Inversi spettri (Fara editore, 2021) è l’ultimo lavoro di Antonio Vittorio Guarino (Napoli, 1985). Suddivisa in cinque sezioni (di cui una ulteriormente bipartita), l’opera si distingue per una lingua solida, densa, di derivazione filosofica, e si pone in continuità con la precedente raccolta dell’autore, Cronicismi (Oèdipus 2020), anch’essa caratterizzata da una postura meditativa e grave.
mercoledì 11 maggio 2022
La tensione filosofica del verso che indaga il rapporto tra presenza e assenza
Inversi spettri (Fara editore, 2021) è l’ultimo lavoro di Antonio Vittorio Guarino (Napoli, 1985). Suddivisa in cinque sezioni (di cui una ulteriormente bipartita), l’opera si distingue per una lingua solida, densa, di derivazione filosofica, e si pone in continuità con la precedente raccolta dell’autore, Cronicismi (Oèdipus 2020), anch’essa caratterizzata da una postura meditativa e grave.
venerdì 15 ottobre 2021
Inversi spettri ad Avellino 20 ott 2021
Presentazione del libro Inversi spettri
di Antonio Vittorio Guarino
Letture a cura dell’attore Salvatore Iermano
«Poesia caratterizzata da una concisione armonica e colloquiale, che sa “cadere” perché solo cadendo può “rivelare”…» (Adalgisa Zanotto)
lunedì 29 gennaio 2018
Letture fariane di Gian Ruggero Manzoni
- Notturno e altre poesie, di Gabriella Bianchi, FaraEditore.
Scrive della raccolta Claudia Piccinno: “Il lessico asciutto e senza orpelli trae ricchezza da uno stile ricco d’immagini, che ben fotografano lo stato d’animo di chi scrive”, e continua Germana Duca: “Il tono lirico di fondo, alternato a scorci naturali e realistici, è sorretto da un flusso espressivo controllato e convincente”. In effetti la poesia della Bianchi rientra per tensione e struttura in quel lirismo proprio della nostra tradizione più alta, senza quindi indugiare, senza perdersi in “sovrastrutture” metaforiche o descrizioni che, spesso, vanno ad appesantire altri testi che vado leggendo. Nata in ricordo di un bene perduto, Gabriela Bianchi ci trasmette immagini di una storia d’amore sul filo dello specchio dell’intima riflessione, producendo ritratti di dialogo che caratterizzano nell’assenza uno stato di sofferenza che infine trova quiete nella poesia. Dal testo: “Mille volte mi hai preso tra le braccia”; “A me restano/ poche cose da fare”; “Mi sono incamminata verso te”; “La tua città era un libro aperto”; “Avrei voluto entrare con te/ nell’arco del tramonto”; “… e dietro il velo del Notturno, la realtà del distacco, il regno delle ombre ti ha rapito”.- Terre d'acqua, di Donatella Nardin, FaraEditore.
Scrive Nazario Pardini della raccolta: “È con questa poesia eponima, incipitaria, che possiamo immergerci, fin da subito, in un animo tutto proteso alla scoperta di sé stesso, di un legame terra-acqua che fa di questo poema il leimotiv, il filo rosso, la simbiotica fusione fra spazi ontologici e ondulazioni native”, e continua Annalisa Ciampalini: “La silloge prende vita da un’ispirazione legata ai luoghi in cui la presenza dell’acqua è determinante. Leggendo questi versi si ha un senso di spaesamento, non si capisce dove ci troviamo, poiché a predominare è l’acqua, insieme agli elementi che le stanno attorno: luce, cielo, uccelli. Poi, all’improvviso, sorgono riferimenti geografici precisi che ci riportano a un contatto concreto con la terra”. Io, uomo di fiumi, canali, valli e paludi non ho potuto non amare da subito l’andare della Nardin, perdendomi con lei, e rinascendo, con lei.- Siamo sono, di Marco Colonna, FaraEditore.
Antonio Vittorio Guarino, analizzando l’opera in questione, scrive: “Dice Marco Colonna che il suo poetare tende a ‘mettere in scena i nostri atti e pensieri quotidiani ritagliati all’interno di un micro o macro cosmo soltanto apparentemente immoto’, dimensione letteraria che risulta di grande responsabilità per ciascuno di noi, cioè fare del nostro esistere un nodo di relazioni di senso e foscolianamente amorose affinché le immancabili e tragiche cesure della vita non siano solo ferite sanguinanti ma varchi di empatia”. Al che, un altro giurato del concorso ha aggiunto, non senza sbagliare: “Finché siamo in vita non possiamo che prenderci carico di tutte le relazioni che ci hanno costruito, formato, ospitando in noi quelle identità perdute, quei vuoti, quel ‘siamo’ in cui non siamo più mache permette a ciascuno di noi di dire ancora: Sono”. Altro non aggiungo … reputo che non si possa dire altro sul nostro Essere ed Esserci.
- Lascia la tua terra – Sinfonia del congedo, di Stefano Iori, FaraEditore.
“Tutto non è che fumo” … il poeta, come il profeta, sente forse più di altri la presenza costante dell’ultima ora, la ferita invisibile eppure sanguinante del distacco (dall’infanzia, dalle persone e dai luoghi cari, dal “grembo del mondo), quindi l’inevitabile e sempre maggiore entropia a cui è soggetto, col passare degli anni, il nostro organismo biologico. La poesia è in fondo anche un modo di lasciare la terra anzitempo, di alleggerire il peso del corpo “per donarsi al cielo”, per volare alto. Così ci ritroviamo senza nulla sotto i piedi, senza certezze, a tendere verso un luogo “promesso”, alimentando speranze che paiono illusorie. Quanto ci costa varcare l’ultima soglia? Quali paure ci tolgono il fiato? Quali appigli troviamo per affrontarle? Quindi impossibile che uno come me che, ultimamente, evoca una “sparizione” da questo stato umano, che sempre più va stretto al mio esistenziale, possa rimanere insensibile a ciò che ha scritto, con così grande consapevolezza e taglio netto, Stefano Iori.- Dopo l'inverno e altre poesie, di Vincenzo D'Alessio, FaraEditore.
Questo nostro autore campano, pur senza disprezzare la forma, che anzi, a tratti, è ricercata, è uomo che mira all’essenza, lanciando, tramite la sua poesia civile, continui strali verso una situazione di immobilismo storico, tipica della sua terra, di cui la Camorra ha larghe e preponderanti colpe. Quindi poesia, quella di D’Alessio, sempre dolente, ma mai arrendevole, innegabilmente inserita in un contesto geografico che ben fa comprendere come il poeta sia calato con amore ma anche con tristezza nel suo Genius Loci. La sua raccolta racconto, per tali componenti, si è classificata al secondo posto nel concorso Faraexcelsior 2017. Perciò, anche questa volta, Vincenzo D’Aessio non si smentisce quale letterato che, ben conscio di sé e dei suoi conterranei, porta sulle spalle l’eterno malanno di una certa meridionalità, con quella rabbia a stento soffocata per i continui tradimenti subiti, per quella sofferenza talmente radicata che sembra escludere, seppure il passare degli anni, ogni possibile speranza di miglioramento.- Le campagne hanno bocche, di Andrea Biondi, FaraEditore.

L’orgasmo delle campagne
ha spaccato le case,
le pietre sono rotolate nei fossi
e le famiglie sono scoppiate in pianto.
Io ho preso le carte,
ho pensato al ginepro.
Ho vergato versi sottili
che mi hanno fatto piangere.
I cuccioli d’uomo rifuggono le tane
quando i campi sciolgono in ombre.
Gesù! Gesù! Non farci morire.
Come dice Antonio Vittorio Guarino: “E dunque si lasci andare, chi avrà la fortuna di leggere la raccolta, alle suggestioni che essa stessa suggerisce”, e continua Cesare Davide Cavoni: “Poesie che raccontano storie e per questo si fanno leggere. Infatti raccontano con garbo”, poi Germana Duca: “Il poeta partecipa al racconto della natura, fra memoria, desiderio, attesa”, quindi Teresa Armenti, anch’ella membro della giuria: “Sulla terra ballerina, squarciata, sommersa nel dolore, percossa e bastonata, si eleva un singulto, che diventa sussulto, preghiera, pianto, canto, ora sommesso, ora agonizzante, ora grido di protesta” … e, per finire, il mio bravo a Biondi, che riesce a far diventare la sua terra, terra di tutti noi, madre, di tutti noi.
- Accecate i cantori, di Angela Caccia, FaraEditore.

Come scrive Alessandro Ramberti: “Questo libro - vincitore del concorso Versi con-giurati (con, in appendice, alcuni inediti dei poeti Lucianna Argentino e Francesco Filia, membri della giuria) vi scaverà a fondo con il suono di immagini bellissime nella loro concretezza palpabile, con la poesia che si rivela (assieme alla preghiera) forse l’unica modalità di accettare la parola fine, di predisporsi - tremanti, timorosi e tuttavia fidenti - ad accogliere quella soglia abissale e ignota che sembra ingoiare ogni senso, ogni parola”. Ecco alcuni stralci dal libro …
“A sera / nella camera oscura del ventre / ricomponete i minuti raccolti / potenzialmente preziosi – poi – / ancora una volta accecate i cantori!”
“La poesia sta dietro / in agguato / tira su capanne / in cui le sillabe s’accalcano”
“Non si sguscia dai tanti bui – non ci si salva – / senza portarsi un’ombra addosso”
“Come nave al largo ti guarderò sparire / col tuo minimo di equipaggiamento / … ti avessi dato la mia mappa dei venti! / Ma crescere / è l’avventura di solitudini in mare aperto”
“L’ortica ridipinge l’entrata / ha un rossetto sbavato sulle labbra”
“Chi fu il primo a piantare sé nell’altro / e confidare in quell’innesto vide anche / la fatica di crescere e l’albero di oggi”.
- Sussurri e rivelazioni, di Franca Oberti, FaraEditore.
Del suo fare scrittura così dice l’Oberti: “Sono sicura che ci sia sempre un Angelo vicino a noi. Potrebbe essere uno solo, oppure tanti, dipende dai momenti della vita, ma uno è quello che io chiamo il Primo, credo si possa definire l’Angelo Custode delle nostre preghiere, ed è quello che ho imparato ad ascoltare, quello che sussurra, specialmente la mattina, di buon’ora. Non sento voci, né bisbigli, piuttosto è qualcosa che entra in me, non sono necessariamente parole; le parole arrivano dopo, mentre sto scrivendo. (…) Sono le prime ore del mattino quelle in cui l’Angelo arriva a sussurrarmi, e, a volte, le sue rivelazioni mi spingono a fare ricerche, a dare corpo a quella che, ancora nella mia mente razionale, classifico come fantasia; ma nel momento in cui scrivo, comincio a concretizzare quei sussurri e le rivelazioni si svelano, diventando racconti e poesie” … al che aggiungo: e come non essere d’accordo?- La storia di Layla e Yurkemi”, di Gianluca Chierici, FaraEditore.
“ … Qualcosa cambiò quella notte. Le nuvole arrancavano nel cielo color carne. Il cielo sembrava sul punto di sfasciarsi. Nella vertigine delle ore una crudele attesa stava filando la sua ragnatela. Non ero io la preda. Ma il mio amore per Yurkemi … “ (dal testo)Scrive di questo libro Angela Colapinto: “Mi chiamo Layla e vivo di ricordi. Con queste poche parole l’autore ci presenta il personaggio e ci offre la sua chiave di lettura. Un incipit che ha in sé l’eco di una storia lontana nel tempo e che lascia il lettore sospeso, in un limbo tra mito e realtà?”, e continua Francesco Di Sibio: “La sua lingua era fatta di luce. La luce che eravamo. La vibrazione che siamo. Una storia a cavallo tra un fantasy e un manga giapponese, dove la lunga ricerca è frutto di dolore e sofferenza in un posto in cui l’incantesimo dell’amore lascia un inverno senza fine”, quindi Claudio Fraticelli: “Una varietà di quadri in cui il non detto lascia il lettore libero di proiettare le proprie emozioni sullo scritto”, e Alessandra Gabriela Baldoni: “Il ritmo incalzante della narrazione incarna il sentire della protagonista sempre in tensione tra due mondi, quello della vita e quello della morte, della realtà e della visione” … opera che molto mi ha colpito per come il vero e il verosimile danzino fra loro, dando comunque forma alla verità.
ANCORA INFINITI GRAZIE a tutti coloro che mi omaggiano con questi preziosi regali che andranno ad ampliare la mia ormai babelica biblioteca !!!
lunedì 12 luglio 2021
Marco Statzu e Antonio Vittorio Guarino vincono il Faraexcelsior 2021: complimenti vivissimi!
Ringraziamo di cuore i giurati Adalgisa Zanotto, Carla De Angelis, Daniele Gigli, Donatella Nardin, Massimo Parolini, Matteo Bonvecchi, Matteo Pasqualone e Michele Bordoni della sezione Poesia del concorso Faraexcelsior 2021 (per la sezione Narrativa/saggio v. qui) che dopo attenta valutazione hanno così deliberato:
I. class.
Ho chiesto scusa agli ulivi
di Marco Statzu (Terralba, OR)
Marco Statzu (foto di Giovanni Panozzo) è nato in Sardegna, dove vive. È prete della Diocesi di Ales-Terralba, parroco della borgata agricola di Sa Zeppara, direttore della Caritas diocesana e docente di Antropologia Teologica e di Storia della teologia nella Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna. Scrive versi e ha pubblicato due raccolte: Tra disastri e desideri (Fara Editore 2010) e Erano lacrime le mie (Graphe.it 2018). Cerca di osservare la realtà e di farsi interrogare dalla natura, dalle persone, dagli animali, da Dio, convinto che nell’intimo di ogni persona umana abiti la Verità. maiobas@gmail.com
“È un testo che narra il divenire della natura, con una attenzione perseverante: una sfida per il poeta che la fotografa e la fa (parzialmente) sua. Forse tutto si racchiude nel "Senza perché”.» (Carla De Angelis)
«Un canto alla terra, alla luce e al calore sardo. Una poesia regionale (nel senso o’connoriano del termine) che narra l’epopea del quotidiano, restituendo al lettore scorci inediti e profondi, testimonianza d’amore del poeta alle proprie radici.» (Matteo Pasqualone)
«In Ho chiesto scusa agli ulivi la contemplazione della natura – specie nella sua caratterizzazione sarda – fa eco e s’unisce a un’introspezione straordinariamente acuta: ne risulta il senso d’un intatto stupore e un mondo che ci è consegnato meno ignoto. Dagli haiku d’apertura alle liturgiche e insieme concrete situazioni finali, la scarnificazione del verso fa emergere la materia stessa delle cose ed è al contempo capace di diffonderne l’alone simbolico: il territorio, le stagioni, i giorni, le ore, gli animali, i toponimi, alcuni fatti di cronaca, tutto è riletto nel portato esistenziale, nel cammino dell’uomo-poeta, in un distillato di profonda compassione e d’intensa spiritualità.» (Matteo Bonvecchi)
Antonio Vittorio Guarino, nato a Napoli nel 1985, vive ad Avellino. Si è laureato in Filosofia presso l’Università degli studi di Napoli “Federico II”. Attualmente è borsista presso L’Istituto italiano per gli studi filosofici. La sua produzione poetica consta di diverse sillogi: La Vita Beota (Ed. Il Foglio Letterario, 2009), La caduta dalla giovinezza (Onirica edizioni, 2011), La costellazione dell’assenza (Fara 2016), opera vincitrice del VI concorso nazionale Faraexcelsior, e Cronicismi (Oèdipus, 2020). Alcune sue poesie sono presenti su antologie, riviste e siti web.
«Un lungo discorso di riavvicinamento problematico fra l’anima e il corpo, in un urto fra l’io, onda propagata nel soma e nel mondo delle cose, e una fessura fantasmatica che devia in diffrazione il movimento di conoscenza confermando la rimbaudiana certezza dell’alterità dell’io stesso. Nella svista della visione che lascia esperire la differenza come un’origine invisibile che ci abita e che abitiamo, l’esistenza, quale luogo dell’accadere, si esperisce in scompensi e punti d’ombra dove la ragione non può misurare e controllare. La vita si mostra quale ininterrotto appello a tale differenza-alterità, invocazione (forse) vana di una verità che può sussistere (forse) anche senza di noi ma convive in noi per essere presente.» (Massimo Parolini)
«Poesia caratterizzata da una concisione armonica e colloquiale, che sa “cadere” perché solo cadendo può “rivelare”: “Il tempo stringe col suo silenzio geometrico…” E i versi diventano occasione per giungere alla radice della condizione esistenziale dell’uomo, con tutti i suoi drammatici risvolti, sui quali la poesia porta una luce profonda: “non hai / nome né un compito preciso, / se non il respiro / come destino troppo vago / da portare a termine / nel migliore dei modi”. E nulla deve offuscare lo sguardo! “e trovare i semi: l'inizio / che non abbiamo visto”.» (Adalgisa Zanotto)
«Con uno stile teso e tragico, impostato al paradossale compito di dire la presenza dell’assenza, questa raccolta mette il lettore di fronte a una biopsia del reale, misto di pieni e vuoti, di respiri e di apnee. La poesia scava se stessa fino a “rinunciare alla parola che dice sono”, afferma e nega la temporalità ordinaria (“Stona al futuro / il ravvedimento / che è ritorno postumo”) e morde al cuore dell’alterità, spaccandosi al punto da sovrapporre – rimbaudianamente – l’io e l’Altro. Il tema, vagamente elegiaco, non soverchia la padronanza del verso, che delinea un contorno terso senza mai cadere nel patetico. Una raccolta d’impatto ma delicata al contempo, bruciante e interrogativa, in bilico tra dogma ed eresia e, per questo, arditamente affascinante.» (Michele Bordoni)
«Subito, con maestria, il ritmo, la musicalità, creano il senso dell’evanescenza, d’una scomposizione ch’è al limite dello smarrimento, dell’angosciato, opprimente sogno notturno. Il fantasma che ci abita e che spesso siamo nello sdoppiamento paradossalmente potrebbe ricomporsi, farci ritrovare uno proprio nell’esperienza dell’altro – che per eccellenza è quella uscita dal “costato di Adamo” – pur nell’alto dramma della relazione e dell’avventura umana tutta. Così emergono, si elaborano strategie per resistere ai morsi della vita, restando capaci di non rimuovere l’ambiguità del reale, non cedere allo sciacallaggio dello scettico e non rinunciare all’umana ricerca interrogante.» (Matteo Bonvecchi)
Anna Maria Ercilli, vive a Trento con memorie liguri. Ha lavorato nel Servizio Sanitario. Pubblica sette sillogi di poesia, scrive racconti e articoli culturali per le riviste (Il Furore dei libri, R&S). Presente in alcune antologie: Controparole, Hospite, L’evoluzione delle forme poetiche, Vivere l’abbandono e riviste («La Mosca di Milano», «Il Monte Analogo” ecc.) Presente: Nelle pagine del tempo (dizionario delle parole perdute, EmmeTi). Con LUA Anghiari: Le stagioni per posta, Una lettera importante, Quella volta su un treno (Equinozi 2020), iPoet Lunario in Versi LietoColle. Fotografa per passione. Presidente della Società Dante Alighieri di Trento, anno 2014-2015.
«In queste poesie c’è quel dire che diventa dare. Sono dense di materia visiva che si organizza in inquadrature e sequenze intense, stoppate a effetto su un fotogramma: “Scende ombra dai grandi alberi.” - “… bianco d’abbaglio intenso…” I versi nella loro essenzialità stringono legami con la vita e le persone. “… benvenuta nell’amore senza tempo, / nel pensiero da formare / nei piccoli vuoti sfuggiti alle parole”; chiedono in prestito passaggi coraggiosi, esplorano, scavano, appuntano momenti intimamente profondi: “… la tenacia afferra la vita la spettina e / ravviva / la vita che non scade…”»(Adalgisa Zanotto)
«La silloge, in un connubio fonetico e semantico armonioso, ricco di rimandi e di sfaccettature, muovendosi nel traslato poetico con un certo vigore interpretativo, offre numerose occasioni di riflessioni e di approfondimento.» (Donatella Nardin)
«Un andamento ritmico coerente in un tessuto fonico e retorico ben orchestrato fa da vestito ad alcuni temi lirici tradizionali del versificare: la precarietà degli enti di fronte al tempo fuggitivo, lo sguardo descrittivo e seriale sul mondo naturale e artificiale, nella ricerca periodica di una genesi dei colori che possa illuminare, improvvisamente, la propria vita, la labilità della parola poetica nel suo tentativo di essere àncora di salvezza dall’entropia esistenziale.» (Massimo Parolini)
«Tutte le immagini, un paesaggio sempre misterioso, allucinato di metafisici, arcaici sentori, presago di future visioni, poi le suggestioni erotiche e i notturni strepitosi – quasi a ogni verso un trasalire del cuore! –pervasi dal fascino della campagna maceratese, dal terrazzo poetico di quella collina tutti i sentieri costantemente risuonano della realtà di cui oggi abbiamo più bisogno: la materica concretezza, l’impatto immediato, l’impasto carnale della vita, ma sempre accompagnato dal potere d’una musica di fondo (“Con un fascio di canti / sono sceso alla valle / la vita bolliva da stordire / potevo aprire tutte le porte”), capace di trasfigurare o almeno rendere non dico più lievi, ma più veri, umani, anche i tratti oscuri. Cosa che puntualmente accade, qui, al costante e malioso comparire del “bel pastore”. Pena della carne e della croce, attesa fervida dell’epifania, poesia come lotta incessante contro la somma dei nostri addormentamenti, a dire la nostalgia dell’origine e il sofferto esilio dalla patria definitiva.» (Matteo Bonvecchi)
Guglielmo Aprile è nato a Napoli nel 1978. Attualmente vive e lavora a Verona. È autore di raccolte di poesia: Nessun mattino sarà mai l’ultimo (Zone 2008), L’assedio di Famagosta (Lietocolle 2015), Calypso (Oedipus 2016), Il talento dell’equilibrista (Ladolfi 2018), I masticatori di stagnola (Lietocolle, 2019), Il giardiniere cieco (Transeuropa 2019), Farsi amica la notte (Ladolfi 2020), Teatro d’ombre (Nulladie 2020), Falò di carnevale (Fara 2021, I class. al Narrapoetando). Scrive saggi critici su riviste; tra i suoi campi di interesse, la poesia del Novecento, oltre a vari studi su alcuni classici della tradizione letteraria italiana (D’Annunzio, Luzi, Boccaccio, Marino).
«È una poesia che racconta il duello con la vita in modo piacevole e scorrevole, ci sono le ragioni dello scorrere del tempo e la bellezza del tempo stesso: “È per questo che amiamo”. Ci sono riflessioni molto forti, versi caustici, fanno male/bene, la loro profondità è specchio e sguardo sia nel presente che nell’aldilà. Sembra un’opera filosofica.» (Carla De Angelis)
«Il filo che tiene insieme i testi e che induce lo sguardo ad aprirsi all’infinito, è la parola preghiera.
Il colloquio con il divino, nella sua tensione verso l’alto, risulta efficace e serrato sia nel modularsi in canto che nella resa espressiva, ben ritmata nella sua magmatica fluidità carica di senso e di una schietta e tenace spiritualità.» (Donatella Nardin)
«La voce si fa respiro! Questi versi austeri, nudi, profondi scivolano in una quotidianità che veglia e vigila. Svelano con forza qualcosa che è poco visibile, qualcosa di “sospeso”.» (Adalgisa Zanotto)
«“Sono una bambola vudù, / la delicatezza non fa parte / del mio vocabolario: / parole raccapriccianti sono / l’unica carezza al mio udito”. Con queste parole la raccolta I monologhi della bambola Vudù si presenta al lettore nella sua conturbante ed estrema originalità. In un misto di masochismo ( “A volte sorrido / mentre mi trafiggono”) e di sconcertante tenerezza (La bambola vudù sente la mancanza della sua nonna) la protagonista di queste poesie attraversa le cicatrici della vita brandello per brandello, quasi fosse simbolo cristico dell’esistenza. Una raccolta che parla conficcandosi nella carne, che mostra come, prima della lama della poesia, “non eravamo preparati a noi stessi”.» (Michele Bordoni)
«Poesia (“piccola scostante fiamma”) nella fiducia, per nulla scontata, di trovare le parole del futuro e una risposta di vicinanza a se stessi e agli altri. Limiti e ferite ci segnano e ci inseguono fin dall’inizio. E a tutti impongono, presto o tardi, la necessità di capire. Preziose risorse in questi versi.» (Adalgisa Zanotto)
martedì 24 gennaio 2017
L'assenza del divino
recensione di Federica Vasconi*
Con questa raccolta di poesie, Antonio Guarino ha vinto il concorso Faraexcelsior. Il tema principale di questa raccolta è la realtà utilizzata per rimuovere il divino, realtà che in passato ci ha conciliato, invece, con il cielo. Questa realtà è un’offesa al Dio dei credenti, che contempla sé stesso nello specchio celeste, assente agli uomini caduti in un triste anonimato: “Questa povertà manifesta / non compresa, è il limite di ogni discorso / sul mondo, la negazione di una ragione / intrinseca alle cose”. L’uso delle similitudini è così ben curato ed esaltato da dare vita agli oggetti quotidiani presi in considerazione: “Fogli come colombe si alzano da terra, / piroettano in aria, lambiscono i rami, / restano impigliati nelle reti arancioni / per i lavori stradali”.
venerdì 21 aprile 2017
Gorgone d'oro: De Togni 4^, Colonna, Guarino, Lamberti e Ramberti selezionati
4° Classificato ex aequo, voti 33: Elena Bartone di Bra (CN) per il libro “Francesco,
nel silenzio” pubblicato da LietoColle; Silvia Bettuzzi di Cordenons (PN) per
il libro “Dove corrono le comete” pubblicato con le Edizioni Media Naonis; Ildo
Cigarini di Reggio Emilia per il libro “Incontri inversi”, pubblicato con la
Casa Editrice L’arcolaio; Mariangela De Togni di Piacenza per il libro Si può suonare un notturno su un flauto di grondaie? pubblicato con Fara Editore;
Armando Giorgi di Genova per il libro “Appartengo agli arcobaleni di cemento”
pubblicato con Abel Books; Boris Lazzaro di Fara Sabina (RI) per il libro
“Umane partiture” pubblicato con Ancora Editrice.
Antonio Vittorio Guarino di
Avellino per il libro La costellazione dell’assenza, Fara Editore; Gianni
Ianuale di Marigliano (NA) per il libro “Pathos Trascendentale”, Brignoli
Edizioni; Mariolina La Monica di Casteldaccia (PA) per il libro “Vagheggiando
Itaca”, Thule Edizioni;
Gesumino Lai di Cagliari per il libro “Diapason”,
Cronache Italiane, Claudio Lamberti di Avellino per il libro Le cose piccole non si vedono in autostrada, Fara Editore; Natino Lucente di Cosenza per il
libro “Affabili stelle”, Genesi Editrice; Maria Mara Marchesi di Gaggiano (MI)
per il libro “Oro e sabbia”, Ed. Simposium; Sergio Melchiorre di Cuveglio (VA)
per il libro “Rosso purpureo”, Il veliero blu; Lucia Montauro di Milano per il
libro “Diario peloritano, Pungitopo editrice; Franca Moraglio Giugurta di
Ferrania (SV) per il libro “Viaggiando nella memoria”, Edizioni Universum;
Marco Nicastro di Padova per il libro “Il buio e la luce”, Aljon Editrice;
Liliana Patti di Castellammare del Golfo (TP) per il libro “Dumannu a lu me
specchiu”, Edizioni Drepanum; Renzo Piccoli di Bologna per il libro “Cantar de mi amor” Sovera Edizioni;
Alessandro Ramberti di Rimini per il libro Orme intangibili, Fara Editore;
Cosimo Rotolo di Vasto (CH) per il libro “C-Side”, Edizioni Il Fiorino; Vito
Sorrenti di Sesto San Giovanni (MI) per il libro “Visioni Culturali”, Il
Convivio Editore; Gaetano Tabbì di Butera (CL) per il libro “Francesco – Il
coraggio della scelta”, Betania Editrice; Vito Vellutata di Trapani per il
libro “Dal fanatico delirio religioso alle vittime innocenti”; Carla Zancanaro
di Mestre (VE) per il libro “Miniature”, Edizioni Divinafollia; Gino Zanette di
Godega di S. Urbano (TV) per il libro “Liriche e sonetti sparsi”, Montedit.venerdì 30 agosto 2013
LE STRADE DELLA CULTURA GUARDIA LOMBARDI: 03-08 SETTEMBRE 2013 “L’ARIA”
STEFANO SORVINO (Commissario Bacino Sele)
RAFFAELE COPPOLA (Commissario Provincia di Avellino)
GIOVANNI ROMANO (Assessore all’Ambiente Regione Campania)
È prevista la presenza di sindaci e amministratori
Guardia Lombardi con delega alla cultura)
Gerardo Di Leo (Presidente Associazione “Civitas
Longobardorum”)
NovaPolis)
(Giornalista del Fatto Quotidiano e autore del
libro: Controvento: il tesoro che il Sud non sa di
avere)
Repubblica redazione di Napoli)
“NovaPolis”)
Marco Luongo (Cooperativa “Il Germoglio”)
Franco Siconolfi (Pro-loco “Longobardi”)
della Tecnologia, della Cultura e della Civiltà
Contadina dell’Alta Irpinia)
SALVATORE SALVATORE (scrittore)
Lombardi con delega alla Cultura)
Silvio Sallicandro (edizioni Delta 3)
introduce: Domenico Cipriano (poeta)
interviene:GENEROSO PICONE (Direttore Il Mattin
redazione di Avellino)
PLINIO PERILLI (poeta, critico)
Giorgio del Sannio)
cura del Bar Vittoria)
lettura dei poeti che hanno aderito alla
manifestazione













