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martedì 10 giugno 2025

Versi coraggiosi ed esplorativi di Cesare Cuscianna

recensione di Vincenzo Capodiferro
pubblicata su 
Insubria Critica



Lettere dal fronte è un’opera poetica di Cesare Cuscianna, pubblicata da Fara, Rimini 2024, vincitrice al Faraexcelsior. Già il titolo ci dà un’idea di “Grande Guerra”, di trincea, di bellum omnium contra omnes. Questa è la vita. Leggiamo nel giudizio della giuria: «Quel che resta in cuore e nella mente dopo la lettura di Lettere dal fronte è la conferma che la guerra è semplicemente un’assurdità. Un’orribile assurdità. Versi coraggiosi osservano, esplorano, pensano, desiderano, scavano, appuntano sentimenti e momenti intimamente profondi, situazioni tragiche». “La guerra è regina di tutto”, scriveva Eraclito l’oscuro. La guerra è un’assurdità, purtroppo reale. E la storia ancora non è riuscita a bandirla dai suoi annali, con tutti gli insegnamenti secolari.

Non sopravvivi

se non ti aspetta un desiderio
solo chi ama fa arretrare il tempo
c’è troppa morte in questa primavera
mai visto un tulipano o una rosa
tornare al sonno
ma è cura vegetale avvolgersi nel buio,
il nero sperare sia solo di passaggio.

Il mondo si sgretola ogni giorno
così remissivo da sembrare irreale…


Commenta Alessandro Ramberti nella postfazione: «Troviamo in queste Lettere un gioco bello e impegnativo fra il poeta, tessitore di immagini ed indagatore di verità che oscillano fra una cruda materialità e una labile ma pervasiva ed emozionante ricerca di senso, e il pensatore che fa i conti con una quotidianità spesso greve e costellata di assurdità». È il conflitto irrisolvibile tra ragione e sentimento, tra ideale estetico e ideale etico.

Se scrivessi una lettera ti direi
la guerra continua ma sto bene
e faccio il mio dovere


La guerra cui allude il Nostro non è solo quella esteriore, ma quella interiore, nonché quella vissuta ogni giorno sui fronti della vita, dello stress quotidiano, del “Panta Rei” dell’esistenza umana. Trincea è il mondo del lavoro, tutto, l’erleben quotidiano.

Il tempo è oppio
non più desiderio ma sapienza…


Tempo rimanda a Tempio: “la religione oppio del popolo”. La scientia temporis cioè la coscienza del tempo che rimanda all’heideggeriana esistenza autentica diventa sollievo, cioè vera sapienza, non desiderio, fonte, invece, di dolore.

Lì, intorno a te
cresce l’intangibile momento…


La vita vera sta in quell’attimo che fece esclamare ad Ungaretti: “M’illumino…”. La voce dalla trincea di Cuscianna esprime anch’essa allegria. La vita è naufragio, ma dolce se si coglie, come Leopardi, quel “carpe diem”. Afferrare l’attimo, quello che i greci antichi chiamavano il “kairòs”, dentro il “cronos”, cioè lo scorrere indisturbato degli eventi. Cogliere, come in Quasimodo, farsi trafiggere da “un raggio di sole”:

E poi prendimi, stanchezza
con l’ultimo raggio di sole…

La poesia di Cuscianna è profonda, instabile, rivoltante, non offre sempre lieti cuscini, invita a prendere coscienza di una guerra assurda che ci circonda. Siamo come soldati, ogni giorno, ma ci fermiamo un attimo a pensare, a godere quell’attimo intangibile che ci passa accanto, ogni momento?


Cesare Cuscianna, medico e psicologo, ha vinto: il premio Cesare Pavese 2002 poesia inedita, sezione medici scrittori; il Premio Giovanni Bertacchi - Scia di Buone memorie 2023, poesia singola; il Premio Samnium 2022 e il Premio Xenia Book Fair 2023 con sillogi inedite. Ha pubblicato il romanzo “La Malerba” (Antigone Edizioni 2009, finalista al Premio Calvino 2009) e la raccolta di racconti “L’ippopotamo nella neve e altere vite ancora” (L’Erudita 2022, vincitore Concorso Argentario 2022 e Premio Città di Arcore 2023).

venerdì 21 aprile 2023

Raccolta ponderata e sensibile di Alessandro Ramberti

recensione di Vincenzo Capodiferro pubblicata su Insubria Critica







È uscita alle stampe la raccolta poetica Enchiridion celeste dell’autore Alessandro Ramberti, Fara Editore, Rimini 2022. È una raccolta che si sviluppa in terzine, prototipo dantesco, anche se a schema libero, senza rima. È una raccolta ponderata, sensibile ai temi del tempo, dello spazio e dell’amore. Vi è un riferimento costante al “Clementissimo”. I componimenti si ergono come preghiere, brecce nel cuore, flessi di mondo. Vediamo:

Il Dio di Abramo e Isacco
ci interroga, ci scuote
dal torpore, ci dona …


Come diceva Pascal: “il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe non è il Dio dei filosofi”, è un Dio reale, col quale entriamo in contatto. È il Dio che da dentro ci sprona, è il “maestro interiore” di Agostino che ci parla dal fondo dell’anima, perché il fondo dell’anima, come ci insegnano i mistici tedeschi, è Dio stesso, è l’abisso.

Cosa ti anima quando
resinosi cipressi
sconvolgono i ricordi …


Il cipresso è simbolo della morte, ci ricorda i Sepolcri foscoliani, ma anche i cipressi carducciani “che a Bolgheri alti e schietti van da San Guido in duplice filar”.

Puoi cogliere la mano
che aleggia sull’abisso
con fedeltà assoluta?


È quel salto pascaliano nel vuoto che si giustifica solo con una fede cieca, è quel salto al terzo stadio di Kierkegaard, quello religioso: dal don Giovanni al consigliere Guglielmo, dal consigliere Guglielmo ad Abramo, nostro padre nella fede.

Alessandro Ramberti, laureato in Lingue orientali a Venezia, ha pubblicato: Racconti su un chicco di riso (Pisa 1991); Vecchio e nuovo (2019); Faglia (2020); Medèla (2021); La simmetria imperfetta (2022).


martedì 4 luglio 2023

Raccolta dalla “lettura emozionante e piacevole” di Francesca Bavosi

recensione di Vincenzo Capodiferro
pubblicata su Insubria Critica


Ipotesi di misura è una raccolta poetica di Francesca Bavosi, edita da Fara, Rimini 2022. È stata classificata prima ex aequo al concorso Faraexelsior 2022. Tra le motivazioni della giuria leggiamo: «Un bel ritmo scandisce immagini evocative, sintesi di un’intima e profonda ricerca spirituale. Lettura emozionante e piacevole che stimola riflessioni senza mai imporle». Ilaria Maria D’Urbano ha colto in poche battute il recondito senso di questa raccolta.

Qual è il peso di questa storia
sui piatti della bilancia? …
forse un sasso, forse una piuma.


Si dice che Historia magistra vitae. Ma non è sempre così. Come diceva Pasolini, la storia è una maestra bastarda, è una Cassandra inascoltata che dice sempre la verità.

Tutti ci siamo stranieri
sulla plaga convessa
del mondo.


Siamo tutti stranieri! “Tutti abbiamo perso/ una patria, un tesoro, / un affetto”. È l’ideale cosmopolitico al contrario che vede il mondo come ostile, non più il “mare nostrum”. È l’insofferenza dell’intellettuale che si sente incompreso spesso dal mondo. Ogni poeta è profeta. E nemo propheta…

Non illudetevi. Non si esce mai
incolumi da questo continuo
mutare a volte come un fiume…


È l’uomo avvolto nell’eracliteo Panta Rei. L’osservatore crede di essere fermo in riva al fiume, ove l’acqua che scorre non è più la stessa. Ma mentre l’acqua scorre anche egli è scorso un po’.
La poesia di Francesca si presenta come esistenziale, riflessiva. Invita al pentimento, allo scandaglio della coscienza. Bisogna tornare in sé stessi: Noli exire. In interiore hominis habitat Veritas.

martedì 14 marzo 2023

“Monologo dell’angelo caduto”. Opera poetica empatica e sincera di Giuseppe Carlo Airaghi

recensione di Vincenzo Capodiferro
pubblicata su Insubria Critica


Monologo dell'angelo caduto è un’opera poetica di Giuseppe Carlo Airaghi, pubblicata da Fara Editore, Rimini 2022. Come si legge nella Prefazione, di Alessandro Ramberti: “Lo stile di Airaghi ha un nitore che ci rimanda ai cieli ed alle prospettive di Piero della Francesca, la forma esatta e luminosa del suo dettato varca il confine fra visibile e invisibile, fra emozioni angeliche ed umane. È come se le inquadrature fossero sempre sul punto di muoversi, elasticamente soggette ai flussi e riflussi della realtà e del nostro sguardo, che può focalizzarsi, ora su un particolare, ora su un altro’. È bella questa immagine del poeta-angelo, memore dei tempi stilinovistici, e più vicino a noi al Montale, che disse: “Tutte le cose portano scritto più in là”. Così ci troviamo dinanzi a una sperimentazione di poesia metafisica, o poesia del confine. Il poeta-angelo riporta i versi dei cori angelici in una dimensione discorsiva, più umana, riporta la visione beatifica nella dimensione del tempo:

Volevo camminare sopra i giorni

ancora non vissuti, immacolati,

sfiorandoli appena. Proseguire …


L’essenza del tempo è la futurità. L’estasi più importante delle tre: passato, presente e futuro, sintetizzate nelle tre facoltà agostiniane (memoria, intelligenza e attesa), è il futuro, il proiettarsi, o progettarsi heideggeriano nel contesto del gettamento esistenziale.

Non fu il caso a farci incontrare.

Il nostro incontro era deciso

nel destino di quei giorni di luce
(p. 28).

Il caso non esiste. Chiamiamo caso colo ciò che non riusciamo a capire, ciò che vediamo in maniera confusa e oscura. Caso e causa provengono dalla stessa radice, come cosmo e caos.



Giuseppe Carlo Airaghi è nato a Legnano (MI) nel 1966. Vive a Lainate. È impiegato presso un’azienda di servizi. Ha lavorato come geometra, animatore nei villaggi turistici, venditore di prodotti siderurgici, cantante di musica blues. Ha pubblicato le raccolte di poesia I quaderni dell’aspettativa (Italicpequod), Quello che ancora restava da dire (Fara Editore), La somma imperfetta delle parti (Giuliano Ladolfi Editore) e il romanzo I sorrisi fraintesi dei ballerini (Fara Editore).

martedì 21 marzo 2023

Una raccolta delicata e attenta

recensione di Vincenzo Capodiferro
pubblicata su Insubria Critica


L’alveare assopito è un’opera poetica di Angela Caccia, pubblicata da Fara Editore, Rimini 2022. Come si legge nella motivazione della giuria: “Una raccolta delicata e attenta, intensa nel suo dispiegarsi tra ombra e luce, pronta a cogliere particolari anche minimi che nel verso, sempre armonioso, anche quando si protende nel territorio del dolore e della perdita, divengono frammenti di meraviglia e stupore. La piacevolezza del canto che si presenta come un corpo unico pur nelle pause e nei necessari silenzi, possiede non solo tenerezza, ma anche il coraggio di esplorare l'ignoto sempre presente nell'esperienza di cui la silloge ci rende partecipi” (Antonella Giacon). E nella Prefazione di Davide Zizza: “I colori e le sfumature della raccolta L’alveare assopito di Angela Caccia, - colori sono i sentimenti, sfumature gli stati d'animo - conservano un respiro intimo e un modo di compenetrare la realtà, osservandola, cogliendola nei suoi squarci rivelatori. Davanti a noi si svolge, accade la realtà nella sua dimensione altra e la poetessa si cala nell'osservazione, nell'indagine di essa, per carpirne i segnali”. La poesia, come la filosofia, a detta di Aristotele, è frutto dello stupore e della meraviglia. Non ci si stupisce più oggi, o non ci si lascia stupire. Siamo troppo presi da mille stimoli, da mille fonti virtuali ed abbiamo dimenticato di guardare al mondo, alla realtà vera, quella che ancora stupisce i poeti, capaci di husserliana epochè. Vediamo alcuni versi: … quale tempo / s’accorgerà che ce ne siamo andati? (p. 29).

Torna sempre il tema del temp
o, caro ai poeti. Non ci addentriamo nella polemica tra presentisti ed eternalisti, però ribadiamo con Platone: Chronos panta oron, il tempo che tutto vede. Nella dimensione dell’anima vale la dimensione platonico-newtoniana: il tempo è assoluto, lo spazio è assoluto. Il tempo e lo spazio sono attributi di Dio. Il tempo è l’immagine mobile dell’eterno.

Chi può dire di saper amare?
(…)
      Nessuno dei due
saprà rispondere ai perché se
resterà un “Ti amo”
nonostante tutto
come l’unica parola giusta


Ecco un altro tema caro ai poeti: l’amore. Ogni amore passa inevitabilmente dal catulliano Odi et amo. Come diceva Scheler: Non si può odiare senza aver prima amato.

sabato 19 luglio 2025

Conosciamo i vincitori e i votati del Faraexcelsior 2025

 Concorso Faraexcelsior 2025 Poesia

Un grande grazie alla giuria – composta da Adalgisa Zanotto, Alessandro Pazzaglia, Benedetto Ghielmi, Daìta Martinez, Davide Valecchi, Fabrizio Azzali, Manuel Cohen – che ha così deliberato (per la sezione Narrativa/saggio v. qui):


 

I classificato assoluto


Atlante delle ferite

di Stefano Calemme (Rimini)


 

Sono nato il 24/03/1999 a Napoli, dove ho vissuto fino al 2005, anno in cui mi sono trasferito a Rimini. Ho conseguito il diploma scientifico nel 2018 al liceo Serpieri di Rimini e la Laurea Triennale in Lettere Moderne nel 2022 all’Università di Bologna, ateneo dove sto per concludere anche il percorso di Laurea Magistrale nella facoltà di Italianistica. Scrivo poesie dalle scuole medie e il mio sogno è quello di diventare insegnante. fb/stefano.calemme


La parola quale necessaria bussola sintattica in apertura ad una ferita che in sottrazione si riporta segno di un tragitto significato entro coordinate spazio-temporali indicative di una poesia sussurrata tra le crepe del vuoto. Elegiaca cadenza di un volo interno nell’intero di un suono di luce. (Daìta Martinez)


Mediante una scelta lessicale raffinata e fortemente connotata in senso lirico e metaforico, unita ad  una struttura sintattica accurata dall’andamento ampio e riflessivo, l’autore sa conferire respiro classico alle alterne vicende del vivere quotidiano, che vengono poeticamente trasfigurate. Il lettore si immerge così in un’atmosfera pensosa e dolente in cui prendono vita i temi salienti di questa silloge: la problematica ambivalenza dei rapporti amorosi, la perdita degli affetti, il paesaggio e  le immagini enigmatiche del reale, il tempo lento che tutto muta, Il dolore del vivere e le sconfitte ad esso connesse, l’insinuante malinconia dei ricordi. (Fabrizio Azzali)


Atlante delle ferite è una raccolta innervata da una lingua poetica solidissima, musicale, solenne, un flusso dal passo lento che non concede mai nulla al superfluo e che anzi fa di uno stile sorvegliatissimo ed elegante la sua cifra definitoria. Ma la materia poetica non si esaurisce in un mero esercizio di retorica, anzi: in questi testi si vola alti sulle ali dell’emozione perché ciò che viene messo in scena, nel nucleo di ispirazione principale della raccolta, è il contrasto sempre fruttuoso tra la finitezza e l’eterno, la dicotomia tra il mondo della voce scrivente, materiale, opaco, oscuro ma eminentemente umano e l'incontro con un’alterità numinosa, declinata al femminile, che assolve a una funzione salvifica e che spesso si presenta accompagnata da immagini di luce. Atlante delle ferite è un’opera matura e compiuta, destinata a lasciare il segno nella mente e nel cuore di chi la leggerà. (Davide Valecchi)


I versi sono incalzanti e vari e non hanno un filo conduttore da rispettare. Il poeta è coraggioso, osa, la sua scrittura è in grado di autointerpretarsi e di lasciare traccia viva.
Osserva: “ai bivi dei fiori notturni brulicano, vive, nere radici.”

Esplora: “Quando voi siete diventati quelle parole ho perso la direzione delle orme“.

Pensa: “Non saprei disegnare nulla a saperlo fare bene come te quando allacci il filo all’inchiostro nero di noi”

Desidera: “in qualsiasi solco di terra mi trovassi le tue erano sillabe di luce”

Mi sembra che le sue poesia rendano eterno l’istante e invitino a guardare la fragilità della vita con indulgenza e compassione. (Adalgisa Zanotto)



II classificati ex aequo


Una segreta primavera 

di Alessandro Burrone (Pechino)


 

Alessandro Burrone (1994) è cresciuto tra Torino e Cigliano (VC) e vive a Pechino, dove sta conseguendo un dottorato di ricerca. Ha collaborato con riviste e blog letterari, tra cui: Pangea, Studi Cattolici, Il Sussidiario, farapoesia, La poesia e lo spirito. Con Fara ha pubblicato una raccolta di poesie, La sete, il sonno (2022), il romanzo La promessa di vita nel tuo cuore (2023, vincitore del concorso Narrapoetando), la silloge Le mie mani non sanno (I class. al Narrapoetando 2024).

N
ell’affrontare il libro inevitabile sentirsi attirati dentro un giro linguistico dal ritmo incessante che piena la mente quale traiettoria verbale dipanata lungo tutto il percorso scelto dall’autore abile di una stesura poetico-narrativa affrontata nella soluzione discorsiva con il sé reso al sé altro in gradazione prospettica con baricentro declinato nella struttura compositiva di un sentiero ricondotto, per appartenenza stilistica, a una morfologia psichica quale verità di una presenza che denuncia l’incastro nel nulla pur non dimenticando la stretta connessione con il chiarore che resiste. È come trovarsi nel quadro di una stanza in ombra nel mondo, ciò nonostante, scorgersi ancorati in una flessione di coscienza scandita da parole necessarie a posare un sogno nel segmento esistenziale. (Daìta Martinez)


La poesia non serve a nulla 

di Leonardo Colletta (Gatteo, FC)



Mi chiamo Leonardo Colletta, sono nato nel 2003 e attualmente studio Storia presso l’Università di Bologna. Vivo in provincia di Forlì-Cesena, dove coltivo la mia passione per la letteratura e la poesia, che mi ha portato a entrare a far parte del Circolo Letterario Albari di Bologna, un luogo di confronto e ispirazione che è possibile scoprire online qui: circololetterarioalbari.it
Nell’anno 2023: ho esordito con il mio primo libro di poesie, L’incedere del tempo, pubblicato dalla casa editrice cesenate Il Ponte Vecchio. Sempre nello stesso anno, sono stato finalista al concorso di poesia organizzato da Alcova Letteraria il 4 dicembre 2023, un’esperienza che ha ulteriormente arricchito la mia crescita artistica. Inoltre, una mia poesia è stata selezionata e inclusa nell’agenda letteraria delle Edizioni Ensemble. 


A mio avviso la raccolta che desta più curiosità. Espressioni mai esagerate. Componimenti che non ridondano in eccessiva lunghezza. Immagini evocative. La trovo molto vicina, in alcuni componimenti, alla poetica del Realismo Terminale. È un lento trasudare umano, un pellegrinaggio verso una ricerca di umanità, libertà e comprensione. (Benedetto Ghielmi)


Non male. Peccato per quell’eccesso di giudizio. Bella l’idea del riuso della tenzone. A volte la lingua non si addice a testi gettati al presente. (Manuel Cohen)



La voce del sangue 

di Matteo Pasqualone (Cesenatico)



Matteo Pasqualone nasce a Cesena (1987). Scrittore e teologo, da anni il suo studio si concentra sul rapporto fecondo tra la letteratura e la teologia. In modo particolare, gli autori letti e studiati di più sono Flannery O’Connor, Louise Glück, Cormac McCharty, John Steinbeck e John Ronald Reuel Tolkien. Ha cominciato a studiare da poco l’ebraico per approfondire meglio la conoscenza della Bibbia. Ha pubblicato articoli su riviste teologiche e le sillogi poetiche Scommessa d’eterno (Il Ponte Vecchio, Cesena 2016), Ogni nascita è dal caos (Fara, Rimini 2020) e Le tre margherite (Fara, Rimini 2024).


Un continuo combattimento sembra animare le pagine, i testi, i singoli versi di questa raccolta. Sotto vesti grafiche variegate, e dietro linguaggi tra i più disparati e disperati, si anima la vicenda di carne e di sangue, tra reale e virtuale, tra solitudine e social, tra chat e smarrimento privato. Ne deriva una silloge che, pur attingendo a varie strutture e a vari piani della comunicazione letteraria e del giornalismo (si pensi ai titoli strillati, ai testi assemblati come pezzi di quotidiani cartacei), al ricorso continuo a calendarizzare le sequenze con orari precisi e indicazioni di luoghi. Tutto questo ricercare il senso e il filo di continuità del discorso si realizza spostando continuamente i piani sequenza delle scene, delle azioni, delle immagini, e trova il proprio correlativo in un verso soggetto a continui décalages e a un particolare sound teso a restituire musicalità al corpo vivo della parola. Potremmo sospettare di una vera e propria musica, o melos, favorito da successioni di ritorni sonori che subentrano alle “vecchie” rime. Un ritmo cantabile che implica e mima il movimento testuale e il destino generale del soggetto dell'opera stessa in una proposta di notevole fascino e intelligenza. (Manuel Cohen)


Ragli d’asino
di Egidio Capodiferro (Lagonegro, PZ)


Egidio Capodiferro vive in Basilicata e fa l’insegnante. Ha pubblicato poesie, romanzi, racconti, testi teatrali e per bambini. Ha autopubblicato su Youcanprint altre raccolte di poesie e libri illustrati per bambini scritti in versi.

Tra le pubblicazioni in versi si evidenziano: Piramo e Tisbe (Oedipus, testo teatrale in versi), Acquerelli (Puntoacapo), Maculae (Iemme) e Segmenti (Transeuropa).


Poesia ermetica e coincisa, densa e potente. I versi riflettono la corrispondenza fra l’ambiente e l’anima di chi scrive, perseguendo note per lo più malinconiche e brulle (senza mai scadere nella retorica). Più in là compaiono alcune poesie giocose, che completano il quadro rotto di un’esistenza dolceamara, compagna di gioco del dolore e ogni tanto solleticata da qualche soffio di vento. Un «rantolo di luce» alla fine di ogni verso. (Alessandro Pazzaglia)



Opere votate


Ho fatto un sogno
di Michele Caliano (Montoro, AV)


Michele Caliano è nato ad Avellino nel 1963. Vive a Montoro (AV). Astrofilo dagli anni Ottanta, ha conseguito l’attestato in Astrofisica presso l’Osservatorio di Montecorvino Rovella (SA). È appassionato di cosmologia, evoluzione dell’universo, del concetto di infinito nelle scienze e in filosofia. Socio del Gruppo Culturale “Francesco Guarini” è divulgatore scientifico nelle scuole medie statali e presso alcune radio del territorio. Con Fara ha pubblicato Theory of Infinity (2019), Pensieri Filosofici o filo soffici (2020), Canna-bis (2022).


In queste realtà fugaci intrise di distopia, i pensieri dell’autore si fanno mente (indagatrice) e corpo (per lo più sofferente), influenzando la sua sopravvivenza e sbattendolo ogni volta con la faccia sul pavimento, come se fosse caduto dal letto. Questo gioco continuo di restare in bilico fra sogno e “realtà della stanza” mantiene alta l’attenzione, così come l’utilizzo continuativo della rima baciata porta a un carattere di fiaba, che arricchisce i substrati dell’opera. Punti volutamente aspri e autoironia sono le cartine al tornasole di una scrittura che sa intercettare l’attualità e graffiare quando serve. (Alessandro Pazzaglia)



Cuoia
di Gianni Marcantoni (Pedaso, FM)



Gianni Marcantoni (San Benedetto del Tronto, 1975) vive nelle Marche, è laureato in Giurisprudenza. Le sue pubblicazioni: Al tempo della poesia (2011), La parete viva (2011), In dirittura (2013), Poesie di un giorno nullo (2015), Orario di visita (2016), Ammessi al paesaggio (2019), Complicazioni di altra natura (2020), Panorama dei lumi (plaquette, 2021), Sedime (2024). Inserito nella Enciclopedia dei Poeti Italiani Contemporanei (Aletti 2017) e su Italian Poetry, diviene nel 2020 co-fondatore di Wikipoesia. Sue citazioni e liriche compaiono in diverse antologie, cataloghi d’arte, siti poetici, blog letterari, periodici e riviste. Ospite in alcune rubriche letterarie e reading, ha ricevuto vari premi e riconoscimenti.

Silloge singolare e intensa, puntuale verso il proprio io interiore, capace di coerenza e rigore verso se stesso. Abbandonandosi. Nello spossesso di sé, nell’abbandono fiducioso alla vita, la vita abita nei gesti e negli incontri e questi diventano una sorta di “guarigione”. Versi che ora ti coinvolgono, poi ti fanno saltellare, ti conducono a uscire o a restare, ti incoraggiano a scoprire. Versi lucidi e vigili alle risonanze più intime, quelle in cui non è netto il confine tra meraviglia e sconfitta, tra sogno e malinconia. (Adalgisa Zanotto)



Ritmi incerti


Giuseppa Corri Filomé è nata Lentini e vive a Verona. Audiolibro Palestina cristiana (quaranta poesie lette dall’attore regista Alessandro Quasimodo. Tre poesie: Insettoidi ossessi, Entità spettrali, Intravedere paesaggi (Enciclopedia di poesia italiana, Premio Mario Luzi. 2023). Tre poesie: Finestre estirpate, Quanti ancora? e Profumi semitici (Premio Mario Luzi, Enciclopedia Contemporanea Poesia 2024). Testo teatrale Il cocktail del gatto randagio (finalista Premio Mario Luzi Enciclopedia Contemporanea Poesia 2025).

Ritmi incerti è una raccolta in cui ogni componimento rappresenta il testo di un messaggio elettronico tra due personaggi, un ragazzo e una ragazza, che condividono gli spazi di un treno di pendolari, due giovani perduti nell'incomunicabilità verbale che si parlano soltanto attraverso uno schermo, condividendo sogni, ossessioni, un viaggio immaginario in Amazzonia alla ricerca di popoli incontattati, le loro fragilità e una profondità d'animo di cui sembrano aver pudore, ma che emerge in modo deciso. Con toni che si alternano tra il dialogico e il letterario, spesso con sottile ironia, la raccolta è un buon tentativo di fare poesia genuinamente contemporanea, a tratti anche sperimentale e di ricerca, con un buon esito finale. (Davide Valecchi)



Ripassando lungo i bordi
di Paolo Bavosi (Fano, PU)
 


Paolo Bavosi è nato a Fano (PU) il 17 aprile 1973. Vive a Fano, con la moglie Sara e il figlio Giovanni. È laureato in Economia e Commercio e lavora come impiegato a scuola. Le passioni che gli hanno fatto e gli fanno “compagnia” sono i libri, il cinema e lo sport (ora da spettatore). 


Una silloge che presenta un ampio caleidoscopio di forme e strutture, poggiandosi sempre su una scrittura assertiva, chiara, comunicativa. Anche quando le allusioni a una cultura sedimentata in più ambiti implicano una complessità di fondo, la parola, fedele a una medietà linguistica, tende a sciogliere nodi, a rendere più agevoli argomenti che agevoli non sono. La proposta di testi e versi di più ampia partitura, accanto ad altri, brevi e rapidi, tende ad evidenziare la particolare attenzione dell'autore a farsi carico della complessità del presente. Di particolare pregio risulta, ad esempio, Dittico dell’onnipotenza, con il verso libero che si distende in direzione di una scrittura prosastica, e, più in generale, quei testi che presentano digressioni, spesso risolte in rapidi elenchi di cose o di figure. I titoli, o gli inserimenti da lingue allotre o straniere, acuiscono nella lettura la percezione di trovarsi di fronte a una plurivocità multiforme e stratificata. Il concatenarsi di “domande” e di “risposte” porta e prevede soluzioni aperte, possibilità ulteriori offerte anche dal ricorso ampio alle parentesi e alle parentetiche che confermano o minano la logica dei testi. Lungo i bordi di una scrittura al cui centro vi è un pensiero poetante e una sempre più rara intelligenza del mondo, questa raccolta interroga l'uomo contemporaneo, ponendo dal basso di un orizzonte comune dubbi inquieti e inquietanti; dubbi attivi sull’essere e sull'umano consistere. (Manuel Cohen)



DRAMA RUMAGNÓL - Dramma romagnolo 
di Marco Marchi (Longiano, FC)


Marco Marchi, nato a Longiano il 10 giugno 1944 ha soggiornato a lungo in America Latina per poi ritornare al suo paese. Ha scritto 5 romanzi: Quelli dell’Eldorado (Longo 1986), Il gelato è una cosa seria (Diabasis 2004), Quelli dell’Eldorado (Perdisa 2007), Terra e Destino (Perdisa 2008, premio Pescara), Sulle orme di Rocky Marciano (Edizioni Europa 2017, premio Milano International), Gianni di Bologna (Persiani Editore 2019). Alcune raccolte di poesie: Os-cia! (Ponte vecchio 2020), A i sarèm sempra (Ci saremo sempre) (Fara 2023, I al concorso Narrapoetando) e L’arióut (La rivincita) (Fara 2023, II al Faraexcelsior), La nòsta zénta – La caminéda (2024).


La raccolta in dialetto romagnolo condensa, in sagace alternanza di versi essenziali di fresca vena realistica (talvolta  strutturati secondo la fulminea modalità dell’epigramma, altre volte secondo la concisa cadenza dei proverbi o delle drammatizzazioni del teatro popolare), situazioni di tutti i giorni, ricordi, rimpianti di un tempo remoto, salaci ritratti di personaggi e situazioni, umili affetti nel contesto di una civiltà antica che ha la dimensione e il respiro del villaggio. Allo stesso tempo, però, questi quadretti così pervasi dalla saggia morale della gente comune, si aprono ad una dimensione esistenziale universale e divengono il riflesso dell’intera umanità alle prese con le tematiche più assillanti: il fare i conti con i ricordi, la vita e il suo significato, la prospettiva della morte, l’accettazione della propria umana inadeguatezza, l’assurdo che pare governare l’esistenza. Su tutto quel piccolo mondo sovrana regna l’ironia sottile, rassegnata e agrodolce di chi tanto ha vissuto e ha compreso “il gioco” e la sua comica tragedia. (Fabrizio Azzali)


Le migliori sono le più brevi: un concentrato gnomico, tra massima e visione, tra sentenza e paradosso. Veloci, incisive, frecce acuminate. Qualche caduta nel bozzetto (i dialoghi, certi luoghi comuni dialettali). I testi lunghi, dialogizzati, devono forse troppo al vecchio teatro dialettale. (Manuel Cohen)  



Tra le parentesi di un silenzio
di Martina Parri (Milano)


Martina Parri è Autrice, ghostwriter, producer, traduttrice ed esperta di teatro contemporaneo. Nel 2021 si è laureata con lode in Scienze della Musica e dello Spettacolo all’Università degli Studi di Milano. Dal gennaio 2022 lavora per la casa di produzione audiovisiva Movie Magic International come ghostwriter e responsabile dei trattamenti di regia. Parallelamente, si occupa di progetti culturali, in qualità curatrice di mostre e ricercatrice nell’ambito della drammaturgia femminile europea. Ha curato, tradotto e redatto introduzioni critiche per testi teatrali (Mi senti? - Editoria & Spettacolo) e collaborato con il XIX Festival dell’Eccellenza al Femminile – Teatro Nazionale di Genova in qualità di drammaturga. 


Raccolta dissacrante. Distante dall'ambito accademico che, troppo spesso, influenza la parola poetica. Abbiamo necessità di rompere gli schemi precostituiti e, questa silloge, penso metta un prezioso tassello in questa direzione. A volte, quasi esagerata nell'esprimersi ed è un punto di forza. (Benedetto Ghielmi)



Opera segnalata


Tutto curvo
di Paolo Maccarone (Torrino, TO)

Paolo Maccarrone, architetto, è nato a Livorno e vive a Torino. Sposato da 51 anni con Marinella, una figlia e due nipoti. Ha esercitato la libera professione dal 1973, ha fondato nel 2008 a Torino l’Associazione Torino Design Week e nel 2015 il Circolo del Design di Torino. Professore a contratto presso Accademia Albertina delle Belle Arti e IED Torino. Passioni: pittura e fotografia. Ha ripreso a scrivere poesia nel 2020 dopo tragici accadimenti familiari.