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giovedì 5 maggio 2011

“I Resistenti” a Napoli 6 e 7 mag


Presentazione e lettura de “I Resistenti”
Venerdì 6 maggio - ore 18,30
Libreria TREVES
Piazza del Plebiscito

Introduce Bruno Galluccio
Saranno presenti gli autori Luca Ariano e Carmine De Falco


Descrizione

I Resistenti è un lavoro poetico a quattro mani di Luca Ariano e Carmine De Falco, che trae origine da un lungo periodo di scambio di idee e confronto continuo.
Un confronto che permette ai due autori (quasi coetanei ma provenienti da aree geografiche diverse) di scoprire, tra l'altro, di condividere una stessa idea di poesia basata su una “scrittura” del reale che sappia ricongiungersi alla comunità/collettività attraverso una descrizione poetica e onesta dell'umano e del quotidiano.

I Resistenti, di cui è prevista la pubblicazione entro la fine del 2011, è un lavoro ancora inedito segnalato al Premio Penna 2010, con la seguente motivazione:

I Resistenti è un’opera poetica a due voci, che si pone, già dal titolo, sul versante della poesia civile. Gli autori Carmine De Falco, napoletano, e Luca Ariano, lombardo, condividono la medesima tensione morale, il medesimo sguardo sulla realtà. Ciò che emerge dai versi è un panorama italico inquietante: periferie che hanno divorato la campagna e diventate a loro volta fatiscenti, da demolire e ricostruire insieme ai personaggi che le popolano, persi questi in vite ossessive, in ritualizzazioni dello squallore del sopravvivere, in chiacchiere che diventano vieppiù volgari, sintomo di un imbarbarimento che pervade il paese ricacciandolo in una condizione pre-illuministica e svuotata di ogni spessore etico e morale. La Resistenza che Ariano e De Falco sembrano indicare passa attraverso la ragione, attraverso il senso dell’agire umano, attraverso le vite che non possono ridursi a contenitori di cose e ricettacolo di nuovi luoghi comuni da innestare su rinate miserie. Resistere significa quindi non accettare, non quietare la coscienza, non rinnegare il pensiero, non rassegnarsi alla degenerazione anche quando questa è dilagante, onnipresente in ogni angolo di strada, non adeguarsi, non scendere a compromessi che mangiano l’anima. Ma resistere significa anche essere nel dubbio, temere di non farcela, avere paura del futuro, accettare di essere precari, in balìa del vento, di essere spazzati via da folate un po’ più vigorose, di non avere la forza, di essere ancora “carne da macello/come al fronte”.
Che resistenza c’attende / se pensiamo alla parola partigiani / mentre decidi di abdicare, ma credi / davvero che loro fossero bravi, / che gli venisse naturale?”, in questi versi è racchiusa la domanda che ognuno dovrebbe porsi prima di decidere di adeguarsi, di gettare le armi della ragione critica, e ingrossare le fila del “così fan tutti”.
(Enrico Cerquiglini)

Gli Autori

Nato a Mortara (PV), Luca Ariano vive ora a Parma. Ha pubblicato la raccolta di poesie Bagliori crepuscolari nel buio nel 1999. Numerose sue poesie sono apparse su riviste, blog e siti letterari su internet. Collabora con le riviste «ALI», «clanDestino», «La Barriera». Nel 2005 è uscita una sua plaquette ne La coda della galassia (Fara) e la sua seconda raccolta di poesie Bitume d’intorno (Edizioni del Bradipo), con la prefazione di Gian Ruggero Manzoni, per le Edizioni del
Bradipo di Lugo di Romagna. Con Enrico Cerquiglini ha curato per Campanotto l’antologia Vicino alle nubi sulla montagna crollata (2008). Fa parte dello staff della casa editrice Kolibris. Nel 2009 una parte della sua plaquette Contratto a termine è stata pubblicata ne La borsa del viandante curata
da Chiara De Luca (Fara). Sempre nel 2009 ha curato con Luca Paci l’antologia Pro/Testo (Fara).
Nel 2010 per le edizioni Farepoesia di Pavia è uscita la plaquette Contratto a termine con una nota di Francesco Marotta.


Carmine De Falco vive in provincia di Napoli, ha pubblicato tre raccolte di poesia Linkami l’immagine (2006) e Loop Vernissage (in Specchio Poetico 2007) presso Fara Editore e Italian Day, edito nel 2009 presso le Edizioni Kolibris. Poesie sparse sono state pubblicate in riviste e antologie, tra cui “Vicino alle nubi sulla montagna crollata” a cura di Enrico Cerquiglini e Luca Ariano.
Un’ampia selezione di testi tratti da Linkami l’immagine e Loop Vernissage, e dall’inedita Napre (movemnto I e II) si può leggere Nella borsa del viandante a cura di Chiara De Luca, Fara Editore (2009). Nel 2009 pubblica il trittico Variazioni in Pro / Testo, antologia a cura di Luca Paci e Luca Ariano. E’ socio fondatore dell’associazione culturale Componibile62 e membro di Anarchica (www.anarchica.net).

giovedì 22 settembre 2011

LE STRADE DELLA POESIA: “LA TERRA”



GUARDIA LOMBARDI 24-25 SETTEMBRE
SARANNO ESPOSTE 180 POESIE
POETA OSPITE DELLA MANIFESTAZIONE: FRANCO BUFFONI
UN PAESE DA LEGGERE - TRA INCONTRI E LETTURE
LE POESIE SONO ANCHE RACCOLTE IN UN CATALOGO EDITO DA DELTA 3


Tutto pronto per la terza edizione de “Le strade della poesia” che si terrà a Guardia Lombardi il 24 e 25 settembre. 180 poesie, 20 cartelloni, un percorso che avvolge tutto il centro storico di Guardia Lombardi, partendo dalla piazza e, ponendo in evidenza, tanti nomi eccellenti della poesia italiana. La manifestazione voluta dal Comune di Guardia Lombardi, insieme alla locale CEEP UNLA, con il contributo di numerose Associazioni e realtà irpine (“Biblioteca Comunale – Associata UNLA” di Guardia Lombardi, “Museo della Tecnologia, della Cultura e della Civiltà Contadina dell’Alta Irpinia” di Guardia Lombardi, “Forum Dei Giovani” di Guardia Lombardi, “Pro-Loco - Dario Di Vivo” di Guardia Lombardi, “Ass. Cult. Civitas Longobardorum Terzo Millennio” di Guardia Lombardi, “Premio Civetta Di Minerva - Antonio Guerriero” di Summonte, “Ass. Cult. Logopea” di Avellino, “Delta 3 Edizioni” di Grottaminarda) quest’anno avrà come tema “La terra”. Un percorso nel centro storico per creare suggestioni partendo dalla poesia. Il paese altirpino sarà un libro aperto, e si potranno leggere le poesie degli autori che hanno aderito da ogni parte d’Italia. Versi sulla terra: la madre terra, la terra matrigna, le zolle aride o fertili sotto i nostri piedi, i luoghi di origine e di vita, la terra nelle più varie espressioni, negli scritti che avvolgono nella lettura mentre si rivelano gli scorci del centro situato a 1000 metri d’altitudine, nel cuore dell’Irpinia. Leggere una poesia, mentre si scoprono angoli nascosti del paese, o mentre si è affacciati sulle superbe vallate che rivelano l’Irpinia. Guardia Lombardi torna, dopo sette anni dalla seconda edizione, ad essere il paese della poesia, una poesia da tramandare e vivere, questo il significato dell’iniziativa ideata da Domenico Cipriano, autore del poemetto “Novembre” (Transeuropa, 2010), a cui hanno aderito anche gli alunni delle scuole di Guardia, inviando i loro testi per avvolgere il centro irpino con la poesia e lasciarsi coinvolgere nella scoperta dei suoi vicoli e dei suoi paesaggi.
Dopo l’inaugurazione della mostra delle poesie con un percorso guidato a cura dell’Associazione “Logopea” di Armando Saveriano, e la partecipazione dei giovani attori Danila Pacifico, Maria Grazia Colucci, Cristiana Mangiusti, Costantino Pacilio e Antonio Mazzocca, ci sarà un ospite d’onore che parlerà del tema dell’iniziativa, prendendo spunto dai testi presentati dai tanti autori.
Il poeta invitato quest’anno è Franco Buffoni, e sarà presente a Guardia Lombardi il 24 settembre, alle ore 18,00, presso la Sala Conferenze “Nicola Di Biasi” in via Roma, presentato dal Direttore del Mattino di Avellino Generoso Picone. A dare il saluto di benvenuto, saranno: il Sindaco Michele Di Biasi, la Dirigente UNLA e Assessore alla Cultura Caterina Boniello, il Direttore del “Museo della Tecnologia, della Cultura e della Civiltà Contadina dell’Alta Irpinia” Federico Magnotta, e il Presidente dell’Associazione Culturale “Civiatas Longobardorum Terzo Millennio” Gerardo Di Leo, nonché il curatore della manifestazione Domenico Cipriano. Durante l’incontro sarà proiettato il video “Novembre 1980-2010” realizzato da Anna Ebreo e Federico Iadarola.
L’ospite d’onore, Franco Buffoni, è poeta, critico e traduttore; è lombardo, ma vive a Roma e ha diretto il “Dipartimento di Linguistica e Letterature Comparate dell'Università di Cassino”. Tra i suoi libri di poesia si ricordano: Suora Carmelitana e altri racconti in versi (Premio Montale, Guanda 1997), Songs of Spring (Premio Mondello, Marcos y Marcos, 1999); Il Profilo del Rosa (Premio Betocchi, Mondadori, 2000), Guerra (Mondadori, 2005), Noi e loro (Donzelli, 2008), Roma (Guanda, 2009). Dirige il semestrale Testo a fronte. È autore dei romanzi: Più luce, padre (Sossella, 2006), Reperto 74 (Zona 2008), Zamel (Marcos y Marcos 2009) e del pamphlet Laico Alfabeto (Transeuropa 2010). (www.francobuffoni.it)

La seconda giornata della manifestazione si caratterizzerà per i reading dei poeti presenti, coordinati da Raffaele Barbieri ed Emanuela Sica sia nella prima mattina alle 9,30 presso il cortile di Casa Santoli, già casa natale del patriota Giovannatonio Cipriani, che nel pomeriggio, presso il piazzale della Chiesa Madre a partire dalle ore 16,00, supportati dalle “incursioni sonore” della formazione PIANOPERCUTROMBA (Carmine Cataldo, Paolo Godas e Fabio Lauria). La conclusione della giornata è affidata alle riflessioni a margine sulle giornate e sulla poesia, dove interverranno: Gerardo Castellano, del Forum dei Giovani di Guardia Lombardi, Franco Arminio, Cosimo Caputo, Felice Casucci, Claudia Iandolo e Paolo Saggese, moderati da Giandonato Giordano. Concluderà Domenico Cipriano.

In caso di pioggia gli appuntamenti si svolgeranno presso la Sala Conferenze “Nicola Di Biasi” in via Roma.

CATALOGO:
Infine, è stato realizzato un catalogo della manifestazione, edito dalla Delta 3 Edizioni di Grottaminarda, accolto nella collana “Ghirlande - Stéphanoi” diretta da Paolo Saggese, con una copertina realizzata da Giovanni Spiniello, in cui è possibile trovare tutte le poesie esposte, oltre ad un’appendice fotografica delle precedenti edizioni. Il catalogo sarà disponibile alla manifestazione.


Tutti i poeti che hanno aderito:
Domenico Alvino, Dora Celeste Amato, Giuseppina Amodei, Marco Annicchiarico, Luca Ariano, Franco Arminio, Raffaele Barbieri, Paolo Battista, Mariella Bettarini, Natasha Bondarenko, Andrea Breda Minello, Franco Buffoni, Gaetano Calabrese, Maria Grazia Calandrone, Domenico Cambria, Caterina Camporesi, Giuseppe Carracchia, Giovanni Catalano, Cosimo Caputo, Maria Caputo, Domenico Cassese, Felice Casucci, Carmine Cataldo, Ettore Cicoira, Domenico Cipriano, Rino Cipriano, Anna Ciufo, Maurizio Clementi, Francesco Condemi, Floriana Coppola, Giustina Coppola, Guido Cupani, Fabio Dainotti, Vincenzo D’Alessio, Leone D’Ambrosio, Claudio Damiani, Maria Stella D’Amico, Caterina Davinio, Ottaviano De Biase, Carmine De Falco, Sonia De Francesco, Candido De’ Franchi, Marco De Gemmis, Marco Degli Agosti (Ed Warner), Fortuna della Porta, Maria Laura della Rosa Antonellini, Gabriele De Masi, Paola De Lorenzo Ronca, Luigi De Paola, Aldina De Stefano, Arnold de Vos, Giuseppe Di Biasi, Sonia Di Furia, Alessandro Di Napoli, Adele Di Pietro, Francesco Di Sibio, Stelvio Di Spigno, Germana Duca Ruggeri, Lucia Duraccio, Riccardo Duranti, Enrico Fagnano, Narda Fattori, Francesco Filia, Claudio Finelli, Ulisse Fiolo, Gennaro Alessandro Fischetti, Fabio Franzin, Mario Fresa, Vincenzo Frungillo, Lucia Gaeta, Monia Gaita, Serenella Gatti, Andrea Garbin, Gerardo Genovase, Anna Gialanella, Antonio Gizzo, Antonietta Gnerre, Franco Gordano, Domenico Gramaglia, Carmine Grasso, Incoronata Graziosi, Fausta Grella, Gerardo Iandoli, Claudia Iandolo, Amerigo Iannacone, Alfredo Imparato, Giovanna Iorio, Giuseppe Iuliano, Letizia Leone, Giuseppina Lesa, Maria Luigia Longo, Gianmario Lucini, Eugenio Lucrezi, Rossella Luongo, Bianca Madeccia, Vincenzo Maffeo, Nina Maroccolo, Maria Cristina Marra, Michele Marra, Ketti Martino, Maira Marzioni, Barbara Miceli, Vera Mocella, Giorgio Moio, Franca Molinaro, Carmine Montella, Alberto Mori, Giovanni Moschella, Ivano Mugnaini, Alfonso Nannariello, Giuseppe Napolitano, Maria Antonietta Oppo, Rita Pacilio, Antonio Parente, Eugenio Gaetano Parrella, Gerardo Pedicini, Fabio Pelosi, Plinio Perilli, Arnolfo Petri, Luisa Pianzola, Relinda Caterina Piemonte, Pietro Paolo Poggi, Aurelio Popoli, Ivan Pozzoni, Annibale Rainone, Alessandro Ramberti, Vittoria Ravagli, Enzo Rega, Anna Maria Renna, Elena Ribet, Flavia Ricucci, Salvatore Ritrovato, Vincenzo Rizzuto; Lorenzo Rosini, Federico Rossignoli, Domenico Ruggiero, Anna Ruotolo, Silvio Sallicandro, Salvatore Salvatore, Meth (Simonetta) Sambiase, Cesare Santoli, Armando Saveriano, Raffaele Scarpellino, Valeria Serofilli, Angelina Sessa, Salvatore Sibilio, Emanuela Sica, Luciano Somma, Erasmo Sorice, Luigia Sorrentino, Agostina Spagnuolo, Antonio Spagnuolo, Antonella Taravella, Rossella Tempesta, Giuseppe Terracciano, Danilo Torrito, Lucia Trocciola, Liliana Ugolini, Antonietta Urciuoli, Raffaele Urraro, Irene Vallone, Elena Varriale, Giuseppe Vetromile, Rodolfo Vettorello, Ottorino Vigliotta, Salvatore Violante, Gerarda Zarra, Liliana Zinetti, Roberta Zoffoli. Gli alunni della Scuola Primaria, gli alunni della Scuola Secondaria di Primo Grado di Guardia Lombardi.
Un’idea di Domenico Cipriano  -   www.domenicocipriano.it



IL COMUNE DI GUARDIA LOMBARDI

in collaborazione con:

C.C.E.P. - UNLA - Guardia Lombardi
BIBLIOTECA COMUNALE – associata UNLA - Guardia Lombardi
MUSEO DELLA TECNOLOGIA, DELLA CULTURA E DELLA CIVILTÀ CONTADINA DELL’ALTA IRPINIA - Guardia Lombardi
FORUM DEI GIOVANI - Guardia Lombardi
PRO-LOCO “DARIO DI VIVO” – Guardia Lombardi
ASS. CULT. CIVITAS LONGOBARDORUM TERZO MILLENNIO – Guardia Lombardi
PREMIO CIVETTA DI MINERVA - ANTONIO GUERRIERO – Summonte
ASS. CULT. LOGOPEA – Avellino
DELTA 3 EDIZIONI - Grottaminarda

TI INVITA A

LE STRADE DELLA POESIA – 3° EDIZIONE
POESIA DELLA TERRA
24-25 SETTEMBRE 2011
GUARDIA LOMBARDI (AV)

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PROGRAMMA

SABATO 24 SETTEMBRE


Ore 16,00 – INCONTRO IN PIAZZA VITTORIA
Benvenuto a cura di Emanuela Sica
Inizio percorso con poesie esposte e lettura itinerante
a cura dell’Ass. Cult. LOGOPEA di Armando Saveriano

Ore 18,00 – SALA CONSILIARE VIA ROMA
Incontro con Franco Buffoni sul tema: “La poesia della terra”

Saluti di benvenuto:
Michele Di Biasi
(Sindaco)
Caterina Boniello
(Dirigente dell’UNLA - Assessore alla Cultura)
Federico Magnotta
(Direttore del Museo della Tecnologia, della Cultura e della Civiltà Contadina dell’Alta Irpinia)
Gerardo Di Leo
(Presidente Ass. Cult. Civiatas Longobardorum Terzo Millennio)
Domenico Cipriano
(curatore de «Le strade della poesia»)

proiezione del video ‘Novembre 1980-2010’
a cura di Anna Ebreo

intervento di Franco Buffoni
(Università degli studi di Cassino)

coordina Generoso Picone
(Direttore de Il Mattino di Avellino)

Ore 21,00 – A CENA CON I POETI
Presso il Ristorante-Pizzeria SAPORI D’ITALIA
(menù a prezzo fisso, €.15,00: antipasto, secondo, contorno, bevande: prenotazione obbligatoria: cell.370.7119623)

Durante la giornata sarà allestito uno stand con libri di poesia
a cura del Forum dei Giovani di Guardia Lombardi e uno stand con le foto del premio “Civetta di Minerva” a cura dell’Associazione Spazio Incontro di Summonte


DOMENICA 25 SETTEMBRE

Ore 9.30 – LETTURE E COLAZIONE - Centro Storico – cortile Palazzo Santoli
(Durante l’incontro saranno offerti cornetti e caffè)

Nella mattinata sarà possibile visitare il Museo della Tecnologia, della Cultura e della Civiltà Contadina dell’Alta Irpinia, sito nel centro storico, e partecipare alla vita del paese che si caratterizza per lo svolgimento del mercato domenicale.

Ore 13,00 – A PRANZO CON I POETI
Presso il Ristorante IL CACCIATORE
(menù a prezzo fisso: €.15,00 – bevande escluse: primo, secondo e contorno – prenotazione obbligatoria: tel. 0827 41019)

Ore 16,00 – LETTURE SUL SAGRATO– Chiesa Madre Santa Maria delle Grazie

Ore 17,00 – intermezzo con taralli e vino

Ore 18,00 – LETTURE AL TRAMONTO – Piazza Vittoria
(il sole tramonta alle 18,54)


Coordinano le letture Raffaele Barbieri, Emanuela Sica

Incursioni sonore dei PIANOPERCUTROMBA (Carmine Cataldo, Paolo Godas, Fabio Lauria)


Ore 19,30 – SALA CONSILIARE VIA ROMA
Riflessioni a margine
saluti del presidente del Forum dei Giovani di Guardia L.: Gerardo Castellano
Interventi: Franco Arminio, Cosimo Caputo, Felice Casucci, Claudia Iandolo e Paolo Saggese
coordina: Giandonato Giordano
conclusioni: Domenico Cipriano

Durante tutta la giornata le poesie sono esposte lungo il percorso del centro storico.

In caso di pioggia, tutti gli appuntamenti si terranno presso la Sala Consiliare in Via Roma.

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È stato realizzato un catalogo della manifestazione, edito dalla Delta 3 Edizioni di Grottaminarda, accolto nella collana “Ghirlande - Stéphanoi” diretta da Paolo Saggese, con la copertina realizzata dall’artista Giovanni Spiniello, in cui è possibile trovare tutte le poesie esposte, oltre ad un’appendice fotografica delle precedenti edizioni, corredato da introduzione e prefazione. Il catalogo sarà disponibile alla manifestazione.

giovedì 25 giugno 2009

Su Italian Day di Carmine De Falco

Kolibris edizioni, 2009

Questa opera prima di Carmine De Falco è la conferma di un cammino poetico che ha già dato prova di sé: Carmine ha infatti vinto concorsi e ricevuto ottime critiche, anche (il che non è facile) da colleghi e critici più o meno coetanei. Del resto sia la presentazione di Luca Ariano nelle bandelle che l'introduzione di Chiara De Luca testimoniano, con l'acutezza di un occhio critico allenato, questa capacità del Nostro di riuscire gradito ai lettori, certo anche a quelli meno giovani come il sottoscritto. Un poemetto che si svolge da “Mattino” a “Pomeriggio” a “Sera”, con un “Prologo” che lo avvia, e un sagace interemezzo preserale intitolato “Ape”. Un flusso di personaggi e situazioni quotidiane che compongono una narrazione corale dal ritmo sincopato (quasi da video in presa diretta) e trascinante, un lessico estremamente curato adagiato su una sintassi spiazzante e sussultoria (come se apparissero qui e là dei link che ci rimandano altrove e ci risultano irresistibili: bella immagine suggerita da Chiara De Luca nella sua introduzione). Ma questa scrittura è al tempo stesso esatta come un bisturi nell'incidere le metastasi della nostra società. Lo sguardo è oggettivo, a tratti venato di pietas, pur parlando spesso delle banalità e brutture del nostro vivere sociale: tv spazzatura e rifiuti materiali, rapporti personali superficiali e basati su bisogni affettivi e/o sessuali da “sfogare”, mete illusorie e vacue, lavoro incerto e progetti piccolo o medioborghesi… è un fotografia “inglese” di questa nostra Italia. Non ci sono sbavature o facili recriminazioni, c'è invece un fondo sapienziale che ci ricorda la visione del mondo del Qohèlet, forse il libro più “contemporaneo” del Primo Testamento: «Com'è la morte di un ateo / hai chiesto ad amici e nessuno / ha dato risposte…» (p. 9)

Carmine ha composto un'opera che credo gli darà molte soddisfazioni perché ha come trovato il sigillo (espandibile, modificabile, declinabile su nuovi versanti, in fondo proeteiforme) certo di una poetica che non gioca con la lingua, non guarda la realtà dalla torre d'avorio, non indugia in giochetti stilistici vacui, non epigoneggia (pur risultando evidente la profonda e non rinnegata conoscenza della tradizione, come nota giustamente anche Luca Ariano) e neanche vuole risultare moderno o giovanile a tutti i costi, eppure lo è, ma intrinsecamente e non artificiosamente.

Sarebbero molti i passi da citare, ma rimandiamo chi ci ha letto fin qui al libro: lo terrete in un luogo raggiungibile, ve lo leggerete in treno… non vi deluderà. (AR)


mercoledì 7 ottobre 2009

Su Pro/Testo a cura di Luca Ariano e Luca Paci

recensione di Vincenzo D'Alessio


L’impegno dei curatori, Luca ARIANO e Luca PACI, è stato premiato con questa bella Antologia di poeti contemporanei “giovani”, non solo per data di nascita, principalmente per ricchezza di contenuti. Forze giovani, con una voce di pro-testo/a, che bene può rappresentare il pensiero di una “Cultura”: «Ma la parola “Cultura” non indica soltanto la cultura specifica, d’élite, di classe: indica anche, e prima di tutto (secondo l’uso scientifico che ne fanno gli etnologi, gli antropologi, i migliori sociologi) il sapere e il modo di essere di un paese nel suo insieme, ossia la qualità storica di un popolo con l’infinita serie di norme, spesso non scritte, e spesso addirittura inconsapevoli, che determinano la sua visione della realtà e regolano il suo comportamento.»(Lettere Luterane, 24luglio 1975)

Difficile scegliere in questo coro un solista. Difficile scegliere tematiche omogenee se non quelle enunciate dal presentatore Luca PACI: «E allora il mio e il tuo compito, lettore, è quello di dissentire, creare le condizioni di presenza di una vera pluralità» (pag. 8). La voce poetica che, per contrasti, viene per prima alla luce è quella di Carmine DE FALCO, poeta campano, il quale nelle sue Variazioni, questo il titolo delle poesie, aggiunge una dedica particolare ad Alessandro RAMBERTI e alla sua collana “Sia cosa che”. Coinvolge in questo modo l’editore ponendolo tra i coraggiosi che sfidano l’assuefazione dei tempi che siamo costretti a subire (non a vivere!, la vita è nella parola poetica!)

DE FALCO è un degno rappresentante di questo coro, quasi un contralto, perché la sua “rivolta” (pag. 81) è simile a quella Rivoluzione Meridionale del nostro Guido DORSO: chiede ai giovani di essere artefici del proprio futuro, senza paure, facendosi male nel seguire la strada incerta della propria scelta non soltanto individuale ma collettiva, come pochi: «E ti invito a leggerli i poeti, / quelli “giovani”, un po’ dilettanti / forse, ma concreti perché la poesia / quella onesta, va letta prima che scritta» (pag. 81). Finalmente il ritorno di questa stupenda parola “onesta” che non si ripete più in Italia da almeno trent’anni. Le figure retoriche in queste poesie sono poche ma sono molti i segni concreti che l’esistenza insegna, che la Vita impone, che la Poesia proietta nella Storia, ché a questo è chiamata anche la vita di un Poeta. Il Nostro l’ha capito e assunto come valore fondante del suo vivere: «(…) io posso / dirti in pochi versi tutto il pensiero / e spogliarti, e denunciarmi / e dichiararmi colpevole (…)» (pag. 77).

C’è nella poetica del Nostro la bellezza struggente, e il dolore malvagio, di “quell’amara speranza” di cui parla un’altra poetessa del nostro Sud, Emilia DENTE, a proposito dell’impossibilità dei giovani di gestire il proprio ruolo, di essere protagonisti del proprio presente, memori di un passato che morde come un rimorso, di cambiare la società dove si è prima attore e poi spettatore partecipante: «(…) E si farà a lotta / per sfruttarsi di più. / Quale filtro / quale mondo migliore nelle stanzette / da seicento euro nel centro di Roma / o di Bologna con i poster» (pag. 79). Nei versi del Nostro poeta ci sono tutti i tratti violenti del suditalia – proprio tutti – non ne viene tralasciato alcuno.
(Che dolore provo mentre recensisco, cercando di essere imparziale, nell’accorgermi che i miei sacrifici, e quelli dei miei figli per un Sud migliore, sono valsi a poco; se i temi negativi sono gli stessi che affrontavamo quarant’anni fa!)

Torna, in DE FALCO, il credo che spinge noi tutti a Sud ad essere dei “partigiani”: «(…) Ma ancora resta scrivere / parole un’arma / mortale, (…)» (pag. 77). Credo, che ci unisce a tutti i poeti del mondo. Credo, che anticipa i tempi e per questo è poco credibile nel presente. Ce lo ricorda, a distanza di trent’anni, PASOLINI: »Aver governato male, significa dunque non aver saputo far sì che i beni superflui fossero un fatto (come oggettivamente dovrebbe essere) positivo: ma che, al contrario, fossero un fatto corruttore, di selvaggia distruzione di valori, di deterioramento antropologico, ecologico, civile.» (Lettere Luterane, 24 agosto 1975)

Ottobre 2009

giovedì 4 giugno 2009

Poeti vincitori del Pubblica con noi 2009

Vincitori sez. Poesia (v. anche la sez. Racconto e l'attestato dei vincitori) del concorso Pubblica con noi 2009

I classificato

Economia di Domenico Lombardini (Genova)

Domenico Lombardini (Albenga, 1980) si è laureato in scienze biologiche nel 2006. Dopo la laurea si è sposato con Stefania e si occupato di traduzioni tecnico-scientifiche. Ora è dottorando di ricerca in neuroscienze all'università di Genova e traduttore free-lance.

Incipit della raccolta

inguaribile strabismo dell’osservazione – puntare
un dito frangendo uno schermo acqueo che riverbera
in onde concentriche i tocchi; così osservare
modifica l’oggetto, senza una possibile oggettività

*

non è questo il migliore dei mondi, diceva
– è forse il peggiore; l’altro ascoltava
e fissava la granulazione salivare sul labbro, non capiva

*
mi sono adagiato su un comodo reticolo,
e ho accettato senza riserve la consistenza
finita del corpo; poi ho creato nel mio addome
un’apertura, uno speco verminoso. venne un medico,
mi disse: è normale – non passerà.

*

ho pietà della mia coazione a ripetere
atteggiamenti-pensieri-stati mentali.
ho pietà della mia pietà.

*

la nostalgia è un rimedio a cui troppi indulgono. la fiducia
nel futuro è d’altronde necessaria, o meglio, strategica:
struggle for life (l’urgenza del tempo presente è vomitevole)

*

un sogno: torso atterra, nudo, cazzo eretto, infitto.
poi la pelvi muoversi, lo sperma uscire
e intridere la terra - non volevo. una voce alta mi gridava: bravo.

*

i figli crescono alla luce delle vetrine
[principio del piacere indicativo]
scandali di un mondo in rovina.
vedi un muro, l’intonaco nuovo: no, solo crepe, fili di ferro
sporgenti, ossa da corpi sfatti.

*

l’aria non si fa abbracciare, con schiocco
le mie braccia chiudono circonvoluzioni
ridicole. solo ora mi accorgo: a loro basta
questo, la vìa sicura, il corso illuminato, il nodo
urbano del consumo, l’ingurgitamento;
il mondo è fango.

(…)

Motivazioni

(Alessandra Conte)
La raccolta sembra esprimere la volontà di andare oltre allo sfogo personale nella ricerca della poesia, di trovarne il sangue e l’essenza là dove apparentemente sembra non esserci neppure un corpo. Evidenzia un percorso complesso in cammino verso una voce definita, che sa evitare le banalità anche quando abbisogna di dolcezza.

(Carmine De Falco)
Economia è un lavoro compatto e maturo, un’autoscoperta della fisicità corporale e tecnologica, satura di immagini e di stratificazioni, con improvvise rivelazioni, che restituiscono l’elemento materico dell’esperienza. Una materialità ora accettata e forzata dal poeta, ora rifiutata. Eppure la raccolta è fortemente “sociale”, e l’esplorazione fisica è del tutto immersa nell’esplorazione del “consorzio umano” – come testimonia il mix di codici linguistici – fino a toccare, soprattutto nella seconda parte, accenti fortemente “civili”, e civile per eccellenza è Pasolini, poeta citato dall’autore, sempre più punto di riferimento di molti dei lavori poetici di questi ultimi anni. Sentimento chiave in Economia è la pietà, fortemente legato al senso di fisicità che domina tutta l’opera, bisogno di salvezza dal tempo (“conteggio di morti, abitudine a consumarci”) rassicurante abbraccio dei cari, tra speranza e angoscia, con un accento modernamente crepuscolare.

(Lara Lucaccioni)
L’autore è capace, anche nelle poesie più brevi, di fotografare uno stato, uno stare, un divenire crudele delle cose, una rabbia intima e spietata allo stesso tempo, probabilmente senza possibilità di riscatto, intrecciando in maniera interessante e originale un linguaggio dal registro alto a termini del quotidiano con virate perfino nel volgare.

(Federico Italiano)
Precisi filtri semantici, meccanismi ben oliati nell’assetto sintattico e un pizzico di polvere, di materia spuria, gramigna verbale qua e là, sono gli ingredienti che fanno di questa poesia una lettura godibile e degna di nota. Peccato per la tensione ironica che sottende un po’ tutti i testi: è buona e necessaria, spesso però decade in facile – sebbene confezionato con stilemi raffinati – umorismo.

(Francesco Accattoli)
Un linguaggio potente e segnato da insistiti tecnicismi, veste meditata, curata per mascherare un senso di inadeguatezza nei confronti del consorzio umano. E la realtà è ingannevole, decadente, d'uno squallore che di tanto in tanto cede il passo al paradossale e al grottesco. Non vi è risoluzione se non nella nudità della persona. La versificazione segue l'urgenza dell'atto giudicante, dalle sententiae – rapidi cenni di riflessione – a liriche più classicamente pensate sino a liberi monologhi, puntuali nel tracciare istantanei microcosmi.

(Matteo Zattoni)
Poesia del linguaggio, lingua che anticipa le immagini e diviene essa stessa simbolo mediante l’uso del neologismo, la molteplicità dei registri. Ma la ricerca linguistica non è fine a se stessa, non vuole stupire, non solo. Al contrario è uno studio funzionale al gioco dei punti di vista, serve a rappresentare le molteplici sfaccettature dell’esistere come nel “ciclo dell’immaturità”. La concentrazione di senso, talvolta appena in eccesso, sa anche sciogliersi in felici esclamazioni che appaiono come eruzioni di pura vis comunicativa.

II classificato

L’uscio
di Francesca Mannocchi (Roma)


Francesca, 28 anni, romana. Una laurea con lode in storia del cinema , il desiderio di raccontare storie. attraverso immagini o poesie o racconti. comunque indignata, naturalmente inquieta.

Incipit della raccolta

‘E caddi come corpo morto cade’

Andavo adagio e zoppa
alla scoperta del mio Inferno
Credevo che ricerca significasse Verità
invece mio malgrado
svelata ho preso forma
quando t’ho visto in chiaro
sensuale uomo, carogna.
Strisciavi come randagio e
mi hai caricato a forza
Caronte della mente, senza
pace, senza sosta.
È questo il mio destino,
eterno contrappasso di
anima a metà.
Nell’elegia delle tue bugie
c’è il mio elisir di Verità.


Diplopia

Il simile conosce il simile
eppure soffro, perché so
che aspetto ha amore


Meno per meno più

Non tiriamoci indietro dalle lame
Lasciami prendere la mira
e pensami stesa al muro
impaurita da una forza che può umiliarmi,
– bambina ferita –
o infliggermi la colpa di desiderarti ancora
Lasciami prendere la mira,
mentre mi pensi con le spalle al muro
per finirmi
– femmina di carne –
nella sconfinata anestesia del mio sentire.
Lasciami prendere la mira.
Ché con le spalle al muro
mentre col mio silenzio di fuoco
ti implorerò Finiscimi
lancerò il mio ultimo gesto di pietà nel tuo occhio sinistro.
Da cui lacrimeranno gocce
della fine

Motivazioni

(Lara Lucaccioni)
L’opera appare coerente e stratificata nei modi di un canzoniere ad un tu sempre presente e destinatario privilegiato; l’autrice riesce ad amalgamare perfettamente il suo vissuto privato con immagini originali e peculiari, a volte anche piacevolmente ingenue e naif. L’autrice è capace anche di illuminazioni che spesso virano nel campo dell’ironia.

(Francesco Accattoli)
Una poesia che diventa desiderio carnale di rivelazione, diagramma esistenziale che traccia uno scenario di relazione, in forme ritmicamente attente e controllate, modulate secondo un'ampia varietà di tonalità espressive. Il dolore della non appartenenza si palesa in una declinazione ampia, a volte si completa e si sana, a volte lascia il segno sul corpo; e con lui l'inganno, che si estende ad ogni occasione d'incontro, fuori.

(Alessandra Conte)
L’autrice svela un resoconto d’amore del tutto femminile, e nel farlo mostra di scansare le zuccherosità che il tema potrebbe portare. Il pregio sta nell’abilità di snodare la materia in alcune immagini chiare e non scontate, che si costituiscono catalogo di ricordi, a delineare la fisionomia dell’amore finito.

(Antonietta Gnerre)
L’amore scorre sulla pelle di queste poesie, come frutto di un’attenta ricerca: “Il simile conosce il simile/ eppure soffro, perché so/ che aspetto ha amare”. Il rimpianto della felicità assoluta riemerge dai ricordi. La mano del cuore che accompagna il suo aquilone nel vento sa che può di nuovo non averlo più. Il messaggio di questa poesia è semplice: bisogna credere fino all’estremità perché “La poesia è desiderio carnale di rivelazione”. Sono questi vigilati eppure così visibili riflessi a dare fisionomia caratteristica alla virtù delle immagini in queste opere – “Niente si irrompe mentre scivolo nel mare” – senza ritorni e riprese il mare ci culla e ci distrae da tutte le altre cose.

(Carmine De Falco)
L’uscio racconta di un amore finito, scandaglia con un’analisi spietata, talvolta cinica, rapporti erotici, colpa e desiderio, menzogna, innocenza, scissione tra corpo (sacrificato) e mente. Di per sé l’argomento non è originale, ma la forza de L’uscio è nella compattezza che si dipana lungo tutta la raccolta, la capacità di penetrare a fondo nell’interiorità, e di restituire sic et simpliciter le diagnosi in itinere di un “malamore”. Peccato solo che l’autore calchi spesso la mano e si perda in superflui maledettismi. Molti i riferimenti letterari, in particolare alla Medea, rivisitata e capovolta, nella compartecipazione alla colpa. Ne L’uscio, in definitiva, la relazione amorosa è ridotta a uno scambio corporeo, l’atto sessuale diviene l’unico futile strumento di conoscenza, di cui restano avanzi posticci e un’esistenza in bilico tra una vita dimezzata dall’assenza dell’altro e l’impossibilità di unirsi completamente.

III classificati ex aequo

Addis Abeba di Fausto Toccaceli (Cagli, PU-Addis Abeba)



“Mi chiamo Fausto Toccaceli, sono nato a Cagli (PU) il 14 settembre 1955. Diplomato all’Istituto Commerciale di Cagli. Ho ricoperto il ruolo di ragioniere presso il locale Comune dal 1978 al 2000; sono andato in pensione all’età di 44 anni per gravi motivi di salute; ora vivo in Addis Abeba, dove mia moglie insegna presso la locale Scuola Italiana dall’anno 2008, con un contratto fino all’anno 2012. Torno in Italia solo nel periodo estivo, vacanze scolastiche. Dopo il pensionamento quelli che erano solo hobby, oggi sono diventati un lavoro (nel senso che vi dedico molto del mio tempo): lettura e scrittura. È la prima volta (un po’ per curiosità, confrontarsi con altri scrittori, un po’ per vanità) che partecipo ad un concorso letterario; ho sempre scritto per me e per i miei amici, soprattutto dopo che mi sono trasferito in Africa; un modo per comunicare e per far capire agli altri quello che sto vivendo – esperienza incantevole – . In riferimento a ciò, allego uno scritto, redatto poco tempo dopo il mio arrivo in Addis.”

Incipit della raccolta

Addis Abeba 1

Mi sento uno scricciolo nel suo nido
In questa città confusa e colorata.
Il tuono rumoreggia senza abbaglio
Ma è la pioggia la compagna del momento
È la pioggia a schiudere le fessure dei pensieri
Senza più confini sotto questo cielo immenso
Dove la luce in ogni modo trapassa e regna
Dove il sogno non è abbastanza
E le carezze hanno il sapore
di un domani prossimo a venire.


Addis 2

Com’è cordiale la vita
Nel mentre di un febbraio
Che sa di maggio inoltrato
E concede odori mai immaginati.
Com’è fedele la vita
Nei suoi spigoli mai espressi
Nelle sue giocose voglie
Che sanno di mulino diroccato.

Mentre le ultime ombre scappano
Il sangue scorre e non si ferma
È caldo dentro di me
Trasuda la gioia nello scorrere dei pensieri
Che sanno di ruggine dorata.
È festa nel silenzio dell’aurora
Dove l’ombra è un semplice ricordo
E i fiori traballano

Dove lo sguardo è assente ma tutto circonda
E il richiamo di un aiuto è subito ascoltato.
Accovacciato nell’angolo espio le mie colpe
Che mai verranno perdonate.
Quando da ovest il sorgere del sole
Accecherà l’invidia e il rancore
Tutto procederà a ritroso
E la giustizia sarà l’ultima a morire.


Addis 3

Vermigli garofani occhieggiano
Sotto un battito d’ali
Ancora fiori e corolle aperte
Germogli che odorano di terra
Terra che ha il sapore di un colore
Che non conosco.
Il sogno si avvera
E la pioggia cade come sempre.
Chiedo al mendico:
– Quanto, ancora ho da aspettare?
Lui mi risponde:
– Hai già atteso abbastanza
Corri e non voltarti,
Tutto è già stato, tutto ha da venire.


Motivazioni

(Matteo Zattoni)
Immagini nitide di un altrove, scolpito attraverso colori di paesaggi e di piante, e rituale alternanza ora di voci, ora di profondi silenzi. Il verso musicale accompagna nel trapasso verso una dimensione “altra”, primigenia, in cui il rapporto tra l’uomo e la natura non è ancora giunto al grado di compromissione tipico delle società occidentali. Ciò che colpisce nelle poesie di Addis Abeba è la coerenza della tessitura che ricrea, senza strappi o sbavature, il disegno di un mondo a metà tra l’onirico e la fiaba, in cui – paradossalmente – emergono con più veemenza le leggi di realtà.

(Antonietta Gnerre)
Nella poesia la limpidezza dei ricordi scava con le mani la purezza del dialogo: “Sei venuta da me anche stanotte/ Con il tuo lungo pastrano scolorito/ Perché non riveli la tua vera identità/ dietro quell’ombra maledetta?”. Tracce incancellabili che riaffiorano dagli specchi dei desideri e dalle immagini non visibili.
Questa poesia è “sanguigna” viaggia come un corallo che si è caricato di un significato proprio, travolgendo il triste alone che si estende oltre l’intuizione dei propri passi. Le immagini sono cariche di luce anche di sera “Verso sera quando la luna/ È solo un ricordo/ Le ombre si dilatano/ E chiedono di te”. Questa poesia riesce inoltre a rappresentare vivamente situazioni e persone, penso all’amata figlia Alice fotografata con la penna così: “Ti sento e ti vedo nel coraggio dell’abbandono/ Nel tuono che porta il suo fresco respiro/ Sei dentro me e fuori me come semplice profumo”.


Corpo di reato di Andrea Lanfranchi (Fermo)


Andrea Lanfranchi è nato a Civitanova Marche nel dicembre 1968, ha conseguito il diploma di maturità presso l’Istituto Statale d’Arte U. Preziotti di Fermo, e si è successivamente laureato in Architettura presso l’Università Gabriele D’Annunzio di Pescara. Ha prodotto alcune pubblicazioni scientifiche nel campo del restauro architettonico e si è poi dedicato alla professione di architetto e restauratore, lavorando tra l’Emilia Romagna e le Marche. Attualmente vive a Fermo dove, oltre alla sua attività professionale, svolge l’attività di pittore ed incisore, e collabora con associazioni culturali locali. Si occupa di poesia fin dai primi anni novanta, ma piuttosto recenti sono le sue prime pubblicazioni. Suoi componimenti sono stati inseriti in alcune raccolte antologiche, tra le quali ricordiamo, per Perrone editore (collana LAB): Pace. I grandi temi della poesia, Fili di parole, e l’antologia dei finalisti della III edizione del Premio Logos. Altri suoi componimenti compaiono nell’antologia del Premio Alberoandronico 2007 e del Premio Città di Empoli-Domenico Rea 2008 (Ibiskos Ulivieri editore). Con la raccolta inedita La Strada l’Attesa, risulta tra i poeti segnalati all’edizione 2008 del Concorso Pubblica con noi (Fara editore), e ha ottenuto menzione di merito al Premio Montano (ed. Anterem). Un suo racconto, risultato finalista alla III edizione di “Racconti alla Rovescia” 2008, organizzato dalla rivista ARGO e dall’associazione culturale NIEWIEM, è pubblicato On-line.

Incipit dell'opera

Sedimenta

Quando le guardi, vedi un lampo di magnesio nei loro occhi.
Un lampo, come un vuoto sordo.
Orbite scavate nella sabbia – pareti in continua rovina
Sguardi aperti sul nulla o sul tutto: come disporre due mani a conca
E attendere un vento (salvifico o crudele) che le disgiunga
… o un motivo apparente di disgiunzione

Quando c'è campo
Quando l'inciampo si verifica per interstizi (appunto, per disgiunzioni)
Quando lo scandalo ti rassomiglia e percepisci nella rete spazio in spazio
Scendi dal tuo volo di trapezio
Scava sino alla radice
Cova la tua ombra sul filo della luce
In un respiro calmo d‘iniezione, e profondo
Guarda dallo spiraglio
Come dentro una ferita: s'aprirà
Una finestra o un taglio
Respira dal tenero boccaglio

Per foce o per sorgente
Fa scandaglio…

I

Il cielo
Si è posato sulle loro facce avvizzite
Colte con le mani sprofondate nel ventre (come artigli)
Come a voler ritrovare l‘origine di una colpa e carpirla
Estirparla dalla memoria della loro stessa carne (del loro stesso sangue)
A ché nessun D-Io possa più esiliare i propri figli, sollevare le loro menti al cielo
E poi disinfettarle nel fango
Per innalzarle ancora più alte più vere più sue

Vorrebbero
I loro occhi
Le loro costole aprirsi al profondo respiro dei deserti
Salve
Ritrovare ai margini d'una soglia
Il colore nero delle forre in cui obliaronoi loro figli
In quello discendere e amare
La fiamma di voci generate dal loro stesso grembo
Dal loro interno mare


Motivazioni

(Alessandra Conte)
La raccolta si presenta sotto forma di magma, ed è una delle poche che presenti del materiale per niente scontato che trova vita in associazioni che generano scintille. Proprio per questo, e per la sua attualità, genera interesse.

(Matteo Zattoni)
Dettato oscuro, compresso, a tratti enigmatico; le poesie di Corpo di reato si impongono per sottrazione, seguono percorsi non lineari. Il verso è friabile, plasmabile, spesso conduce su false piste o si sfalda del tutto, frammentandosi in tante unità minime. Eppure, la fatica del procedere formale corrisponde necessariamente alla pena di un dire che non fa sconti. Immagini materiche e persino violente, legate ai guasti della corporeità, introducono il lettore nel cuore delle contraddizioni psichiche ed emotive dell’io contemporaneo.

(Federico Italiano)
Nutrita dai versi memorabili di alcuni classici dell’800, è soprattutto la dimensione visionaria a spumeggiare in questa poesia, dando brio e senso alle composizioni. Del resto, un po' più di disciplina potrebbe giovare a questa penna veemente.


Poesie raccolte di Nicola Lorenzetto di Vedelago, TV



Nicola Lorenzetto è nato il 23/08/1980 a Castelfranco Veneto (TV). In queste zone tutt’ora risiede. Ha conseguito la maturità classica al Liceo Ginnasio Giorgine, nel suo paese natale, nel 1999. Ha proseguito gli studi all’Università di Padova, laureandosi nel luglio 2003 in Biotecnologie. La sua vita attualmente trascorre tra capannoni industriali, traffico, mansarde, il monte Grappa e i Lagorai.

Incipit della raccolta

# IPERTENSIONE VISIVA

Sul cavalcavia
il tuo viso che si frantuma
il tuo odore che si disperde sull’asfalto
ci lasciammo avvolgere da una nebbia lenta
sembrava normale
il mio cuore precipitò
guardandosi dentro
quasi non lo riconobbi
impermeabile
il mio cuore
proseguì lungo i binari
“Quello che cerchi non c’è
non lo troverai qui”.

***

Una nube tossica qui sopra
rossa nel cielo prospera
imploro il cellulare non so
sbatto la testa a zonzo
riuscirò a strozzare quel tuo collo morbido e idratato?
la notte dentro lo stomaco
forse la musica seguirà gli etilici
io se torno a casa non dormo.

***

Porno House
la confusione
speravo di vincerti
non ho avuto il tempo
tutti scorrono disciplinati i liceali
non hanno ancora scelto
rullo di tamburo
ti sono davanti
mi reggo in piedi
su di un comodo letto in lattice
quello che non vuoi sentire si può tacere.


Motivazioni

(Federico Italiano)
Siamo di fronte ad un vero libro di poesia. Può piacere o no, ma c’è tutto: sapienza grammatica, sensibilità ritmica, raffinata e accattivante intertestualità, pensiero, mondo, cattiveria. Andrebbe pubblicato – speriamo però che azzecchi il titolo!

(Carmine De Falco)
In Poesie raccolte l’autore non delinea tanto un disegno comune, quanto una serie di visioni, che una dopo l’altra selezionano brandelli di realtà, schizzando un’immagine attuale dello scenario italiano odierno. Immigrati e paesaggi industriali, termini tecnici e sintagmi poeticamente ritriti, che si condensano qua e là in immagini pregnanti, fanno da fondale all’ispirazione del poeta, spesso guidato da epifaniche apparizioni amorose. L’autore mantiene tratti di originalità, anche quando, come ne La fuga di Chiara, preferisce affrontare temi di maggiore lirismo, senza però ovviare del tutto ai rischi di cedere al “poetese”.

Altri poeti che avendo ricevuto un certo gradimento dai giurati verranno pubblicati nel libro Legenda (questo il titolo della antologia dei vincitori 2009)

Tarassaco e viole di Emilia Dente (Montefusco, AV)



Emilia Dente è nata in Svizzera il 5 Luglio 1973, vive tra le colline irpine, in provincia di Avellino. Sociologa per passione, scrittrice di natura, operatrice socio-culturale per vocazione è specializzata nelle strategie di progetto per sviluppo locale e ha progettato e realizzato eventi socio-culturali per Enti pubblici e privati del territorio irpino. Ha collaborato al progetto Monitor – prima indagine conoscitiva inerente il fenomeno della microcriminalità – dell’Assessorato alle Politiche Sociali della provincia di Avellino, ha ideato e realizzato , per conto del Consorzio dei Servizi Sociali A/6, il progetto Diritti e doveri nel gioco della Vita, pubblicato nel testo Bambino di oggi, uomo di domani. Membro del Gruppo Culturale “F. Guarini” e già presidente della giuria tecnica del Premio Nazionale di poesia “Città di Solofra”, ha avuto numerosi riconoscimenti per l’attività letteraria in ambito nazionale. Ha pubblicato Cuore di donna – racconti e poesie – e ha curato l’edizione di due antologie poetiche. Svolge attività di critico letterario e cura la rubrica Rime e Prime sul sito web www.ilquaderno.it del settimanale omonimo di Benevento.


Incipit della raccolta

Non so morire

non so morire
tra mura di ardesia e cemento
tra campi rossi di papaveri e grano
non so morire

l’ora sterile del campanile
scorre lenta nelle vene


qui

ora


all’ombra del mio cuore

non so morire

***

SIAMO TUTTI CLANDESTINI

in una ragnatela

di sangue

e anemiche parole


***


a Vincenzo, vegliando l’alba

anime pezzenti
è nostro il sogno del mattino
nel buio della malanotte
e dell’eternità
pezzenti
scarniamo il volto e la parola
elemosinando l’aria
e sbarrando gli occhi chiari
anime
lunedì qualcuno pregherà per noi


Motivazioni

(Antonietta Gnerre)
In questa silloge, le parole e le idee, non tralasciano nulla al caso. Il dosaggio delle immagini ci arriva con le ferite ancora aperte “Nel mattone scheggiato si affina/ il graffio labiale del tempo// alle mura d’oriente/ affondo la mia voce”. Una voce che sfida con grande acutezza il senso di un cammino fatto di sofferenze e di riflessioni vive. Il gusto stilistico è intuitivo e ricercato, depurato ed equilibrato. Si potrebbe dire che sostanzialmente è poesia dell’anima. Poesia che ricerca storie vere, personaggi veri, racchiusi in destini che ci fanno riflettere esplicitamente – “Peppino cammina/ nel cuore dei coralli/ cento passi oltre la vita” – cento passi per non dimenticare chi ha saputo lottare con coraggio e determinazione le ingiustizie di questo mondo. Peppino Impastato, ci ha consegnato la sua vita in cambio del coraggio. Perciò questa scrittura mi è apparsa affascinante e ricca di ingredienti che scorrono perfettamente sulla pelle di chi la legge. La parola saltella e mostra con coraggio l’equilibrio emotivo della vera poesia.


Un cerchio di pietre di Riccardo Burgazzi (Novate Milanese)


Riccardo Burgazzi è nato a Milano il 13/02/88 e residente a Novate Milanese. Ha frequentato il liceo scientifico ed è attualmente iscritto al secondo anno di Lettere Moderne all’Università Statale di Milano. Alcune sue poesie si trovano presso il sito “Farapoesia” e, con altri autori, per Fara Editore ha pubblicato testi nell’antologia Il silenzio della poesia. Altre opere sono presenti nelle antologie dei premi Un fiore di parola (Via delle belle donne) e Filari in versi (Culturaglobale).

Incipit della raccolta

Introduzione

Me ne andrò in barca a remi
al triangolo delle Bermuda,
durante
la tempesta,
nel mezzo
della notte,
per essere sicuro
di perdermi
e trovare qualcosa per caso,
di poco valore,
ma che sia mia e parli
di conchiglie
e luci spente.

Non andrò da nessuna parte
per non diffondere solitudine.
Starò seduto su questo colle,
nel mezzo di un cerchio di pietre.
Attendo racconti dal Libro:
l’indice che può, ha voluto
l’universo tra le mani di un cieco.


Sifula

Seduto col sole sulle braccia,
ascolto gli uccelli.
Non ancora abbastanza caldo;
fischierei, ma ho lo sguardo perso.
Quante ore si possono passare
guardando una montagna?
Tamburellerei le dita,
come avrebbe fatto il nonno.


Rocca sul mare

Pietre roventi scrocchiano
sotto i passi a mezzogiorno:
nulla rimane dopo il saccheggio.
Pietre inumidite dalla lingua
delle capre per le briciole
da una tovaglia scossa.

Dall’alto di questa rupe
vedo gli scogli e non so più
da quanto il mare li circonda.
Una lucertola raccoglie quel sole
che annusava il respiro del vulcano
prima che le clave battessero le rocce.

Riprodurre la rete che intreccia
questi angoli, questi animali:
non trovo il superfluo da ignorare.
Cerco un nodo per non sentirmi estraneo,
per legarmi al filo che intravediamo
tracciato in un silenzio eterno.

Motivazioni

(Lara Lucaccioni)
L’opera è interessante per il suo modo di raccontare la natura e le forme con cui l’uomo ci interagisce, come uno specchio spesso fedele, conservando l’unitarietà di un corpus omogeneo, senza picchi di estrema originalità, ma anche senza scadere mai nel banale.

(Francesco Accattoli)
L'eleganza dei modi e la chiarezza della narrazione tracciano un dialogo continuo con la natura, ne fanno un luogo privilegiato di riflessione. La ricerca espressiva dei versi – numerose le figure di suono – conferisce alle liriche una valenza che oltrepassa il semplice gioco ritmico: è il senso pittorico a rendere vivo il continuo richiamo al mondo esterno, situazione ineluttabile affinché emergano – come da un silenzio indifeso – le ragioni del poeta.

sabato 26 luglio 2025

Recensione di Flavio Vacchetta a "I naufraganti" (Industria&Letteraratura) di Luca Ariano e Carmine De Falco

 


È rara una silloge poetica a quattro mani. Tale è quella di Luca Ariano e Carmine De Falco: I naufraganti, edita da Industria & Letteratura nel 2025. Forse perché il poeta deve affermare solipsisticamente la propria originalità, l'unicità della propria esperienza e della propria voce, quasi come se le nostre parole non fossero già inevitabilmente altre. Le parole sono come gli asciugamani dei molti coscritti, in camerata, o, per essere meno prosaici dell'esempio di Gadda, parole, immagini, mondi, non nascono dal nulla, ma sembra quasi di rinunciare a un qualche vanto o merito trascurando questa ovvietà. Eppure il risultato poetico può essere potenziato dalla collaborazione, e il valore della poesia è quello che conta, non l'affermazione dell'individualità. Quante opere del passato sono rimaste anonime, anche perché originariamente collettive, come le grandi cattedrali medievali. Anche nei brani per pianoforte a quattro mani tendenzialmente il solista deve scomparire. Anche lo scrivente ha partecipato a opere artistico-letterarie collettive, ma in un prodotto, diciamo, di coppia, c'è qualcosa di meno e al contempo qualcosa di più che in altre opere collettive, proprio perché tertium non datur. Inoltre, distinguere qui le voci dei due autori non è semplice per il lettore comune, né viene esplicitata la distinzione dei ruoli. In qualche modo, già questa è una dichiarazione di intenti.  Forse l'individualismo è un'altra malattia dei nostri tempi.

 

Con la prima poesia si impone il contrasto fra la storia personale, privata, e il mondo nuovo, che irrompe con l'impersonalità dell'algoritmo, delle voci registrate, quelle con cui spesso dobbiamo confliggere quando tentiamo di accedere a un servizio, o quando viceversa ignoti cercano di propinarcene uno telefonicamente.

A tal proposito, da poco mi è giunta notizia della nuova frontiera della cibernetica: il doppiaggio automatico di serie su internet (“telefilm” avrei detto una volta) nella sua versione più evoluta, tramite intelligenza artificiale, che promette novelli Cigoli e Amendola.  Così, parlando di voci, a qualcuno sarà capitato di trovare una qualche incongruità nella voce di un poeta che legge le proprie poesie; o avrà forse rilevato che l'autore non fosse il miglior lettore della propria opera. E così, tanti divi del cinema estero (americano in special modo) sono per noi indissolubilmente legati alla loro voce italiana, e, sentiti in originale, la loro interpretazione non ci fa lo stesso effetto, ci sembrano anonimi. D'altronde si diceva che la fama di Rodolfo Valentino risultasse offuscata dall'avvento del sonoro perché la sua voce non era all'altezza del suo aspetto. (per qualche curioso, ho scoperto da poco l'esistenza di un rullo Edison con la voce di Ciaikovski). Altre volte ci siamo trovati a immaginare l'aspetto fisico – per così dire – di una voce solo sentita. E ciò valga come ulteriore indizio che tra autore/i e opera non vi sia un legame univoco, come non vi è tra voce e corpo.

 

Tornando alla nostra Opera, ho pensato che avrebbe giovato una separazione più netta tra i vari componimenti, ma anche questa è probabilmente una scelta poetico/editoriale. Ad ogni modo, la prima poesia inizia “C'è sempre una prima volta”, e introduce, dicevo, la memoria personale: momenti e luoghi passati, le “morte stagioni”, il fantasma di una 'lei'; nella seconda, che inizia “E' l'ultima volta”, si affastellano i 'fenomeni' della contemporaneità, a cominciare dagli eventi bellici, in rotta, o in interscambio, con i ricordi. Si tratta di guerre del presente, del vicino e del lontano passato, a tutte le latitudini. L'espediente retorico utilizzato è appunto l'enumerazione,  che sollecita il senso di un'ulteriore invasione subita dal singolo, ovvero quella delle notizie e delle immagini, e al contempo esplicita (implicitamente) l'impossibilità di convertirle in una sintassi, in un discorso.

 

Altre forme, geografiche, della lontananza, per esempio nelle Ande, sugli altipiani persino pittoreschi della Bolivia, inducono a chiedersi: dove si è spostato il lontano? Quali sono le nuove frontiere? Il multiculturalismo, la pervietà del limen, l'inclusività progressista e via dicendo, appaiono tanto lontani da quel motto lapidario: “Sempre la confusion de le persone / principio fu del mal de la cittade”, con “la gente nova e i subiti guadagni” rovina di una comunità, e sarebbero poi i villani del contado fuori Firenze, mica gli extracomunitari. A parte che l'autore dei versi citati sapeva essere molto aperto in tema di influenze culturali, in realtà nulla è cambiato, l'uomo ha sbirciato in tanta parte del mondo, ha compiuto il “folle volo”, per usare un'altra metafora dantesca, ma è ancora quello “della pietra e della fionda”: “non ci siamo poi mossi di tanto / dalla rivoluzione industriale … la cultura / non serve che a renderci lieve il dolore / L'ultima neve, qui sulle Alpi e non c'era / nessuno a guardarla cadere”. In altri termini, in un mondo globalizzato siamo forse ancora più isolati.

 

D'altronde il titolo della raccolta è esemplare: da quelle celebri ungarettiane 'Allegrie di naufragi' tutto sommato personali, pur nel cuore della grande guerra, ad altri naufragi meno metaforici e più storici, in un'ottica in qualche modo militante, nel senso che “l'indifferenza è il peso morto della storia”, come il Gramsci qui in esergo. Vi è, dicevamo, un contrasto tra l'io e la storia, che assume forma poetica come nel soprassalto che coglie chi ha imparato a non confondere il suono dei vicini che battono il tappeto con quello sordo, ovattato, ingannevole delle bombe che cadono il lontananza; ma vi è anche un cozzare tra aulico (nello spirito più che nella forma) e prosaico, con una netta prevalenza di quest'ultimo, a livello linguistico, nel costante irrompere del lessico della contemporaneità, e anche a livello tematico, con talune rade reminiscenza nobili sottotraccia, come nello 'switch' tra Paolo e Francesca e Olindo e Rosa.

 

Se la violenza ha un che di pittoresco

cattura lo sguardo e lo arresta,

resteremo qui ad ammirare le gesta

d’un pasciuto godimento estetico

prima di altri armageddon che solo

frammenti destrutturati

ci rendono digesti nel macabro

deserto dell’immagine

che basta a se stessa.

 

E' chiaro che Ariano / De Falco scelgono di competere con le stesse armi dell'invadente e chiassosa contemporaneità mediatica, dell'ingombrante e pervasivo nemico che però sa condurci subdolamente a braccetto verso la rovina. Il diavolo, probabilmente. Anche se poi, all'improvviso, sparuta compare una rima, che certo può avere molti intenti, ma che vogliamo vedere come un piccolo puntello a sostegno della poesia.

“Odore di diossina... d'asfalto e polveri sottili”, questo ci resta di un “odore di temporale”, così come “vittime teenager sugli scogli... si mischiano ai naufragi”. Emerge nel lettore, forse più ancora che negli autori, un senso di oppressione, confusione, angoscia, come per le notizie allarmistiche dei media che sono, anche queste, bombardamenti, sia pur metaforici.

Ricorrono pure i nomi di mesi e stagioni, a scandire il rapporto con il tempo e con la memoria, tema quanto mai complesso: “ritrovi tuo padre / in quella foto Anni Ottanta ..., da salvare / nei traslochi rimarranno / ritagli in carpette: / non lo rivedrai nel digitale”, perché, qualora mai qualcuno lo credesse, su internet non si trova tutto, perciò l'autentico spirito archeologico e antropologico è quanto mai importante, anche nei confronti delle culture e dei “popoli scomparsi”. E in questo groviglio di frammenti, di immagini, di schegge dal lontano e dal passato, sorge inevitabile la domanda: “Ma davvero siete gli ultimi / ad aver visto quelle stagioni?” Questo ce lo chiediamo un po' tutti, a un certo punto  (“où sont les neiges d'antan?”), ma così viene proprio il sospetto d'esser vecchi. E' una consapevolezza che si estende a questa nostra civiltà, che promana dal nostro, come si dice, background, ma non estendiamola a tutte le civiltà, al mondo intero, se pure la scienza stimi che oltre il 99,9% delle specie apparse sulla Terra si sia estinta. E' la normalità. E se la nostra civiltà è veramente moribonda, forse lo è proprio nel suo rapporto malato con la morte, ora sovraesposta ora rimossa, e con il sapere, ove si sconta il peccato di superbia, cioè la pretesa di cibarsi all'albero della conoscenza, anche qui tra scientismo e nuovo oscurantismo.

 

Nella versione da Ana Seferovic ritorna la flagranza della contemporaneità, della guerra, e in aggiunta la condizione femminile, più il “dente nero”, una specie di antiperturbante, l'oggetto, l'aggancio al concreto, e non, per esempio, il dente di cera di Landolfi, che invece trasportava nella dimensione dell'incubo, come anche i denti della Berenice di Poe. E però il presente si interseca con altre schegge storiche, la storia come l'oggi, con nomi, reminiscenze, fantasmi, di Barbarossa, o di Tito Tazio, e chi era costui? Ricordo un frammento di Ennio, poeta latino arcaico, che riguarda proprio la vicenda qui evocata: “O Tite tute Tati tibi tanta tyranne tulisti”.

 

Il Sonetto contagiato, con la sua stessa forma un po' sghemba, proclama: “E' quando ci scordiamo della storia / che siamo condannati ad ogni aggravio”. S'intende di tutta la storia, quella forse “di civiltà contadine solo sfiorate”, il “mondo dei vinti” se vogliamo: ormai “non sarà tua nonna a scongelare una gallina / per il brodo”, altra immagine icastica. Questo contagio mi ricorda, per il sorriso un po' acre e sardonico, Botulinus di Zeichen. Sonetto seguito fra l'altro, quasi a disseminazione, da filastrocca, ove si ritrovano amplificati procedimenti e meccanismi di accumulazione e allitterazione.

 

Gli ultimi componimenti inclinano ancora tra guerre del presente e giovinezza anni '80, con “acqua e menta”, “partite a briscola” del nonno, “calcio balilla”, “primi amori”, ma si insinua un sentore di sconfitta, quantomeno di assenza di risposte:  “Rimarrà il mistero di quella parola”; “Forse più facile dimenticare / da dove venisti”; tanto che, proprio alla fine, a sollievo di quel coacervo che, direi riassuntivamente, viene definito “assedio”, compare persino la parola 'grazia', “che non giungerà”, certo, ma mi è sembrata significativa.

 

Flavio Vacchetta