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venerdì 13 dicembre 2024

Parole ponte: conoscersi a Rimini 17 gennaio 2025 dalle ore 15:00



Polifonia di autori 
venerdì 17 gennaio 2025 
Rimini, Palazzina Roma, Piazzale Fellini 
dalle 15:00 alle 19:00 

15:00 saluto della Presidente Anteas Mirca Carrozzo e della Presidente del Consiglio Comunale Giulia Corazzi 

15:15 Marco Mastromauro Separati da raggi dispersi
Marco Mastromauro vive a Novara, ha lavorato a Vercelli. Laureato in Giurisprudenza, ha pubblicato, nei primi anni di “sforzi poetici”, alcuni testi su una rivista di Milano, «Alla Bottega» e, dal 1995 al 1999, ha collaborato al trimestrale «Contro Corrente» (sempre edita a Milano). È autore delle raccolte: Anime confinate (Milano Libri 1992), Cuba (Ibiskos Editore 1995), Memorie da un pianeta (Contro Corrente 1997), Eros, Trinidad e altre poesie (Oppure editore 2000), Fraintendimenti (Prospero editore 2017), Cronache sparse (Fara 2018). Brevi sillogi sono presenti in alcune antologie.

15:30 Giovanni Ghisleri La sindrome di Dante
Giovanni Ghisleri è nato nel 2005 a Brescia ed è iscritto al primo anno di Lettere Antiche presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Appassionato di letteratura e poesia, ha partecipato al concorso Faraexcelsior nel 2023 con la silloge poetica Carmi d’arte.

15:45 Cesare Cuscianna Lettere dal fronte
Cesare Cuscianna, medico e psicologo, ha vinto: il premio Cesare Pavese 2002 poesia inedita, sezione medici scrittori; il Premio Giovanni Bertacchi - Scia di Buone memorie 2023, poesia singola; il Premio Samnium 2022 e il Premio Xenia Book Fair 2023 con sillogi inedite. Ha pubblicato il romanzo La Malerba (Antigone Edizioni 2009, finalista al Premio Calvino 2009) e la raccolta di racconti L’ippopotamo nella neve e altre vite ancora (L’Erudita 2022, vincitore Concorso Argentario 2022 e Premio Città di Arcore 2023).

16:00 Alberto Mori Posture 
Alberto Mori (Crema, 1962). Poeta performer e artista, ha partecipato a Festival di Performing Arts. Pubblica dal 1986. Nel 2001 Iperpoesie (Save AS Editorial) e nel 2006 Utópos (Peccata Minuta) sono stati tradotti in Spagna. Con Fara: Raccolta (2008), Fashion (2009), Objects (2010), Financial (2011), Piano (2012), Esecuzioni (2013), Meteo Tempi (2014), Canti Digitali (2015), Quasi Partita (2016). Le sillogi più recenti sono Direzioni (Edizioni del verri 2017) e, sempre con Fara: Minimi Vitali (2018), Levels (2020), In Fra (2021), Dettagli Fuori Campo (2022), Forismi (2023). Web: albertomoripoeta.com

16:15 Roberto Casati Oltre la linea dell’aquilone 
Roberto Casati ha pubblicato le raccolte di poesie: Amore e disamore (Edizioni Lo Faro Roma - 1984), Roma e Alessandra (Edizioni Tracce Pescara - 1986), Coincidenze massime (Edizioni del Leone Spinea - 1988), Ipotesi di fuga (Edizioni del Leone Spinea - 1992), In navigazione per Capo-Horn (Edizioni del Leone Spinea 1999), Carte di viaggio (Guido Miano Editore 2016), Appunti e carte ritrovate (Guido Miano Editore 2020), Come armonie disattese (Guido Miano Editore 2024). Hanno scritto della sua poesia, fra gli altri: A. Coppola, F. Piccinelli, G. Barberi Squarotti, M. Ferrante, A. Cappi, P. Ruffilli, P. Codazzi, N. Di Stefano Busà, R. Carifi, G. Ladolfi, G.D. Mazzocato, G. Miano, E. Concardi, N. Pardini, E. Dalla Libera, R. Piazza, G.A.Palumbo.

16:30 Salvatore Ritrovato Letteratura in contumacia 
Salvatore Ritrovato, poeta, critico, vive a Urbino, dove insegna Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università e Scrittura creativa presso l’Accademia di Belle Arti. Ha pubblicato diverse raccolte di poesie (ultima La circonferenza della vita, Marcos y Marcos 2022). Fra i saggi, La Poesia e la Via. Saggi sulla letteratura e la salvezza (Fara 2020). Ha curato Dialoghi con Leucò di Pavese (Feltrinelli 2021) e Letteratura come vita di Bo (Raffaelli 2022).

16:45 Gianpaolo Anderlini Salmi 
Gianpaolo Anderlini vive nel modenese. È redattore della rivista QOL (dialogo ebraico-cristiano). Con Fara ha pubblicato: Giobbe. Opera in versi (2018), Distopie (2020), Versi di/versi. Diario poetico ai tempi del coronavirus (2020), Variazioni (2021), Devarìm ’acherìm (Parole altre) (2022), Incontri (2022), Figli di Qohèlet (2023), In limine (2024). Opere recenti: Io sono tuo, salvami! Commento al Salmo 119 (Chirico 2022), E come potevamo non cantare (Altrimedia 2023), Canto del ritorno (Lupi 2024), La lingua del santuario. Introduzione all’ebraico biblico in ventidue lezioni (2 voll. EDB 2024).

17:15 Vincenzo Mastropirro Se mi conosci
Vincenzo Mastropirro, poemusico di Ruvo di Puglia, vive a Bitonto. È flautista, compositore, poeta, didatta. Ha inciso oltre 20 CD, ha suonato in teatri prestigiosi, in varie formazioni, in Italia e all’estero. In poesia ha pubblicato nove raccolte. Tra i numerosi riconoscimenti letterari: il Premio Lerici Pea 2015 sezione Poesia in dialetto “Paolo Bertolani”, il Premio Poesia Onesta 2016 di Falconara Marittima (AN), il Premio Nazionale Galbiate (LC) 2018, il Premio “Giannone” Città di Ischitella 2019.

Intervento musicale

17:30 Germana Duca Isole
Germana Duca, nata ad Ancona, dal 1970 vive e lavora a Urbino. Ha pubblicato le raccolte poetiche Distanzainstanza (Arti grafiche della Torre, 1999); Ex ore (Marsilio, 2002), in neo-dialetto urbinate; Gli angoli della terra (Joker, 2009), Orlo invisibile (Manni, 2017); Da Urbino ore cambiate (VivArte, 2022). Come narratrice ha scritto Tessere (Manni, 2004), Tutto compreso (Pequod, 2023) e Intanto che trascorrono le annate. Omaggio a Paolo Volponi (Arti grafiche della Torre, 2024). È inclusa nell’antologia dei poeti italiani in dialetto L’Italia a pezzi (Gwynplaine, 2014), in Poeti neodialettali marchigiani (Quaderno del Consiglio Regionale delle Marche, 2018) e nell’antologia La poesia delle Marche (Affinità elettive, 2022).

17:45 Gianni Marcantoni Sedime
Gianni Marcantoni (San Benedetto del Tronto, 1975), laurea in Giurisprudenza, vive nelle Marche. Compone versi fin da adolescente, ma la prima raccolta viene pubblicata nel 2011, dopo 20 anni di incertezza, per poi presentarsi al pubblico con la quarta silloge, Poesie di un giorno nullo (Vertigo 2015) e le successive: Orario di visita (Schena 2016), Ammessi al paesaggio (Calibano 2019), Complicazioni di altra natura (puntoacapo 2020), Panorama dei lumi (puntoacapo 2021), ricevendo diversi riconoscimenti.

Dibattito aperto

18:30 Letture flash (max 3 minuti) di Giuseppe Vanni, Enrica Musio, David Aguzzi, Fabio Cecchi, Giorgio Iacomucci, Ardea Montebelli, Marco Colonna, Natascia Ancarani, Ezio Settembri, Paola Spigarelli, Luca Tognacci, Stefano Bianchi, Stefano Calemme


martedì 19 settembre 2023

Carla Malerba vince il I premio al Giovanni Pascoli L’ora di Barga 2023: complimenti vivissimi per questo prestigioso riconoscimento



La milionesima notte di Carla Malerba (Fara 2023) ottiene il Primo Premio per la poesia edita al Premio Nazionale di Poesia Giovanni Pascoli L’ora di Barga X edizione. Da La Gazzetta del Serchio del 19-09-2023:

La giuria della decima edizione del concorso “Giovanni Pascoli - l’ora di Barga” composta da membri delle varie realtà organizzative del Premio (Il Comune, Unitre Barga, Proloco Barga, Commissione Pari Opportunità, Fondazione Pascoli, Fondazione Ricci e Cento Lumi) ha reso ufficialmente nota la graduatoria dopo settimane di scrupolosa e attenta lettura e valutazione delle opere partecipanti che sono notevolmente incrementate dalla scorsa edizione con quasi 300 iscritti da tutta Italia che hanno partecipato con un totale di 396 poesie della sezione A inedita, 116 poesie della sezione C inedita giovani, 57 libri editi per la sezione B e 31 fotografie (sezioni D e E):



SEZIONE B EDITA


Carla Malerba (Arezzo)

2° Adriana Tesin (Madonna di Campiglio Trento)

3° Rosetta Guggino Costa (Bivona Agrigento)

lunedì 21 agosto 2023

Occorre l’impossibile per raggiungere la felicità

Carla Malerba, La milionesima notte
Poesie, Fara Editore, Rimini, 2023 

recensione di Fernanda Caprilli



L’ultimo volume di poesie di Carla Malerba, La milionesima notte, presenta sia caratteri di continuità rispetto alle precedenti raccolte, sia di originalità.

Contrasti cromatici (azzurro / giallo, / nebbia / sole, / luce / ombra) rimandano a un mondo che appartiene alla poesia di Carla Malerba fatto di sogno e realtà, di poesia e di ascolto, di «oniriche visioni» e silenziosi richiami alle atrocità della guerra o all’isolamento in cui siamo vissuti durante la recente pandemia per ricordare a tutti la nostra fragilità. Ma c’è anche un passato fatto di speranza, quello di noi giovani che volevamo cambiare il mondo e che a molti di quegli ideali siamo rimasti legati, quasi un dono che la vita ha voluto farci. Da queste radici nasce la nostra solitudine di uomini sradicati, costretti a vivere in un mondo che non gli appartiene più, ma anche la consapevolezza di aver accettato con dignità un vissuto a volte felice, altre dolorosamente sofferto. A questa visione si ispirano le quattro sezioni che compongono questa silloge, ricca di vissuto personale e di amore per la vita, accettata in tutta la sua bellezza e, insieme, nell’impossibile sopravvivenza che ci è destinata. 


La prima sezione Attese si apre con un frammento introduttivo tratto dalla raccolta Vita di una donna (2015) e contiene in nuce il tema centrale della sezione stessa. «Occorre forse una distesa di vento / su una terra senza confini, / occorre che tutte insieme / le cornamuse suonino all’alba, / che di stelle non sia avara la notte / per dispiegare le note della gioia.» Occorre dunque l’impossibile per raggiungere la felicità, perché «L’attesa che incombe / distrugge» e il sonno rischia di chiudere gli occhi al domani, privo com’è ormai di speranza. Compare già qui il grande tema della notte, amica fedele, compagna di ricordi e riflessioni solitarie, dagli anni lontani della giovinezza, fino alla poesia che mette a fuoco la poetica e la visione del sogno di cui la Malerba si nutre: «La notte come uno sposo / mi accudisce / mi circonda / col suo silenzio / mi regala spazi lucenti». Ma vita e notte, dice la poetessa, non sarebbero nulla senza la poesia, la sola in grado di «suggerirle parole» che diano un senso alla vita e al sogno che l’accompagna, unico breve spazio concesso alla nostra illusione d’immortalità. Ma presto scende il buio della sera, metafora del nostro breve cammino sulla terra, che d’improvviso cala a ricordare lo spazio di un giorno, fra finestre che si aprono al mattino e si chiudono appena si fa sera. Proprio fra le «misure imposte», nei «limiti da non oltrepassare» serpeggia l’attesa e mentre l’estate «muta, senza suono, assorta nel silenzio» ci ricorda il tempo degli amori e delle promesse, «la vacuità del conforme / … cancella i legami / ancor prima del tempo». Ma c’è sempre nella poesia di Carla Malerba un filo di speranza che riaffiora pur nella certezza che questa è la realtà, il tempo che ci è stato assegnato. Così nel ricordo del padre torna la forza dell’amore impresso nei suoi «sguardi azzurri» che impediscono alla memoria di distruggere un passato fatto di tenerezza e di pianto a lungo trattenuto, fino alla bellissima poesia che chiude la sezione nella quale si parla ancora del bisogno di vivere una vita che abbia un senso: «Se dopo la notte / ci fosse un giorno estremo / […] e sola mi trovassi / senza amore / né sogni né parole», allora – dice la poetessa – sarei presa da un terribile sgomento né la vita sarebbe vita, senza poter più ascoltare «il percettibile schiudersi di un fiore». 


Segnali, la seconda sezione, sviluppa il tema della ripresa e della speranza che, sola, potrebbe dare un senso al creato facendo crescere «tenui steli» capaci di germogliare. Allora si potrebbe vedere «dalle antiche fessure» spuntare l’erba nuova o la luce cobalto del cielo perdersi all’infinito al confine del mondo, fino ad esplodere nell’oro dei girasoli che inondano la stanza di una solarità assoluta.


È l’approdo alla terza sezione, La milionesima notte, che dà il titolo alla silloge, dove, fra ricordi di una gioventù ormai lontana («Di notte / tra luci e caseggiati dalla fama oscura / […] ci avvolgeva la nostra gioventù / in turbini di vita / onde magnetiche / flussi di energia. / Era il 1968.»), si levano le voci di poeti conosciuti e amati, come Fuad Kabasi, o il ricordo di un amore intensamente vissuto tra Giuseppina e Gabriele D’Annunzio, in quella Villa Mancini le cui finestre ‘mute’ segnano il trascorrere del tempo e della vita: «polvere e terra ormai / i loro cuori / neppure due sillabe intrecciate / a segnarne la storia».

Ne La milionesima notte, la poesia che chiude la sezione, luce e ombra si disegnano ancora nel plenilunio che rischiara «l’astro trafitto / da un nero ramo». L’ombra scivola sui fossati, copre gli argini: è la speranza che non riesce a vincere sull’attesa, mentre la memoria chiude con il suo fardello di ricordi il dolore che invano si tenta di cancellare.


L’incipit di Tracce, l’ultima sezione, apre infine al desiderio di poter ritrovare segni di un passato felice, nella consapevolezza, sempre presente nella poesia della Malerba, che la vita ci ha reso diversi, che la realtà non si può né eludere né mistificare, anche se la speranza non viene mai meno, perché in fondo «siamo stelle destinate / a effondere parabole di luce».

Tracce ci porta nel cuore di un’interiorità vissuta e sentita come condizione della nostra esistenza, sospesi fra realtà e sogno, fra illusione e accettazione, dove soltanto la solitudine dell’anima può essere compagna del nostro breve passaggio sulla terra. Si distendono così le tracce del vissuto, quei «millenni di tenerezze» che portano verso un mondo lontano e mai dimenticato dove si perde l’eco della guerra e i contrasti si fondono nell’armonia del ricordo. Sono «Ombre di sogno / in piazze di sole» e anche se il tempo tutto cancella, «Ritrovare un tempo intatto / e le care stagioni dà conforto.» - dice la poetessa! Torna in questi versi l’eco delle foscoliane illusioni, vissute con la nostalgia di chi sa che «la luce della sera» è ormai incerta. L’ombra, la morte diventano ora il mistero di una creazione che ci vuole avidi di vita anche in quell’ultimo giorno e, come il fiore sente reclinare lo stelo mentre la linfa lo abbandona, anche noi conosceremo «di quell’ultimo giorno / l’estremo suo fulgore». Il contrasto luce/ombra è tutto giocato nell’opposizione: nebbia/sole; vano/breve; metà ombra/metà luce a indicare una visione della vita che, nella sua brevità, aspira all’eterno, tanto che il cuore ormai spento «bucherà la pietra sepolcrale / fino a trovare la gloria della luce» come si legge nella poesia che ha per titolo Nella meraviglia del silenzio. 

La sezione si chiude con questi versi che sottolineano l’importanza della poesia, pur nella consapevolezza che forse non ci sarà una sopravvivenza,


Al buio scrivo parole

che la mente illumina

e guida la mano

il pensiero del nulla che siamo.


perché come si legge altrove: «Quello che resta in fondo / è la poesia».


Arezzo, agosto, 2023



martedì 16 giugno 2026

ARTEINSIEME 16 giu 2026


Buona giornata e buona lettura.

B E L L ’ I T A L I A

L’abbazia di Chiaravalle, di Renzo Montagnoli.


P O E S I A

1) Da Ritorno al posto delle fragole – Parte I (edito in proprio, 2025) Altra fiamma sullo sfondo, di Gianluca Ferrari;

2) Da Modalità pausa (Prometheus, 2025) Calura d’estate, di Patrizia Fazzi;

3) Da Pianure d'obbedienza (Macabor, 2023) Come si ricorda una madre, di Marina Minet;

4) Il grande potere terapeutico della natura in Il farmaco più efficace, di Piera Maria Chessa;

5) Da La donna più vecchia del mondo (peQuod, 2025) Infanzia, di Daniela Raimondi;

6) Da Un tempo nuovo (Fara, 2026) L’incanto è fermo, di Carla Malerba;

7) Da Ora che tutto mi appare più chiaro – Scritte sulla sabbia (puntoacapo, 2023) La musa del disamore, di Giuseppe Carlo Airaghi;

8) Una scena rurale che la memoria riallaccia al presente in Meriggio, di Renzo Montagnoli;

9) Da Versanti di-versi (edito in proprio, 2025) Onirici vascelli, di Aurelio Zucchi;

10) Da La vita immaginata (Youcanprint, 2023) Quanto amore, di Felice Serino;

11) Da La bambina melodrammatica (ChiareVoci, 2024) Quello che osammo chiamare amore, di Adele D’Addario;

12) Da Appunti incompiuti di viaggio (ChiareVoci, 2025) Rendez-vous con me stesso, di Giovanni Borroni;

13) Da Verde (Fara, 2025) Senza sole, di Gabriele Oselini;

14) L’alienante claustrofobia urbana in contrapposizione all’appagante semplicità della natura in Solitudine, di Anna Cellaro;

15) Da Immagine convessa – Il passo verde (Fara, 2017) Ti hanno vestito con l’abito buono, di Vincenzo D’Alessio;

16) È un inno alla rinascita Vento contro vento, di Maria Attanasio.


R E C E N S I O N I

1) Cesare. La conquista dell’eternità, di Alberto Angela, edito da Mondadori;

2) I fucilieri di Sharpe, di Bernard Cornwell, edito da Longanesi;

3) Il segreto del commendator Storace, di Renzo Bistolfi, edito da TEA. 


L E T T E R A T U R A

1) La leggenda della rosa di Natale, di Selma Lagerlof, edito da Iperborea e recensito da Katia Ciarrocchi;

2) La lezione del Giappone, di Federico Rampini, edito da Mondadori e recensito da Siti;

3) Sacro fuoco, di Emmanuel Venet, edito da Prehistorica e recensito da Katia Ciarrocchi;

4) Un tempo nuovo, di Carla Malerba, edito da Fara e recensito da Michele Nigro.


Novità nei Freschi di stampa, nelle News e nelle Fotografie.


ARTEINSIEME ©2006 di Renzo Montagnoli
www.arteinsieme.net

mercoledì 6 settembre 2023

La sottile inquietudine di un tempo in bilico

recensione pubblicata su L’Altrove a cura di Rita BompadreCentro di Lettura Arturo Piatti 


La milionesima notte di Carla Malerba (FaraEditore, 2023) è una raccolta poetica delicata e preziosa che consegna la sottile inquietudine di un tempo in bilico, arreso ai titoli delle sezioni che compongono la silloge. “Attese”, “Segnali”, “Tracce” danno già il significato interpretativo del percorso introspettivo dell’autrice e delineano l’espressione ermeneutica delle parole.

Carla Malerba affronta la consuetudine insistente e ossessiva della vulnerabilità umana, comprende la dolorosa invariabilità dell’inconsistenza, subita nell’assenza, canta la superficie delle emozioni, descrive la percezione della malinconia e la consapevolezza della proiezione inesorabile della fragilità, insegue la luminosa nostalgia del desiderio, contro la crudele vacuità del tutto. Diffonde l’inclinazione del suo pensiero poetico, attinge nella risorsa spazio-temporale dell’attesa l’indicazione positiva per accogliere l’evoluzione dell’anima, esplora la forza inalterabile dell’invocazione, intonata alla toccante solennità della propria sensibilità, nel vivo clamore di ogni risonanza, capace di amplificare l’oscillazione delle immagini nell’inabissamento prolungato della memoria, di rimuovere l’intervallo incerto e indolente della dissolvenza. Concentra l’illuminazione di una trasmutazione vitale, cerca con energica fermezza di oltrepassare l’indefinita e assorta provvisorietà per poter infine manifestare le indicazioni della gioia, attraversare il confine silenzioso di un epilogo e di un nuovo principio.

La poesia di Carla Malerba si posa lungo gli argini dell’oscurità, nell’indugio esitante delle notti insonni, nella mancanza, nella speranza fiduciosa di poter recuperare l’agilità della vita. Nel torpore del succedersi tra il giorno e la notte la protettiva salvaguardia dei luoghi familiari subisce un restringimento, ma il segnale inequivocabile della presenza consola e incoraggia la conversazione dei pensieri, valica la fenditura degli eventi angosciosi degli ultimi anni, affianca l’epifania del vivere e del morire. La milionesima notte conta la progressione della parabola esistenziale, include la disorientante discordanza delle reazioni dell’uomo, spiega l’inafferrabile solitudine della comunità, commenta il lento affievolimento delle relazioni nel tentativo vano del loro annientamento, trasferisce la mutevole e indefinita destinazione della psiche nelle confessioni delle percezioni intime e confidenziali.

Carla Malerba riscatta il proprio turbamento attraverso la pacatezza dei versi, guida la trasparenza sensibile della funzione disvelativa della sua poesia. Legge la propria realtà nelle pagine tracciate dalla tenerezza dell’inconscio, stimola l’orizzonte empatico della riflessione e lo svolgimento autentico dell’osservazione quotidiana. L’espansione dell’esclusione dei contatti umani, subita nel devastante provvedimen durante la pandemia, è per l’autrice una nota fondamentale per la sua poesia che affranca il tracciamento e l’identità di ogni territorio interiore, finalizza una lacerazione nel presente, indispensabile per riscrivere la biografia dei ricordi, per inseguire le tracce che riportano l’energia coraggiosa della vigilanza al senso dell’appartenenza. L’agguato disincantato della consapevolezza di sé è un’interazione privilegiata con la necessità di illuminare le esperienze in sintonia con l’esilio poetico e l’attitudine generosa di amare.



Il buio ci sorprende
quando la luce indora
un poco le montagne
e precipita il giorno
oltre il crinale
così di fretta
tra un aprire al mattino una finestra
e richiuderla appena si fa sera.



Un piccolo lume
in questa veglia
nel chiuso delle case
l’amore un filamento
di fumo parola impastata
dal sonno corrotta
dall’abitudine.
Lo sguardo
si allunga a spiare
barlumi di faville
che brillano nel buio
il tempo di un batter di ciglia.

Quello che resta in fondo
è la poesia.
Non ti ricorderai
di chi l’ha scritta,
ma sempre e perdurante
il senso dato,
il respiro allargato
nella sosta, nel sogno
dire ti ho incontrato,
ho provato in quel giorno
ed in quell’ora lo smarrimento
dell’anima che sola
ancora
non ha scorto la salita.

L’oro dei girasoli
mi hai portato
invade la stanza
riverbera di luce
tra pareti che sanno
quanto vorremmo
per un giorno almeno
essere girasoli
in mezzo a un campo.

Se qualcosa ci è stato donato
non è da dire con astruse parole
ma col piano linguaggio dei baci
che si unisce assai bene
al volo delle api
e allo stormire leggero del vento
al raggio di sole
che s’infiltra fra i rami
e crea sospese
cattedrali di luce.

Nella milionesima notte
il plenilunio rischiara
l’astro trafitto
da un nero ramo.
L’ombra percorre i fossati
scivola lungo gli argini:
troppo lieve la speranza
i gesti ormai racchiusi
nei fardelli della memoria
nei rigagnoli di neve
di un maledetto febbraio.

Mi disegna la notte
un ventaglio di immagini
sparse
tra il vero e l’ombra
che mai mi abbandona.
Al buio scrivo parole
che la mente illumina
e guida la mano
il pensiero del nulla che siamo.

domenica 3 settembre 2023

Dove l’acqua si fa cerchio: Carla Malerba, “La milionesima notte”

recensione/intervista
a cura di Giovanni Fierro



Forse il contare la milionesima notte è vivere sempre la prima meraviglia, che poi nel tempo trova forme ed occasioni per manifestarsi, sempre uguale a sé, sempre diversa da sé, in un appartenere alla propria vita che si fa intreccio di attenzioni e memoria, sentimento che non diventa mai polvere.
E proprio questo è il presente continuo che Carla Malerba testimonia con queste sue nuove poesie, raccolte nella conta de La milionesima notte, lavoro che vive di fragilità e intuizioni, occhi chiusi e sguardi necessari.

Proprio quando “la notte era flusso/ di maree/ si consumava l’amore/ fino all’alba/ le barche parevano/ smarrite in alto mare”; il distacco da ogni certezza che è stato bello averlo vissuto, prova inconfutabile di avere radici profonde in questo mondo.
Carla Malerba costruisce un luogo dove l’attesa è un compimento dell’essere, dove “tremano/ le foglie di maggio/ a questo vento invece/ che è autunnale/ e soffia contro i vetri/ per entrare”.
Il suo è un dire del ‘fuori’ per raccontare il ‘dentro’, per mettere in dialogo più dimensioni possibile, nel creare così un sentire che si fa più assoluto nel suo bisogno di particolarità.
Un luogo sì, dove si incontrano le sue necessarie provenienze, la natura e la notte, le stagioni e l’acqua.
Ma anche la presenza dell’altro, a volte confronto diretto altre scia stellare di un qualcosa che non è rimasto.
È una spiritualità che trova la forma della poesia quella contenuta in questo libro, per mostrarsi sempre in una sua differente definizione, anche quando si è immersi in “questa città assorta/ e queste strade/ che segnano invisibili confini/ tra noi e l’oscuro tempo/ che assedia i giorni”.
Certo, il nostro presente è ormai una promessa di brutto tempo, ma di certo è sempre meglio “che rombi di motociclette/ disturbino il sonno/ piuttosto che il sonno/ ci annulli il domani”. Basta avere il talento dell’accorgersene.
E l’oggi è solo oggi, quando “l’ombra richiama/ alle misure imposte,/ ai limiti da non oltrepassare”. E forse proprio lì, nella certificazione di un confine si può riconoscere una luce che sa nascondersi bene, necessaria e desiderata, spinta universale all’accensione di ogni primo respiro: “scrivo parole/ che la mente illumina/ e guida la mano/ il pensiero del nulla che siamo”.



Dal libro: 
Carla MalerbaLa milionesima notte, pp. 54, 12 euro, Fara Editore 2023


L’attesa
è fatta di luci
che spandono il giallo
sui vetri
e di un cielo
che sembra caduto
su questi destini.
L’attesa che incombe
distrugge:
che passi,
che torni
la notte a vociare
richiami,
che rombi di motociclette
disturbino il sonno
piuttosto che il sonno
ci annulli il domani.

*

Se dopo la notte
ci fosse un giorno estremo
desolato e solo
che in strada lunga
come via del cielo
in totale silenzio si snodasse
e sola mi trovassi
senza amore
né sogni né parole
mi afferrerebbe lo sgomento
di una vita-non vita
di una pena
e il desiderio di notti di veglia
ad ascoltare
il percettibile schiudersi di un fiore.

*

L’oro dei girasoli
mi hai portato
invade la stanza
riverbera di luce
tra pareti che sanno
quanto vorremmo
per un giorno almeno
essere girasoli
in mezzo a un campo.

*

Ad Alfredo R.

Nel giorno aperto
nella gran luce bianca
il fiore sente
che lo stelo reclina
il fiore sente
che la linfa non scorre.
È l’ultimo giorno
avido di vita.
Quanto vicino al nostro
il morire del fiore
quando sapremo
di quell’ultimo giorno
l’estremo suo fulgore.







Intervista a Carla Malerba:

Tutta La milionesima notte è anche un parlare della poesia, del suo significato, della sua identità. Ecco, quale il compito della poesia oggi?

Certo, la raccolta nasce dalla profonda necessità di voler capire perché la poesia fa parte della propria vita: avresti potuto essere un medico, un musicista, un botanico, invece sei stato investito da questa propensione dell’animo che in qualsiasi momento della giornata ti fa pensare poeticamente, ti fa osservare quanto ti circonda con occhio meditativo, con l’occhio del poeta, come si scrive di solito.
La scelta di studi letterari accentua poi l’inclinazione, anche se la produzione poetica non dipende sempre dall’appartenenza al corso di studi che viene seguito, come mostrano esempi illustri della storia letteraria.
Ma al di là delle solite asserzioni, non credo, giunta all’età che ho oggi, che tutto sia leggerezza e gaudio, ispirazione potente ad ogni ora del giorno, ma piuttosto, tolto il fecondo momento del primo verso che affiora alla mente e al cuore e che bisogna fermare sulla carta, penso che fare poesia sia un impegno con se stessi e con i propri interlocutori da non sottovalutare.
Poesia è messaggio da condividere, è affiorare della parola giusta – non ricercata – è stesura ripetuta più e più volte, è fatica e smarrimento, consapevolezza della propria finitudine di fronte all’ambito dell’irraggiungibile sublime.
Ecco, ritorno quindi al cuore della domanda: tutto “La milionesima notte” è anche un parlare della poesia, del suo significato, della sua identità.
Quello che dalla mia sesta raccolta scaturisce e si intravede nasce in un tempo storico tragico durante il quale gli eventi si sono succeduti con rapidità, dapprima la pandemia e successivamente la guerra.
Lo sbigottimento e il senso di incertezza procurati dalla prima facevano presagire tutta la drammaticità della seconda. Il bisogno pertanto di un senso di fratellanza, nell’essere qui, su questa terra uniti da comuni destini, fa scaturire la parola poetica come antidoto al male e al dolore, come forza rimasta all’umanità, non rifugio, ma unica reazione possibile per dare significato a un progetto di rinascita.
In questo l’identità della poesia si fa luce e richiamo: “Non ti ricorderai/ di chi l’ha scritta/ ma sempre e perdurante/ il senso dato” e ancora in un frammento successivo: “Al buio scrivo parole/ che la mente illumina /e guida la mano/il pensiero del nulla che siamo”.
Significato e identità della poesia, a mio avviso, coincidono e si definiscono in quanto compiti, funzioni di testimonianza e di ricerca interiore perché la poesia è filosofia dell’esistenza che resiste alle mode, alle divagazioni. Chi scrive poesia si protende verso la difficoltà e il dovere di ricordare: “Dipinte in queste rive/ son dell’umana gente/le magnifiche sorti e progressive” e di aspirare ad una parola che unisca e non divida.
La progettualità della ricerca poetica si basa sulla definizione dell’iter e dei suoi temi ricorrenti e universali insieme, per trovare in questo percorso una strada verso il significato e l’identità della stessa al di là dell’inesorabilità del tempo. Il compito della poesia oggi rimane quello di proiettare messaggi nel futuro se si compie nell’universalità della condivisione dei suoi valori.

Queste pagine sono anche la costruzione di un “luogo” dove poter stare, dove poter incontrarsi. Si ritrova in questo?

Sì, senza dubbio. Mi è capitato, più d’una volta, di trovarmi in una piazza, una sera d’estate, a parlare e a leggere poesie. E di capire quanto sia fondamentale avere un interlocutore che rappresenta poi quel “tu di montaliana memoria”, con cui il poeta si trova a dialogare (citazione dalla prefazione a “Poesie future”, di Ivan Fedeli).
Sia la piazza che la rete possono entrambe avere la funzione del “luogo” fisico o virtuale dove parlare, dove poter stare a farlo riducendo la portata dell’io per favorire con il “tu” lo scambio della parola poetica essendo la reciprocità il bisogno elementare su cui poggia le sue basi la versificazione.
Mi ritrovo pienamente sul concetto di luogo dove incontrarsi, credo anzi nella necessità dell’incontro, della consapevolezza che esso possa sollevare dalle angosce affidando al verso la funzione cui accennavo. Mi chiedo però se questo accada sempre.
Nel consorzio umano e letterario la costruzione del luogo non deve essere platea, ma spazio in cui avviene l’affidamento del proprio sentire all’altro, agli altri, in un proficuo interscambio di creazione e di fruizione, non atto di vanità, ma di generosa condivisione di pronunciamenti di pensiero, il proprio con quello di chi ascolta e ritrova in sé le espressioni poetiche inespresse o in atto di sbocciare.
Non si dimentichi tuttavia che la definizione di poesia è arte, non solo mero sfogo dell’animo. Arte che non può prescindere dalla correttezza linguistica, dalla cura della parola non esacerbata da una ricerca esasperata dell’inusuale, dal ritmo, da alcune regole fondamentali e ineludibili. Ma che è soprattutto un dono, da scambiare perché poesia è, come Ghiannis Ritsos scrive, qualcosa in cui credere: “Credo nella poesia, nell’amore, nella morte, perciò credo nell’immortalità. Scrivo un verso, scrivo il mondo; esisto; esiste il mondo. Dalla punta del mio mignolo scorre un fiume. Il cielo è sette volte azzurro. Questa purezza è di nuovo la verità prima, il mio ultimo desiderio”.

In questo suo fare poesia la natura è presenza importante. Come mai? E in che modo fa parte della sua poesia?

La natura fa parte del ciclo delle stagioni sulla nostra terra pertanto rispecchia sentimenti e stati d’animo che ad esso sono legati. Il variare di quanto ci circonda, il meraviglioso alternarsi della luce e del buio rappresentano miracoli da osservare e lo stupore che suscitano in noi diventa desiderio di possederne la bellezza. Così la poesia si profonde e si leva altissima nei grandi spiriti che ci hanno preceduto: basti ricordare Shelley la cui Ode to the West Wind rappresenta uno dei canti più potenti rivolti alla forza della natura.
Certamente alcune letture giovanili hanno lasciato segni nella mia vita, in particolare certa grande letteratura romantica ha accresciuto in me il senso della bellezza nel suo perenne confronto con la caducità della natura umana. Ne La milionesima notte si avverte già dalla ripartizione delle sezioni un particolare intento a soffermarmi sulla ciclicità del tempo, quasi a voler ricostituire un ordine che i fatti hanno sconvolto: “Sembra caduto il cielo/ su di noi/di valli d’ombra/ si è coperto il sole/ gli astri disseminati/ per misteriose strade/ non sostengono le nostre speranze”.
È sempre molto incisivo il riferimento alla natura se riferito al proprio stato d’animo. L’estate, che in poesia rappresenta generalmente il tripudio della bella stagione, può diventare un’estate ‘muta, senza suono’, dove il mare è ‘perfidamente bello’: effetti dello sconvolgimento dei giorni subiti in cui solo il dono di un girasole fa sì che l’anima si riconcili con la vicenda umana.
La natura entra nei miei versi attraverso lo stordimento che può dare ‘l’assoluta azzurrità’ dell’oceano, attraverso la parvenza che ‘le isole belle’ si muovano, che l’oro dei girasoli invada la stanza e che “al raggio di sole/ che s’infiltra fra i rami/ e crea sospese/ cattedrali di luci” si unisca il volo delle api.

Se c’è una presenza significativa, di sicuro è quella di una certa spiritualità, che in queste sue poesie respira e si fa raccontare. È un qualcosa che ha “scoperto “scrivendo poesia dopo poesia, oppure è un qualcosa che c’era già all’inizio de La milionesima notte?

Mi piace che si parli di spiritualità nella mia poesia e in particolare in La milionesima notte, come già accadde a seguito dell’uscita di una mia precedente raccolta quando in “Coltivar cultura”, rubrica a cura di Lucrezia Lombardo in Arezzo Notizie la pagina dedicata alla mia poesia titolava: “La poesia spirituale di Carla Malerba, versi in cerca di un futuro di speranza”.
La curatrice si era proprio soffermata su questo aspetto della mia poesia. Dunque ripeterei, come allora, le mie stesse parole: “Se la poesia rappresenta per l’uomo un’esperienza spirituale si può comprendere la grande suggestione che su noi esercita nel momento creativo. Ecco perché nel frangente in cui si addensano le ombre sull’incerto destino dell’essere, la poesia contemporanea si definisce come intuizione e ricerca di senso…”.
Questa tendenza alla spiritualità viene evidenziata nella presentazione de “La milionesima notte” da Francesca Ribacchi: “La profondità spirituale delle immagini simboliche, potenziata dalle parafrasi e metafore, concorre a raffigurare le storie dell’esistenza interiore, le emotività e le affinità delle passioni, gli attimi di riflessività come traccia indelebile del vissuto che si sublima nella poesia”.
Nella domanda a cui sto rispondendo la spiritualità presente nella raccolta viene colta come respiro, presenza che si fa raccontare. L’intervistatore mi chiede se l’ho scoperta poesia dopo poesia o se è qualcosa che c’era all’inizio della silloge. Propendo per la seconda ipotesi che è in linea con la mia poetica: la spiritualità presente nella raccolta è qualcosa che aleggiava fin dalla prima sezione e, guardando indietro, la si può scorgere anche in alcune delle raccolte precedenti, come caratteristica che determina il momento creativo, un momento di grande, assorta intensità.

Il libro si mostra e si racconta come un unico ‘presente’, dove il passato e la memoria si mescolano nello slancio verso il tempo che sarà. È un qui ed ora che raccoglie queste differenti provenienze. È così?

La milionesima notte presenta quattro sezioni, quattro momenti che si intersecano tra loro. Nella prima di esse intitolata ‘Attese’ appaiono situazioni legate a tempi e stagioni diverse. Unico conforto la notte, compagna di una surreale situazione, che nel tempo avuto e nel tempo contingente prepara gli eventi futuri. Proprio come scrive chi ha pensato la domanda cogliendo la tensione iniziale della silloge.
La dimensione del tempo, quando eventi straordinari mettono in bilico le certezze finora possedute, spinge la poesia a creare una volontà ricostitutiva di un presente distrutto, espropriato attingendo a un ‘qui’ che offra maggiori garanzie per il futuro.
Al tempo ancora indistinto della terza sezione, quella predittiva, nella quale si può compiere il vaticinio del nulla, della guerra mentre si affacciano immagini che anticipano visioni, profezie e speranze, si affiancano le considerazioni finali. E se nelle notti di veglia era insorto il rimpianto per la felicità di ieri – “quando si consumava/ l’amore fino all’alba” – adesso nel qui che raccoglie queste differenti provenienze, si definisce l’unicità del presente che in sé riassume il desiderio del passato e l’incertezza del futuro nel rapido fluire delle ore che non permettono di progettare: “qui tutto è fermo,/ è un giorno già finito/guardarci attorno/ non ci basta a vivere”.
Ho pensato a un tempo umano recuperabile, nella sua precarietà e nei suoi slanci, ma soprattutto regolato dalla poesia che si fa testimone costante della vita nel dolore e nella speranza.




L’autrice: Carla Malerba è nata a Tripoli (Libia), ma dal 1970 risiede in Italia. Nella città natale pubblica, giovanissima, i suoi primi versi. Iscritta alla Facoltà di Lettere Moderne a Catania, interrompe gli studi universitari a seguito di eventi politici. Si laurea presso l’Università degli Studi di Siena. Ha insegnato Lettere ad Arezzo, città nella quale vive.
Nel 1999 pubblica la sua prima raccolta “Luci e ombre”, seguita nel 2001 da “Creatura d’acqua e di foglie”.
Con le raccolte “Di terre straniere” e “Vita di una donna” (pubblicate con La Vita Felice, Milano, 2010 e 2015) riprende i temi del viaggio esistenziale e degli affetti. Nel 2020 ha pubblicato “Poesie future” (Puntoacapo).