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mercoledì 11 maggio 2022

La tensione filosofica del verso che indaga il rapporto tra presenza e assenza

Su Inversi spettri di Antonio Vittorio Guarino

recensione di  Antonio Francesco Perozzi pubblicata in POLISEMIE



Inversi
 spettri (Fara editore, 2021) è l’ultimo lavoro di Antonio Vittorio Guarino (Napoli, 1985). Suddivisa in cinque sezioni (di cui una ulteriormente bipartita), l’opera si distingue per una lingua solida, densa, di derivazione filosofica, e si pone in continuità con la precedente raccolta dell’autoreCronicismi (Oèdipus 2020), anch’essa caratterizzata da una postura meditativa e grave.
La tensione filosofica, del resto, è effettivamente l’“identità” della poesia recente di Guarino, sia per quanto riguarda il lessico e l’argomentazione (in Inversi spettri leggiamo passaggi del tipo: «Il tempo stringe col suo silenzio geometrico», p. 23; «[…] Dunque / non conoscono della vista che un frammento, una / preclusione all’evento nella sua interezza», p. 49; «le cose cadono ma non accadono», p. 53), sia per quanto riguarda i riferimenti (soprattutto biblici e teologici: «nazareno», p. 24; «Adamo», p. 34; «deus abscontitus», p. 61), sia, infine e soprattutto, come obiettivi.
Possiamo dire infatti che Inversi spettri – come anche Cronicismi – appartiene a quell’area oggi poco premiata che è la cosiddetta poesia-pensiero. Ciò non significa, tuttavia, che Guarino annulla nel logos il rilievo estetico-sonoro o quello narrativo della poesia. Quanto a quest’ultimo aspetto, infatti, in Inversi spettri si riscontrano ambientazioni quotidiane, di cui è sottolineata una tenera malinconia («Li conosco tutti, i vecchi della piazza, / se ne stanno in ascolto, con il loro / orecchio malconcio, dei frammenti di / senso che, ad ogni colpo di pallone contro / il muretto dove siedono, vibrano e / riverberano», p. 47) o al contrario lo squallore («Una crepa d’umido sul soffitto», p. 55), il significato minimo («Sono andate perdute dieci posate / e due tovaglioli si sono lanciati / nella spazzatura», p. 54). Quanto invece agli aspetti fonici, Inversi spettri si discosta da Cronicismi proprio per una maggiore attenzione alla pasta del significante, modellata spesso attraverso paronomasie, assonanze, rime interne, ripetizioni (p. 22):

[…] l’eden di nostro
padre, ora un luogo
da cui scappare
a gambe levate – ma
levate le gambe non si corre,
si rimane schiacciati a terra.

Il “pensiero” di Guarino si conduce dunque fattualmente attraverso i mezzi specifici della poesia (suono e immaginazione o racconto), e fa del logos una controparte dell’estetica, compie il poetico, anzi, proprio mettendo in incontro/frizione i processi deduttivi e quelli analogici. In questo senso ha gioco la struttura monostrofica – quasi sempre preferita dall’autore – che permette di addensare discorso e immagini in un unico punto, farli “accadere” in uno spazio ristretto e perciò denso.
Per giunta, il “pensiero” di Inversi spettri obbedisce a una logica della sparizione, nel senso che indaga – e questo è il tema del libro – il rapporto tra presenza e assenza. Le poesie (e anche i titoli delle sezioni: Corpo del fantasma) fanno entrare in contatto le affermazioni e il loro contrario, l’attestazione di una presenza e la manifestazione di un’assenza, evidenziano come il mistero della vita non è dato solo dall’interrogazione dell’evidenza, bensì e più profondamente dall’interrogazione dell’interrogazione, dall’interferire tra essere, aspirazione a essere e sparire («la vera vita è assente», p. 54). È in questo modo che la poesia-pensiero può innestarsi sul quotidiano; quest’ultimo è la zona dove la domanda sull’esserci si cala nel corpo, la mancanza dell’esistenza è vissuta nella reazione emotiva e sul deperimento della carne: «abbiamo fatto della piaga / una casa, e viceversa, che è impossibile abitarsi / senza un certo disgusto» (p. 57).

Urto nel corpo contro il duro
cozzo dell’altro che abito, mi
abita. Il fuori mi aspetta ad ogni
svista per farmi sua conquista
e diventare dentro, come me
dentro. Guerra a cui sono costretto
dalla nascita: da una parte io
dall’altra la crosta che mi veste,
ma sempre nello stesso punto,
alla stessa ora. Impossibile essere
indipendenti, felici entrambi,
separarci in questa convivenza
di brevi tregue e assalti frontali,
di lunghe attese, da strateghi
sul confine a pensare: quando,
come, dove ci farà male.

venerdì 15 ottobre 2021

Inversi spettri ad Avellino 20 ott 2021

Presentazione del libro Inversi spettri
di Antonio Vittorio Guarino



Letture a cura dell’attore Salvatore Iermano


Urto nel corpo contro il duro / cozzo dell’altro che abito, mi /abita. Il fuori mi aspetta ad ogni / svista per farmi sua conquista / e diventare dentro, come me / dentro. Guerra a cui sono costretto / dalla nascita: da una parte io / dall’altra la crosta che mi veste, / ma sempre nello stesso punto, / alla stessa ora. Impossibile essere / indipendenti, felici entrambi, / separarci in questa convivenza / di brevi tregue e assalti frontali, / di lunghe attese, da strateghi / sul confine a pensare: quando, / come, dove ci farà male.
 
«Un lungo discorso di riavvicinamento problematico fra l’anima e il corpo, in un urto fra l’io (…) e una fessura fantasmatica…» (Massimo Parolini)
«Poesia caratterizzata da una concisione armonica e colloquiale, che sa “cadere” perché solo cadendo può “rivelare”…» (Adalgisa Zanotto)
 
«… questa raccolta mette il lettore di fronte a una biopsia del reale, misto di pieni e vuoti, di respiri e di apnee.» (Michele Bordoni)
 
«… strategie per resistere ai morsi della vita, restando capaci di non rimuovere l’ambiguità del reale, non cedere allo sciacallaggio dello scettico e non rinunciare all’umana ricerca interrogante.» (Matteo Bonvecchi)
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Antonio Vittorio Guarino, nato a Napoli nel 1985, vive ad Avellino. Si è laureato in Filosofia all’Università di Napoli “Federico II”. Attualmente è borsista presso L’Istituto italiano per gli studi filosofici (www.iisf.it). In poesia ha pubblicato: La Vita Beota (Il Foglio Letterario 2009), La caduta dalla giovinezza (Onirica 2011), La costellazione dell’assenza (Fara 2016, opera vincitrice del VI concorso nazionale Faraexcelsior) e Cronicismi (Oèdipus 2020). Alcune sue poesie sono presenti in antologie, riviste e siti web.
 

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lunedì 29 gennaio 2018

Letture fariane di Gian Ruggero Manzoni

Mi è giunto il plico con i libri degli autori vincitori o segnalati del/al Concorso Nazionale Faraexcelsior 2017. Come sempre l’amico Alessandro Ramberti che, delle Edizioni Fara, è il deus ex machina, mi ha voluto omaggiare con gli stessi. Libri molto belli, anche graficamente parlando, e ricchi di sensazioni, umanità, profumi, coraggio e grande amore per la poesia e il racconto. GRAZIE Alessandro e grazie a tutti i poeti e i narratori che ho avuto il piacere di leggere.

- Notturno e altre poesie, di Gabriella Bianchi, FaraEditore.


L'immagine può contenere: una o più persone e spazio all'apertoScrive della raccolta Claudia Piccinno: “Il lessico asciutto e senza orpelli trae ricchezza da uno stile ricco d’immagini, che ben fotografano lo stato d’animo di chi scrive”, e continua Germana Duca: “Il tono lirico di fondo, alternato a scorci naturali e realistici, è sorretto da un flusso espressivo controllato e convincente”. In effetti la poesia della Bianchi rientra per tensione e struttura in quel lirismo proprio della nostra tradizione più alta, senza quindi indugiare, senza perdersi in “sovrastrutture” metaforiche o descrizioni che, spesso, vanno ad appesantire altri testi che vado leggendo. Nata in ricordo di un bene perduto, Gabriela Bianchi ci trasmette immagini di una storia d’amore sul filo dello specchio dell’intima riflessione, producendo ritratti di dialogo che caratterizzano nell’assenza uno stato di sofferenza che infine trova quiete nella poesia. Dal testo: “Mille volte mi hai preso tra le braccia”; “A me restano/ poche cose da fare”; “Mi sono incamminata verso te”; “La tua città era un libro aperto”; “Avrei voluto entrare con te/ nell’arco del tramonto”; “… e dietro il velo del Notturno, la realtà del distacco, il regno delle ombre ti ha rapito”.

- Terre d'acqua, di Donatella Nardin, FaraEditore.


L'immagine può contenere: sMSScrive Nazario Pardini della raccolta: “È con questa poesia eponima, incipitaria, che possiamo immergerci, fin da subito, in un animo tutto proteso alla scoperta di sé stesso, di un legame terra-acqua che fa di questo poema il leimotiv, il filo rosso, la simbiotica fusione fra spazi ontologici e ondulazioni native”, e continua Annalisa Ciampalini: “La silloge prende vita da un’ispirazione legata ai luoghi in cui la presenza dell’acqua è determinante. Leggendo questi versi si ha un senso di spaesamento, non si capisce dove ci troviamo, poiché a predominare è l’acqua, insieme agli elementi che le stanno attorno: luce, cielo, uccelli. Poi, all’improvviso, sorgono riferimenti geografici precisi che ci riportano a un contatto concreto con la terra”. Io, uomo di fiumi, canali, valli e paludi non ho potuto non amare da subito l’andare della Nardin, perdendomi con lei, e rinascendo, con lei.

- Siamo sono, di Marco Colonna, FaraEditore.


costellazione assenzaAntonio Vittorio Guarino, analizzando l’opera in questione, scrive: “Dice Marco Colonna che il suo poetare tende a ‘mettere in scena i nostri atti e pensieri quotidiani ritagliati all’interno di un micro o macro cosmo soltanto apparentemente immoto’, dimensione letteraria che risulta di grande responsabilità per ciascuno di noi, cioè fare del nostro esistere un nodo di relazioni di senso e foscolianamente amorose affinché le immancabili e tragiche cesure della vita non siano solo ferite sanguinanti ma varchi di empatia”. Al che, un altro giurato del concorso ha aggiunto, non senza sbagliare: “Finché siamo in vita non possiamo che prenderci carico di tutte le relazioni che ci hanno costruito, formato, ospitando in noi quelle identità perdute, quei vuoti, quel ‘siamo’ in cui non siamo più ma
che permette a ciascuno di noi di dire ancora: Sono”. Altro non aggiungo … reputo che non si possa dire altro sul nostro Essere ed Esserci.

Lascia la tua terra – Sinfonia del congedo, di Stefano Iori, FaraEditore.


costellazione assenza“Tutto non è che fumo” … il poeta, come il profeta, sente forse più di altri la presenza costante dell’ultima ora, la ferita invisibile eppure sanguinante del distacco (dall’infanzia, dalle persone e dai luoghi cari, dal “grembo del mondo), quindi l’inevitabile e sempre maggiore entropia a cui è soggetto, col passare degli anni, il nostro organismo biologico. La poesia è in fondo anche un modo di lasciare la terra anzitempo, di alleggerire il peso del corpo “per donarsi al cielo”, per volare alto. Così ci ritroviamo senza nulla sotto i piedi, senza certezze, a tendere verso un luogo “promesso”, alimentando speranze che paiono illusorie. Quanto ci costa varcare l’ultima soglia? Quali paure ci tolgono il fiato? Quali appigli troviamo per affrontarle? Quindi impossibile che uno come me che, ultimamente, evoca una “sparizione” da questo stato umano, che sempre più va stretto al mio esistenziale, possa rimanere insensibile a ciò che ha scritto, con così grande consapevolezza e taglio netto, Stefano Iori.

- Dopo l'inverno e altre poesie, di Vincenzo D'Alessio, FaraEditore.


costellazione assenzaQuesto nostro autore campano, pur senza disprezzare la forma, che anzi, a tratti, è ricercata, è uomo che mira all’essenza, lanciando, tramite la sua poesia civile, continui strali verso una situazione di immobilismo storico, tipica della sua terra, di cui la Camorra ha larghe e preponderanti colpe. Quindi poesia, quella di D’Alessio, sempre dolente, ma mai arrendevole, innegabilmente inserita in un contesto geografico che ben fa comprendere come il poeta sia calato con amore ma anche con tristezza nel suo Genius Loci. La sua raccolta racconto, per tali componenti, si è classificata al secondo posto nel concorso Faraexcelsior 2017. Perciò, anche questa volta, Vincenzo D’Aessio non si smentisce quale letterato che, ben conscio di sé e dei suoi conterranei, porta sulle spalle l’eterno malanno di una certa meridionalità, con quella rabbia a stento soffocata per i continui tradimenti subiti, per quella sofferenza talmente radicata che sembra escludere, seppure il passare degli anni, ogni possibile speranza di miglioramento.

- Le campagne hanno bocche, di Andrea Biondi, FaraEditore.


costellazione assenza
L’orgasmo delle campagne
ha spaccato le case,
le pietre sono rotolate nei fossi
e le famiglie sono scoppiate in pianto.

Io ho preso le carte,
ho pensato al ginepro.
Ho vergato versi sottili
che mi hanno fatto piangere.

I cuccioli d’uomo rifuggono le tane
quando i campi sciolgono in ombre.
Gesù! Gesù! Non farci morire.

Come dice Antonio Vittorio Guarino: “E dunque si lasci andare, chi avrà la fortuna di leggere la raccolta, alle suggestioni che essa stessa suggerisce”, e continua Cesare Davide Cavoni: “Poesie che raccontano storie e per questo si fanno leggere. Infatti raccontano con garbo”, poi Germana Duca: “Il poeta partecipa al racconto della natura, fra memoria, desiderio, attesa”, quindi Teresa Armenti, anch’ella membro della giuria: “Sulla terra ballerina, squarciata, sommersa nel dolore, percossa e bastonata, si eleva un singulto, che diventa sussulto, preghiera, pianto, canto, ora sommesso, ora agonizzante, ora grido di protesta” … e, per finire, il mio bravo a Biondi, che riesce a far diventare la sua terra, terra di tutti noi, madre, di tutti noi.

- Accecate i cantori, di Angela Caccia, FaraEditore.



Come scrive Alessandro Ramberti: “Questo libro - vincitore del concorso Versi con-giurati (con, in appendice, alcuni inediti dei poeti Lucianna Argentino e Francesco Filia, membri della giuria) vi scaverà a fondo con il suono di immagini bellissime nella loro concretezza palpabile, con la poesia che si rivela (assieme alla preghiera) forse l’unica modalità di accettare la parola fine, di predisporsi - tremanti, timorosi e tuttavia fidenti - ad accogliere quella soglia abissale e ignota che sembra ingoiare ogni senso, ogni parola”. Ecco alcuni stralci dal libro …

“A sera / nella camera oscura del ventre / ricomponete i minuti raccolti / potenzialmente preziosi – poi – / ancora una volta accecate i cantori!”

“La poesia sta dietro / in agguato / tira su capanne / in cui le sillabe s’accalcano”

“Non si sguscia dai tanti bui – non ci si salva – / senza portarsi un’ombra addosso”

“Come nave al largo ti guarderò sparire / col tuo minimo di equipaggiamento / … ti avessi dato la mia mappa dei venti! / Ma crescere / è l’avventura di solitudini in mare aperto”

“L’ortica ridipinge l’entrata / ha un rossetto sbavato sulle labbra”

“Chi fu il primo a piantare sé nell’altro / e confidare in quell’innesto vide anche / la fatica di crescere e l’albero di oggi”.



- Sussurri e rivelazioni, di Franca Oberti, FaraEditore.


tempo del castagnoDel suo fare scrittura così dice l’Oberti: “Sono sicura che ci sia sempre un Angelo vicino a noi. Potrebbe essere uno solo, oppure tanti, dipende dai momenti della vita, ma uno è quello che io chiamo il Primo, credo si possa definire l’Angelo Custode delle nostre preghiere, ed è quello che ho imparato ad ascoltare, quello che sussurra, specialmente la mattina, di buon’ora. Non sento voci, né bisbigli, piuttosto è qualcosa che entra in me, non sono necessariamente parole; le parole arrivano dopo, mentre sto scrivendo. (…) Sono le prime ore del mattino quelle in cui l’Angelo arriva a sussurrarmi, e, a volte, le sue rivelazioni mi spingono a fare ricerche, a dare corpo a quella che, ancora nella mia mente razionale, classifico come fantasia; ma nel momento in cui scrivo, comincio a concretizzare quei sussurri e le rivelazioni si svelano, diventando racconti e poesie” … al che aggiungo: e come non essere d’accordo?

- La storia di Layla e Yurkemi”, di Gianluca Chierici, FaraEditore.


“ … Qualcosa cambiò quella notte. Le nuvole arrancavano nel cielo color carne. Il cielo sembrava sul punto di sfasciarsi. Nella vertigine delle ore una crudele attesa stava filando la sua ragnatela. Non ero io la preda. Ma il mio amore per Yurkemi … “ (dal testo)

Scrive di questo libro Angela Colapinto: “Mi chiamo Layla e vivo di ricordi. Con queste poche parole l’autore ci presenta il personaggio e ci offre la sua chiave di lettura. Un incipit che ha in sé l’eco di una storia lontana nel tempo e che lascia il lettore sospeso, in un limbo tra mito e realtà?”, e continua Francesco Di Sibio: “La sua lingua era fatta di luce. La luce che eravamo. La vibrazione che siamo. Una storia a cavallo tra un fantasy e un manga giapponese, dove la lunga ricerca è frutto di dolore e sofferenza in un posto in cui l’incantesimo dell’amore lascia un inverno senza fine”, quindi Claudio Fraticelli: “Una varietà di quadri in cui il non detto lascia il lettore libero di proiettare le proprie emozioni sullo scritto”, e Alessandra Gabriela Baldoni: “Il ritmo incalzante della narrazione incarna il sentire della protagonista sempre in tensione tra due mondi, quello della vita e quello della morte, della realtà e della visione” … opera che molto mi ha colpito per come il vero e il verosimile danzino fra loro, dando comunque forma alla verità.

ANCORA INFINITI GRAZIE a tutti coloro che mi omaggiano con questi preziosi regali che andranno ad ampliare la mia ormai babelica biblioteca !!!

lunedì 12 luglio 2021

Marco Statzu e Antonio Vittorio Guarino vincono il Faraexcelsior 2021: complimenti vivissimi!

Ringraziamo di cuore i giurati Adalgisa Zanotto, Carla De Angelis, Daniele Gigli, Donatella Nardin, Massimo Parolini, Matteo Bonvecchi, Matteo Pasqualone e Michele Bordoni della sezione Poesia del concorso Faraexcelsior 2021 (per la sezione Narrativa/saggio v. qui) che dopo attenta valutazione hanno così deliberato:

I. class. 

Ho chiesto scusa agli ulivi 
di Marco Statzu (Terralba, OR)


Marco Statzu (foto di Giovanni Panozzo) è nato in Sardegna, dove vive. È prete della Diocesi di Ales-Terralba, parroco della borgata agricola di Sa Zeppara, direttore della Caritas diocesana e docente di Antropologia Teologica e di Storia della teologia nella Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna. Scrive versi e ha pubblicato due raccolte: Tra disastri e desideri (Fara Editore 2010) e Erano lacrime le mie (Graphe.it 2018). Cerca di osservare la realtà e di farsi interrogare dalla natura, dalle persone, dagli animali, da Dio, convinto che nell’intimo di ogni persona umana abiti la Verità. maiobas@gmail.com

“È un testo che narra il divenire della natura, con una attenzione perseverante: una sfida per il poeta che la fotografa e la fa (parzialmente) sua. Forse tutto si racchiude nel "Senza perché”.» (Carla De Angelis)

«Un canto alla terra, alla luce e al calore sardo. Una poesia regionale (nel senso o’connoriano del termine) che narra l’epopea del quotidiano, restituendo al lettore scorci inediti e profondi, testimonianza d’amore del poeta alle proprie radici.» (Matteo Pasqualone)

«In Ho chiesto scusa agli ulivi la contemplazione della natura – specie nella sua caratterizzazione sarda – fa eco e s’unisce a un’introspezione straordinariamente acuta: ne risulta il senso d’un intatto stupore e un mondo che ci è consegnato meno ignoto. Dagli haiku d’apertura alle liturgiche e insieme concrete situazioni finali, la scarnificazione del verso fa emergere la materia stessa delle cose ed è al contempo capace di diffonderne l’alone simbolico: il territorio, le stagioni, i giorni, le ore, gli animali, i toponimi, alcuni fatti di cronaca, tutto è riletto nel portato esistenziale, nel cammino dell’uomo-poeta, in un distillato di profonda compassione e d’intensa spiritualità.» (Matteo Bonvecchi)


II. class.

Inversi spettri 
di Antonio Vittorio Guarino (Avellino)


Antonio Vittorio Guarino, nato a Napoli nel 1985, vive ad Avellino. Si è laureato in Filosofia presso l’Università degli studi di Napoli “Federico II”. Attualmente è borsista presso L’Istituto italiano per gli studi filosofici. La sua produzione poetica consta di diverse sillogi: La Vita Beota (Ed. Il Foglio Letterario, 2009), La caduta dalla giovinezza (Onirica edizioni, 2011), La costellazione dell’assenza (Fara 2016), opera vincitrice del VI concorso nazionale Faraexcelsior, e Cronicismi (Oèdipus, 2020). Alcune sue poesie sono presenti su antologie, riviste e siti web.


«Un lungo discorso di riavvicinamento problematico fra l’anima e il corpo, in un urto fra l’io, onda propagata nel soma e nel mondo delle cose, e una fessura fantasmatica che devia in diffrazione il movimento di conoscenza confermando la rimbaudiana certezza dell’alterità dell’io stesso. Nella svista della visione che lascia esperire la differenza come un’origine invisibile che ci abita e che abitiamo, l’esistenza, quale luogo dell’accadere, si esperisce in scompensi e punti d’ombra dove la ragione non può misurare e controllare. La vita si mostra quale ininterrotto appello a tale differenza-alterità, invocazione (forse) vana di una verità che può sussistere (forse) anche senza di noi ma convive in noi per essere presente.» (Massimo Parolini)

«Poesia caratterizzata da una concisione armonica e colloquiale, che sa “cadere” perché solo cadendo può “rivelare”: “Il tempo stringe col suo silenzio geometrico…” E i versi diventano occasione per giungere alla radice della condizione esistenziale dell’uomo, con tutti i suoi drammatici risvolti, sui quali la poesia porta una luce profonda: “non hai / nome né un compito preciso, / se non il respiro / come destino troppo vago / da portare a termine / nel migliore dei modi”. E nulla deve offuscare lo sguardo! “e trovare i semi: l'inizio / che non abbiamo visto”.» (Adalgisa Zanotto)

«Con uno stile teso e tragico, impostato al paradossale compito di dire la presenza dell’assenza, questa raccolta mette il lettore di fronte a una biopsia del reale, misto di pieni e vuoti, di respiri e di apnee. La poesia scava se stessa fino a “rinunciare alla parola che dice sono”, afferma e nega la temporalità ordinaria (“Stona al futuro / il ravvedimento / che è ritorno postumo”) e morde al cuore dell’alterità, spaccandosi al punto da sovrapporre – rimbaudianamente – l’io e l’Altro. Il tema, vagamente elegiaco, non soverchia la padronanza del verso, che delinea un contorno terso senza mai cadere nel patetico. Una raccolta d’impatto ma delicata al contempo, bruciante e interrogativa, in bilico tra dogma ed eresia e, per questo, arditamente affascinante.» (Michele Bordoni)

«Subito, con maestria, il ritmo, la musicalità, creano il senso dell’evanescenza, d’una scomposizione ch’è al limite dello smarrimento, dell’angosciato, opprimente sogno notturno. Il fantasma che ci abita e che spesso siamo nello sdoppiamento paradossalmente potrebbe ricomporsi, farci ritrovare uno proprio nell’esperienza dell’altro – che per eccellenza è quella uscita dal “costato di Adamo” – pur nell’alto dramma della relazione e dell’avventura umana tutta. Così emergono, si elaborano strategie per resistere ai morsi della vita, restando capaci di non rimuovere l’ambiguità del reale, non cedere allo sciacallaggio dello scettico e non rinunciare all’umana ricerca interrogante.» (Matteo Bonvecchi)


Altre opere votate

La porpora delle api 
di Anna Maria Ercilli (Trento)

Anna Maria Ercilli, vive a Trento con memorie liguri. Ha lavorato nel Servizio Sanitario. Pubblica sette sillogi di poesia, scrive racconti e articoli culturali per le riviste (Il Furore dei libri, R&S). Presente in alcune antologie: Controparole, Hospite, L’evoluzione delle forme poetiche, Vivere l’abbandono e riviste («La Mosca di Milano», «Il Monte Analogo” ecc.) Presente: Nelle pagine del tempo (dizionario delle parole perdute, EmmeTi). Con LUA Anghiari: Le stagioni per posta, Una lettera importante, Quella volta su un treno (Equinozi 2020), iPoet Lunario in Versi LietoColle. Fotografa per passione. Presidente della Società Dante Alighieri di Trento, anno 2014-2015.

«In queste poesie c’è quel dire che diventa dare. Sono dense di materia visiva che si organizza in inquadrature e sequenze intense, stoppate a effetto su un fotogramma: “Scende ombra dai grandi alberi.” - “… bianco d’abbaglio intenso…” I versi nella loro essenzialità stringono legami con la vita e le persone. “… benvenuta nell’amore senza tempo, / nel pensiero da formare / nei piccoli vuoti sfuggiti alle parole”; chiedono in prestito passaggi coraggiosi, esplorano, scavano, appuntano momenti intimamente profondi: “… la tenacia afferra la vita la spettina e / ravviva / la vita che non scade…”»(Adalgisa Zanotto)

«La silloge, in un connubio fonetico e semantico armonioso, ricco di rimandi e di sfaccettature, muovendosi nel traslato poetico con un certo vigore interpretativo, offre numerose occasioni di riflessioni e di approfondimento.» (Donatella Nardin)

«Un andamento ritmico coerente in un tessuto fonico e retorico ben orchestrato fa da vestito ad alcuni temi lirici tradizionali del versificare: la precarietà degli enti di fronte al tempo fuggitivo, lo sguardo descrittivo e seriale sul mondo naturale e artificiale, nella ricerca periodica di una genesi dei colori che possa illuminare, improvvisamente, la propria vita, la labilità della parola poetica nel suo tentativo di essere àncora di salvezza dall’entropia esistenziale.» (Massimo Parolini)


Liriche da Montiolo 
di Andrea Biondi (Treia, MC)


Andrea Biondi (Rimini 1986) si è laureato in Lettere presso l’Università di Urbino nel 2009; presso il medesimo ateneo si è specializzato in Scienze Religiose nel 2017. Vive a Treia e insegna nelle scuole superiori del maceratese. Con Le campagne hanno bocche ha vinto il concorso Faraexcelsior 2017. Nell’aprile 2019 è uscita la raccolta Ghironda.

«Un verso incarnato, semplice e profondo. Si avverte forte la tensione del poeta a “mordere” la realtà e a farsi assorbire da essa. Una conversione continua che dal paesaggio conduce alla parola; e la parola, una volta terminata la sua azione trasfiguratrice, manifesta al lettore la più sconvolgente delle verità: “Essere docili alla vita:/questo ho imparato.” (Osservatorio minimo).» (Matteo Pasqualone)

«Tutte le immagini, un paesaggio sempre misterioso, allucinato di metafisici, arcaici sentori, presago di future visioni, poi le suggestioni erotiche e i notturni strepitosi – quasi a ogni verso un trasalire del cuore! –pervasi dal fascino della campagna maceratese, dal terrazzo poetico di quella collina tutti i sentieri costantemente risuonano della realtà di cui oggi abbiamo più bisogno: la materica concretezza, l’impatto immediato, l’impasto carnale della vita, ma sempre accompagnato dal potere d’una musica di fondo (“Con un fascio di canti / sono sceso alla valle / la vita bolliva da stordire / potevo aprire tutte le porte”), capace di trasfigurare o almeno rendere non dico più lievi, ma più veri, umani, anche i tratti oscuri. Cosa che puntualmente accade, qui, al costante e malioso comparire del “bel pastore”. Pena della carne e della croce, attesa fervida dell’epifania, poesia come lotta incessante contro la somma dei nostri addormentamenti, a dire la nostalgia dell’origine e il sofferto esilio dalla patria definitiva.» (Matteo Bonvecchi)


Patto con la polvere 
di Guglielmo Aprile (Verona)


Guglielmo Aprile è nato a Napoli nel 1978. Attualmente vive e lavora a Verona. È autore di raccolte di poesia: Nessun mattino sarà mai l’ultimo (Zone 2008), L’assedio di Famagosta (Lietocolle 2015), Calypso (Oedipus 2016), Il talento dell’equilibrista (Ladolfi 2018), I masticatori di stagnola (Lietocolle, 2019), Il giardiniere cieco (Transeuropa 2019), Farsi amica la notte (Ladolfi 2020), Teatro d’ombre (Nulladie 2020), Falò di carnevale (Fara 2021, I class. al Narrapoetando). Scrive saggi critici su riviste; tra i suoi campi di interesse, la poesia del Novecento, oltre a vari studi su alcuni classici della tradizione letteraria italiana (D’Annunzio, Luzi, Boccaccio, Marino).

«È una poesia che racconta il duello con la vita in modo piacevole e scorrevole, ci sono le ragioni dello scorrere del tempo e la bellezza del tempo stesso: “È per questo che amiamo”. Ci sono riflessioni molto forti, versi caustici, fanno male/bene, la loro profondità è specchio e sguardo sia nel presente che nell’aldilà. Sembra un’opera filosofica.» (Carla De Angelis)


Di un respiro sospeso 
di Dante Zamperini (Cavriana, MN)


Dante Zamperini è nato a Negrar (VR) nel 1972. Nel 2002 pubblica L’arcobaleno de la vita (in veronese) e Negli occhi, nel cuore. Nel 2006 esce con Gabrielli La domenica mattina e nel 2014 Come legno d’ulivo. È inserito in varie antologie fariane, l’ultima: Respiro (2020). Pittore e scultore nel tempo libero, per Fara ha realizzato numerose copertine.

«Il filo che tiene insieme i testi e che induce lo sguardo ad aprirsi all’infinito, è la parola preghiera.
Il colloquio con il divino, nella sua tensione verso l’alto, risulta efficace e serrato sia nel  modularsi in canto che nella resa espressiva, ben ritmata nella sua magmatica fluidità carica di senso e di una schietta e tenace spiritualità.» (Donatella Nardin)


«La voce si fa respiro! Questi versi austeri, nudi, profondi scivolano in una quotidianità che veglia e vigila. Svelano con forza qualcosa che è poco visibile, qualcosa di “sospeso”.» (Adalgisa Zanotto)


I monologhi della bambola vudù 
di Silvia Favaretto (Marcon, VE)


Silvia Favaretto è Dottore di ricerca in studi iberici e angloamericani, insegnante, traduttrice e Presidente dell’ass. culturale Progetto 7LUNE. Giurata dei concorsi internazionali di poesia Castello di Duino e Premio di poesia Altino. Ha pubblicato 11 libri tra poesia e prosa e ha partecipato a Festival internazionali. Tra i premi ottenuti in poesia, nel 2007 è risultata vincitrice del Concorso della Ibiskos Editrice con conseguente pubblicazione del suo terzo libro “Parole d’acqua”. Una sua raccolta edita in Messico da Morgana Editrice E vissero infelici e contente ha ottenuto la menzione d’onore al premio Il Paese delle donne 2019. Nel 2020 ha vinto il premio Torresano della Gilgamesh edizioni grazie al quale pubblica La notte dei corpi.

«“Sono una bambola vudù, / la delicatezza non fa parte / del mio vocabolario: / parole raccapriccianti sono / l’unica carezza al mio udito”. Con queste parole la raccolta I monologhi della bambola Vudù si presenta al lettore nella sua conturbante ed estrema originalità. In un misto di masochismo ( “A volte sorrido / mentre mi trafiggono”) e di sconcertante tenerezza (La bambola vudù sente la mancanza della sua nonna) la protagonista di queste poesie attraversa le cicatrici della vita brandello per brandello, quasi fosse simbolo cristico dell’esistenza. Una raccolta che parla conficcandosi nella carne, che mostra come, prima della lama della poesia, “non eravamo preparati a noi stessi”.» (Michele Bordoni)


SEGNALAZIONE

Nonostante questa mia malridotta umanità 
di Alessandro Burrone (Cigliano, VC)


Alessandro Burrone (1994) è cresciuto tra Torino e Cigliano (VC), dove attualmente vive e lavora. Si è specializzato nello studio della lingua e della cultura cinese all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e alla Università di Lingua e Cultura cinese di Pechino. In seguito, ha conseguito una doppia laurea magistrale in Storia e affari internazionali presso l’Università di Pechino e la London School of Economics and Political Science. Coltiva sin dai tempi del liceo l’arte e la letteratura, per le quali invece — fortunatamente — i dati biografici hanno ben poca importanza.

«Poesia (“piccola scostante fiamma”) nella fiducia, per nulla scontata, di trovare le parole del futuro e una risposta di vicinanza a se stessi e agli altri. Limiti e ferite ci segnano e ci inseguono fin dall’inizio. E a tutti impongono, presto o tardi, la necessità di capire. Preziose risorse in questi versi.» (Adalgisa Zanotto)


martedì 24 gennaio 2017

L'assenza del divino


Antonio Vittorio Guarino, La costellazione dell’assenza, poesie
recensione di Federica Vasconi*



Con questa raccolta di poesie, Antonio Guarino ha vinto il concorso Faraexcelsior. Il tema principale di questa raccolta è la realtà utilizzata per rimuovere il divino, realtà che in passato ci ha conciliato, invece, con il cielo. Questa realtà è un’offesa al Dio dei credenti, che contempla sé stesso nello specchio celeste, assente agli uomini caduti in un triste anonimato: “Questa povertà manifesta / non compresa, è il limite di ogni discorso / sul mondo, la negazione di una ragione / intrinseca alle cose”. L’uso delle similitudini è così ben curato ed esaltato da dare vita agli oggetti quotidiani presi in considerazione: “Fogli come colombe si alzano da terra, / piroettano in aria, lambiscono i rami, / restano impigliati nelle reti arancioni / per i lavori stradali”.

Il poeta, inoltre, utilizza la tecnica dell’enjambement, per accelerare l’energia che si irradia nella sete millenaria di fede che accompagna l’umanità ovunque. Troviamo, poi, la destrutturazione delle religioni monoteiste presenti ai giorni nostri, nella poesia Quando tutte le nostre parole saranno deportate in terra straniera: saremo eterni nel mistero, e l’unica energia alternativa al bene resterà il male.

La raccolta tratta di un amore profondo verso Dio che deve essere raggiunto. Il vero Dio si mostra al poeta nella lotta contro il male che è in tutto l’universo. Resta, infine, il mistero del bene, che tranquillizza lo spirito interiore, il quale avverte la costellazione dell’assenza divina come un cattivo presagio, poiché non riusciamo a raggiungere Dio. Ergo, in questa raccolta poetica si parla di un Dio che si trova ovunque, in ogni creatura, animata o inanimata, ma se noi non lo sentiamo vicino, dobbiamo cercarlo. È proprio questo “allontamento” da Dio che ci suscita infelicità.




*Federica Vasconi frequenta il quarto anno al Liceo classico “Giulio Cesare” di Rimini. Ha svolto uno stage nel percorso ASL (Alternanza Scuola Lavoro). Le piace leggere i racconti storici e libri di critiche letterarie. È una cantante presso il gruppo jazz MYO, Mondaino Young Orchestra.


venerdì 21 aprile 2017

Gorgone d'oro: De Togni 4^, Colonna, Guarino, Lamberti e Ramberti selezionati

Centro di Cultura e Spiritualità Cristiana Salvatore Zuppardo

Via Cammarata, 4 - 93012 GELA 
Tel 0933.937474 – 339.2626015






17° CONCORSO NAZIONALE DI POESIA 
“LA GORGONE D’ORO”

GELA

VERBALE DELLA GIURIA



La giuria (Proff. Sarah Zappulla Muscarà, Don Rino La Delfa, Aldo Scibona, Andrea Cassisi ed Emanuele Zuppardo) della sez. B LIBRO EDITO IN TUTTE LE LINGUE PARLATE IN ITALIA del 17° Concorso Nazionale di Poesia “La Gorgone d’Oro” promosso dal Centro di Cultura e Spiritualità Cristiana “Salvatore Zuppardo” di Gela, ha così deliberato


1° Premio (voti 38) alla poetessa Zosi Zografidou di Salonicco per il libro “Parole notturne”, pubblicato dal Circolo culturale Menocchio.

2° Premio (voti 36) al poeta Francesco M.T. Tarantino di Mormanno (CS) per il libro “Getsemani o dell’inquietudine” pubblicato da Marco Saya Edizioni. 

https://www.itacaedizioni.it/catalogo/la-firma-segreta/
3° Classificato ex aequo, voti 35: Franco Casadei di Cesena (FC) per il libro La firma segreta, pubblicato da Itaca; Antonio Damiano di Latina per il libro “Versi d’autunno” pubblicato da Genesi Editrice; Maria Stella Filippini di Ravanusa (AG) per il libro “Piccola Casa Libia” pubblicato con Italia Editrice; Rita Muscardin di Savona per il libro “Fugge il mare al mare” pubblicato dall’Associazione Hombres; Rodolfo Vettorello di Milano per il libro “Elogio dell’imperfezione” pubblicato con Luoghi Interiori.

4° Classificato ex aequo, voti 33: Elena Bartone di Bra (CN) per il libro “Francesco, nel silenzio” pubblicato da LietoColle; Silvia Bettuzzi di Cordenons (PN) per il libro “Dove corrono le comete” pubblicato con le Edizioni Media Naonis; Ildo Cigarini di Reggio Emilia per il libro “Incontri inversi”, pubblicato con la Casa Editrice L’arcolaio; Mariangela De Togni di Piacenza per il libro Si può suonare un notturno su un flauto di grondaie? pubblicato con Fara Editore; Armando Giorgi di Genova per il libro “Appartengo agli arcobaleni di cemento” pubblicato con Abel Books; Boris Lazzaro di Fara Sabina (RI) per il libro “Umane partiture” pubblicato con Ancora Editrice.

http://www.faraeditore.it/html/filoversi/ani+ma.html
Il resto dei poeti concorrenti ha ottenuto meno di 31 voti. La Giuria ha deciso di inserire nell’Antologia poetica i seguenti poeti: Fausto Beretta di Bussero (MI) per il libro “Per tutti, la più bella”, Aletti Editore; Franco Brugnara di Trento per il libro “Poesie del Lungadige”, Curcu & Genovese; Francesca Cerno di Pasian di Prato (UD), per il libro “Etere”, Campanotto Editore; Marco Colonna di Forlì per il libro Ani+ma, Fara Editore; Giuseppe Cusa di Niscemi (CL) per il libro “Le Parole” pubblicato con le Edizioni CdG; 
http://www.faraeditore.it/html/filoversi/costellazioneassenza.htmlAntonio Vittorio Guarino di Avellino per il libro La costellazione dell’assenza, Fara Editore; Gianni Ianuale di Marigliano (NA) per il libro “Pathos Trascendentale”, Brignoli Edizioni; Mariolina La Monica di Casteldaccia (PA) per il libro “Vagheggiando Itaca”, Thule Edizioni;
http://www.faraeditore.it/html/filoversi/piccolecose.htmlGesumino Lai di Cagliari per il libro “Diapason”, Cronache Italiane, Claudio Lamberti di Avellino per il libro Le cose piccole non si vedono in autostrada, Fara Editore; Natino Lucente di Cosenza per il libro “Affabili stelle”, Genesi Editrice; Maria Mara Marchesi di Gaggiano (MI) per il libro “Oro e sabbia”, Ed. Simposium; Sergio Melchiorre di Cuveglio (VA) per il libro “Rosso purpureo”, Il veliero blu; Lucia Montauro di Milano per il libro “Diario peloritano, Pungitopo editrice; Franca Moraglio Giugurta di Ferrania (SV) per il libro “Viaggiando nella memoria”, Edizioni Universum; Marco Nicastro di Padova per il libro “Il buio e la luce”, Aljon Editrice; Liliana Patti di Castellammare del Golfo (TP) per il libro “Dumannu a lu me specchiu”, Edizioni Drepanum; Renzo Piccoli  di Bologna per il libro “Cantar de mi amor” Sovera Edizioni;
http://www.faraeditore.it/html/filoversi/ormeintangibili.htmlAlessandro Ramberti di Rimini per il libro Orme intangibili, Fara Editore; Cosimo Rotolo di Vasto (CH) per il libro “C-Side”, Edizioni Il Fiorino; Vito Sorrenti di Sesto San Giovanni (MI) per il libro “Visioni Culturali”, Il Convivio Editore; Gaetano Tabbì di Butera (CL) per il libro “Francesco – Il coraggio della scelta”, Betania Editrice; Vito Vellutata di Trapani per il libro “Dal fanatico delirio religioso alle vittime innocenti”; Carla Zancanaro di Mestre (VE) per il libro “Miniature”, Edizioni Divinafollia; Gino Zanette di Godega di S. Urbano (TV) per il libro “Liriche e sonetti sparsi”, Montedit.

La manifestazione di premiazione avrà luogo sabato 17 giugno 2017 dalle ore 18,30 presso il Teatro Antidoto. Saranno presenti personalità dell’arte e della cultura.


venerdì 30 agosto 2013

LE STRADE DELLA CULTURA GUARDIA LOMBARDI: 03-08 SETTEMBRE 2013 “L’ARIA”




PROGRAMMA




03 settembre - Le strade della Scienza           

ore 17,30 – Sala polifunzionale “Nicola Di Biasi” – via Roma

CAMBIAMENTI CLIMATICI E GLOBALIZZZAZIONE

saluti: Giandonato Giordano (Presidente Associazione NovaPolis)

Michele Di Biasi (Sindaco di Guardia Lombardi)

introduce: Lucio BIANCO (Università di Roma Tor Vergata)

interviene: GIAMPIERO MARACCHI (Università di Firenze)

coordina: Pierluigi Melillo (Direttore Telenostra)




04 settembre - Le strade dell’Ecologia

ore 17,30 – Sala polifunzionale “Nicola Di Biasi” – via Roma

SALVAGUARDIA DELL’AMBIENTE E SVILUPPO DEL TERRITORIO

saluti: Michele Di Biasi (Sindaco di Guardia Lombardi)

intervengono: GERARDO CAPOZZA (Sindaco di Morra de Sanctis)
STEFANO SORVINO (Commissario Bacino Sele)
RAFFAELE COPPOLA (Commissario Provincia di Avellino)
GIOVANNI ROMANO (Assessore all’Ambiente Regione Campania)

coordina: Gianni Festa (Presidente CORECOM) 
È prevista la presenza di sindaci e amministratori




05 settembre - Le strade della Letteratura

ore 17,30 – Sala polifunzionale “Nicola Di Biasi” – via Roma

LETTERATURA CONTRO-VENTO

saluti:         Caterina Boniello (Vice Sindaco di
Guardia Lombardi con delega alla cultura)
Gerardo Di Leo (Presidente Associazione “Civitas
Longobardorum”)

introduce: Giandonato Giordano (Presidente
NovaPolis)

intervengono: ANTONELLO CAPORALE 
(Giornalista del Fatto Quotidiano e autore del
libro: Controvento: il tesoro che il Sud non sa di
avere)
GERARDO BIANCO (Presidente ANIMI)

coordina: Ottavio Ragone (Vicedirettore La
Repubblica redazione di Napoli)



06 settembre - Le strade della Tradizione

Ore 17,30 – Sala polifunzionale “Nicola Di Biasi” – via Roma

RESPIRI E SOSPIRI: ARIA DI TRADIZIONI

saluti: Alessandro Di Pietro (Associazione
“NovaPolis”)
Marco Luongo (Cooperativa “Il Germoglio”)
Franco Siconolfi (Pro-loco “Longobardi”)

Pierluca Cipriano (Cooperativa “Libera e Solidale”)

introduce: Federico Magnotta (Direttore del Museo
della Tecnologia, della Cultura e della Civiltà 
Contadina dell’Alta Irpinia)

intervengono: ALDO DE FRANCESCO (scrittore)
SALVATORE SALVATORE (scrittore)

coordina: Norberto Vitale (Direttore Irpinia TV)




07 settembre - Le strade della Poesia

Ore 16,30 – APERTURA POESIE IN MOSTRA – percorso libero



Ore 17,30 – Sala polifunzionale “Nicola Di Biasi” – via Roma

L’ARIA CHE ANIMA LA POESIA

saluti: Caterina Boniello (Vice Sindaco di Guardia
Lombardi con delega alla Cultura)
Silvio Sallicandro (edizioni Delta 3)
introduce: Domenico Cipriano (poeta)
interviene:GENEROSO PICONE (Direttore Il Mattin
redazione di Avellino)
PLINIO PERILLI (poeta, critico)

coordina:Cosimo Caputo (direttore Biblioteca di S.
Giorgio del Sannio)




08 settembre - Le strade della Poesia (versi al vento)

Ore 10,30 – Piazzetta-teatro vico Freddo

POESIA A COLAZIONE: LETTURE NEL CENTRO STORICO

(durante l’incontro saranno offerti caffè e cornetti a
cura del Bar Vittoria)
lettura dei poeti che hanno aderito alla 
manifestazione

presenta: Raffaele Barbieri



Ore 13,30 – A PRANZO CON I POETI  

presso il Ristorante “Il Cacciatore” (prenotazioni tel. 0827.41019)




POESIA IN MOSTRA


163 poesie di autori contemporanei, sul tema dell’aria, in mostra lungo il percorso del centro storico. La mostra delle poesie sarà esposta da sabato pomeriggio (ore 16,30) a domenica (ore 15,00). Il percorso è libero. Le poesie sono raccolte nel catalogo: “Le strade della poesia: poesie dell’Aria”.


Le 163 poesie esposte per “Le Strade della Poesia: L’Aria” sono di:


Antonio Alleva, Domenico Alvino, Dora Celeste Amato, Maria Carolina Amirante, Marco Annicchiarico, Luca Ariano, Flavia Balsamo, Federico Barbieri, Raffaele Barbieri, Teresa Bello Colella, Francesco Belluomini, Luca Benassi, Maria Teresa, Bertolotto Adriani, Anna Laura Bobbi, Anita Buono, Gaetano Calabrese, Caterina Camporesi, Federico Capuozzo, Cosimo Caputo, Barbara Carle, Paolo Carlucci, Anna Carniero, Carmine Cataldo, Maria Alessandra Celentano, Tiziana Cera Rosco, Pino Chisari, Anna Cimicata, Massimo Ciotta, Domenico Cipriano, Rino Cipriano, Anna Ciufo, Manuel Cohen, Floriana Coppola, Gaetano Coppola, Davide Cortese, Anna Corvese, Fabio Dainotti, Antonio D'alessio, Vincenzo D'alessio, Wanda D'alessio, Salvatore D'ambrosio, Maria Stella D'amico, Gianluca D'andrea, Caterina Davinio, Carla De Angelis, Candido De Franchi, Paola De Lorenzo Ronca, Carmine De Masi, Gabriele De Masi, Prisco De Vivo, Marco Degli Agosti (Ed Warner), Mariarosaria Del Guercio, Raffaele Della Fera, Giovanni Della Ragione, Pasquale Della Ragione, Nunzio Di Bernardo, Giuda Di Biasi, Leandro Di Donato, Rosaria Di Donato, Graziella Di Grezia, Francesco Di Sibio, Stelvio Di Spigno, Emanuele Di Tommaso, Pompilio Dottore, Germana Duca, Maria Stella Eisenberg, Enrico Fagnano, Francesco Filia, Luigi Fontanella, Franco Frainetti, Ivaldo Franceschini, Monia Gaita, Anna Gialanella, Mafalda Gialanella, Nino Gialanella, Licia Giaquinto, Antonio Gizzo, Antonietta Gnerre, Franco Gordano, Bianca Granisso, Carmine Grasso, Nicolina Grasso, Gianfilippo Gravino, Salvatore Grieco, Antonio Vittorio Guarino, Maria Adele Gubitosi, Iago, Giovanna Iorio, Giuseppe Iuliano, Letizia Leone, Giuseppina Lesa, Dario Lodi, Eugenio Lucrezi, Maria Rosaria Luongo, Rossella Luongo, Monia Mariani, Maria Cristina Marra, Mariagrazia Martina, Piero Mastroberardino, Marianunzia Masullo, Italo Medda, Francesca Messinese, Vera Mocella, Giorgio Moio, Alberto Mori, Luciano Nota, Maria Rosa Oneto, Maria Antonietta Oppo, Marialaura Orlando, Rita Pacilio, Claudio Paesano, Franca Palmieri, Domenico Palumbo, Aida Panaro, Giuseppe Panella, Gerarda Pascarella, Maria Pascarella, Erminia Passannanti, Carlo Pastore, Adriana Pedicini, Plinio Perilli, Giovanni Pistoia, Aurelio Popoli, Ivan Pozzoni, Alessandro Ramberti, Enzo Rega, Anna Maria Renna, Flavia Ricucci, Vincenzo Rizzuto, Antonella Rossello, Maria Angela Rossi, Enea Roversi, Domenico Ruggiero, Federica Russo, Nina Sacco, Salvatore Salvatore, Linda Santojanni, Armando Saveriano, Raffaele Scarpellino, Silvia Secco, Evaristo Seghetta Andreoli, Salvatore Sibilio, Marisa Sica, Angelo Siciliano, Giuseppe Silvestri, Luciano Somma, Erasmo Sorice, Agostina Spagnuolo, Antonio Spagnuolo, Caterina Sparagana, Sergio Spena, Victoria Surliuga, Luisa Taiani, Liliana Ugolini, Raffaele Urraro, Nicola Vacca, Elena Varriale, Michele Vespasiano, Giuseppe Vetromile, Antonio Vitolo, Michela Zanarella, Gerarda Zarra, Angela Ziviello.



ALTRE NOTIZIE

Durante l’intera manifestazione sarà possibile visitare il Museo della Tecnologia, della Cultura e della Civiltà Contadina dell’Alta Irpinia, sito nel Centro Storico.

Al termine degli incontri, la Cooperativa “Il Germoglio” offrirà vino e taralli. Domenica mattina, durante le letture, saranno offerti cornetti e caffè a cura del Bar Vittoria.

Presso il Punto Informativo sarà disponibile il catalogo “Le Strade della Poesia: L’Aria” (edizioni Delta 3, Grottaminarda, 2013).



Contatti: Giandonato Giordano: giandonato.giordano@tiscali.it – cell.333 2241373

Domenico Cipriano: stradepoesia@yahoo.it – 348 9229929 


NOTIZIE SUGLI OSPITI DE “LE STRADE DELLA CULTURA: L’ARIA”
Guardia Lombardi 3-8 settembre 2013

3 SETTEMBRE – LE STRADE DELLA SCIENZA

Lucio Bianco (Guardia Lombardi, 1941) è uno scienziato italiano. Per anni è stato ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche, del quale ha ricoperto le cariche di Direttore dell'Istituto di Analisi dei Sistemi e Informatica, Direttore dei Progetti Finalizzati Trasporti e Trasporti II e di Presidente fra il 1997 e il 2003. Attualmente è professore ordinario presso la Facoltà di Ingegneria dell'Università degli studi di Roma "Tor Vergata", nel settore scientifico della ricerca operativa. È stato, inoltre, Direttore del Dipartimento di Ingegneria dell'Impresa presso lo stesso Ateneo fino al Dicembre 2010.

Giampiero MARACCHI. Presidente della Fondazione per il Clima e la Sostenibilità (FCS), e del Centro Studi per le Applicazioni dell’Informatica in Agricoltura (CeSIA), è uno dei massimi specialisti del settore. Insegna Agrometeorologia e Climatologia all’Università di Firenze, è tra i fondatori dell’Istituto di Analisi e Telerilevamento Ambientale (I.A.T.A.) e del Centro di Studi per l’Applicazione dell’Informatica in Agricoltura (Ce.S.I.A.). Inoltre è delegato nazionale presso l’Organizzazione Metrologica Mondiale e l’Unione Europea. Ha promosso e coordinato numerose ricerche in tutto il mondo, in particolare sulla difesa delle colture e sulle classificazioni agroclimatiche. Per la stampa è uno degli interlocutori più autorevoli e citati in materia di alterazioni climatiche del pianeta.


4 SETTEMBRE – LE STRADE DELL’ECOLOGIA

Gerardo CAPOZZA - Sindaco di Morra de Sanctis
Stefano SORVINO - Commissario Bacino Sele
Raffaele COPPOLA - Commissario Provincia di Avellino
Giovanni ROMANO - Assessore all’Ambiente Regione Campania


5 SETTEMBRE – LE STRADE DELLA LETTERATURA

Gerardo BIANCO (Guardia dei Lombardi, 1931). Laureato in Lettere classiche e docente universitario (professore di Letteratura latina all’Università di Parma). Eletto deputato in varie legislature a partire dal 1968, parlamentare europeo nel 1994. Ministro dell’Istruzione nell’Andreotti VI (1989-1991). Nel 1995 guidò l’opposizione a Rocco Buttiglione, segretario del Partito popolare italiano, che voleva schierarsi con il centrodestra e fu poi la segreteria del PPI per 3 anni, contribuendo in modo determinante alla nascita dell’Ulivo. Considerato grande meridionalista, è presidente dell'A.N.I.M.I - Associazione Nazionale degli Interessi del Mezzogiorno d'Italia, fondata nel 1910, andando a ricoprire un ruolo che nel corso degli anni hanno ricoperto personaggi illustri come Giustino Fortunato, Benedetto Croce e Manlio Rossi Doria. Ha pubblicato, nel 2011 La Balena Bianca. L'ultima battaglia 1990-1994 e nel 2012 La parabola dell'Ulivo. 1994-2000. Studioso di De Sanctis, si ricorda la pubblicazione Francesco De Sanctis. Cultura classica e critica letteraria (2009).

Antonello CAPORALE non ha bisogno di presentazioni. Nato a Palomonte (piccolo Comune in provincia di Salerno) nel 1961. Da sempre ha mostrato la voglia di denunciare la politica del malaffare; non a caso, mosse infatti i primi passi a La Repubblica come giovanissimo cittadino denunciante. Poi nel giornale vi entrò dalla porta principale, conseguendo un master alla Luiss in giornalismo e comunicazioni di massa, con Stage nel settembre del 1988. Fino all’assunzione definitiva a giugno dell’anno dopo. Prima di Controvento, il giornalista salernitano ha pubblicato diversi interessantissimi libri d’inchiesta:  La Ciurma - Incontri straordinari sul barcone della politica; Impuniti - Storie di un sistema incapace, sprecone e felice; Mediocri - I potenti dell’Italia immobile; Peccatori. Gli italiani nei dieci comandamenti; Terremoti. Dall’Irpinia all’Aquila così i politici sfruttano le disgrazie e dividono il Paese. Tutti testi di denuncia contro la politica degli sprechi, che valorizza e strapaga mediocri e furbetti, che specula sulle disgrazie.


6 SETTEMBRE – LE STRADE DELLA TRADIZIONE

Aldo DE FRANCESCO. Giornalista e scrittore, già redattore del "Roma", poi vice redattore capo de "Il Mattino”, di cui è attualmente collaboratore. Ha pubblicat: Ultime voci dall'epicentro (1981) (con Salvatore Biazzo e Mimmo Carratelli), Il ciliegio di Montemarano (1992), Paesi dell'anima (1995), Napoli, ultima edizione (1996) (con Antonio Biancospino), Palazzo Salerno, la storie e i protagonisti (1997), Dal convento ai lager e ritorno. La vita di Padre Pio Ricciardelli (1998), I miei anni con Padre Pio (2002), Il carnevale di Montemarano (2003), Piazza napoli battute trovate e motti di una citta spettacolare (2009), Il sindaco della Prima Repubblica (2010) e la raccolta di poesie: Viento 'e cimma. Poesie montemaranesi (2011), Il novellino montemaranese (2012).

Salvatore SALVATORE, scrittore e giornalista, è un profondo conoscitore dell’Irpinia, terra che ama appassionatamente e alla quale ha dedicato molte delle sue opere letterarie. Nato a Carife (Av), si è occupato fin da giovane dello studio della storia e delle tradizioni dell’Irpinia. Tra le sue opere ricordiamo Cavalli d’argento (1981), Carife città dei Sanniti (1995), Marcoffio rint’a la luna (1998), la “raccolta ragionata” Cento proverbi per una civiltà (2005), Figli dell’Allodola (2010). Ha fondato e diretto per molti anni la rivista VICUM.


7 SETTEMBRE – LE STRADE DELLA POESIA

Generoso PICONE. Uno degli intellettuali più raffinati ed attenti che vive in Irpinia. È giornalista del “Mattino” dove è Direttore responsabile della redazione di Avellino. Per il suo giornale si occupa anche di critica letteraria e di narrativa, temi sui quali ha pubblicato numerosi saggi. È autore del volume Paesaggi italiani, dedicato alla letteratura italiana degli anni Ottanta (con F. Panzeri e M. Raffaelli, Ancona 1994) e di Tondelli. Il mestiere di scrittore (con F. Panzeri, nuova edizione ampliata, Milano 2001). Nel 2005 ha pubblicato il volume I napoletani, nella collana i Robinson dell’editore Laterza.


Plinio PERILLI nasce a Roma, nel 1955. Ha esordito come poeta nel 1982, pubblicando un poemetto sulla rivista Alfabeta. La sua prima raccolta è del 1989, L'Amore visto dall'alto (finalista al Premio Viareggio). Seguono i racconti in versi di Ragazze italiane (Premio B. Joppolo) e Preghiere d'un laico, che vince vari premi internazionali: il Montale, il Gozzano e il Gatto. L'ultimo suo testo lirico, Petali in luce, è uscito nel 1998. Una raccolta antologica delle sue poesie, Promises of Love, è stata tradotta anche in inglese. Come critico si occupa specialmente di convergenze multidisciplinari e sinestesie artistiche (Storia dell'arte italiana in poesia), nonché dell'insegnamento della poesia ai giovani e nelle scuole (La parola esteriore, I nuovi giovani e la letteratura, Educare in poesia). Del 1998 è un grande studio antologico sul '900 italiano in rapporto all'idea di Natura (Melodie della Terra, Il sentimento cosmico nei poeti italiani del nostro secolo). Collabora a numerose riviste e ha curato molti libri, dal Canzoniere di Petrarca alle liriche di Michelangelo, dai Taccuini futuristi di Boccioni agli scritti di Svevo su Joyce, a Inventario privato di Pagliarani, a Variazioni belliche di Amelia Rosselli. È del 2010 un suo vasto e intrecciato repertorio sui rapporti fra il Cinema e le altre arti: Costruire lo sguardo, Storia sinestetica del Cinema in 40 grandi registi.

DEDICA
Il CATALOGO della mostra: Poesie dell’Aria (Edizioni Delta 3, Grottaminarda 2013) è dedicato ad AURELIO POPOLI, scrittore, studioso delle radici storiche di Guardia Lombardi, poeta e autore di saggi su Leopardi, scomparso nel 2012. Si ricordano, tra l’altro, le pubblicazioni: Echi di Storia, Pratoline, Nella verde Irpinia.