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sabato 17 gennaio 2026

Marco Marchi alla Malatestiana di Cesena 25 gennaio 2026



25 gennaio 2026 ore 17,00

Biblioteca Malatestiana

Poesie di Marco Marchi e di Lorenzo Scarponi
Lorenzo Scarponi risiede a Bordonchio (Bellaria-Igea Marina). Si avvia sia alla scrittura dialettale, che alla recitazione, dopo aver frequentato seminari con Ivano Marescotti, laboratori con Gianluca Reggiani e Francesco Gabellini. È autore di libri di poesie nel suo dialetto (che fa parte dell’area del dittongo) premiate in vari concorsi nazionali; vincitore del premio nazionale UNPLI Salva la tua lingua locale con il libro edito “Gnént”, poi finalista con “E’ mi fiòur” e “La vóita dròinta”; e del premio nazionale “L’arte in versi” con poesia singola “Senza ‘vdòit”. Vincitore del “Premio Alfredo Panzini” per “Bellaria Igea Marina e la sua storia”. In questa occasione ci presenterà la sua ultima opera poetica: La vóita dròinta (La vita dentro), dove sgorgano spontanee le parole dei padri e delle madri attorno ai temi classici dell’amore e della natura, entrambi incessantemente mutevoli. Scarponi misura sé stesso e il proprio passo, tenta strade molteplici, sino testi lunghi come monologhi teatrali o, sorprendentemente la traduzione di due canti dell’inferno della Divina commedia.

Marco Marchi nato e residente aLongiano (Fc), amico e allievo e amico di Tito Balestra (della cui omonima fondazione è attualmente ambasciatore).Ha soggiornato a lungo in America Latina rientrando a Longiano nel 1974. Esordisce come romanziere nel 1986 con Quelli dell’Eldorado, cui seguiranno Il gelato è una cosa seria (2004); Terra e destino (2008 – Premio Pescara) e altri scritti. Nel 2020 con Os-cia esordisce come poeta dilettale, nel dialetto di Longiano. Seguono: A i sarèm sèmpra (vincitore del concorso Narrapoetando 2022 e premiato al premio nazionale UNPLI Salva la tua lingua locale); L’arióut (vincitore del concorso Faraexcelsior 2023); La nosta zénta – la caminéda (finalista premio Faraexcelsior 2024); Drama rumagnól. In questa occasione sarà presentato dall’attore e regista bolognese Eros Drusiani.

sabato 19 luglio 2025

Conosciamo i vincitori e i votati del Faraexcelsior 2025

 Concorso Faraexcelsior 2025 Poesia

Un grande grazie alla giuria – composta da Adalgisa Zanotto, Alessandro Pazzaglia, Benedetto Ghielmi, Daìta Martinez, Davide Valecchi, Fabrizio Azzali, Manuel Cohen – che ha così deliberato (per la sezione Narrativa/saggio v. qui):


 

I classificato assoluto


Atlante delle ferite

di Stefano Calemme (Rimini)


 

Sono nato il 24/03/1999 a Napoli, dove ho vissuto fino al 2005, anno in cui mi sono trasferito a Rimini. Ho conseguito il diploma scientifico nel 2018 al liceo Serpieri di Rimini e la Laurea Triennale in Lettere Moderne nel 2022 all’Università di Bologna, ateneo dove sto per concludere anche il percorso di Laurea Magistrale nella facoltà di Italianistica. Scrivo poesie dalle scuole medie e il mio sogno è quello di diventare insegnante. fb/stefano.calemme


La parola quale necessaria bussola sintattica in apertura ad una ferita che in sottrazione si riporta segno di un tragitto significato entro coordinate spazio-temporali indicative di una poesia sussurrata tra le crepe del vuoto. Elegiaca cadenza di un volo interno nell’intero di un suono di luce. (Daìta Martinez)


Mediante una scelta lessicale raffinata e fortemente connotata in senso lirico e metaforico, unita ad  una struttura sintattica accurata dall’andamento ampio e riflessivo, l’autore sa conferire respiro classico alle alterne vicende del vivere quotidiano, che vengono poeticamente trasfigurate. Il lettore si immerge così in un’atmosfera pensosa e dolente in cui prendono vita i temi salienti di questa silloge: la problematica ambivalenza dei rapporti amorosi, la perdita degli affetti, il paesaggio e  le immagini enigmatiche del reale, il tempo lento che tutto muta, Il dolore del vivere e le sconfitte ad esso connesse, l’insinuante malinconia dei ricordi. (Fabrizio Azzali)


Atlante delle ferite è una raccolta innervata da una lingua poetica solidissima, musicale, solenne, un flusso dal passo lento che non concede mai nulla al superfluo e che anzi fa di uno stile sorvegliatissimo ed elegante la sua cifra definitoria. Ma la materia poetica non si esaurisce in un mero esercizio di retorica, anzi: in questi testi si vola alti sulle ali dell’emozione perché ciò che viene messo in scena, nel nucleo di ispirazione principale della raccolta, è il contrasto sempre fruttuoso tra la finitezza e l’eterno, la dicotomia tra il mondo della voce scrivente, materiale, opaco, oscuro ma eminentemente umano e l'incontro con un’alterità numinosa, declinata al femminile, che assolve a una funzione salvifica e che spesso si presenta accompagnata da immagini di luce. Atlante delle ferite è un’opera matura e compiuta, destinata a lasciare il segno nella mente e nel cuore di chi la leggerà. (Davide Valecchi)


I versi sono incalzanti e vari e non hanno un filo conduttore da rispettare. Il poeta è coraggioso, osa, la sua scrittura è in grado di autointerpretarsi e di lasciare traccia viva.
Osserva: “ai bivi dei fiori notturni brulicano, vive, nere radici.”

Esplora: “Quando voi siete diventati quelle parole ho perso la direzione delle orme“.

Pensa: “Non saprei disegnare nulla a saperlo fare bene come te quando allacci il filo all’inchiostro nero di noi”

Desidera: “in qualsiasi solco di terra mi trovassi le tue erano sillabe di luce”

Mi sembra che le sue poesia rendano eterno l’istante e invitino a guardare la fragilità della vita con indulgenza e compassione. (Adalgisa Zanotto)



II classificati ex aequo


Una segreta primavera 

di Alessandro Burrone (Pechino)


 

Alessandro Burrone (1994) è cresciuto tra Torino e Cigliano (VC) e vive a Pechino, dove sta conseguendo un dottorato di ricerca. Ha collaborato con riviste e blog letterari, tra cui: Pangea, Studi Cattolici, Il Sussidiario, farapoesia, La poesia e lo spirito. Con Fara ha pubblicato una raccolta di poesie, La sete, il sonno (2022), il romanzo La promessa di vita nel tuo cuore (2023, vincitore del concorso Narrapoetando), la silloge Le mie mani non sanno (I class. al Narrapoetando 2024).

N
ell’affrontare il libro inevitabile sentirsi attirati dentro un giro linguistico dal ritmo incessante che piena la mente quale traiettoria verbale dipanata lungo tutto il percorso scelto dall’autore abile di una stesura poetico-narrativa affrontata nella soluzione discorsiva con il sé reso al sé altro in gradazione prospettica con baricentro declinato nella struttura compositiva di un sentiero ricondotto, per appartenenza stilistica, a una morfologia psichica quale verità di una presenza che denuncia l’incastro nel nulla pur non dimenticando la stretta connessione con il chiarore che resiste. È come trovarsi nel quadro di una stanza in ombra nel mondo, ciò nonostante, scorgersi ancorati in una flessione di coscienza scandita da parole necessarie a posare un sogno nel segmento esistenziale. (Daìta Martinez)


La poesia non serve a nulla 

di Leonardo Colletta (Gatteo, FC)



Mi chiamo Leonardo Colletta, sono nato nel 2003 e attualmente studio Storia presso l’Università di Bologna. Vivo in provincia di Forlì-Cesena, dove coltivo la mia passione per la letteratura e la poesia, che mi ha portato a entrare a far parte del Circolo Letterario Albari di Bologna, un luogo di confronto e ispirazione che è possibile scoprire online qui: circololetterarioalbari.it
Nell’anno 2023: ho esordito con il mio primo libro di poesie, L’incedere del tempo, pubblicato dalla casa editrice cesenate Il Ponte Vecchio. Sempre nello stesso anno, sono stato finalista al concorso di poesia organizzato da Alcova Letteraria il 4 dicembre 2023, un’esperienza che ha ulteriormente arricchito la mia crescita artistica. Inoltre, una mia poesia è stata selezionata e inclusa nell’agenda letteraria delle Edizioni Ensemble. 


A mio avviso la raccolta che desta più curiosità. Espressioni mai esagerate. Componimenti che non ridondano in eccessiva lunghezza. Immagini evocative. La trovo molto vicina, in alcuni componimenti, alla poetica del Realismo Terminale. È un lento trasudare umano, un pellegrinaggio verso una ricerca di umanità, libertà e comprensione. (Benedetto Ghielmi)


Non male. Peccato per quell’eccesso di giudizio. Bella l’idea del riuso della tenzone. A volte la lingua non si addice a testi gettati al presente. (Manuel Cohen)



La voce del sangue 

di Matteo Pasqualone (Cesenatico)



Matteo Pasqualone nasce a Cesena (1987). Scrittore e teologo, da anni il suo studio si concentra sul rapporto fecondo tra la letteratura e la teologia. In modo particolare, gli autori letti e studiati di più sono Flannery O’Connor, Louise Glück, Cormac McCharty, John Steinbeck e John Ronald Reuel Tolkien. Ha cominciato a studiare da poco l’ebraico per approfondire meglio la conoscenza della Bibbia. Ha pubblicato articoli su riviste teologiche e le sillogi poetiche Scommessa d’eterno (Il Ponte Vecchio, Cesena 2016), Ogni nascita è dal caos (Fara, Rimini 2020) e Le tre margherite (Fara, Rimini 2024).


Un continuo combattimento sembra animare le pagine, i testi, i singoli versi di questa raccolta. Sotto vesti grafiche variegate, e dietro linguaggi tra i più disparati e disperati, si anima la vicenda di carne e di sangue, tra reale e virtuale, tra solitudine e social, tra chat e smarrimento privato. Ne deriva una silloge che, pur attingendo a varie strutture e a vari piani della comunicazione letteraria e del giornalismo (si pensi ai titoli strillati, ai testi assemblati come pezzi di quotidiani cartacei), al ricorso continuo a calendarizzare le sequenze con orari precisi e indicazioni di luoghi. Tutto questo ricercare il senso e il filo di continuità del discorso si realizza spostando continuamente i piani sequenza delle scene, delle azioni, delle immagini, e trova il proprio correlativo in un verso soggetto a continui décalages e a un particolare sound teso a restituire musicalità al corpo vivo della parola. Potremmo sospettare di una vera e propria musica, o melos, favorito da successioni di ritorni sonori che subentrano alle “vecchie” rime. Un ritmo cantabile che implica e mima il movimento testuale e il destino generale del soggetto dell'opera stessa in una proposta di notevole fascino e intelligenza. (Manuel Cohen)


Ragli d’asino
di Egidio Capodiferro (Lagonegro, PZ)


Egidio Capodiferro vive in Basilicata e fa l’insegnante. Ha pubblicato poesie, romanzi, racconti, testi teatrali e per bambini. Ha autopubblicato su Youcanprint altre raccolte di poesie e libri illustrati per bambini scritti in versi.

Tra le pubblicazioni in versi si evidenziano: Piramo e Tisbe (Oedipus, testo teatrale in versi), Acquerelli (Puntoacapo), Maculae (Iemme) e Segmenti (Transeuropa).


Poesia ermetica e coincisa, densa e potente. I versi riflettono la corrispondenza fra l’ambiente e l’anima di chi scrive, perseguendo note per lo più malinconiche e brulle (senza mai scadere nella retorica). Più in là compaiono alcune poesie giocose, che completano il quadro rotto di un’esistenza dolceamara, compagna di gioco del dolore e ogni tanto solleticata da qualche soffio di vento. Un «rantolo di luce» alla fine di ogni verso. (Alessandro Pazzaglia)



Opere votate


Ho fatto un sogno
di Michele Caliano (Montoro, AV)


Michele Caliano è nato ad Avellino nel 1963. Vive a Montoro (AV). Astrofilo dagli anni Ottanta, ha conseguito l’attestato in Astrofisica presso l’Osservatorio di Montecorvino Rovella (SA). È appassionato di cosmologia, evoluzione dell’universo, del concetto di infinito nelle scienze e in filosofia. Socio del Gruppo Culturale “Francesco Guarini” è divulgatore scientifico nelle scuole medie statali e presso alcune radio del territorio. Con Fara ha pubblicato Theory of Infinity (2019), Pensieri Filosofici o filo soffici (2020), Canna-bis (2022).


In queste realtà fugaci intrise di distopia, i pensieri dell’autore si fanno mente (indagatrice) e corpo (per lo più sofferente), influenzando la sua sopravvivenza e sbattendolo ogni volta con la faccia sul pavimento, come se fosse caduto dal letto. Questo gioco continuo di restare in bilico fra sogno e “realtà della stanza” mantiene alta l’attenzione, così come l’utilizzo continuativo della rima baciata porta a un carattere di fiaba, che arricchisce i substrati dell’opera. Punti volutamente aspri e autoironia sono le cartine al tornasole di una scrittura che sa intercettare l’attualità e graffiare quando serve. (Alessandro Pazzaglia)



Cuoia
di Gianni Marcantoni (Pedaso, FM)



Gianni Marcantoni (San Benedetto del Tronto, 1975) vive nelle Marche, è laureato in Giurisprudenza. Le sue pubblicazioni: Al tempo della poesia (2011), La parete viva (2011), In dirittura (2013), Poesie di un giorno nullo (2015), Orario di visita (2016), Ammessi al paesaggio (2019), Complicazioni di altra natura (2020), Panorama dei lumi (plaquette, 2021), Sedime (2024). Inserito nella Enciclopedia dei Poeti Italiani Contemporanei (Aletti 2017) e su Italian Poetry, diviene nel 2020 co-fondatore di Wikipoesia. Sue citazioni e liriche compaiono in diverse antologie, cataloghi d’arte, siti poetici, blog letterari, periodici e riviste. Ospite in alcune rubriche letterarie e reading, ha ricevuto vari premi e riconoscimenti.

Silloge singolare e intensa, puntuale verso il proprio io interiore, capace di coerenza e rigore verso se stesso. Abbandonandosi. Nello spossesso di sé, nell’abbandono fiducioso alla vita, la vita abita nei gesti e negli incontri e questi diventano una sorta di “guarigione”. Versi che ora ti coinvolgono, poi ti fanno saltellare, ti conducono a uscire o a restare, ti incoraggiano a scoprire. Versi lucidi e vigili alle risonanze più intime, quelle in cui non è netto il confine tra meraviglia e sconfitta, tra sogno e malinconia. (Adalgisa Zanotto)



Ritmi incerti


Giuseppa Corri Filomé è nata Lentini e vive a Verona. Audiolibro Palestina cristiana (quaranta poesie lette dall’attore regista Alessandro Quasimodo. Tre poesie: Insettoidi ossessi, Entità spettrali, Intravedere paesaggi (Enciclopedia di poesia italiana, Premio Mario Luzi. 2023). Tre poesie: Finestre estirpate, Quanti ancora? e Profumi semitici (Premio Mario Luzi, Enciclopedia Contemporanea Poesia 2024). Testo teatrale Il cocktail del gatto randagio (finalista Premio Mario Luzi Enciclopedia Contemporanea Poesia 2025).

Ritmi incerti è una raccolta in cui ogni componimento rappresenta il testo di un messaggio elettronico tra due personaggi, un ragazzo e una ragazza, che condividono gli spazi di un treno di pendolari, due giovani perduti nell'incomunicabilità verbale che si parlano soltanto attraverso uno schermo, condividendo sogni, ossessioni, un viaggio immaginario in Amazzonia alla ricerca di popoli incontattati, le loro fragilità e una profondità d'animo di cui sembrano aver pudore, ma che emerge in modo deciso. Con toni che si alternano tra il dialogico e il letterario, spesso con sottile ironia, la raccolta è un buon tentativo di fare poesia genuinamente contemporanea, a tratti anche sperimentale e di ricerca, con un buon esito finale. (Davide Valecchi)



Ripassando lungo i bordi
di Paolo Bavosi (Fano, PU)
 


Paolo Bavosi è nato a Fano (PU) il 17 aprile 1973. Vive a Fano, con la moglie Sara e il figlio Giovanni. È laureato in Economia e Commercio e lavora come impiegato a scuola. Le passioni che gli hanno fatto e gli fanno “compagnia” sono i libri, il cinema e lo sport (ora da spettatore). 


Una silloge che presenta un ampio caleidoscopio di forme e strutture, poggiandosi sempre su una scrittura assertiva, chiara, comunicativa. Anche quando le allusioni a una cultura sedimentata in più ambiti implicano una complessità di fondo, la parola, fedele a una medietà linguistica, tende a sciogliere nodi, a rendere più agevoli argomenti che agevoli non sono. La proposta di testi e versi di più ampia partitura, accanto ad altri, brevi e rapidi, tende ad evidenziare la particolare attenzione dell'autore a farsi carico della complessità del presente. Di particolare pregio risulta, ad esempio, Dittico dell’onnipotenza, con il verso libero che si distende in direzione di una scrittura prosastica, e, più in generale, quei testi che presentano digressioni, spesso risolte in rapidi elenchi di cose o di figure. I titoli, o gli inserimenti da lingue allotre o straniere, acuiscono nella lettura la percezione di trovarsi di fronte a una plurivocità multiforme e stratificata. Il concatenarsi di “domande” e di “risposte” porta e prevede soluzioni aperte, possibilità ulteriori offerte anche dal ricorso ampio alle parentesi e alle parentetiche che confermano o minano la logica dei testi. Lungo i bordi di una scrittura al cui centro vi è un pensiero poetante e una sempre più rara intelligenza del mondo, questa raccolta interroga l'uomo contemporaneo, ponendo dal basso di un orizzonte comune dubbi inquieti e inquietanti; dubbi attivi sull’essere e sull'umano consistere. (Manuel Cohen)



DRAMA RUMAGNÓL - Dramma romagnolo 
di Marco Marchi (Longiano, FC)


Marco Marchi, nato a Longiano il 10 giugno 1944 ha soggiornato a lungo in America Latina per poi ritornare al suo paese. Ha scritto 5 romanzi: Quelli dell’Eldorado (Longo 1986), Il gelato è una cosa seria (Diabasis 2004), Quelli dell’Eldorado (Perdisa 2007), Terra e Destino (Perdisa 2008, premio Pescara), Sulle orme di Rocky Marciano (Edizioni Europa 2017, premio Milano International), Gianni di Bologna (Persiani Editore 2019). Alcune raccolte di poesie: Os-cia! (Ponte vecchio 2020), A i sarèm sempra (Ci saremo sempre) (Fara 2023, I al concorso Narrapoetando) e L’arióut (La rivincita) (Fara 2023, II al Faraexcelsior), La nòsta zénta – La caminéda (2024).


La raccolta in dialetto romagnolo condensa, in sagace alternanza di versi essenziali di fresca vena realistica (talvolta  strutturati secondo la fulminea modalità dell’epigramma, altre volte secondo la concisa cadenza dei proverbi o delle drammatizzazioni del teatro popolare), situazioni di tutti i giorni, ricordi, rimpianti di un tempo remoto, salaci ritratti di personaggi e situazioni, umili affetti nel contesto di una civiltà antica che ha la dimensione e il respiro del villaggio. Allo stesso tempo, però, questi quadretti così pervasi dalla saggia morale della gente comune, si aprono ad una dimensione esistenziale universale e divengono il riflesso dell’intera umanità alle prese con le tematiche più assillanti: il fare i conti con i ricordi, la vita e il suo significato, la prospettiva della morte, l’accettazione della propria umana inadeguatezza, l’assurdo che pare governare l’esistenza. Su tutto quel piccolo mondo sovrana regna l’ironia sottile, rassegnata e agrodolce di chi tanto ha vissuto e ha compreso “il gioco” e la sua comica tragedia. (Fabrizio Azzali)


Le migliori sono le più brevi: un concentrato gnomico, tra massima e visione, tra sentenza e paradosso. Veloci, incisive, frecce acuminate. Qualche caduta nel bozzetto (i dialoghi, certi luoghi comuni dialettali). I testi lunghi, dialogizzati, devono forse troppo al vecchio teatro dialettale. (Manuel Cohen)  



Tra le parentesi di un silenzio
di Martina Parri (Milano)


Martina Parri è Autrice, ghostwriter, producer, traduttrice ed esperta di teatro contemporaneo. Nel 2021 si è laureata con lode in Scienze della Musica e dello Spettacolo all’Università degli Studi di Milano. Dal gennaio 2022 lavora per la casa di produzione audiovisiva Movie Magic International come ghostwriter e responsabile dei trattamenti di regia. Parallelamente, si occupa di progetti culturali, in qualità curatrice di mostre e ricercatrice nell’ambito della drammaturgia femminile europea. Ha curato, tradotto e redatto introduzioni critiche per testi teatrali (Mi senti? - Editoria & Spettacolo) e collaborato con il XIX Festival dell’Eccellenza al Femminile – Teatro Nazionale di Genova in qualità di drammaturga. 


Raccolta dissacrante. Distante dall'ambito accademico che, troppo spesso, influenza la parola poetica. Abbiamo necessità di rompere gli schemi precostituiti e, questa silloge, penso metta un prezioso tassello in questa direzione. A volte, quasi esagerata nell'esprimersi ed è un punto di forza. (Benedetto Ghielmi)



Opera segnalata


Tutto curvo
di Paolo Maccarone (Torrino, TO)

Paolo Maccarrone, architetto, è nato a Livorno e vive a Torino. Sposato da 51 anni con Marinella, una figlia e due nipoti. Ha esercitato la libera professione dal 1973, ha fondato nel 2008 a Torino l’Associazione Torino Design Week e nel 2015 il Circolo del Design di Torino. Professore a contratto presso Accademia Albertina delle Belle Arti e IED Torino. Passioni: pittura e fotografia. Ha ripreso a scrivere poesia nel 2020 dopo tragici accadimenti familiari.

giovedì 1 agosto 2024

Ecco i vincitori del Faraexcelsior 2024

Grazie di cuore alla giuria composta da Adalgisa ZanottoDaìta Martinez, Doris BellomustoFabrizio Azzali, Filippo Tonti e Franca Oberti per la competenza e la passione e complimenti vivissimi ai vincitori! Per la sez. Racconto/saggio v. qui

Faraexcelsior 2024 

sez. Poesia


Primi classificati ex aequo


Trovare un cuore di Socrate Toselli (Latina) 



Socrate Toselli ha 37 anni e vive a Latina, dove svolge la professione di avvocato dopo essersi laureato presso l’Università “La Sapienza” di Roma nel 2010.

«La poetica di questo autore non rispetta le rime, non la metrica, ma offre spazi di pensiero, di riflessione. Sono sprazzi di luce e fulmini a ciel sereno, sono piccoli laser che penetrano nella mente di chi legge. C’è molta amarezza in certi versi, ma anche consapevolezza per una realtà incontrollabile e indefinibile. C’è tanto bisogno di eternità, eppure la certezza che ogni attimo è già eternità e si confida nella resurrezione. “… E non c’è nulla che possa dirsi nuovo / Il tempo ogni giorno abusa della vita…”. Ho gustato la semplicità dei versi, l’esposizione del concetto, piuttosto che la ricerca sofisticata delle parole. Si percepisce la semplicità e la naturalezza, non servono le metafore. Talvolta l’autore entra nel delicato spazio spirituale “… Nel mondo è assente, prima che Dio, l’uomo…” come se nel tempo circolare si evitasse spesso di contemplare il sacro.” (Franca Oberti)

«Il tempo, folgorante tempo, accordo di un perpetuo vacillare tra origine e incantamento al principio che interno regge il consueto e l’inaudito di un quotidiano marcato sull’indizio ontologico del ni-ente, misura e compimento quale temine assoluto di un sempre ritorno. Ritorno quale matrice riflessiva di una interrogazione che ha cadenza ritmica nella forza espressiva del linguaggio capace di sostare sul senso dell’eterno significante la sua tensione quale concettuale oscillazione dell’esistere.» (Daìta Martinez)



Lettere dal fronte di Cesare Cuscianna (Caserta)


Cesare Cuscianna è medico e psicologo. Ha vinto nel 2002 il premio Cesare Pavese per la poesia inedita, sezione medici scrittori. Per la poesia singola ha vinto il Premio Giovanni Bertacchi - Scia di Buone memorie 2023. Con sillogi inedite di poesia ha vinto il Premio Samnium 2022 e il Premio Xenia Book Fair 2023. Ha pubblicato il romanzo La Malerba (Antigone Edizioni 2009), finalista al Premio Calvino 2009 e la raccolta di racconti L’ippopotamo nella neve e altre vite ancora (L’Erudita 2022), vincitore Concorso Argentario 2022 e Premio Città di Arcore 2023.

«Quel che resta in cuore e nella mente dopo la lettura di Lettere dal fronte è la conferma che la guerra è semplicemente una assurdità. Un’orribile assurdità. Versi coraggiosi osservano, esplorano, pensano, desiderano, scavano, appuntano sentimenti e momenti intimamente profondi, situazioni tragiche. Poesia riuscita, piena di significato, non è da tutti andare incontro al fronte di guerra e “starci”… I versi lambiscono la strofa successiva. Il carico pesante di ciò che è il luogo diventa canto libero e aperto comunque alla fiducia, al coraggio. A un senso di speranza pura. Forse sarebbe bella, la notte / su un tiepido campo / di stoppie / spezzate al lento fuoco delle stelle.» (Adalgisa Zanotto)

«In versi fortemente densi di significato e caratterizzati da una musicalità aspra, dolente, l’autore inscena quella che potremmo definire una sorta di  metafisica del reale. La metafora della guerra, descritta nei suoi segni materiali  più drammatici e crudi,  diviene allegoria di una condizione  spirituale perenne, che finisce per coincidere con l’intera esistenza, con le sue pungenti contraddizioni, la sua insensata e sostanziale violenza, la difficoltà ontologica di spezzare la solitudine aprendosi agli altri nella condivisione del dolore ineluttabile.» (Fabrizio Azzali)


Secondi classificati ex aequo


Se mi conosci di Vincenzo Mastropirro (Bitonto, BA)


Vincenzo Mastropirro poemusico (Ruvo di Puglia) vive a Bitonto (BA). È flautista, compositore, poeta, didatta. Ha inciso oltre 20 CD, ha suonato in Teatri prestigiosi, in varie formazioni, in Italia e all’estero. In poesia ha pubblicato nove raccolte. Tra i numerosi premi letterari, gli è stato conferito il Premio Lerici Pea 2015 - Sezione poesia in dialetto Paolo Bertolani, Premio Poesia Onesta 2016 Falconara Marittima (An), Premio Nazionale Galbiate (Lecco) 2018, Premio Giannone Città di Ischitella 2019.

«Si apprezza l’originalità dello stile e del contenuto, la vivacità espressiva ottenuta attraverso la sapiente mescolanza delle lingue madri, italiano e dialetto. La silloge è strutturata con delicata attenzione in modo da consentire a chi legge di ricostruire il senso profondo di un viscerale legame con la madre e con la morte.» (Doris Bellomusto)


Appunti eoliani di Guglielmo Aprile (Casamicciola Terme, NA)


Guglielmo Aprile è nato a Napoli nel 1978. Attualmente vive ad Ischia, dove si è trasferito per lavoro. È stato autore di alcune raccolte di poesia, tra le quali Il dio che vaga col vento (Puntoacapo Editrice, 2008), Nessun mattino sarà mai l’ultimo (Zone, 2008), L’assedio di Famagosta (Lietocolle, 2015); Il talento dell’equilibrista (Ladolfi, 2018); Il giardiniere cieco (Transeuropa, 2019); Falò di carnevale (Fara, opera I classificata al concorso Narrapoetando 2021); Il sentiero del polline(Kanaga, opera I classificata al premio Arcore 2021); Thanatophobia (Progetto Cultura, opera I classificata al premio “Mangiaparole” 2021); per la saggistica, ha collaborato con alcune riviste con studi su D’Annunzio, Luzi, Boccaccio e Marino, oltre che sulla poesia del Novecento.

«Per la chiarezza e la fedeltà a quella che sembra una devozione. Per il trasporto verso una meraviglia che scalfisce lo sguardo e modella il contesto, l’essenza e la natura delle cose. Per una lingua semplice con un baricentro teso a rimanere, a sedimentare. Per versi come: e a volte nella roccia riconosco / un profilo pauroso, che mi fissa / con rancore e mi sfida: e arrivo a credere / che abbia uno sguardo la materia muta, / che un’ombra viva in essa sia racchiusa – / era quella la faccia di Barabba.» (Filippo Tonti)



Opere votate


Sete di Barbara Rosenberg (Milano)



Barbara Rosenberg è nata a Milano nel 1971, in una notte di plenilunio, all’inizio di settembre. Ha studiato scrittura creativa, frequentando i corsi di Raul Montanari e della Scuola Civica Paolo Grassi. È tra i fondatori dell’Associazione culturale Equinozio e si occupa della programmazione delle attività culturali di narrativa e poesia. È laureata in Scienze dell’educazione all’Università Bicocca e crede nell’arte come strumento di educazione e trasformazione. Ha pubblicato con Fara editore: Piccolo canzoniere di città, una raccolta di racconti e Storie con un altro finale. Il Romanzo Il viaggio in Germania è stato pubblicato da Tralerighe libri e ha vinto il premio Nabokov 2018. Languishing è la sua prima raccolta poetica (Edizioni Nulladie 2022). Il suo motto: “Per la stessa ragione del viaggio… viaggiare” (Fabrizio de André).

«Non so cosa mi ha spinto ad approfondire la lettura di questa silloge, inizialmente valutata caotica; di sicuro mi ha colpita le varietà dei contenuti. Meriterebbe un ordine per agevolare un lettore disattento. I personaggi mitici o storici citati, sui quali l’autore insiste, per evidenziarne le peculiarità, incuriosiscono e potrebbero essere oggetto di una raccolta particolare; è un’analisi personale, ovviamente, ma offre spunti di riflessione. Altre composizioni, propriamente intime, offrirebbero un andamento ritmico, un leit motiv col quale imparare a “leggere” l’autore. Deliziosi gli haiku. Ho apprezzato la poetica, ma confido nel ravvedimento dell’autore per una raccolta più coerente e leggibile.» (Franca Oberti)



Malinconia del ritorno di David Tognoli (Edolo, BS)


David Tognoli, Edolo (BS) 25-06-84, manager nella GDO, chitarrista e cantante. pubblicazioni: NEW POPS, haiku del nuovo millennio, Erga 2018, raccolta di haiku; La foresteria, Albatros 2020, silloge narrativa e poetica; NON SI LITIGA CON IL CIELO, Porto Seguro Editore 2021, romanzo in forma poetica; CATARSICO, Porto Seguro editore 2022, poema a quattro mani, con Lorenzo Gafforini. In uscita: TORNARE A CASA, Robin edizioni, Trilogia poetica.


«Per un’intonazione lirica capace di accogliere le diverse voci del sentimento. Per la domanda: Qual è l’impresa da compiere? che ci pone davanti al vuoto e che radicalizza ogni nostra scelta. Per i versi che mordono e strappano e per quelli che diventano prosa rimanendo tonici e rumorosi.» (Filippo Tonti)



Questa messe impura di Felice Di Benga (Roma)



Felice Di Benga è nato a Napoli nel 1955 dove si è laureato in Scienze Agrarie e ha conseguito un successivo Dottorato in Economia Agraria. Vive a Roma da ben più di quarant’anni. Ha girato tutto il mondo e conosce cinque lingue. È uno storico non di professione ma da cultore della Scienza storica, quale scienza declinata nelle sue diverse accezioni (civile politica sociale militare ed umana). Il libro, raccolta poetica, Ci troviamo soli a consumare FaraEditore, è stato segnalato al Concorso Faraexcelsior 2020 e pubblicato (2° nella sezione Poesia Ermetica del Premio Leandro Polverini 2021; Menzione d’Onore al Concorso APS Euterpe Jesi 2023; Premio L’Arte in Versi per la poesia E se; attestato di Merito ALI Penna d’Autore per la poesia Le stagioni dei sogni; Premio della Critica Poesia edita Cignus Aureus 2024. Scrive poesie dall’età di 13 anni.

«In questa antologia poetica già il titolo ti mette curiosità. Ci trascinerà / questa messe impura / che fa di ogni giorno un unico fascio indistinto. Di fronte a poesie robuste che scuotono, sei scosso da un’aurora silente e sussurrata. La materia invisibile si presenta in versi che vegliano e vigilano, mentre scende quel filo umile ma prezioso che armonicamente ti delinea l’alimento di una direzione: Ma se trovi un filo d’erba / ancora bagnato / allora puoi iniziare / a dimenticare / quel caldo nudo / e incolore. Ciò che costruiscono è il sussurro di un verso vigoroso, in grado di autointerpretarsi e di lasciare traccia viva: Il mio Dio caduto / cammina lento verso / l’infinito / con del pane in mano…» (Adalgisa Zanotto)


Oltre la linea dell’aquilone di Roberto Casati (Vigevano, PV)



Roberto Casati ha pubblicato le raccolte di poesie: Amore e disamore (Edizioni Lo Faro Roma - 1984), Roma e Alessandra (Edizioni Tracce Pescara - 1986), Coincidenze massime (Edizioni del Leone Spinea - 1988), Ipotesi di fuga (Edizioni del Leone Spinea - 1992), In navigazione per Capo-Horn (Edizioni del Leone Spinea 1999), Carte di viaggio (Guido Miano Editore 2016), Appunti e carte ritrovate (Guido Miano Editore 2020), Come armonie disattese (Guido Miano Editore 2024). Hanno scritto della sua poesia, fra gli altri: A. Coppola, F. Piccinelli, G. Barberi Squarotti, M. Ferrante, A. Cappi, P. Ruffilli, P. Codazzi, N. Di Stefano Busà, R. Carifi, G. Ladolfi, G.D. Mazzocato, G. Miano, E. Concardi, N. Pardini, E. Dalla Libera, R. Piazza, G.A.Palumbo.

«È delicata filatura la voce percorsa sul segno dell’attimo rivelato sul margine di un sentiero voltato alla scena di una mancanza che tracima la piega delle labbra laddove il mistero della vita scuote la linea di un orizzonte che indora il seme sul precipizio del cuore, e lì abitare. Immagini di un passato che si edificano quale paesaggio spirituale significante un presente che respira di suo poetico candore malgrado il dolore o forse proprio per il segno marcato sull’assonanza del perduto metaforicamente inteso quale viatico riparo dall’assenza di un angelo che si continua alla notte come piccola stella indicativa di una fragilità composta sul limitare del silenzio che ha casa nella memoria. (Daìta Martinez)


Questo inquieto vivere di Pierluigi Biondaro (Minerbe, VR)



Pierluigi Biondaro (59 anni) vive con la famiglia a Minerbe, in provincia di Verona e lavora in una banca. Scrive versi per passione dall’adolescenza quando, frequentando il liceo classico, ha conosciuto e amato i poeti e le poetesse dell’antichità greca e latina e la poetica ermetica di Ungaretti e Quasimodo. In età giovanile e adulta si è appassionato anche di Gibran, Tagore, Lee Masters e della poesia mistica. Ha composto in tutti questi anni circa 200 poesie. Premio Città di San Bonifacio 2023; Premio di poesia Simone Lorici Menzione alla poesia Indicativo presente; al 49° Premio Internazionale Casentino (2024) sezione Amica Foresta III classificato con la poesia Di tre gocce; Premio Rodolfo Tommasi con la poesia Canna palustre.

«Si apprezza la misura dei testi, l’attenzione alla musicalità dei versi e alle immagini. I vari  componimenti restituiscono nitidamente l’inquietudine e la vitalità di un’anima capace di creare legami di profonda connessione con la natura.» (Doris Bellomusto)

«L’inquietudine sorpresa da una costellazione sussurrata nella dinamica di un solfeggio celeste avvertito quale segno d’amore nel suo colmo sinonimo embrionale, un incontro prossimo con l’indiviso della vita intesa in ogni sua più piccola particella essente il respiro antico della sera sul volto nascente di un continuo andare dentro al ricamo della natura, sorgente e raccolto di un germoglio di luce come mano posata sul cuore, tra due lacrime di Dio. Espressiva poetica in risonanza col creato. (Daìta Martinez)



La caminéda (La camminata) di Marco Marchi (Longiano, FC)



Marco Marchi nato a Longiano il 10 giugno 1944. Ha scritto 5 romanzi: Quelli dell’Eldorado (Longo 1986), Il gelato è una cosa seria (Diabasis 2004), Quelli dell’Eldorado (Perdisa 2007), Terra e Destino (Perdisa 2008, premio Pescara), Sulle orme di Rocky marciano (Ed. Europa 2017, premio Milano international), Gianni Di Bologna (Persiani editore 2019). Due raccolte di poesie: Os-cia! (Ponte vecchio 2020), A i sarèm sempra (Ci saremo sempre) (Fara 2023, Primo classificato al concorso Narrapoetando) e L’ariout - La rivincita (Fara 2023, vincitore Faraexcelsior)

«La raccolta in dialetto romagnolo condensa, in sapida alternanza di versi essenziali di fresca vena popolare, situazioni di tutti i giorni, ricordi, rimpianti di un tempo lontano, salaci ritratti di personaggi e situazioni, umili affetti e sprazzi di agrodolce saggezza popolare in un contesto che ha la estensione e il respiro del borgo o della cittadina di provincia. Nel contempo, però, questi quadretti si aprono ad una dimensione esistenziale universale e diventano il riflesso dell’ intera umanità alle prese con le tematiche più assillanti: il fare i conti con i ricordi, la vita e il suo significato, la convivenza con l’assurdo insito nel quotidiano, la prospettiva della morte talvolta esorcizzata con uno sberleffo, l’accettazione della propria manchevolezza. Su tutto quel piccolo mondo sovrana regna l’ironia sottile e agrodolce di chi ha vissuto a lungo e ha compreso il caotico e semiserio gioco della vita.»(Fabrizio Azzali)

«Per fortuna c’è ancora chi si esprime con i nostri meravigliosi dialetti regionali, che andrebbero coltivati e rivitalizzati, per la loro capacità di espressione e anche per la curiosa intraducibilità, peculiarità di ogni dialetto.» (Franca Oberti)

Opere segnalate


Radici di Giovanna Santagati (Bra, CN)



Docente in pensione, ingloba nella scrittura passioni consolidate attraverso i due corsi universitari conclusi con lode (Lingue e Letterature Straniere a Firenze, Tradizioni Musicali Afro-Americane a Cuneo) e alimentate da studio individuale ad oggi. Giovanna Santagati ha pubblicato quattro raccolte poetiche, due opere di narrativa, due saggi. Stralci delle sue opere compaiono su antologie a tema e riviste letterarie. Mette a disposizione (no profit) le proprie competenze a favore di enti culturali nel territorio di residenza e fuori.


La parola e l’abbraccio di Dario Benzi (Madignano, CR)



Dario Benzi (Crema 1950) nel 1990 ha pubblicato la raccolta di poesia Il gioco infinito con le edizioni Lalli di Firenze. Fra i premi si ricorda il 1° posto nella sezione silloge del Premio di poesia Mara Soldi di Cremona (1992). Si è distinto in modo particolare in varie edizioni del Premio Lorenzo Montano, tanto da essere invitato a leggere suoi testi alla seconda Biennale Anterem di Poesia (2007, 2008, 2009). Nel 2009 ha pubblicato la silloge Il desiderio, il vento, con presentazione di Gio Ferri, nella collana Via Erakleia curata da Flavio Ermini e Ida Travi per Cierre Grafica Anterem Edizioni. Nel 2016, sempre nella stessa collana, è stata pubblicata la silloge I frammenti, la musica ovvero Lo sguardo ricambiato, con prefazione di Franco Gallo e postfazione di Flavio Ermini.


Molto più grande di Andrea Biondi (Treia, MC)


Andrea Biondi (Rimini 1986) si è laureato in Lettere all’Università di Urbino nel 2009. Presso il medesimo ateneo si è specializzato in Scienze Religiose nel 2017. Nel 2019 si è laureato in Antropologia culturale all’Università di Bologna. Con Le campagne hanno bocche ha vinto il concorso Faraexcelsior 2017. Nel 2019 è uscita la raccolta Ghironda e nel 2022 La gente quassù è nemica, entrambe con Fara. Insegna nelle scuole superiori del maceratese.



Se fossi in vaso io morirei di Camilla Ugolini Mecca (Verona)



Camilla Ugolini Mecca nasce nel 1971 a Verona. Nel 2003 pubblica il saggio Ambigue stanze – Un itinerario nell’opera di Antonio Possenti (Liberty House). Nel 2007 il racconto “Il paradiso è un cul-de-sac” vince il concorso “Pubblica con noi” indetto da Fara Editore. Nel 2021 pubblica il suo primo romanzo, Il destino dell’onda (Ed. Il Falò). Nel 2022 vince – in ex aequo con Natascia Ancarani - il concorso Faraexcelsior 2022, con il romanzo Tu sorgerai di nuovo, pubblicato da Fara Editore. Nel 2023 la sua prima silloge poetica Tutto il resto mi sfugge è stata selezionata nell’ambito del Concorso Faraexcelsior 2023 e poi pubblicata da Fara Editore.


Verso il verso 103 del canto quinto di Claudio Roncarati (Cattolica, RN)


Claudio Roncarati è psichiatra (AUSL di Rimini) e psicoterapeuta. Vive a Cattolica (RN). Questo è il suo primo romanzo (disponibile anche come e-boook su www.prospero editore.it). Precedentemente ha pubblicato altri tre libri. Il primo, consiste in un collage di racconti brevi e poesie: Manuale di Psichiatria Poetica (Alpes editore 2009). Il secondo è una raccolta di poesie: La fata fatua e lo psichiatra (co-edizione Alpes e CFR) con cui ha vinto il Premio Fortini 2011. Il terzo è un’altra silloge, Per/le rime (inserita ne La forza delle parole, Fara 2012) con cui ha vinto il concorso Pubblica con noi. In collaborazione con Alessandro Ramberti (Fara Editore) ha organizzato il concorso Insanamente per racconti e poesie dedicate alla lotta allo stigma in psichiatria. Come psicoterapeuta ha scritto articoli dedicati al rapporto tra poesia e psicoanalisi.