Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query giacon. Ordina per data Mostra tutti i post
Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query giacon. Ordina per data Mostra tutti i post

giovedì 25 agosto 2022

Faraexcelsior 2022: ecco i vincitori!

Siamo infinitamente grati ai giurati del concorso Faraexcelsior 2022 – Anna Ruotolo, Annalisa Ciampalini, Antonella Giacon, Davide Valecchi, Francesca Ribacchi, Ilaria Maria d’Urbano, Rosa Elisa Giangoia – per l’appassionato e competente lavoro di valutazione che ha portato alla seguente classifica. Grazie di cuore ai partecipanti e complimenti ai vincitori! Per la sez. narrativa v. narrabilando.blogspot.com/2022/08/camilla-ugolini-mecca-e-natascia.html


Vincitori Faraexcelsior ’22


I class. ex aequo

Ipotesi di misura di Francesca Bavosi (Fano, PU)

Francesca Bavosi
è nata e vive a Fano (PU). Laureata in Lettere classiche all'Università di Urbino, insegna presso una Scuola Secondaria di I grado della sua città. Ha scoperto la poesia attraverso le filastrocche della buonanotte, per poi passare ai classici italiani, stranieri, greci e latini e approdare alle voci dei poeti contemporanei. Alcuni suoi testi sono stati selezionati in concorsi nazionali e internazionali (5° Premio De Palchi Raiziss, Presidente di giuria Giovanni Raboni; 4° Premio Nazionale Novella Torregiani; VI Premio Città di Conza; Premio Zeno 2021). Custodisce nel cassetto alcune sillogi che spera presto di poter pubblicare.


C’è aria di una ricerca incessante di un nuovo metro, un nuovo passo e una direzione. Le poesie di questa raccolta annunciano le disillusioni, fanno memoria degli errori ma pure dei momenti ben spesi. Molte le soluzioni, anche sorprendenti, senza che si scansi la parte oscura (“Torna così il desiderio / di poter sminuzzare / il dolore del mondo / e prenderne la mia porzione”). Su tutto si adopera la parola, è testamento totale: “Prendetele, queste parole di silenzio, / giorno e notte riportatele nei giardini, / nelle piazze, sui davanzali delle finestre, / nei riti pagani, nelle benedizioni corali.” (Anna Ruotolo)

Poesia che trova la sua ispirazione in una varietà policroma di occasioni mutuate dall’osservazione del reale e della contemporaneità, oltre che in una vena di malinconico flashback su un passato migliore contrapposto alla prosaicità dell’esistenza contemporanea. Percorsa da un leitmotiv di velato rimpianto e critica sociale, la silloge è stilisticamente coesa anche se ogni tanto indulge in formule tipicamente novecentesche che potrebbero proficuamente essere rielaborate in chiave più strettamente contemporanea. (Davide Valecchi)

Un bel ritmo scandisce immagini evocative, sintesi di un’intima e profonda ricerca spirituale. Lettura emozionante e piacevole che stimola riflessioni senza mai imporle. (Ilaria Maria d’Urbano)


L’alveare assopito di Angela Caccia (Cutro, KR)


Angela Caccia ha partecipato a molti concorsi, ha un discreto medagliere e qualche vittoria importante; riguardo l’edito, al suo attivo le sillogi: Il canto del silenzio-Ici, Nel fruscio feroce degli ulivi-Fara 2013, Il tocco abarico del dubbio-Fara 2015, Piccoli forse – Lietocolle 2017, Accecate i cantori-Fara 2017. Suoi contributi sparsi nel web, i più nella rivista on line di poesia Versante Ripido della cui redazione ha fatto parte; blog siti e riviste hanno scritto sulla sua poesia tra cui Poesia de il Corriere della sera, Satura, Patria Letteratura, il blog RAI Poesia, Oubliette magazine, ultimo il quotidiano nazionale La Repubblica di Napoli nella rubrica di Eugenio Lucrezi e ne La Repubblica di Firenze, rubrica di Alba Donati. Non confida molto nella parola - da cui a volte si stacca - e sa che le emozioni trovano altri vie per raccontarsi: il suo linguaggio altro è modellare. Poesia e ceramica: passioni vere a cui non serve un aggettivo.

Una raccolta delicata e attenta, intensa nel suo dispiegarsi tra ombra e luce, pronta a cogliere particolari anche minimi che nel verso, sempre armonioso anche quando si protende nel territorio del dolore e della perdita, divengono frammenti di meraviglia e stupore. La piacevolezza del canto che si presenta come un corpo unico pur nelle pause e nei necessari silenzi, possiede non solo tenerezza ma anche il coraggio di esplorare l'ignoto sempre presente nell'esperienza di cui la silloge ci rende partecipi. (Antonella Giacon)

Una silloge percorsa da una lingua poetica variegata ma solida, innestata in un solco di tradizione secondo-novecentesca che accosta, spesso in maniera del tutto riuscita, registri differenti all’interno dello stesso componimento, dove convivono in buon equilibrio altezza aulica, forme metriche tradizionali e formule colloquiali. Forse avrebbe giovato una maggiore uniformità tematica, proseguendo la felicissima ispirazione dei componimenti iniziali dove uno sguardo sfaccettato, frazionato come nella vista degli insetti, osserva la natura e i cambi di stagione con dolcezza contemplativa e notevoli apici emotivi. (Davide Valecchi)


Ho trovato questi versi sonori, metallici e taglienti, incisivi e fertili. Una lettura che dissoda l’anima. (Ilaria Maria d’Urbano)



2. class.


Come terra ferma di Matteo Bonvecchi (Montecassiano, MC)


Matteo Bonvecchi è docente al Liceo Classico di Macerata e vive a Montecassiano, tra i lieti colli cantati dal Poeta della vicina, sovrastante Recanati. Con Le odorose impronte si classifica primo al concorso Faraexcelsior 2018 e vince nel 2020 il Narrapoetando con In crepa di melograne. Nel 2021 con De praecipitata luce vince il concorso Narrapoetando (ancora inedito, si era classificato 3° al Premio Città di Subiaco, menzione d’onore al Metamorfosi) ed è stato superfinalista al Città di Latina 2020. È giurato in concorsi letterari nazionali.

Una raccolta densa di riferimenti storici e spirituali, in cui l'immagine della torre e della colomba ricorrono continuamente acquistando volta per volta significati sempre nuovi pur nel loro
 valore archetipico. Il percorso poetico riesce a trasmettere il senso del mistero della vita nelle sue continue nascite e trasformazioni, che abbracciano anche il dolore, la morte e il disfacimento, visti come punti di un continuum in cui passato e presente si fondono. L'incessante fatica umana del costruire cose e del tessere legami connette la quotidianità del lavoro alla tensione profonda della natura nel perpetuare l'esistenza. Un linguaggio compatto e complesso, articolato e insieme visionario. (Antonella Giacon)


Si tratta di una silloge coesa, che si distingue per una versificazione ponderata e un linguaggio alto. Le citazioni in latino che spesso aprono le sezioni, così come quella dantesca, sono adeguate sempre allo stile dei componimenti poetici e hanno la funzione di conferire una particolare potenza all’opera. Colpisce la sapienza con cui si alternano i testi riferiti al tempo presente con quelli ispirati dalle varie epoche passate, dove riferimenti storici si fondono con frammenti che nascono dall’immaginazione. Nel complesso la raccolta risulta essere ricca di spunti interessanti che riescono a dar vita a una struttura mossa e mai scontata. (Annalisa Ciampalini)



Opere votate


La milionesima notte 
di Carla Malerba (Arezzo)

Carla Malerba è nata in Africa Settentrionale e dal 1970 risiede in Italia. Ha insegnato Lettere negli Istituti Tecnici ad Arezzo, città nella quale vive tuttora. Ha pubblicato Luci e ombre (1999) Creatura d’acqua e di foglie (2001), Di terre straniere (La vita felice, 2010), Vita di una donna (ivi, 2015). Poesie future è la sua ultima raccolta (Puntoacapo, 2020). Nelle sue liriche si affacciano i temi della perdita e del viaggio esistenziale dove spesso la memoria assume una funzione salvifica. Ha ottenuto riconoscimenti per la poesia edita e inedita.



La profondità spirituale delle immagini simboliche, potenziata dalle parafrasi e metafore, concorre a raffigurare le storie dell’esistenza interiore, le emotività e le affinità delle passioni, gli attimi di riflessività come traccia indelebile del vissuto che si sublima nella poesia. Un’atmosfera al di fuori del tempo crea interazioni umane coinvolgenti che assumono valore universale. (Francesca Ribacchi)


Questo ricordo è un’isola di Marco Colonna (Forlì
)


Marco Colonna, nato a Palermo, vive a Forlì Ha pubblicato libri di critica e storia cinematografia. Sue poesie selezionate e segnalate dal concorso Faraexcelsior edizioni 2016 e 2017 e del Premio nazionale la Gorgone d'oro edizioni 2017, 2018, 2019, 2020 e 2021. Ha ricevuto diversi altri riconoscimenti. Ha pubblicato: Ani+ma (Fara 2016), S̶i̶a̶m̶o̶ Sono (Fara 2017, ristampa 2018 con introduzione di Angelo Bergamini, fondatore di Kirlian Camera) e Ho scritto questo salto (Fara 2019). Voce narrante e supervisione testi nel video artistico: The Vojager (2022), regia Nicolas Galeotti, musica Giorgio Laghi. Pubblica poesie nei suoi canali social Facebook, Instagram e su vari siti e blog. Video-poesie nel canale YouTube Marco Colonna – poesie


Esiste, senza esitazione, un movimento da breviario, una preghiera dei giorni, dove le circostanze svelate si avvicinano al tema della morte e della resistenza e della vita come in un giro naturale e universale. Come deve essere. L’inizio, la fine, il ricordo in un unico centro: l’uomo, grande mistero, contenitore e geografia. “Conservare l'intreccio / nel bicchiere della nostra mente / farlo pieno fino all'orlo […] /Qui non sbocciano più / lì un fiorire di urla microscopiche / gli assenti giganteggiano.” (Anna Ruotolo)


Incontri di Gianpaolo Anderlini (Fiorano, MO)


Nato nel modenese, ove tuttora risiede, Gianpaolo Anderlini si dedica da quarant’anni a studi sull’ebraismo e ha focalizzato il suo interesse sull’interpretazione ebraica dei Salmi. È redattore della rivista QOL che si occupa del dialogo ebraico-cristiano. Tra i libri pubblicati: Parole di vita (Giuntina 2009), Ebraismo (EMI 2012), I quindici gradini. Un commento ai Salmi 120-134 (Giuntina 2012), Per favore non portateli ad Auschwitz (Wingsbert 2015), Qabbalàt Shabbàt. Meditazione sui salmi del Sabato (Aliberti 2017), Giobbe. Opera in versi (Fara 2018), Distopie (Fara 2020), Versi di/versi. Diario poetico ai tempi del coronavirus (Fara 2020), Angelo Fortunato Formíggini. Uno dei meno noiosi uomini del suo tempo (Aliberti 2021), Variazioni (poesie, Fara 2021), Devarìm ’acherìm (Parole altre) (poesie, Fara 2022).

Questa serie di poemetti sembra rispondere pienamente e in modo efficace alla linea del post-moderno, in quanto ogni testo prende spunto ed entra in dialogo con altri testi, in un ventaglio di Incontri che spaziano nel tempo senza barriere linguistiche. Da ogni, pur diverso, incontro nasce per il poeta lo spunto per una personale riflessione ed elaborazione poetica di profonda intensità concettuale e di efficace complessità espressiva. (Rosa Elisa Giangoia)


Alberi improbabili di Vincenzo Lauria (Firenze)

Vincenzo Lauria, inizia nel 2001 la condivisione del suo percorso in Stanzevolute, gruppo di 11 poeti selezionati da Domenico De Martino. Dal 2010 collabora con Liliana Ugolini ai progetti multimediali “Oltre Infinito”. Ha collaborato dal 2012 al 2019 con l'associazione Multimedia91- Archivio Voci dei Poeti. La sua prima raccolta edita Teatr/azioni (Puntoacapo Editrice) è stata finalista al Premio I Murazzi (8^ ed.) e al Premio Lorenzo Montano (34^ ed.). Nel 2021 ha pubblicato con Liliana Ugolini la raccolta Oltre Infinito (La Vita Felice) che ha ricevuto la segnalazione speciale alla 35^ ed. del Premio Lorenzo Montano. Suoi testi sono presenti nel periodico on-line Carte nel Vento e sul blog Casamatta.

L’efficacia inventiva delle immagini sostenuta dall’uso articolato della metafora, non scontato, costruisce una grammatica poetica originale come nelle poesie Lontani con l’utilizzo delle metafore complementari dell’albero e del teatro. Ancora in Radura, l’apparente semplicità della descrizione di elementi naturali si fonde con un tessuto fono-simbolico che accompagna il lettore in modulate letture parallele. La continua evocazione lirica dei luoghi - l’Elba, Milo, Volterra, Populonia e altri – si richiama alla tradizione e si sostanzia con essa in una rinnovata dimensione soggettiva. (Francesca Ribacchi)

Appunti sempre cangianti di una vita collegata all'immagine dell'albero, alla sua presenza fisica, alla sua simbologia, alle sue parti: foglie, rami , tronco, radici, al tempo stesso realtà materiale, ma anche rappresentazione dell'essere. Alberi che da semplice paesaggio divengono corpo intero nel suo percorso vitale e nelle sue trasformazioni, alberi che si intrecciano con il ricordo. Linguaggio limpido, ritmico, musicale, delicato e a volte giocoso. (Antonella Giacon)


Rumore di fondo di Leila Falà (Bologna)


Attrice e poeta, Leila Falà è nata ad Ancona, vive a Bologna e lavora all’Università come impiegata. Si è formata al Dams con G. Scabia e alla scuola di Teatro Galante Garrone. È tra le fondatrici del CDD -Centro Documentazione Donne di Bologna) e fa parte della SIL - Società Italiana delle Letterate, dal 2015 è nella redazione della rivista Voci della Luna. Presente in riviste, sul web e in numerose antologie, tra cui Cuore di preda, ha curato l’antologia Della Propria voce (Qudu2016) e pubblicato:Mobili e altre minuzie (Dars 2015), ”Oggetti” in È negli oggetti che ti ricerco (Corraini, Mantova, 2013), con presentazione di Niva Lorenzini,. l’e-book Certe sere altri pretesti con la Recherche. Nel 2022 è in Prontuario lirico di autodifesa muliebre (Sartoria Utopia) con le tre  autrici: Carnaroli, Genti e Toscano e nell’antologia Connessioni, ed. Van. Ha scritto anche per il teatro. La ballata sul precariato Cosa farò da grande (inedita) ha vinto il premio teatrale “Reading sul fiume” 2017.

Si tratta di una silloge molto ben scritta, in cui il ritmo tiene e viene modulato in modo efficace a seconda del tipo di componimento. È una silloge ben studiata che entra con apparente naturalezza nelle fluttuazioni che caratterizzano la nostra epoca. Non vengono mai meno lo spirito di osservazione e una certa dose di umorismo che invita a riflettere senza ferire. (Annalisa Ciampalini)


Distanze di Silvana Sonno (Perugia) 


Silvana Sonno ha scritto opere di narrativa, poesia e saggistica che affrontano da diversi punti di vista e con diversi stilemi le problematiche di genere. Ricordiamo in particolare - pubblicati dalla casa editrice Era Nuova di Perugia - per la narrativa: Menopausa blues e le raccolte di racconti La signorina Greta e altre storie, Bocca chiusa e portafoglio aperto.Ti racconto e in ultimo Mariannina ; per la saggistica: Le madri della patria. Donne e Risorgimento; Le parole per dirsi. L'altra metà della lingua; Tre donne nella rivoluzione, dedicato a Marina Cvetaeva, Anna Achmàtova, Aleksandra Kollontaj e alla Rivoluzione d'Ottobre; … Invecchiare stanca, un saggio con un'attenzione particolare all' “invecchiamento di genere”; per la poesia: Landai (una forma di poesia breve ispirata ai versi tradizionali che le donne “pasthun” utilizzano ancora oggi in segreto per denunciare le violenze e i soprusi a cui sono sottoposte) e In forma di Haiku; per le edizioni Robin di Torino È l'amore delle donne come l'araba fenice… e ancora per Era Nuova edizioni Anamorphé e Dissonanze.

La silloge Distanze, pur nel tono tendenzialmente minimalista, con un linguaggio colloquiale e comunicativo, supera l'andamento descrittivo con valenze metaforiche e allegoriche,per tratteggiare riflessioni di profondo valore esistenziale. (Rosa Elisa Giangoia) 



Segnalazioni


Poesie mai scritti (e mai lette) di Andrea Babini (Forlì)


Andrea Babini è, suo malgrado, un uomo abbastanza ordinario. Ha all’attivo: una moglie, due figli, una casa e una macchina, due lauree, un paio di libri pubblicati. Tanti lavori, tutti diversi. Pochi interessi, sempre gli stessi. Ogni tantofa la Settimana Enigmistica, ascolta musica italiana. Lava i piatti e rifà i letti. Legge e scrive da oltre quarant’anni. Qualcuno dice anche che se la cavi benino. Quando non ha niente di peggio da fare, gioca a fare il poeta. Poi dà la colpa all’ispirazione. Ma dubita che la poesia salverà il mondo. Preferisce l’ironia.

Confesso di aver letto più volte l’intera raccolta, divisa tra il desiderio di comprendere il trucco e quello di apprezzare la voce ironica, canzonatoria e originale. C’è qualcosa di magnetico che accompagna la lettura. Direi quasi che la parola “poesia”, per il solo fatto di essere nominata in ogni a capo, riempie quello che si è cercato di non riempire. Di proposito. (Anna Ruotolo)


Ho trovato molto simpatica “Poesie mai scritte e mai lette”. Si intuisce un’intelligenza brillante (Ilaria Maria d’Urbano)



14. Al mondo non esiste luogo di Socrate Toselli (Latina)


Socrate Toselli, 36 anni, vive a Latina, dove svolge la professione di avvocato dopo essersi laureato presso l’Università “La Sapienza” di Roma nel 2010.



Poesia spirituale asciutta e centrata, spesso luminosa. Un peccato che l’asciuttezza e il rigore di buona parte della silloge siano a volte preda di cadute di tono dove si innestano nei testi certe formulazioni di gusto arcaico, che contribuiscono ad abbassare un po’ il livello davvero alto dei componimenti più riusciti. (Davide Valecchi)



Polittico miope di Andrea Parato (Riccione)


Andrea Parato (Rimini 1979) lavora come funzionario al Comune di Rimini. Appassionato di comunicazione in tutte le sue sfaccettature – dai cultural media studies alla poesia alla semiotica – si è occupato di segreteria di direzione, consulenza direzionale, interventi formativi in ambito comportamentale e manageriale. La sua più recente raccolta è Imminenti stati di necessità (votata al Faraexcelsior 2018).

Poesia percorsa da una forte ispirazione spirituale, stilisticamente omogenea, fluida, di ricca ispirazione. il testo indulge spesso però, in una insistita ricerca del poetico attraverso un innalzamento di toni e immaginario. Con una maggior ricerca in chiave di lingua poetica contemporanea i risultati sarebbero assolutamente notevoli. (Davide Valecchi)

giovedì 23 gennaio 2025

Ecco i poeti vincitori del Concorso Narrapoetando 2025

 Grazie di cuore a tutti i poeti che si sono messi in gioco, ai giurati Anna Ruotolo, Carla De Angelis, Donatella Nardin, Matteo Pasqualone, Mattia Cattaneo e Ruven Latiàni della sez. Poesia (per la Narrativa/saggio vedi qui) per l’attento e competente lavoro di valutazione, e complimenti ai vincitori!


Narrapoetando 2025
sez. Poesia

I class.

Piccolo bestiario
di Alessia Boldrini (Riccione)


Alessia Boldrini è nata a Rimini nel 1992. Trascorre i primi vent’anni della sua vita guardandosi intorno spaesata, leggendo, accumulando una notevole quantità di lezioni di vita, dipendenza da progetti fai-da-te e una laurea inutile in Lettere Moderne. Non paga di ciò, a venticinque anni si iscrive nuovamente all’università nella facoltà di chi ha voglia di continuare a prendere lezioni di vita per i successivi quindici anni, Psicologia Clinica. Inspiegabilmente, comunque, tutto sta funzionando. Vive e lavora a Riccione, dove organizza in un collettivo informale e appassionato letture e confronti tra poeti e prosatori locali. Non ha elenchi di premi perché non partecipa quasi mai a concorsi e l’unica cosa che ha vinto in vita sua è stato un peluche gigante di Pikachu ad una tombola natalizia. E una scatola di Ferrero Rocher.

«Versi in cui sono presenti affondi originali e fulminee intrusioni e intuizioni da cui traspaiono, talora, sia una sottile ironia che, di contro, una soffusa malinconia. L’atmosfera leggermente straniante all’inizio cede presto il passo ad aperture semantiche che vivificano il dettato rendendolo maggiormente fruibile. Tale incedere sollecita un “tu” emblema forse di una umana condizione che, nella fragilità ontologica, mostra tutti i suoi limiti ma anche le sue infinite possibilità. Perché in fondo siamo un “Fisico pulsare / di pulsioni metafisiche” e la poesia, attingendo ad un respiro universale comune, sa conciliare e sanare gli opposti.» (Donatella Nardin)

«Già dal titolo, si scopre che enucleare un’esperienza di visione si rende necessaria alla reiterazione di gesti verbali compiuti nella provincia dell’immaginario totale. Questi esseri comuni in elenco diventano non più animali, ma momenti a-storici della pluralità dei linguaggi: il problema dello stare dentro un Universo scompare a vantaggio del passare da un universo all’altro. C’è movimento… Apprezzo di questa silloge gli spazi e i luoghi ricavati tra strofa e strofa, tra sezione e sezione, tra universi di senso e universi di visione… Ogni tanto accade un vibrante deragliamento dalla comune vita a vantaggio della necessaria caduta dei letterari lughi comuni… Soprattutto qui risuona il dettato di questa poesia. Ed è in questo ’minimo passaggio’ che l’autrice, nel mestiere del fare questi versi, sa camminare nel suo privato parco di animali indossando i panni di un ulteriore nostalgico ’Rimbaud’ in preda alle sue illuminazioni … Nelle sezioni successive (Le conseguenze dell’essere imbelle, Delicatessen e Divertimenti), l’autrice incontra drammaticamente sé stessa, animale psichico tra i suoi animali…» (Ruven Latiàni)

«In questo bestiario sono le figure di animali, reali o mitologici, a dare senso e spessore all’umano. Così
, l’immedesimazione nella natura animale appare necessaria per tornare abili a uno sguardo onnicomprensivo della vita, del dolore, della lontananza e dell’abbandono. Non solo, ogni residuo di selvatichezza non viene dalla natura ma, al contrario, dalla crudeltà della ragione che soltanto quando passa dagli occhi viene come purificata e si pacifica prima di tornare a dire, senza pietà. È una raccolta ancestrale e moderna assieme, vivida e cruda, amorosa e amorale. Una prova riuscita di una scrittura piena e conturbante.» (Anna Ruotolo)


II class. ex aequo

Come un’arancia dolce
di Vanna Corvese (Caserta)


Mi presento con le rughe e i capelli bianchi. Sono nata alcuni anni prima della dichiarazione di guerra del Duce! La mia infanzia è stata segnata dalla paura e dalle privazioni, ma anche dall’affetto di una famiglia piena di talenti, dallo spirito critico dei nonni e dall’ironia sapiente delle storie che mi narravano. L’esperienza di quegli anni ha trovato spazio in un romanzo breve: Quando il giorno verrà dei millinfanti; ma prima di questo racconto ho scritto e pubblicato sempre poesie, con poche incursioni nel mondo delle favole. All’alba del Terzo Millennio, la mia raccolta Incanto Disincanto mi procurò la gioia insperata di un primo premio al concorso della casa editrice Marotta & Cafiero di Napoli. Sono convinta che la poesia aiuti a rendere migliore il nostro mondo.
Condividono con me la speranza di un futuro migliore gli amici “diversamente giovani” del mio laboratorio di lettura e scrittura, ciascuno con la sua voce libera e inconfondibile.

«In questa raccolta così intima e profonda troviamo un verso discreto e ricolmo di dolcezza. Non ci sono sbavature, nessuna ridondanza formale, ma solo l’essenzialità di un’esperienza dolorosa che si fa poesia. Davanti alla scabrosità della morte, allo strazio per la separazione dalla persona amata si potrebbe abusare di parole rabbiose e violente, inveire contro il cielo e il destino, chiedersi il perché di domande senza risposta. Ma non qui. La donna che assiste nell’ultimo viaggio il proprio uomo è capace di rileggere la loro storia intensa, mescendo con sapienza gratitudine e nostalgia. Nasce in questo modo un moderno Cantico dei Cantici, un inno quieto e possente a una vita di coppia che è stata capace di dare felicità ad entrambi. Perché è vero: davanti all’amato siamo nudi, sbucciati Come un’arancia dolce, senza difese. Eppure brucia in noi la felicità della reciproca appartenenza. E, in fondo, siamo certi che, nel momento del distacco, nulla dell’amore che è stato svanirà. Attraversiamo i giorni della nostra vita insieme nella sottesa consapevolezza che forte come la morte [e forse ancor di più] è l’amore. (Ct 8,6b)» (Matteo Pasqualone)

«Quando è Poesia senti le farfalle nello stomaco e deglutisci la saliva per assaporare ogni verso.
Quando la poesia diventa narrazione, e racconto, ma resta Poesia, senti che i versi dalla mente scendono al cuore e viene voglia di dare voce alla vita, invece taccio e continuo a leggere con gli occhi che fanno il pieno di struggente dolcezza, le labbra tacciono per non offendere i sentimenti che hanno spinto lo scrittore a mettere in versi la vita , come a esorcizzare il dolore. È un fluire di versi attraverso parole che arrivano in un crescendo di emozione. È Poesia come la vita che scorre attraverso il suo finire e riconosce in questo tutto l’amore che si poteva dare / dire e invece si è taciuto per pudore o altro “Nessuno può strapparci / quello che abbiamo vissuto / per amore e per scelta”.

Mi trafigge la nostalgia
mentre il ricordo mi porta
l’onda sonora della fisarmonica,
la canzone che suonavi
per il bambino con la febbre alta
addormentato nella roulotte
come in una tiepida tana.


(Carla De Angelis)



Transiti: taccuino delle stagioni
di Silvana Sonno (Perugia)


Silvana Sonno ha vissuto a lungo a Torino dove si è occupata di educazione degli adulti nei Corsi per Lavoratori (“150 ore”) e per conto della Regione Piemonte. Attualmente vive a Perugia dove si è formata come Counsellor in Gestalt Psicosociale. Ha insegnato per molti anni materie letterarie negli Istituti di istruzione superiore e è socia fondatrice dell’associazione onlus Rete delle donne AntiViolenza, per la quale si è occupata a lungo di politiche di genere e formazione. Dal 2011 guida gruppi di lettura presso biblioteche del territorio, centrati su percorsi che attraversano la letteratura femminile contemporanea. La sua ricerca, nel campo della scrittura, è volta a indagare percorsi femminili restituiti attraverso scelte linguistiche e simboliche inclusive di una prospettiva di genere. Ha scritto opere di narrativa, poesia e saggistica che affrontano da diversi punti di vista e con diversi stilemi le problematiche di genere. Per quanto riguarda la poesia ha pubblicato otto raccolte di testi che spaziano dagli Haiku ai Landai alla poesia “tradizionale” ai versi satirici in dialetto, ricevendo premi e menzioni.

«La raccolta dispiega, nel suo farsi, gradevoli bozzetti pittorici che si abbeverano alla fonte, sempre ricca di ispirazioni e suggestioni, della natura. Nel viaggio tra i versi si evidenzia il legame speciale tra una interiorità ricca e fattiva e il mondo intorno. In quel variare vibrato e nelle descrizioni delle cicliche trasmutazioni stagionali, si inseriscono e si alternano riflessioni, domande e considerazioni riguardanti l’essere e lo stare come ad esempio: “questo avvicendarsi mi oltrepassa? / La mia presa sul mondo è una chimera?” (da Stagioni). Un certo numero di haiku dall’accento intimo, raccolto, punteggiano qua e là la silloge impreziosendo il tutto.» (Donatella Nardin)

«La natura cammina tra i versi, le liriche del poeta che attinge a colori, profumi delle stagioni e della sua territorialità, non solo geografica, ma anche interiore. Un percorso pieno di cromie, sensazioni, vissuto ed emozione.» (Mattia Cattaneo)

«Sono rimasta piacevolmente colpita dalla semplicità e dalla sapienza delle parole che compongono i versi di questa silloge. E’ stato un percorso lieve, piacevole “Allo scemar del lume della sera/avanza la Brigata Primavera”. Si alternano versi brevi e versi lunghi, componimenti in Haiku. È una lettura piacevole, dotta, non trascura nulla della natura, arriviamo così anche al mare ”Lui il mare, clessidra vigile del mondo”.» (Carla De Angelis)


III class.

Beatitudini
di Guglielmo Aprile (Napoli)


Guglielmo Aprile è nato a Napoli nel 1978. Vive ad Ischia. Ha pubblicato alcune raccolte di poesia, tra le quali: Il dio che vaga col vento (Puntoacapo Editrice 2008), Nessun mattino sarà mai l’ultimo (Zone 2008), L’assedio di Famagosta (Lietocolle 2015); Il talento dell’equilibrista (Ladolfi 2018); Il giardiniere cieco (Transeuropa 2019); Falò di carnevale (Fara, I classificata al concorso Narrapoetando 2021); Il sentiero del polline (Kanaga, I classificata al premio Arcore 2021); Thanatophobia (Progetto Cultura, I classificata al premio Mangiaparole 2021), Appunti Eoloiani (Fara 2024, II al Faraexcelsior).Ha collaborato con alcune riviste con studi su D’Annunzio, Luzi, Boccaccio e Marino, oltre che sulla poesia del Novecento.

«La silloge, in un crescendo armonico e sostenuto, trae linfa e nutrimento da immagini vivissime e incalzanti che avvolgono e coinvolgono il lettore trasportandolo in una dimensione altra. Certi rimandi interni ai versi, andando oltre i meri confini spazio-temporali, ne dilatano il senso e alcuni spunti teologici e spirituali, come ad esempio “un Dio diffuso nell’aria” (da Sitar indiano) procurano una sorta di vertigine da cui prorompe quel sacro che, ad altissime profondità, eleva il dire e la parola. L’ intima compenetrazione con la natura e il cosmo, nei loro elementi più vivi, pervade la raccolta sottolineando l’umana partecipazione dell’essere al tutto e la incessante ricerca di senso all’irrisolto enigma del nostro stare al mondo. L’uso sapiente degli endecasillabi aggiunge musicalità e ritmo ai testi conferendo all’insieme una notevole ed efficace gradazione emotiva.» (Donatella Nardin)

«Due versi di questa raccolta dicono: È l’uomo un rimpicciolito universo/ e l’universo un uomo macroscopico e sono la confessione di come quest’opera procede dritta su un sentiero di grande respiro. Ogni parola, ogni scelta lessicale unisce l’uomo al divino, scorge nel creato incastri profondi e misteri che sorreggono il tutto. È molto bello procedere nei ragionamenti sugli elementi e sull’io, che si fondono come all’inizio della creazione. Il risultato è confortante, pieno, luminoso.» (Anna Ruotolo)


Opere votate

Bagliori
di Antonella Giacon (Perugia)


Antonella Giacon è nata a Padova e risiede a Perugia. È formatrice in scrittura creativa e didattica della poesia nella scuola. Tiene corsi di scrittura creativa con gruppi di bambini, adolescenti e adulti. Nel 1994 ha pubblicato il libro di versi Sottopressione. Varie sue poesie in dialetto veneto sono state pubblicate su riviste, tra le quali Tratti e Diverse Lingue. Nel 2001 è uscita la silloge Pegno d’amore, Edizioni Corsare, Perugia. Con Effatà di Torino nel 2005 ha pubblicato in collaborazione con Elisabetta Forghieri Piccoli alberi, piccole albere, un percorso integrato di scrittura creativa e danzamovimentoterapia. Testi narrativi: Qualcosa di speciale (prima selezione al Premio Strega Ragazzi 2017), Quattro giorni (III classificato al Premio Fulgineamente 2021) e Curare le pietre (2024), tutti usciti con Edizioni Corsare. Nel 2024 l’editore Alieno ha pubblicato il suo racconto Tutto è cominciato con le calze, rappresentato a teatro con la regia di Carla Gariazzo.

«Lo sguardo poetante di questa raccolta si posa sui piccoli oggetti, sui particolari della realtà che spesso diamo per scontati, per rivelarne tutto il loro splendore. Attraverso un intero anno di osservazione attenta, l’autore ci aiuta a soffermarci davanti a ciò che accade, a prenderne atto con stupore, a non farci logorare dalla fretta. Riesce così a raccontare con immagini originali e profonde la bellezza del quotidiano. Porta sul palco della pagina i movimenti nascosti della vita, i personaggi secondari, le comparse che rischiano di confondersi sullo sfondo dei giorni sempre uguali, dando loro un ruolo primario. Il verso è mite, delicato, non prepotente. Non vuole imporre una visione egoistica del mondo, ma si fa compagno del lettore per riscoprire insieme le meraviglie nascoste che ci circondano.» (Matteo Pasqualone)

«Istantanee, cartoline, sono poesie rapide e fulgide insieme, un faro puntato su un pezzo di vita, un angolo di asfalto, un silenzio che riempie l’aria. Bella la scelta della brevità che coglie l’essenziale, in una costruzione dalla veste semplice ma dall’intento molto più complesso.» (Anna Ruotolo)


Beati gli indivisi
di Andrea Parato (Riccione)


Andrea Parato (Rimini 1979) lavora come funzionario al Comune di Rimini. Appassionato di comunicazione in tutte le sue sfaccettature – dai cultural media studies, alla poesia, alla semiotica, all’arte, alla musica – si è occupato di segreteria di direzione, consulenza direzionale, interventi formativi in ambito comportamentale e manageriale. Inserito in vari volumi fariani, ha pubblicato Imminenti stati di necessità (votata al Faraexcelsior 2018).

«Un verso maturo e riflessivo abita questa raccolta. Facendo dell’esperienza la fonte primaria del suo poetare, l’autore ci accompagna in un viaggio esistenziale che tocca la carne e la polvere della quotidianità, scorgendo dentro ogni sfaccettatura un afflato verso un qualcosa che sta oltre. Come il titolo ricorda, è un desiderio dell’umano attraversare la vita senza ferite o incrinature; ma tutto ciò è impossibile. Siamo tutti abitati da una fallibilità congenita, che ci porta a esperire la divisibilità del nostro essere. Non resta altro da fare che accettare questa condizione e continuare a camminare con in cuore l’obiettivo di ritrovare la strada / verso la cima, il senso di sentirsi chiamato.» (Matteo Pasqualone)

«La narrazione in versi del poeta ci conduce per mano negli angoli più nascosti del proprio Io, del proprio cuore: il percorso esperienziale tocca punte molto profonde della propria memoria, della propria coscienza.» (Mattia Cattaneo)




IN VITA CON I MORTI
di Flavio Vacchetta (Bene Vagienna, CN)


Flavio Vacchetta (Vachis) vive nel basso Piemonte al confine con le Langhe tra noccioleti e vigneti di proprietà. Ha pubblicato diverse raccolte poetiche: Silente meridiana - Universo vagabondo (Lorenzo editore Torino) Altra metà (Nero su bianco editore Cuneo). Con puntoacapo ha pubblicato: Akeldamà (2009); La scala luminosa (2012), Katagrafé (2016) e La spianata del silenzio (2022). È incluso nelle antologie Poesia in Piemonte e Valle Aosta e Il fiore della poesia italiana entrambe pubblicate da puntoacapo. Durante il covid ha pubblicato Crucifige (ed.Genesi Torino) e Per aspera ad astra (ed. Il cielo stellato CN). Appassionato di astronomia collabora a riviste scientifiche e durante l’anno internazionale dell’astronomia 2009 ha prodotto il dvd Astropoesie. Ha fondato il Gruppo astrofili benesi in collaborazione con UAI-Unione Astrofili Italiani.

«La poesia che si fa laica preghiera e liturgia esistenziale, dove il poeta esorcizza il dolore che manifesta una mancanza, una profonda assenza. La metafora scorre tra i versi, incide dentro l’anima del lettore.» (Mattia Cattaneo)


STRADE
di Alessandro Burrone (Pechino)


Alessandro Burrone (1994) è cresciuto tra Torino e Cigliano (VC) e vive a Pechino. Ha collaborato con riviste e blog letterari, tra cui Pangea, Studi Cattolici, Il Sussidiario, farapoesia, La poesia e lo spirito. Con Fara ha pubblicato una raccolta di poesie, La sete, il sonno (2022) e il romanzo La promessa di vita nel tuo cuore (2023, vincitore del concorso Narrapoetando), Le mie mani non sanno (Fara 2024, I al Narrapoetando).

«Mi ha colpito la continuità prosodica e narratologica di qualcosa che pulsa dentro e che va letta tutta d’un fiato, perché così va letta! C’è possibile prospettiva di ribalta teatrale e performance d’Action Poetry nel testo di questo autore…; è un testo che riverbera con certa prosa poetica della beat generation: scrittura automatica e immediata…» (Ruven Latiàni)


Frammenti di una partita infinita
di Gianluca Chierici (Orio Litta, LO)


Gianluca Chierici è nato nel 1977 a Milano. Ha scritto e diretto i film L’ultimo compleanno di Venere, pubblicato in Sguardi inquieti (Barbieri 2003); La crudeltà dell’angelo (2004); Dannati (2005); La chiave dei grandi misteri (2006); Hystera, premio della giuria al Mystfest di Cattolica 2008); OR, BJEM (2009); PickUp (2010); Fiaba di Daina (2012); Holy Mary (2014). Ha pubblicato: Il libro del mattino (Acquaviva 2005); L’eterno ritorno (Sentieri Meridiani 2007 – Premio Castelpagano); La madre delle bambole (Tracce 2008 – Premio Fondazione Caripe); Il nome del confine (Joker 2009); La stirpe del mare (L’Arcolaio 2010); Hanno amore (Perdisa Pop 2010); Il grido sepolto (Ladolfi 2017); La storia di Layla e Yurkemi (Fara 2018 – Opera vincitrice Faraexcelsior); Devi ancora inventare Euridice (Oedipus 2019) e Inferno bianco (Fallone Editore 2020).

«Questa silloge inizia con “c’era una volta” perché la vita e l’amicizia sono passi sulla nostra strada che cambiano nel corso del cammino. C’erano una volta. L’oratorio, le caramelle rubate, il prete, mi fanno tornare indietro nel tempo. Ecco la magia della poesia, trasporta il lettore dentro una storia non sua, ma la vive come se lo fosse. Poesia come narrazione. Ogni verso è uno spiraglio sui sogni, sulle aspettative del domani, è la scoperta che in un giorno può accadere tutto, nel bene e nel male.» (Carla De Angelis)


RACCOLTE SEGNALATE

Le mani di Caino
di Gianpaolo Anderlini (Fiorano Modenese)


Gianpaolo Anderlini vive nel modenese. È redattore della rivista QOL (dialogo ebraico-cristiano). Con Fara ha pubblicato: Giobbe. Opera in versi (2018), Distopie (2020), Versi di/versi. Diario poetico ai tempi del coronavirus (2020), Variazioni (2021), Devarìm ’acherìm (Parole altre) (2022), Incontri (2022), Figli di Qohèlet (2023), In limine e Salmi (2024). Opere recenti: Io sono tuo, salvami! Commento al Salmo 119 (Chirico 2022), E come potevamo non cantare (Altrimedia 2023), Canto del ritorno (Lupi 2024), La lingua del santuario. Introduzione all’ebraico biblico in ventidue lezioni (2 voll. EDB 2024).

«Una iniziale rievocazione di eventi biblici suggella e suggerisce, nella tensione lirica, un ascolto intimo, partecipato. Successivamente, echi di un certo vissuto permeano il dettato con dettagli incisivi, tra il dentro e il fuori, a tratti davvero palpitanti nel dispiegarsi formale di endecasillabi ed enjambements.» (Donatella Nardin)


Controtempo (Nel vento di Kairos)


Valeria Raimondi Brescia, fonda nel 2014 l’associazione Movimento dal Sottosuolo per la diffusione di poesia contemporanea e internazionale. Collabora con il festival annuale italiano del progetto de La Palabra en el mundo (Cuba). Nel 2016 è tradotta in lingua albanese per un’antologia a tre voci con i poeti Beppe Costa e Jack Hirschman. Nel 2018 una decina di poesie sono presentate a San Paolo del Brasile. Nel 2011 pubblica la silloge Io No (Ex-io) rieditata nel 2023 con Puntoacapo; nel 2014 esce Debito il Tempo, opera vincitrice del Premio Eros e Kairos; nel 2021, con Fara, Il penultimo giorno. Nel 2019 cura La nostra classe sepolta. Cronache poetiche dai mondi del lavoro, opera collettiva sulla precarietà e sulle “stragi” nel mondo del lavoro. Tra marzo e giugno 2020 scrive articoli sulla pandemia per i blog Carmilla, Human Rights e per la rivista Micromega. Nel 2020 contribuisce all’applicazione della legge Bacchelli per il poeta italiano Beppe Costa.

«L’io poetante si affida alla parola e alle sue morbide e a volte dolenti intonazioni per far rivivere l’esperibile con vivacità espressiva e una certa pulsante affabilità. Alimenta l’ispirazione la complessità del tempo, che sia quello che scorre o l’istante supremo, che, nel loro trasfigurarsi, sollecitano il pensiero, i sensi e l’anima lasciando “un’impronta di rugiada sulla fronte”.» (Donatella Nardin)

mercoledì 6 giugno 2007

Riapre la Barbagianna 9-6


Provincia di Firenze - Comune di Pontassieve - Morgana Edizioni
XVI Rassegna Incontri d’Arte
a cura di Alessandra Borsetti Venier
La Barbagianna: una casa per l’arte contemporanea


Pontassieve (Firenze) Via di Grignano 26 - Inaugurazione sabato 9 giugno dalle 17 alle 23

È tornato il tempo della Barbagianna… la riva dei gigli selvatici è in piena fioritura! In origine qui abitavano i “maestri muratori” della Fattoria di Grignano, un grande latifondo settecentesco che comprendeva decine di fattorie per la produzione soprattutto di vino, olio e pollame. Quando nel 1992 la presi in affitto, decisi che doveva rimanere “intatta”, e non diventare la solita casa per le vacanze con il prato all’inglese e i gerani parigini alle finestre. L’ho scelta perché è un luogo di luce (un “Olimpo” imperfetto a 500 metri sulle colline intorno a Firenze), di acqua (ha una preziosa sorgente di acqua minerale) e di venti incessanti che la circondano, a volte, anche troppo impetuosamente. Intorno, campi di olivi e boschi di corbezzoli e ginestre dove vivono indisturbati caprioli e fagiani, volpi e cinghiali e le upupe si fidano di fare il nido nei muri del fienile. Possono sembrare solo dei “dettagli” e fin troppo lirici per essere veri, una specie di gabbia dorata dove sembra prevalere la dimensione estetica. Ma non è così!, non mi interessa l’appagamento estetico. Voglio, invece, difendere strenuamente questi dettagli, riconoscendo in me lo stesso spirito di Beyus e della sua geografia visionaria. (Per inciso, ricordo che alla 52. Biennale di Venezia ci sarà un omaggio alla sua opera “The living sculture” presentata a Kassel nel 1977, con 100 giorni di Conferenza Permanente dal 10 giugno al 17 settembre). Non basta il rispetto per la natura, proclamo anch’io la necessità della comunione con essa per riconoscere la propria identità con l’animale, la foglia, la pietra: un’unica “sacra” energia pervade l’essere umano e il vegetale, il germe e il feto. Per far questo serve scardinare e rifiutare ogni separatezza, serve frantumare i codici tradizionali di comportamento e mettersi a repentaglio, nel tentativo di produrre arricchimento reciproco in un sistema integrale dove arte e scienza sociale, impegno morale e politico coincidano. Così questa casa diventa il luogo ideale d’incontro tra i linguaggi artistici e l’operosità, il luogo che accoglie e ospita, dove si può perfino immaginare un illimitato spazio-tempo, e può realizzarsi, anche soltanto per attimi folgoranti, il “legame con l’energia della natura” e l’arte sembra in grado di dare forma all’utopia.

Il prossimo 9 giugno riapre la XVI Rassegna di mostre multimediali “Incontri d’Arte” che avrà due eventi espositivi: il primo dal 9 giugno al 31 agosto e il secondo dall’8 settembre al 31 ottobre.
Il tema centrale del primo evento sarà “la paternità” approfondendo la ricerca iniziata con la pubblicazione della raccolta Pater. Insieme, due narrazioni seducenti: quella della poesia e quella dell’arte visiva. Per “dire” del padre, combinando curiosità e rabbia, dolore e rimpianto, nostalgia e speranza. Si amalgamano nel segno e nella parola il passato e il presente dove appaiono paternità effimere, nate solo per aver ceduto alle lusinghe della carne, accanto a paternità storiche e spirituali, magari ineffabili. “Padri guitti e imbonitori, che amano e scappano; padri schiacciati dalla colpa di sentirsi in colpa; padri compunti e seriosi, che si fanno esempio e guida dell’amore naturale e del buon senso; padri candidati a mai diventarlo, padri di figli di sole madri; padri narcisi di figli perfetti, destinati a esser delusi. Figli di padri mai nati padri. Padri che diventano figli, figli che diventano padri”.
Alessandra Borsetti Venier

ore 17 - Inaugurazione della mostra “Padre / Padri”

Artisti: Marco Borgianni - Carlo Cantini - Andrea Dami - Patrizia Gozzini - Andrea Granchi - Luca Matti - Lisa Nocentini - Elena Salvini Pierallini - Gianna Scoino - Ottavio Troiano - Giovanna Ugolini - Deva Wolfram

ore 18- Presentazione del libro Pater. Raccolta di poesia e arte, collana “Gocce” di Griseldascrittura, Morgana Edizioni a cura di M. Cristina Landi

Poeti: Vittoria Bartolucci - Gladys Basagoitia - Dao Bei - Mario Benedetti - Mariella Bettarini - Alma Borgini - Brunella Bruschi - Enrique M. Butti - Martha Canfield - Ruth Cárdenas - Luciano Cecchinel - Carlo Felice Colucci - Annarosa del Corona - Walter Cremonte - Francesco Fabbri - Anna Maria Farabbi - Simonetta Filippi - Elio Fiore - Antonella Giacon - Mario Giunti - Sandro Gros-Pietro - Liliana Grueff - Anna Maria Guidi - Rodolfo Hinostroza - Maria Liscio - Franco Loi - Maria Stella Lo Re - Rosaria Lo Russo - Paola Lucarini - Dario Magnanini - Gabriella Maleti - Faezeh Mardani - Diana Miloslavich Túpac - Doris Moromisato - Maria Pia Moschini - Marco Munaro - Alfredo Ocampo Zamorano - Lúcia de Vera Oliveira - Winston Orrillo - Paolo Ottaviani - Graziella Poluzzi - Barbara Pumhösel - Giusi Quarenghi - Leonello Rabatti - Armando Salvatore Santoro - Stefano Giovanni Savino - Giorgio Segato - Elisabetta Servadio - Stevka Šmitran - Maria Luisa Spaziani - Ottorino Stefani - Caterina Trombetti - Liliana Ugolini - Rosina Valcárcel Carnero - Patrizia Valduga - Andrea Zanzotto

Interventi di:
Alessandro Sarti assessore alla Cultura di Pontassieve - Sandra Landi presidente dell’Associazione culturale Griselda - Arnaldo Bruni professore ordinario Università di Firenze - Alessandra Borsetti Venier editore Seguiranno le letture di vari poeti

ore 20,30 Cena sull’aia

ore 21,30 Performance Il Canto del Cammino
di Ang Gey Pin e Nickolai D. Nickolov

La performance è un collage di canti, testi, musica, suoni e immagini ispirata liberamente al libro di Bruce Chatwin The Songlines. Scultura in scena di Andrea Dami. Il lavoro presentato è frutto della residenza dei due artisti alla Barbagianna, ospiti dal febbraio 2007.

Gey Pin Ang Il percorso professionale dell’attrice Gey Pin Ang (Singapore) è decisamente unico. Paradossalmente, la sua scelta di vivere e lavorare lontano dalla sua terra d’origine è fortemente basata sul suo interesse nel recupero delle proprie radici culturali cinesi. L’apprendistato di Gey Pin nel teatro è cominciato nella nativa Singapore nel 1986. Si è laureata presso il Dipartimento di Teatro dell’Università delle Hawaii nel 1992. Ha sviluppato ricerche su antichi testi cinesi, canti tradizionali, percussioni e taichi, contestualmente alla co-fondazione e direzione artistica del Theatre OX (1995-2006). Come ex-membro del Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards (Italia), Gey Pin è stata l’attrice principale nel Progetto The Bridge: developing theatre arts, One breath left (1998-2002) e in Dies Irae: Il mio impossibile Theatrum Interioris Show(2003-2006). Ha recitato e insegnato a livello internazionale. Recentemente, è stata Artista Residente e Istruttore Ospite presso la Wesleyan University, USA (autunno ’06). Fra i suoi lavori recenti ricordiamo By The Way.
Nickolai Nickolov (Bulgheria), ha iniziato i suoi studi musicali con la chitarra classica, e dopo si è interessato al jazz e alla musica ethnica. Ha seguito corsi di Musica (Jazz), Fotografia e Multimedia all’University of Central Oklahoma, U.S.A. Attualmente sta completando i suoi studi in Musica e Nuove Tecnologie al Conservatorio “L. Cherubini”, di Firenze. La ricerca attuale di Nickolov esplora le intersezioni fra musica improvvisata, jazz ed elettronica, sound installation e multimedia. Nel 1999, Nickolov insieme con Snejanka Mihaylova ha creato il gruppo di ricerca teatrale Limitrophy Theatre per il quale è il compositore e sound designer. Recentemente ha collaborato con Ang Gey Pin nel lavoro teatrale By The Way come compositore e musicista.


Come si arriva: La BARBAGIANNA è situata a 500 metri sulle colline di Pontassieve (FI). Da Firenze sud, seguite l’indicazione per Pontassieve e percorrete la via di Rosano oppure la via Aretina; dopo il Piazzale Ruffino, prima della Stazione ferroviaria di Pontassieve, sul lato sinistro c’è un grande piazzale con un parcheggio: seguite l’indicazione per Fattoria di Grignano e percorrete la via di Grignano sulla collina per circa 4 km. Arrivati al secondo cancello della Fattoria di Grignano (con le aquile rosse), prendete la strada sterrata che dopo 50 metri e tra due cipressi entra nel bosco. Dopo circa 700 metri sarete arrivati.
Il calendario potrebbe subire variazioni per cause metereologiche. Consigliamo di contattarci telefonicamente per eventuali aggiornamenti.
Orari: mostra visitabile su appuntamento.
Per ulteriori informazioni: MultiMedia tel. 055 6811728 - 335 6676218

info@morganaedizioni.it

www.morganaedizioni.it

www.tellusfolio.it