venerdì 7 novembre 2025

Un canto di vita

Gianfranco Isetta, Salti quantici, Puntoacapo 2025

recensione di Flavio Vacchetta



L’arte anzi Arte è stata considerata ora come immersione anima e corpo nel vortice della vita, smodata passione, genio e sregolatezza; ora come ascetismo, abnegazione, ossessione del dettaglio e della regola.
Ora violenza gestualità estro momentaneo, ora armonie e bellezze unite.
Potenza del genio ispiratore e lucida coscienza della dialettica versificatrice.
Polarità attorno alle quali ruota, con continui travasi, la concezione che dell’Arte hanno la critica e gli stessi artisti.

Si diceva di Forster… la sua fame cresce ad ogni romanzo non scritto.
Per contro un Musorgskij, così almeno malignava Ciaikovskij, riteneva che tutte le note da lui composte fossero degno di fare testo, di essere conservate e trasmesse alla posterità. Proprio in quanto da lui composte, diremmo.
Già, perché se l’arte è vita, come può essere rimossa, cancellata per ricominciare tutto da capo, fingendo che nulla sia accaduto?
L’onnivora curiosità a capacità di Gianfranco Isetta, amico e poeta fine, la quantità di versi che infonde sui temi più disparati non sono segni di superbia intellettuale bensì di apertura fiduciosa alla realtà, tutta.
Il rapporto col mondo, tanto in alto quanto in basso, tanto nel lontano quanto nel vicino, sembra improntato a familiarità ed empatia, piuttosto che ad straniamento.
L’autore conferma e rafforza con questa nuova raccolta Salti quantici, la sua tendenza esattamente poetica. La sua poesia a mio modesto avviso appare sostenuta da costanti equilibri legati alla vita.
Quelli in cui l’aggettivazione, la accurata disposizione delle parole, il metaforizzare sanno cogliere e fissare un stato d’animo legandolo ad un' immagine icastica istintiva. 
Anche la poesia che riflette su sé stessa, inesauribile, non intende declinare comode, prosaiche certezze.
Noto con piacere la riscoperta di una metà oscura che non conoscevo dell’autore – verrebbe da dire alla Pink Floyd… The dark side of the moon.

Trovo la poesia di Isetta un susseguirsi di sensazioni rapide, fuggevoli, vagliata, cercata ma soprattutto scelta in ogni minimo particolare.
La semantica di una emozione, sensazione insomma un canto di vita.

Concludendo questa raccolta appare in buona parte omogenea ma altresì in divenire, segnata da un ripiegamento interiore riconducibile a coordinate ambientali relativamente precise presenta anche asprezze estrosità cortocircuiti semantici che 
fanno presagire una piena espressività artistica dell’autore.


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