
Grazie all’Assessore alla Cultura del Comune di Rimini Michele Lari, al Direttore del Museo del Città Alessandro Giovanardi e ai loro collaboratori

Grazie all’Assessore alla Cultura del Comune di Rimini Michele Lari, al Direttore del Museo del Città Alessandro Giovanardi e ai loro collaboratori
Per la serie Frammenti Santarcangiolesi, vi aspettiamo il prossimo venerdì 18 ottobre alle ore 18:00 in Biblioteca Baldini, dove Bruno Bartoletti presenta La notte ha un sapore di cose lontane (raccolta antologica 1997-2023), Fara Editore. Dialogheranno con l’autore Nais Aloisi, Scilla Mastini, Juri Monti.
Sarà presente Alessandro Ramberti.
Non sappiamo se ci saranno ancora altre parole. Le parole arrivano, passano, ritornano, a volte riposano per anni, ma sono lì, aspettano solo di prendere forma. Il tramonto si avvicina e le foglie cominciano a cadere, una dopo l’altra, piano ma con moto inarrestabile. Sono le foglie che hanno consumato tutta una esistenza sotto il sole o nel vento e che hanno amato e sorriso ai tanti che di qui sono passati.
Altre foglie verranno, non noi, i nostri rami si stanno seccando. Ora lo sappiamo con certezza e lo sapeva anche Giovanni Drogo, il protagonista dello splendido romanzo di Dino Buzzati, che, dopo aver consumato una vita in attesa dei nemici, stanco e malato, steso in un anonimo letto di una locanda, sapendo che tra poco dovrebbe levarsi la luna, dà uno sguardo fuori della finestra, una brevissima occhiata, per l’ultima sua porzione di stelle. Poi nel buio, benché nessuno lo veda, sorride.
Questo sorriso è ciò che ci salva, la consapevolezza che in fondo, nonostante tutto, qualcuno ci aspetta sempre dietro l’angolo.
Bruno Bartoletti nasce a Montetiffi e vive la sua gioventù a Ponte Rosso di Pietra dell’Uso, frazioni del comune di Sogliano al Rubicone (FC), dove ora risiede. Laureatosi nel 1967 in Materie Letterarie presso l’Università degli Studi di Genova, nel 1974 è nominato assistente ordinario alla cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea presso l’Università degli Studi di Torino, nomina a cui rinuncia per dedicarsi all’insegnamento. Svolgerà dal 1981 al 2008, anno della pensione, la funzione di preside negli istituti tecnici.
Uomo di scuola e promotore culturale, solo molto tardi inizia a pubblicare: nel 1997 Trasparenze – Frammenti di memorie; nel 2000 Le radici; nel 2001 Parole di Ombre; nel 2005 Il tempo dell’attesa; nel 2012 Sparire in silenzio ritrovando il vento delle strade; nel 2017 I volti non hanno più nome; nel 2019 eppur, felice te che al vento; nel 2023 Una remota stazione, raccolta antologica 1997-2023.
Nel 2017 esce il saggio È sempre lunedì «Voglio ringraziarvi tutti per avermi concesso di insegnare», in cui raccoglie le sue esperienze di scuola; nel 2018 Ma i veri viaggiatori partono per partire: è il suo primo libro di narrativa, portato in scena nel 2019 dalla Compagnia teatrale “Samarcanda”, con la regia di Nais Aloisi. Nel 2021 Lunga è la notte che non trova mai giorno; nel 2022 Storia incompiuta di un solitario viaggiatore.
Raed Anis Al-Jishi, Genesi della memoria. L’impatto della Primavera araba, Poesie, Edizioni il Cuscino di Stelle 2021, traduzione dal francese a cura di Claudia Piccinno, versione in francese a cura di Abdelmajid Youcef, Prefazione di Emanuele Aloisi
recensione di AR
Il verso messo a titolo di questa recensione chiude la poesia Rassegnazione davanti alla maestosità delle onde da cui cito anche i seguenti versi sparsi: «La schiuma mi unisce nella passione. / Quando siamo uno, divento il fiorire dello spazio. / (…) / Seduco la melodia della poesia sulle rive, / sputo il caffè nella pentola del desiderio. / (…) / Diffuso e vasto, non mi sono opposto / alla traversata del mio cuore / (…) / perché nella maestosità della poesia, / lo spargimento di sangue è castità, / la preghiera è sangue.» (pp. 65-66). Consideriamo anche questo passaggio tratto da Un’altra bambola (p. 61): «Un po’ di polvere si arrampicò sulle gambe della sedia / nel corpo dell’inverno intorno alla curva della strada. // Si evolve come un singhiozzo di fico che avalla la sua / nudità, abbraccia la vita della splendida luce lunare.»
Come si può vedere già da questi pochi esempi, lo stile di Raed è immaginifico. Pullula di metafore, di simboli. Il carnale rimanda allo spirituale e viceversa. Non è quindi facile “navigare” questo libro se non si hanno riferimenti culturali al modo arabo di fare poesia e alle kenningar di cui è costellata quella letteratura, specie in poesia e ancor di più nella poesia Sufi. Tuttavia alcune immagini sono talmente forti da attirare la nostra attenzione e abbastanza permeabili alla nostra interpretazione, specie se possiamo agganciarci a paralleli biblici o figure archetipiche presenti in ogni cultura. Del resto Raed si chiede e ci chiede: «Ma che cosa sarebbe la vita senza questo immaginario?» (p. 60).
Essendo il falco presente anche nella mia Simmetria imperfetta, sono stato subito preso dalla poesia Atto finale (pp. 54-56) che fa anche rifermento a un simbolo simbolo cristiano come la croce. Cito ancora sporadicamente: «Sul teatro del tempo, crocifisso sulla croce della mia lingua / scruto i rapaci che si tuffano nel mio canto, / (…) / Cosa potrebbe nascondermi il significato, quando le battute del suo ritmo / sono insiste nello spirito della rima? / (…) / Questo cuore, l’ho portato con la schiena curva unito / alla mia croce e ai miei canti. / (…) / Due rapaci volano su di me: la mia comprensione e la mia fede.»
In Unico nel suo cammino (pp. 48-50) troviamo una sorta di confessione in versi: «Non so nemmeno come librarmi lontano / dal rumore della lingua. / (…) / Tre chiavi / alloggiano nel mio cuore. / Tre chiavi che ho rubato dalle vecchio serrature dell’inferno. / La quarta l’ho dimenticata nel ventricolo sinistro. / nel vento / nessuna destinazione. / (…) / le braci del racconto incrostate di poesia, bei suoni da attraversare… / Non distrarmi mai dal percorso che ho scelto / anche se lo conosco solo parzialmente. / Non importa.»
In Maria del Nilo (pp. 45-47) abbiamo una sorta di inno mariano: «La tua nicchia è la casa dell’universo. / (…) / Se l’unica degna di questo. / Sei l’unica degna di portare un feto / che non proviene dai lombi di prostrati / maschi. / Era. È! Lui è. / È dove tutto il resto è niente.»
In Detriti al ritmo dell’anima (pp. 41-42, anche in questo caso la poesia si sviluppa per più di una pagina) leggiamo: «La mia poesia da cui nasce / l’emorragia dell’universo / mi ha scelto come suo prediletto; / si sviluppa per esplosione / nel succo della scala musicale.»
In Duello d’amore e morte (p. 40): «Posso amare / posso morire come lei vuole.»
Il segreto del testimone oculare (p. 39), che fa riferimento alla storia del profeta Giona, invidioso della conversione dei niniviti a cui era stato inviato, suo malgrado, appunto perché si ravvedessero, si apre con questo meraviglioso distico: «Nei tuoi occhi un piccolo grande segreto, / l’universo appassirebbe se essi svanissero.»
Da Nader del mio cuore (pp. 24-26) estraggo questi splendidi fotogrammi: «il tuo alfabeto era il silenzio / e il sorriso. // Nelle tue pupille / un mucchio di culture / avvolte nell’invocazione / come una rivelazione. / (…) / Quindi quando ci siamo incontrati / hai occupato tutto lo spazio / e hai lasciato il mio cuore vagare.»
L’intera raccolta è ricca di suggestioni stimolanti e misteriose. Non a caso si apre con questo esergo: Se la caduta fosse stata ascensione, / come avrei orientato il mio sguardo?
recensione di Mirco Manuguerra pubblicata su LUNIGIANA DANTESCA, ANNO XXI n. 193, MAR 2023,
CENTRO LUNIGIANESE DI STUDI DANTESCHI
Bollettino on-line
Classifica dei vincitori del 10° Concorso Internazionale di Poesia Universum Basilicata
Libro Edito
1° Cinque sensi di Tiziana Rumi di Reggio Calabria
2° Il mare nell’anima di Emanuele Aloisi di Zaccanopoli (CS)
3° Gli occhi delle donne di Emilio D’Andrea di Barile(PZ)
Autori selezionati
Alessandro Ramberti di Rimini
con Enchiridion celeste
| Illustrazione di Alessandro Burrone |
Renzo Piccoli di Bologna
con Casale California
Poeta dell’anno 2023 Silvio Di Fabio di San Salvo (CH) per l’elevato punteggio conseguito nelle diverse sezioni in cui ha partecipato.
Buongiorno,
RAED ANIS AL-JISHI, Genesi della memoria – L’impatto della primevera araba, PeretoAQ, Edizioni Associazione Culturale “Il cuscino di stelle”, 2021, pp. 73. Traduzione a cura di Claudia Piccinno. Prefazione di Emanuele Aloisi.
Quel che mi ha subito impressionato della poesia di Raed Anis Al-Jishi è stato il calore umano che si sprigiona dai versi e abbraccia il lettore e lo incanala in sequenze di immagini che, a un tempo, fotografano il senso del dettato e nello stesso istante ne germinano un altro.
Dunque poesia altamente lirica, ma di quel lirismo che sa ridare identità alle cose, tanto per averne un’idea, lirismo lorchiano, capace di contemperare il flusso dei sentimenti associato alla rivendicazione, alla chiarificazione delle tematiche, agli argomenti più disparati.
C’è, in questa “Genesi della memoria”, una sorta di avidità prensile che riesce a toccare la profondità dell’anima ed emoziona, ma non in superficie, nelle pieghe nascoste dell’io:
“Un giorno, come tuo zio martire,
sarai accusato di cultura,
la tua comprensione solleva interrogativi,
imprigiona i peccati”
E’appena un esempio di come il poeta sa innestare, nella pienezza espressiva carica di metafore, la stoccata “civile” per non restare nel recinto del proprio essere.
Importante operazione culturale e direi perfino sociale, che evita qualsiasi dubbio sulle intenzioni universali del canto teso a cogliere le essenze de vivere, quelle dell’amore, quelle di una quotidianità mai paga, sempre fibrillante.
E che dire di:
“Ho sentito nel mio sogno
I fronzoli di un popolo di gabbiani
Inghiottire il pesce ‘già stabilito’,
rievocare la danza dei feticci d’argento
sulla curva del mare”.
Il suo “linguaggio della passione mi assomiglia”, ho sentito molte affinità con Raed Anis Al-Jishi, ho sentito la sua ansia di scavo nella psiche e nella ricchezza dei sensi che si sanno scambiare il fiato per ottenere “effetti” efficaci e accesi da fermenti che vanno a illuminare le istanze estetiche e quelle etiche. Tensioni ideali che partono dai lirici greci e attraversano i secoli fermentando soprattutto nella poesia francese dell’Ottocento, in Baudelaire in particolare.
Insomma, siamo al cospetto di una voce autentica e pullulante di sfumature tutte essenziali, di ammiccamenti che non lasciano scampo alla vaghezza.
Merito di uno stile altamente fluido, di un linguaggio preciso e curato in ogni particolare con un vocabolario scelto e mai lasciato al caso.
Merito anche della traduttrice Claudia Piccinno, che ha saputo travasare gli umori e i sapori, i colori e le accensioni di questo poeta che sa di pane antico, di futuro aperto alla Verità, al divenire, agli approdi che vanno maturando sotto tutti i cieli.
Dante Maffìa
RAED ANIS AL-JISHI, Genesis of memory - The impact of the Arab spring, PeretoAQ, Editions of the Cultural Association "The pillow of stars", 2021, pp. 73. Translation by Claudia Piccinno. Foreword by Emanuele Aloisi.
What immediately impressed me about Raed Anis Al-Jishi's poetry was the human warmth that emanates from the verses and embraces the reader and channels him into sequences of images that, at the same time, photograph the meaning of the dictation and at the same moment they germinate another sense.
Highly lyrical poetry, therefore, but with that lyricism that knows how to restore identity to things, just to have an idea, Lorchian lyricism, capable of balancing the flow of feelings associated with the claim, the clarification of the themes, the most disparate topics.
There is, in this "Genesis of memory", a sort of prehensile greed that manages to touch the depth of the soul and excites, but not on the surface, rather in the hidden folds of the ego:
"One day, as your martyr uncle,
you will be accused of culture,
your understanding raises questions,
imprisons sins "
It is just an example of how the poet knows how to graft, in the fullness of expression loaded with metaphors, the "civil" thrust in order not to remain in the fence of his own being.
An important cultural and I would even say social operation, which avoids any doubts about the universal intentions of singing aimed at capturing the essence of life, those of love, those of an everyday life that never pays, always fibrillating.
And what about:
“I heard in my dream
The frills of a people of seagulls
Swallow the 'already established' fish,
recall the dance of the silver fetishes
on the curve of the sea ".
His "language of passion resembles me", I felt a lot of affinity with Raed Anis Al-Jishi, I felt his eagerness to dig into the psyche and into the richness of the senses that know how to exchange breath to obtain effective and bright "effects" from ferments that illuminate the aesthetic and ethical demands. Ideal tensions that start from the Greek lyrics and cross the centuries fermenting above all in nineteenth-century French poetry, in Baudelaire in particular.
In short, we are in the presence of an authentic voice teeming with all essential nuances, with winks that leave no room for vagueness.
The merit of a highly fluid style, a precise language with attention to every detail with a chosen vocabulary never left to chance.
Also thanks to the translator Claudia Piccinno, who was able to transfer the moods and flavors, the colors and the lightings of this poet who deals with ancient bread, with a future open to the Truth, to becoming, to the landings that are maturing under all skies.
Dante Maffìa
ESSAY TRANSLATED BY CLAUDIA PICCINNO