna del sapere. Dov’era finita questa pubblicazione? Anno 2019. Una di quelle delle uscite dal Faraexcelsior. Franca ha esperienza di poesia nonché di sapere medico ma ha senz’altro offerto tanto di buono nella semplice prosa di racconto. Il libello in questione è Lina la Gocciolina, con tanto di sottotitolo I ritorni dell’acqua. La distribuzione del testo o meglio dei testi scherza un poco con la pazienza del lettore. L’inizio cade dopo una premessa e una introduzione a firma della stessa autrice. Il plus arriva a sipario calato tramite uno degli interventi di Stefano Martello, che colgo occasione per abbracciare a distanza e ringraziare per la sua vena preziosa e inesauribile. È giusto rimarcare il ruolo dell’acqua nella nostra vita e l’attenzione che le dobbiamo. La letteratura che attinge dal passato e si rivolge al futuro mi va altamente a genio. I riferimenti geografici del testo sono benvoluti e si accostano al “fare mappa” che è proprio una delle capacità degli urbexers. Ancora dobbiamo credere nelle possibilità di testi dall’afflato pedagogico. Io che mi prometto di crederci sono stato dunque contento di essermi intriso delle parole della storia corale di Lina la Gocciolina.

• Apro la recensione con la domanda più importante, ossia se siamo di fronte a un libro che merita il nostro prezioso dosaggio di attenzione. Sì, la risposta. Sono in tutto e per tutto felice di aver messo le manone sull’opera in prosa intitolata I GiraSoli e votata al Faraexcelsior. Il mio giudizio non reputo né parziale né circostanziato, perché il libro gode di un impianto di livello accademico e la sintassi non presenta forse forse nemmeno una smagliatura. Sabrina Zanoni trascrive per noi uno stretto numero di conversazioni telefoniche, svolte dietro progetto, dimostrando di conoscere gli stilemi del romanzo. La prima storia esordisce con un’emicrania, che guarda il caso, sarebbe mia materia di competenza. Si snocciola poi una storia al femminile, di leggera tensione drammatica. La seconda storia è capitata a fagiolo, sotto Natale, e spero di non essere l’unico a riconoscere la stessa leggenda della lirica pascoliana La tovaglia. La terza storia contiene il pregio di fare luce, in un incrocio di voci femminili, su cosa consiste il progetto “Storie al Telefono”. La quarta storia stava per farmi capitolare, per via di un ritratto di famiglia con guazzabuglio, ma alla fine niente che venga esagerato. Il quinto episodio, uno schietto discorso maschile sull’amicizia nel tempo dei social, è anche il più sintetico. Il sesto invece riprende spazio nella calorosità di una nuova personalità di donna, sempre in dialogo con Marta, nome assunto per l’occasione dalla bionda autrice lombarda. Un difetto da riscontrare potrebbe individuarsi nella voce principale, che talvolta agisce da cassa di risonanza senza riuscire a essere un secondo soggetto. Ad ogni modo, il responso è più che positivo. Non ho esaurito la lettura delle ventuno storie trascritte, facendo sì che il loro gusto squisito mi accompagnerà nell’attesa. Un’inclusione in catalogo in grado di soddisfare il lettore più esigente e quello più semplice. Applaudo Sabrina Zanoni e mi congratulo con Alessandro Ramberti.

• Ho amato assai scendere nelle pieghe del libro che vi presento. Le dodici storie ideate e riportate da Francesco di Sibio. Ce la accenna lui stesso col titolo, Che cosa vuoi che sia un anno la ripartizione del materiale scritto. A causa della salute inferma, i miei ultimi anni non possono dirsi degni di nota, detto sinceramente. Al contrario, l’autore ha raccolto valide annotazioni da cui comporre altrettanto validi racconti. L’ombra che gravita sopra libri di una certa mole, per ciò che so dire, è di non andare d’accordo con lo stile o con la trama, rendendo la lettura una fatica costante e deplorevole. Francesco invece scrive bene e spaziando su diversi temi vince anche la seconda scommessa. C’è da dire che gioca prevalentemente in casa, ambientando nella sua terra irpina, così da ridurre il margine di errori grossolani. Ho amato il terzo racconto (“La Tela della Vergine”) che ritengo collocarsi una spanna sopra gli altri, grazie alla bravura della fabbricazione in epoca storica. Anche il secondo e il sesto episodio, rispettivamente sulla solitudine nella terza età e sulla musica dal vivo, fanno bella figura. Mi sono promesso di stanare quanto prima anche le storie della seconda metà del libro. Opera che garantisco valida e avvincente, mi congratulo con il suo creatore.

• Un’altra uscita sfuggita alle mie grinfie. Ancora una volta, anno 2020. Ha avuto dopotutto qualcosa di benedetto. Non ho mai incontrato Gualtiero Lelli, anche perché apprendo egli ha casa a Roma. Questo doppio romanzo trova tra i suoi pregi proprio nel calare il lettore nella dimensione della città capitale. Non ricordo nemmeno più che voce abbia è l’evocativo titolo scelto. L’intreccio e la sintassi funzionano benissimo anche lasciando da parte l’ambientazione. Il volume rivestito di un azzurro leggerissimo cela in verità un contenuto grintoso, una narrazione in prima persona molto bene orchestrata. Abbiamo addirittura una paginetta carnale per uno e per l’altro episodio. Non certo il marchio di fabbrica fariano, ma a volte ci vuole, e la volta era buona per azzardare. Non mi sottraggo al rimando a un altro romanzo edito anni or sono da monsieur Ramberti, cioè Pinocchio non abita più qui, sempre ambientato nel romano. L’opera di Gualtiero Lelli mi pare più compatta e scorrevole. Ho tracannato di un fiato il secondo romanzo, mentre mi vedo rallentare con il primo, ma senza dubitare di godermelo a sufficienza. La vera curiosità è forse avere dato al libro il nome di una delle storie, nascondendo di fatto che ce ne siano due distinte. Sono grato ad Alessandro Ramberti per il consiglio della lettura in questione che a mio turno rilancio, senza indugio, a chiunque possa apprezzare la scrittura romanzata. I miei complimenti a Gualtiero Lelli.

• Incontro con l’autrice. Su mia volontà di raggiungere la brava Sonia Gardini nella struttura residenziale di Sant’Angelo di Gatteo (FC) in cui gestisce la sua riabilitazione muscolare. La Casa Fracassi m’appare davvero valida locazione, a parte un prolungato cantieraccio esterno, sicché sono proprio contento per la mia amica. Il Risveglio delle Cose è un libro leggero che non per questo debba essere sfogliato senza concentrazione. Io sono tra coloro che concepiscono la poesia come spazio e occasione di impegno civile, sicché spesso vengo scosso dal mio piedistallo ideale, come la stessa Sonia si è concessa di fare. La prima sezione comprende i tanka. Questa costruzione mi piace assai, come sarebbe piaciuta a Thomas Hardy, e sono lieto di averla appresa. Lo sfondo delle liriche attinge dal verticale all’orizzontale: mare, prato, nubi, cielo. Immagino tra me e me l’autrice, seduta assorta come la conosco, attendere la brezza e l’ispirazione avvicinandosi al bagnasciuga. La costa cesenate cioè cesenaticense l’ho percorsa avanti e indietro nella mia ricerca delle colonie perdute, come ho confessato e illustrato alla mia amica, indicando la fabbrica chiusa e in vendita giusto a lato del suo domicilio. “Che cavolo ci vai a fare nei posti”, le esce schietto di rimando. Eh, il tempo dell’uomo celibe è purtroppo soggetto a interrogativi ben più grandi di lui e forse anche di voialtri. Ogni tanto cerco il percorso di uscita dai confini della civiltà o forse soltanto dal confino della mia persona. Sonia da questo punto di vista è molto più disciplinata di me. Ai grandi tocca il buon esempio, d’altronde.
La seconda sezione comprende gli haiku, che non sono più una rarità sul fronte letterario occidentale. Sonia se la cava in modo egregio e mi collega più d’una volta, penso involontariamente, allo stile di Alessandro Ramberti e di Caterina Camporesi. Anche quest’ultima rammento con malinconia stare trascorrendo un periodo di festività di più sotto il tetto di una residenza protetta. A lei dunque estendo il mio abbraccio virtuale, poiché il bene non si dimentica, e anch’io non ho voluto che un verecondo bene nei confronti della nostra amica. Torniamo a Il Risveglio delle Cose. I passaggi che mi hanno colpito sono Si offre esile la margherita; La roccia erta d’ocra; Stanno le case aggrappate sul colle come presepe. In fondo, una buona poesia scaturisce dal vedere bene. Un monito da tenersi a fianco, lo stabilisco anche e in buona parte per me stesso. Il passaggio Vorrei tuffarmi in un gorgo di mare mi lampeggia una versione più turistica della autrice, come sul pontile della motonave. Non so quanto anelito stagionale alberghi dentro Sonia; chissà se di qui a poco noterete lei a balnearsi in spiaggia e invece me a ritirarmi a vita privata in entroterra. Sonia, sei stata vaccinata per l’ironia? Spero di sì perché con me la vedrai spesa in abbondanza. L’ultima apparizione, prima dell’indice, viene riservata a un testo chiamato Invettiva. Questa volta il richiamo sembra Primo Levi e il tema storico quello di guerra. Nella Casa Fracassi scoccano le ore otto e al televisore, dopo la prevedibile clip di Mattarella a palazzo, è il turno degli aggiornamenti da Gaza e Kiev. Ce n’è veramente di che ricordarsi di cosa siamo capaci in negativo. Signori, è appena passato Natale, non rigiro le parole nella piaga. Ora che ho scritto posso riporre il libriccino in salotto, non troppo nascosto, nel segno delle cose a cui si vuole bene. Se la Casa Fracassi non instaurerà criteri di selezione basati sulla avvenenza, entro primavera riporto la mia robusta persona a incontrare la nostra autrice. Io vi ringrazio per l’attenzione. Buona vita e buona letteratura.



giovedì 13 gennaio 2022

Ogni cosa rimane prudente

Massimo Parolini, L’Ora di Pascoli

di Giovanni Fierro su Fare Voci di Gennaio 2022

Incontrare Giovanni Pascoli. Creare l’occasione di un confronto. Stare nella prossimità più vicina della sua poesia. E allo stesso tempo costruire il proprio scrivere, lasciare che il proprio io cerchi il nuovo da raccontare.
È questo il centro poetico a cui appartiene L’Ora di Pascoli. The Hour of Pascoli, il libro di Massimo Parolini dove l’autore propone la propria voce poetica, in un continuo dialogo con il poeta di Myricae.
Perché tutto il libro è un intersecarsi delle loro due voci, a tessere una trama che allo stesso tempo guarda al passato (le citazioni da Pascoli) ed esprime il presente (il nuovo scrivere di Parolini).
Libro che è dunque una cucitura, un tenere assieme un tessuto che si offre al lettore, a cui chiede complicità ed appartenenza.
Il libro è anche un interrogarsi sulla poesia, sulla sua radice più profonda, sul suo vivere nel nostro tempo quotidiano, in questo presente che forse è “Di là da ciò che vidi e che pensai,/ non trovai fondo, non trovai mai posa,/ da spazio immenso ad altro spazio immenso…/ in un gorgo infinito, senza più alito, senza più peso…”. Dove il corsivo è la citazione pascoliana.
Tutto il libro è uno scendere nel profondo del mondo di Pascoli, ma con la fresca costruzione del portarlo all’attenzione dell’oggi, al domandarsi di quanto la sua poesia è ancora strumento per indagare l’adesso e il qui.
E la natura, e chi la vive, rimane protagonista e lente d’ingrandimento di ogni manifestazione, a cui Paolini va incontro, raffronto a cui non si sottrae: “Le orecchie dell’asino seguono/ un blando stornello/ che sbuca dai boschi con queste parole:// – E m’hanno detto ch’è risorto l’amore…”.
Tutto “L’Ora di Pascoli” è un affidarsi ad una intimità che viene sussurrata, mai tradita, forza che ha la capacità di una confessione: “Non potemmo/ lasciare la terra dentro il nostro rancore./ A me fu svelato il segreto che ci lascia tornare:/ tu Giovanni le canti: le bricie di pane, le lagrime amare…”.
E a cercare, e trovare, un respiro più ampio a questo progetto letterario, c’è anche lo stare sulla pagina della versione in inglese dei testi di “L’Ora di Pascoli”, tradotti da Francesca Diano, a cui si aggiungono le illustrazioni di Pietro Verdini, che arricchiscono ulteriormente questo lavoro.
 



Dal libro:

Poi, una nebbiolina, ricopre,
pian piano, ogni cosa: nasconde
le cose vicine, nasconde
le cose lontane…

*

– non si vede, al levarsi, la Pania e il Monte Forato –

Dura il frastuono, e par d’una cascata…

Piove e il ruscello dell’Orso tracima;
San Cristoforo esce dal Duomo
poggia sui flutti il bastone
saldo tiene alla spalla
l’esangue bambino che reca
in mano il libro dei suoni
e spande nel giorno i suoi versi
sopra gli orti le pietre le selve

quasi scroscio d’una luminosa acquata.

*

Sì, che anche una crosta ammuffita
è buon cibo alla fame: pane si chiama,
che ora spezzano concordi,
il dolce pan dei ricordi.

*

Una voce cade blanda dal cielo.
È tardi; È l’ora.

Al suon dell’alba che tintinna
ogni cosa rimane prudente
si acquieta nel ruolo
da sempre assegnato
che la ninna
fra la vertigine d’ombra
di un volo…

(le parole in corsivo sono citazioni pascoliane)

  

Intervista a Massimo Parolini:

Cosa significa entrare in ‘complicità’ con le parole di Pascoli, creare sulla pagina un accadere che tanto deve a ciò che c’è già (le parole di Pascoli), e tanto a ciò che si è creato dopo, ovvero il suo personale scrivere?
La parola “complicità” ha nel suo etimo un rinvio ad “allacciare”, “piegare”: nell’autunno del 2017 mi ero recato a Barga di Castelvecchio per ritirare il secondo premio per libro edito al concorso “G. Pascoli – L’Ora di Barga”. In occasione della visita guidata alla casa museo di Pascoli (che lì visse dal 1895 alla morte nel 1912) gli spazi e gli oggetti mi hanno trasmesso altro e oltre ciò che la gentile guida diceva: dal collare del cane Gulì agli strumenti della cucina col loro vocerìo, dal salottino allo studio coi tre tavolini, dalla camera da letto del poeta col fucile da caccia regalatogli ma mai usato (anche se esibito in foto) alla macchina da scrivere con un solo martelletto: feticci animistici, non presenze mute.
La sorella Maria (la Mariù del poeta) che gli sopravvisse per oltre quarant’anni in quella casa, la custodì rendendola (con la cappella, gli scritti, gli oggetti e l’intera proprietà) monumento di rilevanza nazionale (evitando in questo modo che fosse smembrata per via testamentaria). Visse continuando ad attingere l’acqua dal pozzo del cortile e usando le lampade ad olio fino al 1953, anno della sua scomparsa.
Stese una specie di cellofan protettivo su tutto, fermò il tempo al nido duale intrecciato in quella casa con Giovanni per diciassette anni. Ecco il punto: attraversando quegli spazi mi sono sentito attraversare, “allacciare”, da loro, il loro “piegarsi” su di me che li fissavo, questi feticci hanno iniziato a ispirarmi immediatamente assieme anche a tutto il contesto barghigiano (il paesaggio collinare circostante, il paese coi suoi monumenti fra i quali il Duomo di S. Cristoforo, le bellissime terracotte dei Della Robbia poste, oltre che nel Duomo stesso, nella chiesa di S. Francesco e nella piccola chiesa di S. Elisabetta, dentro il complesso dell’antico monastero dell’ordine francescano delle Clarisse di Barga, oggi sede del Conservatorio, la chiesetta di Caprona con la sua schilletta…).
Il resto l’ha fatto l’amore per la poesia pascoliana, i suoi versi, i suoi fonemi che aleggiano in noi (e forse come frequenze nello spazio universo) e ci commuovono: ci muovono con loro a donare qualcosa: questo ho sentito, senza progettarlo. Questo significa per me “complicità” col modo pascoliano.
Importante, poi, anche la lettura de “Il fratello ritrovato. Le lettere di Giovanni Pascoli a Raffaele” curato dalla professoressa Alice Cencetti nel 2017 (con la fine della secretazione da parte del Centro Archivistico della Scuola Normale Superiore a cui erano state affidate dalla nipote dello stesso Raffaele), che apre uno squarcio spesso inedito sull’anima del poeta, mettendo a nudo ansie, desideri, sofferenze, tensioni familiari e altro.
La figura del fratello Giuseppe, di cui varie lettere parlano, considerato da Giovanni un “ricattatore”, un “ramingo”, un disadattato, la pecora nera della famiglia (delatore della polizia, spiantato, fraudolento) ha poi voluto entrare nel flusso ispirativo, ponendosi come il figliol prodigo che permette l’evento misterioso-miracoloso della riunione del nido nella notte di S. Martino.

Ecco, il fratello….
Giuseppe Pascoli fu inventore, un genio della meccanica, tra il 1897 e il 1909, ebbe tredici attestazioni, comprensive di onorificenze e di brevetti.
Progettò letti e barelle per ospedali e da campo, carrozzine, brevettò l’agganciatore meccanico per vagoni ferroviari, la cassetta postale per lettere con sistema anti pioggia, il contatore idraulico: purtroppo non riuscì però a sfruttare economicamente le sue invenzioni.
Sposò una maestra elementare conosciuta a Belluno e con lei visse (sempre con lavori saltuari) spostandosi in seguito a Bolzano Vicentino e lasciandola, alla sua morte prematura, vedova con sei figli piccoli.
Una figura tutta da riscoprire. In realtà, a posteriori, mi sono reso conto di un’antinomia: Giuseppe corrisponde al Barbiere del paradosso di Russel: è l’unico della famiglia che può riunire nell’insieme-nido tutti i membri che non riuscirebbero a unirla. Lo stesso poeta, che pur prestò spesso soldi al fratello, non facendolo sapere alla sorella Maria, che non glielo avrebbe permesso, non avrebbe certamente incluso “Peppino” (come lo chiamavano in famiglia) nel nido ideale.
Maria, poi, nemmeno a parlarne: al primogenito di Giuseppe, Giovanni, che voleva riallacciare i rapporti di parentela dopo la morte dello zio poeta, lei rispose: “Io non ricevo chi non conosco”.
Torniamo al paradosso: Giuseppe è l’unico della famiglia che può riunire nell’insieme-nido tutti i membri che non riuscirebbero a unirla. Ma per far parte dell’insieme-nido, dovrebbe anche lui essere un membro che non riesce a unirla.
Dovrebbe farla unire quindi da… sé stesso (unico barbiere del villaggio, unico membro di casa Pascoli capace, anche per interesse e flessibilità, di ricomporre il nido con i suoi drammi, rancori, asti). Quindi Giuseppe, per appartenere al nido (quello reale, con la sua incapacità, non quello idilliaco ideale) non può appartenerci: solo così lo può ricomporre. Ecco che l’abbraccio con i genitori e i fratelli sul piano prettamente logico sa di fittizio, crea un breve contatto, non crea una cucitura reale.
Questo nel campo della logica (umana): se invece ci spostiamo sul tavolo del “perdono” e abbandoniamo la logica, possiamo dire che, come in un sogno di pace, il nido pascoliano si può, realmente, ricucire.
Questa è diventata, opera costruendosi, la finalità inconscia del mio poemetto: solo un gesto di assoluto perdono reciproco, ma anche dei mandanti e dei sicari nell’assassinio del padre Ruggero, da parte dei membri della famiglia, può permettere la pace ai Pascoli e il ritorno nella mensa condivisa.

(illustrazione di Pietro Verdini, dal libro)

Pagina dopo pagina, che ‘dialogo’ si è costruito ‘fra di voi’?
Ho sentito che non dovevo limitarmi a scrivere dei versi originali, nuovi, in omaggio al grande poeta, ma che dovevo accettare di cucire, come un sarto, un percorso, nel quale la realtà si mescolasse al sogno, al desiderio, agli interstizi del possibile e del sacro, perché, come ci ricorda Amleto “Ci son più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia”.

Anche il dialetto è presente in queste poesie, quasi a dare un respiro in più, una intonazione. In che modo, e con quali prospettive, ha trovato il suo spazio?
Sono parole in romagnolo o, soprattutto, varianti popolari toscani, spesso della zona attorno a Barga, la Garfagnana, nel lucchese, che Pascoli ha usato in particolare nei Canti di Castelvecchio, nel suo ricco plurilinguismo (memore dell’amato Dante, cui dedicava nello studio uno dei suoi tre tavoli) che si nutre della ricchezza delle lingue madri, regionali, considerate particolarmente espressive e significative.
Pascoli si era accorto che la lingua poetica italiana usava spesso termini generici, poco incisivi, poco espressivi. Sentì quindi il bisogno di rivitalizzare il suo dettato poetico mescolando ai termini aulici di tanta tradizione italiana classicista, parole dei vari parlati regionali con cui entrava in contatto, termini dialettali e gergali, parole straniere, soprattutto inglesi, magari nel “pastiche” linguistico creato dai migranti italiani all’estero (come nel caso del poemetto Italy, termini tecnici specifici dei vari ambiti (soprattutto nella botanica e nell’ornitologia). Creando in questo modo una nuova lingua poetica, sperimentale.
Questi innesti sono tutti originali pascoliani, io non ho aggiunto nulla, ma li ho lasciati farsi piega del tessuto complesso del testo che si andava tessendo.

E poi c’è la versione in inglese dei testi, ad aprire ancora di più il panorama di pronunce e suoni. Come lo vive questa ulteriore trasformazione del suo scrivere?
La scelta della traduzione inglese, realizzata da Francesca Diano (traduttrice e poetessa), pur nella sua complessità, dato il plurilinguismo pascoliano rivisitato nel poemetto, si è imposta sempre nello spirito del poeta che, per l’appunto, fra le pieghe del suo plurilinguismo, usava anche la sfoglia dell’inglese, magari pasticciata col dialetto garfagnino.
Mi sembrava giusto prevedere già nel poemetto originale una possibile lettura pascoliana per il mondo anglosassone europeo (il comune di Barga, fra l’altro, è gemellato per questioni migratorie con città scozzesi) e statunitense, e, più in generale, essendo l’inglese la lingua “commerciale” della comunicazione mondiale, allargare il sogno del nido familiare che si ricompone ad un pubblico più vasto.

L’andare incontro alla poesia di Pascoli, intrecciarla poi con il proprio scrivere, farne una possibilità di ‘poesia nuova’; tutto ciò riporta ad una attenzione da dare alle cose minute, alle verità più sfuggenti. Mi sembra che tutto questo L’Ora di Pascoli sia un cercare e sottolineare un ‘tempo’ – passato, ma anche da inventare – che si vuole ancora. Può essere così?
Certamente… “Siamo nani sulle spalli dei giganti” ricordava nel “Metalogicon” (metà del XII secolo) Giovanni di Salisbury, attribuendo la frase al suo maestro Bernardo di Chartres.
I classici sono sempre stati linfa a cui attingere, anche rinnovandoli: in questi giorni al Mart di Rovereto sono esposte le principali sculture di Canova che colloquiano con rivisitazioni di artisti contemporanei (vedi Fabio Viale che tatua le statue classiche).
Classico è ciò che dura e può essere oggetto di continua metamorfosi creativa da parte delle generazioni successive che ne riconoscono, anche con umiltà, il ruolo di matrice originaria autorevole, senza alcuna furia distruttrice in nome di un futuristico-avanguardistico “nuovo” che si si proponga (illuda) di annientare il proprio rapporto col passato, considerato “paralizzante”, ma nemmeno considerandosi meramente uomini che brucano erbe matte ai piedi di idoli infranti (come ebbe a dire in una lettera all’amico scultore Arturo Martini il pittore spazialista veneziano Mario Deluigi).

Tutto il libro sembra una testimonianza e uno svelamento di incanto e fragilità…. quasi una promessa a cui ognuno vorrebbe essere fedele. È questa la poesia?
Personalmente penso che “possa essere anche questo” la poesia, ma rifuggo da definizioni sentenziose: direi che i versi de “L’Ora di Pascoli” rientrano in uno dei molteplici-possibili generi nei quali la parola poetica può esprimersi, quello del poemetto didascalico-elegiaco (ovviamente nella sua accezione moderna) in forma di “pastiche”.

 

L’autore:
Massimo Parolini è nato a Castelfranco Veneto (TV) nel 1967 e vive a Trento.
È laureato in Antropologia Filosofica presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi su “La coscienza di Zeno” di Italo Svevo.
Come giornalista ha collaborato alle pagine culturali dei quotidiani “Alto Adige”, “Adige”, “Corriere del Trentino”, “Didascalie” e “L’Adigetto”.
Ha pubblicato “La via cava” (LietoColle 2015, primo premio sezione opera edita Concorso di poesia “Nestore” di Savona) e “#(non)piove” (Lietocolle 2018)
Nel 2019 ha collaborato con l’artista Giuliano Orsingher nella mostra di arte ambientale “E-VENTO” con il poemetto “Lamento per lo schianto”.
Nel 2019 è stato selezionato, per la sezione inediti, al Premio “Pagliarani” con il poemetto “L’ora di Pascoli” (pubblicato nel 2020 dall’editore Fara: segnalato al “Premio Montano”, premiato a “Il Meleto di Gozzano”, primo premio al “G. Pascoli-L’Ora di Barga”).
Sempre con “Fara” ha pubblicato il libro di racconti “Cerette” (2020). Collabora con alcuni blog letterari (Versante Ripido, Readaction Magazine, Casamatta).
Presso la Casa Editrice “Editoria Universitaria” ha pubblicato un libro di poesie sulla guerra nella ex-Jugoslavia, “Non più martire in assenza d’ali”, vincitore del Premio Speciale al Premio Internazionale di Poesia “San Marco-Città di Venezia”.

(Massimo Parolini L’Ora di Pascoli. The Hour of Pascoli pp. 105, 12,50 euro, Fara Editore 2020)


martedì 31 agosto 2021

Parolini e Bardotti finalisti al Premio “Città di Conza della Campania” 2021: complimenti!

SEZIONE A – LIBRO EDITO DI POESIA

*Finalisti (in ordine alfabetico):

ANTONIO GERARDO D’ERRICO (Milano) e DONATO PLACIDO (Milano) con l’opera “Catene” (Ensemble - 2020)
NADIA LISANTI (Picerno – PZ) con l’opera “69 poesie e 7 peccati” (Controluna - 2020)
FRANÇOIS NÉDEL ATÈRRE (Napoli) con l’opera “Limite del vero” (La vita felice - 2019)
MASSIMO PAROLINI (Trento) con l’opera “La via cava” (LietoColle - 2015)
UMBERTO PIERSANTI (Urbino – PU) con l’opera “Campi d’ostinato amore” (La nave di Teseo - 2020)
FEDERICO PREZIOSI (Budapest – Ungheria/Atripalda – AV) con l’opera “Variazione Madre” (Lepisma Floema/Controluna - 2019)
VIVIANA VIVIANI (Bologna) con l’opera “Se mi ami sopravvalutami” (Controluna - 2019)

https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjTLypGlg9n6t3jUK0eBSYm9U9f3_X6Rn4FaePXXlFPC1D7wSzvRARVL3pThIpEmv9hyphenhyphend9LCIReD6Sdf9kcYLXEp62PLHJcVX2J7noUHXHbiYLdOHQXKiYmLT62ZUdPggRHP9MQ34lNphEs/s400/Massimo-Parolini-La-via-cava-copertinapiatta.jpg

SEZIONE B – POESIA EDITA O INEDITA A TEMA LIBERO

*Finalisti (in ordine alfabetico):

MASSIMILIANO BARDOTTI (Castelfiorentino – FI) con la poesia “Canzone per chi sbiadisce”
LUCA CRASTOLLA (Pezze di Greco – Fasano – BR) con la poesia “Sempre l'impeto lento inesorabile”
SONIA GIOVANNETTI (Roma) con la poesia “Insieme a contemplare”
COSTANZO IONI (Napoli) con la poesia “Autodafe”
MARCO MELILLO (Napoli) con la poesia “Se mai raccolto ci fu alla trionfale apparenza”
SILVANA PASANISI (Taranto) con la poesia “Le mie sorelle”
WILLIAM WALL (Camogli – GE) con la poesia “Sotto gli ulivi”

La Cerimonia di Premiazione si terrà in modalità online, con la presenza di esponenti della stampa e di autorità politiche e culturali, sabato 4 settembre 2021, sulla pagina facebook del Premio Nazionale di Poesia e Narrativa "Città di Conza della Campania", con inizio alle ore 17:30.
Ogni vincitore/classificato riceverà con congruo anticipo il link di accesso alla piattaforma utilizzata per la diretta.
Tutti i partecipanti, a vario titolo, sono invitati a seguire l’evento.
*Si ricorda che, come da bando, la graduatoria dei finalisti (1° - 2° - 3° e 4° premio) sarà resa nota nel corso della Cerimonia.
Si ringraziano tutti i concorrenti che hanno fornito il loro contributo creativo a questa sesta edizione del Premio, con opere di significativo valore, augurando a tutti futuri esiti sempre felici e brillanti, in special modo a quanti non sono rientrati nella difficile e delicata selezione dei vincitori.
Si richiede la conferma di adesione alla diretta della Cerimonia di Premiazione tramite comunicazione da effettuarsi a mezzo mail a premiodiconza@yahoo.it

L’Organizzazione del Premio                                   

lunedì 28 dicembre 2020

“Uno straordinario poemetto intimista… omaggio al celeberrimo poeta”

L’Ora di Pascoli/The Hour of Pascoli 

di Massimo Parolini, Fara Editore 2020

recensione di Gian Ruggero Manzoni




Massimo Parolini, fra i promotori del Premio di Poesia Città di Trento - Oltre le mura, è nato a Castelfranco Veneto (TV) nel 1967 e si è laureato in Filosofia presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi su La coscienza di Zeno; è stato addetto stampa del Centro Universitario Teatrale (CUT) di Venezia (fondato su iniziativa di Giorgio Gaber) per il quale ha scritto e rappresentato le commedie Il medico della peste e Svevo e Joyce. Con la Casa Editrice Editoria Universitaria ha pubblicato un libro di poesie sulla guerra nella ex Jugoslavia, Non più martire in assenza d’ali, che ha vinto un Premio Speciale al Concorso Internazionale di Poesia San Marco-Città di Venezia. Dal 1995 si è trasferito a Trento. Come giornalista ha collaborato dal 1997 alle pagine culturali dei quotidiani Alto Adige, Adige, Corriere del Trentino e Didascalie. Dal 1997 è insegnante di italiano e storia presso le scuole superiori del Trentino. Attualmente è docente presso il Liceo artistico Vittoria di Trento. Da alcuni anni è curatore di mostre di artisti trentini del Novecento. Nel 2015 ha pubblicato la raccolta La via cava con cui ha vinto molti premi. 
L’Ora di Pascoli/The Hour of Pascoli è uno straordinario poemetto intimista, in edizione bilingue, con traduzione inglese di Francesca Diano, omaggio al celeberrimo poeta nato a San Mauro di Romagna nel 1855 il quale aveva un forte attaccamento verso la propria famiglia e cercava rifugio entro “le pareti del nido”. L’autore, tramite la bellezza dei versi, suoi e del poeta che lo ha ispirato, svela magistralmente al lettore il miracolo divino della ricomposizione di quel nido familiare nella notte di San Martino. Della raccolta, impreziosita dalle meravigliose illustrazioni dell’artista Pietro Verdini, così ha scritto Alice Concetti, docente dell’Università degli Studi di Firenze: “Nasce da lontano l’attitudine poetica di Massimo Parolini, così come lontana è la sua appartenenza geografica: lontana dal luogo pascoliano per definizione, la Romagna, e lontana soprattutto dal luogo di elezione in Toscana, il luogo scelto da Pascoli come sua vera e definitiva dimora, cioè Castelvecchio di Barga in Garfagnana. Pascoli l’ha conosciuto sui banchi di scuola, come tutti gli italiani, che, anche senza saperlo e anche a prescindere dalle strade prese da adulti, continuano a portare dentro qualcosa dell’unico poeta davvero nazionalpopolare che la nostra tradizione letteraria conosca. E la passione si perfeziona e si approfondisce quando Parolini passa dall’altra parte della barricata, diventando a sua volta insegnante, incaricato quindi di trasmettere e perpetuare il verbo pascoliano presso nuove generazioni di studenti. Il caso di Parolini è uno dei rari e felici casi in cui la passione non si arresta a uno stadio di mera contemplazione o solitaria e autoreferenziale lettura nel silenzio della propria cameretta, ma si trasforma in attività creatrice, come le talee che, pur trapiantate in altri luoghi, riproducono i fiori della pianta madre e danno vita a nuovi esemplari”. 
Alla domanda del perché dedicarsi a un simile omaggio, Massimo Parolini ha così risposto: “Con la raccolta La via Cava ho vinto nel 2017 il secondo premio del Concorso di poesia Giovanni Pascoli - L’Ora di Barga. Nell’occasione della premiazione ho avuto modo di visitare il museo. Maria ha mantenuto tutto come era alla morte del fratello, avvenuta nel 1912. Durante la visita ho potuto percepire la grande energia che sprigiona quel luogo, le vibrazioni degli oggetti della casa, diventata museo ministeriale, come la macchina per scrivere, il collare del cane ecc. Quando sono tornato in albergo, dopo la visita guidata, ispirato dall’esperienza appena vissuta, ho iniziato subito a scrivere i primi versi. Nel testo, tutta la parte in corsivo sono versi di Giovanni Pascoli, invece le cuciture non in corsivo sono scritte da me”. 
L’insieme a mio avviso è interessante a seguito di questo dialogo continuo tra i versi del grande poeta romagnolo e di Parolini il quale, con maestria, dà forma a “collage poetici” riuscendo a mantenere viva, entro le sue composizioni, anche quelle del Pascoli. Sperimento interessante che vi consiglio di leggere.

giovedì 2 luglio 2020

Un Pascoli per dare forma al presente

di Massimo Parolini, Fara Editore 2020
Versione inglese a fronte di Francesca Diano; illustrazioni nel testo e copertina di Pietro Verdini.

Massimo Parolini è nato a Castelfranco Veneto (TV) nel 1967. Laureato in Filosofia presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi su “La coscienza di Zeno”, è stato addetto stampa del Centro Universitario Teatrale (CUT) di Venezia (fondato su iniziativa di Giorgio Gaber) per il quale ha scritto e rappresentato le commedie “Il medico della peste” e “Svevo e Joyce”. Con la Casa Editrice Editoria Universitaria ha pubblicato un libro di poesie sulla guerra nella ex Jugoslavia, “Non più martire in assenza d’ali”, che ha vinto un Premio Speciale al Concorso Internazionale di Poesia “San Marco-Città di Venezia”. Dal 1995 si è trasferito a Trento. Come giornalista ha collaborato dal 1997 alle pagine culturali dei quotidiani “Alto Adige”, “Adige”, “Corriere del Trentino”, “Didascalie” e “L’Adigetto”. Attualmente è insegnante di ruolo presso il liceo artistico “Vittoria” di Trento. Da alcuni anni è curatore di mostre di artisti trentini del Novecento. Nel 2015 ha pubblicato la raccolta La via cava, edizioni LietoColle. Sempre con Lieto Colle ha dato alle stampe nel 2018 il poemetto #(non)piove. Di recente è stato selezionato (sezione inediti) al Premio “Pagliarani” con il poemetto “L’ora di Pascoli” e si è classificato secondo al Concorso Narrapoetando con la raccolta di racconti Cerette (Fara 2020).
Dalla prefazione di Alice Cencetti, che ringrazio: “Nasce da lontano l’attitudine poetica di Massimo Parolini, così come ‘lontana’ è la sua appartenenza geografica: lontana dal luogo pascoliano per definizione, la Romagna, e lontana soprattutto dal luogo di elezione in Toscana, il luogo scelto dal grande poeta come sua vera e definitiva dimora, cioè Castelvecchio di Barga, in Garfagnana. Pascoli ha donato l’ispirazione a Parolini, e Parolini lo ricambia con generosità e riconoscenza rendendolo protagonista della sua scrittura, che si sostanzia, con rispetto e devozione, proprio della scrittura del maestro: nel poemetto di Parolini i versi, quasi in un’operazione centonaria, incastonano i versi pascoliani, e come i castoni fanno con le pietre preziose, svolgono una funzione di servizio, facendoli brillare di un’antica e sempre nuova luce.”
Quindi operazione di concetto, l’insieme di Parolini risulta un interessante continuo di rimandi citatori che servono per tessere nuove prospettive per quel che concerne il poetare di Pascoli, conducendo la raccolta su terreni indubbiamente cari a quel postmoderno (di costrutto, quindi non dispersivo) per cui tutti i passati convivono e risultano utilizzabili per dare forma al presente.

mercoledì 1 luglio 2020

Respiro a Fonte Avellana 10-12 luglio 2020

«Respiro»
Fonte Avellana 10-12 luglio 2020




Il Respiro è vita, scambio fra interno ed esterno, afflato che ci può entusiasmare, mentre quando ci manca il respiro siamo sofferenti, turbati, malati… Se respiriamo a pieni polmoni dell’aria buona ci sentiamo ricchi di energia, godiamo della bellezza umana e naturale che abbiamo vicino, che ci accoglie. Respiro è il tema proposto da Subhaga Gaetano Failla: è stato il più votato alla chiusura della kermesse avellanita 2019. Saremo calorosamente ospitati dai monaci camaldolesi (in primis dal priore Gianni Giacomelli nello splendido monastero di Fonte Avellana alle pendici del Catria.

Esiste il bene?
da L’empatia del critico (pp. 36-7)

Caro lettore, ho iniziato a leggere l’antologia Il coraggio del bene. Per ricordare Katia Zattoni e Guido Passini (Fara 2017) dal brano contenuto alla fine dell’opera. In questo caso è stato affidato alla bella scrittura di Stefano Martello che da anni segue le sorti della casa editrice Fara di Rimini. (…) Stefano ha una mente acuta, aperta ai cambiamenti, cosciente dei limiti che i nostri “castelli di carte” offrono ai partecipanti e ai lettori. La lucida escursione che compie, tra le opere a concorso, apre la strada al dubbio comune a miliardi di esseri viventi: esiste il “bene”? La provocazione propria dell’ottimo postfatore include, inoltre, l’ironia che il bene è (p. 135): “una conquista impossibile; un errore di fondo nella stessa formulazione della dizione ‘il coraggio del bene’, affascinante quanto incompleta.” Le pagine che seguono mettono a nudo l’attualità che il male ha raggiunto dopo la morte di Abele (…).

Venerdì 10 luglio

15:00 Saluto di padre Gianni Giacomelli e Alessandro Ramberti

15:15 Visione cosmica, ologramma della vita e il respiro dell’universo  Davide Fiscaletti, nato a Fano nel 1973, laureato in Fisica all’Università di Bologna, insegna matematica e fisica e ricercatore (e direttore) dello SpaceLife Institute a S. Lorenzo in Campo (PU). I suoi studi sono incentrati sulla meccanica quantistica. Con Amrit Sorli (Slovenia) ha sviluppato una visione atemporale dell’universo mentre con Ignazio Licata (ISEM, Palermo) ha proposto una lunghezza di correlazione entropica che misura il grado in cui due particelle possono intrecciarsi in modo molto forte. La transizione della scienza contemporanea dalla visione meccanicistica a una visione olistico-sistemica fino ad arrivare alla visione cosmica, getta nuova luce sul significato e l’origine ultima del respiro come qualcosa di olografico, connesso non-localmente a tutto ciò che esiste. È autore di libri e di numerosi articoli su riviste scientifiche.

15:30 Salendo e scendendo Maria Maela Bertazzo è nata a Nove e risiede a Marostica. Una vita passata tra i numeri. Un giorno, inaspettatamente, è iniziata una meravigliosa avventura chiamata “scrittura”. Partecipa a concorsi letterari ottenendo vari riconoscimenti. Alcune sue opere sono inserite in antologie di racconti. Vapori e ciàcoe è risultato 3° al Concorso di Abano Terme (2014); Il più straniero di tutti 1° al Virgilio Scapin 2018 di Breganze (VI). Come dice spesso: “I numeri non ti abbandonano, ma le parole ti permettono di andare oltre”. Con Fara ha pubblicato nel 2019 la raccolta poetica Dentro la trasparenza votata al Faraexcelsior.

15:45 I soffi vitali () – Serse Cardellini è nato a Pesaro nel 1976, dove vive. Poeta, antropologo, filosofo delle religioni, operatore in Scienze socio-sanitarie e operatore olistico in Medicina Tradizionale Cinese. Ha fondato l’Associazione Thauma Edizioni; dal 2011 al 2013 è stato Direttore Letterario dell’AMP (Accademia Mondiale della Poesia) inaugurata dall’UNESCO nel 2001. Poesia: L’Archipoeta (OCD 2007); Atlantide (Thauma 2008); Il mio Orfeo (Thauma 2010); Né giorno né notte (Greta 2011); Cantico lunatico (Thauma 2011); Vita morte e miracoli (Forme Libere 2011); Autopsia-Teopsia (Thauma 2013); Bibliomachia (Thauma 2014); Guida. Itinerari poetici d’Italia (Thauma 2014); Dell’inutile (Gilgamesh 2015). Con Fara ha pubblicato il romanzo L’Ateone vincitore del concorso Narrabilando 2017, la raccolta Sono le 26:00 (finalista al Premio Tra Secchia e Panaro 2018), La via del respiro (2018) e L'Orfeo infame (2019). Ha partecipato a Ricreazione.

16:00 Inspirazione espirazione: il flusso della vita. Indebolimento dell'energia del respiro e possibilità di una sua rinascita espressiva. Con riferimenti agli studi di Wilhelm Reich e Alexander Lowen  Subhaga Gaetano Failla è nato sul pianeta Terra, dove attualmente abita. Ha pubblicato narrativa, poesia e saggistica, in italiano e altre lingue. Con Fara: Il seminario di Vinastra (in 3x2), La signora Irma e le nuvole e numerosi testi in volumi collettivi. Con Aletti: Logorare i sandali e Il coltello e il pane. Con Ensemble: La casa sul molo di Nantucket e Il sogno di Opale. Altri testi sono apparsi su riviste e con Delos Books, Perrone, Historica, ecc., e trasmessi da Rai Radio. Poesie in inglese, poi tradotte in francese e tedesco, in Zen Poems e Haiku for lovers. Con Routledge: un racconto su Pascal e un articolo su Pasolini. Ha intervistato Paolo Poli, Mario Rigoni Stern, Giuseppe Bonaviri, Roberto Amato, Suad Amiry. Ha collaborato con la rivista inglese Hazy Moon The Zen Review, con la rivista Orizzonti e il blog Letteratitudine. Ha fatto parte di gruppi teatrali. Collabora con la rivista La Masnada e partecipa ad azioni letterarie teatralizzate. Fresco di stampa un suo racconto in A tu per tu (Fara 2020).

16:30 Respiro di te – Mirca Carrozzo è nata a Rimini. Laureata all’Università di Bologna in Giurisprudenza ha conseguito l’abilitazione di avvocato. Dipendente della Pubblica Amministrazione è funzionario nella Struttura di Supporto al Consiglio Comunale di Rimini. Insegna “Diritto degli Enti locali” in corsi di formazione per la preparazione ai concorsi pubblici. Lo scrivere le permette una riflessione su quanto gli occhi riescono a fotografare e la mente a ricordare, con l’obiettivo di suscitare, in chi legge, riflessioni personali sulla esistenza. È presente nei volumi La via (2019) e Io sono te (2020).

16.45 Dibattito

17:00 I sensi e la loro perdita, nella pittura del Seicento - Massimo Pulini (Accademia di Belle Arti, Bologna) – Questo racconto di immagini sulla rappresentazione dei sensi e della sensualità parte nel terreno della letteratura, con la Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, sorgente e veicolo di una poetica degli affetti che troverà riverbero in tutte le arti del XVII secolo. Nulla più del languore fisico che gli umani assumono nel momento del sonno faceva innamorare gli dei dell'Olimpo, capaci di follie per rapire un corpo vivo che pareva morto. Dallo stesso fascino legato allo smarrimento delle percezioni, al confine indescrivibile che sta tra la vita e la morte, tra l'estasi e il dolore è dominata la pittura del Seicento. Una sensualità direttamente connessa al proprio contrario, alla perdita dei sensi. Nel 2017 è uscito con Carta Canta Mal’occhio, un romanzo dedicato al Guercino. Ha ideato la Biennale Disegno Rimini, la più vasta rassegna internazionale del Disegno, antico e contemporaneo.

17:30 Il Signore ha dato, il Signore ha tolto – Elvis Spadoni nasce a Urbino nel 1979. Dopo la formazione giovanile presso il seminario di Rimini e Bologna, si iscrive nel 2007 all’Accademia di Belle Arti di Urbino dove sta ora frequentando il biennio specialistico in pittura. Ultime sue mostre sono state la collettiva Raffaello in una stanza presso il palazzo ducale di Urbino in occasione del cinquecentenario dalla morte di Raffaello e la personale Fuòri a cura di Massimo Pulini presso il Museo storico archeologico di Santarcangelo, paese dove ora vive e lavora.



18:00 Dibattito e tempo libero
19:00 Vespri (per chi vuole)
19:30 Cena

21:00 Il colore dei ciliegi da febbraio a maggio (Fara 2020) – Un reading di Gregorio da un’opera scritta a quattro mani con Massimiliano Bardotti (1976), poeta e attore, presidente dell’associazione Sguardo e Sogno fondata da Paola Lucarini. Tra i suoi libri: Il Dio che ho incontrato (Ed. Nerbini 2017); I dettagli minori (Fara 2018); Diario segreto di un uomo qualunque, appunti spirituali (Tau 2019, recensito da Elena Buia Rutt sull’Osservatore Romano). Dal 2014 propone a Empoli, Prato e nella sua Castelfiorentino il corso di scrittura “Cut-up”. Nel 2017 fonda la Scuola di scrittura “La poesia è di tutti”. Dal 2018 conduce L’infinito, la poesia come sguardo ciclo di incontri con poeti contemporanei al san Leonardo al palco di Prato. Gregorio Iacopini (Poggibonsi,1996) è cresciuto a Castelfiorentino. Studente di Filosofia all’Università di Pisa, amante della poesia, frequenta la Scuola di Poesia “La poesia è di tutti” partecipando a varie letture pubbliche in Toscana. Nel luglio 2019 interviene alla kermesse avellanita La via proponendo un dialogo poetico scritto con Massimiliano Bardotti.

Svanire è la soluzione. Svanire, morire a sé stessi, altro che affermazione di sé!, altro che emancipazione, ridursi al minimo, disarmare l'io, renderlo innocuo, renderlo innocente. E togliersi dalla traiettoria del miracoloso per non intralciarlo, lasciare che accada quel che deve accadere, combattere solo il proprio egoismo, non resistere, lasciare che la vita si compia agisca, si manifesti, si riveli. (Massimiliano Bardotti, I dettagli minori, p. 53)

21.15 «Il sospiro del frangente»: il dono e la grazia in Casa sul mare di Eugenio Montale – Alberto Fraccacreta è assegnista di ricerca in Letteratura italiana contemporanea presso l'Università degli Studi di Urbino Carlo Bo. Collabora con vari quotidiani nazionali. Di prossima pubblicazione per Transeuropa il volume di poesie Sine macula.


21:30 Il ritmo del cenobio – Padre Gianni Giacomelli è monaco benedettino camaldolese nel monastero di Fonte Avellana (PU) dal settembre del 2003. Dall’ottobre del 2011 è priore dello stesso monastero. Ha effettuato studi classici e frequentato la facoltà di Giurisprudenza. Ha operato in una comunità per disabili. Dopo l’ingresso in monastero ha conseguito il master in Teologia cattolica a Strasburgo (Francia) con un memoire sul fenomenologo francese Michel Henry, Per una soteriologia immanente. Appassionato di filosofia e di opera lirica, teatro, poesia e psicanalisi tiene corsi e seminari e partecipa da 11 anni alle kermesse fariane; suoi saggi nei volumi: Chi scrive ha fede?Scrittura felice e Il tempo del padre.

22:10 A perdifiato – La storia di Alessandro Zaffini si perde nella leggenda: protagonista del poema Urbineide di messer Brunetto da Foggia, dottore nella città ducale, fondatore del Consorzio Poetico Padovano Nubivaghi e terrore del nordest italiano sotto le spoglie del cantacose Giumara, a lui sono attribuiti due famigerati volumi: Le api marce (Sigismundus 2013) e Scordare il copione (Fara 2018), nonché Senza rumore (Alka Record Label 2019), un CD registrato con la band Giumara & The PinkNoise in qualità di paroliere, cantante e chitarrista. Chiunque possegga una copia autografata di una delle suddette rarità farà la fortuna di figli e pronipoti. Alcuni sostengono che il suo spirito infesti le scuole superiori vicentine, possedendo i giovani insegnanti di lettere con lo scopo di plagiare le menti degli allievi. Secondo altri, chiusosi nello scantinato durante la pandemia, avrebbe trovato una dimensione di estasi per lavorare per l’eternità a Il regno vegetale.

22.30 Dibattito e riposo

Sabato 11 luglio

8.00 Colazione
8.30 Visita guidata al monastero

9:30 Respira. La relazione col padre e l’esortazione alla vita – Roberto Battestini (Pescara, 1966), è sposato e ha otto figli. Fumettista, grafico e disegnatore, docente di lingue straniere, frequenta la Scuola comics di Roma fino al 1993. Nel 1997 segue i corsi di scrittura di Cerami e Cotroneo. Collabora con le principali riviste di fumetto italiane. Nel 1997 appare Peluche sullo stomaco, unico fumetto della collana di saggistica Castelvecchi. Nel 2009 esce Fratelli, che ottiene il primo premio ad Arena! di Bologna e nel 2010 una nomination al Napoli Comicon. Con la EDB di Bologna crea la collana Catecomics. Pubblica per la Ave di Roma una biografia di Giovanni Paolo II e san Francesco. Nel 2009 e nel 2010 vince il Premio fede a strisce a Rimini. Con 001 di Torino pubblica A caro sangue (2018). Nel 2018 vince il premio Genti d’Abruzzo per la sezione fumetto. Web: www.battestini.it


9:45 Jeshùa di Nazaret: argilla, fuoco, soffio 
Giorgio Pisano è parroco a Portici: “Nel 1993 monsignor Agostino Vallini, vescovo ausiliare di Napoli, vuole creare in ogni zona della diocesi un’aggregazione giovanile. Da questo progetto a Portici nasce l’Agorà. Accogliere, riflettere e incontrarsi sono le basi di questa associazione che diventerà una Onlus. Anche nella parrocchia dove si trova ora, sempre a Portici, don Pisano continua quel percorso incentrato sull’accoglienza. (…) Droga, gioco d’azzardo e abuso dei social media sono i temi sviluppati con gli spettacoli del teatro parrocchiale, riaperto nel 2011 e dedicato a don Peppe Diana, il sacerdote ammazzato dalla camorra nel 1994 a Casal di Principe. (…) Alla base di tutto c’è la voglia di aprirsi in un territorio afflitto da mancanza di lavoro e nelle mani dell’illegalità.” (Credere 31-10-18).

10:00 Il respiro dell’uomo che va in montagna  Stefano Martello (Roma, 1974) è giornalista e consulente di comunicazione integrata. I suoi campi di indagine riguardano i processi comunicativi nelle emergenze naturali; le dinamiche comunicative del Terzo Settore e quelle rivolte alle professioni intellettuali. Autore e curatore di numerosi testi sulle materie di competenza, dal 2007 è nel Gruppo di lavoro Comunicare le professioni intellettuali di FERPi. Per Fara ha curato, dal 2004, oltre 50 tra prefazioni (l’ultima a L’empatia del critico di Vincenzo D’Alessio), postfazioni e saggi critici ed è giurato in vari concorsi.


10:15 Mancanza dell’eterno respiro di un grande amico – Enrica Paola Musio è nata a Santarcangelo di Romagna nella primavera del 1966: data la sua “pazzia” ha voluto sfidare Marco Pantani con la sua bici traballante. È poeta attenta alle piccole cose e ha pubblicato tre libri con Fara: Dediche sillabicheSenza saperlo nemmeno e Case di angeli. Pubblica su narrabilando e farapoesia piccole recensioni. Attiva nei social è presente in molte antologie. Ha partecipato alla trasmissione Anima di autore su Icaro tv. Adora il cinema, la tv e il buon cibo. Ha partecipato a numerose kermesse e reading in varie parti d’Italia.

10:30 In questo tempo di sospensione ascolto la tua voce David Aguzzi, nato a Rimini, vive a Riccione. È laureato in Sociologia e in Scienze della comunicazione. Socio e presidente dell’Associazione Teatro Aenigma (Urbino), co-fondatore della rivista Teatri delle diversità e delle Edizioni Nuove Catarsi. Ha pubblicato libri su tematiche sociali e innumerevoli articoli per Teatri delle diversità. Ha realizzato il cortometraggio Cambiamo Discorso? È presente in numerose antologie fariane; le ultime La via (2019) e Io sono te (2019). Primo al Concorso Viaggi di Versi 2014, Editrice Pagine, con la poesia Oggi. Nel 2014 ha messo in scena le drammaturgie teatrali – Mi fido di te, Il Treno dei desideri, Il vecchio geloso, Vorrei essere speciale, … ma queste son parole! – portate in scena dalla Compagnia del Gruppo Atena.

10:45 Respìrito: fra corpo e anima – Giorgio Iacomucci è nato a Pesaro nel 1961, dove vive e lavora, laureato in Scienze Politiche all'Università di Urbino. Si occupa di logistica nell'Amministrazione Comunale. Di recente ha inaugurato a Novilara un giardino in memoria della sua compagna di vita Daniela Marcolini e di questo parla nel toccante libro Un giardino per Daniela 2019. Successivamente ha curato è pubblicato una raccolta di poesie dal titolo; L’anima poetica nel giardino di Daniela. È presente nel volumi avellaniti, fra cui ultimo  La via (Fara 2020).


11:00 Il respiro di Vaia – Massimo Parolinilaureato in Antropologia filosofica all’Università Ca’ Foscari di Venezia, è stato addetto stampa del Centro Universitario Teatrale di Venezia (fondato da Gaber) per il quale ha scritto e rappresentato le commedie Il medico della peste Svevo e Joyce. Con le poesie Non più martire in assenza d’ali ha vinto il Premio Speciale al Concorso “S. Marco-Città di Venezia”. Come giornalista ha collaborato alle pagine culturali di vari quotidiani. Dal 1997 insegna italiano e storia nelle scuole superiori. Nel 2015 esce La via cava (LietoColle), I al Concorso Nestore di Savona 2016 e II premio al Giovanni Pascoli-L’Ora di Barga 2017. Ha dedicato un poemetto a Gloria e Marco, i due giovani morti nell’incendio della Grenfell Tower. Nel 2018 pubblica con Lieto Colle #(non)piove, dedicato a D’Annunzio e alla Duse. Nel 2019 collabora con l’artista Giuliano Orsingher ad E-VENTO scrivendo il poemetto Lamento per lo schianto. Nel 2019 è stato selezionato al Premio Pagliarani con L’ora di Pascoli poi edito nel 2020 da Fara. Sempre con Fara ha pubblicato i racconti Cerette (2020) vincitori al Narapoetando.

11:15 Come respira la poesia – Salvatore Ritrovato, poeta, critico, docente di letteratura italiana presso l'Università di Urbino, ha pubblicato diverse raccolte di versi, oltre a saggi su riviste e monografie. Ultime pubblicazioni: Dedo, libretto in versi per Modigliani (Puntoacapo 2019); L’anima o niente (Il Vicolo 2020), La Poesia e la Via (Fara 2020)

11:35 Tuo Marco Bottoni è nato a Castelmassa (RO) il 30/09/1958. Medico di Medicina Generale, scrive per passione dal 1999 racconti, poesie e testi per il teatro. Ha pubblicato numerose raccolte di racconti e un romanzo “Io e Marcellino” con diverse case editrici. Con Fara ha pubblicato raccolte di racconti e il testo teatrale Con il titolo in coda (2011) vincitore del premio Martucci Valenzano. È fondatore della Compagnia Buoni e Cattivi che mette in scena i suoi testi teatrali. Ha vinto vari premi (tra cui, nel 2014 il concorso Insanamente con il racconto Tratto da una storia vera (medaglia del Presidente della Repubblica) e il Pubblica con noi 2016 con Vite in viaggio). È inserito in molte antologie.

11:45 Dibattito e tempo libero
12:30 Pranzo e tempo libero

15:00 Ciò che dona respiro  Dante Zamperini è nato a Negrar (VR) nel 1972. Nel 2002 pubblica i suoi primi versi: L’arcobaleno de la vita (in dialetto veronese) e Negli occhi, nel cuore. Nel 2006 esce con Gabrielli La domenica mattina e nel 2014 Come legno d’ulivo (33 testi relativi alla passione, morte e resurrezione di Gesù). È inserito nelle antologie fariane: Salvezza e impegno (2010), Il valore del tempo nella scrittura (2011), Scrivere per il futuro ai tempi delle nuvole informatiche (2012), Chi scrive ha fede? (2014), Uno scarto di valore a Bardolino (2016), Perdono: dal rancore al ricordo (2017), La responsabilità delle parole (2018). Pittore e scultore, per Fara ha realizzato diverse copertine.

15:15 Il respiro nei Salmi – Davide Arcangeli (4 maggio 1979), maturità classica, laurea in Pianoforte al Conservatorio di Ferrara Girolamo Frescobaldi, laurea di primo livello in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio presso la Facoltà di Ingegneria della Sapienza di Roma. Presidente Nazionale FUCI 2002-04, è poi entrato nel Seminario di Rimini, proseguendo la formazione nel Pontificio Seminario Romano (baccellierato in Teologia alla Pontificia Università Gregoriana nel 2009). Ordinato presbitero per la diocesi di Rimini il 24/4/2010, ha ottenuto la Licenza in Sacra Scrittura al Pontificio Istituto Biblico nel 2012 e il dottorato presso la FTER a Bologna nel 2017 (tesi pubblicata nel 2019 dalle EDB). Vicario parrocchiale a S. Lorenzo a Riccione (formazione dei giovani, gruppi di ascolto della Parola per la Diocesi di Rimini con il metodo della Lettura Popolare del Vangelo, incontri di spiritualità ignaziana), ha insegnato NT all’ISSR Alberto Marvelli di Rimini. Sta per entrare nel noviziato della Compagnia di Gesù. Ha pubblicato La Bibbia. Un libro per chi fa tante domande (Fara 2018).

15:30 Percorso artistico e creativo – Zopito De Fabritiis è approdato ai piedi della Majella dopo aver sperimentato la permanenza nelle più dolci campagne italiane e in città d’arte: dalla campagna del Montefeltro, alla Montagnola senese fino al ritorno in Abruzzo. Trasformazione e trasfigurazione sono alla base delle azioni che compie quotidianamente, avvalendosi della lunga esperienza di orafo, artista, artigiano dei materiali e della terra. Dal fare agire queste sue capacità – trasformare i metalli in gioielli, i segni in immagini, i materiali in oggetti di arte e decoro e la terra sassosa in uliveto – trova gioia e soddisfazione. Più di ogni cosa gli reca piacere, però, il rapporto di simpatia con le persone
che lo cercano e chiedono la sua collaborazione per scegliere oggetti per sé ed i propri cari e la sua ospitalità per un tempo di riposo o di ricerca di natura e storia lungo i valloni della Majella e i versanti del Gran Sasso.

16:00 Il silenzio come respiro Daniele Donegà nato a Canda (RO) il 20 aprile 1960, si laurea in Filosofia all’Università di Bologna nel 1986, con una tesi in semiotica sulla poetica di Camillo Sbarbaro. Sacerdote dal 1992, attualmente è parroco di 3 parrocchie della periferia di Rovigo. Ha al suo attivo 8 pubblicazioni di poesia e numerose sono le plaquette stampate presso tipografie locali che ha distribuito ad amici ed estimatori, sia in occasione della Pasqua e del Natale o in altri momenti. Ha partecipato ad altre due Kermesse avellanite e a qualche altro momento organizzato dalla famiglia di Fara editore. Nel blog farapoesia ha pubblicato nel 2015 una piccola raccolta di versi dal titolo L’ora della luce. Una sua silloge La parola che mi fa silenzio è stata pubblicata nel volume La luminosità dell’ombra (Fara 2016). Torna a Fonte Avellana per condividere con gli artisti presenti alcuni giorni nel nome dell’arte e della spiritualità attratto da un tema che sente particolarmente vicino alla sua sensibilità, coniugando il respiro della vita con la dimensione del silenzio.

16:15 Respiro-Libertà Matteo Bonvecchi è docente al Liceo Classico di Macerata e vive a Montecassiano, tra i lieti colli cantati dal Poeta della vicina, sovrastante Recanati. E naturalmente tra quei versi, tra quei luoghi ancora così densi della loro eco si è aggirato fin da bambino. Laureato con una tesi sulla teologia e spiritualità delle Croci dipinte francescane nelle Marche, è appassionato di storia dell’arte locale. Sull’argomento tra il 2008 e il 2016 ha curato diversi reportage per il settimanale Emmaus. Folgorato dalla lettura giovanile di Turoldo, solo a 41 anni si è deciso a sottoporsi al giudizio di un concorso letterario: con Le odorose impronte è vincitore del Faraexcelsior 2018. Nel 2020 si classifica primo al concorso Narrapoetando con In crepa di melograne. È giurato in concorsi letterari nazionali. E beato chi non nasconde / il suo bisogno nell’orgoglio / chi non pensa di far tutto da solo

16:30 Breve Dibattito

16:45 Il respiro di Dio Gianpaolo Anderlini si dedica da quarant’anni a studi sull’ebraismo e ha focalizzato il suo interesse sull’interpretazione ebraica dei Salmi. È redattore della rivista QOL che si occupa del dialogo ebraico-cristiano. Tra i libri pubblicati: Parole di vita (Giuntina 2009), Ebraismo (EMI 2012), I quindici gradini. Un commento ai Salmi 120-134 (Giuntina 2012), Per favore non portateli ad Auschwitz (Wingsbert 2015), Qabbalàt Shabbàt. Meditazione sui salmi del Sabato (Aliberti 2017), Giobbe. Opera in versi (Fara 2018) e Distopie (Fara 2020).

17:00 “quasi il respiro è inciampato fra i denti...” Cantautori, riascoltati nei mesi della pandemia, cantano di vita e di morte – Gianni Criveller (Treviso, 25 febbraio 1961), dal 1991 al 2017 è vissuto e ha insegnato a Hong Kong, Taiwan, Macau e Cina popolare. Sinologo, storico e teologo, insegna, ricerca e scrive di Cina, teologia, storia, letteratura e cristianesimo. È specializzato nella missione gesuitica in Cina, in Matteo Ricci e nella controversia dei riti cinesi. Tra i suoi titoli, tradotti anche in cinese: Vita del Maestro Ricci, Xitai del Grande Occidente (Brescia, 2010); Matteo Ricci, missione e ragione (Milano, 2010); Fede e culture nell’attualità cinese (Varese, 2019). Dal 2017 è preside dello Studio Teologico Internazionale del PIME di Monza (affiliato alla Pontificia Università Urbaniana). Dal 2015 coordina la formazione dei missionari PIME. Ha organizzato corsi in America, Africa, Asia, Oceania. Ha recensito, per la rivista Il Regno di Bologna, opere di poeti contemporanei. Ha scritto su e tradotto in cinese opere di Primo Mazzolari e Lorenzo Milani. Contribuisce a blog in italiano e inglese. Ha scritto saggi su Maria di Magdala, Etty Hillesum, Simone Weil, Edith Stein, Sophie Scholl e Grazia Deledda.

17:40 Dibattito e tempo libero
19:00 Collatio (per chi vuole)
19:30 Cena





21.00 Matrice. Performance di danza 

a cura della Compagnia Il Tempo Favorevole di Rimini – di e con Barbara Martinini, Veronika Aguglia, Marinella Freschi. “Respiro, soffio, anima. / Talmente prima di tutto, tu sei. / Prima di dire, tu sei. / Prima del tuo stesso movimento sei.”
Matrice [dal lat. matrix -icis «madre; utero»]. Ciò che costituisce l’origine, la causa fondamentale, l’elemento ispiratore. La performance di danza scandisce attraverso il ritmico fluire dei tre corpi in movimento, il ciclico divenire che il respiro crea dall’interno verso l’esterno e viceversa. Respiro come danza intima ed estensiva di tutte le cose. La compagnia nasce nel 2015 da un’idea di Barbara Martinini, danzatrice professionista e coreografa diplomatasi alla Folkwang Universitaet di Essen, direzione artistica di Pina Bausch. Dal 1994 Barbara è danzatrice solista nel teatro stabile di Brema con Susanne Linke. Con questa compagnia interpreta i ruoli principali in numerosi eventi in Europa, Asia e Sud America. Rientra in Italia alla Biennale di Venezia su invito di Carolyn Carlson per creare un assolo: Morgacqua, premio Danza&Danza 2000. Nel 2001 fonda la compagnia Giorni Felici partecipando a manifestazioni nazionali e internazionali. Nel 2012 crea MUOVERE®, metodo per l’apprendimento del movimento scenico in ogni ambito. Veronika Aguglia e Marinella Freschi completano la formazione attuale della compagnia. In pochi anni Il Tempo Favorevole ha curato molti spettacoli, performance, opere di videodanza, esibizioni in spazi alternativi e innesti con altre arti. Recentemente la compagnia ha prodotto uno spettacolo sulla Sicilia in collaborazione con il TMO di Palermo e una performance di danza all'interno del progetto Dante Esule, Ravenna per Dante. La compagnia risiede presso il Mulino di Amleto Teatro di Rimini.

21:40 Il respiro della poesia nel mondo 

Ottavio Rossani (Sellia Marina, 1944), vive a Milano, dove si è laureato In Scienze Politiche e sociali alla Cattolica. Poeta, scrittore, pittore e regista teatrale. Come giornalista – 40 anni al Corriere della Sera – ha viaggiato e incontrato potenti e umili negli ambiti della cultura, della politica, della cronaca. Ha scritto saggi storico-letterari e racconti. Tra gli altri: Stato società e briganti nel Risorgimento italiano (2002, tre edizioni), Leonardo Sciascia (1990), Servitore vostro humilissimo et devotissimo (1995). Sei libri di poesia: Le deformazioni (1976), Falsi confini (1989), Teatrino delle scomparse (1992), Il fulmine nel tuo giardino (1994), L’ignota battaglia (2005) e Riti di seduzione (2013). Molte le plaquette di poesie, corredate da suoi disegni. La sua pièce Se mi vengono i brividi è stata rappresentata a Buenos Aires, con la sua regia. È inserito in numerose antologie (fresca di stampa A tu per tu, 2020). Ha ottenuto nel 2019 la cittadinanza onoraria di Soverato con pubblicazione di una Autoantologia con poesie inedite intitolata alla Città. Sempre nel 2019 è uscita con Nino Aragno Editore l’opera poetica La luna negli occhi (nella cinquina del Premio Camaiore). Dirige poesia.corriere.it
22:00 Dibattito e riposo


Domenica 12 luglio

7:30 Lodi (per chi vuole)
8:00 Colazione

9:00 Il segno in cui transita ogni fiato Alessandro Ramberti (Santarcangelo di Romagna, 1960) laureato in Lingue orientali a Venezia, nel 1988 consegue a Los Angeles il Master in Linguistica presso l’UCLA e nel 1993 il dottorato in Linguistica presso l’Università Roma Tre. Ha pubblicato in prosa: Racconti su un chicco di riso (Pisa, Tacchi 1991) e La simmetria imperfetta con lo pseudonimo di Johan Thor Johansson (1996). Con la poesia Il saio di Francesco ha vinto il Pennino d’oro al Concorso Enrico Zorzi 2017. Le più recenti raccolte di versi sono Vecchio e nuovo (2019) e Faglia (2020).


9:15 Senza respiro: scritture inevitabili, marzo-maggio 2020 – Valeria Raimondi vive e lavora (e un poco anche scrive) a Brescia. Fonda nel 2010 l’Associazione culturale Movimento dal Sottosuolo che promuove incontri e iniziative poetiche internazionali. Tre sue raccolte di poesie escono tra il 2011 e il 2017. Viene tradotta in lingua albanese insieme a Beppe Costa e Jack Hirschman e in lingua portoghese per un’opera a quattro voci presentata a San Paolo del Brasile. A giugno del 2019 esce per ed. Pietre Vive La nostra classe sepolta. Cronache poetiche dai mondi del lavoro che raccoglie i contributi di una trentina di lavoratori e lavoratrici distribuiti su tutto il territorio nazionale. Tra marzo e giugno 2020 scrive alcune testimonianze di lavoro e di vita nella Lombardia colpita da CoVid che confluiranno in articolo: Una storia sbagliata per la rivista MicroMega (Temi-Repubblica).

9.30 Respiro quindi sono? – Andrea Parato (Rimini 1976) lavora all’Ufficio relazioni esterne e cerimoniale del Comune di Rimini. Esperto di comunicazione, è stato referente organizzativo di consulenza direzionale. Ha curato la realizzazione di interventi formativi, in particolare in ambito comportamentale e manageriale. Appassionato di cultural media studies, scrittura e poesia: la sua più recente raccolta è Imminenti satti di necessità (votata al Faraexceslior 2018).

9:45 Respiro, energia, materia: la parola e il suo abisso – Gabriele Vianato una notte d’inverno del 1968 a Maurilia, vive a Bologna. È un artista, poeta-attore-fotografo. Esordisce nel 1991 con una presentazione di Roberto Roversi. Ha pubblicato dal 2006 libri di poesia e un romanzo. È pubblicato su «Poeti e Poesia», su Bomba Carta – Lettera in versi , su «Lirici Greci», Critica ImpuraVersante ripidoGradiva e altre riviste. Dal 2013 cura le iniziative letterarie del Teatro dell’ABC a Bologna, di cui è uno dei fondatori con Lavinia Turra, Paolo Fiore Angelini e Valentino Corvino. Ha insegnato religione nelle scuole medie e superiori. È stato formatore ed educatore; animatore per l’EMI. Di prossima uscita con Carabba Esilio e Natura. Poesie 2011-2018 (a cura di Luciano Vitacolonna). Ha collaborato con numerosi autori, artisti e interpreti di fama.

10:05 Dibattito e scelta del tema della prossima kermesse

11:00 Messa (per chi vuole)
12:30 Pranzo

15:00 Interventi a sorpresa saluti e partenze

Il tempo è superiore allo spazio (Papa Francesco)

Finché vivi, finché ti è possibile, diventa buono. (Marco Aurelio, Pensieri)