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sabato 29 giugno 2024

(Polaroid XXXI): Giovanni Andreoli

 


Polaroid: istantanee di poesia è una rubrica a cura di Luca Pizzolitto
Foto in copertina di Daniel Luke Lomax



Ora che la valle è silenziosa / guarda com'è calma / l'ombra del sole


Da Absorbeat (FaraEditore, 2024)


Papà

Profumavano ancora d’azzurro
i polmoni grigi di mio padre.

Le vecchie mormoravano:
L’è na, l’è na…

Ugualmente il traffico
attraversava la stanza.

Solo Pavarotti,
il mio canarino giallo,
ha smesso di cantare.

*

Il purosangue

Al cospetto del Re di denari,
l’uomo che fu pazzo e felice
ha domato il purosangue.

Ora l’amore è un simulatore di volo.

Un vecchio giullare bussa
alla porta di Dio.

*

L’ultima primavera

Rettitudine e lungimiranza,
corpi discreti,
scarpe perfette.

Poi l’onda trabocca
dal bicchiere impassibile
all’eterna vigilia.

È solo una gita campestre!
sussurri di sottocchio ai granai.

L’ultima primavera.

*

Rimedi

Quando il peso è insopportabile,
rispolvero una logica più leggera.,
quella di chi resta per poco
o inventa, dopo la causa,
un altro effetto.

Oppure cerco
un porticciolo nell’anima,
un approdo sicuro
dove si può vivere ogni giorno
senza ferire o essere feriti.





Giovanni Andreoli è nato a Bussolengo (VR) l’8 giugno 1962 e vive a Sant’Ambrogio di Valpolicella (VR). Sposato con Monica, papà di due figlie, lavora come operatore per disabili. Ama fare lunghe passeggiate nella natura. È presente nell’antologia internazionale Olympia città di Montegrotto Terme. Ha pubblicato, con il poeta Remo Xumerle, Il giardino della terra (Edizioni Del Leone 2003).

sabato 22 giugno 2024

(Polaroid XXX): Mauro Liggi

 

Polaroid: istantanee di poesia è una rubrica a cura di Luca Pizzolitto
Foto in copertina di Ea Engana


Da Alla terra i miei occhi (Interno Libri, 2024)


Indichi il cielo
a me, solo a me
che con il camice bianco
provo a trattenerti qui
sfidando il tempo
la logica
la scienza.
Ma tu
indichi il cielo
il dito già blu
perché sai
quello che anche io so
tu succo di mela cotogna
io volto di catrame
muto è il grazie
prima del viaggio.

*

Cielo indigesto
notte fredda di rimpianti
l’alito disegna nuvole di pietra
mi avete rubato l’alba
saccheggiato il mattino
scassinato il tempo.
Se apro appena gli occhi
come dopo un’eclissi
vedo un bagliore
in questo inverno
di gelate orfane di sole.
Solo uno squarcio di luce
solo, vi prego,
un domani qualsiasi.

*

Abbi cura del mondo
stendilo nel tappeto
davanti al fuoco.
Spoglialo piano
dai vestiti logori
sfila i calzari
fatti svestire
libero da vergogna
mostra le tue cicatrici
la notte trascorra
in luoghi dimenticati
odori sconosciuti
incenso di cenere.

Allontana l’alba
                perditi in altre vite
                per onorare la tua.

*

Scavo con le palpebre
nella terra umida
sciolgo il perdono.

Allatto un germoglio
di pianto
le mani a coppa.

Calati pure tu
sotterra ora
anche ciò
che è vita

                la mia inquietudine
                vuole farsi albero.
                Alla terra i miei occhi.




Mauro Liggi (1980), medico chirurgo, vive a Cagliari. Nel 2000 pubblica il suo primo libro fotografico Una magica vita. Racconto fotografico del Circo Paniko. Ha pubblicato le raccolte poetiche Anima scalza. Le orme della poesia (Amicolibro Editore, 2021) e Segnali di fumo (Altromondo Editore, 2022) terza classificata al Festival culturale Liberevento Premio Rombi. Sue poesie sono state pubblicate in varie antologie, su blog e riviste letterarie. Fa parte della redazione del blog “Versolibero”, è membro della giuria di alcuni concorsi letterari, promuove e divulga la poesia attraverso incontri on line con autori contemporanei e laboratori scolastici.


sabato 15 giugno 2024

(Polaroid XXIX): Mattia Cattaneo


Polaroid: istantanee di poesia è una rubrica a cura di Luca Pizzolitto
Foto in copertina di Stefan Giljan


Qui fuori / mamma / si cammina sul filo dei rami

Da La neve impressa (Architetti delle Parole, 2024)



Entrare in un nodo
sviluppare il suo nastro
e ritrovare la ruggine
sotto i crocevia
dove l'odore della realtà
si compie in parte
in questo continuo scambio
di cose improvvise
affrontando i morsi
l'insurrezione del fuoco
le ferite d'innesto
trappole di lutti lunghi

s'impenna
alla radice
l'anamnesi di questo silenzio.

*

C'è un posto
per ogni virgola gettata
al silenzio delle notti insonni

una luce accesa
si spera

il respiro schiacciato
da un passo largo quanto una ferita
e la prima versione di un sole inatteso

un boccone di pane
tra una lacrima zitta

guardo.

*

Ho ascoltato
il lento declino del tuo
corpo mandato in esilio

notti sfasate
buttate a caso
su uno stendibiancheria del primo piano

senza origliare sentivo
stringendo denti di latta e coperte di lana

ma ancora non ero abituato
a quella luce spenta
da un paio di lenzuola sfitte.

*

I luoghi
custodiscono
lo stupore di quelli
che raccolgono da soli
le idee sfuggite
le finestre vive
al richiamo della notte

allungano fiori spioventi
e un pallone bucato sull'aia
spogliato delle grida dei bambini

due vicoli ciechi
e quattro nuvole viola:
la pioggia infuria
sulle abrasioni dei muri.

*

Nell'aria una piuma
la pioggia diventa un collirio che brucia
ho ancora la luce della lampada accesa

qui fuori
mamma
si cammina sul filo dei rami.





Mattia Cattaneo è nato a Trescore Balneario (BG) il 31-07-1988, abita a San Paolo d'Argon (BG) ed è laureato in Scienze della comunicazione. Adora la montagna e la natura. Lavora come assistente educatore presso una cooperativa. Dal 2019 è cofondatore dell’associazione culturale “Architetti delle Parole” con Carlo Arrigoni portando in scena numerose letture sceniche. Ha pubblicato alcuni libri di poesia e tre romanzi. Gestisce il gruppo FB “Circolare Poesia” atto a diffondere la poesia.


sabato 8 giugno 2024

(Polaroid XXVIII): Daniele Ricci

 


Polaroid: istantanee di poesia è una rubrica a cura di Luca Pizzolitto
Foto in copertina di Luca Pizzolitto


Poesie da "Il filo del vento" (Dialoghi, 2023)

Ora posso sentire gli spazi / che si aprono tra le montagne


Il problema

Il problema è che cerco
in ogni mano in ogni respiro
un istante rimasto vivo
l’altrove del mio corpo
l’inchiostro della misura e dell’amore

*

Devo smettere di guardarmi
accettare l’incompiuto, accontentarmi

devo liberarmi dalla testa
annullare i punti di vista

non fissarmi sulle cose
quando cede la memoria
nel dubbio della sera.

*

Sei venuto a farmi visita anche stanotte…
Sei venuto,
nonostante la pioggia e il freddo.

Che cosa posso offrirti?
Come posso
 trattenerti?

*

Posso fare le cose più belle stanotte.
Posso fare una corsa sul mondo
e volare nel cielo,
guardare dall’alto gli alberi e le grandi colline.

Posso sentire questa gioia
dentro.
Posso gridare la mia forza e il calore che cresce.
Posso stringerti forte, amore mio,
spettinare il tuo ordine
e raccogliere la tua dolcezza.

Posso amare la vita stanotte,
parlare coi monti
e ascoltare del vento le stanze infinite.

Il mare azzurro
posso essere
stanotte.

*

Sosta a Fossombrone

Ora posso sentire gli spazi
che si aprono tra le montagne,
i vuoti lungo i dirupi,
tra le colline;
ora posso vedere all’orizzonte
il mare e il vento
quassù che batte
sui ruderi di Fossombrone,
il vento che scuote le querce
e le ginestre delle Cesane.

Ora ti sento, amore mio,
sento la voce del fiume,
tra il cielo azzurro
e i vasti Appennini
sento questa possibilità di luce.





Daniele Ricci vive e insegna a Fano (PU). Ha pubblicato le raccolte di versi Lontananze (Montedit, 1998) e Lezione di meraviglia (Italic Pequod, 2022) e sue poesie sono comparse in varie antologie e riviste letterarie.



venerdì 10 maggio 2024

(Polaroid XXVI): Federica Maria D'Amato


Polaroid: istantanee di poesia è una rubrica a cura di Luca Pizzolitto
Foto in copertina di Luca Pizzolitto


Ma ebbe fine con l'infanzia / quell'inizio di me che cercavo negli altri


Poesie da La montagna dell'andare (L'Angiolo - Ianieri Edizioni, 2023)


Dopo gli anni inizi le domande
su quel restare degli alberi
in un posto per millenni
quando duri meno,
molto meno
d’una vita.
Pare lo sguardo cambi
o la devozione del nome,
dicono che inizi a ricordare
gli altri e le stagioni
al passo dei cambi nel quadrante
sotto il peso colossale
di fare diventare tutto vero.

*

C’erano le voci
dei paesaggi dentro vecchie strade
in corsa verso il fondale del mare
e quel vento, grande, del guardarci
a lungo dicendo ci faremo male
senza parole, senza note, senza
quadretti il punto del congedo
come quando a scuola
salutavo mia madre.

*

Avrei voluto la mano nell’acqua
quando l’amore taglia i deserti
verso la fonte della bevuta.
Ma tu non mi volevi
correndo forte la sete
verso il pensarci lontano, dentro
al pugno chiuso della tua mano.
Così chiuso da imparare
che il gioco era questo:
incontrarsi
solo per lasciarsi andare.

*

Ma ebbe fine con l’infanzia
quell’inizio di me che cercavo negli altri:
un pegno, una pezza, cento lire
la matita e la gomma, il pettinino
i quadretti, acqua del diventare
sete nel deserto dei vostri no:
nessuno che mai abbia detto
quel che non mi ha salvato
la vita.

*

Ché se dentro ci va
sarà l’ultimo a ogni incontro
della prima volta, quella che
inizia l’esserci tra l’esserci
io e te che non sapremo
mai se una frase ci racconta
o sarà l’ultima stazione del dire.




Federica Maria D’Amato (1984) ha pubblicato le raccolte di poesie La dolorosa (2008), Poesie a Comitò (2011), Avere trent’anni (2013), A imitazione dell’acqua (2017); in prosa I termini dell’amore (2016) e il saggio epistolare Lettere al padre (2016); ha tradotto e curato la prima edizione italiana di Dove diavolo sei stato? di Tom Carver (2012) e l’ultima edizione italiana del Libro dell’amico e dell’amato di Ramon Llull (2016).


venerdì 3 maggio 2024

(Polaroid XXV): Padre Elia Spezzano

 


Polaroid: istantanee di poesia è una rubrica a cura di Luca Pizzolitto
Foto in copertina di Luca Pizzolitto


Sanno di luce i nostri canti / in attesa del mattino


 Da Croci del Sud (puntoacapo, 2020)



MEDITERRANEO INTERIOR

Seconda Cantata di libertà.
Prima di Amore e Silenzio.
Nuova di Mediterraneità.

1998

Ad Astor Piazzolla, Joaquin Rodrigo, John Whelan e alla loro musica.
Ascoltando “Oblivion”, di Astor Piazzolla
e il “Concierto De Aranjuez” di J. Rodrigo.
Riascoltando “Celtic Crossroads” di J. Whelan
One World, One Music, One Freedom, One Humankind


Cambio mi vida,
Porqué mi vida es volver,
Qui dove le pietre sembrano
Così mute, eppure non lo sono,
Ed hanno secoli di voci
E di volti, impressi come ombre
Nell’apparente fragilità dei licheni
E dei muschi, con le loro intensità
Di profumi, e gradazioni di colore.
Y regreso donde sale una fuente
Limpia, de luceros y de noche,
Mediterraneo Interior, que trapasas
My alma con flechas de Silencio.
Non so guardare più inattivo
Il trasmutarsi della vita, i passaggi
Così lievi e forti delle vive
Stagioni, con il loro avvicendarsi
Di luci e di ombre, così intense
Eppure mai nette e definite.
Mi sento addosso gli occhi della vita
Che mi scrutano, e torna quasi sempre
Il ricordo, come un passero in settembre
Che si confonde nella muta intensità
Di questo azzurro, cielo che riflette
La mia antica solitudine e il mio
Bisogno di libertà, silenzioso
Come sono, versato in pensieri
Di luce che vorrei
Fossero meno grandi e che
Non portassero morte ma solo
Pace ad ogni uomo e ad ogni cosa.
Eppure è questa morte di stagioni
Che cammina al mio fianco quasi sempre
E che plasma la mia vita, in un continuo
Trasformarsi. Tendono le voci
Al silenzio, i giorni ad una smisurata
Notte, il presente al ricordo ed ogni moto
Interiore si spegne in una quiete
Che vorrei fosse eterna.
Ho bisogno d’infinito, ed ogni fronda
Di questi alberi racconta
Alla mia anima la sua
Inquietudine di vento che la scuote,
E la vita ritorna
Prepotente a impossessarsi del mio
Cuore, con i suoi desideri,
E le sue passioni. (Sono un vento
Che non ha trovato ancora
Querce abbastanza forti
Che ne spengano il vigore). Vibra
Di canto la mia terra, di voci
Così piene di vita, così arse
Di sole, Mediterraneo Interior
Que trapasas mi alma con flechas
Asì ardientas de Silencio.

venerdì 12 aprile 2024

(Polaroid XXIII): Luigi Carotenuto


Polaroid: istantanee di poesia è una rubrica a cura di Luca Pizzolitto
Foto in copertina di Luca Pizzolitto


Da farsi fiori (Gattomerlino, 2023)


memento mori

è indizio e faro

dunque acconsenti

al riparo tra le dita

all’amore di un momento

proteggo le tue costole

custodisco il sacro

*

infiniti mondi come dirti

di mondi infiniti e spazi puntini

non vedi che sul foglio c’è sempre 

un tratto bianco sospeso

non si allontana dal centro

*

lo spettro dei colori

tavolozza dei tuoi sguardi

ti aspetto dove muto

è il divenire

dove tace l’apparente

riposa la bellezza

*

il signore delle girandole

sulla bici arrugginita

sorrideva bruciante

la pelle d’ambra.

Di volantini 

faceva fiori..

*

mentre morivi leggevo Epicuro

volevo starmene al caldo

rannicchiato al riparo

delle sue lettere

la cadenza perfetta 

dei tuoi occhi

era già presente 

nella gioia distante

di un altro mondo

*

la sera si apre,

si tiene nel tuo sguardo,

un assolo appena accennato,

il resto si perde nel tintinnare

di pioggia e petali



Luigi Carotento: educatore, frequenta un corso di pedagogia curativa a indirizzo antroposofico. Tra le sue pubblicazioni recenti: farsi fiori, gattomerlino, Roma, 2023. Krankenhaus, gattomerlino, Roma, 2020. In Francia: Krankenhaus suivi de Carnet hollandais et autres inédits, Éditions du Cygne, Parigi, 2021, cura e traduzione francese di Irène Dubœuf. Ha contribuito al Dizionario critico della poesia italiana (AA. VV. a cura di Mario Fresa), SEF, Firenze, 2021, curando i saggi dedicati a Jolanda Insana e Giovanni Testori. Figura nell’antologia di poeti siciliani tradotti in lingua inglese, a cura di Ana Ilievska e Pietro Russo, Contemporary Sicilian Poetry. A multilingual Anthology. Italica press, Stati Uniti, 2023. Suoi testi sono apparsi su riviste italiane e straniere, tradotti in francese, inglese, spagnolo, serbo. Dal 2010 collabora con l’EstroVerso di Grazia Calanna (www.lestroverso.it). Compositore, ha scritto brani strumentali, canzoni pop, canzoni per l’infanzia, in gran parte inediti. Cura la rubrica Particelle sonore sulla rivista Niederngasse di Paola Silvia Dolci (niederngasse.it), dove tenta vestizioni di suoni sui testi e le voci degli autori scelti.









martedì 2 aprile 2024

(Polaroid XXII): Giansalvo Pio Fortunato

Polaroid: istantanee di poesia è una rubrica a cura di Luca Pizzolitto
Foto in copertina di Luca Pizzolitto


Come se la morte / avesse il profumo della nascita

Da Civiltà di Sodoma (RP libri, 2023)



(..) Giansalvo Pio Fortunato va alla ricerca di una forma letteraria capace di svelare e approfondire, quasi con meticolosità aristotelica, ogni aspetto e sentimento del reale. Emerge il caos del mondo esterno che travolge ogni argomento e lo stesso animo dell’autore: Fortunato fa appello all’idea di una poesia pura, ben lontana dalla corruzione e dal deterioramento delle cose. Ecco che la parola poetica assurge al compito necessario di sentinella della bellezza troppo spesso posposta all’oscurità. Così l’autore mostra la sua sete di verità: ora con slancio e angoscia perché il mondo è in pericolo – soprattutto, sono in pericolo l’onestà intellettuale e l’ideologia; ora combattendo l’ansia metafisica che repentinamente si trasforma in vocazione poetica ed esaltazione della nudità della parola luminosa (...)

Dalla prefazione di Rita Pacilio 




Purezza assoluta 

Purezza assoluta 
del mondo vivente, 
schiudi il volto 
su corpi pressati, 
su un cumulo di massa 
difforme, a cui non resta 
che il silenzio d’un sordo 
alle sonore parole del mistero; 
ed io, già vecchio, epifania 
attendo d’un’era nuova,
come metamorfosi disincantata 
che dia il vero allo specchio 
ed il reale al me ancora infante 
che s’inalbera 
per l’alba dall’alto, 
l’alba che le folte ortiche,
mentre feriscono, adombrano. 
Non resta 
che una proiezione 
tra fili bugiardi.

*

Sempre ho atteso

Sempre ho atteso, 
in una lenta
atarassia spumeggiante 
la vita. 
Un miracolo disincantato – 
non perché io abbia 
la cadaverica presunzione
di non aver vissuto – 
quanto il futuro 
s’adombra in crocchi 
ed io, cieco, 
brancolo ove il buio 
ricopre la più alta morale: 
il vento batte solitario 
ed io non muovo, 
dacché d’essenza feroce,
uno stridio o un richiamo 
possente come i turbini
d’agosto, 
affinché la propria primavera 
il mondo riassapori 
mentre il Cocito inonda. 
Non basta la sabbia 
a frenare le sponde, 
poiché il vortice
graduale s’ingrossa.

*

La felce

La terra arida, 
presago del mondo nuovo, 
a cui mi affaccio 
con un fiammifero 
già spento 
sulle soglie d’un monte
da non scalare, 
su cui compiere 
un salto precipitoso 
per cui si raggiunga 
una nuova dimensione, 
un nuovo specolo 
per ogni cosa. 
Nuovamente plasmata, 
la vita fugge 
tra i fienili 
e le folle d’arbusti; 
ferita, piange 
per se stessa, 
calpestando la felce 
che vuol lenire 
la sua sofferenza catartica.

*

Aforisma

Volutamente ignaro 
dei turbini del mondo,
discendo nell’abisso 
come se la morte 
avesse il profumo della nascita.


 



Giansalvo Pio Fortunato nasce a Santa Maria Capua Vetere (Ce) il 20 marzo 2002 e vive a San Marcellino (Ce). Frequenta la Facoltà di i Filosofia, presso l’Università Federico II (Napoli). Nel luglio del 2022, la pubblicazione della sua prima raccolta in versi, Ulivi nascenti, Albatros Il Filo. È risultato primo classificato, per la Sezione Giovani, Premio Internazionale di Poesia Scriptura, con il testo inedito Illio.
La poesia Allegria d’una memoria, è stata inserita nell’Antologia del Premio Città San Valentino; Labbra di risurrezione, è il titolo della poesia prima classificata al Concorso Nazionale intitolato a Padre Melis o.m.v.
Collabora con il giornale mensile Agorà Giovani (Ed. Scuderi) per la cura della rubrica Genealogia e modernità. Collabora con la Rivista Avamposto Poesia.





venerdì 22 marzo 2024

(Polaroid XXI): Sergio Bertolino


Polaroid: istantanee di poesia è una rubrica a cura di Luca Pizzolitto
Foto in copertina di Luca Pizzolitto


Con la pioggia / sentiamo nostra / la misura di ciò che non guarisce

Da Resistenza e sparizione (Avagliano, 2023)


(...) Resistenza e sparizione sembra approfondire proprio il tema della sete, portando all'estremo un'idea di poesia che si muove tra ribellione e disciplina, ma esercitando la propria resistenza dentro un paesaggio e una lingua coerenti e definiti. E il paesaggio che qui si profila è quello delle origini, che già avevamo esperito nella raccolta precedente, ma non con la stessa selvatica virulenza di ora, la stessa "fame di radici" e di arcano che agisce in queste pagine, dove il ricorso - per un'intera sezione - al dialetto reggino svela tutta la carica delle scelte, e la forza dell'inabissamento.

(Giancarlo Pontiggia)




Non osa avvicinarsi
a tanta notte
un fiore,

qualcosa di omesso dai cieli:

mi riporta solo ciò
che è già scomparso,
ridotto alla sua cellula felice.

*

Vero è libero, ci credo,
ma tremenda la riva che sospetto
fissi nel punto l'ombra breve,
preistoria di una bocca e del linguaggio
finché vivo
spalancata la distanza, né prima
né dopo,
io sento che dovrò sacrificarmi gli occhi
perché uno sguardo mi salvi
e dica nulla mi succede;
conosco il bimbo nella foto,
la fiducia che ho riposto
- le obbedisco.

*

Con quale nome ti presenti
all'oro ruggente ai vertici
del giorno? Fa di nebbia anche la torre
se è tua la privazione che trattiene,
l'ovale senza un grido, sorridente,
il blu di Rilke ravvivato nella sete.
Scoprire all'improvviso
gli occhi il pane che ti aspetti, perché arrivino
le dalie a consolarti un'ansia nuova,
bella di brezze e di pontili,
è il più fondo degli affetti,
la più lunga delle corse.

*

Ecco,
perché l'ombra
di un pensiero la afferri e non finisca
questa notte, questa voglia, gelando
il primo grido,

farei di lei la foglia che frinisce,
nessun mistero oltre la pelle.

*

Piace alle mie mani,
nella mezza luce croccante,
dov'è il bell'inverno che predice
di serti più floridi e rossi...

Piace perché
sa destinarle ad altro
(oh la palafitta le verticali
dell'onda
"non tremare").

Ma nottetempo, per fingersi fuoco
c'è fiato abbastanza.

Dragone o basilisco, con la pioggia
sentiamo nostra
la misura di ciò che non guarisce.






Sergio Bertolino (Reggio Calabria, 1984) insegna Lettere a Torino e condirige la rivista di poesia "Avamposto". Resistenza e sparizione è la sua terza raccolta di versi.


mercoledì 13 marzo 2024

(Polaroid XIX): Marco Esposito

 


Polaroid: istantanee di poesia è una rubrica a cura di Luca Pizzolitto
Foto in copertina di Luca Pizzolitto


il mare era sempre / lì e lo abbiamo rimandato


Da La casa d’oltremare (peQuod, 2023)


Nel dorato risveglio

la tua spalla è smagrita,

un ripido latte vi cade

fino all’ansa di risacca,

chiara di giara che piano

scurisce. Sembro avere

la tua stessa grazia per

come mi guardi.

*

A volte credo tutto

sia inutile – sforzi e parole

anche la solennità della meta

l’ammutire delle paure.

Rimane un gesto

nel quotidiano ammansire di vita

che vira ai volti – gli occhi

sbaccellano un letto

sbucano al taglio mattutino

di lana e cotone.

E questo mi pare tutto.

*

Voglio tornare senza sapere,

sola memoria delle gambe

ma tornare. Come fece

l’uomo dalla guerra che non sapeva

scrivere, né geometria del mondo

che pure aveva girato.

Lasciando sempre il mare

a sinistra – gli dissero –

da Trieste a Bari riuscì a tornare.

All’amore serve solo l’istinto

di chi segue una casa.

*

Si è sbagliato tanto nel tempo

rigoglioso – il mare era sempre

lì e lo abbiamo rimandato.

*

Intanto che la televisione

corre sui pattini di Jannacci

lei lo prende in braccio nello sciame

sismico che dallo spavento rimane

il mare ad azzurrarle la vista.

I calcinacci restano questo

scorrere di frasi mai dette.

È una distanza secolare,

avvinghia di bianco.

*

Mi porti la mano sul petto

nella tua tremante ora

che pelle e ossa chiedono

sforzo immane al cuore –

smuove il mio nel ritardo

di dolcezze taciute nel tempo.

Si chiama scompenso

il bagaglio non detto.





Marco Esposito (Bari, 1977), musicista e tecnico del suono, pubblica nel 2020 la sua prima silloge, Prima di spegnersi (Eretica). Rientra nei cinque finalisti, per la sezione Inediti, della prima edizione del Premio Rilke - Duino Aurisina (2021). A seguire pubblica dieci testi inediti, prendendo parte all’antologia di nuovissima poesia pugliese I cieli della preistoria (Marco Saya, 2022). Nel 2023 un suo drabble figura nell’antologia Cartoline dalla Puglia (L’Erudita, Giulio Perrone Editore). Si classifica terzo al IV Premio Letterario Nazionale Gianmario Lucini (ed. 2023), nella sezione Poesia Inedita. Nell’autunno del 2023 pubblica la sua seconda silloge, La casa d’oltremare (Italic PeQuod). Alcuni suoi componimenti sono apparsi su quotidiani e blog letterari. Ha inoltre realizzato delle opere video-poetiche, con musiche originali proprie e della compositrice Grazia Bonasia, ispirate ad estratti delle sue pubblicazioni, alcune in collaborazione con i noti illustratori Andrea Serio e Marco Cazzato.




martedì 5 marzo 2024

(Polaroid XX): Valeria Ferraro

 


Polaroid: istantanee di poesia è una rubrica a cura di Luca Pizzolitto
Foto in copertina di Luca Pizzolitto


Il cielo è un telone ripiegato / costa poco addomesticare i brandelli



Mi piace sentirmi piccola, ago
nel corpo della notte immateriale,
cucire il caos, mordere una fragola,
custodire una gioia marginale.

*

Di tutto un giorno passato, pare,
a leggere sull'essere e l'accadere,
ho poi annotato questo: comprare
matita occhi, lavare calze nere.

*

Tu distesa al buio nel tuo buio
nata in mezzo alle cose rotte
le finestre di fronte unico augurio
fare luce sulla tua propria notte.

*

Ricordo la poesia non cadeva a pezzi
avida, passeggera, affamata
alte corde sopra laceri trapezi
accadeva mi trovavo innamorata.

*

Vicino alla mia casa oggi sosta
il circo, tra il mulo e il cammello
il cielo è un telone ripiegato:
costa poco addomesticare i brandelli.

*

Non sono invecchiata abbastanza
posso cedere come un tempo al pensiero
di un ruvido abbraccio alla speranza
dal fondo del suo vaso rimasto intero.

*

Ho tutto il tempo possibile, sai.
Non guardo più vecchie o nuove cartine.
Non so dove andare. Passa di qua.
Dalle scale? C'è fresco sul confine.




Valeria Ferraro è nata a Camposampiero (PD) nel 1969, vive a Venezia. Ha pubblicato i libri di poesia Il vino rovesciato, Manni, 2006, Lettera da Carlsbad, Atelier, 2010, Zoology, UNI Service, 2011, Wasurenamu, Forme Libere, 2011

sabato 17 febbraio 2024

(Polaroid XVIII): Francesco Filia

 

Polaroid: istantanee di poesia è una rubrica a cura di Luca Pizzolitto
Foto in copertina di Luca Pizzolitto


L'attimo dove / l'orizzonte s'incrina



Da Francesco Filia, L'ora stabilita (Fara Editore, 2019)


Nel tendersi
del giorno
fino al suo spasimo
non c'è che un battito
di ciglia e il muto
sgomento che non conosce
il suo inizio.

*

Un bambino ancora corre
nel buio, nella trappola
di stanze e spigoli
dove l'attesa è
l'orizzonte, l'estate
di tramonti e balconi, l'attimo
senza tempo.

*

Nel bianco dell'ultimo luglio,
contando sillaba
dopo sillaba
l'esatta misura che separa
ogni vita
dal suo urlo,
affondo
la penna nella luce
di questo
spezzarsi.

*

Non è nostro
il calmo
furore
della terra
l'immenso di
lampi e silenzio
la mano
che afferra
la ringhiera e trema,
non è nostro nemmeno
questo finire.

*

Ogni cosa è allo sbaraglio
nell'aperto
di incroci e onde sul lungomare
nella lontananza
di finestre e voci,
in un tacere
che non chiede
il conforto di un inizio.

*

Chi può dire
qual è
il punto di non ritorno
l'attimo dove
l'orizzonte s'incrina
dove ogni cosa
si frantuma
nell'aria di vetro
di quest'inverno.





Francesco Filia vive a Napoli, dov'è nato nel 1973. Insegna filosofia e storia in un liceo cittadino. Si interessa prevalentemente di filosofia, poesia e critica letteraria. Sue poesie e note critiche sono presenti in numerose riviste e antologie. Ha pubblicato i poemi Il margine di una città (Il Laboratorio, 2008); La neve (Fara, 2012); La zona rossa (Il Laboratorio, 2015); la plaquette L’inizio rimasto (Il laboratorio, 2017), le raccolte Parole per la resa (CartaCanta, 2017) e L’ora stabilita (Fara, 2019) e il libro di saggi critici Corpo a corpo (Fara, 2020).

martedì 6 febbraio 2024

(Polaroid XVII): Gianni Marcantoni

 


Polaroid: istantanee di poesia è una rubrica a cura di Luca Pizzolitto
Foto in copertina di Luca Pizzolitto


la terra calma ci darà lunghe braccia / il volto nella quiete sarà al riparo dalla pioggia.


da Gianni Marcantoni, Complicazioni di altra natura (Puntoacapo, 2020)


Nel ventre

Riposa nel ventre della notte,

respira nel ventre dentro cui nulla riflette,

sulle tue nervature lucide

il sole si avvicina lentamente.

All'ombra di un campo sterminato

si rigenera il respiro di chi cade,

oggi che ho lasciato disperdere

il giorno in una memoria ammutolita.


Fragile la direzione sotto le fioriture scompariva,

ma dentro di me la fine prendeva vita,

come un uccello inerme che spicca il volo


dentro una nicchia dall'aria consumata.

*

Al riparo

Sale il giorno come una cintura da stringere,

lasciati libera di essere quel che sarà del mondo.

Ci sono rive che ho oltrepassato credendo

di risalire.

Il mattino sgorga come un ricamo incantato,

tra le piante si avvicina al passo solitario.


Le verità sono davanti ai nostri occhi,

hanno il nostro stesso sfregio,

nasciamo come un seme sul fondo plenario

che berrà acqua

e la terra calma ci darà lunghe braccia,

il volto nella quiete sarà al riparo dalla pioggia.

*

Come sollevarsi

Sollevati senza un punto fermo

e senza chiudere la porta,

il davanzale è liscio

e i tasti toccano gelidi come un piano.

Indicaci la strada che non porta a una fine,

spingi piano sulla notte,

il buio non fa più paura da molto tempo.


Sono sceso all'indietro nel tuo limbo fraterno,

nei tuoi spazi svuotati,

leggero sopra la polvere di un suono mattutino,

ultima rotta di un naufrago

scorrendo via sulla terra

per ritrovarmi senz'aria,

negli ossi folgorati da un lampo,

tanto potente da avere illuminato finalmente

il mondo, dove d'un tratto la saliva

si scioglieva pronunciando la parola perduta.

*

Urgenzia


Non so quale sarà la strada,

né dirti la ragione per cui sono qui,

l'imbocco resta chiuso nella confusione

delle direzioni. Ti darò una lettera

e mi dirai di quale seme sarà.

Su di noi veglia il supplizio del tempo,

le chiome delle vegetazioni disegnano

una notte che tanto fa impressione.


Non so quale sia la verità di questa

nostra afflizione, quale sarà la soluzione

ai mali del momento. È che da un istante

all'altro piomba un uragano

dentro le mura di casa, allora preghi

che il sole allontani presto le nubi,

che nell'urgenzia di un istante

torni qualcosa che non vogliamo ci lasci.


Non so dirti cosa sto facendo qui,

quale esplosione ucciderà la prossima vita,

quale altra creatura morirà

tra polvere e grida, quale sarà

la mia controfigura al buio,

al di là della strada cosa farò,

in tutto questo tranciare di forze vitali.




Gianni Marcantoni è nato nel 1975 a San Benedetto del Tronto e vive nelle Marche. Laureato in Giurisprudenza, ha iniziato fin da adolescente a comporre versi. Le sue opere poetiche: "Al tempo della poesia" (Aletti, 2011), "La parete viva" (Aletti, 2011), "In dirittura" (Vertigo, 2013), "Poesie di un giorno nullo" (Vertigo, 2015), "Orario di visita" (Schena, 2016), "Ammessi al paesaggio" (Calibano, 2019), "Complicazioni di altra natura" (Puntoacapo, 2020), "Panorama dei lumi" (plaquette, Puntoacapo, 2021). Inserito nella Enciclopedia dei Poeti Italiani Contemporanei (Aletti, 2017) nonché su Italian Poetry, sito ufficiale dei poeti italiani dal novecento in poi, diviene nel 2020 co-fondatore di Wikipoesia. Sue citazioni e liriche compaiono in diverse antologie AA.VV, cataloghi d'arte, siti poetici, blog letterari, periodici e riviste, in cui sono presenti delle recensioni (Frasi celebri, Aforismi Frasi, Poesia, di Luigia Sorrentino-Rai news, Poesia ultra contemporanea, Apparenze, L'Altrove, Inverso, Punto Almanacco di poesia, L'Ottavo, Cartesensibili, Alma Poesia, The Bookish Explorer, Calcio alla Poesia, Mosse di Seppia, Cultura Oltre, Limina Mundi, Pioggia Obliqua, la Voce delle Marche, Roma Capitale Magazine, Soundcloud, Literary, VivereFermo, L'Attualità-Periodico di società e cultura, Shockwave Magazine, Alessandria Today, Leggere:tutti, Oubliette Magazine...). Ospite in alcune rubriche letterarie e reading, ha ricevuto vari premi e riconoscimenti.

mercoledì 31 gennaio 2024

(Polaroid XVI): Sohrāb Sepheri


Polaroid: istantanee di poesia è una rubrica a cura di Luca Pizzolitto
Foto in copertina di Luca Pizzolitto


Bisogna oltrepassare / e a volte cogliere le more da un ramo di gelso.


poesia da Un'oasi nell'attimo: poesie scelte (Jouvence, 2022)



Bisogna oltrepassare,

compagni di lontani orizzonti,

accampando la tenda nelle vene di una parola.

Bisogna oltrepassare

e a volte cogliere le more da un ramo di gelso.


Io camminavo accanto alla poesia,

in quella stagione benedetta

calpestavo infiniti granelli di sabbia.

Se ne accorse una donna e si affacciò

alla finestra per osservare la stagione.

Era agli albori, la sua mano acerba

coglieva teneramente la rugiada degli istanti

dal corpo del senso della morte.

Mi mise in piedi.

Splendeva il sole della poesia,

attento all'evaporazione dei sogni

contavo i battiti di una pianta strana

sull'arbusto della mente:

ci pareva di non avere limiti,

di nuotare tra i miti

e gli spasmi del ribes,

ci pareva che la nostra esistenza

fosse soltanto qualche istante d'abbandono.

(...)

Bisogna oltrepassare.

Sento la voce del vento, bisogna oltrepassare

e io sono un viandante, o venti del sempre!

Portatemi all'immensa nascita delle foglie,

all'infanzia eccitante delle acque.

Riempitemi le scarpe dell'umile scatto di bellezza

fino alla maturazione del chicco d'uva.

Fate volare i miei attimi

nel cielo bianco dell'istinto

fino agli stormi delle colombe.

Trasformate la mia unione con l'albero

in limpida e remota relazione.

Serrate le finestre della mia logica

al soffio della solitudine.

Fatemi correre dietro l'aquilone di quel giorno

verso gli intimi spazi della vita.

Mostratemi la presenza

del tenero <<Nulla!>>

Bābol, primavera 1966.





Sohrāb Sepehri (Kāshān, 1928 – Tehran, 1980) è un celebre poeta e pittore persiano del Novecento. Dopo il diploma all’Accademia di Belle Arti, inizia a girare l’Europa ed esplora l’Oriente per appagare la propria sete spirituale. Nel 1965 pubblica il poema Il suono dei passi dell’acqua e nel 1967 la famosa silloge La dimensione verde; dieci anni dopo, tornato in Iran, riunisce la sua intera opera poetica in un volume dal titolo Otto libri. Muore a soli cinquantuno anni, colpito da una malattia incurabile, conservando uno stile di vita moderato fino all’ultimo.