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giovedì 13 ottobre 2016

Il silenzio e l'attesa: Il tempo poetico di Colomba Di Pasquale

recensione di Giovanni Fierro 
in Fare Voci – Rivista di Scrittura

farevoci@gmail.com

Voce d’autore ------------------------------

Il silenzio e l’attesa

Il tempo poetico di Colomba Di Pasquale

di G.F.


Colomba Di Pasquale Il Delta del Po e Dintorni

Il mio Delta e dintorni è un libro che emana da ogni sua pagina un senso di sospensione nel silenzio, un incamminarsi in una dimensione dove l’ascolto è la forza principale, l’occasione giusta per lasciare che l’umano sentire diventi necessaria testimonianza del mondo.
E il mondo che Colomba Di Pasquale ci racconta in questa sua raccolta poetica è il quotidiano del Delta del Po, luogo di bellezza e di raccoglimento, luogo dove la natura con i suoi abitanti è una possibilità in più per esplorare, in calma e lentezza, anche il proprio stare al mondo.
Queste sono pagine che invitano ad un prendersi cura di sé, e che con delicata e precisa attenzione, fanno riflettere il lettore sul tempo che viviamo.
E proprio prendendo le distanze dal nostro quotidiano così accelerato, Colomba Di Pasquale in questa suo scrivere tra acqua e terra, costruisce un tempo che le permette un respiro che diventa più sereno, ma mai dimentico di difficoltà e smarrimenti, e che usa la poesia come accadimento vitale e necessario.
Così, la presenza di aironi, svassi, rondoni, fenicotteri, cicogne e garzette, nel loro stare nel centro della natura, permette all’autrice un dialogo che si amplia, prima con se stessa e poi con un’apertura che coinvolge la natura stessa, l’altro e gli altri, il tempo odierno, e ogni possibile provenienza e nuova direzione.


Intervista a Colomba Di Pasquale:


C’è un silenzio che tiene assieme queste parole e frasi, e tiene legate le poesie. Che silenzio è?È sicuramente il silenzio della solitudine dell'anima e della mente.
C’è anche tanta attesa, quasi una disponibilità, al vedere. Quanto queste poesie si nutrono dello sguardo?
Queste poesie si nutrono molto dello sguardo come fosse una visione, la visione che ambisce alla speranza, al cambiamento, alla risoluzione positiva contro le avversità della vita.
Il delta del Po e gli altri luoghi raccontati, che geografia è raccontata?
La sezione “Il mio Delta” è la geografia dell'anima, i “Dintorni” rappresentano la geografia del viaggio interiore attraverso i viaggi fisici e metafisici del poeta. Argentina è un viaggio che si realizza attraverso la musica, forse più reale di un viaggio effettivo.

Colomba Di Pasquale

C’è in questo libro un tempo lento, che invita al ‘prendersi cura’ di sé ma non solo; del mondo, del momento in cui si è immersi. Ma come si fa? È ancora possibile, necessario?Se sia necessario non lo so. Potrebbe esserlo per alcuni e non per altri. Per me lo è necessario e anche possibile. Si prende cura di sé fermandosi, dandosi i tempi della pausa, donandosi la sosta, quando solitaria viene meglio. Le soste dal mondo che ci ingloba sono salvifiche. E' possibile se lo si vuole, fortemente. Un sano egoismo non fa male anzi si riesce ad apprezzare ogni istante che la vita ci regala. Può essere una giornata di pioggia o di sole, di vento o di neve. Stamani nell'andare al lavoro ho percorso una strada di tra caseggiati alti e silenziosi. Mi sentivo osservata da quegli appartamenti vuoti dei loro abitanti. Ho proceduto con un passo silenzioso perché avvertivo che anche loro hanno bisogno di riposare.
Nel delta si vola, si galleggia, si nuota. Anche queste poesie lo fanno?Queste poesie fanno un po’ tutto quello che gli elementi della natura permettono loro di fare. In genere però la poesia vola, galleggia, nuota o meglio fa tutto quello che il poeta vuole che faccia.



dal libro:
sezione “Il mio Delta”

La casa di erbe palustri
Il capanno di canna e di giunco
piantato a venire nel fresco Delta,
sguscia ammantato di buono
dall’odorosa terra.
Ora se dovessi scegliere
tra la casa di terra e te
preferisco te, casa di giunco,
ben temperata e verde
profumata di fili d’erba palustre
che vieni da terra a da acqua.



Visione
La garzetta ospite dello specchio d’acqua
proprietà delle coppie di volpoche,
le folaghe a pesca di cefali,
i falchi di palude in volo alto
e l’airone cinerino nella tavola d’acqua più ricca.
Ma fu il canto dell’allodola
La visione migliore,
netta nel cuore e nell’anima.
Il migliore annuncio di primavera
nel mezzo del torrente senza foce definita.
Non potevo desiderare altro
se non quel suono vitale
frammisto agli schizzi d’acqua
e al respiro trattenuto per udire nitidamente.

Nei sogni ritorno di continuo
nell’estremo argine del tuo vivere.
Ti assicuro ritorno di continuo
e non so perché,
non so perché.



sezione “Dintorni”

Budapest
Sarà stata l’aria d’insieme,
la domenica,
l’ora del primo riposo,
l’invasione primaverile
nei gialli e bianchi fiorellini dei prati,
aver percepito il grigio tenore della vita
di chi è rimasto in città
tra le macerie dei lavori in corso
e i cassonetti pieni da rovistare,
magari trovo qualcosa da mangiare o indossare,
magari chissà insomma
le finestre a mille sulle case a blocchi,
sarà stata l’aria d’insieme,
sarà stato che era domenica,
fatto si è che il Danubio e la vita intorno
aveva qualcosa di cenere
ed anche di polvere,
di tanta povera polvere.


L’autrice:Colomba Di Pasquale è nata a Lille, in Francia nel 1958. Vive a Recanati, insegna a Ravenna, in due istituti tecnici.
Ha pubblicato le raccolte “Viaggio tra le parole” (Del Monte editore, 2006), “Una vita altrove” (Nicola Calabria editore, 2007), “Il resto a voce” (Fara editore, 2008) e “Dulcamara” (Genesi editore, 2010).
Con “Il mio Delta e dintorni” (Fara editore, 2014) è stata segnalata e premiata a diversi concorsi nazionali.

(Colomba Di Pasquale, “Il mio Delta e dintorni” Fara editore, 2014 – 66 pagine, 10 euro)





mercoledì 26 novembre 2008

Su Il resto a voce di Colomba Di Pasquale

articolo pubblicato sul Corriere Adriatico
Edizione del 25 novembre 2008
(Ogni giorno dalle ore 14 potete trovare online il giornale in edicola)


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Per la poetessa Colomba Di Pasquale
Il resto a voce terzo successo


RECANATI - C'è un nuovo libro in uscita per la poetessa recanatese Colomba Di Pasquale: si tratta di una raccolta di poesie intitolata Il resto a voce, pubblicata da Fara Editore di Rimini, che ha già vinto il terzo premio per la silloge inedita del Premio L'Aquilaia a Salaiola di Arcidosso (Gr). Il resto a voce è il terzo libro della scrittrice, che dalla passione per la poesia sta ricavando notevoli soddisfazioni, se è vero che negli ultimi tempi è stata insignita di numerosi premi in giro per l'Italia. I versi di Colomba Di Pasquale affascinano e colpiscono, toccando i temi più insiti nell'animo umano: temi immortali quali l'amore, vissuto come opportunità di crescita, o il tempo. Un tempo – scrive Sebastiano Adernò nella prefazione del volume – come ci svela l'autrice, capace di sublimarsi nelle “istantanee / che arrestano le maree”. Prendiamo così consapevolezza che esistono epifanie, “episodi di luce”, capaci di fermare il moto e da ciò nasce in noi, l'esigenza di saperle cogliere. È una poesia solo apparentemente leggera, quella di Colomba Di Pasquale, ma profonda, viva, ricca di immagini e di colori. L'ossessione del tempo – scrive Maura Baldi nelle motivazioni che hanno spinto la giuria del Premio L'Aquilaia a scegliere l'autrice recanatese – si risolve nel breve accendersi e spegnersi di una sigaretta: la figura si materializza per un istante e svanisce rapida, allegra, come l'omino di fumo di Aldo Palazzeschi. Attraverso poche parole, ben calibrate, oculatamente semplici, Colomba Di Pasquale è capace di creare tutto un mondo che si trasforma, come in una continua metamorfosi: il letto diventa mare, le braccia sono remi, i volti sono strade da percorrere. La vivida sensualità è alleggerita dal ritmo lieve, dalla non facile ironia su se stessi. Eppure le immagini sono forti, i luoghi e gli oggetti, concreti: dal quotidiano (anche dal cartello di un divieto di sosta!) emerge la dimensione dell'eterno e del significato ultimo della poesia, che racconta la vita, riesce per un attimo a fermare il tempo. Colomba Di Pasquale è nata nel 1968 a Lilla, in Francia. Di origini abruzzesi, oggi insegna in una scuola primaria di Recanati, città nella quale vive da anni e che l'ha adottata. Presso Del Monte Editore ha pubblicato nel 2006 la sua prima raccolta, Viaggio tra le parole, e l'anno seguente è uscita Una vita altrove, edito da Nicola Calabria Editore. Quest'anno è stata anche inserita nell'antologia Il silenzio della poesia con la silloge Dei silenzi (e degli ascolti) uscito presso Fara Editore.





giovedì 14 gennaio 2021

Un volare leggeri che lascia il segno

POESIE MINUSCOLE di Colomba Di Pasquale, Fara Editore 2020

recensione di Gian Ruggero Manzoni

 



Colomba Di Pasquale vive e lavora a Recanati. Tra le sue opere in versi: “Viaggio tra le parole”; “Una vita altrove”; “Il resto a voce”; “Dulcamara” (con prefazione di Vivian Lamarque); “Il mio Delta e dintorni” (prefazione di Vivian Lamarque); e “Circostanze certe”.
Ecco uno dei suoi componimenti. “se ci guardassimo bene dentro / finiremmo col perderci / e una volta persi / ci potremmo finalmente ritrovare // e quando l’attesa sarà finita / vorrei essere per te il ritorno // ti togli un sasso dal cuore / e ti liberi un po’ // Vieni verso di me. / Sarò via di fuga per te”. Di questa sua ultima raccolta così dice Anna Ruotolo: “Considero questo lavoro un punto di atterraggio da precedenti indizi e sentieri, rotte di cielo non ancora attraversate, con quell’ultima poesia in chiusa d’opera che rivela il grado di concrezione e fatica, di pulizia e decoro, ma anche di svuotamento profondo del mondo interiore, come ripensato dentro il lavoro dei versi”. Occorre riconoscere che il titolo della raccolta è veramente azzeccato, perché si tratta di poesie notevolmente corte, quasi delle impressioni impresse sul foglio nel timore che fuggano dal magazzino della mente. Un altro poeta probabilmente ne avrebbe approfittato per considerarle degli spunti su cui costruire un discorso più ampio e invece Colomba Di Pasquale non è improbabile che le abbia acconciate per farle diventare, in via definitiva, dei componimenti. E in questo modo Vivian Lamarque continua: “I versi di Colomba Di Pasquale le somigliano, forti e vulnerabili, fermi e in cammino, prigionieri e in via di liberazione”. La lettura di questo insieme è agevole, ma insolita, un contatto con la poesia che si esaurisce in un battito d’ali, più che altro un volare leggeri che tuttavia lascia il segno perché impone continue riflessioni, comparazioni che ci toccano direttamente e che quei pochi e scarni versi fanno affiorare. Importanti, a questo punto, le parole di Sara Cacciarini: “Queste sono carezze per l’anima del lettore che, leggendo le sue parole, si ritrova in sospirati vissuti e speranzosi futuri in cui l’amore è cardine di molte poesie dell’autrice. Un amore silenzioso e attento, forse non sempre ricambiato e per questo dotato di una leggera pura adolescenza”. Sono poesie, quelle della Di Pasquale che, sebbene nella loro brevità, allargano l’animo, quasi istantanee, brevissime e facilmente comprensibili, che a volte finiscono con l’essere dei consigli di vita sinceri e spassionati.
 

ANCORA GRAZIE A COLORO CHE MI SPEDISCONO I LORO LIBRI, I LORO CATALOGHI E LE LORO RIVISTE …

mercoledì 7 gennaio 2015

Su Il mio Delta e dintorni di Colomba Di Pasquale

Il mio Delta e dintorni di Colomba Di Pasquale

Prefazione di Vivian Lamarque

Fara Editore www.faraeditore.it
Poesia: Collana Il filo dei versi
Pagg. 72
ISBN 978 97441 52 6
Prezzo € 10,00



 

recensione di Renzo Montagnoli pubblicata
in www.arteinsieme.net




Incanto e malinconia nella natura



Benché questo libro ricomprenda due raccolte di poesie (Il mio Delta e Dintorni) il tema comune è costituito dalla relazione fra l’autrice e la natura; più esplicito nella prima, appare invece da sfondo portante nella seconda, evidenziando però ancora una volta l’afflato, intenso, esistente fra chi scrive e il mondo di cui è parte. Non mi nascondo che la tematica non è nuova e per certi aspetti può richiamare il De Rerum Natura di Tito Lucrezio Caro. Tuttavia, l’impostazione espositiva, la malinconia che permea tutti i versi, quella propria di chi nell’osservare con occhi attenti la natura s’incanta e si commuove, imprimono una personalizzazione a due raccolte che non è possibile non apprezzare per raffinatezza, equilibrio e armonia.

Nella prima silloge è ben evidenziato l’amore che la poetessa ha per la foce del Po, quell’ampia superficie a delta in cui tutto sembra rimasto tale da millenni, come ben espresso nella lirica che dà il titolo al libro (Il mio Delta e dintorni): “Per quanto tu possa sperare / lo svasso continuerà la sua ricerca / e per quanto tu possa sperare / il marangone si scalderà al sommo del ramo / e per quanto tu possa sperare / l’airone bianco continuerà la sua pesca miracolosa / e per quanto tu possa sperare / la Natura continuerà ad essere sé stessa / senza sosta”. Si tratta di una serie di immagini vive di abitatori di questa zona umida e in generale di altre zone umide della pianura padana, tanto che non è infrequente incontrarli nel Parco Naturale del Mincio. E in quelle occasioni ho provato le stesse emozioni, orgoglioso, come Colomba Di Pasquale, di essere parte di questo sistema perfetto e al tempo stesso consapevole della mia caducità, del mio infinitesimale tempo rapportato a quello infinito della natura, quella stessa natura che altri uomini vogliono distruggere per tornaconto personale, dimenticando che essendone parte finiranno invece con il distruggere loro stessi.

Che poi sia comune fra me e l’autrice questo senso di precarietà rispetto all’eternità del mondo trova conferma ulteriore in un’altra bella poesia (L’imbarcazione), ben esplicitato nella chiusa: “… / La vita alfine è una corsa / più o meno lenta verso la fine. / La carcassa dell’imbarcazione lo grida.”

Ma non c’è solo questo, c’è anche una lirica del tutto particolare, una di quelle che per originalità e completezza non è possibile dimenticare; infatti non avrei mai certamente pensato a una sorta di ringraziamento a chi ha consentito di conoscere, di comprendere il vero senso della natura e così si spiega l’Ode alle guide ambientali 
(“Se non ci fossero state loro / non avrei dato retta all’allodola e al cannareccione / non avrei evitato di calpestare il fiore di lino / e il campanellino estivo / non avrei osservato meglio il tronco di nidi / del salice / non avrei capito l’importanza del colpo d’ali / non avrei percepito la vicinanza terrena tra / me e il resto da me”).

Come in Lucrezio Caro, Colomba è alla continua ricerca dell’infinito e sapendo che il nostro tempo è breve fissa su carta le emozioni ed è anche nella seconda raccolta che ciò viene ben esplicitato, laddove in Giorni scrive: “… / Temo sempre perdere per sempre / questi ricordi misti a piccole morti. / Perché non tornano quei giorni così splendenti / così innamorati della vita, / non tornano?”

E a proposito di questa seconda parte si tratta di Dintorni molto allungati rispetto al delta del Po, sono poesie che nascono da sensazioni provate nel corso di viaggi, anche oltre i nostri confini, come nel caso di Argentina. In ogni caso sono versi belli, piacevoli da leggere, per nulla difficoltosi da comprendere, alcuni anche di intenso misticismo, come in Camaldoli (“… / L’aria rigida della foresta chiudeva il cielo / come una stretta al cuore e al fiato / necessaria per restare ancora nel monastero / prima di affrontare l’eremo / e i suoi ospiti nelle celle inaccessibili, / spogliati di loro stessi / come pulli / come quelli che vidi / giorni dopo nel nido della cicogna di Bando. / Sarà questa la purezza dell’inizio e della fine? / Sarà questa mi dico l’essenza della vita?”)

Da leggere, senz’altro.




Colomba Di Pasquale è nata nel 1968 a Lilla in Francia. Di origini abruzzesi, insegna diritto ed economia in due istituti tecnici di Ravenna. Risiede a Recanati. Con Del Monte Editore ha pubblicato Viaggio tra le parole nel 2006 e con Nicola Calabria Editore Una vita altrove nel 2007. Nel 2008 pubblica con Fara Il resto a voce e viene inserita nell’antologia fariana  Il silenzio della poesia con la silloge Dei silenzi (e degli ascolti). Nel 2010 presso Genesi Editore ha pubblicato Dulcamara con prefazione di Vivian Lamarque. È presente in diverse antologie letterarie e ha conseguito numerosi riconoscimenti sia per la poesia edita che inedita.


venerdì 27 novembre 2015

“In Poche Parole”: la raccolta Il mio Delta di Colomba Di Pasquale III classificata!

La giuria (composta da Davide Nota, Daniele De Angelis, Alessio Alessandrini, Ivana Palma e Amalia Maria Bruni) decreta i finalisti del Premio di Poesia In Poche Parole dedicato in questa edizione al poeta Checco Bonelli.

I vincitori assoluti delle sezioni sono stati decretati durante la cerimonia di premiazione di sabato 28 novembre 2015 alle ore 21 al Centro Polifunzionale di Roccafluvione. Colomba Di Pasquale si è classificata III nella sezione Poesia Edita:


 da sinistra il sindaco di Roccafluvione, il prof. D'Isidoro, 
il sindaco di Venarotta e Colomba Di Pasquale


Sezione Poesia Edita: Finalisti

- I Viaggi Conducono di Paolo Borsoni
- Il bianco delle vele di Franco Casadei
- Il mio delta e dintorni di Colomba Di Pasquale
- Riflessioni minime di Giovanni Bottaro
- Amor che d'amor si nutre di Fulvia Marconi

Poesia Inedita: Finalisti

- Confronto Privato di Mauro Barbetti
- Donna del solco di Fulvia Marconi
- Vento d'inverno di Anonimo
- Ritagli di Paolo Borsoni
- Quante volte di Patrizia Oddi
- Il rumore delle nuvole di Nunzio Buono
- Le mie radici di Franco Fiorini

Poeta dialettale Piceno: Finalisti
- La festa de lu paese di Emidio Ferretti
- Lu cillittu di Francesco Servili

La giuria assegnerà anche il Premio speciale "Parole di Marche" in cui verrà premiato un poeta residente nella Regione Marche che abbia ottenuto particolari apprezzamenti dalla giuria e dagli enti organizzatori.

L'organizzazione:
Comune di Venarotta
Comune di Roccafluvione
Acli Arte e Spettacolo

domenica 13 settembre 2015

Il mio delta e dintorni su «Oubliette Magazine» – recensito da Giorgio Casali

Il mio Delta e dintorni di Colomba Di Pasquale: chi sono io e chi sei tu
Written by Giorgio Casali
Posted by Oubliette Magazine in LETTERATURA, Home


“Il mio Delta e dintorni” di Colomba Di Pasquale: chi sono io e chi sei tu
set 11, 2015
“Sono la strada che porta a casa/ e le margherite lungo gli argini del canale/ e anche la distesa di rododendri,/ sono la farfalla con le ore contate/ che si gode l’ultimo e il primo sole della mia rapida vita,/ sono l’airone solitario perché sto male altrimenti sarei in gruppo/ e sono la garzetta stanca lungo la palizzata del fosso”

Piace la poesia di Colomba Di Pasquale perché non dice quello che bisogna fare. Non è arrogante, non è presuntuosa di imperativi ma trova culla e pareti nei nidi, negli “inviti naturali e sinceri”, ovunque possa muoversi un augurio “per la vita a venire”.
Si sentono chiari i rimandi a Whitman nella raccolta Il mio Delta e dintorni, non solo per il verso che riesce a spingersi oltre i limiti (gli argini) della pagina; non solo per gli elenchi delle cose e certi temi tanto cari alla letteratura vitalistica (e boschiva) americana.
C’è una dichiarazione di identità continua, tale per cui ogni verso del suo delta risulta essenziale, fondamentale nell’economia della raccolta.
Identità che non va a sovrapporsi totalmente – direi panteisticamente – agli esseri di fiume (di laguna) che popolano queste pagine dense di posti diventati rifugio di una penna altrimenti itinerante, altrimenti preda dei sentimenti del tempo, della necessità del Sangiovese.
Nonostante, quindi, il lungo canto del Delta in cui l’autore pare essere ogni cosa, siano piante o animali con ogni loro gesta – “il passaggio da terra a cielo del fenicottero […] l’acqua salmastra che disseta la salicornia e la tamerice […] l’airone solitario perché sto male” – tra canneti di palude e canali e “la strada che porta a casa” è affermata, senza essere tuttavia risolta, la gratitudine per la differenza, “la vicinanza terrena tra me e il resto di me”.

Chi sono io e chi sei tu: una domanda fondamentale per la verità di ogni relazione, un punto di partenza – e di approdo – per ogni dialogo e conoscenza d’amore; un amore che Colomba spinge oltre il suo terreno abituale, portando la dedica anche fuori regione, per autostrade, per laghi e paesi, fuori nazione e continente fino dentro a un monastero. Ecco giustificato ogni altrove dei “Dintorni”, tutto tranne che un’appendice del libro.  
“[…] Sarà questa la purezza dell’inizio e della fine?
Sarà questa mi dico l’essenza della vita?”


Colomba di Pasquale è nata a Lilla, in Francia, nel 1968. Di origini abruzzesi, insegna Diritto ed Economia in due istituti tecnici di Ravenna. Risiede a Recanati, luogo poetico per antonomasia. La sua prima pubblicazione, Viaggio tra le parole (Del Monte), risale al 2006, cui fece seguito l’anno successivo Una vita altrove (Nicola Calabria). Nel 2008 pubblica Il resto a voce (Fara). Di quegli anni l’incontro con Vivian Lamarque, che ha firmato la prefazione a Dulcamara (Genesi, 2010) e alla sua ultima raccolta, Il mio Delta e dintorni (Fara, 2014).

sabato 3 giugno 2017

Colomba Di Pasquale: stella a Circostanze certe

Premio di poesia IL SENTIERO DELL'ANIMA 2017
I PREMIATI
In un fresco e piacevole pomeriggio di fine maggio ha avuto luogo la premiazione della tredicesima edizione del Premio nazionale di poesia “Il Sentiero dell’Anima”.  
Notevole il numero dei partecipanti in gara nelle sezioni: silloge edita in italiano, poesia inedita in italiano, poesia inedita in dialetto, poesia inedita di giovani autori.

Di seguito l'elenco dei premiati e segnalati di questa edizione



Sezione A
http://www.faraeditore.it/html/filoversi/circostanzecerte.htmlPrimo premio: A mani nude di Antonia Torchella.  
Menzioni speciali: Radici di terra e di cielo di Adolfo Nicola Abate; Prendimi per mano di Sonia Vivona.  
Segnalazioni: Corpo e anima di Giuseppina de Luca; Viaggio al centro dell'oggi di Angelo Di Luca.  
Poeta stellato: Circostanze certe di Colomba Di Pasquale. 
Premio speciale: La vita è stupenda di Mauro Montacchiesi.  

Sezione B
Primo premio: Rosa canina di Maria Rosaria Surico. 
Menzioni speciali: Come una ferula di Francesco Paolo Maria Giuliani; Occhi grandi di e Regina Loredana Pozzo; * di Roberta Sireno. 
Segnalazioni: La tela del mio mondo di Mauro Spina; Circus di Delia Cristina Renghea; 8 marzo di Pietro De Leo; L’oro che racconta di Cesira Donatelli; La speranza della Sibilla di Piergiorgio Ciarlantini. 
Poeti stellati: Sei tu la pace di Silvana Santoro; La dipladenia di Selene Coccia. 
Cittadinanza onoraria: Cime tempestose di Simona Pironi; Puglia di Antonio Bicchierri; Il tempo di una canzone di Tina Ferreri Tiberio 

Sezione D
Primo premio: L’addòure u ppene di Libera Filomena Taronna. 
Menzioni speciali: I scyate d’a notte di Maria Rosaria Vera; L’Arche Piacc(e) di Anna De Mita. 
Segnalazione: Li fràcchje e la Madonna Addùlùrata di Anna Marca Di Carlo. 

Sezione E
Primo premio ex-aequo: Li Fracchie di Giovanni Stridente; La mia terra di Riccardo Di Rocco; Perla di Puglia di Martina Bisogni. 
Menzioni speciali: Il mio paese di Chiara Ciuffreda; Il tempo di Onofrio Di Bari; Paese mio di Antonio Di Cesare; Alla mia mamma di Vito Fania, Ricordi di Nicole Giaconella;I jöc antic di Martina Latartara; Ode alla peranzana di Domenico Verdini. 
Menzioni: Il mio paese è molto bello di Gianpaolo De Florio; La bella Madonnina di Mariachiara D’Errico; Pianoforte... la mia passione di Andrea Celeste; Aria di festa di Tommaso Pio Di Ianni; Colori e sapori di Raffaele Pio Di Battista; Lo scrigno dei ricordi di Carlotta Cota; Vere emozioni di Annachiara Volgarino; Le fracchie di Anna Teresa Villani; Una bellissima festa d Serena Manna; La mia passione di Lorenza Iuso; Illusione di Marco Testa; La devozione delle fracchie di Giulia La Riccia; Le fracchie di Ilaria Tancredi e Maria Chiara Perta.
Segnalazioni: Lo strumento amato di Lorenzo Volgarino; Fracchie infuocate di Maria Pia Villani; Le fracchie di Alessia Tantaro; Le fracchie di Anna Pia Motta; La processione delle fracchie di Anna Celeste Erbicella; Le fracchie di Giuseppe Soccio; La natura di Francesco Gentile; L’amicizia di Francesca Squeo; Primavera di Erika Fiorentino; A te che sei di Giulia Pazienza.

Al prossimo maggio

giovedì 4 aprile 2019

Vincitori Narrapoetando 2019

FaraEditore e i giurati 
 del concorso Narrapoetando 2019 sez. Poesia
(v. anche la sezione Narrativa/Saggio)
sono lieti di proclamare i Vincitori 
che hanno ricevuto la pubblicazione premio

I. class.

Ho scritto questo salto di Marco Colonna (Forlì)


Marco Colonna (foto Renzo Zilio) è nato a Palermo il 4 aprile 1964, vive a Forlì. Dirige dal ’99 il portale web di cronaca e attualità politica sestopotere.com. Cura il canale You Tube Lotta alle mafie. Ha scritto articoli per: Il Messaggero – Forlì, Gazzetta di Romagna, Il Resto del Carlino, La Voce di Forlì, Il Momento, RomagnaSera, Il Giornale, Lo Stato, Il Borghese, L’Uomo Qualunque. Ha collaborato con i Tg e Rg di VideoRegione e radio locali. Ha pubblicato libri di cinematografia. Poesie selezionate e segnalate nei concorsi Faraexcelsior 2016 e 2017 e Zuppardo (inserite nelle sillogi del Premio La Gorgone d’oro 2017 e 2018). Ha pubblicato con Fara le raccolte poetiche Ani+ma (2016) e Siamo sono (2017, finalista al Premio Città di Arona 2018). Nel 2018 è stato inserito nelle antologie: L’orizzonte delle metafore (Edizioni Tracce) e La responsabilità delle parole (FaraEditore). Ha partecipato a numerosi reading e letto poesie nel corso della Settimana del buon vivere 2018. Web: paroledelcuore.com, poesianuova.com, scrivere.info, portfoliopoetico.com, poesieinversi.it, e video-poesie nel canale YouTube Marco Colonna Poesie.


«Ho scritto questo salto è un trittico che inizia con un primo salto nello “schianto-pianto” della realtà, un nonsense della disgrazia che, tutt’altro che umoristico, spacca il cuore per il suo eccesso di significati e non per la sua assenza. Primo salto che a caduta libera entra in una mise en abyme (messa in abisso), quale decostruzione del reale o, come vuole il poeta, quale ricostruzione di un “disessere” dove tutto, in questo grande stomaco del mondo, si fa cibo e riciclo. Salto che atterra in uno scenario contemplativo, dove quell’iniziale “terra a cui do le spalle” diviene unico elemento di “levità”. Il cuore del poeta, dunque, batte al ritmo di questi tre salti o passi di danza: riempirsi di forza di gravità; svuotarsi e sgravarsi del proprio essere; rimanere, infine, in lieve e aggraziato equilibrio sopra un filo contemplativo fra il reale e l’irreale. Questi tre movimenti sono il movente che mi fa prediligere detta silloge rispetto alle altre.» (Serse Cardellini)

«La raccolta prendendo spunto da occasioni e momenti della vita dell’autore, ma anche da episodi collettivi, si innalza ad una meditazione sul destino e il senso dell’esistenza, con un verso che pure nella sua varietà metrica mostra una sotterranea compattezza e riconoscibilità.» (Francesco Filia)

«Anche quando si fa carico di dispiegare un dramma, sezionandolo nelle sue particelle più dolorose, è poesia esistenziale. Si interroga con insistenza nonostante lo stesso cruccio si ripeta: la verità resta un abbozzo.» (Angela Caccia)

«Opera composita, formata da un corpus stilisticamente eterogeno, eppure capace di legare l'attualità, l'interiorità, la storia, dando voce a ciò che resta.» (Andrea Parato)

«In Ho scritto questo salto la morte è una presenza viva e familiare e nei suoi confronti c’è un’esplorazione creaturale, privata dell’inevitabile commozione, nutrita da contemplazione serena della finitudine umana. La Parte Prima ferma il tempo di tre precisi avvenimenti accaduti ed il verso si muove tra una “memoria viva” ed una “rabbia eternamente giovane”. In ognuno dei tre salti (“Prima della realtà”, “Mise en abyme”, “Contemplazione”) i versi sono tenaci, appassionati, un corpo a corpo con passaggi coraggiosi per esplorare, scavare, appuntare con maestria momenti intimi e profondi, “sottovoce dove brulicano i silenzi e il respiro si appiattisce”.» (Adalgisa Zanotto)


II. class.

Nel fiato umido dell’autunno di Mariangela De Togni (Piacenza)


Mariangela De Togni, nata a Savona, è suora delle Orsoline di Maria Immacolata (Piacenza). Insegnante, musicista, studiosa di musica antica. Membro dell’Accademia Universale “G. Marconi” di Roma, ha pubblicato le raccolte di versi: Non seppellite le mie lacrime (1989), Nostalgia (1991), Una Voce è il mio silenzio (1995), Chiostro dei nostri sospiri (1998), Profumo di cedri (1998), Un saio lungo di sospiri (2000), Flauto di canna (2004), Nel sussurro del vento(in Quaderni di Letteratura e Arte, 2005), Nel silenzio della memoria (ne Le visioni del verso, 2008), Cristalli di mare (2010), Fiori di magnolia (2011), Frammenti di sale (2013), Si può suonare un notturno su un flauto di grondaie? (2016, prima classificata al Faraexcelsior). È presente nel Dizionario della Biblioteca di Stato, in agende, antologie, blog e riviste di poesia contemporanea. Numerosi i premi e i riconoscimenti.


«Questa raccolta è una contemplazione della bellezza della Natura, percepita come una realtà viva e animata da una tensione infinita, in cui l’Io poetico si confronta con la solitudine e con il fluire del tempo.» (Nicoletta Mari)

«La silloge offre un “ventaglio di possibilità” ed anche una “gronda divina” dove riparare. Poesia mistica, di rimandi biblici, evocativa di fede per il “creato”, che stupisce e tutto azzera rendendolo alla sua origine divina. Oggi più che mai la poesia ha l’urgenza di occuparsi della natura che ogni giorno ci dona la luce e il buio. Il poeta parla a chi si veste di vento, di mare, di aurora, di notte, di natura primordiale. Il “tu” trascende e l’autunno è solo un pretesto. Non è una “chiesa vuota” questo fluire di versi.» (Colomba Di Pasquale)

«Opera dai versi brevi, composti e delicati, quasi rarefatti, talvolta. Non scevra di citazoni, mai ostentate, sa mantenere un proprio linguaggio intimo.» (Andrea Parato)


III. class.

Nuove anime di Vincenzo D’Alessio (Montoro, AV)


Vincenzo D’Alessio (Solofra 1950), laureato in Lettere all’Università di Salerno, ha ideato il Premio Città di Solofra, fondato il Gruppo Culturale “Francesco Guarini” e l’omonima casa editrice. Acuto e attento critico letterario, ha pubblicato saggi di archeologia e storia, recensioni e versi in numerosi periodici, antologie, siti e blog (in particolare Narrabilando e Farapoesia). Raccolte poetiche per i tipi di Fara: La valigia del meridionale e altri viaggi (2012, 20162); Il passo verde (in Opere scelte, 2014); La tristezza del tempo (in Emozioni in marcia, 2015) e Alfabeto per sordi in Rapida.mente, 2015) poi in appendice a Immagine convessa (2017), opera finalista al concorso Versi con-giurati. Nel 2017 è uscita la raccolta Dopo l’inverno, II class. al Faraexcelsior, III premio del Concorso Terra d’Agavi 2018 (Gela, AG), segnalata al Premio Civetta di Minerva (Summonte, AV), finalista al Premio Tra Secchia e Panaro 2018 (Modena). Del 2018 sono i Racconti di Provincia.


«L’anima sembra “naufragar” nella natura e la Natura diventa epifania delle emozioni, dei ricordi, del vissuto del Poeta. Siamo dinanzi ad una manifestazione di panismo, in cui l’Io lirico si mescola e si confonde con il Tutto. Il linguaggio è essenziale, nitido, ricercato, estremamente preciso.» (Nicoletta Mari)

«La canzone e le migrazioni. Il Poeta fa parlare luoghi e nostalgie “le stanze dell’aulica casa/riportano l’eco della voce” e poi gli abbandoni: “portami al confine della vita” “casa dei sogni” “nella polvere del ritorno”. La quieta polvere di Emily Dickinson e scorgo in lontananza un Vittorio Sereni che si sporge su questa silloge. Poesia che rimbocca le coperte nel freddo inverno, che tiene vivo il fuoco del focolare del Sud del mondo per chi è andato a Nord. Una poesia che insegna e ammonisce: “I giovani del Sud /non tornano rimangono / clandestini”, necessaria in questo tempo di silenzi disumani e di chiusure aberranti.» (Colomba Di Pasquale)


Altre opere votate

Theory of Infinity di Michele Caliano (Solofra, AV)


Michele Caliano è nato ad Avellino il 2 settembre 1963. Vive a Montoro (AV). Si è diplomato all’Isituto tecnico commericale di Solofra (AV). Astrofilo dall’inizio degli anni ’80, ha conseguito negli anni ’90 l’Attestato del corso in Astrofisica presso l’Osservatorio di Montecorvino Rovella (SA). Socio del Gruppo Culturale Francesco Guarini è appassionato di Cosmologia e divulgatore scientifico nelle scuole Medie statali e presso alcune radio del territorio.


«L'autore di Theory of Infinity diverte il lettore con una poesia didascalica che vorrebbe spiegare con ironia i più intricati enigmi della scienza e dell'universo, maggiore dei quali è il concetto di infinito. Il risultato di questo sforzo didattico è una silloge bizzarra ma piacevole. Dietro all'ironia si coglie un certo pessimismo nei confronti dell'agire umano. L'effetto umoristico è reso dall'alternarsi di termini scientifici e squarci autobiografici e dall'uso di rime volutamente infime o addirittura volgari.» (Andrea Biondi)


Suite visionaria di Gabriella Bianchi (Perugia)

«Poesia di stagioni, di affanni, di assenze, di “creato”, di ricordi e in tutto questo il Poeta “come volpe affamata” cerca un abbraccio che le salvi la vita. Poesia di ancestrale clausura, di sbigottimento alla vita e alla morte, poesia che guarda alla terra e all’infinità del cielo. Poesia tormentata che ricorda il dolore di vivere di Silvia Plath o di Amelia Rosselli.
“Il dolore fa uscire di senno, anima mia…” come non essere d’accordo? E poi arriva una luce in tanta visione nel Po di Volano con “gli occhi perduti/in quel dolce infinito”.» (Colomba Di Pasquale)

«È una potente silloge Suite visionaria, sicuramente la migliore della competizione. Una poesia mesta come una lenta sinfonia in minore, ma che rapisce l'ascoltatore, o il lettore, come accade al fedele ortodosso in contemplazione dell'iconostasi di una sperduta chiesa russa. L'autrice ordisce il grande racconto della propria vita con un linguaggio semplice e piano, il quale, proprio nella semplicità, attinge la potenza visionaria delle immagini. Racconto che si fa verso contro la "favola insanguinata" del mondo; salvezza "per non infoltire la schiera dei folli e dei suicidi". Abbiamo detto poesia mesta, ma dalla quale alla fine è possibile suggere "il vino profondo dell'amore".» (Andrea Biondi)


Quello che resta dopo le parole di Daniela Sandrolini (Marzabotto, BO)

«È una poesia che narra con leggerezza i drammi umani, che racconta la dura ed integerrima vita della gente di montagna, che induce a scoprire il legame con le proprie radici per ritrovare sé stessi.» (Nicoletta Mari)

«Un profluvio di parole, il succedersi di fotogrammi vecchi e nuovi, e un verso che su tutto s’innalza, ora timido ora audace, a raccontare il raggio che sta frugando l’anima.» (Angela Caccia)

«La vita dentro in Quello che resta dopo le parole. La sensazione e la soddisfazione di trovarsi a tu per tu con chi sa catturare la bellezza intorno, della casa dei gigli nella foresta dei faggi sul confine degli argini… e sa tradurre in versi la gioia di immergersi nelle tinte variegate che abbelliscono il mondo. È la gratitudine e la forza di chi ha occhi che sanno vedere, che sanno camminare accanto senza esserci. È un gioco di immagini effervescenti, dispiegato a catturare la pulsione anche di chi “adesso siede in una terra di nuvole”.» (Adalgisa Zanotto)


Rotta carovaniera di Stefano Sioli (Sesto San Giovanni, MI)

«All’autore va riconosciuto un giovanile buttarsi scomposto e di pancia tra i versi.» (Serse Cardellini)

Quello di Rotta carovaniera è un viaggio, o più viaggi, al tempo stesso geografico esistenziale e interiore. I testi, nella loro varietà formale, si presentano come vere e proprie tappe di una mappatura dell’anima che ritrova o perde se stessa nei luoghi che attraversa, nei momenti di rivelazione e smarrimento che anche un dettaglio può donare. (Francesco Filia)


Così in terra di Massimiliano Bardotti (Castelfiorentino, FI)

«Opera corale, delicata e intensa, seppur non originale nello spunto, capace però di dare freschezza alle voci – poetiche – di chi lascia una traccia di passaggio. L'autrice/autore sa rendere con perizia e varietà stilistica il proprio sentire interiore filtrandolo delicatamente attraverso l'empatia con le voci che si raccontano e raccontano qualcosa anche di noi.» (Andrea Parato)


Il segno di Salvatore Enrico Anselmi (Viterbo)

«Gratitudine per Il segno: lascia un segno del quotidiano e pesante carico che attraversa i giorni degli uomini e dei ciclopi e diventa canto libero e aperto del “cuore pensante” la cui corrente sospinge lontano. I versi pregnanti d’una puntuale attenzione alla parola donano un’educazione alla sensibilità e alla consolazione. E ancora di più, immagini e avvistamenti del “peso lineare dell’orizzonte che salta ogni giorno come un pesce”, fissano altezza e vuoto di quanto possa resistere al flusso inarrestabile del tiepido “corso del tempo che ci accompagna”.» (Adalgisa Zanotto)