Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query implicita missione. Ordina per data Mostra tutti i post
Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query implicita missione. Ordina per data Mostra tutti i post

venerdì 12 maggio 2023

L’«Implicita missione» poetica di Claudia Piccinno

recensione di Giuseppe Vetromile (Circolo Letterario Anastasiano) pubblicata su Transiti poetici



Ecco una nuova “missione” poetica di Claudia Piccinno, autrice di grande talento, prolifica, ma soprattutto grandissima conoscitrice della materia poetica nazionale e internazionale, avendo contatti continui con le realtà letterarie di altri Paesi, convegni, traduzioni e varie altre interessanti attività che riguardano questo ambito. Parliamo del suo recente libro di poesie Implicita missione, uscito agli inizi di quest’anno per i tipi di Fara Editore. Strano titolo, ma se vogliamo, davvero indovinato, perché nulla più di una poesia può essere una “missione”: anche in questo caso, il missionario-poeta tenta di portare la sua voce alle genti, non già per convertirle ai propri credi, bensì per aprire loro nuovi orizzonti, offrire la possibilità di provare altre emozioni, o ancora emozioni autentiche, dal momento che in questa fase della nostra storia, così falsa e decadente sotto tanti punti di vista, l’umanità si è forse disabituata all’incanto e alla purezza, alle vibrazioni della natura circostante. Implicita missione è un po’ tutto questo, laddove per implicito si sottintenderebbe la ovvietà, la naturalezza di un’operazione del tutto gratuita e affettuosa, nei confronti del lettore-fratello, in una società, appunto, dove nulla è dato per scontato, e anche l’offerta della poesia viene spesso fraintesa se non accolta con sospetto o persino con un completo disinteresse. Con Implicita missione Claudia Piccinno tocca vari aspetti del dire poetico, offrendo al lettore una gamma piuttosto esaustiva della sua potenzialità e modalità espressiva. Il libro infatti è suddiviso in quattro sezioni: “Poesie varie”, “Haiku”, “Tautogrammi” e “Dediche”; le quattro parti però, pur differenziandosi per la modalità strutturale, appunto, si integrano vicendevolmente evidenziando la tematica complessiva di tutta la raccolta, e cioè l’attenzione dell’autrice nei confronti della natura e dei sentimenti, con osservazioni anche minime delle cose e dei valori, nella quotidianità.
In particolare Claudia Piccinno, in questa raccolta, mostra di possedere tecniche di scrittura poetica davvero elevate, se si pensa, ad esempio, agli haiku, ma soprattutto ai testi della sezione “Tautogrammi”, dove riesce, con rara efficacia, a costruire versi che utilizzano sempre la stessa lettera, fornendo comunque un senso e un significato complessivo sorprendente.
La poesia è indagine e raccolta di messaggi provenienti dalla realtà che ci circonda, anche da quella nostra interiore, però le varie modalità espressive, le tecniche di scrittura, gli stili, le forme, sono prerogativa di quei letterati e poeti che conoscono molto bene la materia e da anni la frequentano. Claudia Piccinno è sicuramente tra questi.


L’ossessione delle radici


Visioni del sud

nella nodosa corteccia

degli ulivi

frammenti di luce

in comode rate

a colmare gli abbracci inevasi.

Un libro, un taccuino, un caffè

fan da cornice

a quest’elioterapia del ritorno.

Non c’è scadenza, né vuoto a rendere

in quest’ossessione delle radici.


(continua su Transitipoetici)

venerdì 19 maggio 2023

Un silenzio che scava, crea e incanta: “poesia che attraversa e illumina l’essere”

Claudia Piccinno, Implicita missione 

recensione di Lidia Loguercio



Il comporre trae ispirazione da molti elementi, ma soprattutto in poesia non può esimere il poeta dal percorrere le solitarie e segrete vie all’interno del proprio Io, scavo interiore che costituisce “lo spiro” vitale, il corrimano a cui aggrapparsi, quando si avverte dentro di sé più pregnante il peso del vivere o di tempeste emotive che opprimono l’animo. 
Il silenzio diventa così veicolo del dire, apre le porte dello scavo interiore nel tempio dell’anima, percorre le onde nell’abisso del mare e poi, come una piuma, vola in alto nel cielo e s’innalza verso il sublime.
Questa è stata la prima impressione che ho colto dalla lettura della bella silloge poetica di Claudia Piccinno, dal titolo Implicita missione, in ristampa dalla FaraEditore nel 2023, raccolta poetica che unisce quattro sezioni [Poesie varie, Haiku, Tautogrammi e Dediche], ma che in una versificazione elegante, chiara, con costrutti fluidi arricchiti qua e là da metafore, paragoni, ossimori, si presenta densa di riflessioni, di cristalli preziosi di gocce di memoria, di argentate spume di oblio atte ad allontanare il rumore e il disturbo quotidiano per accedere ad “un cielo che rischiara, il varco all’orizzonte” (da Tabula rasa, pag. 35).
Claudia Piccinno, figlia della Puglia, docente in Emilia e Romagna, traduttrice affermata e ben inserita in un contesto internazionale, autrice di varie silloge poetiche e saggi, presenta in copertina del testo Implicita missione il dipinto La poesia di Raffaello Sanzio (1508) posta nella volta della Stanza della Segnatura.
Il silenzio è motivo presente in molte liriche (Il cielo di domani: “Asciutta è l’ugola che mi rimanda i silenzi” pag. 19; Nel codice alfanumerico: ”Mi predispongo al silenzio”, pag. 20; Incerte verità: ”Il silenzio […] compete col buio a intermittenza di un addio”, pag. 23; Come il fiume: “verrà il silenzio senza rumore”, pag. 33; Roma d’ottobre: “vuoto a perdere su intrecciati silenzi e vanagloria”, pag. 34).
Oltre il silenzio sono presenti nel testo altri temi: 

- Quello preponderante del legame della Piccinno con la sua terra. Tema viscerale, posto in apertura della raccolta, è quello delle radici (lirica L’ossessione delle radici, pag. 15), che richiama non solo la bella Puglia, Lecce in particolare, (descritta nelle Dediche) con le tradizioni, (culinarie e non), usi e costumi (mandorle, fichi, friselle, la pizzica, l’assoluto candore della pietra bianca del barocco leccese; le piante, fonte di ricchezza (lirica Tra gli ulivi, pag. 16). Vivo è il colore delle arance, l’immagine collegata al padre, del quale sempre caro è il ricordo e la mancanza (liriche A mio padre, pag. 21, e Gli SMS di mio padre, pag. 25), come pure è caro, ”dolce la voce che più non suona”, il ricordo della madre (lirica Senza un domani: “i capelli di mia madre, ragnatele fuori tempo sulla spazzola”, pag. 28).

- Claudia coglie, poi, l’isolamento forzato per il Covid-19, che ha determinato “lo schermo che pietrifica il sorriso” e “smarrito l’odore di un abbraccio” (lirica Incerte verità, pag. 23); esprime la consapevolezza di voler esistere: in quell’ ”Esserci” reiterato più volte, traspare un caleidoscopio di intenti posti al vivere, quasi come ”il mantra da cui ripartire” - dice la Piccinno - forza di ”Esserci”, per la famiglia, nella leggerezza, “come una foglia spazzata via dal vento” o come un robusto germoglio d’opunzia (fico d’India)(lirica Germoglio d’opunzia). 
Vi è, poi, non sempre sereno e a volte tormentato il riferimento all’amore (liriche: Nel codice alfanumerico, Desistere, Asincrono destino).
Vi sono altresì le considerazioni sulla vita [liriche: Il bucaneve (confronto natura - Io) pag. 31; Come il fiume: “Come il fiume, lascio che sia / ciò che verrà” pag. 33; La tabula rasa: “Io onda d’urto / Io tempesta / Io scheggia impazzita. Attendo il cielo che rischiara / il varco all’orizzonte / la tabula rasa / che rimuove ogni cosa / mi voterò all’oblio / e alla quieta mano / che sulla mia si posa.” pag. 35; Ossimoro evidente ruga: “nella serratura il karma della vita” pag. 24.)
Non manca lo sguardo: alla società attuale [liriche Incerte verità e A Negar Banu, poliziotta uccisa dai talebani]; alle amicizie, prezioso supporto nella vita (lirica Inatteso innesto “di affinità e di stupore”; al vuoto (lirica A Roma d’ottobre).
Infine l’anelito religioso, che accorato traspare dalla invocazione di aiuto nel vivere, in cambio della voce della poesia, atta a cogliere l’invisibile (lirica Dammi, mio Dio). Conclude la sezione delle Poesie varie la lirica Donna è il nome del futuro: parole di speranza sono espresse in “Bellezza sarà la sua vittoria / pace l’implicita missione” con chiaro riferimento al titolo della raccolta.
Si colgono soprattutto espressioni di freschezza e collegamenti con la natura negli Haiku: ”Gialle giunchiglie / spuntate tra i muri, / viva la vita”; “Sulla mia siepe / riposa la lucciola / bianco fermaglio”.
I Tautogrammi evidenziano perizia lessicale nei collegamenti delle immagini, mentre nelle Dediche ( 7 liriche ) traspare profondità e grande sensibilità dell'animo.

- Nel testo traspare complessità di fili che sotto il velo della poesia rigano intrecci di sentimenti e stati d’animo diversificati. Ci sono sentimenti per cui non si troveranno mai le parole.
L’animo di Claudia Piccinno appare così colorata di sfumature di pensieri, difficili da esprimere, eppure sono dentro di lei e riflesse dentro il lettore, a dispetto di tutto. 
La vita è un oceano di atomi. Con i sensi percepiamo esteriormente ma non interiormente.
”Il mondo - dice Bataille - è dato all’uomo come un enigma da risolvere”. Ogni persona ha nelle sue mani un potere meraviglioso per fare il bene o il male, a seconda del fine che vuole scegliere.
Fa paura alla poetessa non il dolore, (fitte che il corpo deve soffrire, sopportare giorno dopo giorno o in un decorso di malattia e contro il quale è possibile porre rimedi relativi o impossibili, ma che temprano, essendo fonte di crescita e di maturazione), bensì la solitudine, il rapporto con mondo, l’indifferenza, il non essere compresa, se non da pochi e fidati amici, il non avere l’amore (sognato o ideale) e che le appare sfuggente nel volto.

- Come fine dell’Implicita missione viene indicato nel testo Donna è il nome del futuro la pace che, nella situazione attuale potrebbe essere specifico riferimento alla risoluzione del conflitto Russia-Ucraina, ma che potrebbe anche rimandare - dice Baruch Sinoza in Trattato teologico politico - a “una virtù, uno stato mentale, una disposizione di benevolenza, fiducia, giustizia”.

- Una ulteriore riflessione è da porsi a ciò che viene indicata come La fotosintesi della memoria indicata al termine del testo Inatteso innesto come connubio ”d’affinità e stupore”. Ma che cosa è la memoria - dice Julio Cortazar (in Hopscoth, 1963 ) - se non il linguaggio del sentimento, un dizionario di volti, di giorni e odori che si ripetono, come i verbi e gli aggettivi di un discorso, […] rendendoci tristi? 

- Fulcro dell’animo della Piccinno è pertanto la poesia a cui attingere quando manca il respiro della vita, poesia che attraversa e illumina l’essere, per questo è difficile. Il suo linguaggio è un ventaglio che tutto comprende, destinato alla mutevolezza eterna. 
Mi piace porre fine all’analisi dell’opera Implicita missione con il riferimento al ruolo nuovo della donna nel futuro con la citazione di Nietzsche “E in verità il tuo respiro ha già il profumo dei canti futuri.” (da Così parlò Zaratustra).

martedì 1 agosto 2023

Quando la Poesia ti aiuta a vivere

Recensione di Titti Preta scrittrice e blogger
a Implicita missione di Claudia Piccinno
pubblicata il LUGLIO 23, 2023



Quando la Poesia ti aiuta a vivere

Fortunatamente la Poesia continua a sussistere nella società finta e liquida in cui annaspiamo, schiavi di una civiltà dell’usa e getta. Un mondo fluido che lascia dietro sé residui di bellezza, frantumi di speranza, e insegue solo l’effimero piacere. Ma, improvvisa, arriva la Poesia di una donna, a sfidarci così: arruolati nell’e-commerce, non distinguiamo l’utile dal dilettevole. Medusa è lo schermo che pietrifica il sorriso veicolando incerte verità. E allora si impone a noi una riflessione audace, come lo sono le uniche vere riflessioni. Dirette e temerarie. Perché il poeta è uno che osa. E, se è una donna, ancora di più.
Per secoli a noi donne fu precluso di scrivere e di esprimerci e, ancora, ci sentiamo un po’ tutte figlie di Saffo. Ma, come lei, osiamo. Perché, soprattutto in tempi di crisi e di carestia del pensiero, urge la fame di versi, l’esigenza di poesia (come dice Maria Luisa Spaziani) e ci si chiede, alla maniera del Luzi: Come avrebbe fatto – e farebbe – il mondo senza poeti?
C’è una chiamata superiore per il poeta, appunto la missione implicita di “colui che sa”.
Poeta è colui che non rinuncia a esporsi, che presagisce, intuisce e fabbrica sempre, perché poesia deriva da poesis, ovvero creazione. Poeta come homo faber.
Una donna del fare, la nostra poetessa. Nella sua fucina, come Penelope nella stanza tutta per sé, Claudia tesse una tela di versi, un gomitolo intricato, che però non disfa.
E diventa l’artigiana della propria fenomenologia in versi, perché nella silloge c’è trasfigurata la sua vita. O meglio, la vita.
Novella Orfea, Claudia ci smuove con la sua voce, ci obbliga a riflettere, a ri-trovarci, a ri-sentirci. Almeno questo è ciò che mi arrivato, leggendo con il cuore “Implicita missione”.
È la συμπάθεια (sympatheia) la sua virtù, la vicinanza agli altri: È miele puro la parola amico. Un sentire emozionale comune, che i Latini chiamarono humanitas.
Cos’è la parola poetica di Claudia, se non una medicina doloris senecana? Fiducia nella medicina nel prevenire: Libera mens in corpore sano. S’accorcia l’ombra del dolore. S’allunga la vita se ti vuoi bene.
Dunque una Poesia fautrice di Bene, che ci fa capire la formula della vita, una filosofia spicciola in versi, o vademecum, di cui chiosiamo in breve solo qualche passaggio, lasciando ai futuri lettori il gusto della scoperta, muovendosi tra liriche, haiku, tautogrammi e dediche, tutti prodotti di perfetta maestria.
Esserci senza pretese. Ecco il mantra da cui ripartire senza altruismo gratuito senza vanità disattesa. L’esserci della Piccinno è un “essere-con”, che dischiude il tema della ‘cura’ di Martin Heidegger, struttura ontologica fondamentale del suo pensiero. Essere, non solo esistere. Con la presenza della particella pronominale -ci, che indica una presenza a attiva e benefica, quasi prometeica. Perché, anche se destinati a perdere, occorre fare il Bene.
Questa è la missione: usare la parola, sillaba storta e secca, per aiutare gli altri.
E non a caso la Piccinno si reincarna in figure femminili del mito e della storia greca antica, dotate di proprie virtù, vòlte al Bene: la visione illimitata di Cassandra, la perspicacia di Aspasia, il sapere di Ipazia.
Donne eccezionali, come la suddetta Saffo, che hanno osato in un mondo di uomini, anche se destinate al momento ad esserne sconfitte. Ma “donna è il nome del futuro … Bellezza sarà la sua vittoria, pace l’implicita missione”.
Poetessa benefica, che fabbrica il Bello e, di conseguenza, il Bene, la nostra Piccinno, dantesca Beatrice, da lei citata come metafora della bellezza eterea, emblema distintivo di un amore, stella polare nella notte attuale.
Donna-Poetessa che vuole imparare l’arte dello scivolo per fare lo slalom dell’ipocrisia per sopravvivere: ecco le regole di vita, ecco la missione, in cui conta il sottrarre, non l’accumulare.
La sospensione d’essere è oggi la sola certezza: come Montale, il “ciò che non siamo ciò che non vogliamo” è la sola verità che il poeta può dirci. Perché vale la pena usare questa parola salvifica, che aiuta gli altri col suo esser-ci.
Inoltre nella silloge di Claudia ho ravvisato uno sprazzo di nostalgia per un Sud teocriteo, solare nell’abbacinante bellezza, non verghianamente vinto dalla fiumana della storia. Un Sud vivo e palpitante, seppur talora avvolto da nostalgia omerica.
Con l’uso del realismo, ogni lirica in cui si descrive il Sud ci appare un bozzetto d’amore ritrovato. In quest’idillio talora affiora una linea di malinconia (mai dolore), perché il poeta deve essere un malinconico (Aldo Palazzeschi). E chi è più malinconico di noi Meridionali, sospesi in un viaggio senza tempo e spazio?
La solarità meridionale è l’elioterapia del ritorno, proclamata nell’incipit: una ninfa Clizia è Claudia, che si rivolge al sole magnogreco perché la illumini come se fosse Apollo. E come per il dio del Sole è l’isola di Delo, per lei il ritiro è il Salento, dove vive la sua nostalgia di spensierate ipotesi senza futuro.
Il loco natio come un ‘silente eldorado’, in cui la mente cerca la frescura di una notte agostana e sa che tutto il resto è rumore.
Per vivere, occorre però custodire le memorie: amuleti di un futuro in divenire, feticci di una gioia imbalsamata, compagni di un presente appeso al filo.
Il recupero memoriale dei ricordi salentini (La mia Lecce Bianca la luce bianca la pietra bianche le piazze, incantesimo dello scalpello la mia Lecce), degli affetti: il padre (i cui SMS sono le premure di un uomo, la disperata ricerca di senso una microstoria di ordinario dolore), la madre (i cui capelli sono ragnatele fuori tempo sulla sua spazzola), ma anche l’immancabile tavola delle feste, le friselle, gli aranci, gli ulivi, i fichi…
E, carismatico, ecco affiorare il motto che consideriamo il “sugo della storia” della silloge: Sia benedetta la fotosintesi della memoria, inatteso innesto d’affinità e stupore.

“Da una magnogreca a una magnogreca”

mercoledì 4 ottobre 2023

Eterogenea e variopinta raccolta poetica di Claudia Piccinno: Implicita missione

recensione di Vincenzo Capodiferro pubblicata su Insubria Critica



Implicita missione. La fotosintesi della memoria è una raccolta poetica di Claudia Picinno, pubblicata da Fara, Rimini 2023, classificata al secondo posto al concorso Narrapoetando 2023. Come si legge in una delle motivazioni della giuria: «Implicita missione è una biografia interiore ed esteriore, un esercizio sulla fine e sull’inizio di ogni esistenza, è il groviglio di passato e futuro con le incertezze, le melanconie e le solide certezze amorose». È una raccolta intensa, maestosa e profonda. La poetessa si interroga sul senso della vita, appunto la missione implicita, cui ogni esistente è vocato. Come diceva Heidegger, l’esistenza autentica è la risposta alla chiamata dell’Essere. Ma la maggior parte degli esistenti vive nella banalità più assoluta, come gli eraclitei dormienti. Non così il poeta: “Perché i poeti nel tempo della povertà?”, si chiedeva Hölderlin.

Non s’interroga sui narcisi
sferzati dal vento,
il bucaneve
che resiste alle intemperie,
nulla gli importa della timida viola.


Il bucaneve è l’immagine della leopardiana ginestra. Ci deve dar forza e coraggio nella lotta per la sopravvivenza, con una Natura che però non è più matrigna, ma debole madre.

Come il fiume, lascio che sia
ciò che verrà, verrà in silenzio
senza clamore, senza rumore.


Versificazione che si muove su assonanze e reiterazioni: l’uomo si trova in riva all’eracliteo fiume del “Panta rei”, il fiume silenzioso del tempo che ci travolge come “fiumara sorda”, pericolosa, perché non ci avvisa delle tempeste.

Tornano
quando si soffre
i volti di chi
abbiamo amato.


La poesia diventa sforzo morale confortante in questa liquida società baumaniana. Ricordare significa riportare al cuore. Ed è diverso da rimembrare. L’amore e l’odio lasciano profonde impronte nell’anima. Nel tempo della sofferenza le persone che abbiamo amato e che ci hanno amato si ergono come numi tutelari, sono i nostri “luoghi sicuri”, quei “topoi” dell’anima. Claudia Piccino è esperta anche di lingue orientali ed ha scritto anche in altri idiomi. È una grande intellettuale e poetessa dei nostri tempi.


Claudia Piccinno è docente, traduttrice ed autrice di vari testi. È stata direttrice del World Festival Poetry fino al 2021. Ha riscosso numerosi riconoscimenti letterari. Gestisce la rubrica poetica “La Gazzetta di Istanbul”, nonché la rivista turca “Papyrus”. Collabora con vari blog e riviste letterarie. Si può confrontare sulla sua scrittura il testo: In ordine sparso, a cura di Armando Iadeluca, Il cuscino
di stelle 2021.

giovedì 20 aprile 2023

“una ininterrotta corsa verso rielaborazioni di istantanee fulminazioni”, Antonio Spagnuolo su “Implicita missione”

recensione di Antonio Spagnuolo in Poetrydream

Claudia Piccinno: Implicita missione – Ed. Fara editore – 2023 – pag. 80 - € 12,00



Lo scorrere policromatico di interrogativi riesce a trascinare il pensiero in una ininterrotta corsa verso rielaborazioni di istantanee fulminazioni.
La voce sussurra quelle armonie che dalle ombre riescono a svelare singulti, intermittenze, domande, indecisioni, sospetti, albeggiare di illusioni, “disperata ricerca di senso, una microstoria di ordinario dolore”.
Sottotitolo: La fotosintesi della memoria quasi ad accompagnare il lettore all’emblema distintivo di un preciso codice
Claudia Piccinno è docente, attenta e illuminata traduttrice, autrice di numerosi volumi di poesia, impegnata spesso in prefazioni e saggi critici, e dimostra, con questa sua ultima raccolta, una limpida capacità di usare “la parola”, sia nel cesellare immagini evocative “rincorrendo chimere”, sia nel proporre qualche adagio filosofico per “giocolieri al crocevia di un desiderio”, sia per improvvisi innalzamenti del registro anche quando “perso è il dialogo dei sognatori in odorosi nidi di anime pellegrine”.
“E la missione implicita della poesia di Claudia – scrive Emanuele Aloisi in prefazione – diventa consapevole strumento di amore e difesa nei confronti della donna.” In una evidente passione letteraria che trova contagio nella stessa apertura esistenziale del poeta, a volte ripercorrendo tappe del passato, a volte immergendosi nel brillio del ritmo, profondità e vigore dei suoi versi, a volte celebrando colori di una inaspettata forza rigeneratrice, lontana dalla tentazione panica e avvolta in una realtà per la quale “è una certezza nella vita dare valore a chi ci è stato accanto”.
Scrittura privilegiata la sua, per un testo elegantemente suddiviso nelle quattro sezioni: “Poesie varie”, Haiku”, “Tautogrammi”, “Dediche”, che si susseguono come un variegato diario sempre molto attento alla musicalità del dettato.

martedì 28 marzo 2023

Una missione appassionata e appassionante

Implicita missione, la nuova silloge di Claudia Piccinno recensita da Grazia Procino su La voce del paese del 24 marzo 2023.

L’impegno prometeico per la poesia è avvertito da Claudia Piccinno come una missione appassionata e appassionante verso la diffusione della parola poetica in tutte le forme e declinazioni transnazionali. È poetessa che si muove con grande agio e disinvoltura in tutti i paesi del mondo, tradotta in moltissime lingue e, a sua volta, traduttrice in inglese di molti poeti. La sua è, pertanto, una missione o, per me, una vocazione che abbatte gli ostacoli più irti e le meschinità più viscide. La silloge ultima, edita da FaraEditore, è eccezionale per maturità espressiva e intimità di ispirazione: Claudia si è svelata portando a galla, come Caproni indicava, i suoi dolori, le perdite, le mancanze, la sua rabbia verso le violenze e i soprusi.

Gli sms di mio padre
ancora sullo schermo,
cordone mai reciso
le parole per mia madre
orfana senza di lui
orfana anch’io senza quei due.
Ereditai un fratello e
due nipoti,
un aranceto che gemma memorie
fresie che sbocciano senza una ragione
reperti afoni di una vicenda privata.
Gli sms di mio padre
ancora sullo schermo
raccontano il calvario
della fine,
le premure di un uomo
la disperata ricerca di senso
una microstoria di ordinario dolore.

La memoria è uno dei temi più significativi di questa raccolta, una memoria intrisa di vita ancora palpitante di accenti dolcemente amorosi verso i genitori, l’infanzia dei giochi, la famiglia: la fotosintesi della memoria si compie “senza clamore, senza rumore”.
L’amore ardente per la sua terra, il Salento e Lecce, esplode in toni accecanti di bellezza nella poesia incipitaria della prima sezione:

Visioni del sud
nella nodosa corteccia
degli ulivi
frammenti di luce
in comode rate
a colmare gli abbracci inevasi.
Un libro, un taccuino, un caffè
fan da cornice
a quest’elioterapia del ritorno.
Non c’è scadenza, né vuoto a rendere
in quest’ossessione delle radici.

È la cura naturale, il ritorno alle sue radici, agli ulivi argentei, è l’elioterapia che riscalda e dà nuova linfa rigenerante scendere al sud come sprofondare nei ricordi, che, come l’etimo traccia, è immersione nel cuore.
In “Donna è il nome del futuro” la poetessa traccia la linea della bellezza sfolgorante imposta dalla dea Venere che si coniuga con la pace, anzi la partorisce. Gli ultimi versi delineano la missione della donna che “congiunge nello sguardo cielo e mare/nell’anima alimenta il fuoco sacro”.
La perizia tecnica viene esaltata in modo particolare nella seconda sezione, quella occupata dagli haiku, e nella terza sezione, i tautogrammi, veri e propri testi di funambolismo linguistico.

Ebreo errante
Esule esiliato
Emarginato
Eradicato
Estraneo
Errabondo
Estemporanea estate
elemosinavi,
evitando enormi efferatezze.

In questa silloge, dove la Piccinno in una prova non facile raggiunge l’acme della maturità, si avverte categorica la coscienza della poesia, l’ispirazione che non è mai disgiunta da autentico sentimento, dalla coscienza di sé.


lunedì 10 novembre 2025

La metafora biologica di Claudia Piccinno

Pubblicato il  da wp_2601243 su Iuncturae

di Marco Leone

La raccolta di Claudia Piccinno ha come titolo Implicita missione. Fotosintesi della memoria (Fara, 2023, pp. 80) e si articola in quattro sezioni: Poesie varie, Haiku, Tautogrammi, Dediche.

Il titolo è esplicativo, perché si fonda su una metafora biologica: come le piante acquisiscono linfa vitale attraverso la fotosintesi, che è un processo trasformativo, allo stesso modo l’autrice metamorfizza intimamente e interiormente i propri ricordi in impulsi esistenziali, attivando una fotosintesi della memoria, per l’appunto. È questa, dunque, la missione implicita cui si allude nel titolo e che si compie attraverso una precisa regola d’ingaggio, che assegna alla poesia una funzione conoscitiva e auto-conoscitiva.

Ne discendono tre corollari:

  1. l’idea di fondo della raccolta si riconnette implicitamente ad una categoria codificata dalla critica e dalla teoria della letteratura, la bio-poetica (Casadei, Cometa). È una categoria complessa, basata sulla consapevolezza che esiste una poetica negli scrittori orientata su contenuti biologici (si pensi al Sistema periodico di Primo Levi), non solo per i temi, ma anche per lo stile (in quest’ultimo caso, con implicazioni di tipo neuro-cognitivo). Missione implicita presenta costantemente questa connessione con la dimensione biologica. Si parla di elioterapia del ritorno nel componimento proemiale, sicché il motivo autobiografico delle radici, che è un motivo certamente topico, qui assume connotazioni psico-biologiche: è ossessivo, ma anche connaturato. Inoltre, Claudia Piccinno tende a fondersi di volta in volta in germogli d’opunzia, in foglie spazzate dal vento, in bucaneve, nel corso di un fiume, volendo evitare a tutti i costi di essere come la pera caduta dal ramo: le immersioni paniche la portano a sentirsi un elemento della natura circostante. Spesso questa natura richiama il territorio d’origine (gli ulivi pugliesi, il barocco leccese: “Bianca la luce, / bianca la pietra / bianche le piazze / incantesimo dello scalpello / la mia Lecce”, nella scia di un motivo letterario e figurativo tradizionalissimo, dal poeta secentesco Ascanio Grandi a Vittorio Bodini), ma l’autrice ne dà una lettura simbolica più che geografica, funzionale all’attivazione di quel processo di fotosintesi della memoria che è alla base della sua poesia.
  2. Tutta la prima sezione della raccolta, quella delle Poesie varie, è una specie di avventura mentale, una continua regressione memoriale sollecitata da paesaggi, oggetti, persone, persino SMS come “reperti afoni di una vicenda privata”, che riguardano il ricordo della figura paterna (ma non manca la rievocazione di quella materna). Tuttavia, non si tratta semplicemente di recuperare ricordi, bensì di ricostruirli attraverso un linguaggio poetico apparentemente piano, ma in realtà pregno di metafore, analogie, corrispondenze. Si vedano questi versi tratti da Il cielo di domani: “Argenti, porcellane, cristalli / intrisi di polvere e sogni, / raccontano chi ha incrociato le mie orme / riflettono i volti di chi ho amato, / inseguono le voci nelle stanze, / rivelano gli interni degli armadi, / lì custodisco amuleti di un futuro in divenire / feticci di una gioia imbalsamata, / compagni di un presente appeso al filo”. Oppure quest’altri, estratti dalla Tavola delle feste: “Mi specchio nei piatti consumati / custodi di festose memorie / e li esibisco ancora / coi bicchieri desueti di cinquant’anni fa. / Scorre la vita e si restringe la famiglia, / restiamo in pochi a tessere legami / attorno alla tavola delle feste”. Tali ricordi non sono strumenti di evasione o manifestazioni di nostalgia, ma piuttosto passaggi mnestico-emotivi dal passato al presente.  (Continua  su Iuncturae)

lunedì 6 marzo 2023

Virtuosismo con contenuti


Claudia Piccinno, Implicita missione. La fotosintesi della memoria, Fara 2023

recensione di Renzo Montagnoli pubblicata su Arteinsieme


Non si può certo dire che Claudia Piccinno non ritragga soddisfazioni dal suo “poetare”, perché, a parte i gradimenti espressi dai suoi molti lettori, le note critiche e le recensioni sempre gratificanti, ha anche riconoscimenti in concorsi di pregio, dove si misura con altri artisti di grande qualità, tenzoni involontarie, ma da cui esce quasi sempre bene, insomma al podio è certamente abituata. È accaduto così anche per il Narrapoetando 2023 che l’editore Fara propone da tempo ogni anno a verseggiatori e a prosatori. Implicita missione è la raccolta presentata in concorso e che ha ottenuto il prestigioso riconoscimento. Ho potuto leggere con calma, a tratti, ponderando se del caso di volta in volta le riflessioni che sorgono spontaneamente e ho rilevato innanzitutto che le quattro sezioni di cui si compone la silloge (Poesie varie, Haiku, Tautogrammi e Dediche) rappresentano la capacità dell’autrice di variare nel campo stesso di quest’arte antica e immortale (basti pensare al riguardo la presenza degli Haiku, di questa forma direi anche tecnica tipica del lontano Oriente, del Giappone, ma che ha preso piede un po’ ovunque; se non bastasse, il ricorso ai tautogrammi rispolvera una specie di gioco di origine medievale). È una ecletticità che non sacrifica l’arte poetica per stupire, no, è funzionale alla stessa, e non si tratta nemmeno di accademismo, bensì di capacità, di virtuosismo, che restano qualitativamente quelli a cui ormai ci ha abituato, virtuosismo che porta Claudia Piccinno a giocare con le parole, ma senza sacrificare i contenuti.

Ciò premesso, mi sembra che in questa silloge la poetessa ci proponga la sua visione metafisica del mondo e dell’esistenza, partendo dal presupposto dell’astrazione dal presente che è l’unica soluzione per poter espandere la propria voce quale risultato di un procedimento di analisi interiore. E in questo lavorio emergono, filtrati, ma non appannati, i sentimenti come in Tra gli Ulivi (“Tornano / quando si soffre / i volti di chi / abbiamo amato. / Vuoto il battito / muta la voce / ci si aggrappa / a un sentire lontano. /…”). E fra questi volti non possono mancare quelli familiari, quelle persone che per noi hanno rappresentato un esempio e che ci hanno insegnato gli scopi dell’esistenza, come nel caso di A mio padre (“Profumano delle tue arance / le mie mani. / E ti rivedo in sogno / nei momenti di pace / quando ti si allargava il cuore / in un sorriso. / Profumavano di terra le tue mani / Di tabacco e eau d’Hermes. / Contraddizioni e friselle / mandorle e fichi / dolcezza e stupore. / Grama fu la tua infanzia / ma nel bello trovavi conforto. / Profumano delle tue arance / le mie mani / / in quel profumo… rivedo te.”). Questi, versi, palpitanti, capaci di trasmettere emozioni quasi con violenza presentano tanti aspetti positivi, come il ritmo, il preambolo di una storia di affetti e la chiusa che è fulminante, ma poi quasi olfattivo è anche un miscuglio di profumi, da quello delle arance, del tabacco e, penetrante, l’afrore della terra. Viene voglia di respirare a pieni polmoni, è una poesia che profuma e questo profumo si trasmette, come quello delle arance dalle mani del padre a quelle della figlia. Queste composizioni fanno parte delle Poesie varie, la sezione più ampia, sulla quale ci sarebbe tanto ancora da dire, ma purtroppo il tempo e lo spazio sono pochi.

Per chi non conoscesse il tautogramma dico subito che non è un esercizio facile perché comporre versi le cui parole cominciano tutte con la stessa lettera e ovviamente dando un senso compiuto non è da tutti. Un esempio? Eccolo fra quelli “in b” (“Biascicavi bavose balbuzie, / bellicosamente blateravi. / Beccheresti briciole di baci / ballando bruschi boleri / boicottando belle ballerine / borseggiatori e bombaroli./ …”).

Salto gli Haiku che sono ampiamente gradevoli e passo alle Dediche che chiudono la raccolta e sigillano così nel migliore dei modi un’opera di indubbio valore. Sono poche, mirate, e la mia preferita non è quella a un poeta famoso o comunque a personaggi del passato anche lontano, ma quella che riguarda una bimba al suo primo compleanno, con tutta una vita davanti e con gli auguri di chi è già nel corso della vita e che con ogni probabilità guarda a quella piccina con una inconscia punta d’invidia, perché adesso che sappiamo come è, che abbiamo le nostre esperienze, ci viene spontaneo pensare come sarebbe bello poter ricominciare.

Da leggere, senza dubbio.

giovedì 26 gennaio 2023

Abbiati, Piccinno e Zamperini vincono il Narrapoetando 2023. Complimenti!

Complimenti ai vincitori e un grande grazie ai giurati Carla De Angelis, Colomba Di Pasquale, Giuseppe Carlo Airaghi, Filippo Amadei, Massimo Parolini per la loro competente e appassionata valutazione delle opere partecipanti. Qui sotto trovate anche i giudizi relativi alle opere votate e segnalate. Per la sez. Narrativa v. narrabilando 


Opere vincitrici


1. classificata


Storia della mia cicatrice di Francesca Abbiati (Forlì)



Francesca "French" Abbiati è nata e cresciuta in provincia di Brescia, in un paese minuscolo con una biblioteca ricchissima. I libri sono stati sempre miei compagni di vita, ancore di salvezza in tanti momenti complicati. Dopo varie peregrinazioni per motivi di studio, sono approdata a Forlì, dove ho messo radici, e dal 2009 lavoro come mediatrice interculturale. Scrivo più che altro perché non posso farne a meno e mi faccio leggere dagli altri molto poco. Alcune mie poesie sono state pubblicate in antologie edite da Fara Editore e premiate in concorsi poetici. Dal 2011 scrivo articoli su temi sociali e recensioni di romanzi e saggi per il periodico interculturale “Segni e Sogni” e collaboro con il portale Scheletri.com con recensioni di libri horror/fantasy/sci-fi.


La vita è come un fiore dai tanti petali, e tante sono le situazioni alle quali apparteniamo o siamo costretti ad appartenere, il dolore appartiene anche lui alla vita ed è un petalo che vorremmo strappare, ma spesso siamo costretti a conviverci. È a quel punto che i versi del poeta si vestono di uno sguardo che trapassa tutti i sentimenti anche quello meno piacevole e scrive, penetra nel reale e scorge quello che gli altri non sanno vedere. L’avventura inizia e continua in un divenire di parole che raccontano e cantano Favole. (Carla De Angelis)

Leggendo “Storia della mia cicatrice" ci colpisce innanzitutto la versificazione chiara e piana, azzardando potremmo definirla Pop (considerata anche la presenza nel testo di alcuni riferimenti a personaggi della cultura mainstream cinematografica e televisiva) se non fossimo consapevoli che ogni tentativo di catalogazione è sempre parziale e riduttivo.

Quella che ci arriva alle orecchie è una musicalità semplice e elementare che talvolta, scartando dai propri binari, si frantuma per poi ricomporsi mediante l’utilizzo della rima andando a comporre una serie di ballabili filastrocche elettriche. 

Ma, come succedeva a certa musica pop degli anni 80, dietro a una cadenza da ballo si esibisce un testo che non racconta storielle ma una anabasi che prende avvio da un dolore per approdare, dopo numerose prove, a una consapevolezza nuova. 

Non siamo di fronte a una raccolta di poesie singole ma a un racconto in versi che mette in mostra l’esperienza profondamente drammatica di una cicatrice personale. 

Questo diario a posteriori lascia poco spazio a sterili intellettualismi, espone una sapienza derivata da un’esperienza vissuta direttamente sulla propria pelle, e non solo in senso metaforico.

Una storia raccontata semplicemente che per la sua potenza intrinseca si eleva autonomamente a simbolo condivisibile.

Poche metafore, semmai simboli, allegorie in grado di far risuonare l’eco di una condivisione universale nei confronti della sofferenza, della rimarginazione del dolore, delle ferite che possono smettere di sanguinare.

Le poesie, seguendo il filo rosso della narrazione cronologica, raccontano l’esperienza del dolore, di come affrontarlo, scavalcarlo, guardarlo negli occhi per comprendere che in qualche maniera ci ha formato.

Un libro in cui è persino giusto che ci venga proposta una morale e un lieto fine stoico in cui la ferita si rimargina e il segno della cicatrice resta indelebile e prezioso: Ma non sapevo / Che quella forza / Su cui contavo / Venisse tutta / Dalla Me Stessa / Che avrei voluto / Lasciare indietro / (fortunatamente mi seguì / cucita a filo doppio / nella fodera della valigia). (Giuseppe Carlo Airaghi)


Un alternarsi rapido e ludico nel genere dell’(auto)ironia gnomica sagace, fatto di versi brevi, spezzati e lunghi, ispirati all’autobiografia della sofferenza infantile, con echi che possono rinviare al Teresino di Vivian Lamarque. E ancora una volta il verso si fa cucitura che restituisce un nuovo viso, una nuova identità, più della chirurgia della carne: nell’arte inseguita della poesia si compie, finalmente, il proprio “riconoscimento”. (Massimo Parolini)


2. classificata


L’implicita missione di Claudia Piccinno (Castelmaggiore, BO)



Claudia Piccinno, docente, traduttrice, autrice di numerosi libri di poesia, di prefazioni e saggi critici. Direttrice per l’Europa del World Festival Poetry fino a settembre 2021, medaglia d’oro al Frate Ilaro 2017, vincitrice Ossi di Seppia 2020, ambasciatrice per l’Italia del World Institute for Peace e di Istanbul Sanat Art, Ape d’argento del Comune di Castel Maggiore per meriti culturali. Tra i vari premi internazionali, gli ultimi: Global Icon Award 2020 for Writers Capital International Foundation, The light of Galata, Turkey 2021, Sahitto International Jury Award Bangladesh 2021, Premio alla Cultura Città del Galateo Roma 2021, Aco Karamanov 2021 Macedonia, Ajtan Zhiti 2021 Kosovo. Responsabile della rubrica poesia per La Gazzetta di Istanbul, redattore per l’Europa della rivista turca Papirus, edita da Artshop; collabora con vari blog, e-magazine e riviste cartacee, tra cui: Menabò, Verbumpress, CiaoMag, Our Poetry e Il Porticciolo. La sua voce è presente nella Poetry Sound Library curata da Giovanna Iorio. Le sue opere in italiano al link www.libreriauniversitaria.it



Bella la vita / se hai cani gatti / un pesce rosso.

L’implicita missione è una biografia interiore ed esteriore, un esercizio sulla fine e sull’inizio di ogni esistenza, è il groviglio di passato e futuro con le incertezze, le  melanconie e le solide certezze amorose. 

Poesia che guarda e si lascia ammirare.

Poesia che si traduce anche nell’esercizio che ogni poeta pratica: il verso libero, l’haiku la novità del tautogramma. Inserti quasi improvvisi ma che assieme alle tragedie contemporanee della condizione femminile nel mondo irrompono crudi e taglienti. La vita è questo. Un groviglio, una matassa da dipanare ma tutto è certo e consueto, tutto è decifrabile. Lecce e la piccola Giulia i nidi del Poeta.
Dovevamo saperlo che l’amore / brucia la vita e fa volare il tempo (Vincenzo Cardarelli). (Colomba Di Pasquale)



Una versificazione spontanea, basata su un ritmo sicuro, che procede sciolto fra cesure e legami di una tessitura fonica ospitale. Nella ricerca di una reminiscenza del sud dell’Anima che restituisca l’origine alla nostalgia del ritorno, per sottrazioni e amnesie, per desistenze e fotosintesi mnestica che innesti stupore: all’approdo attendono il padre, il cui profumo d’arance risale dalle proprie mani, e la madre con i suoi capelli increspati sulla spazzola…  Haiku e tautogrammi (poesie dove ogni parola inizia con la stessa lettera) alleggeriscono lo sguardo in attesa di un ultimo affiorare di radici inquiete. (Massimo Parolini)



3. classificata


Le quattro stagioni dell’inverno (della neve, della sera e altro ancora) di Dante Zamperini (Cavriana, MN)



Dante Zamperini è nato a Negrar (VR) nel 1972. Nel 2002 pubblica L’arcobaleno de la vita (in veronese) e Negli occhi, nel cuore. Nel 2006 esce La domenica mattina (per i tipi di Gabrielli) e nel 2014 Come legno d’ulivo (Prefazione di Eros Olivotto). Di un respiro sospeso (Fara 2021) è la raccolta poetica più recente. È inserito in vari volumi fariani: Salvezza e impegno (2010), Il valore del tempo nella scrittura (2011), Scrivere per il futuro ai tempi delle nuvole informatiche (2012), Chi scrive ha fede? (2014), Uno scarto di valore a Bardolino (2016), Perdono: dal rancore al ricordo (2017), La responsabilità delle parole (2018), Respiro (2020), L’albero (2022). Pittore e scultore nel tempo libero, per Fara ha realizzato numerose copertine.


Trovo in  questi versi similitudini che richiamano il corso delle ore, dei giorni che sembrano passare lenti come lo scendere della neve, mentre la vita scorre veloce. È una poesia specchio che riflette e riflessiva. Il poeta ha  un rapporto amoroso con il mondo e dà voce con i suoi versi al legame che ognuno di noi ha, qualche volta consciamente più spesso nascosto con il divino con il divenire di sentimenti intimi e religiosi. Sembra di stare alla finestra e guardare quel biancore che copre, nasconde e poi rivela, il primo mattino, il sole, l’imbrunire e la sera  e le altre stagioni. 
Versi che entrano nel cuore e nella mente e richiamano quelli di William Shakespeare: Siamo fatti anche noi della stessa materia di cui sono fatti i sogni e nel tempo di un sogno è racchiusa la nostra breve vita. (Carla De Angelis)


Questa silloge serve all’uomo dimentico della natura e l’attenzione al creato è necessaria ora più che mai. Gli elementi delle stagioni e gli elementi della vita degli uomini come la morte che chiude la vita. Poesia che fotografa la precarietà dell’esistenza ma al tempo stesso la sua stessa preziosità.
Nessuno lascia / il fuoco di casa.
Dedica dopo dedica si coglie l’attenzione all’altro, a quanto condiviso, anche se per un breve tratto di strada. Poesia che accoglie e ricorda. Una solida protagonista: la neve, ma anche le cime, gli squarci di paesaggi incontaminati, incantati dalla flora e fauna montani.
Mi ricorda Emily Dickinson quando, anche non essendo mai venuta in Europa, scriveva le nostre vite sono svizzere così fredde così calde. (Colomba Di Pasquale)



Opere votate


Scrivere frusta il nervo di Sebastiano Adernò (Schwangau, Germania)



Sebastiano Adernò nasce ad Avola nel maggio del 1978 e vive attualmente a Schwangau, Germania. Si è laureato in lettere moderne a Milano con un iter formativo in Storia e Critica delle Arti e una tesi in Storia e Critica del Cinema. Ha pubblicato volumi sia di poesia che di prosa.


Per l’uso sapiente del verso, tagliente, materico, che dà slancio a molteplici significati di lettura. (Filippo Amadei)



Silenzi e altri sguardi di Roberto Casati (Vigevano, PV)


Roberto Casati è nato nel 1958 a Vigevano (PV) dove attualmente vive. Ha pubblicato le raccolte di poesie: Amore e disamore (1984), Roma e Alessandra (1986), Coincidenze massime (1988), Ipotesi di fuga (1992), In navigazione per Capo-Horn (1999), Carte di navigazione (2000, in Quaderni paralleli di nuova poesia, n. 2), Carte di navigazione e altre poesie (2001, in Angeli e Poeti, n. 5), Carte di viaggio (2016). L’attività letteraria di Roberto Casati è trattata nel Dizionario Autori Italiani Contemporanei (Guido Miano Editore 2017, 5^ ed.), Contributi per la Storia della Letteratura Italiana. Dal secondo Novecento ai giorni nostri, IV vol., terza edizione (2020).


Ancora una volta

tu sei il tempo che conosco da sempre,


è dentro ai tuoi occhi che trovo

dove la notte riprenderà il discorso


baciami e stropiccia i pensieri


srotolando il cuore a nuovi margini


L’immagine semplice è quella che il poeta canta e ricanta in un flusso continuo di parole che vanno come le acque mai stantie di un fiume di pianura che corre dolcemente alla foce.

Incanta l’idea di prossimità della vita, della vecchiaia come momento ineluttabile della vita stessa; Vivian Lamarque direbbe che la vecchiaia è bellezza.

Senza alcuna pretesa il poeta canta l’esistenza e il suo flusso continuo, quasi ovvio ma necessario, il dono della vita nella sua assordante normalità.

Un sospiro d’amore e di prossimità nelle visioni estive, marine, di ombrellone. Il bello del quotidiano e la sua innata fragilità e precarietà.

Diario intimo, con date, nomi, luoghi, sensazioni, il detto e il non detto. Un bellissimo canzoniere d’amore struggente e malinconico. Breve è la vita / di tutto quel che arde (Stig Dagerman). (Colomba Di Pasquale)


Motu proprio nel teatro degli anni Settanta di Carlo Penati (Legnano, MI)



Carlo Penati tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 è stato fondatore e redattore della rivista di ricerche e studi letterari «Pianura». Suoi testi poetici hanno ricevuto premi e menzioni in vari concorsi letterari tra cui, nel 2008, il 29º Premio Letterario Internazionale Città di Moncalieri con la poesia Le ruote della luna. Nel 2010 ha pubblicato: con Fara Vorrei imprimere un vuoto nell’aria e Sincronaca (dagli anni Settanta) e con Campanotto Editore Sognare è un’imprudenza. Nella collana Limina di Anterem Edizioni ha pubblicato nel 2011 il volume di poesie Il desiderio e lo specchio e, nel 2015, Empeiria.


La poesia di memoria talvolta corre il rischio di odorare di stantio e di abusata nostalgia elegiaca, non nel caso di "Motu proprio” dove (come miracolosamente accade in poesia) è la postura, il modo di guardare onesto e senza sconti, il modo in cui viene porta la parola a fare la differenza. 

Quando i ricordi personali (che siano reali o inventati in arte fa poco differenza) sanno farsi ricordo e testimonianza di un’intera generazione, quando la narrazione di una cronaca quotidiana diventa resoconto (inevitabilmente di parte) della Storia allora può apparire un “libro” di poesie, non una raccolta, che è altra cosa, ma un libro compatto che fa i conti con il proprio vissuto e lo fa senza sconti e ipocrisie.

Talvolta si parla a sproposito o con troppa generosità di storie personali, con la s minuscola, sul cui sfondo si staglia la s maiuscola della storia collettiva, in questo caso personale e collettivo si fondono dando vita a una narrazione epica, alla narrazione di una cronaca che ora si è tramutata in storia. Cantata dal poeta con il corretto equilibrio tra enfasi e controllo diviene epica moderna, urbana, in minore. L’epica di una sconfitta.

Il riscatto dal capitalismo, la lotta di classe, gli scontri ideologici, la strategia del terrore, la fede laica in un mondo nuovo, la routine della fabbrica, il sesso e il desiderio di vita sono i temi del “Motu proprio”; il tutto narrato con una lingua controllata, priva degli abbellimenti e delle decorazioni del poetichese.

Dieci sezioni, dieci canti che utilizzano intonazioni e voci differenti (talvolta con sperimentalismi letterari che non perdono però di vista la volontà comunicativa) per narrare in ordine cronologico un pezzo degli anni settanta, di una generazione che ha creduto e lottato, talvolta in modo scomposto e violento, per un cambiamento di paradigma sociale. (Giuseppe Carlo Airaghi)


Il dono non ricambiato di Lorenzo Gafforini (Brescia)



Lorenzo Gafforini (1996) è laureato in Giurisprudenza. Dedicatosi alla poesia fin dall’adolescenza ha pubblicato otto raccolte di poesia. Collaboratore di diverse riviste di critica letteraria, nel 2022 cura anche la prima edizione mondiale del testo teatrale inedito Se tutti i danesi fossero ebrei del poeta Evgenij Evtušenko per Lamantica Edizioni. Partecipa attivamente a diversi progetti culturali, soprattutto in ambito letterario e cinematografico.


Nella torbiera della psiche l’itinerario procede da una contrada dell’infanzia, da un affresco di memoria sbiadita: la poesia si fa terapia di costellazioni familiari, unendo genitori e nonni che non vogliono rimanere pure immagini, fotogrammi di uno sguardo distratto. Il cielo si fa voliera e mantiene sentinelle riflesse sull’abisso. Lo stigma della perdita, della violenza e dell’abuso si fanno ago e filo di un rammendo continuo, faticoso ma necessario, con la figura, in primis, del padre, latitante che ritorna da padre prodigo per aiutare il figlio a pagare quotidianamente la propria parte di debito chiedendo perdono per lui, per noi, per tutti. (Massimo Parolini)




Corpo celeste di Camilla Ugolini Mecca (Verona


Camilla Ugolini Mecca nasce a Verona nel 1971, dove si laurea in Lettere Moderne. Mamma di un ragazzino di dodici anni, ha svolto per anni la professione di Counselor e Facilitatrice in Costellazioni Familiari e Sistemiche. Nel 2003 ha pubblicato con Liberty House il saggio Ambigue stanze – Un itinerario nell’opera di Antonio Possenti. Nel 2007 il racconto Il paradiso è un cul-de-sac vince il concorso Pubblica con noi indetto da Fara Editore. Nel 2021 pubblica il suo primo romanzo, Il destino dell’onda, edito da Il Falò. Nel 2022 ha vinto – in ex aequo con Natascia Ancarani - il concorso Faraexcelsior 2022, con il romanzo Tu sorgerai di nuovo.


Per la visione onirica, la verticalità del verso e del significato finale. (Filippo Amadei)



I prigionieri estatici di Stefano Serri (Fiorano Modenese)



Stefano Serri (1980) vive a Fiorano Modenese. Infermiere, laureato in Discipline teatrali al Dams di Bologna, ha tradotto e curato testi di Jean Giraudoux, André Gide, Han Ryner e altri autori. Tra gli ultimi testi pubblicati, Maldicura. Storia di un infermiere che si ammala (Sensibili alle Foglie) e le poesie di Un gatto steso al sole (Kolibris).


In mezzo ai tanti libri di poesia contemporanea in cui l’ingombrante io dell’autore si esibisce come personaggio principale quando non addirittura unico “i prigionieri estatici” ha il pregio o perlomeno l’originalità di nascondere l’io dell’autore di volta in volta dietro la voce narrante di alcuni personaggi storici che hanno avuto tra loro in comune l’esperienza della prigionia; e della propensione al misticismo mi verrebbe da azzardare.

In questo libro parlano in prima persona singolare personaggi rinchiusi in prigione; reale o metafisica che sia o addirittura autoimposta come nel caso della Dickinson. Tutti hanno uno sguardo rivolto al cielo loro negato, chi per porre domande, chi per cantare le proprie convinzioni.  

Per un verso o per l’altro queste voci narranti sono consapevoli dell’ingiustizia terrena a cui sono costrette a sottostare ma sicuri di una rivalutazione futura o ultraterrena.  

La versificazione metaforica, attenta e sapienziale dell’autore cambia tono e registro in base alla temperatura estatica delle voci narranti

La quinta e ultima sezione si stacca dal comune argomento delle sezioni precedenti per mettere in scena una rappresentazione teatrale in cui gli attori recitano un risveglio, una rinascita, una liberazione dal recinto del sonno in cui erano rinchiusi terminando libro e rappresentazione con le parole: Ho finito le prove. Ora devo iniziare sul serio. / State tutti iniziando a svegliarvi / insieme a noi. / Sento che l’anima nostra / è più grande del nostro risveglio. (Giuseppe Carlo Airaghi)



L’occhio verde dei prati di Donatella Nardin (Cavallino Treporti, VE)

punti 3 (Carla)



Donatella Nardin è nata e vive a Cavallino Treporti (VE). Pur praticando la scrittura – soprattutto poetica – da sempre, solo negli ultimi dieci anni ha dato visibilità alle sue opere partecipando a vari Concorsi Letterari con risultati gratificanti in quanto le sono stati attribuiti numerosi premi e riconoscimenti. In poesia ha pubblicato i libri: In attesa di cielo (Ed. Il Fiorino 2014); nel 2015, con la stessa Casa Editrice, la raccolta di liriche haiku Le ragioni dell’oro; e con Fara Editore, nel 2017, Terre d’acqua (1° class. al Premio Il Litorale di Massa 2019, 2° class. al Premio Città di Arona 2018, ecc.) e nel 2020 Rosa del battito (I premio al Concorso Letterario Mario Luzi 2020). Molte sue poesie e alcuni racconti sono presenti in antologie, in alcuni siti on line dedicati, in riviste letterarie e in raccolte collettanee di case editrici come LietoColle, Empiria, La Vita Felice, Fara Editore, Fusibilia e Terre d’ulivi.


La sacralità della natura  è tutta in questi versi attenti ad ogni cenno di risveglio .Sono le madri a custodire e raccogliere  e nutrire, soprattutto ad amare . Sono versi che si leggono d’un fiato  tanta è l’armonia  e la delicatezza/dolcezza che li distingue. Orizzonte aperto, perché  il compito è continuare a vivere  in attesa di una gioia  o ripetuti silenzi, mentre la  natura ci nutre  di colori e di luce e ci disseta. Versi importanti   che hanno la penna in mano e lo sguardo rivolto alla madre (natura).(Carla De Angelis)



Nel segno, il seme di Valeria Raimondi (Leno, BS)



Valeria Raimondi vive a Brescia. Fa parte del Movimento dal Sottosuolo. Con Donne A(t)traverso propone un recital sulle origini della violenza di genere. Nel 2016 viene tradotta in lingua albanese con i poeti Beppe Costa e Jack Hirschman. Suoi inediti compaiono in Distanze (Fara 2018) e alcune invettive nella Gazzetta dei Dipartimenti del Collage de ‘Pataphysique. Una sua poesia è intro dell’album musicale dei DUNK. Nel 2011 esce con Thauma la silloge IO NO (Ex-io); nel 2014 con Fusibilia Debito il Tempo, opera vincitrice del Premio Eros e Kairos. Sue poesie vengono tradotte in portoghese e presentate a San Paolo del Brasile nel 2018. Nel 2019 esce per Pietre Vive La nostra classe sepolta: cronache poetiche dai mondi del lavoro, selezione di poesie di lavoratori e lavoratrici di tutta Italia. Nel 2020 la sua testimonianza di lavoro e di vita nella Lombardia colpita dal Covid, Una storia sbagliata, viene pubblicata da MicroMega. Nel 2021 pubblica con Fara Il penultimo giorno.



Per l’indagine sul tema della parola e della sua genesi, senza mai dimenticare il tragico e il divino che si trovano nell’umano. (Filippo Amadei)



Opera segnalata


Come gira il vento di Antonella Pizzo (Ragusa) 



Antonella Pizzo è nata a Palazzolo A. nel 54 e vive a Ragusa. Ha pubblicato le sillogi dialettali Strati, E su paroli nuovi, Comu ‘n ciumi lientu. Gli e-book Partenope (Biagio Cepollaro, 2006), I morti non sono nervosi (Feaci Edizioni, 2007). Ha pubblicato le raccolte in lingua A forza fui precipizio (Lietocolle, 2005), Catasto (Fara Editore, 2006), In Stasi irregolare (Le voci della Luna, 2007), Il sogno è miele (DARS, 2009), Dentro l’abisso luccica la storia (L’arcolaio 2011). Presente in numerose antologie, riviste cartacee e in rete. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra i quali premio migliore sceneggiatura “I corti di Mauri” con Il passaggio, per la poesia edita il Premio Renato Giorgi 2007, Gorgone d’Argento 2009 per In stasi irregolare, Elsa Buiese 2009, Simone Cavarra 2010, per sonetto inedito premio Renato Fucini 2010. Seconda classificata al Premio Ischitella-Pietro Giannone 2008 per la silloge dialettale inedita Trapassi. Nel 2022 per la poesia inedita finalista al Lorenzo Montano. Premio Talamone 1 class. Evviva la mamma, per la narrativa inedita finalista al Caffè letterario Moak, Premio Pehnt – V edizione.

Per l’uso sapiente della parola che si fa verso e l’esattezza che rende potente il significato. (Filippo Amadei)