martedì 8 novembre 2011
Su Magari in un’ora del pomeriggio di Davide Valecchi
martedì 14 febbraio 2012
Davide Valecchi presenta a Vicchio (FI) 23 feb
Associazione Immagini e Parole
sono lieti di invitarvi alla presentazione della raccolta poetica
intervista con l'autore, reading e proiezione video
Presso Biblioteca Comunale "Giotto", Piazza Don Milani 6, Vicchio (FI)
Per informazioni 320 9179733
http://www.faraeditore.it/html/siacosache/magari.html
Davide Valecchi
davide.valecchi@gmail.com
sabato 26 ottobre 2013
Solchiamo le pagine inquiete…
di Vincenzo D'Alessio
Solchiamo le pagine inquiete dell’Antologia Chi scrive ha fede pubblicata dalle Edizioni Fara di Rimini, curate da Alessandro Ramberti, come i contadini scrutano il cielo alla ricerca delle risposte dal vento, dal sole, dal volo degli uccelli: avete notato che da un po’ di tempo a questa parte sono aumentati i rapaci? : taccole maggiori (corvi), gazze ladre e cani randagi? Tutte bestie che vivono saccheggiando i nidi di volatili più piccoli e delle tortore dal collare, che pure sono in forte crescita.
Ebbene quando il contadino arava o zappava, il proprio campo era quella la stessa terra degli avi; trascorrevano le stagioni alla stessa maniera; la fatica si ripeteva. Eppure l’attesa dei raccolti, i germogli che spuntavano lentamente, era una gioia interminabile a quel sudore dato alla terra da secoli. Davide Valecchi, nell’ascolto che diamo ai suoi versi, è paragonabile alla civiltà contadina che abbiamo rappresentato. Nella precedente raccolta: Magari in un’ora del pomeriggio (2011), pubblicata presso lo stesso editore, aveva dato prova della ricerca di un linguaggio poetico degno di fede: la costruzione della maieutica che conducesse il lettore al disvelamento della trama “del mio scrivere” (pag. 97).
Alcuni critici non sono concordi quando si prende a piene mani dal testo in esame. Noi siamo del parere che bisogna comunicare al lettore, che non ha sottomano l’intera raccolta, “la chiarità delle cose oscure”, la valenza infinita della poesia in quanto: “risposta a un’esigenza innegabile di indagine e comunicazione con piani diversi dell’esperienza della vita, dove le relazioni lineari fra spazio, tempo, luoghi, memoria, immaginazione, sogno, oggetti, suoni e parole non seguono più gli schemi della realtà contingente ma si sovrappongono e si intrecciano dando vita ad un altrove che per essere detto necessita di un linguaggio altro” (pag. 97).
“L’altrove” scandito da Valecchi è il contatto con la Natura (in greco physis), forza che ha nutrito schiere di poeti (vedi “l’inno” di Friedrich Hölderlin) dove il luogo vicino all’origine è rappresentato dalla patria a cui appartiene: “Difficilmente ciò che abita vicino all’origine abbandona il luogo”. Questo sentimento profondo di comunione con l’altrove genera “il segreto singolare” proprio della poetica dell’autore.
Scrive il Nostro nell’introduzione alla raccolta di poesie contenute nell’Antologia: “Questo piccolo viaggio cronologico all’interno della mia scrittura dovrebbe quindi, almeno nelle mie intenzioni, rappresentare la testimonianza di un percorso iniziato in età adolescenziale e che, molto prevedibilmente, è ben lontano dall’essere concluso” (pag. 97).
Il viaggio è sinonimo di esperienze, di crescita, di allontanamento dai luoghi reali o immaginari, fonti della propria gioia, dolore, incubo. La crescita è l’esercizio volontario di condividere il segreto della parola con gli altri, i lettori. La sacralità di un gesto antico come la semina e l’attesa dei germogli. La consapevolezza che il buio sotterraneo darà alla luce le essenze del seme che si è sacrificato. Quindi il gesto poetico è sacro. Sacralità che affonda nel divino, proprio come sostanza luminosa che diventa parola. Proprio come scriveva Martin Heidegger negli anni Cinquanta del '900: “Il motivo del confronto di Heidegger con Hölderlin è (…) un cammino che apre al nuovo, nuovo inteso come il das Andere, l’altro del pensiero fino adesso pensato” (T. Bettini, Sacro, spazio e divino in Heidegger, 2009).
Il primo corpo poetico di Vallecchi è datato 1993, il capoverso recita L’estate nei tuoi occhi e il luogo preso in considerazione è formato da “acque torbide / dove se ne stanno nascoste / esistenze private dei sensi” (pag. 98). Chiude il contributo in versi Ce ne vorrebbe di tempo datata 2012 (pag. 107).
In questi versi ho ritrovato il contatto con la Natura, l’uso dell’ossimoro quale disvelamento del segreto che muove la ragione poetica del Nostro: “(…) gli schianti delle pietre / triturate dal metallo alimentano / il pensiero di diventare pietra, / viva senza vita anche se fatta polvere” (Le macchine penetrano la terra, 1995, pag. 99). La poetica di Davide Valecchi è alimentata dall’energia dell’origine che ogni poeta ha nascosta in sé: “(…) Le voci dove mi trovavo allora / sono da qualche parte ad aspettare / il ritorno del suono del rimbalzo / del pallone” ( La purificazione del cielo, 2011, pag. 106). L’infanzia naturale, è il segreto del tormento di quello che siamo e che vorremmo restare, felice. Il richiamo ai colori denota l’attaccamento profondo alla vita vera. L’uso dell’enjambement regala al lettore l’energia del rogare il verso sulla carta, nel tempo indefinito dell’essere: pietre vive, leggibili.
Il tempo sospeso della ricerca è richiamato in ogni composizione, nei capoversi, dove il lettore carpisce il senso dell’immagine liquida, cangiante, nella superficie “pantha rei” del fiume della storia della Poesia: “(…) Ma è il nome del riflesso / che cambia di continuo / e sotto tutto il resto / a ruota” (Ce ne vorrebbe di tempo, 2012, pag. 107). Un racconto che continua. La levità del verso che segna nel mare delle voci poetiche il solco dell’identità.
lunedì 4 giugno 2012
Su Magari in un'ora del pomeriggio di Davide Valecchi
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martedì 13 marzo 2012
Renzo Montangnoli su Magari in un'ora del pomeriggio
| Recensioni in Arteinsieme » Magari in un'ora del pomeriggio, di Davide Valecchi, edito da Fara | 13/03/2012 | |
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martedì 27 settembre 2011
È uscita la silloge di Davide Valecchi, vincitrice del concorso Faraexcelsior
Davide Valecchi Magari in un'ora del pomeriggio
€ 11,00 pp. 68 (Sia cosa che # 88)ISBN 978 8897441 052
Gli endecassillabi di questa raccolta – vincitrice della I edizione del Concorso Faraexcelsior – sono l’orma di un’assenza: la persona che non c’è viene rievocata, quasi “ricreata”, immergendola in un mondo reale intriso di bellezza ma “spolverato” da una luce corpuscolare che ne segnala la provvisorietà. Il tono è modernamente lirico e sobriamente nostalgico. Il suono va a depositare le immagini di queste pagine nel luogo dove le nostre emozioni le moltiplicano e la mente ne assapora ad ogni rilettura simboli e sensi che sempre ci trasportano oltre.
Come questa primavera che sale
dal nulla a riempire pensieri invasi
dalla mancanza della tua presenza
finché l’aria chiede dove sei ora,
mentre schiere di fiori sconosciuti
appaiono lungo sentieri persi,
fitti d’erba, dimenticati, percorsi
soltanto oggi dopo ere di polvere.
Davide Valecchi è nato a Firenze nel 1974. È un grande appassionato e cultore di poesia italiana del Novecento e contemporanea. Ha una laurea in Letteratura Italiana con tesi su Maria Luisa Spaziani. Sue poesie sono apparse in riviste (cartacee e online) e in vari blog letterari. Nell’aprile 2011 una sua poesia, accompagnata da un video, ha vinto il premio Poesia in Video presso il Centro di Poesia Contemporanea dell’Università di Bologna. Polistrumentista, è attivo come musicista fin dall’adolescenza: ha fatto parte di numerose band spaziando in generi musicali diversi: rock, metal, new wave, sperimentazione, elettronica. Attualmente è impegnato con due formazioni: Video Diva (new wave, rock, elettronica) e Downward Design Research (elettronica, ambient, industrial). Con lo pseudonimo di aal (almost automatic landscapes), a partire dal 2001, ha intrapreso un percorso di ricerca sonora in campo elettro-acustico, concreto, elettronico e ambient, pubblicando lavori per varie etichette italiane ed internazionali. L’attività poetica e quella musicale sono profondamente interconnesse.
Web: davidevalecchi.blogspot.com
domenica 18 dicembre 2011
Su Magari in un'ora del pomeriggio
Magari in un’ora del pomeriggio è l’evocazione attenta e precisa, profonda e costante di un tempo nel quale si dispiegano in ricordi a tratti limpidi a tratti distanti le immagini che ad una ad una riaffiorano. Ricordi che si trovano in quel “tu” più volte ripetuto, puntato sempre nel punto esatto, nel centro perfetto del vago sussurro, un “tu” che nell’assenza si fa presenza costante.
Un gioco di opposti forse, come un equilibrio di opposti è il cosmo, abitato di luci e suoni, abitatore di quel tempo indefinito che è il tempo della costante attesa ma anche della perfetta unione.
Unione limpida, chiara, surreale in una luce pomeridiana che è il luogo privilegiato del ricordo ma anche lo spazio indefinito del pensiero. Di quei pensieri che “[…] sono sufficienti/ a volte ad evocare simulacri/ di percorsi appena definiti/ che subito svaniscono posando/ lontano da altri sguardi/ i gusci morti dei desideri”. Una luce che nel suo riflesso abbraccia il costante percorso dell’esserci, una luce che nel contempo è luce di confine tra la mattutina vitalità del giorno e il riposo serale d’un cielo che nel suo sfumare si fa sempre più evocatore di vaghe speranze.
Ed è nell’armonia del tutto che si dispiegano i frammenti di quell’essere stati, un tempo, unione terrena, perfetta, ad accogliere oggi tutti quei moti lasciati agli anni.
Terrena come solo può essere l’incontro di due anime, e poi ancora la solitudine di una sola che ricorda, che riemerge che ritrova: “Immobile rimango ad osservare/ le astronavi che attraversano il cielo:/ un modo per ricordare a me stesso/ che ogni mio movimento appartiene/ alla terra e alla terra solamente”.
Davide Valecchi è nato a Firenze nel 1974, laureato in Letteratura italiana
coltiva da sempre una forte passione per la poesia del Novecento e
contemporanea. Sue poesie sono apparse in numerose riviste cartacee e
on-line. Magari in un’ora del pomeriggio, sua prima raccolta,
rappresenta il frutto di un lavoro iniziato nel 1993 e terminato con la
vittoria nel 2011 della prima edizione del concorso “Faraexcelsior” e
la relativa pubblicazione da parte di FaraEditore.
Grande appassionato di musica, Davide Valecchi, ha fatto parte di
numerose band, spaziando tra diversi generi: rock, metal, new wave
sperimentale, elettronica. Intraprendendo poi, nel 2001, con lo
pseudonimo di aal, un percorso di ricerca in campo elettronico acustico e pubblicando vari lavori per etichette nazionali ed internazionali.giovedì 25 agosto 2022
Faraexcelsior 2022: ecco i vincitori!
Vincitori Faraexcelsior ’22
Ipotesi di misura di Francesca Bavosi (Fano, PU)
Francesca Bavosi
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C’è aria di una ricerca incessante di un nuovo metro, un nuovo passo e una direzione. Le poesie di questa raccolta annunciano le disillusioni, fanno memoria degli errori ma pure dei momenti ben spesi. Molte le soluzioni, anche sorprendenti, senza che si scansi la parte oscura (“Torna così il desiderio / di poter sminuzzare / il dolore del mondo / e prenderne la mia porzione”). Su tutto si adopera la parola, è testamento totale: “Prendetele, queste parole di silenzio, / giorno e notte riportatele nei giardini, / nelle piazze, sui davanzali delle finestre, / nei riti pagani, nelle benedizioni corali.” (Anna Ruotolo)
Poesia che trova la sua ispirazione in una varietà policroma di occasioni mutuate dall’osservazione del reale e della contemporaneità, oltre che in una vena di malinconico flashback su un passato migliore contrapposto alla prosaicità dell’esistenza contemporanea. Percorsa da un leitmotiv di velato rimpianto e critica sociale, la silloge è stilisticamente coesa anche se ogni tanto indulge in formule tipicamente novecentesche che potrebbero proficuamente essere rielaborate in chiave più strettamente contemporanea. (Davide Valecchi)
Un bel ritmo scandisce immagini evocative, sintesi di un’intima e profonda ricerca spirituale. Lettura emozionante e piacevole che stimola riflessioni senza mai imporle. (Ilaria Maria d’Urbano)
L’alveare assopito di Angela Caccia (Cutro, KR)
Ho trovato questi versi sonori, metallici e taglienti, incisivi e fertili. Una lettura che dissoda l’anima. (Ilaria Maria d’Urbano)
2. class.
Come terra ferma di Matteo Bonvecchi (Montecassiano, MC)
Matteo Bonvecchi è docente al Liceo Classico di Macerata e vive a Montecassiano, tra i lieti colli cantati dal Poeta della vicina, sovrastante Recanati. Con Le odorose impronte si classifica primo al concorso Faraexcelsior 2018 e vince nel 2020 il Narrapoetando con In crepa di melograne. Nel 2021 con De praecipitata luce vince il concorso Narrapoetando (ancora inedito, si era classificato 3° al Premio Città di Subiaco, menzione d’onore al Metamorfosi) ed è stato superfinalista al Città di Latina 2020. È giurato in concorsi letterari nazionali.
Una raccolta densa di riferimenti storici e spirituali, in cui l'immagine della torre e della colomba ricorrono continuamente acquistando volta per volta significati sempre nuovi pur nel loro valore archetipico. Il percorso poetico riesce a trasmettere il senso del mistero della vita nelle sue continue nascite e trasformazioni, che abbracciano anche il dolore, la morte e il disfacimento, visti come punti di un continuum in cui passato e presente si fondono. L'incessante fatica umana del costruire cose e del tessere legami connette la quotidianità del lavoro alla tensione profonda della natura nel perpetuare l'esistenza. Un linguaggio compatto e complesso, articolato e insieme visionario. (Antonella Giacon)
Si tratta di una silloge coesa, che si distingue per una versificazione ponderata e un linguaggio alto. Le citazioni in latino che spesso aprono le sezioni, così come quella dantesca, sono adeguate sempre allo stile dei componimenti poetici e hanno la funzione di conferire una particolare potenza all’opera. Colpisce la sapienza con cui si alternano i testi riferiti al tempo presente con quelli ispirati dalle varie epoche passate, dove riferimenti storici si fondono con frammenti che nascono dall’immaginazione. Nel complesso la raccolta risulta essere ricca di spunti interessanti che riescono a dar vita a una struttura mossa e mai scontata. (Annalisa Ciampalini)
Opere votate
La milionesima notte di Carla Malerba (Arezzo)
Carla Malerba è nata in Africa Settentrionale e dal 1970 risiede in Italia. Ha insegnato Lettere negli Istituti Tecnici ad Arezzo, città nella quale vive tuttora. Ha pubblicato Luci e ombre (1999) Creatura d’acqua e di foglie (2001), Di terre straniere (La vita felice, 2010), Vita di una donna (ivi, 2015). Poesie future è la sua ultima raccolta (Puntoacapo, 2020). Nelle sue liriche si affacciano i temi della perdita e del viaggio esistenziale dove spesso la memoria assume una funzione salvifica. Ha ottenuto riconoscimenti per la poesia edita e inedita.
La profondità spirituale delle immagini simboliche, potenziata dalle parafrasi e metafore, concorre a raffigurare le storie dell’esistenza interiore, le emotività e le affinità delle passioni, gli attimi di riflessività come traccia indelebile del vissuto che si sublima nella poesia. Un’atmosfera al di fuori del tempo crea interazioni umane coinvolgenti che assumono valore universale. (Francesca Ribacchi)
Questo ricordo è un’isola di Marco Colonna (Forlì)
Marco Colonna,
nato a Palermo, vive a Forlì Ha pubblicato libri di critica e storia cinematografia. Sue poesie selezionate e segnalate dal concorso Faraexcelsior edizioni 2016 e 2017 e del Premio nazionale la Gorgone d'oro edizioni 2017, 2018, 2019, 2020 e 2021. Ha ricevuto diversi altri riconoscimenti. Ha pubblicato: Ani+ma (Fara 2016), S̶i̶a̶m̶o̶ Sono (Fara 2017, ristampa 2018 con introduzione di Angelo Bergamini, fondatore di Kirlian Camera) e Ho scritto questo salto (Fara 2019). Voce narrante e supervisione testi nel video artistico: The Vojager (2022), regia Nicolas Galeotti, musica Giorgio Laghi. Pubblica poesie nei suoi canali social Facebook, Instagram e su vari siti e blog. Video-poesie nel canale YouTube Marco Colonna – poesie
Esiste, senza esitazione, un movimento da breviario, una preghiera dei giorni, dove le circostanze svelate si avvicinano al tema della morte e della resistenza e della vita come in un giro naturale e universale. Come deve essere. L’inizio, la fine, il ricordo in un unico centro: l’uomo, grande mistero, contenitore e geografia. “Conservare l'intreccio / nel bicchiere della nostra mente / farlo pieno fino all'orlo […] /Qui non sbocciano più / lì un fiorire di urla microscopiche / gli assenti giganteggiano.” (Anna Ruotolo)
Alberi improbabili di Vincenzo Lauria (Firenze)
Appunti sempre cangianti di una vita collegata all'immagine dell'albero, alla sua presenza fisica, alla sua simbologia, alle sue parti: foglie, rami , tronco, radici, al tempo stesso realtà materiale, ma anche rappresentazione dell'essere. Alberi che da semplice paesaggio divengono corpo intero nel suo percorso vitale e nelle sue trasformazioni, alberi che si intrecciano con il ricordo. Linguaggio limpido, ritmico, musicale, delicato e a volte giocoso. (Antonella Giacon)
Rumore di fondo di Leila Falà (Bologna)
Distanze di Silvana Sonno (Perugia)
Silvana Sonno ha scritto opere di narrativa, poesia e saggistica che affrontano da diversi punti di vista e con diversi stilemi le problematiche di genere. Ricordiamo in particolare - pubblicati dalla casa editrice Era Nuova di Perugia - per la narrativa: Menopausa blues e le raccolte di racconti La signorina Greta e altre storie, Bocca chiusa e portafoglio aperto.Ti racconto e in ultimo Mariannina ; per la saggistica: Le madri della patria. Donne e Risorgimento; Le parole per dirsi. L'altra metà della lingua; Tre donne nella rivoluzione, dedicato a Marina Cvetaeva, Anna Achmàtova, Aleksandra Kollontaj e alla Rivoluzione d'Ottobre; … Invecchiare stanca, un saggio con un'attenzione particolare all' “invecchiamento di genere”; per la poesia: Landai (una forma di poesia breve ispirata ai versi tradizionali che le donne “pasthun” utilizzano ancora oggi in segreto per denunciare le violenze e i soprusi a cui sono sottoposte) e In forma di Haiku; per le edizioni Robin di Torino È l'amore delle donne come l'araba fenice… e ancora per Era Nuova edizioni Anamorphé e Dissonanze.
Segnalazioni
Poesie mai scritti (e mai lette) di Andrea Babini (Forlì)
Ho trovato molto simpatica “Poesie mai scritte e mai lette”. Si intuisce un’intelligenza brillante (Ilaria Maria d’Urbano)
14. Al mondo non esiste luogo di Socrate Toselli (Latina)
Socrate Toselli, 36 anni, vive a Latina, dove svolge la professione di avvocato dopo essersi laureato presso l’Università “La Sapienza” di Roma nel 2010.
Poesia spirituale asciutta e centrata, spesso luminosa. Un peccato che l’asciuttezza e il rigore di buona parte della silloge siano a volte preda di cadute di tono dove si innestano nei testi certe formulazioni di gusto arcaico, che contribuiscono ad abbassare un po’ il livello davvero alto dei componimenti più riusciti. (Davide Valecchi)
Polittico miope di Andrea Parato (Riccione)













