Poesia e poeti di Alpe-Adria
Caorle (Venezia), 15-16-17 maggio 2009
Venerdì 15 maggio
la prima grande giornata con Andrea Zanzotto,
Tiziano Scarpa, Silvio Soldini, Vivian Lamarque e... molti altri ancora!!!
Ulteriori informazioni ed immagini: wwww.studioesseci.net; www.caorle.eu
Comunicato stampa
Venerdì 15 maggio fluSSidiverSi 2009 - la manifestazione promossa dalla Comunità Alpe Adria, la Regione del Veneto, il Comune di Caorle, l'APT e gli altri organismi territoriali - prenderà il via "invadendo" l'intero centro storico di Caorle, che si trasformerà in grande palcoscenico a cielo aperto.
La tre giorni che caratterizzerà l'appuntamento sarà un susseguirsi di incontri, readings, seminari, eventi, laboratori per bambini, in una stimolante babele di lingue e di tradizioni culturali che è lo specifico di questa nuova, manifestazione.
Venerdì 15, il Centro Civico si tingerà di poesia, arte e spettacolo: alle 10 della mattina inizieranno le presentazioni editoriali delle case editrici Piazza, Anterem, Matteo, Il Ponte del Sale e Canova.
Ma sarà alle 18:30 il primo momento magico della rassegna, con il grande Andrea Zanzotto che passerà il testimone a Christoph Wilhelm Aigner, tra i più famosi poeti austriaci d'oggi. Ad impreziosire il tutto ci penserà Tiziano Scarpa che interpreterà una ricca e intensa selezione di poesie dei due maestri, in un autentico vis a vis di grande impatto.
Sempre dalle 18:30 invece grandi e piccini potranno immergersi "Sotto la magica laguna", mostra antologica di S. Zavrel in arrivo dalla Fondazione Mostra Internazionale di Illustrazione per l'Infanzia "S. Zavrel" di Sarmede.
Da un grande artista dell'illustrazione ad un grande regista cinematografico: alle ore 21, infatti, Silvio Soldini presenterà assieme alla poetessa Vivian Lamarque il film "4 giorni con Vivian", realizzato da Soldini per l'Associazione Locus di Milano. Un film-passeggiata girato da Silvio Soldini nell'inverno 2007/2008 nei luoghi milanesi cari alla Lamarque, tra suggestioni e complicità.
Tutt'intorno, una girandola di appuntamenti: nel cuore della città, in Piazza Matteotti, alle 15:30 prenderanno vita "SuonidiverSi", danze e melodie popolari dal mondo con musiche di Salzedo, Respighi, Gatti ed altri interpretate dall'Ensemble d'arpe della Fondazione Musicale Santa Cecilia, mentre alle 16 si terrà il primo degli appuntamenti pubblici della fortunata sequenza denominata "Immersidiversi": coordinati da Roberto Nassi, leggeranno loro poesie il croato Nikola Kraljic, l'austriaco Hans Raimund, lo sloveno Iztok Osojnik e gli italiani Tiziano Broggiato, Luciano Cecchinel e Giuliano Scabia.
A chiudere la giornata, l'Associazione Culturale Porto dei Benandanti che in Piazza Madonna dell'Angelo si esibirà alle ore 22 con il recital poetico "L'Ozio/Otium".
Una prima giornata quindi ricca, movimentata e caratterizzata da quella piacevole informalità che avvicinerà poeti, artisti e pubblico in un'atmosfera di convivialità e amicizia. Perché per immergersi nella poesia non è necessario restare a occhi chiusi e con le mani conserte, anzi!
Info: Comune di Caorle - Ufficio Cultura, tel 0421.219254; cultura@comune.caorle.ve.it
Ufficio Stampa: Comune di Caorle: tel. 0421.219204; ufficiostampa@comune.caorle.ve.it
Studio ESSECI - Sergio Campagnolo tel. 049.663499 info@studioesseci.net
giovedì 14 maggio 2009
fluSSidiverSi
giovedì 14 gennaio 2021
Un volare leggeri che lascia il segno
POESIE MINUSCOLE di Colomba Di Pasquale, Fara Editore 2020
recensione di Gian Ruggero Manzoni
Colomba Di Pasquale vive e lavora a Recanati. Tra le sue opere in versi: “Viaggio tra le parole”; “Una vita altrove”; “Il resto a voce”; “Dulcamara” (con prefazione di Vivian Lamarque); “Il mio Delta e dintorni” (prefazione di Vivian Lamarque); e “Circostanze certe”.
Ecco uno dei suoi componimenti. “se ci guardassimo bene dentro / finiremmo col perderci / e una volta persi / ci potremmo finalmente ritrovare // e quando l’attesa sarà finita / vorrei essere per te il ritorno // ti togli un sasso dal cuore / e ti liberi un po’ // Vieni verso di me. / Sarò via di fuga per te”. Di questa sua ultima raccolta così dice Anna Ruotolo: “Considero questo lavoro un punto di atterraggio da precedenti indizi e sentieri, rotte di cielo non ancora attraversate, con quell’ultima poesia in chiusa d’opera che rivela il grado di concrezione e fatica, di pulizia e decoro, ma anche di svuotamento profondo del mondo interiore, come ripensato dentro il lavoro dei versi”. Occorre riconoscere che il titolo della raccolta è veramente azzeccato, perché si tratta di poesie notevolmente corte, quasi delle impressioni impresse sul foglio nel timore che fuggano dal magazzino della mente. Un altro poeta probabilmente ne avrebbe approfittato per considerarle degli spunti su cui costruire un discorso più ampio e invece Colomba Di Pasquale non è improbabile che le abbia acconciate per farle diventare, in via definitiva, dei componimenti. E in questo modo Vivian Lamarque continua: “I versi di Colomba Di Pasquale le somigliano, forti e vulnerabili, fermi e in cammino, prigionieri e in via di liberazione”. La lettura di questo insieme è agevole, ma insolita, un contatto con la poesia che si esaurisce in un battito d’ali, più che altro un volare leggeri che tuttavia lascia il segno perché impone continue riflessioni, comparazioni che ci toccano direttamente e che quei pochi e scarni versi fanno affiorare. Importanti, a questo punto, le parole di Sara Cacciarini: “Queste sono carezze per l’anima del lettore che, leggendo le sue parole, si ritrova in sospirati vissuti e speranzosi futuri in cui l’amore è cardine di molte poesie dell’autrice. Un amore silenzioso e attento, forse non sempre ricambiato e per questo dotato di una leggera pura adolescenza”. Sono poesie, quelle della Di Pasquale che, sebbene nella loro brevità, allargano l’animo, quasi istantanee, brevissime e facilmente comprensibili, che a volte finiscono con l’essere dei consigli di vita sinceri e spassionati.
ANCORA GRAZIE A COLORO CHE MI SPEDISCONO I LORO LIBRI, I LORO CATALOGHI E LE LORO RIVISTE …
lunedì 5 maggio 2008
Di Pasquale legge Lamarque a Recanati 11-5-08
nel link che trovate in basso c'è il programma della Mostra del libro di Recanati nell'ambito della quale parteciperò con una lettura non di mie poesie ma dell'ultimo libro di Vivian Lamarque dal titolo Poesie per un gatto edito da Mondadori (domenica 11 alle 17.00). Anche se il titolo sembrerebbe adatto ad un pubblico di soli bambini non è così, quindi conto di vedervi insieme ai vostri figli (per chi ne ha naturalmente) o senza i figli perché la Lamarque è una poetessa che arriva a qualsiasi età anche con temi estremamente quotidiani e semplici rivelando quanto le cose di tutti i giorni meritino molta più attenzione di quanta ne diamo.
A presto quindi,
Colomba Di Pasquale
www.marche.istruzione.it/iniziative/2008
lunedì 26 gennaio 2015
Colomba di Pasquale presenta Il mio Delta e dintorni a Faenza 31 gen

«Lo sguardo dell’esploratore-poeta Colomba è calamitato da tutto quell’incessante silenzioso operare per la vita, quell’inarrestabile nuotare cacciare nidificare, “costruire case su case / come le case popolari”, fatica a staccarsi da quel paesaggio sospeso stralunato che non assomiglia a nessun altro.» (dalla Prefazione di Vivian Lamarque)
lunedì 26 novembre 2018
Gian Ruggero Manzoni su Circostanze certe e Dimentica chi sono
martedì 24 dicembre 2019
Colomba Di Pasquale nell’Agenda Le stagioni dei poeti a cura di Vivian Lamarque
L’agenda 2020 contiene versi di Colomba Di Pasquale tratti da Il mio Delta e dintorni
lunedì 8 ottobre 2007
La punta della lingua ad Ancona 13-14 ott

Poesia Festival "La punta della lingua" (II edizione) che inizia giovedì 11 con la
VIDEOPOESIA (novità assoluta di quest'anno) e continua sabato 13 e domenica 14 con letture, interventi musicali e dibattiti a palazzo Camerata, Libreria
Feltrinelli e… altra novità di quest'anno: il Mercato delle Erbe!
Tra gli altri leggeranno loro poesie: Vivian Lamarque, Aldo Nove e Franco Buffoni! Insomma un'occasione da non perdere.
Qui sotto il programma.Maggiorni informazioni sul sito:
www.lapuntadellalingua.it oppure www.niewiem.org
Natalia
Presidente Nie Wiem - Onlus
Associazione Culturale NIE WIEM Onlus
presenta
LA PUNTA DELLA LINGUA 2007 - POESIA FESTIVAL
Direzione artistica: Luigi Socci
GIOVEDì 11 OTTOBRE 2007 LA POESIA CHE SI VEDE
HANGAR CULT LAB - H 21:30
Selezione internazionale di videopoesia in
collaborazione con "Doctor clip" (Roma Poesia).
Conducono: Andrea Cortellessa e Luigi Socci
SABATO 13 OTTOBRE 2007 CAMBIARE CANALE?
LA POESIA DENTRO E FUORI DAI LIBRI NELL'EPOCA DEI NUOVI MEDIA
PALAZZO CAMERATA - H 17:00
Andrea Cortellessa presenta la collana di poesia e
altro "Fuori formato" (ed. Le Lettere)
Sparajurij Lab presenta l'Antologia europea del Poetry
Slam (ed. No Reply)
Andrea Inglese parla dei blog di poesia e della poesia
in rete
Letture di Laura Pugno e Luigi Socci
Moderatore: Valerio Cuccaroni
POETI DA ANTOLOGIA MERCATO DELLE ERBE
H 20:30 - Buffet
H 21:30 - Letture di Vivian Lamarque, Aldo Nove e
Giovanna Marmo
Interventi musicali di Egle Sommacal
DOMENICA 14 OTTOBRE 2007 FRANCO BUFFONI SI PRESENTA
LIBRERIA "LA FELTRINELLI" - H 11
Franco Buffoni presenta il suo libro "Più luce, padre.
Dialogo su Dio, la guerra e l'omosessualità"
(Sossella, 2007). Interviene Luigi Socci.
Brindisi finale offerto da NIE WIEM
LA NUOVA POESIA
MERCATO DELLE ERBE - H 21:30
Franco Buffoni presenta il IX Quaderno italiano di
poesia contemporanea
Letture di Alessandro Broggi, Maria Grazia Calandrone, Mario Desiati, Massimo Gezzi, Marco Giovenale, Luciano Neri, Giovanni Turra
Intervengono: Francesco Scarabicchi e Renata Morresi
Interventi musicali di Egle Sommacal
INGRESSO LIBERO
Luoghi:
Hangar Cult Lab, Via G. Conti 10/C, Ancona
Palazzo Camerata, Via Fanti 9, Ancona
Libreria "La Feltrinelli", Corso Garibaldi 35, Ancona
Mercato delle Erbe, Piazza delle Erbe (c.so Mazzini), Ancona
* * *
LA PUNTA DELLA LINGUA 2007 - POESIA FESTIVAL è organizzato dall'Associazione Culturale NIE WIEM Onlus in collaborazione con la Regione Marche - Assessorato
alla Conoscenza, Istruzione, Formazione e Lavoro, Provincia di Ancona - Progetto "Leggere il 900" e Assessorato alla Cultura, Comune di Ancona - Assessorati alla Cultura, alle Politiche Giovanili e alle Pari Opportunità, Centro Servizi per il
Volontariato di Ancona, Osteria Teatro Strabacco.
sabato 13 aprile 2024
Lorenzo Spurio su "Rebus Banksy. L'uomo dall'arte ribelle" di Andrea Del Monte
È uscito il 6 dicembre scorso in tutte le librerie, per i tipi della romana Ensemble, Rebus Banksy, il nuovo libro-disco di Andrea Del Monte che porta quale sottotitolo L’uomo dall’arte ribelle.
Non si tratta solo di un libro dedicato
al grande artista e writer britannico
ma anche un libro di poesie, racconti e di musica. Nominare Banksy – si legge
nel comunicato di lancio dell’opera – significa solitamente catturare
immediatamente l’attenzione mediatica anche se l’interesse sociale spesso si
limita solo a cercare d’individuarne l’identità. Del Monte ha avuto modo di
osservare: «Per me,
l’identità di Banksy può restare un rebus. A me interessa la sua arte». Ed è tale
l’obiettivo del libro-disco: andare al di là del nome per approfondire,
attraverso alcune delle massime forme d’arte, tutti i significati che le opere
del celebre e al contempo misterioso writer
possono offrire. Emozioni, sentimenti, riflessioni, note e quant’altro.
Per realizzare l’opera Andrea Del Monte
si è avvalso della collaborazione di Jacopo Colabattista, che ha ridisegnato
dieci opere di Banksy, degli scrittori e poeti Vivian Lamarque, Antonio
Veneziani, Renzo Paris, Elisabetta Bucciarelli, Geraldina Colotti, Susanna
Schimperna, Giorgio Ghiotti, Gino Scartaghiande, Fernando Acitelli, Antonio
Pennacchi, Antonio Rezza, Flavia Mastrella, Angelo Mastrandrea, Alessandro
Moscè, Claudio Finelli, Marcello Loprencipe, Diego Zandel, Helena Velena e Ugo
Magnanti.
Tra le opere di Banksy selezionate e qui
riprodotte figurano “Il lanciatore di fiori” (“The Flower Thrower”, opera in
stencil nero apparsa nel 1999 su un muro di Beit Sahour in Palestina) in cui in
una diapositiva di un’ipotetica intifada al posto delle pietre vengono lanciati
fiori a trasmettere un’idea di negazione della guerra nella quale la
collettività dovrebbe impegnarsi; “La madonna con la pistola” (apparso come
murales nei pressi di Piazza Gerolomini a Napoli) con un chiaro intento di
denuncia del fenomeno malavitoso camorrista; “Bambino migrante” (“Migrant
child”) opera apparsa nel 2019 su un muro di una casa lambita dall’acqua del
Canale a Venezia nel sestiere Dorsoduro, in cui il tema è l’immigrazione che
concerne il mondo dell’infanzia: il bambino tiene in mano un razzo di
segnalazione dal quale diparte una conformazione fumosa in un acceso color
fucsia ad intendere un SOS lanciato. Il critico Vittorio Sgarbi all’epoca
sostenne che era necessario un intervento protettivo per tutelare l’opera,
esposta alle intemperie e all’umidità vista la prossimità dell’acqua del Canale
che arriva a coprire addirittura i piedi del ragazzino ritratto.
Tra le altre opere di Banksy proposte
figurano “Il calciatore rivoluzionario” pensata per riferirsi all’Esercito
Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), un movimento nato in Messico in
sostegno delle popolazioni indios contro il capitalismo rappresentato dal
Subcomandante Marcos; “Babbo Natale” apparso su un muro di Birmingham dove, a
un vero clochard che dorme steso su una panchina, il misterioso artista ha
pitturato sul muro le linee che collegano alle renne (la panchina sarebbe
dunque la slitta). Il canonico ridanciano Santa Claus è trasformato da Banksy
in clochard, povero derelitto che vive alle intemperie della vita, per
sottolineare il tema della marginalità delle periferie, della vulnerabilità e
della povertà sociale.
Si continua con “Evoluzione umana in
codice a barre” (o “Evoluzione della scimmia a codice a barre”) in cui nella
poesia collegata, a firma dello stesso Andrea Del Monte, leggiamo “Sono una persona, non sono un codice a
barre, / sono una persona, non sono uguale alle altre”. Fanno capolino il
tema dell’alienazione e della mancanza d’identità che in questa società
contemporanea purtroppo spopolano e che lasciano il posto alla generalizzazione
e al bieco relativismo. Con l’opera banksyana “Bambini sulle armi” (“Kids on
guns”) ritorna il tema della violenza, della guerra, riferito all’inerme mondo
dei bambini: qui due ragazzi sono ritratti vicini sulla sommità di un cumulo di
armi d’artiglieria. Il tutto ha – come capita quasi sempre – una colorazione
nera mentre il palloncino che reggono e che si eleva verso l’alto (a differenza
delle armi, in basso) è di colore rosso e ha una forma di cuore. Associata a
quest’opera è una cantilenesca poesia di Vivian Lamarque – poetessa da sempre
particolarmente legata al mondo dei minori – intitolata “Filastrocca in
disarmo” che recita: “C’era una guerra
così intelligente / che solo lei si capiva / gli altri non capivano niente, /
gli altri non capivano niente”. E poi, verso la chiusa: “Morivano tutti anche i bambini / […] // Ma
più di tutti moriva il mare / vedendo i bambini morire di mare”.
C’è poi la curiosa “Banconota Lady Diana
/ Di-Faced Turner” che ritrae una fantasiosa banconota con l’immagine della
Principessa dei Cuori e, al posto di Bank of England, Banksy of England. Si
tratta, come avviene nella maggior parte dei casi, di una provocazione.
L’artista vuol forse riferirsi allo stigma della donna per l’allontanamento
dalla Real Casa e al clima d’odio fomentato da certa stampa, alla sua
vulnerabilità di donna e alla solitudine del suo ultimo periodo prima del
tragico incidente nella Capitale francese. Nella poesia di Susanna Schimperna
dedicata alla Principessa si legge: “Lei
era troppo dolce / guardava intimidita sempre da un’altra parte”.
Tra le ultime opere proposte in questo
volume grafico, poetico, narrativo e musicale ci sono “Il bacio dei poliziotti”
(“Kissing Coppers”) e “La bambina con il palloncino” (“Balloon girl”)
quest’ultima accompagnata, in chiave poetica, da un testo di Elisabetta
Bucciarelli.
Rebus
Banksy,
che è un’opera polifonica e multimediale, contiene anche quattro interviste ad
altrettanti esponenti del mondo artistico in tutte le sue declinazioni:
Vittorio Sgarbi, Vauro Senesi, Sabina De Gregori (autrice del primo libro, nel
nostro Paese, dedicato al geniale artista di strada, Banksy, il terrorista dell’arte, opera del 2010) e Giuseppe
Pollicelli. Il medesimo format d’intervista è proposto per i quattro esponenti
intervistati. Diverse sono le considerazioni attorno alle potenzialità della street art di Banksy, a fornire uno
scenario completo e variegato, motivo di riflessione.
Mediante il codice QR che figura nel
colophon del libro è possibile ascoltare le dieci canzoni che l’Autore ha
prodotto in collaborazione con artisti di fama mondiale tra i quali John
Jackson (storico chitarrista di Bob Dylan), Fernando Saunders (produttore e
bassista di Lou Reed) ed Ezio Bonicelli (violinista e chitarrista di Giovanni
L. Ferretti e dei CCCP).
Andrea Del Monte è chitarrista,
cantautore e compositore. Ha partecipato allo storico festival “Il Cantagiro”
dell’edizione 2007, risultando vincitore del premio della critica. Si è più
volte esibito a Casa Sanremo e nel Sanremo Off e in alcune tappe di Radio
Italia. Al suo primo EP hanno collaborato John Jackson e il musicista ed
etnomusicologo Ambrogio Sparagna. Ha pubblicato il libro Brigantesse, storie d’amore e di fucile (Ponte Sisto, Roma, 2019) il
cui disco allegato si apre con l’intervento di Sabrina Ferilli e il libro-disco
Puzzle Pasolini (Ensemble, Roma, 2022)
con il quale ha ricevuto in Campidoglio i premi “Microfono d’oro”, “Antenna d’oro
per la TIVVU” e il “Sette Colli”. A Lanuvio l’opera è stata premiata con il
premio speciale “Croffi – Castelli Romani Film Festival”.
Matera, 08/0/2024
martedì 20 ottobre 2020
Il contenuto è tutt’altro che minuscolo
su Poesie minuscole di Colomba Di Pasquale
Occorre riconoscere che il titolo della raccolta è veramente azzeccato, perché si tratta di poesie notevolmente corte, quasi delle impressioni impresse sul foglio nel timore che fuggano dal magazzino della mente. Un altro poeta probabilmente ne avrebbe approfittato per considerarle degli spunti su cui costruire un discorso più ampio e invece Colomba Di Pasquale non è improbabile che le abbia acconciate per farle diventare in via definitiva dei componimenti. Non siamo al livello della celebre Mattina di Ungaretti, brevissima e folgorante, né si sarebbe preteso così tanto, eppure non mancano guizzi di particolare rilievo in grado di tenere a mente quanto si è letto (“Basterà il tempo da vivere / per essere felici?, oppure Scrivere serve a poco / in un paese che non legge”). Si tratta solo di due esempi, due riflessioni che tuttavia sottendono una risposta, tali da farle classiificare quasi come aforisma e la ragione è presto detta, perché nel primo caso è la dimostrazione di come la felicità, inseguita giorno per giorno, sembri una chimera, mentre nel secondo è un’amara constatazione di un qualcosa che è peculiare del nostro paese. Ce ne sono forse anche di più indovinate come questa: “i poeti seminano parole / a raccogliere frutti di stagione”. Come è possibile comprendere si tratta quasi di istantanee, brevissime e facilmente comprensibili, un caso non infrequente, e non poche volte finiscono con l’essere dei consigli spassionati come “ti togli un sasso dal cuore / e ti liberi un po’”. Altre volte invece emergono ricordi, immagini che si materializzano e che tradotte in parole si fissano sulla carta, come “i fenicotteri disegnarono una f reccia / di sopra le nostre teste zeppe di stupore”, oppure sono manifestazioni amorose, espressioni di sentimento autentiche, per quanto ponderate “sei tu il mio volo / tu che mi doni un piccolo tempo / quando puoi / ogni giorno o due”.
Sono sincero nel dire che è una lettura agevole, ma insolita, un contatto con la poesia che si esaurisce, come si suol dire in “un amen”, uno sfioramento più che altro, ma che tuttavia lascia il suo segno perché impone continue riflessioni, comparazioni che ci toccano direttamente e che quei pochi e scarni versi fanno affiorare.
Da leggere, quindi, a casa come in treno, al parco come in spiaggia, poiché questi versi si rivelano anche un piacevole passatempo, tuttavia non fine a sé stesso, visto che implementano meditazioni personali, fenomeno non consueto nel caos della vita moderna.
Colomba Di Pasquale vive e lavora a Recanati. Tra le sue opere in versi: Viaggio tra le parole (Del Monte 2006); Una vita altrove (Nicola Calabria 2007); Il resto a voce (Fara 2008); Dulcamara (prefazione di Vivian Lamarque, Genesi 2010); Il mio Delta ed dintorni (prefazione di Vivian Lamarque, Fara 2014); Circostanze certe (Fara 2017); Poesie minuscole (ebook, Nomos 2017).
sabato 25 aprile 2009
giovedì 11 giugno 2009
Tre feste dell’immortalità 18 giu
(Sequenza d’incontri tra musica e poesia)
a cura di Tomaso Kemeny
giovedì 18 GIUGNO ore 21
Con la partecipazione del grande pianista Antonio Ballista, fondatore, tra l’altro, del gruppo di solisti noti come “900 e Oltre”.
Programma della serata:
Festa Prima
Fryderyk Chopin, Grande valzer brillante Op.18
Mazurka Op. 30 n.3
Mazurka Op. 7 n.1
Giuseppe Verdi, Valzer in fa maggiore
Jules Massenet, Valse folle
Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, Canto V: Paolo e Francesca letto da Roberto Mussapi.
Francesco Petrarca, Trionfi, Trionfo della Morte : Morte di Laura letto da Tomaso Kemeny
Torquato Tasso, Gerusalemme Liberata, Canto XII : Morte di Clorinda, scelto da Milo De Angelis e letto da Viviana Nicodemo
Festa Seconda
Erik Satie, Fete donnée par des chevaliers normans en honneur d’une jeune demoiselle (XI° siècle)
Claude Debussy, Feux d’artifice
L’isle joyeuse
Ludovico Ariosto, Orlando Furioso, Canto XVII : L’Orco, letto da Giancarlo Majorino
Giovanni Pascoli, Canti di Castelvecchio: La Tovaglia, letto da Vivian Lamarque
Festa Terza
Federigo Tozzi, da Bestie: passi letti da Maurizio Cucchi
Dino Campana, da Canti Orfici: La Notte, frammenti 1,2,6 scelti da Cesare Viviani e letti da Amos Mattio.
Francis Poulenc, Histoire de Babar: Incoronazione di Babar, matrimonio di Babar e festa.
Modest Musorgsky, La grande porta di Kiev
Il grande pianista intreccerà le note a passi celebri della nostra letteratura, scelti dai poeti fondadori della Casa della Poesia (Maurizio Cucchi, Milo De Angelis, Tomaso Kemeny, Vivian Lamarque, Giancarlo Majorino, Alda Merini, Roberto Mussapi, Antonio Riccardi , Cesare Viviani)___________________________________________________________________________________
Ufficio Stampa - La Casa della Poesia
web: www.lacasadellapoesia.com
e-mail: segreteria@lacasadellapoesia.com
Come raggiungere con i mezzi pubblici la Palazzina Liberty Largo Marinai d’Italia – Milano:
Tram: 12 - 27
Autobus 45 - 60 - 62 - 73
Filobus 92
mercoledì 7 gennaio 2015
Su Il mio Delta e dintorni di Colomba Di Pasquale
Prefazione di Vivian Lamarque
Fara Editore www.faraeditore.it
Poesia: Collana Il filo dei versi
Pagg. 72
ISBN 978 97441 52 6
Prezzo € 10,00
recensione di Renzo Montagnoli pubblicata
in www.arteinsieme.net
Incanto e malinconia nella natura

Benché questo libro ricomprenda due raccolte di poesie (Il mio Delta e Dintorni) il tema comune è costituito dalla relazione fra l’autrice e la natura; più esplicito nella prima, appare invece da sfondo portante nella seconda, evidenziando però ancora una volta l’afflato, intenso, esistente fra chi scrive e il mondo di cui è parte. Non mi nascondo che la tematica non è nuova e per certi aspetti può richiamare il De Rerum Natura di Tito Lucrezio Caro. Tuttavia, l’impostazione espositiva, la malinconia che permea tutti i versi, quella propria di chi nell’osservare con occhi attenti la natura s’incanta e si commuove, imprimono una personalizzazione a due raccolte che non è possibile non apprezzare per raffinatezza, equilibrio e armonia.
Nella prima silloge è ben evidenziato l’amore che la poetessa ha per la foce del Po, quell’ampia superficie a delta in cui tutto sembra rimasto tale da millenni, come ben espresso nella lirica che dà il titolo al libro (Il mio Delta e dintorni): “Per quanto tu possa sperare / lo svasso continuerà la sua ricerca / e per quanto tu possa sperare / il marangone si scalderà al sommo del ramo / e per quanto tu possa sperare / l’airone bianco continuerà la sua pesca miracolosa / e per quanto tu possa sperare / la Natura continuerà ad essere sé stessa / senza sosta”. Si tratta di una serie di immagini vive di abitatori di questa zona umida e in generale di altre zone umide della pianura padana, tanto che non è infrequente incontrarli nel Parco Naturale del Mincio. E in quelle occasioni ho provato le stesse emozioni, orgoglioso, come Colomba Di Pasquale, di essere parte di questo sistema perfetto e al tempo stesso consapevole della mia caducità, del mio infinitesimale tempo rapportato a quello infinito della natura, quella stessa natura che altri uomini vogliono distruggere per tornaconto personale, dimenticando che essendone parte finiranno invece con il distruggere loro stessi.
Che poi sia comune fra me e l’autrice questo senso di precarietà rispetto all’eternità del mondo trova conferma ulteriore in un’altra bella poesia (L’imbarcazione), ben esplicitato nella chiusa: “… / La vita alfine è una corsa / più o meno lenta verso la fine. / La carcassa dell’imbarcazione lo grida.”
Ma non c’è solo questo, c’è anche una lirica del tutto particolare, una di quelle che per originalità e completezza non è possibile dimenticare; infatti non avrei mai certamente pensato a una sorta di ringraziamento a chi ha consentito di conoscere, di comprendere il vero senso della natura e così si spiega l’Ode alle guide ambientali (“Se non ci fossero state loro / non avrei dato retta all’allodola e al cannareccione / non avrei evitato di calpestare il fiore di lino / e il campanellino estivo / non avrei osservato meglio il tronco di nidi / del salice / non avrei capito l’importanza del colpo d’ali / non avrei percepito la vicinanza terrena tra / me e il resto da me”).
Come in Lucrezio Caro, Colomba è alla continua ricerca dell’infinito e sapendo che il nostro tempo è breve fissa su carta le emozioni ed è anche nella seconda raccolta che ciò viene ben esplicitato, laddove in Giorni scrive: “… / Temo sempre perdere per sempre / questi ricordi misti a piccole morti. / Perché non tornano quei giorni così splendenti / così innamorati della vita, / non tornano?”
E a proposito di questa seconda parte si tratta di Dintorni molto allungati rispetto al delta del Po, sono poesie che nascono da sensazioni provate nel corso di viaggi, anche oltre i nostri confini, come nel caso di Argentina. In ogni caso sono versi belli, piacevoli da leggere, per nulla difficoltosi da comprendere, alcuni anche di intenso misticismo, come in Camaldoli (“… / L’aria rigida della foresta chiudeva il cielo / come una stretta al cuore e al fiato / necessaria per restare ancora nel monastero / prima di affrontare l’eremo / e i suoi ospiti nelle celle inaccessibili, / spogliati di loro stessi / come pulli / come quelli che vidi / giorni dopo nel nido della cicogna di Bando. / Sarà questa la purezza dell’inizio e della fine? / Sarà questa mi dico l’essenza della vita?”)
Da leggere, senz’altro.
giovedì 26 luglio 2012
Poesia e musica d'agosto in Appennino
giovedì 16 luglio 2026
Saguatti, Cattaneo e Toselli vincono il Faraexcelsior 2026: complimenti!
Grazie di cuore alla giuria della sezione Poesia del Faraexcelsior 2026 che ha scelto con passione e competenza fra opere di notevole qualità le seguenti (per la sezione Racconto/saggio v. qui):
«In questa raccolta, le immagini scelte per raccontare le dirompenti giravolte e tormente tipiche dell'esperienza amorosa mi hanno colpito per la loro immediata chiarezza: sono dirette, concrete, appartenenti all'universo della quotidianità di ognuno e in cui tutti riusciremmo a calarci per empatizzare con il poeta, il quale a mano a mano, si rende consapevole dell'inganno della giovinezza pronto a trasformarsi nel tempo in cinismo nostalgico della vecchiaia.
Nel raccontare le sensazioni che l'esperienza amorosa ha suscitato in lui, il poeta ricorre anche ad immagini naturali: “prima alla luce c'eri anche tu“, “noi che siamo stati tralci verdi / rampicanti raspi legnosi di / costanza“, nelle quali ho inevitabilmente percepito una minuscola eco di dannunziana memoria e che ho apprezzato per l'adattamento al contesto della contemporaneità.
Molto interessante anche l'uso di immagini casalinghe (le pieghe del letto, il materasso) nelle quali quello scrigno d'amore diventa vuota assenza sfociata nello “scheletro gelido di una panchina" o in un “cielo / immenso senza fiocchi“.
A quel punto, parte la missione di ricerca identitaria che l'io lirico cerca di affrontare nel modo più intimo possibile, in quel “disordine familiare che non / spaventa“ di un letto sfatto in cui rimane da solo a dormire, come unica àncora di salvataggio dalla tormenta in mare aperto dell'amore finito.
Ciascuno di questi elementi concorre a fornire una rappresentazione dell'esperienza amorosa diversa dal normale, non conforme alla normale tradizione poetica, ma calata in scenari e stralci di quotidianità spesso duri e non consolatori, ma da apprezzare perché sinceri. C'è una presa di coscienza molto interessante da parte del poeta del solco irreparabile emerso fra sé e la persona amata che lascia al lettore un poetico e definitivo senso di grigia amarezza.» (Stefano Calemme)
«Questi raggiungimenti cosa sono? Probabilmente rappresentano un ritorno in/a sé stessi, una promessa che non sempre può essere mantenuta ma dopotutto può risolversi in una nuova dimensione: “… mi sento bene finalmente/nel ritrovarmi, risolvendo l’insieme/del mio piccolo io nel mondo intero e viceversa“.
Dunque le congiunzioni potrebbero essere le tensioni (tentativi?) destinate a sfarsi nel tocco o urto con ciò che viene raggiunto se non si sa spostare lo sguardo?
Ci si trova di fronte ad una raccolta di bellissimi testi, malinconici e vivi, ermetici al punto giusto. Ma qual è il punto giusto? Forse quello che richiede una seconda lettura: alla prima si resta colpiti dal ritmo del verso ma subito dopo si può apprezzare la coerenza delle metafore, oscillanti tra il quotidiano e l’esistenziale, tra ciò che è visibile e toccabile e ciò che invece vuole sostare nel mistero; sono poesie che invitano il lettore a restare un po’ in equilibrio su questi confini.
Una raccolta che si potrebbe definire di poesie d’amore (dove il cuore non è mai solamente un organo ma neppure è sentimento, forse entrambe le cose insieme, contemporaneamente): “… il cuore ha due gobbe rosse piene di lacrime / e una punta sola per sgonfiarle / o magari per ferirsi ancora“; “… ho scoperto… che l’amore pur facoltativo / può salvare l’anima, benedirla / esorcizzare le emozioni che non sanno stare in fila“.
Lo stile, la forma, spesso concitata, va di pari passo con l’appello ad elementi naturali (che non sono mai solo quello) o al corpo sofferente poi guarito e infine ritrovato: “… l’unione di quest’anima volatile al mio corpo / procede, fra alti e bassi / dipende da come girano le correnti / dalle stagioni/ma siamo ancora insieme dopo tanti anni“.» (Valeria Raimondi)
«Si tratta di una raccolta di poesie molto brevi: quasi tutte sono composte da tre versi. L’autore si dimostra capace di condensare in poche parole la peculiarità di un singolo istante avvalendosi di un ritmo adeguato.» (Annalisa Ciampalini)
«Il fascino del testo breve, rarefatto ed evocativo, non smette di mietere vittime e perdura ormai da oltre un secolo nella tradizione poetica italiana, almeno dal 1916, anno in cui Ungaretti dà alle stampe Il Porto Sepolto. Anche se i folgoranti e celeberrimi versi brevi di Ungaretti non sono direttamente legati alla forma dell’haiku giapponese, (apparso molto prima, nel XVII secolo), è chiaro che un poeta italiano che si cimenti con forme ristrette come quelle presenti in questa raccolta debba fare i conti con una davvero ingombrante tradizione poetica, che viene richiamata per forza di cose in presenza di testi come: “Ho lasciato il cuore / appeso / a un filo di nebbia oppure Resto vivo / nel vapore breve / dei vetri appannati“. Eppure, in questo Atlante delle assenze, la scrittura suona autentica, ancora capace di accendere visioni, di suscitare l’inspiegabile del poetico. E poco importa se qua e là ci sembra di ascoltare una voce familiare, forse un già sentito: non basta a privarci del piacere di leggere e immaginare.» (Davide Valecchi)
«In questa infodemia e rimbombo di parole già dette una raccolta di terzine mi pare davvero l'inizio della rivoluzione di cui abbiamo bisogno. Distillare il senso in pochi versi non è per tutti e io le trovo di una discreta qualità.» (Alessia Boldrini)
Socrate Toselli ha 40 anni e vive a Latina insieme alla sua compagna e a sua figlia Bendetta, una bimba di quasi tre anni. Svolge la professione di avvocato. Ha pubblicato nel 2024 due raccolte poetiche: Dentro una cosa sola (Ensemble) e Trovare un cuore (Fara Editore).
«Come viene esplicitato anche dal titolo, la raccolta presenta un tema di fondo che unisce i vari componimenti: il rapporto disadattato ed estraneo fra l'essere umano e il mondo in cui vive, fatto di automatismi, prospettive senza futuro e perdita di valori. Il soggetto è esistenzialmente alienato (“Qui il mondo gira sempre più veloce / e io questi luoghi non li riconosco) e ricerca una forma di salvezza nella fede“ (La luce di Cristo è l'unico riparo).
Il principale punto di forza rimane la coerenza testuale: sembra che ogni poesia rientri in un discorso unico, c'è una forte identità intrinseca. Interessante l'uso di immagini naturali come il mare aperto e anche la tangibilità di certe riflessioni filosofiche che non rimangono mai astratte.» (Stefano Calemme)
«Immediatamente ho pensato a Montale e alla lirica Forse un mattino…, dove sono più reali vuoto e nulla rispetto a paesaggi e oggetti percepiti dai sensi definiti come l’inganno consueto.
Il titolo della bellissima raccolta che mostra un’evidente e consapevole musicalità è, peraltro, davvero esplicito! Si tratta di liriche che esplorano il tema della contraddizione dell’esistenza, della perdita, fuori e dentro, dei punti di riferimento e forse anche della voce per dirli: “… qui il mondo gira sempre più veloce / e io questi luoghi non li riconosco / ma non ne ho altri dove trovare posto / e aggiungere al borbottio di fondo / la mia voce“.
“Esistono poeti che chiamo di fiume e altri che chiamo poeti di lago“, mi disse un poeta contemporaneo durante una presentazione. Ecco, questa raccolta somiglia a un giro attorno ad un lago (stagno?) dove si percorre il perimetro e si torna sempre al punto di partenza.
Anche la vita, definita dall’autore un gioco (dove non è prevista vittoria), compie un giro, o più giri, senza grandi spostamenti, senza pacificarsi né risolversi dentro un io (e un mondo), appunto alienato.
Anche l'invocazione ad un essere superiore si dissolve contro un muro dove rimbalzano i gemiti dell'uomo; eppure non si smette di chiedere qualcosa: “… vienimi in sogno a dirmi che la vita / è durata un attimo soltanto / che il tempo andato adesso è permanente / e ogni giornata che dal sole è invasa / ritorna ancora per essere vissuta, / le cose perse tutte al loro posto/e che alla fine ci si ritrova a casa“.» (Valeria Raimondi)
di Pietro Roversi (Milano)
«Una raccolta segnata da una voce poetica colta, potente, autenticamente contemporanea, originale, che usa gli artifici retorici (numerose sono rime, consonanze e assonanze) in chiave parodistica, ironica e ritmica e che in testi di taglio prosastico, antinovecentesco, delinea una visione ferocemente atea, sostenuta da un uso sistematico di un registro quotidiano e colloquiale, salvo poi avventurarsi di frequente in costruzioni sintattiche complesse che denotano il perfetto controllo dell’ autore sull’arsenale dei propri strumenti linguistici. Emblematica a questo riguardo una serie di componimenti ispirati alla Via Crucis, di cui riporto la stazione I: “I: Gesù è condannato a morte / La Via Crucis va vista / come la guarda un animale: / la gente in ansia, / il blu uno zaffiro, / il bianco un marmo, / la croce una trave“. Quando però l’apparato, per così dire “ideologico”, della poetica autoriale rimane in sottofondo, la parola si apre verso squarci di una profonda e calda umanità fatta di affetti, ricordi, amori, relazioni, oggetti quotidiani. Ed è proprio in questi testi (che preferisco) che il rifiuto del sacro istituzionalizzato fa fiorire un nuovo tipo di sacralità non dichiarata ma ben presente: carnale, realistica e, ancora, profondamente umana, come si può appurare in un testo come: “Espandono la coscienza / una credenza, un armadio / ordinato. Un cassetto d’intimo / lavato stirato sistemato. / Non a tutti questo è dato: / nel deliquio, a chi sviene, / taglia il tiepido delle vene / in vasca o tana; invece, occorre / lo studio di concetto, il progetto / didattico, empatico, sistematico, netto: / la grammatica del riporre“. Non sfugge poi la citazione da Aldo Busi (“Bisogna essere profondamente e scientemente anticlericali”), al quale viene, con ovvia ironia, attribuito senza nominarlo l’appellativo di “Sommo”, in uno dei primi testi della raccolta. Una citazione che vale quale sigillo autorevole di una visione artistica matura e forte, dispiegata senza incertezze.» (Davide Valecchi)
«Si tratta di una raccolta varia, che mostra le molteplici sfaccettature della realtà e la varietà del mondo. L’autore si avvale di uno sguardo lucido, originale, e sa muoversi con destrezza senza mai perdere il ritmo. I versi sono quasi sempre brevi e infondono all’opera una certa vivacità.» (Annalisa Ciampalini)
Gualtiero Lelli (Roma, 1971) ha pubblicato, fra l’altro: La morte è un tonfo secco dall’altra stanza e il rumore di una teiera che si infrange sul pavimento (Montag 2020; Non ricordo nemmeno più che voce abbia (Fara 2020); Dio è un ragazzino che si diverte a giocare con le bolle di sapone (AbelPaper 2021); Storia di una regressione infinita (Fara 2022); La somiglianza delle parti (Fara 2023); La Città di Dio. Prolegomeni alla nuova dottrina (Montag 2022); Morì ’n ze morgarà, ma le tribbole (Controluna 2023); Viaggio nella città maledetta (Genesi Editrice 2025), Le strade sbagliate dei savi (Fara 2026).L'autore/autrice riesce a trasformare Roma in molto più di un semplice sfondo narrativo: la città diventa organismo vivente, coscienza, metafora dell'esistenza, luogo in cui il tempo personale e quello della storia finiscono per sovrapporsi fino a confondersi. Accanto a questa dimensione si sviluppa una riflessione intensa sulla condizione umana, condotta con uno sguardo lucido, spesso ironico, capace di alternare registri linguistici differenti senza perdere unità espressiva.
Particolarmente riuscita è la capacità di fondere riferimenti culturali e letterari con una materia profondamente vissuta. Le numerose citazioni e gli echi della tradizione non hanno funzione ornamentale, ma dialogano con una voce autentica, che riesce a renderli parte integrante della propria esperienza poetica. Il risultato è un testo colto senza risultare compiaciuto, ricco di rimandi ma sempre fedele a una forte identità espressiva.
Si avverte, lungo tutto il poemetto, una tensione costante tra disincanto e desiderio di assoluto, tra il peso del quotidiano e la ricerca di un senso più profondo. È proprio questa tensione a sostenere l'intera architettura dell'opera e a conferirle un respiro ampio, capace di accompagnare il lettore ben oltre il singolo componimento.
Ci sono opere che chiedono semplicemente di essere lette. E altre che domandano al lettore di abitarle. Questo poemetto appartiene a queste ultime: si attraversa come una città al tramonto, con la sensazione che ogni strada custodisca una domanda sulla nostra stessa esistenza.» (Anna Ruotolo)
Sonia Guida nasce a Lecco ma cresce a Salerno, affacciata sul mare. Avvocato, lavora a Roma in una Istituzione Pubblica e si occupa prevalentemente di diritto delle tecnologie e sistemi di pagamento; su questi temi ha tenuto lezioni e pubblicato approfondimenti. Ha di tanto in tanto pubblicato poesie in monografie e antologie, articoli su riviste e testi per cinema e televisione, ricevendo una segnalazione di merito al concorso internazionale di Poesia “Poesie di donne” (FENALC). Da un certo punto della sua vita il suo viaggio costante ha smesso di partire da ciò che accadeva intorno a lei per incominciare dal corpo, o da qualcosa che c'è prima del corpo.
«Trovo una coerenza di senso che accompagna la lettura della silloge. Scelte stilistiche definite, dal punto di vista del lettore, come quelle degli appunti post-scriptum o ante-scriptum che potrebbero essere divisive. Personalmente propugno sempre con una certa veemenza ciò che è divisivo. I corpi poetici sono evocativi e la ritmica è presente sia dal punto di vista dei suoni che da una veloce frammentazione dei versi. C'è una certa verbosità, ma non ci aspettavamo niente di diverso dopo un esergo che cita Jung.» (Alessia Boldrini)
di Colomba Di Pasquale (Civitanova Marche)
«Questa raccolta possiede un merito che oggi non è affatto scontato: crede profondamente in ciò che racconta. Ogni testo nasce da un sentimento autentico e non dalla volontà di costruire una poesia. La poesia, infatti, procede. L'autore/autrice affida alla figura di Mosè non soltanto il ruolo di animale amato, ma quello di approdo esistenziale, di casa, di cura, di antidoto alla solitudine. È un amore che non teme il pudore e che, proprio per questo, riesce a toccare corde universali.
Le immagini più felici sono quelle in cui la quotidianità si trasfigura senza sforzo: il respiro raccolto nel palmo della mano, le passeggiate tra le foglie, il sonno condiviso, il cane che diventa “salmo“, “presepe“, “albero di Natale“, “pezzetto di luna“. In questi passaggi il linguaggio trova una naturalezza che lascia intravedere una sensibilità delicata, capace di riconoscere il sacro nelle piccole cose.
Ho apprezzato soprattutto la sincerità della scrittura. Si avverte che ogni poesia nasce da un'esperienza realmente vissuta e custodita con gratitudine, senza artifici e senza la ricerca dell'effetto. La raccolta mantiene una propria coerenza emotiva e una voce riconoscibile, scegliendo volutamente la semplicità per raccontare un legame profondo e restituendo al lettore un'idea di amore fatta di presenza, cura e fedeltà.
Una silloge che si legge con partecipazione e che ricorda come la poesia possa nascere anche dai gesti più piccoli, quando sono attraversati da uno sguardo autentico e da un sentimento capace di trasformare la quotidianità in memoria.» (Anna Ruotolo)
«Ha una potenza di coerenza di senso straordinaria, uno stile bambino, scherzoso, ma definito ed indefesso. È una silloge che parla dell'amore per un cane da parte del suo umano, ma sembra il linguaggio dell'amore assoluto che hanno i cani nei confronti dei loro umani. Mi piace pensare l'abbia scritta un Golden Retriever, se solo avesse il dono della parola… e con l'accezione più straordinaria del "scritto da cane”.» (Alessia Boldrini)












