Questionario di Proust [13]

A cura di Mario Fresa
Le risposte di 
Roberto Maggiani



Il tratto principale del mio carattere.
Un tratto che mi viene in mente è l’ostinazione nel trovare una possibile soluzione ad un problema, di qualunque natura esso sia. Ma non mi è facile parlare del mio carattere, lascio agli altri il compito di individuarne i tratti.

La qualità che desidero in un uomo.
Limpida sincerità e intelligenza. Accoglienza. Ma non è tutto.

La qualità che preferisco in una donna.
Non faccio disparità di genere, pertanto, come sopra: “Limpida sincerità e intelligenza. Accoglienza. Ma non è tutto.”

Quel che apprezzo di più nei miei amici.
Ancora come sopra: “Limpida sincerità e intelligenza. Accoglienza. Ma non è tutto.”
E poi, proprio perché amici, possono avere tutti i difetti che vogliono.

Il mio principale difetto.
Vale la stessa risposta riguardante il tratto principale del mio carattere, tuttavia posso accennare al fatto che a volte sono permaloso, ma non sempre, succede quando ricevo critiche che ritengo ingiuste o provenienti dal pulpito sbagliato, magari frutto di fraintendimenti. Ma ho molti altri difetti che possono interferire tra loro costruttivamente o distruttivamente. Mi viene in mente che sono ottimista e tendo a fidarmi degli altri… in certi casi sono difetti!

La mia occupazione preferita.
Studiare/Leggere. Scrivere. E passeggiare.

Il mio sogno di felicità.
Quello futile: pubblicare ogni libro che finisco di scrivere e avere dei lettori interessati. Quello serio: vivere in un luogo privo di discriminazioni e, se possibile, in cui nessuno è obbligato a lavorare come uno schiavo per vivere – dal mio punto di vista lavorare più di cinque ore al giorno significa lavorare come uno schiavo… a meno che non si faccia un lavoro che si sarebbe disposti a fare anche gratuitamente, da tanto che piace.

Quale sarebbe, per me, la più grande disgrazia.
Perdere chi amo. Non amare chi mi ama. Non riuscire a perdonare.

Quel che vorrei essere.
Uno scrittore letto e amato, anche criticato… ma letto.

Il paese dove vorrei vivere.
Il Portogallo, ma non mi dispiacerebbe vivere anche in Francia, negli U.S.A. o in Canada… oppure su qualche pianeta ancora sconosciuto ma piacevole.

L’animale preferito.
Se devo citarne uno, dico il gatto… ma gli animali mi piacciono tutti.

L’oggetto cui sono più legato.
Non penso che esista un oggetto a cui sono più legato, se potessi mi libererei di tutto. Anche se, a ben pensarci, per necessità di scrittura sono legato al Computer e al mio quadernino, per passione anche alla macchina fotografica e a molti libri.

I miei autori preferiti in prosa.
Marcel Proust, Haruki Murakami, sono i due autori di cui ho volutamente letto quasi tutto, che dopo un po’ mi mancano e mi piacerebbe rileggere. Mi piacciono anche Dostojevsky e Primo Levi, mio piace certa prosa di Franco Buffoni. Amo i racconti su temi proustiani di Giuliano Brenna e anche i suoi due romanzi, per adesso inediti (uno uscirà a breve: “Briscoe Hall”). Altri autori, alcuni letti da poco, che mi sono piaciuti molto, sono: Gore Vidal, John Edward Williams, Philippe Besson, Stephen Spender, André Aciman, il portoghese Norberto Morais (non ancora tradotto in Italia), i racconti e le favole di Sophia de Mello. Ma ho letto molta più poesia che prosa.

I miei poeti preferiti.
Qui la lista è molto lunga, cito soltanto quelli che conosco da più tempo (più o meno noti, alcuni forse ignoti) o di cui ho letto più volte uno stesso libro (o almeno ho avvertito l’esigenza di farlo): Mariella Bettarini, Gabriella Maleti, Patrizia Cavalli, Valerio Magrelli, Franco Buffoni, Annamaria Ferramosca, Sophia de Mello, Sandro Penna, Elio Pecora, Stelvio Di Spigno, Mario Fresa (non perché mi ha proposto il questionario), Domenico Cipriano, Marco Amendolara, Roberto Deidier, Alberto Pellegatta, Francesco De Girolamo, Maurizio Cucchi, Eugenio Montale, Clemente Rebora, Arthur Rimbaud, Charles Baudelaire, Herberto Hélder, Novalis, Friedrich Hölderlin, Emily Dickinson, Wisława Szymborska, Manuel de Freitas, Tomas Sottomayor (per adesso edito solo su rivista), Michele Mari, Raymond Queneau, Federica Gullotta e molti altri.

I miei eroi nella finzione.
L’Uomo Ragno in primis, da sempre, perché con agilità fa tutto quello che mi piacerebbe fare. Don Chisciotte, per la sua follia e la sua capacità di trasfigurare la realtà, per la sua ingenuità e perché sa vivere per un ideale contro ogni evidenza. Cyrano de Bergerac per l'irresistibile vitalità, per la leggendaria abilità con la spada, per la sua passione per la poesia e, soprattutto, per il suo carattere poco incline al compromesso e per il suo disprezzo verso potenti e prepotenti. Dopodiché i miei eroi sono tutti reali, sono molte delle persone che conosco o incontro, che noto per vari motivi, per le loro parole, per le loro esperienze, per i loro gesti, anche piccoli, quasi invisibili: in loro, talvolta scorgo, in trasparenza, i caratteri di molti eroi e personaggi dei libri che leggo o dei film che vedo.

Le mie eroine preferite nella finzione.
Elizabeth Bennet di Orgoglio e pregiudizio, perché intelligente ma anche ironica, e perché vede i pregiudizi sociali come inutili fardelli di cui liberarsi. Penelope, la moglie di Ulisse, emblema di fedeltà, tenacia, sobrietà e pudore: non dubita del proprio amore.

I miei compositori preferiti.
Beethoven, Mozart, Bach, Vivaldi, Stravinskij e Osvaldo Pugliese, per alcune sue composizioni anche Tchaikovsky.

I miei pittori preferiti.
Van Gogh, Monet, Toulouse-Lautrec (e molti degli impressionisti), Utagawa Hiroshige, Francis Bacon. E mi piace scoprirne di nuovi nella contemporaneità, come ad esempio: Antonio Salmaso, Jeremy Mann, Stefano Cipollari e Gonzalo Orquin. Dell’opera di un pittore mi innamoro facilmente se la trovo originale, secondo il mio gusto.

I film più amati.
Ce ne sono una infinità. E la lista si aggiorna di settimana in settimana perché vado spesso al cinema, non ho la televisione a casa. Eccone alcuni, la maggior parte sono usciti da poco: Chiamami col tuo nome, I segreti di Brokeback mountain, Maurice, Opera senza autore, The Greatest Showman, Les Miserables, The Martian, Girl, Quando hai 17 anni, La teoria del tutto, The Danish Girl, I segreti di Osage County, La grande bellezza, La vita è bella, Pomodori verdi fritti alla fermata del treno, Grand Budapest Hotel, Contact, Battleship, Frantz, Land of mine, Francesco (della Cavani), Le fate ignoranti, La Terra di Dio, La dea fortuna, First Man, Il bagno turco, Gravity, Inception, Interstellar, Il diritto di contare, Bohemian Rhapsody, Green Book, Parasite, Cafarnao; quasi tutti i film girati da Pasolini e, ovviamente, L’Uomo Ragno e tutti i supereroi. Eccetera… più ci penso più la lista si allunga.

I miei eroi nella vita reale.
Le persone che fanno il loro dovere, oneste e rispettose del prossimo; che sanno sorridere agli altri e sono disponibili ad aiutare chi è nella necessità; che lottano per superare le disparità sociali.
Inoltre, visto che principalmente mi occupo di poesia, dico che i miei eroi raramente li riconosco tra i poeti, infatti non sono molti i poeti che stimo anche umanamente. Ce ne sono due che conosco bene e mi sento di citare, si tratta di due donne che incarnano il mio modello di poeta: Mariella Bettarini e Franca Alaimo, sono persone accoglienti, aperte agli altri, sempre positive e pronte al confronto, che non hanno mai fatto della poesia uno scudo di autoreferenzialità.

Le mie eroine nella storia.
Tutte le donne che hanno subito persecuzioni, vessazioni e ingiustizie solo per il fatto di essere donne o per il colore della pelle, per le tendenze affettive, per l’etnia, per il credo: il mio pensiero va soprattutto a moltissime di loro che subiscono, in varie parti del mondo e in diverso grado, un bieco maschilismo, e che coraggiosamente, quando possibile, lo fronteggiano.

La riforma che apprezzo di più.
Metto la risposta al condizionale: la riforma che apprezzerei di più sarebbe quella che rendesse giustizia agli insegnanti, ai ricercatori e a tutti gli operatori sociali. Sarebbe quella che riuscisse ad agire profondamente sulla cultura di questo Paese riducendo drasticamente la percentuale di ignoranza e di povertà culturale. Inoltre, una riforma economica e civile che portasse vera equità tra tutti i cittadini. Che andasse a colpire chi sfrutta i lavoratori, ognuno di noi, in qualche modo è un lavoratore sfruttato quando non è retribuito per il lavoro extra fatto o quando lavora in condizioni estreme con salari inadeguati. Mi piacerebbe una riforma che andasse a ridurre le ore lavorative delle persone per lavorare tutti e meglio e avere più tempo per i propri affetti e per le proprie passioni. Ma sto parlando di fantascienza.

I miei nomi preferiti.
Daniele, Laura, Marco, Giuliano, Viola, Stefano, Elisa, Pietro, Matteo, Tommaso; ce ne sarebbero anche molti stranieri, ma non mi sembra il caso di citarli tutti, pertanto: eccetera.

Quel che detesto più di tutto.
L’arroganza. In particolare, l’arroganza di alcuni intellettuali, di alcuni poeti e della maggioranza degli ignoranti.

Il dono di natura che vorrei avere.
Un grande cuore, una grande capacità di scrivere, sia in versi che in prosa, una bellissima voce e l’orecchio musicale, vorrei saper cantare e suonare.

Se avessi un milione di euro.
Smetterei all’istante di lavorare tutti i giorni e farei quello che più mi piace: scrivere e viaggiare. Non che insegnare non mi piaccia, ma lo farei con più serenità e meno stress.

Come vorrei morire.
Sereno. Avendo sempre amato, in particolare chi mi ama, ed essendo sempre stato me stesso e non avendo mai fatto volutamente del male a nessuno. Perdonando tutti, qualora ci fosse bisogno di perdonare qualcuno.

Stato attuale del mio animo.
Abbastanza sereno, un po’ disilluso su molti fronti ma sempre innamorato.

Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza.
Tutte, tranne l’odio cosciente che arriva a far soffrire persone o animali innocenti.

Il mio motto.
I versi di una poesia di A. Rimbaud, intitolata L’Eternité:

Elle est retrouvée.
Quoi ? – L’Eternité.
C’est la mer allée
Avec le soleil.