"Non vedo, non sento e ..." Di Ester Cecere - Recensione di Claudia Piccinno



Una raccolta di versi dal forte impatto sociale, versi nudi, crudi, senza mediazioni semantiche.



Ester Cecere in questo libro racconta la realtà. Tonino Guerra diceva che la letteratura, anche quella per l'infanzia, deve dire la verità, che occorre raccontare la guerra per capire l'importanza della pace. Una poesia didattica più che didascalica dunque. La Nostra qui è mossa da intenti pedagogici. Non è denuncia fine a se stessa, non è polemica sterile;  ogni suo componimento sembra il monito di Primo Levi... ricordate che questo è stato.




La silloge in questione è necessariamente diversa dalle precedenti, ma non per questo meno poetica. Vi colgo tutta la poesia di un'anima che fa suo il dolore del mondo (la citazione di Gilbert Keith Chesterton in ex ergo recita: Comprendere non vuol dire tanto sentire con tutti quelli che sentono, ma soffrire con tutti quelli che soffrono”), ne interiorizza la storia e lo condivide coi lettori per neutralizzare l'indifferenza che ci ha travolto.




Nei versi di Ester sfilano migranti annegati con i loro barconi (E ti fu culla e bara il mare, Non ti salvò l’alito del mare) o rinchiusi in campi profughi che rassomigliano a campi di concentramento (Reticolati), orfani nelle zone di guerra (Letto di tumuli), prostitute, giovani straniere giunte in Italia con la speranza di una vita migliore (Rosso richiamo), lavavetri e venditori ambulanti di colore, guardati con ostilità e spesso respinti con irritazione (Lavavetri, Sulla spiaggia).




Ogni ritratto è lancia che fa sanguinare il costato, e non è facile ammettere che siamo tutti responsabili di alcune situazioni. Lo siamo quando stiamo zitti, quando ignoriamo un diritto negato, quando volgiamo altrove lo sguardo.




“Non vedo, non sento e…” non parlo, non aiuto, non mi adopero per alleviare il dolore del prossimo.




Il solo titolo scuote, attraversare il libro richiede il coraggio di farsi carico di un infinitesimale dose di umana colpevolezza: la nostra omertà.

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