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domenica 18 novembre 2012

Su Il bianco delle vele di Franco Casadei


Raffaelli Editore, Rimini, 2012. Prefazione di Antonia Arslan. Postfazione di Stefano Maldini.

recensione di Giuseppe Vetromile

Progettare e organizzare una raccolta di poesie che abbia un filo conduttore più o meno evidente, ma che abbia soprattutto un mondo omogeneo da proporre, senza eccessive sfilacciature o dettati esondanti dal contesto poetico che ribolle e preme dall'intimo, è lavoro alquanto complesso e certosino, se non si vuol realizzare una mera raccolta di versi sparpagliati e basta. Ed è importante il titolo, già segnale indicatore di quello che il poeta autore vuole dire, ed è importante l'esergo, altro faro illuminante lungo la pista, a volte impervia, che penetra nei meandri più segreti ed autentici dell'autore. Insomma, leggere un libro di poesia, di quelli che veramente hanno spessore e che scompigliano in un certo qual modo la nostra inerzia o sonnolenza di lettori poco attenti, è un'impresa che si deve affrontare col dovuto rispetto, impegno e piacere.
Mi sembra che il recente lavoro poetico di Franco Casadei, Il bianco delle vele, rispecchi in pieno quanto appena detto. L'esergo è chiaro: si parte da una citazione della Szymborska che, a parte l'assunzione di un impegno non indifferente da parte del Casadei, impegno che dimostra di mantenere e di sostenere davvero con forza e capacità letteraria, lascia perlomeno smarriti: “Ho passato tutto il giorno senza far domande, senza stupirmi di niente...” Ed è dunque da qui che partono “le vele” di Franco Casadei. Si tratta di un viaggio nella natura e nell'uomo, come afferma nel titolo la prefatrice Antonia Arslan, in cui il poeta affronta a tu per tu il mistero della morte, la sua ineluttabilità, ma anche la dolcezza, l'umanità che accompagna il mistero stesso, come per lenirlo in qualche modo, come per accettarlo: “senza far domande, e senza stupirsi eccessivamente”, appunto: «Dovrà morire l'uomo, la pianta / e l'ape indaffarata, / patire sfregi, chiodi sulla carne e l'odio...», scrive Casadei nella poesia di apertura, come a voler prendere le distanze da tutta una congerie di cavilli e di tentativi vani per vivere una vita che sia soltanto rose e fiori. Ma qui non è rassegnazione, attestazione di una verità che, purtroppo, ci sta sotto agli occhi tutti i giorni: il dolore esiste, esiste la sofferenza, esiste la morte; ma l'intento del poeta è quello di andare oltre, scavalcare i confini dell'ineluttabilità umana e naturale, per cercare più in là: «... lo spazio aperto degli uccelli / sfidare il peso della terra che mi attira / osare il volo senza alcun riparo..». Del resto, Casadei sa bene cosa sia il soffrire e il patire: la sua professione di medico alimenta la sua poesia di quell'umanità, di quella consapevole vicinanza, rendendola più lucida e più vera, ma senza inutili pietismi, senza esondare eccessivamente nell'amarezza e nel pianto.
L'apice di questa sua costruzione poetica, misurata ma pregna, come dicevo, di grande umanità e spiritualità, possiamo trovarlo forse in una poesia davvero toccante, Bruno e Rosalba, dedicata ai suoi fratelli di 11 e 12 anni annegati in un torrente sulle colline romagnole, come leggiamo nella nota a pie' di pagina 18: «Quella sera, dopo la fiumana, la riva / sfaldata al gioco delle vostre corse / ingenue, non siete tornati», recita con profonda nostalgia il Casadei, e poi conclude: «... quel ventuno settembre piangevo / per venire al fiume, avreste custodito / i miei tre anni, vi avrei salvato, forse, / forse avete salvato me». Traspare quasi evidente in questa chiusa il dolore contenuto, il rimpianto per non aver potuto fare nulla per salvare i due fratelli, ma nello stesso tempo emerge dai questi versi finali una sorta di catarsi, una palingenesi privata, interiore, che nonostante tutto, rende forze nuove e salvifiche: «forse avete salvato me»!
In questo senso il titolo, Il bianco delle vele, può essere inteso come una sorta di purificazione, di distacco dal male e dalla morte, dalla sofferenza e dalle perdite: un crogiuolo di memorie fondamentali, necessarie per guardare avanti, nella consapevolezza che l'uomo è carne non duratura, ma è anche spirito che si eleva, che va oltre, nell'eterno viaggio del cosmo verso la sua piena realizzazione. Non a caso, subito dopo Bruno e Rosalba, Casadei inserisce nel suo libro Diventerò ancora te, mia terra: «... diventerò ancora te, mia terra, / ascolta, ascolta che matura il grano». E qui, il senso della speranza, della continua evoluzione dell'uomo attraverso gli eterni cicli di vita/morte/rinascita, è evidente.
Si potrebbe continuare il lungo viaggio nel mondo poetico di Franco Casadei, con il “bianco delle vele” che spiccano di umanità sulla sua nave terrena. Ma penso che questa mia breve riflessione sulla sua poesia possa dare un suggerimento, anche minimo, ai lettori attenti, affinché possano approfondire ulteriormente questo libro, scritto con mano sapiente e sicura di un poeta che merita certamente grande considerazione nell'attuale panorama letterario e poetico nazionale.

giovedì 7 dicembre 2017

La firma segreta di Franco Casadei a Forlì, 15 dic 2017




Venerdì 15 dicembre 2017 ore 16,30 presso la Biblioteca A. Saffi di Forlì, C.so della Repubblica 78, con la collaborazione del Centro Culturale L’Ortica di Forlì, incontro con il poeta cesenate Franco Casadei per la presentazione dell’opera LA FIRMA SEGRETA (Poesie in dialogo con Marina Corradi, Ed. Itaca 2016), dialogherà con il poeta Davide Argnani direttore della rivista L’Ortica.
Dalla postfazione di Marina Corradi (inviata ed editorialista di “Avvenire”) a proposito della Poesia di Franco Casadei si legge: «Normalmente, le parole dei giornali si scorrono e si buttano via. Questa volta, invece, per il singolare incontro a distanza con l’amico Franco, le mie parole sono state raccolte, trasfigurate, ricreate, e sono diventate altro – qualcosa che appartiene a lui. L’esperimento, singolare, lo giudicheranno i lettori. Io posso dire solo che l’anima delle mie cronache non è stata tradita, e ne ritrovo la traccia in tanti versi».
(Il volume La firma segreta ha vinto il Premio internazionale di Letteratura “Terre di Liguria”, il Premio “Città di Piacenza, (2016) e il Premio “Le parole dell’anima” (Napoli, 2016) oltre ad essersi classificato al secondo e terzo posto in numerosi altri concorsi letterari).

Franco Casadei è nato a Bertinoro. Medico di professione, vive e lavora a Cesena. Ha pubblicato le raccolte di liriche I giorni ruvidi vetri nel 2003, Se non si muore (ed. Ibiskos 2008), Il bianco delle vele (Ed. Raffaelli 2012). È stato primo classificato nei premi: Ungaretti 2005, C. Levi 2005, Giovane Holden 2008, C. Pavese per medici scrittori 2013, Gozzano di Agliè 2013; R. Fucini 2015. È fra gli ideatori de “La poesia nelle case”: una proposta di divulgazione della poesia in vari luoghi di Cesena.


Via Paradiso 4 Forlì, Tel. 0543/092569-402300 Email

INCONTRI IN BIBLIOTECA “A. SAFFI”  FORLI
“ROMAGNOLI SI NASCE - POETI E SCRITTORI ROMAGNOLI SULLA VIA EMILIA”
PROMOSSI DALLA BIBLIOTECA “A. SAFFI” DI FORLÌ

CON LA COLLABORAZIONE DEL CENTRO CULTURALE L’ORTICA DI FORLÌ

lunedì 7 settembre 2009

Franco Casadei: versi per i fratelli 21 sett

Cari amici,
mi permetto, per il rapporto di amicizia che c'è con molti di voi, di farvi partecipi di un evento che ha segnato profondamente la mia vita. Alcuni di voi già sanno che il 21 settembre del 1949, quando io avevo appena tre anni, i miei fratelli Bruno e Rosalba di 11 e 12 anni morirono insieme per annegamento nel torrente Ausa che attraversava la proprietà della mia famiglia, ubicata a Collinello di Bertinoro.
Essendo trascorsi 60 anni esatti da quell'evento, ho pensato ad un momento in cui fare memoria di questo dramma.
Il gesto che propongo non vuole essere triste, ma un modo di tenere desta la memoria di un passato ed un omaggio alla mia famiglia che ha sempre vissuto con dignità e speranza la vicenda.
La serata prevede la lettura di un racconto sulla vicenda e di alcune poesie dedicate ai ragazzi. Il noto chitarrista Michelangelo Severi, anch'egli nativo di Collinello, interpreterà alcuni brani di chitarra classica. Verrà fatto omaggio ai presenti un piccolo libro da me curato che contiene vecchie foto, documenti dell'epoca, il racconto e alcune poesie.
Allego l'invito, non tanto per chiedervi di essere presenti - in tal caso vi saluterò di persona - quanto per ringraziarvi della vostra amicizia e - se ritenete - di ricordarvi dei miei fratelli nella preghiera.
Grazie di cuore
Franco Casadei
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Parrocchia di Collinello


Serata di commemorazione
a 60 anni dalla morte dei due fratellini
Bruno e Rosalba Casadei
annegati insieme il 21 settembre del 1949 a Collinello di Bertinoro

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Sarà fatto omaggio ai presenti di un piccolo libro
di fotografie, documenti e poesie curato da Franco Casadei

Ingresso libero




venerdì 8 gennaio 2010

Su Se non si muore di Franco Casadei



Ibiskos Editrice, Risolo, 2007


recensione di Caterina Camporesi
   


Se non si muore è l'opera risultata vincitrice del premio del Concorso Nazionale di Poesia e Narrativa   “Luigi di Liegro” 2007, Sezione Silloge Inedita.
Il titolo, ripreso dal Vangelo di Giovanni (12,24), rimanda decisamente alla inesorabilità del rischio che ogni vera metamorfosi comporta. Il disdegno per l'andamento di una vita troppo piatta e stabile  induce l'uomo coraggioso a confrontarsi con l'esperienza della  perdita per andare incontro all'ignoto.
Se  la posta in gioco è la vita stessa, allora il prezzo da pagare non può essere che estremo: il tutto o il nulla, vale a dire la vita o la morte. Il che  significa fare i conti con emozioni forti, costeggianti  l'angoscia per la  possibile sparizione che, solo nel migliore dei casi, non sarà definitiva. Solo così il seme sepolto incontra il momento della nascita e quindi della crescita della spiga che a sua volta conterrà altri semi.
I testi  poetici di Franco Casadei affrontano le difficoltà e le  perplessità   alle  quali l'uomo sembra essere  piuttosto riluttante: lasciare andare, perdere ciò che ha e ciò che è, perché l'inedito  possa trovare spazio e tempo per germogliare.
Esperienza, quella del cambiamento, portatrice di fecondità, ma lastricata di pericoli:  il rischio del passaggio da uno stato ad un altro o meglio, come dice il poeta, da una sponda all'altra,  non è mai garantito in quanto le insidie del mare sono infinite e la possibilità di essere inghiottiti dagli abissi  è sempre in agguato.
Entrano in azione  angosce e dubbi che sono propri dell'attesa, vale a dire di qualcosa  che può arrivare, della cui bontà e validità  tuttavia non si è mai certi, nonostante l'iniziale ottimismo.
Il volume è suddiviso in tre sezioni: “Sull'altra sponda”, “Poesie del dolore”, “Fra partire e stare”.
L'avvio è dato  da una poesia dedicata all'amico poeta, Gianfranco Lauretano, dove si preannuncia  la necessità di solcare i mari, essendo della vela il destino  di incontrare il vento.
La bonaccia non si addice al nostro poeta che, come  Don Chisciotte, predilige la lotta e il movimento con i relativi pericoli che l'andare incontra.
Il tema della ri-nascita è il tema portante della raccolta. Se la nascita biologica è una sola,  non così è per quella psicologica che può avvenire allorquando  eventi significativi esteriori  o  interiori movimentano  lo stato quieto  o, meglio dire, stagnante della vita psichica.
Accettando di perdere e di perdersi  nell'attraversare  la porta che schiude nuovi orizzonti si affrontano sentimenti alternanti fra speranza e disperazione: “Ho svegliato l'alba / Con pensieri nuovi  //attraverserò il ponte, /la mia speranza / è sull'altra sponda.”
Tre versi di Paola Lucarini – “La nostra forza / sta nella profonda inconoscibile giustezza  / di ciò che accade.” –  introducono la seconda sezione, “Poesie del dolore”. Suggeriscono la fiducia nell'accettare   quanto avviene,  affidandosi e fidandosi di un sapere profondo  che va al di là della razionalità.
Gli affetti famigliari riempiono con delicatezza le pagine della terza parte “Fra partire e restare”. Una malinconia tenera abbraccia le persone, la loro vita e i loro sogni.
La natura compenetra emozioni, azioni e pensieri: il vento con il suo movimento sembra guidare il percorso.
Molte sono le dediche dedicate a persone amiche o incontrate nel  cammino di operatore medico e di  uomo  e testimoniano il suo coinvolgimento nella  vita di tutti i giorni.
L'ultimo testo della raccolta è dedicato ad una brava poetessa sua concittadina, Roberta Bertozzi con cui Casadei prova a dare una sua definizione della poesia, cogliendone l'aspetto dell'istantaneità. Mi fa piacere qui ricordare  un altro poeta, Jorge Boccanera, argentino il quale  in  “Sordomuta”, opera da poco curata in Italia da Alessio Brandolini per le edizioni Lietocolle, tenta anche lui di catturarne la natura, personificandola nella figura della “Sordomuta”, per il suo carattere misterioso, libero,  ribelle e irriverente.
Ho trovato nella poesia di Franco Casadei,  già presente nel suo libro precedente I giorni ruvidi ruvdi vetri,  la capacità di utilizzare aggettivi forti e originali che fanno da contrapposizione alla linearita dei sostantivi ai quali si accompagnano.
 

domenica 21 maggio 2017

Vincitori “Tra Secchia e Panaro”: premiazione a Modena 11 giugno 2017

Associazione Culturale “La Fonte d’Ippocrene”

Circolo di poesia

Via Marie Curie, 22/e 41126 Modena

(C.F. 94041220362)


XXIII PREMIO NAZIONALE DI POESIA 


VERBALE DELLA GIURIA SEZIONE A: Poesia Edita


Il giorno 18 maggio 2017, Elio Caterina, Paolo Francia e Antonella Jacoli, componenti la giuria del XXIII Premio Nazionale di Poesia “Tra Secchia e Panaro” sezione Editi, si sono riuniti in Modena, presentando una rosa di 50  Autori (tutti i 109 partecipanti al premio sono stati ammessi)

Sara Albanese, Angela Ambrosini, Lucianna Argentino, Carlo Bay, Matteo Bianchi, Maria Cristina Biasoli, Giorgio Bonacini, Fabrizio Bregoli, Angela Caccia, Enrico Calilli, Marco Calvagni, Franco Casadei, Maria Benedetta Cerro, Ruxandra Costantinescu Francesco Curto, Emilo Del Rio, Colomba Di Pasquale, Franco Faggi, Marisa Gavazzoni Danzi, Lorenzo Gobbi, Franco Gordano, Angelo Guarnieri, Fiorella Macchioni, Samuele Liscio, Giulio Maffii, Piero Marelli, Paride Mercurio, Michele Miccia, Mauro Molinaro, Carla Mussi, Chiara Nobilia, Katia Olivieri, Angela Patrono, Dante Pastorelli, Maria Pia Quintavalla, Paolo Ragni, Daniela Raimondi, Alessandro Ramberti, Fabrizio Resca, Eleonora Rimolo, Salvatore Risuglia, Marco Ruini, Stefano Serri, Alessandro Silva, Daniel Skatar, Italo Spada, Gustavo Teodori Vitelleschi, Liliana Ugolini, Francesco Varano, Anna Zucchini


La giuria ha deciso un ulteriore incontro in data 20 maggio 2017, per concludere i lavori. Dopo meditata lettura e approfondita discussione, la Giuria ha presentato una rosa di 25 Autori Finalisti:



Angela Ambrosini,  Matteo Bianchi, Giorgio Bonacini, Fabrizio Bregoli,  Angela Caccia, Franco Casadei, Maria Benedetta Cerro, Lorenzo Gobbi, Fiorella Macchioni, Giulio Maffii,  Piero Marelli, Michele Miccia, Carla Mussi, Angela Patrono, Dante Pastorelli, Maria Pia Quintavalla, Paolo Ragni, Alessandro Ramberti, Fabrizio Resca, Eleonora Rimolo, Salvatore Risuglia, Stefano Serri, Alessandro Silva, Liliana Ugolini,  Francesco Varano.



Classifica Finale:
1° Classificato - La metà del letto  di  Matteo Bianchi  (Ferrara) - (400,00 € e Diploma)
2° Classificato  Orme intangibili di Alessandro Ramberti (Rimini) - (300,00 € e Diploma) 



3° Classificato Giusto un tarlo sulla trave di  Giulio Maffii (Buti, PI) - (250,00 € e Diploma)



Premio Speciale a: La firma segreta di Franco Casadei (Cesena, FC), Il senso della neve di Fabrizio Bregoli (Cornate d’Adda, MB), Piccoli forse di Angela Caccia (Crotone), Tutte le poesie di Paolo Ragni (Firenze), Manicomio lirico di Stefano Serri (Fiorano, Mo) - (Diploma e prodotti modenesi) agli autori


Premiazione domenica 11 giugno 2017 ore 15,45 - Centro Civico - Via Marie Curie, 22/e – MODENA Vill. Giardino 

N.B. I Poeti Vincitori dovranno essere obbligatoriamente presenti alla cerimonia di premiazione.

Il Comitato Organizzatore ringrazia tutti i Poeti che hanno aderito alla XXIII Edizione del Concorso Nazionale di Poesia Tra Secchia e Panaro con l’augurio di ripetere l’esperienza anche nel 2018.


N.B. Per raggiungere Via Marie Curie, 22/e Modena



Con gli autobus 1, 4, 10 (chiedere Villaggio Giardino – Biblioteca) - Con Automobile – Si consiglia uscita Modena Nord seguire tangenziale per Sassuolo – Uscita 17 B Via Giardini Centro – alla seconda rotonda girare a sinistra, dopo il 1° semaforo 2ª  Via a Sinistra (centro commerciale Villaggio Giardino)..



Per informazioni (tel. 339 2812278)  annesci@libero.it



Antonio Nesci


sabato 6 marzo 2021

“… la Parola è di un Altro, / noi soltanto voce."

Franco Casadei, Nostro fratello Giuda. Il Vangelo in poesia, Prefazione di Massimo Camisasca, Ladolfi 2021, pp. 92, € 10,00

recensione di AR



Con il distico che abbiamo scelto come titolo si chiude questa raccolta, espressione di un amore sentito, profondo e grato per il messaggio evangelico. C’è da sempre, in Franco Casadei, un sentirsi chiamato-accolto da una Parola che accompagna, sostiene, ci spinge a farci prossimo quindi a essere concretamente attenti ai bisogni dei fratelli e delle sorelle che incontriamo (l’autore è di professione medico); una Parola che ci entusiasma del suo amore chiedendo “a noi ogni mattina / Che cercate?” (Al Giordano, p. 80). 

Passiamo all’altra riva – diceva Gesù ai suoi – / non significava soltanto un altro luogo, / ma abitare la vita in altro modo” (Il viaggio, p. 79).

Il cammino del cristiano, come quello di ogni figlio dell’uomo, non è privo di dolori e fatiche, di persecuzioni, abbandoni e abbattimenti… anzi ogni discepolo è invitato a farsi carico della propria croce, ma in croce ha aperto le sue braccia infinite Colui che ci salva (si vedano le intense poesie che aprono “E duemila anni dopo?”, l’ultima sezione del libro con La fedeIl male di vivere e la croceIl chiodo alle pp. 75-77). 

Il Crocifisso è poi risorto aprendoci a un Regno dei cieli vicinissimo, come ci ricorda Il sepolcro vuoto (p. 67): “In un angolo le bende ben piegate, / squarciato il velo della morte / un vuoto che cambia l’orizzonte.”

Fulcro generativo di questo percorso poetico è il commovente Monologo di Giuda, con il suo tradimento (e, come ci ricorda Franco introducendo il libro, chi di noi non ha tradito almeno qualche volta?), di cui ha provato tutto il peso fino a restituire i denari e a suicidarsi; un tradimento che ha consegnato Gesù a tutti noi: “Ma che sapete voi di me, del mio tormento? / Sono nato – come voi – con l’anima ferita, / il male accovacciato alle mie porte / e come voi mi sono giocato la mia vita. / (…) / Ho peccato anche per voi nel tempo stabilito. / Pur infame, non resterò figlio della perdizione / e il Suo sangue prezioso, anche per l’Iscariota, / – Gesù – non avrà versato invano.” (pp. 62 e 64). 

Leggere questa raccolta è ripercorrere la storia della salvezza dall’Annunciazione alla Pentecoste, con la consapevolezza che “Ogni strada del mondo è Galilea.” (Il primo annuncio, p. 28); che “Le bilance di Dio / non pesano il quanto, / ma il come.” (Il quanto e il come, p. 32); che “… l’amore non è un sentimento, / ma un fatto di mani.” (Il buon Samaritano, p. 34); che Dio ha fiducia “… anche nei sassi, / in quel pugno di terra e di ghiaia / che lastrica il cuore dell’uomo.” (Il Seminatore, p. 37); che “Nella guarigione si chiudono le piaghe, / nella salvezza rifiorisce la vita.” (I dieci lebbrosi, p. 39).

Sono pagine ricche di misericordia che rendono tangibile lo sguardo di Gesù che “parla con gli occhi all‘altezza de cuore.” (L’adultera, p. 41); “Il Signore non accetta / di essere derubato di chi ama. / Lui è la risurrezione delle vite spente” (Vieni fuori!, p. 48).

Come scrive il prefatore Massimo Camisasca a p. 5: “Il vasaio si è fatto argilla: è l’annuncio centrale di questa raccolta di poesie di Franco Casadei. Da quel momento la storia personale di ognuno di noi è stata strappata alla solitudine e alla disperazione.”

In questi giorni ancora sotto scacco per la diffusione della pandemia, avere fra la mani queste pagine è bere sorsi di vita e di speranza in un Vangelo che ci chiama fratelli/sorelle e amici.


mercoledì 22 giugno 2016

“Dove ancorare il cuore?”

recensione di AR su La firma segreta di Franco Casadei (Itaca 2016)

http://www.itacaedizioni.it/catalogo/la-firma-segreta/Ho scelto come titolo un verso tratto dalla poesia (di evidente ispirazione foscoliana) La sfida dei sepolcri (p. 17) perché rivela il nocciolo della poetica di Franco Casadei, medico che ben conosce le debolezze umane (fisiche e non solo) e che vive un cammino profondamente cristiano («Non è l'indifferenza delle nuvole / che ti permette di stare davanti al male, / ma quella croce forse / e l'accettarne ogni mattina / un piccolo framento sulle spalle.», Il male di vivere la croce, p. 32), di concreta testimonianza nel prendersi cura di chi è nel bisogno (non a caso diverse poesie qui raccolte nascono da un dialogo con articoli ed editoriali di Marina Corradi, giornalista molto attenta e sensibile alle più varie problematiche contemporanee). Ritorniamo al verso che amo particolarmente per l'uso del verbo ancorare, anche a me caro in quanto racchiude non solo il senso di gettare l'ancora, di aderire a qualcosa (o meglio a Qualcuno) di affidabile, ma anche quello di eternare, di far sì che l'avverbio ancòra si iteri indefinitamente: il cuore dell'uomo desidera non solo la felicità ma anche un “dove” che perduri, “un centro di gravità permenente”, direbbe un altro Franco.
Il libro è diviso in quattro sezioni, la prima è “Periferie” (che si apre con una citazione di Pavese in cui si parla dello «sforzo di star vivi d'ora in ora») a cui appartiene la poesia che abbiamo citato e da cui riportiamo qualche altro lacerto: «gli ultimi tre avventori inchiodati / al banco come insetti di una collezione» (“Nighthawks” Nottambuli, p. 14, ispirata a un dipinto di E. Hopper); «nel fondo dell'Africa muiono a schiere / i figli delle guerre e della fame. // Tutto è compiuto, / anche il dolore manca.» (Il Lacor Hospital di Gulu, p. 22); «Per il viaggio duemila euro a testa / in contanti, la gente tremante / raggomitolata sul ponte. // (…) // Allora soltano il rumore del mare / che d'improvviso pareva  / un immenso animale che li guardava.» (E quanto nero e immenso è il mare, p. 23); «rimane sempre vivo / il bisogno di una porta aperta, / di una storia alla quale appartenere.» (Le periferie umane, p. 28). Vorrei riprodurre integralmente la poesia inziale, I girasoli, di splendida forza visiva alla van Gogh: «Solenni e fieri / nel colmo dell'estate // a inizio autunno, / a capo chino / come seni stanchi, / una schiera di soldati / annichiliti e vinti.» (p. 12).
La seconda sezione, “Partire o stare”, ha in esergo versi ungarettiani che si concludono col distico Cerco un paese / innocente, ed è dedicata appunto al girovagare, all'errare, al migrare, al decidere:  «volteggia il condottiero / in ampie curve, si alza, / vira si agita la flotta, / nel fremere dell'aria / diventa geometria / memoria di un altrove» (Come rondini sospese, p. 36); «per andare altrove / non occorre andarsene lontano, / ciò che sta oltre il segno / richiede un istante di libertà, di sosta» (Otre il segno, p. 39); «le locomotive e i loro affacciarsi ansante / come di animali che / – per tornarsene alla tana – / annusino le impronte» (Le stazioni, snodi di destini, p. 40); «Adagiati sulle case degli uomini / i tetti sembrano ali aperte sopra un nido, / groppe pazienti di animali.» (I tetti del borgo antico, p. 41).
La terza sezione, “Maria, tutte”, cita in apertura alcuni versi di Pär Lagerqvist che si chiudono con questi: … ed è ancora lei / che un giorno ho amato, / tutto ciò che è stato esiste ancora. Poesie dunque dedicate all'altra metà del cielo: «è una guerra il parto / vita che esplode» (Diventare madre, p. 49); «Lasciati riempire di stupore quando / – nel primo riconoscerti – / ti dirà tacitamente: eri tu / quel buio morbido che mi sentivo attorno!» (Eri tu, p. 50); «Delle trincee delle Tofane / avevo sentito i vecchi più volte raccontare, / ma ciò che mi colpì, di quell'elmo, / fu una scritta, rigata sopra con un coltello» («Mamma, se posso torno», p. 57).
L'ultima sezione, “Se non si muore”, cita in esergo Giovanni 12,25: Se il chicco di grano / caduto in terra / non muore… si parla dunque di morte e rinascita: «A ottobre il far della sera / pare l'ora del convenire / di anime lontane.» (Tramonto di ottobre, p. 60); «Ferita e vuota / la terra nelle zolle rivoltate, / aperta all'annidarsi di sementi» (Gli alberi con le chiome spoglie, p. 63); «Nell'aria vagabonda / un'ape zelante / trasforma il sole in miele: / lei sola dà fiducia all'auspicio.» (Indolenze estive, p. 67); «Niente rinasce se non si muore.» (Se non si muore, p. 70). Questo è il verso che chiude il libro: in fondo anche il poeta deve un po' morire a sé stesso, lasciarsi percorrere dalla vita, immedesimarsi negli altri, farsi voce e portavoce, sentirsi umile parte di un creato sempre sorprendente, di un'umanità a volte cinica e crudele, altre volte amabile e accogliente. I versi di Franco Casadei creano immagini a tutto tondo che ci restano dentro, esprimono sentimenti veri e “coinvolti”, fanno pulsare il paesaggio e la natura  e ci mettono dentro il vivere ricordandoci che abbiamo delle responsabilità perché dietro ogni cosa, ogni volto, ogni evento c'è La firma segreta.

giovedì 25 giugno 2009

Franco Casadei vince!

Caro Alessandro, mi permetto in amicizia qualche segnalazione:

1) Sono stato a Brescia il per la premiazione del Premio Letterario “La Leonessa - Città di Brescia” dove il 31 maggio è stata premiata per la poesia singola la mia lirica inedita Compianto sul figlio morto, dedicata alle madri che hanno vissuto l'esperienza della perdita di un figlio. Te la allego.

2) Ti invio pure un Comunicato Stampa:
Franco Casadei di Cesena con Se non si muore (Ibiskos Editrice Risolo) è risultato vincitore del Premio “Tra Secchia e Panaro” 2009, per la sezione Poesia Edita. La premiazione è avvenuta a Modena il 7 giugno scorso.

Un affettuoso saluto
Franco Casadei
E mail: casadeifranco@tin.it


Compianto sul figlio morto

Alle madri

Trafitta, sono qui
sui gradini dell’altare
respiro la polvere, il dolore.

Gli avevo tessuto le mani,
gli occhi, la carne rosa del fiore.

Miserevole, sono qui
nella spoliazione totale.
Avrò riposo nello scavo della terra
nel ventre del mare.

Come Maddalena
– i capelli rossi del dolore –
prima di notte abbraccerò il legno
freddo della morte.

Non voglio essere consolata,
a Te avvinta sarò di marmo, statua.

Resto qui, fosse la vita intera.



sabato 25 maggio 2019

Donna del mare di Franco Casadei 1° class. Premio Alda Merini. Complimenti!


Poesia Edita
1° classificato Franco Casadei con




https://www.facebook.com/franco.casadei.14

Qualche verso letto durante la premiazione

Il tutto nel frammento

Bianco il tuo viso
come il respiro della neve,
la mano racchiusa nel sonno
sembra un fiore

io ti coltivo,
nella tua conchiglia
sento tutto il mare.

 
L’eclissi di te

Rimani,
non lasciare l’eclissi di te
dentro al mio cuore.

Chi ti desidera è un sole
che non sa stare alla tua assenza,
ti cerca nei luoghi che hai lasciato
nei sentieri percorsi fianco a fianco.

La lontananza vanifica
ed equipara al nulla
anche le ore più fervide di vita.

Indelebile nell’anima
una traccia di ferita.
 

Tu

Tu, come l’onda,
sposa tormentata del mare
sempre incerta
fra tumulto e calma.

Con te, nell’altro mondo
vorrei accordare violini.

–––––
 

2° classificato Stefano Vitale “Il retro delle cose”
3° classificato Sonia Giovannetti “Dalla parte del tempo”
3° ex-aequo Vanes Ferlini “La curva di Gauss”

https://premionazionalealdamerini.webnode.it/verbale-di-giuria-alda-merini-quarta-edizione/?fbclid=IwAR2grQCy93K5P7jTa5uGtpzOLLFZYx1oUUzaDOoTF38CSEFgEVU00uicROs

Premio Speciale della Giuria
Anna Maria Gargiulo “Amaritudine”
Pietro Verna “Mia”
Giovanni Ronzoni “Parole sparse”
Sergio Camellini “Tenero è l’amore”
Menzione Speciale con Diploma D’Onore
Emma Mazzucca “Il resto nelle mani del mondo”
Vito Adamo “La costanza delle maree”
Maria Cristina Biasoli “Nuvole di fumo”
Gabriella Cinti “Madre del respriro”
Maddalena Leali “Non uccidermi”
Gabriella Montanari “Anatomie Comperate”
Francesca Favaro “Luci”
Grazia Di Lisio “Quasi sottili lampi”
Oreste Kessel Pace “Mytos”
Violetta Traclò “Parole su tela”
Ugo Mauthe “Minuziosa sopravvivenza”
Ilaria Prancalanci “Ricorderò il domani”