Arcaiche emozioni e raffinati sentimenti nella poesia di Griselda Doka

Griselda Doka: Solo brevi domande esiliate, Fara 2015
recensione di Emilia Blaiotta 

http://www.faraeditore.it/html/filoversi/Griselda.html
 
 

Questa opera poetica di Griselda Doka si colloca autorevolmente all’interno di un filone che si va affermando sempre più nel nostro panorama letterario, tanto da aver assunto anche la specifica denominazione di ‘Letteratura migrante’. Dopo lo smarrimento dovuto al forzato abbandono della terra d’origine, per i più vari motivi, questi intellettuali avvertono un prepotente bisogno di raccontarsi, di trasferire sulla carta il loro vissuto, quasi per oggettivarlo, oltre che per farlo conoscere nel nuovo ambiente in cui si trovano a vivere. Sono persone, per lo più donne, in apparenza fragili ma con temperamenti robusti e volitivi, che coltivano aspirazioni notevoli e che generano, in chi sa ascoltarle, sentimenti di empatia e tenerezza; e queste caratteristiche ben si addicono anche a Griselda Doka.
Le liriche di questa giovane poetessa si offrono al lettore con molti spunti interessanti e accattivanti.
Intanto, il titolo della silloge contiene la parola ‘esilio’, un termine che evoca, già di suo, estraniamento, strappo, distacco dalle proprie radici. In tutta la raccolta aleggia questa intima sofferenza, ed anche parole che dovrebbero avere di per sé una connotazione lieta e positiva sfumano e si caricano di significati tristi: “maldestra esultanza”; “dignità venduta”; “straniero amore mio”; “ nostalgia del poco”…
Ciascuna delle 32 liriche, in versi liberi, riceve il titolo dal primo verso, che è perfettamente in sintonia con il contenuto espresso nel prosieguo, direi una sua efficace sintesi.
È quasi completamente assente la punteggiatura, e questo produce un duplice risultato: consente di cogliere d’un sol fiato l’emozione da cui è scaturita l’ispirazione poetica, ma induce anche ad una rilettura, questa volta con le pause che ne scandiscono il ritmo. Si verifica così nel lettore un empatico passaggio dalle arcaiche emozioni ai raffinati sentimenti dell’autrice.
A fronte del testo in lingua albanese, vi è la versione in italiano che, pur nel rispetto dell’originaria ispirazione nella lingua-madre, si offre come una vera e propria riscrittura, altrettanto felice, ben riuscita e ricca di pathos.
In chi poi rintraccia in queste liriche anche il fascino dell’affinità linguistica e delle comuni radici tra l’albanese d’oggi e l’arbëresh dell’Arberia – una lingua che, pur sradicata dal suo humus originario, si è mantenuta miracolosamente viva per più di cinque secoli – l’interesse ed il trasporto si arricchiscono di un ulteriore elemento di simpatia affettiva.
Auguro con sincero affetto a Griselda che questa sua prima produzione poetica, oltre a costituire un felice esordio nel mondo letterario, abbia anche una funzione catartica nei confronti delle sue emozioni, così “aspre, selvagge, amare”, che la porti a sciogliere “questo grumo di sangue – dell’amaro spinaio”, e che lei si lasci poeticamente lusingare dal mondo “che respira l’arcobaleno”. Auguri!

Castrovillari, 21 marzo 2016

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