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martedì 4 giugno 2019

L'infinito è libera espansione: “Anche le stelle hanno voce, / se ascolti, / e la sabbia il suo silenzio"

recensione di Vincenzo Capodiferro 
pubblicata su INSUBRIA CRITICA

Poesie espressioniste e riflessive dai colori caldi
che si fondono nel fresco autunnale




Nel fiato umido dell’autunno è una raccolta di poesie di Suor Mariangela De Togni, edito da Fara, Rimini 2019, opera seconda classificata al concorso Narrapoetando 2019. Suor Mariangela De Togni, nativa di Savona, delle Orsoline di Piacenza, è insegnate e musicista, nonché membro dell’Accademia “G. Marconi” di Roma. Da tanto è dedita alla poesia, la sua prima raccolta – Non seppellire le mie lacrime – risale al 1989. Ha pubblicato diverse raccolte di versi, tra cui segnaliamo le ultime: Fiori di magnolia (2011); Frammenti di sale (2013) e Si può suonare un notturno su un flauto di grondaie? (2016) prima classificata al Faraexcelsior. Leggiamo dalla prefazione di Silvia Castellani: «Nei versi compaiono il chrònos ed il kairòs, quest’ultimo tempo legato all’esperienza, osservazione, comprensione e interpretazione … Nella poesia Quali frammenti di cielo, vi è la domanda. “Ma dove camminare / per cogliere lo spazio / della memoria?”. Mi sovviene alla mente quella “distensione dell’anima” teorizzata da Sant’Agostino per la quale il tempo sarebbe una dilatazione dell’anima verso l’interno che dà origine ad espansione spirituale protesa in avanti». Il tema del tempo è fortissimo. Inutile ripetere il grande Agostino. Nell’anima esiste solo il presente: il presente del presente, il presente de passato, il presente del futuro … E il tempo in parte è determinato, è fato, destino, karma, chiamatelo come volete, in parte è libero. E questa è la bellissima armonia dei contrari di Crono, il tempo vorace, che mangia i suoi figli e Cairo, invece, l’opportunità del tempo, la felicità, il successo: il successo è ciò che è successo ed il lieto evento. Il fatto è ciò che avviene necessariamente ma nello stesso tempo ciò che vien fatto, adempiuto dall’uomo. Queste due dimensioni del fato stoico e della libertà dell’uomo, del fenomeno e del noumeno, direbbe Kant, nell’uomo si abbracciano. Ma torniamo a suor Mariangela …

Mi incanto a guardare
dentro il pozzo
il velo dell’acqua.
Vi galleggiano, forse,
i miei pensieri?

L’elemento acqueo, liquido, diremmo oggi, della società liquida, dell’amoreliquido, del pensiero debole, alimentano il narcisismo originario. L’incantesimo del pozzo, dello specchio – chi è la più bella del reame? – ci soggioga sempre. Forse i miei pensieri? Si tratta di una domanda profonda: i pensieri non galleggiano … riflettiamo.

Eco ma di altre maree
e di altre aurore.
E di cieli stellati diversi.

Sulla tomba di Kant vi è scolpito: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me. Si riallaccia al narcisismo: la eco dei pensieri galleggianti si riferisce sempre all’altro mondo. Vi è la dimensione della trascendenza in Suor Mariangela. Ella vive l’esperienza religiosa, ed anche mistica, che trova ristoro nella poesia e nella musica, nello studio della musica antica: il gregoriano. È tutta poesia quella! Poesia orante! Gli scienziati hanno scoperto che dentro i buchi neri vi sia una dimensione a-spaziale ed a-temporale, molto vicina all’Altro Mondo …
Ma, andiamo avanti in questa breve carrellata di riflessioni sui versi di Suor Mariangela:

L’infinito non concede ritorni
e non cancella il ricordo
della beatitudine.

L’infinito è un tema romantico. Inutile qui stare a ricordare i dolci naufragi del Leopardi! “Non concede ritorni”. Non c’è l’eterno ritorno degli Stoici e di Nietzsche. L’infinito è libera espansione, è evoluzione creatrice, come in Bergson: e torna il tema del tempo: il tempo spazializzato, o cronico, o Crono, è il tempo chiuso, ma a noi qui interessa il tempo aperto, quello durativo, dell’anima… L’anima si schiude come un fiore all’Apeiron, cioè l’aperto, nel tempo infinito che mai cancella il ricordo della beatitudine originaria, quella nel grembo di Dio, prima di essere partoriti dal Verbo, nella creazione dell’anima, quando l’anima viveva felice e beata in mente Dei.

Mentre rammendo i pensieri
ascolto il lievito nella madia
della speranza, godendo
questa luce ultima nel vento
pieno di stelle.

Chi si ricorda la madia? Quel cassone di legno ove si riponeva la pasta del pane a lievitare, prima di essere infornata? Io sì. Lo stile di Suor Mariangela tra effusioni mitiche e intrusioni albeggianti nei fondali dell’anima, quasi crepuscolari.

Anche le stelle hanno voce,
se ascolti,
e la sabbia il suo silenzio,
nell’aria quasi bianca
come un sospiro di luna.

I Pitagorici contemplando i cieli riuscivano ad auscultare i moti degli astri. Noi moderni abbiamo perso questa sensibilità, tutti presi da mille faccende e dai quadretti – i cellulari – che ci portiamo appresso giorno e notte. In un panorama neo-leopardiano si apre un silenzio inumano: i “sovrumani silenzi” di Giacomo. Solo grazie a questo silenzio possiamo ascoltare il cielo, cioè Dio. «Nel fiato umido dell’autunno è un canto,» – scrive sempre Castellani nella prefazione - «una preghiera luminosa che lungo una strada piena di vita sale fino alla cima della montagna più alta provando a toccare il cielo …». Sulle montagne di solito la Deità si manifesta: sui Sinai, sui Tabor. Bisogna salire. La poesia è preghiera, è salmo. La poetica di Suor Mariangela si ricollega alla poesia religiosa, di cui citiamo solo un nome: David Maria Turoldo. Tutti gli antichi poemi mitico-religiosi denotano che l’oratio originaria si rivolge all’Assoluto sotto forma poetica. La póiesis ci avvicina alla creazione originaria: in principio era il Logos ed il Logos era presso Dio. tutto si sviluppa dell’oralità originaria che risuona nel silenzio primigenio, pre-cosmico, quando l logos pensava tra sé e sé: l’in-sé, l’inseità dell’essere. poi dopo l’ente diventa per sé: la perseità.

Hai mai ascoltato il canto solitario
di un usignolo che il suo nido
ha ritrovato?

Ricorda Il passero solitario. Il poeta è un solitario. Innanzitutto è un solitario in quanto è un’isola – ma non una monade leibniziana, senza finestre, né porte –, però il più delle volte è condannato alla monadicità, cioè all’isolamento, all’incomunicabilità, all’interdizione. Come Cassandra il poeta spesso è costretto a dire, se non altro a velare la verità: a manifestarla, ma più delle volte a nasconderla.

Se scarto il silenzio
delle grondaie
nel gelo dell’inverno …

Scrivere è estrarre
dalla propria anima la bellezza …

Le parole sono impastate di silenzio, di pause. Il foglio è più bianco che nero. Lo scritto è poco. Lo spazio tra una parola e un’altra, l’antica epochè degli stoici-scettici, dà il senso a tutte le cose. Noi siamo voce emessa nel silenzio dell’universo: l’“atomo opaco del male” che vacilla nel fondo abissale. Siamo soli all’universo. La solitudine dell’umanità in parte è confortata dalla presenza degli animali innocenti, o dalla credenza che qualcun altro abiti le remote sponde dell’immenso oceano dello spazio celeste.
la poesia di Suor Mariangela è molto profonda e riflette il suo processo di spiritualità. La poesia è la propagazione del linguaggio originario, vicino all’essere, secondo Heidegger. Nel fiato umido dell’autunno rivela una stagione travolgente, ove la Natura si spoglia, si dà all’inverno, cioè alla morte apparente, allo strazio, alla nudità. L’autunno è fresco, ma assume colori caldi, rossi. La Natura si umanizza, respira, emette questo fiato che ci ricorda il bue e l’asinello, il presepe vivente del mondo. Autunno ispira nostalgia e malinconia: la fine dell’estate, dell’allegria. Oggi abbiamo dimenticato queste emozioni. esiste solo un’unica stagione, ove tutto è piatto, uniforme, noioso.

venerdì 19 aprile 2019

Un’intensa spiritualità: la raccolta più bella di Mariangela De Togni



recensione di Renzo Montagnoli
pubblicata su Arteinsieme.net








Prefazione di Silvia Castellani
Fara Editore
poesia
Pagg. 80
ISBN 978 88 94903 61 4
Prezzo Euro 10,00




Un’intensa spiritualità


E tre, nel senso che tante sono le sillogi poetiche di Mariangela De Togni che ho letto e ho apprezzato: dal mistico abbandono diFrammenti di sale a l’essenza di Dio in Si può suonare un notturno su un flauto di grondaie?, per arrivare a questa Nel fiato umido dell’autunno, fresca fresca di stampa.
Poiché l’autore è una religiosa (è una suora delle Orsoline di Maria Immacolata) sarebbe stato logico attendersi una poesia eminentemente religiosa, quasi un’opera teologica, e invece Mariangela De Togni riesce a parlare di Dio attraverso le infinite meraviglie del Creato. Questa impostazione presenta due pregi, di cui il primo è essenzialmente poetico e il secondo è tale da rendere maggiormente fruibile in concetto di Onnipotente, quasi un messaggio, un’evangelizzazione in versi che raggiunge facilmente e con particolare efficacia il lettore. In ogni manifestazione della natura, da un cielo a un umile fiore c’è Dio, c’è un qualche cosa di indefinibile che presiede perfettamente a tutte le cose, al moto del mare, all’avvicendarsi del giorno con la notte, alla vita di ogni essere ed è quel mistero che non può essere svelato con metodologie scientifiche, ma solo ed esclusivamente con la fede. Bearsi della natura vuol dire così bearsi di Dio, lasciarsi andare a quell’onda lunga dell’emozione che sola può saziare il nostro spirito. Le occasioni possono essere tante, i temi altrettanti, ma lo scopo e il risultato è sempre quello, come, per esempio, in Fu il sospiro della notte (Un cupo blu di Prussia / s’adagia sui pioppi, / carichi di pensiero, / mentre rapite dal vento / le nuvole / vagano senza meta / nel silenzio dei chiostri / simili a cumuli di cirri / addensati sul mare. /…), oppure come nella brevissima Eco (Eco ma di altre maree / e di altre aurore. / E di cieli stellati diversi.). Oserei dire che la poetessa è permeata, prima ancora che di religiosità, di spiritualità, che sono due termini che potrebbero sembrare uguali, ma non lo sono, perché per il secondo non c’è necessità di insegnamento, non ci sono regole o dogmi, c’è solo un grande sentimento innato che si traduce in una crescita interiore che può completarsi con la religiosità. Le sensazioni che ritrae dall’osservazione della natura sono percorsi di spiritualità che approdano poi alla religiosità e per chi legge è più facile comprendere e credere, e questa è un’altra notevole valenza dell’ars poetica di Mariangela. Non si può restare insensibili a versi come quelli che seguono, parole sapientemente accostate che toccano quelle vette sublimi che più facilmente consentono di accostarsi a Dio: La notte vedi le stelle / più chiare dell’acqua del mare, / più bianche delle ninfee, / a tessere tele di luce / sulla finestra a bifora / della chiesa vuota. / Ricucendo ombre solitarie / nel vento d’autunno. // I ricordi sono linfa / dei nostri pensieri, /armonia di voci / nel lento solfeggiare / del sospiro. E poi ce n’è un’altra brevissima che più esplicativa di così non potrebbe essere: Ma il mare è come l’anima, / e non fa silenzio mai. / Nemmeno quando tace.

Non credo sia necessario aggiungere altro, se non l’invito a leggere questa raccolta che, forse, è la più bella di Mariangela De Togni.






Mariangela De Togni, nata a Savona, è suora delle Orsoline di Maria Immacolata (Piacenza). Insegnante, musicista, studiosa di musica antica. Membro dell’Accademia Universale “G. Marconi” di Roma, ha pubblicato le raccolte di versi: Non seppellite le mie lacrime (1989), Nostalgia (1991), Una Voce è il mio silenzio (1995), Chiostro dei nostri sospiri (1998), Profumo di cedri (1998), Un saio lungo di sospiri (2000), Flauto di canna (2004), Nel sussurro del vento(in Quaderni di Letteratura e Arte, 2005), Nel silenzio della memoria (ne Le visioni del verso, 2008), Cristalli di mare (2010), Fiori di magnolia (2011), Frammenti di sale (2013), Si può suonare un notturno su un flauto di grondaie? (2016, prima classificata al Faraexcelsior). È presente nel Dizionario della Biblioteca di Stato, in agende, antologie, blog e riviste di poesia contemporanea. Numerosi i premi e i riconoscimenti.

giovedì 12 dicembre 2019

Musica per l’anima di chi legge e inno di gioia al Creatore

Mariangela De Togni
Fara Editore 2019


recensione di Vincenzo D’Alessio

http://www.faraeditore.it/vademecum/27-fiatoautunno.html



La raccolta di poesie Nel fiato umido dell’autunno della poeta Mariangela De Togni è stata classificata al secondo posto dalla Giuria del Concorso “Narrapoetando 2019”, bandito dalla casa editrice Fara di Rimini.
Il titolo apre la porta della raccolta dando le direttive che segnano, sul pentagramma poetico, il fluire dei versi: la stagione autunnale, che assume sembianze umane nel respiro, consegna l’umidità che fa lievitare l’energia dei versi.
Il corpo delle poesie è vario, non incline alle rime, colmo di similitudini, si avvale del verso libero.
Il richiamo alla musica, alla sua diversificata costellazione, dà vita e armonia ai versi.
L’autunno è qui riportato come la stagione che precede l’inverno, simile all’età matura che precede il finire delle energie vitali: “Così è approdato / il mio sospiro,/ nel porto liquefatto di stelle, / dove, sotto i portici/ della notte, si vedono/ onde di scogli.” (pag. 15).
Profumi uniti ai colori; le stelle, ambiti monastici con vetrate, stanze colme di silenzi e la musica costante dei pensieri, sostanziano i giorni della poeta e conducono per mano il lettore alla riflessione costante sul fluire dell’esistenza: “(…) Gli occhi umidi di stelle / rincorrono l’ombra fugace/ dei pensieri.” (pag. 23).
Della Nostra si può dire oggi, alla luce delle raccolte poetiche pubblicate, che è paragonabile al musicista di Dio: vivo e onnipresente nella sua vocazione quotidiana di canto e preghiera vero e tangibile nell’opera umana realizzata socialmente: “(…) Riempimi il cuore di salsedine / nell’azzardo del silenzio / e poi raggiungimi, / dovunque io sia,/ anche scalza nella bruma / del mattino. / Si può suonare un notturno / su un flauto di grondaie.” (pag. 31).
L’invito del raggiungimi è rivolto a Dio e anche al lettore indirizzandolo alla lettura della sua precedente raccolta (2016) dove la pioggia porge le sue mani d’acqua per suonare il flauto delle grondaie del convento nella lode polifonica a Dio.
Ecco sono la serva del Signore Nostro Dio che mi ha chiamata nel coro mistico del suo mistero a suonare con gli Angeli in mezzo agli uomini, questo è il messaggio forte e chiaro che fa giungere suor Mariangela al Creatore e all’umanità: “(…) Il cuore / in contrappunto / con la notte,/ indossa il lungo mantello / di smeraldo / nel liquido silenzio/ dell’oscurità.” (pag. 37).
L’intera raccolta comunica il dialogo tra la poeta e il fulcro della sua fede. Unica nota personale è la poesia dedicata alla madre, sostegno di ogni essere vivente su questo azzurro pianeta,dove il mare assume le sembianze del fine vita e il ricordo compare vivo: molto vicina alla poesia di Ungaretti sul tema della madre: “(…) E io la vedrò / in una vertigine di stupore / il cuore già / nell’abbraccio del mare.” (pag.75).
Voce limpida, questa della Nostra, capace di sfiorare le profondità del mistero divino rivelando al lettore le note di un canto antico di secoli pieno di speranza.

mercoledì 31 luglio 2019

De Togni, Sioli e altri autori proposti dalla grande anima di Lugo

recensioni di Gian Ruggero Manzoni 

NEL FIATO UMIDO DELL’AUTUNNO di Mariangela De Togni, FaraEditore.

Mariangela De Togni, nata a Savona, è suora delle Orsoline di Maria Immacolata (nel convento di Piacenza). Insegnante, musicista, studiosa di musica antica ha pubblicato le raccolte di versi: Non seppellite le mie lacrime (1989), Nostalgia (1991), Una Voce è il mio silenzio (1995), Chiostro dei nostri sospiri (1998), Profumo di cedri (1998), Un saio lungo di sospiri (2000), Flauto di canna (2004), Nel sussurro del vento (2005), Nel silenzio della memoria (2008), Cristalli di mare (2010), Fiori di magnolia (2011), Frammenti di sale (2013), Si può suonare un notturno su un flauto di grondaie? (2016). Dalla Prefazione di Silvia Castellani: «Nel fiato umido dell’autunno è un canto, una preghiera luminosa che lungo una strada colma di vita sale fino alla cima della montagna più alta provando a toccare il cielo». Inoltre scrive Nicoletta Mari: «Questa raccolta è una contemplazione della bellezza della Natura, percepita come una realtà viva e animata da una tensione infinita»; e Colomba Di Pasquale: «La silloge offre un “ventaglio di possibilità” ed anche una “gronda divina” dove riparare. Poesia mistica, dai molti rimandi biblici, evocativa di fede per il “creato”, che stupisce e tutto azzera rendendolo alla sua origine divina». 
Suor Mariangela è meravigliosa perché riesce a parlare di Dio senza cadere in un misticismo “chiuso”, cioè ripiegato su sé stesso e gravato da tale tema assoluto, infatti la sua poetica scopre l’Altissimo tramite le infinite bellezza del creato. Dalla sua prima raccolta a quest’ultima la sua poesia viaggia su di un unico filo, riconoscibile, alto, pieno di respiro. Grazie, in quest’estate torrida, di un tale bel volo autunnale.

LA RESPONSABILITÀ DELLE PAROLE di Autori Vari, FaraEditore.

Questo libro raccoglie i contributi in poesia e in prosa sul tema che dà carattere al suo titolo, apporti proposti in Veneto, ad Asolo (TV), nel corso di un convegno tenutosi nell’ottobre del 2017. Le voci sono di: Adalgisa Zanotto, Angela Angiuli, Corrado Giamboni, Dante Zamperini, Enrica Musio, Eros Olivotto, Fabio Cecchi, Gianni Criveller, Giuseppe Bucco, Lucia Grassiccia, Nadia Chiaverini, Marco Colonna, Nino Di Paolo. La postfazione ai testi è di Stefano Martello. Dalla Presentazione di Alessandro Ramberti: «Quanto ci sentiamo responsabili di quello che diciamo e/o di quello che ascoltiamo? Chi ascolta ha un mero ruolo passivo di ricevente e interprete o può condizionare le intenzioni di chi trasmette un messaggio? L’oralità è davvero sempre più labile e meno incisiva della scrittura? L’intensità delle parole in poesia è giocoforza più grande di quella delle frasi utilizzate in saggistica o in narrativa? L’uso dei social e dei nuovi media quanto influisce sulla “responsabilità” di quanto si scrive e si dice oggigiorno? Ci sono cambiamenti di linguaggio standardizzati e omologanti che erodono il valore di quanto si esprime in parole? C’è un’etica del dire e un’etica dell’ascolto o del silenzio?»
Domande non da poco a cui gli autori presenti in questo interessante volume d’insieme cercano di dare risposta. Il libro, infatti, ha la caratteristica di incentrare l’attenzione del curatore e degli autori sull’elemento del “poeticum”, in quanto tale, pur avendo, lo stesso, il compito di sondare la letteratura nella sua componente sociologica, quindi etico-estetica. In tal mondo il tutto risulta oltremodo attuale e indagatore, pertinente a ciò che stiamo vivendo, nonché risposta allo stesso vivere.


ROTTA CAROVANIERA di Stefano Sioli, FaraEditore.

Stefano Sioli è nato a Milano nel 1984. Dopo una laurea in Storia è stato archeologo, soldato e viaggiatore per poi approdare all’Università di Milano-Bicocca, dove si occupa di progetti di ricerca internazionali. Innamorato delle terre lontane, ha attraversato l’Asia sulla Transiberiana, viaggiato tra l’immensità del Sahara e il fascino antico della Persia. Della sua raccolta scrive Francesco Fila: «Quello di “Rotta carovaniera” è un viaggio, o più viaggi, al tempo stesso geografico, esistenziale e interiore. I testi, nella loro varietà formale, si presentano come vere e proprie tappe di una mappatura dell’anima che ritrova o perde se stessa nei luoghi che attraversa, nei momenti di rivelazione e smarrimento che anche un dettaglio può donare»
Del resto, quello di Rotta, è un viaggio che racconta una vita di libertà e avventura, in cui i desideri e gli amori sono vissuti in modo autentico e senza filtro. Un viaggio che a tratti incontra tinte più cupe, ma prosegue fino a creare un intreccio tra gioia prepotente, desideri perduti ed ebrezza di vivere. Come la nostra tradizione ci suggerisce, la figura del viaggiatore che lascia la sua terra e si spinge in direzione di luoghi lontani per scelta autonoma, con l’idea di conseguire attraverso quell’indimenticabile evento un accrescimento, appare alla fine del XVIII secolo. In precedenza, il viaggio, era dettato da motivazioni come una guerra, la fame, la conquista, una persecuzione, un’esplorazione geografica. Solo con il Romanticismo esso assume la configurazione, in primo luogo, di una ricerca di sviluppo personale. Infatti per il Romanticismo l’essere umano deve rompere con la realtà materiale contingente, in modo da esprimere al meglio uno spirito di trascendenza. Così pittori, letterati, filosofi e poeti si mettono in viaggio non per conquistare terre o assoggettare popoli, ma per avvicinarsi alla perfezione dell’arte, della cultura, e anche Rotta persegue quel sentiero, arricchendolo.



PREGHIERA, COERENZA, POESIA… FONTI DI LIBERTÀ di Autori Vari, FaraEditore.

Un altro libro tematico, di poesie e prose, nato da una kermesse svoltasi (grazie alla splendida organizzazione di Vesna Andrejevic) dal 31 agosto al 7 settembre 2018 fra Belgrado, Soko Grad e il territorio a cavallo tra Serbia e Bosnia, quello attraversato dalla Drina. Il volume è dedicato a Lida Spagnuolo, venuta improvvisamente a mancare durante la pubblicazione dello stesso. La FaraEditore così scrive: a lei, alla sua sensibilità, al suo impegno in ambito etico, sociale e letterario, dedichiamo queste pagine. I contenuti del volume sono firmati da: Anna Maria Tamburini, David Aguzzi, Gianni Criveller, Nemanja Stanojevic, Paolo Marasco, Rosanna Magrini, Vesna Andrejevic, Serse Cardellini e, appunto, Lida Spagnuolo con Edith Cardellini. Apre il libro: Preghiera per i nemici, di San Nicola Velimirovic. 
Questo è un insieme che molto mi ha colpito, considerati i miei trascorsi “tragici” in quelle terre. Gli autori qui presentati (e che si presentano), guidati e curati da Alessandro Ramberti, hanno legato la loro vita all'esplorazione di tutti gli aspetti del Sacro che ha trasformato la loro arte in un'incessante ricerca spirituale nella tradizione dei grandi maestri metafisici e della mistica occidentale e, perché no, anche orientale. Scrivere riguardo la preghiera e la coerenza spirituale che in essa si sviluppa è, per loro, un’attività che deve condurre all’amore, perciò alla pace, sia con sé stessi che con il prossimo. Non a caso entrambe le componenti, appunto amore e pace, impongono di concentrarsi sui sentimenti e sui pensieri, sulla mente e sul cuore, con metodo e perdurante dedizione. Perciò questi autori sentono la scrittura come una sorta di missione tramite la quale giungere al più profondo senso della vita in modo da poter toccare l’Assoluto, anche solo per una volta e per un attimo. Scrittura, quindi, come vera e propria vocazione la quale necessita che svolga una funzione anche evocativa, cioè imponga di incanalare passione e ragione nel pieno flusso della fede in un Oltre che, paterno, infine ci attende.

mercoledì 13 settembre 2023

(Polaroid VIII): Mariangela De Togni

 

Polaroid: istantanee di poesia è una rubrica a cura di Luca Pizzolitto
Foto in copertina di Luca Pizzolitto



Basterà il filo bianco dell'aurora / a separarci dalla notte?






L'aurora l'ho attesa

L'aurora
l'ho attesa
con le ginocchia
nella polvere.
Senza spargere briciole.
Solo nel silenzio
l'accorata salmodia
del cuore.


Appena una figura

Da sotto le acacie e i tigli
in spirali di profumo
salgono ombre verso la notte.
Solo la mia anima
sul pavimento annichilita
a capo chino,
come da un fiordo
senza conoscere l'approdo
di un profondo mare,
sale a veleggiare nel cielo
a convegno con la luce
del giorno.
Una figura appena.
Un attimo immenso.


Restano le stelle

Ora c'è la disadorna
fioritura fra le rocce
e lo sciabordio del mare
dove affoga il pensiero.

Restano le stelle
cadute nella notte
e le conchiglie
tra le barche perdute
a dire gli abissi.



In questa sera

In questa sera
così sospesa di nostalgia
è così vera la luce
che danza sul colore
del tramonto e dice
il veliero del tempo.



Quali frammenti di cielo

Non so quali frammenti di cielo
scaturiscano dal silenzio.
Nell'azzurro che s'impasta
con le cose. Nel segno lieve
del pensiero, nell'onda
del crepuscolo che solleva
il cuore oltre lo scorrere
del tempo.

Non so quali profondità
la solitudine scavi
nel ventaglio dei sospiri
nell'aria intrisa del profumo
di rose e gelsomini
d'acque chiare
di luna.

L'alba senza un fremito di vele
è terso velo di giada.

Ma dove camminare
per cogliere lo spazio
della memoria?



Mi abita il vento

Mi abita il vento
e un profumo intenso
di viole nella luce
che scorre e frana
i miei pensieri.

Mi dimentico a volte
dentro l'innocenza
di un sentiero fiorito.
In questa terra di silenzi
dove l'orizzonte è delicato
come un petalo di rosa.



Sedotta dal cielo

Dipingere il silenzio
quando il mare è parte
dell'anima, è come
offuscare la luce
dei nostri occhi
in un impeto di sospiri
dentro il vento.

Sedotta dal cielo rimango
prigioniera dell'infinito.



Mariangela De Togni è nata a Savona, è suora delle Orsoline di Maria Immacolata (Piacenza). Insegnante, musicista, studiosa di musica antica. Membro dell’Accademia Universale “G. Marconi” di Roma, ha pubblicato le raccolte di versi: Non seppellite le mie lacrime (1989), Nostalgia (1991), Una Voce è il mio silenzio (1995), Chiostro dei nostri sospiri (1998), Profumo di cedri (1998), Un saio lungo di sospiri (2000), Flauto di canna (2004), Nel sussurro del vento (in Quaderni di Letteratura e Arte, 2005), Nel silenzio della memoria (ne Le visioni del verso, 2008), Cristalli di mare (2010), Fiori di magnolia (2011), Frammenti di sale (2013), Si può suonare un notturno su un flauto di grondaie? (2016, prima classificata al Faraexcelsior). È presente nel Dizionario della Biblioteca di Stato, in agende, antologie, blog e riviste di poesia contemporanea. Numerosi i premi e i riconoscimenti.

giovedì 4 aprile 2019

Vincitori Narrapoetando 2019

FaraEditore e i giurati 
 del concorso Narrapoetando 2019 sez. Poesia
(v. anche la sezione Narrativa/Saggio)
sono lieti di proclamare i Vincitori 
che hanno ricevuto la pubblicazione premio

I. class.

Ho scritto questo salto di Marco Colonna (Forlì)


Marco Colonna (foto Renzo Zilio) è nato a Palermo il 4 aprile 1964, vive a Forlì. Dirige dal ’99 il portale web di cronaca e attualità politica sestopotere.com. Cura il canale You Tube Lotta alle mafie. Ha scritto articoli per: Il Messaggero – Forlì, Gazzetta di Romagna, Il Resto del Carlino, La Voce di Forlì, Il Momento, RomagnaSera, Il Giornale, Lo Stato, Il Borghese, L’Uomo Qualunque. Ha collaborato con i Tg e Rg di VideoRegione e radio locali. Ha pubblicato libri di cinematografia. Poesie selezionate e segnalate nei concorsi Faraexcelsior 2016 e 2017 e Zuppardo (inserite nelle sillogi del Premio La Gorgone d’oro 2017 e 2018). Ha pubblicato con Fara le raccolte poetiche Ani+ma (2016) e Siamo sono (2017, finalista al Premio Città di Arona 2018). Nel 2018 è stato inserito nelle antologie: L’orizzonte delle metafore (Edizioni Tracce) e La responsabilità delle parole (FaraEditore). Ha partecipato a numerosi reading e letto poesie nel corso della Settimana del buon vivere 2018. Web: paroledelcuore.com, poesianuova.com, scrivere.info, portfoliopoetico.com, poesieinversi.it, e video-poesie nel canale YouTube Marco Colonna Poesie.


«Ho scritto questo salto è un trittico che inizia con un primo salto nello “schianto-pianto” della realtà, un nonsense della disgrazia che, tutt’altro che umoristico, spacca il cuore per il suo eccesso di significati e non per la sua assenza. Primo salto che a caduta libera entra in una mise en abyme (messa in abisso), quale decostruzione del reale o, come vuole il poeta, quale ricostruzione di un “disessere” dove tutto, in questo grande stomaco del mondo, si fa cibo e riciclo. Salto che atterra in uno scenario contemplativo, dove quell’iniziale “terra a cui do le spalle” diviene unico elemento di “levità”. Il cuore del poeta, dunque, batte al ritmo di questi tre salti o passi di danza: riempirsi di forza di gravità; svuotarsi e sgravarsi del proprio essere; rimanere, infine, in lieve e aggraziato equilibrio sopra un filo contemplativo fra il reale e l’irreale. Questi tre movimenti sono il movente che mi fa prediligere detta silloge rispetto alle altre.» (Serse Cardellini)

«La raccolta prendendo spunto da occasioni e momenti della vita dell’autore, ma anche da episodi collettivi, si innalza ad una meditazione sul destino e il senso dell’esistenza, con un verso che pure nella sua varietà metrica mostra una sotterranea compattezza e riconoscibilità.» (Francesco Filia)

«Anche quando si fa carico di dispiegare un dramma, sezionandolo nelle sue particelle più dolorose, è poesia esistenziale. Si interroga con insistenza nonostante lo stesso cruccio si ripeta: la verità resta un abbozzo.» (Angela Caccia)

«Opera composita, formata da un corpus stilisticamente eterogeno, eppure capace di legare l'attualità, l'interiorità, la storia, dando voce a ciò che resta.» (Andrea Parato)

«In Ho scritto questo salto la morte è una presenza viva e familiare e nei suoi confronti c’è un’esplorazione creaturale, privata dell’inevitabile commozione, nutrita da contemplazione serena della finitudine umana. La Parte Prima ferma il tempo di tre precisi avvenimenti accaduti ed il verso si muove tra una “memoria viva” ed una “rabbia eternamente giovane”. In ognuno dei tre salti (“Prima della realtà”, “Mise en abyme”, “Contemplazione”) i versi sono tenaci, appassionati, un corpo a corpo con passaggi coraggiosi per esplorare, scavare, appuntare con maestria momenti intimi e profondi, “sottovoce dove brulicano i silenzi e il respiro si appiattisce”.» (Adalgisa Zanotto)


II. class.

Nel fiato umido dell’autunno di Mariangela De Togni (Piacenza)


Mariangela De Togni, nata a Savona, è suora delle Orsoline di Maria Immacolata (Piacenza). Insegnante, musicista, studiosa di musica antica. Membro dell’Accademia Universale “G. Marconi” di Roma, ha pubblicato le raccolte di versi: Non seppellite le mie lacrime (1989), Nostalgia (1991), Una Voce è il mio silenzio (1995), Chiostro dei nostri sospiri (1998), Profumo di cedri (1998), Un saio lungo di sospiri (2000), Flauto di canna (2004), Nel sussurro del vento(in Quaderni di Letteratura e Arte, 2005), Nel silenzio della memoria (ne Le visioni del verso, 2008), Cristalli di mare (2010), Fiori di magnolia (2011), Frammenti di sale (2013), Si può suonare un notturno su un flauto di grondaie? (2016, prima classificata al Faraexcelsior). È presente nel Dizionario della Biblioteca di Stato, in agende, antologie, blog e riviste di poesia contemporanea. Numerosi i premi e i riconoscimenti.


«Questa raccolta è una contemplazione della bellezza della Natura, percepita come una realtà viva e animata da una tensione infinita, in cui l’Io poetico si confronta con la solitudine e con il fluire del tempo.» (Nicoletta Mari)

«La silloge offre un “ventaglio di possibilità” ed anche una “gronda divina” dove riparare. Poesia mistica, di rimandi biblici, evocativa di fede per il “creato”, che stupisce e tutto azzera rendendolo alla sua origine divina. Oggi più che mai la poesia ha l’urgenza di occuparsi della natura che ogni giorno ci dona la luce e il buio. Il poeta parla a chi si veste di vento, di mare, di aurora, di notte, di natura primordiale. Il “tu” trascende e l’autunno è solo un pretesto. Non è una “chiesa vuota” questo fluire di versi.» (Colomba Di Pasquale)

«Opera dai versi brevi, composti e delicati, quasi rarefatti, talvolta. Non scevra di citazoni, mai ostentate, sa mantenere un proprio linguaggio intimo.» (Andrea Parato)


III. class.

Nuove anime di Vincenzo D’Alessio (Montoro, AV)


Vincenzo D’Alessio (Solofra 1950), laureato in Lettere all’Università di Salerno, ha ideato il Premio Città di Solofra, fondato il Gruppo Culturale “Francesco Guarini” e l’omonima casa editrice. Acuto e attento critico letterario, ha pubblicato saggi di archeologia e storia, recensioni e versi in numerosi periodici, antologie, siti e blog (in particolare Narrabilando e Farapoesia). Raccolte poetiche per i tipi di Fara: La valigia del meridionale e altri viaggi (2012, 20162); Il passo verde (in Opere scelte, 2014); La tristezza del tempo (in Emozioni in marcia, 2015) e Alfabeto per sordi in Rapida.mente, 2015) poi in appendice a Immagine convessa (2017), opera finalista al concorso Versi con-giurati. Nel 2017 è uscita la raccolta Dopo l’inverno, II class. al Faraexcelsior, III premio del Concorso Terra d’Agavi 2018 (Gela, AG), segnalata al Premio Civetta di Minerva (Summonte, AV), finalista al Premio Tra Secchia e Panaro 2018 (Modena). Del 2018 sono i Racconti di Provincia.


«L’anima sembra “naufragar” nella natura e la Natura diventa epifania delle emozioni, dei ricordi, del vissuto del Poeta. Siamo dinanzi ad una manifestazione di panismo, in cui l’Io lirico si mescola e si confonde con il Tutto. Il linguaggio è essenziale, nitido, ricercato, estremamente preciso.» (Nicoletta Mari)

«La canzone e le migrazioni. Il Poeta fa parlare luoghi e nostalgie “le stanze dell’aulica casa/riportano l’eco della voce” e poi gli abbandoni: “portami al confine della vita” “casa dei sogni” “nella polvere del ritorno”. La quieta polvere di Emily Dickinson e scorgo in lontananza un Vittorio Sereni che si sporge su questa silloge. Poesia che rimbocca le coperte nel freddo inverno, che tiene vivo il fuoco del focolare del Sud del mondo per chi è andato a Nord. Una poesia che insegna e ammonisce: “I giovani del Sud /non tornano rimangono / clandestini”, necessaria in questo tempo di silenzi disumani e di chiusure aberranti.» (Colomba Di Pasquale)


Altre opere votate

Theory of Infinity di Michele Caliano (Solofra, AV)


Michele Caliano è nato ad Avellino il 2 settembre 1963. Vive a Montoro (AV). Si è diplomato all’Isituto tecnico commericale di Solofra (AV). Astrofilo dall’inizio degli anni ’80, ha conseguito negli anni ’90 l’Attestato del corso in Astrofisica presso l’Osservatorio di Montecorvino Rovella (SA). Socio del Gruppo Culturale Francesco Guarini è appassionato di Cosmologia e divulgatore scientifico nelle scuole Medie statali e presso alcune radio del territorio.


«L'autore di Theory of Infinity diverte il lettore con una poesia didascalica che vorrebbe spiegare con ironia i più intricati enigmi della scienza e dell'universo, maggiore dei quali è il concetto di infinito. Il risultato di questo sforzo didattico è una silloge bizzarra ma piacevole. Dietro all'ironia si coglie un certo pessimismo nei confronti dell'agire umano. L'effetto umoristico è reso dall'alternarsi di termini scientifici e squarci autobiografici e dall'uso di rime volutamente infime o addirittura volgari.» (Andrea Biondi)


Suite visionaria di Gabriella Bianchi (Perugia)

«Poesia di stagioni, di affanni, di assenze, di “creato”, di ricordi e in tutto questo il Poeta “come volpe affamata” cerca un abbraccio che le salvi la vita. Poesia di ancestrale clausura, di sbigottimento alla vita e alla morte, poesia che guarda alla terra e all’infinità del cielo. Poesia tormentata che ricorda il dolore di vivere di Silvia Plath o di Amelia Rosselli.
“Il dolore fa uscire di senno, anima mia…” come non essere d’accordo? E poi arriva una luce in tanta visione nel Po di Volano con “gli occhi perduti/in quel dolce infinito”.» (Colomba Di Pasquale)

«È una potente silloge Suite visionaria, sicuramente la migliore della competizione. Una poesia mesta come una lenta sinfonia in minore, ma che rapisce l'ascoltatore, o il lettore, come accade al fedele ortodosso in contemplazione dell'iconostasi di una sperduta chiesa russa. L'autrice ordisce il grande racconto della propria vita con un linguaggio semplice e piano, il quale, proprio nella semplicità, attinge la potenza visionaria delle immagini. Racconto che si fa verso contro la "favola insanguinata" del mondo; salvezza "per non infoltire la schiera dei folli e dei suicidi". Abbiamo detto poesia mesta, ma dalla quale alla fine è possibile suggere "il vino profondo dell'amore".» (Andrea Biondi)


Quello che resta dopo le parole di Daniela Sandrolini (Marzabotto, BO)

«È una poesia che narra con leggerezza i drammi umani, che racconta la dura ed integerrima vita della gente di montagna, che induce a scoprire il legame con le proprie radici per ritrovare sé stessi.» (Nicoletta Mari)

«Un profluvio di parole, il succedersi di fotogrammi vecchi e nuovi, e un verso che su tutto s’innalza, ora timido ora audace, a raccontare il raggio che sta frugando l’anima.» (Angela Caccia)

«La vita dentro in Quello che resta dopo le parole. La sensazione e la soddisfazione di trovarsi a tu per tu con chi sa catturare la bellezza intorno, della casa dei gigli nella foresta dei faggi sul confine degli argini… e sa tradurre in versi la gioia di immergersi nelle tinte variegate che abbelliscono il mondo. È la gratitudine e la forza di chi ha occhi che sanno vedere, che sanno camminare accanto senza esserci. È un gioco di immagini effervescenti, dispiegato a catturare la pulsione anche di chi “adesso siede in una terra di nuvole”.» (Adalgisa Zanotto)


Rotta carovaniera di Stefano Sioli (Sesto San Giovanni, MI)

«All’autore va riconosciuto un giovanile buttarsi scomposto e di pancia tra i versi.» (Serse Cardellini)

Quello di Rotta carovaniera è un viaggio, o più viaggi, al tempo stesso geografico esistenziale e interiore. I testi, nella loro varietà formale, si presentano come vere e proprie tappe di una mappatura dell’anima che ritrova o perde se stessa nei luoghi che attraversa, nei momenti di rivelazione e smarrimento che anche un dettaglio può donare. (Francesco Filia)


Così in terra di Massimiliano Bardotti (Castelfiorentino, FI)

«Opera corale, delicata e intensa, seppur non originale nello spunto, capace però di dare freschezza alle voci – poetiche – di chi lascia una traccia di passaggio. L'autrice/autore sa rendere con perizia e varietà stilistica il proprio sentire interiore filtrandolo delicatamente attraverso l'empatia con le voci che si raccontano e raccontano qualcosa anche di noi.» (Andrea Parato)


Il segno di Salvatore Enrico Anselmi (Viterbo)

«Gratitudine per Il segno: lascia un segno del quotidiano e pesante carico che attraversa i giorni degli uomini e dei ciclopi e diventa canto libero e aperto del “cuore pensante” la cui corrente sospinge lontano. I versi pregnanti d’una puntuale attenzione alla parola donano un’educazione alla sensibilità e alla consolazione. E ancora di più, immagini e avvistamenti del “peso lineare dell’orizzonte che salta ogni giorno come un pesce”, fissano altezza e vuoto di quanto possa resistere al flusso inarrestabile del tiepido “corso del tempo che ci accompagna”.» (Adalgisa Zanotto)