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martedì 12 settembre 2017

“Non ha / una sola misura / il tempo”

Franca Oberti: Il ritorno del dragone – in Gymnopedie, Architetture e altre opere belle – FaraEditore 2017

recensione di Vincenzo D'Alessio



La raccolta poetica di Franca Oberti: Il ritorno del dragone è tra i vincitori del Concorso Pubblica con noi 2017, bandito dalla Casa Editrice Fara di Rimini.
Ventisette piccoli canti in forma di prosa poetica definiscono il percorso della difficile malattia che l’Autrice ha sopportato, fortunatamente con esito positivo, tradotto con i versi: “(…) con l’umile certezza / d’essere stata / ancora una volta / risparmiata.” (p. 66).
Cristianamente diremmo che abbiamo assistito ad un miracolo: il Signore (Dio dei Cattolici Cristiani) invocato dal primo all’ultimo verso della raccolta ha ascoltato le preghiere che la Nostra ha elevato nel lungo percorso degli interventi e delle cure (il dragone: la malattia del secolo) che l’hanno provata nella sua femminilità e hanno tormentato il suo Io.
L’invocazione è nel canto IV a p. 51: “Signore, / non farmi tornare / nei meandri sconosciuti, / baratri senza fine / nausee quotidiane. / Fammi concludere / i giorni in allegria, / portami con Te, / quando vuoi, / come vuoi, / se vuoi, / nell’incoscienza / e nella leggerezza / del volo di una piuma.”
Il nostro pensiero va al mitico Giobbe della Bibbia, alle sue invocazione al Dio dei suoi padri, alla fiducia rivolta al Creatore nelle sue parole di fronte alle prove: “Oh! se le mie parole venissero scritte, se fossero consegnate in un libro! (…) Io so che il mio Signore (Vindice) è vivo, ed egli, ultimo, sulla polvere sorgerà e dopo, nuovamente rivestito della mia pelle, della mia carne vedrò Dio. Lo contemplerò io stesso, e colui che i miei occhi vedranno non sarà un estraneo!” (19,23.25-27).
La peregrinazione subita dalla Oberti si traduce in momenti di profondo abbandono dell’esistenza: “Non ha / una sola misura / il tempo / e nell’attesa / l’evento / si allunga / e si dilata / tra confini / sconosciuti.” (canto V, p. 52).
Questo, ed altri passaggi della raccolta, molto si avvicinano alla raccolta di un’altra poetessa scomparsa, prematuramente, di fronte alla violenza del “dragone”: Maria Luisa RIPA (1966–2003) la quale, nel doloroso percorso della malattia, lascia scritto nella sua unica raccolta postuma: Parole dal silenzio, un irripetibile testamento di sincera devozione verso l’esistenza e il suo infinito valore: “(…) Ascolta, / non andare lontano / io sono qui… in ginocchio / accucciata sulla mia esistenza. / (…) Ascolta questo corpo / Che si piega come foglia d’autunno / Mentre volteggia tra / altre foglioline stanche / in questo luogo senza tempo / e destino.” (p. 66).
L’anafora presente in questa poesia di RIPA la ritroviamo anche nella composizione XVI della raccolta della Oberti dove le mani riportano alla memoria i momenti felici vissuti lungo la sua esistenza.
La solitudine della sofferenza è ripresa in diverse parti delle composizioni: “È calato il silenzio, / tra gli amici / e altra gente” (canto II, p. 50) – “Mi verrebbe da dire: / “Ehi, sono io! / Sono ancora io!” (canto X, p.54) – Mentre il desiderio di avere accanto una presenza costante emerge con maggiore forza.
Il percorso naturale della raccolta conduce per mano il lettore al pensiero della Giuria del Concorso che, nel proporre questa raccolta nella rosa dei vincitori, ha scritto: “Dove fede e malattia instaurano un dialogo molto onesto, commovente.” (Giancarlo Sissa).

giovedì 1 agosto 2024

Ecco i vincitori del Faraexcelsior 2024

Grazie di cuore alla giuria composta da Adalgisa ZanottoDaìta Martinez, Doris BellomustoFabrizio Azzali, Filippo Tonti e Franca Oberti per la competenza e la passione e complimenti vivissimi ai vincitori! Per la sez. Racconto/saggio v. qui

Faraexcelsior 2024 

sez. Poesia


Primi classificati ex aequo


Trovare un cuore di Socrate Toselli (Latina) 



Socrate Toselli ha 37 anni e vive a Latina, dove svolge la professione di avvocato dopo essersi laureato presso l’Università “La Sapienza” di Roma nel 2010.

«La poetica di questo autore non rispetta le rime, non la metrica, ma offre spazi di pensiero, di riflessione. Sono sprazzi di luce e fulmini a ciel sereno, sono piccoli laser che penetrano nella mente di chi legge. C’è molta amarezza in certi versi, ma anche consapevolezza per una realtà incontrollabile e indefinibile. C’è tanto bisogno di eternità, eppure la certezza che ogni attimo è già eternità e si confida nella resurrezione. “… E non c’è nulla che possa dirsi nuovo / Il tempo ogni giorno abusa della vita…”. Ho gustato la semplicità dei versi, l’esposizione del concetto, piuttosto che la ricerca sofisticata delle parole. Si percepisce la semplicità e la naturalezza, non servono le metafore. Talvolta l’autore entra nel delicato spazio spirituale “… Nel mondo è assente, prima che Dio, l’uomo…” come se nel tempo circolare si evitasse spesso di contemplare il sacro.” (Franca Oberti)

«Il tempo, folgorante tempo, accordo di un perpetuo vacillare tra origine e incantamento al principio che interno regge il consueto e l’inaudito di un quotidiano marcato sull’indizio ontologico del ni-ente, misura e compimento quale temine assoluto di un sempre ritorno. Ritorno quale matrice riflessiva di una interrogazione che ha cadenza ritmica nella forza espressiva del linguaggio capace di sostare sul senso dell’eterno significante la sua tensione quale concettuale oscillazione dell’esistere.» (Daìta Martinez)



Lettere dal fronte di Cesare Cuscianna (Caserta)


Cesare Cuscianna è medico e psicologo. Ha vinto nel 2002 il premio Cesare Pavese per la poesia inedita, sezione medici scrittori. Per la poesia singola ha vinto il Premio Giovanni Bertacchi - Scia di Buone memorie 2023. Con sillogi inedite di poesia ha vinto il Premio Samnium 2022 e il Premio Xenia Book Fair 2023. Ha pubblicato il romanzo La Malerba (Antigone Edizioni 2009), finalista al Premio Calvino 2009 e la raccolta di racconti L’ippopotamo nella neve e altre vite ancora (L’Erudita 2022), vincitore Concorso Argentario 2022 e Premio Città di Arcore 2023.

«Quel che resta in cuore e nella mente dopo la lettura di Lettere dal fronte è la conferma che la guerra è semplicemente una assurdità. Un’orribile assurdità. Versi coraggiosi osservano, esplorano, pensano, desiderano, scavano, appuntano sentimenti e momenti intimamente profondi, situazioni tragiche. Poesia riuscita, piena di significato, non è da tutti andare incontro al fronte di guerra e “starci”… I versi lambiscono la strofa successiva. Il carico pesante di ciò che è il luogo diventa canto libero e aperto comunque alla fiducia, al coraggio. A un senso di speranza pura. Forse sarebbe bella, la notte / su un tiepido campo / di stoppie / spezzate al lento fuoco delle stelle.» (Adalgisa Zanotto)

«In versi fortemente densi di significato e caratterizzati da una musicalità aspra, dolente, l’autore inscena quella che potremmo definire una sorta di  metafisica del reale. La metafora della guerra, descritta nei suoi segni materiali  più drammatici e crudi,  diviene allegoria di una condizione  spirituale perenne, che finisce per coincidere con l’intera esistenza, con le sue pungenti contraddizioni, la sua insensata e sostanziale violenza, la difficoltà ontologica di spezzare la solitudine aprendosi agli altri nella condivisione del dolore ineluttabile.» (Fabrizio Azzali)


Secondi classificati ex aequo


Se mi conosci di Vincenzo Mastropirro (Bitonto, BA)


Vincenzo Mastropirro poemusico (Ruvo di Puglia) vive a Bitonto (BA). È flautista, compositore, poeta, didatta. Ha inciso oltre 20 CD, ha suonato in Teatri prestigiosi, in varie formazioni, in Italia e all’estero. In poesia ha pubblicato nove raccolte. Tra i numerosi premi letterari, gli è stato conferito il Premio Lerici Pea 2015 - Sezione poesia in dialetto Paolo Bertolani, Premio Poesia Onesta 2016 Falconara Marittima (An), Premio Nazionale Galbiate (Lecco) 2018, Premio Giannone Città di Ischitella 2019.

«Si apprezza l’originalità dello stile e del contenuto, la vivacità espressiva ottenuta attraverso la sapiente mescolanza delle lingue madri, italiano e dialetto. La silloge è strutturata con delicata attenzione in modo da consentire a chi legge di ricostruire il senso profondo di un viscerale legame con la madre e con la morte.» (Doris Bellomusto)


Appunti eoliani di Guglielmo Aprile (Casamicciola Terme, NA)


Guglielmo Aprile è nato a Napoli nel 1978. Attualmente vive ad Ischia, dove si è trasferito per lavoro. È stato autore di alcune raccolte di poesia, tra le quali Il dio che vaga col vento (Puntoacapo Editrice, 2008), Nessun mattino sarà mai l’ultimo (Zone, 2008), L’assedio di Famagosta (Lietocolle, 2015); Il talento dell’equilibrista (Ladolfi, 2018); Il giardiniere cieco (Transeuropa, 2019); Falò di carnevale (Fara, opera I classificata al concorso Narrapoetando 2021); Il sentiero del polline(Kanaga, opera I classificata al premio Arcore 2021); Thanatophobia (Progetto Cultura, opera I classificata al premio “Mangiaparole” 2021); per la saggistica, ha collaborato con alcune riviste con studi su D’Annunzio, Luzi, Boccaccio e Marino, oltre che sulla poesia del Novecento.

«Per la chiarezza e la fedeltà a quella che sembra una devozione. Per il trasporto verso una meraviglia che scalfisce lo sguardo e modella il contesto, l’essenza e la natura delle cose. Per una lingua semplice con un baricentro teso a rimanere, a sedimentare. Per versi come: e a volte nella roccia riconosco / un profilo pauroso, che mi fissa / con rancore e mi sfida: e arrivo a credere / che abbia uno sguardo la materia muta, / che un’ombra viva in essa sia racchiusa – / era quella la faccia di Barabba.» (Filippo Tonti)



Opere votate


Sete di Barbara Rosenberg (Milano)



Barbara Rosenberg è nata a Milano nel 1971, in una notte di plenilunio, all’inizio di settembre. Ha studiato scrittura creativa, frequentando i corsi di Raul Montanari e della Scuola Civica Paolo Grassi. È tra i fondatori dell’Associazione culturale Equinozio e si occupa della programmazione delle attività culturali di narrativa e poesia. È laureata in Scienze dell’educazione all’Università Bicocca e crede nell’arte come strumento di educazione e trasformazione. Ha pubblicato con Fara editore: Piccolo canzoniere di città, una raccolta di racconti e Storie con un altro finale. Il Romanzo Il viaggio in Germania è stato pubblicato da Tralerighe libri e ha vinto il premio Nabokov 2018. Languishing è la sua prima raccolta poetica (Edizioni Nulladie 2022). Il suo motto: “Per la stessa ragione del viaggio… viaggiare” (Fabrizio de André).

«Non so cosa mi ha spinto ad approfondire la lettura di questa silloge, inizialmente valutata caotica; di sicuro mi ha colpita le varietà dei contenuti. Meriterebbe un ordine per agevolare un lettore disattento. I personaggi mitici o storici citati, sui quali l’autore insiste, per evidenziarne le peculiarità, incuriosiscono e potrebbero essere oggetto di una raccolta particolare; è un’analisi personale, ovviamente, ma offre spunti di riflessione. Altre composizioni, propriamente intime, offrirebbero un andamento ritmico, un leit motiv col quale imparare a “leggere” l’autore. Deliziosi gli haiku. Ho apprezzato la poetica, ma confido nel ravvedimento dell’autore per una raccolta più coerente e leggibile.» (Franca Oberti)



Malinconia del ritorno di David Tognoli (Edolo, BS)


David Tognoli, Edolo (BS) 25-06-84, manager nella GDO, chitarrista e cantante. pubblicazioni: NEW POPS, haiku del nuovo millennio, Erga 2018, raccolta di haiku; La foresteria, Albatros 2020, silloge narrativa e poetica; NON SI LITIGA CON IL CIELO, Porto Seguro Editore 2021, romanzo in forma poetica; CATARSICO, Porto Seguro editore 2022, poema a quattro mani, con Lorenzo Gafforini. In uscita: TORNARE A CASA, Robin edizioni, Trilogia poetica.


«Per un’intonazione lirica capace di accogliere le diverse voci del sentimento. Per la domanda: Qual è l’impresa da compiere? che ci pone davanti al vuoto e che radicalizza ogni nostra scelta. Per i versi che mordono e strappano e per quelli che diventano prosa rimanendo tonici e rumorosi.» (Filippo Tonti)



Questa messe impura di Felice Di Benga (Roma)



Felice Di Benga è nato a Napoli nel 1955 dove si è laureato in Scienze Agrarie e ha conseguito un successivo Dottorato in Economia Agraria. Vive a Roma da ben più di quarant’anni. Ha girato tutto il mondo e conosce cinque lingue. È uno storico non di professione ma da cultore della Scienza storica, quale scienza declinata nelle sue diverse accezioni (civile politica sociale militare ed umana). Il libro, raccolta poetica, Ci troviamo soli a consumare FaraEditore, è stato segnalato al Concorso Faraexcelsior 2020 e pubblicato (2° nella sezione Poesia Ermetica del Premio Leandro Polverini 2021; Menzione d’Onore al Concorso APS Euterpe Jesi 2023; Premio L’Arte in Versi per la poesia E se; attestato di Merito ALI Penna d’Autore per la poesia Le stagioni dei sogni; Premio della Critica Poesia edita Cignus Aureus 2024. Scrive poesie dall’età di 13 anni.

«In questa antologia poetica già il titolo ti mette curiosità. Ci trascinerà / questa messe impura / che fa di ogni giorno un unico fascio indistinto. Di fronte a poesie robuste che scuotono, sei scosso da un’aurora silente e sussurrata. La materia invisibile si presenta in versi che vegliano e vigilano, mentre scende quel filo umile ma prezioso che armonicamente ti delinea l’alimento di una direzione: Ma se trovi un filo d’erba / ancora bagnato / allora puoi iniziare / a dimenticare / quel caldo nudo / e incolore. Ciò che costruiscono è il sussurro di un verso vigoroso, in grado di autointerpretarsi e di lasciare traccia viva: Il mio Dio caduto / cammina lento verso / l’infinito / con del pane in mano…» (Adalgisa Zanotto)


Oltre la linea dell’aquilone di Roberto Casati (Vigevano, PV)



Roberto Casati ha pubblicato le raccolte di poesie: Amore e disamore (Edizioni Lo Faro Roma - 1984), Roma e Alessandra (Edizioni Tracce Pescara - 1986), Coincidenze massime (Edizioni del Leone Spinea - 1988), Ipotesi di fuga (Edizioni del Leone Spinea - 1992), In navigazione per Capo-Horn (Edizioni del Leone Spinea 1999), Carte di viaggio (Guido Miano Editore 2016), Appunti e carte ritrovate (Guido Miano Editore 2020), Come armonie disattese (Guido Miano Editore 2024). Hanno scritto della sua poesia, fra gli altri: A. Coppola, F. Piccinelli, G. Barberi Squarotti, M. Ferrante, A. Cappi, P. Ruffilli, P. Codazzi, N. Di Stefano Busà, R. Carifi, G. Ladolfi, G.D. Mazzocato, G. Miano, E. Concardi, N. Pardini, E. Dalla Libera, R. Piazza, G.A.Palumbo.

«È delicata filatura la voce percorsa sul segno dell’attimo rivelato sul margine di un sentiero voltato alla scena di una mancanza che tracima la piega delle labbra laddove il mistero della vita scuote la linea di un orizzonte che indora il seme sul precipizio del cuore, e lì abitare. Immagini di un passato che si edificano quale paesaggio spirituale significante un presente che respira di suo poetico candore malgrado il dolore o forse proprio per il segno marcato sull’assonanza del perduto metaforicamente inteso quale viatico riparo dall’assenza di un angelo che si continua alla notte come piccola stella indicativa di una fragilità composta sul limitare del silenzio che ha casa nella memoria. (Daìta Martinez)


Questo inquieto vivere di Pierluigi Biondaro (Minerbe, VR)



Pierluigi Biondaro (59 anni) vive con la famiglia a Minerbe, in provincia di Verona e lavora in una banca. Scrive versi per passione dall’adolescenza quando, frequentando il liceo classico, ha conosciuto e amato i poeti e le poetesse dell’antichità greca e latina e la poetica ermetica di Ungaretti e Quasimodo. In età giovanile e adulta si è appassionato anche di Gibran, Tagore, Lee Masters e della poesia mistica. Ha composto in tutti questi anni circa 200 poesie. Premio Città di San Bonifacio 2023; Premio di poesia Simone Lorici Menzione alla poesia Indicativo presente; al 49° Premio Internazionale Casentino (2024) sezione Amica Foresta III classificato con la poesia Di tre gocce; Premio Rodolfo Tommasi con la poesia Canna palustre.

«Si apprezza la misura dei testi, l’attenzione alla musicalità dei versi e alle immagini. I vari  componimenti restituiscono nitidamente l’inquietudine e la vitalità di un’anima capace di creare legami di profonda connessione con la natura.» (Doris Bellomusto)

«L’inquietudine sorpresa da una costellazione sussurrata nella dinamica di un solfeggio celeste avvertito quale segno d’amore nel suo colmo sinonimo embrionale, un incontro prossimo con l’indiviso della vita intesa in ogni sua più piccola particella essente il respiro antico della sera sul volto nascente di un continuo andare dentro al ricamo della natura, sorgente e raccolto di un germoglio di luce come mano posata sul cuore, tra due lacrime di Dio. Espressiva poetica in risonanza col creato. (Daìta Martinez)



La caminéda (La camminata) di Marco Marchi (Longiano, FC)



Marco Marchi nato a Longiano il 10 giugno 1944. Ha scritto 5 romanzi: Quelli dell’Eldorado (Longo 1986), Il gelato è una cosa seria (Diabasis 2004), Quelli dell’Eldorado (Perdisa 2007), Terra e Destino (Perdisa 2008, premio Pescara), Sulle orme di Rocky marciano (Ed. Europa 2017, premio Milano international), Gianni Di Bologna (Persiani editore 2019). Due raccolte di poesie: Os-cia! (Ponte vecchio 2020), A i sarèm sempra (Ci saremo sempre) (Fara 2023, Primo classificato al concorso Narrapoetando) e L’ariout - La rivincita (Fara 2023, vincitore Faraexcelsior)

«La raccolta in dialetto romagnolo condensa, in sapida alternanza di versi essenziali di fresca vena popolare, situazioni di tutti i giorni, ricordi, rimpianti di un tempo lontano, salaci ritratti di personaggi e situazioni, umili affetti e sprazzi di agrodolce saggezza popolare in un contesto che ha la estensione e il respiro del borgo o della cittadina di provincia. Nel contempo, però, questi quadretti si aprono ad una dimensione esistenziale universale e diventano il riflesso dell’ intera umanità alle prese con le tematiche più assillanti: il fare i conti con i ricordi, la vita e il suo significato, la convivenza con l’assurdo insito nel quotidiano, la prospettiva della morte talvolta esorcizzata con uno sberleffo, l’accettazione della propria manchevolezza. Su tutto quel piccolo mondo sovrana regna l’ironia sottile e agrodolce di chi ha vissuto a lungo e ha compreso il caotico e semiserio gioco della vita.»(Fabrizio Azzali)

«Per fortuna c’è ancora chi si esprime con i nostri meravigliosi dialetti regionali, che andrebbero coltivati e rivitalizzati, per la loro capacità di espressione e anche per la curiosa intraducibilità, peculiarità di ogni dialetto.» (Franca Oberti)

Opere segnalate


Radici di Giovanna Santagati (Bra, CN)



Docente in pensione, ingloba nella scrittura passioni consolidate attraverso i due corsi universitari conclusi con lode (Lingue e Letterature Straniere a Firenze, Tradizioni Musicali Afro-Americane a Cuneo) e alimentate da studio individuale ad oggi. Giovanna Santagati ha pubblicato quattro raccolte poetiche, due opere di narrativa, due saggi. Stralci delle sue opere compaiono su antologie a tema e riviste letterarie. Mette a disposizione (no profit) le proprie competenze a favore di enti culturali nel territorio di residenza e fuori.


La parola e l’abbraccio di Dario Benzi (Madignano, CR)



Dario Benzi (Crema 1950) nel 1990 ha pubblicato la raccolta di poesia Il gioco infinito con le edizioni Lalli di Firenze. Fra i premi si ricorda il 1° posto nella sezione silloge del Premio di poesia Mara Soldi di Cremona (1992). Si è distinto in modo particolare in varie edizioni del Premio Lorenzo Montano, tanto da essere invitato a leggere suoi testi alla seconda Biennale Anterem di Poesia (2007, 2008, 2009). Nel 2009 ha pubblicato la silloge Il desiderio, il vento, con presentazione di Gio Ferri, nella collana Via Erakleia curata da Flavio Ermini e Ida Travi per Cierre Grafica Anterem Edizioni. Nel 2016, sempre nella stessa collana, è stata pubblicata la silloge I frammenti, la musica ovvero Lo sguardo ricambiato, con prefazione di Franco Gallo e postfazione di Flavio Ermini.


Molto più grande di Andrea Biondi (Treia, MC)


Andrea Biondi (Rimini 1986) si è laureato in Lettere all’Università di Urbino nel 2009. Presso il medesimo ateneo si è specializzato in Scienze Religiose nel 2017. Nel 2019 si è laureato in Antropologia culturale all’Università di Bologna. Con Le campagne hanno bocche ha vinto il concorso Faraexcelsior 2017. Nel 2019 è uscita la raccolta Ghironda e nel 2022 La gente quassù è nemica, entrambe con Fara. Insegna nelle scuole superiori del maceratese.



Se fossi in vaso io morirei di Camilla Ugolini Mecca (Verona)



Camilla Ugolini Mecca nasce nel 1971 a Verona. Nel 2003 pubblica il saggio Ambigue stanze – Un itinerario nell’opera di Antonio Possenti (Liberty House). Nel 2007 il racconto “Il paradiso è un cul-de-sac” vince il concorso “Pubblica con noi” indetto da Fara Editore. Nel 2021 pubblica il suo primo romanzo, Il destino dell’onda (Ed. Il Falò). Nel 2022 vince – in ex aequo con Natascia Ancarani - il concorso Faraexcelsior 2022, con il romanzo Tu sorgerai di nuovo, pubblicato da Fara Editore. Nel 2023 la sua prima silloge poetica Tutto il resto mi sfugge è stata selezionata nell’ambito del Concorso Faraexcelsior 2023 e poi pubblicata da Fara Editore.


Verso il verso 103 del canto quinto di Claudio Roncarati (Cattolica, RN)


Claudio Roncarati è psichiatra (AUSL di Rimini) e psicoterapeuta. Vive a Cattolica (RN). Questo è il suo primo romanzo (disponibile anche come e-boook su www.prospero editore.it). Precedentemente ha pubblicato altri tre libri. Il primo, consiste in un collage di racconti brevi e poesie: Manuale di Psichiatria Poetica (Alpes editore 2009). Il secondo è una raccolta di poesie: La fata fatua e lo psichiatra (co-edizione Alpes e CFR) con cui ha vinto il Premio Fortini 2011. Il terzo è un’altra silloge, Per/le rime (inserita ne La forza delle parole, Fara 2012) con cui ha vinto il concorso Pubblica con noi. In collaborazione con Alessandro Ramberti (Fara Editore) ha organizzato il concorso Insanamente per racconti e poesie dedicate alla lotta allo stigma in psichiatria. Come psicoterapeuta ha scritto articoli dedicati al rapporto tra poesia e psicoanalisi.

lunedì 29 luglio 2019

Colonna, D’Alessio, Biondi, Orrico, Iorio sotto la lente di Gian Ruggero Manzoni


recensioni di Gian Ruggero Manzoni



HO SCRITTO QUESTO SALTO di Marco Colonna, FaraEditore, pubblicazioni dell’amico Alessandro Ramberti.

Marco Colonna, giornalista e scrittore, è nato a Palermo nel 1964, vive a Forlì. Dirige dal ’99 il portale web di cronaca e attualità politica sestopotere.com. Cura il canale YouTube “Lotta alle mafie”. Ha scritto articoli per: Il Messaggero, Gazzetta di Romagna, Il Resto del Carlino, La Voce di Forlì, Il Momento, RomagnaSera, Il Giornale, Lo Stato, Il Borghese, L’Uomo Qualunque. Ha pubblicato con Fara le raccolte poetiche Ani+ma (2016) e Siamo sono (2017, finalista al Premio Città di Arona 2018). È stato inserito nelle antologie: L’orizzonte delle metafore (Edizioni Tracce) e La responsabilità delle parole (FaraEditore). Ha partecipato a numerosi reading di poesie. Questa intensa opera in versi si è classificata prima al concorso Narrapoetando. Angela Caccia ha scritto che questo libro è necessario e rientra nella “poesia esistenziale”; queste le parole di Serse Cardellini: «Ricostruzione di un “disessere” dove tutto, in questo grande stomaco del mondo, si fa cibo e riciclo»; Pietro Caruso: «La sontuosa forma dell’eterno percorsa da un funambolo delle parole»; Francesco Filia: «Una meditazione sul destino e il senso dell’esistenza; Andrea Parato: «Capace di legare l’attualità, l’interiorità, la storia, dando voce a ciò che resta»; Adalgisa Zanotto: «Un’esplorazione creaturale, privata dell’inevitabile commozione, nutrita da una contemplazione serena della finitudine umana». 
Ed io: «Poesia oltremodo sapienziale, netta, a momenti oserei aforistica, per come ti entra nella mente e in essa si espande, fino a creare vortici».



NUOVE ANIME di Vincenzo D’Alessio, FaraEditore.

Vincenzo D’Alessio (Solofra di Avellino 1950), laureato in Lettere all’Università di Salerno, ha ideato il Premio Città di Solofra, fondato il Gruppo Culturale “Francesco Guarini” e l’omonima casa editrice. Acuto e attento critico letterario, ha pubblicato saggi di archeologia e storia, recensioni e versi in numerosi periodici, antologie, siti e blog. Le sue raccolte poetiche per i tipi di Fara: La valigia del meridionale e altri viaggi (2012); Il passo verde (in Opere scelte, 2014); La tristezza del tempo (in Emozioni in marcia, 2015) e Alfabeto per sordi (in Rapida.mente, 2015), poi in Immagine convessa (2017). Sempre nel 2017 è uscita la raccolta Dopo l’inverno. Del 2018 sono i Racconti di Provincia. Della sua opera hanno scritto: «Il linguaggio di D’Alessio è essenziale, nitido, ricercato, estremamente preciso» (Nicoletta Mari); «Poesia che rimbocca le coperte nel freddo inverno, che tiene vivo il fuoco del focolare del Sud del mondo per chi è andato a Nord. Una poesia fondamentale in questo tempo di silenzi disumani e di chiusure aberranti» (Colomba Di Pasquale). 
Vincenzo D’Alessio usa parole scelte e umili, semplici e ricche di riverberi, quindi aggettivi concreti e universali. Come sostiene giustamente Michele Sessa, questo poeta campano è testimone assai valido della paziente Irpinia. È il cantore delle “nuove anime” dei borghi della sua terra, continuamente ferita, sfruttata, desertificata se non devastata. La sua è poesia “antica”, poesia che si rifà alla tradizione, quindi, da me, GRM, oltremodo apprezzata.


GHIRONDA di Andrea Biondi, FaraEditore.

Andrea Biondi (Rimini 1986) si è laureato in Lettere presso l’Università di Urbino nel 2009; sempre in quell’ateneo si è specializzato in Scienze Religiose nel 2017. Insegna nelle scuole superiori del maceratese. Con Le campagne hanno bocche ha vinto il concorso Faraexcelsior 2017. Dice, di lui, l’amico poeta, critico letterario ed editore Alessandro Ramberti: «La poetica di Andrea Biondi può essere definita elegantemente, pregnantemente (già dall’esergo), erotica, sia per l’uso di metafore sensuali (“I sogni nessuno può controllarli: / ti sei bagnata tutta di luna”), che per l’uso di una lingua pastosa, saporosa e ritmata (“Ma il tuo corpo è una polpa per morire, / il campo brullo dove affondare i denti”) – non a caso è stato scelto il titolo Ghironda». Ma che cos’è la ghironda? La ghironda è uno strumento musicale a corde di origini antichissime tuttora usato in molti paesi europei per l'esecuzione di musiche tipiche delle tradizioni popolari. Le corde sono poste in vibrazione dallo sfregamento del bordo di una ruota che il musicista vortica per mezzo di una manovella e vengono attivate da una tastiera avente, di solito, i colori invertiti rispetto a quella del pianoforte. Ma veniamo al dove la complessità del suonare la ghironda: l’aspetto più difficoltoso è dato dall’azionamento della “trompette”, ovvero di una corda non tastata che provoca il tipico ronzio ritmico a seconda del tempo e della velocità del brano eseguito, azione che costringe il suonatore a sincronizzare le due mani con movimenti poco naturali e non riscontrabili nell’uso di nessun altro strumento musicale. Sebbene tutto ciò, Biondi se la cava benissimo nel gestire il suo suono e, soprattutto, certe sue immagini oltremodo taglienti.


20 PEZZI FACILI (più uno) di Fabio Orrico, FaraEditore.

Fabio Orrico è nato, vive e lavora a Rimini. Ha pubblicato due raccolte di poesie Strategia di contenimento, uscita nel 2005 per Giulio Perrone Editore, e Della violenza, uscita nel 2017 per FaraEditore, quindi ha scritto il romanzo breve Il bunker (ErosCultura 2016) e, a quattro mani con Germano Tarricone, il thriller Giostra di sangue (Echos Edizioni 2015), nonché il noir Estate nera (Golem Edizioni, 2017). Collabora al blog di Nicola Vacca Zonadidisagio e al periodico online Scrittinediti. Confessa l’autore: “In realtà ogni volta che rivedo un film che amo è come se rivedessi sullo schermo anche la mia autobiografia. È un po’ come se le mie rughe andassero a segnare la pellicola e il film si ricaricasse di senso e di un’urgenza nuova”. Di lui dicono riguardo il suo fare critica cinematografica: «La scrittura è godibile e attraente anche per i non esperti» (Angelo Leva); «L’ottima descrizione, anche di particolari che potrebbero sembrare insignificanti, conduce il lettore alla sua visione della pellicola. L’insieme è piacevole e stimolante» (Franca Oberti); «I collegamenti che crea danno un senso di organicità all’opera e restituiscono l’impressione di compiere un viaggio a più tappe, ognuna delle quali non sarebbe stata raggiunta se non tramite il passaggio da quella precedente» (Angela Colapinto); «Recensioni minuziose, quasi poetiche nel linguaggio attento a forme, colori e suggestioni» (Giovanna Passigato); «Orrico snocciola immagini con nonchalance come se davvero si trattasse di “pezzi facili”, ma lo fa con vera passione e senza arroganza, quintali di informazioni e impressioni che possono fungere per noi da bussola per orientarci nel panorama cinematografico dei nostri tempi» (Corrado Giamboni). 
Per quello che mi riguarda questo è libro da leggere, soprattutto per chi, come me, ama i film e, se potesse, ne divorerebbe 1 se non 2 al giorno. Un vero grazie a Fabio Orrico!


DORMIVEGLIA (E ALTRI RACCONTI SMARRITI) di Giovanna Iorio, FaraEditore.

Giovanna Iorio, irpina, è vissuta per anni a Roma ma si è recentemente trasferita nel Regno Unito. Ha pubblicato diverse raccolte di poesie. Le più recenti: Poesie d’amore per un albero (Albeggi 2017), Haiku dell’Inquietudine (Fusibilia 2016) e Frammenti di un profilo (Pellicano 2015, con post poesia di Renzo Paris). È presente in molte antologie tra cui Cuore di preda e SignorNo. Collabora con le testate Erodoto108, Roma&Roma e DiarioRomano. Dopo aver vinto il concorso “Pubblica con noi” è uscita con FaraEditore La neve è altrove (finalista al Premio Camaiore 2017 e al Premio Città di Arona 2018). Nel 2017 pubblica, sempre con FaraEditore, Succede nei paesi. Ha ideato e cura il progetto sonoro Poetry Sound Library. Nel 2019 sono usciti I giorni della volpe (Gattili Edizioni) e Ora rischiara (EscaMontage). Questi avvincenti racconti, fra il sonno e la veglia, si sono classificati secondi al concorso Narrapoetando: Così hanno scritto di lei i giurati: «Un insieme volutamente vario con l’incipit che avvisa da subito chi legge sulla caratteristica onirica dei testi. Ho trovato divertente la lettura e talvolta un pizzico di inquietudine nell’aspettativa» (Franca Oberti); «Il suo originale punto di vista verso la realtà che ogni giorno viviamo ha in sé un tratto fortemente onirico e al tempo stesso, con molta più frequenza di quanto a una lettura superficiale potrebbe apparire, riesce a cogliere nel segno, restituendoci un sapore intimo e familiare in grado di riportarci a casa» (Angela Colapinto); «Amori impossibili, creature che fanno esplodere le magie nascoste dentro di sé, momenti di amara e beffarda chiarificazione, universi familiari che con uno scarto improvviso diventano altro. E ancora piccole crudeltà, che poi diventano risolutrici, in virtù di una intelligente ironia» (Giovanna Passigato). 
La scrittura della Iorio è oltremodo calibrata, sicura, attenta ai particolari, sobria. Nel suo narrare, “il teatro che è la vita” risulta più che manifesto, coinvolgendoci al punto di immedesimarci nei vari personaggi, divenendo personaggi noi stessi del suo racconto, e ciò non è valore da poco.

domenica 13 ottobre 2024

“… e intorno la frenesia / di chi si crede eterno.”

Franca Oberti, Terzo tempo. Poesie dell’imbrunire, stampato in proprio, 2023

recensione di AR

Una raccolta di versi e considerazioni che ci invita a vivere con apertura mentale, passione e fiducia il nostro cammino. Gli altri, come tutti noi, possono avere limiti, insufficienze; possono persino ostacolarci e ferirci, anche all’interno dei legami affettivi più intimi, ma è sempre possibile trovare del bene, e non di rado ci sono di aiuto persone che mai avremmo pensato potessero esserci vicine. La vita è ricca di sorprendenti contraddizioni. Tragedia e commedia si intrecciano. Noi stessi o popoli interi possiamo essere prostrati da situazioni di insostenibile dolore, schiacciati da un male che sembra illimitato, crudele, insensato. L’intero pianenta è sconvolto e violato: Franca non fornisce risposte tetragone, ma ci offre la sua esperienza, la sua empatia, e ci spinge a ad aprirci a quanto sta oltre (il nostro io, il nostro gruppo), al di là (dell’esperibile, del misurabile). Ad esempio, inizia la poesia Ora della Messa (p. 29) con queste parole di speranza: “Entro alla lettura del Vangelo, / mi basta, / mi lascio penetrare / dallo Spirito e dalla Parola.”
Leggiamo ora integralmente Puntare gli occhi al cielo (p. 25): 

“Quando si aprono
le porte del bene
si deve scavalcare
l’abisso del male.
Servono preghiere,
un ponte levatoio,
da oltrepassare
puntando gli occhi
al Cielo.”

O facciamo nostro l’incipit di Anime (p. 23): “Siamo anime in transito / tra cielo e terra e facciamo attenzione / a non farci risucchiare dalla materia.”

Consideriamo questo passaggio della riflessione intitolata La differenza (p. 22): “Per me questa è la Spiritualità: essere coscienti che ci sarà sempre un prima e un dopo che non dipende dagli esseri umani e che le nostre anime hanno un compito per completare la Creazione.”
Come suggeriva Baden Powell, ogni persona può fare quotidianamente dei piccoli gesti per lasciare il mondo migliore di come l’ha trovato. Franca ci ricorda che: “Non sappiamo / essere grati / per ciò che siamo, / per ciò che abbiamo.” (Incompletezza, p. 20). 

Per concludere, desidero calarmi con lei (e con te)  nei versi di Pretese (p. 9, anche questa poesia la cito interamente)

“Navigo nell’ambiguità
vivere o lasciarmi vivere,
oppure rincorrere la vita?
Mi manca un equilibrio,
chi sono io per pretendere ancora?
E quelle volte,
quando sento meno le certezze,
provo a fermarmi, rifletto
e dopo un po’ sento salire un’Ave
.”


PS Il distico posto come titolo di questa recensione è tratto da Tramonto, p. 7.   




martedì 18 ottobre 2016

Attenti allo "scarto" e premio Microeditoria di qualità a Chiari (BS) 5 nov 2016

http://www.microeditoria.it/organizzazione/ http://www.microeditoria.it/la-microeditoria/


Nell'ambito della affascinante mostra dedicata alla Microeditoria
siete tutti invitati a questo reading collettivo con microfono aperto al pubblico

Sabato 5 novembre 2016, ore 14.30-15.30

Sala Millemiglia
(primo piano)
Uno scarto di valore
A cura di Alessandro Ramberti. “C’è scarto e scarto: è importante sapere scartare le zavorre nel proprio pellegrinaggio umano, ma spesso si carta ciò che è considerato inutile, debole, vecchio, sconfitto…” Presenteranno alcune novità Fara (Celestina, Il tempo del castagno, Uno scarto di valore a Bardolino, 2016. La luminosità dell'ombra, Rapida.mente, Il valore dello scarto) e dialogheranno con le persone presenti gli autori Adalgisa Zanotto, Corrado Giamboni, Franca Oberti, Natascia Ancarani, Simone Mazza. Hanno già  comunicato la partecipazione “attiva” Angelo Leva, Lucia Grassiccia e Stefano Iori, chi può essere con noi è benvenuto! 

Contestualmente, presso il tendone adiacente a Villa Mazzotti, riceveranno il Marchio Micoreditoria di qualità 2016 i volumi: 

Canti Digitali di Alberto Mori
Il porsche a metano di Corrado Giamboni
Ladro di sabbia di Laura Pecoraro
Orme intangibili di Alessandro Ramberti

A Chiari!