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venerdì 4 novembre 2011

Gian Ruggero Manzoni. Qua bisogna capirsi. Occorre intendere, ricordare. Gian Ruggero ha fatto i compiti, per noi e per gli altri. D'estate, mentre tutti andavano al mare, Gian Ruggero ha pensato di costruire un edificio sulla base del postulato di una piena corrispondenza tra simboli e cose, tra i sigilli e le ragioni che presiedono alle articolazioni del mondo. Ma perché? Perché in una generazione del sollazzo, delle ore liete spese tra taverne, liscio e balere, Gian Ruggero cercava la sostanza che consente di cogliere l’unità del reale nel complesso degli intimi legami di cui è permeato, l’aurea catena che congiunge cielo e terra? Stare all'ombra mentre fuori c'era il Sole? Perché questa atletica? Questa dedizione? Gli studi che forgiarono un pensiero capace di convertire a sé altri pensieri dilatandosi e sublimandosi in una parola persuasiva? Perché? Perché addestrarsi a tal modo nel vigilare sul senso e l'uso delle parole? Perché riportare tutto ai loro significati corretti?
Sono cose da padre, da uomo. Un testamento. Perché continuare accorgendosi che a “tanti” conveniva far finta di niente? Sapendo che l'unica cosa che avrebbe raccolto sarebbe stata la cattiveria dei mediocri?
Un lavoro. Una vita. Tenendosi distante da tutto ciò che avrebbe potuto compromettere la libertà di esprimersi. Lontano dai palazzotti delle liete distrazioni. Disinnescando ogni colluttazione. Due passi distante dall'equivoco. Sul marciapiede opposto a quello della convenienza, del favore che si ritorce in ricatto. Una vita. Un lavoro. Esistono uomini straordinari. Esiste la supponenza di chi ha capito tutto, sé e gli altri. Esiste il libero arbitrio. Esiste la sapienza poetica. Per i puri è un conforto. Per gli altri un demonio.


Udine, 4 nov 2011


Sebastiano Adernò

venerdì 17 settembre 2010

Ultranovecento. Dialogo tra arte e poesia

Il 18 settembre, da Muky, alla Loggetta del Trentanove a Faenza, in mostra nove giovani poeti ed artisti provenienti da tutta Italia, presentati da Gian Ruggero Manzoni.

In una serata-vernissage, il prossimo 18 settembre alle 21, ospiti della signora Muky, nella storica cornice neoclassica della Loggetta del Trentanove di piazza 2 giugno, Gian Ruggero Manzoni, poeta, pittore e critico, presenterà quattro artisti visivi e cinque poeti nell'esposizione Ultranovecento, “percorsi di ricerca oltre il secolo breve”, con l'accompagnamento musicale della violinista Gertrude Neri.

Ultranovecento, patrocinato da ALI, rivista di arte, letteratura e idee, è un progetto nato dall'incontro tra arte visiva e poesia e che presenta uno spaccato della nuova generazione di artisti italiani: Luca Ariano, Marco Baj, Daniela Barulli, Chiara De Luca, Matteo Fantuzzi, Francesco Terzago, Simone Zanin, il cesenate Jacopo Casadei e il faentino Martino Neri. Si tratta della terza di una serie di mostre che, nel corso del 2010, toccheranno le principali città del nord Italia, dopo l'ottimo riscontro delle date di Bologna e Pordenone.

«Il filo conduttore di Ultranovecento, che riunisce esperienze eterogenee e multidisciplinari» spiega Simone Zanin, ideatore del progetto «è la volontà da parte degli artisti coinvolti di portare avanti dei progetti di ricerca personale e condivisa, di non accontentarsi di replicare il passato, né di avventurarsi verso improbabili e pretenziose nuove forme artistiche vuote.» Gian Ruggero Manzoni condurrà la discussione alla ricerca delle linee che l'arte del novecento ha tracciato e che il XXI secolo, partendo da esse ed innovandole, deve portare avanti per sostenere i nuovi percorsi artistici di forma e contenuto. «Un grande poeta o un grande artista» chiosa Manzoni «non si fa mai soggiogare da ragioni esclusivamente formali nella composizione delle sue opere; anzi, con un singolare atto di parole o segni, è in grado di piegare la forma al contenuto che si era proposto. Da queste istanze e forti asserzioni ha preso vita la rivista d’arte, letteratura e idee ALI che dirigo, ai lavori della quale partecipano alcuni dei giovani artisti e poeti fautori di questo stimolante progetto d’insieme: ULTRANOVECENTO»

La Loggetta del Trentanove è l'unico elemento superstite originale del XVIII secolo di palazzo Bandini-Rossi, costruito dal grande architetto Giuseppe Pistocchi e fortemente danneggiato con i bombardamenti del 1944, al punto da essere demolito. Un luogo fortemente simbolico per ospitare un progetto che vuole mostrare che l'arte e la poesia ancora pretendono di andare oltre un secolo carico di esperienze e significati, riuscendo a rimanere “in piedi in un mondo di rovine„.

Invito, quindi, ospiti di Muky, per il 18 settembre, ore 21 alla Loggetta del Trentanove di Faenza, per ascoltare e vedere poesia e arte oltre il secolo breve.

domenica 11 luglio 2010

17/18 luglio 2010 Due giorni di-versi

CENTRO CULTURALE “NERUDA” - COMUNE DI CITTà DELLA PIEVE

17/18 luglio 2010
Due giorni di-versi
a Città della Pieve (PG)
(in memoria di Alberto Mario Moriconi e Angelo Ferrante)
a cura di Luca Ariano ed Enrico Cerquiglini

17 luglio

Sala delle Muse del Palazzo della Corgna
Ore 10,00 – Riflessione sulla poesia, la cultura e la figura dell’intellettuale
Interverranno: Alberto Bertoni, Gian Ruggero Manzoni,
Alessandro Seri, Salvatore Ritrovato.

Ore 17,00 – Parco letterario
Guida al parco a cura dei giovani pievesi.

Ore 18,00 – Atrio Palazzo della Corgna
Letture con l’associazione femminile La Rosa
Autori: Vittoria Bartolucci, Gabriella Bianchi, Brunella Bruschi

Ore 19,00 – Aperitivo in versi presso La Rocca
Autori: Ottavio Rossani, Gianluca Ricci, Massimo Viganò, Walter Cremonte,
Paolo Ottaviani

Ore 21,30 – Cortile della Rocca
Lettura Divina Commedia a cura di Riccardo Pratesi (30’ min circa)
Musica con il cantautore Matteo Schifanoia (30’ min. circa)

Ore 22,30 - Letture poetiche
Autori: Alberto Bertoni, Alessandro Ghignoli, Alessandro Ramberti, Alessandro Seri, Carmine De Falco, Fabio Orecchini, Francesco Marotta, Rossella Tempesta, Gian Ruggero Manzoni, Tiziano Mariani, Salvatore Ritrovato, Stefania Cavazzon



18 luglio

Sala delle Muse del Palazzo della Corgna
Ore 10,00 – Poesia e riviste
Interverrano: Fabrizio Bianchi (Le Voci della Luna),
Gian Ruggero Manzoni (ALI), Tiziano Mariani (clanDestino),
Tito Truglia (Farepoesia), modera Guido Mattia Gallerani

Ore 17,00 – Parco letterario
Guida al parco a cura dei giovani pievesi.

Ore 18,00 – Atrio Palazzo della Corgna
Letture con l’associazione femminile La Rosa
Autori: Vera Lúcia de Oliveira, Filippo Farinelli

Ore 19,00 – Aperitivo in versi presso La Rocca
Autori: Marco Carbone, Massimo Palme, Vittorio Cielo

Ore 21,30 – Cortile della Rocca
Laudi jacoponiane a cura di Luca Tedeschi (30’ min circa)
Musica con il Pecorino Quartet (30’ min. circa)

Ore 22,30 - Letture poetiche
Autori: Alfredo Sorani, Guido Mattia Gallerani, Luca Ariano, Luca Paci, Lorenzo Mari, Sebastiano Aglieco, Stefano Leoni, Tito Truglia, Francesco Accattoli, Emiliano Tolve, Enrico Cerquiglini.


Nei due giorni sarà allestito uno stand delle case editrici presenti: Puntoacapo, L’Arcolaio, La Meridiana, Fara, Farepoesia, Midgard, Le Voci della Luna.

giovedì 21 agosto 2008

A RiminiVicino alle nubi 5-9-08




Venerdì 5 settembre alle ore 21,00


Presentazione del volume


VICINO ALLE NUBI
SULLA MONTAGNA CROLLATA

a cura di Enrico Cerquiglini e Luca Ariano


Campanotto editore

Intervengono

Enrico Cerquiglini e Luca Ariano

Saranno presenti i poeti

Caterina Camporesi, Chiara De Luca,
Gianfranco Fabbri, Gianfranco Lauretano
Gian Ruggero Manzoni, Alessandro Ramberti


Indipendente|mente Interno 4
Libreria - Sala Lettura - officina Culturale
Via di Duccio, 26
47900 Rimini (Rn)
Tel. e fax 0541/784948
email: indipendentemente@interno4.com
msn: interno4rimini@hotmail.i


I curatori di questa antologia Luca Ariano ed Enrico Cerquiglini spiegheranno il motivo che li ha portati a creare questo lavoro che non vuole essere un'antologia critica (nel senso letterario del termine) ma si prefigge una testimonianza poetica contro l'inquinamento e lo scempio ambientale.
Sarà un occasione per sentire dal vivo la voce dei poeti che leggeranno i propri versi.

LUCA ARIANO è nato nel 1979 a Mortara (PV) evive a Parma. Ha pubblicato la raccolta di poesie Bagliori crepuscolari nel buio nel 1999. Numerose sue poesie sono apparse su riviste, blog e siti letterari su internet. Collabora con le riviste «Il foglio clandestino» e «Tabard», «La Barriera». Nel 2005 è uscita una sua plaquette ne La coda della galassia (Fara) e la sua seconda edizione di poesie Bitume d'intorno (Edizioni del Bradipo), con la prefazione di Gian Ruggero Manzoni, per le Edizioni del Bradipo di Lugo di Romagna. Con Enrico Cerquiglini ha curato per Campanotto l'antologia Vicino alle nubi sulla montagna crollata (2008)

CATERINA CAMPORESI è nata a Sogliano Rubicone (Fc) nel 1944. Lavora come psicoterapeuta e vive tra Rimini, la Garfagnana e Roma. Ha pubblicato quattro raccolte di poesie: Poesie di una psicologa (1982), Sulla porta del tempo (1996), Agli strali del silenzio (1999), Duende (Marsilio, 2003). È presente nelle antologie: La coda della Galassia (2005, Fara Editore), La Linea del Sillaro (Campanotto, 2006), Poesia e Natura (Le Lettere, Firenze 2007), Solchi e Nodi (Fara, 2008). Già condirettrice della rivista «La Rocca poesia» e redattrice de «Le voci della luna», collabora con testi poetici e recensioni a riviste cartacee. Si occupa di letteratura boliviana ed è spesso presente con interventi di saggistica in «Fili d’aquilone», rivista on line.

ENRICO CERQUIGLINI è nato a Montefalco (PG) nel 1962, vive a Gualdo Cattaneo (PG). È tra gli organizzatori del Premio Nazionale di Poesia “Sandro Penna”. In poesia ha pubblicato: Le correnti della landa, Roma, Gabrieli, 1982; Vendette azteche, Udine, Campanotto, 1994, Ballate B.I.T., Perugia, Grafiche 84, 1997, Tra nebbia e fango, Udine, Campanotto, 2006 e Fine attività (damnatio memoriae), Lulu, 2008. Altre pubblicazioni: Pier Paolo Pasolini - Uccellacci e uccellini (Dalla sceneggiatura alla realizzazione cinematografica), Udine, Campanotto, 1996 (saggistica) - La voce dolce di resa, Ascoli Piceno, Stamperia dell'Arancio, 2000 (antologia) – Lacerti critici, Lulu, 2007. Con Luca Ariano ha curato per Campanotto l'antologia Vicino alle nubi sulla montagna crollata (2008)

CHIARA DE LUCA si è laureata in Lingue a Pisa, con tesi sullo scrittore austriaco Ernst Weiß. Ha curato per Gedit la traduzione di La vita promessa (Bologna, 2004) ed Elogio per una cucina di provincia (in preparazione) di Guy Goffette e Tra le mani il divino di John Deane (Bologna, 2007). Ha tradotto, tra gli altri, Thomas Beller, Jorge Carrera Andrade, Paul Celan, Douglas Dunn, Dominique Grandmont, Colette Nys-Mazure, Thomas Kinsella, Gray Sutherland. Ha pubblicato i romanzi La collezionista (Fara, 2005) e La mina (stra)vagante (Fara, 2006). Il suo testo teatrale Duetti (in corso di pubblicazione) ha ricevuto il Premio San Vitale per la sezione teatro (Bologna, 2007). Sue poesie sono state pubblicate nell’antologia La coda della galassia (Fara, 2005), su riviste, tra cui «Poesia», «Tellusfolio», «Le voci della luna». Ha realizzato e gestisce il sito www.chiaradeluca.com. Collabora con la rivista «Poesia», l’associazione culturale Bolognamondo e la casa editrice Datanews di Roma. Lavora per il nuovo settimanale nazionale «Il Paese».

GIANFRANCO FABBRI è nato a Siena, ma vive da sempre a Forlì.
Sue pubblicazioni: - Di tutto un niente, 1980, Foum-Quinta Generazione; I pantaloni del Po, 1981, Nuovo Ruolo Forlì; I ragazzi del Settanta, 1989, Campanotto Udine; Davanzale di travertino, 1993, Campanotto Udine; Album italiano, 2002, Campanotto Udine; Stato di vigilanza, 2006, Manni Lecce.
Gestisce il blog di poesia La costruzione del verso & altre cose
Ha curato la collana “Le invetriate” dell'editrice Il crocicchio ed ha fondato la casa editrice L'Arcolaio.

MATTEO FANTUZZI (1979) è nato e risiede a Castel San Pietro Terme in provincia di Bologna. È redattore della rivista Atelier, collabora con la rivista «Le Voci della Luna» e con l’Almanacco di Poesia edito da Castelvecchi. Pubblicato in molte riviste tra cui «Nuovi Argomenti», «Yale Italian Poetry», «Specchio», «Gradiva», «Atelier»; ha creato il sito UniversoPoesia, suoi versi sono presenti in varie antologie ed hanno raggiunto in questi anni una quindicina di Paesi stranieri. Ha diretto in questi anni una serie di festival ed eventi dedicati alla Poesia Italiana Contemporanea oltre a convegni sull'utilizzo dei Nuovi Media nella diffusione della Poesia. La linea del Sillaro, mappatura della poesia dell’Emilia Romagna è uscita a fine 2006 per le edizioni Campanotto. Del 2008 è la sua opera prima, dal titolo Kobarid, Raffaelli, Udine, 2008.

GIANFRANCO LAURETANO è nato nel 1962 e vive a Cesena. Svolge attività editoriale e pubblicistica. Ha pubblicato i volumi di poesia Preghiera nel corpo (NCE, Forlì 1997) e Occorreva che nascessi (Marietti, Milano 2004); inoltre il volume di prose liriche Diario finto (L’Obliquo, Brescia 2001). Dirige la collana “Poesia contemporanea” della Casa editrice Raffaelli di Rimini e il trimestrale letterario clanDestino. È fondatore e direttore della sezione letteraria della rivista di arte e letteratura «Graphie». Ha tradotto poeti dal portoghese e dal russo, tra cui il racconto in poesia Il cavaliere di bronzo di Aleksandr S. Puskin (Rimini 2003). Svolge attività di critica letteraria su periodici e quotidiani. Ha pubblicato, tra l’altro, il commento ai canti XXIX, XXXII e XXXIII del Purgatorio di Dante (Rizzoli, Milano 2001).

GIAN RUGGERO MANZONI è nato San Lorenzo di Lugo, in Romagna, nel 1957. Narratore e poeta ha al suo attivo numerose pubblicazioni fra le quali ricordiamo: Pesta Duro e Vai Trànquilo/Dizionario del linguaggio giovanile (Ed. Feltrinelli 1980); Il dolore (Ed. Scheiwiller 1991); Caneserpente (Ed. Il Saggiatore 1993); Peso Vero Sclero (Ed. Il Saggiatore 1997); Il morbo (Ed. Diabasis 2002); Gli addii (Ed. Moretti & Vitali 2003); Oltre il tempo/11 poeti per una Metavanguardia (Ed. Diabasis 2004); La Banda della Croce (Ed. Diabasis 2005); Scritture scelte, testi per la recitazione dal 1977 al 2003 (Ed. del Bradipo 2006). Per anni ha diretto la rivista di letteratura e arte «Origini». Con Gianni Celati ed Ermanno Cavazzoni ha collaborato alla realizzazione dell’almanacco di prose Il semplice (Ed. Feltrinelli). Sue opere sono state tradotte in Germania, Gran Bretagna, Grecia, Francia, Spagna, Irlanda, Argentina, Uruguay. www.gianruggeromanzoni.it

ALESSANDRO RAMBERTI è nato a Santarcangelo di Romagna il 10 giugno 1960. Laureato in Lingue Orientali a Venezia ha vinto una borsa annuale (1984-85) del Ministero degli Esteri presso l’Università Fudan (Shanghai). Nel 1988 ha conseguito, con altra borsa, il Master in Linguistica presso l’Università di California in Los Angeles e ha concluso i suoi studi con il dottorato in Linguistica presso l’Università Roma Tre (1993). Da allora lavora in ambito editoriale. Nel 2005 ha pubblicato la plaquette Tela di bordo in appendice al volume dedicato ai vincitori del concorso Pubblica con noi (B. Rosenberg Piccolo canzoniere di città, A. Parato, Da luoghi intravisti, Fara 2005). Con In cerca ha vinto diversi premi, fra cui l'Alfonso Gatto. La silloge Pietrisco (Fara, 2006) ha vinto la V edizione del concorso letterario POESI@ & RETE 2006 (Trapani-Palermo) e la VI edizione del Premio biennale di poesia “Cluvium” 2006. Ha pubblicato con lo pseudonimo di Johan Thor Johansson il romanzo breve La simmetria imperfetta (Fara 1996).

giovedì 23 luglio 2015

Le nuvole che sono: Gian Ruggero Manzoni


Dagli scavi di Alesia

(tutto il calore del libro)

VI

Le tortore entrarono dal cielo in quel tempio del ricordo
e lo abitarono per millenni.
Una chiesa senza tetto diviene altare che si coniuga col nome dell'intero.
Il racconto (di ciò che sembra vita) scorre sulle pareti muschiate
come fosse una via crucis, un andare della croce, un procedere di alleanze
o di tormenti... di parole, ma anche di silenzi.


Gian Ruggero Manzoni


(da Tutto il calore del mondo, Skira editore, Milano, 2013)



lunedì 26 novembre 2018

Gian Ruggero Manzoni su Circostanze certe e Dimentica chi sono




CIRCOSTANZE CERTE di Colomba Di Pasquale, Fara Editore, pubblicazioni volute dall’amico Alessandro Ramberti, direttore della casa editrice riminese. Questa, della Di Pasquale, è una raccolta di poesie direi importante, oltretutto coronata da un’infinità di riconoscimenti: Vincitrice del concorso Versi con-giurati; finalista al Premio Cittadellapoesia 2018; finalista al Premio Alberoandronico 2018; finalista al Premio STORIE IN CAMMINO… UN CAMMINO DI STORIA 2018; finalista al Premio Di Liegro 2017 etc. etc. Colomba Di Pasquale insegna Diritto ed Economia all’I.I.S. “E. Mattei” di Recanati, dove risiede. Con Del Monte Editore ha pubblicato Viaggio tra le parole nel 2006 e con Nicola Calabria Editore Una vita altrove nel 2007. Nel 2008, con Fara Editore, ha dato alle stampe Il resto a voce. Nel 2010 presso Genesi Editore ha pubblicato Dulcamara, con prefazione di Vivian Lamarque, e, con Fara Editore, nel 2014, Il mio Delta e dintorni, sempre con prefazione di Vivian Lamarque. Ha scritto di lei Edoardo Gazzoni: “La narrazione si fa panorama e scansione di luoghi. Non tutti i panorami sono da cartolina, il ritmo lo dichiara e avanza caricando l’attesa di uno scioglimento certo”; e così ha detto della sua opera Anna Ruotolo: “La voce di Colomba Di Paquale ha forza e stile e riflette mirabilmente il vissuto di un’anima immersa nella realtà naturale e sociale con un occhio fotografico sensibilissimo ed empatico sempre in tensione fra particolare e universale. […] La sua è una poesia dell’evidenza, uno stare attorno alle certezze del mondo – opposte alle occorrenze, occasioni – quasi (o senza un ‘quasi’) dentro quei famosi scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede”.



DIMENTICA CHI SONO di Griselda Doka, Fara Editore. Questa raccolta, Seconda Classificata al concorso Faraexcelsior 2018, è un insieme che indubbiamente va letto con estrema attenzione per la sincera tensione poetica che contiene. Griselda Doka (Tërpan Berat, Albania, 1984) è Dottore di Ricerca in Studi Letterari, Linguistici, Filologici all’Università della Calabria. I suoi interessi scientifici si basano sulla lingua e la letteratura albanese, sulle scienze traduttologiche e sulla letteratura della migrazione. Attiva come operatrice culturale, è membro di varie giurie letterarie. Nel 2015 ha pubblicato le raccolte Soglie (Aletti) e Solo brevi domande esiliate (Fara, premio della critica Poem Award Academy, Napoli, 2016). Oltre alla sua lingua madre, scrive anche in italiano. Vive e lavora in Calabria nell’ambito dell’istruzione e dell’accoglienza ai migranti. Dai giudizi dei giurati: “L’intensità dei versi della Doka è molto spesso assoluta” (Antonella Jacoli); “Una lettura intensa dalla quale si esce dopo essersi analizzati, puniti, redenti” (Bruna Cicala); “… lirica e nervosa, capace di lanciare abbaglianti sprazzi e subito dopo di chiudersi in un corrivo e introverso silenzio” (Salvatore Ritrovato). Uno dei suoi bei testi: “Se la mia parola ti giunge inaspettata / insolente, piena e rovente / una foglia d’ortica / che sfiora la pelle lesionata / flagello / la parola / travolge / oltraggia / spiazza / il tuo silenzio / il tuo ricovero / vuoto / manchi di fede / manchi di odio / quando la parola ti giunge / inaspettata / vera / vera / vera / erranza ardente / che scioglie il sole / in gola”.

martedì 30 gennaio 2007

da DISCORSI LATINI (Gian Ruggero Manzoni)


Coimbra, dai passi furtivi
o voce – o noi seduti
o piede ghiaioso. Di spalle
ma un’ombra sola
un fine aprile
con più luci e crepitare
e botti e feste e gente, domani…
un uomo in giardino, da mille ombre
al seguito.

Un uomo
l’ombra di una donna
le ombre
muoiono alle querce
nell’ombra del riposo

lei chiede.


*

Da un’altura
una macchia di tàmari
e le colombe.

Uno specchio balena…

il tuo vestire
nella gonna stretta
nel giacchino
e spalle formate
nei tacchi

una fascia
e priva di gioiello…

regolato – regolato
un profilo, una calza, un gesto

ripararti gli occhi

ingannare la vampa
o cercarla.

Un segnale. Un’intesa
un estraneo.


*

Non conoscerci.
Per noi la voglia.
Non conoscerci
e sedie di paglia.

Invitarci l’un l’altra.

Fingere.

Studiare la carta.

Ma non porti la borsa,
in due, non si ha denaro.

Si beve e non si paga,
si mangiano gamberi
e tazze di bagacèira

due coralli

e facchini per strada

danno la battuta
ti guardano
e ti guardo.


*

Sei come ti ho lasciato.
Eri più giovane, sei più giovane.
La parvenza sfugge al desiderio.

La mano sotto al tavolo
la mia mano sulla coscia

amico mio

la tua mano affusolata
le tue unghie a pesce

guizzano

fra nodi e raffia

ma non sono allenate…
io muovo per sentirti.

Io muovo

non dire.


*

Le labbra
spingono a finestre.

Le labbra
baciano i vetri.

Quando ti stacchi
son morbide.

Quando tocchi
non si piegano.

Le labbra sono cristalli.
Le labbra
cedono
agli urti del momento.

Letti di ferro…

le labbra

appena.


*

Poi noi
e l’universo
senza tempo.

Io femmina
e le vie di Uppsala;
io lettrice dallo spagnolo,
encàusta
un muro dipinto
a colori, sciolti nella cera,
voglio ancora
il tempo

il gelo del riserbo

voglio l’attesa

voglio prenderti.


*

Arida, la notte precedente,
quella stanza d’albergo.

A venti miglia
Capo Mondego
e l’oceano esplode.

Arida, anche questa notte,
perché si dorme soli

e mai, come si è scritto,

un volare di scuse
un volare di pertugi
un volare di torbe.


*

L’un l’altra
si prestavano…

io sono… e io sono disponibile.

S’interrompevano
e si slanciavano
per…

ma il patto, stupido patto,
muto, era stabilito.

Da soli
in camere vicine

pensare

mano alla parete

piccoli gemiti

richiami

astenìe

quando smania
supera il dividere

così l’attesa…
l’attesa è propizia.


*

Pensare l’altro
senza fine.



Il curriculum di Gian Ruggero Manzoni (narratore, poeta, saggista e artista) è ponderoso e lo potete trovare riassunto qui. È stato fra i prefatori della Coda della galassia. La sua poesia si caratterizza per una forza direi apodittica con venature gnomiche e quadri visivi tracciati con tratti materici di vivace realismo: "Da soli / in camere vicine / pensare / mano alla parete / piccoli gemiti". Fra i poeti finora ospitati in questo spazio mi pare gli sia per certi versi vicino Giuseppe Callegari.

venerdì 5 aprile 2019

“Raccolta che resta”: Gian Ruggero Manzoni su Vecchio e nuovo

recensione di Gian Ruggero Manzoni 

VECCHIO E NUOVO suggestioni in versi di Alessandro Ramberti, FaraEditore 2019



Alessandro Ramberti è nato a Santarcangelo di Romagna nel 1960. Laureato in Lingue orientali a Venezia, ha vinto una borsa di studio (1984-85) per l’Università Fudan di Shanghai. Nel 1988 ha conseguito a Los Angeles il Master in Linguistica presso l’UCLA e nel 1993 il dottorato in Linguistica presso l’Università Roma Tre. Ha pubblicato in prosa: “Racconti su un chicco di riso” e “La simmetria imperfetta”, con lo pseudonimo di Johan Thor Johansson. In poesia: “In cerca” (2004, Premio Alfonso Gatto opera prima), “Pietrisco” (2006); “Sotto il sole (sopra il cielo)” (2012, Premio speciale Firenze Capitale d’Europa); “Orme intangibili” (2015, Premio Speciale Casentino). Nel 2017 è uscita la raccolta “Al largo”. Ora un suo testo: “Ecco dove siamo / in un ambiente che respira / e tinge il cuore / ai nostri piedi // urge continuare / aprire insieme tratti nuovi / ad ogni svolta / ci sono incontri // misteriosamente / li trovi incisi sulla roccia / segnali-guida / per te e per me”. Da una nota di Rosa Elisa Giangoia: “Consola e conforta il senso della nostra umana incompiutezza leggere questi testi di Alessandro Ramberti in cui reticoli di rigore metrico imprigionano ardite correlazioni del pensiero per tendere il dire poetico, in fascinoso plurilinguismo, verso quell’Oltre, chiuso nel mistero, che il cuore desidera, la mente immagina, ma solo le parole possono tentare di delineare”. Anche in Vecchio e nuovo Alessandro continua la sua ricerca di verità, sia condotta in prosa sia in poesia. Ma di quale verità stiamo parlando? Di quella che la fede in Cristo ci consegna. Ramberti, come anche altri hanno osservato, afferma il positivo dell’esserci per arrivare a una soglia in cui siano stati banditi orrori ed errori della vita e della storia… quella storia che sommerge e non fa respirare. E in ciò il verso risulta sempre leggero, mosso da misericordia, da un perenne affidarsi alla divina provvidenza e dall’amore per il genere umano, così che anche le domande che sgorgano non intimoriscono, non affliggono, risultando utili indicazioni per procedere nel percorso. È pur sempre forte e compassionevole il dire saggio e filosofico di Alessandro, ricco di esperienza letteraria e di importanti incontri di vita. Raccolta da leggere. Raccolta che resta.

domenica 16 settembre 2007

GLI OCCHI DELLA MENTE sett/ott



Articolo tratto da
www.livepoint.it del 12/07/2007

Quattro giorni di incontri, esposizioni, suggestioni, cocktails tra arte, scienza, musica, teologia e poesia
29-30 settembre e 6-7 ottobre 2007, Caserma d'Artiglieria di Porta Verona (Peschiera del Garda)

"L'artista ci fa attraverso i suoi occhi guardare dentro al mondo. L'aver questi occhi, il conoscer nelle cose l'essenziale, che sta fuor d'ogni relazione, è proprio il dono del genio, la qualità innata; ma l'essere in grado di comunicare anche a noi questo dono, dare a noi i suoi occhi, è la qualità acquisita, la tecnica dell'arte". (Arthur Schopenhauer)

Gli occhi della mente rappresentano la metafora lampante che ha la forza dell'immaginazione nell'essere umano. Gli occhi della mente precedono ogni atto creativo e agiscono in tutte le discipline in cui si divide il sapere. Ma allora esistono strutture estetiche che accomunano artisti, scienziati, filosofi, teologi, intellettuali? Per approfondire tale tema accattivante nasce "Gli occhi della mente" in programma il 29 e il 30 settembre e il 6 e il 7 ottobre alle ore 18.00 negli splendidi spazi della Caserma d'Artiglieria di Porta Verona: due week-end di dibattiti, mostre, letture, momenti musicali, cocktails scientifici e molto altro ancora. Promossa dal Comune di Peschiera del Garda la kermesse presenta un'inedita commistione tra discipline apparentemente lontane, ma che hanno tutte alla base delle "macchine estetiche", cioè strutture in grado di comunicare e comunicarsi. Raccontare e raccontarsi. Lo scienziato lo fa ricorrendo a formule o scritti divulgativi, l'artista attraverso le sue opere, il poeta scrivendo su carta. Ma la scienza come l'arte, in realtà esprimono la curiosità, la ricerca e il desiderio di bellezza insiti in tutti gli uomini.
Edoardo Boncinelli (scienziato) Milo De Angelis (poeta), Salvatore Scafiti (artista), Massimo Donà (musicista e filosofo della musica) e Stefano Moriggi (filosofo della scienza) inaugureranno sabato 29 settembre la rassegna dialogando insieme per scardinare preconcetti sulla creatività, per abbattere barriere, fornendo così una visione più organica e coinvolgente del sapere e del fare degli uomini. Domenica 30 settembre invece si mescoleranno parole e melodie con il poeta e narratore Gian Ruggero Manzoni che leggerà le sue opere accompagnato dal chitarrista Franco Ranieri.
Il dibattito su come spesso una singola disciplina attinga da un'altra per potersi esprimere meglio o per trovare ispirazione e risposte più ampie riprenderà sabato 6 ottobre con il teorico della letteratura Adone Brandalise, il frate camaldolese Ubaldo Cortoni, il poeta Andrea Ponso e l'autore ee il teorico della letteratura Stefano Bellanda. Nell'ultimo appuntamento di domenica 7 ottobre sarà presentato il libro d'arte "Apologia di una forma" - che è un esempio concreto di convivenza in un unico elemento di arte, scienza e poesia - di Boncinelli, Manzoni, Ponso, Scafiti, e ci sarà anche l'intervento poetico-musicale di Danni Antonello dal titolo "Monologo di Bo". Inoltre dal 29 settembre al 28 ottobre sempre la Caserma d'Artiglieria di Porta Verona ospiterà una quarantina di suggestive opere di Boncinelli e Scafiti e un bookshop di libri d'arte, di scienza, filosofia e letteratura.
Gli occhi della mente risulta essere quindi un luogo di incontro galleggiante tra le varie discipline, che ne rivelerà le fragilità espressive quanto i punti di forza, un'occasione coinvolgente e intima per soddisfare le esigenze di un pubblico sempre più bisognoso di domande e di risposte ad ampio raggio. Un vero "incontro", insomma, che porti a riflettere su quel motore instancabile che è l'immaginazione e su come essa venga plasmata in differenti forme. Perché parlare del mondo vuol dire anche un po' modificarlo.
Per maggiori informazioni scrivere a gliocchidellamente@infinito.it

PROGRAMMA:

Sabato 29 settembre
Inaugurazione con gli interventi di:
Edoardo Boncinelli (scienziato)
Milo De Angelis (poeta)
Salvatore Scafiti (artista)
Massimo Donà (musicista-filosofo della musica)
Stefano Moriggi (filosofo della scienza)
Domenica 30 settembre
Gian Ruggero Manzoni legge le sue opere accompagnato dal chitarrista Franco Ranieri

Sabato 6 ottobre
Conferenza:
Adone Brandalise (teorico della letteratura)
Ubaldo Cortoni (frate camaldolese)
Andrea Ponso (poeta)
Stefano Bellanda (teorico della letteratura)
Domenica 7 ottobre
Presentazione del libro d'arte "Apologia di una forma" di Boncinelli, Manzoni, Ponso, Scafiti e intervento poetico-musicale di Danni Antonello "Monologo di Bo"

martedì 11 marzo 2008

Il corpo sottratto alle istanze del sabato 23-25 mag 08

MONASTERO DI CAMALDOLI
dal 23 al 25 Maggio 2008

Essenza del percorso nel deserto. Un uomo che, condottiero del suo organismo, percorre questa vita con un resto (di più non è pensabile) della coscienza di ciò che accade, conserva per tutta la vita il fiuto di Canaan; e che debba vedere il paese soltanto prima della morte, è inverosimile. Quest’ultima previsione può avere soltanto il significato di far capire qual momento imperfetto sia la vita umana, imperfetto perché questa specie di vita potrebbe durare all’infinito e tuttavia non sarebbe altro che un istante. Mosè non arrivò a Canaan, non perché la sua vita fosse troppo breve, ma perché era una vita umana. (F. Kafka, Confessioni e diari, Mondadori 1998; 598-599)

Vivere dalla prospettiva dell’apostolo il tempo che intercorre tra la sepoltura del corpo di Cristo e la sua sottrazione dal sepolcro, equivale a calarsi in quel vuoto che, nell’assenza di liturgia del giorno di sabato, trova il suo correlativo. Per chi si disponga ad attraversare il sabato, aprirsi un sentiero nel deserto e trovare l’azione capace di colmare il vuoto, smettono di essere similitudini.
Ma se è vero quanto scrive Simon Weil, che tutti i peccati sono tentativi di colmare dei vuoti, il primo dubbio che impone il sabato non è in che modo agire, ma se sia opportuno farlo: in un tempo in cui niente più aderisce alla vita, il rischio infatti è che ogni nostra singola azione, anziché ridurre, aumenti lo scollamento.
Chi varca la porta del sabato può verdersi inibita l’azione per la paura del precipizio; oppure per vivere nella sua interezza, nelle potenzialità di progresso e di errore. Dove manca la certezza del dopo, sono le cicatrici, finché il sabato non le cancelli, a dirci da dove veniamo, dove sia la soglia del dolore e quanto sia instabile. Quando iniziamo a perdere memoria di noi, è il corpo di Cristo, lacerato, deposto e sottratto che subentra a loro nel marcare i confini tra tangibilità e assenza, tra passato prossimo e presente remoto, ponendosi a sua volta, di volta in volta, quale limite.
Se il dolore disumanizza e attenta alla dignità della persona, la conoscenza del dolore attraversa l’esperienza, attraverso quindi il riconoscimento e la conoscenza dei nostri limiti, fornisce, se non un rimedio, almeno lo strumento per meglio governarsi nel confronto col dolore a venire. Il dubbio del sabato diviene così disponibilità a ripensarsi e a riposizionarsi ogniqualvolta mutino le condizioni, a interpretare il tempo presente rimettendosi ostinatamente in discussione, ad accettare che l’azione valida qui e ora, presto non lo sarà più, che la messa in atto del vuoto consuma nel suo farsi e non diventa mai canone.
Il fatto che la domenica (non ancora o forse mai) di resurrezione, cominici con la sottrazione del corpo, ossia sotto il segno dell’assenza, indica che il tempo del sabato non finisce. In questa ottica, quella di chi è in un tunnel e non vede la luce, attraversare il sabato prende il significato di appropriarsi della vergogna, della sconfitta e dello smarrimento per dimenticarsene come fa l’attore col testo; colmarlo quello di ritualizzare il vuoto e il silenzio. È Edmond Jabès, attraverso la voce di una delle sue creature, a raccogliere in un verso il dubbio del sabato. Ti cerco dove non ti trovo dice Yukel a Sarah, ma mentre le confida queste parole, Sarah è prossima, ma non presente, perché Yukel la sta ancora cercando. Sarah si sottrae nello stesso istante in cui si offre, e lo fa perché Yukel la cerca e continui a cercarla. Temono entrambi che, colmata la distanza fra loro, ad attenderli in realtà sia la fine del dialogo. (Sebastiano Gatto)


Programma

Venerdì 23 maggio

ore 19.30 Cena
ore 21.15 Presentazione
Claudio Cortoni – monaco di Camaldoli
Intervento musicale di Alberto Mesirca – chitarrista

Sabato 24 maggio

ore 8.30 Colazione
ore 9.30 Interventi di: Antonio Attisani (teorico del teatro) e Milo De Angelis (poeta)
ore 13.00 Pranzo
ore 15.30 Interventi di: Giorgio Bonaccorso (teologo) e Edoardo Boncinelli (scienziato)
ore 19.30 Cena
ore 21.15 Gian Ruggero Manzoni presenta le opere di Salvatore Scafiti

Domenica 25 maggio

ore 8.30 Colazione
ore 9.30 Incontro conclusivo con:
Andrea Grillo – teologo
Andrea Ponso – poeta
ore 13.00 Pranzo


Sabato ore 7,30 lodi ore 18,45 Vespri
Domenica ore 7,30 lodi ore 11,30 Eucaristia


I relatori


Antonio Attisani
è critico teatrale, docente e responsabile scientifico del master interdipartimentale in “Linguaggi non verbali e della performance” presso il Dipartimento di Filosofia di Ca’ Foscari di Venezia

Giorgio Bonaccorso specializzato in teologia liturgica, si occupa dei riti religiosi e cristiani con particolare attenzione all’aspetto antropologico. Docente dell’Istituto di Liturgia Pastorale di S. Giustina di Padova. Ha pubblicato diversi libri

Edoardo Boncinelli è un degli scienziati italiani di maggiore importanza. Le sue ricerche in biologia molecolare lo hanno portato a dirigere prestigiosi laboratori. È noto al grande pubblico per essere uno dei più importanti divulgatori scientifici del nostro paese.

Claudio Cortoni monaco camaldolese.

Milo De Angelis è tra i più importanti poeti contemporanei italiani. Numerose le sue pubblicazioni con le maggiori case editrici. Ha tradotto Pindaro, Lucrezio e pubblicato l’opera narrativa La corsa dei martelli.

Andrea Grillo insegna Introduzione alla Teologia Litrugica alla Facoltà Teologica S. Anselmo di Roma e all’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova. Tra le varie sue pubblicazioni: Tempo e Preghiera.

Gian Ruggero Manzoni è poeta, scrittore, teorico d’arte e pittore. Ha pubblicato numerosi libri con Feltrinelli, Il Saggiatore e Scheiwiller. Insieme a V. Magrelli nel 1984 ha curato la sezione poesia della Biennale di Venezia. Ha fondato diverse riviste di letterature e arti figurative.

Alberto Mesirca
chitarrista dal vasto repertorio classico. È passato attraverso varie esperienze musicali incidendo ed esibendosi in Italia e all’estero.

Andrea Ponso è una delle voci emergenti della nuova generazione di poeti, è anche redattore della rivista Trikster del Master di Studi Interculturali dell’Università di Padova. La Casa, curato da Maurizio Cucchi, è il suo primo libro di poesie.

Salvatore Scafiti pittore ed incisore, espone dal 1990 in Italia e all’estero. Ha pubblicato diversi scritti e al monastero saranno presenti alcune opere pittoriche.

Informazioni

1. Le quote di partecipazione sono calcolate su due giorni completi, dato che gli arrivi sono previsti nel pomeriggio di venerdì 23, e le partenze dopo il pranzo di domenica 25 maggio 2008.

2. Quote di partecipazione: La proposta del Seminario prevede la partecipazione a tutti i due giorni, per cui non è possibile accettare detrazioni per giorni di assenza o pasti non consumati

Caparra (non rimborsabile; da detrarre al moneto del saldo):
- adulti: euro 30,00
- giovani fino a 28 anni: euro 10,00
da versare entro 15 gg. dalla prenotazione

Contributo per i due giorni (tutte le camere hanno il servizio interno):

- euro 130,00 camera singola o a più letti
- euro 90,00 per giovani fino a 28 anni


3 Prenotazioni e informazioni:

FORESTERIA MONASTERO
52010 CAMALDOLI (AR)
Tel. 0575 556013 - Fax 0575 556001

e-mail: foresteria@camaldoli.it
sito web: www.camaldoli.it
Sito web del corso: www.camaldoli.it/web_it/pcs/pcs_tema.htm#letteratura

venerdì 15 febbraio 2019

Gian Ruggero Manzoni su Mi bolle il cuore, Minimi Vitali e Scordare il copione

SEGNALAZIONI EDITORIALI ... SEMPRE RINGRAZIANDO GLI AUTORI E GLI EDITORI CHE MI OMAGGIANO COI LORO LIBRI E LE LORO RIVISTE


MI BOLLE IL CUORE di Debora Rienzi, FaraEditore.
Nata a Padova nel 1974, Debora Rienzi ha studiato Filosofia nella sua città e Medicina a Bologna. Dal 2004 al 2017 ha svolto attività missionarie con l’Ami (Associazione Missionaria Internazionale) facendo servizio in Italia, Africa e India, poi è entrata nel monastero Camaldolese di Poppi (Arezzo). Come è anche scritto nella centrata prefazione di Alessandro Barban, e come poi risulta nella bella prefazione di 
Alessandro Barban, quella della Rienzi non è poesia religiosa, ma teopoetica, si tratta cioè di quello spazio interattivo teologico-spirituale di corpo, di intelligenza e di spiritualità, proveniente dall’emozionalità dell’autrice, in cui ogni componimento diventa espressione di Dio nonché affermazione della Sua e della nostra esistenza, tramite lo Stesso. Il colloquio con la divinità è, in effetti, sempre presente in questa suggestiva raccolta (che definirei una sorta di “esperienza totale”) in cui la necessità di porsi delle domande è tema costante, perché oltre che di materia, siamo anche portatori di mente e, soprattutto, di “anima”. Infatti l’originalità dell’insieme risiede, appunto, in un dialogo continuo con il Massimo Assoluto spesso rendendo, certi versi, di difficile comprensione a una prima lettura, ma poi di somma espansione, una volta terminato di assimilare il tutto. Così bisogna leggerlo e poi rileggerlo, questo libro, visto che sempre nuove porte si aprono, altre suggestioni divampano, in un crescendo di grande tensione. Scrive l’autrice: “La parola che più frequentemente ritorna nelle persone alle quali ho fatto leggere i miei versi è ‘intensità’, e certamente questo rimando esprime la forza del trasporto che sento quando scrivo. Un’altra parola che risulta presente potrebbe essere ‘unità’ in quanto scrivere poesia è, per me, un atto unificante il corpo, la mente e lo spirito, poiché mi coinvolge totalmente, dalla riflessione, ai sentimenti, alla corporeità e all’esperienza interiore di Dio. Infine potrei aggiungere semplicemente ‘desiderio’: di relazioni autentiche con Dio e con gli uomini e le donne abitati dal Suo spirito. E se qualche verso di questa raccolta risuonerà nel cuore del lettore sarà ancora una volta opera Sua”.


MINIMI VITALI di Alberto Mori, FaraEditore.
Alberto Mori è nato a Crema, nel 1962, e in quella città vive e opera. Poeta, performer e artista, ha sperimentato attività di ricerca in ambito poetico utilizzando varie interazioni fra i linguaggi espressivi. Ha partecipato a molti festival di Performing Arts ed ha al suo attivo numerose pubblicazioni. Mori possiede uno sguardo sempre attento al particolare, al dettaglio in ombra, o al rumore di sottofondo, a quel brusio che diamo per scontato e che spesso priviamo di ogni significato. Quindi è in quell’universo di “tenui” percezioni, che quasi nulla lasciano, che egli trova input importanti così da dare concretezza a forme letterarie evolute e assolute, riuscendo a rendere ogni verso ricco di bagliori, infiniti sensi, continui rimandi. Questi i suoi Minimi Vitali, cioè quei sottili riverberi che ci permettono di orientarci nell’oscuro, nell’informe, nel vuoto, nell’assurdo d’accatto tipico della nostra epoca. Questi quei piccoli segni che ci consentono di misurare l’ignoto, l’inconscio, l’inespresso, l’abissale, unendo l’attuale a ciò che viene definita “rivisitazione della tradizione”. Egli dice, e io condivido: “Bisogna intendersi sul concetto di ‘nuovo’ che è stato introdotto artificialmente nel ’900 per giustificare le sorti progressive dello sviluppo tecnologico e che ha mostrato il tragico fallimento di due guerre mondiali e la successiva consegna del concetto stesso alla replicazione consumistica e alla conseguente reinvenzione dell’oggetto estetico: Pop Art. La sperimentazione ha un altro cammino, poiché lavora con i mezzi e gli strumenti della contemporaneità, ma riguarda l’accadere in ogni tempo. Infatti si sperimentava anche nella poesia e nell’arte dell’antica Grecia”. Una sua breve lirica: “Nei vetri ripuliti dallo straccio / scorrono scenari sovraimpressi”. E ancora dice: “Amo la fenomenologia del divenire di ogni cosa, ed ogni volta consegnare prospettive incompiute nei miei lavori che vengono affrontati spesso con fermo rigore concettuale iniziale per poi, via via, aprire e mutare la materia tramite i suoi linguaggi”.



SCORDARE IL COPIONE di Alessandro Zaffini, FaraEditore.
Alessandro Zaffini è nato nel 1988 a Sassocorvaro, nel Montefeltro. Dottore in Lettere Moderne all’Università di Urbino, è scrittore di testi per la band Giumara & the PinkNoise. Ha pubblicato una silloge di poesie nel 2013, “Le api marce”, sa disegnare, suonare la chitarra e cantare. Ecco alcuni suoi versi: “Non poter sentire niente / nulla pensare nell’intrico / dei rami, davanti al vorticare / di galassia di quei fumi / Urbino semplicemente / svetta”. Scordare il copione è, a tutti gli effetti, un poema. L’autore apre il sipario di questa raccolta richiamando alla mente del lettore un copione teatrale: “Il Don Giovanni / Il convitato di pietra”, opera attribuita allo scrittore spagnolo Tirso de Molina, inserita in quel “siglo de oro”, cioè il XVI, che mosse dalla Spagna i fermenti ripresi da altri grandi autori europei nei decenni a venire. La moralità che combatte contro le passioni della carne è ciò che muove Zaffini negli otto atti che compongono questo insieme. La tensione narrante produce la forza costante di questo monologo in versi e conduce il lettore nella scia incandescente che anima il copione voluto dall’autore e riscattato dalle mani del destino che si affaccia, costante, nei sogni, nelle notti insonni, nelle membra martoriate dai desideri. Parimenti, il fantasma della morte, onnipresente nell’esistenza di ogni essere umano, viene vinto per un istante tramite i doni che gli Dei affidano al poeta, affinché attraverso le sue composizioni l’umanità intera trovi l’energia del rinnovamento nella natura che infine dà e toglie la vita. Le similitudini con la figura del Gesù Cristo dei Vangeli si snoda in tutta la rappresentazione. Le scene prendono spunto dall’attualità, dal mondo che si evolve intorno a noi con i suoi “diabolici” paradigmi ai quali il regista-attore Zaffini si concede oppure dei quali si libera, nell’attesa di un possibile trionfo nella resurrezione dello spirito. In questo mare brilla per intensità poetica l’atto che reca il titolo “Euridice”, scritto tra l’ottobre del 2012 e il luglio 2013, nel quale la delicatezza dei versi, disposti alla rima interna e all’anafora, ci indicano l’eterna sostanza di ciò che definiamo speranza. Opera indubbiamente particolare, questa di Alessandro Zaffini, per la realizzazione della quale l’autore ha raccolto, tra reale e finzione, sofferenza e qualche gioia, una parte importante della sua/nostra storia.

lunedì 29 luglio 2019

Colonna, D’Alessio, Biondi, Orrico, Iorio sotto la lente di Gian Ruggero Manzoni


recensioni di Gian Ruggero Manzoni



HO SCRITTO QUESTO SALTO di Marco Colonna, FaraEditore, pubblicazioni dell’amico Alessandro Ramberti.

Marco Colonna, giornalista e scrittore, è nato a Palermo nel 1964, vive a Forlì. Dirige dal ’99 il portale web di cronaca e attualità politica sestopotere.com. Cura il canale YouTube “Lotta alle mafie”. Ha scritto articoli per: Il Messaggero, Gazzetta di Romagna, Il Resto del Carlino, La Voce di Forlì, Il Momento, RomagnaSera, Il Giornale, Lo Stato, Il Borghese, L’Uomo Qualunque. Ha pubblicato con Fara le raccolte poetiche Ani+ma (2016) e Siamo sono (2017, finalista al Premio Città di Arona 2018). È stato inserito nelle antologie: L’orizzonte delle metafore (Edizioni Tracce) e La responsabilità delle parole (FaraEditore). Ha partecipato a numerosi reading di poesie. Questa intensa opera in versi si è classificata prima al concorso Narrapoetando. Angela Caccia ha scritto che questo libro è necessario e rientra nella “poesia esistenziale”; queste le parole di Serse Cardellini: «Ricostruzione di un “disessere” dove tutto, in questo grande stomaco del mondo, si fa cibo e riciclo»; Pietro Caruso: «La sontuosa forma dell’eterno percorsa da un funambolo delle parole»; Francesco Filia: «Una meditazione sul destino e il senso dell’esistenza; Andrea Parato: «Capace di legare l’attualità, l’interiorità, la storia, dando voce a ciò che resta»; Adalgisa Zanotto: «Un’esplorazione creaturale, privata dell’inevitabile commozione, nutrita da una contemplazione serena della finitudine umana». 
Ed io: «Poesia oltremodo sapienziale, netta, a momenti oserei aforistica, per come ti entra nella mente e in essa si espande, fino a creare vortici».



NUOVE ANIME di Vincenzo D’Alessio, FaraEditore.

Vincenzo D’Alessio (Solofra di Avellino 1950), laureato in Lettere all’Università di Salerno, ha ideato il Premio Città di Solofra, fondato il Gruppo Culturale “Francesco Guarini” e l’omonima casa editrice. Acuto e attento critico letterario, ha pubblicato saggi di archeologia e storia, recensioni e versi in numerosi periodici, antologie, siti e blog. Le sue raccolte poetiche per i tipi di Fara: La valigia del meridionale e altri viaggi (2012); Il passo verde (in Opere scelte, 2014); La tristezza del tempo (in Emozioni in marcia, 2015) e Alfabeto per sordi (in Rapida.mente, 2015), poi in Immagine convessa (2017). Sempre nel 2017 è uscita la raccolta Dopo l’inverno. Del 2018 sono i Racconti di Provincia. Della sua opera hanno scritto: «Il linguaggio di D’Alessio è essenziale, nitido, ricercato, estremamente preciso» (Nicoletta Mari); «Poesia che rimbocca le coperte nel freddo inverno, che tiene vivo il fuoco del focolare del Sud del mondo per chi è andato a Nord. Una poesia fondamentale in questo tempo di silenzi disumani e di chiusure aberranti» (Colomba Di Pasquale). 
Vincenzo D’Alessio usa parole scelte e umili, semplici e ricche di riverberi, quindi aggettivi concreti e universali. Come sostiene giustamente Michele Sessa, questo poeta campano è testimone assai valido della paziente Irpinia. È il cantore delle “nuove anime” dei borghi della sua terra, continuamente ferita, sfruttata, desertificata se non devastata. La sua è poesia “antica”, poesia che si rifà alla tradizione, quindi, da me, GRM, oltremodo apprezzata.


GHIRONDA di Andrea Biondi, FaraEditore.

Andrea Biondi (Rimini 1986) si è laureato in Lettere presso l’Università di Urbino nel 2009; sempre in quell’ateneo si è specializzato in Scienze Religiose nel 2017. Insegna nelle scuole superiori del maceratese. Con Le campagne hanno bocche ha vinto il concorso Faraexcelsior 2017. Dice, di lui, l’amico poeta, critico letterario ed editore Alessandro Ramberti: «La poetica di Andrea Biondi può essere definita elegantemente, pregnantemente (già dall’esergo), erotica, sia per l’uso di metafore sensuali (“I sogni nessuno può controllarli: / ti sei bagnata tutta di luna”), che per l’uso di una lingua pastosa, saporosa e ritmata (“Ma il tuo corpo è una polpa per morire, / il campo brullo dove affondare i denti”) – non a caso è stato scelto il titolo Ghironda». Ma che cos’è la ghironda? La ghironda è uno strumento musicale a corde di origini antichissime tuttora usato in molti paesi europei per l'esecuzione di musiche tipiche delle tradizioni popolari. Le corde sono poste in vibrazione dallo sfregamento del bordo di una ruota che il musicista vortica per mezzo di una manovella e vengono attivate da una tastiera avente, di solito, i colori invertiti rispetto a quella del pianoforte. Ma veniamo al dove la complessità del suonare la ghironda: l’aspetto più difficoltoso è dato dall’azionamento della “trompette”, ovvero di una corda non tastata che provoca il tipico ronzio ritmico a seconda del tempo e della velocità del brano eseguito, azione che costringe il suonatore a sincronizzare le due mani con movimenti poco naturali e non riscontrabili nell’uso di nessun altro strumento musicale. Sebbene tutto ciò, Biondi se la cava benissimo nel gestire il suo suono e, soprattutto, certe sue immagini oltremodo taglienti.


20 PEZZI FACILI (più uno) di Fabio Orrico, FaraEditore.

Fabio Orrico è nato, vive e lavora a Rimini. Ha pubblicato due raccolte di poesie Strategia di contenimento, uscita nel 2005 per Giulio Perrone Editore, e Della violenza, uscita nel 2017 per FaraEditore, quindi ha scritto il romanzo breve Il bunker (ErosCultura 2016) e, a quattro mani con Germano Tarricone, il thriller Giostra di sangue (Echos Edizioni 2015), nonché il noir Estate nera (Golem Edizioni, 2017). Collabora al blog di Nicola Vacca Zonadidisagio e al periodico online Scrittinediti. Confessa l’autore: “In realtà ogni volta che rivedo un film che amo è come se rivedessi sullo schermo anche la mia autobiografia. È un po’ come se le mie rughe andassero a segnare la pellicola e il film si ricaricasse di senso e di un’urgenza nuova”. Di lui dicono riguardo il suo fare critica cinematografica: «La scrittura è godibile e attraente anche per i non esperti» (Angelo Leva); «L’ottima descrizione, anche di particolari che potrebbero sembrare insignificanti, conduce il lettore alla sua visione della pellicola. L’insieme è piacevole e stimolante» (Franca Oberti); «I collegamenti che crea danno un senso di organicità all’opera e restituiscono l’impressione di compiere un viaggio a più tappe, ognuna delle quali non sarebbe stata raggiunta se non tramite il passaggio da quella precedente» (Angela Colapinto); «Recensioni minuziose, quasi poetiche nel linguaggio attento a forme, colori e suggestioni» (Giovanna Passigato); «Orrico snocciola immagini con nonchalance come se davvero si trattasse di “pezzi facili”, ma lo fa con vera passione e senza arroganza, quintali di informazioni e impressioni che possono fungere per noi da bussola per orientarci nel panorama cinematografico dei nostri tempi» (Corrado Giamboni). 
Per quello che mi riguarda questo è libro da leggere, soprattutto per chi, come me, ama i film e, se potesse, ne divorerebbe 1 se non 2 al giorno. Un vero grazie a Fabio Orrico!


DORMIVEGLIA (E ALTRI RACCONTI SMARRITI) di Giovanna Iorio, FaraEditore.

Giovanna Iorio, irpina, è vissuta per anni a Roma ma si è recentemente trasferita nel Regno Unito. Ha pubblicato diverse raccolte di poesie. Le più recenti: Poesie d’amore per un albero (Albeggi 2017), Haiku dell’Inquietudine (Fusibilia 2016) e Frammenti di un profilo (Pellicano 2015, con post poesia di Renzo Paris). È presente in molte antologie tra cui Cuore di preda e SignorNo. Collabora con le testate Erodoto108, Roma&Roma e DiarioRomano. Dopo aver vinto il concorso “Pubblica con noi” è uscita con FaraEditore La neve è altrove (finalista al Premio Camaiore 2017 e al Premio Città di Arona 2018). Nel 2017 pubblica, sempre con FaraEditore, Succede nei paesi. Ha ideato e cura il progetto sonoro Poetry Sound Library. Nel 2019 sono usciti I giorni della volpe (Gattili Edizioni) e Ora rischiara (EscaMontage). Questi avvincenti racconti, fra il sonno e la veglia, si sono classificati secondi al concorso Narrapoetando: Così hanno scritto di lei i giurati: «Un insieme volutamente vario con l’incipit che avvisa da subito chi legge sulla caratteristica onirica dei testi. Ho trovato divertente la lettura e talvolta un pizzico di inquietudine nell’aspettativa» (Franca Oberti); «Il suo originale punto di vista verso la realtà che ogni giorno viviamo ha in sé un tratto fortemente onirico e al tempo stesso, con molta più frequenza di quanto a una lettura superficiale potrebbe apparire, riesce a cogliere nel segno, restituendoci un sapore intimo e familiare in grado di riportarci a casa» (Angela Colapinto); «Amori impossibili, creature che fanno esplodere le magie nascoste dentro di sé, momenti di amara e beffarda chiarificazione, universi familiari che con uno scarto improvviso diventano altro. E ancora piccole crudeltà, che poi diventano risolutrici, in virtù di una intelligente ironia» (Giovanna Passigato). 
La scrittura della Iorio è oltremodo calibrata, sicura, attenta ai particolari, sobria. Nel suo narrare, “il teatro che è la vita” risulta più che manifesto, coinvolgendoci al punto di immedesimarci nei vari personaggi, divenendo personaggi noi stessi del suo racconto, e ciò non è valore da poco.

lunedì 29 gennaio 2018

Letture fariane di Gian Ruggero Manzoni

Mi è giunto il plico con i libri degli autori vincitori o segnalati del/al Concorso Nazionale Faraexcelsior 2017. Come sempre l’amico Alessandro Ramberti che, delle Edizioni Fara, è il deus ex machina, mi ha voluto omaggiare con gli stessi. Libri molto belli, anche graficamente parlando, e ricchi di sensazioni, umanità, profumi, coraggio e grande amore per la poesia e il racconto. GRAZIE Alessandro e grazie a tutti i poeti e i narratori che ho avuto il piacere di leggere.

- Notturno e altre poesie, di Gabriella Bianchi, FaraEditore.


L'immagine può contenere: una o più persone e spazio all'apertoScrive della raccolta Claudia Piccinno: “Il lessico asciutto e senza orpelli trae ricchezza da uno stile ricco d’immagini, che ben fotografano lo stato d’animo di chi scrive”, e continua Germana Duca: “Il tono lirico di fondo, alternato a scorci naturali e realistici, è sorretto da un flusso espressivo controllato e convincente”. In effetti la poesia della Bianchi rientra per tensione e struttura in quel lirismo proprio della nostra tradizione più alta, senza quindi indugiare, senza perdersi in “sovrastrutture” metaforiche o descrizioni che, spesso, vanno ad appesantire altri testi che vado leggendo. Nata in ricordo di un bene perduto, Gabriela Bianchi ci trasmette immagini di una storia d’amore sul filo dello specchio dell’intima riflessione, producendo ritratti di dialogo che caratterizzano nell’assenza uno stato di sofferenza che infine trova quiete nella poesia. Dal testo: “Mille volte mi hai preso tra le braccia”; “A me restano/ poche cose da fare”; “Mi sono incamminata verso te”; “La tua città era un libro aperto”; “Avrei voluto entrare con te/ nell’arco del tramonto”; “… e dietro il velo del Notturno, la realtà del distacco, il regno delle ombre ti ha rapito”.

- Terre d'acqua, di Donatella Nardin, FaraEditore.


L'immagine può contenere: sMSScrive Nazario Pardini della raccolta: “È con questa poesia eponima, incipitaria, che possiamo immergerci, fin da subito, in un animo tutto proteso alla scoperta di sé stesso, di un legame terra-acqua che fa di questo poema il leimotiv, il filo rosso, la simbiotica fusione fra spazi ontologici e ondulazioni native”, e continua Annalisa Ciampalini: “La silloge prende vita da un’ispirazione legata ai luoghi in cui la presenza dell’acqua è determinante. Leggendo questi versi si ha un senso di spaesamento, non si capisce dove ci troviamo, poiché a predominare è l’acqua, insieme agli elementi che le stanno attorno: luce, cielo, uccelli. Poi, all’improvviso, sorgono riferimenti geografici precisi che ci riportano a un contatto concreto con la terra”. Io, uomo di fiumi, canali, valli e paludi non ho potuto non amare da subito l’andare della Nardin, perdendomi con lei, e rinascendo, con lei.

- Siamo sono, di Marco Colonna, FaraEditore.


costellazione assenzaAntonio Vittorio Guarino, analizzando l’opera in questione, scrive: “Dice Marco Colonna che il suo poetare tende a ‘mettere in scena i nostri atti e pensieri quotidiani ritagliati all’interno di un micro o macro cosmo soltanto apparentemente immoto’, dimensione letteraria che risulta di grande responsabilità per ciascuno di noi, cioè fare del nostro esistere un nodo di relazioni di senso e foscolianamente amorose affinché le immancabili e tragiche cesure della vita non siano solo ferite sanguinanti ma varchi di empatia”. Al che, un altro giurato del concorso ha aggiunto, non senza sbagliare: “Finché siamo in vita non possiamo che prenderci carico di tutte le relazioni che ci hanno costruito, formato, ospitando in noi quelle identità perdute, quei vuoti, quel ‘siamo’ in cui non siamo più ma
che permette a ciascuno di noi di dire ancora: Sono”. Altro non aggiungo … reputo che non si possa dire altro sul nostro Essere ed Esserci.

Lascia la tua terra – Sinfonia del congedo, di Stefano Iori, FaraEditore.


costellazione assenza“Tutto non è che fumo” … il poeta, come il profeta, sente forse più di altri la presenza costante dell’ultima ora, la ferita invisibile eppure sanguinante del distacco (dall’infanzia, dalle persone e dai luoghi cari, dal “grembo del mondo), quindi l’inevitabile e sempre maggiore entropia a cui è soggetto, col passare degli anni, il nostro organismo biologico. La poesia è in fondo anche un modo di lasciare la terra anzitempo, di alleggerire il peso del corpo “per donarsi al cielo”, per volare alto. Così ci ritroviamo senza nulla sotto i piedi, senza certezze, a tendere verso un luogo “promesso”, alimentando speranze che paiono illusorie. Quanto ci costa varcare l’ultima soglia? Quali paure ci tolgono il fiato? Quali appigli troviamo per affrontarle? Quindi impossibile che uno come me che, ultimamente, evoca una “sparizione” da questo stato umano, che sempre più va stretto al mio esistenziale, possa rimanere insensibile a ciò che ha scritto, con così grande consapevolezza e taglio netto, Stefano Iori.

- Dopo l'inverno e altre poesie, di Vincenzo D'Alessio, FaraEditore.


costellazione assenzaQuesto nostro autore campano, pur senza disprezzare la forma, che anzi, a tratti, è ricercata, è uomo che mira all’essenza, lanciando, tramite la sua poesia civile, continui strali verso una situazione di immobilismo storico, tipica della sua terra, di cui la Camorra ha larghe e preponderanti colpe. Quindi poesia, quella di D’Alessio, sempre dolente, ma mai arrendevole, innegabilmente inserita in un contesto geografico che ben fa comprendere come il poeta sia calato con amore ma anche con tristezza nel suo Genius Loci. La sua raccolta racconto, per tali componenti, si è classificata al secondo posto nel concorso Faraexcelsior 2017. Perciò, anche questa volta, Vincenzo D’Aessio non si smentisce quale letterato che, ben conscio di sé e dei suoi conterranei, porta sulle spalle l’eterno malanno di una certa meridionalità, con quella rabbia a stento soffocata per i continui tradimenti subiti, per quella sofferenza talmente radicata che sembra escludere, seppure il passare degli anni, ogni possibile speranza di miglioramento.

- Le campagne hanno bocche, di Andrea Biondi, FaraEditore.


costellazione assenza
L’orgasmo delle campagne
ha spaccato le case,
le pietre sono rotolate nei fossi
e le famiglie sono scoppiate in pianto.

Io ho preso le carte,
ho pensato al ginepro.
Ho vergato versi sottili
che mi hanno fatto piangere.

I cuccioli d’uomo rifuggono le tane
quando i campi sciolgono in ombre.
Gesù! Gesù! Non farci morire.

Come dice Antonio Vittorio Guarino: “E dunque si lasci andare, chi avrà la fortuna di leggere la raccolta, alle suggestioni che essa stessa suggerisce”, e continua Cesare Davide Cavoni: “Poesie che raccontano storie e per questo si fanno leggere. Infatti raccontano con garbo”, poi Germana Duca: “Il poeta partecipa al racconto della natura, fra memoria, desiderio, attesa”, quindi Teresa Armenti, anch’ella membro della giuria: “Sulla terra ballerina, squarciata, sommersa nel dolore, percossa e bastonata, si eleva un singulto, che diventa sussulto, preghiera, pianto, canto, ora sommesso, ora agonizzante, ora grido di protesta” … e, per finire, il mio bravo a Biondi, che riesce a far diventare la sua terra, terra di tutti noi, madre, di tutti noi.

- Accecate i cantori, di Angela Caccia, FaraEditore.



Come scrive Alessandro Ramberti: “Questo libro - vincitore del concorso Versi con-giurati (con, in appendice, alcuni inediti dei poeti Lucianna Argentino e Francesco Filia, membri della giuria) vi scaverà a fondo con il suono di immagini bellissime nella loro concretezza palpabile, con la poesia che si rivela (assieme alla preghiera) forse l’unica modalità di accettare la parola fine, di predisporsi - tremanti, timorosi e tuttavia fidenti - ad accogliere quella soglia abissale e ignota che sembra ingoiare ogni senso, ogni parola”. Ecco alcuni stralci dal libro …

“A sera / nella camera oscura del ventre / ricomponete i minuti raccolti / potenzialmente preziosi – poi – / ancora una volta accecate i cantori!”

“La poesia sta dietro / in agguato / tira su capanne / in cui le sillabe s’accalcano”

“Non si sguscia dai tanti bui – non ci si salva – / senza portarsi un’ombra addosso”

“Come nave al largo ti guarderò sparire / col tuo minimo di equipaggiamento / … ti avessi dato la mia mappa dei venti! / Ma crescere / è l’avventura di solitudini in mare aperto”

“L’ortica ridipinge l’entrata / ha un rossetto sbavato sulle labbra”

“Chi fu il primo a piantare sé nell’altro / e confidare in quell’innesto vide anche / la fatica di crescere e l’albero di oggi”.



- Sussurri e rivelazioni, di Franca Oberti, FaraEditore.


tempo del castagnoDel suo fare scrittura così dice l’Oberti: “Sono sicura che ci sia sempre un Angelo vicino a noi. Potrebbe essere uno solo, oppure tanti, dipende dai momenti della vita, ma uno è quello che io chiamo il Primo, credo si possa definire l’Angelo Custode delle nostre preghiere, ed è quello che ho imparato ad ascoltare, quello che sussurra, specialmente la mattina, di buon’ora. Non sento voci, né bisbigli, piuttosto è qualcosa che entra in me, non sono necessariamente parole; le parole arrivano dopo, mentre sto scrivendo. (…) Sono le prime ore del mattino quelle in cui l’Angelo arriva a sussurrarmi, e, a volte, le sue rivelazioni mi spingono a fare ricerche, a dare corpo a quella che, ancora nella mia mente razionale, classifico come fantasia; ma nel momento in cui scrivo, comincio a concretizzare quei sussurri e le rivelazioni si svelano, diventando racconti e poesie” … al che aggiungo: e come non essere d’accordo?

- La storia di Layla e Yurkemi”, di Gianluca Chierici, FaraEditore.


“ … Qualcosa cambiò quella notte. Le nuvole arrancavano nel cielo color carne. Il cielo sembrava sul punto di sfasciarsi. Nella vertigine delle ore una crudele attesa stava filando la sua ragnatela. Non ero io la preda. Ma il mio amore per Yurkemi … “ (dal testo)

Scrive di questo libro Angela Colapinto: “Mi chiamo Layla e vivo di ricordi. Con queste poche parole l’autore ci presenta il personaggio e ci offre la sua chiave di lettura. Un incipit che ha in sé l’eco di una storia lontana nel tempo e che lascia il lettore sospeso, in un limbo tra mito e realtà?”, e continua Francesco Di Sibio: “La sua lingua era fatta di luce. La luce che eravamo. La vibrazione che siamo. Una storia a cavallo tra un fantasy e un manga giapponese, dove la lunga ricerca è frutto di dolore e sofferenza in un posto in cui l’incantesimo dell’amore lascia un inverno senza fine”, quindi Claudio Fraticelli: “Una varietà di quadri in cui il non detto lascia il lettore libero di proiettare le proprie emozioni sullo scritto”, e Alessandra Gabriela Baldoni: “Il ritmo incalzante della narrazione incarna il sentire della protagonista sempre in tensione tra due mondi, quello della vita e quello della morte, della realtà e della visione” … opera che molto mi ha colpito per come il vero e il verosimile danzino fra loro, dando comunque forma alla verità.

ANCORA INFINITI GRAZIE a tutti coloro che mi omaggiano con questi preziosi regali che andranno ad ampliare la mia ormai babelica biblioteca !!!