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venerdì 9 dicembre 2022

Mio padre racconta... il Novecento di Teresa Armenti

 



Con il romanzo biografico di Teresa Armenti, “Mio padre racconta... il Novecento”, ci si rende conto maggiormente, che il valore della memoria è inestimabile e insostituibile, perché ci appartiene come cellula segreta di cui non possiamo fare a meno.  Le nostre vocazioni migliori sgorgano da questa catena luminosa che ci contiene da subito, come una culla. La memoria con i suoi gesti quotidiani è la prima condivisione di una famiglia e l’urgenza di farne parte è involontaria, esattamente come sono involontari la gioia e il dolore.

Il romanzo, molto ben strutturato nella narrazione, espone le vicende del papà dell’autrice, Felice Armenti, uomo e lucano esemplare che ha saputo conservare la purezza nei momenti più duri, anche con un fucile in mano. Gli episodi toccanti sono tanti, e in ognuno vi è una lezione morale che stupisce, poiché le due visioni, figlia/padre, si sovrappongono nel sentire e nella parola, divenendo cosa sola nell’esperienza del donarsi umanamente l’uno all’altra e viceversa. Il lavoro complesso dell’autrice è evidente sin dalle prime righe, perché la traduzione del proprio dialetto, a mio avviso, implica un coinvolgimento emotivo e una comprensione intima, che distanzia ogni altra traduzione. Più volte, durante la lettura, ho immaginato l’autrice in compagnia del papà, intenta con penna e registratore a stabilire un valido inizio, un intermezzo avvincente, una fine compiuta, un collegamento appropriato, china sul suo tavolo, preoccupata nel sentire filiale, ora nervosa per  un’ingiustizia, ora commossa per la genuinità dei modi, e ora dispiaciuta da un lutto, nella composizione di una storia che oltre a renderla autrice, la rendeva figlia ancora una volta e portavoce di una memoria antica, ma mai vecchia. L’apertura del romanzo è di una bellezza poetica sconvolgente, perché l’amore e il sacrificio nella vita di Felice saranno sempre due comparse obbligate e inseparabili, unite dalla verità dei fatti, che fino all’ultimo caratterizzeranno, a qualsiasi prezzo, anche la sua indole.

Ariccia, 9 dicembre 2022

Marina Minet


 

Un frammento del romanzo:


Infortunio con il moschetto 91

(...)
«Comandate, signor Maggiore». «Tu mi devi raccontare per bene come hai fatto a spararti». Riferii nei minimi particolari l’episodio. Egli mi disse: «Il fucile era in posizione di sparo». Io gli risposi: «Signor Maggiore, il fucile era in posizione di sicurezza». E lui insisteva: «Non dire sciocchezze! Il fucile 91 non può mai sparare se non è in posizione di sparo». Io ripetevo: «Signor Maggiore, a me è successo in posizione di sicurezza». E lui ordinò, seccato: «Armenti, invece di mandarlo a Cesana Torinese, lo mandate a Pinerolo, in punizione». Andai a Pinerolo. La mattina seguente, il Maggiore mi trovò nel cortile: «Armenti, ancora dovete metterlo dentro!» – gridò, indispettito. Tutti rimasero meravigliati e mi chiedevano quale errore avessi commesso. «Se vuoi venire a parlare con me, ancora fai in tempo» – diceva, intanto, il Maggiore. Ed io: «Signor Maggiore, quello che dovevo dirvi, ve l’ho riferito ieri». Lui rispose: «Va bene, mettetelo dentro». Entrai dentro la prigione, in attesa di punizione. Dopo due o tre giorni mi chiamò un Maresciallo e mi chiese: «Mi devi raccontare il fatto come è avvenuto». Io gli raccontai per filo e per segno tutto quello che mi era capitato. Egli mi voleva prendere in trappola chiedendomi: «É possibile che il fucile 91 ha sparato in posizione di sicurezza?» «Signor Maresciallo, il fucile era in posizione di sicurezza» – affermai con decisione e me ne andai. Il Colonnello andò a Cesana Torinese, prese il mio fucile, introdusse una cartuccia a salve, lo consegnò a un soldato e gli ordinò di compiere gli stessi movimenti che gli avevo riferito. Il soldato eseguì gli ordini e anche con lui partì il colpo in posizione di sicurezza. Così uscii in libertà, altrimenti sarei andato sotto processo. 
(p.46-47)

 

TERESA ARMENTI
Mio padre racconta il Novecento
Edizioni Magister, 2022

http://www.associazioneadei.it/magnum-edizioni/

 

martedì 6 aprile 2010

Teresa Armenti: poetessa del sentire Cristiano


di Vincenzo D’Alessio & G.C.“F. Guarini”

Teresa Armenti è nata a Potenza sessant’anni fa, vive a Castelsaraceno, paesino della stessa provincia. Oggi vogliamo riprendere la sua passione per la Poesia, che non è l’unica nutrita, perché per noi ogni poeta va celebrato lungo la sua esistenza terrena. Poi critici, amanti della Poesia, amici, lo ricorderanno, o lo faranno ricordare, attraverso i suoi versi. Le generazioni che si alimentano della Poesia sono sempre poche: è un cibo per l’anima che non piace a tutti, anzi, molti la reputano inutile. Questo nuovo secolo non fa eccezione.
Abbiamo preso in prestito i versi del premio Nobel per la Poesia Wislawa SZYMBORSKA, i quali ci dicono quanto abbiamo scritto fin qui: “(…) La poesia – / ma cos’è la poesia? / Più d’una risposta incerta / è stata già data in proposito. / Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo / come alla salvezza di un corrimano.” (Ad alcuni piace la poesia, Mondadori, 1998)
Armenti ha fatto sua la forza della Poesia. Ha dichiarato la necessità di affidarsi al verso per superare difficoltà umane e dolori dell’esistenza. Dalla prima raccolta di poesie, Quotidianamente (Romeo Porfido Editore, Moliterno,1993), l’esergo riprendeva l’incipit del comporre: “A mia Madre / (“Se fossi qui presente / la casa si riempirebbe / di strilli d’amore / e del terrazzo in fiore”). Quella figura, mancata troppo presto alla giovinetta, è diventata la forza del comporre, del vivere per esserci. Il sentire poetico della Nostra è vero e sincero, e si completa come “atomo dell’universo” femminile, nell’amicizia. I caratteri dell’amicizia sono divenuti il sentire cristiano: l’altro visto come fratello in Cristo lungo lo stesso cammino, nelle medesime difficoltà e piccole gioie.
Sono state date alle stampe, nel 2007, vent’anni di poesie dedicate al messaggio cristiano del Natale: la nascita della Salvezza, la nascita del perdono per una Umanità sofferente e avvolta nel buio della mancata conoscenza della sua redenzione: Aliti d’amore (Edizioni Gruppo Culturale “F. Guarini”). La prima poesia, realizzata nel 1987, esprime tutta l’energia che ARMENTI nasconde nella propria anima: “Natale è: / accettare la propria vita, / darsi sempre agli altri / senza pretendere nulla / e avere tanta pace interiore. / Sia, per te, ogni giorno Natale!”
Nell’agosto del 2009, la giuria del Premio Nazionale “Pratapoesia” (Prata Principato Ultra, AV), ha riconosciuto alla Nostra poetessa il premio alla carriera, nel bellissimo ambito della Basilica Paleocristiana dell’Annunziata, coronando una voce che ha dato moltissimo alla terra lucana, nella Poesia e in molti altri campi dell’ingegno umano.
Lunga vita alla poetessa Armenti!

giovedì 27 agosto 2015

Il luminoso abbraccio della Croce




Castelsaraceno, in provincia di Potenza, è una comunità antichissima che cela nel suo grembo riti greci, pagani e cristiani. Il rito delle stagioni riverbera nell’appuntamento naturalistico della ndenna (leggi: antenna): taglio del faggio più grande nel cuore del bosco da parte degli anziani della comunità, trasporto e innalzamento nel centro cittadino, dove avranno luogo i festeggiamenti intorno al “totem” (in altri luoghi campani: festa del Maio, dei Gigli, del carro del Grano).
Memore delle sue radici lucane, il fervido scrittore e filosofo Vincenzo Capodiferro ha incluso nella sua produzione libraria il volume Golgota (Cavinato Editore e-book, 2015) che reca nel sottotitolo: “meditazioni sulla passione di anonima devota”, corredato dall’epigrafe: “A Teresa Armenti: noi vediamo una croce invisibile che svetta / sul poggio Castelveglio e lenisce i nostri tormenti. / È la croce che Teresa voleva porci a guida della retta / via. E vediamo una nobile via crucis / che sale sul monte diretta. / È la nostra via lucis. / Questo è il nostro Calvario, / che ci addita al cielo vario, / dall’altro lato c’è il cimitero: / è l’altro mondo, quello vero! / Da lì sempre, i tuoi genitori, / o Teresa, rivolgono a te i cuori.” (pag. 1).
Il Nostro, attualmente professore di Lettere e filosofia nei licei della provincia di Varese, ha presentato la sua ultima fatica nella Sala Consiliare di Castelsaraceno, gremita di compaesani, parenti e dei suoi primi insegnanti. Il sindaco, dr. Rocco Rossano, ha presentato all’uditorio l’illustre emigrato, seguito dalla professoressa Teresa Armenti e dalla presidente della Pro Loco Carmela De Mare. Le giovani laureande in Filosofia presso l’Università degli Studi di Salerno hanno letto brani e intessuto un fitto dialogo con l’Autore ed il pubblico.
Il sogno di Teresa Armenti di vedere innalzata sulla cima della montagna, che svetta sul centro storico di Castelsaraceno, non accettata nel 2004, una croce luminosa è oggi divenuto l’invito rivolto dallo scrittore all’intera comunità d’origine affinché venga tradotto finalmente in realtà. La spinta non è solo devozionale, quanto fortemente attuale contro le violenze, le persecuzioni e l’egoismo sociale imperante agli inizi di questo nuovo secolo.    
Capodiferro ha tradotto in parola il fuoco mistico che lega le pure radici cristiane della sua comunità al simbolo millenario del riscatto dalla morte: la Croce di Cristo.
La ripresa filosofica di questo profondo atto d’amore è da ricercarsi sempre nell’epigrafe: “(…) L’amore e la morte sono talmente uniti nella passione / del Salvatore che non è possibile avere nel cuore uno senza l’altro” (pag. 1). Il Nostro è alla continua ricerca di testi antichi; alla scoperta di pensatori che l’hanno preceduto; alla diffusione del pensiero cristiano che si riscopra in una Chiesa protetta dall’immagine di “Santa Maria della Purità”. La copertina del tomo, che conta più di cento pagine ricche di citazioni, commenti, riflessioni, riprende la tela di un pittore anonimo del XVI secolo riproducente la Crocifissione, contenuta nella chiesa madre Santo Spirito di Castelsaraceno.
Alla presentazione non ha voluto mancare la Casa Editrice Fara di Rimini, da anni vicina alle comunità cristiane presenti in Italia e nel Mondo, recando in dono le sue pubblicazioni che hanno dato vita in precedenza alla nascente biblioteca della Pro Loco, diffuse tra gli intervenuti alla presentazione, facente parte del “Salotto Letterario” organizzato dalla Pro Loco di Castelsaraceno.
Le professoresse Teresa Armenti e Ida Iannella, che hanno accompagnato l’Autore negli anni della scuola dell’obbligo, hanno raccolto con gioia il ritorno del loro alunno divenuto un collega capace di trasfondere la ricchezza delle sue radici lucane nella realtà letteraria nazionale.

lunedì 9 novembre 2015

E… state insieme a Castelsaraceno


di Teresa Armenti
Teresa Armenti e Carmela De Mare


Nel periodo estivo, a Castelsaraceno c’è stato un pullulare di iniziative, che hanno rivitalizzato il contesto socio-culturale. L’apertura dello sportello IAT diretto dalla cooperativa Cosmos ha permesso a tanti giovani di scendere in campo, mettendo in mostra la loro creatività, giovialità e laboriosità. I bambini da tre a 11 anni quasi quotidianamente sono stati seguiti dall’associazione Memole nei laboratori ludici-creativi. L’associazione “Il Maggio” e la Pro Loco sono state impegnate nei preparativi del Memorial di Fabio e Francesco, delle gare di tennis e calcetto, del festival dei Due Parchi, con l’esibizione del gruppo musicale Krikka Reggae 99 Posse, e della X edizione della festa del Centro Storico. La solennità di San Rocco ha interrotto la frenesia ed ha ricondotto la comunità ad una dimensione più intima e spirituale. Nella seconda metà di agosto si è dato il via al Salotto letterario, organizzato dalla vicepresidente della Pro Loco, Carmela De Mare, e da Teresa Armenti. L’obiettivo è stato quello di far conoscere e valorizzare le risorse culturali locali. Nell’incontro con il regista Prospero Bentivenga, che ha ricevuto molti riconoscimenti per il suo encomiabile lavoro svolto a Milano e a Napoli, si è colta l’occasione per festeggiare i suoi 25 anni di attività. Il professore, filosofo e scrittore dalla penna d’oro, Vincenzo Capodiferro, ha presentato la sua ultima fatica letteraria in e-book sul Golgota. Il dibattito si è arricchito della presenza del poeta, saggista, storico e critico letterario Vincenzo D’Alessio di Solofra (Av), il quale ha portato in dono un pacco di libri di poesia e narrativa dell’Edizione Fara di Alessandro Ramberti di Rimini; libri che sono stati consegnati a tutti coloro (autorità, autori, relatori, lettori) che hanno partecipato al Salotto Letterario, come ringraziamento per la loro adesione. Negli altri cinque incontri sono stati presentati alcuni pamphlet, libretti a tiratura limitata, fuori commercio, pubblicati dall’Associazione Culturale LucaniArt, che fa capo alla nota poetessa lucana Maria Pina Ciancio di San Severino Lucano. Il primo incontro è stato dedicato alla presentazione del “Il diario di guerra” di Vincenzo De Mare. Sono seguite le presentazioni di Briciole nel tempo di Ida Iannella, Rime sparse di Vincenzo Cicchelli, Canti religiosi di Antonietta Santo. Nell’ultimo incontro c’è stato l’appuntamento con il dialetto con “Oro ‘i paglia” di Valerio Cascini, Fedro e la giustizia: 12 favole rivisitate in dialetto castellano di Teresa Armenti. La presenza dell’assessore alla cultura, Mariapina Miraglia, dirigente scolastica, ha reso emozionante la manifestazione per il suo intervento calibrato, efficace ed incisivo. Un ringraziamento va al sindaco, ingegnere Rocco Rosano, al vigile Luigi Cirigliano, al tecnico Rosario Bentivenga e a tutti coloro che con la loro partecipazione hanno reso possibile la realizzazione del Salotto letterario, che si è avvalso della collaborazione gratuita di tutti.

sabato 7 febbraio 2026

Nono solo versi ma un vero “atto di resistenza culturale”



POESIA/ Un omaggio vibrante al dialetto come lingua
“A VOLAREDDA” (la falena) DI TERESA ARMENTI
RACCOLTA IN VERNACOLO DELLA SCRITTRICE LUCANA
NON SOLO VERSI MA UN VERO “ATTO DI RESISTENZA CULTURALE”
*da il Sirino di Set./Dic. 2025 pag. 5)



👉 “A volaredda” (la falena) la nuova raccolta poetica di Teresa Armenti – pubblicata per Fara editore - rappresenta un omaggio vibrante al dialetto lucano e alla memoria delle radici. Il volume raccoglie trentacinque poesie in dialetto di Castelsaraceno, composte nell’arco di trent’anni, e si presenta come un mosaico di emozioni, ricordi, tradizioni popolari, spiritualità e riflessioni sociali.
📗 Attraverso una lingua viva, colorita e immediata, l’autrice ci accompagna tra vicoli, fontane, feste di paese, vecchi mestieri, affetti familiari e figure indimenticabili della comunità, dando voce a un mondo semplice e profondo che rischia di essere dimenticato. ✏Ogni poesia è una tessera preziosa di una cultura popolare che resiste al tempo, un atto d’amore verso la propria terra e verso la madre, cui il libro è dedicato come “lingua d’amore”.
🎤 Nella prefazione, Maria Pina Ciancio, definisce l’opera un vero “atto di resistenza culturale”, in grado di restituire dignità e bellezza al dialetto come strumento di espressione poetica e identitaria. La raccolta si sviluppa in sei sezioni tematiche, ciascuna focalizzata su un aspetto dell’esperienza umana e comunitaria: dalla preghiera alla denuncia sociale, dalla memoria alla fantasia.
😮 A Volaredda non è solo un libro di versi: è un documento umano e culturale che emoziona, fa riflettere e invita a non dimenticare chi siamo e da dove veniamo. Un’opera che intreccia la poesia alla vita quotidiana, regalando al lettore un viaggio sincero nel cuore della Lucania più autentica.
🦋 “È ’na volaredda ca me fac'/ nu picca ’i cumbagnia,/ mi fac' ballà cu l ’occhi./E quanno s’avvicina ’nda vurecchia/ hé cittu cittu ’ll' condo l' fatti mei./ È mamma mia.” (È una farfallina che mi fa/ un poco di compagnia,/ mi fa danzare con gli occhi./ E quando si avvicina all’orecchio/ io zitta zitta le racconto i fatti miei./ E’ mia madre).
👩‍🏫 Teresa Armenti, di anni 75, docente in congedo, vive ed opera a Castelsaraceno, in Basilicata. Ha insegnato Lettere nella scuola media fino al 2004. Si interessa di storia, saggistica, letteratura e poesia, anche in vernacolo. Iscritta all’Associazione della Storia Sociale del Mezzogiorno e dell’Area Mediterranea. Ha pubblicato libri di poesie, anche di carattere religioso, libri di narrativa, lavori di ricerca storica, archeologica, antropologica della sua terra, condotti insieme all’amica Ida Iannella.✏



venerdì 2 maggio 2008

Un saluto da Emilia Dente e Teresa Armenti

buongiorno alessandro,
la serata del mercoledì letterario è stata una occasione di incontro, dialogo e riflessione molto interessante. Le delusioni e le speranze della nostra terra si raccontano pure nei versi, che divengono, negli incontri di Con...versando pane vivo da condividere nel cammino e una briciola di di luce da seminare lungo i sentieri al sud della vita.

ah, ho allegato l'affettuoso abbraccio di Teresa Armenti che, pur distante, ci accompagna e ci sostiene sempre nel cammino. a presto.
emilia

«Oggi, in Irpinia, c’è il trionfo della poesia, che canta il sogno del mondo, si immerge nel silenzio dell’infinito e riemerge in compagnia dell’eco che, dall’alto di Montefusco si irradia a valle e restituisce all’Amore la Speranza. La nostra cara poetessa Emila Dente toglie la “sua voce appesa alle mura d’oriente” e la fa vibrare con tutta la sua forza, urlando insieme al vento e denunciando i mali del suo, del nostro amato e martoriato Sud. L’Irpinia e la Lucania sono accomunate dal canto sofferto, dal pensiero nudo che si lacera nel roveto delle more mature e dal freddo dell’aurora.
Ad Emilia Dente, ad Antonietta Gnerre, alla pittrice pratese Rossella Ripa, al sindaco ed a tutti gli organizzatori giungano le più fervide congratulazioni per promuovere sempre iniziative culturali che fanno volare ad alta quota e fanno vibrare le corde dell’animo in compagnia dell’arpa.
Cordialità
Teresa Armenti»

domenica 5 marzo 2023

Teresa Armenti legge “L’alveare assopito” di Angela Caccia

recensione di Teresa Armenti


Opera poetica I classificata al Faraexcelsior 2022


Di solito, quando mi arriva un libro fresco di stampa, mi soffermo sul titolo e sulla pagina di copertina, che accarezzo a lungo e delicatamente, come se le mie mani volessero afferrarne l’essenza. L’immagine di copertina mi ha colpito molto, perché rappresenta un alveare speciale, a spirale, creato da api particolari, senza pungiglione, chiamate tetragonulaecarbonariae. Costruiscono decine di livelli uno sopra l’altro, dando al nido una forma a spirale. Sono insetti che rappresentano il simbolo dell’anima, della purezza, del coraggio e delladifesa del loro habitat; sonodavvero incredibili e non finiranno mai di stupirci, così come ci sorprende sempre Angela Caccia anche con la sua ultima raccolta, L’alveare assopito, prima classificata al concorso di poesia Faraexcelsior 2022. Del resto, il suo curriculum è costellato da numerosi e prestigiosi premi per la sua indiscutibile forza comunicativa data dai suoi versi “metallici e taglienti, incisivi e fertili”, come sono stati definiti dalla componente della giuria Ilaria Maria d’Urbano. Come la spirale evoca il flusso del tempo con i suoi vari cicli di cambiamento, così la Nostra, varcata la soglia dei Sessanta, compie un viaggio dentro sé stessa. Ci trasporta in un mondo di meditazione, di nostalgici ricordi e di una solitudine avvolta nel silenzio. Il silenzio la guida, soprattutto di notte, verso l’ascolto dei desideri più nascosti, le fa comprendere la coscienza più profonda, in un delicato alternarsi di toni, dove luci ed ombre, sogni e realtà, dolori e gioie, smarrimenti e speranze, assenze e presenze convivono e creano un equilibrio che affascina fin dai primi versi. Una foto da cui sciamano presenze, trovata per caso, suscita in lei il confronto tra la giovinezza e l’età delle rughe e la vita si srotola come fili impercettibili; apre una parentesi nella linearità del tempo e lo sospende. Insieme ad Angela Caccia si va oltre, in un’altra dimensione, si sorvola sulle frivolezze, si vola ad alta quota, mentre si seguono le nuvole che si ammatassano, mosse dal vento che inscena un teatro di ombre. La luna, di leopardiana memoria, striscia, si arrampica e nel tonfo asfalta l’opaco, disegnando la solitudine della strada. Si vive un tempo sbilanciato povero di promesse, avaro di attese, si assiste al cambio delle stagioni, soffermandosi su un agosto che evapora a colpi di coda per cedere il posto ai bucati di settembre, gli ultimi pranzi di un sole malfermo e partecipando al congedo della rondine sulla rampa ripida dell’autunno. In primavera si sbenda l’inverno, increduli che l’aria sia tornata a profumare. Alla scrittura, una lama che sfibra il foglio, così viene descritta nell’accurata prefazione di Davide Zizza, la poetessa affida i suoi sentimenti di figlia (siamo entrambe gocce pendule a un ago di pino) e di madre (ci vivremo accanto nell’orbita dell’abbraccio che conosciamo), i suoi dolori che scavano strade nel sonno, mentre riallaccia la vita alla vita e sente invecchiare il tempo a un ritmo più pigro, pervasa da una malinconia sonnolenta; le fanno compagnia le pagine sfogliate a caso della poetessa Biancamaria Frabotta, che immagina immersa nel giallo delle ginestre tra la Viandanza e l’Affeminata. Sono, queste, vibrazioni trasmesse con uno stile che si nutre del nettare magico dell’immaginazione, che si perde in ombre di antiche tenerezze nella consapevolezza che, invecchiare invecchiando è un sentimento elastico, mentre si riempiono i giorni del sole a disposizione.

martedì 11 settembre 2018

‘U VICINANZO RI NA VOTA – IL VICINATO DI UNA VOLTA

di Teresa Armenti



Cum’era chinu ‘u vicinanzu ‘na vota!
Come era pieno il vicinato di una volta! 

‘A gende si pigliava ‘u cafè 
La gente si prendeva il caffè

assittata sopa li scale accera ‘u sole. 
seduta sopra i gradini di fronte al sole.

‘A vecchiaredda facìa ‘a cavuzetta 
 La vecchietta faceva la calza

ca spingula ‘mbetto. 
con la spilla in petto.

A zita ‘u linzulo ricamava 
Chi era fidanzata ricamava il lenzuolo.

A femmina maritata ‘u collo ra cammisa cangiava.
La sposata cambiava il collo della camicia.

‘A femmina ‘nginda ‘u corredino pr’parava. 
La donna incinta preparava il corredino.

‘A giuvinedda iuriziosa 
La giovinetta giudiziosa

‘u pundagiorno s’imbarava 
imparava il punto a giorno.

E ‘ndramende ca cu li mani si cusìa 
Mentre con le mani si cuciva,

ca lenga ogni tando si tagliava. 
con la lingua ogni tanto si tagliava.



Chi passava, si fermava a cundà 
Chi passava, si fermava a raccontare

li fatti soi e quiddi ‘i l’ati 
i suoi fatti e quelli degli altri. 

Tutto ‘i tutti si sapìa. 
Tutto si sapeva di tutti.


Li criaturi ‘mezza ‘a via iucavano 
I bambini giocavano in mezzo alla strada

‘a mmucciaredda, a cambana e a muoverè 
a nascondino, la campana e a muoverè.

Currìano, zumbavano, ittavano griri 
Correvano, saltavano, gettavano strilli

a l’aria. 
all’aria.


E quanno era ora ‘i mangià, 
Quando era ora di pranzare

‘ndramende ca camminavi, 
mentre camminavi,

sindivi ‘u iataturu ca carìa 
sentivi il soffietto che cadeva,

addore ‘i puparuli fritti 
l’odore di peperoni fritti

e li riscursi fatti a voce àvuta. 
e i discorsi fatti ad alta voce.

Putivi sapè chi c’era 
Potevi sapere chi c’era

‘nda l’ case senza ‘i ci trasì. 
nelle case senza entrarci.


Mo, sulu anguna porta è aperta. 
Ora solo qualche porta è aperta,

L’ robbe spase sopa a ‘nu barcone. 
alcuni panni sono stesi ad un balcone.

L’ scale so chiene r’èrìva 
Le scale sono piene di erba,

e ‘u vendo trase e esse ra padrone 
e il vento entra ed esce da padrone

sbattenno forte ‘na pacca ri funestra 
sbattendo forte un battente di finestra.

E se ti capita angunu uaio 
E se ti capita qualche guaio

‘ndu core ra mezzanotte 
nel cuore di mezzanotte

hai mende a grirà. 
chiedi aiuto invano.

Ti risponne sulu 
Ti risponde solamente

nu foglio r’alluminio arruzzinuto. 
un foglio di alluminio arrugginito.


‘U vicinanzo è morto. 
Il vicinato è morto.

Chi c’è rumasto 
Chi c’è rimasto

è sulo e disperato. 
è solo e disperato. 

La freschezza del dialetto di Castelsaraceno la possiamo ancora ascoltare nei versi di Teresa Armenti: poeta, storica e antropologa: sue opere sul Culto Micaelico in Basilicata, sulle tradizioni civiche e agropastorali, sono leggibili sui siti Internet e presenti nelle Biblioteche.
L’accostamento alla poesia di Giacomo Leopardi Il sabato del villaggio non è poi così difficile tenuto conto delle “presenze umane” richiamate nei versi.
La forza del Cortile, cantata da Adriano Celentano nella ballata Il ragazzo della via Gluck, emerge anche qui per ricordarci quanto abbiamo perso nella rapida corsa verso quello che oggi chiamiamo “benessere”.


Settembre, 2018 

sabato 2 agosto 2025

’A Volaredda – La Falena di Teresa Armenti nel cielo di Castelsaraceno 12 agosto 2025


Vi aspettiamo nel suggestivo borgo di Castelsaraceno (PZ)

martedì 12 agosto ore 18:30

per la presentazione della raccolta bilingue

di seguito del locandine con i dettagli






domenica 8 gennaio 2023

“Voglio stare nel vostro cuore” (Natale 2009)

Teresa Armenti, Aliti di Amore. Quindici appuntamenti con Gesù (2008-2022)

recensione di AR


“Invocate lo Spirito Santo, / (…) / diffondendo intorno una scia luminosa, / per camminare insieme, / con lo sguardo rivolto verso l’Alto / e le braccia distese verso l’altro.”

Con questo invito di Maria si conclude l’appuntamento poetico del Natale 2021 di questa silloge in cui Teresa Armenti, spesso in preghiera davanti al presepio, dialoga col Bambino Gesù, con la Madonna (“Le chiese sono piene di statue, / ma sono vuote di giovani”, versione italiana della pregnante poesia nel dialetto di Castelsareceno per il Natale 2008, Ama avuzà l’occhi ra ’n derra, Dobbiamo alzare gli occhi da terra), con L’angelo del lieto annunzio (Natale 2016) che la esorta con queste parole che sono per tutti, se siamo disposti all’ascolto: “Fai pulizia nel tuo cuore inaridito / con la spazzola della fede. / Sciogli le incrostazioni / dell’orgoglio, / dell’egoismo / e delle tue rigidità.”

Il Natale 2020 vede La nostra fragilità messa a nudo dal Covid 19 e ci fa riflettere sui Sì di Gesù “sceso sulla Terra / per volontà del Padre”, di Maria “con il suo «Eccomi, / Sono la Serva del Signore»”, di Giuseppe “l’uomo del Silenzio / disponibile al Volere dell’Altissimo”, constatando come il nostro Sì tardi a venire. Già nel Natale 2014 eravamo sollecitati a Recuperare la grammatica degli affetti: “come siamo abili / a trovare alibi  per evitare l’incontro con chi soffre!” e nel Natale 2013, L’arrivo di papa Francesco, la poetessa ci abbracciava con questo augurio: “Rattoppiamo, / con i fili colorati / della seplicità, / dell’onestà / e dell’umiltà, / la nostra umanità sfilacciata / e andiamo incontro all’altro / con il cuore / colmo di gioia / e il sorriso / aperto alla speranza.”

Un raccolta di poesie-preghiere che recupera il senso profondo del Natale, lo contestualizza anno dopo anno in questi quindici canti che ci spingono all’ascolto misericordioso della realtà, a sognare (“Manca il sogno che fa vivere il futuro”, Natale 2010, Uscire dall’apatia), ad operare in prima persona perché “’U bambinello avi bisogno ’i noi”, Il Bambinello ha bisogno di noi (Natale 2009) e ciascuno può dare il suo magari piccolo ma sempre unico ed essenziale contributo perché, come diceva Teresa nel suo primo messaggio (1987): Natale è: / accettare la propria vita, / darsi sempre agli altri…

venerdì 5 giugno 2015

L’anima lucana

di Vincenzo D'Alessio


Castelsaraceno, un paese in provincia di Potenza, ha il volto corrucciato di un vecchio contadino, cotto al sole, pieno di forze autentiche rotolate a valle e disperse nei paesi del Nord. Un sorriso pigro che accenna alla saudade, la carezza nell’aria delle ginestre impazzite nel giallo dei fiori profumati, il torrido rossore delle montagne, le ombre altissime dei calanchi. Quanto amo questi luoghi, quelle croci di legno, senza nome, ingiallite all’ombra della memoria contadina che veglia sull’argine delle poche case sottratte alle fiumare. Un’ospitalità antica nel gesto di stringerti la mano.
Mi sveglio mentre nell’aria fresca del Monte Alpi giunge il canto poetico di Teresa Armenti, lucana, intenta a educare i giovani che emigreranno:

Di sera il cielo a Castello 
assume un colore diverso 
direi quasi turchino 
che diventa celestino
tra Castelveglio e Raparo. 
È un colore indefinito
segna i contorni del monte 
accentua la linea dell’orizzonte.

Castelveglio e il Raparo sono le montagne che difendono da secoli questa minima valle dove la transumanza si apre verso le sponde joniche di Metaponto. Tratturi antichissimi di sorgenti nascoste, di querce secolari, di faggi giganti. Mi immergo mentre mi rado nello specchio sbiadito nei contorni e il freddo dell’acqua del rubinetto mi sveglia dal tepore del sonno.


Incontro Vincenzo Capodiferro, lucano, filosofo e poeta, alunno di Teresa Armenti che si trattiene per poco prima di riprendere il viaggio verso Varese dove insegna. Ci stringiamo la mano, un caffè ci accompagna: ha il volto sereno, gli occhi puntati al Raparo, il giro veloce di un falco attraversa il nostro sguardo. Ascolto l’anafora del suo cuore pulsante mentre ci muoviamo verso il passo dell’Armizzone:

Ho lasciato il mio paese,
un gruzzolo di case 
tremanti di freddo, 
arse di noia tutto l’anno. 

Ho lasciato pietra su pietra
senza calce, embrici 
abbracciati sui tetti,
vecchi seduti a contare 
i giorni del trapasso. 

(…) 

Ho lasciato che morisse
di vecchiaia il mio paese, 
vegliardo inchinato 
al re Raparo da mille anni.
 
Ho lasciato tutto 
il suo baratro di silenzio.
Nella mia lontananza 
risuona l’eco 
del suo fantasma. 


Da questo punto di transito così alto si scorgono tanti cocuzzoli montani, l’invaso del Pertusillo, i luoghi sacri all’Angelo Michele, le mucche podoliche sparse come chiazze bianche. Avverto il senso dinamico del volo in questo vento forte e naturale, asciutto, che trascina la voce lontano.
Scendiamo a mangiare da Federico: basso, robusto, mani forti. Ha nipoti che lo aspettano come rondini pronti al volo.

Castelsaraceno, 30 maggio 2015

martedì 6 dicembre 2022

'Aliti d'amore'. Quindici anni di appuntamenti con Gesù di Teresa Armenti

 


L'8 dicembre in occasione dell'inaugurazione dei Presepi, nella Chiesa di Castelsaraceno 
si terrà la PRESENTAZIONE DEL LIBRO da parte
del Parroco Don Vincenzo Iacovino
con una lettura di testi scelti tratti dalla raccolta
*

'Quindici anni di appuntamenti con Gesù' di Teresa Armenti è una raccolta di messaggi augurali, che l'autrice ogni anno ha scritto in occasione del Natale, da condividere e donare -come in un antico rituale- a familiari ed amici in segno di unione e di legame duraturo. La plaquette poetica, ricca di intesi messaggi e di proponimenti religiosi, è dedicata all’amico “Vincenzo D’Alessio, / il cantore del Sud,/ l’abile tessitore / di relazioni culturali" venuto a mancare due anni fa.


'Aliti d'amore' si apre con la presentazione di Don Vincenzo Iacovino, Parroco di Castelsaraceno, che esalta la spiritualità cristiana dell'autrice  e conclude il suo scritto dedicandole il seguente augurio "Possa tu contagiare di gioia quanti ti leggeranno e ti incontreranno". Segue, poi, un breve intervento introduttivo dell'Autrice stessa, in cui racconta come sono nati i suoi testi e l’idea di raccoglierli insieme “In  occasione  del  Natale, ho sentito e continuo a sentire l’esigenza di rivolgermi a Gesù  Bambino,  mettendo  in  evidenza  le  varie  problematiche  sociali  e le mie  fragilità”.

Si tratta di messaggi, intrisi di umiltà, di riflessioni, di proponimenti. Alcuni sono stati scritti in italiano, altri hanno preso forma nel dialetto lucano di Castelsaraceno e appaiono con la traduzione italiana a fronte. Il primo risale al 2008, l’ultimo al 2022 e già nel titolo “Il grido della pace” vi si legge un indiscutibile riferimento alla realtà attuale, immobilizzata da guerre, covid, crisi energetica. Ne emerge un’invocazione al dialogo e alla fratellanza, implorando la grazia a Gesù Bambino e al Beato Domenico Lentini di Lauria (nell’anno giubilare a lui dedicato).

Ciò che posso dire, in conclusione a questo breve scritto, è che ‘Aliti d’amore’ è un libricino prezioso e raffinato, che noi tutti accoglieremo e custodiremo come un dono di dialogo e di illuminazione. Di preghiere attese, da recitare nella stagione natalizia, per raccoglierci in noi stessi e stringerci ai nostri affetti. “Aiutaci  a recuperare  la  grammatica  degli affetti - scrive l'Autrice, rivolta al bambino Gesù -  Aiutaci ad  alimentare  la  nostra tiepida  fede  con  la  preghiera,  per  essere  dono  per  gli  altri, per  diventare   testimoni  di  misericordia.  Ora  sono  davanti alla tua Culla. Depongo ai tuoi piedi le mie fragilità”. 

Maria Pina Ciancio

 

 In copertina il Presepe del Maestro Franco Artese,
ambientato nei Sassi di Matera (Vaticano, 2012)

 

 

venerdì 22 dicembre 2017

FILASTROCCA DEL CASTELLO

Gli alunni della Classe quinta del plesso scolastico statale "Cappuccini" di Solofra guidati dalla maestra Agata Guacci hanno voluto inviare gli auguri alla maestra (in pensione) Teresa Armenti interpretando la Filastrocca del castello 

ecco il video


Filastrocca del castello

alla maestra Teresa ARMENTI

La maestra lumachina 
viaggia piano nel cammino
ha una casa da portare
lenta lenta deve andare.

Ha due antenne intelligenti
un gran cuore per la gente
ha insegnato a coccinelle
a farfalle e libellule.

Lascia scie tutte d’argento
sulle foglie e sul cemento
ha sorriso a tanti fiori
nel suo prato c’è l’Amore.

Ora ha smesso il suo lavoro
e dall’alto gode il sole
tutti i sogni sono d’oro
nel suo nome c’è il tesoro.


25 marzo 2016 

Vincenzo e Raffaela D’Alessio

venerdì 18 luglio 2014

Vincitori del concorso Insanamente 2014

I giurati  Andrea Parma, Angelo Chiaretti, 
Caterina Camporesi, Claudio Roncarati, 
Guido Passini, Teresa Armenti
e Fara Editore
sono lieti di proclamare vincitori con inserimento nell'antologia Siamo tutti un po' matti per la

Sez. A Poesia
del concorso Insanamente 2014 i seguenti Autori
(per la Sez. B Racconto v. qui )

Cerimonia di premiazione il 3 settembre 2014 ore 21.00 a Viserba di Rimini nell'ambito della manifestazione Esportiamoci

1. Varco e altre poesie di Pietro Roversi (Oxford, UK) con medaglia del Presidente della Repubblica
 

Varco

Il via-vai dei finanzieri in grigioverde
tra Briga e Domodossola
assale di sorpresa,
maschera d'ansia il confine.
Si sbuca già stanchi del viaggio in un paesaggio franoso.


Non è per questo tratto è chiaro
che uno prende si sposta fa la fila.
La riga della vita si fa incerta.
Ci sorprende senza passo alla frontiera.





Pietro Roversi è nato nel 1968 a Novara da famiglia emiliana. Cresciuto tra Carpi e Verona, ha studiato prima per una laurea e poi un per un dottorato in Scienze Chimiche (1987-1997) all’Università Statale di Milano. Nel 1993-1994 ha prestato un anno di servizio civile presso la Cooperativa Lotta contro l’Emarginazione di Sesto San Giovanni (MI). Durante il dottorato si è trasferito in Inghilterra, a Cambridge (1995-2003) e a Oxford, dove vive e lavora come biologo strutturale presso il Dipartimento di Biochimica dell’Università. È coautore di più di 70 articoli in riviste scientifiche internazionali. Nel 2010 ha pubblicato il suo primo libro di poesia, Una crisi creativa (Puntoacapo, Novi Ligure). Nel 2014 è apparso il suo secondo libro di poesia, Vamosaver (Gattomerlino Superstripes, Roma).


Giudizi

«La silloge Varco e altre poesie mi riporta alla mente Spoon River, forse per via dei titoli che portano quasi tutti nomi comuni, forse per come sono strutturate alcune poesie. I temi sono nettamente diversi, meno macabri, e con una buona dose di quotidianità se vogliamo. Immagini ben dosate e che riescono a toccare tanti temi differenti, ma pure sempre allineati tra loro.» (Guido Passini)

«Le poesie intitolate con nomi di persone sono interessanti ritratti poetici. Tra questi preferisco Isabella dove il poeta riesce a fornire immagini  precise e dettagliate: “Il mercato è deserto”, “l’asta di ferro al centro della lastra”, per passare con abilità da uno stile descrittivo ad uno riflessivo e sognante : “la fiaba della fanciulla scalza”, “L’infanzia è il solo regno che non muta”. L’ultima poesia della silloge è un piccolo gioiello: “Supervisione // Il desiderio / preso sul serio / induce la discesa / della difesa”. Per i vari psico-addetti ai lavori,che hanno fatto l’esperienza professionale della supervisione, il significato risulta esatto. Apprezzo molto il gioco di parole che consente un magistrale tocco di lieve ironia.» (Claudio Roncarati)

«Immersi in un paesaggio sospeso tra un brontolio di nuvoloni neri e strade senza uscita, giardini abbandonati e muri screpolati, si muovono vari personaggi. Sono quelli emarginati dalla società, segnati dal destino. Il poeta posa il suo sguardo su di loro, li fa uscire dall’anonimato e li fa emergere con tutte le loro caratteristiche, mettendo in evidenza le “attitudini dei matti”. Sembra quasi di leggere il versetto di Isaia “Non temere, perché ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome, tu mi appartieni”.» (Teresa Armenti)

«Il verso scorre veloce e nervoso sul filo dei ricordi, ma la gentilezza d’animo conserva quella “corrispondenza d’amorosi sensi” (Foscolo) che ci salva nella notte tempestosa. Ho finalmente capito come il ricordo (nell’eco straziante dei nomi) rende l’animo grande ed unico!» (Angelo Chiaretti)


2. Respiri di Marco Mastromauro (Novara)

A RITROSO

Migrato fino all’incrocio
indenne tra allarmi e clacson
sul marciapiede in qualche parte di questa città
ora sta contando a ritroso
meno sette partendo da cento
perché più in là s’apre un vicolo secondario
il bacio al buio e il tepore
dove fluiva il silenzio (il suo piede aggraziato)
e nessun accadimento.
Perché così l’esperto in guarigione
l’ha interrogato l’altro ieri (o forse non ancora)
scrutando sconnessioni
escogitando profezie per il coro trepidante
lungo le gradinate i giorni in processione
fino al prossimo incepparsi del movimento
quando finalmente il canto delatore
possente s’alzerà.





Marco Mastromauro è nato a Verbania il 12.7.1957. Vive a Novara , lavora a Vercelli. Ha pubblicato poesie sulla rivista «Alla Bottega» e, dal 1995 al 1999, ha collaborato al trimestrale di cultura e arte «Contro Corrente». È autore delle raccolte di poesie: Anime confinate (Milano Libri 1992), Cuba (Ibiskos 1995), Memorie da un pianeta (Contro Corrente 1997), Eros, Trinidad e altre poesie (Oppure 2000), Fraintendimenti (ebook, Prospero editore 2013). Sue liriche sono presenti in alcune antologie.
Giudizi
 

«È una poetica dello svanire: “un vasto svanire senza fine”, esprime un tormento sommesso: “il tormento anche s’è adagiato accanto… colmo di tristezza e allegria”. L’ossimoro tristezza/allegria raggiunge un vertice assoluto nella splendida poesia Deriva: “Morendo non sentivo la tua voce / come pesciolino alla deriva / che nuotando si svigora / senza affanno / sventatamente giulivo”. In Ricordi, respiri la poesia diventa descrizione di un vagabondaggio nel mondo esterno e nel mondo interno del poeta ed esprime una condizione esistenziale di esilio “esiliato rimiri il tuo vagare”». (Claudio Roncarati)

«Il ritmo è sapiente, con una dolce velatura del senso che esalta le sonorità della parola; si intende una conoscenza letteraria mai banale, con rimandi, citazioni e memorie poetiche sotto soglia. Le emozioni sono nitide, calde, accoglienti. Acquerelli diluiti di inconscio.» (Andrea Parma)
 


Terzi classificati ex aequo

3. Ovunque un seme d’affetto di Salvatore Della Capa (Bologna)

Vivo e piango.
Cammino sui morti
con piedi di fango.
Sono anche io questo male
che ti scorre dentro




Salvatore Della Capa è nato a Napoli nel 1983. Vive e lavora in ambito sociale a Bologna, dove si è laureato in Lettere Moderne e specializzato in Linguistica. È attivo in Emilia Romagnia nell’organizzazione di reading e eventi letterari, tra cui il festival “Luoghi diVersi”. Ha pubblicato le sillogi Al cospetto dell’alba (Libroitaliano 2002) e Interno, Esterno (L’arcolaio 2008), ha curato Poesie in corso. Laboratorio di Università Aperta (Bacchilega 2008), è presente nell’antologia Pro/Testo (Fara 2009) e in altre raccolte. Suoi interventi letterari e poesie sono apparsi su riviste come «Ali», «La Mosca», «Argo» e «Atelier». È tradotto in polacco nell’antologia Z Buta (Katedra Italianistyki 2011).

Giudizio

«Forza, impotenza, colpa, pentimento, espiazione, verità e semi di affetto sparsi ovunque si snodano e si annodano lungo la traiettoria di versi limpidi, essenziali, incisivi e icastici. Il lettore non ha scampo: non può sottrarsi all’evento della sorpresa e neppure ad un profondo coinvolgimento.» (Caterina Camporesi)


3. Raggiungerti di Mariangela De Togni (Piacenza)



Potessi raggiungerti
nel tuo sole
mentre corteggio la nebbia
che nasconde le stelle.

Potessi raggiungere
la moltitudine di colori
e fragranze in questa festa
d’incontenibile luce.

È così il nostro cuore
un alveare in cui lo spirito
soffia la sua polvere
su tessuti di attesa.

Si può suonare un notturno
su un flauto di grondaie. 



 

Mariangela De Togni, nata a Savona, è suora Orsolina di Maria Immacolata di Piacenza. Insegnante, musicista, studiosa di musica antica, è membro dell’Accademia universale “G. Marconi” di Roma. Dal 1989 ad oggi ha pubblicato dodici raccolte di versi ottenendo premi e segnalazioni di merito in vari concorsi letterari. Le è stata dedicata la «Lettera in versi» n. 21, rivista on-line a cura di Rosa Elisa Giangoia scaricabile in bombacarta.com/le-attivita/lettera-in-versi. È presente nei siti di Maria Di Lorenzo flannery.it e inpurissimoazzurro.com ; nei blog farapoesia di Alessandro Ramberti e lastanzadinightingale di Federica Galetto che le ha dedicato anche il blog La mia contemplazione (mariangela-de.blogspot.it). Ha partecipato a varie kermesse fariane e nel 2013 ha pubblicato con Fara Frammenti di sale e alcune poesie in varie antologie fra cui le ultime: Chi scrive ha fede?, Scrittura felice e Letteratura… con i piedi.

Giudizio
«Quanta delicatezza si respira nell’intimità del dialogo amoroso che pretende risposte! Leggendo queste rime ho provato la dolcezza di essere levigato come un sasso (Ungaretti) dalle parole amorevoli che solo una ferita apparentemente guarita (ma ancora sanguinante) è capace di esprimere per salvare il mondo dalla bruttura del male!»

(Angelo Chiaretti)
 


3. L’ora tarda sorride come oggetti di Vincenzo D’Alessio (Montoro Inferiore, AV)

XXI SECOLO

Dolore nuovo
si muove dentro
simile al digiuno
della Quaresima
Sapesse almeno di che
nutrire il vuoto che l’aspetta
Nero e vero
Tempo smemorato
dove una tempesta
di vento fredda e
sterile, come donna
senza figli, è passata.




Vincenzo D’Alessio è nato a Solofra (AV) nel 1950. Vive a Montoro Inferiore (AV). Laureato in materie letterarie all’Università di Salerno, ha ideato il Premio Nazionale Biennale di Poesia “Città di Solofra”. Ha fondato il Gruppo Culturale “Francesco Guarini” e la casa editrice omonima. È cofondatore del Premio Nazionale Biennale di Poesia “Cluvium” dal 1996. Ha ricoperto la carica di Ispettore Onorario del Ministero dei Beni Culturali dal novembre 1977 al novembre 1988. La valigia del meridionale e altri viaggi (poesie 1975-2011) è uscita per Fara Editore nel 2012 ed è appena stata pubblicata come eBook da Prospero Editore.

Giudizio «Il disorientamento e l’angoscia causati dalla nostra società liquida, che sta generando una mutazione dell’animo umano, sono ben espressi in questi versi. Il poeta manifesta il suo dolore e il vuoto che avverte dentro di sé; vaga senza meta, con le scarpe di carta che perdono parole, va in cerca di un Dio per sognare un mondo nuovo e affida al vento, amico dei nuovi cieli, la follia dell’avvenire.» (Teresa Armenti)


Quarti classificati ex aequo

4. Dove siamo? di Carmine De Falco (Pomigliano d’Arco, NA)

II

affrontabile di frazione, di feudo comune
come d'individuo, feudo Onna comunque, assedio
ancora resa, planetario fuggire.
Onna non è sia fronte sia bolla o seguito
di Bolla, è esito o confluenza che tratta vantaggiosa
nei pressi d'onda. Quando Onna è luogo trauma d'umano
assume fine perigliosa, Storia
onde tratta e rispecchia alcuna balla
di nuovo come guerra, l'impotenza
dell'aiuto nostra insidia, fonte dell'ancora
pericolo possibile_ si restò, non fronteggiabile
di condiviso forfait lungo aprile
tragico:
           dar causa, 

                           spiegazione 



Carmine De Falco, nato a Napoli nel 1980, ha pubblicato 4 raccolte di poesia, Linkami l’immagine e Loop Vernissage in Specchio Poetico (Fara 2007); Italian Day (Kolibris 2009); e nel 2012 I Resistenti, scritto a quattro mani con Luca Ariano, opera vincitrice del premio Miosotìs pubblicata per le Edizioni d’If. Poesie sparse sono state pubblicate in riviste e antologie, tra cui Vicino alle nubi sulla montagna crollata a cura di Enrico Cerquiglini e Luca Ariano (ed. Campanotto). Un’ampia selezione di testi tratti da Linkami l’immagine e Loop Vernissage, e dall’inedita Napre, si può leggere Nella borsa del viandante a cura di Chiara De Luca (Fara 2009). Il trittico Variazioni è presente nell’antologia Pro/Testo (Fara 2009). È socio fondatore dell’associazione culturale Componibile62.

Giudizio
«Il primo testo, complice un dialogo surreale, inscena la terribile esperienza della perdita di ogni punto di riferimento in chi ha subito un trauma. I successivi testi, invece, segnalano il percorso, risultato di contributi scientifici e giornalistici, atto ad abbozzare un contenitore che consideri il disorientamento dei sopravvissuti, privati del loro background.»
(Caterina Camporesi)


 

4. Oggi è un buco la casa di Rossella Renzi (Conselice, RA)

3.

Ascolta l’avanzare del mattino
viene luce tra le piccole crepe
che si aprono nel muro vicino
tra il tepore e le voci dei bambini.

Vado, verso la casa abbandonata
la porta semichiusa e dentro i colori
che nella polvere sono volati.
Vedo, l’ombra celeste dei miei cari.

Non salvarmi, se tornerò domani,
non tenermi come uccello ferito.

Rossella Renzi (foto Daniele Ferroni) vive a Conselice (Ra) dove lavora come insegnante. Sue poesie sono apparse su riviste, blog, antologie poetiche. I giorni dell’acqua è il suo primo libro, uscito nel 2009 con L’arcolaio (Forlì). Dal 2003 è redattrice di «Argo – Rivista d’esplorazione», per la quale coordina la Rubrica di poesia. Per la Edizioni Kolibris cura il blog Donne in poesia. Numerose sono le collaborazioni con riviste di critica e letteratura. In dialogo col musicista Mirco Mungari ha ideato un progetto di contaminazione tra parola e suono, che ha per titolo MOUSIKÈ TECHNE. È tra gli organizzatori del Festival di poesia itinerante Luoghi diVersi, e organizza laboratori didattici di scrittura e di arte, nelle scuole e nelle biblioteche del suo terrritorio. Si è laureata in Lettere Moderne all’Università di Bologna, con una tesi sull’ultima produzione di Eugenio Montale.

Giudizio
«Le immagini mentali trovano giusta corrispondenza sonora e di  tratto. Il verso essenziale, quasi scarno, tratteggia spirali di pensiero in forma lieve, quasi onirica. Apprezzabile l’uso leggero della catacresi senza affanni poetici.»
(Andrea Parma) 


4. Fuggi fuggi nel nulla di Michele Luongo (Pergine Valsugana, TN)

L’Ingordigia

Silenziosa l’ingordigia ci trafigge
il vuoto ci circonda.
Smarriti nell’egoismo
è fuggi fuggi nel nulla.
Cerchiamo, raccogliamo, senza cuore.

Non conosciamo nemmeno
il nostro corpo
vestito di falsità
non pulsa, non scalda.
Inganniamo anche l’istante.

Vorrei guardare il cielo
sussurrare parole
e donare carezze d’amore
ma il tempo
scorre più veloce delle certezze.

Silenziosa l’ingordigia ci trafigge.



Michele Luongo è nato a Prata Principato Ultra (AV) nel 1959, ha trascorso la sua infanzia a Montefredane prima di trasferirsi, adolescente, in Toscana. È stato maresciallo dei Carabinieri in Trentino. La sua poesia deriva, forse, dalla sofferenza della sua fanciullezza. L’incontro, nel maggio del 1989, a Solfora, con Vincenzo D’Alessio, poeta e scrittore, “accende la fiammella”, che aveva nel suo cuore, con il quale riesce poi a pubblicare i suoi testi. La sua poesia è spesso denuncia sociale con particolare riferimento alla sua Irpinia. Ha ideato le riviste Via Cialdini www.viacialdini.it e Bluarte www.bluarte.it

Giudizio
Sono versi che partono dal cuore e raggiungono il cuore del lettore, facendo vibrare le sue corde con un’intensità tale da annullare le distanze e battere all’unisono. Prendiamo coscienza del nostro chiuderci a riccio, facendo prevalere il nostro orgoglio, prigionieri dell’egoismo, della cura della nostra immagine, della nostra corsa verso il nulla, privi dei valori di una volta. Eppure, basterebbe uno sguardo al cielo per risollevarci e donare carezze d’amore.
(Teresa Armenti)


 

4. I nomi coinvolti di Davide Valecchi (Dicomano, FI)

Si apre una raccolta di elementi,
la sedimentazione non è certa:
attraversando una soglia di fibre
resta sul fondo un tono innaturale.

Una stagione di polvere e luce
in piedi per un soffio, per un sibilo:
il bianco aumenta la ripetizione,
un punto dentro al mare di riverbero.

Tutto è stato diviso con un taglio:
un lavoro di impronte sulla pietra
riflesso da una scheggia di calcite.

Il giorno cade, il nome si spegne,
l'aria contiene un luogo di radici
senza generazione, come un vuoto.

Il primo segno della tua vecchiaia:
un pomeriggio immobile, arancione,
un sigillo tentato, quasi innocuo,
salendo verso una definizione
d’identità minore.


Nato nel 1974 a Firenze, Davide Valecchi dal 2003 è chitarrista del gruppo gothic/wave Video Diva. Con lo pseudonimo di aal (almost automatic landscapes), a partire dal 2001, ha intrapreso un percorso di ricerca sonora in campo elettro-acustico, concreto, elettronico e ambient, toccando anche territori drone e industrial. Su bandcamp sono disponibili alcuni titoli della sua discografia in download gratuito. Dal 2013 collabora con il vocalist e musicista Luigi Maria Mennella. L’esordio ufficiale del duo è avvenuto nel gennaio 2014. Il nome del progetto è poi definitivamente diventato H2R. Ha pubblicato la prima raccolta di poesie Magari in un’ora del pomeriggio solo nel 2011, vincendo il concorso Faraexcelsior. Altre poesie sono presenti in Scrivere per il futuro ai tempi delle nuvole informatiche (Fara 2012), Di là dal bosco (Le Voci Della Luna 2012), Chi scrive ha fede? (Fara 2013), Labyrinthi 3 (Liminamentis 2013), Generazioni ai margini (deComporre 2014). Ha frequentato anche la fantascienza, scrivendo nel 2010 il romanzo L’archivista con Paolo Frusca, finalista al Premio Urania Mondadori. Realizza eventi legati alla poesia, alla musica, alla letteratura…

Giudizio
«I nomi coinvolti è un testo che considero un poemetto. La bravura dell’autore sta nel mantenere l’attenzione alta grazie a una scrittura piacevole e veloce da scandire. È scritto tutto lì… leggermente celato da immagini intrise di sagacia, di velata malinconia. L’autore riesce a mostrare un mondo in cui pochi possono e sanno entrare con la dovuta delicatezza. A mio avviso un’ottima prova.»
(Guido Passini)

4. La soluzione è scritta a rovescio di Marco Statzu (Gonnosfanadiga, VS)



IL MISTERO DELLA LINFA

Avete mai visto il rosso
delle viti in autunno
inoltrato
quando il sole
basso e breve
le scalda
fino a spogliarle?
Così,
nude,
ricominciano
la loro lenta ascesa
verso la vita nuova
della primavera e dell’estate,
per dare nuovo colore 

e nuovo profumo
alla campagna.
È il mistero della linfa
che si concentra nel cuore,
di una vita che pare morire
ogni volta ai primi freddi,
per rinascere dall’intimo.



Marco Statzu è parroco del Sacro Cuore in Gonnosfanadiga, docente di Antropologia Teologica nella Facoltà Teologica della Sardegna, Direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano di Ales-Terralba. Ha pubblicato con Fara nel 2010 la raccolta di poesie Tra disastri e desideri. Blog: maioba.blogspot.it

Giudizio
Questa brevissima silloge ha un solo limite: quattro poesie sono davvero poche e purtroppo lasciano il desiderio insoddisfatto di leggerne altre, di conoscere meglio questo folgorante autore che riesce, fatto raro nella poesia italiana contemporanea, a trasmettere una laica speranza vitalizzante. I componimenti sono potenti intuizioni poetiche, trasmettono al lettore una sensazione di improvvisa illuminazione. La parola poetica è carica di senso  vi scorre una potente linfa vitale e risulta terapeutica.
(Claudio Roncarati)

 

Quinti classificati ex aequo

5. Delirio di una pazza  di Claudia Piccinno (Castel Maggiore, BO)


Il delirio di una pazza

Nel delirio di una pazza
stupide coincidenze
si vestirono di diffidenza
rimbalzando sul muro
degli ascolti negati,
per non scalfire le altrui
contraddizioni.
Mille volte pazza fui chiamata.
Mille volte pazza fui trattata.
Scomoda la pazzia di chi palesa
un dubbio,
o di chi esplicita di non fidarsi.
Sia lampada ai miei passi
la tua parola
perché il miraggio dell’oasi
ben altra arsura mi lasciò.



Claudia Piccinno e nata nel 1970. Laureata in Lingue e letterature straniere, è insegnante di ruolo nella scuola primaria. Ha pubblicato La sfinge e il pierrot (Aletti 2011), “Potando l’euforbia” in Transiti Diversi (Rupe Mutevole 2012), Il soffitto, cortometraggi d’altrove (La Lettera Scarlatta 2013). Suoi versi in varie antologie.

Giudizio
«Poesia scomoda, irriverente, provocatoria, con note melodiche aspre e ruvide. La prassi letteraria sembra beneficiare di memorie di poeti maledetti, recuperati nella versione ridotta di un sussulto. Ottimo esempio di anelito poetico senza troppi tecnicismi letterari.»
(Andrea Parma)

 

5. Lost in Google di Alberto Mori (Crema, CR)


Lost in Google –  Ep.2 

 
L’aggregatore dei blog decompone lentamente

Deframmenta ed incrina accessi

Vedi restano pixel sparsi

sul fondo del linguaggio basic

Afasia multitasked senza stimoli

davanti al netscape abbiancato

e nessun taxi server in vista

per uscire dalla connessione

Proxy… No exit…

È vero

Il tablet apparecchia le icone app definitive sul desktop

Ci siamo però ancora io e te Net…

con la prossima mutazione dei bytes troveremo una soluzione

per ora guarda lo streaming del mio volto

Video chatta quello che mi vuoi dire…




Alberto Mori, poeta performer e artista, sperimenta una personale attività di ricerca nella poesia, utilizzando di volta in volta altre forme d’arte e di comunicazione: dalla poesia sonora e visiva, alla performance, dall’installazione al video ed alla fotografia. La produzione video e performativa è consultabile on-line sulla pagina YouTube e Vimeo dell’autore e nell’archivio multimediale dell’Associazione Careof / Organization for Contemporary Art di Milano. Collabora inoltre, con molti fra i più noti poeti contemporanei, italiani e stranieri, per la realizzazione di letture pubbliche, manifestazioni ed eventi dedicati alla poesia. Negli ultimi anni più volte finalista del premio di poesia “Lorenzo Montano” della rivista «Anterem» di Verona. Dal 1986 ha all’attivo numerose pubblicazioni. Nel 2001 Iperpoesie (Save AS Editorial) e nel 2006 Utópos (Peccata Minuta) sono stati tradotti in Spagna. Con Fara ha pubblicato: Raccolta (2008), Fashion (2009), Objects (2010), Financial (2011), Piano (2012), Esecuzioni (2013) e Meteo Tempi (2014).

Giudizio
«Il testo è stato scelto per l’efficace rappresentazione della presenza e dell’utilizzo di una comunicazione che coinvolge l’universo online, conquista del nostro tempo. Dislocato lungo tre momenti, valendosi per lo più  di vocaboli inglesi, catapulta il lettore in una dimensione di dinamismo disperante e convulso, dove perdersi è ipotizzabile.»
(Caterina Camporesi)