martedì 31 dicembre 2024
“un io impegnato a cercare”
venerdì 27 dicembre 2024
“Tra l’Io e il Mondo, lo sguardo di Mori va oltre il vuoto, oltre l’inespresso e indicibile.”
Versi brevi, essenziali, strutturali che compongono un tessuto quotidiano-episodico importante. Posture, ultima raccolta di Alberto Mori ci restituisce un grande pieno di immagini, fotogrammi, energie e sussulti che non possono che stagliarsi nella nostra mente.
Già dall’immagine di copertina (tratta dal film di Michelangelo Antonioni, “La Notte”) sembra quasi che la raccolta allestisca movimenti, azioni, storie e stati d’animo che donano respiro vivo. Le pagine si susseguono come vere e proprie angolazioni, posture che rivelano sensazioni, episodi, momenti, pensieri.
Tra l’Io e il Mondo, lo sguardo di Mori va oltre il vuoto, oltre l’inespresso e indicibile. È come se, da regista, prendesse in mano la macchina da presa e filmasse sé stesso, le sue azioni, le sue soste. Imperturbabile destino. Osservatore e interprete il poeta diventa voce diffusa e connessa con chi gli sta attorno.
**
Nei movimenti piccoli tornati seduti
Il posto ceduto
rioccupa con gli stessi gesti
il vuoto riempito
dalla forma della carne
*
L’afferro sostiene
l’appoggio del piano
sulla superficie distesa
terra ama suolo.
“lo sguardo è puntato su quelle scale ripide che salgono all’infinito”
Alcuni anni or sono Vincenzo Mastropirro era solito proporre sulla sua pagina Facebook alcuni simpaticissimi siparietti che lo vedevano protagonista, nel ruolo di figlio, insieme con la mamma Ninetta, in dialoghi, a volte al limite del surreale, in cui si scontravano, o comunque mostravano una certa frizione, l’adesione ai tempi contemporanei del figlio, ad una concezione della vita moderna, e il disagio, a volte la disapprovazione, della mamma, ancora legata a una visione antica della vita, fatta di saggezza popolare, di buon senso, di ancoraggio alla tradizione, di strettissimo legame col dialetto, sua unica modalità di espressione.
Una sottile e affettuosa ironia circolava negli episodi raccontati, e comunque una rappresentazione della mamma circondata sempre da una cornice di devozione filiale. Ricordo, e ne sono sempre molto ammirato, una poesia di Vincenzo in cui chiarisce il rapporto con la lingua materna, che è la prima lingua con cui è venuto in contatto, e che porta avvitata nella testa come un perno:
me disse: “la poesia dialettale non la sopporto,
se scrivi in dialetto sei destinato al nulla.
Ei so nudde e nudde vogghije ièsse
ma la poèsèi è tutte e nudde
inde a totte re lingue du munne
e piure cu la maije, chère de Riuve
ma spècialmède chère de mamme
ca stè inde alla cope, avvetòte
cume ‘nu pirne affunne ed etièrne.
[mi disse: “la poesia dialettale non la sopporto, /se scrivi in dialetto sei destinato al nulla.”// Io sono niente e niente voglio essere/ma la poesia è tutto e niente/in tutte le lingue del mondo/e pure con la mia, quella di Ruvo/ ma specialmente quella di mamma/che sta in testa, avvitata/come un perno profondo ed eterno.]
In seguito, come è inevitabile, la mamma di Vincenzo è morta, ma quei dialoghi non si sono mai interrotti, hanno perso qualcosa sul versante giocoso, ironico, ma hanno acquistato consapevolezza e una devozione ancora più forte, hanno evidenziato quel legame fortissimo che unisce un figlio a sua madre. E hanno dato vita a una nuova raccolta di poesie, pubblicata da Fara Editore col titolo “Se mi conosci…”. La caratteristica di questa raccolta è che alcune poesie sono nel dialetto di Ruvo, nella lingua materna ascoltata e imparata da bambino, alcune sono in italiano, e alcune sono miste, accanto all’italiano compare sempre il dialetto.
Come scrive acutamente Angela De Leo nella nota critica che accompagna e chiude il libro: «Sì, Vincenzo ha sentito che ora l’omaggio più bello che potesse fare a sua madre “esile e stanca” rispetto alla donna forte e coraggiosa, battagliera e volitiva con cui era solito battibeccare in “duetti dispettosi” d’amore, era un ricamo di note tenerissime, quasi ad accoglierla nel nido delle sue braccia per aiutarla a volare via, in un sommesso suono di flauto dolce, suo strumento musicale preferito e amato da tenera età.»
La raccolta è in buona parte legata alla figura materna, ma vi trovano adeguato spazio gli affetti familiari: la moglie (“questa è tutta la nostra storia d’amore, dentro una frase scritta sul biglietto del treno”), la figlia (“sono padre di una roccia”), il figlio (“Suonai per te tutta la mia musica / e urlai al mondo la tua bellezza”), il padre (“giro attorno a un tavolo / mi insegue mio padre”). Scrive infatti l’autore nella Introduzione: “Riflessioni a cielo aperto che principalmente appartengono alla relazione madre-figlio, ma anche a tutti gli altri legami che la vita ha avuto il compito di tessere e intrecciare durante la mia esistenza”.
giovedì 26 dicembre 2024
EMPATISMO: ECCO UN NUOVO, RILEVANTE MOVIMENTO ARTISTICO-CULTURALE INTERNAZIONALE
IN LIBRERIA LA PRIMA ANTOLOGIA DEI POETI EMPATICI
Sarà disponibile nelle librerie
italiane, a partire da gennaio, l’antologia dei Poeti Empatici Italiani pubblicata
dalla casa editrice Genesi di Torino e curata dal poeta, scrittore e critico
letterario di origini salernitane Menotti Lerro che da anni porta avanti
discorsi innovatovi, tra cui il Premio Internazionale Cilento Poesia (10 le
edizioni ad oggi), la Piramide Culturale del Cilento con 25 borghi che si sono uniti
e dati una nuova connotazione culturale per formare l’epicentro territoriale
del maggiore Movimento Letterario, Artistico, Filosofico e Culturale della
Contemporaneità: l’Empatismo (sorto in Italia, in un modo specifico nel
Cilento, nel 2020).
L’antologia segna un altro momento di svolta
nelle Arti e in particolare nel mondo della poesia moderna. Tutti molto noti
(forse i più noti in assoluto) e rilevanti i poeti che ne fanno parte: Franco Arminio,
Alberto Bertoni, Corrado Calabrò, Roberto Carifi, Emilio Coco, Maurizio Cucchi,
Massimo Dagnino, Milo De Angelis, Gabriela Fantato, Giovanna Frene, Mario
Fresa, Vincenzo Guarracino, Sandro Gros-Pietro, Tomaso Kemeny, Vivian Lamarque,
Lucrezia Lerro, Menotti Lerro, Franco Loi, Valerio Magrelli, Dacia Maraini,
Giampiero Neri, Giancarlo Pontiggia, Davide Rondoni, Ottavio Rossani, Tiziano
Rossi, Mario Santagostini, Gabriela Sica, Luigia Sorrentino, Enrico Testa, Elio
Pecora, Rossella Tempesta, Gian Mario Villalta, Lello Voce.
L’Italia ancora una volta, dunque, si dimostra
all’avanguardia sui temi letterari e questa volta è meraviglioso constatate che
il tutto parta dal Sud, dalla nostra splendida provincia di Salerno.
Dal Nord al Sud Italia con punte d’eccellenza
all’estero: una serie di organizzazioni culturali nel mondo delle Arti
compongono l’azione pratica dell’innovativo Movimento della Contemporaneità:
l’Empatismo.
Nell’ambito del Movimento Empatico, che
ricordiamo essere nato in Italia nel 2020 e che si sta pian piano diffondendo a
livello internazionale, vi sono un numero consistente di esponenti che agiscono
su tutto il territorio nostrano e oltre.
Ci soffermeremo, dunque, proprio su tale aspetto
per fare una panoramica riassuntiva che faccia ben comprendere l’azione
concreta che si sta portando avanti, nel nome dell’Empatismo, attraverso alcuni
Maestri di assoluta rilevanza, i quali dirigono anche Accademie, Istituti
Scolastici, Associazioni Culturali e altro.
Il tutto parte nel 2019 dalla
fondazione del Centro Contemporaneo delle Arti per iniziativa di
Menotti Lerro e un folto gruppo di artisti e docenti presso l’Accademia di
Belle Arti di Brera. Lo stesso Centro ha operato e opera costantemente per
l’elevazione dei territori e dell’Arte e tantissime sono le iniziative
artistico-culturali promosse in Italia, ma coinvolgendo spesso anche
protagonisti della scena internazionale, tra cui il Premio Nobel per
la letteratura nel 2019, Olga Tokarczuk, e le stelle internazionali
del cinema e della musica Tomas Arana e David Jackson.
Iniziando dal Nord Italia troviamo un nutrito e
autorevolissimo gruppo di intellettuali che agiscono nel nome del Movimento
Empatico.
È direttore artistico del Festival Letterario
"Pordenonelegge" il poeta Gian Mario Villalta. A Milano si
segnala la Casa della Poesia diretta dal poeta e critico Maurizio Cucchi,
anche il Presidente Onorario del Centro Contemporaneo delle Arti (in
precedenza Franco Loi). A Como, la Casa della Poesia diretta da Laura
Garavaglia con il Festival internazionale “Europa in versi”. A Roma il
"Movimento Bambino" della psicoterapeuta Maria Rita Parsi. Nella
stessa città Dacia Maraini, con la rivista letteraria Mondadori “Nuovi
Argomenti”. Ancora su Roma Anna Maria Galeotti, direttrice dell’Accademia
Nazionale di Danza. A Viterbo Rosanna Schiralli e Ulisse
Mariani con "La Rete delle Scuole dell'Empatia". Ha fondato il
"CPM Music Institute" Franco Mussida (ex PFM) a Milano. È
stato direttore della sezione Design presso l’Accademia di Brera Antonello
Pelliccia. Dirigono delle storiche case editrici Giuliano Ladolfi a
Novara e Sandro Gros-Pietro a Torino. Hanno diretto importanti
riviste e antologie letterarie i poeti Milo De Angelis, Giancarlo
Pontiggia e Mario Santagostini. Sono tra i fondatori del Centro di
Poesia Contemporanea dell’Università di Bologna Alberto
Bertoni e Davide Rondoni. Cura un Festival Letterario in
Irpinia Franco Arminio. È direttore del "Centro per la Salute
Umanistica" presso l’Università di Reading (UK) Andrew Mangham.
Dirige un "Centro Accademico di Poesia Contemporanea" negli Stati
Uniti Maria Mazziotti Gillan. Dirige il "Centro di Traduzione di
poesia contemporanea" Lidia Vianu in Romania. Nella stessa
nazione agisce, come direttore della rivista “Poezia”, Marius Chelaru. È
Presidente della Casa della Poesia al Trotter Gabriela Fantato. Dirige
l’Accademia di Carrara Marco Baudinelli. È funzionario direttivo del
Ministero della Cultura, in servizio presso la Pinacoteca di Brera-Biblioteca
Braidense, Giacomo Maria Prati. Fanno parte del Movimento la Casa
Museo Ugo Guidi di Forte dei Marmi e la Fondazione “Giambattista Vico” in
provincia di Salerno. È Preside del Liceo Classico "Parmenide" di
Vallo della Lucania Francesco Massanova. È Preside del Liceo Artistico
"Sabatini-Menna" di Salerno Ester Andreola. È Preside del Liceo
Classico “Torquato Tasso” di Salerno Carmela Santarcangelo. Sono
giornalisti Rai e Mediaset Paolo Guzzanti, Vittoriana Abate, Luigia
Sorrentino e Pasquale Scaldaferri. Sono giornalisti televisivi e della
carta stampata delle provincie di Napoli e Salerno Vito
Sansone, Maria Grazia Petrizzo, Erminia Pellecchia, Francesco Sampogna e Peppe
Iannicelli. È Condirettrice della rivista “Studi Italiani” Rosa
Giulio. È stato Preside della Facoltà di Scienze Politiche presso
l’Università di Salerno Luigi Rossi. È stata Preside del Dipartimento di
Lingue e Letterature Straniere presso l’Università di Salerno Maria Teresa
Chialant. Ha rappresentato, come Presidente, la Federazione Italiana Donne Arti
Professioni Affari, nella sezione Cilento-Elea della Provincia di
Salerno Diana Nese. Cura molteplici mostre di Arte Antonio Perotti. È
Soprintendente ai Beni Culturali e Paesaggistici di Salerno e Avellino Raffaella
Bonaudo. Sono giornalisti televisivi Vittoriana Abate, Roberto Guidetti
e Antonia Cartolano. Cura mostre d'arte Renato Galbusera. È
funzionario responsabile del Sistema Museale e del patrimonio librario della
Provincia di Salerno Wilma Leone. È direttore del Museo del Somaro di
Perugia Nello Teodori. È responsabile del settore Demoetnoantropologico e
Beni immateriali per la Soprintendenza di Salerno e Avellino Rosa Maria
Vitola. Ha condotto “La Biblioteca dei Sentimenti” su Raitre Maurizio de
Giovanni. Hanno fondato e dirigono il gruppo d’Arte “Kaos48” Stefano
Nasti e Fabrizio Scomparin. È il Presidente del Circolo degli Artisti
di Varese Antonio Bandirali. Sono stati tra i primi fondatori del
Centro Contemporaneo delle Arti i compianti critici letterari e accademici
emeriti Alessandro Serpieri e Giorgio Bàrberi Squarotti, così
come il filosofo Remo Bodei. È stata la Presidente del Premio
Letterario “Camaiore” Rosanna Lupi. È uno dei principali consiglieri del
"Festival della Letteratura in Palestina" il poeta Najwan
Darwish. Dirige la rivista storico-letteraria “Riscontri” Ettore Barra. Ha
diretto diverse riviste il critico Francesco D’Episcopo. Ha fondato e
dirige il Festival Velia-Teatro Michele Murino in provincia di Salerno.
L’azione del Movimento Empatico è dunque
imponente, va dal Nord al Sud Italia con punte di eccellenza
all’estero e ha creato un nuovo, inaspettato fermento artistico-culturale
nel mondo della letteratura e delle arti tout court.
Grazie a tutti i Maestri, la figura
di Unus, “Artista Totale” figlio di Zeus e di una donna
mortale, smembrata per invidia dai fratelli e gettata a pezzi nel fiume
cilentano Alento (determinando così l’antica separazione delle arti)
si è nuovamente ricomposta ed esprime la sua imponente bellezza nel nome
dell’empatia e dell’Arte tutta.
A tutto questo si affianca l'azione
artistico-culturale individuale di ogni singolo Maestro del Movimento, tra
cui ricordiamo ad esempio Lino Vairetti, Bernardo Lanzetti, Giacomo
Rizzolatti, Valerio Magrelli, Diego De Silva, Aldo Tagliapietra, Omar Galliani,
Elena Paruolo, Santino Scarpa, Edoardo Boncinelli, Corrado Calabrò e tanti
altri, tra insegnamento universitario, promozione delle arti, proprie e altrui,
e della cultura in genere.
mercoledì 25 dicembre 2024
“Un intenso patrimonio affettivo” tradotto in versi
Non c’è fantasia,
manca l’allegria,
ne approfittano gli animali.
Milioni di cani e gatti ruffiani,
ogni sera cenano
pasti gourmet tre stelle.
Poesia nostalgica. Manca quell’ungarettiana “allegria” che si assapora proprio nei momenti più difficili. Ci sono prove nella vita, il lutto del poeta rimanda alla dipartita del padre: «Le vecchie mormoravano:/ L’è na, l’è na…/ Ugualmente il traffico/ attraversava la stanza».
Poche parole, misurate, meditate, sofferte, fotogrammi sintetici dell’esistenza, scattati da una vecchia macchina fotografica, ancora a rullino: così possiamo definire questi versi semi-ermetici, semilavorati, del poeta veronese Giovanni Andreoli, i quali lasciano spazio a profonde riflessioni. Si diceva appunto “schegge di vita su un foglio”. L’anima non è già un foglio bianco, contiene le predisposizioni originarie, primitive, genetiche alla vita.
Questa poesia trae ad esempio la “banalità del male” quotidiano: la mancanza di allegria, soprattutto nel dolore, nel dramma della vita. Io dicevo ad un convegno con due parole, per esprimere lo stesso concetto che Giovanni vuol far trasparire: «Cani! Gatti! Biciclette! Ho detto tutto!».
Seduto sulla panchina
la vita mette allegria.
Penso in modo razionale, sereno.
Però non capisco, quando mi alzo…
La vita mette allegria, serenità, in quei pochi momenti in cui siede, la mente è lucida, calma, in quiete. Come capire la “quiete”, “dopo la tempesta?”. È diversa da quella prima della tempesta.
ABSORBEAT
Io senza Dio
sono solo la mia voce.
Un dettaglio, dispari o pari…
Parla della solitudine esistenziale dell’uomo come genere, non sempre come singolo: il singolo davanti a Dio di Kierkegaard! Solo nella dimensione umana la singolarità è superiore alla specie. Annota Alessandro Ramberti nella postfazione: «Sì, queste poesie ci spingono fuori dalla nostra zona di conforto, un po’ ci urtano perché tutti ci avvinghiamo alle nostre (false) sicurezze, a ciò che conosciamo, alle vie di fuga immediate… mentre quel che conta è riconoscersi bisognosi gli uni degli altri. Prendendo atto dei nostri limiti, delle nostre cadute, dei nostri sbagli… significa rientrare in noi stessi e rendersi disponibili all’intervento dell’amore, della grazia. San Francesco insegna».
La poesia di Giovanni Andreoli è preghiera. Riprende l’Absorbeat, attribuito a Francesco.
Rapisca, ti prego, o Signore…
Giovanni Andreoli è nato a Bussolengo (VR) nel 1962 e vive a Sant’Ambrogio di Volpicella. Operatore per disabili, ama fare lunghe passeggiate in natura. Presente nell’antologia “Olympia” di Montegrotto Terme. Pubblicazioni: Il giardino della terra insieme a Remo Xumerle (2003).
Vincenzo Capodiferro
domenica 22 dicembre 2024
VIGILIA DI NATALE, di IRMA KURTI
Questa sera tu
stai suonando la chitarra
con gli amici
in una scena improvvisata,
le dita tremano
molto più delle corde,
avvolte dal
gelo del freddo invernale.
Non potei
venire anche se siamo vicini,
passeggiare lì
in questa vigilia di Natale,
o meglio dire,
non volevo vedere il vento
mentre il tuo
volto batteva spietatamente.
Tu aspetti che
i pedoni ti ascoltino attenti,
molti di essi
fuggono, spariscono in silenzio.
Chissà come ti
senti mentre girano le spalle?
L’indifferenza picchia come sferza del vento.
Coloro che
s’innamoreranno di quei suoni
e fermeranno i
passi lungo la passeggiata,
quelli che
capiranno il tremito dello spirito,
saranno così
rari, come le dita di una mano.
Non
rattristarti, così capita anche nella vita,
incontrerai
tanta gente gretta e meschina,
altri, cinici
che, con una parola cercheranno
di avvelenare
la tua passione per la musica.
Quanto vorrei
essere vicino a te stasera,
ma ti penso
tanto, nonostante la mia mancanza.
Un po’ di
tristezza e malinconia m’invadono,
mentre arrivano
da me i suoni della chitarra.
sabato 21 dicembre 2024
Le impressioni di Enrica su “Non so resistere”
Nel libro di poesie scritto da Alessandro Ramberti Non so resistere e pubblicato magistralmente dalla sua stessa casa editrice, la Fara Editore, troviamo poesie che parlano di una incarnazione spirituale e poetica, che ci portano in una dimensione di danza libera, leggera: sarà che sono soggiogata dalla visione del programma “Ballando con le stelle”… Sono poesie e liriche che ci parlano di affetti e di amicizia, perché l'autore è un grande amico; si mette a disposizione di tutti, è una persona sensibile, valida e anche troppo buono; io troppe volte glielo dico; perché ora viviamo in una cattiva società e non va avanti chi è buono o sensibile, ma chi frega, chi fa il cattivo, il furbo, chi ti minaccia, perché gli dai fastidio e ti vuole mettere in un trattamento sociale obbligatorio; come succede a me, che sto scrivendo questa lunga recensione; Alessandro, ci porta anche verso una poetica del sorriso, ma un consiglio che gli dico sempre, che non deve resistere alle forze furbe e forti, deve essere sempre sé stesso, anche come editore, deve mostrare la sua forza umile, serena e spontanea; non deve mai vendersi al successo e alla fama, deve essere unico e speciale.
Perché la sua poesia è un dono grande e immenso, come io che lo conosco da troppi anni, e gliene ne ho fatte passare troppe e parecchie; ma sapete sono una critica letteraria con una indole un po’ somaresca, e troppe volte mi impunto, Alessandro è una persona vera e speciale, ce ne sono poche nella vita; soprattutto adesso che io ho un cammino molto tortuoso da affrontare, ma spero piano piano di farcela; ma tutto causato da persone cattive e malvagie; scusate non voglio parlare di me; dobbiamo parlare di Alessandro.
Il mio consiglio è quello che tutti leggeiate questo libro: Alessandro, ci ha messo davvero anche il suo delicato cuore; che qualche tempo fa, ha avuto un piccolo acciacco, ma ora è in forma.
Mi raccomando vi consiglio una buona lettura, ne vale la pena; così migliorate il vostro animo e spirito.
Grazie a tutti che mi avete sopportato, lo so che sono una palla umana; anche ad Alessandro lo dico spesso.
GRAZIE e FORZA ALESSANDRO
Editoria 2024: 21 libri per l’inverno consigliati da Oubliette Magazine
Sedime di Gianni Marcantoni

Torna alla scrittura Gianni Marcantoni con la raccolta Sedime edita nel novembre di quest’anno con la casa editrice riminese Fara. Sedime significa propriamente “sedimento, posatura”: in ambito edile indica la superficie su cui ci sono le fondazioni di una costruzione. Si tratta di un termine raro, derivante dal tardo latino sedimen = “depositarsi”. Ricavo queste informazioni dalla enciclopedia online Treccani. Il termine è raro e prezioso come queste poesie.
Innanzitutto colpiscono la bellissima immagine di copertina, raffigurante l’acqua trasparente e verde del mare, quasi una vista di speranza sul fondo, sul sedime, per l’appunto.
Il sedime può essere una zona remota, come si evince dall’omonimo titolo della prima poesia della raccolta. E anche da lì non si scappa: “Sotto quel che sei ‒ e con te arrivando,/ non troverai vie di fuga”. Il sedime può essere il mare, come accade nella lirica In nessun mare. Anche qui in realtà si tratta di un fondo introvabile, irraggiungibile, remoto, abissale: “Mare per noi che non ti vediamo/ mai sorgere, nel tuo barile profondo/ respiriamo insieme/ e trafughiamo conchiglie rotte”.
Altra fondamentale e irrinunciabile declinazione del sedime è il silenzio cui pure sono dedicate diverse poesie. Si tratta in effetti di un tema, quello del silenzio, molto caro al poeta.
Il sedime è la realtà bestiale che resta al di sotto di tutto: “La realtà è una bestia legata,/ gonfia di latte, dalle mammelle ferite;/ nella mossa delle fauci/ la piuma esterna viene spolpata” (Cosa resta).
In tutta questa Natura sedimentata, non dobbiamo dimenticare l’uomo e le sue paure. Da un lato tale sentimento riguarda l’ignoto, “un mondo…/ sconosciuto come il passato/ assai lontano da noi”; dall’altro riguarda il contrasto tra la permanenza della natura e l’impermanenza dell’uomo: “E la caverna lunga e buia/ ora è vuota, l’acqua cadendo dall’alto/ è divenuta roccia;/ non siamo noi questi resti,/ quei resti non sono di nessuno” (La paura dell’uomo).
Talora, invece, la Natura ci è accanto, ci è solidale, è tutto un sedime con noi: “Il sole ha i miei malanni,/ la stessa avversione,/ la mia coscia,/ e scende, affonda ultimo/ per essere uno spago tirato. Mio mentre” (Accanto). In questo mutevole scambio tra Natura e Uomo, il poeta si congeda dal suo misterioso “tu”, l’interlocutore non nominato dei suoi versi, forse il lettore, forse un amico, forse una donna, forse Dio, forse un sedime. Buona permanenza e buona lettura!
(Consigliato da Filomena Gagliardi)
venerdì 20 dicembre 2024
La corona d’alloro a “Foglia scarnita”
giovedì 19 dicembre 2024
Piove sul tuo calvario
Piove sul tuo calvario
I tuoi passi sprofondano nel fango i tuoi piedi nudi
Sotto il peso della croce
Tra. Poco sarai inchiodato con le mani e con i piedi
Tra la folla qualcuno ti grida innocente qualcuno ti vuole colpevole
Ma tu non ti ribelli
Gridi solo perché
Sei stato abbanndonato
Tre giorni e il mistero.
Sarà svelato
Gesù sarà
Colui che era
Dato per morto è risorto
Natale in versi di Sonia Gardini
Il cielo glauco sospeso sui tetti.
È il presepe.
Ci sono rivoli d’oro
a cancellare la cupezza terragna.
Nell’aria verdeazzurra
le conchiglie hanno rinunciato
alla salsa del mare.
Accogliere la notte
camminare di povera gente
espandersi di forme nell’ombra.
È l’esordio di una vita
in un concerto d’angeli sottili
di un Bimbo in terra
tra paglia e fieno umidi
un alito di bue.
Ogni attimo diventa verso all’istante
lunedì 16 dicembre 2024
Poesia evocatrice dei profeti biblici
Giorno uno. Codici minori dal preesilio è una raccolta di poesie di Matteo Bonvecchi, pubblicata da Fara, Rimini 2024, classificata prima ex aequo al concorso Narrapoetando 2024. Matteo Bonvecchi (1977) è Docente al Liceo Classico di Macerata, vive a Recanati. Suoi componimenti si trovano in varie antologie. Ha pubblicato: Le odorose impronte (2018), In crepa di melograne (2020), De praecipitata luce (2021) e Come terra ferma (2022). Recanati, col suo “ermo colle”, è un’urbe ispiratrice e da questi poggi non è raro che discendano poeti. La poesia di Matteo è una poesia biblica: riprende, infatti, già dal titolo, il primo giorno della creazione. La creazione originaria è la poesia di Dio, la ποίησις, da ποιέω. Mons. Nazzareno Marconi, vescovo di Macerata, teologo e biblista, nella sua prefazione all’opera, cita David Maria Turoldo: «Gli stessi profeti della bibbia erano chiamati poeti. Tra profezia e poesia c’è tutto un lavoro che perfino si identifica. Sia il profeta che il poeta sono il vate divino». «Matteo Bonvecchi in questo suo lavoro poetico ridice, ricanta e ripropone». Vediamo alcuni versi da “Amos”, che sono molto forti e non c’è bisogno di commento. Riprendendo sempre il Turoldo, citato da Mons. Marconi: «Il profeta denuncia il presente perché lo confronta sempre con l’eternità della parola». Lasciamo declamare il poeta: «Riempite, riempite pure/ con milioni di litri/ le vostre piscine di cloro/ d’acqua seccando/ le falde, / sottraendola all’orto/ del povero…». Il poeta denuncia, “Vox clamantis in deserto”, l’oltraggio alla Natura madre. Richiamo al francescano “Laudato si’” di Papa Francesco, all’imperativo ecologico di Jonas. Il poeta è la “Vox”, è quel Battista e la sua lingua passa attraverso gli elementi, soprattutto il fuoco. La verità suscita sempre resistenza, sconforto, opposizione. Nessuno sopporta la verità. Come dice il proverbio: “Chi dice la verità vuol essere ucciso”. Il poeta è il profeta della verità, di quella verità che sarà annunziata sui tetti. Tutto ciò che è nascosto sarà svelato, questa è l’ἀλήθεια. Ma cos’è che si nasconde? Il male. Questo è il rimosso di Freud. Il male provoca rimozione, peccato. Ma la sua denunzia provoca la desolazione, la fuga, il nascondimento, ma anche l’assoluzione, il perdono. Dipende da come ci poniamo noi: da buon ladrone o da cattivo ladrone, da Pietro o da Giuda. Anche Pietro aveva rinnegato Cristo. Perché, come scrive il Nostro: «… la luce trafigge…». L’empio, cioè colui che nel cuore ama il male e non il sommo Bene, è come vampiro che non può uscire alla luce del sole, verrebbe bruciato: «La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta». Il poeta vero è sempre sacerdote, pontefice, cioè, collega i mondi, è copula mundi. All’inizio i sacerdoti erano poeti, i testi sacri poesia. Il linguaggio originario poetico della creazione è poesia creatrice che diviene evoluzione creatrice. Leggiamo sempre in “Amos”: «Sarà il vento così rovente, sarà/ questo cielo di colostro/ se sul divano di damasco/ più non si distingue una madre/ dalla figlia (o un padre: non meravigliatevi se poi quel giorno sarà tenebra/ e non luce…». I versi di Bonvecchi sono lame affilate. C’è un proverbio, ripreso in effetti dal Libro dei Proverbi, che dice: “La lingua non è osso, ma rompe l’osso” (Con la pazienza il giudice si lascia persuadere, una lingua dolce spezza le ossa, si legge in Proverbi 25,15). In questo caso si riferisce alla mormorazione, al male che può arrecare la parola. La lingua, potentissima lingua, tanto che Gorgia esclamò: - La parola è grande dominatrice (λόγος μέγας δυναστης ἐστί), in questo caso viene usata per smascherare le illusioni fenomeniche e riportarci all’essere vero. Il Logos diviene manifestazione della verità e, come dice Agostino, «La verità è come un leone. Non avrai bisogno di difenderla. Lasciala libera. Si difenderà da sola». La poesia diviene un lasciar esporsi del Logos nella sua divina creazione, libera creazione, non emanazione, in senso panteistico. Così questo tipo di poesia diviene una prosecuzione dell’opera profetica biblica, è una Bibbia che si evolve e si arricchisce sempre di più.
venerdì 13 dicembre 2024
Parole ponte: conoscersi a Rimini 17 gennaio 2025 dalle ore 15:00
Polifonia di autori
18:30 Letture flash (max 3 minuti) di Giuseppe Vanni, Enrica Musio, David Aguzzi, Fabio Cecchi, Giorgio Iacomucci, Ardea Montebelli, Marco Colonna, Natascia Ancarani, Ezio Settembri, Paola Spigarelli, Luca Tognacci, Stefano Bianchi, Stefano Calemme


















