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giovedì 4 aprile 2019

Vincitori Narrapoetando 2019

FaraEditore e i giurati 
 del concorso Narrapoetando 2019 sez. Poesia
(v. anche la sezione Narrativa/Saggio)
sono lieti di proclamare i Vincitori 
che hanno ricevuto la pubblicazione premio

I. class.

Ho scritto questo salto di Marco Colonna (Forlì)


Marco Colonna (foto Renzo Zilio) è nato a Palermo il 4 aprile 1964, vive a Forlì. Dirige dal ’99 il portale web di cronaca e attualità politica sestopotere.com. Cura il canale You Tube Lotta alle mafie. Ha scritto articoli per: Il Messaggero – Forlì, Gazzetta di Romagna, Il Resto del Carlino, La Voce di Forlì, Il Momento, RomagnaSera, Il Giornale, Lo Stato, Il Borghese, L’Uomo Qualunque. Ha collaborato con i Tg e Rg di VideoRegione e radio locali. Ha pubblicato libri di cinematografia. Poesie selezionate e segnalate nei concorsi Faraexcelsior 2016 e 2017 e Zuppardo (inserite nelle sillogi del Premio La Gorgone d’oro 2017 e 2018). Ha pubblicato con Fara le raccolte poetiche Ani+ma (2016) e Siamo sono (2017, finalista al Premio Città di Arona 2018). Nel 2018 è stato inserito nelle antologie: L’orizzonte delle metafore (Edizioni Tracce) e La responsabilità delle parole (FaraEditore). Ha partecipato a numerosi reading e letto poesie nel corso della Settimana del buon vivere 2018. Web: paroledelcuore.com, poesianuova.com, scrivere.info, portfoliopoetico.com, poesieinversi.it, e video-poesie nel canale YouTube Marco Colonna Poesie.


«Ho scritto questo salto è un trittico che inizia con un primo salto nello “schianto-pianto” della realtà, un nonsense della disgrazia che, tutt’altro che umoristico, spacca il cuore per il suo eccesso di significati e non per la sua assenza. Primo salto che a caduta libera entra in una mise en abyme (messa in abisso), quale decostruzione del reale o, come vuole il poeta, quale ricostruzione di un “disessere” dove tutto, in questo grande stomaco del mondo, si fa cibo e riciclo. Salto che atterra in uno scenario contemplativo, dove quell’iniziale “terra a cui do le spalle” diviene unico elemento di “levità”. Il cuore del poeta, dunque, batte al ritmo di questi tre salti o passi di danza: riempirsi di forza di gravità; svuotarsi e sgravarsi del proprio essere; rimanere, infine, in lieve e aggraziato equilibrio sopra un filo contemplativo fra il reale e l’irreale. Questi tre movimenti sono il movente che mi fa prediligere detta silloge rispetto alle altre.» (Serse Cardellini)

«La raccolta prendendo spunto da occasioni e momenti della vita dell’autore, ma anche da episodi collettivi, si innalza ad una meditazione sul destino e il senso dell’esistenza, con un verso che pure nella sua varietà metrica mostra una sotterranea compattezza e riconoscibilità.» (Francesco Filia)

«Anche quando si fa carico di dispiegare un dramma, sezionandolo nelle sue particelle più dolorose, è poesia esistenziale. Si interroga con insistenza nonostante lo stesso cruccio si ripeta: la verità resta un abbozzo.» (Angela Caccia)

«Opera composita, formata da un corpus stilisticamente eterogeno, eppure capace di legare l'attualità, l'interiorità, la storia, dando voce a ciò che resta.» (Andrea Parato)

«In Ho scritto questo salto la morte è una presenza viva e familiare e nei suoi confronti c’è un’esplorazione creaturale, privata dell’inevitabile commozione, nutrita da contemplazione serena della finitudine umana. La Parte Prima ferma il tempo di tre precisi avvenimenti accaduti ed il verso si muove tra una “memoria viva” ed una “rabbia eternamente giovane”. In ognuno dei tre salti (“Prima della realtà”, “Mise en abyme”, “Contemplazione”) i versi sono tenaci, appassionati, un corpo a corpo con passaggi coraggiosi per esplorare, scavare, appuntare con maestria momenti intimi e profondi, “sottovoce dove brulicano i silenzi e il respiro si appiattisce”.» (Adalgisa Zanotto)


II. class.

Nel fiato umido dell’autunno di Mariangela De Togni (Piacenza)


Mariangela De Togni, nata a Savona, è suora delle Orsoline di Maria Immacolata (Piacenza). Insegnante, musicista, studiosa di musica antica. Membro dell’Accademia Universale “G. Marconi” di Roma, ha pubblicato le raccolte di versi: Non seppellite le mie lacrime (1989), Nostalgia (1991), Una Voce è il mio silenzio (1995), Chiostro dei nostri sospiri (1998), Profumo di cedri (1998), Un saio lungo di sospiri (2000), Flauto di canna (2004), Nel sussurro del vento(in Quaderni di Letteratura e Arte, 2005), Nel silenzio della memoria (ne Le visioni del verso, 2008), Cristalli di mare (2010), Fiori di magnolia (2011), Frammenti di sale (2013), Si può suonare un notturno su un flauto di grondaie? (2016, prima classificata al Faraexcelsior). È presente nel Dizionario della Biblioteca di Stato, in agende, antologie, blog e riviste di poesia contemporanea. Numerosi i premi e i riconoscimenti.


«Questa raccolta è una contemplazione della bellezza della Natura, percepita come una realtà viva e animata da una tensione infinita, in cui l’Io poetico si confronta con la solitudine e con il fluire del tempo.» (Nicoletta Mari)

«La silloge offre un “ventaglio di possibilità” ed anche una “gronda divina” dove riparare. Poesia mistica, di rimandi biblici, evocativa di fede per il “creato”, che stupisce e tutto azzera rendendolo alla sua origine divina. Oggi più che mai la poesia ha l’urgenza di occuparsi della natura che ogni giorno ci dona la luce e il buio. Il poeta parla a chi si veste di vento, di mare, di aurora, di notte, di natura primordiale. Il “tu” trascende e l’autunno è solo un pretesto. Non è una “chiesa vuota” questo fluire di versi.» (Colomba Di Pasquale)

«Opera dai versi brevi, composti e delicati, quasi rarefatti, talvolta. Non scevra di citazoni, mai ostentate, sa mantenere un proprio linguaggio intimo.» (Andrea Parato)


III. class.

Nuove anime di Vincenzo D’Alessio (Montoro, AV)


Vincenzo D’Alessio (Solofra 1950), laureato in Lettere all’Università di Salerno, ha ideato il Premio Città di Solofra, fondato il Gruppo Culturale “Francesco Guarini” e l’omonima casa editrice. Acuto e attento critico letterario, ha pubblicato saggi di archeologia e storia, recensioni e versi in numerosi periodici, antologie, siti e blog (in particolare Narrabilando e Farapoesia). Raccolte poetiche per i tipi di Fara: La valigia del meridionale e altri viaggi (2012, 20162); Il passo verde (in Opere scelte, 2014); La tristezza del tempo (in Emozioni in marcia, 2015) e Alfabeto per sordi in Rapida.mente, 2015) poi in appendice a Immagine convessa (2017), opera finalista al concorso Versi con-giurati. Nel 2017 è uscita la raccolta Dopo l’inverno, II class. al Faraexcelsior, III premio del Concorso Terra d’Agavi 2018 (Gela, AG), segnalata al Premio Civetta di Minerva (Summonte, AV), finalista al Premio Tra Secchia e Panaro 2018 (Modena). Del 2018 sono i Racconti di Provincia.


«L’anima sembra “naufragar” nella natura e la Natura diventa epifania delle emozioni, dei ricordi, del vissuto del Poeta. Siamo dinanzi ad una manifestazione di panismo, in cui l’Io lirico si mescola e si confonde con il Tutto. Il linguaggio è essenziale, nitido, ricercato, estremamente preciso.» (Nicoletta Mari)

«La canzone e le migrazioni. Il Poeta fa parlare luoghi e nostalgie “le stanze dell’aulica casa/riportano l’eco della voce” e poi gli abbandoni: “portami al confine della vita” “casa dei sogni” “nella polvere del ritorno”. La quieta polvere di Emily Dickinson e scorgo in lontananza un Vittorio Sereni che si sporge su questa silloge. Poesia che rimbocca le coperte nel freddo inverno, che tiene vivo il fuoco del focolare del Sud del mondo per chi è andato a Nord. Una poesia che insegna e ammonisce: “I giovani del Sud /non tornano rimangono / clandestini”, necessaria in questo tempo di silenzi disumani e di chiusure aberranti.» (Colomba Di Pasquale)


Altre opere votate

Theory of Infinity di Michele Caliano (Solofra, AV)


Michele Caliano è nato ad Avellino il 2 settembre 1963. Vive a Montoro (AV). Si è diplomato all’Isituto tecnico commericale di Solofra (AV). Astrofilo dall’inizio degli anni ’80, ha conseguito negli anni ’90 l’Attestato del corso in Astrofisica presso l’Osservatorio di Montecorvino Rovella (SA). Socio del Gruppo Culturale Francesco Guarini è appassionato di Cosmologia e divulgatore scientifico nelle scuole Medie statali e presso alcune radio del territorio.


«L'autore di Theory of Infinity diverte il lettore con una poesia didascalica che vorrebbe spiegare con ironia i più intricati enigmi della scienza e dell'universo, maggiore dei quali è il concetto di infinito. Il risultato di questo sforzo didattico è una silloge bizzarra ma piacevole. Dietro all'ironia si coglie un certo pessimismo nei confronti dell'agire umano. L'effetto umoristico è reso dall'alternarsi di termini scientifici e squarci autobiografici e dall'uso di rime volutamente infime o addirittura volgari.» (Andrea Biondi)


Suite visionaria di Gabriella Bianchi (Perugia)

«Poesia di stagioni, di affanni, di assenze, di “creato”, di ricordi e in tutto questo il Poeta “come volpe affamata” cerca un abbraccio che le salvi la vita. Poesia di ancestrale clausura, di sbigottimento alla vita e alla morte, poesia che guarda alla terra e all’infinità del cielo. Poesia tormentata che ricorda il dolore di vivere di Silvia Plath o di Amelia Rosselli.
“Il dolore fa uscire di senno, anima mia…” come non essere d’accordo? E poi arriva una luce in tanta visione nel Po di Volano con “gli occhi perduti/in quel dolce infinito”.» (Colomba Di Pasquale)

«È una potente silloge Suite visionaria, sicuramente la migliore della competizione. Una poesia mesta come una lenta sinfonia in minore, ma che rapisce l'ascoltatore, o il lettore, come accade al fedele ortodosso in contemplazione dell'iconostasi di una sperduta chiesa russa. L'autrice ordisce il grande racconto della propria vita con un linguaggio semplice e piano, il quale, proprio nella semplicità, attinge la potenza visionaria delle immagini. Racconto che si fa verso contro la "favola insanguinata" del mondo; salvezza "per non infoltire la schiera dei folli e dei suicidi". Abbiamo detto poesia mesta, ma dalla quale alla fine è possibile suggere "il vino profondo dell'amore".» (Andrea Biondi)


Quello che resta dopo le parole di Daniela Sandrolini (Marzabotto, BO)

«È una poesia che narra con leggerezza i drammi umani, che racconta la dura ed integerrima vita della gente di montagna, che induce a scoprire il legame con le proprie radici per ritrovare sé stessi.» (Nicoletta Mari)

«Un profluvio di parole, il succedersi di fotogrammi vecchi e nuovi, e un verso che su tutto s’innalza, ora timido ora audace, a raccontare il raggio che sta frugando l’anima.» (Angela Caccia)

«La vita dentro in Quello che resta dopo le parole. La sensazione e la soddisfazione di trovarsi a tu per tu con chi sa catturare la bellezza intorno, della casa dei gigli nella foresta dei faggi sul confine degli argini… e sa tradurre in versi la gioia di immergersi nelle tinte variegate che abbelliscono il mondo. È la gratitudine e la forza di chi ha occhi che sanno vedere, che sanno camminare accanto senza esserci. È un gioco di immagini effervescenti, dispiegato a catturare la pulsione anche di chi “adesso siede in una terra di nuvole”.» (Adalgisa Zanotto)


Rotta carovaniera di Stefano Sioli (Sesto San Giovanni, MI)

«All’autore va riconosciuto un giovanile buttarsi scomposto e di pancia tra i versi.» (Serse Cardellini)

Quello di Rotta carovaniera è un viaggio, o più viaggi, al tempo stesso geografico esistenziale e interiore. I testi, nella loro varietà formale, si presentano come vere e proprie tappe di una mappatura dell’anima che ritrova o perde se stessa nei luoghi che attraversa, nei momenti di rivelazione e smarrimento che anche un dettaglio può donare. (Francesco Filia)


Così in terra di Massimiliano Bardotti (Castelfiorentino, FI)

«Opera corale, delicata e intensa, seppur non originale nello spunto, capace però di dare freschezza alle voci – poetiche – di chi lascia una traccia di passaggio. L'autrice/autore sa rendere con perizia e varietà stilistica il proprio sentire interiore filtrandolo delicatamente attraverso l'empatia con le voci che si raccontano e raccontano qualcosa anche di noi.» (Andrea Parato)


Il segno di Salvatore Enrico Anselmi (Viterbo)

«Gratitudine per Il segno: lascia un segno del quotidiano e pesante carico che attraversa i giorni degli uomini e dei ciclopi e diventa canto libero e aperto del “cuore pensante” la cui corrente sospinge lontano. I versi pregnanti d’una puntuale attenzione alla parola donano un’educazione alla sensibilità e alla consolazione. E ancora di più, immagini e avvistamenti del “peso lineare dell’orizzonte che salta ogni giorno come un pesce”, fissano altezza e vuoto di quanto possa resistere al flusso inarrestabile del tiepido “corso del tempo che ci accompagna”.» (Adalgisa Zanotto)

martedì 22 marzo 2016

LA GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA 2016

di Vincenzo D'Alessio



È stata celebrata ieri, 21 marzo 2016, la “GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA” istituita dall’UNESCO al fine di incentivare le giovani generazioni alla conoscenza dei Poeti e al valore della Poesia nella società.

La classe terza E dell’IstitutoComprensivo Statale “Michele PIRONTI” di Montoro , guidati dalla professoressa Nicoletta Mari, ha accolto l’invito del Gruppo Culturale “Francesco GUARINI” a  realizzare un percorso che conducesse gli studenti alla scoperta dei valori connessi alla Giornata.

Hanno offerto il loro Patrocinio gratuito la Casa Editrice FARA di Rimini; la Rivista di Cultura e Arte Via Cialdini di Trento; l’Associazione Culturale LUCANIART di Potenza; l’Associazione Culturale Orizzonti di Avellino presieduta dal professore Paolino MAROTTA; il Centro di Documentazione Rocco SCOTELLARO di Tricarico; il Centro di Documentazione della Poesia del SUD di Nusco (AV) e  l’Amministrazione Comunale di Montoro (AV).

Alla celebrazione conclusiva hanno preso parte la Dirigente Scolastica professoressa Alessandra Tarantino  e gli esponenti dell’Amministrazione Comunale. In questa occasione, per i meriti assunti nella realizzazione del progetto, è stata insignita del titolo di Iscritto Onorario del Gruppo Guarini la docente Nicoletta Mari.




Durante l’incontro sono stati declamati i versi dei poeti meridiani: Rocco SCOTELLARO, Leonardo SINISGALLI, Alfonso GATTO e Salvatore QUASIMODO. I giovani studenti hanno dedicato un applauso al poeta Michele LUONGO, direttore della Rivista  Via Cialdini per il dono dei versi: La Poesia taglia i limoni dorati, che saranno riportati sulla parete della loro classe a ricordo perenne della Giornata vissuta quest’anno.
 Montoro 22-3-16

lunedì 15 febbraio 2016

Poesia in classe a Montoro

Grazie a Vincenzo D'Alessio!

giovani studenti della terza sezione E dell'Istituto Comprensivo "Michele Pironti" di Montoro ringraziano per il dono delle pubblicazioni, insieme alla loro docente Nicoletta Mari, che dà inizio col Patrocinio di Fara Editore al tragitto che li porterà alla realizzazione della "Giornata Mondiale della Poesia" il 21 marzo 2016. 




nella foto la classe terza sezione E: la docente professoressa Nicoletta Mari (a destra di chi guarda), i discenti in ordine alfabetico: Annunziata Matteo; Cardasci Dannys; Celentano Emanuele; de Luca Fabio Pio; De Maio Michele; Donniacuo Carmine; Ercolino Teresa; Esposito Raffaella; Ferrante Carmine; Guerriero Gabriele; Guerriero Teresa; Imbimbo Chiara; Ingino Armando; Izzo Gabriele; Meriani Noemi Grazia; Parrella Rosa; Rago Marta; Russo Vincenzo Pietro; Tolino Valeria; Trifone Federica; Verdoliva Marta; Vietri Giovanna.  

martedì 8 marzo 2016

Una giornata in Poesia

Dr. Vincenzo D’Alessio  

Sabato 5 marzo c.a., alle ore 10,00, i ventidue studenti della classe terza sezione E dell’Istituto Comprensivo Statale “Michele PIRONTI”, inseriti nel progetto della Giornata Mondiale della Poesia voluta dall’UNESCO e promossa sul territorio irpino per il secondo anno di seguito dal Gruppo Culturale “Francesco GUARINI”, hanno ospitato il poeta contemporaneo Domenico CIPRIANO, reduce dai suoi viaggi in Italia e all’estero.
Il poeta irpino ha accolto di buon grado l’invito all’incontro con i giovanissimi discenti della professoressa Nicoletta Mari, i quali avevano analizzato i versi della sua raccolta: “ Il continente perso” (Fermenti Editore, Roma 2000), richiamandosi alla lezione che lo stesso ha introdotto sulla Civiltà Contadina. 






Annunziata Matteo, Cardasci Dannys, Celentano Emanuele, de Luca Fabio Pio, De Maio Michele, Donniacuo Carmine, Ercolino Teresa, Esposito Raffaella, Ferrante Carmine, Guerriero Gabriele, Guerriero Teresa, Imbimbo Chiara, Ingino Armando, Izzo Gabriele, Meriani Noemi Grazia, Parrella Rosa, Rago Marta, Russo Vincenzo Pietro, Tolino Valeria, Trifone Federica, Verdoliva Marta e Vietri Giovanna hanno vissuto una intensa giornata di Poesia, realizzando un aperto confronto con le liriche dell’ospite.
Ad accogliere CIPRIANO c’erano, oltre ai giovani studenti e alla loro docente, la Dirigente dell’Istituto Comprensivo Statale “Michele PIRONTI”, professoressa Alessandra TARANTINO, la professoressa Anna Giordano e la professoressa Monica, intente alla lectio magistralis tenuta dal noto poeta.
A conclusione del bellissimo incontro i ragazzi hanno ceduto alla gioia di ottenere sui propri diari la dedica del poeta CIPRIANO e la professoressa MARI ha fatto dono, all’ospite, di una confezione della “Cipolla Ramata” di Montoro; affinché il noto autore conservasse i profumi della terra montorese e chissà, in futuro, dedicasse una poesia a questo prodotto, esaltato dal premio Nobel cileno, Pablo NERUDA.
Montoro, 6 marzo 2016

giovedì 3 maggio 2018

L'ironia dei versi

Giovanna IorioSuccede nei paesi, Fara 2017

recensione di Nicoletta Mari


La raccolta poetica Succede nei paesi di Giovanna Iorio si presenta al lettore come un susseguirsi di pensieri asistematici, un vero e proprio “zibaldone”, un insieme di quadretti realistici, simili agli epigrammi di Marziale, in cui la vita appare in tutte le sue sfaccettature, frantumata in una miriade di scenette.
Emblematico è l’incipit della raccolta «Succede nei paesi che non succede niente» (p.13), la poetessa, infatti, attraverso i suoi frammenti realizza un ritratto dell’Irpinia, terra dai mille colori, straordinariamente fragile, in cui sopravvive una sopita energia umana. Dai versi di Giovanna Iorio traspare una sottile ironia e al contempo una celata malinconia per un mondo lontano, nello spazio e nel tempo, dai frenetici ritmi cittadini, collocato in una dimensione atemporale.
I paesi irpini sono regolati da un tempo ciclico, eternamente ricorrente, che scorre in maniera uniforme senza alcun rapporto con il mutamento in cui le vicende si ripetono pedissequamente: «Succede nei paesi che stamattina alle cinque cantava il gallo» (p.20); «Succede nei paesi che le galline fanno un uovo per tutti quanti. Anche due» (p.44); «Succede nei paesi che un tuono coincida con i rintocchi della campana» (p. 75). Lontano da questa statica ciclicità esiste il tempo della storia, un tempo dinamico, in cui i fatti si svolgono nella realtà: «Succede nei paesi che vai a comprare il giornale e tutto quello che leggi è successo altrove» (p. 32).
La raccolta Succede nei paesi è impreziosita dal plurilinguismo, la poetessa, come per la scrittura in prosa, ricorre alla miscelazione di più linguaggi (italiano-dialetto) per ottenere un maggiore realismo descrittivo. Nei versi ritroviamo espressioni dialettali, antichi proverbi locali, termini specifici della cultura rurale.
In Giovanna Iorio la poesia dialettale, come in Pasolini, non è sinonimo di poesia popolare, ma ricerca della perduta civiltà contadina, immersa ormai in una illusoria purezza ancestrale.
L’avvincente lettura di questi frammenti, dunque, conduce con fanciullesca innocenza alla scoperta di un mondo magico, quasi fiabesco: «E succede la notte nei paesi che le case si stringono strette strette. E pure le stelle» (p. 62). 

lunedì 29 luglio 2019

Colonna, D’Alessio, Biondi, Orrico, Iorio sotto la lente di Gian Ruggero Manzoni


recensioni di Gian Ruggero Manzoni



HO SCRITTO QUESTO SALTO di Marco Colonna, FaraEditore, pubblicazioni dell’amico Alessandro Ramberti.

Marco Colonna, giornalista e scrittore, è nato a Palermo nel 1964, vive a Forlì. Dirige dal ’99 il portale web di cronaca e attualità politica sestopotere.com. Cura il canale YouTube “Lotta alle mafie”. Ha scritto articoli per: Il Messaggero, Gazzetta di Romagna, Il Resto del Carlino, La Voce di Forlì, Il Momento, RomagnaSera, Il Giornale, Lo Stato, Il Borghese, L’Uomo Qualunque. Ha pubblicato con Fara le raccolte poetiche Ani+ma (2016) e Siamo sono (2017, finalista al Premio Città di Arona 2018). È stato inserito nelle antologie: L’orizzonte delle metafore (Edizioni Tracce) e La responsabilità delle parole (FaraEditore). Ha partecipato a numerosi reading di poesie. Questa intensa opera in versi si è classificata prima al concorso Narrapoetando. Angela Caccia ha scritto che questo libro è necessario e rientra nella “poesia esistenziale”; queste le parole di Serse Cardellini: «Ricostruzione di un “disessere” dove tutto, in questo grande stomaco del mondo, si fa cibo e riciclo»; Pietro Caruso: «La sontuosa forma dell’eterno percorsa da un funambolo delle parole»; Francesco Filia: «Una meditazione sul destino e il senso dell’esistenza; Andrea Parato: «Capace di legare l’attualità, l’interiorità, la storia, dando voce a ciò che resta»; Adalgisa Zanotto: «Un’esplorazione creaturale, privata dell’inevitabile commozione, nutrita da una contemplazione serena della finitudine umana». 
Ed io: «Poesia oltremodo sapienziale, netta, a momenti oserei aforistica, per come ti entra nella mente e in essa si espande, fino a creare vortici».



NUOVE ANIME di Vincenzo D’Alessio, FaraEditore.

Vincenzo D’Alessio (Solofra di Avellino 1950), laureato in Lettere all’Università di Salerno, ha ideato il Premio Città di Solofra, fondato il Gruppo Culturale “Francesco Guarini” e l’omonima casa editrice. Acuto e attento critico letterario, ha pubblicato saggi di archeologia e storia, recensioni e versi in numerosi periodici, antologie, siti e blog. Le sue raccolte poetiche per i tipi di Fara: La valigia del meridionale e altri viaggi (2012); Il passo verde (in Opere scelte, 2014); La tristezza del tempo (in Emozioni in marcia, 2015) e Alfabeto per sordi (in Rapida.mente, 2015), poi in Immagine convessa (2017). Sempre nel 2017 è uscita la raccolta Dopo l’inverno. Del 2018 sono i Racconti di Provincia. Della sua opera hanno scritto: «Il linguaggio di D’Alessio è essenziale, nitido, ricercato, estremamente preciso» (Nicoletta Mari); «Poesia che rimbocca le coperte nel freddo inverno, che tiene vivo il fuoco del focolare del Sud del mondo per chi è andato a Nord. Una poesia fondamentale in questo tempo di silenzi disumani e di chiusure aberranti» (Colomba Di Pasquale). 
Vincenzo D’Alessio usa parole scelte e umili, semplici e ricche di riverberi, quindi aggettivi concreti e universali. Come sostiene giustamente Michele Sessa, questo poeta campano è testimone assai valido della paziente Irpinia. È il cantore delle “nuove anime” dei borghi della sua terra, continuamente ferita, sfruttata, desertificata se non devastata. La sua è poesia “antica”, poesia che si rifà alla tradizione, quindi, da me, GRM, oltremodo apprezzata.


GHIRONDA di Andrea Biondi, FaraEditore.

Andrea Biondi (Rimini 1986) si è laureato in Lettere presso l’Università di Urbino nel 2009; sempre in quell’ateneo si è specializzato in Scienze Religiose nel 2017. Insegna nelle scuole superiori del maceratese. Con Le campagne hanno bocche ha vinto il concorso Faraexcelsior 2017. Dice, di lui, l’amico poeta, critico letterario ed editore Alessandro Ramberti: «La poetica di Andrea Biondi può essere definita elegantemente, pregnantemente (già dall’esergo), erotica, sia per l’uso di metafore sensuali (“I sogni nessuno può controllarli: / ti sei bagnata tutta di luna”), che per l’uso di una lingua pastosa, saporosa e ritmata (“Ma il tuo corpo è una polpa per morire, / il campo brullo dove affondare i denti”) – non a caso è stato scelto il titolo Ghironda». Ma che cos’è la ghironda? La ghironda è uno strumento musicale a corde di origini antichissime tuttora usato in molti paesi europei per l'esecuzione di musiche tipiche delle tradizioni popolari. Le corde sono poste in vibrazione dallo sfregamento del bordo di una ruota che il musicista vortica per mezzo di una manovella e vengono attivate da una tastiera avente, di solito, i colori invertiti rispetto a quella del pianoforte. Ma veniamo al dove la complessità del suonare la ghironda: l’aspetto più difficoltoso è dato dall’azionamento della “trompette”, ovvero di una corda non tastata che provoca il tipico ronzio ritmico a seconda del tempo e della velocità del brano eseguito, azione che costringe il suonatore a sincronizzare le due mani con movimenti poco naturali e non riscontrabili nell’uso di nessun altro strumento musicale. Sebbene tutto ciò, Biondi se la cava benissimo nel gestire il suo suono e, soprattutto, certe sue immagini oltremodo taglienti.


20 PEZZI FACILI (più uno) di Fabio Orrico, FaraEditore.

Fabio Orrico è nato, vive e lavora a Rimini. Ha pubblicato due raccolte di poesie Strategia di contenimento, uscita nel 2005 per Giulio Perrone Editore, e Della violenza, uscita nel 2017 per FaraEditore, quindi ha scritto il romanzo breve Il bunker (ErosCultura 2016) e, a quattro mani con Germano Tarricone, il thriller Giostra di sangue (Echos Edizioni 2015), nonché il noir Estate nera (Golem Edizioni, 2017). Collabora al blog di Nicola Vacca Zonadidisagio e al periodico online Scrittinediti. Confessa l’autore: “In realtà ogni volta che rivedo un film che amo è come se rivedessi sullo schermo anche la mia autobiografia. È un po’ come se le mie rughe andassero a segnare la pellicola e il film si ricaricasse di senso e di un’urgenza nuova”. Di lui dicono riguardo il suo fare critica cinematografica: «La scrittura è godibile e attraente anche per i non esperti» (Angelo Leva); «L’ottima descrizione, anche di particolari che potrebbero sembrare insignificanti, conduce il lettore alla sua visione della pellicola. L’insieme è piacevole e stimolante» (Franca Oberti); «I collegamenti che crea danno un senso di organicità all’opera e restituiscono l’impressione di compiere un viaggio a più tappe, ognuna delle quali non sarebbe stata raggiunta se non tramite il passaggio da quella precedente» (Angela Colapinto); «Recensioni minuziose, quasi poetiche nel linguaggio attento a forme, colori e suggestioni» (Giovanna Passigato); «Orrico snocciola immagini con nonchalance come se davvero si trattasse di “pezzi facili”, ma lo fa con vera passione e senza arroganza, quintali di informazioni e impressioni che possono fungere per noi da bussola per orientarci nel panorama cinematografico dei nostri tempi» (Corrado Giamboni). 
Per quello che mi riguarda questo è libro da leggere, soprattutto per chi, come me, ama i film e, se potesse, ne divorerebbe 1 se non 2 al giorno. Un vero grazie a Fabio Orrico!


DORMIVEGLIA (E ALTRI RACCONTI SMARRITI) di Giovanna Iorio, FaraEditore.

Giovanna Iorio, irpina, è vissuta per anni a Roma ma si è recentemente trasferita nel Regno Unito. Ha pubblicato diverse raccolte di poesie. Le più recenti: Poesie d’amore per un albero (Albeggi 2017), Haiku dell’Inquietudine (Fusibilia 2016) e Frammenti di un profilo (Pellicano 2015, con post poesia di Renzo Paris). È presente in molte antologie tra cui Cuore di preda e SignorNo. Collabora con le testate Erodoto108, Roma&Roma e DiarioRomano. Dopo aver vinto il concorso “Pubblica con noi” è uscita con FaraEditore La neve è altrove (finalista al Premio Camaiore 2017 e al Premio Città di Arona 2018). Nel 2017 pubblica, sempre con FaraEditore, Succede nei paesi. Ha ideato e cura il progetto sonoro Poetry Sound Library. Nel 2019 sono usciti I giorni della volpe (Gattili Edizioni) e Ora rischiara (EscaMontage). Questi avvincenti racconti, fra il sonno e la veglia, si sono classificati secondi al concorso Narrapoetando: Così hanno scritto di lei i giurati: «Un insieme volutamente vario con l’incipit che avvisa da subito chi legge sulla caratteristica onirica dei testi. Ho trovato divertente la lettura e talvolta un pizzico di inquietudine nell’aspettativa» (Franca Oberti); «Il suo originale punto di vista verso la realtà che ogni giorno viviamo ha in sé un tratto fortemente onirico e al tempo stesso, con molta più frequenza di quanto a una lettura superficiale potrebbe apparire, riesce a cogliere nel segno, restituendoci un sapore intimo e familiare in grado di riportarci a casa» (Angela Colapinto); «Amori impossibili, creature che fanno esplodere le magie nascoste dentro di sé, momenti di amara e beffarda chiarificazione, universi familiari che con uno scarto improvviso diventano altro. E ancora piccole crudeltà, che poi diventano risolutrici, in virtù di una intelligente ironia» (Giovanna Passigato). 
La scrittura della Iorio è oltremodo calibrata, sicura, attenta ai particolari, sobria. Nel suo narrare, “il teatro che è la vita” risulta più che manifesto, coinvolgendoci al punto di immedesimarci nei vari personaggi, divenendo personaggi noi stessi del suo racconto, e ciò non è valore da poco.

mercoledì 31 luglio 2019

De Togni, Sioli e altri autori proposti dalla grande anima di Lugo

recensioni di Gian Ruggero Manzoni 

NEL FIATO UMIDO DELL’AUTUNNO di Mariangela De Togni, FaraEditore.

Mariangela De Togni, nata a Savona, è suora delle Orsoline di Maria Immacolata (nel convento di Piacenza). Insegnante, musicista, studiosa di musica antica ha pubblicato le raccolte di versi: Non seppellite le mie lacrime (1989), Nostalgia (1991), Una Voce è il mio silenzio (1995), Chiostro dei nostri sospiri (1998), Profumo di cedri (1998), Un saio lungo di sospiri (2000), Flauto di canna (2004), Nel sussurro del vento (2005), Nel silenzio della memoria (2008), Cristalli di mare (2010), Fiori di magnolia (2011), Frammenti di sale (2013), Si può suonare un notturno su un flauto di grondaie? (2016). Dalla Prefazione di Silvia Castellani: «Nel fiato umido dell’autunno è un canto, una preghiera luminosa che lungo una strada colma di vita sale fino alla cima della montagna più alta provando a toccare il cielo». Inoltre scrive Nicoletta Mari: «Questa raccolta è una contemplazione della bellezza della Natura, percepita come una realtà viva e animata da una tensione infinita»; e Colomba Di Pasquale: «La silloge offre un “ventaglio di possibilità” ed anche una “gronda divina” dove riparare. Poesia mistica, dai molti rimandi biblici, evocativa di fede per il “creato”, che stupisce e tutto azzera rendendolo alla sua origine divina». 
Suor Mariangela è meravigliosa perché riesce a parlare di Dio senza cadere in un misticismo “chiuso”, cioè ripiegato su sé stesso e gravato da tale tema assoluto, infatti la sua poetica scopre l’Altissimo tramite le infinite bellezza del creato. Dalla sua prima raccolta a quest’ultima la sua poesia viaggia su di un unico filo, riconoscibile, alto, pieno di respiro. Grazie, in quest’estate torrida, di un tale bel volo autunnale.

LA RESPONSABILITÀ DELLE PAROLE di Autori Vari, FaraEditore.

Questo libro raccoglie i contributi in poesia e in prosa sul tema che dà carattere al suo titolo, apporti proposti in Veneto, ad Asolo (TV), nel corso di un convegno tenutosi nell’ottobre del 2017. Le voci sono di: Adalgisa Zanotto, Angela Angiuli, Corrado Giamboni, Dante Zamperini, Enrica Musio, Eros Olivotto, Fabio Cecchi, Gianni Criveller, Giuseppe Bucco, Lucia Grassiccia, Nadia Chiaverini, Marco Colonna, Nino Di Paolo. La postfazione ai testi è di Stefano Martello. Dalla Presentazione di Alessandro Ramberti: «Quanto ci sentiamo responsabili di quello che diciamo e/o di quello che ascoltiamo? Chi ascolta ha un mero ruolo passivo di ricevente e interprete o può condizionare le intenzioni di chi trasmette un messaggio? L’oralità è davvero sempre più labile e meno incisiva della scrittura? L’intensità delle parole in poesia è giocoforza più grande di quella delle frasi utilizzate in saggistica o in narrativa? L’uso dei social e dei nuovi media quanto influisce sulla “responsabilità” di quanto si scrive e si dice oggigiorno? Ci sono cambiamenti di linguaggio standardizzati e omologanti che erodono il valore di quanto si esprime in parole? C’è un’etica del dire e un’etica dell’ascolto o del silenzio?»
Domande non da poco a cui gli autori presenti in questo interessante volume d’insieme cercano di dare risposta. Il libro, infatti, ha la caratteristica di incentrare l’attenzione del curatore e degli autori sull’elemento del “poeticum”, in quanto tale, pur avendo, lo stesso, il compito di sondare la letteratura nella sua componente sociologica, quindi etico-estetica. In tal mondo il tutto risulta oltremodo attuale e indagatore, pertinente a ciò che stiamo vivendo, nonché risposta allo stesso vivere.


ROTTA CAROVANIERA di Stefano Sioli, FaraEditore.

Stefano Sioli è nato a Milano nel 1984. Dopo una laurea in Storia è stato archeologo, soldato e viaggiatore per poi approdare all’Università di Milano-Bicocca, dove si occupa di progetti di ricerca internazionali. Innamorato delle terre lontane, ha attraversato l’Asia sulla Transiberiana, viaggiato tra l’immensità del Sahara e il fascino antico della Persia. Della sua raccolta scrive Francesco Fila: «Quello di “Rotta carovaniera” è un viaggio, o più viaggi, al tempo stesso geografico, esistenziale e interiore. I testi, nella loro varietà formale, si presentano come vere e proprie tappe di una mappatura dell’anima che ritrova o perde se stessa nei luoghi che attraversa, nei momenti di rivelazione e smarrimento che anche un dettaglio può donare»
Del resto, quello di Rotta, è un viaggio che racconta una vita di libertà e avventura, in cui i desideri e gli amori sono vissuti in modo autentico e senza filtro. Un viaggio che a tratti incontra tinte più cupe, ma prosegue fino a creare un intreccio tra gioia prepotente, desideri perduti ed ebrezza di vivere. Come la nostra tradizione ci suggerisce, la figura del viaggiatore che lascia la sua terra e si spinge in direzione di luoghi lontani per scelta autonoma, con l’idea di conseguire attraverso quell’indimenticabile evento un accrescimento, appare alla fine del XVIII secolo. In precedenza, il viaggio, era dettato da motivazioni come una guerra, la fame, la conquista, una persecuzione, un’esplorazione geografica. Solo con il Romanticismo esso assume la configurazione, in primo luogo, di una ricerca di sviluppo personale. Infatti per il Romanticismo l’essere umano deve rompere con la realtà materiale contingente, in modo da esprimere al meglio uno spirito di trascendenza. Così pittori, letterati, filosofi e poeti si mettono in viaggio non per conquistare terre o assoggettare popoli, ma per avvicinarsi alla perfezione dell’arte, della cultura, e anche Rotta persegue quel sentiero, arricchendolo.



PREGHIERA, COERENZA, POESIA… FONTI DI LIBERTÀ di Autori Vari, FaraEditore.

Un altro libro tematico, di poesie e prose, nato da una kermesse svoltasi (grazie alla splendida organizzazione di Vesna Andrejevic) dal 31 agosto al 7 settembre 2018 fra Belgrado, Soko Grad e il territorio a cavallo tra Serbia e Bosnia, quello attraversato dalla Drina. Il volume è dedicato a Lida Spagnuolo, venuta improvvisamente a mancare durante la pubblicazione dello stesso. La FaraEditore così scrive: a lei, alla sua sensibilità, al suo impegno in ambito etico, sociale e letterario, dedichiamo queste pagine. I contenuti del volume sono firmati da: Anna Maria Tamburini, David Aguzzi, Gianni Criveller, Nemanja Stanojevic, Paolo Marasco, Rosanna Magrini, Vesna Andrejevic, Serse Cardellini e, appunto, Lida Spagnuolo con Edith Cardellini. Apre il libro: Preghiera per i nemici, di San Nicola Velimirovic. 
Questo è un insieme che molto mi ha colpito, considerati i miei trascorsi “tragici” in quelle terre. Gli autori qui presentati (e che si presentano), guidati e curati da Alessandro Ramberti, hanno legato la loro vita all'esplorazione di tutti gli aspetti del Sacro che ha trasformato la loro arte in un'incessante ricerca spirituale nella tradizione dei grandi maestri metafisici e della mistica occidentale e, perché no, anche orientale. Scrivere riguardo la preghiera e la coerenza spirituale che in essa si sviluppa è, per loro, un’attività che deve condurre all’amore, perciò alla pace, sia con sé stessi che con il prossimo. Non a caso entrambe le componenti, appunto amore e pace, impongono di concentrarsi sui sentimenti e sui pensieri, sulla mente e sul cuore, con metodo e perdurante dedizione. Perciò questi autori sentono la scrittura come una sorta di missione tramite la quale giungere al più profondo senso della vita in modo da poter toccare l’Assoluto, anche solo per una volta e per un attimo. Scrittura, quindi, come vera e propria vocazione la quale necessita che svolga una funzione anche evocativa, cioè imponga di incanalare passione e ragione nel pieno flusso della fede in un Oltre che, paterno, infine ci attende.