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giovedì 1 agosto 2024

Ecco i vincitori del Faraexcelsior 2024

Grazie di cuore alla giuria composta da Adalgisa ZanottoDaìta Martinez, Doris BellomustoFabrizio Azzali, Filippo Tonti e Franca Oberti per la competenza e la passione e complimenti vivissimi ai vincitori! Per la sez. Racconto/saggio v. qui

Faraexcelsior 2024 

sez. Poesia


Primi classificati ex aequo


Trovare un cuore di Socrate Toselli (Latina) 



Socrate Toselli ha 37 anni e vive a Latina, dove svolge la professione di avvocato dopo essersi laureato presso l’Università “La Sapienza” di Roma nel 2010.

«La poetica di questo autore non rispetta le rime, non la metrica, ma offre spazi di pensiero, di riflessione. Sono sprazzi di luce e fulmini a ciel sereno, sono piccoli laser che penetrano nella mente di chi legge. C’è molta amarezza in certi versi, ma anche consapevolezza per una realtà incontrollabile e indefinibile. C’è tanto bisogno di eternità, eppure la certezza che ogni attimo è già eternità e si confida nella resurrezione. “… E non c’è nulla che possa dirsi nuovo / Il tempo ogni giorno abusa della vita…”. Ho gustato la semplicità dei versi, l’esposizione del concetto, piuttosto che la ricerca sofisticata delle parole. Si percepisce la semplicità e la naturalezza, non servono le metafore. Talvolta l’autore entra nel delicato spazio spirituale “… Nel mondo è assente, prima che Dio, l’uomo…” come se nel tempo circolare si evitasse spesso di contemplare il sacro.” (Franca Oberti)

«Il tempo, folgorante tempo, accordo di un perpetuo vacillare tra origine e incantamento al principio che interno regge il consueto e l’inaudito di un quotidiano marcato sull’indizio ontologico del ni-ente, misura e compimento quale temine assoluto di un sempre ritorno. Ritorno quale matrice riflessiva di una interrogazione che ha cadenza ritmica nella forza espressiva del linguaggio capace di sostare sul senso dell’eterno significante la sua tensione quale concettuale oscillazione dell’esistere.» (Daìta Martinez)



Lettere dal fronte di Cesare Cuscianna (Caserta)


Cesare Cuscianna è medico e psicologo. Ha vinto nel 2002 il premio Cesare Pavese per la poesia inedita, sezione medici scrittori. Per la poesia singola ha vinto il Premio Giovanni Bertacchi - Scia di Buone memorie 2023. Con sillogi inedite di poesia ha vinto il Premio Samnium 2022 e il Premio Xenia Book Fair 2023. Ha pubblicato il romanzo La Malerba (Antigone Edizioni 2009), finalista al Premio Calvino 2009 e la raccolta di racconti L’ippopotamo nella neve e altre vite ancora (L’Erudita 2022), vincitore Concorso Argentario 2022 e Premio Città di Arcore 2023.

«Quel che resta in cuore e nella mente dopo la lettura di Lettere dal fronte è la conferma che la guerra è semplicemente una assurdità. Un’orribile assurdità. Versi coraggiosi osservano, esplorano, pensano, desiderano, scavano, appuntano sentimenti e momenti intimamente profondi, situazioni tragiche. Poesia riuscita, piena di significato, non è da tutti andare incontro al fronte di guerra e “starci”… I versi lambiscono la strofa successiva. Il carico pesante di ciò che è il luogo diventa canto libero e aperto comunque alla fiducia, al coraggio. A un senso di speranza pura. Forse sarebbe bella, la notte / su un tiepido campo / di stoppie / spezzate al lento fuoco delle stelle.» (Adalgisa Zanotto)

«In versi fortemente densi di significato e caratterizzati da una musicalità aspra, dolente, l’autore inscena quella che potremmo definire una sorta di  metafisica del reale. La metafora della guerra, descritta nei suoi segni materiali  più drammatici e crudi,  diviene allegoria di una condizione  spirituale perenne, che finisce per coincidere con l’intera esistenza, con le sue pungenti contraddizioni, la sua insensata e sostanziale violenza, la difficoltà ontologica di spezzare la solitudine aprendosi agli altri nella condivisione del dolore ineluttabile.» (Fabrizio Azzali)


Secondi classificati ex aequo


Se mi conosci di Vincenzo Mastropirro (Bitonto, BA)


Vincenzo Mastropirro poemusico (Ruvo di Puglia) vive a Bitonto (BA). È flautista, compositore, poeta, didatta. Ha inciso oltre 20 CD, ha suonato in Teatri prestigiosi, in varie formazioni, in Italia e all’estero. In poesia ha pubblicato nove raccolte. Tra i numerosi premi letterari, gli è stato conferito il Premio Lerici Pea 2015 - Sezione poesia in dialetto Paolo Bertolani, Premio Poesia Onesta 2016 Falconara Marittima (An), Premio Nazionale Galbiate (Lecco) 2018, Premio Giannone Città di Ischitella 2019.

«Si apprezza l’originalità dello stile e del contenuto, la vivacità espressiva ottenuta attraverso la sapiente mescolanza delle lingue madri, italiano e dialetto. La silloge è strutturata con delicata attenzione in modo da consentire a chi legge di ricostruire il senso profondo di un viscerale legame con la madre e con la morte.» (Doris Bellomusto)


Appunti eoliani di Guglielmo Aprile (Casamicciola Terme, NA)


Guglielmo Aprile è nato a Napoli nel 1978. Attualmente vive ad Ischia, dove si è trasferito per lavoro. È stato autore di alcune raccolte di poesia, tra le quali Il dio che vaga col vento (Puntoacapo Editrice, 2008), Nessun mattino sarà mai l’ultimo (Zone, 2008), L’assedio di Famagosta (Lietocolle, 2015); Il talento dell’equilibrista (Ladolfi, 2018); Il giardiniere cieco (Transeuropa, 2019); Falò di carnevale (Fara, opera I classificata al concorso Narrapoetando 2021); Il sentiero del polline(Kanaga, opera I classificata al premio Arcore 2021); Thanatophobia (Progetto Cultura, opera I classificata al premio “Mangiaparole” 2021); per la saggistica, ha collaborato con alcune riviste con studi su D’Annunzio, Luzi, Boccaccio e Marino, oltre che sulla poesia del Novecento.

«Per la chiarezza e la fedeltà a quella che sembra una devozione. Per il trasporto verso una meraviglia che scalfisce lo sguardo e modella il contesto, l’essenza e la natura delle cose. Per una lingua semplice con un baricentro teso a rimanere, a sedimentare. Per versi come: e a volte nella roccia riconosco / un profilo pauroso, che mi fissa / con rancore e mi sfida: e arrivo a credere / che abbia uno sguardo la materia muta, / che un’ombra viva in essa sia racchiusa – / era quella la faccia di Barabba.» (Filippo Tonti)



Opere votate


Sete di Barbara Rosenberg (Milano)



Barbara Rosenberg è nata a Milano nel 1971, in una notte di plenilunio, all’inizio di settembre. Ha studiato scrittura creativa, frequentando i corsi di Raul Montanari e della Scuola Civica Paolo Grassi. È tra i fondatori dell’Associazione culturale Equinozio e si occupa della programmazione delle attività culturali di narrativa e poesia. È laureata in Scienze dell’educazione all’Università Bicocca e crede nell’arte come strumento di educazione e trasformazione. Ha pubblicato con Fara editore: Piccolo canzoniere di città, una raccolta di racconti e Storie con un altro finale. Il Romanzo Il viaggio in Germania è stato pubblicato da Tralerighe libri e ha vinto il premio Nabokov 2018. Languishing è la sua prima raccolta poetica (Edizioni Nulladie 2022). Il suo motto: “Per la stessa ragione del viaggio… viaggiare” (Fabrizio de André).

«Non so cosa mi ha spinto ad approfondire la lettura di questa silloge, inizialmente valutata caotica; di sicuro mi ha colpita le varietà dei contenuti. Meriterebbe un ordine per agevolare un lettore disattento. I personaggi mitici o storici citati, sui quali l’autore insiste, per evidenziarne le peculiarità, incuriosiscono e potrebbero essere oggetto di una raccolta particolare; è un’analisi personale, ovviamente, ma offre spunti di riflessione. Altre composizioni, propriamente intime, offrirebbero un andamento ritmico, un leit motiv col quale imparare a “leggere” l’autore. Deliziosi gli haiku. Ho apprezzato la poetica, ma confido nel ravvedimento dell’autore per una raccolta più coerente e leggibile.» (Franca Oberti)



Malinconia del ritorno di David Tognoli (Edolo, BS)


David Tognoli, Edolo (BS) 25-06-84, manager nella GDO, chitarrista e cantante. pubblicazioni: NEW POPS, haiku del nuovo millennio, Erga 2018, raccolta di haiku; La foresteria, Albatros 2020, silloge narrativa e poetica; NON SI LITIGA CON IL CIELO, Porto Seguro Editore 2021, romanzo in forma poetica; CATARSICO, Porto Seguro editore 2022, poema a quattro mani, con Lorenzo Gafforini. In uscita: TORNARE A CASA, Robin edizioni, Trilogia poetica.


«Per un’intonazione lirica capace di accogliere le diverse voci del sentimento. Per la domanda: Qual è l’impresa da compiere? che ci pone davanti al vuoto e che radicalizza ogni nostra scelta. Per i versi che mordono e strappano e per quelli che diventano prosa rimanendo tonici e rumorosi.» (Filippo Tonti)



Questa messe impura di Felice Di Benga (Roma)



Felice Di Benga è nato a Napoli nel 1955 dove si è laureato in Scienze Agrarie e ha conseguito un successivo Dottorato in Economia Agraria. Vive a Roma da ben più di quarant’anni. Ha girato tutto il mondo e conosce cinque lingue. È uno storico non di professione ma da cultore della Scienza storica, quale scienza declinata nelle sue diverse accezioni (civile politica sociale militare ed umana). Il libro, raccolta poetica, Ci troviamo soli a consumare FaraEditore, è stato segnalato al Concorso Faraexcelsior 2020 e pubblicato (2° nella sezione Poesia Ermetica del Premio Leandro Polverini 2021; Menzione d’Onore al Concorso APS Euterpe Jesi 2023; Premio L’Arte in Versi per la poesia E se; attestato di Merito ALI Penna d’Autore per la poesia Le stagioni dei sogni; Premio della Critica Poesia edita Cignus Aureus 2024. Scrive poesie dall’età di 13 anni.

«In questa antologia poetica già il titolo ti mette curiosità. Ci trascinerà / questa messe impura / che fa di ogni giorno un unico fascio indistinto. Di fronte a poesie robuste che scuotono, sei scosso da un’aurora silente e sussurrata. La materia invisibile si presenta in versi che vegliano e vigilano, mentre scende quel filo umile ma prezioso che armonicamente ti delinea l’alimento di una direzione: Ma se trovi un filo d’erba / ancora bagnato / allora puoi iniziare / a dimenticare / quel caldo nudo / e incolore. Ciò che costruiscono è il sussurro di un verso vigoroso, in grado di autointerpretarsi e di lasciare traccia viva: Il mio Dio caduto / cammina lento verso / l’infinito / con del pane in mano…» (Adalgisa Zanotto)


Oltre la linea dell’aquilone di Roberto Casati (Vigevano, PV)



Roberto Casati ha pubblicato le raccolte di poesie: Amore e disamore (Edizioni Lo Faro Roma - 1984), Roma e Alessandra (Edizioni Tracce Pescara - 1986), Coincidenze massime (Edizioni del Leone Spinea - 1988), Ipotesi di fuga (Edizioni del Leone Spinea - 1992), In navigazione per Capo-Horn (Edizioni del Leone Spinea 1999), Carte di viaggio (Guido Miano Editore 2016), Appunti e carte ritrovate (Guido Miano Editore 2020), Come armonie disattese (Guido Miano Editore 2024). Hanno scritto della sua poesia, fra gli altri: A. Coppola, F. Piccinelli, G. Barberi Squarotti, M. Ferrante, A. Cappi, P. Ruffilli, P. Codazzi, N. Di Stefano Busà, R. Carifi, G. Ladolfi, G.D. Mazzocato, G. Miano, E. Concardi, N. Pardini, E. Dalla Libera, R. Piazza, G.A.Palumbo.

«È delicata filatura la voce percorsa sul segno dell’attimo rivelato sul margine di un sentiero voltato alla scena di una mancanza che tracima la piega delle labbra laddove il mistero della vita scuote la linea di un orizzonte che indora il seme sul precipizio del cuore, e lì abitare. Immagini di un passato che si edificano quale paesaggio spirituale significante un presente che respira di suo poetico candore malgrado il dolore o forse proprio per il segno marcato sull’assonanza del perduto metaforicamente inteso quale viatico riparo dall’assenza di un angelo che si continua alla notte come piccola stella indicativa di una fragilità composta sul limitare del silenzio che ha casa nella memoria. (Daìta Martinez)


Questo inquieto vivere di Pierluigi Biondaro (Minerbe, VR)



Pierluigi Biondaro (59 anni) vive con la famiglia a Minerbe, in provincia di Verona e lavora in una banca. Scrive versi per passione dall’adolescenza quando, frequentando il liceo classico, ha conosciuto e amato i poeti e le poetesse dell’antichità greca e latina e la poetica ermetica di Ungaretti e Quasimodo. In età giovanile e adulta si è appassionato anche di Gibran, Tagore, Lee Masters e della poesia mistica. Ha composto in tutti questi anni circa 200 poesie. Premio Città di San Bonifacio 2023; Premio di poesia Simone Lorici Menzione alla poesia Indicativo presente; al 49° Premio Internazionale Casentino (2024) sezione Amica Foresta III classificato con la poesia Di tre gocce; Premio Rodolfo Tommasi con la poesia Canna palustre.

«Si apprezza la misura dei testi, l’attenzione alla musicalità dei versi e alle immagini. I vari  componimenti restituiscono nitidamente l’inquietudine e la vitalità di un’anima capace di creare legami di profonda connessione con la natura.» (Doris Bellomusto)

«L’inquietudine sorpresa da una costellazione sussurrata nella dinamica di un solfeggio celeste avvertito quale segno d’amore nel suo colmo sinonimo embrionale, un incontro prossimo con l’indiviso della vita intesa in ogni sua più piccola particella essente il respiro antico della sera sul volto nascente di un continuo andare dentro al ricamo della natura, sorgente e raccolto di un germoglio di luce come mano posata sul cuore, tra due lacrime di Dio. Espressiva poetica in risonanza col creato. (Daìta Martinez)



La caminéda (La camminata) di Marco Marchi (Longiano, FC)



Marco Marchi nato a Longiano il 10 giugno 1944. Ha scritto 5 romanzi: Quelli dell’Eldorado (Longo 1986), Il gelato è una cosa seria (Diabasis 2004), Quelli dell’Eldorado (Perdisa 2007), Terra e Destino (Perdisa 2008, premio Pescara), Sulle orme di Rocky marciano (Ed. Europa 2017, premio Milano international), Gianni Di Bologna (Persiani editore 2019). Due raccolte di poesie: Os-cia! (Ponte vecchio 2020), A i sarèm sempra (Ci saremo sempre) (Fara 2023, Primo classificato al concorso Narrapoetando) e L’ariout - La rivincita (Fara 2023, vincitore Faraexcelsior)

«La raccolta in dialetto romagnolo condensa, in sapida alternanza di versi essenziali di fresca vena popolare, situazioni di tutti i giorni, ricordi, rimpianti di un tempo lontano, salaci ritratti di personaggi e situazioni, umili affetti e sprazzi di agrodolce saggezza popolare in un contesto che ha la estensione e il respiro del borgo o della cittadina di provincia. Nel contempo, però, questi quadretti si aprono ad una dimensione esistenziale universale e diventano il riflesso dell’ intera umanità alle prese con le tematiche più assillanti: il fare i conti con i ricordi, la vita e il suo significato, la convivenza con l’assurdo insito nel quotidiano, la prospettiva della morte talvolta esorcizzata con uno sberleffo, l’accettazione della propria manchevolezza. Su tutto quel piccolo mondo sovrana regna l’ironia sottile e agrodolce di chi ha vissuto a lungo e ha compreso il caotico e semiserio gioco della vita.»(Fabrizio Azzali)

«Per fortuna c’è ancora chi si esprime con i nostri meravigliosi dialetti regionali, che andrebbero coltivati e rivitalizzati, per la loro capacità di espressione e anche per la curiosa intraducibilità, peculiarità di ogni dialetto.» (Franca Oberti)

Opere segnalate


Radici di Giovanna Santagati (Bra, CN)



Docente in pensione, ingloba nella scrittura passioni consolidate attraverso i due corsi universitari conclusi con lode (Lingue e Letterature Straniere a Firenze, Tradizioni Musicali Afro-Americane a Cuneo) e alimentate da studio individuale ad oggi. Giovanna Santagati ha pubblicato quattro raccolte poetiche, due opere di narrativa, due saggi. Stralci delle sue opere compaiono su antologie a tema e riviste letterarie. Mette a disposizione (no profit) le proprie competenze a favore di enti culturali nel territorio di residenza e fuori.


La parola e l’abbraccio di Dario Benzi (Madignano, CR)



Dario Benzi (Crema 1950) nel 1990 ha pubblicato la raccolta di poesia Il gioco infinito con le edizioni Lalli di Firenze. Fra i premi si ricorda il 1° posto nella sezione silloge del Premio di poesia Mara Soldi di Cremona (1992). Si è distinto in modo particolare in varie edizioni del Premio Lorenzo Montano, tanto da essere invitato a leggere suoi testi alla seconda Biennale Anterem di Poesia (2007, 2008, 2009). Nel 2009 ha pubblicato la silloge Il desiderio, il vento, con presentazione di Gio Ferri, nella collana Via Erakleia curata da Flavio Ermini e Ida Travi per Cierre Grafica Anterem Edizioni. Nel 2016, sempre nella stessa collana, è stata pubblicata la silloge I frammenti, la musica ovvero Lo sguardo ricambiato, con prefazione di Franco Gallo e postfazione di Flavio Ermini.


Molto più grande di Andrea Biondi (Treia, MC)


Andrea Biondi (Rimini 1986) si è laureato in Lettere all’Università di Urbino nel 2009. Presso il medesimo ateneo si è specializzato in Scienze Religiose nel 2017. Nel 2019 si è laureato in Antropologia culturale all’Università di Bologna. Con Le campagne hanno bocche ha vinto il concorso Faraexcelsior 2017. Nel 2019 è uscita la raccolta Ghironda e nel 2022 La gente quassù è nemica, entrambe con Fara. Insegna nelle scuole superiori del maceratese.



Se fossi in vaso io morirei di Camilla Ugolini Mecca (Verona)



Camilla Ugolini Mecca nasce nel 1971 a Verona. Nel 2003 pubblica il saggio Ambigue stanze – Un itinerario nell’opera di Antonio Possenti (Liberty House). Nel 2007 il racconto “Il paradiso è un cul-de-sac” vince il concorso “Pubblica con noi” indetto da Fara Editore. Nel 2021 pubblica il suo primo romanzo, Il destino dell’onda (Ed. Il Falò). Nel 2022 vince – in ex aequo con Natascia Ancarani - il concorso Faraexcelsior 2022, con il romanzo Tu sorgerai di nuovo, pubblicato da Fara Editore. Nel 2023 la sua prima silloge poetica Tutto il resto mi sfugge è stata selezionata nell’ambito del Concorso Faraexcelsior 2023 e poi pubblicata da Fara Editore.


Verso il verso 103 del canto quinto di Claudio Roncarati (Cattolica, RN)


Claudio Roncarati è psichiatra (AUSL di Rimini) e psicoterapeuta. Vive a Cattolica (RN). Questo è il suo primo romanzo (disponibile anche come e-boook su www.prospero editore.it). Precedentemente ha pubblicato altri tre libri. Il primo, consiste in un collage di racconti brevi e poesie: Manuale di Psichiatria Poetica (Alpes editore 2009). Il secondo è una raccolta di poesie: La fata fatua e lo psichiatra (co-edizione Alpes e CFR) con cui ha vinto il Premio Fortini 2011. Il terzo è un’altra silloge, Per/le rime (inserita ne La forza delle parole, Fara 2012) con cui ha vinto il concorso Pubblica con noi. In collaborazione con Alessandro Ramberti (Fara Editore) ha organizzato il concorso Insanamente per racconti e poesie dedicate alla lotta allo stigma in psichiatria. Come psicoterapeuta ha scritto articoli dedicati al rapporto tra poesia e psicoanalisi.

martedì 27 ottobre 2020

Pasqualone e Airaghi vincitori con pubblicazione premio Faraexcelsior 2020!

Fara Editore e i giurati del concorso Faraexcelsior sezione Poesia (Annalisa Ciampalini, Daniela Monreale, David Aguzzi, Matteo Bonvecchi, Raffaela Fazio), ringraziando tutti partecipanti che si sono messi in gioco, sono lieti di proclamare i vincitori dell’edizione 2020. Ecco la classifica e i giudizi di merito della giuria che ha svolto il proprio compito con grande attenzione, competenza ed entusiasmo.
Complimenti ai vincitori e agli autori che hanno lasciato un segno nelle anime dei giurati! Per i vincitori della sezione Narrativa/saggio v. narrabilando


Vincitori con pubblicazione premio gratuita   

I class.  

Ogni nascita è dal caos

di Matteo Pasqualone (Cesenatico, FC)





Matteo Pasqualone nasce a Cesena (1987). È marito, padre e insegna nella scuola secondaria di primo grado. Da anni il suo studio e la sua passione si concentrano sul rapporto fecondo tra teologia e letteratura. Ha pubblicato la raccolta poetica Scommessa d’eterno (Il Ponte Vecchio, Cesena, 2016). Vive a Cesenatico.

«I versi di questa raccolta, con un elegante e levigato andamento narrativo, seguono un itinerario esistenziale che è ricerca inesausta, appassionata peregrinazione tra interrogazioni, riflessioni e stupori che legano il quotidiano e lo straordinario in una corrispondenza tormentata ma necessaria. Ad accompagnare e sostanziare lo snodarsi di questo scavo poetico risalta tra tutte la frequente metafora dello sguardo, come vigile presenza di un’ardente soggettività.» (Daniela Monreale)

«Una poesia onesta ed autentica, che offre nella sua dimensione una lettura di bellezza e di sacro, riflessione sul nostro essere.» (David Aguzzi)
 

 

II class. ex aequo

Quello che ancora restava da dire

di Giuseppe Carlo Airaghi (Lainate, MI)




Giuseppe Carlo Airaghi è nato a Legnano (MI)nel 1966. Vive a Lainate (MI). È impiegato presso un’azienda di servizi. In passato ha lavorato come geometra, animatore di villaggi turistici, venditore di prodotti siderurgici, cantante di musica blues. Nel 2019 ha pubblicato con Italic Pequod la raccolta di poesie I quaderni dell’aspettativa.

«In una versificazione che spazia dai toni solenni a quelli leggeri e descrittivi, queste poesie toccano i piccoli e i grandi temi della vita con un’attitudine sincera e diretta, spruzzata da sottile ironia, e con un’innocenza di fondo che rimanda a un archetipo infantile che qui viene custodito e preservato, come risorsa poetica ed esistenziale.» (Daniela Monreale)

«Una poesia avvolgente e spirituale.» (David Aguzzi)


Contemplazione sulle strade

di Gianni Fabiano (Genova)


Gianni Fabiano è nato a Genova, dove vive e lavora come insegnante. Scrive poesie da quando era ragazzo, ma soltanto da una quindicina d’anni con una certa regolarità, come preso da un forte bisogno di “comprendere me stesso nell’esistenza”, in tempi così difficili e ormai a un bivio. Solo recentemente ha deciso di proporre alcuni suoi lavori a qualche casa editrice. Sono uscite le raccolte La fatica del bene (2018) e L’altro lato delle cose (2019). Buona parte della sua poesia è ancora inedita. Da molti anni la sua ricerca è orientata sullo studio dei processi di auto-conoscenza e di liberazione interiore, sia sul piano psicologico che spirituale, ricerca che, oltre a incidere sulla sua attività professionale, è un riferimento costante anche nella sua scrittura.


«Raccolta scritta come una lunga, serrata, nostalgica lettera d'amore a un Tu intuito a sprazzi nella realtà del mondo, mai del tutto afferrato, costantemente compreso come misura di un sé cosciente dei propri limiti e profondamente fiducioso. La scrittura segue nella forma la dinamica del contenuto, che è quella di una ricerca dell'essenziale, che si snoda attraverso il susseguirsi di domande, di accostamenti ossimorici, di intervalli anche grafici che fanno posto al silenzio, nel bianco della pagina.» (Raffaela Fazio)

«Si tratta di una raccolta omogenea, formata da componimenti abbastanza brevi, contraddistinti da una musicalità simile che predispone la mente alla lettura e rende la silloge simile a un canto. Come afferma anche l’autore, le “poesie parlano di un viaggio alla ricerca si sé stessi e dell’amore”. Effettivamente, quasi tutte le poesie indicano una tappa, un luogo, uno stato mentale o emotivo all’interno di un percorso. I luoghi e gli elementi della natura che compaiono contribuiscono a rendere l’esperienza descritta avulsa dal tempo, così come senza tempo è la ricerca che sta compiendo l’autore. Il poeta non finisce mai di interrogarsi sul significato dell’amore, sulla sua capacità di riconoscerlo e di essere perseverante nella fede. Compaiono diverse citazioni che contribuiscono a valorizzare i versi che le seguono.” (Annalisa Ciampalini)




Opere votate


La girandola dei mesi di Giancarlo Stoccoro (Spino d’Adda, CR)

Giancarlo Stoccoro (Milano 1963) è psichiatra e psicoterapeuta. Studioso di Georg Groddeck, ha curato e introdotto l'edizione italiana della biografia (Georg Groddeck Una Vita, di W. Martynkewicz, Il Saggiatore 2005) e altri saggi (Pierino Porcospino e l'analista selvaggio, ADV Lugano, 2016; Poeti e prosatori alla corte dell'ES, AnimaMundi Otranto, 2017). Suo è il primo libro libro che esplora il cinema associato al Social Dreaming (Occhi del sogno, Fioriti, Roma, 2012). Ha vinto diversi premi di poesia e pubblicato numerose sillogi (tra queste: Il negozio degli affetti, Gattomerlino/Superstripes 2014; Parole a mio nome, Il Convivio 2016; Consulente del buio, L'Erudita 2017; La dimora dello sguardo, Fara; Prove di arrendevolezza, Oèdipus 2019, La disciplina degli alberi, La vita felice 2019; Naufrago è il sogno, Ensemble 2020, L’intuizione dell’alba, Puntoacapo 2020).

«Una raccolta molto omogenea sia per stile che per tipo di indagine sulla realtà. Il poeta rivela uno sguardo originale sulle cose del mondo che ha saputo affinare, rendere suggestivo ed efficace. Lo sguardo ha un ruolo fondamentale in questa raccolta, così come i luoghi che vengono osservati e allo stesso tempo immaginati, ricordati. I mesi, le stagioni, le distanze, si muovono, ci attraversano, compiono azioni. Porto come esempio i seguenti versi: “Maggio ti raggiunge/ in ogni luogo porta/ la foto del tuo compleanno. (p. 72). “Il merito è dello sguardo/ che anticipa la forma. (p.74). “I luoghi che guardano il mare tengono l’alba/davanti alla porta, esplorano l’infinito con un dito. (p. 79). Molto interessante la sezione intitolata “Vita in prosa” composta da brevi brani in prosa in cui lo sguardo del poeta si mostra riconoscibile anche in una scrittura meno contratta.» (Annalisa Ciampalini)

«Dopo le intriganti pennellate sui mesi dell’anno, tramite la diffusa e insistita iterazione variata delle parole-chiave lo sguardo è sospinto tra sogno e veglia, tra ombre e luci, come a un oltre: “Bastano gli occhi a far da cerniera / tra il sogno e il vestito di un giorno // Non importa dove tu diriga lo sguardo / tutti i luoghi sono presi a prestito”. Così è della bella sezione in prosa, cui segue quasi un’opera di autoanalisi del bisogno di riconoscimento, di elaborazione del trauma della distanza (“Le distanze, non le presenze, accolgono orizzonti”) e del distanziamento imposto, del confinamento, dell’assenza che i sentieri di uno sguardo “diverso” possono colmare, “rendere ospitale”, perfino farvi penetrare il “cielo”, l’infinito, se ancora si riesca a “mettere a regime le labbra, pronunciare le parole giuste, fare del pensiero una via ferrata”. Dominano, nell’andatura del detto sapienziale, i modi della brevitas epigrammatica, e mai che le pagine rinuncino ai loro spazi bianchi, alle indispensabili dimore del silenzio.» (Matteo Bonvecchi)


Attorno a noi è sospesa di Socrate Toselli (Bassiano LT)

Socrate Toselli ha 34 anni e vive a Bassiano, un piccolo paese in Provincia di Latina. Svolge la professione di avvocato.

«Raccolta matura e convincente, per il rigore della forma, che si avvale di un verso musicale, scandito da rime anche interne, e per la densità del contenuto, che si articola intorno a un costante interrogarsi sulla natura delle cose, percepite all'interno di una realtà ambivalente, dove coesistono elementi all'apparenza opposti, e sulla natura del tempo, dove tutto scorre eppure pare si conservi. Sia dai componimenti di natura più riflessiva che da quelli (rari) più vicini alla critica sociale emerge un senso di profonda umanità, insieme al riconoscimento di una fraterna e comune appartenenza. Lo sconforto, sul cui limite si muove questa poesia, è evitato grazie anche all'accoglienza del dolore, come parte di un irrinunciabile confronto con la vita.» (Raffaela Fazio)


Liriche da Montiolo di Andrea Biondi (Treja, MC)

Andrea Biondi (Rimini 1986) si è laureato in Lettere presso l’Università di Urbino nel 2009; presso il medesimo ateneo si è specializzato in Scienze Religiose nel 2017. Insegna nelle scuole superiori del maceratese. Con Le campagne hanno bocche ha vinto il concorso Faraexcelsior 2017. Nel 2019 ha pubblicato la raccolta poetica Ghironda.

«Tutte le immagini, il fascino della campagna, un paesaggio sempre misterioso, allucinato di metafisici, arcaici sentori, presago di future visioni, poi le suggestioni erotiche (o anche ironiche e autoironiche), e i notturni strepitosi – quasi a ogni verso un trasalire del cuore! – dal balcone di quella collina tutti i sentieri costantemente risuonano della realtà di cui oggi abbiamo più bisogno: la corporea concretezza, l’impatto immediato, l’impasto carnale della vita, e però sempre accompagnato dalla leggerezza d’una musica di fondo (“Con un fascio di canti / sono sceso alla valle / la vita bolliva da stordire / potevo aprire tutte le porte”), capace di trasfigurare o almeno rendere non più lievi, ma più veri, umani anche i tratti più oscuri, cosa che puntualmente accade, qui, al malioso comparire dell’ “agnello castigamatti”, il “bel pastore”, salutare epifania che ben s’addice al tema dei “piccoli”, al noto principio per cui la riserva di senso e di autenticità dimora presso gli incompiuti, gli ignoranti, gli ultimi.” (Matteo Bonvecchi)


Portolano adriatico di Francesca Parisi (Trieste)

Nata a Trieste nel 1977, di formazione classica, Francesca Parisi si è laureata con una tesi sul pensiero antroposofico. Cresciuta nella "genesi dell'idea di Mitteleuropa", ha vissuto il luogo del "Mito asburgico" quale osservatorio privilegiato della letteratura. Amante del cinema e della musica, veste in modo barocco, ma il suo carattere introspettivo nasconde un'anima selvaggia e fanciulla. Esordisce nel mondo letterario con la raccolta poetica La costola di Adamo, vincitrice del Premio Letterario Nemo 2008 nella sezione "Poesia".

«Una raccolta che ha l’essenzialità ma anche i colori vivaci e intensi di quelle carte nautiche che fin dal Duecento venivano tracciate su pergamena, così utili a individuare la rotta, i porti sicuri, a evitare gli scogli. I colori stessi delle vele dei bragozzi, quelli del mare Adriatico che, come scriveva Guido Piovene, “ha colori rari ed eccentrici, il gusto dell’anomalia; si direbbe che le acque si propongano d’imitare materie preziose e estranee”. Così avviene in questi versi. Si raccolgono e si sommano nell’associazione evocativa immagini forti e veloci, lampi della memoria, improvvisi squarci di luce, odori, sapori, sonorità molteplici come le molteplici culture dialoganti – e in maniera irrisolvibile intrecciate – che nei secoli hanno intriso quelle terre e quelle rive frastagliate come l’animo profondo della gente: dalla venezianità diffusa e rinascimentale, all’orientalità bizantina, romana, illirica, turca, greca (“vedette corse, torri normanne”; “tracine e bronzi / di Lussino”), agli apporti slavi, mitteleuropei, asburgici, arcipelaghi in cui si respira in qualche modo l’atmosfera di un mondo passato, quando non ancora offeso dai fragori effervescenti del turismo consumistico e della modernità post-industriale. Tra isola e isola, tra porto e porto, il mare vi ha ancora la luce e la placidità del sogno, così anche il paesaggio rurale nell’immediato entroterra, cogli usi, le inflessioni, i cibi, nell’eco breve di questi versi.» (Matteo Bonvecchi)


Segnalazioni


Ci troviamo soli a consumare di Felice Di Benga (Roma)

Felice Di Benga è nato a Napoli nel 1955 dove si è laureato in Scienze Agrarie e ha seguito un Dottorato in Economia Agraria. Si è poi trasferito a Roma dove vive da quarant’anni. Ha girato il mondo, è stato in tutti i paesi europei, negli Usa, in Canada, Centroamerica e Venezuela, Australia e Nuova Zelanda, e spesso in Asia. Ha visitato l’africa mediterranea, il Kenia e il Medioriente. Conosce molte lingue, l’Inglese, l’Americano, il Francese, lo Spagnolo e il Tedesco prediligendo la linguistica messa a confronto con l’Italiano lingua madre. Questa passione si è accompagnata alla passione per la storia civile e politica. Ha studiato Sceneggiatura e Regia anche all’estero ed ha insegnato a lungo in questo ambito. La narrazione è stato un campo da lui amato. Ha studiato danza contemporanea e si è esibito in piccoli teatri di Roma. Ha scritto numerosi saggi sul cinema e numerosi articoli di economia territoriale. È uno specialista del genere western. Ha lavorato nel settore cinematografico e nella Politica agraria internazionale. Ama l’arte e le Scienze sociali. Scrive poesie dall’età di 13 anni.

«Si sviluppa quasi una “storia in versi” in questa raccolta in cui il tema amoroso è incarnato in una parola incessante e passionale, che nel suo ritmo ascendente veicola l’urgenza del fissare l’assoluto carnale e spirituale del sentimento d’amore.» (Daniela Monreale)


Versidi/versi – Diario poetico ai tempi del Coronavirus di Gianpaolo Anderlini

Gianpaolo Anderlini si dedica da quarant’anni a studi sull’ebraismo e ha focalizzato il suo interesse sull’interpretazione ebraica dei Salmi. È redattore della rivista QOL che si occupa del dialogo ebraico-cristiano. Tra i libri pubblicati: Parole di vita (Giuntina 2009), Ebraismo (EMI 2012), I quindici gradini. Un commento ai Salmi 120-134 (Giuntina 2012), Per favore non portateli ad Auschwitz (Wingsbert 2015), Qabbalàt Shabbàt. Meditazione sui salmi del Sabato (Aliberti 2017), Giobbe. Opera in versi (Fara 2018), Distopie (Fara 2020).

«Ci voleva, ci era dunque necessario un diario poetico che in degna maniera rimanesse a testimone dei “tempi del coronavirus” e del confinamento: al di là della cronaca, dell’ordinaria minuta descrizione di quel che bene o male – e naturalmente più male che bene – tutti abbiamo vissuto in quei mesi, dagli endecasillabi di questa raccolta spuntano rare perle di riflessione e soprattutto denuncia d’un distanziamento che rischia ancora di radicarcisi dentro.» (Matteo Bonvecchi)

lunedì 3 febbraio 2025

ANNO NUOVO? SEMPRE FARA!

recensioni a cura di Fabio Cecchi


Socrate Toselli leggo essere un avvocato che ha accolto la missione della poesia, e io m’auguro perseveri con la bella passione condivisa. Al centro della copertina beige caldo vediamo posizionato un interessante disegno a matita di Jules Pequoq che non conoscevo. Non conoscendo nemmeno l’autore dei testi non posso inoltre avere pregiudizio. Trovare un cuore mi risuona un bellissimo titolo. Nella postfazione un errore di stampa mi stava facendo credere al neologismo, mentre si tratta di una simpatica svista del nostro uomo ponte e tuttofare Alessandro Ramberti. Un libro dal respiro non troppo ampio, di un linguaggio adoperato senza fronzoli o sensi nascosti, forse riconducibile al secondo Novecento di casa nostra. Non basta una lettura spicciola, tuttavia, non gliene rende merito. Il neo che incombe sul fare uso della rima, al tempo d’oggi, è di calibrare le scelte per risultare originali. La vocazione non è troppo lontana dalla maniera della compilazione di aforismi. Una poesia che mi piace assai è quella a pagina 50 con oggetto il fiume Tevere. Il contenuto generale è incentrato sul soggetto vivente senziente allacciato alle tre dimensioni. Quella della vita terrena stretta, quella che riveste ma sfugge l’immanenza terrena, quella che costituirà il dopo della nostra permanenza. Un libro che alterna pensieri leggeri a pensieri profondi e complessi, una valida compagnia ad esempio nel viaggiare in treno.

• Ce n’è parecchio da leggere nel volume a nome del giovane e promettente studioso Alessandro Burrone. Noi lo attendiamo calorosamente al prossimo raduno a Fonte Avellana, anche perché mi riuscirebbe abbastanza difficile, andarlo a prelevare in Cina come fosse uno dei tanti pacchi export. La pubblicazione di Le mie mani non sanno segue la vittoria al concorso Narrapoetando, su motivazione firmata da Ruotolo e Fresa e Ciampalini, che sono tutti del mestiere e non da ieri. Alessandro mi piace quando rievoca e descrive, la maggior parte di codesti frammenti. L’opera passa verso la metà a offrire delle note, venendo a una prosa più ampia. I testi più corposi occupano le ultime posizioni. Non avevo idea che l’autore, come me, sapesse leggere in francese. Le note derivano dalle letture affrontate. Alessandro sembra aver raccolto l’invito di una citazione riportata, ovvero leggere senza fare programmi, nonostante la seria abnegazione dello studente fuoriesca tutta. Appoggiando il volume, mi sorride di conseguenza la faccia da schiaffi del suo creatore, nella fotografia del retro. A lui va il mio saluto benevolente, purché non si faccia ancora più magro e slanciato, visto che personalmente riesco soltanto nella direzione opposta.

• Entriamo prego nel vetro della lente, così come recita un suo verso. Vi metto volentieri al corrente che incontrando Gianni Marcantoni ho incontrato una gran brava persona. A me sentirlo leggere è piaciuto e ve lo raccomando. Sedime esce per la collana Spiccioli, i cui titoli sono riportati cioè elencati nelle pagine di fondo. Lupa è un testo interessante, di Reso mi garba particolarmente la seconda parte, di Sosta invece più la prima. Il paesaggio emerge nelle ultime liriche, che sono state tra l’altro pubblicate in riviste, spiegano le note del volume. Questo paesaggio ha tra l’altro riferimenti interessanti, perché la costa fermana è stata un caposaldo dell’urbex dell’Italia centrale, come l’autore già sa, visto che l’ho arringato bene di persona. Entrambi stavamo rendendo omaggio al buffet Anteas, nella cornice della splendida lettura fariana del gennaio passato. Procediamo. Il lessico di un poeta è scelta personale dove più dove meno condivisibile, ma non possiamo certo fare tutti le stesse cose alle stesse maniere. Sono contento di aver avuto modo di sperimentare la poetica di Gianni Marcantoni, che è vero che molto ha già mandato in stampa, ma mi auguro stia già lavorando a nuovi preparativi poetici.

• Non credete? È buffo che io abbozzi una recensione a un lavoro di Gianpaolo Anderlini, nella consapevolezza che la sua cultura e la sua bravura lasciano di molto indietro la mia. E allora compromesso sia. Scriverò ciò che mi è dato di scrivere, sapendo di volare basso, là dove il materiale spesso si colloca piuttosto in alto. Via in cammino! Salmi, ossia brani numerati, in cui la poesia va a fondersi con la preghiera, quest’ultima forse presa in senso troppo riduttivo. La prima sfida che incontriamo è farci carico dell’assenza totale di punteggiatura. In compenso la poesia gode di un canone stilistico, terzine o quartine di endecasillabi, e un verso singolo posto a chiusura come standard di produzione. Ho già letto materiale impostato da Gianpaolo, per così dire, sulle note messe in quaderno a fine giornata. Era un libro nato negli anni del Covid, sempre della casa Fara, per cui non esitate a recuperarlo. Il brano 150 chiude la lunga e corposa serie.
Una volta tanto mi trovo di fronte a un’opera che richiama il progetto organico in metrica come per esempio nei miei cari Pastonchi e Moretti. Anderlini riflette per la maggiore e commenta per la minore parte. Aspetto incisivo dei brani è infatti il carattere essenzialmente umano che accetta di distinguersi da una parola biblica accentrata al divino e supremo. La voce è fluente e decisa, un po’ più di rado assorta e nebulosa, stante indicare il pensiero sospeso o ipotetico. Nel libro terzo ho sottolineato più che negli altri. Salmo 81 e 84, molto bene. Salmo 96 e 97, altrettanto bene. Non mancate di leggere del Dio verde clorofilla del salmo 116. Questo breviario personale direi che si staglia tra i titoli usciti nell’anno lasciato alle spalle. Viene da amareggiarsi che non ne parlino i giornali nazionali, appartenendo alle belle opere di crescita e di sintonizzazione con l’universo. Inoltre sappiamo d’ora in avanti che l’autore emiliano conserva molte più parole in saccoccia di quante la sua riservatezza gli consente di pronunciare di persona. Ancora una volta, grazie Gianpaolo.

• A quanto apprendo dalla biografia, Guglielmo Aprile non è nuovo al comporre versi. Avverto attesa palpabile, verso i suoi Appunti eoliani, visto che giungono da zone per me pressoché sconosciute. Una citazione doverosa al gentilissimo pensiero dell’autore di premiare i contatti fariani dell’invio del testo digitale dell’opera. Avevo sentitamente ringraziato della bella sorpresa e mi ripeto tuttora. Inizierei sottolineando il tono discorsivo che dona un certo corpo alle liriche. Sono punti a favore, per quanto mi riguarda. La prima sezione intitola Ha un animo la pietra. È chiaro perché. Si tratta di testi dedicati agli scogli, cosa notevole: non da tutti usare un tale potere immaginifico. Si prosegue con titoli evocativi, come Apparizioni, Incantesimo, Pareidolia. Guglielmo illustra, ricorda, racconta. Attinge da Montale senza soffermarsi eccessivamente. Il mare che divora, il mare padre e assassino. Non ci si sofferma sul mare a trecentosessanta gradi, quanto sui giorni che l’autore ha scelto di intrecciarci. Sorge in me il quesito di lato tecnico se le osservazioni degli appunti siano state tracciate a memoria oppure seduta stante sulla battigia. Non un libro banale o che possano banalmente fare tutti. Questione di vocazione, soprattutto. Se sul mare scorrono voci, come lascia detto il poeta, direi sia centrato ricorrere al termine vocazione. Un libro che appagherà coloro che sentono il richiamo e condividono l’ambiente del mare.

• Il turno e il ritorno di Daniele Gigli, il quale in verità non si è mai allontanato, dall’attività di scrittura e dalla famiglia Fara. La biografia mi ricorda essere di casa torinese, quella che è stata per me una seconda casa di luogo poetico, seppure il nome di T.S. Eliot sembra lo abbia sospinto un tantino altrove. Via, entriamo in campo, cioè in campo saggistico. Eliot prima, Quadrelli dopo, i cui ritratti accompagnano la lettura. Abbiamo solo da imparare, mi viene da dire, cosa di meglio? Ora riporto una premessa solo per il gusto di esorcizzare la materia e sdrammatizzare. Io personalmente ho rincorso in tutti questi anni la nonchalance di lasciare Eliot per la senilità, sicché il libretto messo in mano dall’editore mi ha lasciato di ghiaccio per un istante molto prolungato. Non saremmo probabilmente andati d’accordo neanche in villaggio vacanza, se contemporanei, lui e la sua poesia che digerivo a fatica perché cervellotica, trascendentale, non referenziale. Non sta tutto qui, ad ogni modo, nel bene e nel male. Ora di rimediare tramite chi ne sa abbastanza. E anche di più.
Le prime paginette, sul ruolo dell’intelletto e sul peso dell’oggettività, risultano assai preziose. Sarebbe da pazzi lanciarsi a capire la poesia senza capire il pensiero che le ha dato forma. Un paio di cose che tenevo in memoria sono l’importanza delle Upanishad e la stima per l’Ulisse irlandese. Non sapevo dell’avversione per l’Amleto e in generale per l’opera del Bardo di Avon. Interessante davvero il dibattito sulla resa del verso bellissimo e tremendo Why then Ile fit you? presentando entrambe le versioni considerate dal curatore storico Alessandro Serpieri. Uno scherzo del destino ha voluto, al mio tempo, che in letteratura inglese studiassimo Yeats lasciando Eliot da parte. Sì, proprio al liceo Serpieri di Rimini. Non che ci avessi dato enorme peso. Quasi un anno era andato perso dietro a Coleridge e nessuno aveva idea che Thomas Hardy scrivesse libri di poesie. Un richiamo cattolico non me lo attendevo più e invece, con testo originale del Vangelo di Luca, viene ottimamente illustrato nelle ultime battute. Quei versi mi sono piaciuti molto. Quando Eliot mantiene integrità nei paragrafi, evidentemente, sono anch’io in grado di apprezzarlo. La sezione dedicata si chiude poco oltre la metà del libretto. A pagine 41 inaugura il saggio su Rodolfo Quadrelli. Abbinamento che scaturisce, Gigli deve rivelarci, dall’impegno dello stesso nella traduzione della letteratura inglese. E tuttavia il testo tratta di filosofia. Inedia spirituale, antico tempo e moderno, eredità dei sistemi filosofici. Sono sempre lieto di imbattermi in parole desuete, e l’autore se ne avvale senza problemi. A pagina 42 per esempio. Un percorso di lettura niente male, che è davvero bene sia stato recuperato e pubblicato. In fin dei conti il binomio di studi non si riserva a pochi eletti, e senza dubbio se ne apprezza l’amore e il rigore che lo intinge. Mi faccio promessa di rileggere una seconda volta. Almeno una seconda volta. Ben fatto, Daniele, avanti tutta.

• Vi sono persone verso cui serbo una stima forse negli anni non dichiarata. Una di queste è Franca Oberti, donna di lettere e donna del sapere. Dov’era finita questa pubblicazione? Anno 2019. Una di quelle delle uscite dal Faraexcelsior. Franca ha esperienza di poesia nonché di sapere medico ma ha senz’altro offerto tanto di buono nella semplice prosa di racconto. Il libello in questione è Lina la Gocciolina, con tanto di sottotitolo I ritorni dell’acqua. La distribuzione del testo o meglio dei testi scherza un poco con la pazienza del lettore. L’inizio cade dopo una premessa e una introduzione a firma della stessa autrice. Il plus arriva a sipario calato tramite uno degli interventi di Stefano Martello, che colgo occasione per abbracciare a distanza e ringraziare per la sua vena preziosa e inesauribile. È giusto rimarcare il ruolo dell’acqua nella nostra vita e l’attenzione che le dobbiamo. La letteratura che attinge dal passato e si rivolge al futuro mi va altamente a genio. I riferimenti geografici del testo sono benvoluti e si accostano al “fare mappa” che è proprio una delle capacità degli urbexers. Ancora dobbiamo credere nelle possibilità di testi dall’afflato pedagogico. Io che mi prometto di crederci sono stato dunque contento di essermi intriso delle parole della storia corale di Lina la Gocciolina.

• Apro la recensione con la domanda più importante, ossia se siamo di fronte a un libro che merita il nostro prezioso dosaggio di attenzione. Sì, la risposta. Sono in tutto e per tutto felice di aver messo le manone sull’opera in prosa intitolata I GiraSoli e votata al Faraexcelsior. Il mio giudizio non reputo né parziale né circostanziato, perché il libro gode di un impianto di livello accademico e la sintassi non presenta forse forse nemmeno una smagliatura. Sabrina Zanoni trascrive per noi uno stretto numero di conversazioni telefoniche, svolte dietro progetto, dimostrando di conoscere gli stilemi del romanzo. La prima storia esordisce con un’emicrania, che guarda il caso, sarebbe mia materia di competenza. Si snocciola poi una storia al femminile, di leggera tensione drammatica. La seconda storia è capitata a fagiolo, sotto Natale, e spero di non essere l’unico a riconoscere la stessa leggenda della lirica pascoliana La tovaglia. La terza storia contiene il pregio di fare luce, in un incrocio di voci femminili, su cosa consiste il progetto “Storie al Telefono”. La quarta storia stava per farmi capitolare, per via di un ritratto di famiglia con guazzabuglio, ma alla fine niente che venga esagerato. Il quinto episodio, uno schietto discorso maschile sull’amicizia nel tempo dei social, è anche il più sintetico. Il sesto invece riprende spazio nella calorosità di una nuova personalità di donna, sempre in dialogo con Marta, nome assunto per l’occasione dalla bionda autrice lombarda. Un difetto da riscontrare potrebbe individuarsi nella voce principale, che talvolta agisce da cassa di risonanza senza riuscire a essere un secondo soggetto. Ad ogni modo, il responso è più che positivo. Non ho esaurito la lettura delle ventuno storie trascritte, facendo sì che il loro gusto squisito mi accompagnerà nell’attesa. Un’inclusione in catalogo in grado di soddisfare il lettore più esigente e quello più semplice. Applaudo Sabrina Zanoni e mi congratulo con Alessandro Ramberti.

• Ho amato assai scendere nelle pieghe del libro che vi presento. Le dodici storie ideate e riportate da Francesco di Sibio. Ce la accenna lui stesso col titolo, Che cosa vuoi che sia un anno la ripartizione del materiale scritto. A causa della salute inferma, i miei ultimi anni non possono dirsi degni di nota, detto sinceramente. Al contrario, l’autore ha raccolto valide annotazioni da cui comporre altrettanto validi racconti. L’ombra che gravita sopra libri di una certa mole, per ciò che so dire, è di non andare d’accordo con lo stile o con la trama, rendendo la lettura una fatica costante e deplorevole. Francesco invece scrive bene e spaziando su diversi temi vince anche la seconda scommessa. C’è da dire che gioca prevalentemente in casa, ambientando nella sua terra irpina, così da ridurre il margine di errori grossolani. Ho amato il terzo racconto (“La Tela della Vergine”) che ritengo collocarsi una spanna sopra gli altri, grazie alla bravura della fabbricazione in epoca storica. Anche il secondo e il sesto episodio, rispettivamente sulla solitudine nella terza età e sulla musica dal vivo, fanno bella figura. Mi sono promesso di stanare quanto prima anche le storie della seconda metà del libro. Opera che garantisco valida e avvincente, mi congratulo con il suo creatore.

• Un’altra uscita sfuggita alle mie grinfie. Ancora una volta, anno 2020. Ha avuto dopotutto qualcosa di benedetto. Non ho mai incontrato Gualtiero Lelli, anche perché apprendo egli ha casa a Roma. Questo doppio romanzo trova tra i suoi pregi proprio nel calare il lettore nella dimensione della città capitale. Non ricordo nemmeno più che voce abbia è l’evocativo titolo scelto. L’intreccio e la sintassi funzionano benissimo anche lasciando da parte l’ambientazione. Il volume rivestito di un azzurro leggerissimo cela in verità un contenuto grintoso, una narrazione in prima persona molto bene orchestrata. Abbiamo addirittura una paginetta carnale per uno e per l’altro episodio. Non certo il marchio di fabbrica fariano, ma a volte ci vuole, e la volta era buona per azzardare. Non mi sottraggo al rimando a un altro romanzo edito anni or sono da monsieur Ramberti, cioè Pinocchio non abita più qui, sempre ambientato nel romano. L’opera di Gualtiero Lelli mi pare più compatta e scorrevole. Ho tracannato di un fiato il secondo romanzo, mentre mi vedo rallentare con il primo, ma senza dubitare di godermelo a sufficienza. La vera curiosità è forse avere dato al libro il nome di una delle storie, nascondendo di fatto che ce ne siano due distinte. Sono grato ad Alessandro Ramberti per il consiglio della lettura in questione che a mio turno rilancio, senza indugio, a chiunque possa apprezzare la scrittura romanzata. I miei complimenti a Gualtiero Lelli.

• Incontro con l’autrice. Su mia volontà di raggiungere la brava Sonia Gardini nella struttura residenziale di Sant’Angelo di Gatteo (FC) in cui gestisce la sua riabilitazione muscolare. La Casa Fracassi m’appare davvero valida locazione, a parte un prolungato cantieraccio esterno, sicché sono proprio contento per la mia amica. Il Risveglio delle Cose è un libro leggero che non per questo debba essere sfogliato senza concentrazione. Io sono tra coloro che concepiscono la poesia come spazio e occasione di impegno civile, sicché spesso vengo scosso dal mio piedistallo ideale, come la stessa Sonia si è concessa di fare. La prima sezione comprende i tanka. Questa costruzione mi piace assai, come sarebbe piaciuta a Thomas Hardy, e sono lieto di averla appresa. Lo sfondo delle liriche attinge dal verticale all’orizzontale: mare, prato, nubi, cielo. Immagino tra me e me l’autrice, seduta assorta come la conosco, attendere la brezza e l’ispirazione avvicinandosi al bagnasciuga. La costa cesenate cioè cesenaticense l’ho percorsa avanti e indietro nella mia ricerca delle colonie perdute, come ho confessato e illustrato alla mia amica, indicando la fabbrica chiusa e in vendita giusto a lato del suo domicilio. “Che cavolo ci vai a fare nei posti”, le esce schietto di rimando. Eh, il tempo dell’uomo celibe è purtroppo soggetto a interrogativi ben più grandi di lui e forse anche di voialtri. Ogni tanto cerco il percorso di uscita dai confini della civiltà o forse soltanto dal confino della mia persona. Sonia da questo punto di vista è molto più disciplinata di me. Ai grandi tocca il buon esempio, d’altronde.
La seconda sezione comprende gli haiku, che non sono più una rarità sul fronte letterario occidentale. Sonia se la cava in modo egregio e mi collega più d’una volta, penso involontariamente, allo stile di Alessandro Ramberti e di Caterina Camporesi. Anche quest’ultima rammento con malinconia stare trascorrendo un periodo di festività di più sotto il tetto di una residenza protetta. A lei dunque estendo il mio abbraccio virtuale, poiché il bene non si dimentica, e anch’io non ho voluto che un verecondo bene nei confronti della nostra amica. Torniamo a Il Risveglio delle Cose. I passaggi che mi hanno colpito sono Si offre esile la margherita; La roccia erta d’ocra; Stanno le case aggrappate sul colle come presepe. In fondo, una buona poesia scaturisce dal vedere bene. Un monito da tenersi a fianco, lo stabilisco anche e in buona parte per me stesso. Il passaggio Vorrei tuffarmi in un gorgo di mare mi lampeggia una versione più turistica della autrice, come sul pontile della motonave. Non so quanto anelito stagionale alberghi dentro Sonia; chissà se di qui a poco noterete lei a balnearsi in spiaggia e invece me a ritirarmi a vita privata in entroterra. Sonia, sei stata vaccinata per l’ironia? Spero di sì perché con me la vedrai spesa in abbondanza. L’ultima apparizione, prima dell’indice, viene riservata a un testo chiamato Invettiva. Questa volta il richiamo sembra Primo Levi e il tema storico quello di guerra. Nella Casa Fracassi scoccano le ore otto e al televisore, dopo la prevedibile clip di Mattarella a palazzo, è il turno degli aggiornamenti da Gaza e Kiev. Ce n’è veramente di che ricordarsi di cosa siamo capaci in negativo. Signori, è appena passato Natale, non rigiro le parole nella piaga. Ora che ho scritto posso riporre il libriccino in salotto, non troppo nascosto, nel segno delle cose a cui si vuole bene. Se la Casa Fracassi non instaurerà criteri di selezione basati sulla avvenenza, entro primavera riporto la mia robusta persona a incontrare la nostra autrice. Io vi ringrazio per l’attenzione. Buona vita e buona letteratura.