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mercoledì 30 dicembre 2020

Distopie disincantate

Sulle Distopie di Gianpaolo Anderlini pubblicate da FaraEditore 2020


Un mondo disincantato è quello rappresentato da Gianpaolo Anderlini in Distopie la sua raccolta di poesie pubblicata da FaraEditore e selezionate al concorso Narrapoetando 2020

La Distopia tradizionalmente è un’utopia al negativo ma non nel senso di brutta, terribile, ma, al contrario del mondo perfetto dell’utopia, la distopia ne propone uno spaventoso, con una società indesiderabile. Le Distopie di Anderlini in realtà sono poesie che fanno pensare e non solleticano l’animo in maniera consona e usuale.

Il vezzo della scrittura dell’autore è quello di lasciare una frase alla fine della poesia che racchiude tutto il significato della lettura e, come un accento, gli dà uno slancio positivo e profondo. Senz’altro le sue poesie richiedono una lettura attenta e un ritornarci più volte sopra ed è proprio questa caratteristica che diversifica l’autore da tutti gli altri.

Sono trentaquattro in tutto e l’autore ama giocare anche con i titoli attraverso il sottile gioco di parole. E allora vi troverete (Es)senza, (As)senza, (Pre)senza,(Re)s(ili)enza, e così via in questo connubio tra positivo e negativo che si ritrova tra le sue righe.


Distopie di Gianpaolo Anderlini pubblicato nel 2020 da FaraEditore è oridnabile a info@faraeditore.it 

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lunedì 6 agosto 2018

La distruzione del male: il dubbio di Giobbe nei versi di Gianpaolo Anderlini

Gianpaolo Anderlini, Giobbe, FaraEditore 2018

recensione di 
Vincenzo D’Alessio 



Per molti anni ho servito l’altare come organista. Alla fine della celebrazione eucaristica seguivano le parole: “Oh! se le mie parole venissero scritte, se fossero consegnate in un libro! O impresse con stilo di ferro sul piombo, o incise sul macigno per sempre! Io so che il mio Redentore è vivo ed egli, ultimo, sulla polvere sorgerà; e dopo, nuovamente rivestito della mia pelle, della mia carne vedrò Dio.” (Giobbe 19,23-25).
Il libro compreso nella Sacra Bibbia fu scritto intorno al IV-V secolo avanti Cristo preannunciando ancora una volta la resurrezione dei morti.
A rendere attuale il messaggio, disceso lungo la Storia della cristianità, è stato scritto da Gianpaolo Anderlini il libro Giobbe edito presso l’Editore Fara di Rimini quest’anno.
Un’impresa non facile se rapportata agli eventi disseminati lungo il secolo appena trascorso, quello cosiddetto “breve”, dove guerre e persecuzioni hanno distrutto il senso della Speranza e della Divina Provvidenza.
L’autore ha scelto la poesia per dare leggerezza alla sua ricerca: dodici discorsi, dodici risposte e un explicit (exsulto), realizzati con l’uso dell’endecasillabo.
Con la scelta del numero dodici si rimanda il lettore alle scelte operate nel Vecchio e nel Nuovo Testamento: le tribù d’Israele, gli Apostoli del Messia (Gesù Cristo), la ricomposizione dell’Universo nelle mani del Creatore.
Sapienza che permane nel “verbo” da almeno settemila anni.
Dunque il primo discorso, di questo nuovo contributo a Giobbe, si apre proprio con i versi: “I meccanismi della creazione / trattengono lontano (in alto) i cieli; / parole dette (in basso) nella piatta / luce del giorno, sostengono il giogo / dell’esistenza umana sotto il sole.” (pag. 11).
Nasce da questi versi la ripresa della voce così antica di Giobbe.
La distruzione degli umili da parte degli empi: vedi i campi di sterminio nazifascisti; la morte di migliaia di civili nelle attuali guerre in Siria e nelle altre parti dei continenti; la perdita di vite umane in questa nuova grande emigrazione dall’Africa alla quale stiamo assistendo accomunandoci con la preghiera alla sorte dei fuggitivi.
Il genere umano ha costruito ancora una volta una nuova Torre di Babele, il potere economico che non intende perdere per nessun motivo, continuando a depauperare le nazioni povere delle risorse che il pianeta ha donato loro.
Dio dov’è di fronte al dramma inesauribile che il genere umano affronta dalla nascita all’ultimo giorno di vita nel confronto con i propri simili, alla Natura devastata che si ribella, alle tragedie che promanano dal profondo delle viscere del pianeta “Gaia”?

“(…) Dov’è l’uomo? Nel parto dell’attesa.” (pag. 21).

“Effatà!”: viene pronunciata questa parola al momento del battesimo cristiano nelle orecchie del neonato retto dalle braccia dei genitori. “Riposa in pace” sono le ultime parole recitate accanto al letto del defunto.
Il libro proposto da Anderlini pone ancora una volta in noi, come fu per Giobbe, la ricerca della divinità che avanza nei secoli sorreggendo gli uomini assetati di esistenza: “(…) luce che prorompe / dai volti assorti a contemplare Dio / e la preghiera esplode dal silenzio / dei cuori e riempie il mondo di certezze / nuove, incontrovertibili.” (pag.28).
Solo nella vera fede c’è il superamento della debolezza del corpo, il dolore delle malattie e il sorgere dell’energia che sorregge quanti si affidano a Dio: 
“Solo il dubbio ci rende uomini liberi.” (pag. 29).

domenica 4 dicembre 2022

Il Pastore è fedele

Gianpaolo Anderlini, Io sono tuo salvami! , Chirico 2022

recensione di AR



È uno stupendo viaggio negli infiniti e sorprendenti meandri del Salmo 118/119, che è anche il più lungo del Salterio. Un viaggio in cui viene intrecciata, riecheggiata e compendiata l’intera Torà. Anderlini, da studioso appassionato ed esperto del Primo testamento in lingua ebraica, ci permette di conoscere una quantità di commenti e interpretazioni della ricchissima tradizione ebraica nelle sue varie declinazioni tra loro in vario modo connesse (Talmud, Midrash, Mishnah, Halakhah…). In questo suo avvincente itinerario l’autore ci fornisce a sua volta spunti, intuizioni, inviti estremamente interessanti, come ad esempio nell’ultima tappa del libro (p. 256) : «… proviamo con tutte le nostre forze, con le nostre debolezze, con il nostro cadere e con il nostro rialzarci, a vivere, per quanto ci è possibile in pienezza e integrità, il nostro vagare come pecora smarrita con la certezza che il pastore non ci abbandona ed è sempre in cerca di noi. (…) Nell’attesa dell’incontro, il fare e l’ascoltare la Torà sono le carezze e i baci che mettiamo in serbo per poterci abbandonare in Dio (…) לְֽךָ־אֲ֭נִי, lekà ’anì, “Io sono tuo” (Sal 119,94). Per sempre.»
Qualche pagina prima (p. 251), commentando l’ultimo verso del Salmo (il 176) Anderlini scrive: «(…) quando il salmista dice: בַּקֵּ֣שׁ עַבְדֶּ֑ךָ, baqqésh ‘avdèka, “cerca il tuo servo” intende dire: “Signore, vieni incontro al tuo servo e trovalo”. E come può avvenire ciò se tutto sembra preso nell’oscurità? Dio può venirci incontro e trovarci perché ha illuminato il mondo con la luce della Torà e quella luce, allo stesso tempo, permette a noi, uomini erranti e persi, di incamminarci verso Colui che ci cerca e ci viene incontro.»
Anche se non si è provetti ebraisti ogni persona interessata alla parola di Dio potrà godere di questa immersione nel testo ebraico le cui ottave alfabetiche ci vengono proposte, tradotte, commentate a due a due (come da tradizione rabbinica) negli 11 capitoli (le lettere dell’alfabeto ebraico sono 22) di questo affascinante trattato in forma di racconto. Ecco ad esempio come si intitola il Capitolo I: “La tua parola è lampada per il mio piede e luce sul mio sentiero”, Introduzione al Salmo 119 e commento alle strofe א / alef e ב / bet.
Concludiamo questa nostra breve lettura consigliando vivamente questo testo che ci offre una miniera di preziosi consigli per  assaporare con gusto non solo questo salmo ma l’intera Bibbia: «Il Salmo 119, con la sua forte e insieme debole voce, è una risposta alla domanda che Dio ha posto e continua a porre all’uomo dal Gand Eden fino ai giorni del Re Messia: “Dove sei?”. Quando il salmista chiede: “cerca (בַּקֵּ֣שׁ , bakkésh) il tuo servo” [alla nota 27 Anderlini specifica come questa espressione si trovi solo in Salmo 119,176], è in qualche modo certo dell’incontro con Dio, qui ed ora.  (…) È come se Dio, in questa continua ricerca dell’uomo, non in generale ma del singolo uomo, nel buio e nel vuoto, continuamente dicesse: “Dove sei?”, senza ottenere risposta fino a che l’uomo (quell’uomo) non trova la forza di ritornare fino a Dio, a quell’incontro che è un reciproco (ri)trovarsi»  (p. 39).
Un commento, questo dell’innamorato ebraista di Fiorano Modenese,  che ravviva in noi la speranza fiduciosa di questo incontro fondamentale con il sempre Misericordioso. 


martedì 27 giugno 2023

Profondo commento poetico al profeta biblico


recensione di Vincenzo Capodiferro
pubblicata su Insubria Critica


Figli di Qohèlet. Monologhi sul margine del Libro è una raccolta poetica di Gianpaolo Anderlini, edita da Fara, Rimini, 2023. Scrive Alessandro Ramberti nella "prefazione": «Profondo conoscitore del pensiero ebraico e appassionato studioso del Primo Testamento, Gianpaolo Anderlini si (e ci) immerge nel libro più pirronista della Bibbia, noto per due icastici adagi: “Vanità delle vanità, tutto è vanità” e “Niente di nuovo sotto il sole”».

Forse siamo l’immagine del nulla.

Gianpaolo Anderlini sa tradurci in passi poetici connotati da una sconvolgente attualità verità eterne, antichissime, contenute nei testi sacri. Gianpaolo è intriso di quel Verbo, che a principio era “presso Dio”. È la prima Parola: il Vecchio Testamento, che egli definisce giustamente Primo Testamento. D’altronde la Parola antica è la prima espressione della “Poesis” originaria, la creazione, la poesia di Dio. La poesia di Dio è creatrice ex nihilo. Dio crea il linguaggio originario, da cui sono derivate tutte le lingue. L’uomo, animato da “ubris”, superbia, ha cercato di ricreare quel linguaggio originario, ma invano (Babele). Ed in termini moderni tradurre il messaggio del profeta Qoèlet significa parlare di nihilismo e di scetticismo (“pirronismo” come lo definisce Alessandro Ramberti).

Sette squarci di nulla (quasi nebbia
evanescente) irrompono nel seme
nero del tempo (quando non è notte
e non è giorno, quando il sonno è vigile
e il sogno sembra costruire mondi…


Sono versi intensi, difficilissimi da interpretare, profondi. Ricorre il sette, numero divino ai Pitagorici, apoteosi della temporalità (la settimana santa della creazione originaria che indica il primo ciclo del tempo, il primo nietzschiano “eterno ritorno”). Si fa riferimento a quello stato crepuscolare dello Spirito, di schellinghiana, romantica memoria, al confine tra Notte e giorno, tra sonno e veglia, ove sogno e realtà coincidono. Molto forte è l’espressione “seme nero del tempo”. Il tempo è come il seme che ancora è nella terra e deve diventare ciò che è. Divieni ciò che sei! Il richiamo alle parabole evangeliche granarie è evidentissimo: i semi sono le ragioni seminali degli Stoici e di Agostino, intrisi appunto di questa poesia originaria.

La poesia di Gianpaolo Aderlini è una versificazione che ci invita a riflettere, a meditare sul testo sacro, quindi ha un valore altissimo, euristico, ermeneutico. Quella parola è anche il seme che il buon Seminatore getta in noi, a volte dure pietre, a volte spine, a volte terreno buono.

(continua su Insubria Critica)

venerdì 28 marzo 2008

da Parola/parole (Gianpaolo Anderlini)

«Senza profeti il mondo non ha volto»: scolpito questo verso di Anderlini che può essere considerato un po' il biglietto di presentazione della poetica di un autore dichiaratamente interessato al Libro, alla voce di Dio nell'Uomo: «voce che sale dalla breccia aperta, / il profeta trattiene la pesante / mano di Dio e salva il mondo e l’uomo»; «Chi risponde è profeta, non chi parla.»
Endecasillabi pregnanti e intensi di un poeta davvero immerso nei luoghi (in senso spaziale, teologico, narrativo, simbolico…) della Bibbia.


I. La breccia


Nel muro che separa il cielo dalla
terra, l’uomo da Dio (necessario
per trattenere Dio in alto, l’uomo
in basso) si aprono brecce per opera
di uomini che si sentono immortali.

Luce di libertà: generazione
dopo generazione, pietre tolte
con le mani voraci del peccato
e il cielo cade sull’umanità.

Sogni, parole, visioni, silenzi
sottili nel deserto dei pensieri:
voce che sale dalla breccia aperta,
il profeta trattiene la pesante
mano di Dio e salva il mondo e l’uomo,
che corrono sull’orlo dell’abisso
inconsapevoli. Il profeta solo
(per amore degli uomini e di Dio)
chiude la falla con mani operose,
con voce di preghiera che interrompe,
salendo al cielo, il precipizio della
Giustizia onnivora. Tace il profeta
della precaria condizione umana,
solo, attende – ora – parole dal cielo.

Il sole splende (etsi Deus non daretur).



II. Parole e mani

Mi disse: “Vedi”, ed io vidi; “Ascolta”,
ed ascoltai; “Scrivi”, ed io scrissi.
Mi disse: “Mangia questo libro”, ed io
mangiai, parola per parola, tutto.
Mi disse: “Va’, minaccia, maledici”;
mi disse: “Torna, accogli, benedici”,
e le parole mie e le mie mani
si fecero parole e mani sante,
dono dal cielo, sale della terra.

Mi rivelò misteri che teneva
celati nel segreto del suo trono,
parole che si calano, di cielo
in cielo, nei miei occhi fatti lago
per contenere il volto della vera
redenzione (nel tempo della vita,
nel tempo oltre la vita). Poi mi aprì
le labbra ed io parlai senza timore
a sordi che non vogliono ascoltare,
a ciechi che non vogliono vedere,
a muti che non sanno più pregare,
a morti che non vogliono risorgere.

E fui di nuovo solo, abbandonato
ad essere parola per nessuno.
Fui solo specchio che riflette in alto
lo scendere di Dio nella mia
voce. Fui solo un vaso che raccoglie
le lacrime del cielo e della terra.

Fu la luce negli occhi degli oppressi
a mantenermi vivo e non più solo.

Beato il mondo che non ha profeti.


III. Quanti profeti

Di quanti profeti ha bisogno il mondo
per riconoscere l’orma di Dio
che passa ancora? Di’ loro: Di quanti
furono e sono del seme d’Adamo,
inconsapevoli profeti - tutti.

La vita è alito divino, luce
che illumina le tenebre del nulla,
nel volto di ogni uomo che calca il mondo,
profeta consapevole del Dio
che parla nella bocca di chi crede,
di chi non crede, di chi ama od odia.

Parla, uomo, creato ad immagine
di Dio, parla, non tacere, annuncia
al mondo affascinato dalla voce
del Male, annuncia dai tetti dei templi
il nuovo patto fra terra e cielo:
per tutto il tempo in cui risplenderà
il sole sulle fredde albe del mondo,
Dio sarà nelle lacrime amare
delle stelle stregate dall’amore;
l’uomo sarà giudice giusto aperto
al pianto della terra ed al lamento
di quanto ha vita ed è senza diritti.

Senza profeti il mondo non ha volto.



X. Solo parole (Giona)

Prima parola: Va’, annuncia, chiama
al pentimento un popolo straniero,
un popolo diverso che non sa
tornare a un Dio che non conosce ancora.
Va’ lontano dai tuoi cari, nel cuore
pulsante dell’impero universale,
nel luogo dove tutto si fa merce,
luogo dell’amorale mercadante.
Va’ e porta con te solo parole.

Prima risposta del profeta. Mentre
l’occhio di Dio scruta assorto
la città, fuggirò lontano, verso
luoghi remoti che nemmeno Lui
conosce e là mi cercherò un idolo
che non dica parole e che non voglia
salvare il mondo intero. Cerco un Dio
che si occupi di me e del mio popolo,
che non mandi profeti a zonzo invano.

La nave, la tempesta, il grande pesce
che lo tenne tre giorni nel suo ventre:
di nuovo al punto di partenza. Dio
parlò per la seconda volta. Va’,
annuncia, chiama al pentimento gli uomini,
gli animali e le cose; il tempo è breve
per te e per loro: per loro la morte,
la solitudine silenziosa
nel fondo dell’abisso; per te il peso
di non avere aperto il cuore al mondo.

La seconda risposta del profeta.
Andò, parlò, disse solo parole.
Quaranta giorni ancora e la città
sarà distrutta. E la città rispose,
inaspettatamente, senza indugio.

Disse solo parole e se ne andò.

Fuori dalla città siede il profeta,
steso dal sole caldo del meriggio,
prostrato dall’attesa della mano
punitrice del Dio della giustizia.

Forza della parola, debolezza
del profeta incapace di vedere
la porta della salvezza negli occhi
di uomini senza Dio e senza fede.

Chi risponde è profeta, non chi parla.


Gianpaolo Anderlini, nato a Ravarino (Mo) il 27 agosto 1954, docente di Materie letterarie al Liceo Scientifico Formìggini di Sassuolo, è redattore della rivista «QOL», che si occupa del dialogo ebraico-cristiano. Si è dedicato, nell’arco di un trentennio, allo studio di tematiche relative alla lettura ebraica della scrittura ed in particolare del midrash. Ha pubblicato articoli e contributi su «QOL», «Bibbia e Oriente», «Rivista Biblica Italiana», «Orientamenti», «Parola Spirito e Vita» e in diverse opere collettive. Segue e coordina le attività della Scuola di lingua e cultura ebraica di Salvarano (RE).

giovedì 26 novembre 2020

Finora ho snobbato chiunque…

Raffaela Fazio

su Versi di/versi di Gianpaolo Anderlini 

 


Oggi è il giorno delle eccezioni.
Finora ho snobbato chiunque (nomi conosciuti o sconosciuti) abbia tematizzato il covid o vi abbia fatto anche il minimo riferimento in poesia (per iniziativa personale o dietro commissione).
Ma questo libretto che mi è appena arrivato ha un’andatura diversa: è scanzonato senza essere irrispettoso. Non si prende sul serio, ma prende sul serio i meccanismi che ci accomunano tutti in questi tempi duri e, insieme, assurdi.
 

venerdì 27 settembre 2024

Complimenti a Gianpaolo Anderlini I class. al Premio di Poesia “In rime sparse”

Concorso di poesia “In rime sparse” 

UPF – Formigine (Mo) 

26 settembre ’24

 

Sezione B – Autori maggiorenni 

1° classificato Gianpaolo Anderlini 



Bodrum 

In memoria di A.K. 


io c’ero tu dov’eri amico quando 

il tempo si è fermato là in riva 

al mare non faceva caldo non 

faceva freddo forse c’era forse 

non c’era il sole là era tutto come 

un fotogramma in bianco e nero forse 

sovraesposto non c’era nulla solo 

sabbia e scogli ed un piccolo giocattolo 

non più appeso a quella mano piccola 

l’onda accarezza i tuoi capelli e fa 

più rossa la maglietta rossa l’onda 

non conosce nessuna ninna-nanna 

e tutto si fa schiuma che si perde 

nel silenzio di lacrime divine 

nel vento che non riesce a respirare 

nel sole che si spegne nel mio cuore 

in quel frammento che non ha domani 

piangere aiuta ma non muta il mondo 



Motivazione della giuria 


Il testo riporta un ricordo drammatico: l’immagine di un piccolo bambino trasportato dalle onde sulla riva del mare. L’autore ha saputo tradurre con intense analogie e una sintassi priva di punteggiatura il flusso di emozioni che il ricordo suscita e che sembra provare la stessa natura mentre impotente assiste al dramma, “Piangere aiuta ma non salva il mondo”, il verso finale con amaro realismo scuote le coscienze e ci spinge ad andare oltre la commozione. 

venerdì 10 settembre 2021

Gianpaolo Anderlini segnalato al Rodolfo Valentino 2021

La raccolta Distopie di Gianpaolo Anderlini è sata segnalata al Premio Rodolfo Valentino – Sogni ad occhi aperti  con la seguente motivazione: «In “Distopie” il senso della poesia che si cerca e si riverbera nella necessità di una specifica liturgia viene attraversato dal dubbio e dalla fede, dal razionale disincanto e l'arresa tenerezza. Nella intima coscienza di un sapere la divinità pronta a celarsi in ogni cosa.»

 


 

 

 



martedì 25 gennaio 2022

Gianpaolo Anderlini premiato nella sez. “poesia crepuscolare”

PREMIO NAZIONALE 2020/2021 POESIA EDITA Leandro Polverini con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura della Città di Anzio



Gentile Gianpaolo Anderlini,

siamo lieti di comunicarle che il suo libro di liriche Versi di/versi all’esame della giuria ha ottenuto l’assegnazione del 5° posto nella sezione poesia crepuscolare con la seguente motivazione.


«Nella raccolta dell’Autore modenese i versi liberi di varia lunghezza mostrano una sapienza solida circa impianto sonoro e figure retoriche. Tra queste, va evidenziato l’ossimoro funzionale a una versificazione che espone e smaschera contraddizioni feroci nell’esistente, specie laddove la poesia  è attenta a cogliere i ‘versi’ del fondo insondabile che tiene insieme il caos che chiamiamo realtà e cerca di delineare il senso imperscrutabile delle cose e dei fatti che accadono, a cui ci si può avvicinare solo per metafore e figure. Anche quando il poeta ha fame e deve uscire a far la spesa.»


Il presidente della giuria

Luciano Catella


A modifica di quanto previsto dal bando, le compete il quadro e il libro pubblicato sul premio. I partecipanti alla presente edizione del concorso sono stati 120. 

Fra questi, la giuria ha segnalato 12 primi classificati assoluti, le tre migliori copertine e

le tre migliori prefazioni. I restanti 102 sono stati suddivisi in 18 sezioni poetiche.

martedì 16 febbraio 2021

Gianpaolo Anderlini segnalato con Distopie al Rodolfo Valentino!

 Gentilissimo Gianpaolo Anderlini,

la giuria del premio di poesia

Rodolfo Valentino - Sogni ad occhi aperti

composta da Giuseppe Conte, Presidente d’onore, 

presieduta da Chicca Morone e da Tomaso Kemeny, Fabrizio Bregoli, Antonio Miredi e Paola Pennecchi

è lieta di annunciare che la sua silloge

Distopie

Fara Editore



stata giudicata meritevole di Segnalazione

Lieti se vorrà partecipare alla cerimonia di premiazione che avverrà 

sabato 8 maggio alle ore 17.30 

nei giardini del Centro Congressi Unione Industriale di Torino.

A nome della Giuria e mio personale le invio le nostre più vive felicitazioni

Chicca Morone

giovedì 18 maggio 2023

venerdì 13 dicembre 2024

Parole ponte: conoscersi a Rimini 17 gennaio 2025 dalle ore 15:00



Polifonia di autori 
venerdì 17 gennaio 2025 
Rimini, Palazzina Roma, Piazzale Fellini 
dalle 15:00 alle 19:00 

15:00 saluto della Presidente Anteas Mirca Carrozzo e della Presidente del Consiglio Comunale Giulia Corazzi 

15:15 Marco Mastromauro Separati da raggi dispersi
Marco Mastromauro vive a Novara, ha lavorato a Vercelli. Laureato in Giurisprudenza, ha pubblicato, nei primi anni di “sforzi poetici”, alcuni testi su una rivista di Milano, «Alla Bottega» e, dal 1995 al 1999, ha collaborato al trimestrale «Contro Corrente» (sempre edita a Milano). È autore delle raccolte: Anime confinate (Milano Libri 1992), Cuba (Ibiskos Editore 1995), Memorie da un pianeta (Contro Corrente 1997), Eros, Trinidad e altre poesie (Oppure editore 2000), Fraintendimenti (Prospero editore 2017), Cronache sparse (Fara 2018). Brevi sillogi sono presenti in alcune antologie.

15:30 Giovanni Ghisleri La sindrome di Dante
Giovanni Ghisleri è nato nel 2005 a Brescia ed è iscritto al primo anno di Lettere Antiche presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Appassionato di letteratura e poesia, ha partecipato al concorso Faraexcelsior nel 2023 con la silloge poetica Carmi d’arte.

15:45 Cesare Cuscianna Lettere dal fronte
Cesare Cuscianna, medico e psicologo, ha vinto: il premio Cesare Pavese 2002 poesia inedita, sezione medici scrittori; il Premio Giovanni Bertacchi - Scia di Buone memorie 2023, poesia singola; il Premio Samnium 2022 e il Premio Xenia Book Fair 2023 con sillogi inedite. Ha pubblicato il romanzo La Malerba (Antigone Edizioni 2009, finalista al Premio Calvino 2009) e la raccolta di racconti L’ippopotamo nella neve e altre vite ancora (L’Erudita 2022, vincitore Concorso Argentario 2022 e Premio Città di Arcore 2023).

16:00 Alberto Mori Posture 
Alberto Mori (Crema, 1962). Poeta performer e artista, ha partecipato a Festival di Performing Arts. Pubblica dal 1986. Nel 2001 Iperpoesie (Save AS Editorial) e nel 2006 Utópos (Peccata Minuta) sono stati tradotti in Spagna. Con Fara: Raccolta (2008), Fashion (2009), Objects (2010), Financial (2011), Piano (2012), Esecuzioni (2013), Meteo Tempi (2014), Canti Digitali (2015), Quasi Partita (2016). Le sillogi più recenti sono Direzioni (Edizioni del verri 2017) e, sempre con Fara: Minimi Vitali (2018), Levels (2020), In Fra (2021), Dettagli Fuori Campo (2022), Forismi (2023). Web: albertomoripoeta.com

16:15 Roberto Casati Oltre la linea dell’aquilone 
Roberto Casati ha pubblicato le raccolte di poesie: Amore e disamore (Edizioni Lo Faro Roma - 1984), Roma e Alessandra (Edizioni Tracce Pescara - 1986), Coincidenze massime (Edizioni del Leone Spinea - 1988), Ipotesi di fuga (Edizioni del Leone Spinea - 1992), In navigazione per Capo-Horn (Edizioni del Leone Spinea 1999), Carte di viaggio (Guido Miano Editore 2016), Appunti e carte ritrovate (Guido Miano Editore 2020), Come armonie disattese (Guido Miano Editore 2024). Hanno scritto della sua poesia, fra gli altri: A. Coppola, F. Piccinelli, G. Barberi Squarotti, M. Ferrante, A. Cappi, P. Ruffilli, P. Codazzi, N. Di Stefano Busà, R. Carifi, G. Ladolfi, G.D. Mazzocato, G. Miano, E. Concardi, N. Pardini, E. Dalla Libera, R. Piazza, G.A.Palumbo.

16:30 Salvatore Ritrovato Letteratura in contumacia 
Salvatore Ritrovato, poeta, critico, vive a Urbino, dove insegna Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università e Scrittura creativa presso l’Accademia di Belle Arti. Ha pubblicato diverse raccolte di poesie (ultima La circonferenza della vita, Marcos y Marcos 2022). Fra i saggi, La Poesia e la Via. Saggi sulla letteratura e la salvezza (Fara 2020). Ha curato Dialoghi con Leucò di Pavese (Feltrinelli 2021) e Letteratura come vita di Bo (Raffaelli 2022).

16:45 Gianpaolo Anderlini Salmi 
Gianpaolo Anderlini vive nel modenese. È redattore della rivista QOL (dialogo ebraico-cristiano). Con Fara ha pubblicato: Giobbe. Opera in versi (2018), Distopie (2020), Versi di/versi. Diario poetico ai tempi del coronavirus (2020), Variazioni (2021), Devarìm ’acherìm (Parole altre) (2022), Incontri (2022), Figli di Qohèlet (2023), In limine (2024). Opere recenti: Io sono tuo, salvami! Commento al Salmo 119 (Chirico 2022), E come potevamo non cantare (Altrimedia 2023), Canto del ritorno (Lupi 2024), La lingua del santuario. Introduzione all’ebraico biblico in ventidue lezioni (2 voll. EDB 2024).

17:15 Vincenzo Mastropirro Se mi conosci
Vincenzo Mastropirro, poemusico di Ruvo di Puglia, vive a Bitonto. È flautista, compositore, poeta, didatta. Ha inciso oltre 20 CD, ha suonato in teatri prestigiosi, in varie formazioni, in Italia e all’estero. In poesia ha pubblicato nove raccolte. Tra i numerosi riconoscimenti letterari: il Premio Lerici Pea 2015 sezione Poesia in dialetto “Paolo Bertolani”, il Premio Poesia Onesta 2016 di Falconara Marittima (AN), il Premio Nazionale Galbiate (LC) 2018, il Premio “Giannone” Città di Ischitella 2019.

Intervento musicale

17:30 Germana Duca Isole
Germana Duca, nata ad Ancona, dal 1970 vive e lavora a Urbino. Ha pubblicato le raccolte poetiche Distanzainstanza (Arti grafiche della Torre, 1999); Ex ore (Marsilio, 2002), in neo-dialetto urbinate; Gli angoli della terra (Joker, 2009), Orlo invisibile (Manni, 2017); Da Urbino ore cambiate (VivArte, 2022). Come narratrice ha scritto Tessere (Manni, 2004), Tutto compreso (Pequod, 2023) e Intanto che trascorrono le annate. Omaggio a Paolo Volponi (Arti grafiche della Torre, 2024). È inclusa nell’antologia dei poeti italiani in dialetto L’Italia a pezzi (Gwynplaine, 2014), in Poeti neodialettali marchigiani (Quaderno del Consiglio Regionale delle Marche, 2018) e nell’antologia La poesia delle Marche (Affinità elettive, 2022).

17:45 Gianni Marcantoni Sedime
Gianni Marcantoni (San Benedetto del Tronto, 1975), laurea in Giurisprudenza, vive nelle Marche. Compone versi fin da adolescente, ma la prima raccolta viene pubblicata nel 2011, dopo 20 anni di incertezza, per poi presentarsi al pubblico con la quarta silloge, Poesie di un giorno nullo (Vertigo 2015) e le successive: Orario di visita (Schena 2016), Ammessi al paesaggio (Calibano 2019), Complicazioni di altra natura (puntoacapo 2020), Panorama dei lumi (puntoacapo 2021), ricevendo diversi riconoscimenti.

Dibattito aperto

18:30 Letture flash (max 3 minuti) di Giuseppe Vanni, Enrica Musio, David Aguzzi, Fabio Cecchi, Giorgio Iacomucci, Ardea Montebelli, Marco Colonna, Natascia Ancarani, Ezio Settembri, Paola Spigarelli, Luca Tognacci, Stefano Bianchi, Stefano Calemme


mercoledì 29 maggio 2024

Premio Speciale Il Sentiero dell’Anima a Colomba Di Pasquale (inedito) e II premio a Gianpaolo Anderlini (edito)

Con la poesia Sei tu la mia panchina

COLOMBA DI PASQUALE RECANATI (MA)

vince il Premio Speciale Il Sentiero dell’Anima sez. poesia inedita con la seguente motivazione: 

Su una panchina che sembra paradigma di un dialogo silenzioso, la poetessa ci parla di una vicenda vissuta al di là di un’afasia solo apparente; la panchina non solo non è vuota, ma lascia parlare un amico a 4 zampe, personificazione del sé di ognuno ed eco di una vita, anzi di molte vite che su questa panchina si sono sedute, respirano, accarezzano e si lasciano accarezzare.
Solo nel silenzio si arriva al cuore delle cose, ascoltandole ed ascoltandosi. Non è l’autrice a scrivere, ma il suo piccolo amico accucciato, che rivendica un arrivederci salvifico e ci racconta che nulla è perduto.
Il gioco di ruolo che la poetessa intesse non solo affascina, ma ci ricorda che rimane sempre uno spirito delle cose nei luoghi e negli affetti della nostra geografia interiore.



Sei tu la mia panchina

Non è poi così amara
quest’ora tarda di marzo

alla solita panchina
quella in cui il sole arriva di lato

me ne sto accucciato ai tuoi piedi
aspetto che tu legga qualche pagina ancora

so già che allungherai la mano ad accarezzarmi
e un po’ accarezzi te

mi piace attardarmi quanto basta
sei tu la mia panchina

il bimbo sull’altalena
su e giù

come la vita
che viene e che va

non ci pensare più di tanto
ti salvo io

basta replicare questo finale di giornata
domani e dopodomani

ti va?

domenica 21 novembre 2021

Premio Tulliola a Gianpaolo Anderlini: foto e motivazione

Per le sue  Distopie, Gianpaolo Anderlini ha ricevuto a Palazzo Giustiniani (Presidenza del Senato della Repubblica) la targa e relativa motivazione del Premio Tulliola Renato Filippelli 2021





mercoledì 27 ottobre 2021

Carla De Angelis e Gianpaolo Anderlini premiati e Sonia Gardini segnalata al Premio Tulliola 2021: complimenti!

Con le raccolte 
della sezione Poesia edita 
al Concorso Tulliola-Renato Filippelli (al minuto 1:14:07 del video)
Segnalata con Haiku Sonia Gardini
Congratulazioni!






Cerimonia di Premiazione a Roma
Presidenza del Senato della Repubblica
Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani 
19 novembre 2021 ore 15,30