sabato 15 agosto 2026

“l’erba / profuma solo / di speranza / e la pazienza / in nome / del cammino / sgomenta / la sapienza”

Adelaide Ricci, Il nome nuovo, Introduzione di Vittorio Cozzoli, Kolibris 2018

recensione di AR



Nella penultima poesia di questa riverberante raccolta, Adelaide canta: “L’eternità / sarà / mutarsi / in salmo” (p. 112). Come si vede i versi sono brevissimi, spesso consistono in una sola parola, densa, ricca di echi ed agganci biblici: “e nel silenzio / attonito / di luce / il volo / delle rondini / d’estate.” (p. 111); “la via / diritta / al nome / che è dimora.” (p. 95).
Una chiave importante per comprendere il titolo del libro, la troviamo nell’esergo a p. 83: Al vincitore / darò la manna nascosta / e una pietruzza bianca sulla quale / sta scritto un nome nuovo, / che nessuno conosce all’infuori di chi lo riceve. (Apocalisse 2,17). Questo nome nuovo, questa nostra identità salvata e nutrita da una manna che si dà con discrezione, ci invita ad aprire orecchie e cuore, come Samuele (-ele significa Dio e il nome del profeta può essere tradotto “il suo nome è Dio”) nei seguenti versi, così intensamente visivi e coinvolgenti che mi piace definire cinematografici,  versi tamburellanti come un battito cardiaco emozionato dalla Presenza che si fa udibile e che fanno rifermento alla sua vocazione nel tempio di Silo (cfr. 1 Samuele 3): “Dopo la notte / il vento / Samuele / con la pazienza / chiama / te / per nome / con Dio / nel nome / infitto / Samuele / danza / sul ramo / lento / per te/ tutto / sì / che sei tu / scintilla / la presenza / sei tu / scintilla / la presenza / sei tu / vacilla / il tempo / Samuele / saperlo dire / allora / il laccio aperto / schiude / la mano / al nome” (p. 80).
A p. 59 abbiamo un esplicito riferimento a Paolo : “Velami / il volto / Saulo / che scrivi / dell’impronta / che di sostanza / incarna / terribile / bellezza / l’eredità / dei giorni / svelata / in altri tempi” (per assaporare meglio questo e molti altri passaggi di questo libro di Adelaide è bene avere accanto una Bibbia, in questo caso l’inizio della Lettera agli Ebrei).
A p. 51 ci viene presentata – con le consuete pennellate icastiche, incisive, penetranti – la Maddalena angosciata dal sepolcro vuoto e poi radiosa quando si sente chiamata per nome dal Maestro (cfr. Giovanni 20,16): “Sei tu / socchiudi / gli occhi / Magdalena / comprendi / nel presente / quella luna / l’orto / e la pietra / poi dimenticata / l’orlo / del manto / e il gesto / della mano / vedi / dopo l’attesa / più paziente / che ha disperato / ma / più ha reso / forte / la curva / sola / al mondo / di quel viso / di te / di ognuno / il nome / custodito.”

Concludo questa mia veloce incursione ne Il nome nuovo, con alcune splendide immagini, fra le tante di cui è ricco: “e l’alta luce / immagina / che più non si domanda / e più non vale / ornarsi / di parole” (p. 42); “e nella voce / ascolteranno / allora / nel timore / che tu sapevi / bianco / silenzioso / quella parola / scritta / controluce.” (p. 33); “vieni / dal limbo / Adamo / che ti chiama / di Dio / tutto / nel gesto / quella mano.” (p. 27); “Le rondini / sul grano / già maturo / chiamate / dal mistero / dentro il giorno / di terra” (p. 25): ”E cosa / è / il tempo / mentre / svelta / passa / la terra / delle genti / (…) / vivo / papavero / nel tempo.” (pp. 18-19).

Accogliamo dunque insieme lo sguardo storico di Adelaide (poeta e medievista, appassionata di arte, di musica, di Bibbia) coniugandolo con l’invito evangelico che apre a p. 13 questo libro prezioso testimonianza, come scrive Vittorio Cozzoli, di “una tribolata e nello stesso tempo gioiosa esperienza interiore” (p. 7): … ma rallegratevi perché / i vostri nomi / sono scritti / nei cieli (Luca 10,20).

PS I versi posti a titolo di questa recensione si trovano a p. 57.

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