lunedì 16 dicembre 2024
Poesia evocatrice dei profeti biblici
Giorno uno. Codici minori dal preesilio è una raccolta di poesie di Matteo Bonvecchi, pubblicata da Fara, Rimini 2024, classificata prima ex aequo al concorso Narrapoetando 2024. Matteo Bonvecchi (1977) è Docente al Liceo Classico di Macerata, vive a Recanati. Suoi componimenti si trovano in varie antologie. Ha pubblicato: Le odorose impronte (2018), In crepa di melograne (2020), De praecipitata luce (2021) e Come terra ferma (2022). Recanati, col suo “ermo colle”, è un’urbe ispiratrice e da questi poggi non è raro che discendano poeti. La poesia di Matteo è una poesia biblica: riprende, infatti, già dal titolo, il primo giorno della creazione. La creazione originaria è la poesia di Dio, la ποίησις, da ποιέω. Mons. Nazzareno Marconi, vescovo di Macerata, teologo e biblista, nella sua prefazione all’opera, cita David Maria Turoldo: «Gli stessi profeti della bibbia erano chiamati poeti. Tra profezia e poesia c’è tutto un lavoro che perfino si identifica. Sia il profeta che il poeta sono il vate divino». «Matteo Bonvecchi in questo suo lavoro poetico ridice, ricanta e ripropone». Vediamo alcuni versi da “Amos”, che sono molto forti e non c’è bisogno di commento. Riprendendo sempre il Turoldo, citato da Mons. Marconi: «Il profeta denuncia il presente perché lo confronta sempre con l’eternità della parola». Lasciamo declamare il poeta: «Riempite, riempite pure/ con milioni di litri/ le vostre piscine di cloro/ d’acqua seccando/ le falde, / sottraendola all’orto/ del povero…». Il poeta denuncia, “Vox clamantis in deserto”, l’oltraggio alla Natura madre. Richiamo al francescano “Laudato si’” di Papa Francesco, all’imperativo ecologico di Jonas. Il poeta è la “Vox”, è quel Battista e la sua lingua passa attraverso gli elementi, soprattutto il fuoco. La verità suscita sempre resistenza, sconforto, opposizione. Nessuno sopporta la verità. Come dice il proverbio: “Chi dice la verità vuol essere ucciso”. Il poeta è il profeta della verità, di quella verità che sarà annunziata sui tetti. Tutto ciò che è nascosto sarà svelato, questa è l’ἀλήθεια. Ma cos’è che si nasconde? Il male. Questo è il rimosso di Freud. Il male provoca rimozione, peccato. Ma la sua denunzia provoca la desolazione, la fuga, il nascondimento, ma anche l’assoluzione, il perdono. Dipende da come ci poniamo noi: da buon ladrone o da cattivo ladrone, da Pietro o da Giuda. Anche Pietro aveva rinnegato Cristo. Perché, come scrive il Nostro: «… la luce trafigge…». L’empio, cioè colui che nel cuore ama il male e non il sommo Bene, è come vampiro che non può uscire alla luce del sole, verrebbe bruciato: «La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta». Il poeta vero è sempre sacerdote, pontefice, cioè, collega i mondi, è copula mundi. All’inizio i sacerdoti erano poeti, i testi sacri poesia. Il linguaggio originario poetico della creazione è poesia creatrice che diviene evoluzione creatrice. Leggiamo sempre in “Amos”: «Sarà il vento così rovente, sarà/ questo cielo di colostro/ se sul divano di damasco/ più non si distingue una madre/ dalla figlia (o un padre: non meravigliatevi se poi quel giorno sarà tenebra/ e non luce…». I versi di Bonvecchi sono lame affilate. C’è un proverbio, ripreso in effetti dal Libro dei Proverbi, che dice: “La lingua non è osso, ma rompe l’osso” (Con la pazienza il giudice si lascia persuadere, una lingua dolce spezza le ossa, si legge in Proverbi 25,15). In questo caso si riferisce alla mormorazione, al male che può arrecare la parola. La lingua, potentissima lingua, tanto che Gorgia esclamò: - La parola è grande dominatrice (λόγος μέγας δυναστης ἐστί), in questo caso viene usata per smascherare le illusioni fenomeniche e riportarci all’essere vero. Il Logos diviene manifestazione della verità e, come dice Agostino, «La verità è come un leone. Non avrai bisogno di difenderla. Lasciala libera. Si difenderà da sola». La poesia diviene un lasciar esporsi del Logos nella sua divina creazione, libera creazione, non emanazione, in senso panteistico. Così questo tipo di poesia diviene una prosecuzione dell’opera profetica biblica, è una Bibbia che si evolve e si arricchisce sempre di più.
martedì 18 giugno 2024
Complimenti a Matteo Bonvecchi nella prima rosa di selezione del Camaiore 2024
Premio Letterario Camaiore, svelata la prima rosa di selezione: a breve la cinquina finalista
Designata la prima rosa dei libri e degli autori candidati al XXXVI Premio Letterario Camaiore - Francesco Belluomini. La giuria tecnica - presieduta da Michele Brancale e composta da Cinzia Demi, Simone Gambacorta, Federico Migliorati, Renato Minore, Ottavio Rossani e Luigia Sorrentino – ha completato la prima cernita dei libri partecipanti, arrivati quest’anno a oltre 150 opere: da questi 25 titoli selezionati, verrà ora effettuata, dopo attenta, approfondita e ulteriore valutazione, una seconda scrematura, che verrà comunicata entro pochi giorni. Si arriverà dunque a cinque libri, ovvero alla cinquina delle opere finaliste, in vista della cerimonia finale di settembre.
“Ringrazio i giurati e l'amministrazione, con la segreteria, per il lavoro condotto su questa prima fase di selezione, che dimostra la ricchezza e la varietà di interpretazione di un linguaggio prezioso, qual è quello poetico, che è al centro anche delle iniziative portate avanti, con entusiasmo e partecipazione, nelle scuole del territorio”, le parole del Presidente Michele Brancale.
Rosa Candidati PLC – Francesco Belluomini
• Sauro Albisani, “In bilico” (Passigli)
• Alessandro Anil, “La terra dei ritorni” (Samuele Editore)
• Matteo Bonvecchi, “Giorno uno” (Fara Editore)
• Antonio Bux, “L’interruzione” (Edizioni Progetto Cultura)
• Stefano Dal Bianco, “Paradiso” (Garzanti)
• Luigi Cannillo, “Dal lazzaretto” (La Vita Felice)
• Federica D’Amato, “La montagna dell’andare” (Ianieri Edizioni SRLS)
• Edith Dzieduzycka, “Senza scampo” (Genesi Editrice)
• Raffaella Fazio, “Gli spostamenti del desiderio” (Moretti & Vitali Editori)
• Giovanna Frene, “Eredità e estinzione” (Donzelli)
• Anna Maria Giancarli, “A declinare il respiro del tempo” (Edizioni Mondonuovo)
• Renato Pietro Gérard, “Ma non finisce mica qui...” (L’ancora Edizioni)
• Mariangela Giusti, “Grecale” (Luoghi Interiori srl)
• Gilberto Isella, “Terre sotto vuoto” (Marietti 1820)
• Gianfranco Lauretano, “Questo spentoevo” (Graphe.it Edizioni)
• Gaetano Longo, “Ulisse, il caos e le teoria della relatività” (Campanotto Editori)
• Rosaria Lo Russo, “Tande” (Vydia Editore)
• Roberto Maggiani, “Poscienza” (Il ramo e la foglia Edizioni)
• Riccardo Mazzamuto, “Patria metallo dell'inganno” (Eretica Edizioni)
• Alessandro Moscè, “Per sempre vivi” (Luigi Pellegrini Editori)
• Rita Pacilio, “Così l’anima invoca un soffio di poesia” (Marco Saya Edizioni)
• Marco Pelliccioli, “Nel concerto del tempo” (Mondadori)
• Federica Taddei, “Eravamo purissimi” (Manni Editori)
• Claudia Manuela Turco, “Biancabrina e le sette nine (Macabor Editore)
• Edoardo Zuccato, “Trent’anni in dieci minuti” (Elliot Edizioni)
martedì 23 gennaio 2024
Ecco i vincitori del Narrapoetando 2024
La giuria del concorso Narrapoetando 2024 – composta da Annalisa Ciampalini, Anna Ruotolo, Ardea Montebelli, Daniele Gigli, Mario Fresa, Massimiliano Bardotti e Riccardo Deiana, che ringrazio di cuore per la loro appassionata e competente valutazione con utili suggerimenti critici – ha stilato la classifica qui sotto. Complimenti ai vincitori e agli altri autori che hanno ricevuto un attento giudizio critico e grazie a tutti i partecipanti che si sono messi in gioco. Il vincitore della sezione Narrativa nel blog Narrabilando.
Narrapoetando 2024
I class. ex aequo
Le mie mani non sanno
di Alessandro Burrone (Pechino)
Alessandro Burrone (1994) è cresciuto tra Torino e Cigliano (VC) e vive a Pechino. Ha collaborato con riviste e blog letterari, tra cui Pangea, Studi Cattolici, Il Sussidiario, farapoesia, La poesia e lo spirito. Con Fara ha pubblicato una raccolta di poesie, La sete, il sonno (2022) e il romanzo La promessa di vita nel tuo cuore (2023, vincitore del concorso Narrapoetando).
«La silloge è formata da componimenti di lunghezza variabile, a volte il verso si allunga e la scrittura tende alla prosa. È una poesia pronta ad accogliere molte sfaccettature del mondo, complessa, e allo stesso tempo dotata di freschezza espressiva. L’autore, a tratti, si addentra in territori intimistici pur restando sempre incline ad accogliere la luce che proviene dall’esterno. È una poesia dinamica, in divenire, non mancante di riflessioni e spunti.» (Annalisa Ciampalini)
«Una poesia sottile e sfumata, sostenuta da una lingua composita ma equilibrata, capace di connettere sentimenti e situazioni di suggestiva e ricca intensità.» (Mario Fresa)
«Un’attività permanente e continua (riprendendo la citazione da Porion, in esergo) è il contesto esplicito di questa poesia non immediata ma nemmeno inestricabile. Piuttosto, gli elementi quotidiani sono dati per bagliori oppure, quando precisamente tratteggiati, attestano che qualcosa è stato fuori di loro. Una raccolta di rimandi e indizi che spinge a leggere con la voglia di cercare il punto di non ritorno.» (Anna Ruotolo)
Giorno uno
di Matteo Bonvecchi (Montecassiano, MC)
Matteo Bonvecchi è docente al Liceo Classico di Macerata e vive a Montecassiano, tra i lieti colli cantati dal Poeta della vicina, sovrastante Recanati. Con Le odorose impronte si classifica primo al concorso Faraexcelsior 2018 e vince nel 2020 il Narrapoetando con In crepa di melograne. Nel 2021 con De praecipitata luce vince il concorso Narrapoetando (ancora inedito, si era classificato 3° al Premio Città di Subiaco, menzione d’onore al Metamorfosi) ed è stato superfinalista al Città di Latina 2020. È giurato in concorsi letterari nazionali. Si è classificato II al Faraexcelsior 2022 con l’opera Come terra ferma.
II class.
Senza vedere il cielo
di Nicola Scodro (Ottawa)
Nicola Scodro (2000) si sta specializzando in Global Development e News, Media and Information presso la Carleton University Ottawa. È originario di Nove (VI), ma quando è in Italia si dedica quasi esclusivamente alla montagna, sua passione assieme alla poesia e alla fotografia. Collabora con il giornale indipendente The Charlatan e lavora come fotografo freelance. Nel 2020 pubblica Naufragi di un’Illusione, la sua prima raccolta di poesie e fotografie.
III class. ex aequo
La soluzione
di Vincenza Scuderi (Misterbianco, CT)
Vincenza Scuderi, nata a Catania nel 1972, è germanista presso l’università della stessa città. Vive fra la Sicilia e la Repubblica Ceca. È saggista, traduttrice, poeta e autrice di racconti, e redattrice della rivista antimafia “LeSiciliane-Casablanca”. Con Accade soprattutto per la strada ha vinto il concorso “Pubblica con noi 2013” di Fara Editore, raccolta poetica poi apparsa nel volume collettaneo Scelte vincenti (Fara 2013). Tra i suoi lavori germanistici, la traduzione delle Lettere del ritorno di Hugo von Hofmannsthal (Villaggio Maori 2015). Ha in pubblicazione un volume di racconti. Nelle vesti di umorista carica i suoi video come “Epos Animation” sul canale: vimeo.com/user173937005
In limine
di Gianpaolo Anderlini (Fiorano Modenese)
Gianpaolo Anderlini vive nel modenese. È redattore della rivista QOL (dialogo ebraico-cristiano). Tra i libri: Qabbalàt Shabbàt. Meditazione sui salmi del Sabato (Aliberti 2017), Giobbe. Opera in versi (Fara 2018), Distopie (Fara 2020), Versi di/versi. Diario poetico ai tempi del coronavirus (Fara 2020), Angelo Fortunato Formíggini. Uno dei meno noiosi uomini del suo tempo (Aliberti 2021), Variazioni (Fara 2021), Devarìm ’acherìm (Parole altre) (Fara 2022), Io sono tuo, salvami! Commento al Salmo 119 (Chirico 2022), Incontri (Fara 2022), Figli di Qohèlet (Fara 2023).
Le tre margherite
di Matteo Pasqualone (Cesenatico, FC)
Matteo Pasqualone nasce a Cesena (1987). È marito, padre e insegna nella scuola secondaria di primo grado. Da anni il suo studio e la sua passione si concentrano sul rapporto fecondo tra teologia e letteratura. Ha pubblicato la raccolta poetica Scommessa d’eterno (Il Ponte Vecchio 2016). Vive a Cesenatico. Ha vinto il concorso Faraexcelsior 2020 con Ogni nascita è dal caos.
Altre opere votate
Il tinnito
di Antonio Nazzaro (Civezzano, TN)
Antonio Nazzaro (Torino, 1963). Apparso su alcune pagine poetiche, per errore, da quel momento viene definito scrittore. Emigrante di emigranti vive tra Latino America e Alpi. In quanto non salariato dirige diverse collane di poesia italiana e latinoamericana per differenti case editrici. Ha pubblicato sillogi in Italia e America Latina, in italiano, spagnolo e itañolo. Del suo lavoro di traduttore si trova traccia in Argentina nel libro “Dino Campana Suramericano - Cantos Órficos” Abisinia Editorial, Argentina, 2022. Alcuni suoi articoli sono apparsi in diverse riviste e giornali italiani e internazionali. Suoi versi sono stati tradotti in lingue sconosciute al poeta.
«Silloge particolare che trae ispirazione dal “TINNITO” detto anche acufene, ossia una percezione sonora avvertibile in termini di sibilo, fruscio, in assenza di rumori esterni. L’autore partendo da questa condizione, a volte anche notevolmente fastidiosa, esplora un mondo poetico vario e significativo. Per quanto originale la silloge non è mai eccessiva né artefatta, il poeta sa mantenere l’autenticità dell’ispirazione senza forzature. La scrittura è precisa, aderente a quanto si vuol esprimere e permette al lettore di addentrarsi abbastanza facilmente nei versi.» (Annalisa Ciampalini)
«L’idea è buona. L’autore (credo sia un uomo) scrive per contrastare il tinnito, più volgarmente conosciuto come acufene. Lo fa perché gli fracassa letteralmente il cervello. E già su questo avverbio ci sarebbe da ragionare. Ecco: questa raccolta ha il merito di attivare nel lettore delle riflessioni. Ho visto immediatamente un valore simbolico nella scelta del tema e nel modo in cui l'autore ha posto la questione. Ho apprezzato il tentativo di contrastare quel rumore fastidioso e costante con le parole selezionate della poesia: la poesia non è qui la tecnica che prevede di far ingurgitare un poco di veleno per volta all'avvelenato al fine di mitridatizzarlo e di conseguenza guarirlo, ma è l’arte (forse perfino marziale) di incistare il suono gravido di senso (le parole della poesia, per l'appunto) nelle frequenze demoniache e nella morsa del tinnito, avversario e compagno. Le cause dell’acufene sembrano essere sia interne (fisiche, anatomiche, mnestiche: la biografia e la biologia dell’uomo) sia esterne. Potrebbe rappresentare, il tinnito, come una pioggia di spilli, la realtà e la Storia che non offrono spazi di modifica ma solo disturbo e fastidio al soggetto, facendolo disperdere, disorientare, patire?» (Riccardo Deiana)
«È sempre una cosa piuttosto complicata mettersi a nudo di fronte a qualcuno che non ci conosce, come potrebbe essere un lettore, ad esempio. Ma l’autore sa bene che il lettore o una qualunque altra persona che ha modo di leggere la sua poesia mai potrebbe giudicare il suo cuore, le umane debolezze, gli insuccessi e le faticose ripartenza. Il coraggio di raccontarsi è davvero un talento prezioso.» (Ardea Montebelli)
«Anche quella che canta Il tinnito è voce di un autore ben riconoscibile – fosse anche soltanto per i luoghi praticati. Interessante nel suo ricondurre il macrocosmo dell’universo mondo al microcosmo di un fastidio fisico invalidante e onnipresente, il poemetto – possiamo chiamarlo così? – si compiace forse un po’ troppo dell’invenzione fino ad abusarne e a rendersi più monotono di quanto non sarebbe. Questo il punto che mi permetto di sottoporre all’autore per un’eventuale limatura del testo.» (Daniele Gigli)
Luci
di Gabriel Tagliabue (Cureglia, Svizzera)
Ixoe de ària/Isole d’aria
di Donatella Nardin (Cavallino Treporti, VE)
Donatella Nardin è nata e risiede a Cavallino Treporti (VE). Dopo gli studi classici, ha lavorato nel settore turistico. Sue poesie e racconti, premiati in numerosi concorsi letterari, sono stati inseriti in antologie di diverse case editrici (LietoColle, Empiria, La Vita Felice, Puntoacapo, Terre d’ulivi…), in alcune riviste anche straniere, in siti web e lit-blog. Alcune sue liriche sono state tradotte in inglese, francese e giapponese. In poesia ha pubblicato: con Il Fiorino la silloge In attesa di cielo e la raccolta di haiku Le ragioni dell’oro; con Fara Terre d’acqua e Rosa del battito e The green eye of the fields / L’occhio verde dei prati versione inglese a fronte di Ivano Mugnaini. Sue sillogi sono state di recente premiate e inserite nei volumi: L’altra metà del cielo (Ibiskos Ulivieri 2021), Distanze obliterate (Puntoacapo 2021) e Premio di Poesia Città di Mestre 2022 (Mazzanti Libri). Ultima uscita la raccolta Il dono e la cura (Aletti Ed., con versione in arabo di Hafez Haidar.
La nòsta zénta / La nostra gente
di Marco Marchi (Longiano, FC)
L’in/cubo di Rubik
di Vincenzo Lauria (Firenze)
Vincenzo Lauria, nasce, correva l’anno 1970, sulle rive del lago di Como e benché vi rimanga per soli quattro anni ne assorbe le nebbie. Torna alle origini, nell’Agrigentino, con quattro parole in un lombardo da emigrante ed è subito: "U Milanisi", capisce presto che non avrebbe avuto vita facile… L’anima - scavata nel tufo - ordisce nel tempo la fuitina: Roma (la crescita interiore e le sue tempeste) e la Toscana (l’approdo sicuro) sono le sue tappe. In mezzo, cresce, come un fiore di campo-nomade, la poesia che nel 2001 trova una stanza in affitto presso Stanzevolute (gruppo di 11 poeti selezionati dal dantista Domenico De Martino). Da allora la condivisione, l’osservazione e l’ironia sono rimaste le coordinate principali di un percorso poetico che tende all’apertura della parola, alla molteplicità dei suoi sensi, delle forme attraverso le quali può raggiungerci.
Peonie e poesie
di William Stabile (Sava di Baronissi, SA)
William Stabile (Milano, 1973) ha studiato Scienze Politiche presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Ha vissuto dieci anni a Londra dove ha lavorato nella City per una agenzia di stampa del settore finanziario. Dopo un viaggio di ricerca in Sud America, ha insegnato Lingua e Cultura Italiana per alcuni anni in Bolivia. Sui versi sono usciti su varie riviste e siti di poesia italiana e straniera. Grazie al critico Vincenzo d’Alessio, ha pubblicato Contrappunti & Tre Poesie Creole (Fara Editore 2006). Con una nota di lettura di Stefano Guglielmin e Laura di Corcia è uscito nel 2016 La Forza degli Schiavi (edizioni Dot.com Press).












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