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domenica 12 dicembre 2021

“Andrà tutto bene“ (“all shall be well”, Giuliana di Norwich): la tensione poetica di Eliot

Daniele Gigli, T.S. Eliot. Nel fuoco del conoscere, Edizioni Ares 2021 


recensione di AR 

È un viaggio affascinante alla scoperta (o riscoperta) di un grande del Novecento, «un maestro di arte e di pensiero capace di ampliare la gamma conoscitiva ed espressiva di chi gli si accosta» (p. 147).

Daniele Gigli conosce in profondità l’opera di T.S. Eliot e, come un novello Renato Serra, sa calarsi nella sua anima, sa reagire alle parole del poeta facendone conoscere la vibrazioni intime, guidandoci nel suo mondo con sagace empatia. Al critico (per altro lui stesso poeta) Gigli si possono applicare le seguenti parole (le citazioni eliotiane sono tratte da What Dante Means to Me, saggio uscito nel 1950):

«Perché il poeta possa “rendere comprensibile alla gente ciò che è incomprensibile” deve anzitutto avere “immense risorse linguistiche”. Al contempo, “sviluppando il linguaggio, arricchendo il significato delle parole e mostrando ciò che possono fare”, egli “rende possibile agli altri uomini una gamma molto vasta di emozioni e percezioni, perché dà loro le parole per meglio esprimerle”.» (pp. 146-147)

Sì, un vero critico (figura di cui si sente una certa latitanza da qualche decennio) deve saper maneggiare il linguaggio, averlo navigato a fondo, avere una certa contezza degli arcipelaghi ai quali è approdato l‘autore di cui si occupa e, senza ovviamente prevaricarlo, fare interagire la propria anima con la sua: del resto, se ogni lettore è anche un interprete, il critico dovrebbe esserlo par excellence, sempre con l‘onestà serriana di dichiararlo, di dichiararsi. Ciò per dire che questo saggio su Eliot è davvero un ottimo lavoro di critica letteraria che unisce all‘acutezza dell‘analisi la piacevolezza di una narrazione partecipe e suggestiva, come si evince  fin dall‘incipit della Premessa:

«Lessi per la prima volta T.S. Eliot, al di là di qualche sporadico verso, nella torrida estate del 2003, quando mi trovai tra le mani la traduzione parziale del Waste Land, restandone letteralmente incendiato. Fu la lettura di un‘estate intera, di pomeriggi passati al castello di Rivoli nella speranza vana di trovare un refolo di vento; un refolo, le rare volte che arrivava, più torrido dell‘asfalto torinese da cui fuggivo.» (p. 7) 

Poco oltre Daniele sottolinea come in Eliot l‘inafferrabilità del reale «lo indirizzerà negli anni a identificare sempre più la parola come una preghiera, come il tentativo di afferrare, nominandola, la realtà che ci si para dinanzi» (p. 9). 

Il libro è suddiviso in 14 capitoli e le traduzioni, che trovo davvero intensamente belle, sono dell‘autore. Di seguito un brano de Il paese guasto che troviamo a p. 74:

Dopo la luce delle torce rossa su facce sudate
dopo il silenzio gelido negli orti
dopo l‘agonia in luoghi pietrosi
il grido e il piango
prigione e palazzo e riverbero
di tuono di primavera sui monti lontani
Colui che era vivo ora è morto
Noi che vivevamo ora stiamo morendo
con un po‘ di pazienza
(The Waste Land, v. What the Thunder Said, 322-330)

Daniele ci accompagna capitolo per capitolo in una progressiva conoscenza del pensiero eliotiano, dei sommovimenti del sua anima, dei suoi turbamenti, dell‘evoluzione nel tempo della sua poetica e siamo così portati a prendere in mano i suoi versi, le sue opere teatrali, magari ad estendere lo sguardo al suo epistolario, ai saggi di e sul poeta nato in riva al Mississippi… Siamo anche noi contagiati da fuoco del conoscere, rinvigoriti nello scoprire quanto anche ai nostri giorni i versi delle grandi anime possano leggere a fondo la realtà, aiutarci a discernere il buono e il bello, scandagliare l‘autenticità o meno delle nostre relazioni, consolarci quando ci sentiamo sull‘orlo o dentro la selva oscura: «Ciò di cui Eliot accusa la modernità è di avere intellettualizzato l‘esperienza, affinandone la definizione al punto da predeterminarla.» (p. 56); «Nel Paese guasto, la funzione ordinatrice è assunta dalla figura di Tiresia, che Eliot stesso definisce spettatore e centro strutturale dell‘opera.» (p. 70); «Così il significato di ogni istante si definisce non nella memoria di sé che si lascia, ma nella pienezza di relazione con cui questo è vissuto.» (p. 76); «La grazia, disvelando il significato delle cose, non abolisce il dramma della libertà umana, ma dona – con l‘amore – l‘audacia del vivere.» (p. 85); «La tentazione del disimpegno dal reale, della fuga nella “droga dei sogni”, è infatti per Eliot la cifra costitutiva dell‘uomo moderno.» (p. 87); «(…) se insomma l‘azione è necessaria e il tempo è irredimibile, allora ci dev‘essere una salvezza non solo dell‘azione ma della sua stessa intenzione, una ragione ultima che possa redimere la colpa stessa. È in questo alveo che trovano spazio tra le riflessioni eliotiane le visioni di Juliana di Norwich.» (p. 137); . 

È dunque un libro-miniera, scritto con un‘eleganza sobria, fulgente e musicale, questo Eliot di Gigli, un viaggio appassionato in cerca dei filoni preziosi che sono, si parva licet, presenti in ciascuno di noi, se abbiamo il coraggio di scavarci senza infingimenti, di fare spazio all‘azione della grazia, sempre misericordiosa, che sa scrivere luminosamente sulle righe più o meno storte di cui siamo fatti.

lunedì 17 marzo 2025

La poesia antidoto all’inerzia

articolo di Alberto Fraccacreta su Prima la realtà di Daniele Gigli, pubblicato su La Ragione, 15 marzo 2025, p. 3


La parola di un poeta del calibro di T.S. Eliot è profondamente radicata nella nostra quotidianità: pensiamo ad aprile «il mese più crudele», a The Waste Land (questa Europa ancora oggi dilaniata), all’Ash Wednesday” (con la sua citazione da una ballata di Guido Cavalcanti). Ne è ben conscio Daniele Gigli, studioso e traduttore di Eliot (oltre a essere poeta in proprio): Prima la realtà. Due esercizi su poesia e conoscenza (Fara Editore) è un libro prezioso per chi intende – à la Carlo Bo – la ‘letteratura come vita’, ossia un dispositivo ermeneutico e gnoseologico in grado di fornire verit. concrete sul nostro vissuto.
Il dittico di saggi – una lettura critica della eliotiana Terra desolata e una sintesi del pensiero di Rodolfo Quadrelli – presenta un andamento dotto e lineare: si 
prendono in considerazione da un lato il metodo mitico (la «relazione costante tra presente e passato») e il correlativo oggettivo di Eliot; dall’altro la «tradizione come tempo del futuro» di Quadrelli, scrittore e pensatore milanese, noto in particolare per il testo Il linguaggio della poesia (Vallecchi, 1969).
Il criterio d’indagine proposto da Gigli sembra additare un «rapporto circolare tra vita, poesia e pensiero» che è poi «un modo di stare nel mondo e nell’arte», capace di donare ricchezza all’esistenza stessa. E, infatti, di Eliot si ricorda la fede nella realtà (belief in reality), scaturita dai vertiginosi legami con la tradizione induista (la Bhagavad Gita e le Upanishad) e i Vangeli; di Quadrelli, parallelamente, si mette in questione la responsabilità del poeta quale interpellatore (e non padrone) della realtà, grazie al guizzo di luce che fa vibrare nel linguaggio usurato. In questa cornice la funzione specifica della poesia . di aderenza, di totale adesione alla sostanza e all’effettività delle cose.
«Il finale del Waste Land – osserva Gigli – segna una svolta nella concezione poetica di Eliot. Una svolta profonda e tuttavia inscritta in un alveo di continuità, e che egli stesso comprenderà sempre di più nel tempo. La circolarità mitica, la sovrapposizione di spazi ed epoche resta per Eliot a un tempo condizione necessaria e del tutto insufficiente del vivere e del fare poesia. […] Sebbene il caos persista, infatti, è evidente come il poeta possa e voglia assegnare le parti ai propri frammenti grazie all’intuizione di una guida sopravvissuta all’orrore: il proprio cuore risvegliato dal temporale, ardente di una pace che – per quanto sorpassi la comprensione – non può
non dirsi esperita e riconosciuta.»
La parola lirica, esperita in interiore homine, da intellettuale è così divenuta incarnata. Ha cioè tentato un nuovo contatto con la consistenza della materia. L’aprile eliotiano e la condizione di apatia e aridità spirituale sottolineata da Quadrelli convergono: Gigli vede in essi il richiamo contro la fine dei valori modernisti (e postmodernisti), un antidoto all’inerzia dell’uomo contemporaneo e un consentaneo ripristino della pienezza naturale.

venerdì 27 aprile 2012

La fine dell'Opera / Vincenzo Di Maro


“Vi mostrerò la sua veste e le membra coperte di sangue / E l'ombra grigia che sta sulle sue labbra”. Con questa citazione di T. S. Eliot, tratta da La morte di Narciso si apre la raccolta di Vincenzo Di Maro La fine dell'Opera. E già in poche righe troviamo elementi che messi in relazione possono generare tanti orizzonti. Voglio mostrarvi il procedere della corretta suggestione. Veste, vestigia dunque corpo. Veste e membra dunque sudario. Veste e membra coperte di sangue, crudeltà. Crudeltà mi manda ad Artaud. La morte di Narciso al Teatro e il suo doppio: “Il pubblico, anche se ritiene vero ciò che è falso, ha il senso del vero e risponde sempre quando glielo si presenta. Oggi però non è più sulla scena che dobbiamo cercare il vero, ma per istrada […]. Se la folla si è abituata ad andare a teatro ciò è accaduto perché ci hanno troppo spesso ripetuto che era teatro, cioè menzogna e illusione”. Geniale intuizione. Come le cose viste in televisione, smettono e sono la televisione. E il libro di Di Maro si apre con Antefatto una prosa poetica di altissimo potere immaginifico. Non a caso, il padrino che s'è scelto per questo duello è Mister T. S. Eliot. Questo è il primo verso: “Un'antica palude in mezzo al bosco”. E anche qui, oh apriti tabellina delle possibilità! Palude...Edgar Allan Poe, The fall of the house of Usher: “Durante un giorno triste, cupo, senza suono, verso il finire dell'anno, un giorno in cui le nubi pendevano opprimentemente basse nei cieli, io avevo attraversato solo, a cavallo, un tratto di regione singolarmente desolato, finché' ero venuto a trovarmi, mentre già' si addensavano le ombre della sera, in prossimità' della malinconica Casa degli Usher. […] Frenai il mio cavallo sull'orlo scosceso di un oscuro e livido lago artificiale che si stendeva con la sua levigata e lucida superficie in prossimità' dell'abitazione, e affissi lo sguardo, con un brivido pero' che mi scosse ancor piu' di prima, sulle immagini rimodellate e deformate dei grigi giunchi, degli spettrali tronchi d'albero, delle finestre aperte come vuote occhiaie”.
Ho scelto di riportare molto di questo passaggio, non certo per la palude, ma perché molti di quelli che scrivono o spiegano a scuola questo racconto non sanno che Usher in armeno significa Memoria. E la caduta della casa Usher infatti è un racconto sulla Memoria. Ma torniamo all'Antefatto. La città che descrive Di Maro ha questa pozzanghera sul fondo che il Comune tenta continuamente di coprire, asciugare, senza riuscire mai ad evitare che l'acqua riaffiori, proprio come la memoria, un pozzo che non puoi far tacere neanche gettandoci pietre. Inoltre la città ha una linea d'ombra. Infatti è sovrastata da una rupe “che ricopre a mezzo la città, e impedisce alla pioggia di cadervi: non una goccia giunge alla metà più ombrosa”. Assurdo, ma è così. C'è questa rupe che fa da spalla, stampella gobba, e lascia mezza città in ombra. E sopra questa parte sempre asciutta e grigia, si erge il Teatro dell'Opera con una facciata colma di fregi e stucchi, esattamente come la Casa degli Usher. Citando: “L'ultimo spettacolo, qualche decennio fa. Butterfly, pare di ricordare”. Ed ecco che suona il campanello, e come fa Bruno Vespa, io faccio entrare Nietzsche, Zarathustra e il povero funambolo. D'altronde quale nome da donna fu mai più funambolico di Madame Buttefly che già vola via a pronunciarlo? “Quando Zarathustra giunse alla vicina città che è presso le foreste, trovò gran popolo raccolto sul mercato: poiché era corsa voce che vi si sarebbe veduto un funambolo. […] Allorché Zarathustra ebbe parlato così, uno del popolo gridò: «Abbiamo ora udito abbastanza del funambolo; fate che adesso lo vediamo!». E tutto il popolo rise di Zarathustra. Ma il funambolo che credette la parola rivolta a lui, si accinse all'opera sua. Ma allora accadde qualcosa, che fece ammutolire ogni bocca, irrigidire ogni sguardo. Nel frattempo il saltimbanco aveva infatti cominciato il suo lavoro: era uscito da una porticina e camminava su la corda tesa fra le due torri, così che rimaneva sospeso sopra il mercato e la folla. Quando fu appunto a metà del suo cammino, la piccola porta si aperse ancora una volta, e saltò fuori un garzone screziato, somigliante a un pagliaccio, che seguì con passi rapidi il primo. «Avanti, zoppo, gridò la sua terribile voce, avanti poltrone, paltoniere, faccia smunta! Bada ch'io non ti carezzi con le mie calcagna!». E ora dall'opera di Vincenzo Di Maro: “ L'ultimo spettacolo, qualche decennio fa. Butterfly, pare di ricordare. Memorabile il numero di una gloria locale: soprano sul finale di carriera. Vera virtuosa, celebrata ovunque. A casa per l'addio alle scene. Diede un urlo inumano, giusto a metà atto. ( metà atto, metà cammino del funambolo, ma cos'è la metà? Forse la linea d'ombra della città?) Inaudito. Raccapriccio tra il pubblico. Un'offesa. Un orrore. Un'enormità prima delle parole. ( il vuoto del funambolo). E non solo, entrambi faranno la stessa fine, verranno trasportati nel bosco fuori città, abbandonati vivi, semivivi, mezzimorti, fantasmi di una Memoria che non ha più motivo di esistere.

Sebastiano Adernò


LA FINE DELL'OPERA
Vincenzo Di Maro
Lietocolle - Collana Erato
2011, 72 pgg, €13, 00

sabato 3 febbraio 2018

Tra la prosa e il canto si collocano Canti per la pace dell'autore indiano Sunil Sharma / India Om

Poema 1:Shanti Shanti Shanti! 

* Preghiamo per la pace dentro e fuori 
 Cantiamo la parola Shanti tre volte.
 Invochiamo la pace attraverso questo canto spaventato   dettagliato e ripetuto nell'antico mondo vedico
 Il verso fu poi ascoltato da T.S. Eliot in Occidente nel secolo scorso
 E ripreso dagli indiani anglofili e da altri.
 Shanti! 
 Col passar dei secoli, il canto si perse alle orecchie delle potenti oligarchie 
E i risultati furono--- aree problematiche in Medio Oriente; Asia del sud, Africa e Americhe, mantenute politicamente. Col tempo abbiamo capito la sua importanza 
e lavoriamo per una nuova iniziativa di pace!
 Non dureremo a lungo --- senza pace, armonia e accordo. L'odio muore fatalmente; La pace guarisce. 





*Per la religione induista, la parola sanscrita Śānti (solitamente anglicizzata in Shanti o Shantih) indica uno stato di assoluta pace interiore e di serena imperturbabilità, caratterizzato dall'assenza delle frenetiche onde-pensiero (vritti) generate dalla mente; l'individuo che ha raggiunto questa pace è estremamente equanime, ..

. Poesia-2:
Nessuna opzione

 Ci sono? Opzioni all'armonia? Accordo? Pace?
Se c'è un Cristo per ogni anti-Cristo, 
non c'è un apostolo della pace per ogni diavolo / 
mercante della guerra? 
Un Gandhi Un Martin Luther King Jr Un Nelson Mandela 
 In un'epoca che richiede figure così sante?
 Queste icone hanno sconfitto gli imperi e modificato la storia . 
  Bontà vs. il male 
La bontà vince finalmente! 
 Uniamoci, 
i Difensori della Pace - il 99% del mondo e resistiamo all'1% che vende odio, distruzione e morte. 
Le tribù assassine possono uccidere facilmente --- ma non tutti noi
 Persino Hitler non potrebbe farlo --- 
O, altri despoti, successivamente. 
 I mercanti della morte possono annientarci in milioni nelle camere a gas o in guerre ingiuste e scioperi etnici,
 ma non possono mai eliminare la materialità, l'idea di pace! 
Armonia! Accordo! Pace universale!
Lascia che questo trio PREVALGA!
 Siamo tutti una famiglia sulla Terra!


Traduzione a cura di Claudia Piccinno 




Sunil Sharma è accademico senior , critico, letterario e autore di Mumbai e ha pubblicato18 libri : Sei raccolte di poesie; due di breve narrativa; un romanzo; uno studio critico del romanzo e, otto antologie congiunte su prosa, poesia e critica.
È stato insignito del premio Poeta dell’anno al Destiny Poets nel Regno Unito - 2012.
Le sue poesie sono state pubblicate nel prestigioso progetto dell'ONU: Happiness: The Delight-Tree: un'antologia della poesia internazionale contemporanea, nell'anno 2015.
Sunil dirige la sezione inglese della rivista mensile bilingue Setu pubblicata da Pittsburgh, negli Stati Uniti: 
 http://www.setumag.com/p/setu-home.html Per maggiori dettagli, visita il blog: http://www.drsunilsharma.blogspot.in/ 


Poem-1: Chants for Peace

---Sunil Sharma/ India
Om Shanti Shanti Shanti!
Let us pray for peace within/without
Let us chant the word Shanti three times.
We invoke peace through this scared chant
Articulated and repeated in the ancient Vedic world
The line was then heard by T.S. Eliot in the West last century
And taken up again by the Anglophile Indians and others.
Shanti!
Intervening centuries, the chant was lost on the ears of the powerful oligarchies
And the results are there---hotspots in the Middle East; South Asia, Africa and Americas, maintained politically.
Time we realized its import and work for a new peace initiative!
We will not last long---without peace, harmony and accord.
Hatred maims fatally;
Peace heals.



Poem-2: No option
Are there?
Options to harmony?
Accord?
Peace?
If there is a Christ to an anti-Christ, is not there an apostle of peace to every devil/war-monger?
A Gandhi
A Martin Luther King Jr
A Nelson Mandela
In an age that demands such saintly figures?
These icons defeated empires and altered histories.
Goodness Vs. Evil
Goodness wins finally!
Let us unite, the Defenders of Peace---the 99% of the world and resist the 1% selling hatred, destruction and death.
The murdering tribes can kill easily---but not all of us
Even Hitler could not do it---Or, other despots, subsequently.
The merchants of death can annihilate millions in gas chambers and unjust wars and ethnic strikes but can never eliminate the materiality, the idea of peace!
Harmony!
Accord!
Universal peace!
Let the trio PREVAIL!
We are all one Earth Family!

giovedì 26 dicembre 2019

I versi potenti di un io-corpo che insegue alt(r)i nuovi desideri

recensione di Gian Ruggero Manzoni

http://www.faraeditore.it/vademecum/34-Odoregenerazione.html

“Questo corpo stanco, questo corpo / che patisce nei suoi giunti e si avvicina al giorno ultimo, / che arranca e che atterrisce se prevede – / pochi gli anni scorsi, troppi quelli ancora da aspettare. / Questo corpo senza onore e senza perdita, / senza germoglio e odore, / senza chi ne continui il viaggio, il suo cognome”. Daniele Gigli è nato a Torino nel 1978. Archivista documentalista, scrittore in versi e studioso di T.S. Eliot, dopo un qualche peregrinare è tornato a vivere a Collegno, dove è cresciuto. In poesia ha pubblicato Fisiognomica (2003), Presenze (2008) e Fuoco unanime (2015). Lavora da qualche anno a un poema intitolato “La resa del Giappone”. Thomas Stearns Eliot così diceva: “La poesia non è un modo di liberare l’emozione, ma una fuga dall’emozione; non è un’espressione della propria personalità, ma una fuga dalla personalità. Ma, naturalmente, solo coloro che hanno personalità ed emozioni sanno cosa significhi voler fuggire da queste cose”. I processi allegorici di Eliot sono anche di Gigli il quale, contemporaneamente, per ciò che riguarda la nostra poesia nazionale, sempre ha visto anche in Mario Luzi un ulteriore punto di riferimento, infatti, di Luzi, da sempre conserva quella dolcezza invocante che ha fatto grande il nostro fiorentino. Per venire al libro in questione, Daniele Gigli ha dato forma, nelle sue pagine, a versi che scaturiscono con potenza e che, partendo da un io-corpo, poi si lasciano all’elevazione, oppure a una riflessione che induce a un misticismo di stampo prettamente esistenziale. Perciò immagini forti, suoni-parole che sfuggono a ogni forma di cristallizzazione, rimandi multiformi, riflessi che inseguono, poesia dopo poesia, sempre altri e nuovi significati. Gigli, tramite questo suo ultimo lavoro, vuole ricordarci che siamo esseri votati al desiderio, al piacere del relazionarsi, quali nuclei palpitanti di “generatività” creativa a 360 gradi, atti ad aprirci agli infiniti mondi che ci regala il linguaggio, coltivando l’attenzione verso l’altro, nonché dando fondo a quell’empatia scaturita dai sentimenti, quale cibo per gli stessi.

lunedì 3 febbraio 2025

ANNO NUOVO? SEMPRE FARA!

recensioni a cura di Fabio Cecchi


• Socrate Toselli leggo essere un avvocato che ha accolto la missione della poesia, e io m’auguro perseveri con la bella passione condivisa. Al centro della copertina beige caldo vediamo posizionato un interessante disegno a matita di Jules Pequoq che non conoscevo. Non conoscendo nemmeno l’autore dei testi non posso inoltre avere pregiudizio. Trovare un cuore mi risuona un bellissimo titolo. Nella postfazione un errore di stampa mi stava facendo credere al neologismo, mentre si tratta di una simpatica svista del nostro uomo ponte e tuttofare Alessandro Ramberti. Un libro dal respiro non troppo ampio, di un linguaggio adoperato senza fronzoli o sensi nascosti, forse riconducibile al secondo Novecento di casa nostra. Non basta una lettura spicciola, tuttavia, non gliene rende merito. Il neo che incombe sul fare uso della rima, al tempo d’oggi, è di calibrare le scelte per risultare originali. La vocazione non è troppo lontana dalla maniera della compilazione di aforismi. Una poesia che mi piace assai è quella a pagina 50 con oggetto il fiume Tevere. Il contenuto generale è incentrato sul soggetto vivente senziente allacciato alle tre dimensioni. Quella della vita terrena stretta, quella che riveste ma sfugge l’immanenza terrena, quella che costituirà il dopo della nostra permanenza. Un libro che alterna pensieri leggeri a pensieri profondi e complessi, una valida compagnia ad esempio nel viaggiare in treno.

• Ce n’è parecchio da leggere nel volume a nome del giovane e promettente studioso Alessandro Burrone. Noi lo attendiamo calorosamente al prossimo raduno a Fonte Avellana, anche perché mi riuscirebbe abbastanza difficile, andarlo a prelevare in Cina come fosse uno dei tanti pacchi export. La pubblicazione di Le mie mani non sanno segue la vittoria al concorso Narrapoetando, su motivazione firmata da Ruotolo e Fresa e Ciampalini, che sono tutti del mestiere e non da ieri. Alessandro mi piace quando rievoca e descrive, la maggior parte di codesti frammenti. L’opera passa verso la metà a offrire delle note, venendo a una prosa più ampia. I testi più corposi occupano le ultime posizioni. Non avevo idea che l’autore, come me, sapesse leggere in francese. Le note derivano dalle letture affrontate. Alessandro sembra aver raccolto l’invito di una citazione riportata, ovvero leggere senza fare programmi, nonostante la seria abnegazione dello studente fuoriesca tutta. Appoggiando il volume, mi sorride di conseguenza la faccia da schiaffi del suo creatore, nella fotografia del retro. A lui va il mio saluto benevolente, purché non si faccia ancora più magro e slanciato, visto che personalmente riesco soltanto nella direzione opposta.

• Entriamo prego nel vetro della lente, così come recita un suo verso. Vi metto volentieri al corrente che incontrando Gianni Marcantoni ho incontrato una gran brava persona. A me sentirlo leggere è piaciuto e ve lo raccomando. Sedime esce per la collana Spiccioli, i cui titoli sono riportati cioè elencati nelle pagine di fondo. Lupa è un testo interessante, di Reso mi garba particolarmente la seconda parte, di Sosta invece più la prima. Il paesaggio emerge nelle ultime liriche, che sono state tra l’altro pubblicate in riviste, spiegano le note del volume. Questo paesaggio ha tra l’altro riferimenti interessanti, perché la costa fermana è stata un caposaldo dell’urbex dell’Italia centrale, come l’autore già sa, visto che l’ho arringato bene di persona. Entrambi stavamo rendendo omaggio al buffet Anteas, nella cornice della splendida lettura fariana del gennaio passato. Procediamo. Il lessico di un poeta è scelta personale dove più dove meno condivisibile, ma non possiamo certo fare tutti le stesse cose alle stesse maniere. Sono contento di aver avuto modo di sperimentare la poetica di Gianni Marcantoni, che è vero che molto ha già mandato in stampa, ma mi auguro stia già lavorando a nuovi preparativi poetici.

• Non credete? È buffo che io abbozzi una recensione a un lavoro di Gianpaolo Anderlini, nella consapevolezza che la sua cultura e la sua bravura lasciano di molto indietro la mia. E allora compromesso sia. Scriverò ciò che mi è dato di scrivere, sapendo di volare basso, là dove il materiale spesso si colloca piuttosto in alto. Via in cammino! Salmi, ossia brani numerati, in cui la poesia va a fondersi con la preghiera, quest’ultima forse presa in senso troppo riduttivo. La prima sfida che incontriamo è farci carico dell’assenza totale di punteggiatura. In compenso la poesia gode di un canone stilistico, terzine o quartine di endecasillabi, e un verso singolo posto a chiusura come standard di produzione. Ho già letto materiale impostato da Gianpaolo, per così dire, sulle note messe in quaderno a fine giornata. Era un libro nato negli anni del Covid, sempre della casa Fara, per cui non esitate a recuperarlo. Il brano 150 chiude la lunga e corposa serie.
Una volta tanto mi trovo di fronte a un’opera che richiama il progetto organico in metrica come per esempio nei miei cari Pastonchi e Moretti. Anderlini riflette per la maggiore e commenta per la minore parte. Aspetto incisivo dei brani è infatti il carattere essenzialmente umano che accetta di distinguersi da una parola biblica accentrata al divino e supremo. La voce è fluente e decisa, un po’ più di rado assorta e nebulosa, stante indicare il pensiero sospeso o ipotetico. Nel libro terzo ho sottolineato più che negli altri. Salmo 81 e 84, molto bene. Salmo 96 e 97, altrettanto bene. Non mancate di leggere del Dio verde clorofilla del salmo 116. Questo breviario personale direi che si staglia tra i titoli usciti nell’anno lasciato alle spalle. Viene da amareggiarsi che non ne parlino i giornali nazionali, appartenendo alle belle opere di crescita e di sintonizzazione con l’universo. Inoltre sappiamo d’ora in avanti che l’autore emiliano conserva molte più parole in saccoccia di quante la sua riservatezza gli consente di pronunciare di persona. Ancora una volta, grazie Gianpaolo.

• A quanto apprendo dalla biografia, Guglielmo Aprile non è nuovo al comporre versi. Avverto attesa palpabile, verso i suoi Appunti eoliani, visto che giungono da zone per me pressoché sconosciute. Una citazione doverosa al gentilissimo pensiero dell’autore di premiare i contatti fariani dell’invio del testo digitale dell’opera. Avevo sentitamente ringraziato della bella sorpresa e mi ripeto tuttora. Inizierei sottolineando il tono discorsivo che dona un certo corpo alle liriche. Sono punti a favore, per quanto mi riguarda. La prima sezione intitola Ha un animo la pietra. È chiaro perché. Si tratta di testi dedicati agli scogli, cosa notevole: non da tutti usare un tale potere immaginifico. Si prosegue con titoli evocativi, come Apparizioni, Incantesimo, Pareidolia. Guglielmo illustra, ricorda, racconta. Attinge da Montale senza soffermarsi eccessivamente. Il mare che divora, il mare padre e assassino. Non ci si sofferma sul mare a trecentosessanta gradi, quanto sui giorni che l’autore ha scelto di intrecciarci. Sorge in me il quesito di lato tecnico se le osservazioni degli appunti siano state tracciate a memoria oppure seduta stante sulla battigia. Non un libro banale o che possano banalmente fare tutti. Questione di vocazione, soprattutto. Se sul mare scorrono voci, come lascia detto il poeta, direi sia centrato ricorrere al termine vocazione. Un libro che appagherà coloro che sentono il richiamo e condividono l’ambiente del mare.

• Il turno e il ritorno di Daniele Gigli, il quale in verità non si è mai allontanato, dall’attività di scrittura e dalla famiglia Fara. La biografia mi ricorda essere di casa torinese, quella che è stata per me una seconda casa di luogo poetico, seppure il nome di T.S. Eliot sembra lo abbia sospinto un tantino altrove. Via, entriamo in campo, cioè in campo saggistico. Eliot prima, Quadrelli dopo, i cui ritratti accompagnano la lettura. Abbiamo solo da imparare, mi viene da dire, cosa di meglio? Ora riporto una premessa solo per il gusto di esorcizzare la materia e sdrammatizzare. Io personalmente ho rincorso in tutti questi anni la nonchalance di lasciare Eliot per la senilità, sicché il libretto messo in mano dall’editore mi ha lasciato di ghiaccio per un istante molto prolungato. Non saremmo probabilmente andati d’accordo neanche in villaggio vacanza, se contemporanei, lui e la sua poesia che digerivo a fatica perché cervellotica, trascendentale, non referenziale. Non sta tutto qui, ad ogni modo, nel bene e nel male. Ora di rimediare tramite chi ne sa abbastanza. E anche di più.
Le prime paginette, sul ruolo dell’intelletto e sul peso dell’oggettività, risultano assai preziose. Sarebbe da pazzi lanciarsi a capire la poesia senza capire il pensiero che le ha dato forma. Un paio di cose che tenevo in memoria sono l’importanza delle Upanishad e la stima per l’Ulisse irlandese. Non sapevo dell’avversione per l’Amleto e in generale per l’opera del Bardo di Avon. Interessante davvero il dibattito sulla resa del verso bellissimo e tremendo Why then Ile fit you? presentando entrambe le versioni considerate dal curatore storico Alessandro Serpieri. Uno scherzo del destino ha voluto, al mio tempo, che in letteratura inglese studiassimo Yeats lasciando Eliot da parte. Sì, proprio al liceo Serpieri di Rimini. Non che ci avessi dato enorme peso. Quasi un anno era andato perso dietro a Coleridge e nessuno aveva idea che Thomas Hardy scrivesse libri di poesie. Un richiamo cattolico non me lo attendevo più e invece, con testo originale del Vangelo di Luca, viene ottimamente illustrato nelle ultime battute. Quei versi mi sono piaciuti molto. Quando Eliot mantiene integrità nei paragrafi, evidentemente, sono anch’io in grado di apprezzarlo. La sezione dedicata si chiude poco oltre la metà del libretto. A pagine 41 inaugura il saggio su Rodolfo Quadrelli. Abbinamento che scaturisce, Gigli deve rivelarci, dall’impegno dello stesso nella traduzione della letteratura inglese. E tuttavia il testo tratta di filosofia. Inedia spirituale, antico tempo e moderno, eredità dei sistemi filosofici. Sono sempre lieto di imbattermi in parole desuete, e l’autore se ne avvale senza problemi. A pagina 42 per esempio. Un percorso di lettura niente male, che è davvero bene sia stato recuperato e pubblicato. In fin dei conti il binomio di studi non si riserva a pochi eletti, e senza dubbio se ne apprezza l’amore e il rigore che lo intinge. Mi faccio promessa di rileggere una seconda volta. Almeno una seconda volta. Ben fatto, Daniele, avanti tutta.

• Vi sono persone verso cui serbo una stima forse negli anni non dichiarata. Una di queste è Franca Oberti, donna di lettere e donna del sapere. Dov’era finita questa pubblicazione? Anno 2019. Una di quelle delle uscite dal Faraexcelsior. Franca ha esperienza di poesia nonché di sapere medico ma ha senz’altro offerto tanto di buono nella semplice prosa di racconto. Il libello in questione è Lina la Gocciolina, con tanto di sottotitolo I ritorni dell’acqua. La distribuzione del testo o meglio dei testi scherza un poco con la pazienza del lettore. L’inizio cade dopo una premessa e una introduzione a firma della stessa autrice. Il plus arriva a sipario calato tramite uno degli interventi di Stefano Martello, che colgo occasione per abbracciare a distanza e ringraziare per la sua vena preziosa e inesauribile. È giusto rimarcare il ruolo dell’acqua nella nostra vita e l’attenzione che le dobbiamo. La letteratura che attinge dal passato e si rivolge al futuro mi va altamente a genio. I riferimenti geografici del testo sono benvoluti e si accostano al “fare mappa” che è proprio una delle capacità degli urbexers. Ancora dobbiamo credere nelle possibilità di testi dall’afflato pedagogico. Io che mi prometto di crederci sono stato dunque contento di essermi intriso delle parole della storia corale di Lina la Gocciolina.

• Apro la recensione con la domanda più importante, ossia se siamo di fronte a un libro che merita il nostro prezioso dosaggio di attenzione. Sì, la risposta. Sono in tutto e per tutto felice di aver messo le manone sull’opera in prosa intitolata I GiraSoli e votata al Faraexcelsior. Il mio giudizio non reputo né parziale né circostanziato, perché il libro gode di un impianto di livello accademico e la sintassi non presenta forse forse nemmeno una smagliatura. Sabrina Zanoni trascrive per noi uno stretto numero di conversazioni telefoniche, svolte dietro progetto, dimostrando di conoscere gli stilemi del romanzo. La prima storia esordisce con un’emicrania, che guarda il caso, sarebbe mia materia di competenza. Si snocciola poi una storia al femminile, di leggera tensione drammatica. La seconda storia è capitata a fagiolo, sotto Natale, e spero di non essere l’unico a riconoscere la stessa leggenda della lirica pascoliana La tovaglia. La terza storia contiene il pregio di fare luce, in un incrocio di voci femminili, su cosa consiste il progetto “Storie al Telefono”. La quarta storia stava per farmi capitolare, per via di un ritratto di famiglia con guazzabuglio, ma alla fine niente che venga esagerato. Il quinto episodio, uno schietto discorso maschile sull’amicizia nel tempo dei social, è anche il più sintetico. Il sesto invece riprende spazio nella calorosità di una nuova personalità di donna, sempre in dialogo con Marta, nome assunto per l’occasione dalla bionda autrice lombarda. Un difetto da riscontrare potrebbe individuarsi nella voce principale, che talvolta agisce da cassa di risonanza senza riuscire a essere un secondo soggetto. Ad ogni modo, il responso è più che positivo. Non ho esaurito la lettura delle ventuno storie trascritte, facendo sì che il loro gusto squisito mi accompagnerà nell’attesa. Un’inclusione in catalogo in grado di soddisfare il lettore più esigente e quello più semplice. Applaudo Sabrina Zanoni e mi congratulo con Alessandro Ramberti.

• Ho amato assai scendere nelle pieghe del libro che vi presento. Le dodici storie ideate e riportate da Francesco di Sibio. Ce la accenna lui stesso col titolo, Che cosa vuoi che sia un anno la ripartizione del materiale scritto. A causa della salute inferma, i miei ultimi anni non possono dirsi degni di nota, detto sinceramente. Al contrario, l’autore ha raccolto valide annotazioni da cui comporre altrettanto validi racconti. L’ombra che gravita sopra libri di una certa mole, per ciò che so dire, è di non andare d’accordo con lo stile o con la trama, rendendo la lettura una fatica costante e deplorevole. Francesco invece scrive bene e spaziando su diversi temi vince anche la seconda scommessa. C’è da dire che gioca prevalentemente in casa, ambientando nella sua terra irpina, così da ridurre il margine di errori grossolani. Ho amato il terzo racconto (“La Tela della Vergine”) che ritengo collocarsi una spanna sopra gli altri, grazie alla bravura della fabbricazione in epoca storica. Anche il secondo e il sesto episodio, rispettivamente sulla solitudine nella terza età e sulla musica dal vivo, fanno bella figura. Mi sono promesso di stanare quanto prima anche le storie della seconda metà del libro. Opera che garantisco valida e avvincente, mi congratulo con il suo creatore.

• Un’altra uscita sfuggita alle mie grinfie. Ancora una volta, anno 2020. Ha avuto dopotutto qualcosa di benedetto. Non ho mai incontrato Gualtiero Lelli, anche perché apprendo egli ha casa a Roma. Questo doppio romanzo trova tra i suoi pregi proprio nel calare il lettore nella dimensione della città capitale. Non ricordo nemmeno più che voce abbia è l’evocativo titolo scelto. L’intreccio e la sintassi funzionano benissimo anche lasciando da parte l’ambientazione. Il volume rivestito di un azzurro leggerissimo cela in verità un contenuto grintoso, una narrazione in prima persona molto bene orchestrata. Abbiamo addirittura una paginetta carnale per uno e per l’altro episodio. Non certo il marchio di fabbrica fariano, ma a volte ci vuole, e la volta era buona per azzardare. Non mi sottraggo al rimando a un altro romanzo edito anni or sono da monsieur Ramberti, cioè Pinocchio non abita più qui, sempre ambientato nel romano. L’opera di Gualtiero Lelli mi pare più compatta e scorrevole. Ho tracannato di un fiato il secondo romanzo, mentre mi vedo rallentare con il primo, ma senza dubitare di godermelo a sufficienza. La vera curiosità è forse avere dato al libro il nome di una delle storie, nascondendo di fatto che ce ne siano due distinte. Sono grato ad Alessandro Ramberti per il consiglio della lettura in questione che a mio turno rilancio, senza indugio, a chiunque possa apprezzare la scrittura romanzata. I miei complimenti a Gualtiero Lelli.

• Incontro con l’autrice. Su mia volontà di raggiungere la brava Sonia Gardini nella struttura residenziale di Sant’Angelo di Gatteo (FC) in cui gestisce la sua riabilitazione muscolare. La Casa Fracassi m’appare davvero valida locazione, a parte un prolungato cantieraccio esterno, sicché sono proprio contento per la mia amica. Il Risveglio delle Cose è un libro leggero che non per questo debba essere sfogliato senza concentrazione. Io sono tra coloro che concepiscono la poesia come spazio e occasione di impegno civile, sicché spesso vengo scosso dal mio piedistallo ideale, come la stessa Sonia si è concessa di fare. La prima sezione comprende i tanka. Questa costruzione mi piace assai, come sarebbe piaciuta a Thomas Hardy, e sono lieto di averla appresa. Lo sfondo delle liriche attinge dal verticale all’orizzontale: mare, prato, nubi, cielo. Immagino tra me e me l’autrice, seduta assorta come la conosco, attendere la brezza e l’ispirazione avvicinandosi al bagnasciuga. La costa cesenate cioè cesenaticense l’ho percorsa avanti e indietro nella mia ricerca delle colonie perdute, come ho confessato e illustrato alla mia amica, indicando la fabbrica chiusa e in vendita giusto a lato del suo domicilio. “Che cavolo ci vai a fare nei posti”, le esce schietto di rimando. Eh, il tempo dell’uomo celibe è purtroppo soggetto a interrogativi ben più grandi di lui e forse anche di voialtri. Ogni tanto cerco il percorso di uscita dai confini della civiltà o forse soltanto dal confino della mia persona. Sonia da questo punto di vista è molto più disciplinata di me. Ai grandi tocca il buon esempio, d’altronde.
La seconda sezione comprende gli haiku, che non sono più una rarità sul fronte letterario occidentale. Sonia se la cava in modo egregio e mi collega più d’una volta, penso involontariamente, allo stile di Alessandro Ramberti e di Caterina Camporesi. Anche quest’ultima rammento con malinconia stare trascorrendo un periodo di festività di più sotto il tetto di una residenza protetta. A lei dunque estendo il mio abbraccio virtuale, poiché il bene non si dimentica, e anch’io non ho voluto che un verecondo bene nei confronti della nostra amica. Torniamo a Il Risveglio delle Cose. I passaggi che mi hanno colpito sono Si offre esile la margherita; La roccia erta d’ocra; Stanno le case aggrappate sul colle come presepe. In fondo, una buona poesia scaturisce dal vedere bene. Un monito da tenersi a fianco, lo stabilisco anche e in buona parte per me stesso. Il passaggio Vorrei tuffarmi in un gorgo di mare mi lampeggia una versione più turistica della autrice, come sul pontile della motonave. Non so quanto anelito stagionale alberghi dentro Sonia; chissà se di qui a poco noterete lei a balnearsi in spiaggia e invece me a ritirarmi a vita privata in entroterra. Sonia, sei stata vaccinata per l’ironia? Spero di sì perché con me la vedrai spesa in abbondanza. L’ultima apparizione, prima dell’indice, viene riservata a un testo chiamato Invettiva. Questa volta il richiamo sembra Primo Levi e il tema storico quello di guerra. Nella Casa Fracassi scoccano le ore otto e al televisore, dopo la prevedibile clip di Mattarella a palazzo, è il turno degli aggiornamenti da Gaza e Kiev. Ce n’è veramente di che ricordarsi di cosa siamo capaci in negativo. Signori, è appena passato Natale, non rigiro le parole nella piaga. Ora che ho scritto posso riporre il libriccino in salotto, non troppo nascosto, nel segno delle cose a cui si vuole bene. Se la Casa Fracassi non instaurerà criteri di selezione basati sulla avvenenza, entro primavera riporto la mia robusta persona a incontrare la nostra autrice. Io vi ringrazio per l’attenzione. Buona vita e buona letteratura.



martedì 14 agosto 2007

Sulla poesia di Margherita Guidacci (Anna M. Tamburini)


L’annale numero 5 di «Parola e Tempo» edito nel 2006 da Guaraldi per l’ Istituto di Scienze Religiose “A. Marvelli” di Rimini (a cui si può richiedere), contiene, fra gli altri, un eccellente e avvincente saggio di Anna Maria Tamburini (studiosa di letteratura contemporanea, in particolare dell’opera di p. Agostino Venanzio Reali) su “La Via Crucis nella poesia di Margherita Guidacci / tra preghiera e liturgia” come recita il sottotitolo di questo scritto illuminante sulla poesia mistico/religiosa e al contempo civicamente engagée dell’autrice e traduttrice (Donne, Dickinson, T.S. Eliot…) toscana.
Il titolo non a caso è “Verso la Quindicesima Stazione” (v. foto tratta dalla Via Crucis di Leonardo Rosito commentata dalla Guidacci) e nonostante questa prospettiva escatologica che potrebbe per alcuni risultare inquietante, Anna Maria Tamburini può a ragione affermare che : «Leggere per intero l’opera di Margherita Guidacci può rivelarsi, in verità, un’avventura dello spirito capace di consolare nel nostro tempo così travagliato, e non perché la sua poesia sia di facile consolazione, al contrario, ma appunto perché la parabola esistenziale e l’itinerario poetico, strettamente congiunti, si possono leggere come esperienza di resurrezione dopo la via crucis (…)» (pp. 423-4). Descrivendocene a tutto tondo e con accurati riferimenti al contesto culturale la poetica, Tamburini afferma: «La sabbia e L’Angelo, il suo primo libro di poesie, si presenta assai innovativo alla data del 1946; inizia solennemente, essenziale e lapidario (…) Chi grida sull’alto spartiacque è udito da entrambi le valli. / Perciò la voce dei poeti intendono i viventi e i morti. (…) (p. 429); «La seconda fase della poesia guidacciana (…) è tempo nel quale si sperimenta personalmente l’imperversare di quel mistero d’iniquità che segna l’inizio della storia, nel passaggio dall’eternità al tempo (…) ogni pensiero striscia, privo d’ali. / Sono fango le lacrime, / non specchiano alcun cielo. (pp, 435 e 438); «Ma le opere poetiche più significative sul fronte della poesia civile sono certamente L’orologio di Bologna e La Via Crucis dell’Umanità (e qui Tamburini cita una perspicua analisi di Agostino Venanzio Reali e una memoria della Guidacci stessa); «Margherita è già inferma da oltre due anni quando consegna a padre Massimiliano Rosito questa raccolta [Anelli del tempo], che è una sorta di testamento spirituale. (…) …Margherita ha realizzato compiutamente quell’unità di pensiero e di senso che riconosceva, ammirata, in Eliot e nei metafisici inglesi, incarnando con intatta freschezza l’insostenibile leggerezza dell’essere destinata all’insostenibile gioia. (…) … un cuore umile e puro / non sarà turbato dall’infinito.» (pp. 448 e 449).
Questo frammentario compendio non può rendere l’eleganza e la bellezza empatica di questo saggio critico e ve ne consigliamo vivamente la lettura integrale.

v. anche per-margherita-guidacci-un-incontro.html
http://bit.ly/i6FIuv

martedì 26 maggio 2015

Il tempo del padre a Fonte Avellana 26-28 giugno 2015



Fonte Avellana 
26-28 giugno 2015

Il tempo del padre
fogliettone pdf


Il tema (in questo periodo di apparente o reale eclissi del ruolo del padre) può essere declinato con libertà: una riflessione, un reading poetico, un racconto, una piccola performance teatrale e/o musicale, un’opera d’arte, un mini laboratorio… ci riuniremo nello Scriptorium (v. foto a lato) calcato da Dante. La kermesse, calorosamente ospitata dai monaci camaldolesi (in primis dal priore Gianni Giacomelli) nello splendido monastero di Fonte Avellana, è aperta a tutti gli interessati credenti e non (anche come semplici uditori, che possono comunque intervenire nei vari dibattiti). Si parte alle 15.00 di venerdì 26 giugno per finire alle 16.00 di domenica 28 giugno. Il costo totale del soggiorno dalla cena di venerdì al pranzo di domenica è di € 110,00 (€ 90,00 a testa per chi sta camera doppia o a più letti e solo € 80,00 per chi ha meno di 35 anni, anche in singola). È possibile prolungare il soggiorno e pranzare già da venerdì (ogni pasto extra € 15,00) accordandosi direttamente con i monaci). È richiesta la presenza per tutta la durata della kermesse: questo per creare un'atmosfera conviviale di attenzione ed ascolto, rispettare il silenzio e la vita liturgica e i momenti di preghiera dei monaci (ai quali chi vuole potrà partecipare) e staccare veramente, sia pur per pochi giorni dal rumore quotidiano. Si possono portare libri, cd e altro materiale per vendite/scambi informali e autogestiti o per donarli al monastero. Chi suona uno strumento è pregato di portarlo. 

Le prenotazioni (anche dei pasti extra soggiorno) vanno fatte allo 0721-730261 (si prega di telefonare intorno alle 13,00 o dalle 20,00 alle 21.00) o via mail a foresteria@fonteavellana.it (inviare per conoscenza anche a info@faraeditore.it informando con cortese sollecitudine di eventuali impedimenti).



Venerdì 26 giugno 

15.00 Presentazione del convegno con saluto del Priore Gianni Giacomelli e di Alessandro Ramberti, moderatore della kermesse.



15.15 Il silenzio paterno – Paolo Pistoletti (1964) lavora come bibliotecario presso la biblioteca comunale di Umbertide. Terminati gli studi in Giurisprudenza e in Teologia, ha continuato ad approfondire i contenuti di alcune correnti spirituali d’occidente e d’oriente ampliando, allo stesso tempo, la sua ricerca poetica. Ha pubblicato la silloge Legni (Ladolfi Editore 2014) e i contributi “Legni, una lettura devadatta”, (nel volume Dove sta andando il mio italiano?, Fara 2014) e “Il paesaggio della parola” (ne Il luogo della parola, Fara 2015 ). Collabora con il blog letterario Compitu re vivi. Dal 2010 cura e conduce Arcipelago, il programma di letture e poesia di RadioRCC. Sta lavorando, con il musicista-bassista Manuele Cambiotti, al progetto “Devadatta, vedo la parola che suona”.

15.30 Assicurazione sulla vita – Lucia Grassiccia è arteterapeuta e vive a Milano (ma la sua terra è la Sicilia, e Modica la città che nel 1986 la riversò sul mondo). Inizia a scrivere articoli per il progetto Hzine, presso l’Accademia di Belle Arti di Catania, e per il quotidiano web Ondaiblea. 
Collabora con le testate Artribune e Look Lateral per interrogarsi e interrogare sull’arte. Nel 2013 pubblica con Prospero Editore (di cui cura la Rubrica di racconti brevi Letteratura espressa) il suo primo romanzo ebook, Elevator.

15.45 “E 'n la sua voluntade è nostra pace” – Daniele Gigli (Torino 1978) lavora come archivista documentalista, consulente di comunicazione e digital curator. Ha pubblicato i libri di poesia Fisiognomica (2003) e Presenze (2008), oltre ad alcune traduzioni da T.S. Eliot, tra cui Gli uomini svuotati (2010) e Mercoledì delle Ceneri (2014). Collabora con il quotidiano on-line Il Sussidiario e le riviste Studi cattolici e Biblioteca di via Senato. È in corso di pubblicazione il suo nuovo libro Fuoco unanime.

16.30 Dibattito


16.45 Concetti paternali: padri e patrigni – Chiara Dall'Ara ha 40 anni, segnati da piccole e grandi tragedie. Dieci anni fa ha lasciato la sua Cesena per andare a vivere in provincia di Bologna. Diventare madre le ha provocato un cambio di rotta… Ha pubblicato Essenze di giorni sognanti. Lettere ai tempi dei social network (Edizioni Sensoinverso 2015) ed è inserita nell'antolgia Il luogo della parola (Fara 2015).




17.00 Qualche rima sul padre – Alessandro Ramberti è sempre stato affascinato dai sentieri di montagna, dalle parole, dalle lingue, dalla Bibbia… si considera un piccolo ponte e ama mettere in relazione e comunicazione anime, volti e persone. Fra i saggi, ha curato Riflessioni sul linguaggio (1993). Nel 2012 è uscita la raccolta Sotto il sole (sopra il cielo), nel 2015 Orme intangibili. Questo intervento parte dalle Rime petrarchesche per arrivare al libro di papa Francesco Nel cuore di ogni padre (Rizzoli 2014).




17.30 Radici ed ali… reading da I segreti dell'universo – Nadia Chiaverini vive e lavora a Pisa. Dopo la laurea in giurisprudenza, un lavoro impegnativo presso vari uffici giudiziari, una famiglia, 2 figli nell’età di mezzo (titolo della sua prima silloge) ha scoperto la poesia. Era l’anno 2000. Ama la poesia “onesta”, scevra di formalismi e finzioni letterarie, e legge soprattutto poesia moderna e contemporanea, sia cartacea che su riviste on line. Si interessa di filosofia, sociologia, antropologia e psicologia. Ha pubblicato varie raccolte di poesie, l’ultima si intitola I segreti dell’Universo, CFR Edizioni 2014. Altre poesie con interventi critici sono pubblicate ne I Quaderni dell’Ussero (Puntoeacapo 2013), in blog letterari, riviste (di recente in Poeti e Poesia n. 33 dicembre 2014) e in antologie, tra cui: L’Impoetico mafioso. 105 poeti per la legalità, CFR 2012; Il ricatto del pane, CFR 2013; Unanimemente, ed. Zona 2011; Cuore di Preda CFR 2012; Keffiaeh, intelligenze per la pace, CFR 2014; Homo eligens, deComporre 2014. Con l’associazione Chiamiamola Annina ha partecipato a vari progetti per diffondere e sostenere la cultura femminile. Fa parte del gruppo Libera…mente scrivere, con cui ha partecipato a un testo teatrale in e-book Un gatto nella nebbia.


17.45 Dibattito e lancio del laboratorio serale Paternità oltre il tempo a cura di David Aguzzi e Letizia Fabbri (v. sotto). Tempo libero.


18.30 Vespri (per chi vuole) 


19.30 Cena



21.00 Di Padre in Figlio, da figlio a padre: ovvero della necessarietà della croce –Roberto Battestini, nato a Pescara nel 1966, è sposato e ha otto figli. Si dedica dal 1994 al fumetto come autore, curatore di mostre e sceneggiatore. Laureato in lingue, docente e poliglotta, traduce testi specialistici e fumetti dal 1986. Partecipa a mostre in Italia e all’estero. Vincitore del premio Fumo di China nuovo autore nel 1999 e a Forte dei Marmi nel 1996, 1° premio Arena! di Bologna nel 2007, 1° premio SatirOffida 2008, 1° premio Fede a Strisce a Rimini nel 2009 e nel 2010. Nel 2009 Bottero pubblica la sua autobiografia a fumetti: Fratelli. Per la Ave di Roma realizza la collana “Salmetti a fumetti” e “Versetti a fumetti” e ha pubblicato nel 2011 Francesco l’amico di Dio e Beato Karol, vita parole e sorrisi di Giovanni Paolo II. Dal 2007 realizza il progetto Catecomics con le Edizioni Dehoniane di Bologna, ultimi volumi: Genesi. E la luce fu!, Apocalisse, I profeti, Salmi, Atti degli Apostoli. È inserito in Scrivere per il futuro ai tempi delle nuvole informatiche (Fara 2012). Ha esposto suoi quadri nella personale In itinere. Opere 2007-2012 a Pescara. Nel 2016 uscirà il romanzo a fumetti Acarosangue (di cui un assaggio ne Il luogo della parola, Fara 2015). Web: www.battestini.it

21.40 In cerca di un Padre – Alex Celli è un riminese del 1979 ed insegna religione. «Ambisce a cambiare il mondo “almeno un pochino” nei panni del maldestro uomo pollo (…) descritto in Chicken Breast e Il ritorno di ChickenBreast (…). Alex-Chicken inventa una scrittura scoppiettante quant’egli è nella realtà, maldestramente vive diverse avventure tra gli sguardi beffardi dei passanti e proprio come l’Hidalgo cerca di svincolarsi dalla realtà in cui vive. Cervantes inventò il personaggio per mettere in ridicolo una letteratura che celebrava cavalieri impossibili e non era in grado di descrivere i tempi che stavano cambiando non solo nella Spagna seicentesca. Celli non inventa, descrive sé stesso, descrive l’uomo contemporaneo cui la realtà limita l’immaginazione e spegne la fantasia. L’uomo comune è impossibilitato a realizzare le proprie aspettative soffocato com’è dai condizionamenti sociali e da una quotidianità appiattente. Lo sguardo allegro ed ottimista di Alex ci narra storie fantastiche che si posizionano tra le fiabe, la mitologia ed il racconto (…).» (da un articolo pubblicato su La Piazza n° 43, feb 2013).


22.00 Paternità oltre il tempo con David Aguzzi e Letizia Fabbri – “… mi sembra una vita molto più lunga, quasi due o tre insieme… Letizia, mi dico, sei una grande... Ma quante prove hai superato, quanti traguardi hai raggiunto, quante soddisfazioni hai maturato e soprattutto, questo navigare, guarda dove ti ha portata… Il coraggio e l'esuberanza, l'ottimismo e la gioia, la passione e l'ostinazione, sono il segreto del mio essere oggi, a 52 anni, in salute e libertà, con tanta voglia di vivere e completare un sogno: Ca' Bianca, “l'accoglienza che cura”.
David Aguzzi è nato a Rimini. Vive a Riccione. È laureato in Sociologia e in Scienze della comunicazione. Socio di Teatro Aenigma
(Urbino), ha co-fondato la rivista Teatri delle diversità e le Edizioni Nuove Catarsi. È membro dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro, responsabile del Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere, scrittore, saggista, più o meno poeta, drammaturgo e operatore teatrale. Tra le pubblicazioni: Il Dono di Davide. I Volontari e la rete di Solidarietà, … e cuchèl / il Gabbiano, Per uscire dall’invisibile. Ha realizzato il corto Cambiamo Discorso? È inserito in Scrittura Felice (Fara 2013), Ascolto per scrivere (Fara 2014), Il luogo della parola (Fara 2015) e altre antologie. 1° classificato al Concorso “Viaggi di Versi”, Ed. Pagine, con la poesia Oggi. Nel 2014 ha messo in scena Mi fido di te e Il treno dei desideri recitati da giovani e adulti con patologie psichiche e disagio sociale.

22.20 Dibattito e risonanze sull'intera giornata e riposo


Sabato 27 giugno

8.00 Colazione


9.00 La paternità spirituale come risorsa antropologica – Andrea Ponso è nato a Noventa Vicentina nel 1975. Dopo studi letterari sta concludendo quelli teologico-liturgici. Si occupa di letteratura, teologia e traduzione dall'ebraico biblico e collabora come editor per alcune case editrici. Ha pubblicato testi di critica e poesia in varie riviste, mentre il suo ultimo libro, I ferri del mestiere, è uscito per Lo Specchio Mondadori nel 2011. Una sua nuova versione del Cantico dei cantici uscirà per Il Saggiatore nel 2015. Con Fara ha pubblicato Letture bibliche.



9.30 Declinazioni di paternità – Anna Maria Tamburini, riminese, si è laureata in Letteratura Italiana con il prof. Ezio Raimondi presso l'Università di Bologna. Ha portato all'attenzione della critica l'opera di Agostino Venanzio Reali promuovendo incontri e convegni di studio, dei quali ha curato gli Atti: Dipingere laparola (Padova 2006) e Per analogia (Roma 2012). Ha dedicato saggi a M. Guidacci, C. Campo, E. Dickinson, T.S. Eliot, alcuni dei quali confluiti nel volume Per amore e conoscenza (Caltanissetta 2012). Scrive articoli e recensioni. Nell’ambito della poesia ha pubblicato i libri Colibrì (Fara 2010) e A mio padre (Helicon Edizioni 2014).



9.45 Padri acquisiti: John Crowley e Steve Kilbey – Davide Valecchi è nato nel 1974 a Firenze. Polistrumentista, fin dall’adolescenza ha fatto parte di numerosi gruppi e progetti musicali spaziando in generi diversi: metal, new wave, gothic rock, industrial, ambient, elettronica, sperimentazione. Attualmente è impegnato come chitarrista nel gruppo gothic/wave Video Diva e nel duo elettronico/ambient H2R (insieme a Luigi Maria Mennella). Con lo pseudonimo di aal (almost automatic landscapes), a partire dal 2001, ha intrapreso un percorso di ricerca sonora in campo elettro-acustico, concreto, elettronico e ambient, toccando anche territori drone e industrial. Ha pubblicato la raccolta di poesie Magari in un’ora del pomeriggio nel 2011, vincendo il concorso Faraexcelsior. Altre poesie sono presenti in Scrivere per i futuro ai tempi delle nuvole informatiche (Fara 2012), Chi scrive ha fede? (Fara 2013) e nell'antologia dei vincitori del concorso Insanamente Siamo tutti un po' matti (2014). Ha frequentato anche la fantascienza, scrivendo nel 2010 il romanzo L’archivista con Paolo Frusca, finalista al Premio Urania Mondadori. Realizza eventi legati alla poesia, alla musica, alla letteratura.

10.00 Dibattito



10.15 Ostaggio del cuore – Elena Varriale è nata a Napoli, terra di mare e fuoco e nell’aria che respira ci sono oracoli di Sibilla e canti di Sirene. Sarà forse per questo, o per altri motivi a lei ancora sconosciuti, che si ritrova spesso alla deriva del sentire, nello spazio nebuloso della creazione. Naviga molto alla ricerca della parola e del verso giusti, ma solo quando raggiunge il suo “porto”… comincia a scrivere. Di viaggio in viaggio, ha scritto e pubblicato articoli, saggi e due raccolte di poesie (Lo so che sbaglio, Tracce 2007, e Solubile Scompiglio, Tindari Edizioni 2012). Suoi scritti (poesie e racconti) sono stati selezionati e pubblicati in antologie e riviste (Aletti, Giulio Perrone Editore, Lietocolle, Fara, Limina Mentis) e nel blog di Poesia Rai News curato da Luigia Sorrentino. Ha ricevuto riconoscimenti in premi letterari nazionali ed internazionali e nel 2012, il suo primo romanzo breve “Se sei nato caos non puoi diventare armonia” è stato pubblicato nell’antologia Faraexcelsior 2013. È inserita ne Il luogo della parola (Fara 2015). È stata segnalata dal concorso Faraexcelsior 2015 per la raccolta Intralci ed intervalli.



10.30 Congiunzioni e rimarginature – Giuseppe Vetromile risiede a Sant'Anastasia (NA). Ama definirsi napoletano verace, essendo nato a pochi metri da Castel dell'Ovo. Si dedica alla poesia e alla narrativa fin da ragazzo, ricevendo riconoscimenti in importanti concorsi. Numerosi i primi premi. Ha pubblicato 19 di libri di poesie, tra i quali: Cantico del possibile approdo (Scuderi 2005), Inventari apocrifi (Bastogi 2009), Ritratti in lavorazione (Edizioni del Calatino 2011), Percorsi alternativi (Marcus 2013), e un libro di narrativa con Kairos di Napoli. È inserito in varie antologie e collabora a giornali e riviste letterarie, anche online, con recensioni e note critiche. Ex dipendente Fiat a Pomigliano d'Arco, promuove e organizza incontri e dibattiti sulla poesia e non solo. Ha curato le antologie: Attraverso la città (Scuderi 2011), Percezioni dell'invisibile (L'Arca Felice 2013); Ifigenia siamo noi (Scuderi 2014). Ha fondato il Circolo Letterario Anastasiano e fa parte di giurie in importanti concorsi. Ha ideato e cura il Premio Nazionale di Poesia “Città di Sant’Anastasia”. È presente in rete nei blog Circolo Letterario Anastasiano, Transiti Poetici, Taccuino Anastasiano, Selezione di Concorsi Letterari, ecc.




10.45 Il dialogo tra padre e figlio – Rita Pacilio è autrice in poesia e narrativa, sociologa, collaboratrice editoriale. Esperta in Comunicazione e Orientamento al lavoro (Bilancio delle Competenze) ha lavorato per il Ministero di Grazia e Giustizia presso la Casa Circondariale di Benevento. Per l’Università degli Studi del Sannio ha collaborato al saggio: Famiglia e società. Per Fara  ha pubblicato il saggio: “La fede come metafora comunicativa: è possibile la fede sociale?” inserito in Chi scrive ha fede? Sua recente raccolta poetica, con cui conclude il discorso sulla denuncia dei corpi emarginati e violati è: Quel grido raggrumato (La Vita Felice 2014).

11.00 Mio padre – Marco Bottoni è nato il 30 Settembre 1958. Laureato in Medicina da 31 anni e scrittore dilettante da 15 afferma di fare il medico a tempo perso, e di non avere più molto tempo da perdere, data l’età. Scrive, citati in rigido ordine alfabetico: aforismi, certificati, curricula, dialoghi, lettere agli editori, liste della spesa, poesie, racconti, ricevute, romanzi, ricette, testi teatrali: cfr. Con il titolo in coda (Fara 2011) libro vincitore del Premio Martucci 2012 sez. Teatro. Più di qualche Editore non ha saputo resistere alla tentazione di pubblicare i suoi scritti, così che, incredibilmente, sempre più numerosi diventano, nel tempo, i suoi lettori. Ha vinto numerosi premi (nel 2014 il concorso Insanamente con il racconto Tratto da una storia vera, che ha ricevuto la medaglia del Presidente della Repubblica). Ha corso come tedoforo per il Viaggio della Fiamma Olimpica di Torino 2006 nel Comune di Mira (VE). Suona la chitarra. 

11.15 Paternità d'amore – Mariastella Eisenberg è nata a Napoli. Dirigente scolastico, ha fondato un gruppo di lettura presso il carcere di Lauro, con la Fondazione Premio Napoli; impegnata a favore delle donne vittime di violenza con l’ass. casertana Spazio donna; membro della Commissione per le pari opportunità della Provincia di Caserta. Ha pubblicato: Perché ancora i Promessi Sposi, Marimar 1989; Sara, Guida 2005; Carovita, Lettere arti scienze 2009; Chiedi alle mani, Sovera 2009; Alfabetando, L’Aperia 2011 (pref. di Luigi Trucillo); Cantico nella parola svelata, Compagnia dei Trovatori 2013 (pref. di Silvio Perrella, nota di Bruno Galluccio); Madri vestite di sole, Interlinea 2013 (pref. di Giampiero Neri, nota di Andrea Renzi) in corso di pubblicazione con Oedipus Ed. la prossima raccolta.



11.30 Un tabù: l'amicizia – Nino (Nicola) Di Paolo, è stato Bibliotecario, fino al 31 agosto 2012, presso la Biblioteca Comunale di Pero, alle porte di Milano. Dal successivo 1° settembre è stato trasferito agli Uffici Amministrativi del Comune perché, in Biblioteca, “non produceva pensieri raffinati”. Dopo la Maturità Scientifica, aveva lavorato come operaio per cinque anni, dal 1977 al 1982, in una piccola fabbrica dove si costruivano componenti per auto e camion. Sarà forse a causa di ciò che non è riuscito poi a produrre “pensieri raffinati”? Ora, a 57 anni e con 38 anni di lavoro sul groppone, trovandosi, non si sa per quanto ancora, “ostaggio” del leggendario ticket Monti-Fornero, nei sempre più scarsi momenti da sottrarre al rigenerante riposo, prova a comunicare scrivendo. Con piacere. Ha pubblicato nel 2007, con Fara, un diario di viaggio dal titolo Anno Santo 1975 – da Milano a Roma a piedi e l’anno successivo, sempre con Fara, la raccolta di racconti Il primato della pietà. È comparso, con alcune sue composizioni e brevi saggi, su due antologie fariane: Lo spirito della poesia, del 2008, e La poesia, il sacro e il sublime, del 2010. Nel mese di maggio 2012 ha pubblicato con la Montedit di Melegnano il saggio in versi Anteprima della Stoffa dell’Universo. 
11.45 Il padre e il silenzio – Annalisa Ciampalini è nata a Firenze e si è laureata in Matematica a Pisa. Insegna matematica nella scuola superiore. Nel 2008 ha pubblicato la raccolta di poesie L’istante Si Dilata (Ibiskos Editrice), nel 2014 la raccolta L’assenza (Ladolfi). Alcune sue poesie, edite e non, sono state inserite in un Quaderno letterario “Alcyone 2000” (Miano Editore). Il concorso “Città di Salò” l’ha premiata per una poesia inedita. Ha passato molti anni a scrivere senza che l’idea di pubblicare la sfiorasse. Per questo motivo conserva diverse poesie e brevi racconti inediti. In seguito a particolari vicende, si è decisa a chiedere un parere ad una casa editrice di Empoli, città dove abita, che le ha proposto la pubblicazione. Le dà grande gioia vedere una poesia che prende forma e poter essere letta da persone competenti e profonde, a costo di ricevere anche critiche negative. Ama la musica e la letteratura di ogni tipo. Ama pensare allo spazio e alle galassie: le dà quiete e concentrazione. Si è accorta che scrive intorno a determinati temi: un tempo le poesie spuntavano isolate, senza un nesso evidente.

12.00 Dibattito
12.30 Pranzo e tempo libero


15.00 Il padre nel martirio della poesia – Laura Corraducci è nata a Pesaro nel 1974 dove risiede, è insegnante di inglese. Nel 2007 pubblica la sua prima raccolta di poesie con Ed. Del Leone dal titolo Lux Renova. Suoi inediti sono apparsi su Almanacco PUNTO della poesia italiana 2014, Puntoacapo Editrice, Gradiva con nota critica di Giancarlo Pontiggia, Almanacco dei poeti e della poesia contemporanea, Raffaelli Editore, col quale ha appena pubblicato Il canto di Cecilia e altre poesie. Nel 2012 organizza la rassegna poetica “vaghe stelle dell’orsa” (edizione 2015 qui)dedicata alla poesia contemporanea, nello stesso anno vince il concorso “La donna si racconta” sezione poesia. Sue poesie sono state tradotte in lingua spagnola e inglese. 


15.15 Esperienza monastica di paternità: da Dio all'Io – Padre Gianni Giacomelli è monaco benedettino camaldolese nel monastero di Fonte Avellana (PU) dal settembre del 2003. Dall’ottobre del 2011 è priore nello stesso monastero alle pendici del Catria (www.fonteavellana.it). Ha effettuato studi classici e frequentato la facoltà di Giurisprudenza. Ha operato in una comunità per disabili. Dopo l’ingresso in monastero ha conseguito il master in Teologia cattolica a Strasburgo (Francia) con un memoire sul fenomenologo francese Michel Henry, Per una soteriologia immanente. Appassionato di filosofia e di opera lirica, teatro, poesia e psicanalisi tiene corsi e seminari e ha partecipato a varie kermesse fariane (è inserito in varie antologie fra cui: Chi scrive ha fede? e Scrittura felice). 


16.00 I padri dei nostri tempi – Caterina Camporesi è nata a Sogliano al R. Vive a Rimini. È psicoterapeuta. Già condirettrice de «La Rocca poesia» e redattrice de Le Voci della Luna, collabora con riviste cartacee comeGraphie e on-line come Fili d’aquilone. Ha pubblicato: Poesie di una psicologa (Euroforum 1982), Sulla porta del tempo (Edizioni del Leone 1996), Agli strali del silenzio (Istituto di Cultura di Napoli 1999), Duende (Marsilio 2003), Solchi e Nodi (Fara 2008), Dove il vero si coagula (Raffaelli 2011). È presente con Il tenace seduttore nel volume Per Cesare Ruffato (Marsilio 2005), con una poesia in Folia sine nomine (Marsilio 2006) e con sillogi ne La coda della Galassia(2005), La linea del Sillaro (Campanotto 2006), Poesia e Natura (Le lettere 2007), Vicino alle nubi sulla montagna crollata (Campanotto 2008). È pubblicata in riviste e nel web. Alcuni suoi saggi sono inseriti nei volumi fariani: Lo spirito della poesia (2008), Poeti profeti? (2009), Salvezza e impegno (2010), Il valore del tempo nella scrittura(2011), Scrivere per i futuro ai tempi delle nuvole informatiche (2012), Chi scrive ha fede? e Scrittura felice (entrambi 2013), Letteratura… con i piedi (2014). Ha curato e tradotto L'Attesa di Pablo Gozalves (Sinopia 2007) e, con Claudio Cinti, Nel concavo privilegio della dismemoria di Cé Mendizábal (Sinopia 2010). Le è stata dedicata la Lettera in versi n. 41 (2012) a cura Rosa Elisa Giangoia. È presente nei cataloghi per il Centenario della morte di Giovanni Pascoli e in quello del pittore Carlo Ravaioli (entrambi Il Vicolo 2012).

16.15 Polvere padre polvere – Subhaga Gaetano Failla è nato a Scalea, nel respiro del Tirreno meridionale, in una dimensione culturale e metafisica di tipo patriarcale, àmbito tuttavia definito nel suo complesso dall’Ombra di madri e di deità femminili. Vive in Toscana, nei luoghi di babbo Geppetto, del suo bizzarro figlio Pinocchio e d’una evanescente figura materna, la Fata turchina. Autore di libri di racconti, è stato inoltre pubblicato in antologie e riviste ed è presente con varie “incursioni” nel web.

16.30 Dibattito

16.45 Metamorfosi di un mito – Maria Lenti, poetessa, narratrice, saggista, giornalista, è nata e vive a Urbino. Studiosa di letteratura ed arte: saggi, recensioni, interventi critici si trovano in volumi collettanei, in riviste e su quotidiani a cui collabora da decenni. In Effetto giorno, 2012, ha raccolto gli scritti di tenore culturale e politico; in Cartografie neodialettali, 2014, gli scritti su poeti neodialettali di Romagna e d’altri luoghi. Ha pubblicato poesie: Un altro tempo, 1972; Albero e foglia, 1982; Sinopia per appunti, 1997 (2° classificato al premio “Alpi Apuane”); Versi alfabetici, 2004; Il gatto nell’armadio, 2005; Cambio di luci, 2009 (finalista al premio “Pascoli”). Racconti: Passi variati, 2003, Due ritmi una voce, 2006, Giardini d’aria, 2011. Gli studi Amore del Cinema e della Resistenza, 2009, In vino levitas. Poeti latini e vino, 2014. L’antologia di poeti italiani contemporanei Dentro il mutamento, 2011. Nel 2006 ha vinto lo “Zirè d’oro” (L’Aquila). 


17.00 Alla ricerca di un ethos: tra il padre e il gender nella declinazione giuridica – Nella diffusa predicazione del declino del padre, sostenuta dalla paideia massmediatica, sembra passare in sordina il significato di estrazione antropologica e il contenuto culturale che sul padre si è composto nei secoli attraversati dalla storia dell'uomo. Lo stesso contenuto culturale su cui si regge gran parte della costruzione del diritto. Claudio Fraticelli è avvocato cassazionista del Foro di Macerata. Alla professione forense coniuga la passione per lo studio della Sacra Scrittura nella lingua ebraica e per le nuove tecnologie informatiche. Gli incontri avellaniti sono divenuti una preziosa occasione per confrontarsi con temi incontrati nelle sue letture, per lo più di carattere filosofico e sulla c.d. “teologia politica”. Nel 2009 ha proposto “La giustizia dello stato: salvezza o inferenza da cui salvarsi?” in Salvezza e impegno (Fara 2010); Nel 2010 “La scrittura dei diritti fondamentali e l’ingiuria del tempo. Nuove tavole della legge… Per quale popolo?” ne Il valore del tempo nella scrittura (Fara 2011); nel 2012 “Quale diritto ai tempi delle tecnologie informatiche? Riflessioni su genesi e conseguenze di un’astrazione: in bilico tra agonia e morte dello Stato e fallimento delle regole del mercato” in Scrivere per il futuro ai tempi delle nuvole informatiche (Fara 2012). Nel 2013 “Il Diritto: dalla paura alla felicità” in Scrittura felice. Nel 2014 “Osservazioni sul linguaggio giuridico attuale: dentro un groviglio solipsistico” in Dove sta andando il mio italiano?

17.15 In nome del mare: il mare delle origini come padre putativo – Cinzia Demi è nata a Piombino (LI), lavora e vive a Bologna, dove ha conseguito la Laurea Magistrale in Italianistica. Dirige le Collane di Poesia Sibilla per la Pendragon (Bologna) e Il Foglio (Piombino), e cura per il sito francese Altritaliani la rubrica “Missione poesia”. Ha collaborato con il Centro di Poesia Contemporanea, la Festa della Storia, la Facoltà di Scienze della Formazione e con molte altre associazioni e istituzioni sul territorio nazionale, con riviste, antologie, blog letterari. Tiene corsi di poesia nelle scuole. Collabora con la rivista «Parole» del Circolo La Fattoria (BO). Ha pubblicato: Incontriamoci all’Inferno, Parodia di fatti e personaggi della Divina Commedia (Pendragon 2007); Il tratto che ci unisce (Prova d’Autore 2009); Al di là dello specchio fatato. Fiabe in poesia (Albatros 2010); Caterina Sforza. Una forza della natura fra mito e poesia (Fara 2010); Incontri e Incantamenti (Raffaelli 2012); Ersilia Bronzini Majno. Immaginario biografico di un’italiana tra ruolo pubblico e privato (Pendragon 2013); Ero Maddalena (Puntoacapo 2013). Ha curato l’antologia in omaggio a Giorgio Caproni Tra Livorno e Genova: il poeta delle due città (Il Foglio 2013) e l’antologia di racconti Amori dAmare (Minerva 2014). Suoi testi di poesia, narrativa e saggistica sono presenti in diverse antologie nazionali. Realizza eventi di drammaturgia e cicli di incontri come “Un thè con la poesia” e “Il femminile sommerso. Archetipi del riconoscimento”. È presidente dell’Associazione “Estroversi”.

17.30 Il padre che non c'è: l'assenza di una relazione stabile – Daniele Donegà  è nato a Canda (Rovigo) nel 1960. Si è laureato in Filosofia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna con una tesi in semiotica sulla poetica di Camillo Sbarbaro. Nel 1992 viene ordinato sacerdote e fa parte del presbiterio della diocesi di Adria-Rovigo. Nel 2010 discute la tesi di dottorato in teologia con il professore José Noriega dal titolo: L’intenzionalità erotica e l’azione del corpo in Maurice Merleau-Ponty presso la Facoltà del Laterano e nell’aprile del 2011 pubblica la tesi presso la casa editrice Cantagalli di Siena. Attualmente è arciprete di Melara (R=) e consulente etico al Consultorio familiare diocesano di Rovigo. Ha al suo attivo 6 pubblicazioni di poesia e diverse plaquette stampate presso tipografie locali che distribuisce ad amici ed estimatori. Nell’agosto del 2014 gli è stato assegnato il Primo Premio al Concorso di poesia “Cala Petralana”, a Palau in Sardegna, per la poesia inedita Il canto delle cicale. 







17.45 Mio padre – Con Massimiliano Bardotti, Sara Giomi e Giacomo Lazzeri de La Minima Parte: “Il nostro intento è la ricerca del bello, anche nelle circostanze e nei luoghi più oscuri. Noi cerchiamo la bellezza ovunque. E abbiamo l'unico scopo di condividere e farne dono.” La performance sarà preceduta da un ricordo di Guido Passini (foto qui sotto, ci ha lasciato a soli 36 anni il 25 marzo 2015), con la lettura del suo racconto, appositamente scritto per questa kermesse, dal titolo “Lettera ad un padre mai nato”. Le sue ultime poesie si trovano nell'antologia della II edizione concorso in memoria di Katia Zattoni da lui ideato: Come farfalle diventeremo immensità 2.

18.20 Dibattito e tempo libero

19.30 Cena  


Sessione serale  










21.00 Padre mio, come mai sei andato nella luce del Signore? – Enrica Musio nasce a Santarcangelo di Romagna nel 1966. Ama la natura (per 13 anni è stata volontaria di Legambiente). Adora leggere libri di letteratura femminile (Emily Dickinson, Sibilla Aleramo, Ilaria Rattazzi). Ha pubblicato con Fara: Dediche sillabiche (2006), Senza saperlo nemmeno (2010) e Case di angeli (2013) ed è presente con sillogi e altro in numerose antologie nate dalle kermesse fariane (fra cui l'ultima, Il luogo della parola). Per narrabilando scrive Le pillole di Enrica. È stata intervistata da ContainerRadio e ha partecipato ad Anima d'Autore su IcaroTV. Si sente una poeta naïf.


21.15 Migrazione: antropologia del padre che diventa segno – Maurizio Caruso è nato in provincia di Cosenza, vive e lavora a Bologna. Ha frequentato il Liceo Artistico Statale di Cosenza dove si è messo in evidenza per i colori e la fervida fantasia che sprigiona nel dipingere. Dopo il diploma si trasferisce per motivi artistici e di lavoro spostandosi in varie città e sempre arricchendo le proprie conoscenze: Padova, Venezia, Firenze, Massa e Carrara dove frequenta gli ambienti accademici. Organizza e partecipa a diverse mostre personali e collettive, in Italia e in Europa. Dal 2000 firma la cover della rivista di poesia «Parole» (Bologna). È autore di pagine di grafica, copertine di libri e opuscoli, locandine per eventi culturali. Nel suo sito www.MaurizioCaruso.it sono consultabili la ricca Biografia, la Galleria Virtuale con la sua produzione artistica, il gran numero di recensioni curate da significative firme del panorama culturale italiano.



21.30 Il Vestito. Lettura animata e, come bonus a sorpresa, Punto Fermo – Elisabetta Randi è chiamata Betta, Eli, Bet, Elibetta. Da piccola sua madre le regalò una borsa di stoffa, con i manici di legno, scolpiti e decorati da suo padre. Sopra aveva cucito la scritta: ATTEBASILE. Ancora, cerca chi è. Alcuni la chiamano Regina. Nome appropriato, quando indossa la parrucca color ciclamino. Per maggiori informazioni www.elisabettarandi.it


22.00 Dibattito e risonanze sull'intera giornata e riposo
 

Domenica 28 giugno

7.30 Lodi (per chi vuole)
8.00 Colazione




9.00 Padri in guerra – Vesna Andrejevic (Belgrado, 28 giugno 1965) è traduttrice letteraria e multimediale free lance, scrittrice e docente di Lingua e Letteratura italiana, serba ed internazionale. Risiede e lavora in Serbia partecipando a vari concorsi e premi in Italia e in Europa. Scrive e pubblica i suoi testi fin dall’infanzia. Ha collaborato con varie riviste on line pubblicando i suoi racconti e saggi di argomento letterario (Faranews, Euterpe, ecc.). Suoi testi narrativi sono stati premiati e pubblicati in diverse antologie sia in versione cartacea che come eBook (Premio “Pietro Conti”, Perugia, 2004; Premio “Donne in pagina”, Arcilettore, Leno, 2009). La sua raccolta di racconti La gente altrui nel paese delle meraviglie (Premio Letterario Interrete) è stata pubblicata in formato eBook in Kappeventi.com, Prospettiva editrice, Roma, 2006. Fra i diversi riconoscimenti letterari: Premio ICoN, prima classificata con il raccontoTroppi sogni azzurri della gente di troppo Pisa, 2006; Premio Speciale “Mario Ceccarello” per il romanzo breve Saga degli Zingari o Sas thaj avel… al Concorso letterario “Insieme nel mondo”, Savona, 2006; Premio Internazionale di Poesia e Narrativa “Insieme nel mondo”, X edizione, prima classificata Narrativa Inedita con il romanzo Forziere di nonno, Savona, 2012; Premio “Alda Merini”, II edizione, selezionata con il racconto Magda, Brunate, 2013; e Premio Letterario Internazionale Europa, XIV edizione, prima classificata Narrativa inedita con il racconto “La notte di Natale”, Lugano, Svizzera, 2013. Scrive narrativa, traduce i libri e film e coltiva i suoi sogni letterari. Leggerà alcuni brani di “Showtime”, racconto vincitore del Pubblica con noi 2015 inserito in Emozioni in marcia (Fara).

9.20 Il padre, il figlio, il tempo – Ottavio Rossani (Sellia Marina, 1944), vive a Milano, dove si è laureato In Scienze Politiche e sociali all’Università Cattolica. Poeta, scrittore, pittore e regista teatrale. Come giornalista – 40 anni al Corriere della Sera – ha viaggiato in diversi continenti; ha incontrato potenti e umili negli ambiti della cultura, della politica, della cronaca. Ha scritto saggi storico/letterari e racconti. Tra gli altri: Stato società e briganti nel Risorgimento italiano (2002, tre edizioni); Leonardo Sciascia (1990); Servitore vostro humilissimo et devotissimo (1995). Sei i libri di poesia: Le deformazioni (1976), Falsi confini (1989), Teatrino delle scomparse (1992), Il fulmine nel tuo giardino (1994), L’ignota battaglia (2005) e Riti di seduzione (2013). Molte le plaquette di poesie, corredate da suoi disegni. I suoi quadri sono in collezioni private, in Italia e all’estero. Una sua pièce, Se mi vengono i brividi, è stata rappresentata a Buenos Aires, con la sua regia. 


9.40 Sui padri – Gianfranco Miro Gori (foto Ferroni a lato) è nato a San Mauro Pascoli (11.8.1951). Dopo gli studi classici, si è laureato in Filosofia e ha conseguito il dottorato di ricerca in Discipline dello spettacolo. Negli anni Ottanta, ha fondato la Cineteca del comune di Rimini: da lui diretta per venticinque anni. Ha organizzato festival e manifestazioni culturali in patria e all'estero, e pubblicato molti saggi di cinema, dedicandosi soprattutto, tra i primi in Italia, allo studio dei rapporti tra cinema e storia. Si è occupato di Fellini, Pascoli, Guerra e Casadei. Ha pubblicato un romanzo (Senza Movente, Mobydick 2000) e quattro raccolte di versi in dialetto: Strafócc, Chiamami Città 1995; Gnént, Pazzini 1998; Cantèdi, Mobydick 2008; E' cino, la gran bòta, la s-ciuptèda (Fara 2014). È stato prima assessore alla cultura poi sindaco, per dieci anni, di San Mauro Pascoli.




10.00 Est pater in rebus. Riflessioni comunicative su padri e media – Andrea Parato è nato a Rimini nel 1979, ma vive a Riccione dal 2008. Ha pubblicato saggi sulla comunicazione, racconti e sillogi di poesia (trovi i titoli in www.andreaparato.com) e ha vinto diversi concorsi letterari. Oltre alla formazione (tiene incontri in tema di comunicazione), si occupa di editoria e di web editing. Ha partecipato ad “Anima d’Autore” su Icaro TV.

10.20 Dibattito 11.00 Santa Messa (per chi vuole)
12.30 Pranzo 

  
15.00 Gran dibattito conclusivo, saluti e partenze