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mercoledì 23 novembre 2016

Per Gladys: LA VIA DELL’ARCOBALENO



http://www.faraeditore.it/html/siacosache/arcoiris.html


Sono contento di poter parlare qui dell’ultimo libro di poesia di Gladys proprio in questo mese di dicembre, che vede il compleanno (importante) della nostra festeggiata, e che per una coincidenza (o congiuntura, non so se astrale) davvero inaspettata è anche il mese in cui ci sarebbe stato il compleanno di mio padre, il centesimo – 12 dicembre 1915, 12 dicembre 2015 –. E così lo posso ricordare per un momento – permettetemelo – proprio in queste aule dell’Università per Stranieri in cui per tanti anni è stato docente e in cui ha dato così tanto di sé. Ma io vorrei ricordarlo soprattutto, poiché questa sera parliamo di poesia – grazie a Gladys –, come poeta: un poeta del Novecento italiano, coetaneo (più o meno) di Mario Luzi e di Giorgio Caproni, con il segno profondo della lezione di Montale.
Ma è anche con commozione che ricordo che al mio posto, per presentare un precedente libro di Gladys, sedeva la nostra amica poetessa Brunella Bruschi, che ha avuto per la poesia di Gladys parole magnifiche, che non saprò ripetere. Qualche giorno fa c’è stata, nel Liceo nel quale Brunella aveva insegnato, una bella commemorazione con i suoi colleghi e ex alunni. È stata letta una scelta assai puntuale e coinvolgente delle sue poesie, credo che a Brunella avrebbe fatto piacere. E qui, nel libro di Gladys, ci sono due poesie a lei dedicate, che spero Gladys vorrà poi leggerci. Ma non vorrei intristirvi – intristirci – troppo, ricordando chi non c’è più: e proprio nel momento in cui festeggiamo la nascita di una cosa nuova, che viene comunque ad allietarci, come il nuovo libro di Gladys, le sue nuove poesie. Il fatto è che la poesia, e un incontro attorno alla poesia, sembra essere – come anche questo momento dimostra – una delle possibili realizzazioni (non dico l’unica) di quella compresenza dei morti e dei viventi che Aldo Capitini ci ha indicato. E lo dico in un modo semplice, come so dirlo io, anche se so che con il titolo capitiniano si tocca un complesso filosofico-religioso non semplice: noi abbiamo bisogno della compresenza dei morti e dei viventi. Perché nessuno che è nato può andare sprecato: nessuno che è stato padre o madre o figlio di qualcuno, data l’infelicità – in generale – della nostra condizione, il “basso stato e frale” di cui ci dice Leopardi nella Ginestra. Non possiamo sprecare neanche un frammento di questa possibile produzione corale di valori, altrimenti rischiamo che davvero non ha più senso niente. E allora ricordiamo ancora una volta lo splendido epilogo del Colloquio corale di Capitini, che della Compresenza è insieme l’anticipazione lirica e l’espressione più radicale e commossa:

                    Buona notte ad amici e ad ignoti,
                    ai morti riveduti nel lampo della festa:
                    come ognuno ama in atto tutti,
                    così tutti il sonno unisca, disceso senza lotta:
                    entriamo pacati nella notte grati alla festa,
                    dopo esserci aperti a lei.

Basterebbe sostituire la parola “festa” (i morti riveduti nel lampo della festa) con la parola “vita” (e, in subordine, con la parola “poesia”) per ritrovare nella poesia di Gladys, e in particolare in questo suo ultimo libro, lo stesso accento di autenticità, e una forma assai simile di spiritualità (alla fine del libro di Gladys, nella postfazione, Ramberti parla di “spiritualità laica”, e credo che abbia ragione. Anche se la lettura delle poesie, specialmente della sezione intitolata “Oltre l’immagine”, fa talvolta pensare a una incipiente – o forse da sempre latente, non so – sensibilità di tipo religioso).
È in particolare nella prima parte del libro (intitolata “I volti dell’amore”) che un’idea – o meglio: un sentimento - di compresenza attiva, viva, produttiva di valori trova il suo luogo privilegiato. E da lì si irradia su tutto il resto del libro, dandogli il suo senso più profondo e compiuto. Lo coglie benissimo il prefatore, l’ottimo esegeta della poesia di Gladys, Antonio Melis, quando dice che la tessitura poetica di Gladys “riesce in primo luogo a conservare la memoria, che trasforma anche l’assenza in una presenza”. Il critico Melis accompagna la poesia di Gladys dal 2003, se non sbaglio, da Acquaforte, fino ad oggi, cioè per tutta la fase in cui si dispiega la piena maturità artistica di Gladys: le sue prefazioni, finissime e puntuali, insieme all’accuratezza tipografica garantita dall’Editore Fara, con le sue belle copertine, sono un sicuro valore aggiunto alla già così valorosa produzione poetica della nostra autrice. Se prendiamo per esempio la Prefazione al libro Oceano di luce, del 2013, intitolata – leopardianamente – “Piacer figlio d’affanno” noi troviamo già tanti elementi critici utili alla comprensione di quest’ultimo tratto della poetica di Gladys, fino al nostro libro di oggi: tutti ricordiamo la poesia di Leopardi La quiete dopo la tempesta – la scuola almeno in questo una piccola parte positiva l’ha svolta -, da cui è tratto appunto il verso “Piacer figlio d’affanno”. La tesi è che l’unico piacere che ci è dato è la fine (temporanea) – meglio, l’interruzione – di un dolore, o di un’ansia. L’allentamento di uno spasimo (“uscir di pena è diletto tra noi”). Così, terminata la tempesta, con tutto il suo carico d’angoscia, il villaggio torna a rivivere, in una sorta di (illusoria) euforia (illusoria, e per questo tanto più commovente). Conosciamo la conclusione di Leopardi: la valorizzazione della morte quale estremo risanamento da ogni nostro dolore. Ecco, Melis rileva giustamente come la luce – presenza così significativa nella poesia di Gladys – nasca paradossalmente dall’ombra: “solo l’esperienza profonda del dolore – lui dice – permette di godere pienamente della realtà recuperata dopo l’eclissi”. E però la conclusione tragica di Leopardi non appartiene a Gladys. Vince la vita e la sua è una poesia in piena luce (luce e vita è un’endiadi tipica di Gladys): “a dispetto di tutto / celebrare la vita” è l’imperativo poetico che lei si dà, e in questa luce anche la “tenebra” appare come un dono, per il quale dobbiamo gratitudine (vedi Epifania del dono e Il verbo, nella sezione forse più impegnativa del libro). Il “motore” – se così posso dire – di questa espansione valoriale così feconda è, come si diceva, nella prima parte del libro, dove si svolge una trama memoriale e affettiva che “trasforma anche l’assenza in una presenza” (ricordate): ma io direi meglio, a questo punto,  per tirare le fila del nostro discorso, in una compresenza. La poetessa coglie i suoni del mondo intorno a sé come una minaccia, ma (dice) “la loro (dei 'morti amati') – la loro presenza è nel cuore”, e non è soltanto un conforto, come lei dice, ma – credo – qualcosa di più: è quello che, in definitiva, dà valore al nostro essere (e forse sì, in questo senso, ci “conforta”). È la poesia degli affetti familiari e amicali, anche dell’amicizia poetica, per le amiche e gli amici poeti, accomunati da una stessa tenace fiducia nella poesia (e noi lettori risentiamo nel cuore l’eco del bellissimo dantesco “Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io / fossimo presi per incantamento…”). Ma non è solo un canzoniere privato, si apre naturalmente a una dimensione più ampia, se in uno di questi testi (Madre lingua, dove davvero la lingua è madre) noi troviamo un omaggio accorato alla lingua andina e agli accenti dell’Amazzonia, e dunque a popoli testimoni di una storia di sconfitta e annichilimento, a cui la poesia può ora dare almeno un piccolo risarcimento. E questa tematica (qui ancora implicita, avvolta nell’intimità dei ricordi più cari) si allarga poi in particolare nelle ultime due sezioni del libro – di cui la prima si intitola significativamente “Voci del dolore” – a raccogliere “l’amaro cantico della desolazione” – come dice un verso – nella condizione disperata dei profughi e dei perseguitati. Qui vediamo riaffiorare (proprio come dai flutti dei naufragi di migranti) l’antica – ormai – militanza di questa donna radicalmente pacifista (ci ricordiamo delle “donne in nero”), dalla parte sempre dei popoli oppressi e degli esuli. Che è la stessa cosa della sua poesia fiera e generosa, solo che grazie alla poesia la militanza/testimonianza trova le parole più commoventi e più persuasive, su di un piano che ci restituisce l’universalità del male o della fatica di vivere. Ma anche del riscatto. È sempre così, quando si tratta di vera poesia. Sentite (p. 119, Pratica dell’amore)


PRATICA DELL’AMORE

l’assidua pratica dell’amore amico
nutre la nostra fede quotidiana
l’impegno spirituale in pro del discernimento
e dello slancio per affrontare l’oscuro potere
e la crudeltà del male
alleniamoci ogni giorno con fervore
preghiera o meditazione
e soprattutto azione a favore della vita
e non solo nostra
anche della vita e della cura del cosmo
e d’ogni essere vivente
perciò siamo ancora in vita
amare e dare sono
il senso della vita
A Fabio Saini
   

mercoledì 30 gennaio 2008

Gladys Basagoitia a Tolentino 31-1-08

ALL’AUDITORIUM DELLA BIBLIOTECA FILELFICA
INCONTRO CON LA POETESSA GLADYS BASAGOITIA
E PRESENTAZIONE DEL LIBRO LA CARNE / EL SUEÑO



Marco Di Pasquale presenta l’esperienza umana e letteraria di una scrittrice peruviana emigrata in Italia.

Giovedì 31 Gennaio 2008 alle ore 21.30, per il ciclo di serate con la letteratura Abbracci di culture, nell’Auditorium della Biblioteca Comunale Filelfica si terrà l’incontro con la poetessa peruviana Gladys Basagoitia, promosso dall’Associazione culturale “Licenze poetiche” con il contributo ed il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Tolentino.
In questa occasione avrà luogo la presentazione, a cura di Marco Di Pasquale, dell’ultimo libro pubblicato dall’autrice, La carne / El sueño, uscito per i tipi di Fara Editore di Rimini.


Gladys Basagoitia, di origine peruviana, da molti anni stabilitasi in Italia, svolge molteplici attività nel campo della letteratura ed oltre a scrivere poesia è performer e traduttrice. Premiata più volte in importanti concorsi nazionali ed internazionali, le sue poesie sono state pubblicate in America Latina, negli Stati Uniti, in Portogallo ed in Italia, dove appaiono in importanti antologie. Tra i suoi numerosi libri: Peces Ebrios (1969, Premio J.M. Arguedas), Il sorriso del fiume (1995), Acquaforte (2003, Targa del Parlamento Europeo).
Nell’ultima raccolta La carne / El sueño, i versi “due mondi in lotta / le perverse incantevoli cugine / ognuna vuole il predominio / palabras parole”, aprono la sezione «Dire l’indicibile» e ci introducono nella poesia di Gladys Basagoitia: fare delle parole un ponte tra la cultura sudamericana e quella italiana (e il testo a fronte ci rivela comunanze e differenze, anche nella musicalità dei versi, fra queste “cugine”), fra le ragioni del corpo e quelle del cuore (“dialoga la mente con la carne”), fra la parola ed il silenzio che la genera, fra espressione e senso/sentimento che pur nella sua imprendibilità viene con forza evocato (“dire anche l’indicibile alzare le mie note”). La poesia rende dunque possibile gettare un ponte tra due mondi, tra visibile ed invisibile, ed è assolutamente necessaria in quanto “tutto ciò che scrivo / in me è un violino che piange”.
A dispetto e oltre la sofferenza della carne, la poetessa conserva intatti i propri sogni, le emozioni, l’entusiasmo e la meraviglia, offrendoci mani tese e braccia aperte “per baciare il cuore degli incontri / vivendo in una vita mille vite”, ricordandoci che soltanto i sogni “sono l’energia della speranza”.
La manifestazione è l'ennesimo tassello che Licenze Poetiche aggiunge all’attività già consistente portata avanti dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Tolentino, volta all'approfondimento culturale dedicato alle tematiche dell’integrazione tra le diverse culture e i popoli. Questa iniziativa si inserisce inoltre in un più ampio progetto di analisi di queste problematiche anche dal punto di vista letterario, durante gli incontri di lettura che si svolgono a cadenza mensile sempre nelle sale della Biblioteca Filelfica, e che vedranno protagonista, mercoledì 13 Febbraio alle ore 18.30 il romanzo “Neve” del Premio Nobel turco Orhan Pamuk.

Abbracci di Culture – incontro con l’autrice Gladys Basagoitia
Sede: Auditorium Biblioteca Filelfica, Largo Fidi, Tolentino, ore 21.30
Ingresso gratuito
Info points: Ufficio Cultura Comune di Tolentino 0733.901326 - Biblioteca Filelfica 0733.968670
Licenze Poetiche 349.5753241 www.licenzepoetiche.it – licenzepoetiche@email.it
Ufficio Stampa: Luca Romagnoli tel. 335.475004

martedì 25 febbraio 2020

La poesia: pensiero, bellezza, luce per attraversare i percorsi più impervi

di Gladys Basagoitia Dazza, Fara Editore 2019

recensione di Gian Ruggero Manzoni


Gladys Basagoitia Dazza, biologa, è nata a Lima e vive a Perugia. Premiata in Perú, Brasile e Italia, fra le opere: La zarza ardiendoPeces ebrios (Premio José M. Arguedas, Lima 1969); Otra vez sobre el vientoL’infinito amoreDonna ErosSelva invisibilePolifoniaAcquaforte (Fara 2003, Targa Parlamento Europeo Premio Anguillara Sabazia 2004); Mujer ErosRêverie (Premio Nuove Scrittrici 2005); Il colore dei sogni (in FaraPoesia, 2005), La carne / El sueño (Fara 2007, finalista Premio Montano 2008), Danza immobile (Fara 2010, Premio Città di Marineo 2011, Premio Minerva Etrusca, Perugia 2011); Finestra cosmica (Fara 2012), la silloge trilingue con Vera Lúcia de Oliveira Radici, innesti, diramazioni (Perugia, 2010); le raccolte bilingui con Fara Oceano di luce (2013, Premio Camaiore Internazionale 2014), Aurora del rinascere (2014), La via dell’arcobaleno (2015), L’empireo della rosa (2016), Il loto della pace (2017), Lealtà dei girasoli (2018); in italiano, L’iris della speranza (2018). Narrativa: Il fiume senza foce (Premio Città di Salò 2009, Premio Prata P.U. 2009, Premio Anguillara Sabazia 2010).

Come per i grandi mistici, la disponibilità di Gladys di attraversare i percorsi più impervi in solitudine deriva dalla certezza che, al di là di ogni dolore, al di là di ogni bruttura e male di vita, la poesia, che è pensiero, bellezza e luce, ci salverà. Del resto l’esperienza “spirituale” è essenzialmente una dimensione di ordine cognitivo che si produce tramite improvvise illuminazioni che furono definite dalla filosofa Maria Zambrano “i risvegli privilegiati”. Anche a seguito di questo Gladys rifiuta le poetiche troppo formaliste e intellettualiste, affidando a una semplicità altamente sapienziale le sue riflessioni e i suoi rimandi lirico-naturalistici. Come di lei altri hanno annotato, la sua è una metafisica laica, infatti non c’è bisogno di professare alcuna religione per essere poeti, “categoria letteraria” la quale cammina sfiorando confini di senso e di linguaggio, toccando l’ineffabile, cioè quello che infine si raggiunge solo tramite la pratica “del profondo silenzio interiore”. Come la stessa Gladys afferma, il suo poetare è innanzitutto pegno e testimonianza di amore, un amore libero e altruista che parla all’anima e risveglia quello che di più limpido e profondo abbiamo in noi. Anche per questo i poeti hanno rivelato sull’uomo molto più di ogni scienza perché, spesso in maniera umile, si pongono dinanzi al mistero e con esso si fondono, stabilendo una comunione con tutto il creato, e di tale “sublime matrimonio” il colore, per Gladys, è l’amaranto.

martedì 20 gennaio 2026

Articolo di Giovanna Minardi sulla poetica di Gladys Basagoitia Dazza pubblicato in América sin Nombre

América sin Nombre

pdf scaricabile qui


Keywords: Poetry of Gladys Basagoitia Dazza; Italian-Peruvian poetry.

ISSN: 1989-9831

Núm. 34, 2026, pp. 37-47

https://doi.org/10.14198/AMESN.30026

© 2026 Giovanna Minardi

La autora declara que no hay conflicto de intereses.

https://orcid.org/0000-0002-4512-001X

Fecha de recepción: 09/05/2025

Fecha de aceptación: 14/07/2025


Resumen

Gladys Basagoitia Dazza es una escritora peruana, vive en Italia, y es bilingüe, ya que escribe sea en castellano que en italiano. Sus primeros tres libros están escritos exclusivamente en italiano; los sucesivos, en cambio, presentan los dos idiomas, excepto dos de ellos. En mi artículo voy a examinar los rasgos más salientes de su poética y el valor, la función de la poesía para ella, basándome sobre todo en las sugerencias de Maurice Merleau Ponty y Adriana Cavarero.

Palabras clave: Poesía de Gladys Basagoitia Dazza; poesía italo-peruana.


Abstract

Gladys Basagoitia Dazza is a Peruvian writer who lives in Italy. She is a bilingual poet, writing in both Spanish and Italian. Her first three books are written exclusively in Italian; subsequent ones, however, are presented in both languages, except two of them. In my article, I will examine the most salient features of her poetics and the value and function of poetry for her, based mainly on the suggestions of Maurice Merleau Ponty and Adriana Cavarero.







mercoledì 28 febbraio 2018

“mai sono state le radici così poderose”

Gladys Basagoitia DazzaL’iris della speranza – FaraEditore 2017

recensione di Vincenzo D'Alessio




Ha visto la luce lo scorso dicembre presso le Edizioni Fara di Rimini, nella collana “Vademecum”, la raccolta di poesie di Gladys Basagoitia Dazza: L’iris della speranza: novantacinque pagine di “puro lirismo”.
Inconfondibile è in poesia la voce di chi si pone alla traduzione dei poeti/poete da lingue diverse dalla sua: come il caso dell’affermata poeta Giovanna Iorio che per le edizioni “Via del vento” di Pistoia ha tradotto poete irlandesi. Ha questa voce una essenza longeva, carica dell’energia proveniente dall’avere a che fare con idiomi di luoghi e civiltà diverse.
Nel caso della Nostra, lei, traduce sé stessa: peruviana per nascita vive in Italia da molti anni assimilando con vigore l’uso della nostra amata lingua nazionale che non è certamente facile. Il risultato è verificabile nelle molteplici raccolte poetiche pubblicate singolarmente o in compagnia di Vera Lucia de Olivera.
Per apprezzare pienamente il senso dell’intera raccolta è indispensabile al lettore apprendere il significato che l’umanità ha dato ai fiori scelti dall’autrice: l’Iris Gladiolus simboleggia l’assoluta fiducia, l’affetto, l’amicizia, il trionfo della verità e soprattutto la saggezza e la promessa della continuità della Speranza.
Il loto, a sua volta, è considerato il fiore sacro per diverse religioni e nel Buddismo indica l’essenza dell’esistenza umana.
Entrambi i fiori, il primo che denomina la raccolta attuale, e richiama il nome della stessa poetessa, sono riportati nella poesia Radici a pag. 31: “(…) mai sono state le radici così poderose / nutrimento del fiore purissimo / fiore del prodigio di bellezza / e di profumo incomparabile / loto simbolo della rinascita / che amo tanto quanto l’iris / fiore elegante eppure umile / simbolo dell’amicizia / e della speranza / di un mondo migliore”.
L’intera raccolta, divisa in cinque sezioni: “Poesia”, “I volti dell’amore”, “L’arte musica danza”, “Lo spirito del silenzio”, “Infinto amore” è pervasa dalla necessità profonda dell’autrice di raggiungere l’umanità attraverso l’amicizia, la conoscenza di uomini e donne portatrici delle sue stesse facoltà sensitive, degli stessi autentici dolori, delle gioie di fronte al miracolo/ mistero del Creato.
Diverse sono le strade intraprese, tra queste la condivisione nella Musica e la ricerca nella Scienza.
L’afflato di Gladys con il dolore cosmico è declamato in quasi tutte le composizioni di questa raccolta e indicate dalla dedica posta ab initio: Dedicato alla memoria di mio figlio Edwin (pag. 9). Dolore cupo e insormontabile per molti la perdita di un figlio, viene sciolto dalla Nostra nei versi di questa poesia a pag.32: “un atto di quotidiana umiltà ringrazio / e medito in profondo silenzio e amo / inseguo l’ordine naturale del mio corpo / e della mia mente pratico la pazienza /(…) so che la natura è anche entropia / e disordine però la varietà significa vitalità / adoro l’eterno amando tutta l’umanità” (Adoro l’eterno).
Leggendo i versi della Nostra percepiamo per intero il pianto delle ultime minoranze esistenti sul nostro azzurro pianeta: sterminate per fare spazio al “demone insaziabile” dell’economia: consumare, produrre, distruggere i deboli ritenuti inutili, minacciare chi canta la bellezza della Vita.
Come nella stupenda raccolta Accecate i cantori della poeta Angela Caccia, così nella raccolta di Gladys si avverte l’empatia con il dolore del nostro mondo: “(…) vivo / un dolore insopportabile / per non poter fare nulla / dinanzi alla crudeltà / d’ogni morte” (Sola soletta, pag. 39).
La solitudine delle prime voci nel coro della Speranza è unanime.
Sempre troppo poche, sempre più flebili, sempre più perseguitate, intimorite, uccise. L’entropia umana è più feroce di quella naturale perché solleva continuamente il vento della morte, attraverso guerre e distruzioni di massa, pur di impedire che si affermi l’univocità del messaggio di Pace per il genere umano.
Le anafore accompagnano il verso semplice e chiaro. L’enjambement è l’energia che collabora all’unione del verso libero. Si avverte la frequenza e la musicalità della poesia spagnola nei corpi più ampi delle composizioni.
Incisiva è l’introduzione a questa raccolta realizzata dall’editore Alessandro Ramberti che ben conosce la lunga produzione poetica dell’autrice: “(…) Da sempre la poetica dell’italo-peruviana Gladys è un ponte fra Vecchio e Nuovo Mondo, fra la realtà e il mistero che la avvolge quando / per forza si deve vivere / la dimensione del dolore / dove combatte e trionfa / lo spirito vitale del silenzio” (pag. 7).

giovedì 18 febbraio 2016

Renzo Montagnoli su La via dell'arcobaleno di Gladys Basagoitia Dazza

recensione pubblicata su Arteinsieme.net

La vía del arco iris / La via dell'arcobaleno
di Gladys Basagoitia Dazza

Prefazione di Antonio Melis
Postfazione di Alessandro Ramberti
Fara Editore
www.faraeditore.it 

Poesia
Pagg. 150
ISBN 978 97441 73 1
Prezzo € 12,00


«Gladys Basagoitia continua a tessere, controcorrente, la tela inesaurible della sua poesia. È significativo che in questa raccolta ricorra proprio quella metafora della scrittura, che ci ricorda l’etimologia della parola testo. Costruire il testo, il tessuto, è il compito fondamentale della sua vita. Attraverso questo lavoro costante e sapiente, riesce in primo luogo a conservare la memoria, che trasforma anche l’assenza in una presenza. La dimensione del ricordo si coglie soprattutto nella prima parte di questo libro, dove viene evocata la figura della madre e il lessico familiare della propria infanzia. (…) La parola-chiave di questa raccolta è dare, donare: darsi donando, per essere esatti. Questo verbo è il segno che è possibile stabilire un’altra relazione fra gli esseri umani e fra gli esseri umani e la natura. Il suo simbolo più alto è rappresentato proprio dalla poesia e dal suo carattere gratuito. Gli uomini posseduti dallo spirito e dall’ideologia pragmatica, affermano che la poesia non serve. Essi non sanno che, con questo giudizio di condanna, stanno
facendo un elogio involontario della poesia. Il loro “non serve” significa, letteralmente, che la poesia non è serva, è libera. In realtà, da un altro punto di vista e in un altro senso, la poesia di Gladys “serve”. Essa è infatti animata da uno spirito di servizio, verso sé stessa e verso gli altri. Assume così una funzione terapeutica contro il male di vivere, individuale e collettivo.» (dalla Prefazione di Antonio Melis)

ora gusto il dono / di volerti bene fratello / ed essere felice / ad ogni raro incontro


Gladys Basagoitia Dazza, biologa, è nata a Lima e risiede a Perugia. Premiata più volte in Perú, Brasile e Italia in concorsi nazionali e internazionali, è pubblicata in Argentina, Messico, Nicaragua, Stati Uniti, Portogallo e Colombia. Fra le numerose opere: La zarza ardiendo, Peces ebrios (Premio J.M. Arguedas, Lima, Perú, 1969), Otra vez sobre el viento, L’infinito amore, Donna Eros, Selva invisibile, Polifonia, Acquaforte (Targa del Parlamento Europeo, Premio Anguillara Sabazia 2004), Mujer Eros, Aguafuerte, Rêverie (Premio Nuove Scrittrici 2005), Il colore dei sogni (in FaraPoesia, 2005), La carne / El sueño (finalista al Premio Montano 2008), Danza Immobile(spagnolo a fronte come il precedente, Premio Città di Marineo 2011, Premio Minerva Etrusca, Perugia 2011), Finestra cosmica (Fara 2012), la silloge trilingue insieme alla poetessa Vera Lúcia de OliveiraRadici, innesti, diramazioni (Perugia 2010); le raccolte bilingui Oceano di luce (Fara 2013, Premio Camaiore 2014) e Aurora del rinascere (Fara 2014). Narrativa: Il sorriso del fiume, pubblicato poi da Fara in edizione ampliata come Il fiume senza foce (Premio Città di Salò 2009, Premio Prata P.U. 2009, Premio Anguillara Sabazia 2010). Ha tradotto poeti dall’italiano allo spagnolo e viceversa, soprattutto donne. Ha curato e tradotto Donna Carta di Musica(Centro Documentazione “Donne del mondo”, Perugia, 2005) con poesie di Gloria Mendoza Borda, Rosina Valcárcel e Ana Berta Vizcarra. Nel web: farapoesia, veraluciadeoliveira, donnemondo, casadellapoesia, filidaquilone e altrove.


© 2006 ArteInsieme

martedì 21 aprile 2026

Gocce di vitalità condensate in versi dirompenti

recensione di Vincenzo Capodiferro pubblicata su Insubria Critica


Como una ebrietad / Come un’ebrezza è una raccolta di poesie di Gladys Besagoitia Dazza, scrittrice peruviana, edita da Fara, Rimini 2025.

«La poetessa italo-peruviana» scrive Alessandro Ramberti nella postfazione, «ci invita a scovare il buono nel quotidiano, a godere degli affetti, dell’amicizia, della natura, a inebriarci di relazioni in cui il tu e l’io diventano un noi, che esonda, contagia, moltiplica il bello che c’è un ogni persona».

Ogni giorno sono più vicina
alla fine del mio viaggio
sento il volo veloce delle ore.


Gladys nei sui versi, come un sismografo preciso, registra i palpiti del vitalismo cosmico. Siamo immersi nel fiume eracliteo del tempo, che è la struttura stessa dell’esistenza, come ci insegnano gli esistenzialisti, questo fiume, che - riprendendo la nota di Alessandro - spesso esonda: il Bene, nel linguaggio antico dei neoplatonici, è proprio come questa inesauribile sorgente d’acqua che sovrabbonda e sgorga, è come Sole, inesauribile sorgente di luce. Ed i versi di Gladys sono fluidi e luminosi, come quel Bene inesauribile.

Dopo le ore tenebrose,
vivere respirare ridere
amare sorridere rinascere
entrare con gli occhi
nel giardino del mare.


Poesia è specchio di vita che si dimena tra “luce e ombra”: in questi versi rigogliosi che si iscrivono nella cornice della vitalità, senza punteggiatura, cioè senza pause, in una continuità assoluta; in Natura vige il principio di continuitas. Si inneggia al vigore che sorge e risorge dall’erlebnis, si respira aria di dannunziano panismo, come l’albero che

mi penetra mi cresce dentro,
radici tronco foglie musicali
respirano come i miei respiri.


La Natura è fatta di cause e forze interne e cause interne. Questa potenza vitale è divina. La poesia diventa espressione di vita, non è un puro esercizio musicale. Come un’ebrezza è un canzoniere attento e vispo che risente di uno scientifico e intuitivo coglimento del flusso di un bruniano universo, di quello spirito, che in fondo è il respiro del mondo stesso. La poesia crea appunto quella dionisiaca ebrezza e si connette con l’emotività cosmica. Non c’è nei versi di Gladys rielaborazione, ma espressione pura, così come all’anima si presenta il palpito emozionale, puro flusso di incosciente coscienza, non ancora riflessa, prima del tocco magico della ragione, che come Mida, trasforma tutto in oro. Leggere i versi di Gladys ci riporta quasi in contesto originario della poiesis, intesa come mimica, impulsiva creatività, imitazione della divina creazione.

Continua su Insubria Critica

mercoledì 23 febbraio 2022

Una lettura de La lealtad de los girasoles

recensione di Sonia Luz

LEALTAD DE LOS GIRASOLES, una lectura en HOMENAJE A LA POETA PERUANA GLADYS BASAGOITIA

febrero 21, 2022 a las 12:32 am | Publicado en Artículos sobre LiteraturaComentarios diversosComunicación y CulturaDocumentosMiscelánea | Deja un comentario
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El 19 de febrero, en Lima, por iniciativa e invitación de la poeta Gloria Mendoza y la gestión del poeta Jorge Luis Roncal, tuve la gratísima oportunidad de participar en el homenaje que se rindió a la poeta Gladys Basagoitia, voz importante de la poesía peruana, nacida en Lima y residente desde hace muchos años en Perugia, Italia. Sin embargo, siempre en contacto con el país y su literatura, atenta a traducir y difundir nuestros trabajos.

LEALTAD DE LOS GIRASOLES


Mirar a lo alto, buscar. Beber con insistencia la luz, esa lealtad de los girasoles es lo que hallamos en cada breve texto que conforma el libro de Gladys Basagoitia, bello libro que fue el que elegí para comentar la tarde del 19 de febrero y del que ahora comparto algunas de las reflexiones que suscita.

¿Para qué la luz?  En este libro se le confiere a la luz una serie de significaciones y acciones. Es interesante observar que para el disfrute de la luz sea pleno, es necesario la abertura de la conciencia, un persistente estado de alerta. En un texto, “Atizar los sueños”, se encuentra, en unos cuantos versos, todo un discurrir al respecto.

Ahí hallamos que la luz es un fruto que se siembra y se cosecha. ¿En qué condiciones se produce esta siembra y cosecha? Con fatiga, con desgarro.

Y ¿Para qué? Para persistir y acompañada de amor “atizar sueños y levantarse al clarear el día.

“Atizar los sueños”

crecer sembrando

Cosechando la luz

Fatigo Me desgarro
¿Qué es lo que me empuja

a persistir?
¿Por qué con amor

Atizo los sueños

Y siempre me levanto

¿Al clarear el día?

La luz que brilla en cada página de este libro no es solo la del entendimiento, la del conocimiento, es “aroma vital” que procede de lo alto, una “energía infinita” sí, pero alojada en el pecho. Hermosa imagen. Eterno, inmenso, son expresiones que remiten a espacios inconmensurables y aquí sabiamente la voz que habla en el poema nos conduce al espacio del pecho, el espacio de la intimidad. He aquí otro de los grandes temas que guarda este conjunto de textos y es la trascendencia, fe que vence tinieblas y que ayuda a sobrevivir a toda acechanza y reconforta en las horas de dolor.

“Eterno”

se manifiesta

En la esencia de los elementos

La energía infinita

Es eterna pero no es visible

Aroma vital de la vida

Su gloria resplandece

en el pecho

ilumina el conocimiento

turbados, pero no angustiados

vivificados por el espíritu

confiando en la esperanza

del espíritu que nos vuelve libres

desde las tinieblas llega la luz.

La complejidad de la existencia queda expuesta en distintos momentos. Hay recuerdos que actualizan sensaciones como las expresadas en este meditado texto en el que a partir del viento que se percibe la conciencia se abre a la dignidad del cuerpo y de su carácter indispensable:

“También cuerpo”

llega rumoroso del mar

Un ligero soplo de viento

Algo pensado

Y no dicho a su tiempo

Un perfume más que una sensación

Y se manifiestan los sentimientos

en una atmósfera rarefacta transparente

y quedo en la sombra

buscando más íntimas satisfacciones

parece que todo fuera absorbido por el enigma

y la verdad es un golpe en el estómago

no solo espíritu ardiente

sino también carne, nervios, sangre

ser conscientes que el alma

necesita también un cuerpo

Poesía narrativa que comunica con hondura observaciones y hallazgos en torno a la experiencia humana denotada en gestos sencillos, cotidianos, por ejemplo, en esta estampa hogareña que tiene como protagonista la conciencia que recuerda el sentir de la niña frente a señales de ternura entre sus padres.

“Madre”
al improviso me llega la imagen

De mi padre que con ternura

Te teñía la cabellera plateada

De ese negro luminoso que tenías

Y que yo admiraba de pequeña

Madre, te veo cuando sonriente

Abrazabas el ramo de rosas rojas

Que mi padre te regalaba el día

De diciembre de nuestro cumpleaños
“¡Cuánto me hace falta nuestro abrazo!”

Me decías: “Cuando tu padre estaba lejos

fue tu nacimiento mi precioso regalo”
Ahora que estás en el reposo eterno

bebo la leche de tu sabiduría

en la biblia que nos leías siempre

cada día con tu acento melodioso

la biblia que después de la muerte

de mi padre, conservo emocionada.

Poesía muy personal y de marcado lirismo pero que no deja de estar atenta a todo lo que ocurre en el exterior y causa conmoción poética. Por ejemplo , la exaltada confesión de este texto, “Abrazo el panorama”

Desde la ventana veo el panorama

Que se ensancha

Y parece que responde

Al abrazo de mi mirada

A mis brazos abiertos

Con los que siento abrazarlo

A despecho de las nubes enredadas

Y de verdad siento que se me dilata el corazón

Delante de la hermosura.

El panorama exterior toma con frecuencia la forma humana, y aquí la solidaridad con el o la que sufre es notoria. Los más pequeños, los tristes, aquí tienen cabida.  Les propongo la lectura de dos poemas que comparten el tema de la soledad o las dificultades del migrante, El primero tiene la mención a una joven mujer a la que se observa con sensibilidad y de la que se da señas muy precisas del desamparo en el que vive su inminente maternidad.

“Sola”
pequeñita

Encinta próxima al parto

En su mirada angustia y miedo

Parece que sufre por estar en el mundo

Violada         extranjera

Muy pobre

Sola

Un nudo en la garganta  yo consciente

Que mi dolor no la ayuda ni cambia

Las cosas / desgarrada muy triste sabiendo

Que mi llanto no evita la violencia

No cultiva no hace crecer el bien

Lloro por todas las madres desoladas

Mujeres violadas aún siendo niñas

El otro poema es “Emigrante”. Suerte de testimonio de la autora pero que , sin embargo, tiene tanta verdad y minucioso recorrido por la subjetividad de migrante en sus motivaciones, los desafíos individuales y los que le presenta el nuevo contexto y para culminar la exposición de las razones para asirse a la existencia.

“Emigrante”
He tenido que emigrar de mis raíces

Para no enloquecer de impotencia

Para mutar mi destino

He gustado la magia de la nueva esperanza

De un camino diverso de un amplio horizonte

He sembrado yo misma los frutos de la paz

He sembrado las flores prodigiosas de mi jardín

El tiempo estaba maduro para realizar el viaje

Dentro de mí misma en lo profundo íntimo

Tenía la justa edad para nadar con deleite

En el mar de un futuro desconocido mágico

Todo hecho de amor aceptando las dificultades

De cuchillos de sangre de las heridas inevitables

De crecer en soledad, pero con la fe en el padre

Con la fuerza de ensueño con su benevolencia

Y su santo amor y misericordia.

En este testimonio, la voz que habla en el texto, si bien lo hace en primera persona, encarna las motivaciones del emigrante, de todo emigrante (“no enloquecer de impotencia”, “Para mutar mi destino”) también las esperanzas y la exaltación de lo nuevo , “la magia de la nueva esperanza”; un “amplio horizonte”. Lo construido en la tierra de acogida es señalado aquí con complacencia “He sembrado yo misma los frutos de la paz”. Es decir, se ha construido un espacio placentero y da las razones íntimas, particulares, para ponderar los frutos benéficos, positivos de la decisión de emigrar, pese a las dificultades y las heridas inevitables, y dirá:

“El tiempo estaba maduro para realizar el viaje

Dentro de mí misma en lo profundo íntimo

Tenía la justa edad para nadar con deleite

En el mar de un futuro desconocido mágico.”

En La lealtad de los girasoles, esa será la nota dominante, la paz inextinguible, una voluntad de asir la vida por sus aspectos más claros, benéficos, una sonrisa profundamente agradecida a la luz que bebe de lo alto, una mujer que se ilumina de inmenso, como los girasoles. Una poeta que nos abre las ventanas de par en par y nos desea en su texto final “un florecer de astros/ las centellantes alas doradas del amor/ …/ las sonrisas de la luna/…/la armonía divina/la flor de ese prodigio que es la poesía” (“Para ti con amor”) Ella, Gladys Basagoitia.


Gladys Basagoitia Dazza, poeta peruana nacida en Lima, de profesión bióloga, sin embargo, desde muy joven se integró al Grupo de poetas Primero de Mayo a mediados de los años 60’. Reside en Italia desde hace mucho tiempo pero ha participado de la literatura en el Perú, especialmente realizando traducciones de obras de escritores peruanos al italiano. Paralelamente, en otros países en los que ha obtenido premios por su trabajo poético.

De larga y rica trayectoria, ha publicado su sobras en Argentina, México, Estados Unidos, Nicaragua, Portugal. Sus poemas se pueden encontrar en: «Fiera Letteraria» (n. 18, 1971), «L’odore dei Limoni» (Guerra Ed., 1994), «Memorie in valigia» (III antología del concurso Eks&Tra, Fara, 1997), «Parole oltre il confine» (IV antología del concurso Eks&Tra, Fara, 1999), «I poteri delle donne» (Comitato Internazionale 8 Marzo, Perugia, 2000), «Connessioni» (editado por M.C. Landi, Florencia, 2002) y otros lugares.
Algunas de sus obras son «La zarza ardiendo» (Tesis Editorial, Perú, 1964), «Peces ebrios» (Editorial Instituto Cultural Peruano-Japonés, 1969, Premio J.M. Arguedas, Lima), «Otra vez sobre el viento» (Editorial Poemas del camino, Miami – U.S.A., 1967),
«L’Infinito amore» (Città di Castello, 1986), «Donna eros» (Quaderni contro l’inverno, Perugia, 1992), «Selva invisibile» (F. Fabbri Ed., Perugia, 1997), «Il sorriso del fiume. Racconti d’infanzia e del Perú» (Comitato Internazionale 8 Marzo, Perugia, 1995), «Polifonia» (Edizioni Tracce, Pescara, 2000), «Mujer eros» (Ediciones Flora Tristán, Lima, 2001), «Aguafuerte» (Ediciones Flora Tristán, Lima, 2003), entre muchas otras obras.

La lealtad de los girasoles , edición bilingüe lleva una Introducción de Alessandro Ramberti y una Carta Prefacio de Ruth Cárdenas Vettori. Es una edición de FaraEditore, Florencia, 2018

mercoledì 6 febbraio 2019

Un'energia generata dalla fede può mutare il destino

Gladys Basagoitia Dazza: Lealtad de los girasoles / Lealtà dei girasoli, FaraEditore 2018

recensione di Vincenzo D’Alessio


Una intera esistenza vissuta alla luce del sole con l’emblema del sogno e della fratellanza cosmica: è la raccolta Lealtad de los girasoles / Lealtà dei girasoli, scritta dalla poeta Gladys Basagoitia Dazza e pubblicata per i tipi di FaraEditore nel 2018.
Centosessantuno pagine dove in lingua madre, la Nostra è nata in Perù e vive in Italia, i testi poetici sono accompagnati dalla traduzione in italiano realizzata dalla poeta con l’aiuto di amici.
Gli argomenti trattati nei corpi poetici sono molteplici.
La maggior parte riportano le vicende vissute dalla poeta, prima in Bolivia poi in Italia. Gli amori, i dolori, le figure famigliari e gli amici ai quali dedica alcune poesie della raccolta.
L’epigrafe che apre la raccolta raccoglie le aspirazioni poetiche già presenti nelle ricca produzione della Nostra: “Dedicato con tutta l’anima / a te lettore attento / ti auguro la luce della vita / la poesia di vivere per gli altri / con amore e armonia”.
L’Amore di cui parla Gladys appartiene all’eterna energia che lotta sul nostro pianeta e nell’universo per lasciare a tutte le creature l’alito della vita.
Il sogno, che Martin Luther King declamava diversi anni or sono, è il tema ricorrente nelle poesie di questa raccolta: il sogno come luce che sconfigge le forze distruttive della vita sulla Terra: “(…) doloroso parto però senza angoscia / acque iridescenti una luce dell’anima / fuoco umile dolce che sarà memoria / fortezza incredibile di una tarda età” (pag. 87).
Anche se l’entità che cristianamente chiamiamo Dio non esistesse è questa energia generata dalla fede vera, dai tanti cristiani uniti sinceramente, a permettere fenomeni inspiegabili come i miracoli, le apparizioni, le beatitudini. Lealtà è fede nelle opere e negli ideali che si perseguono: “tremendo traboccante d’odio / in agguato il potere il male / il funesto nemico del bene / deciso a tarpare le ali e seminare l’indifferenza” (pag. 89).
Le radici andine emergono a tratti e si uniscono alla felicità ritrovata dopo molte sofferenze: “ho dovuto migrare dalle mie radici / per non impazzire d’impotenza / per non morire d’angoscia / per mutare il mio destino” (pag. 153), nella terra che oggi ospita la Nostra e che ha permesso di realizzare una famiglia, figli e nipoti: “(…) ci vuole ancora lavoro per non meno di tre ore / oggi sono tutta amore   il mio amato nipote / mi porterà l’allegria dei suoi diciassette anni” (pag. 93).
L’Amore e il sogno sono i sentimenti vivi che la poeta lascia come dono ai suoi affetti e all’Umanità di cui si sente parte.
Lo fa trascrivendo nei versi le ultime volontà mentre è in vita: “(…) devo scrivere le mie «volontà» / ora serena affidarle al foglio / benché non abbia ricchezze/ tranne tutti i libri che ho scritto / benché sappia che non si vendono / figlio non tenerli a casa regalali!” (pag. 123).
La lealtà di un fiore, il girasole, legato per l’intera esistenza all’astro che illumina il mondo, è la similitudine accorata che si raccoglie nei versi di questo libro riferita all’esistenza della poeta: dalla terra delle popolazioni che adoravano il sole alla luce del sole della Fede cristiana.
Intense sono l’introduzione, affidata all’editore Alessandro Ramberti, e la lettera/prefazione dell’amica poeta Ruth Cárdenas Vettori che danno al lettore le giuste direttive per accettare l’invito che Gladys Basagoitia Dazza ha desiderato nella sua esistenza.

mercoledì 13 febbraio 2008

Gladys Basagoitia a Tolentino

Un ponte di parole tra gli uomini

7 Febbraio, 2008 a 10:35 am

di Marco Di Pasquale

Il primo incontro con l’autore della rassegna Abbracci di culture ci ha fatto conoscere il personaggio particolarmente intenso ed appassionato di Gladys Basagoitia, poetessa peruviana ormai da tanti anni in Italia. Gladys arriva in Italia a causa della sua passione civile: viene infatti costretta a fuggire dal Perù perché legata alla protesta studentesca, e si stabilisce definitivamente nel nostro paese, trovando accoglienza ma soprattutto rimboccandosi le maniche per poter sopravvivere. Insieme al figlio conduce una vita travagliata, e la strada percorsa dalla sua poesia riflette appieno queste dificoltà. Ma, alla fine, la necessità di dire, di de-scrivere il proprio mondo emotivo ha avuto la meglio sulla prosaicità dell’esistenza e Gladys ha permesso alla poesia che in precedenza aveva custodito nella sua memoria, di venir fuori e mostrarsi. Da quel momento in poi prende avvio una notevole carriera di scrittrice e di attrice nel teatro politico e di protesta che porta la Basagoitia ad ottenere numerosi riconoscimenti. (…)

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