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mercoledì 11 marzo 2026

Arte della parola in Sala Arazzi Rimini 20 marzo 2026

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Comune di Rimini


Grazie all’Assessore alla Cultura del Comune di Rimini Michele Lari, al Direttore del Museo del Città  Alessandro Giovanardi e ai loro collaboratori


venerdì 20 marzo 2026 dalle 15:00 alle 19:00
nella Sala Arazzi del Museo della Città
con ingresso in via Tonini 1

Arte della parola
incontro e dialogo con poeti e scrittori


15:00 Accoglienza e saluti delle Autorità

15:15 Due racconti opera narrativa I class. al Narrapoetando 2026 – Giampaolo Proni (Faenza, 1955) è stato allievo e poi collega di Umberto Eco presso l’Università di Bologna. Ha svolto attività di pubblicista per testate come IlSole24Ore e ha lavorato per la RAI. Nel 1989 ha pubblicato il primo romanzo della trilogia dedicata all’intelligenza artificiale ASIA: Il caso del computer Asia (Bollati-Boringhieri), seguito da La dea digitale (Fazi 2000) e Digit_Zero (Aracne 2008). La trilogia è poi stata riproposta da Antonio Tombolini editore. Ha scritto il giallo per ragazzi L’indagine di Maria H. (Signorelli 1993) e diversi racconti di fantascienza, tra i quali “La corsa di Jimmy Boot”, in Cyber Punk (Millelire Stampa Alternativa 1995).

15:30 Appartengo a te
romanzo 
vincitore al Narrapoetando 2025 – Arianna Biscotto abita a Cervia da quasi tre anni e la sua casa dista esattamente 350 metri dal mare. Adora tutto di lui, il colore che cambia ogni giorno, il rumore che sente dalla stanza quando è in burrasca, l'odore della salsedine, raccogliere conchiglie, passeggiare sulla sabbia a piedi nudi e il colmo qual è? Non va mai a fare il bagno, perché non le piace l’acqua…

15:45 Memini, meminisse – Gianpaolo Anderlini vive nel modenese. È redattore della rivista QOL (dialogo ebraico-cristiano). Con Fara ha pubblicato: Giobbe. Opera in versi (2018), Distopie (2020), Versi di/versi. Diario poetico ai tempi del coronavirus (2020), Variazioni (2021), Devarìm ’acherìm (Parole altre) (2022), Incontri (2022), Figli di Qohèlet (2023), In limine e Salmi (2024). Opere recenti: Io sono tuo, salvami! Commento al Salmo 119 (Chirico 2022), E come potevamo non cantare (Altrimedia 2023), Canto del ritorno (Lupi 2024), La lingua del santuario. Introduzione all’ebraico biblico in ventidue lezioni (2 voll. EDB 2024).

16:00 Tre racconti inquieti opera vincitrice al Narrapoetando 2025 –
William Protti, nato a San Marino, vive a Santarcangelo di Romagna (RN). È appassionato di fumetti e ha impaginato alcuni libri, ultimo dei quali Lo splendore della Verità (Pazzini, Villa Verucchio, 2022). Fra il 2015 e il 2018, i racconti Un giorno di follia e La minaccia, e i romanzi Kronin. Visioni del futuro e Vera sono stati premiati in vari concorsi indetti da Fara Editore e pubblicati. Con il romanzo Eghena (Fara 2024) si è classificato I al Concorso Faraexcelsior.

16:15 La notte ha un sapore di cose lontane (raccolta antologica 1997-2023) –
Bruno Bartoletti nasce a Montetiffi e vive la sua gioventù a Ponte Rosso di Pietra dell’Uso, frazioni del comune di Sogliano al Rubicone (FC), dove ora risiede. Laureatosi nel 1967 in Materie Letterarie presso l’Università degli Studi di Genova, nel 1974 è nominato assistente ordinario alla cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea presso l’Università degli Studi di Torino, nomina a cui rinuncia per dedicarsi all’insegnamento. Svolgerà dal 1981 al 2008, anno della pensione, la funzione di preside negli istituti tecnici. Uomo di scuola e promotore culturale, solo molto tardi inizia a pubblicare: nel 1997 Trasparenze – Frammenti di memorie; nel 2000 Le radici; nel 2001 Parole di Ombre; nel 2005 Il tempo dell’attesa; nel 2012 Sparire in silenzio ritrovando il vento delle strade; nel 2017 I volti non hanno più nome; nel 2019 eppur, felice te che al vento; nel 2023 Una remota stazione, raccolta antologica 1997-2023. Nel 2017 esce il saggio È sempre lunedì «Voglio ringraziarvi tutti per avermi concesso di insegnare», in cui raccoglie le sue esperienze di scuola; nel 2018 Ma i veri viaggiatori partono per partire: è il suo primo libro di narrativa, portato in scena nel 2019 dalla Compagnia teatrale “Samarcanda”, con la regia di Nais Aloisi. Nel 2021 Lunga è la notte che non trova mai giorno; nel 2022 Storia incompiuta di un solitario viaggiatore.

16:30 Continuità e discontinuità nello spazio poetico –  Giuseppe Armani, laureato in Scienze della formazione e dell’educazione e in Filosofia, dal 2024 è Cultore della Materia in Pedagogia Generale, in Teoria delle Relazioni di aiuto e in Filosofia teoretica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Maestro Internazionale Senior di scacchi (ICCF), da oltre quarant’anni ha posto al centro della sua ricerca l’epistemologia dello spazio e la relazione tra spazio e linguaggio. Autore di romanzi, racconti, saggi, ha pubblicato sei raccolte di poesie: Thlenai, 2011; Flatus vocis, 2012; Ordine revocato, 2013; Locus, Loqui (2024, Leonida Edizioni); Αναγνωρισις Riconoscimento (2024, Kanaga Edizioni); L’Occhio inciso (2025, Leonida Edizioni); e il saggio Dall’Inter-vallo. Intorni della parola poetica (2011, Leonida Edizioni).

16:45 non arresi conversazioni poetiche – anna delle crete nata a Rimini, dove vive, frequenta la poesia sin dall’infanzia, tra interruzioni anche di lunghi anni e “urgenti” riprese. Ha pubblicato le raccolte Colibrì (Fara 2010), A mio padre (Helicon 2014) – parzialmente riunite nell’edizione Fara 2019 –, Sequenze auree (Raffaelli 2022) e numerosi testi sparsi usciti in volumi collettanei, alcuni dei quali raccolti nel presente volume. Con attenzione agli aspetti di intertestualità biblica si è occupata dell’opera di A.V. Reali, M. Guidacci, C. Campo e di poeti che in tal senso possono per tanti aspetti ritenersi archetipi, quali E. Dickinson, T.S. Eliot, R.M. Rilke.

17:00 Padre nostro – Giuseppe Vanni vive a Cattolica: laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna, insegna Storia e Letteratura nella scuola media superiore. Padre nostro segue le raccolte Transumanesimo (Fara 2021), Paris Necker (Fara 2017) e Horror Vacui (Narcissus 2013). In saggistica ha pubblicato Badlands. I luoghi mitici della frontiera americana e la cultura di massa (Narcissus 2016), Il federalismo europeo in Italia (Street Lib 2019) ed Europa federata (Street Lib 2019).

17:15 Le Leonesse. Storie di missionarietà al femminile – Paola Spigarelli, nata nelle Marche, è romagnola di adozione. È educatrice, moglie e madre. Fin da piccola è innamorata dei libri, che l’hanno accompagnata nella sua formazione e arricchita nella sua crescita personale. Dopo la laurea in Pedagogia, ha seguito per diversi anni corsi di letteratura femminile che hanno alimentato e rinnovato il suo amore per biografie e scritti di donne. Ha pubblicato Sorelle e madri (premio Faraexcelsior 2019) e, nel 2020, Le scrittrici di D’Io.

17:30 Cuoia – Gianni Marcantoni (San Benedetto del Tronto, 1975) vive nelle Marche, è laureato in Giurisprudenza. Le sue pubblicazioni: Al tempo della poesia (2011), La parete viva (2011), In dirittura (2013), Poesie di un giorno nullo (2015), Orario di visita (2016), Ammessi al paesaggio (2019), Complicazioni di altra natura (2020), Panorama dei lumi (plaquette, 2021), Sedime (2024). Inserito nella Enciclopedia dei Poeti Italiani Contemporanei (Aletti 2017) e su Italian Poetry, diviene nel 2020 co-fondatore di Wikipoesia. Sue citazioni e liriche compaiono in diverse antologie, cataloghi d’arte, siti poetici, blog letterari, periodici e riviste. Ospite in alcune rubriche letterarie e reading, ha ricevuto vari premi e riconoscimenti.

17:45 La voce del sangue noir in versi vincitore al Faraexcelsior 2025 – Matteo Pasqualone nasce a Cesena (1987). Scrittore e teologo, da anni si interessa del rapporto fecondo tra letteratura e teologia. Fra gli autori più amati e studiati: Flannery O’Connor, Louise Glück, Cormac McCharty, John Steinbeck e John Ronald Reuel Tolkien. Ha cominciato a studiare l’ebraico per approfondire meglio la conoscenza della Bibbia. Ha pubblicato articoli su riviste teologiche e tre sillogi poetiche: Scommessa d’eterno (Il Ponte Vecchio 2016), Ogni nascita è dal caos (Fara 2020) e Le tre margherite (Fara 2024).

18:00 Dibattito aperto e interventi flash di Daniele Ricci, Marco Colonna, Enrica Musio, Fabio Cecchi, David Aguzzi, Stefano Bianchi 

Ingresso libero fino esaurimento dei posti.

lunedì 14 ottobre 2024

Bruno Bartoletti alla Baldini di Santarcangelo 18 ottobre 2024 ore 18:00


Per la serie Frammenti Santarcangiolesi, vi aspettiamo il prossimo venerdì 18 ottobre alle ore 18:00 in Biblioteca Baldini, dove Bruno Bartoletti presenta La notte ha un sapore di cose lontane (raccolta antologica 1997-2023), Fara Editore. Dialogheranno con l’autore Nais Aloisi, Scilla Mastini, Juri Monti.
Sarà presente Alessandro Ramberti.


Ormai non resta che aspettare… gli ultimi trenta anni di lavoro sono racchiusi in questo libro.

Non sappiamo se ci saranno ancora altre parole. Le parole arrivano, passano, ritornano, a volte riposano per anni, ma sono lì, aspettano solo di prendere forma. Il tramonto si avvicina e le foglie cominciano a cadere, una dopo l’altra, piano ma con moto inarrestabile. Sono le foglie che hanno consumato tutta una esistenza sotto il sole o nel vento e che hanno amato e sorriso ai tanti che di qui sono passati.

Altre foglie verranno, non noi, i nostri rami si stanno seccando. Ora lo sappiamo con certezza e lo sapeva anche Giovanni Drogo, il protagonista dello splendido romanzo di Dino Buzzati, che, dopo aver consumato una vita in attesa dei nemici, stanco e malato, steso in un anonimo letto di una locanda, sapendo che tra poco dovrebbe levarsi la luna, dà uno sguardo fuori della finestra, una brevissima occhiata, per l’ultima sua porzione di stelle. Poi nel buio, benché nessuno lo veda, sorride.

Questo sorriso è ciò che ci salva, la consapevolezza che in fondo, nonostante tutto, qualcuno ci aspetta sempre dietro l’angolo.



Bruno Bartoletti nasce a Montetiffi e vive la sua gioventù a Ponte Rosso di Pietra dell’Uso, frazioni del comune di Sogliano al Rubicone (FC), dove ora risiede. Laureatosi nel 1967 in Materie Letterarie presso l’Università degli Studi di Genova, nel 1974 è nominato assistente ordinario alla cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea presso l’Università degli Studi di Torino, nomina a cui rinuncia per dedicarsi all’insegnamento. Svolgerà dal 1981 al 2008, anno della pensione, la funzione di preside negli istituti tecnici.

Uomo di scuola e promotore culturale, solo molto tardi inizia a pubblicare: nel 1997 Trasparenze – Frammenti di memorie; nel 2000 Le radici; nel 2001 Parole di Ombre; nel 2005 Il tempo dell’attesa; nel 2012 Sparire in silenzio ritrovando il vento delle strade; nel 2017 I volti non hanno più nome; nel 2019 eppur, felice te che al vento; nel 2023 Una remota stazione, raccolta antologica 1997-2023.

Nel 2017 esce il saggio È sempre lunedì «Voglio ringraziarvi tutti per avermi concesso di insegnare», in cui raccoglie le sue esperienze di scuola; nel 2018 Ma i veri viaggiatori partono per partire: è il suo primo libro di narrativa, portato in scena nel 2019 dalla Compagnia teatrale “Samarcanda”, con la regia di Nais Aloisi. Nel 2021 Lunga è la notte che non trova mai giorno; nel 2022 Storia incompiuta di un solitario viaggiatore.

INFORMAZIONI
Ingresso libero.
📞 0541 356299
📧 biblioteca@comune.santarcangelo.rn.it

domenica 6 ottobre 2024

«Sono la schiuma spumeggiante mentre evapora.»

Raed Anis Al-Jishi, Genesi della memoria. L’impatto della Primavera araba, Poesie, Edizioni il Cuscino di Stelle 2021, traduzione dal francese a cura di Claudia Piccinno, versione in francese a cura di Abdelmajid Youcef, Prefazione di Emanuele Aloisi

recensione di AR


Il verso messo a titolo di questa recensione chiude la poesia Rassegnazione davanti alla maestosità delle onde da cui cito anche i seguenti versi sparsi: «La schiuma mi unisce nella passione. / Quando siamo uno, divento il fiorire dello spazio. / (…) / Seduco la melodia della poesia sulle rive, / sputo il caffè nella pentola del desiderio. / (…) / Diffuso e vasto, non mi sono opposto / alla traversata del mio cuore / (…) / perché nella maestosità della poesia, / lo spargimento di sangue è castità, / la preghiera è sangue.» (pp. 65-66). Consideriamo anche questo passaggio tratto da Un’altra bambola (p. 61): «Un po’ di polvere si arrampicò sulle gambe della sedia / nel corpo dell’inverno intorno alla curva della strada. // Si evolve come un singhiozzo di fico che avalla la sua / nudità, abbraccia la vita della splendida luce lunare.»

Come si può vedere già da questi pochi esempi, lo stile di Raed è immaginifico. Pullula di metafore, di simboli. Il carnale rimanda allo spirituale e viceversa. Non è quindi facile “navigare” questo libro se non si hanno riferimenti culturali al modo arabo di fare poesia e alle kenningar di cui è costellata quella letteratura, specie in poesia e ancor di più nella poesia Sufi. Tuttavia alcune immagini sono talmente forti da attirare la nostra attenzione e abbastanza permeabili alla nostra interpretazione, specie se possiamo agganciarci a paralleli biblici o figure archetipiche presenti in ogni cultura. Del resto Raed si chiede e ci chiede: «Ma che cosa sarebbe la vita senza questo immaginario?» (p. 60).

Essendo il falco presente anche nella mia Simmetria imperfetta, sono stato subito preso dalla poesia Atto finale (pp. 54-56) che fa anche rifermento a un simbolo simbolo cristiano come la croce. Cito ancora sporadicamente: «Sul teatro del tempo, crocifisso sulla croce della mia lingua / scruto i rapaci che si tuffano nel mio canto, / (…) / Cosa potrebbe nascondermi il significato, quando le battute del suo ritmo / sono insiste nello spirito della rima? / (…) / Questo cuore, l’ho portato con la schiena curva unito / alla mia croce e ai miei canti. / (…) / Due rapaci volano su di me: la mia comprensione e la mia fede.»

In Unico nel suo cammino (pp. 48-50) troviamo una sorta di confessione in versi: «Non so nemmeno come librarmi lontano / dal rumore della lingua. / (…) / Tre chiavi / alloggiano nel mio cuore. / Tre chiavi che ho rubato dalle vecchio serrature dell’inferno. / La quarta l’ho dimenticata nel ventricolo sinistro. / nel vento / nessuna destinazione. / (…) / le braci del racconto incrostate di poesia, bei suoni da attraversare… / Non distrarmi mai dal percorso che ho scelto / anche se lo conosco solo parzialmente. / Non importa.»

In Maria del Nilo (pp. 45-47) abbiamo una sorta di inno mariano: «La tua nicchia è la casa dell’universo. / (…) / Se l’unica degna di questo. / Sei l’unica degna di portare un feto / che non proviene dai lombi di prostrati / maschi. / Era. È! Lui è. / È dove tutto il resto è niente.»

In Detriti al ritmo dell’anima (pp. 41-42, anche in questo caso la poesia si sviluppa per più di una pagina) leggiamo: «La mia poesia da cui nasce / l’emorragia dell’universo / mi ha scelto come suo prediletto; / si sviluppa per esplosione / nel succo della scala musicale.»

In Duello d’amore e morte (p. 40): «Posso amare / posso morire come lei vuole.»

Il segreto del testimone oculare (p. 39), che fa riferimento alla storia del profeta Giona, invidioso della conversione dei niniviti a cui era stato inviato, suo malgrado, appunto perché si ravvedessero, si apre con questo meraviglioso distico: «Nei tuoi occhi un piccolo grande segreto, / l’universo appassirebbe se essi svanissero.»

Da Nader del mio cuore (pp. 24-26) estraggo questi splendidi fotogrammi: «il tuo alfabeto era il silenzio / e il sorriso. // Nelle tue pupille / un mucchio di culture / avvolte nell’invocazione / come una rivelazione. / (…) / Quindi quando ci siamo incontrati / hai occupato tutto lo spazio / e hai lasciato il mio cuore vagare.»

L’intera raccolta è ricca di suggestioni stimolanti e misteriose. Non a caso si apre con questo esergo: Se la caduta fosse stata ascensione, / come avrei orientato il mio sguardo? 

giovedì 20 aprile 2023

“una ininterrotta corsa verso rielaborazioni di istantanee fulminazioni”, Antonio Spagnuolo su “Implicita missione”

recensione di Antonio Spagnuolo in Poetrydream

Claudia Piccinno: Implicita missione – Ed. Fara editore – 2023 – pag. 80 - € 12,00



Lo scorrere policromatico di interrogativi riesce a trascinare il pensiero in una ininterrotta corsa verso rielaborazioni di istantanee fulminazioni.
La voce sussurra quelle armonie che dalle ombre riescono a svelare singulti, intermittenze, domande, indecisioni, sospetti, albeggiare di illusioni, “disperata ricerca di senso, una microstoria di ordinario dolore”.
Sottotitolo: La fotosintesi della memoria quasi ad accompagnare il lettore all’emblema distintivo di un preciso codice
Claudia Piccinno è docente, attenta e illuminata traduttrice, autrice di numerosi volumi di poesia, impegnata spesso in prefazioni e saggi critici, e dimostra, con questa sua ultima raccolta, una limpida capacità di usare “la parola”, sia nel cesellare immagini evocative “rincorrendo chimere”, sia nel proporre qualche adagio filosofico per “giocolieri al crocevia di un desiderio”, sia per improvvisi innalzamenti del registro anche quando “perso è il dialogo dei sognatori in odorosi nidi di anime pellegrine”.
“E la missione implicita della poesia di Claudia – scrive Emanuele Aloisi in prefazione – diventa consapevole strumento di amore e difesa nei confronti della donna.” In una evidente passione letteraria che trova contagio nella stessa apertura esistenziale del poeta, a volte ripercorrendo tappe del passato, a volte immergendosi nel brillio del ritmo, profondità e vigore dei suoi versi, a volte celebrando colori di una inaspettata forza rigeneratrice, lontana dalla tentazione panica e avvolta in una realtà per la quale “è una certezza nella vita dare valore a chi ci è stato accanto”.
Scrittura privilegiata la sua, per un testo elegantemente suddiviso nelle quattro sezioni: “Poesie varie”, Haiku”, “Tautogrammi”, “Dediche”, che si susseguono come un variegato diario sempre molto attento alla musicalità del dettato.

sabato 1 aprile 2023

Mettere ali all’umanità

recensione di Mirco Manuguerra pubblicata su LUNIGIANA DANTESCA, ANNO XXI n. 193, MAR 2023,
CENTRO LUNIGIANESE DI STUDI DANTESCHI
Bollettino on-line



Per i tipi di Fara Editore in Rimini e con la prefazione di Emanuele Aloisi, è uscita l’ultima silloge di Claudia Piccinno, risultata seconda classificata al concorso Narrapoetando in questo 2023. L’opera ha per titolo Implicita Missione e porta come sottotitolo La fotosintesi della Memoria. Già Premio ‘Frate Ilaro’ 2017, come si riporta in quarta di copertina (e ci fa molto piacere) la poetessa presenta la sua ultima fatica facendo uso di una iconografia tratta da una celebre lunetta della Stanza della Segnatura. Si tratta della rappresentazione della Poesia come genio alato, opera di Raffaello Sanzio.
Appare, perciò, subito evidente che la “missione implicita” del poeta è quella stessa dell’Arte: mettere le ali all’umanità.
La tecnica poetica espressa da Claudia Piccinno è del livello tipico delle eccellenze del ‘Frate Ilaro’, il che significa una ricerca seria delle parole, mai banali. Si coglie subito, infatti, l’eleganza formale con cui si coniuga l’altezza discreta del suo poetare con le cose della comune, ordinaria esperienza.
Così è proprio nella poetica del quotidiano che troviamo nell’Autrice gli elementi più interessanti, tanto che il messaggio generale che se ne può trarre è che contro il Nichilismo si deve ripartire dalla normalità della vita. Non ci pare un concetto di poco conto. Questa nuova percezione è resa evidente da particolari solo apparentemente banali, quali la citazione dei pixel dello schermo del computer o la presenza del gatto nella realtà indissolubile della famiglia, ma poi troviamo anche gli SMS del padre ancora sono conservati amorosamente sul cellulare.
In estrema sintesi: dopo la stagione dell’Ermetismo, nel corso della quale il poeta reagiva al Nichilismo chiudendosi a riccio, siamo qui in presenza di un nuovo atteggiamento che possiamo chiamare Normalismo, un approccio, cioè, con cui la Poesia si riapre finalmente al mondo tornando a guardare con fiducia ai grandi valori della Tradizione.
E che si tratti di aspetti della nostra esperienza quotidiana dietro ai quali si celano concetti sapienziali profondi è cosa ampiamente dimostrata da una lirica come «Germoglio d’opunzia», dove si legge:

[…]
Esserci per la famiglia
il gatto, i miei alunni passati 
e futuri, per quei pochi storici 
amici che nulla chiedono
e ti esortano a volare.
[…]

Come si può vedere, alla semplicità della presenza del gatto (che si incontra, ad esempio, anche in un autore come Andrea Zanzotto), si associa qui il concetto di “esserci per qualcuno” che fu particolarmente caro a San Giovanni Paolo II. Ci pare già abbastanza.
Beninteso: l’esperienza del quotidiano e l’osservazione delle cose semplici della vita sono elementi che non possono certo dirsi prerogative esclusive della nostra poetessa; ma è con lei che abbiamo colto questa nuova modalità attraverso la quale la Poesia si pone a rimedio del Nichilismo imperante. Va da sé che il percorso intrapreso dalla Poesia ita- liana in questi ultimi decenni di post-ermetismo rappresenta una traccia in cui certamente si potranno inserire molti altri ottimi autori contemporanei. Parliamo di un percorso letterario che soltanto in apparenza ha rappresentato una fase di transizione: in realtà, è già ben viva la luce di una nuova stagione della poetica italiana. Il Nichilismo, con le tante assurdità degli ultimi anni, ha fatto toccare il fondo alla civiltà del consumo, dell’effimero e del vizioso: ora si è pronti per risalire a nuovi vertici.

lunedì 6 marzo 2023

Enchiridion celeste selezionato al Premio Universum Basilicata 2023

Classifica dei vincitori del 10° Concorso Internazionale di Poesia Universum Basilicata

Libro Edito

1° Cinque sensi di Tiziana Rumi di Reggio Calabria

2° Il mare nell’anima di Emanuele Aloisi di Zaccanopoli (CS)

3° Gli occhi delle donne di Emilio D’Andrea di Barile(PZ)


Autori selezionati

Alessandro Ramberti di Rimini
con Enchiridion celeste




Illustrazione di Alessandro Burrone


Renzo Piccoli di Bologna
con Casale California


Poeta dell’anno 2023 Silvio Di Fabio  di San Salvo (CH) per l’elevato punteggio conseguito nelle diverse sezioni in cui ha partecipato.

lunedì 3 ottobre 2022

Azzali finalista e Ramberti segnalato al Premio Città di Forlì sez. Irene Ugolini Zoli, Randazzo 3° per la Poesia inedita




Buongiorno,

con la presente vi comunichiamo la classifica finale del Premio Irene Ugolini Zoli per una prefazione (o postfazione) a un libro di poesie, sezione del Premio Letterario Nazionale Città di Forlì:

Vincitrice: Valeria Tugnoli per la prefazione a Nel cuore mio e degli uomini di Gianfranco Carlevaro, Phasar Edizioni di Firenze

2^ classificata: Maria Luisa Daniele Toffanin per la postfazione a Di brume e solchi di Daniela Babolin, Edizioni Proget di Padova

3^ classificato: Antonio Daniele per la postfazione a Alla ricerca dell’Oreb di Antonio Lonardo, Giambra Editori di Terme Vigliatore (ME)

Finalista: Fabrizio Azzali per la prefazione a Equilibrio di Gabriele Oselini, FaraEditore di Rimini
Finalista: Luciana Raggi per la prefazione a Persefone di Angela Donatelli, Flower-ed. di Roma



Segnalato: Domenico Pisana per la prefazione a Il mare nell'anima di Emanuele Aloisi,  Gnasso Editore di Aversa (CS)
Segnalato: Alessandro Ramberti per la prefazione a Variazioni di Gianpaolo Anderlini, FaraEditore di Rimini
Segnalato: Alberto Sana per la prefazione a Sentiva nei boschi odore di altri mondi di Antonio Allegrini, Editrice Marcelliana di Brescia




Di seguito gli esiti decretati dalla giuria del Premio Sandra Mazzini per la poesia inedita, sezione del Premio Letterario Nazionale Città di Forlì XIX edizione:

Vincitore: Stefano Baldinu di S. Pietro in Casale (BO)
2^ classificata: Assunta Spedicato di Corato (BA)
3° classificato: Francesco Randazzo di Ronciglione (VT)


Finalista: Carlotta Rinaldini di Cesena (FC)
Finalista: Veruska Vertuani di Aprilia (LT)

Segnalato: Ariase Barretta di Bologna
Segnalata: Lorella Cecchini di Noale (VE)
Segnalato: Davide Rocco Colacrai di Terranuova Bracciolini (AR)
Segnalata: Emanuela Dalla Libera di Suvereto (LI)
Segnalato: Sergio D'Angelo di Chiaramente Gulfi (RG)
Segnalata: Morena Festi di Bologna
Segnalata: Rita Minniti di Cava dei Tirreni (SA)
Segnalato: Stefano Peressini di Carrara (MS))
Segnalato: Franco Picini di Roma
Segnalata: Maria Grazia Vai di Bubbiano (MI)

La premiazione avrà luogo il 23 ottobre 2022 alla Sala del Consiglio della Provincia di Forlì.
A tutti le nostre congratulazioni.

Orticadonna - Comitato Promotore del Premio (Anabela, Claudia, Giulia, Mariarita, Milena)

sabato 29 maggio 2021

DANTE MAFFIA LEGGE GENESI DELLA MEMORIA

 






RAED ANIS AL-JISHI, Genesi della memoria – L’impatto della primevera araba, PeretoAQ, Edizioni Associazione Culturale “Il cuscino di stelle”, 2021, pp. 73. Traduzione a cura di Claudia Piccinno. Prefazione di Emanuele Aloisi.


Quel che mi ha subito impressionato della poesia di Raed Anis Al-Jishi è stato il calore umano che si sprigiona dai versi e abbraccia il lettore e lo incanala in sequenze di immagini che, a un tempo, fotografano il senso del dettato e nello stesso istante ne germinano un altro.

Dunque poesia altamente lirica, ma di quel lirismo che sa ridare identità alle cose, tanto per averne un’idea, lirismo lorchiano, capace di contemperare il flusso dei sentimenti associato alla rivendicazione, alla chiarificazione delle tematiche, agli argomenti più disparati.

C’è, in questa “Genesi della memoria”, una sorta di avidità prensile che riesce a toccare la profondità dell’anima ed emoziona, ma non in superficie, nelle pieghe nascoste dell’io:

“Un giorno, come tuo zio martire,

sarai accusato di cultura,

la tua comprensione solleva interrogativi,

imprigiona i peccati”

E’appena un esempio di come il poeta sa innestare, nella pienezza espressiva carica di metafore, la stoccata “civile” per non restare nel recinto del proprio essere.

Importante operazione culturale e direi perfino sociale, che evita qualsiasi dubbio sulle intenzioni universali del canto teso a cogliere le essenze de vivere, quelle dell’amore, quelle di una quotidianità mai paga, sempre fibrillante.

E che dire di:

“Ho sentito nel mio sogno

I fronzoli di un popolo di gabbiani

Inghiottire il pesce ‘già stabilito’,

rievocare la danza dei feticci d’argento

sulla curva del mare”.

Il suo “linguaggio della passione mi assomiglia”, ho sentito molte affinità con Raed Anis Al-Jishi, ho sentito la sua ansia di scavo nella psiche e nella ricchezza dei sensi che si sanno scambiare il fiato per ottenere “effetti” efficaci e accesi da fermenti che vanno a illuminare le istanze estetiche e quelle etiche. Tensioni ideali che partono dai lirici greci e attraversano i secoli fermentando soprattutto nella poesia francese dell’Ottocento, in Baudelaire in particolare.

Insomma, siamo al cospetto di una voce autentica e pullulante di sfumature tutte essenziali, di ammiccamenti che non lasciano scampo alla vaghezza.

Merito di uno stile altamente fluido, di un linguaggio preciso e curato in ogni particolare con un vocabolario scelto e mai lasciato al caso.

Merito anche della traduttrice Claudia Piccinno, che ha saputo travasare gli umori e i sapori, i colori e le accensioni di questo poeta che sa di pane antico, di futuro aperto alla Verità, al divenire, agli approdi che vanno maturando sotto tutti i cieli.


Dante Maffìa



RAED ANIS AL-JISHI, Genesis of memory - The impact of the Arab spring, PeretoAQ, Editions of the Cultural Association "The pillow of stars", 2021, pp. 73. Translation by Claudia Piccinno. Foreword by Emanuele Aloisi.



What immediately impressed me about Raed Anis Al-Jishi's poetry was the human warmth that emanates from the verses and embraces the reader and channels him into sequences of images that, at the same time, photograph the meaning of the dictation and at the same moment they germinate another sense.

Highly lyrical poetry, therefore, but with that lyricism that knows how to restore identity to things, just to have an idea, Lorchian lyricism, capable of balancing the flow of feelings associated with the claim, the clarification of the themes, the most disparate topics.

There is, in this "Genesis of memory", a sort of prehensile greed that manages to touch the depth of the soul and excites, but not on the surface, rather in the hidden folds of the ego:

"One day, as your martyr uncle,

you will be accused of culture,

your understanding raises questions,

imprisons sins "

It is just an example of how the poet knows how to graft, in the fullness of expression loaded with metaphors, the "civil" thrust in order not to remain in the fence of his own being.

An important cultural and I would even say social operation, which avoids any doubts about the universal intentions of singing aimed at capturing the essence of life, those of love, those of an everyday life that never pays, always fibrillating.

And what about:

“I heard in my dream

The frills of a people of seagulls

Swallow the 'already established' fish,

recall the dance of the silver fetishes

on the curve of the sea ".

His "language of passion resembles me", I felt a lot of affinity with Raed Anis Al-Jishi, I felt his eagerness to dig into the psyche and into the richness of the senses that know how to exchange breath to obtain effective and bright "effects" from ferments that illuminate the aesthetic and ethical demands. Ideal tensions that start from the Greek lyrics and cross the centuries fermenting above all in nineteenth-century French poetry, in Baudelaire in particular.

In short, we are in the presence of an authentic voice teeming with all essential nuances, with winks that leave no room for vagueness.

The merit of a highly fluid style, a precise language with attention to every detail with a chosen vocabulary never left to chance.

Also thanks to the translator Claudia Piccinno, who was able to transfer the moods and flavors, the colors and the lightings of this poet who deals with ancient bread, with a future open to the Truth, to becoming, to the landings that are maturing under all skies.


Dante Maffìa


ESSAY TRANSLATED BY CLAUDIA PICCINNO

mercoledì 10 marzo 2021

Prefazione di Emanuele Aloisi al nuovo libro di Raed Aljishi: “Genesi della memoria”, Il cuscino di stelle 2021

Emanuele Aloisi, prefatore

Ha conoscenza delle donne, il poeta RAED ALJISHI, e delle donne parla, di quelle del suo mondo, con la sua cultura e la sua fede, di quelle che osserva, le donne di ogni mondo, un universo che a sua volta lo osserva.
Da qui l’abbraccio di orizzonti e fedi, accomunate dallo stesso amore o dal cordone di un dolore, da cui origina “un’ardente emorragia/coronata da spine”.
Il lampo della sua nudità è orgoglio nel girovagare. La croce ha una rivelazione a volte come una falce di luna sulla sua moschea, camminando tra il suo letto e lo spirito delle preghiere le cui lettere sono protette da talismani d'amore.
Il poeta, con la sensibilità tipica delle donne, ha la capacità di compiere una trasmigrazione d’anima, testimoniata dalla dinamica femminilità delle emozioni che trapelano da significanti sussurrati dietro chador di non detti, ma che comunque osservano e scavano, si interrogano e si consumano nella cenere delle risposte.
Nelle immagini si celano i significati di una femminilità che arde e fugge, si interroga e spesso si identifica nel segreto di lettere, forse la stessa poesia, un’arma di rivoluzione d’amore che non ferisce, ma sanguina e si amplifica come una pioggia di assenza.
Il poeta compie un percorso in una memoria, talvolta priva di una specifica dimensione, alla ricerca di una genesi che gli dia sangue al cuore. E percorre placente di universi da cui scarnifica molecole di attese e disattese, partenze e viaggi senza più ritorni, paure, di sabbia e di tempesta, di vento, per arrivare al “gelsomino dell’anima”, lì dove tutto si esplicita, si arresta, per ritornare a scorrere molecola nel circolo delle molecole.
E durante il poetico viaggio ricorre continuamente a linguaggi metaforici, analogie dalle criptiche immagini, quasi fossero fotografie per impressionarvi il mistero della vita, assaporata nelle piccole cose, come frittelle al mattino o buon aroma di caffè arabo, o più semplicemente per offrirla, la vita nella sua interezza, a chi è bramoso di assaggiarne la veduta di un sorso furtivo in cui il poeta s’indova in posizione fetale, molecola di una luce che sprigiona o si sprigiona in lettere, che come il tempo scorrono e di nostalgia s’impregnano per poi sedimentare come “la polvere sul tavolo vicino alla finestra”.
È una molecola nelle molecole di versi e di parole, nella miscela di sorsi e spumeggianti note, una poesia che alterna lirismi sinfonici di flauti a pennellate universali di profumi, fotografie a colori o in bianco e nero, in cui i tratti si sfumano, si confondono per restare segni grafici capaci di librarsi come farfalle oppure ridere come bambini. E quando non ridono pulsano come emicranie che afferrano il poeta mentre scrive, e nonostante sia preso dalla narrazione non si concede alla prosa per il gusto della resistente passione che induce alla sublimazione. Continua il suono e con esso la ricerca di una di una semantica profonda (anche trasposti nella sapiente euritmia di chi ha curato la traduzione) capaci di fotografare, sfumare nell’impressione della pulsione, dell’amore e il suo duello con la morte, della rivelazione di un piacere spirituale, della polvere di luoghi e dolori personali che appartengono a molti, tra cui una donna come tante, “bella a metà”:


Dimmi adesso: Sono ancora più bella o bella a metà? Quando il tumore ha preso l’altra metà mi hai dato per metà la rosa, il colore del logo e l'arco di un piccolo sogno.

Poesia in cui l’atomo del poeta si identifica in quello di un bambino che “gioca con il suo capezzolo senza assaggiare il succo” quasi ad indicare una fusione con un altro atomo, l’inversione di ritorno nella costola da cui l’uomo origina: la genesi della molecolare memoria nel seno della donna:

Conosco questo portatore di buone notizie che è avvertimento allo stesso tempo; le sue preferenze e le sue indifferenze mi sono familiari. Sopporto la mia sofferenza per mio figlio ancora bambino tra le mie braccia.

E muta la poesia, come lo sguardo dell’uomo, se d’improvviso si sofferma ad osservare un particolare della foto, divenuto la gigantografia di una meditazione, il singhiozzo di un lungo respiro sintagmatico in cui l’epigrafe sta nell’annunciazione del tutto.

All’uomo in dono lo strumento di comprenderne il significato, la poesia, con cui diventa l’atomo di fusione alla genesi del tutto:

O! tu, ceralacca che risiedi nei ricordi! scriverei, se tu fossi la stessa di due anni fa, ciò che sto scrivendo ora?

di un luogo e di una storia, la Tunisia e la regina Tin Hinan, progenitrice dei Kel Ahaggar, sepolcro vivo dell’essenza del profumo di una rosa, portata via dal vento, nei salmi mattutini la cui melodia sfinisce nel pigmento della clorofilla, nella sabbia del tempo che si rigenera e germoglia, forse, negli occhi intenti ad osservare “il sole mentre fa il bagno”. Il poeta s’interroga su “un seme che tesse alla deriva / le storie tristi sono avvolte in un cielo avorio”. Ma nonostante il tempo tutto ripristina le dimensioni che si materializzano nelle foglie di un golfo, in “un’aria di nostalgia, a un risveglio in un caffè carico di speranza. / Una speranza immersa nella schiuma buona da sorseggiare nelle migliaia di mattine a venire”. La primavera araba, una speranza forse, da ritrovare nella stessa genesi della memoria, in una donna, l’Antinea di Atlantide, quella del romanzo di Pierre Benoît (Francia 1886-1962). Una donna di altri tempi “quella delle tende” seppure “zoppa” ma dalle spalle larghe, senza veli e viaggiatrice libera nel mare della sabbia. Come libero è l’uomo (Inana Bouazizi) capace di allattare, perché il veleno del latte “non ha bisogno che un polso di terra gli cada sugli occhi”.

Si ha bisogno dello strumento della poesia per ridiventare atomi di fusione nella genesi del tutto, affinché si amplifichi la “massa fetale”:

la preghiera emorragica, la sfavillante rivelazione, la laicità di un’intima passione,

l’imparzialità del bambino consacrato alla morte sulla linea d’avanguardia…


la poesia di un bambino, sulla scia di un uomo, che grida al grido di Aboulkacem CHEBBI (poeta tunisino): “La coscienza delle persone sceglie di vivere”

la poesia di un uomo che sogna o non vorrebbe sognare gabbiani librarsi in visioni di complementarietà e inventare nitriti, fare l’elemosina per qualche briciolo di pane crocifisso.

È il pane crocifisso che nutre la poesia e che tramuta il poeta in un topo che scrive, e mentre scrive assume “l’inflessione della luce / con l’illusione di essere la sorgente che illumina l’esistenza”, ma con la consapevolezza che la propria natura è la libertà, anche se a volte muta come un gabbiano senza ali… “non acqua la sua verità, né argilla, ma spumeggiante schiuma mentre evapora”.



Emanuele Aloisi.

PREFACE

He has knowledge of women, the poet Raed Aljishi, and about women he speaks, of those of his world, with his same culture and faith, of those he observes, women of every world, a universe that viceversa observes him.
Hence the embrace of horizons and faiths, united by the same love or the cord of pain, from which “an ardent hemorrhage / crowned with thorns” originates.
The flash of his nakedness is pride in wandering. The cross has a revelation sometimes like a crescent moon over his mosque, walking between his bed and the spirit of prayers whose letters are protected by talismans of love.
The poet, with the typical sensitivity of women, has the ability to carry out a transmigration of the soul, witnessed by the dynamic femininity of the emotions that leak out from whispered signifiers behind the chador of unspoken, but which nevertheless observe and dig, they interrupt and consume themselves in the ashes of answers.
The images conceal the meanings of a femininity that burns and flees, that asks itself and often identifies itself in the secret of letters, perhaps the poem itself, a weapon of revolution of love that does not hurt, but bleeds and amplifies itself as a rain of absence.
The poet makes a journey through a memory, sometimes without a specific dimension, looking for a genesis that gives blood to his heart.
And he travels through the placentas of universes from which he stripping down masses of expectations and disregards, departures and journeys with no more returns, fears, of sand and storm, of wind, to go back to the "jasmine of the soul", where everything is expressed, there he stops, to return to the flow of a molecule in the circle of molecules.
And during the poetic journey he continually resorts to metaphorical languages, analogies with cryptic images, as if they were photographs to impress you with the mystery of life, savored in small things, such as pancakes in the morning or a good aroma of Arab coffee, or more simply to offer it, life in its entirety, to those eager to taste the view of a furtive sip in which the poet indova in a fetal position, molecule of a light that emanates or is released in letters, which as time passes and they become impregnated with nostalgia and then settle like “the dust on the table near the window”.
It is a molecule in the molecules of verses and words, in the mixture of sips and bubbling notes, a poem that alternates symphonic lyricism of flutes with universal brushstrokes of perfumes, color or black and white photographs, in which the lines fade, are confused to remain graphic signs capable of soaring like butterflies or laughing like children. And when they do not laugh as clean as migraines that seize the poet while he is writing, and despite being taken by the narrative, he does not indulge in prose for the sake of the resistant passion that induces sublimation. The sound continues and with it the search for a profound semantics (also transposed into the wise eurythmy of the person who edited the translation) capable of photographing, fading into the impression of drive, love and its duel with death , of the revelation of a spiritual pleasure, of the dust of places and personal pains that belong to many, including a woman like many others, “half beautiful”:

Tell me now: Am I even more beautiful or half beautiful? When the tumor took over the other half you gave me half the rose, the color of the logo and the bow of a little dream.

Here the poet’s atom is identified with that of a child who “plays with his nipple without tasting the juice” as if to indicate a fusion with another atom, the inversion of return in the rib from which the:

man originates: the genesis of the molecular memory in the woman’s breast.

I know this bearer of good news who is warning at the same time; his preferences and his indifferences are familiar to me. I bear my suffering for my child as a child in my arms.
And the poetry changes, like a man’s gaze, if suddenly he stops to observe a detail of the photo, which has become the gigantography of a meditation, the sob of a long syntagmatic breath in which the epigraph is in the annunciation altogether.

It belongs to man as a gift the tool to understand its meaning, poetry, with which he becomes the atom of fusion at the genesis of the whole Oh! you, sealing wax residing in memories! I would write, if you were the same as two years ago, what am I writing now?

of a place and a history, Tunisia and Queen Tin Hinan, progenitor of the Kel Ahaggar, living sepulcher of the essence of the perfume of a rose, carried away by the wind, in the morning psalms whose melody wears out in the pigment of chlorophyll, in the sand of time that regenerates and sprouts, perhaps, in the eyes intent on observing “the sun while taking a bath”. The poet wonders about “a seed that weaves adrift / sad stories are wrapped in an ivory sky”.
But despite the weather, everything restores the dimensions that materialize in the leaves of a gulf, in “an air of nostalgia, when you wake up in a café full of hope. / A hope immersed in foam good to sip in the thousands of mornings to come”. The Arab Spring, a hope perhaps, to be found in the very genesis of memory, in a woman, the Antinea of Atlantis, that of the novel by Pierre Benoît (France 1886-1962). A woman of other times “that of the tents” albeit lame but with broad shoulders, without veils and a free traveler in the sea of sand. How free is the man (Inana Bouazizi) capable of breastfeeding, because the poison of milk “does not need a pulse of earth to fall on his eyes”.

The instrument of poetry is needed to rebecome atoms of fusion in the genesis of the whole, so that the "fetal mass" is amplified:

the haemorrhagic prayer, the sparkling revelation, the secularism of an intimate passion,

the impartiality of the child consecrated to death on the vanguard line…

the poem of a child, in the wake of a man, who shouts at the cry of Aboulkacem Chebbi (Tunisian poet): “People’s conscience chooses to live”

the poetry of a man who dreams or would not like to dream seagulls soaring in visions of complementarity and inventing neighing, begging for a few crumbs of crucified bread.

It is the crucified bread that nourishes poetry and that transforms the poet into a mouse who writes, and as he writes he assumes “the inflection of light / with the illusion of being the source that illuminates existence”, but with the awareness that one’s nature is freedom, even if at times it changes like a wingless seagull… “its truth is not water, nor clay, but frothy foam as it evaporates.


l’autore del libro: Raed Aljishi

la traduttrice del libro: Claudia Piccinno