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lunedì 23 dicembre 2019

Inchiesta sulla poesia. Forme, contaminazioni e codici linguistici, tra atrofia della critica e pressappochismo versificatorio - a cura di Lorenzo Spurio



INCHIESTA SULLA POESIA - A CURA DI LORENZO SPURIO


Sulla scorta di alcune recenti letture e approfondimenti sulla letteratura italiana contemporanea, con particolare attenzione alla poesia, mi è sembrata buona cosa, in chiusura di questo anno, proporre, mediante un format online di semplice uso (collegandosi a questo link), un sondaggio rivolto ai poeti italiani con l'idea di sentire le proprie opinioni e considerazioni su una serie di aspetti importanti della poesia odierna.
Alcune considerazioni sullo stato attuale della poesia, esposte dalla poetessa e critico letterario Rosa Giangoia, possono essere utili a evidenziare la situazione odierna: «La poesia sembra vivere un momento molto particolare, caratterizzato da contraddizioni. Da un lato, infatti, la produzione di testi poetici è molto ampia e diffusa ad opera di una miriade di autori, di cultura diversa e di orientamento di pensiero vario e diversificato, che producono testi quasi a getto continuo. Per lo più sono anche attivissimi in rete, in siti specialistici e in gruppi dedicati sui social, in cui postano con frequenza loro testi, che raramente vengono discussi con argomentazioni e valutazioni critiche, ma di solito sono fatti oggetto di elogi da parte di lettori sulla base di consonanza e spontaneismo.  […] Si assiste in molti casi a uno svilimento dell'attività poetica, sovente frutto di spontaneismo e di improvvisazione, con la conseguenza di una produzione sciatta, banale, ripetitiva, scarsamente originale, all'insegna dell'emotività e del sentimentalismo».[1]
Partendo dall'assunto che «La letteratura è dappertutto»[2], come sostenuto da Giulio Ferroni in una recente pubblicazione, nel sondaggio ci si è posti lo stratificato e mutabile universo poetico come elemento d'indagine da una serie di punti di vista differenti. Il sondaggio si costituisce di ventuno domande pensate come possibili input, tracce da poter investigare in maniera libera, senza un particolare limite di estensione in relazione ad aspetti quali la poesia civile[3], l'importanza della musicalità e della componente orale della poesia con annesse domande in relazione alla lingua e alla traduzione, ma anche al dialetto.
Ricorrendo sempre a Ferroni che sostiene che «in ogni modo non sembra più possibile delimitare la letterarietà in un campo specifico, che escluda il vario irrompere delle ibridazioni a cui la parola scritta viene sottoposta», ci si è posti, per converso, anche la questione – che reputo nevralgica – del rapporto tra poesia e altri codici espressivi, vale a dire le contaminazioni e le rappresentazioni multidisciplinari, le applicazioni che nel suo infinito contenitore di temi e approcci può abbracciare.
Vengono altresì poste domande, per fini statistici che permettano di argomentare i dati che saranno raccolti, in merito ad aspetti più personali del proprio legame con la poesia (età nella quale si è cominciato a produrre, numero di libri prodotti, numeri di libri letti al mese) che possono fornire indicazioni rilevanti per una considerazione tout court sulla poesia contemporanea. Il progetto, che non ha previsto nessuna data di scadenza quale termine per poter completare le domande del sondaggio, ha la volontà di raccogliere un congruo numero di materiali, in risposta, in riferimento ai vari quesiti che possano, in una seconda fase, essere letti, comparati e forniti in maniera esatta e dai quali poter trarre, eventualmente, delle considerazioni più circostanziate.
La rivista fiorentina L'area di Broca (ex Salvo imprevisti), diretta dalla poetessa Mariella Bettarini, ha dedicato nei mesi scorsi uno dei suoi numeri proprio a fare il punto sulla poesia contemporanea proponendo quesiti importanti sulla funzione e la rilevanza nella nostra società della poesia, di come essa sia cambiata nel corso degli ultimi decenni e ponendo particolare attenzione alle nuove forme poetiche che traggono sostentamento soprattutto dall'oralità e dalla virtualità. Un compendio molto interessante con gli interventi, tra gli altri, di Mariella Bettarini, Maria Grazia Calandrone, Maurizio Cucchi, Caterina Davinio, Roberto Deidier, Luigi Fontanella, Marco Giovenale, Giuliano Ladolfi, Mia Lecomte, Giorgio Linguaglossa, Elio Pecora, Evaristo Seghetta Andreoli, Adam Vaccaro, Luciano Valentini e il sottoscritto che è stato edito in forma sintetica sul n°106-107 (luglio 2017-giugno 2018) della rivista cartacea (disponibile anche in formato digitale, scaricabile in PDF dal relativo sito) e in forma integrale, nella completezza dei vari interventi, in un volume edito da Porto Seguro Editore di Firenze nel 2019.
L'aspetto che credo sia rilevante, o comunque che deve essere rimarcato, è che tale sondaggio, pur aperto liberamente a tutti, è stato espressamente pensato e voluto per essere rivolto direttamente ai poeti. Ha come finalità proprio quella di sentire cosano pensano i poeti – coloro che la poesia la producono e non solo la leggono – di questo genere, degli approcci e delle forme, nonché delle nuove modalità espressive, come la pratica diffusa del reading e della performance, come quella del poetry slam che sempre genera pareri molto discordanti.
Lello Voce, considerata l'anima centrale di questa espressione poetica creata da Marc Kelly Smith, sostiene che «Lo slam è un atto radicalmente politico: non solo perché riporta il poeta nella polis, ma perché rivendica il nostro diritto di essere ancora proprietari della lingua con la quale parliamo, con la quale amiamo e odiamo, con la quale gioiamo e soffriamo, con la quale accettiamo quell'altro che ci sta di fronte e occupa uno spazio che, se non ci fosse lui, potrebbe essere nostro, ma che, se lui non c'è, non avrebbe alcun senso di essere».[4] Il poeta e performer Dome Bulfaro, presidente della Lega Italiana Poetry Slam, ha raccolto una serie di scritti, opinioni di poeti e testimonianze – che danno voce a entrambi i sostenitori e i detrattori di questo fenomeno – nel ricco testo Guida liquida al poetry slam. La rivincita della poesia (2016) che dovrebbe sicuramente esser letto per avere un approfondimento su ogni aspetto di questa poesia empatica che si fa viva e prende corpo proprio nella sua forma di spoken language.[5]
In relazione alla dimensione orale della poesia è rilevante ricordare il progetto ideato e curato da Giovanna Iorio in collaborazione con Alan Bates nato un anno fa circa con la volontà di creare una grande enciclopedia di poesia vocale, la Poetry Sound Library (PSL).[6] Un'antologia della voce dove ciascun autore, che viene localizzato sulla mappa del globo e del quale si forniscono note bio-bibliografiche, dà lettura, nella sua lingua, a un componimento poetico. Il progetto, al quale da subito hanno aderito poeti da ogni parte del mondo, si è ben presto interessato anche alla poesia dialettale e dar voce anche agli autori scomparsi. L'iniziativa, che è stata presentata in un evento dedicato al Museo Macro Asilo di Roma il 14 aprile 2019 dal titolo “Riflessioni sulla voce”[7], nasce dalla volontà, strenuamente difesa dall'ideatrice Giovanna Iorio, di «preservare la voce, tornare alla purezza del suono, togliere il fruscio della carta delle parole, risvegliare i suoni primordiali del vento, restituire alla poesia la potenza della voce».[8] Essa contempla, a dicembre 2019, le voci di un totale di 1112 poeti viventi e decine di poeti del passato. Nella prefazione del volume pubblicato a seguito della presentazione ufficiale del PSL l'ideatrice Giovanna Iorio così ha annotato: «La Poetry Sound Library (abbrev. PSL) non è un altro archivio sonoro ma la prima mappa mondiale delle voci poetiche. […] è soprattutto un’utopia, un paese ideale solo per i poeti, un «luogo che non esiste», il «non» «luogo» οὐ τό̟ος di Tommaso Moro. Come ogni utopia anche la PSL aspira alla formulazione di un assetto poetico che non trova ancora riscontro nella realtà e che qui viene proposto come ideale e come modello; è utopia anche nel senso limitativo del termine, perché aspira a un modello non realizzabile, astratto, ma nel far questo sottolinea la forza critica verso situazioni esistenti e la positiva capacità di orientare forme di rinnovamento sociale. […] La PSL ha creato un pianeta silenzioso per ascoltare la voce dell’altro. Può contenere, e di fatto contiene, gli archivi di tutto il mondo e i poeti di ogni epoca e luogo. Proprio come un nuovo mondo, sogna di ospitare tutte le voci poetiche e per questo è un progetto che non verrà mai completato, può solo desiderare di essere portato a termine. Grazie agli strumenti della mappa, i poeti più importanti del passato emergono dagli archivi e tornano vivi, nella città e nei luoghi dove hanno vissuto e operato. […] Si percepisce, esplorando la mappa, che esiste una sola voce, la Voce della Poesia, polifonica e dirompente se la si ascolta in un nuovo modo e senza gerarchie, limiti spaziali o temporali. […] La PSL fa di-vertire e cambiando direzione si tracciano nuove geografie. I percorsi sonori sulla mappa invitano ad esplorare questo mare ignoto della poesia sonora. Emoziona ascoltare le voci nelle lingue di tutto il mondo, senza la rassicurante presenza di una traduzione. L’ascolto va al di là della comprensione del senso delle parole».[9]
Sui rapporti tra scienza e poesia, oggetto di analisi di uno dei quesiti, mi viene da segnalare alcuni recenti progetti che hanno parlato di questo. In una recente recensione di Rosa Elisa Giangoia dal titolo “La poesia della matematica”, apparsa sulla rivista Xenia dove, si parla del volume Duet of Formula (2016) di Laura Garavaglia e Mariko Sumikura e si legge: «Quello che le liriche raccolte vogliono evidenziare è che tanto la matematica quanto la poesia indagano gli aspetti problematici della realtà come l'inizio, la fine, la vita, la morte, avendo come obiettivo un oltre indefinito, anche perché entrambe investigano il dilemma dell'infinito, dell'incommensurabile, dentro e fuori l'uomo e la realtà».[10] Va anche segnalato il pamphlet di Roberto Maggiani, edito in formato e-book da La Recherche, ricco di citazioni e riferimenti, dal titolo Poesia e scienza: una relazione necessaria? (2019) dove il tema nevralgico delle interrelazioni e intersezioni tra i due campi vengono presi in considerazione con acume da vari punti di vista. Eugenio Nastasi nella sua “Breve riflessione” che chiude questa dissertazione osserva: «Se è vero che la fisica quantistica “cerca di spiegare quello che accade a una particella prima che entri in gioco l’osservatore”, lo stesso procedimento può essere esteso all’ologramma poetico prima di concretizzarsi, nella mente del poeta, in sintagma del poiein. In qualche modo, voglio dire, come nell’universo della fisica quantistica “la realtà esiste solo nel mondo dei numeri immaginari”, gli elementi dell’atto creativo poetico o similari, fluttuano in un “loro” mondo, complementare o speculare a quello dell’osservatore-poeta, fino a quando viene assorbito e reso accessibile dalla “cernita” che ne fa il poeta».[11] Sui rapporti tra poesia e astrofisica mi sento di fare senz'altro il nome del poeta Corrado Calabrò che con Quinta dimensione (2018) ha spalancato le porte della poesia a una dimensione altra, che s'interroga sull'uomo e ammicca alla scienza e ai suoi traguardi.[12]
Ferroni segnala che la «pluralità delle esperienze, dà luogo a una frantumazione degli spazi e dei livelli, con un'articolazione di nicchie e strati che tendono a chiudersi in se stessi, spesso tra loro impermeabili» ed è, in questa atrofia poetica e iperproduzione libraria, il rischio che maggiormente si paventa e che dovrebbe essere, se non allontanato del tutto, senz'altro reso il meno invasivo possibile tenendo a mente un aforisma di Carl Sandburg che recita: «La poesia è l'apertura e la chiusura di una porta che lascia chi vi guarda attraverso a fare congetture su ciò che ha visto per un istante».[13]
Non solo attenzione verso il poeta in quanto fautore della creazione e custode di sapienza (finanche affabulatore, quando non stratega e utilizzatore di codici avulsi dalla praticità spicciola della vita) ma anche verso il critico la cui funzione, negli ultimi anni, sembra essersi un po' svuotata o semplicemente dissipata in questa variegata schiera di tuttologi e di informatori che fanno cronaca e spesso travalicano la critica propriamente detta, agghindata di indecorose banalità o gossip senz'altro a latere l'oggetto libro. Colui che si colloca in mezzo tra l'autore e il pubblico, una volta inteso come interprete del testo e per questo spesso associato a una sapere tecnico, accademico e pedante, quale estrattore di significati nascosti. Semmai un commentatore in grado di contestualizzare contenuti, analizzare forme, ampliando aspetti, trovando rimandi, ascoltando echi, sapendo cogliere la centralità delle immagini, le correlazioni spesso non così manifeste, ma plausibili secondo un dato tipo di avvicinamento al testo. Citando ancora Ferroni, che molto si è espresso sull'argomento, e in maniera quanto mai chiara, non ci si può non riconoscere nelle sue parole: «Tuttologia e specialismo sono spesso fuorviati dall'ostentazione di sicurezza dell'interprete, dalla pretesa di dire a tutti i costi qualcosa di nuovo e dall'ossessione dell'iperinterpretazione, dal voler far prova di saperne di più di ciò che il testo contiene».
Nel corso del sondaggio si forniscono anche domande atte a chiedere gli autori – sempre in fatto di poesia – tanto italiani che stranieri che si reputano, per ragioni proprie, i più importanti per la poesia, che vanno senz'altro letti e studiati e tenuti a mente. Questo consentirà di poter avere dati attendibili in merito alla poesia che realmente si legge (e dunque si ama) che non ha da essere valutata meramente con ciò che nelle librerie viene comprato, spesso in maniera semplicistica, sulla scorta di una suggestione avuta magari dalla semplice copertina o da un lontano consiglio di qualcuno che non di rado non ha come epilogo che quello di lasciar depositare polvere su quel libro acquistato.
Ed è per questa ragione che vengono proposte nel sondaggio anche due domande che reputo lungimiranti e necessarie al contempo, che guardano ciascuna in una direzione precisa: una al passato e l'altra al futuro. La prima di esse, infatti, ha a che vedere con quali autori, se si ritiene che ve ne siano, sembrano essere i grandi assenti, palesemente dimenticati e tralasciati a dispetto della loro importante opera letteraria (complici magari la disattenzione di critici, l'inadempienza di familiari che potrebbero meglio curare l'eredita letteraria, nel caso di autori passati a miglior vita, e soprattutto il palese disinteresse delle major editoriali che puntano altrove, verso il facile guadagno). L'altro quesito, invece, tende a chiedere quali poeti – più o meno giovani – della scena odierna meriterebbero una conoscenza, diffusione maggiore, vale a dire quali esponenti che, causa della marginalità insita della poesia e – di nuovo – del poco interesse editoriale, non godono di quella fama che, effettivamente, meriterebbero.
Si tratta, in qualche modo, di poter comprendere meglio alcuni dei tanti tracciati che la poesia nel corso del tempo, con esiti vari, ha scritto e percorso, vicoli bui e strade per lo più asfaltate, passaggi ampi e cunicoli leggermente impraticabili, a rappresentare i tanti percorsi dei poeti che, anche grazie a un sistema di rimandi, citazioni e di un universo intertestuale, sono interconnessi tra loro, che si vivificano a vicenda, colloquiando tra età e spazi diversi. Intertesto che è rimando ma anche polifonia interpretativa come osservato dalla poetessa Erika Burkart in alcuni suoi versi: «Un frammento vien letto/ da ciascuna epoca in modo diverso,/ dentro vi proiettiamo l'attualità,/ spieghiamo, aggiungiamo e combiniamo,/ scopriamo; sui bordi estremi,/ nei più profondi interstizi/ prolifera un che di vago e di sinistro,/ che fa paura e intriga».[14]
Questo sondaggio, in ultima battuta, è un mezzo per interrogare i tanti poeti sulla loro arte; anche perché, come Ferroni propone e incalza, la critica possa resistere mediante un mezzo efficace che gli consenta di «interrogare i linguaggi» dal momento che «L'impegno interpretativo non può disporre di nessuna sicurezza, ma può fare affidamento sulla continuità di un leggere e di un interrogare». Affinché si possano aggiungere tante valide pagine a quella millennium poetry che, come Magrelli ha sottotitolato, non è che un viaggio sentimentale nella poesia italiana.




Riferimenti

AA.VV., L'area di Broca. Poesia XXI. Il punto sulla poesia contemporanea, Porto Seguro, Firenze, 2019.
AA.VV., Poetry Sound Library. Riflessioni sulla voce, e-book n°233, La Recherche, 2019.
Bulfaro Dome, Guida liquida al poetry slam. La rivincita della poesia, Agenzia X, Milano, 2016.
Burkart Erika, Poesie, Campanotto, Paisan di Piave, 2005.
Ferroni Giulio, La solitudine del critico. Leggere, riflettere, resistere, Salerno Editrice, Roma, 2019.
Garavaglia Laura, Sumikura Mariko, Duet of Formula, Japan Universal Poets Association, Kyoto, 2016.
Maggiani Roberto, Poesia e scienza: una relazione necessaria?, e-book, La Recherche, 2019.
Magrelli Valerio, Millennium poetry. Viaggio sentimentale nella poesia italiana, Il Mulino, Bologna, 2015.
Poesia, Crocetti, Milano, anno XXXII, novembre 2019, n°353.
Spurio Lorenzo, “La Quinta dimensione di Corrado Calabrò il poeta che strizza l'occhio alla scienza”, Blog Letteratura e Cultura, 18/08/2019, https://blogletteratura.com/2019/08/18/la-quinta-dimensione-di-corrado-calabro-il-poeta-che-strizza-locchio-alla-scienza-a-cura-di-lorenzo-spurio/
Xenia, Trimestrale di Letteratura e Cultura, AGF Edizioni, Genova, n°3, 2009.



Lorenzo Spurio (Jesi, 1985), poeta, scrittore e critico letterario. Per la poesia ha pubblicato Neoplasie civili (2014), Tra gli aranci e la menta. Recitativo dell’assenza per Federico García Lorca (2016) e Pareidolia (2018). Ha curato antologie poetiche tra cui Convivio in versi. Mappatura democratica della poesia marchigiana (2016) e Sicilia: viaggio in versi (2019). Per la narrativa ha pubblicato tre raccolte di racconti brevi. Intensa la sua attività quale critico con la pubblicazione di saggi in rivista e volume, approfondimenti, prevalentemente sulla letteratura straniera, tra cui il volume Cattivi dentro: dominazione, violenza e deviazione in alcune opere scelte della letteratura straniera (2018). Si è dedicato anche allo studio della poesia della sua regione pubblicando Scritti marchigiani (2017) e La nuova poesia marchigiana (2019). Tra i suoi principali interessi figura il poeta e drammaturgo spagnolo Federico García Lorca al quale ha dedicato un ampio saggio sulla sua opera teatrale, tutt’ora inedito e tiene incontri tematici. Presidente dell’Associazione Culturale Euterpe di Jesi, fondata a marzo 2016, e Presidente di Giuria in vari concorsi di poesia, tra cui il Concorso di Poesia “Città di Porto Recanati – Premio Speciale Renato Pigliacampo”, il Premio Letterario “Città di Chieti” e il Premio Letterario Internazionale “Antonia Pozzi – Per troppa vita che ho nel sangue” di Pasturo (LC); ha ideato e presiede il Premio Nazionale di Poesia “L'arte in versi” che ha sede a Jesi, giunto nel 2020 alla nona edizione. Su di lui si sono espressi, tra gli altri, Giorgio Bàrberi Squarotti, Dante Maffia, Corrado Calabrò, Ugo Piscopo, Nazario Pardini, Antonio Spagnuolo e Sandro Gros-Pietro.



NOTA: Il presente articolo e´ stato pubblicato per la prima volta sul blog culturale del prof. Nazario Pardini, "Alla Volta di Leucade" il giorno 23-12-2019: http://nazariopardini.blogspot.com/2019/12/lorenzo-spurio-inchiesta-sulla-poesia.html






[1] Xenia, Trimestrale di Letteratura e Cultura, AGF Edizioni, Genova, n°3, 2009, pp. 35-36.
[2] Giulio Ferroni, La solitudine del critico. Leggere, riflettere, resistere, Salerno Editrice, Roma, 2019. Tutte le citazioni di Ferroni sono tratte dal medesimo libro.
[3] A partire dall'amara e annichilente citazione (ma anche indirettamente propositiva per un impegno serio, costante e convinto) di Theodor Adorno che ebbe a dire «Scrivere una poesia dopo Aushwitz è barbaro e ciò avvelena anche la stessa consapevolezza del perché è divenuto impossibile scrivere oggi poesie» si legga il breve articolo di Letizia Leone dal titolo “Quale poesia dopo lo scandalo insostenibile della Storia?” apparso sulla rivista romana Il Mangiaparole, anno 1, numero 4, ottobre-dicembre 2018.
[4] Dome Bulfaro, Guida liquida al poetry slam. La rivincita della poesia, Agenzia X, Milano, 2016.
[5] In relazione all'universo dello slam vorrei segnalare due interviste da me fatte a due poeti performer che, nelle loro rispettive zone, sono stati e sono promotori di poetry slam e hanno rivestito il ruolo del Maestro di Cerimonia: “Intervista al poeta e performer Max Ponte”, in Blog Letteratura e Cultura, 07/01/2018 (https://blogletteratura.com/2018/01/07/intervista-al-poeta-e-performer-max-ponte-a-cura-di-l-spurio/ );   “La poesia orale. Intervista alla poetessa aquilana Alessandra Prospero”, in Blog Letteratura e Cultura, 19/01/2018 (https://blogletteratura.com/2018/01/19/la-poesia-orale-intervista-alla-poetessa-aquilana-alessandra-prospero-a-cura-di-l-spurio/). Va, inoltre, osservato che Max Ponte è ideatore di una formula innovativa di gara poetica che può essere considerata di derivazione della poetry slam denominata “Angelico Certame” (https://angelicocertame.org/2016/09/06/regolamento/) che si disputa a Torino. S'iscrive in questo ambito di rivisitazione anche la Gara poetica itinerante nelle antiche terre picene “Ver Sacrum” (https://associazioneeuterpe.com/regolamento-2/), ideata dal sottoscritto assieme a Michela Tombi, organizzata dall'Associazione Culturale Euterpe di Jesi che ha toccato i maggiori centri della regione Marche nel corso del 2019 e ha avuto la sua finale del campionato a Cupramontana (AN) lo scorso 14/12/2019.
[7] Gli atti di questo incontro sono raccolti in un numero monografico col medesimo titolo sulle edizioni online della rivista La Recherche, e-book n°233, 2019. Nel volume, a cura di Roberto Maggiani e Giuliano Brenna, dopo l'introduzione di Giovanna Iorio e la prefazione di Stefania Di Lino, figurano, tra gli altri, gli interventi di Lucianna Argentino, Michela Zanarella, Nadia Chiaverini, Anna Maria Curci, Annamaria Ferramosca, Maria Pia Quintavalla, Eugenia Serafini, Maurizio Soldini, Giuseppe Vetromile.
[8] Al fine di una maggiore diffusione e organizzazione del progetto, la fondatrice ha istituito degli Ambasciatori, una sorta di collaboratori diretti che, in prima linea, hanno sposato il progetto e si impegneranno a condividerlo ampiamente e diffonderne le potenzialità, soprattutto nella loro zona. Tra di essi Anna Maria Curci, Michael Rothenberg, Caterina Davinio, Cinzia Marulli, Michela Zanarella, Roberto Maggiani, Paolo Saggese, Giuseppe Vetromile, il sottoscritto e vari altri.
[9] AA.VV., Poetry Sound Library. Riflessioni sulla voce, e-book n°233, La Recherche, 2019.
[10] Xenia, Trimestrale di Letteratura e Cultura, AGF Edizioni, Genova, n°3, 2009, p. 80.
[11] Roberto Maggiani, Poesia e scienza: una relazione necessaria?, e-book, La Recherche, 2019.
[12] Una mia recensione al volume è stata pubblicata su Blog Letteratura e Cultura il 18 agosto 2019 ed è disponibile qui: https://blogletteratura.com/2019/08/18/la-quinta-dimensione-di-corrado-calabro-il-poeta-che-strizza-locchio-alla-scienza-a-cura-di-lorenzo-spurio/
[13] Poesia, Crocetti, Milano, anno XXXII, novembre 2019, n°353, p. 10.
[14] Erika Burkart, Poesie, Campanotto, Paisan di Piave, 2005.

mercoledì 27 marzo 2019

News da Adele Desideri fine marzo 2019


Gentili lettori, segnalo quanto segue

*Recensione di Adele Desideri a Giovanni Dino, Nessuno va via, supplemento f. c. di Pagine lepine, a. XXII, 2017, pag. 47, in Quaderni di Arenaria, monografici e collettivi di letteratura moderna e contemporanea, nuova serie, volume XVI, pag. 61-62
Link
https://www.quadernidiarenaria.it/volumi/quadernidiarenaria-volume16.pdf 

*Il volume di Paolo Lagazzi, Come ascoltassi il battito d‚un cuore, Incontro nel cammino di Attilio, Moretti&Vitali 2018
Per quanto amato da molti lettori di poesia, per quanto profondamente stimato da alcuni tra più grandi poeti del Novecento non solo italiano (da Montale a Luzi, da Sereni a Caproni, da Pasolini a Charles Tomlinson a Kikuo Takano), Attilio Bertolucci resta un autore ancora, in parte, misconosciuto e incompreso. Solo una lunga frequentazione del suo mondo poetico può permettere di cogliere la complessità e la ricchezza che si annidano nell‚apparente semplicità del suo linguaggio. Paolo Lagazzi, riconosciuto dallo stesso Bertolucci (in un‚intervista apparsa nella rivista “Gli immediati dintorni”, n. 2, 1989) come colui «che forse più di ogni altro mi ha letto in estensione e in profondità», ripercorre negli scritti raccolti nel presente volume alcuni tra i capitoli decisivi della storia del poeta: l‚inesausto amore per la pittura; la passione per le opere di Proust e di Eliot; l‚affinità elettiva con un originalissimo, fantastico e umano storyteller quale Silvio D’Arzo; il lavoro svolto con leggerezza e lungimiranza nei campi del giornalismo e dell‚editoria; il dialogo tra la sua poesia e il cinema del figlio Bernardo. Soprattutto, questo libro ci porta di nuovo a osservare i „nodi‰ più segreti e cruciali del mondo bertolucciano: la religiosità sui generis, il sentimento del sacro, l‚incontro fra un bisogno primario di verità e un‚acuta coscienza della vita come mistero. (Dal link
https://morettievitali.it/?libri=come-ascoltassi-il-battito-dun-cuore )

*Poeti cristiani latini dei primi secoli. Tradotti da poeti italiani contemporanei, a cura di Vincenzo Guarracino, Mimep-Docete, Pessano con Bornago, Milano, 2017
Completo, interessante, godibile, il video di presentazione di Vincenzo Guarracino,
Al link
https://www.youtube.com/watch?v=ZrCrykxEWr0&index=9&list=PLKV7vYSzWe6yv0dBX9WFFr9DMgGaLLWaX 

*Il volume di Luciano Curreri, Volevo scrivere un’altra cosa, Passigli 2019
Diciotto racconti (più uno...) travestiti da apologhi, nutriti di un certo umor nero: così si presenta ai lettori "Volevo scrivere un'altra cosa". Già dal titolo vediamo qualcosa di inatteso: ciascuno dei racconti si chiude, infatti, con una nota finale che contrasta con quanto fino a quel punto raccontato. La storia che l'autore ha scritto non è, insomma, quella che avrebbe voluto raccontare. Ce ne era infatti un'altra, che per qualche ragione non ha potuto venire alla luce. Così, mentre il libro si sviluppa attraverso le differenti tappe dei vari racconti - da Il subappalto delle vacanze a La metà fascista del cuore, da Il portiere e la morte a Il furto impossibile, da Per qualche capello in meno a L'istituzione della bella copia, ciascuno dedicato a un grande scrittore amato al punto da desiderare quasi di parodiarlo - le storie si contraddicono e insieme si completano, in un intreccio che è la vera ossatura della raccolta. Un destino narrativo che non risparmia neppure la postfazione di tale Ciapo Populin, critico del Gazzettone (dal link
https://www.libreriauniversitaria.it/volevo-scrivere-altra-cosa-curreri/libro/9788836816781 ).

Io sono amico dell’invisibile e non faccio conto che di ciò che si fa sentire e non si mostra, e non credo e non posso credere a tutto quello che si tocca e che si vede
(Eugenio Montale, in Quaderno Genovese, a cura di Laura Barile con uno scritto di Sergio Solmi, Milano, Mondadori, 1983, pag. 72, in Giovanni Sighieri Danesin, Montale nella grande guerra: voce, memoria e luce, in Xenia, n. 4, anno 2017, Edizioni Arti Grafiche Francescane, Genova)



giovedì 29 maggio 2008

Su Falsi confini di Ottavio Rossani

nota di lettura di AR

Questo libro, pubblicato da Xenia qualche tempo fa (Milano, 1989) dovrebbe essere consigliato, oltre a chi ama la poesia, nelle scuole superiori e all'università per dare un minimo di profondità storica alle giovani generazioni. Attraverso versi che pur attingendo a piene mani dalla cronaca sanno traformarla in ritmo, condensarla in immagini efficaci, proporla in uno stile elegante e riverberante di significati e suggestioni, Ottavio Rossani offre uno spaccato poetico (appunto) ma non elusivo della storia del nostro paese dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta: «i cortei sono finiti, / c'è l'insufficienza di prove» (p. 9); «Gli occhi svuotano il cronometro, / rivestono i colori primigeni. / In ascensore il corsaro Pasolini / abilmente silenzioso / ostinato calciatore dilettante / non lo vedono, ma è davvero morto?» (pp. 14-15); «Chi comanda non muore / e nasce già dorato di luna.» (p. 16); «Trestanzeconservizi Inacasa. / I topi della mansarda in legno / sconfitti da pubblico concorso.» (p. 21); «Col viso riverso, un filo rosso / alla nuca usciva da piccolo foro. / Nel rigagnolo il fotografo / impresse un particolare banale, / il mocassino marrone un po' storto.» (p. 41, si fa riferimento all'assassinio di Walter Tobagi).
Anche gli eventi intimi, personali sono condivisi: l'Autore sa coinvolgere senza mai indulugere in pietismi, con uno sguardo che penetra la realtà dei fatti nel loro nucleo che viene “esposto” senza bisogno di aggettivi: «Nell'orto della quiete nane / piante sfamano fantasmi. Aspettano lì fuori molte cose, / arrampicarsi alle nuvole, / scavare una falda acquifera, / esplorare» (p. 23); «Qui, stanzone di carta, sono nati / affetti futuri dalla polvere. / La città draga sempre trame / mefitiche. Il reporter s'imbratta, / sbroglia, dimentica.» (pp. 32-33); «frettoloso esplodeva il sesso / nel groviglio dei covoni, / dormivano al sereno fottendo / tra lingue di fuoco i falciatori,» (p. 39).

Notevole la capacità di fondere parole, di usare varie strategie retoriche, di utilizzare frasi nominali in modo catturante: «Max tasteggia un itinerario / l'aria è cartamarcia, / sui tavoli i giornali morti.» (p. 34); «Rinati col vino assolato cantavano / i mietitori ti vitti alla jumara / e poi quotidiana impotenza ricadeva / sulle donne, menate e infilzate.» (p. 36); «(infinestrato / orizzonte pioggiafumoso tra pioppi / righe di lembi nebbiosi)» (p. 46); «Notte chiara, radiopassante / sull'aria vocativa di Zanzotto.» 8p. 51); «dalla costa videro il capezzolo / Lampedusa spuntare al mare / quando il cielo spiritò fulmini / per divertire Giove.» (p. 55)

Vorremmo concludere questa sommaria carellata con un distico che ci pare sempre attuale, per quanto forse un po' pessimistico: «Non c'è veggente oggi che spieghi / l'incrocio delle cose» (p. 61).
Molto bella anche la postfazione (o Nota critica) firmata da Carlo Bo che inizia con queste parole: “La prima impressione che prova il lettore di fronte a Falsi confini di Ottavio Rossani è quella di aver assistito a una singolare operazione poetica di travaso generale della realtà. ” (p. 69)


Ottavio Rossani (Sellia Marina, 1944) è poeta, scrittore, pittore e giornalista (per il «Corriere della Sera» ha scritto di politica, economia, cultura, cronaca e cura il litblog poesia.corriere.it). Ha intervistato molti personaggi in Italia e all’estero, viaggiandoo nei diversi continenti, in particolare in America Latina. Ha pubblicato le sillogi di poesia: Le deformazioni (1976), Falsi confini (1989), Teatrino delle scomparse (1992), Hogueras (1998), L’ignota battaglia (2005). I saggi: L’industria dei sequestri (1978), Leonardo Sciascia (1990), Le parole dei pentiti (2000), Stato società e briganti nel Risorgimento italiano (2002). Il romanzo: Servitore vostro humilissimo et devotissimo (1995). Per il teatro ha scritto testi e ha curato alcune regie, come la “mise en espace” delle poesie di Federico Garcia Lorca per il centenario della nascita, con musica e ballo di flamenco: Se mueren de amor los ramos (Caffè Letterario, Milano, 1998). Ha esposto i suoi quadri in molte mostre personali e collettive in Italia e all’estero. È presente ne Il silenzio della poesia (Fara, 2008) con la plaquette Scorrerie.

martedì 20 novembre 2007

Su Salterio bianco di Cesare Ruffato


Hebenon, Mimesis, Milano 2006, euro 13,00

recensione di Caterina Camporesi


Cesare Ruffato testimonia una duratura, assoluta ed eroica devozione alla scrittura poetica documentata dalla pubblicazione di venti e più volumi lungo il corso degli anni.
Per ognuno di essi sempre il sigillo di un titolo originale, suggestivo e pertinente, così per questo ultimo in ordine di tempo: Salterio bianco, che richiama Il poeta pallido di poco precedente. In Salterio bianco, a mio parere, lo scavo diventa più interiore penetrando profondità che assecondano un verso che ritma il respiro del poeta armonizzandosi con quello del mondo. Ossia la parola poetica avvia quel processo di alchimia e di trasfigurazione mediante l’elaborazione di una sofferenza prigioniera e a lungo rimasta muta: «ti plasmo e trasformo nel languido / pallore che ti porterà altrove».
La dichiarazione di tematica è già presente nel titolo e nell’incipit: «Si viveva in un insolito isolamento / dal mondo per una elevata intensità / d’echi di persecutoria riflessione / interiore, d’una bulimia di silenzio».
Il salterio è uno strumento musicale a corde antichissimo e di piccole dimensioni tanto da potere essere trasportato con agilità.
Già in uso nei monasteri femminili dell’Umbria e delle Marche, possiede due ordini di corde il cui spazio serve per inserire i salmi, il cui nome è ancora una volta salterio. Il titolo richiama sia il verbo sáltar (pizzicare con le dita) sia il bianco, il colore che simbolizza il vestito della sposa. Tuttavia come il simbolo, anche il colore contiene un duplice ed ambivalente significato. Infatti il bianco esprime sì la congiunzione ma anche la disgiunzione: vale a dire la privazione, il vuoto, il marmo scultoreo della morte: «Il bianco addice più del nero / sul letto di morte (…)».
Il bianco non è un colore originario, bensì la combinazione di altri primari come il rosso, il verde e il blu: rappresenta l’indifferenziato che per individuarsi ed evolversi deve sottostare ad un complesso processo di trasformazione.
Anche dal punto di vista acustico il bianco si contraddistingue per il suono sibilante e fastidioso, quasi volesse segnalare e fare risaltare le dissonanze che si insinuano nella vita frantumandone la continuità. Comunque è proprio grazie alla discontinuità dovuta agli eventi perturbanti che l’uomo comincia a riflettere saggiamente cercando di dare nome e significato ai grandi temi: «Forse ora edotto saprei denominare / altrimenti dolore e morte originari / fiduciare di più la vita-in morte / forse la morte potrebbe essere / un dolore silente virtualmente bianco».
Una sconfinata bulimia di silenzio si accompagna a stati regressivi che si risolvono in: una sorta di “autismo di ritorno”. L’esperienza del lutto è necessaria perché il soggetto possa orientarsi con bagliori e strumenti nuovi di comprensione per proseguire l’irto cammino della vita.
Il vocabolo “bianco” ritorna e risuona insistentemente all’interno dei testi di questa raccolta nella quale, più che in quelle precedenti, la parola si libera per andare incontro all’altro e la poesia si fa ponte fra un dentro e un fuori, unendo spesso l’autore al lettore in una situazione di similitudine e fratellanza.
La presenza del tu riecheggia il Montale di Xenia che cerca e trova per continuare il dialogo con le persone amate scomparse. Il poeta con l’invenzione del ricordo torna ad indossare lo splendore dell’aria di Parigi con la lacrima madeleine.
Le creature amate ora amalgamate con esistenze celesti e terrene non negano la loro visibilità a chi ha il coraggio di acuminare lo sguardo e proiettare la voce e i gesti dell’amore per raggiungerle: «Se vedrò per prima una stella / sarà una stilla di loro svanite / se un fruscio di vento un loro respiro per i miei alveoli beanti / se un abbaglio di luce un loro bacio / il mio sguardo attento che ritorno / alle carte nell’ombra triste lunare».
Come nelle precedenti raccolte anche qui l’invenzione linguistica, la sofisticazione nella ricerca della parola giusta, la trasformazione e resa in verbo di sostantivi: «mi chimeri / parole bianche», intrise di una più evidente nostalgia e di una adeguata miscela tra realtà e immaginazione, continuano a rassicurarci sulle possibilità infinite che la poesia possiede per deliziarci e allo stesso tempo guidarci. L’arte rappresenta ancora una fuga onorevole per riscattare l’uomo dalla condizione di essere frammento sparso nell’universo.

martedì 10 giugno 2025

Versi coraggiosi ed esplorativi di Cesare Cuscianna

recensione di Vincenzo Capodiferro
pubblicata su 
Insubria Critica



Lettere dal fronte è un’opera poetica di Cesare Cuscianna, pubblicata da Fara, Rimini 2024, vincitrice al Faraexcelsior. Già il titolo ci dà un’idea di “Grande Guerra”, di trincea, di bellum omnium contra omnes. Questa è la vita. Leggiamo nel giudizio della giuria: «Quel che resta in cuore e nella mente dopo la lettura di Lettere dal fronte è la conferma che la guerra è semplicemente un’assurdità. Un’orribile assurdità. Versi coraggiosi osservano, esplorano, pensano, desiderano, scavano, appuntano sentimenti e momenti intimamente profondi, situazioni tragiche». “La guerra è regina di tutto”, scriveva Eraclito l’oscuro. La guerra è un’assurdità, purtroppo reale. E la storia ancora non è riuscita a bandirla dai suoi annali, con tutti gli insegnamenti secolari.

Non sopravvivi

se non ti aspetta un desiderio
solo chi ama fa arretrare il tempo
c’è troppa morte in questa primavera
mai visto un tulipano o una rosa
tornare al sonno
ma è cura vegetale avvolgersi nel buio,
il nero sperare sia solo di passaggio.

Il mondo si sgretola ogni giorno
così remissivo da sembrare irreale…


Commenta Alessandro Ramberti nella postfazione: «Troviamo in queste Lettere un gioco bello e impegnativo fra il poeta, tessitore di immagini ed indagatore di verità che oscillano fra una cruda materialità e una labile ma pervasiva ed emozionante ricerca di senso, e il pensatore che fa i conti con una quotidianità spesso greve e costellata di assurdità». È il conflitto irrisolvibile tra ragione e sentimento, tra ideale estetico e ideale etico.

Se scrivessi una lettera ti direi
la guerra continua ma sto bene
e faccio il mio dovere


La guerra cui allude il Nostro non è solo quella esteriore, ma quella interiore, nonché quella vissuta ogni giorno sui fronti della vita, dello stress quotidiano, del “Panta Rei” dell’esistenza umana. Trincea è il mondo del lavoro, tutto, l’erleben quotidiano.

Il tempo è oppio
non più desiderio ma sapienza…


Tempo rimanda a Tempio: “la religione oppio del popolo”. La scientia temporis cioè la coscienza del tempo che rimanda all’heideggeriana esistenza autentica diventa sollievo, cioè vera sapienza, non desiderio, fonte, invece, di dolore.

Lì, intorno a te
cresce l’intangibile momento…


La vita vera sta in quell’attimo che fece esclamare ad Ungaretti: “M’illumino…”. La voce dalla trincea di Cuscianna esprime anch’essa allegria. La vita è naufragio, ma dolce se si coglie, come Leopardi, quel “carpe diem”. Afferrare l’attimo, quello che i greci antichi chiamavano il “kairòs”, dentro il “cronos”, cioè lo scorrere indisturbato degli eventi. Cogliere, come in Quasimodo, farsi trafiggere da “un raggio di sole”:

E poi prendimi, stanchezza
con l’ultimo raggio di sole…

La poesia di Cuscianna è profonda, instabile, rivoltante, non offre sempre lieti cuscini, invita a prendere coscienza di una guerra assurda che ci circonda. Siamo come soldati, ogni giorno, ma ci fermiamo un attimo a pensare, a godere quell’attimo intangibile che ci passa accanto, ogni momento?


Cesare Cuscianna, medico e psicologo, ha vinto: il premio Cesare Pavese 2002 poesia inedita, sezione medici scrittori; il Premio Giovanni Bertacchi - Scia di Buone memorie 2023, poesia singola; il Premio Samnium 2022 e il Premio Xenia Book Fair 2023 con sillogi inedite. Ha pubblicato il romanzo “La Malerba” (Antigone Edizioni 2009, finalista al Premio Calvino 2009) e la raccolta di racconti “L’ippopotamo nella neve e altere vite ancora” (L’Erudita 2022, vincitore Concorso Argentario 2022 e Premio Città di Arcore 2023).

domenica 8 ottobre 2017

Da Virgilio a Virginia Woolf: il miele in letteratura. Conferenza a Jesi domenica 15 ottobre con overture di letture poetiche e degustazione finale

“Sapori tra le righe”: conferenza sul miele nella letteratura e nella produzione: il 15 ottobre a Jesi
L’iniziativa è promossa dall’Associazione Culturale Euterpe



L’Associazione Culturale Euterpe di Jesi ha dato vita al progetto culturale “Sapori tra le righe” che è stato inserito all’interno di “Weekend d’autunno”, programma di iniziative promosse dal Comune di Jesi per l’autunno 2017. “Sapori tra le righe”, che si realizzerà in due date separate, promuoverà incontri dedicati alla conoscenza di alcuni alimenti molto comuni della nostra dieta alimentare quali il miele e l’olio che verranno presentati, approfonditi e discussi sotto un profilo letterario e non.
L’intero ciclo di eventi è patrocinato dal Comune di Jesi, dalla Provincia di Ancona e dall’Università degli Studi di Perugia e dall’Università Politecnica delle Marche.

Il primo appuntamento si terrà il 15 ottobre alle ore 17:30 presso la Chiesa di San Bernardo / Museo della Stampa (SAS) in Via Valle e sarà dedicato a riscoprire il miele, tra letteratura e produzione. L’apertura sarà affidata alla calda voce della poetessa pesarese Michela Tombi, autrice della recente silloge Dentro il mio vento, con la recitazione di alcune liriche di poeti consacrati agli altari inerenti all’alimento di riferimento.

Il programma della pomeriggio letterario vedrà il seguente programma.
La professoressa Rosa Elisa Giangoia interverrà su “La poesia del miele: da Virgilio ai contemporanei” e nel suo discorso prenderà in considerazione anche l’antica metafora che vede riflessa nel miele l’intertestualità letteraria, creando una vera e propria nuova poetica con la docta veritas di Angelo Poliziano per preludere alla scuola formalista russa e alla critica semiologica.
Rosa Elisa Giangoia ha insegnato Materie letterarie nei licei, svolgendo contemporaneamente un’intensa attività di ricerca didattica e di promozione culturale. Si si occupa di critica letteraria, come componente delle redazione prima della rivista “SATURA”, ora di “XENIA” e collaborando a diverse altre riviste letterarie. Ha redatto manuali scolatici tra cui un’edizione delle Bucoliche di Virgilio con annotazioni in latino. Ha pubblicato romanzi (In compagnia del pensiero, 1994; Fiori di seta, 1998; Il miraggio di Paganini, 2005), testi teatrali (Margaritae animae ascensio 2014), saggi critici (Appunti di poesia, 2011), sillogi poetiche (Agiografie floreali, 2004; Sequenza di dolore, 2010; La vita restante 2014) e altri vari testi, tra cui un saggio di gastronomia letteraria (A convito con Dante, 2006).

La professoressa Annalisa Volpone (Università degli Studi di Perugia) relazionerà attorno al tema indicato “My dear honey: miele e scrittura in Virginia Woolf” sottolineando come nella scrittrice modernista il miele funga letteralmente da collante tra vita quotidiana e scrittura creativa ed è al contempo vettore mnemonico dell’infanzia.
Annalisa Volpone è professore associato presso il Dipartimento di Lettere dell’Università degli Studi di Perugina. È condirettore del CEMS (Centre for European Modernism Studies, un centro internazionale che si occupa di modernismo  europeo in prospettiva interdisciplinare); la sua ricerca si concentra prevalentemente sul modernismo. Ha pubblicato diffusamente su James Joyce, Virginia Woolf e Vladimir Nabokov e sui rapporti tra romanticismo e medicina. Attualmente sta lavorando a una monografia su William Blake e le contemporanee scienze della mente.

L’intervento artistico, dal titolo “Una dolce scoperta: miele e api nella storia dell’arte”, sarà gestito da Caterina Luzi nel quale accennerà all’ape nei bestiari medievali per arrivare, nei secoli successivi, all’utilizzo dell’ape come iconografia nei blasoni nobiliari e altro ancora.
Caterina Luzi si è laureata in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali presso l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo. Si occupa di didattica museale, organizzazione eventi e visite guidate presso la Pinacoteca Civica di Jesi. In passato ha tenuto lezioni di Storia dell’Arte dal titolo “L’amore tra arte e poesia”.

L’intervento tecnico, “Il miele, questo sconosciuto”, sarà curato da Alvaro Caramanti (Presidente del Consorzio Apistico Obbligatorio Provinciale di Macerata) che parlerà della diversità dei mieli, delle loro caratteristiche fisiche, dando altresì alcuni suggerimenti da tener presente nell’atto di acquisto di questo prodotto.
La conclusione dell’evento vedrà una degustazione di prodotti dell’Azienda Cocciarini Sergio.

Il secondo appuntamento di “Sapori tra le righe” si terrà il 12 novembre alla Galleria degli Stucchi di Palazzo Pianetti di Jesi e sarà dedicata all’alimento olio.

La partecipazione all’iniziativa culturale è gratuita. La S.V. è invitata a prendere parte.

Info:
Tel. 327 5914963


giovedì 1 agosto 2024

Ecco i vincitori del Faraexcelsior 2024

Grazie di cuore alla giuria composta da Adalgisa ZanottoDaìta Martinez, Doris BellomustoFabrizio Azzali, Filippo Tonti e Franca Oberti per la competenza e la passione e complimenti vivissimi ai vincitori! Per la sez. Racconto/saggio v. qui

Faraexcelsior 2024 

sez. Poesia


Primi classificati ex aequo


Trovare un cuore di Socrate Toselli (Latina) 



Socrate Toselli ha 37 anni e vive a Latina, dove svolge la professione di avvocato dopo essersi laureato presso l’Università “La Sapienza” di Roma nel 2010.

«La poetica di questo autore non rispetta le rime, non la metrica, ma offre spazi di pensiero, di riflessione. Sono sprazzi di luce e fulmini a ciel sereno, sono piccoli laser che penetrano nella mente di chi legge. C’è molta amarezza in certi versi, ma anche consapevolezza per una realtà incontrollabile e indefinibile. C’è tanto bisogno di eternità, eppure la certezza che ogni attimo è già eternità e si confida nella resurrezione. “… E non c’è nulla che possa dirsi nuovo / Il tempo ogni giorno abusa della vita…”. Ho gustato la semplicità dei versi, l’esposizione del concetto, piuttosto che la ricerca sofisticata delle parole. Si percepisce la semplicità e la naturalezza, non servono le metafore. Talvolta l’autore entra nel delicato spazio spirituale “… Nel mondo è assente, prima che Dio, l’uomo…” come se nel tempo circolare si evitasse spesso di contemplare il sacro.” (Franca Oberti)

«Il tempo, folgorante tempo, accordo di un perpetuo vacillare tra origine e incantamento al principio che interno regge il consueto e l’inaudito di un quotidiano marcato sull’indizio ontologico del ni-ente, misura e compimento quale temine assoluto di un sempre ritorno. Ritorno quale matrice riflessiva di una interrogazione che ha cadenza ritmica nella forza espressiva del linguaggio capace di sostare sul senso dell’eterno significante la sua tensione quale concettuale oscillazione dell’esistere.» (Daìta Martinez)



Lettere dal fronte di Cesare Cuscianna (Caserta)


Cesare Cuscianna è medico e psicologo. Ha vinto nel 2002 il premio Cesare Pavese per la poesia inedita, sezione medici scrittori. Per la poesia singola ha vinto il Premio Giovanni Bertacchi - Scia di Buone memorie 2023. Con sillogi inedite di poesia ha vinto il Premio Samnium 2022 e il Premio Xenia Book Fair 2023. Ha pubblicato il romanzo La Malerba (Antigone Edizioni 2009), finalista al Premio Calvino 2009 e la raccolta di racconti L’ippopotamo nella neve e altre vite ancora (L’Erudita 2022), vincitore Concorso Argentario 2022 e Premio Città di Arcore 2023.

«Quel che resta in cuore e nella mente dopo la lettura di Lettere dal fronte è la conferma che la guerra è semplicemente una assurdità. Un’orribile assurdità. Versi coraggiosi osservano, esplorano, pensano, desiderano, scavano, appuntano sentimenti e momenti intimamente profondi, situazioni tragiche. Poesia riuscita, piena di significato, non è da tutti andare incontro al fronte di guerra e “starci”… I versi lambiscono la strofa successiva. Il carico pesante di ciò che è il luogo diventa canto libero e aperto comunque alla fiducia, al coraggio. A un senso di speranza pura. Forse sarebbe bella, la notte / su un tiepido campo / di stoppie / spezzate al lento fuoco delle stelle.» (Adalgisa Zanotto)

«In versi fortemente densi di significato e caratterizzati da una musicalità aspra, dolente, l’autore inscena quella che potremmo definire una sorta di  metafisica del reale. La metafora della guerra, descritta nei suoi segni materiali  più drammatici e crudi,  diviene allegoria di una condizione  spirituale perenne, che finisce per coincidere con l’intera esistenza, con le sue pungenti contraddizioni, la sua insensata e sostanziale violenza, la difficoltà ontologica di spezzare la solitudine aprendosi agli altri nella condivisione del dolore ineluttabile.» (Fabrizio Azzali)


Secondi classificati ex aequo


Se mi conosci di Vincenzo Mastropirro (Bitonto, BA)


Vincenzo Mastropirro poemusico (Ruvo di Puglia) vive a Bitonto (BA). È flautista, compositore, poeta, didatta. Ha inciso oltre 20 CD, ha suonato in Teatri prestigiosi, in varie formazioni, in Italia e all’estero. In poesia ha pubblicato nove raccolte. Tra i numerosi premi letterari, gli è stato conferito il Premio Lerici Pea 2015 - Sezione poesia in dialetto Paolo Bertolani, Premio Poesia Onesta 2016 Falconara Marittima (An), Premio Nazionale Galbiate (Lecco) 2018, Premio Giannone Città di Ischitella 2019.

«Si apprezza l’originalità dello stile e del contenuto, la vivacità espressiva ottenuta attraverso la sapiente mescolanza delle lingue madri, italiano e dialetto. La silloge è strutturata con delicata attenzione in modo da consentire a chi legge di ricostruire il senso profondo di un viscerale legame con la madre e con la morte.» (Doris Bellomusto)


Appunti eoliani di Guglielmo Aprile (Casamicciola Terme, NA)


Guglielmo Aprile è nato a Napoli nel 1978. Attualmente vive ad Ischia, dove si è trasferito per lavoro. È stato autore di alcune raccolte di poesia, tra le quali Il dio che vaga col vento (Puntoacapo Editrice, 2008), Nessun mattino sarà mai l’ultimo (Zone, 2008), L’assedio di Famagosta (Lietocolle, 2015); Il talento dell’equilibrista (Ladolfi, 2018); Il giardiniere cieco (Transeuropa, 2019); Falò di carnevale (Fara, opera I classificata al concorso Narrapoetando 2021); Il sentiero del polline(Kanaga, opera I classificata al premio Arcore 2021); Thanatophobia (Progetto Cultura, opera I classificata al premio “Mangiaparole” 2021); per la saggistica, ha collaborato con alcune riviste con studi su D’Annunzio, Luzi, Boccaccio e Marino, oltre che sulla poesia del Novecento.

«Per la chiarezza e la fedeltà a quella che sembra una devozione. Per il trasporto verso una meraviglia che scalfisce lo sguardo e modella il contesto, l’essenza e la natura delle cose. Per una lingua semplice con un baricentro teso a rimanere, a sedimentare. Per versi come: e a volte nella roccia riconosco / un profilo pauroso, che mi fissa / con rancore e mi sfida: e arrivo a credere / che abbia uno sguardo la materia muta, / che un’ombra viva in essa sia racchiusa – / era quella la faccia di Barabba.» (Filippo Tonti)



Opere votate


Sete di Barbara Rosenberg (Milano)



Barbara Rosenberg è nata a Milano nel 1971, in una notte di plenilunio, all’inizio di settembre. Ha studiato scrittura creativa, frequentando i corsi di Raul Montanari e della Scuola Civica Paolo Grassi. È tra i fondatori dell’Associazione culturale Equinozio e si occupa della programmazione delle attività culturali di narrativa e poesia. È laureata in Scienze dell’educazione all’Università Bicocca e crede nell’arte come strumento di educazione e trasformazione. Ha pubblicato con Fara editore: Piccolo canzoniere di città, una raccolta di racconti e Storie con un altro finale. Il Romanzo Il viaggio in Germania è stato pubblicato da Tralerighe libri e ha vinto il premio Nabokov 2018. Languishing è la sua prima raccolta poetica (Edizioni Nulladie 2022). Il suo motto: “Per la stessa ragione del viaggio… viaggiare” (Fabrizio de André).

«Non so cosa mi ha spinto ad approfondire la lettura di questa silloge, inizialmente valutata caotica; di sicuro mi ha colpita le varietà dei contenuti. Meriterebbe un ordine per agevolare un lettore disattento. I personaggi mitici o storici citati, sui quali l’autore insiste, per evidenziarne le peculiarità, incuriosiscono e potrebbero essere oggetto di una raccolta particolare; è un’analisi personale, ovviamente, ma offre spunti di riflessione. Altre composizioni, propriamente intime, offrirebbero un andamento ritmico, un leit motiv col quale imparare a “leggere” l’autore. Deliziosi gli haiku. Ho apprezzato la poetica, ma confido nel ravvedimento dell’autore per una raccolta più coerente e leggibile.» (Franca Oberti)



Malinconia del ritorno di David Tognoli (Edolo, BS)


David Tognoli, Edolo (BS) 25-06-84, manager nella GDO, chitarrista e cantante. pubblicazioni: NEW POPS, haiku del nuovo millennio, Erga 2018, raccolta di haiku; La foresteria, Albatros 2020, silloge narrativa e poetica; NON SI LITIGA CON IL CIELO, Porto Seguro Editore 2021, romanzo in forma poetica; CATARSICO, Porto Seguro editore 2022, poema a quattro mani, con Lorenzo Gafforini. In uscita: TORNARE A CASA, Robin edizioni, Trilogia poetica.


«Per un’intonazione lirica capace di accogliere le diverse voci del sentimento. Per la domanda: Qual è l’impresa da compiere? che ci pone davanti al vuoto e che radicalizza ogni nostra scelta. Per i versi che mordono e strappano e per quelli che diventano prosa rimanendo tonici e rumorosi.» (Filippo Tonti)



Questa messe impura di Felice Di Benga (Roma)



Felice Di Benga è nato a Napoli nel 1955 dove si è laureato in Scienze Agrarie e ha conseguito un successivo Dottorato in Economia Agraria. Vive a Roma da ben più di quarant’anni. Ha girato tutto il mondo e conosce cinque lingue. È uno storico non di professione ma da cultore della Scienza storica, quale scienza declinata nelle sue diverse accezioni (civile politica sociale militare ed umana). Il libro, raccolta poetica, Ci troviamo soli a consumare FaraEditore, è stato segnalato al Concorso Faraexcelsior 2020 e pubblicato (2° nella sezione Poesia Ermetica del Premio Leandro Polverini 2021; Menzione d’Onore al Concorso APS Euterpe Jesi 2023; Premio L’Arte in Versi per la poesia E se; attestato di Merito ALI Penna d’Autore per la poesia Le stagioni dei sogni; Premio della Critica Poesia edita Cignus Aureus 2024. Scrive poesie dall’età di 13 anni.

«In questa antologia poetica già il titolo ti mette curiosità. Ci trascinerà / questa messe impura / che fa di ogni giorno un unico fascio indistinto. Di fronte a poesie robuste che scuotono, sei scosso da un’aurora silente e sussurrata. La materia invisibile si presenta in versi che vegliano e vigilano, mentre scende quel filo umile ma prezioso che armonicamente ti delinea l’alimento di una direzione: Ma se trovi un filo d’erba / ancora bagnato / allora puoi iniziare / a dimenticare / quel caldo nudo / e incolore. Ciò che costruiscono è il sussurro di un verso vigoroso, in grado di autointerpretarsi e di lasciare traccia viva: Il mio Dio caduto / cammina lento verso / l’infinito / con del pane in mano…» (Adalgisa Zanotto)


Oltre la linea dell’aquilone di Roberto Casati (Vigevano, PV)



Roberto Casati ha pubblicato le raccolte di poesie: Amore e disamore (Edizioni Lo Faro Roma - 1984), Roma e Alessandra (Edizioni Tracce Pescara - 1986), Coincidenze massime (Edizioni del Leone Spinea - 1988), Ipotesi di fuga (Edizioni del Leone Spinea - 1992), In navigazione per Capo-Horn (Edizioni del Leone Spinea 1999), Carte di viaggio (Guido Miano Editore 2016), Appunti e carte ritrovate (Guido Miano Editore 2020), Come armonie disattese (Guido Miano Editore 2024). Hanno scritto della sua poesia, fra gli altri: A. Coppola, F. Piccinelli, G. Barberi Squarotti, M. Ferrante, A. Cappi, P. Ruffilli, P. Codazzi, N. Di Stefano Busà, R. Carifi, G. Ladolfi, G.D. Mazzocato, G. Miano, E. Concardi, N. Pardini, E. Dalla Libera, R. Piazza, G.A.Palumbo.

«È delicata filatura la voce percorsa sul segno dell’attimo rivelato sul margine di un sentiero voltato alla scena di una mancanza che tracima la piega delle labbra laddove il mistero della vita scuote la linea di un orizzonte che indora il seme sul precipizio del cuore, e lì abitare. Immagini di un passato che si edificano quale paesaggio spirituale significante un presente che respira di suo poetico candore malgrado il dolore o forse proprio per il segno marcato sull’assonanza del perduto metaforicamente inteso quale viatico riparo dall’assenza di un angelo che si continua alla notte come piccola stella indicativa di una fragilità composta sul limitare del silenzio che ha casa nella memoria. (Daìta Martinez)


Questo inquieto vivere di Pierluigi Biondaro (Minerbe, VR)



Pierluigi Biondaro (59 anni) vive con la famiglia a Minerbe, in provincia di Verona e lavora in una banca. Scrive versi per passione dall’adolescenza quando, frequentando il liceo classico, ha conosciuto e amato i poeti e le poetesse dell’antichità greca e latina e la poetica ermetica di Ungaretti e Quasimodo. In età giovanile e adulta si è appassionato anche di Gibran, Tagore, Lee Masters e della poesia mistica. Ha composto in tutti questi anni circa 200 poesie. Premio Città di San Bonifacio 2023; Premio di poesia Simone Lorici Menzione alla poesia Indicativo presente; al 49° Premio Internazionale Casentino (2024) sezione Amica Foresta III classificato con la poesia Di tre gocce; Premio Rodolfo Tommasi con la poesia Canna palustre.

«Si apprezza la misura dei testi, l’attenzione alla musicalità dei versi e alle immagini. I vari  componimenti restituiscono nitidamente l’inquietudine e la vitalità di un’anima capace di creare legami di profonda connessione con la natura.» (Doris Bellomusto)

«L’inquietudine sorpresa da una costellazione sussurrata nella dinamica di un solfeggio celeste avvertito quale segno d’amore nel suo colmo sinonimo embrionale, un incontro prossimo con l’indiviso della vita intesa in ogni sua più piccola particella essente il respiro antico della sera sul volto nascente di un continuo andare dentro al ricamo della natura, sorgente e raccolto di un germoglio di luce come mano posata sul cuore, tra due lacrime di Dio. Espressiva poetica in risonanza col creato. (Daìta Martinez)



La caminéda (La camminata) di Marco Marchi (Longiano, FC)



Marco Marchi nato a Longiano il 10 giugno 1944. Ha scritto 5 romanzi: Quelli dell’Eldorado (Longo 1986), Il gelato è una cosa seria (Diabasis 2004), Quelli dell’Eldorado (Perdisa 2007), Terra e Destino (Perdisa 2008, premio Pescara), Sulle orme di Rocky marciano (Ed. Europa 2017, premio Milano international), Gianni Di Bologna (Persiani editore 2019). Due raccolte di poesie: Os-cia! (Ponte vecchio 2020), A i sarèm sempra (Ci saremo sempre) (Fara 2023, Primo classificato al concorso Narrapoetando) e L’ariout - La rivincita (Fara 2023, vincitore Faraexcelsior)

«La raccolta in dialetto romagnolo condensa, in sapida alternanza di versi essenziali di fresca vena popolare, situazioni di tutti i giorni, ricordi, rimpianti di un tempo lontano, salaci ritratti di personaggi e situazioni, umili affetti e sprazzi di agrodolce saggezza popolare in un contesto che ha la estensione e il respiro del borgo o della cittadina di provincia. Nel contempo, però, questi quadretti si aprono ad una dimensione esistenziale universale e diventano il riflesso dell’ intera umanità alle prese con le tematiche più assillanti: il fare i conti con i ricordi, la vita e il suo significato, la convivenza con l’assurdo insito nel quotidiano, la prospettiva della morte talvolta esorcizzata con uno sberleffo, l’accettazione della propria manchevolezza. Su tutto quel piccolo mondo sovrana regna l’ironia sottile e agrodolce di chi ha vissuto a lungo e ha compreso il caotico e semiserio gioco della vita.»(Fabrizio Azzali)

«Per fortuna c’è ancora chi si esprime con i nostri meravigliosi dialetti regionali, che andrebbero coltivati e rivitalizzati, per la loro capacità di espressione e anche per la curiosa intraducibilità, peculiarità di ogni dialetto.» (Franca Oberti)

Opere segnalate


Radici di Giovanna Santagati (Bra, CN)



Docente in pensione, ingloba nella scrittura passioni consolidate attraverso i due corsi universitari conclusi con lode (Lingue e Letterature Straniere a Firenze, Tradizioni Musicali Afro-Americane a Cuneo) e alimentate da studio individuale ad oggi. Giovanna Santagati ha pubblicato quattro raccolte poetiche, due opere di narrativa, due saggi. Stralci delle sue opere compaiono su antologie a tema e riviste letterarie. Mette a disposizione (no profit) le proprie competenze a favore di enti culturali nel territorio di residenza e fuori.


La parola e l’abbraccio di Dario Benzi (Madignano, CR)



Dario Benzi (Crema 1950) nel 1990 ha pubblicato la raccolta di poesia Il gioco infinito con le edizioni Lalli di Firenze. Fra i premi si ricorda il 1° posto nella sezione silloge del Premio di poesia Mara Soldi di Cremona (1992). Si è distinto in modo particolare in varie edizioni del Premio Lorenzo Montano, tanto da essere invitato a leggere suoi testi alla seconda Biennale Anterem di Poesia (2007, 2008, 2009). Nel 2009 ha pubblicato la silloge Il desiderio, il vento, con presentazione di Gio Ferri, nella collana Via Erakleia curata da Flavio Ermini e Ida Travi per Cierre Grafica Anterem Edizioni. Nel 2016, sempre nella stessa collana, è stata pubblicata la silloge I frammenti, la musica ovvero Lo sguardo ricambiato, con prefazione di Franco Gallo e postfazione di Flavio Ermini.


Molto più grande di Andrea Biondi (Treia, MC)


Andrea Biondi (Rimini 1986) si è laureato in Lettere all’Università di Urbino nel 2009. Presso il medesimo ateneo si è specializzato in Scienze Religiose nel 2017. Nel 2019 si è laureato in Antropologia culturale all’Università di Bologna. Con Le campagne hanno bocche ha vinto il concorso Faraexcelsior 2017. Nel 2019 è uscita la raccolta Ghironda e nel 2022 La gente quassù è nemica, entrambe con Fara. Insegna nelle scuole superiori del maceratese.



Se fossi in vaso io morirei di Camilla Ugolini Mecca (Verona)



Camilla Ugolini Mecca nasce nel 1971 a Verona. Nel 2003 pubblica il saggio Ambigue stanze – Un itinerario nell’opera di Antonio Possenti (Liberty House). Nel 2007 il racconto “Il paradiso è un cul-de-sac” vince il concorso “Pubblica con noi” indetto da Fara Editore. Nel 2021 pubblica il suo primo romanzo, Il destino dell’onda (Ed. Il Falò). Nel 2022 vince – in ex aequo con Natascia Ancarani - il concorso Faraexcelsior 2022, con il romanzo Tu sorgerai di nuovo, pubblicato da Fara Editore. Nel 2023 la sua prima silloge poetica Tutto il resto mi sfugge è stata selezionata nell’ambito del Concorso Faraexcelsior 2023 e poi pubblicata da Fara Editore.


Verso il verso 103 del canto quinto di Claudio Roncarati (Cattolica, RN)


Claudio Roncarati è psichiatra (AUSL di Rimini) e psicoterapeuta. Vive a Cattolica (RN). Questo è il suo primo romanzo (disponibile anche come e-boook su www.prospero editore.it). Precedentemente ha pubblicato altri tre libri. Il primo, consiste in un collage di racconti brevi e poesie: Manuale di Psichiatria Poetica (Alpes editore 2009). Il secondo è una raccolta di poesie: La fata fatua e lo psichiatra (co-edizione Alpes e CFR) con cui ha vinto il Premio Fortini 2011. Il terzo è un’altra silloge, Per/le rime (inserita ne La forza delle parole, Fara 2012) con cui ha vinto il concorso Pubblica con noi. In collaborazione con Alessandro Ramberti (Fara Editore) ha organizzato il concorso Insanamente per racconti e poesie dedicate alla lotta allo stigma in psichiatria. Come psicoterapeuta ha scritto articoli dedicati al rapporto tra poesia e psicoanalisi.