sabato 29 giugno 2024
(Polaroid XXXI): Giovanni Andreoli
sabato 22 giugno 2024
(Polaroid XXX): Mauro Liggi
Polaroid: istantanee di poesia è una rubrica a cura di Luca Pizzolitto
Foto in copertina di Ea Engana
Da Alla terra i miei occhi (Interno Libri, 2024)
Indichi il cielo
a me, solo a me
che con il camice bianco
provo a trattenerti qui
sfidando il tempo
la logica
la scienza.
Ma tu
indichi il cielo
il dito già blu
perché sai
quello che anche io so
tu succo di mela cotogna
io volto di catrame
muto è il grazie
prima del viaggio.
*
Cielo indigesto
notte fredda di rimpianti
l’alito disegna nuvole di pietra
mi avete rubato l’alba
saccheggiato il mattino
scassinato il tempo.
Se apro appena gli occhi
come dopo un’eclissi
vedo un bagliore
in questo inverno
di gelate orfane di sole.
Solo uno squarcio di luce
solo, vi prego,
un domani qualsiasi.
*
Abbi cura del mondo
stendilo nel tappeto
davanti al fuoco.
Spoglialo piano
dai vestiti logori
sfila i calzari
fatti svestire
libero da vergogna
mostra le tue cicatrici
la notte trascorra
in luoghi dimenticati
odori sconosciuti
incenso di cenere.
Allontana l’alba
perditi in altre vite
per onorare la tua.
*
Scavo con le palpebre
nella terra umida
sciolgo il perdono.
Allatto un germoglio
di pianto
le mani a coppa.
Calati pure tu
sotterra ora
anche ciò
che è vita
la mia inquietudine
vuole farsi albero.
Alla terra i miei occhi.
Mauro Liggi (1980), medico chirurgo, vive a Cagliari. Nel 2000 pubblica il suo primo libro fotografico Una magica vita. Racconto fotografico del Circo Paniko. Ha pubblicato le raccolte poetiche Anima scalza. Le orme della poesia (Amicolibro Editore, 2021) e Segnali di fumo (Altromondo Editore, 2022) terza classificata al Festival culturale Liberevento Premio Rombi. Sue poesie sono state pubblicate in varie antologie, su blog e riviste letterarie. Fa parte della redazione del blog “Versolibero”, è membro della giuria di alcuni concorsi letterari, promuove e divulga la poesia attraverso incontri on line con autori contemporanei e laboratori scolastici.
sabato 15 giugno 2024
(Polaroid XXIX): Mattia Cattaneo
Polaroid: istantanee di poesia è una rubrica a cura di Luca Pizzolitto
Foto in copertina di Stefan Giljan
Qui fuori / mamma / si cammina sul filo dei rami
Da La neve impressa (Architetti delle Parole, 2024)
Entrare in un nodo
sviluppare il suo nastro
e ritrovare la ruggine
sotto i crocevia
dove l'odore della realtà
si compie in parte
in questo continuo scambio
di cose improvvise
affrontando i morsi
l'insurrezione del fuoco
le ferite d'innesto
trappole di lutti lunghi
s'impenna
alla radice
l'anamnesi di questo silenzio.
*
C'è un posto
per ogni virgola gettata
al silenzio delle notti insonni
una luce accesa
si spera
il respiro schiacciato
da un passo largo quanto una ferita
e la prima versione di un sole inatteso
un boccone di pane
tra una lacrima zitta
guardo.
*
Ho ascoltato
il lento declino del tuo
corpo mandato in esilio
notti sfasate
buttate a caso
su uno stendibiancheria del primo piano
senza origliare sentivo
stringendo denti di latta e coperte di lana
ma ancora non ero abituato
a quella luce spenta
da un paio di lenzuola sfitte.
*
I luoghi
custodiscono
lo stupore di quelli
che raccolgono da soli
le idee sfuggite
le finestre vive
al richiamo della notte
allungano fiori spioventi
e un pallone bucato sull'aia
spogliato delle grida dei bambini
due vicoli ciechi
e quattro nuvole viola:
la pioggia infuria
sulle abrasioni dei muri.
*
Nell'aria una piuma
la pioggia diventa un collirio che brucia
ho ancora la luce della lampada accesa
qui fuori
mamma
si cammina sul filo dei rami.
Mattia Cattaneo è
nato a Trescore Balneario (BG) il 31-07-1988, abita a San Paolo d'Argon (BG) ed
è laureato in Scienze della comunicazione. Adora la montagna e la natura.
Lavora come assistente educatore presso una cooperativa. Dal 2019 è cofondatore
dell’associazione culturale “Architetti delle Parole” con Carlo Arrigoni
portando in scena numerose letture sceniche. Ha pubblicato alcuni libri di
poesia e tre romanzi. Gestisce il gruppo FB “Circolare Poesia” atto a
diffondere la poesia.
sabato 8 giugno 2024
(Polaroid XXVIII): Daniele Ricci
venerdì 10 maggio 2024
(Polaroid XXVI): Federica Maria D'Amato
Polaroid: istantanee di poesia è una rubrica a cura di Luca Pizzolitto
Foto in copertina di Luca Pizzolitto
Ma ebbe fine con l'infanzia / quell'inizio di me che cercavo negli altri
Poesie da La montagna dell'andare (L'Angiolo - Ianieri Edizioni, 2023)
Dopo gli anni inizi le domande
su quel restare degli alberi
in un posto per millenni
quando duri meno,
molto meno
d’una vita.
Pare lo sguardo cambi
o la devozione del nome,
dicono che inizi a ricordare
gli altri e le stagioni
al passo dei cambi nel quadrante
sotto il peso colossale
di fare diventare tutto vero.
*
C’erano le voci
dei paesaggi dentro vecchie strade
in corsa verso il fondale del mare
e quel vento, grande, del guardarci
a lungo dicendo ci faremo male
senza parole, senza note, senza
quadretti il punto del congedo
come quando a scuola
salutavo mia madre.
*
Avrei voluto la mano nell’acqua
quando l’amore taglia i deserti
verso la fonte della bevuta.
Ma tu non mi volevi
correndo forte la sete
verso il pensarci lontano, dentro
al pugno chiuso della tua mano.
Così chiuso da imparare
che il gioco era questo:
incontrarsi
solo per lasciarsi andare.
*
Ma ebbe fine con l’infanzia
quell’inizio di me che cercavo negli altri:
un pegno, una pezza, cento lire
la matita e la gomma, il pettinino
i quadretti, acqua del diventare
sete nel deserto dei vostri no:
nessuno che mai abbia detto
quel sì che non mi ha salvato
la vita.
*
Ché se dentro ci va
sarà l’ultimo a ogni incontro
della prima volta, quella che
inizia l’esserci tra l’esserci
io e te che non sapremo
mai se una frase ci racconta
o sarà l’ultima stazione del dire.
venerdì 3 maggio 2024
(Polaroid XXV): Padre Elia Spezzano
Polaroid: istantanee di poesia è una rubrica a cura di Luca Pizzolitto
venerdì 12 aprile 2024
(Polaroid XXIII): Luigi Carotenuto
Polaroid: istantanee di poesia è una rubrica a cura di Luca Pizzolitto
Foto in copertina di Luca Pizzolitto
Da farsi fiori (Gattomerlino, 2023)
memento mori
è indizio e faro
dunque acconsenti
al riparo tra le dita
all’amore di un momento
proteggo le tue costole
custodisco il sacro
*
infiniti mondi come dirti
di mondi infiniti e spazi puntini
non vedi che sul foglio c’è sempre
un tratto bianco sospeso
non si allontana dal centro
*
lo spettro dei colori
tavolozza dei tuoi sguardi
ti aspetto dove muto
è il divenire
dove tace l’apparente
riposa la bellezza
*
il signore delle girandole
sulla bici arrugginita
sorrideva bruciante
la pelle d’ambra.
Di volantini
faceva fiori..
*
mentre morivi leggevo Epicuro
volevo starmene al caldo
rannicchiato al riparo
delle sue lettere
la cadenza perfetta
dei tuoi occhi
era già presente
nella gioia distante
di un altro mondo
*
la sera si apre,
si tiene nel tuo sguardo,
un assolo appena accennato,
il resto si perde nel tintinnare
di pioggia e petali
Luigi Carotento: educatore, frequenta un corso di pedagogia curativa a indirizzo antroposofico. Tra le sue pubblicazioni recenti: farsi fiori, gattomerlino, Roma, 2023. Krankenhaus, gattomerlino, Roma, 2020. In Francia: Krankenhaus suivi de Carnet hollandais et autres inédits, Éditions du Cygne, Parigi, 2021, cura e traduzione francese di Irène Dubœuf. Ha contribuito al Dizionario critico della poesia italiana (AA. VV. a cura di Mario Fresa), SEF, Firenze, 2021, curando i saggi dedicati a Jolanda Insana e Giovanni Testori. Figura nell’antologia di poeti siciliani tradotti in lingua inglese, a cura di Ana Ilievska e Pietro Russo, Contemporary Sicilian Poetry. A multilingual Anthology. Italica press, Stati Uniti, 2023. Suoi testi sono apparsi su riviste italiane e straniere, tradotti in francese, inglese, spagnolo, serbo. Dal 2010 collabora con l’EstroVerso di Grazia Calanna (www.lestroverso.it). Compositore, ha scritto brani strumentali, canzoni pop, canzoni per l’infanzia, in gran parte inediti. Cura la rubrica Particelle sonore sulla rivista Niederngasse di Paola Silvia Dolci (niederngasse.it), dove tenta vestizioni di suoni sui testi e le voci degli autori scelti.
martedì 2 aprile 2024
(Polaroid XXII): Giansalvo Pio Fortunato
Giansalvo Pio Fortunato nasce a Santa Maria Capua Vetere (Ce) il 20 marzo 2002 e vive a San Marcellino (Ce). Frequenta la Facoltà di i Filosofia, presso l’Università Federico II (Napoli). Nel luglio del 2022, la pubblicazione della sua prima raccolta in versi, Ulivi nascenti, Albatros Il Filo. È risultato primo classificato, per la Sezione Giovani, Premio Internazionale di Poesia Scriptura, con il testo inedito Illio.
La poesia Allegria d’una memoria, è stata inserita nell’Antologia del Premio Città San Valentino; Labbra di risurrezione, è il titolo della poesia prima classificata al Concorso Nazionale intitolato a Padre Melis o.m.v.
Collabora con il giornale mensile Agorà Giovani (Ed. Scuderi) per la cura della rubrica Genealogia e modernità. Collabora con la Rivista Avamposto Poesia.
venerdì 22 marzo 2024
(Polaroid XXI): Sergio Bertolino
Polaroid: istantanee di poesia è una rubrica a cura di Luca Pizzolitto
l'ovale senza un grido, sorridente,
mercoledì 13 marzo 2024
(Polaroid XIX): Marco Esposito
Polaroid: istantanee di poesia è una rubrica a cura di Luca Pizzolitto
Foto in copertina di Luca Pizzolitto
il mare era sempre / lì e lo abbiamo rimandato
Da La casa d’oltremare (peQuod, 2023)
Nel dorato risveglio
la tua spalla è smagrita,
un ripido latte vi cade
fino all’ansa di risacca,
chiara di giara che piano
scurisce. Sembro avere
la tua stessa grazia per
come mi guardi.
*
A volte credo tutto
sia inutile – sforzi e parole
anche la solennità della meta
l’ammutire delle paure.
Rimane un gesto
nel quotidiano ammansire di vita
che vira ai volti – gli occhi
sbaccellano un letto
sbucano al taglio mattutino
di lana e cotone.
E questo mi pare tutto.
*
Voglio tornare senza sapere,
sola memoria delle gambe
ma tornare. Come fece
l’uomo dalla guerra che non sapeva
scrivere, né geometria del mondo
che pure aveva girato.
Lasciando sempre il mare
a sinistra – gli dissero –
da Trieste a Bari riuscì a tornare.
All’amore serve solo l’istinto
di chi segue una casa.
*
Si è sbagliato tanto nel tempo
rigoglioso – il mare era sempre
lì e lo abbiamo rimandato.
*
Intanto che la televisione
corre sui pattini di Jannacci
lei lo prende in braccio nello sciame
sismico che dallo spavento rimane
il mare ad azzurrarle la vista.
I calcinacci restano questo
scorrere di frasi mai dette.
È una distanza secolare,
avvinghia di bianco.
*
Mi porti la mano sul petto
nella tua tremante ora
che pelle e ossa chiedono
sforzo immane al cuore –
smuove il mio nel ritardo
di dolcezze taciute nel tempo.
Si chiama scompenso
il bagaglio non detto.
Marco Esposito (Bari, 1977), musicista e tecnico del suono, pubblica nel 2020 la sua prima silloge, Prima di spegnersi (Eretica). Rientra nei cinque finalisti, per la sezione Inediti, della prima edizione del Premio Rilke - Duino Aurisina (2021). A seguire pubblica dieci testi inediti, prendendo parte all’antologia di nuovissima poesia pugliese I cieli della preistoria (Marco Saya, 2022). Nel 2023 un suo drabble figura nell’antologia Cartoline dalla Puglia (L’Erudita, Giulio Perrone Editore). Si classifica terzo al IV Premio Letterario Nazionale Gianmario Lucini (ed. 2023), nella sezione Poesia Inedita. Nell’autunno del 2023 pubblica la sua seconda silloge, La casa d’oltremare (Italic PeQuod). Alcuni suoi componimenti sono apparsi su quotidiani e blog letterari. Ha inoltre realizzato delle opere video-poetiche, con musiche originali proprie e della compositrice Grazia Bonasia, ispirate ad estratti delle sue pubblicazioni, alcune in collaborazione con i noti illustratori Andrea Serio e Marco Cazzato.
martedì 5 marzo 2024
(Polaroid XX): Valeria Ferraro
Polaroid: istantanee di poesia è una rubrica a cura di Luca Pizzolitto
Foto in copertina di Luca Pizzolitto
Il cielo è un telone ripiegato / costa poco addomesticare i brandelli
nel corpo della notte immateriale,
cucire il caos, mordere una fragola,
custodire una gioia marginale.
*
Di tutto un giorno passato, pare,
a leggere sull'essere e l'accadere,
ho poi annotato questo: comprare
matita occhi, lavare calze nere.
*
Tu distesa al buio nel tuo buio
nata in mezzo alle cose rotte
le finestre di fronte unico augurio
fare luce sulla tua propria notte.
*
Ricordo la poesia non cadeva a pezzi
avida, passeggera, affamata
alte corde sopra laceri trapezi
accadeva mi trovavo innamorata.
*
Vicino alla mia casa oggi sosta
il circo, tra il mulo e il cammello
il cielo è un telone ripiegato:
costa poco addomesticare i brandelli.
*
Non sono invecchiata abbastanza
posso cedere come un tempo al pensiero
di un ruvido abbraccio alla speranza
dal fondo del suo vaso rimasto intero.
*
Ho tutto il tempo possibile, sai.
Non guardo più vecchie o nuove cartine.
Non so dove andare. Passa di qua.
Dalle scale? C'è fresco sul confine.
sabato 17 febbraio 2024
(Polaroid XVIII): Francesco Filia
Polaroid: istantanee di poesia è una rubrica a cura di Luca Pizzolitto
Foto in copertina di Luca Pizzolitto
L'attimo dove / l'orizzonte s'incrina
Da Francesco Filia, L'ora stabilita (Fara Editore, 2019)
del giorno
fino al suo spasimo
non c'è che un battito
di ciglia e il muto
sgomento che non conosce
il suo inizio.
*
Un bambino ancora corre
nel buio, nella trappola
di stanze e spigoli
dove l'attesa è
l'orizzonte, l'estate
di tramonti e balconi, l'attimo
senza tempo.
*
Nel bianco dell'ultimo luglio,
contando sillaba
dopo sillaba
l'esatta misura che separa
ogni vita
dal suo urlo,
affondo
la penna nella luce
di questo
spezzarsi.
*
Non è nostro
il calmo
furore
della terra
l'immenso di
lampi e silenzio
la mano
che afferra
la ringhiera e trema,
non è nostro nemmeno
questo finire.
*
Ogni cosa è allo sbaraglio
nell'aperto
di incroci e onde sul lungomare
nella lontananza
di finestre e voci,
in un tacere
che non chiede
il conforto di un inizio.
*
Chi può dire
qual è
il punto di non ritorno
l'attimo dove
l'orizzonte s'incrina
dove ogni cosa
si frantuma
nell'aria di vetro
di quest'inverno.
martedì 6 febbraio 2024
(Polaroid XVII): Gianni Marcantoni
Polaroid: istantanee di poesia è una rubrica a cura di Luca Pizzolitto
Foto in copertina di Luca Pizzolitto
la terra calma ci darà lunghe braccia / il volto nella quiete sarà al riparo dalla pioggia.
da Gianni Marcantoni, Complicazioni di altra natura (Puntoacapo, 2020)
Riposa nel ventre della notte,
respira nel ventre dentro cui nulla riflette,
sulle tue nervature lucide
il sole si avvicina lentamente.
All'ombra di un campo sterminato
si rigenera il respiro di chi cade,
oggi che ho lasciato disperdere
il giorno in una memoria ammutolita.
Fragile la direzione sotto le fioriture scompariva,
ma dentro di me la fine prendeva vita,
come un uccello inerme che spicca il volo
dentro una nicchia dall'aria consumata.
*
Al riparo
Sale il giorno come una cintura da stringere,
lasciati libera di essere quel che sarà del mondo.
Ci sono rive che ho oltrepassato credendo
di risalire.
Il mattino sgorga come un ricamo incantato,
tra le piante si avvicina al passo solitario.
Le verità sono davanti ai nostri occhi,
hanno il nostro stesso sfregio,
nasciamo come un seme sul fondo plenario
che berrà acqua
e la terra calma ci darà lunghe braccia,
il volto nella quiete sarà al riparo dalla pioggia.
*
Come sollevarsi
Sollevati senza un punto fermo
e senza chiudere la porta,
il davanzale è liscio
e i tasti toccano gelidi come un piano.
Indicaci la strada che non porta a una fine,
spingi piano sulla notte,
il buio non fa più paura da molto tempo.
Sono sceso all'indietro nel tuo limbo fraterno,
nei tuoi spazi svuotati,
leggero sopra la polvere di un suono mattutino,
ultima rotta di un naufrago
scorrendo via sulla terra
per ritrovarmi senz'aria,
negli ossi folgorati da un lampo,
tanto potente da avere illuminato finalmente
il mondo, dove d'un tratto la saliva
si scioglieva pronunciando la parola perduta.
*
Urgenzia
Non so quale sarà la strada,
né dirti la ragione per cui sono qui,
l'imbocco resta chiuso nella confusione
delle direzioni. Ti darò una lettera
e mi dirai di quale seme sarà.
Su di noi veglia il supplizio del tempo,
le chiome delle vegetazioni disegnano
una notte che tanto fa impressione.
Non so quale sia la verità di questa
nostra afflizione, quale sarà la soluzione
ai mali del momento. È che da un istante
all'altro piomba un uragano
dentro le mura di casa, allora preghi
che il sole allontani presto le nubi,
che nell'urgenzia di un istante
torni qualcosa che non vogliamo ci lasci.
Non so dirti cosa sto facendo qui,
quale esplosione ucciderà la prossima vita,
quale altra creatura morirà
tra polvere e grida, quale sarà
la mia controfigura al buio,
al di là della strada cosa farò,
in tutto questo tranciare di forze vitali.
mercoledì 31 gennaio 2024
(Polaroid XVI): Sohrāb Sepheri
Polaroid: istantanee di poesia è una rubrica a cura di Luca Pizzolitto
Foto in copertina di Luca Pizzolitto
Bisogna oltrepassare / e a volte cogliere le more da un ramo di gelso.
poesia da Un'oasi nell'attimo: poesie scelte (Jouvence, 2022)
Bisogna oltrepassare,
compagni di lontani orizzonti,
accampando la tenda nelle vene di una parola.
Bisogna oltrepassare
e a volte cogliere le more da un ramo di gelso.
Io camminavo accanto alla poesia,
in quella stagione benedetta
calpestavo infiniti granelli di sabbia.
Se ne accorse una donna e si affacciò
alla finestra per osservare la stagione.
Era agli albori, la sua mano acerba
coglieva teneramente la rugiada degli istanti
dal corpo del senso della morte.
Mi mise in piedi.
Splendeva il sole della poesia,
attento all'evaporazione dei sogni
contavo i battiti di una pianta strana
sull'arbusto della mente:
ci pareva di non avere limiti,
di nuotare tra i miti
e gli spasmi del ribes,
ci pareva che la nostra esistenza
fosse soltanto qualche istante d'abbandono.
(...)
Bisogna oltrepassare.
Sento la voce del vento, bisogna oltrepassare
e io sono un viandante, o venti del sempre!
Portatemi all'immensa nascita delle foglie,
all'infanzia eccitante delle acque.
Riempitemi le scarpe dell'umile scatto di bellezza
fino alla maturazione del chicco d'uva.
Fate volare i miei attimi
nel cielo bianco dell'istinto
fino agli stormi delle colombe.
Trasformate la mia unione con l'albero
in limpida e remota relazione.
Serrate le finestre della mia logica
al soffio della solitudine.
Fatemi correre dietro l'aquilone di quel giorno
verso gli intimi spazi della vita.
Mostratemi la presenza
del tenero <<Nulla!>>
Bābol, primavera 1966.
















