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sabato 3 novembre 2012

Mario Fresa. Ritratti di poesia (28)

Giancarlo Baroni

I merli del giardino di San Paolo e altri uccelli di Giancarlo Baroni (edizioni Mobydick, 2009, con uno scritto introduttivo di Pier Luigi Bacchini) è una raccolta pervasa da una grazia stupìta e delicata, cosmica e visionaria: la descrizione dell’universo degli uccelli operata nei versi offre una topografia insolita, che si profila allo stesso tempo semplice e magica, naturalissima e favolosa. Vi si scorge una cosmologia tenera e misteriosa, che si mostra terrena e celeste insieme, e che conduce a un'autentica, miracolosa  sovrapposizione di immanenza e di trascendenza. Si intravvede un carattere fertile ed enigmatico nell’immagine dei moltissimi uccelli amorosamente scrutati dal poeta: il loro canto azzurro, la loro lingua prodigiosamente acuta e lieve disegnano un mondo di sbigottita e iniziatica inesplicabilità, di natura sacra e simbolica, forse ancora da decifrare e da comprendere appieno; il volo regale e scintillante di questi esseri così delicati e così forti si manifesta come l’epifania di un segno oscuro e ansioso che spinge ogni creatura ad un costante, insaziabile inseguimento del desiderio, riformulando, di continuo, una segreta richiesta di ricucitura e di unione, di amicizia e di rinascita.
I versi, spesso brevi e sempre docilmente canori, si esprimono con una fervida semplicità e col prezioso sostegno di un’altissima, solenne umiltà che sa produrre nel lettore la sensazione di un’affettuosa, inarrestabile stupefazione: 
«Ma i nostri sguardi si scontrano più lontano / e rimbalzano sulle tegole come proiettili».
Baroni ci ricorda che, forse, le volute portentose degli uccelli, la loro mistica danza verticale possono custodire l’immagine luminosa dell’incorruttibilità e della purezza assoluta: e così, questo meravigliato mondo fatto di voli estremi, di leggerezze di piume, di nidi colorati, di rami sottili, di carezzevoli cinguettii, restituisce all’uomo l’illusione di una rinnovata pace stipulata tra la terra e il cielo, tra il visibile e l’invisibile, tra il qui e l’altrove.
La poesia nitida e sensibile di Giancarlo Baroni sembra rammentarci che solo nella grazia perfetta del volo compiuto da un passero è forse possibile rintracciare l’indizio dell’infinito; immerso, allora, nell’incanto di questa lucida visione, l’uomo nutre la speranza di poter recuperare, anche solo per un istante, l’ipotesi di una sconosciuta innocenza, trasfigurante e riparatrice.


Il peso dei vostri corpi

È così popolato questo giardino
di voi passeri che becchettate.
Saltellate di frequente, qualche volta vi rincorrete
sopra uno strato di foglie secche,

mentre il rumore che vi costringe a fermarvi
fissando davanti a voi
è quello dei passi, e del peso dei vostri corpi
quando sfiorata la terra neanche vi appoggiate.



Giancarlo Baroni è nato a Parma nel 1953. Ha pubblicato quattro raccolte di versi, due romanzi brevi, qualche racconto e un libro di riflessioni letterarie. Nel 2008 alcune sue composizioni sono state inserite nel volume fotografico di Giovanni Greci Attraverso e nel testo scientifico di Vittorio Parisi Discutere l’evoluzione biologica. Collabora alla pagina culturale della «Gazzetta di Parma» e alla rivista «Poesia».





lunedì 9 maggio 2016

“Con il verso implori / di scovare una rotta”: i merli poetici di Giancarlo Baroni

suggestioni di AR su I merli del giardino di San Paolo e altri uccelli di Giancarlo Baroni, Grafiche STEP editrice 2016










«Quali uccelli verranno / dopo di noi? e quali piante?» (Sugli alberi, p. 17); «Ma i nostri sguardi si scontrano più lontano / e rimbalzano come proiettili» (Sguardi, p. 20); «Inguenuamente tentate di indovinare / dai nostri voli il vostro futuro» (Presagi, p. 33); «Il biancone col rostro i serpenti sbatte / come delle bandiere / (…) / ci stupisce quest'aquila / solo alle serpi ostile» (I merli del giardino conversano, p. 49); «L'amore? Chiedetelo alle rondini / attravesano il deserto per ritrovarsi qui.» (Rondini, p. 64) – qui a parlare sono i volatili, mentre i versi citati nel titolo (tratti da In gabbia, p. 29) sono pronunciati dagli umani (ovviamente attraverso la voce di Giancarlo Baroni) come pure i seguenti: «I pettirossi hanno un busto rubicondo / quando piove sembrano grumi sanguinanti» (Aquile pinguini e pettirossi, p. 31); «non un labirinto / ma una geometria di scarti / di gallerie sbocciate su radure / di crocevia e di fughe. / La morte qui non saprà scovarti.» (Una geografia celeste, p. 53); «La vita è emersa / dal mare come un sommergibile // (…) / e i raggi raggiungono la terra / come voi quando smettete di volare.» (Quando smettete di volare, p. 62); «Bisogna prendere distanza dalle cose / allontanarsene. Non oltre gli uccelli / né sotto agli uomini, / amando invece questi / quanto più si è capaci di afferrare / i segreti dei primi.» (Le cose, p. 74); «mentre i camini, con l'esattezza di un telescopio, / scrutano il cielo. Sdraiati sulla schiena / come un'imbarcazione sulla propria chiglia, / dal vuoto ci lasciamo trasportare» (Davanzali e tetti, pp. 76-77).
La leggerezza di una sapienza “inconsapevole” e intuitiva, forgiata dall'esperienza a partire da predisposizioni innate aleggia – è proprio il caso di dirlo – in questo prezioso libro di versi che ci trasportano  francescanamente nel mondo degli uccelli (che è anche il nostro, ma a volte lo dimentichiamo). Raffinate anche le illustrazioni e il segnalibro. Perspicue e partecipi le prefazioni alle due parti che compongono il libro, rispettivamente di Pier Luigi Bacchini e Fabrizio Azzali. È un'opera che dà gioia scorrere per il suo canto arguto e disteso, i suoi riferimenti ai miti e a personaggi storici come Federico II e, ovviamente, all'ornitologia. C'è in Baroni un distacco ironico e pungente eppure ricco di stimoli per una umanità così presa da altro e distratta al punto da considerare  la natura altro da sé, violandola e sfruttandola. Così il poeta ci ricorda che facciamo anche noi parte del creato e che gli uccelli lo sanno, non già per riflessione, ma per il fatto stesso di essere al mondo con le sue bellezze e le sue crudezze. C'è un amore incondizionato per la vita che si esprime in forme così varie su questo nostro pianeta, il desiderio di scuotere la nostra umanità intorpidita che, cercando una presunta libertà, si crea essa stessa delle gabbie e si preclude vie di salvezza e di gratuita bellezza: “… riflettere / senza accanirsi troppo o vedere / con uno sguardo appena è davvero / così deprecabile? …» (ivi, p. 77).

giovedì 10 aprile 2025

“Il cielo è più cielo / con le ali spiegate”

Giancarlo Baroni, Il mio piccolo bestiario in versi, puntoacapo 2025, Note critiche di Mino Petazzini e Alfredo Rienzi, Illustrazione in copertina di Vania Bellosi 

recensione di AR


Scrive Alfredo Rienzi nella Postfazione: “… il poeta parmense ci accompagna con stile asciutto e di arguta chiarezza in un florilegio di versi, citazioni, riferimenti, commenti e intuizioni tra zampe, vibrisse, piume, squame, elitre, fauci di fuoco…” (p. 92).

Riporto alcuni lacerti risalendo a ritroso le pagine di questo fantastico viaggio nel mondo affascinante degli animali reali o fantastici cantati da poeti come Saba, Montale, Raffaello Baldini, Thomas Stearns Eliot, Vivian Lamarque, Paolo Polvani, Guido Gozzano e tantissimi altri.

Nella raccolta Il Bestiario di Tebe Gian Ruggero Manzoni dedica al drago una poesia che inizia così: «Con le tue spire stritolavi / esseri umani ed elefanti. ( Non era il fuoco l’arma che preferivi, / ma la forza di cento boa (…)» (p. 81)

Nella raccolta Macello (Einaudi, 2024) il poeta Ivano Ferrari (1948-2022) racconta con angoscia e forza, con versi aspri e duri fino alla crudeltà, la sofferenza di questi luoghi (…). “Nel silenzio di carne, / passa luce dalle carcasse / ma in un brivido fugge.” (pp. 66-67)

Nel libro troviamo versi di Giancarlo Baroni stesso, caratterizzati dal suo stile attento al dettaglio, sobrio, elegante, empatico:

Gatto // Intensamente / mi fissa questo gatto / lui sa chi sono.” (p. 61); “Airone cenerino // Ogni anno mi aspetti / in questi laghetti alpini / sei tu davvero / o un altro somigliante? Solitario / airone cenerino che sali // dove i compagni / non si arrampicano. (…)” (p. 56); “Merli // La melanina che scurisce il corpo / e ci rende simili a fantasmi / fa paura all’allocco. / Allora gonfiamo il petto / gli gridiamo te l’abbiamo fatta / un’altra volta, gioiamo / ma piano / come avessimo in gola dell’ovatta.” (p. 54); “Aeree frontiere // Nati prima degli eroi e della terra / a voi uccelli tocca / il primato del mondo. (…) / Come un’intercapedine, un’aerea frontiera / fra la gente e gli dei / sta la vostra città. (…) / (…) Noi uomini giungiamo / fin lì con la preghiera / di predire il futuro. Giove con le folgori / e il fuoco di Vulcano / vi tolgono le parole / mutandole nel canto / che tutti vi invidiamo.” (pp. 48-49).

Restando in ambito aviario il Nostro cita il seguente distico 

dalla fulminea essenzialità, di Giancarlo Consonni “Il cielo è più cielo / con le ali spiegate.” (p. 42) [e aggiunge] Forse i volatili sono gli animali che maggiormente hanno affascinato i poeti, penso ad esempio a Pascoli. (p. 43)

Dalla poesia di Baroni Farfalle: fiori alati traggo questa palpitante quartina (p. 39): “Soffio vitale / respiro e fiato / tu chiamami soltanto / fiore alato.”

Sorprendente questa poesia di Franco Marcoaldi citata a p. 25: 

Pane e cane // Fresco fragrante festoso / invitante essenziale / Al mattino, quando compro / un buon pane, penso: / ecco com’è il mio cane.

Struggente quella riportata a p. 18 di Gabriele Galloni (assai prematuramente scomparso): 

Il camaleonte // Somiglia sempre a quello che non è. / A volte è un albero, a volte un’altra bestia – / di notte capita che sembri me.

Per concludere questo excursus a volo d’uccello, lascio la parola a Mino Petazzini (p. 5):

Nei diversi capitoli del suo “piccolo bestiario in versi” le suggestioni letterarie si susseguono: molte mi erano note, perché in questi anni le ho inseguite e raccolte per le mie antologie, altre sono state un’interessante rivelazione (…)

Un invito a leggere questa nuova opera di Giancarlo Baroni che ci apre davvero tante inattese finestre poetiche (direi anche con una sottesa sensibilità francescana) sul mondo degli animali. 

venerdì 19 marzo 2010

Maria Carla Baroni: Poesia e impegno

intervento di Maria Carla Baroni al convegno faentino Scrittura e impegno

SCIOPERO GENERALE

Nel pallido sole d’ottobre
fuochi di rosse bandiere
giovani volti di speranza
in piazza
anche per i molti
avvolti
nella nebbia oscura
della non coscienza.                 (da Canti d’amore e di lotta)



AI TEMPI DELLA SINISTRA EXTRAPARLAMENTARE

Lunghe riunioni serali
in scantinati
gelati
per organizzare un sogno
di libertà dal bisogno
e consapevoli scelte
per tutti e tutte.                  (idem)



LA GUERRA DEL GOLFO

Per liberare il petrolio degli emiri
le armate Usa hanno lasciato
una terra di pozzi brucianti
l’aria annerita di fumi
un grande fiume inquinato e morente
antiche vestigia distrutte per sempre
e
centottantamila morti.                (idem)


ALLA FOTO DI UN VOLONTARIO

Diciassettenni
un volto ancora tondo
di bambino
apparso sui nostri giornali:
un volontario americano
alla guerra del Golfo.
Ti avranno esaltato
per farti partire
l’onore la patria la gloria
o l’avventura la virilità
oppure parlato di arabi incivili.
Sempre sbandierato
una buona paga.
Povero bambino
violentato e comprato
anche se non ucciderai
anche se non sarai ucciso
una parte di te sarà la morte.                      (idem)


PER IL ROSSO

Bruciano i bimbi rom nelle baracche
gli operai nelle officine
i boschi nella calda estate.
Non lasciamo svanire
dalle nostre bandiere
i simboli antichi del lavoro salariato
non lasciamo che il rosso
sia solo nei roghi di morte.            (idem)


PER UNA CITTA’ DELLE DONNE

Tante e vecchie e sole donne
abitanti
desolate lande di periferia
e case degradate
anche per voi
il mio politico fare e poetare
per una città bella per tutte
senza muri e recinzioni
una città
di spazi e tempi
sbocciati in comune
di alberi fiori sentimenti.         (idem)


COMUNISMO

Tragedia
di un progetto utopi
non realizzato
che sembra morto
senza essere mai nato.          (idem)



STATI VEGETATIVI PERMANENTI

Duemila corpi
essiccati ingialliti
trafitti di tubi artificiali
da lungo tempo morti
abbandonati inerti
negli ospedali
usati per giochi di potere
dalle impudenti mani
di una Chiesa sepensante padrona
di una destra serva rapace.             (da Mangrovia)


ISRAELE CONTRO GAZA

Pioggia immensa di bombe
dopo il lungo assedio di fame
contro Gaza sventrata divelt
desolata di sangue polvere pianto
per rovesciare un governo eletto
sterminato un popolo solo.             (idem)


ALLA MADRE TERRA

Ti amo
Grande Dea delle acque
antica fonte d’ogni vita fuggente
Madre Terra dall’immenso grembo
da cui la vita nasce
e dopo morta rinasce
in cicli di continuo divenire.
Ti amerò fino alla fine
del tempo a me assegnato
e sogno
che un largo  abbraccio di donne ti salverà.         (da Canti d’amore e di lotta)



FARE POLITICA

Ricompongo
frammenti di vita randagia
tra obiettivi sconfitte e piccoli passi
lungo la via della speranza.
Mi sento un punto
di una lunga linea rossa
che si fonde nel sole
della società futura
se mai esisterà.              (idem)



CRISI ECONOMICA MONDIALE

L’immensa piovra del capitalismo
che tutto ha avvolo strisciando vischiosa
intorno al pianeta morente
con la crisi economica mondiale
stravolge esseri umani a milioni
privati di lavoro casa ruolo sociale
ridotti a poveri in lotta tra loro
lasciati talora a morire di freddo
rifiuti su scuri marciapiedi.

E’ più che mai venuto il tempo
d’alzar l’ali del comunismo
per esseri umani uguali e solidali
per una vita che non sia più merce.        (da Mangrovia, di prossima pubblicazione)



NOTA  BIOBIBLIOGRAFICA

Maria Carla Baroni è nata nel 1940 a Milano, dove vive e opera. Ha frequentato il liceo classico e successivamente la facoltà diEconomia all’Università Luigi Bocconi di Milano. Economista ambientalista, è da decenni  impegnata in politica e nel movimento delle donne. Negli anni ’70 e ’80 ha pubblicato, in volumi e su riviste specializzate, saggi e articoli inerenti la città e il territorio.
Scrive poesie fin dall’adolescenza, ma solo da pochi anni ne cura la pubblicazione e la presentazione: Canti del divenire (L’Autore Libri, Firenze, 2002), con cui ha vinto il primo premio per il libro di poesie edito al Premio letterario “Europa” (Lugano, 2004); Canti d’amore e di lotta (Ibiskos, Empoli, 2003) e Millenni di minuti (Il Filo, Roma, 2005). Nel marzo 2008 sono stati ripubblicati, in una nuova edizione ampiamente riveduta , rinnovata e ampliata, Canti d’amore e di lotta (LietoColle, Faloppio, con presentazione di Oliviero Diliberto e prefazione di Alessandra Paganardi). Sue poesie sono presenti in La poesia, il sacro, il sublime a cura di Adele Desideri (Fara, 2010).
Nel 2010 pubblicherà una nuova raccolta intitolata Mangrovia.
Con la lirica Millenni di minuti, posta poi in apertura nell’omonimo volume) ha vinto il primo premio per una poesia inedita al Premio “Città di Aosta” 2008. Ha ottenuto il premio speciale della giuria in vari concorsi; è inserita in alcuni siti, in numerose antologie di piccoli premi letterari;  in Milano in versi ,una città e i suoi poeti, a cura di Angelo Gaccione (Viennepierre, Milano, 2006) e in La poesia, il sacro, il sublime, a cura di Adele Desideri (FaraEditore, Rimini, 2009). Compare: nel Dizionario ragionato degli scrittori italiani del ‘900 delle Edizioni Helicon (Arezzo, 2004); in Rodolfo Tommasi Tendenze di linguaggi (Helicon, 2008); e in Letteratura italiana del XXI secolo:primo dizionario orientativo degli scrittori (Helicon, 2010).
Canti d’amore e di lotta 2008 è stato tra i libri  selezionati al Premio Alessandro Tassoni 2008.
Una selezione di testi tratti da Canti del divenire è presente sul numero 9 de “Il Monte Analogo” (maggio 2009); Canti del divenire e Millenni di minuti sono stati recensiti, a cura di Vincenzo Viola, sui numeri 17 (dicembre 2007) e 19 (dicembre 2008) de “La Mosca di Milano”.
Una recensione complessiva è apparsa sul mensile “Noi donne” (settembre 2005) a cura di Luca Benassi. Canti d’amore e di lotta è stato recensito  sul settimanale “La Rinascita della Sinistra” (26 febbraio 2009)  da Oliviero Diliberto e nel sito della LietoColle  da Giorgio Linguaglossa.
Canti del divenire è stato presentato a Milano; Millenni di minuti a Milano e a Roma; Canti d’amore e di lotta  a Milano, Rovereto, Trento e Roma..
Sue poesie sono state da lei  lette in varie sedi milanesi, in varie città del nord Italia, a Roma e a Crotone. Suoi testi sono stati inviati a iniziative collettive a Crema e a Cagliari.
Nelle sue liriche, solitamente brevi e incisive, si integrano in modo originale il senso del divenire e del tempo ciclico di nascita morte e rinascita, l’amore nelle sue varie forme, l’impegno civile e politico e la bellezza della natura.

Maria Carla Baroni   
Via Besana 11    
20122   Milano
mariacarla.baroni@tiscalinet.it

domenica 3 gennaio 2016

Su Le anime di Marco Polo di Giancarlo Baroni

Book Editore 2015

nota di lettura di AR


Giancarlo Baroni è un'anima in viaggio, un corpo in cammino, uno spirito curioso  come quello dei personaggi (navigatori, missionari, conquistatori, mercanti, esploratori… ma anche eroi mitologici e persone comuni) che popolano questa raccolta dallo stile punteggiato di ironia, terso, accurato, efficace negli enjambement, dal metro libero ma con una presenza piuttosto costante di settenari. Tredici le sezioni da cui ci piace estrarre qualche verso che parla da solo e ci dà, sia pur di corsa, un'idea della raffinata costruzione dell'opera. Si parte con “I ritorni di Ulisse” costituita dall'omonima poesia: «Non resta allora che scovare / la misteriosa origine di queste / ambigue voci e sottometterle, domani / riparto» (p. 13). Si continua con la sezione eponima della raccolta: «(…) L'anima / stava al di qua della soglia / dove il corpo si trasforma in luce / e libera un'energia che ci proietta // in nuove dimensioni. (…)» (L'anima di Marco, p. 17); «Navigo all'incontrario / quasi in un girotondo. Porto / il tuo libro nella tasca (…)» (Cristoforo verso Marco, p. 22). Si prosegue con “Americhe da Amerigo”: «Arrivano su montagne galleggianti / in groppa ad animali maestosi / i corpi rivestiti di metallo: / ci strapperanno il cuore?» (Incubo presentimento e contagio, p. 31). Segue la sezione “Attorno alle Galapagos” anche questa consistente di una sola composizione benché articolata in una serie di appunti in terza persona: «L'arcipelago alle spalle / si chiede quante miglia / lo separano dall'Inghilterra. Soffre / di frequenti emicranie strane / palpitazioni» (p. 39). Abbiamo poi “Vittorio Bottego”, anche questa di una sola poesia:«Un corpo solo con il suo cavallo / in omaggio alla città natale lo chiama Parmigiano» (p. 43). Siamo così arrivati a “Incontri / apparizioni”: «Robinson mi chiama all'improvviso. / Immaginate lo sgomento / quando ieri ho visto sulla spiaggia / l'impronta di un piede gigantesco…» (Un piede gigantesco, p. 48). Ed eccoci nelle “Fiandre”: «Anversa la mia vicina / mi ha tolto lo scettro / e ora qualche scrittore mi chiama / Bruges la morta. Il mare / che un tempo mi aveva presa per compagna adesso si è ritirato» (5, p. 61). Di qui il passo è breve per i “Paesi Bassi”: «una diga un fiume, tre canali / circondalo la città come un fossato. / Fuori il mare del Nord ci porta dappertutto» (7, p. 71). Un'altra sezione single, “Le trappole del mare”: «Uguali a spugne mostruose / i ghiacciai assorbono l'oceano. Affiora / gelida e levigata come per miracolo / la terra davanti accompagnandoci / fio in America» (p. 77). Baroni si spinge a questo punto “Nel regno di Nettuno”: «ritiri le tue onde dalla spiaggia / come un paese ostile / fa con gli ambasciatori. (…)» (Come una catapulta, p. 82, con riferimento allo tsunami del 2004). Ci troviamo ora nei “Dintorni”: «Parto per quelli che non possono / scelgono monastero e santo / me come voce orante / e piedi che si spostano» (Verso Monte Bondone: voci di pellegrini, p. 89). Per giungere a “Le città dei santi”: «La città sta in mezzo. Altre / lo pretendono e qui / succede. Io che vengo dal Nord // sono ora il suo vescovo, Agostino / dall'Africa mi chiede / d'essere battezzato» (La Milano di Ambrogio, p. 95); «Di alberi nelle calli non ne vedi / ma dentro al fango una foresta di querce mi sostiene» (Venezia, p. 104). Siamo infine arrivati a “Paesi reali luoghi immaginari”: «Sul terrazzo dove stendevamo insieme // corre un filo spinato: / quando il vento solleva le lenzuola / i lembi si sfiorano come dita» (Le lenzuola di Nicosia, p. 133).
Da questi lacerti penso si possa godere la lingua poetica sobria, a tratti chirurgica, e capace al contempo di emozionarci e sorprenderci con immagini che restano… così come da secoli viaggiamo con il Milione.

venerdì 3 giugno 2011

POESIARTE MILANO 13-14 giu

 Quintocortile  
Viale Bligny 42 - 20136 Milano - tel. 338. 800. 7617



Con la collaborazione di Milanocosa

COMUNICATO STAMPA


 
VIII RASSEGNA

POESIARTE MILANO


‘SCONCERTI’


13-14  giugno 2011
(ore 17 - 21)


Questo ottavo appuntamento di Poesiarte Milano sollecita i partecipanti a interagire con i mutamenti che irrompono, spesso senza alcun preavviso, nella vita personale e collettiva e producono in noi sconcerti, non solo negativi. Meraviglia, spiazzamento, stupore, indignazione o difficoltà a reagire con adeguati schemi mentali e parole, ci confermano che l’altro e la realtà del contesto sono le fonti principali della creatività – con altrettante sfide ai nostri linguaggi a trovare forme capaci di interscambio tra mare interno e oceano esterno, tra onde incessanti che a volte sembra vogliano solo travolgerci, altre volte ci spingono a sperare.
Insomma, anche sconcerti implica che le polarità ineliminabili del tragico della storia umana e della vita tutta non annullano, anzi esaltano la ricerca di gioia, senza la quale il nostro stare qui e il nostro fare (anche arte e poesia) rischiano di smarrire lampo e senso antropologico. Sfida vitale, dunque, che rimane anche in questa fase in cui tendono a prevalere dati negativi e chiusure, tutta aperta.
Adam Vaccaro

Sotto le finestre della casbah di viale Bligny 42 oltre sessanta tra artisti, poeti e musicisti si interrogano e ci suggeriscono la loro visione/previsione di questo nostro presente e prossimo futuro.

a cura di Mavi Ferrando, Donatella Airoldi (Associazione Quintocortile)

con la collaborazione di Adam Vaccaro, Claudia Azzola, Luigi Cannillo, Laura Cantelmo, Giuliano Zosi (Associazione Milanocosa)  

Poesiarte Milano  si svolgerà  a Quintocortile  nei giorni di lunedì 13 e martedì 14 giugno 2011 con interventi  di poeti e musicisti dalle 17,00 alle 19,30. Seguirà, dalle 19,30,  visione delle opere in mostra con presentazione degli artisti e aperitivesca kermesse fino alle 21.




artisti:
Giancarlo Abati, Silvia Abbiezzi, Rodolfo Berengo, Donatella Bianchi, Alessandra Bonelli, Adalberto Borioli, Maria Amalia Cangiano, LeoNilde Carabba, Salvatore Carbone, Giulia Comenduni, Mercedes Cuman, Albino De Francesco,  Antonio Falleti, Mavi Ferrando, Fernanda Fedi,  Mario Gatto,  Pino Lia, Arianna Lo Scialpo, Ruggero Maggi, Roberto Origgi, Elisabetta Pagani, Tina Parotti, Mari Jana Pervan,  Rossella Roli, Raffaele Romano, Sergio Sansevrino, Evelina Schatz,  Armando Tinnirello

poeti:
Ennio Abate, Silvio Aman, Cristina Annino, Massimo Arrigoni, Claudia Azzola, Maria Carla Baroni, Fabrizio Bianchi, Rinaldo Caddeo, Luigi Cannillo, Laura Cantelmo, Marina Corona, Annamaria De Pietro, Gio Ferri, Alberto Figliolia, Nicola Frangione, Gabriella Girelli, Gilberto Isella, Tomaso Kemeny, Gianmario Lucini, Giampiero Neri, Guido Oldani, Alessandra Paganardi, Maria Pia Quintavalla, Paolo Rabissi, Franco Romanò, Marco Saya, Fausta Squatriti, Adam Vaccaro, Aky Vetere, Giuliano Zosi


musicisti:
Marco Saya, Claudio Resentini e il duo Poemus, Barbara Gabotto e Giacomo Guidetti

 

PROGRAMMA


 dalle 17,00 alle 19,30 letture dei poeti con un intermezzo musicale
 dalle 19,30  alle 21 visione delle opere degli artisti con aperitivo

Lunedì 13 giugno

Alberto Figliolia

Fabrizio Bianchi

Maria Carla Baroni

Giuliano Zosi

Aky Vetere

Laura Cantelmo

Maria Pia Quintavalla

Intermezzo musicale con Marco Saya e Claudio  Resentini


Massimo Arrigoni

Gianmario Lucini

Marco Saya

Franco Romanò

Guido Oldani

Luigi Cannillo

Tomaso Kemeny

Adam Vaccaro



Martedì 14  giugno


Paolo  Rabissi

Annamaria De Pietro

Silvio Aman

Gilberto Isella

Claudia Azzola

Marina Corona

Gio Ferri
 Intermezzo musicale col duo Poemus, Barbara Gabotto e Giacomo Guidetti
Ennio Abate

Gabriella Girelli

Giampiero Neri

Rinaldo Caddeo

Alessandra Paganardi

Cristina Annino

Nicola Frangione
Fausta Squatriti

 Info: Associazione Quintocortile -  Mavi Ferrando, Donatella Airoldi
tel. 338 8007617 -  quintocortile@tiscali.it
       Associazione culturale Milanocosa - Adam Vaccaro 
tel 347 7104584 - info@milanocosa.it
        

 

venerdì 21 gennaio 2022

AIΩN di Mario Fresa (12)


AIΩN di Mario Fresa
______________________________
Giancarlo Baroni 
Lo sguardo contro il Tempo






*


Airone cenerino *


 

Ogni anno mi aspetti

in questo laghetto alpino

sei tu davvero

o un altro somigliante? Solitario

airone cenerino che sali


dove i compagni

non si arrampicano. Ai bordi

dell’acqua sembri

non un predone di trote

e di lumache ma quasi un dio egizio.


Il collo lungo e dritto

il profilo del becco a lancia

grigio indovino attento

ai tremori dell’acqua. Al minimo

rumore voli via.


 

(* Due Laghi, Val di Non)


 


 

Commento.

Un'aerea delicatezza, un senso di inatteso stupore. Una carezza che dona un risplendente e acuto squarcio che pare attraversato, con tutta la sua dolcezza melodiosa, da una ridente e fugace illusione di felicità. È ciò che il lettore può avvertire in questo canto adamantino, edenico e trascendente, di Giancarlo Baroni (Parma, 1953), tra i più sensibili e ispirati poeti che, negli ultimi tempi, hanno amorosamente interrogato i piccoli e i grandi prodigi del mondo degli animali (e, in particolare, del luminoso universo degli uccelli). È, in questi versi, una soavità gentile e una calma ristoratrice che danno l'idea di un'alta visione nobilmente trasumanata, in cui la stessa Natura è avvertita come una ciclica promessa di eterna e di sempre rinnovata letizia: qui tutto è lieve e docilmente canta e risuona; tutto rifulge e sale; tutto vola e s'inazzurra in una contemplazione pura che fa della stessa parola poetica un'occasione per esprimere, con la beatitudine di uno sguardo divenuto quasi fanciullo, lo struggente desiderio di interdire, anche per pochi istanti, la piaga mortale del Tempo.


 

 


In alto, un’opera di Ely Martini.







giovedì 2 ottobre 2025

“Cosa hai fatto di buono / nella vita?”

Giancarlo Baroni, Brevi Brevissime, Bertoni 2025

recensione di AR


Dubbio

Cosa hai fatto di buono 
nella vita?
Chiede
l’arcangelo prima di giudicarmi. Forse
venti poesie
rispondo
basteranno? (p. 39)


Suddivisa in sette sezioni che procedono a ritroso dalla 8 alla 2, la raccolta ci presenta, come scrive Luca Ariano in Prefazione (p. 5): “(…) gli animali, la Storia, i suoi personaggi, l’arte, gli artisti, l’osservazione del mondo (…) e non manca l’ironia alla Luciano Erba, mentre il tono diviene talvolta gnomico e filosofico per farsi riflessione esistenziale.”

In effetti troviamo in queste pagine pennellate di saggezza velate di un disincanto qoheletiano non privo di di quei fili d’oro che la poesia sa intrecciare con le contraddizioni del nostro vivere, con i nostri desideri che eccedono i nostri limiti e ci proiettano oltre ogni orizzonte: “È una terra di crepe / (…) / però il cielo / il cielo davvero davvero come un aquilone.” (Cielo, p. 9); “Una trama di passi uguali una scia inconcludente / un lento avvicinarsi al niente.” (Fagiano, p. 10); “(…) dai suoi rifugi scriveva / lettere appassionate / lo tormentava il pensiero / che nessuno le avrebbe lette / che qualcuno lo facesse.” (Josef, p. 15); “Sono stato sfortunato / ad essermi incontrato / se lo avessi saputo / mi sarei salutato  / di fretta da lontano (…)” (Sfortunato, p. 28).

In fondo vivere è implicitamente affidarsi, cioè sapere che senza gli altri, senza un habitat che ci accolga e nutra, senza la fede in un momento successivo a quello appena passato… siamo già morti. Anche se sfiduciati e disillusi, un fondo di speranza è imprescindibile e anche le negazioni aprono praterie a condivisioni che ci portano a riflettere, a entrare in dialogo, a metterci in gioco, a sperare in corrispondenze e magari anche ai miracoli: “Adesso lo sai / non c’è salvezza / se non nella certezza / che non c’è.” (Salvezza, p. 51); “Verso il buio le cose / si dirigono naturalmente / ma dalla vita nascono / per caso per miracolo.” (Vita, p. 54).

Come di consueto, l’arguzia indagatrice di Giancarlo Baroni ci provoca con elegante finezza, ci inquieta aprendoci lo sguardo al mondo interiore e a quello naturale che dà figura alle nostre corde più sensibili, sollecitando in chi legge/ascolta una empatia che ci rende senz’altro più umani e meno isole. E allora il tu sotteso ad Àncora (p. 81) non è solo quello in cui si riflette un poeta di Parma, ma pure tutti noi che con lui desideriamo: “Come un’ancora calata sul fondo / aspetti di riaffiorare.”

Ciò che non riaffiora è già sepolto. Senza parole.

giovedì 25 maggio 2023

Nota di Giancarlo Baroni a "Plaja întotdeauna pe stânga" ("La spiaggia sempre a sinistra") di Luca Ariano. Traduzione in rumeno di Eliza Macadan. Editura Cosmopoli, 2023.

 



Nei racconti in versi di Luca Ariano il tempo non segue un andamento lineare e nemmeno circolare, non è raffigurabile né come una retta o un segmento né come una circonferenza, un cerchio. La dimensione temporale che allo stesso tempo incornicia e impregna i fatti, gli accadimenti, procede a salti e sbalzi repentini che da un verso all’altro ci proiettano e catapultano in altre età, secoli, ere. Tale procedimento non crea però dissonanze, sfasature, discrasie, fratture,  perché i differenti piani temporali si intrecciano fra loro armoniosamente e in maniera non conflittuale.

Questa caratteristica tipica, originale e distintiva della sua narrazione in versi, della sua scrittura poetica, è particolarmente evidente  nel volumetto stampato di recente dalla casa editrice rumena “Cosmopoli” e intitolato La spiaggia sempre a sinistra. Eccone un esempio:

 

Bruciano giacimenti di metano,

si vedono dal confine,

immortalati da droni;

non troppo lontano arsero

campi di grano e le truppe

di Napoleone trovarono

solo cenere e mucchi di neve.

 

Il libro contiene 15 testi tradotti in rumeno dalla poetessa Eliza Macadan, il che permette alla voce di Ariano, già conosciuta e apprezzata entro i confini nazionali, di diffondersi ulteriormente come merita.  

L’autore individua i pericoli del presente, ne segnala e condanna storture e ingiustizie. Un presente che pare incapace di aggiustare e risolvere gli errori e i guasti ricevuti in eredità e come fardello dal passato,  un oggi che sembra non essere in grado di mettere  a frutto e fare germogliare quanto di buono e valido ci è stato trasmesso e consegnato dai genitori.

Con i suoi versi Ariano prende decisamente posizione a favore di una società e di un mondo più equi e solidali, dove gli affetti prevalgono sulle inimicizie, la pace sulla guerra. Il testo di Ada Gobetti scelta come epigrafe è a questo proposito particolarmente significativa: «Odio tutte le forme di neutralità. Penso che si deve avere un’idea e per questa battersi, non impersonalmente ma con tutta la passione più viva».

È il futuro a preoccupare Ariano, a metterlo in apprensione; con versi accorati, lungimiranti e potenti, di notevole sensibilità, ci mette in guardia dai gravi pericoli che l’umanità  dovrà affrontare nei prossimi anni se non si adotteranno le opportune soluzioni e i giusti comportamenti. Uno dei più preoccupanti rischi è rappresentato dal cambiamento climatico a cui già assistiamo, che è già sotto i nostri occhi, ma che è destinato purtroppo ad accentuarsi e a peggiorare se non si troveranno i rimedi necessari:

 

la grandine improvvisa

colpirà frutti come palle di cannoni,

una guerra persa tra oceani di plastica,

reti in fondali a soffocare pesci.

 

Cattivi segnali e presagi a cui Ariano non si arrende e per i quali non si dà per vinto, consapevole della gravità dei problemi e che  gli stessi si risolvono se tutti, ciascuno per quello che gli compete, contribuiscono senza rassegnazione.

 

Giancarlo Baroni

 

martedì 2 giugno 2020

“… aspettando / tenacemente che l'universo cambi. Come di cenere / soffocata composti e desiderio.”

con una nota di Ivan Fedeli

recensione di AR



Mi salgono alla mentre tre aggettivi per descrivere questa raccolta di Giancarlo Baroni: sagace, esiziale, umanistica.
Sagace per il fiuto che porta il poeta nell’intersezione delle cose, dei sentimenti e delle azioni; esiziale perché si tratta spesso, in maniera più o meno esplicita, di morte e disgregazione/trasformazione; umanistica per l’amore all'arte, al bello, alla natura, alla intelligenza umana. Il libro si apre con la sezione “La polvere di cavalieri amici” la cui prima, splendida poesia, esprime il desiderio dell’uomo di dominare e nominare gli elementi naturali (cfr. Gn 2,19): “Montagne laghi fiumi / mano a mano che procede li battezza / con i nomi della sua lingua. // Da domani sarà proibito / chiamare le cose in un altro modo.” (I battesimi del conquistatore, p. 9). Si parla di guerre, conflitti, conquiste, intrighi, enigmi, costrizioni, libertà: “Bussi e non fa rumore / tiri e non ha maniglie // infili la chiave ma non c’è la toppa / l’attraversi ma non si entra.” (Uscio, p. 25); “quando meno te lo aspetti / quando vorresti nasconderti / dietro un riparo inesistente // quando non te ne importa niente / rannicchiato nell’angolo / in piedi al centro della cella.” (Ti osservano:, p. 36).
Come si può notare la scrittura è nitida, icastica, sempre in tensione chiaroscurale. La seconda sezione porta il titolo “Un seme fra le mani” e ha molteplici riferimenti alla fine della nostra esistenza umana: “Quel che diventeremo lo sappiamo / non serve aggiungere. La terra / seppellita altra terra la trascina / fino a svegliarci. (…)” (Quel che diventeremo, p. 43); “Ti seppelliamo con un seme fra le mani / spunta dal suolo germoglia cresce / ti fa ombra d’estate // le fogli ti coprono in autunno / lo battezziamo col tuo nome gli parliamo.” (Un seme fra le mani, p. 51). 
“La partenza del padre” consta di una sola poesia che termina così: “Da quando ti sei placato / corre l’anima dentro la stanza.” (p. 55).
Seguono la sezione “Le arpie in pesci” (“… verso il buio le cose // si dirigono naturalmente / ma dalla vita nascono / per caso per miracolo.”, p. 60), “Siete voi che amiamo” (“Le ragazze portano dei mondi sulla testa / e nelle tasche dei sogni”, p. 68), “Solo chi rasserena amo” (“Fu invece troppo lento / il suo passare, e lungo / lo sguardo: lui
a cercare altrove / io la mia pace.”, L’ipotesi di un sogno, p. 78).
Abbiamo poi due sezioni finali più ampie (in particolare l’ultima): “L’amore ha la stessa verità” ha poesie composte di due distici dedicate ad autori e personaggi letterari (“Non sono altro che letteratura / per cui la vita d’inaudita pena // si riempi e di un’enorme tortura, / lasciai con queste iperboli Milena.”, K., p. 84) e “Le trappole di Rauschenberg” dedicate all’arte con poesie davvero immersive che colgono tratti essenziali delle opere che “esprimono” con il colore del suono e il flusso del pensiero: “Il finito comprende l’infinito / l’eterno si fa uomo // Gesù crocifisso scheletro di Adamo.” (L’umanità di Masaccio, p. 92), “Cristo qui sei per noi fratello nel dolore / hai le labbra spalancate ma non riesci / per il tormento a urlare / le spine conficcate nella testa // i piedi rattrappiti parlano del tuo strazio / vedi con gli occhi chiusi e sai / il male che proviamo come il tuo / calvario è la nostra vita quotidiana …” (Davanti all’altare di Grünewald, p. 96) e si potrebbe continuare a lungo nel citare, ma lasciamo al lettore il piacere di assorbire direttamente dal libro sensazioni e vibrazioni dell’anima sommessamente potenti e inquiete.



Un libro ricco di immagini, domande sospese, musica che ricorda il minimalismo di Satie in grado di sollevare con efficace pervasività le zolle d’ombra e curare con l’intensità di un silenzio avvolgente le nostre crepe, esprimendo amore e nostalgia per l’umano così prezioso nella sua fragilità.

PS I versi scelti come titolo a questa recensione chiudono la poesia Quel che diventeremo.

mercoledì 13 febbraio 2019

Mario Fresa, Inediti da Bestia divina


Mario Fresa

Con la proposta di alcuni testi poetici di Mario Fresa, tratti dal volume Bestia divina, di prossima pubblicazione, la rivista letteraria "Frequenze poetiche", ideata e diretta da Giorgio Moio, inaugura una nuova sezione: Inediti. In futuro essa fungerà anche da breve antologia con testi inediti di poeti italiani e stranieri, uno per poeta. 

Scrive Giancarlo Baroni, a proposito della scrittura di Mario Fresa:
"Appena entrati nei suoi testi si avverte una sorta di disorientamento, non tanto una sensazione di agitazione e di vertigine quanto di spaesamento, come se venissero a mancare punti di riferimento sicuri, solidi appigli ai quali aggrapparsi. Per fare un paragone, che può forse sembrare azzardato, ci sentiamo come Alice quando improvvisamente si trova immersa e sbalzata nel Paese delle meraviglie dove le cose possono mutare forma e dimensione e il tempo non possiede una durata e una direzione certe."


Gli inediti e l'intera presentazione critica di Giancarlo Baroni si possono leggere qui





















sabato 14 novembre 2020

“Han lasciato tutto / quasi com'era. Case e strade vuote.”

Giancarlo Baroni, Il colore del tempo (Poesie e Fotografie), Quaderni della Fondazione Daniele Ponchiroli, n. 5, impresso in 250 esemplari numerati nel giugno 2020 da Arti Grafiche Castello di Viadana con il Patrocinio del Comune di Viadana, s.i.p.

Presentazione di Gabriele Oselini

Prefazione di Fabrizio Azzali

recensione di AR


Un libro che dà gioia sfogliare: i versi, sobri e materici, sono splendide ecfrasi (in particolare nell'ultima sezione “Farfalle variopinte”) o fotogrammi di vita che si calano con pennellate intense e pulsanti nella realtà, una realtà che abbracciano con partecipazione e passione: “Voglio averti sempre più vicino / per me sei Cheope Chefren Micerino. / Monte di pietra cima da scalare / cunicolo profondo da esplorare” (p. 19, sezione “Fonte di luce”).

I versi che abbiamo posto a titolo di questa recensione sono quelli che aprono Gli enigmi della Città ideale (p. 133) poesia che continua così: “Dove saranno scomparsi // e per quali motivi? / Il cielo terso la città pulita. / Uniche tracce di vita due piccioni // appollaiati sopra un cornicione: / avanguardie che annunciano il ritorno / o ultimi sopravvissuti?”

Il timbro poetico di Giancarlo Baroni potremmo definirlo espressionista moderato da una vena filosofica scettica ma forse non così distaccata e pessimista come sembra adombrare Fabrizio Azzali nella peraltro perspicua e invitante Prefazione (che analizza in particolare il suggestivo ampio inserto fotografico), dove afferma (p. 9): “… la riproduzione fotografica nell’attimo in cui salva, uccide la vita che recupera e ciò che pare presenza è frutto di un artificio mimetico, il riflesso appunto di una lontananza e di un oblio, proprio come accade ad Orfeo, che condanna la sua Euridice alla definitiva notte degli Inferi con un solo sguardo raggelante.”  

Sia nelle foto che nei versi è certo presente una “inquadratura” laterale e istantanea ma, ci pare, non algida, bensì intrisa di ironia e di un umorismo che è anche partecipazione, condivisione di un sentire, di una bellezza che non risiede solo negli “occhi del poeta” (cfr. p. 10 in chiusura della Prefazione) ma anche in quelli degli spettatori, dei lettori, in definitiva dei compagni di viaggio. Consideriamo ad esempio il dinamico flash de Il discobolo (p. 54 in chiusa alla sezione “Il passato colorato”): “Energia concentrata in un punto / torsione del dorso Bang // esplode l’universo”, poesia che dialoga benissimo con la foto a p. 93 che qui sotto riproduciamo con uno scatto da cellulare.



Un libro dunque chi ci fa assaporare la luce tagliente e avvolgente di foto-poesie che arrivano al cuore della nostra condizione umana, introdotto dai ficcanti “colpi bassi” della Luce di Bartolo Cattafi che potete leggere integralmente qui 

leparoleelecose.it

venerdì 25 dicembre 2015

Giancarlo Baroni: “Un libro temerario”

Caro Alessandro Ramberti,

ho molto apprezzato il tuo libro, Orme intangibili, allo stesso tempo aspro e tenero. Libro stratificato e complesso che necessita di letture e approfondimenti successivi. Libro soprattutto temerario, che accetta pericoli e rischi, e che con slancio generoso si avventura verso i confini, i limiti, le frontiere, i bordi, esplorandoli per quanto sia concesso e sia possibile. La verità che questa esplorazione ci dona è fatta prevalentemente e inevitabilmente di domande più che di risposte.La certezza riguarda l'idea che la strada per la salvezza passi necessariamente attraverso l'amore, la condivisione, l'accoglienza.
Orme intangibili è un testo dall'incredibile densità concettuale e spirituale che cammina e viaggia e pulsa al “ritmo affascinante del mistero”.

Io scrivo una poesia più legata all'esperienza e alle esperienze, alla storia e alla geografia, ma anche i miei versi credo siano animati da una passione meditativa.

Quando ho iniziato il tuo libro, avevo da poco terminata la lettura della raccolta "Tibet" di Roberto Carifi; trovo che fra i vostri testi ci siano, pur nelle evidenti differenze, certe affinità.

Auguri per un sereno e gioioso ed empatico 2016

Giancarlo Baroni