giovedì 31 maggio 2007
Creativa 8-10 giugno

CREATIVA - Programma dell’ottavo incontro 8.9.10 Giugno 2007
www.rignano.org/Creativa%20Sito/index07.htm
“Noi pensiamo all’arte come al fluido collante della società, l’espressione viva e vibrante dei sogni e dei bisogni dell’umanità. In questo modo tutte le forme dell’arte hanno pari diritti, da quelle manuali a quelle concettuali, ognuna incaricandosi di interpretare, tradurre e stabilire i rapporti fra le persone e quelli con l’ambiente”.
-----------------------
Venerdì 8 - ore 20 (in poi…)
Cen’Arte - una cena fra azioni, letture e proiezione di video d’artista, dove gli Amministratori saluteranno gli artisti presenti. La cen’Arte si terrà nella sala della casa del popolo (al centro del paese);
Allestimento della mostra di Mail Art "Né servi Né padroni";
Sabato 9 - ore 10,35
Incontro tra gli artisti e gli studenti della Scuola Media;
- ore 15
Incontro e presentazioni;
La mostra delle autoproduzioni; Riviste; Libretti; Libri d'artista; Fanzine; Video; CD..
Inizio performance, letture poetiche ed esibizioni varie, tra cui “giù il cappello per George Maciunas”
- ore 20
Cena per gli artisti
- ore 21,15
La Promende degli artisti (una uscita attraverso le vie e le piazze del paese);
Domenica 10 - ore 10,30
Incontro-dibattito sugli aspetti ed i percorsi di Creativa, l’uso dei linguaggi contemporanei, approccio e diffusione;
- ore 13
La tavolata poetica, a pranzo insieme; un convivio di cibo ed arte;
- ore 14,30
Riprendono performance, letture poetiche ed esibizioni varie fino alla chiusura alle ore 19
Durante le tre giornate, con il sostegno tecnico di G. Umiliacchi, sarà redatta e stampata CreaZine la prima fanzine di Creativa.
Artisti presenti nelle tre giornate:
Vittore Baroni - Giovanni&Renata Strada - Francesco Mandrino - Anna Boschi - Yolanda Pérez Herreras - Gianluca Umiliacchi - I Santini Del Prete - Fulgor C. Silvi - Monica Michelotti - Coba's Mario Carchini - Carla Bertola - Alberto Vitacchio - Edvino Ugolini - Gianni Broi - Piero Viti - Liliana Ugolini - Giovanna Ugolini - Bruno Capatti - Claudio Fusai - Irene Fusai - Franco Piri Focardi - Gianni Donaudi - Katia Di Stella - Leonello Rabatti - Biancamariastefania Fedi - Tito Truglia - Giampaolo Salvadori - Emanuele Gagliano - Mauro Marchiani - Carole Davitti - Laura Cristin Sheren - Giancarlo Pucci e Rossella - Gordiano Lupi - Anna Seccia - Maurizio Vitiello - Poeti D'azione - Gruppo Slan - Sandra Mazzini - Umberto Esposti - Rorica e Dobra Kamperelic – Troglodita Tribe S.p.A.f.
Libri nascosti a Traversetolo 1-3 giugno

Libri a Corte 2007
seconda edizione mostra mercato della piccola e media editoria
Si ripete, dopo il successo del primo anno, la Mostra Mercato della Piccola e Media Editoria Libri a Corte organizzata dall'Assessorato al Commercio, Agricoltura, Industria, Artigianato del Comune di Traversetolo con la collaborazione del Centro Culturale Comunale.
La Mostra si propone di raccogliere e far scoprire le realtà editoriali piccole e piccolissime che pure si sono distinte per il loro coraggio, la loro autonomia e capacità di sopravvivenza imprenditoriale, il fiuto nella scoperta di talenti e opere significative.
Oltre alle grandi casi editrici, quelle che trovano maggiore spazio nelle librerie o sono in grado di pagare somme considerevoli per la pubblicità sui vari mezzi di comunicazione esiste tutto un mondo poco noto ma altrettanto vivo ed effervescente.
Non da ultimo Libri a Corte sarà anche un’opportunità di incontro e socialità intorno alla passione comune della lettura.
Libri Nascosti resterà aperta per tre giorni consecutivi: venerdì 1, sabato 2 e domenica 3 giugno nella Sala delle Colonne del Centro Civico “La Corte Bruno Agresti”. Ogni giorno si susseguiranno incontri con nuovi autori e presentazioni di libri.
Ecco cosa prevede il programma dettagliato:
venerdì 1 giugno
ore 17,00: inaugurazione da parte delle autorità con buffet di benvenuto.
PRESENTAZIONE LIBRI E INCONTRI CON GLI AUTORI (Sala delle Colonne):
ore 18,00 - Stati di Nebbia e altri racconti (Armando Conti) - FARA EDITORE
ore 18,45 - La camera maledetta (Simone Mazza) - FARA EDITORE
ore 19,15 - I dolori del giovane Werther (Goethe - audiolibro con Luigi Maragoni) - IL NARRATORE srl
DIBATTITO (sala del Consiglio - primo piano)
ore 21,00 - EDITORIA, LA METAMORFOSI DIGITALE
Libri on-line, print-on-demand, learning objects: piccoli editori, protagonisti del nuovo modo di produrre e distribuire libri
Conversazione condotta da Mario Guaraldi
Sabato 2 giugno
PRESENTAZIONE LIBRI E INCONTRI CON GLI AUTORI (Sala delle Colonne):
ore 11,00 - Onde-Forma (Ave Appiano) - CARTMAN EDIZIONI
ore 15,00 - Una storia d’annata (Loredana Squeri) - EDITRICE ZONA
ore 16,00 - Il Palazzo della Repubblica e altri racconti (Natascia Ancarani) FARA Editore
ore 17,00 - La coda della galassia (Luca Ariano) - FARA EDITORE
ore 18,00 - €uromiti: dalla A alla Z dizionario delle eurobufale (Massimo Giacobini e Nicoletta Spina) - ed. Sassoscritto, porgetto CARREFOUR.
Durante il pomeriggio saranno presenti il Prof. Giuseppe Benelli, Presidente della Associazione "Città del Libro" di Pontremoli, e presidente del Premio Bancarella) e il vincitore del Premio Bancarellino 2007 con il libro "Le ombre di Halloween) Maurizio Giannini.
Domenica 3 giugno
PRESENTAZIONE LIBRI E INCONTRI CON GLI AUTORI (Sala delle Colonne):
ore 9,30 - Tre donne d’istanti (Lara Arvasi) - Ed. LIBERO DI SCRIVERE
ore 10,30 - Alice in Land (Alessandro Cinelli) - Ed. LIBERODISCRIVERE® EDIZIONI
ore 11,30 - Tempo di esistere (E. Rovegno - V. Gueglio) - GAMMARò Editori
ore 15,00 - Il corvo sulla neve (Piergiovani Sempio) - VIENNEPIERRE EDIZIONI
ore 16,00 - Storie di vita (Marco Bottoni) - FARA EDITORE
ore 17,00 - Il virus dell’elefante (Corrado Giamboni) - FARA EDITORE
ore 18,00 - Mal bianco (Leela Marampudi) - FARA EDITORIE
Infine, ecco le case editrici che saranno presenti alla Mostra Mercato:
Babalibri srl (Milano), Cartman Edizioni (Torino), Editrice Zona (Civitella - Val di Chiana), Edizioni Clandestine (Massa), Fara Editore (Rimini), Gammarò editori (Sestri levante), Guaraldi.it s.r.l. (Rimini), Il Narratore srl audiolibri (Zovencedo - VI), Liberodiscrivere® edizioni (Genova), Viennepierre edizioni (Milano).
Per informazioni:
Comune di Traversetolo
tel. 0521/344557 - 344523
n. verde: 800.063320
infopoint@comune.traversetolo.pr.it
Date venerdì 1 giugno 2007 17.00
Luogo Sala delle Colonne, Centro Civico "La Corte", via Fratelli Cantini 8 - Traversetolo (PR)
mercoledì 30 maggio 2007
…/faranews 90

è uscito il numero di giugno v. qui
Editoriale: “Solo facendo silenzio / capisco / le parole / giuste”
Sono versi di Andrea Parato inseriti una una sequenza poetico-filosofica di grande presa, come peraltro le sussultanti poesie e le empatiche recensioni di Paola Castagna, e la lettura di Duende che ci offre Maria Liana Celli o le spiritualmente brulicanti poesie di Stefano Cervini. E così il gustoso commento dantesco di Maria Rosa Panté e il racconto storicamente inquieto di Mattia Pari, la lettera alle monache di clausura di Bernardo M. Gianni ci aprono squarci di vita e di anima (“in quell'anticipo di eternità che è la liturgia”) che danno alle parole forza, necessità e bellezza. Un numero davvero stimolante e coinvolgente in molti sensi e direzioni. Buona lettura!
Sperando che le nostre comunicazioni siano per Lei interessanti, in ogni momento Le sarà possibile chiedere di essere cancellato dalla mailing list: basta rispondere UTILIZZANDO LO STESSO INDIRIZZO DI POSTA che volete venga cancellato, scrivendo in oggetto: CANCELLAMI.
martedì 29 maggio 2007
Su Dediche sillabiche

recensione di Alessandro Canzian in Progetto Babele
17/05/2007
Gli uomini non vedono mai i loro pensieri, / vivono solo di desideri: / inseguire dei sogni / sopportare il silenzio / perfino il dolore / uomini che non moriranno mai / uno porta ancora la croce / uno inganna / uomini a tradire / pronti a colpirti.
“I versi di Enrica Musio sorprendono per quegli squarci di verità che lo sguardo di un occhio naif, privo di snobistica sufficienza o cinico distacco, sa svelare nelle cose e nelle persone”. Così afferma la postfazione, a cura di Alessandro Ramberti, di Dediche sillabiche di Enrica Musio. Una scrittura fresca che sovente ha bisogno di un punto di partenza per trovarsi e ritrovarsi. Il libello è infatti quasi completamente composto di versi dedicati a personaggi intravisti nello schermo televisivo, amici, parenti, che divengono stimolo e fine della poesia stessa. Grandezza e limite del libro stesso che sa entrare nell’altro ma non penetra la pelle intellettuale dell’autrice.
Hanno reciso le stelle, / i miei desideri, / non ho più una mia oasi / per la mente / solo allucinanti proiettili / luci impazzite / ai bordi di strade troppe volte / usate / non riesco a togliermi / dall’anima / questa polvere di noia / ho visto il sole / ma l’ho soltanto visto / e mi resta il rammarico / di non averlo / mai vissuto. / (a Enrico Cordiner)
C’è in questo libello una chiara sensazione di sfondo, un irrisolto forse, che porta il lettore ad aspettarsi altro. Sembra d’essere davanti a versi non definitivi, spesso non prettamente poetici, ma sicuramente promettenti. Chiudendo il libro rimane in gola un’attesa come davanti a uno studente di poesia che presti per la prima volta a delle pagine il suo operato, non deludendo, ma non dando quanto certe sfumature di certo portano ad aspettarsi.
Come allodole assetate morire / in un miraggio, / o come una quaglia / che ha passato il mare / nei cespugli / non ha voglia / più di volare, / non vivere un / lamento / come un / cardellino / accecato. / (a Giovanni Paolo II)
Libro interessante, comunque, per la sua natura tutta tesa all’altro. Non ci sono cosmi interiori fini a se stessi ma tutto è proiettato verso un'altra persona rendendo questo edito un vero e proprio messaggio in bottiglia, un parlato, una voce a prescindere serena, ma che ha bisogno di dire. Un dire molto spesso appropriato, ricercato lessicalmente ma senza pesantezza, gradevole. Che va, sicuramente, riletto.
Dimmi almeno che oscura meraviglia, / ti prende di me che / non trovi bella / questa umile e sommessa giunchiglia / che già ti paragona ad una stella // dimmi che sono presente / e divina / dentro al tuo letto di piacere // dimmi di un bacio / che fugge dolcemente / a tutte le chimere / e alle smanie. / (ad Alessio Boni)
Chiara Daino selezionata al Tassoni 2007

La Merca di Chiara Daino è tra i libri della sezione Narrativa selezionati dal Premio Alessandro Tassoni (ringrazio per la sengalazione Luigi Metropoli).
La Giuria del Premio, composta da Gianni Cascone, Nadia Cavalera (Presidente), Mario Lugli, Francesco Muzzioli, Mario Lunetta (vincitore della sez. B nel 2006), ha scelto tenendo presenti soprattutto i criteri di innovazione, l’impegno civile e politico, e/o la validità potenziale per la costruzione di un “mondo più giusto e democratico” (come da Regolamento).
Complimenti a Chiara e in bocca al lupo!
Reporter per un giorno o una vita…

Sei giovane, curioso e stufo della solita comunicazione?
Potresti essere il nostro corrispondente. La tua città, il tuo mondo, il tuo spazio vitale interessano noi e non solo. Se nessuno ti offre la parola, noi ti offriamo la possibilità di dire...
Meglio, di Diregiovani!
IL REGOLAMENTO DI REPORTER PER UN GIORNO 0 PER UNA VITA
Inviateci notizie nel formato che ritenete a voi più familiare:
News - testi scritti di massimo 10 righe
Video - filmati in qualsiasi formato della durata massima di 3 minuti
Fotogallery - Cinque immagini di un evento unico.
Lo score da raggiungere è quello di 100 punti.
Ogni news pubblicata vale 2 punti.
Ogni fotogallery pubblicata vale 3 punti.
Ogni video pubblicato vale 5 punti.
La selezione del materiale è a insindacabile giudizio della redazione.
La pubblicazione del contenuto inviato sulle pagine di díregiovani.it comporta l'ottenimento dei punti.
Una classifica verrà “affissa” online su diregiovani.it permettendo a tutti i reporter di tenere sotto controllo il proprio punteggio. Al raggiungimento di 100 punti, il reporter otterrà 100 euro e una certificazione dell'attività svolta, perché alla fine, in tutto questo virtuale, noi crediamo sempre che 'carta canta".
I migliori contenuti pubblicati online su díregíovani.it, inoltre, avranno diritto a un altro riconoscimento: entreranno a far parte del circuito giornalistico dell'Agenzia di stampa Dire, in modo tale che anche i nostri lettori possano direttamente sul loro desk ricevere il lavoro prodotto, con tanto di riferimento per essere contattati direttamente.
Informiamo, inoltre, i partecipanti minorenni che la scheda di adesione per la partecipazione all’iniziativa deve essere sottoscritta da una persona maggiore di età. Allora, cosa aspetti? Scarica il file .doc, compila la scheda d'adesione, e inviaci il materiale a redazione@diregiovani.it
TAGS:
ALLEGATI: (Documento WORD)
Autori sommersi in «Prospettiva»

Il periodico di arte e letteratura «Prospettiva» curato da Alessandro Moscè, nel numero uscito il 26 maggio 2007 dedica la prima pagina all'incontro riccionese del 12 maggio con poeti e narratori emergenti ma anche già “emersi“ da tempo, per quanto sia sempre difficile raggiungere i lettori che appaiono a volte distratti.
“Notte scura“ in video

LA NOTTE SCURA, la poesia
di Ghonim più celebre
contro il razzismo,
è ora in video
http://www.ghonim.com/ghonim_video.htm
Il testo scritto della poesia
si trova al seguente link:
www.ghonim.it
La natura non aspetta
recensione di Michela Maggiani su Diversità apparenti pubblicata in «Leggere:tutti» del 18 aprile 2007
“… un testo incentrato su tematiche 'alte', sociali, come la disabilità, (…) incentrato sul dialogo, continuo, costante, tra l'autrice, Carla De Angelis, ed il curatore, Stefano Martello.“

“… un testo incentrato su tematiche 'alte', sociali, come la disabilità, (…) incentrato sul dialogo, continuo, costante, tra l'autrice, Carla De Angelis, ed il curatore, Stefano Martello.“

venerdì 25 maggio 2007
Su Contrappunti e su Anno Santo 1975
La poesia del silenzio (Massimo Pasqualone)

Che cos’è la poesia?
In un’intervista apparsa pochi anni prima della sua morte, Franco Fortini disse che rispondere è come voler spiegare “che cos’è l’uomo” o “che cos’è il mondo”. Ogni definizione sarebbe mutila. Incompleta. Approssimativa.
E soprattutto che cos’è oggi la poesia?
Ha ancora senso, come ricordava Montale nel discorso tenuto all’Accademia di Svezia del 1975 in occasione dell’assegnazione del Premio Nobel, nell’epoca dell’apparire, del consumismo sfrenato, del disimpegno, della messa in crisi dei sentimenti più basilari, della rincorsa al denaro, dedicarsi ad una pratica così antitetica rispetto agli elementi appena elencati come quella dello scrivere o del leggere versi?
“In tale paesaggio di esibizionismo isterico- scriveva Montale- quale può essere il posto della più discreta delle arti, la poesia?
Permettetemi di rispondere alla prima domanda con un commiato del 1916:
Gentile
Ettore Serra
poesia
è il mondo l'umanità
la propria vita
fioriti dalla parola
la limpida meraviglia
di un delirante fermento
Quando trovo
in questo mio silenzio
una parola
scavata è nella mia vita
come un abisso
Di fronte a questo intensissimo manifesto di poetica del silenzio bisognerebbe solo meditare, piuttosto che parlare, ma stare di fronte ad una poesia, pemettetimi l’ardire, è come stare di fronte ad un semaforo rosso:
• C’è chi si ferma perché ha paura di fare un incidente;
• C’è chi si ferma perché ha paura di una multa;
• C’è chi si ferma perché è rosso;
• C’è chi passa perché è distratto;
• C’è chi passa perché ha fretta;
• C’è chi passa perché alla fine rosso, verde, arancione sono solo colori.
Il semaforo è comunque rosso per tutti ma, come diceva Federico Garcia Lorca in Cancion otonal del 1918: “Si la muerte es la muerte qué será de los poetas…”
Leggere o ascoltare poesia non è una pratica scontata. Soprattutto oggi, dove tutto avviene nel frastuono. La poesia non ama il frastuono. Necessita di silenzio.
Non un silenzio qualunque, né il silenzio in generale, bensì il fare silenzio, il tacere proprio della ragione che indaga la verità e che fa silenzio di fronte alla rivelazione della Verità stessa.
Di fronte all'enigma, la ragione può tentare di uscire in diversi modi, ovvero può decidere di rimanere all'interno, ancora, in diversi modi. Può, quindi, cercare di scioglierlo razionalmente, con il rischio di semplificarlo, o decidere di riproporlo sotto altra veste, ossia di approfondirlo, complicarlo, o anche aggirarlo. Questa è la poesia.
Ebbene, la parola poetica non dà risposte, non scioglie problemi, ma è la riproposizione dell'enigma a un livello diverso.
La poesia, per dirla con Sergio Givone, è quel discorso doppio che permette all'autore di «trattenere il suo dire sull'estremo limite del silenzio».
Pensate al già citato Lorca dell’
Elegia del silenzio
Silenzio, dove porti
il tuo vetro appannato
di sorrisi, di parole
e di pianti dell'albero?
Come pulisci, silenzio,
la rugiada del canto
e le macchie sonore
che i mari lontani
lasciano sul bianco
sereno del tuo velo?
Chi chiude le tue ferite
quando sopra i campi
qualche vecchia noria
pianta il suo lento dardo
nel tuo vetro immenso?
Ecco perché il nostro tempo ha bisogno di poesia, perché - come dice Bruno Forte - essa apre all’altro, all’ascolto, al tu.” Ed ha bisogno di silenzio.
Il silenzio non consiste soltanto nel fatto che l’uomo, ad un certo punto, smette di parlare: il silenzio è qualche cosa di più di una semplice rinunzia alla parola, è qualcosa di più di un semplice stato nel quale ci si possa trasferire a proprio piacimento.
Il silenzio comincia dove la parola finisce, ma non comincia perché la parola finisce, e si manifesta in quel punto.
Il silenzio - dice Max Picard in uno stupendo libro intitolato Il mondo del silenzio - appartiene alla struttura fondamentale dell’uomo.
Pur avendo la parola supremazia sul silenzio perisce se perde il suo legame col silenzio. Parola e silenzio sono legati: la parola sa del silenzio, il silenzio sa della parola.
Ancor di più la parola poetica, come ci fa intuire ancora il nostro Montale in Le Parole.
La parola, strumento e sostanza della scrittura poetica, deve volare alto, come ci indica Mario Luzi fin dal 1985 nella riflessione tratta da Per il battesimo dei nostri frammenti:
“Vola alta, parola, cresci in profondità
Tocca nadir e zenith
Della tua significazione…”
Ed allora la poesia nasce dal silenzio e ha nostalgia del silenzio.
Questo non significa che nella poesia il silenzio valga più della parola come sottolinea Hegel affermando che la “parte più alta ed eccellente non è l’inesprimibile… ma l’opera stessa è meglio del poeta” perché ciò che resta nell’intimo non è.
La parola del poeta è allora in grado di generare essa stessa silenzio, un silenzio che oserei definire attivo.
Il grande poeta non occupa interamente l’oggetto con la sua parola, gli lascia uno spazio in cui un altro può ancora dire una parola su quell’oggetto. E quest’altro è il lettore.
Il lettore è colui che si inserisce nel silenzio del poeta, che lo fa proprio, che ripercorre il miracolo della creazione poetica.
Di lui si parla poco, troppo poco, perché se è vero che scrivere poesia è difficile, leggere poesia diventa un’attività altrettanto complessa.
L’una e l’altra, a parte qualche raro caso che sconfessa il classico carmina non dant panem, sono attività libere disinteressate.
Nella Prefazione a una riabilitazione dell’arte e dell’artista, pubblicata sul n. 25 dell’ottobre 1934 della rivista Esprit, Mounier scrive: “La vie selon l’art e selon la poésie est une des dimensions essentielles de cette activitè désintéressée…”
Lo stesso Mounier condanna a più riprese la “vanità verbosa” di molti (l’accusa era rivolta al surrealismo ed a uno dei suoi esponenti più significativi nel campo letterario, Louis Aragon, di cui ricordiamo Moto Perpetuo del 1924 e Il contadino di Parigi del 1926).
Senza scomodare l’ermeneutica contemporanea e le teorie di Betti e Pareyson, il ruolo del lettore, interprete del silenzio attivo del poeta, è più che mai significativo.
La poesia contemporanea, in molti casi, non ha più legami con il silenzio attivo e con il lettore, muove verso tutte le parole, cerca il rumore, entra in gara con il rumore del mondo esteriore.
“La poesia- è ancora Montale- si fa allora acustica e visiva. Le parole schizzano in tutte le direzioni come l’esplosione di una granata, non esiste un vero significato, ma un terremoto verbale con molti epicentri.
Oggi il silenzio è inutile, non conviene e la poesia lo sa.
Per questo Giuseppe Conte scriveva sul «Corriere della Sera» qualche tempo fa: “Se popolare è tutto ciò che riguarda i consigli per gli acquisti, il luccicante ma miserabile mondo della moda, degli spot, del calciomercato allora è meglio che la poesia non sia popolare.“
Nascono così i surrogati di massa della poesia come la canzone, dove spesso si urla si fa rumore.
Ancora Mario Luzi nella Parentesi del poeta come istrione conferma questo ritorno.
Ma, in conclusione, per Rainer Maria Rilke: “Cantare è altro respiro. / Un afflato di nulla. Soffio divino. Vento.”
Massimo Pasqualone, due volumi di poesia in vernacolo (Che ce ne freg’a me e Vijate a te) ed uno in lingua (Agende Postmoderne) e i saggi Il Pascoli conviviale. Tra poesia e filosofia, 1996; Dal valore alla vita. Considerazioni sull'etica di Francesco Orestano, 2000, La dimensione etico-religiosa nella poesia dialettale di Natale Cavatassi, 2000; Etica, persona e ambiente, 2001; Primo Fiocchi poeta dalla parte di Dio. La vita, il pensiero, la poesia, 2003; “Per una Pastorale delle Comunicazioni Sociali“ in G.Cocco-M. Pasqualone-D. De Simone, Verso un nuovo Areopago. Per una introduzione alle Comunicazioni Sociali, 2003. Insegna Filosofia Morale all’Università G. D’Annunzio, Etica e Storia della Filosofia all’Istituto Superiore di Scienze religiose “S. Pio X” di Chieti.
V. anche qui.
IL FILO D’ARIANNA (Gabriella Bianchi)

AREA DI SOSTA
Del viaggio preferisco le soste
anche nelle aree di parcheggio
dove i pioppi tremuli
segnano il confine tra l’autostrada
e l’antico.
Qui sopravvivo e studio
(tra odor di toast e benzina verde )
il cammino dei poeti
che vanno verso un dove
senza stancarsi.
Qui non è più città
né informe periferia,
qui si può uccidere e scappare
sotto occhi distratti,
qui il sesso è facile e veloce
dietro un autotreno
sotto gli occhi dei pioppi tremuli
e dei bambini sperduti.
Forse qui si nasconde l’oltrevita
e la sua porta.
GIUGNO
Intorno a casa
profumo di pane e tigli
sazia la mente
con flash d’infanzia,
poi il vuoto a strapiombo
dell’estate
dei fiori carnali
gualciti come un letto
dopo l’amore.
Sanno di troppo vissuto
e consumato,
sanno di anticamera d’ospedale
spettrale e fragorosa
nella confusione e disordine
della vacanza obbligata.
Io sono come la gente di Spoon River:
vivo sotto la strada
in caverne e corridoi infiniti
ai piedi delle case
alle radici degli alberi
sotto il letto dei fiumi.
La poesia mi ha tolto la vita.
***
In questa età di frontiera
dove il sentire è una nebbia rarefatta
tra pochi alberi sopravvissuti al taglio
vivo in un sottobosco
di badanti rumene
d’infermieri e crocirosse
ipermercati e cimiteri
il verso e il recto della stessa
moneta da viaggio.
LA COMMEDIA UMANA
Al mattino mi avvio al lavoro
con l’utilitaria sempre più piccola
verso l’infinito dissolto
in milioni di schegge d’auto.
La nausea accelera il respiro.
In principio era la poesia
poi venne la prosa
e infine il nodo scorsoio
della cronaca
adulterata.
Il giorno torno a casa
pensando che i morti
sono i soli padroni del mondo.
Noi siamo inutili comparse
senza voce.
I potenti contano meno di tutti
anche se dormono in ville blindate
hanno l’aereo in garage
e lo yacht alla fonda
per dimenticare l’insieme
dei corpi celesti
in cui nuotiamo
il respiro della cosmogonia
lo scandalo del dolore
le scatole cinesi delle anticamere.
Senza tali strumenti
sfugge il vero meccanismo:
quello delle file di formiche
che camminano con la mollica in bocca
intorno ai piedi calzati Prada
degli onnipotenti di turno
anch’essi comparse fioche
nel turbine delle galassie.
In principio era il “padre”
e non c’erano madri
anche se siamo nati tutti
da sangue di donna
Oggi poco è cambiato dai primordi.
Per portare una mollica di pane
nella tana
impiego un giorno, e poi
si ricomincia con il sole.
Gli onnipotenti del passato
hanno tombe levigate
di marmo prezioso
vegliate da simulacri
di diavoli.
Noi abbiamo tane minuscole
e disadorne
sia in vita che in morte,
ma oltre l’ultima siepe
ci ritroviamo tutti al punto
di partenza
nudi e spauriti, e in lacrime.
***
poemetto di mezza vita
Poesia, non sei
in questo fuggire la gente,
adolescente
perversa fuga
in eremi d’ombra.
Non sei, poesia,
nel fuggevole amplesso
che scanso ogni sera
come aspra malattia.
Non ho voglia di leggere alcun libro,
solo lasciare che il male segreto
mi copra
di silenzio inaudito.
Contrarsi,
grumo d’umanità
rovente,
modulare il corpo avvezzo
al gelo lieve
e persistente dei giorni.
Cessare d’essere
figlia della pioggia
che si muove tra i richiami
di poesia, sempreverdi sul foglio.
Non dissetarsi più d’acqua lustrale
e seguire la scia dei tram che danzano
sotto le ciglia di colombi grigi.
Più duro del sasso è il reale,
e perverso nella luce diurna
accende neon di follia.
Fendere il sasso con mani
di luce strappata al cielo
dovrei,
riflesso di fuochi lontani.
Il delitto è abitare un corpo
e stare altrove,
perso il filo d’Arianna
nei corridoi della fuga
battuti dal grido rauco
di uccelli marini.
Nella carne affondano i morsi ferrigni
del dubbio d’ingannare
la morte o la vita.
Itaca è introvabile,
lontana da ogni dove.
Compagno il silenzio
frantumato dei meriggi,
specchio d’acqua
rotto da un sasso blasfemo
in cerchi senza fine.
Il corpo è ostacolo a progetti
di cammino.
Atomi di noia riserva la sera,
se il dolore tace.
Sciogliere l’impotenza, limare
la morsa dell’accidia
dovrei,
Dio nascosto da ignoti
parametri,
chiuso come un idolo di pietra
nel suo tempo.
Lasciare le ceneri
di pensieri in clausura,
il letto di sconfitta,
la stanza di cose remote
vegetate
nel silenzio orgoglioso
di ricerca
scheggiato
da isole notturne di paura.
Si apre, lavacro,
il giorno,
dischiusa la porta a vetri
sul prato stillante
di pioggia cessata.
Come araba fenice
rinasco
al richiamo dell’età giovane
ferita dai sensi.
Gelo lieve del lunedì
mela intatta da sgranare:
vola via la bianca veste
tiepida di notte
aquilone sfuggito alle dita.
Consumato il rito iniziatico,
ogni gesto è scontato.
Forzare la mano
al rapace
gioco del prendersi,
guerra d’astuzia amara
che soli lascia nella pioggia
stillante dei pensieri.
Con forbice d’urla,
il gatto graffia
lo specchio meridiano
di gennaio
a cogliere l’acuto piacere
della sua breve stagione.
Lontana
in giochi di fantasie
chiare come miti
e dolci come sirene
ho consumato anni
di spirito,
letargo di carne
non vissuta
recalcitrante
al rito del mattino.
Furtiva
una gioia di vivere
custodisco nel nido
di fibre segrete.
Strappi di vento
sferzano la composta
palinodia d’esistere.
Umbro clima
introverso
severo a tratti
quale chiesa del Duecento,
il desiderio che in me sale
in te si frange,
battito smorzato
nell’autunno
che di letargo ti copre.
Perugia può solo
nutrire di pioggia.
Ci sono giorni che vorrei
invecchiare
presso un mare
affondato nella luce antica
e nel perenne via vai di gente
ignota.
Raccogliere sabbia
di clessidre spezzate
da ultrasuoni.
Cercare
nel latte della sera
letargo ai desideri
mutati in sogni
dalla notte salmastra.
Affiorano
orizzonti di bonaccia trepida,
oltre il mattino.
Cerco una strada
nelle sinusoidi del tempo,
le mani tese di desiderio
a chiuderti nel mio cerchio.
Ma tutto resta
immobile,
e che infine si compiano
le scritture.
Inerme
senza maschera
incontrarti
con le labbra
nella sera chiusa
da mura brunite.
Respirare la vita
nella sera fresca
d’acacia.
Desiderio di cogliere
della conoscenza
la melagrana matura
nell’incenso
della sera.
(altre poesie con nota biografica di Gabriella Bianchi qui)
giovedì 24 maggio 2007
Vigilia dei sensi a Macerata 6-6

Mercoledì 6 Giugno 2007
Sala degli Specchi - Biblioteca Comunale "Mozzi Borgetti" - Macerata
ore 21.30
presentazione del libro
LA VIGILIA DEI NOSTRI SENSI
di GIAMPAOLO VINCENZI
Ass. cult. "Licenze poetiche"
www.licenzepoetiche.it
mercoledì 23 maggio 2007
La Merca a Genova 29-5

«Che cosa ha da dire la tua generazione?»
Una domanda: semplice e provocatoria. E Chiara Daino risponde [a chi l’ha posta e riposta nel numero dei vuoti a perdere] allargando l’invito: a tutti.
Operare sulla Lingua è operare sulla Realtà: un cambiamento.
Cambiare nel senso di mutare, kàmbein, kàmptein: piegare – parole per descrivere piaghe. Lo scritto La Merca nasce per essere letto: culla del nuovo. Un nuovo approccio al corpo: del testo, dell'uomo. Corpi che si fanno specchi di realtà frantumate. I Disturbi del Comportamento Alimentare [D.C.A] sono una realtà tanto diffusa – quanto confusa. Tanto mediatica, quanto medica.
Messi in gioco tutti gli organi, in un testo: cosa rimane dell'autore? Lo spettro dell'italico anfibio che si muove alla luce dei delle sue visioni. L'autore ha visto, vede, fissa: il volume. Volume che è peso: in termini di chili, in termini di valori. Per vite terminate causa mancato ascolto. Mancata lettura dietro righe già poste a croce: epigrafe. Lapidi non viste, lapidi che non si vogliono vedere, comode da etichettare, difficili da comprendere.
Così come i neologismi e le contaminazioni – impiegati per tessere trama: solcare le coscienze. Un punto di vista crudo per un punto di partenza vero. Quando è grido: l'onda si muove e da Urschrei tra – passa in Tod. Si poteva arginare?
Su Contrappunti e tre poesie creole

Il parere di Carlo Santulli in Progetto Babele
Quel che l'ermetismo novecentesco ci ha dato, è stata la coscienza del peso delle parole, particolarmente necessaria e forse urgente per un popolo di gente spesso logorroica, e che getta a volte le frasi a casaccio nel discorso, senza possibilità né speranza di riciclo. Quel che invece ci ha tolto, è il gusto della provocazione verbale, dell'ironia che spiega e che rivela, che è molta parte della tradizione poetica, anche italiana: basti pensare a molti poeti del nostro ottocento, dal Giusti a Remigio Zena.
Usciti da questo secolo bello e terribile, va fatta un'opera di ricomposizione, che era già iniziata, un po' in sordina, anche in poeti apparentemente ancora legati alla nostra tradizione ermetica (penso per esempio a Giovanni Giudici e Franco Fortini). L'idea è quella di conservare, e magari offrire nuova, la serietà d'intenti alla poesia, che prima dell'ermetismo tante Arcadie e dannunzianismi rischiavano di offuscare, ma ridarle il dono di sorridere della vita, ed anche di se stessa.
In questo senso, la silloge di William Stabile può dirsi utile, se quest'aggettivo si presta ad una raccolta di poesie: non si può dire di uscire dalla lettura senza aver portato con sé una forte sensazione di compiutezza; l'autore preferisce alla sperimentazione fine a se stessa, la capacità di dire, o meglio sperimenta anche, laddove questo lo può aiutare a portare nuovi risultati, a dare nuovi sensi alla materia di cui si serve. Non sono poesie facili, quelle di Stabile, ma l'asprezza e la concettosità non è mai voluta né cercata: è il contrappunto che è la vita, come acutamente l'autore osserva. Non ci sono soluzioni semplici nella vita, o meglio ciò che è semplice è approssimato, quindi, parlando di sentimenti e di situazioni reali, ingannevole.
L'occasionalità del componimento, necessaria ed essenziale per un "poeta che vive", rimarcata più e più volte in questa silloge, con una minuta notazione del momento e del luogo di ispirazione, non impedisce che il verso sia sempre elaborato e profondamente scavato. Così, anche in componimenti polemici e dichiaratamente politici, d'impegno civile, per così dire, come "Addio capitalismo", è l'argomentazione a piegarsi alla poesia e non a soffocarla.
Mi fa piacere parlare di questa raccolta di William Stabile anche per un altro motivo: recentemente in Italia si inizia a recepire, dopo decenni di silenzio, dovuti probabilmente alla pesante eredità autarchica della dittatura, l'importanza della letteratura di frontiera, divisa tra due o più culture, e debitrice di qualcosa ad ognuna (in realtà, siamo tutti debitori di qualcosa a chissà quante culture ed esperienze diverse, a meno che non decidiamo, come capita purtroppo spesso, di ignorarlo). Contro molti pregiudizi deve scontrarsi chi lascia il proprio paese, o vive vite parallele in paesi diversi, che è il caso, non privo di fascino, di Stabile, pregiudizi che nascono dall'incomprensione, ed in fondo da quel provincialismo che certa nostra cultura poetica non riesce a togliersi di dosso. Nella nostra letteratura, non mancano esempi di poesie scritte all'estero, ma è sempre l'idea, un po' turistica, del "poeta che si sposta", e spesso ne esce fuori (mi vengono in mente certe poesie dell'ultimo Caproni) la sensazione che il riferimento geografico serva più a cambiare registro, che altro: una coloritura, in certo senso.
Invece, da quelle poesie di Stabile dove per esempio la realtà londinese è più radicata, esce una metropoli sommersa e perfettamente riconoscibile, finalmente fuori dalla nostra opaca oleografia da "rivoluzione industriale", la città di quel Jean Charles de Menezes, fatto fuori dalla polizia, soltanto perché "was looking weird" (sembrava un tipo strano: cosa che Stabile non dice, ma che mi permetto di aggiungere io). In una società dove, malgrado tutta la nostra correttezza politica (a parole), la "weirdness" è ancora un fatto squisitamente culturale (ti temo, ho paura perché sei diverso da me), aprirsi ad una conoscenza profonda delle diverse facce del mondo, che lo rendono quel che è, diviene essenziale. È essere Creolo, variare umori, melodie, fare della propria mixitude un punto di forza. Ecco, William Stabile ha il coraggio, ed anche il fiato, in termini poetici, di farci viaggiare, di scrivere grafi sulla sabbia, perché non dimentichiamo, ed ha il merito di farlo in poesia, raccontando del dolore come abito collettivo, ma senza vittimismo né rassegnazione, con un'ironia stesa qua e là sulle parole che è in fondo dignità, e comprensione. Chiudono il libro tre poesie di William Wall, poeta irlandese, di cui Stabile è competente ed appassionato traduttore: il fatto che non si avverta alcuna cesura tra le poesie e le traduzioni dimostra, se ce ne fosse bisogno, il conseguimento da parte dell'autore/traduttore di uno stile consapevole e sicuro.
martedì 22 maggio 2007
Romagna e Baudelaire 16-6

IN COLLABORAZIONE CON
Circolo culturale Giordano Pollini
CON IL PATROCINIO DEL COMUNE DI SAN MAURO PASCOLI
In occasione del 150° anniversario della pubblicazione (25 GIUGNO 1857)
de “Les Fleurs du mal” di Charles Baudelaire
POETI ROMAGNOLI DI OGGI E CHARLES BAUDELAIRE
(a cura di Franco Pollini, Editore Il Pontevecchio, 2007)
PRESENTAZIONE
SABATO 16 GIUGNO 2007 ore 18
SALA GRAMSCI IN SAN MAURO PASCOLI
INTRODUCONO
GIANFRANCO MIRO GORI E ROBERTO CASALINI
LETTURE DI
ANGELA BAVIERA e GABRIELE MARCHESINI
Circolo culturale Giordano Pollini - Via Renato Serra,15 San Mauro Pascoli (FC)
Sannelli traduce Dickinson

Emily Dickinson, Su un Io Colonna, 70 poesie
traduzione di Massimo Sannelli (nella foto con Chiara Daino)
Edizioni La camera verde, Roma, euro 15.
Il libro può essere chiesto all'editore, Giovanni Andrea Semerano: lacameraverde@tiscalinet.it
o telefonando al 340 5263877
lunedì 21 maggio 2007
Massimo Ferdinandi a Rimini 24-5

Incontro con Massimo Ferdinandi a Rimini
Giovedì 24 Maggio alle ore 17,45
presso l'Oratorio degli Artisti
Via dei Cavalieri, 12 - Rimini
L'UCID di Rimini propone un incontro con Massimo Ferdinandi autore del libro Una etica gestione delle risorse umane, un saggio che fa particolare riferimento ai Paesi in via di sviluppo dei quali Ferdinandi ha una conoscenza approfondita in prima persona.
Introduce il Prof. Angelo Ferro Presidente Nazionale UCID.
V. anche Figli del mondo
giovedì 17 maggio 2007
Anno Santo a Pero 19-5
Un pellegrinaggio a piedi da Milano a Roma nell'Anno Santo 1975 sul quale Nicola Di Paolo ha scritto un libro avvincente:
Sabato 19 maggio alle 21 al centro Civico del Comune di Pero in via Turati 21
la presentazione del libro con gigantografie di foto scattate all'epoca.
V. il fotoracconto
Assalti al Cuore 25-27 maggio 2007
Festival di Musica e Letteratura
terza edizione
Rimini
25 26 27 maggio 2007
www.assaltialcuore.it
Assalti al Cuore #3 >> tracciato poesia >> dedicato a Elio Pagliarani
Assalti al Cuore #3 prosegue il viaggio iniziato nel 2005, un viaggio di perlustrazione accurata e appassionata alla ricerca di nuovi linguaggi e modalità espressive verso il terreno di confine tra musica e letteratura, verso una terra di frontiera fitta di sperimentazioni e contaminazioni.
Un festival non convenzionale, Assalti al Cuore pone a dialogo testi, canzoni, letture sceniche e musicate, scritture e partiture poetiche finalizzate alla performance.
Un festival che vuole produrre eventi unici, inediti e speciali, con il preciso intento di far interagire a tutti i livelli esperienze di valore nazionale con esperienze creative che nascono e germogliano nel territorio romagnolo.
Assalti al Cuore #3 propone una riflessione sull’oralità, una danza in bilico tra il senso e il suono, il binomio imprescindibile suono-parola, focalizzandosi, tra espliciti rimandi, suggestioni e sottintesi, sulla poesia contemporanea.
Assalti al Cuore #3 ha quest’anno, dunque, un tracciato segnato: l’impronta indelebile della ragazza Carla, le orme lasciate dalle ballate di Rudi. Assalti al Cuore #3 è dedicato a Elio Pagliarani.
Sullo stresso treno vince 3-6

Marco Bottoni, medico e scrittore di Castelmassa (RO) recentemente pubblicato anche in Storie di vita, ha vinto con la raccolta di racconti
Sullo stesso treno
il premio speciale per letteratura edita al Concorso Villa Morosini di Polesella (RO)
La premiazione avrà luogo il 3 Giugno
dalle ore 10 alle 13
Info: info@athesis77.it
tel. 0425 97026.
Senza un'edera di rimpianto (Vincenzo Celli)
L'ignoto ci si può presentare come inganno o, per chi vive in una prospettiva di fede, come una soglia per nuove dimensioni. Questi versi si lasciano assaporare per la loro vivida purezza, immagini e metafore scolpite con maestria classicia e tralasciando qualche verso romanticheggiante («i mei piedi scalzi / disegnano stelle / per una notte d'estate») efficacemente sobria: «la mia maschera è là / raspa contro la porta / è un cane impaziente / questo vizio di scrivere».sono rimasto
sono rimasto
sotto i ferri dell'infanzia
fingendomi morto
per sfuggire poche ore di sonno
dimenticando accesa
la mia candela d'oceano
***
un sorriso breve
ha un sorriso breve la rivolta
poi la bocca ritorna normale
come una utero dopo un parto
il fiume non scartabella più
un treno di finestre accese
passa accoltellando gli occhi
sfianca e si sporge dal basso
chi non sarà mai nessuno
una preposizione semplice
a volte gli occhi
cercano il buio
metto le mani davanti
per respirare un pò
lasciando tutta questa luce
che corrode dentro
così non penso
e la testa non gira
certi giorni
è difficile anche esistere
ma si rimane qua
come un mercoledì
in mezzo alla settimana
una congiunzione
una preposizione semplice
un cervo in corso d'Augusto
alle otto di sera
per sempre amerò di te
per sempre
amerò di te le mani
perché in tutti questi anni
mai una una volta
le ho viste chiuse
la stanza
andiamo non andiamo
non siamo usciti
tu stiri
la sòfora mette nuove foglie
io scrivo
ho chiamato mio fratello
forse domani ci vediamo
non hanno ancora deciso
un altro pomeriggio
li fuori si secca
leggerò qualcosa
magari la posta
Iumbi e Marco
giocano alla play
calcio pro
poi un numero
la bella statuina
pesto ogni carta
di cui sono fatto
prendo il mio posto
nel presepe della sera
amava il mare
si fa piaga la crepa
nel silenzio vile
che precede ogni miracolo
tu, mangiato
dentro un corpo breve, stretto
che quasi non riconosco
mi fai un cenno
soffio un mezzo sorriso
sulla polvere posata nei tuoi occhi
recitando tre parole prive di senso
ciao come stai
poi la mia bocca
sotto il pelo dell'acqua
vede la tua chiglia ripartire
senza le astuzie di una rotta
so, perchè ora
mi chiedo dove sarò domani
divago scorciatoie verso una croce
issata sul petto del muro
è un bivacco nel buio
il coro della pioggia che riprende
come nasce una poesia
senza bisogno di sedurre silenzi
né di comporre ossa
una poesia
nasce anche così
solo guardando il coraggio
di una casa a picco sul mare
nelle quattro stagioni
ho perso
l'abitudine
al discorso
ozia
l'occhio
nel fondo del bicchiere
ripassa il coro
della tovaglia feriale
nelle quattro stagioni
colme di forze disarmate
delitti inevitabili
Si rimane spettatori
di delitti inevitabili
rincorrendosi nei letti della memoria
così come si guarda crescere i confini
le spalle larghe della sera
i propri figli fortunati
ma le mani
non tradiscono
tremano, nel vizio dell'aria
città
sarei Venezia,
palafitta consumata
che scivola giù dalla sua tana
guarderei Murano,
le sue labbra di vetro
che soffiano via dalla mia laguna
due ciocche di nuvole
tre occhi sbottonati
***
– sono le sei, è ora –
quando il mattino incauto slaccia la notte dalla faccia
tu mi svegli
sento la neve della tua voce
il caldo calmo delle tue labbra
– sono le sei, è ora –
la luce già rovina nella stanza
è una secchiata d'acqua gelata
- ti sei addormentato al computer? -
sì
ma non ho scritto di te
spilli appuntati
nudi i nostri corpi
non sanno che amarsi per sopravvivere
spilli appuntati
segni
fogli
nude le nostre mani
non sanno che farsi largo tra la folla
sentiamo allora
tutta la paura della vita
siamo ormai canzone
di un povero vento
reading
ho fame di parole
che mi lascino timido
come di fronte all'Africa
lascio alle spalle
i cantieri accavallati
dei cancelli aperti a caso
le menopause fitte, gli angoli
e le strade lussate dalla fretta
di ogni mio dopoguerra.
non dirmi che non devo più scrivere
uccidimi
con la pietra
di me non rimane che un greppo di case
un molo di parole dissimili
il bianco crudo del pane
il ciclo vitale
fatico un poco
a sostenere questa luce
nemmeno tanto sconosciuta
mi lascio penetrare come un uscio
da una voce che mi arriva dall'ombra
"ricordati di prendere il pane"
come fosse possibile
dimenticare il cibo quotidiano
della solitudine capace
scusami
oggi, che le mie strade sono vene più chiuse
cerco di trasformarmi in un frammento
perso in quel frumento di luci
che sono i tuoi occhi
scusami,
se ti amo ancora un pò
immagini d'amore
ti amo perché non esisti,
forse, nemmeno questo amore esiste,
è un gioco, un trucco,
s'è nascosto nella mano come un sasso,
o come questo orgasmo magro
che mi conta le rughe sulla fronte,
proprio nulla, mi rimane adesso,
di tutto quello scalmanato toccarsi d'occhi,
mentre ti immagino e ti somiglio.
carosello
dopo la tazza di latte con il pane secco
vecchio di alcuni giorni e d'altre notti
aspettavo
la fine dell'asciugatura dei piatti
che poi riponevi preziosi
impilati accanto ai bicchieri
opachi come quei giorni
e venivi a sederti
sulla sedia in cucina
che non v'erano poltrone nè divani
e nemmeno l'idea d'una sala
così avvicinavo la mia sedia alla tua
e rannicchiato mi lasciavo
appogiando il capo al tuo grembo
tra gli odori del cucinato
e la musica del carosello
non ho mai visto il mare
è dunque questo il mare?
quest'inganno che non ha mai fine
questo vuoto a perdere orizzonti
cosa piangi?
te lo compro lo zucchero filato
ho solo bisogno di cancellare due virgole ai lati.
occhi bassi
è Dio, che cìgola
come una porta
aperta per bisogno,
ma sono io,
che zoppico parole
senza previo appuntamento,
occhi bassi, berretto nelle mani,
nè frastuoni di luce, nè rivoluzioni.
anche per oggi non si vola
si rimane,
guardando il buio
con tutto quel vuoto
seduto dentro agli occchi
senza un'edera di rimpianto
un tuono
la luce d'un lampo.
la poesia è un vizio
cade ancora un giorno
dal ramo d'aprile
un filo di nebbia
cuce un'asola al sole
la mia maschera è là
raspa contro la porta
è un cane impaziente
questo vizio di scrivere
la notte di San Lorenzo
folate
i pensieri salgono da sud
si impastano alle foglie
che attraversano col rosso
scaglie di parole da un vicolo
vetri lontani si infrangono
stan consumando due gatti fuori dal bar
odore di buio
sul catrame ancora caldo
i miei piedi scalzi
disegnano stelle
per una notte d'estate
(cino720)
Vincenzo Celli nasce a Rimini il 2 luglio 1960, città in cui vive. Dopo avere conseguito il diploma di maturità tecnica e dopo una breve parentesi, come dipendente, entra nel mondo del commercio,attività che svolge ancora oggi.
Nell'ottobre 2005, scopre alcuni siti di scrittura su internet ed inizia, prima, a leggere le poesie degli altri autori, poi, a cimentarsi nello scrivere le proprie.
mercoledì 16 maggio 2007
Incontri di lettura a Macerata 4-6

Lunedì 4 giugno, alle ore 21.30, nel suggestivo scenario della Galleria degli Antichi Forni di Macerata, si svolgerà l’ultima serata degli incontri dedicati al Laboratorio di lettura “I libri per l’isola deserta”, iniziativa inserita all’interno del contenitore “Libriamoci” del Comune di Macerata e cu-rata da Marco Di Pasquale e Manuel Caprari.
L’argomento di questo secondo ciclo di appuntamen-ti è stato il romanzo giallo, affrontato criticamente in quattro categorie principali rispettivamente prese in esame in altrettante serate di incontri. In questo ultimo appuntamento della stagione, il te-ma sarà il romanzo La promessa del premio Nobel Friedrich Dürrenmatt, celeberrimo drammatur-go e romanziere svizzero, che porterà la discussione fuori dai canoni del genere per una esplora-zione della tragicità e dell’insensatezza dell’esistenza umana. L’esito è una storia avvincente, una scommessa ed una promessa che animeranno fino alla consunzione il protagonista del libro. Si in-vita coloro che interverranno a leggere il libro ma anche solo a prendere parte in maniera attenta e partecipe alla discussione che scaturirà dall’approfondimento dei temi proposti.
Per informazioni: www.licenzepoetiche.it oppure 3495753241.
Immagimondo
Vuoi partecipare anche tu a Immagimondo 2007?
Hai qualche idea da suggerirci?
Al via la preparazione della X edizione di
IMMAGIMONDO
festival di viaggi luoghi e culture
La decima edizione di Immagimondo si svolgerà il 13 e il 14 ottobre 2007 presso il polo fieristico Lariofiere di Erba (CO)
Lo staff della manifestazione sta preparando un ricco calendario di appuntamenti:
Gli storici Tavoli dei Viaggiatori, cuore e anima della manifestazione, in cui i viaggiatori raccontano i loro viaggi.
Le associazioni di cooperazione internazionale e volontariato, per descriverci il mondo dal loro punto di vista.
Le associazioni di turismo responsabile con i loro viaggi rispettosi dell’ambiente e delle culture.
Gli enti del turismo locale per apprezzare la bellezza dei nostri territori a volte dimenticati.
Le case editrici e le librerie specializzate perché si può viaggiare anche leggendo.
Conferenze, Proiezioni e centinaia di libri nuovi nella sezione Librinviaggio.
E in più, per quest’anno, ci saranno grandi novità:
Laboratori di manualità per imparare a giocare anche con poco.
Un concorso letterario per leggere le avventure di chi ce le vuole raccontare.
E molto altro…
Per informazioni e suggerimenti
scrivi a immagimondo@lescultures.it
e visita il nostro sito www.immagimondo.it
Telefona al numero 0341/284828
Le galassie del gusto 18-5

Guida illustrata per palati artistici
Dicono che nello spazio non si trasmetta il suono, ma che dire del colore? Un percorso per gustare le molteplici sfumature delle fiabe: il rosso dei cappucci, il blu delle barbe, il verde dei piselli…
Venerdì 18 maggio, inaugura all’Osteria Le Rose di San Giovanni in Galilea una personale di Raffaella Ciacci, illustratrice per l’infanzia sammarinese. Per l’occasione lo chef del ristorante ha preparato un menu a tema.
All’Osteria Le Rose di San Giovanni in Galilea, delizioso borgo incastonato nelle colline soglianesi, gastronomia e arte si incontrano. E lo fanno nel mondo delle fiabe, con la mediazione di un’illustratrice che conosce bene le visioni dell’infanzia.
Ma questa volta l’ispirazione viene direttamente dalla cucina, dalle ricette, dai sapori ma soprattutto dai colori che si mischiano e compongono una portata. Raffella Ciacci ha infatti "impiattato" per l'occasione alcune suggestioni artistiche tratte dal mondo fiabesco, che raccontano storie di pranzi, cene e merende attraverso uno sguardo surreale, fantastico e libero dai canoni “adulti” del discorso enogastronomico.
Ne nasce una serata curiosa e golosa assieme, in cui ai piatti illustrati alle pareti faranno da contraltare quelli sul tavolo scelti dallo chef sia per l’alternanza dei sapori, ma anche attraverso un criterio cromatico. La cena della serata sarà composta da una misticanza di stagione con carciofi, un carpaccio di manzo con timo, tagliatelle al cacao, e un rotolo di vitello alle erbe aromatiche.
Il costo della serata è di 30 euro e comprende la cena e un bloc-notes con le illustrazioni di Raffaella Ciacci.
È gradita la prenotazione allo 0541 93 91 04
lunedì 14 maggio 2007
Su Interrail

recensione di Fabiano Alborghetti in Tellusfolio
(11 maggio 2007)
Fabiano Alborghetti trova Stefano Sanchini. Cercando l'oro 11. Interrail.
Muoviamo dalla Ascoli Piceno di Daniele De Angelis alla Pesaro di Stefano Sanchini.
Ancora una volta, grazie per l’ospitalità a TELLUSfolio e all'Editrice Labos che edita la rivista-annuario TELLUS diretta da Claudio Di Scalzo. Segnalo che grazie a questa rubrica, la diffusione di Tellus (sia come giornale-rivista on line che come rivista edita) raggiunge numeri ragguardevoli e che i numeri arretrati dell’edito (ristampato come da richiesta dei lettori) sono sempre disponibili al link qui di seguito e che segnalo per esteso, come richiestomi da più di un lettore: labos.valtellina.net/tellus. (fa)
Stefano Sanchini è nato a Pesaro nel 1976.
Ha pubblicato poesie in rivista e suoi testi sono apparsi nel volume L'arcano fascino dell'amore tradito. Tributo a Dario Bellezza (Giulio Perrone editore) e all’importante Subway, poeti italiani underground a cura di Davide Rondoni (Il saggiatore).
Collaborava - prima che venisse chiusa - al quadrimestrale di poesia e realtà La Gru e proprio sul sito de La Gru si possono trovare dei testi inclusi nell’E-book Scorie contemporanee con testi poetici di Daniele De Angelis, Loris Ferri, Simone Lago, Emiliano Michelini, Davide Nota, Stefano Sanchini e Matteo Zattoni (con una lettera in prefazione di Flavio Santi e un saggio introduttivo di Gianluca Pulsoni).
Il suo primo libro di poesie è Interrail, ed è stato diffuso “clandestinamente” (e prima della versione definitiva) sul sito di letteratura www.iguanaroja.new.fr
È però l’editore Fara che si aggiudica la pubblicazione, battendo tutti gli altri editori sul tempo e l’uscita mi viene comunicata proprio mentre scrivo questo articolo!!!
È Davide Rondoni su «L’Avvenire» del 25 marzo 2007 che con un articolo intitolato aria nuova e meno ego, bene indica la linea in cui si situa la generazione dei poeti come Stefano Sanchini (che viene infatti citato insieme ad altri):
L’articolo inizia con queste parole: la giovinezza della poesia italiana mi ha sorpreso in queste voci. Sono di poeti considerabili giovani, nel campo della cosiddetta letteratura. Ma dal punto di vista della poesia hanno mille, o cento o zero anni. Non ne hanno nessuno, sono il futuro.
Bene o male sono le parole usate anche da Gianni D’Elia – in altra sede e tempo – che individua questa nuova presenza (e non è la classe dei soli nati negli anni ’70, cosi manifestamente supportata dai alcuni).
Prima di arrivare alla poesia “esposta”, offerta in lettura, Sanchini lavora, lima, spiana con una forte autocritica e una certa ritrosia. Non per nulla, l’inclusione nel volumetto Subway Poesia 2006 (distribuito in circa 300.000 copie tra Venezia, Milano e Roma) e confluito (con i precedenti del 2004 e 2005) nell’antologia citata, gli avviene – con ragione – a fronte di una selezione operata da Rondoni, Milo De Angelis e Daniele Piccini su circa un migliaio di invii.
La raccolta organica Interrail che presto vedrà luce in forma edita è la sintesi di un lavoro durato anni. Il termine Inter-rail tradotto letteralmente significa tra binari ma per Sanchini ha più di una valenza: i binari del verso, o di nascita e morte nei quali la vita è costretta. O forse è il nome del biglietto, col quale le ferrovie dello stato italiano, c'invitano al viaggio, un'offerta.
Lavorando sui due fronti, ecco prendere gioco e forma un viaggio tra luoghi, emotività, epifanie. Un tempo chi si metteva in viaggio, metteva in gioco la propria esistenza: il ritorno non era garantito, ciò che era garantito era lo spazio e il tempo. È cosi che Stefano Sanchini attesta il punto di partenza della propria osservazione/composizione. Vi trovano allora spazio città più o meno note, accavallamenti di regioni, spazi di connessione tra un luogo ed il successivo, attese. E voci: Verlaine, Marcuse, Baudelaire cosi come dialoghi rubati da passeggeri, passanti, ipotesi di presenza o attestazioni. Voci che sovrappongono ai luoghi e ne sono parte, che evocano o distanziano. E luoghi che non sarebbero eguali senza le presenze. Una andata e ritorno continua di rêverie che si compone non per singole poesie ma con la costruzione di un unico, vasto poema.
Dalla sezione Città
Metropolitane
… e poi verso la luce si sale
e già prima di essere fuori
lo senti quel grande boato
che è il nostro vagare…
… forse le hanno costruite per questo
le metropolitane, per ricordarci
il momento iniziale, quando
dall'utero della madre si parte…
… o forse per ricordarci
che non siamo mai partiti,
e c'è solo chi scende e chi sale…
Porto di Pesaro
Vecchi pescherecci semiaffondati,
un piccolo pontile stretto
neanche dritto
sorretto da travi arrugginite,
un mare nascosto da un muro di 2 metri.
Un viale alberato di barche a vela
e più in giù, il cantiere,
una petroliera in costruzione…
spesso ci siamo domandati
quale di queste sarebbe stata
la nostra vita
davanti a noi un'oleosa acqua
in plastici detriti,
forse ventri di cefali all'aria.
Fortunatamente quella sera,
non dovevamo tuffarci.
Periferia
Siringhe, immondizia
feti nelle pattumiere
bidoni di corpi
nel gracchiare dei corvi.
Fetidi odori
smossi dal vento
carcasse di gatti
a mangiarci, i topi,
scritte naziste
sui muri spaccati
un silenzio mortale
tra i palazzi bruciati
vestiti strappati
da una violenza carnale,
preservativi bucati
assorbenti di donne malate
porte aperte
per chi ha coraggio
d'entrare, briciole
sul davanzale
di un pane
avvelenato, per piccioni
affamati,
e in un perduto giardino
tra serpi e piante abbattute,
cresce un fiore
presto verrà tagliato
lì vicino, stramazzato
è un barbone
che dorme per sempre
su copertoni d'auto rubate.
Di tutto ciò la grande paura
è incontrare un altro uomo,
un uomo vivo.
dalla sezione Isole
Moka
A volte, ovunque tu sia
bussano i ricordi alla tua porta
e tu, non li lasci esitare lì, sulla soglia
come degli ospiti li inviti a entrare,
prendete assieme un caffè
in aroma passato
e ogni volta sembra ci provino il gusto
a farti assaggiare l'amaro
di tutte le volte che ti sei sbagliato
così vai nel fondo della tazzina
a cercare qualcosa che lo possa addolcire,
ma ti perdi nel nero della bevanda
che non sai tornare, ti innervosisci
e se è notte non riesci a dormire,
il dottore dice che la colpa è
della caffeina, un alcaloide
che il sistema nervoso inquina
e del cuore accentua il rumore...
Trebbiantico (ex ospedale per tisici)
Alti cancelli arrugginiti.
Al di là l'eden smarrito
il tempio della speranza che fu
di quegli avi rimane solo il nome
su frammenti di registri bruciati.
Noi temerari entriamo
sulle incolte piante spinose
si nascondono i gatti randagi,
quale malefico essere si nasconde
nei sotterranei del malandato
edificio abbandonato? ma noi
temerari, entriamo sulle porte
abbattute, sulle serrande sfondate,
noi entriamo sui muri anneriti,
“perdete ogni speranza voi ch'entrate”
Sarebbe bastata un'ombra non nostra
a farci morire, noi temerari
che addirittura cercavamo quello
che non volevamo vedere,
dal fondo chissà, quale mostro
dell'ultimo film veduto insieme
potevamo incontrare, e nelle stanze
più assolate già vedevamo gli ultimi
latitanti del Corriere della Sera.
dalla sezione Cieli
Francoforte
Il divertimento si inventa, non si paga
oggi questo è l'impegno, indaga,
nell'ex-sistere il canto esce fuori
dal sistema, così tu sei l'uno, l'individuo
non il numero la statistica, l'arte
è l'inutile economico che serve
alla rendita del pensiero, siero
a quiz a premi, a calcio mercato,
la mente è il plus valore, non mento,
ed il vissuto di cui padrone è l'essere
non è un gran capitale, in quanto passato
non è dimostrabile, non vale,
se lo rievochi il fatto lo trasformi
e nessuno se ne accorge, nemmeno tu
che sei l'autore, ma ciò dimostra
che nell'attuale mondo delle finzioni,
il reale è quello che ci portiamo
dentro, il presente
solo quello che si scrive
poiché l'unico che resta.
dalla sezione Terre
All'ex-Jugoslavia
Voglio vivere come gli uomini
di questo treno a vapore
che tarda, ore e ore sotto il sole
lasciandoti sudare e mischiare
il tuo odore, con quello degli altri
passeggeri stanchi ma mai inquieti
vanno a baciare i padri o i figli
al di là del confine, che altri
da fuori, hanno tracciato per loro.
Perché dicono che qui, la terra è guerra.
Eppure, oggi la verità è un'altra,
e se il treno si ferma o si guasta
in questa verde vallata, loro scendono
sorridenti a sgranchirsi le gambe,
e a raccogliere tra i rovi, le more...
dalla sezione Dialoghi rubati
Il matto
Lo dissero pazzo per avere sparato
ad una vecchia signora piegata su un gatto,
lei faceva la sua opera buona
per mettersi l'anima in pace
gliela mise lui, credendosi cacciatore
che spara alla preda, il torto di lei
era aver la pelliccia ed essere fiera.
Un cardiologo
Il cuore è un muscolo affaticato che soffre
ogni uomo a suo modo, cerca di alleviarne
il dolore, così faceva il ragazzo quasi per gioco
sporcandosi le vene sotto il ponte, il pescatore
li chiamava il branco, ora dei pochi che restano
nessuno si incontra, tutti hanno perso qualcosa
nel fondo del fiume, ma l'acqua è torbida
e tutti cercano un dio, e trovano sempre un padre…
Il cuore è un muscolo involontario.
Dicono che camminò nella strada bianca tra le valli
dicono che c'erano solo i cani ad annusare
le sue intenzioni, quando con la polvere tornò
alla polvere. Fu un contadino a trovarlo bagnato
di rugiada la mattina presto, vennero in tanti
e tanti furono i pettegolezzi, perché la gente
si dimentica presto del dolore degli altri,
il cuore è solo un muscolo pieno di sangue…
Fotoracconto kermesse riccionese

Il 12 maggio 2007 dalle ore 13 alle ore 20
nel gazebo di Villa Mussolini a Riccione
ha avuto luogo un incontro con poeti, narratori e critici. Vedi la pagina in «Prospettiva». Al link che segue un fotoracconto

(le foto qui sopra sono di Giampaolo e Corrado Giamboni)
PB 17 aprile maggio 2007

È uscito il numero 17 di
PROGETTO BABELE
APRILE MAGGIO 2007
Fot. di Luigi Scuderi (clicca per allargare)
Sessantaquattro pagine
di storie, articoli,
saggi e recensioni.
8 racconti, 7 articoli
27 recensioni,
7 poesie
4 interviste
In questo numero:
Le interviste di Progetto Babele
Giovanni Buzi
Marco Mancassola
Pietro Pancamo
Davide Rondoni
RISCOPERTE:
Brunella Gasparini
a cura di Gianna Messori e Carlo Santulli
ARTICOLI:
Machen, Calvino, M.R.James, Ibsen, Walcott e Bret E. Ellis
RACCONTI DI:
Carlo Santulli, Giuliano Giachino, Giovanni Buzi, Giovanni Manea, Luigi Maffezzoli, Gianni Caspani, Giampaolo Giampaoli.
TRADUCENDO TRADUCENDO
Gli Arcieri di Arthur Machen
(trad. di Marco R. Capelli)
Cuori smarriti di Montague Rhode James (trad.Tina Mennella)
… e molto altro!
> scarica la rivista
venerdì 11 maggio 2007
Pensieri Viandanti a Berceto 15-17 giugno

ANTROPOLOGIA ED ESTETICA DEL CAMMINARE
SEMINARIO RESIDENZIALE
Berceto (Parma) 15-17 giugno 2007
Animali che camminano, gli uomini hanno fatto esperienza del mondo da viandanti. E nel camminare, quale azione che ha plasmato lo spazio umano, ha preso forma anche il pensiero. Sospesa tra urgenza vitale e apertura alla nudità del mondo, la pratica del camminare unisce così le generazioni. Ma camminando l’uomo si lascia anche
meravigliare dall’inattesa bellezza delle cose e costruisce l’esperienza estetica del paesaggio, contemplando l’utopia di un tempo liberato dagli affanni. Snodandosi attraverso lezioni e camminate filosofiche, il seminario “Pensieri viandanti” si propone così di indagare gli aspetti antropologici, esistenziali ed estetici del camminare e quindi di ripercorrere storicamente alcuni momenti in cui la promenade è stata al centro della filosofia, della letteratura e dell’arte.
ISCRIZIONI E BORSE DI STUDIO
Posti disponibili: 60
Iscrizione gratuita e obbligatoria entro giovedì
31 maggio 2007:
La Provincia di Parma mette a disposizione 30 borse di studio (comprendenti le spese di vitto e alloggio a Berceto) per studiosi e studenti che intendano partecipare al seminario. Per fare richiesta, occorre inviare entro il 31 maggio
2007 una domanda motivata di partecipazione al seguente indirizzo
seminario@passoparola.it
specificando dati anagrafici, indirizzo, recapito telefonico, corso di laurea (e/o dottorato ecc.). Il programma del seminario, corredato delle biografie degli studiosi e degli abstract degli interventi è disponibile sul sito:
www.passoparola.it
PROGRAMMA
VENERDI 15 POMERIGGIO BERCETO
14.15 Italo Testa, (Università di Parma) Introduzione
14.30 Francesco Careri (Università Roma Tre), Il
camminare come pratica estetica*
14.30 Francesco Tomatis (Università di Salerno), Camminare e pensare
17.30 INAUGURAZIONE di PassoParola- PASSO DELLA CISA
David Le Breton, Il cammino e la marcia
SABATO 16 MATTINO BERCETO
10.00 Rita Messori (Università di Parma), La
passeggiata estetica di Robert Walser
11.00 David Le Breton (Università di Strasburgo),
La marcia come resistenza e apertura al mondo
SABATO 16 POMERIGGIO BERCETO
14.00 Vanja Strukelj (Università di Parma), Promenade tra natura e artificio
15.00 Annibale Salsa (Università di Genova –
Pres. Gen.le CAI), Ex-currere, ex-sistere,
via-andare: l’escursionismo come
opzione esistenziale e come pratica culturale
16.00 Tavola rotonda conclusiva coordinata da Italo Testa
DOMENICA 17 MATTINO CASSIO
10.00 Duccio Demetrio (Università
Milano-Bicocca), Il silenzio viandante. Un
laboratorio itinerante di scrittura. Meditazioni
mediterranee tra le colline e gli antichi sentieri dei pellegrini*
Posti disponibili 35
Precisare nell’iscrizione al seminario la partecipazione a questo incontro
*conferenza-camminata
La mente veste il cuore (Giuseppe Callegari)

altre poesie di Giuseppe Callegari qui
Festival letteratura
Si celebra
Lo spettacolo
L’effimero
La casta
La predestinazione
Frasi fatte
Luoghi comuni
Litanie
che non hanno scheletro da abbracciare
Emozioni mercificate
Sentimenti impotenti
che spengono il cammino quotidiano
Sirena senza speranze
Ostaggio ipnotizzato
di un mondo obnubilato
Gli unti
cresimano la notorietà
dell’essere arrivati.
***
Guerre umanitarie
La libertà di difendere
la prepotenza di una vita
fondata su di un campionario
di inutile utensileria
Quotidiano e sorridente insulto
per coloro che non hanno nulla.
Catartica e ipocrita speranza
di cancellare la mendicità.
Resa dei conti
che nasconde ciò che è
con la cruenta cancellazione
di colui che è.
***
L’incontro con l’altro
Un viso
una voce,
uno sguardo
ti obbligano a fermarti.
Un gioco
Un’illusione
Una speranza
Bussola di una strada sconosciuta e da esplorare
La mente veste il cuore
di coriandoli non immaginati
perché solo concepiti.
Parto improvviso e violento
Rimescolamento delle carte
L’incontro con l’altro…
***
Eterno gioco
Tutti gli strumenti si agitano parossisticamente
alla ricerca di una sinfonia armonica (disarmonica?),
ma gli occhi non trovano più il corpo
e la mente si siede impotente.
E’ solo l’inizio
o la fine?
Radici e foglie
di autunni e primavere.
Alfa e omega
del crudele,
dolce,
universale
strumento dell’esistere
Rettilineo girotondo
dell’inizio e della fine,
della fine e dell’inizio
di un eterno gioco di seduzione.
(Maggio 07)
giovedì 10 maggio 2007
Alberto Marvelli on line

È uscito il secondo numero di Amici di Alberto on line.
Per conoscere quanto Alberto sia vivo ancor oggi fra noi.
Se vi è piaciuto, trasmettetelo ad altri amici.
Grazie
Don Fausto
www.diocesi.rimini.it/albertomarvelli/
mercoledì 9 maggio 2007
Su Interrail

recensione di Nunzio Festa in booksblog.it
Stefano Sanchini, fra le altre cose, è redattore della rivista La gru e ha pubblicato poesie in alcune raccolta antologiche, oltre che pubblicato componimenti poetici su riviste varie.
Adesso Sanchini esordisce “individualmente” con il volume Interrail, per i tipi della Fara.
Stefano Sanchini è nato a Pesaro nel ’76. Il viaggio poetico di Interrail è interno ed esterno – come ovvio – alla poesia, si legge nei finestrini lavati dalle code lasciate scorre dalla necessità di mettersi in moto. Nota, uno dei recensori dell’opera, scrive che “si inizia con il tema del viaggio, dai tunnel dell’oblio alla luce della realtà. Stefano Sanchini, con la sensibilità e l’innocenza di un novello poeta popolare, attraversa e scava le città della nuova Europa, tra i detriti di un’umanità ridotta a cumulo di merci e i bollettini di guerra dal fronte orientale”.
Poi si giunge nei territori desolati e in tanti casi ancora liberi dei paesaggi marginali, degli spazi mantenuti in vita dalla marginalità assoluta. Dove la cosa più bella e sincera magari è un cane randagio oppure il chiedersi mille cose, quel farsi tante domande; fino ad arrivare, per forza di cose, al ritorno nel passato cartesiano, con una chiusa che si pone altre questioni invece che risolvere: “ma l’intuizione è immediata: / siamo essere matematicamente / inutili. L’assioma: dati superflui”. Come meritato, fra gli altri, questa giovane penna ha già ricevuto la pacca sulla spalla del poeta Franco Buffoni. Allora, il buono della letteratura è nelle trame del verso.
Lo stile, non semplice, ma quasi cauto di un poeta comunque e per colpa di ‘tutto’ arrabbiato, invita a farsi trascinare lungo il fiato delle pagine.
Ancora, il paesaggio è quello che conosciamo, che sappiamo a memoria, ma lo sguardo di Sanchini e quello che si potrebbe per vezzo definire “proprietà di linguaggio” assicura a lettrice e lettori il vantaggio di trovarsi nella ricerca del sogno. D’altronde, il titolo emblematico della silloge già pone davanti all’obiettivo dell’autore. Il contenuto, poi, non è altro, anzi per fortuna, che quel vagare nella tragedia quotidiana offerta dai mutamenti sconvolgenti della storia.
Manca molto poco alla scomparsa della vita, e per questo motivo è meglio che si scelga la poesia come via di fuga perfino coperto di paesi che sanno di passato e saggezza, da far migrare nelle tante teste già consumate dall’oggi che avanza sicuro.
Sannelli a Roma 14-5

Lunedì 14 maggio ore 18
presso la Nuova Pesa
Via del Corso, 530 - Roma
Tel. 06-3610892
nuovapesa@farm.it
Il Crise invita all'incontro con l’autore di Philologia Pauli. Il corpo e le ceneri di Pasolini
Un indagine attenta, quella di Sannelli, che segue la dibattuta tragedia del poeta friulano tracciando quello che Gian Ruggero Manzoni ha definito “L’ingrato compito di cantare un uomo, un poeta, barbaramente ucciso…” (Gli occhiali di Pasolini - introduzione al volume).
L’autore affronta la morte di Pasolini – ciò che di quell’avvenimento si fa di tutto per rendere Ragione di Stato, drasticamente infecondo – come il suo gesto più vitale, coerente attesa e struggimento per una passione durata una vita e protesa, appunto, nella morte e solo per questo realmente tragica.
Sannelli tratta temi complessi prima che “forti”, prima che “accattivanti” proprio sull’arte, la letteratura; e ancora, riesce a districare quella matassa (tutta di natura antropologica) che chiede a gran voce di essere risolta con e per un nuovo vero discorso sui Padri, sui Figli, sulla Tradizione e la Storia, la Realtà e le sue persuasioni. Filologia, allora, come lenta decifrazione di un destino - del poeta e della sua Opera, della cultura, della nazione che fanno della loro complessità un corpus, un unicum oggi sempre più defraudato di significato.
“Lo sviluppo del figlio prevede il seppellimento di un padre morto. In che modo è morto il padre? […]Quello che importa è il funerale, a scapito dell’autopsia. Non si tratta di giochi comparatistici, ma di un test di sopravvivenza […] Colpisce, a livello sentimentale, il fatto che per essere contemporanei – metafisicamente, non nel modo pragmatico e banale del filologo e dello storico – sia necessario contemplare (e provocare?) una morte: che significa – sempre nel senso pragmatico-banale – far uscire dalla “mia” contemporaneità un’altra persona. E in generale sembra che lo spazio letterario, almeno occidentale, non possa vivere se non attraverso parricidi-seppellimenti che coesistono – letteralmente contemporanei – con la sopravvivenza del vecchio nel nuovo…”.
Massimo Sannelli è nato nel 1973. Vive e lavora a Genova. I suoi ultimi libri sono Santa Cecilia e l’angelo (Atelier, Borgomanero 2005), Pabula dura (Menilmontant, 2006, e-book), Philologia Pauli. Il corpo e le ceneri di Pasolini (Fara, Rimini 2006), Venti sonetti (La Camera Verde, Roma 2006), Lo schermo (Feaci edizioni, 2006, e-book), Animaelegentes (con Chiara Daino; Cantarena, Genova 2007), e le traduzioni di Eric Suchère, Fissa, desola in inverno (Cantarena, Genova 2006) ed Emily Dickinson, Su un Io Colonna (Genova 2006).
martedì 8 maggio 2007
Convegno su Lieto a Minori 19-20 maggio

COMUNE di MINORI
antica Rheginna Minor - Città del Gusto
Il Comune di Minori organizza un Convegno di Studi - con lettura di Poesie - sull’intera opera letteraria di Giannino di Lieto. Con il Patrocinio di Regione Campania, Provincia di Salerno (Assessorato alla Cultura), Comunità Montana Penisola Amalfitana, Confindustria Salerno, Camera Commercio di Salerno, Pro Loco Minori. Il Convegno si svolgerà sabato 19 (inizio alle ore 9,30) e domenica 20 maggio 2007, a Minori, in Costiera Amalfitana, presso l’Aula Consiliare del Comune ed è così presentato:
“Il segno forte del Secondo Novecento”
GIANNINO di LIETO
LA RICERCA DI FORME NUOVE DEL LINGUAGGIO POETICO
L’Introduzione sarà dell’Avv. Giovanni Maria di Lieto (figlio dell’Autore). Saranno Relatori professori universitari, critici-studiosi di fama nazionale e internazionale: Giuseppe Marchetti (critico letterario e scrittore), Flavio Ermini (poeta e saggista, Direttore della rivista “Anterem”), Giorgio Bárberi Squarotti (Professore Emerito di Letteratura Italiana presso l’Università di Torino), Ugo Piscopo (scrittore), Corrado Piancastelli (scrittore e filosofo), Spartaco Gamberini (Professore Emerito della Università del Galles), Velia Iacovino (giornalista), Davide Argnani (poeta e critico, Direttore della rivista “L’Ortica”), Ida Travi (poetessa), Maurizio Perugi (Ordinario di Filologia Romanza presso l’Università di Ginevra), Francesco D’Episcopo (Docente di Letteratura Italiana alla Università “Federico II” di Napoli), Felice Piemontese (giornalista e scrittore), Gilberto Finzi (poeta e critico), Stefano Lanuzza (saggista, poeta, artista figurativo), Luigi Fontanella (Ordinario di Letteratura Italiana presso la State University di New York).
La lettura delle Poesie di Giannino di Lieto è affidata all’Attore Alessandro Quasimodo.
Gli Atti del Convegno saranno pubblicati da ANTEREM EDIZIONI nella Collana Pensare la letteratura (nel volume, le ulteriori relazioni di Roberto Fedi, Alberto Cappi, Jolanda Insana, Gio Ferri, Renato Filippelli, Ciro Vitiello).
Per informazioni sul Convegno: Avv. Giovanni Maria di Lieto Tel. 089.854077/089.877546; Comune di Minori (Riferimento Francesco Del Pizzo) Tel. 089.8542403/089.851377; Pro Loco Minori Tel. 089.877087
Giannino di Lieto (Minori, 1930-2006) è stato uno dei grandi Autori del Secondo Novecento. È stato un poeta che si è tenuto lontano dall’imitazione, creando un personale cammino formale. Di lui, nel tempo, si sono occupati, fra i tanti, Giorgio Bárberi Squarotti, Maurizio Perugi, Giuseppe Zagarrio, Gilberto Finzi, Alberto Cappi, Stefano Lanuzza, Giuseppe Marchetti, Velia Iacovino, Corrado Piancastelli, Davide Argnani, Roberto Fedi, Jolanda Insana, Alberico Sala, Bruno Lucrezi, Lamberto Pignotti, Luciano Cherchi, Gaetano Salveti, Daniele Benati, Domenico Cara, concordando sulla qualità non ordinaria del verso, sugli Esiti di grande purezza stilistica del Linguaggio poetico. Ha sempre seguito un Discorso proprio, fuori e sopra le Mode, libero. Ha operato nel Gruppo che ruotava attorno alla rivista «Tam Tam» di Adriano Spatola. Medaglia d’oro al Premio di poesia “Lerici-Pea”, vincitore del Premio “Pisa”, del Premio “Laboratorio delle Arti”. Ha ricevuto il Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri. È stato finalista al Premio di poesia “Viareggio”, con Punto di inquieto arancione (in “cinquina” finale) e con Nascita della serra. Ha fatto parte della Giuria del Premio Pozzale - Luigi Russo. Numerose anche le opere di Poesia Visiva inserite in Mostre nazionali e internazionali.
Muri d’Isole
Nei cerchi propagati il sole è fermo
un falco verticale sulla preda
e nube ambigua, zolfo
atomi disgregati
su coni – gronda in tese d’incredibile
stalattiti d’ombra incrostano le grotte
boccaporti dell’anima:
innalzeremo muri d’isole
verdi sull’oceano.
(Giannino di Lieto, da Indecifrabile perché, La Bitta, Crisi e letteratura, Roma 1970)
La postilla
Ho visto il fiume volare
le tortore sguazzavano nell’acqua
bisce attraverso l’allievo
una cantarella
colma, le mani pagine decise
ginestre a calice della piegatura
(ricavando fonti del Mille) respice
finem sotto la pergamena fiori
pica o gorgia i grassi rospi
despota di nube-terra controvoglia la postilla.
(Giannino di Lieto, poesia inedita, 2005)
Lascio che m’abiti il nudo (Roberto Morpurgo)

Cuce
Cuce celata
luce
ulcerati lacerti
di chi
tace
***
Colli
Ciondolano
ai colli delle
pecore
ocra coralli
di madrepore.
Dondolano
in dande
di crine
ime valli.
Terrificati in
zolle
illudono non
più volti.
Corna d’erpici serpono
in solchi di
luna
anulari mappe, eburnee
coppe.
***
Lascio
Lascio che m’abiti il nudo
vento del passato
duna spelonca al vuoto o
nido
attorno alle
affiorate sabbie
china le nebbie il sole entro
granelli induce
fine del tempo in cui
fu luce
***
Una sera
Sfiamma il sole questa sera
e ignora
algida gemma
d’orizzonte il caldo annuvolato
incedere
di fiamma
Le ammarate stelle
in ignee
penombre l’Erebo
astrale spegne
E evaporato in silenzi
leva il mare
al nadir d’irradianti
sponde ogni
suo sale
***
Mare
Silenzio marino o silenzioso
mare effonde ora d’ermi
pensieri tua l’assenza.
Diveniente l’iride t’avverte
inerme specchio di
morte.
Assolato assolo di silenzi, o nero
castone vuoto che vulvico offri
il fallo al ceruleo cielo, il mallo
al guscio siderale, soffri
questo mio mesto
canto d’arenile.
***
Per valli ed enigmi
In enigmatiche brevità d’ombra
acacie insistono
in siepi di spigoli
sul mio inanellato mignolo
di pignolo Iperione.
Calli rasentate dal tempo
stornano fra sentieri i calabroni
arroventati ibis
a illacrimati, siberici
Faraoni.
Goffa una medaglia va
lungo la via in macchie
trafugando squisiti vermi
a minervine cornacchie.
***
Come acacia
Come una foglia d’acacia
nemmeno all’immota quiete
resta
in requie
così io sfibro
all’unisono coi silenzi
la mia stessa d’uomo
povera linfa:
e disfacendomi illudo
la ninfa alle mie
esequie che dirà
d’acqua
Roberto
s’abbia
il deserto
Per la loro densità questi versi ricordano la forza compressa e allitterante di Caterina Camporesi: «In enigmatiche brevità d’ombra / acacie insistono / in siepi di spigoli”. Forse c'è in Morpurgo una certa “nostalgia“ di termini e rifermenti classici.
Roberto Morpurgo (Milano, 1959), laurea in filosofia, scrive poesie, aforismi, racconti, saggi, soggetti cinematografici, piece teatrali.
Autore drammatico per la RSI (Radio Svizzera Italiana), conferenziere di Filosofia sui Navigli a Milano, pubblica aforismi e poesie con Joker di Novi Ligure.
lunedì 7 maggio 2007
William Blake tradotto da Stefano Cervini

The Tiger
by William Blake, from Songs of Experience
Tiger! Tiger! burning bright
In the forests of the night,
What immortal hand or eye
Could frame thy fearful symmetry?
In what distant deeps or skies
Burnt the fire of thine eyes?
On what wings dare he aspire?
What the hand dare seize the fire?
And what shoulder, and what art,
Could twist the sinews of thy heart?
And when thy heart began to beat,
What dread hand? and what dread feet?
What the hammer? what the chain?
In what furnace was thy brain?
What the anvil? what dread grasp
Dare its deadly terrors clasp?
When the stars threw down their spears,
And watered heaven with their tears,
Did he smile his work to see?
Did he who made the Lamb make thee?
Tiger! Tiger! burning bright
In the forests of the night,
What immortal hand or eye
Dare frame thy fearful symmetry?
La Tigre
di William Blake, da Canti dell’Esperienza –
Tigre! Tigre! luce che brucia
tra le foreste della notte,
che mano immortale o che occhio poté mai
assemblare la tua simmetria terribile?
In che remote profondità o cieli
bruciò mai il fuoco dei tuoi occhi?
Con che ali osò lui innalzarsi tanto?
Quale mano carpirne il fuoco?
E quale spalla, e quale braccio
poté attorcerti i nervi al cuore?
E quando questo cominciò a pulsare,
che mano temibile? e che temibile piede?
Quale martello? Quale catenaccio?
In che fornace fu posto il tuo cervello?
Quale incudine? Quale temibile morsa
osò stringerti nei suoi terrori mortali?
Quando le stelle buttaron via le lance di luce
e bagnarono il paradiso delle lacrime loro,
si compiacque lui alla vista del suo operato?
Ti creò forse il creatore stesso dell’Agnello?
Tigre! Tigre! luce che brucia
tra le foreste della notte,
che mano immortale o che occhio osò mai
assemblare la tua simmetria tremenda?
Stefano Cervini è nato a Varese nel 1965. e vive a Bologna. Si è laureato in Psicologia del Lavoro a Padova nel 1992. Fra le altre cose è stato:
- Primo classificato nella Sezione Poesia del Premio Nazionale “Brevis” 2006;
- finalista del Premio Firenze 2005;
- finalista del Premio Les Lyriques 2005;
- segnalato nel concorso Pubblica con Noi 2005
Su In cerca
recensione di Lorella De Bon apparsa in L(’)abile tracciaIl libro viene presentato il 10 maggio a Macerata
v. anche l'articolo di Matteo Fantuzzi
Nonostante abbia sempre pensato che la Poesia possa nascere ovunque, ho letto la raccolta di Alessandro Ramberti con un certo timore reverenziale. Il suo curriculum scolastico e lavorativo, nonché i numerosi premi e riconoscimenti ottenuti, hanno condizionato il mio approccio al suo verseggiare. Come poter commentare in maniera costruttiva un poeta senza avere la necessaria preparazione critica e letteraria? Dunque, ho scelto una via più “dilettantesca”, più semplice e comprensibile, l’unica che conosco. Da semplice lettore e appassionato di poesia ho trascritto le mie impressioni “a pelle”, le emozioni che Alessandro è riuscito a trasmettermi. Il tutto rinunciando ad addentrarmi in un terreno che non mi appartiene: quello della critica “alta”, professionale, troppe volte incomprensibile, quindi inutile. Perché la Poesia deve essere spontanea, la sua percezione e il suo metabolismo del tutto estranei alla ragione.
In cerca è un diario di viaggio, il resoconto di un faticoso e lungo cammino verso la conoscenza del mondo esterno e di quello interiore dell’autore. Un diario disseminato di tracce e orme, un continuo movimento del corpo e dell’anima in molteplici direzioni. Ed ogni passo è vita vissuta, necessaria sofferenza e dolce memoria, quindi Poesia. “I piedi ricordano / l’ultimo sentiero / impolverati / quasi un velo di zucchero”. Insomma, un lento e continuo girovagare, quasi un doveroso omaggio alle scoperte geografiche e interiori che si sono succedute nel tempo e a quelle future. Un elettrocardiogramma a futura memoria dell’uomo che siamo stati, che siamo e che saremo. Sempre con la giovinezza nel cuore, la fantasia nella mente, e con quel fardello di inadeguatezza e instabilità che permette di dare un senso al cammino intrapreso. “Pensate ad un ventenne solitario / per le strade di una grande città: / […] fate / un po’ voi di cammino con lui / e i passi affiancati diventeranno / un senso”. Camminare e ascoltare, rallentare il passo e mettersi a disposizione di se stessi per cogliere ogni minimo fruscio dell’anima, come se stessimo ascoltando il petto di un uomo dal respiro leggero. Con coraggio e serenità “sediamoci, ascoltiamo il lato interno / del corpo, contempliamolo così, / senza fretta, attenti alle sue risposte […]”.
Il viaggio non esclude, anzi sottintende, la paura dell’ignoto. E all’ignoto Ramberti affida almeno due nomi: il Divino e il Male. Il timore del girovago è quello di non saper riconoscere il Divino e di non riuscire così ad affrontare il Male. Ed è come se attorno al poeta ci fosse solo silenzio, assenza di suoni e di suggestioni, il buio pieno di richiami sconosciuti e peccaminosi. Dov’è la luce di cui l’Uomo non può fare a meno? E pensare che basterebbe un piccolo bagliore per trasformare ogni parola e ogni gesto in qualcosa di utile! “Basterebbe un eccomi solo / per fare di queste dizioni / degli atti, / dei passi / un percorso, / degli istinti / un progetto.”
Il protagonista del viaggio è dunque l’Uomo, inteso nella sua universalità e senza distinzione alcuna. Ramberti ne parla utilizzando svariate e suggestive metafore. Ecco allora comparire sulla scena diversi oggetti, tutti pronti ad accogliere, contenere, abbracciare, proteggere. Perché l’Uomo che cammina raccoglie dentro di sé immagini, sensazioni, esperienze e riflessioni come fosse un nido, un guscio o una coppa. Mentre il tempo passa inesorabile e frantuma i nostri fragili corpi, le nostre altrettanto fragili illusioni. “Ed intanto invecchia il nostro mallo / pur continuando a pensarci in nuce.”
L’Uomo parte, abbandona la propria casa. Non porta con sé alcun bagaglio, ma soltanto speranze e illusioni. I progetti, in fondo, sono una zavorra che non gli permette di cambiare direzione e di inoltrarsi su sentieri sconosciuti. Perché è perdendosi che si può trovare qualcosa, magari nascosto dietro un angolo o una curva minacciosa, forse dentro gli occhi di una persona talmente diversa da noi da sembrare un fratello di sangue. E a quel fratello lontano il poeta dice: “Sono qui / stanco di chiedere / e pronto all’ascolto”. E quel fratello risponde con la sua diversità, senza parole, offrendo un’altra prospettiva dalla quale osservare se stessi. La diversità come specchio, come superficie di un lago che riflette soltanto verità, soprattutto scomode e taglienti verità.
Resta nell’Uomo la nostalgia per la propria casa e i luoghi dell’infanzia, che il tempo sgretola senza pietà. Costa fatica e sangue ritrovarli diversi da com’erano, consumati e ricomposti a futura memoria di un passato felice perché incosciente del dolore che la crescita comporta. Gli anni trascorsi in viaggio hanno fatto posto a un bosco impraticabile attorno ai muri della casa natale, ostruendo il sentiero per raggiungerla. Eppure, la nostalgia è lo strumento che permette al poeta di ritrovarsi là, bambino tra altri bambini, bambino tra gli adulti, adulto tra i ricordi. “Pochi decenni / hanno composto / in casuali piramidi / travi sconfitte / muri dilapidati.”
Della transizione dal luogo di partenza a quello di arrivo non restano che poche tracce. “Come un dado rotolante col destino / ho lasciato poche tracce del passaggio”. Una parsimonia di passi che si fa poesia succinta. Pochi versi a significare che non servono tanti giri di parole per venire al “dunque”, a quel luogo di arrivo cui Ramberti affida la sua raccolta poetica.
Ma qual è il luogo di arrivo dell’Uomo? Quale l’oggetto della sua ricerca? Di certo non si tratta di un luogo fisico, di un paese o una città. Ancor meno si tratta di una persona, un compaesano o uno straniero, anche se di tutto e tutti si conservano ricordi ed esperienze. “I luoghi visitati mi hanno inciso / fino a farne la mia topografia”… “incontro un missionario piemontese / che pare ad aspettarmi lì da sempre”… “Imprimo ciò che vedo […].”
In sostanza, è un sentimento il porto in cui Ramberti desidera trovare rifugio. Un sentimento che “in Principio sembrava inspiegabile”, ma che alla fine si disvela come unica via per arrivare a conoscere se stessi e gli altri. È l’Amore, inteso in senso pieno, universale e completo ad aprire il cuore e l’anima verso l’esterno, a trasformare l’Uomo in un’antenna pronta a captare il più piccolo segnale proveniente dall’ignoto e dall’aldilà.
Per alcuni, i più fortunati, la ricerca è infinita. Perché “la vita è un fine / che non si può risolvere / — un temporeggiare / l’ansia nascosta del respiro”.
Arrivata alla fine del diario poetico rambertiano mi sono voltata indietro, a scorgerne le orme. Ho visto una lunga scia luminosa disseminata di ombre e di colori tenui, quasi un cordone ombelicale ad unire il passato e il presente dell’autore. E Ramberti scrive di sé e degli altri con tocchi leggeri, quasi timidi, ma che non hanno paura di scavare a fondo nell’anima, là dove i luoghi si fanno più scuri e indistinti.
In alcune liriche Ramberti è didascalico, quasi ungarettiano, tutto proiettato a dire senza usare termini inutili. Sembra una necessità vitale la sua, quella di arrivare come un proiettile dentro lo stomaco del lettore. Ma è un bisogno che non rende giustizia alle suggestioni che altrove l’autore sa evocare. Perché è proprio nelle poesie più distese e accoglienti che si percepiscono i profumi e i suoni dei luoghi visitati. Per cui ecco che la Macao del 1985 ci appare davanti agli occhi come per incanto, seppur diversa da allora, “[…] distante, ultima, assolata, / umida, sonnolenta”, ma con ancora addosso “[…] il calore da sauna / i personaggi nell’afa scialba/ […] il gusto della zuppa / in quel posto fuori mano”.
In cerca è una raccolta preziosa per i suoi contenuti, godibilissima per lo stile poetico adottato, suggestiva per le metafore e i termini utilizzati. A liriche brevissime se ne inframezzano altre, dove Ramberti mostra la sua capacità di rendere concrete quelle emozioni che, prima o poi, tutti gli uomini hanno la fortuna di provare nella vita. Nel complesso, un diario di viaggio senza date, che non teme lettura e si offre nudo agli altri. “Sono qui / i messaggi imbustati / pronti per l’invio. / (li ho già affrancati)”.
International Festival of Poetry - Kerala 21-23 luglio

Massimo Sannelli è stato invitato al Festival internazionale della poesia del Kerala (India) che si terrà dal 21 al 23 luglio 2007. Complimenti!
Su Voci condivise
Recensione di Alessandro Canzian apparsa in Progetto Babele
“Ecco le voci di alcuni autori segnalati dalla giuria (Caterina Camporesi, Paola Castagna, Chiara De Luca, Angelo Leva, Davide Nota, Andrea Parato) della IV edizione del concorso Pubblica con noi e dall’editore”. Così si presenta Voci Condivise nel risvolto di coperta. Un libro che in 264 pagine d’apprezzabili contenuti professa il bisogno di dire umano e sociale, amoroso e civile, dialogico o monologico. Un bisogno che trova forse la sua più esatta definizione nei versi assolutamente emblematici di Carla De Angelis: «C’è sempre un motivo / aspettare una stagione / vestirsi di niente e volare / su due ruote e sull’acqua / rivedere la natura / uscire dal torpore.»
Gli autori. I loro testi. Gianluca Brogna ha un campo scrittorio che parte dall’io per riflettere su cronistorie quotidiane, per trovare l’assoluto anche dentro al minimale. Quasi mai prescindendo dalla circoscrizione dell’io («Il paesaggio… è arido, aspro, roccioso, / mi osservo intorno, / come se mi rispecchiassi…»). Carla De Angelis invece punta volontariamente all’essenzialità formale e contenutistica della vita, e dei vhttp://www.blogger.com/img/gl.link.gifersi che la riflettono, quasi sfiorando la sentenzialità («Temevo il crescere / non avrei potuto più / giocare / non sapevo ancora dell’amore…»). Alessandro De Santis parte con grande certezza dalla forma Haiku per esprimere l’esigenza del contingente, del vivo e reale («S’aprono varchi tra le fronde / la notte è altrove / domani, trasloco anch’io»). Sara Di Gianberardino poi trova la sua ispirazione in un dato biografico, la professione di fotografo del padre, per esprimere immagini verseggianti il mare, l’amore, la parola, la gioia spesso dura della propria vita («Sudori di corpi incantati / scivolano sul vuoto di ombre / generate da infinita ricerca / d’alternativa stranezza sconosciuta»). Giuseppe Di Serio invece convoca nei versi una saggezza che è in qualche modo ironia malinconica cosciente del tempo trascorso, delle cose perdute e rimaste in memoria come ricchezza, anche se agra («Anche le puttane muoiono / con un’aura di purezza / e attraversano / come le rondini / una striscia / di cielo azzurro»). Kristian Fabbri rappresenta poi il momento più incisivamente civile di una scrittura tutta tesa al mondo, alla società, ai suoi eventi («Cellulosa incontrata per strada / diversi chilometri di nervi / a parlare di inutile politica»). Luigi Nacci più di tutti fa del verso un grumo addensato di lessico e formalità, pur non dimenticando e anzi così più scavando l’amore inquinato d’amare («Come non detto, però si potrebbe / teneramente guardare abbracciati / il soffitto, degustare sul letto / il caffè corretto domenicale»). Valentina Renzi porta il lettore a un linguaggio meno concentrato e più sereno e rasserenante, più disinibito nei colori, meno acre («Tutto attorno a me / è finzione / ma, allora, dov’è la verità? / Nel cuore delle parole, / nella nudità del sentimento, / che si arrendono in una poesia»). Chiude il libro Giusi Sapienza Jouven che con la fortunata formula di una prosa breve bene incanta la poeticità di storie di apparizioni e sparizioni senza intreccio, senza un troppo dilungarsi del tempo, ma con un forte senso della migrazione e del viaggio che alleggerisce e insegna («La guardo con più attenzione: età sui trenta, occhi blu scuro, capelli neri che le sfiorano le spalle, carnagione chiarissima, gambe longilinee, un’armoniosa rotondità sotto il giubbino. Sento un leggero fremito. Se non posso essere solo, tanto vale essere gomito a gomito con una squisita creatura come questa. Faccio un sospiro in cui si mescolano rinuncia e contentezza. Poi scruto il mare.»)“
sabato 5 maggio 2007
Uovo Cosmico a Roma 11-5


La Comunità Ellenica di Roma e Lazio invita alla presentazione del romanzo Nell’uovo cosmico della scrittrice greca Helene Paraskeva
venerdì 11 maggio 2007 alle ore 18.30, presso la libreria Odradek, via dei Banchi Vecchi, 57 00186-Roma.
Presenteranno il romanzo il giornalista Teodoro Andreadis-Synghellakis e la neogrecista Gaia Zaccagni.
Una poesia inedita (Roberta Bertozzi)

(II. in utero)
«Se ti fermi devi ricominciare
dall’inizio… dai qua!»
escoriazione – procurarsi da soli
sbrigativo per evitare arrivi
qualcosa di peggiore – forato buio popolato
di animelle cervicali
battere sul tempo e più boccettina adesso
e nicotina abboccare
per disinfestare l’orlo, per tirarlo a combacio
«mi sembra che oggi va meglio…»
poi ricominciamo – delle staffilate nette
la pelle sottopelle più abrasiva
e spremere adagio dalla
l’umore spento, scuotere prima di ogni uso lisciarsi
colla lucida urina
e lento sbiancare in nuova, siberiana
sacca d’utero.
…
Per la safety first – assumere i precetti
per cui opera la salubrificazione – mia, tua
metti il tampone, inghiotti
(la tua lingua fuoriuscire per altre dentellature vedo)
poi ad anni alterni il corpo fare duro di abbandono
e attendere pazienti, «Sta fermo ti ho detto…
così…»
per la somministrazione del perdono.
…
L’alba, la stanza ossigenata
(cerchi un punto d’appoggio per lo sguardo
ti abbracci all’edificio); quando al blocco il contatore
ci rinumera nelle file
e il soprannumerario inciampa per la rampa
delle scale – non volendo
cosa gli va negli occhi, cosa gli fa – corpuscolo
poi solo lo scorrere – sostenerlo sul binario
come lievito.
Quieto panico nelle compagnie civili.
Le acque che le bagneranno
per la turnazione. Coi gomiti arrivano
a manciate, con le mani al volante
e la dispensatrice madre ovaiola provvedere per tutti
tutti slattare.
«quando sognavo facevo quello che mi pare… ero forte e bellissimo…
poi me ne sono accorto e ho avuto come paura…»
(allunghi una gamba o tenti
di scalciarla al fondo, mezzafuori).
…
Se al deposito precipitano fiacchi
sulla panca del lavoro, noi ne – sentiamo solo
il tonfo-morto giù
dalle scrivanie
all’assolo del marciapiede
dove qualcuno piange senza audio
e io sì, avrei dovuto,
lasciare l’elemosina, un vulnerabile,
sempre bisogna che qualcosa
dare che sublima la perfezione, a saldo
di una qualsiasi vetrina di sofferenza, quando lo sguardo
cade.
Dunque di nuovo all’inizio, all’innesto,
se ti fermi devi ricominciare
la tua creatura – all’inizio piegati verso
di me, di dentro noi e più crescevamo e non
per il cappio della costola.
…
Sei un figlio di nuovo ficcato
nella nutrizione – il re del rock and roll
e riprendi a ovulare arrossato
dalle scosse dell’amore
un figlio, due, appesi al chiodo
trapassato della foto, da dove scappano
nella frizione generosa dell’inizio
e sei chi lo svertebra questo dio minore
questo
per altra giustizia sommaria – immagino
rimettere nella cellula il suo generativo
sangue sillabico e altro nuovo
sangue e ancora procurarsi
scorte.
…
Una versificazione scultorea, per sottatrazione, non aliena da misurati sperimentalismi e abrasioni sintattiche alla Sannelli o alla Fichera ma ovviamente intrisa di un timbro affatto personale e ormai maturo e riconoscibile: "Se al deposito precipitano fiacchi / sulla panca del lavoro, noi ne – sentiamo solo / il tonfo-morto giù / dalle scrivanie (…)"
Roberta Bertozzi è nata nel 1972 a Cesena. La sua attività critica e poetica è archiviata sul sito www.interno38.it
venerdì 4 maggio 2007
La macchina ideale di Michele Ruele

Appuntamento alla
BIBLIOTECA COMUNALE DI TRENTO
via Roma 55 - Sala degli Affreschi
LA MACCHINA IDEALE
edizioni UntitlEd
MARTEDI' 8 MAGGIO
ALLE 17.30
Con l'autore parlerà del libro Ariadne Radi Cor e leggerà alcuni passi l'attore Emanuele Pianta
La macchina ideale: romanzo di Michele Ruele nato dalla scrittura in internet, un'indagine su un uomo di cui c'è tutto tranne il corpo, un poema sulle macchine e le fantasie delle macchine, perché la tecnologia deve arretrare davanti alla sostanza umana. Un racconto d'amore e di musica, una storia d'infanzia e di morte, fra tentazioni liriche smorzate e i dettagli meccanici del motore-anima del grande OM Tigre.
L'editore UntitlEd commissiona le storie ai bloggers e gli scrittori fanno parte di un progetto complessivo nel nome della "detitolazione".
Recensioni: http://www.untitlededitori.com
Trentino – Corriere delle Alpi - 16 giugno 2006
Si tratta di un romanzo-poema per frammenti che descrive la storia di un giovane genio delle tecnologia moderna, Eros, che scompare, ed ha inizio così una lunga indagine per trovarlo ma soprattutto per scoprire chi è veramente. Lo si conoscerà attraverso i brani dei suoi diari segreti e i frammenti di chi ha già avuto la fortuna di parlare con lui. Il tema della musica fa da contraltare alla durezza delle macchine accompagnato dalla storia d'amore. (Chiara Zambiasi)
raraMente.net - 2 febbraio 2007
Lentamente, come tanti pezzi di mosaico, le pagine del libro tentano di risolvere il giallo della scomparsa di Eros e compongono l'immagine di una persona fuori dal comune, un genio delle macchine, ammaliato dalla xenon del proiettore cinematografico, capace di manovrare un camion a cinque anni e di far compiere acrobazie mozzafiato ad un aereo. Non il solito rapporto tra l'uomo e la tecnica: Eros non cerca il controllo sulle macchine, le guarda piuttosto come oggetti del desiderio, e proprio del sogno del bambino questi congegni sembrano i simboli. E' una storia commovente e divertente al tempo stesso, grazie anche ad uno stile fresco e poetico, concreto come certi paesaggi trentini e surreale come la nuvola di zucchero che oniricamente avvolge il protagonista e lo zio. Una delizia letteraria che merita di essere conosciuta.
Appuntamenti:
29 aprile: letture all' Vrbanzoo a Verona
11 maggio: intervista su Radio Neon
13 maggio: 7 racconti untitled – Fiera del Libro di Torino – spazio Incubatore
18 maggio: intervista su Radio Città del Capo
mercoledì 2 maggio 2007
Su Verrà l'anno

recensione di Alessio Brandolini
in «ALMANACCO DEL RAMO D’ORO» (quadrimestrale di poesia e cultura)
anno III, numero 8
http://www.ilramodoroeditore.it
(pp. 211-213)
Vera Lúcia de Oliveira, Verrà l’anno, Fara, Santarcangelo di Roma-gna 2005, pp. 78, € 8,00
Vera Lúcia de Oliveira è nata in Brasile nel 1958, la madre è figlia di immigrati italiani. L’esordio poetico risale al 1983, anno in cui in cui vince una borsa di studio e si trasferisce a Perugia, dove tutt’ora vive. È ricercatrice di Letteratura Portoghese e Brasiliana presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Lecce. Scrive (e traduce) sia in portoghese che in italiano. Tra i molti riconoscimenti il Premio di Poesia dell’Accademia Brasiliana di Lettere. È presente in antologie poetiche italiane e straniere. Ha pubblicato le raccolte di poesia: A porta range no fim do corredor (1983); Geografia d'ombra (1989); Pedaços / Pezzi (1992); Tempo de doer / Tempo di soffrire (1998); La guarigione (2000); Uccelli convulsi (2001); No coração da boca / Nel cuore della parola (2003); A chuva nos ruídos (2004). Ha pubblicato inoltre il saggio Poesia, mito e história no Modernismo brasileiro (2002).
Verrà l’anno (2005) è il suo ultimo lavoro poetico, scritto direttamente in italiano. È una specie di denso poemetto, dove i testi – come quelli della precedente raccolta – si susseguono senza titolo, né punteggiatura, né maiuscole (restano solo i punti interrogativi). Nel cuore della parola (2003, Adriatica - traduzione di Guia Boni) contiene un saggio di Luciana Stegagno Picchio in cui la studiosa sottolinea il forte legame della poesia di Vera Lúcia de Oliveira al senso dell’udito (la sua grande capacità d’ascoltare le voci del mondo), all’oralità e alla tradizione popolare. Per questo i suoi testi sono liberi d’ogni eccesso di retorica, d’enfasi, di metafisica e puntano dritto al cuore, all’essenza delle cose, e della vita. Una poesia quotidiana, quindi, eppure che si spinge in avanti, si dirama e abbraccia l’universale. Così la voce del singolo diventa una voce collettiva, che può essere di ciascuno di noi, o di tutti insieme, una voce corale:
la mia storia non la racconto ma se vuoi invento
ho storie dentro di me che nascono e restano
a rimuginare ho un sacco di storie tanto
più le racconto più diventano vere
c’è gente che piange e chiede dove le vado a prendere
rispondo che stanno dentro ognuno di noi
Poesia tratta da Nel cuore della parola, raccolta tra l’altro arricchita da un acuto commento del grande poeta brasiliano Lêdo Ivo che di questi versi apprezza il “lirismo coagulato” che supera le tradizionali misure metriche “per imporre, in un’apparente decostruzione, una realtà che ferisce e inquieta”.
Il bilinguismo di Vera Lúcia de Oliveira, e potremmo anche aggiungere il biculturalismo, si traduce in un ampliamento degli strumenti per comprendere il mondo, per penetrare i segreti della vita dell’uomo, della sua anima e – soprattutto – del suo dolore, in capacità di accogliere le voci che ci stanno intorno senza rinchiudersi nel proprio io. La lingua semplice e parlata, quella di tutti i giorni che evita ogni parola difficile o aulica, è il filo con il quale il poeta tesse il “discorso comune”: la voce intensa e pacata che parla per ogni uomo, così com’era all’origine della poesia. Allora il trascorrere della vita e della storia si fa materia lirica, nutrimento di queste poesie che talvolta sembrano racconti in miniatura:
il bosco è una casa di occhi
li vedevo nascosti e mi vedevo
a guardarli rompersi dai gusci
e venire fuori a salutare il giorno
Se la grande tradizione della poesia in lingua portoghese è ovviamente presente in quella di Vera Lúcia de Oliveira – si pensi a Carlos Drummond de Andrade, a Murilo Mendes, al citato Lêdo Ivo di cui qui da noi la de Oliveira ha curato una stupenda antologia, o allo stesso Pessoa, in quel desiderio dell’autrice d’immedesimarsi in personaggi diversi, di riuscire dal di dentro ad esprimerne la passione, il dolore – come non pensare all’Ungaretti che in pochi versi descrive tutto un mondo di passioni, alla sua misura, alla cura maniacale per ogni singola parola. Inoltre la lingua della poeta brasiliana (o brasilo-italiana?), il tono basso e insie-me la tenacia nel resistere alla degradazione del linguaggio comune, così come le tante domande presenti in Verrà l’anno, fanno venire in mente il primo Palazzeschi (di “I cavalli bianchi” e “Lanterna”) e i poeti dialettali italiani del novecento, soprattutto Raffaello Baldini.
Il rapporto con il Brasile lontano è fortissimo, e struggente. Per questo la parola “casa”, è la più usata (sognavo una casa sulle spalle/ come una lumaca dicevo). Un alloggio sobrio e piccolo, perché bisogna essere sempre pronti a spostarsi, a fare e disfare le valigie, a portarsi dietro poche cose: quelle necessarie, indispensabili. Soprattutto il ricordo, e la presenza e l’amore degli altri. Normalmente la poesia si nutre di silenzio, qui è il contrario: la casa-poesia di Vera Lúcia de Oliveira è fitta di voci e rumori, e affollata di volti.
Verrà l’anno (come inedito ha vinto il premio “Popoli in cammino”) si com-pone di 59 brevi testi: è un piccolo libro che però contiene grandi cose. Dal taglio o-riginale per via di quel surrealismo dimesso, fatto di versi quasi sussurrati, privi di toni retorici e declamatori. Dalle poesie di questo poemetto che si proietta verso il futuro – eppure legatissimo al passato e alla memoria – emerge un mondo fiabesco e altamente lirico, legato alla purezza, al candore, alle portentose visioni dell’infanzia:
c’era un vento leggero
lo sentivo sul tetto
sfregarsi alle tegole
strusciarsi pare
avesse preso gusto
ad annusarle
Un cane scappa dalla sua abitazione (Paola Castagna)
(altre poesie di Paola qui)
Mattinale
Ho visto di noi
un’idea
nitida
trasparente
Invaghita
di una parola
spartana
Un bacio
dato
in un centro affollato
Giace inoffensiva
la carne che arde
Assolta
per mancanza
di prove
Vorrei
frugare
tra il tuo pelo
e ritrovare
la retta
via.
Ad un padre
Era mio padre vestito di niente che piangeva dietro un vetro oscurato.
Era il tramonto di un’idea, alto gemito di giorni di gloria.
Quale la tua, padre?
Nei giorni dei fastidiosi lamenti, un toccare i soldi messi da parte.
Sembra palese pensarti.
Diventa il silenzio che oramai da tempo ti porto.
Di rado ti guardo negl’occhi, non potresti capire.
Conosco nei limiti che ho ereditato, la parola che non è mai esistita.
Un padre che ignora, non conosce, meglio per tutti.
Potrei esserne orfana e non contenere più il pudore.
Perché ragazzi miei quello che avete di mio è un contenuto di…
Senza spavento per ciò che la vita sa urlare, se la mia morale mi permettesse di respirare.
Sono un soffio, padre mio, tra i capelli bianchi che ti curi da sempre.
Sono un fiato, padre mio, tra il riposo e l’indomani.
Sono una donna coraggiosa nata dal tuo pensiero onesto
incastrata in un sistema perverso.
***
Il giusto
Cavaliere non esiste
quello o quella
siamo un’alterazione
di cose
una devianza
sull’essere animale.
***
Pomeridiano
Sulla fronte ho una vena che quando sono particolarmente tesa si ingrossa.
Taglia in due la mia fronte spaziosa e lucida.
Una spaccatura della carne impedisce il passaggio fluido del sangue.
Voglio scavalcare i giorni per lasciare il mondo e scendere.
La stazione che attende il mio passaggio, scendere alla prossima.
Ora prossima in un risveglio rovesciato da un citofono stridulo.
Sono rabbia
tra la corda e la rottura di quest’ultima.
Sono soffio
nel sangue che sgorga dal naso.
Penso a come posso portare fuori le penne, la collera subisce il mutamento.
Conosco categorie professionali che adoperano il sapere come sistema di guarigione.
Uomini che guardano mentre ascoltano.
Guardoni di un’anima.
Che sia vestita o ignuda, guarda, guarda.
Sono occhi
color salsedine
tra il petto e il pelo
Sono pupilla
radiosa nel riflettere uno specchio
Pomeridiana ora, mi appresto ad un colpo di reni, quasi un traguardo.
Siamo a metà dell’opera, i giorni d’esame, portano crescita nel corpo che scalpita come un puledro.
Fortunato l’uomo che prende questa donna in questi lunghi giorni di bramosia.
L’uomo feconda un attesa dopo mesi di incurante assenza.
Sono il Caos
ne testimonio l’esistere.
Sono sola
mentre il mondo di fuori
sorride e si compiace.
Parole di un figlio ad una madre
Ho il cuore di traverso
ho il cuore che mi va di traverso…
Le parole di un figlio nell’afflitto vivere.
Come giorno che si agita tra il sereno e il temporale.
ho il cuore che mi va di traverso, mamma.
Sottovaluto il suo stare nel considerare la sua frase vera poesia.
È così, mentre guido, gli sfioro i capelli con tenerezza, mentre osservo la sua mano grande.
Grande quanto il cuore e rabbrividisco all’idea che quest’ultimo ha la misura del suo pugno.
Un cuore troppo grande che se va di traverso soffoca senza scampo.
Educazione
Sto educando uomini all’ascolto.
Non basta tendere l’orecchio per sapere.
Vi è alla base un ascolto differente dall’udito presente.
Educare esseri per formare l’uomo domani.
E’ sempre più istintiva questa mia.
Nel divagare per una dovuta consapevolezza raggiunta.
Spiego le sfumature del comportamento femminile, sono ascoltata con attenzione.
Nella vita ho sbagliato il mestiere, la mia più che una professione sembra una missione.
Chi mi incrocia sul cavalcavia della ferrovia prende al volo un treno di sola andata.
Mentre è il ritorno che calca le scene del palcoscenico.
Il convoglio del mio sapere, semplice e puro, è strapieno di passeggeri attenti.
Viandanti rispettosi e discreti, che si lasciano trasportare nel viaggio del mio vedere.
Divento la guida di una gita fuori porta, descrivo paesaggi verdi ornandoli di sfumature piccole e sottili, i monumenti storici sono uomini Importanti, di cui narro le gesta grandi.
Uomini che si animano nel descriverli, sanno prendere corpo nonostante le assenze.
Questo insegno, saper essere contenitori non solo passivi, bensì consapevoli di come il piccolo e sottile, si può vedere adoperando tutti i sensi che madre natura ci ha regalato.
Solo così possiamo essere grati e meritevoli del bello che è la vita.
Sono quella nota positiva che accompagna il pensiero.
Colei che genera, sempre nata dal Caos uomo e la Perfezione donna.
Questa mia tarda nella conclusione, sono tante le parole che vogliono essere rivolte a chi sa leggere.
Sul lettore già atri, tanti altri, hanno scritto, i grandi hanno già affrontato la tematica.
La loro sintesi non conosco, l’ignorante in me regna e pulsa, fiero di essere.
Comprendo che so essere un lettore distratto, è il maschio che mi abita, che compensa la femmena che sa leggere con attenzione.
Il lettore non va educato, l’uomo che vuole leggere senza ostinazione si.
Quando leggo è una parola che entra, si insinua come una serpe e diventa me.
La parola deve saper penetrare come un fallo.
Il maschio padrone assoluto della parola scritta.
Il mio maschio è la frase breve.
Mi sto volutamente perdendo.
Non metto la parola fine a questa mia, perché il lettore sopra citato si aspetta un finale consapevole e pratico.
Invece è con la poesia che concludo questa mia.
Una poetica che viene paragonata alla carne, un elogio a quest’ultima.
Mentre io resto semi nuda e vago per casa nella attesa di un gesto.
Minimo e schematico, ridotto all’essenziale come un alfabeto morse.
Come l’alfabeto morse
ci sono i trattini e i punti
linee e punti
in base alla sequenza di questi
generi la parola.
Comunicazione dei tempi moderni.
Educo l’uomo a riprendersi il piccolo delle cose per farle diventare Grandi.
Buon giorno prima degl’esami, nell’antecedente giorno
Quando l’uomo è un totale disastro di fatto vi è alle spalle una donna grande.
Una donna talmente splendida da creare il caos primordiale.
Il Biondo è questo, da lui tutto si genera perché il Caos è proprio un generare di eventi.
Causa ed effetto, chiedo al Tecnico il tempo di un caffè, so per certo che il mio computer ha bisogno delle sue mani.
Fosse facile semplificare un’emozione non sarei qui a mascherarmi da monitor per occhi addosso.
Le risposte stamane tardano a venire, mentre io mi impongo un risveglio che poteva tardare.
Unica mattina dove potevo dormire tranquilla senza orario, mi approprio del giorno, quasi l’alba.
Sembra la donna che non vuole perder nulla di ciò che il nuovo giorno può offrire.
Ed allora eccomi, mentre perdo il conto delle chiamate ieri del Santo.
Una, due, tre non ricordo, so solo di avergli chiesto di starmi addosso.
Una donna oggi lusingata di tale grazia che viene donata all’essere che sono.
Il Santo è stupito, piacevolmente stupito di come so capire ed entrare, entrare e restare.
Sussurri, fiati leggeri hanno inebriato la notte.
Come una fiaba araba, una luna importante.
Elder desta sempre, provando a rimarginare la ferita dell’assenza, resto ferma in attesa che si compia l’atto dovuto alla vita.
È un buongiorno che anticipa il grande evento, prima degli esami un Forza ragazzo mio, qualsiasi sia il finale non cambia la vita che urla!
Ed io con te urlerò fin che avrò fiato in corpo.
Crepi la bocca di quel lupo che si appropria di questa mia, per il piacere del tuo stomaco che solo sfamandolo di sicurezze saprà dare importanza al corpo bellissimo che ti porti appresso.
Umile essere
So che le ore scavalcano il pensiero, spesso, volentieri, senza il riguardo dovuto.
Messaggi che arrivano da bottiglie vincolate dall’andare lento del mare.
È quel rumore che l’uomo possiede, l’urlo della salsedine addosso.
Non sono una donna raffinata, al telo preferisco la sabbia, alla doccia il sale del mare sulla pelle.
Mentre le lucertole sanno stanno al sole con eleganza, invidio una postura tutta al femminile.
Nella solita retorica delle differenze, mi distinguo come un neo da far controllare.
Nel controllo che non conosco per una castità prossima all’assoluzione.
Se poi il domani cela infiltrazioni dannose poca importa nell’oggi che vorrei consumare.
Solito banchetto nuziale, ricco di cibarie ed esaltanti profumi di primavera.
Il tempo instabile tra le nuvole ed un sole che desideravo prendere.
Forse oggi non ha importanza il colore della mia pelle.
Mimetizzare un corpo per un desiderio umile di appartenere.
Potrebbe essere amore il girovagare instabile dei pensieri.
Mentre la coscienza si considera da penitenza, due Padre nostro, dieci Ave Maria.
Sembra così semplice, nessun uomo di fede vuole la responsabilità di Comunicare nel sacramento questa donna.
Nel Corpo di Cristo, quel quotidiano pane cerca la differenza dello spirito.
Sarà carnale l’evolversi dei fatti, sarà fatale l’uomo che oltrepassa la soglia dell’anima.
Sarò forse io, senza maschere da circostanza, ad arpeggiare le corde di un tenere addosso.
***
Un cane scappa dalla sua abitazione.
Uomini in ansia lo inseguono.
Un cane scappa in un giorno di festa.
Quella del lavoro dal quale ultimamente sono assente.
Un assenteismo quasi forzato.
Di una stanchezza che si trasforma in malanno per dar tregua ad un corpo che viene lasciato, troppo, solo.
Un cane scappa, scappa e corre, verso di me.
La bava alla bocca ne testimonia la fatica.
Pur sapendo di poter seminare i suoi inseguitori non vuole correre rischi.
E scappa, e corre verso di me.
Il corpo in paralisi in tutta la bellezza che so di avere.
Un cane che scappa e che mi vede, più corre e più mette a fuoco l’immagine di me.
Il cane scuote la testa perché la visione gli sia reale.
Il cane sente il mio respiro a distanza oramai minima.
Un cane che scappa mi passa attraverso come fossi invisibile.
Giro appena la testa tenendo fermo il corpo.
Lui non curante prosegue la sua fuga.
Elder è lontano, molto lontano e il sentire si fa fioco.
Il santo che vorrebbe baciarmi come tale sente il mio respiro sul collo.
Mentre il giorno va a finire, un sole ancora alto ed un cane che in fuga non farà del male a nessuno.
Un cane scappa per poter tornare e leccare la mano del padrone.
Iscriviti a:
Post (Atom)
Archivio blog
- dicembre (10)
- novembre (39)
- ottobre (43)
- settembre (35)
- agosto (15)
- luglio (42)
- giugno (52)
- maggio (48)
- aprile (39)
- marzo (53)
- febbraio (69)
- gennaio (56)
- dicembre (63)
- novembre (85)
- ottobre (44)
- settembre (51)
- agosto (25)
- luglio (35)
- giugno (58)
- maggio (93)
- aprile (81)
- marzo (86)
- febbraio (81)
- gennaio (70)
- dicembre (52)
- novembre (53)
- ottobre (62)
- settembre (42)
- agosto (46)
- luglio (49)
- giugno (51)
- maggio (49)
- aprile (28)
- marzo (28)
- febbraio (39)
- gennaio (27)

