Poesie di Daniele Beghè tradotte da Joan Josep Barcelò



 

ESILIO DEL MONDO

 

Nel quartiere vecchio delle settimane,

nel chiuso dei tamburi, frantumi

di clessidra girano su rocchetti

d’ansia, alternanza fra noia e paura.

 

Ho esaminato una ad una le fessure

degli stipiti, la luce che filtra

da sotto la porta, ho spiato

la tromba dal buco della serratura

 

Gli intonaci beige visti dall’interno

dettano il manuale delle esclusioni.

Mi sento in pari, per una volta,

con l’esilio del mondo.

 

 

 

Prigioniero in casa del narratore

 

Osservo

 

lo specchio sulla parete a fronte

 

riflette

 

una finestra aperta sull’assedio

della luce che scende dalla magnolia

 

a cascata

 

solo un chiodo nel muro lo trattiene

dall’essere un mucchio di cocci.

 

( Nel caso chi pagherà per essi ).

 

 

 

EXILIO DEL MUNDO

 

En el viejo barrio de las semanas,

en el recinto de los tambores, añicos

de clepsidra giran en carretes

de ansia, alternancia entre aburrimiento y miedo.

 

Examiné una a una las grietas

de las jambas, la luz que se filtra

por debajo de la puerta, espié

la trompeta del ojo de la cerradura

 

Los enlucidos beige vistos desde el interior

dictan el manual de las exclusiones.

Me siento igual, por una vez,

con el exilio del mundo.

 

 

 

Prisionero en la casa del narrador

 

Observo

 

el espejo en la pared de enfrente

 

refleja

 

una ventana abierta sobre el asedio

de la luz que desciende de la magnolia

 

en cascada

 

solo un clavo en la pared lo retiene

de ser un montón de fragmentos.

 

(En caso de quien los pagará).

 

 

IL DISCORSO CON LA STRADA

 

Chilometrico è il discorso

fra il ciclista e strada,

mescola di lemmi e bitume,

porta in giro un telaio giallo

che rileva distanze e consonanze.

 

( Ricordate, il paragone non è di valore,

la vanga del padre che scava la torba

e lo stesso gesto con la penna del figlio. )

 

Un lento rotolio di raggi,

sassi smossi, pedalate contro la salita,

fra i borghi assenti, fra questi castagni

matti, per non restare fermo,

sordo e muto, nell’attesa.

 

 

 EL DISCURSO CON LA CARRETERA

 

El discurso es kilométrico

entre el ciclista y la carretera,

mezcla de lemas y betún,

lleva de viaje un marco amarillo

que detecta distancias y consonancias.

 

(Recuérdate, la comparación no tiene valor,

la azada del padre que cava la turba

y el mismo gesto con la pluma del hijo.)

 

Un lento rodar de rayos,

piedras sueltas, pedaleos contra la pendiente,

entre los pueblos ausentes, entre estos castaños

locos, para no quedarse quieto,

sordo y mudo, esperando.

 

 NEL BUIO DEL CORTILE

 

Torna dall’officina, i capelli

corvini raccolti in una casta coda,

le unghie macchiate di morchia,

per cenare con la madre.

Abbraccia la sorellina, la solleva,

la fa volare di sorrisi, aspetta

il buio. Scende in garage.

 

- l’antro del trasformista –

 

Quando esce a bordo dell’auto

la telecamera di sorveglianza

sorprende

una chioma bionda, le labbra rosse.

Esce dal cancello, prende una strada

che il condomino del quarto piano,

interno C, non condivide.

 

EN LA OSCURIDAD DEL PATIO

 

Regresa de la oficina, los cabellos

negros recogidos en una casta cola,

las uñas manchadas de lodo,

para cenar con la madre.

Abraza a la hermanita, la levanta,

la hace volar con sonrisas, espera

la oscuridad. Baja al garaje.

 

- el antro del transformista -

 

Cuando sale del auto

la tele cámara de vigilancia

sorprende

una cabellera rubia, los labios rojos.

Sale por el portón, toma un camino

que el condominio del cuarto piso,

interno C, no comparte.

 

 

CLINICA PER IL DISAGIO ALIMENTARE

 

È atterrata proprio in fronte

al salumiere, sull’altra riva del mare

della solitudine, the other side

del benessere, una navicella

( una clinica ) intonacata verde

acido, forse a esorcizzare

l’immagine di un conato vomitato.

 

Dall’universo dell’anoressia

leggere, malgrado la gravità,

posano il piede sulla superficie

anime trasparenti oltre la siepe,

pelli adolescenti raggrinzite

foderano catene malferme d’ossa

sull’orlo del disfacimento,

che neppure il quartiere

trita rifiuti riesce a deglutire.

 

Daniele Beghè è nato a Parma, dove vive da 58 anni. Laureato in Economia e Commercio, dopo alcuni anni di lavoro presso un‘impresa privata, svolge dal 1994 la professione di Dottore commercialista, svolgendo la propria attività prevalentemente nell’ambito della formazione in campo economico e giuridico. Pur essendo da sempre appassionato lettore di poesia, ha cominciato a scrivere solo nel 2007.

Nel 2016 pubblica la sua opera prima dal titolo “Galateo dell’abbandono” in esito alla vittoria del premio per inediti Tapirulan, organizzato dall’omonima associazione culturale di Cremona. Nel 2017 con “Galateo dell’abbandono” ha vinto il “Premio Speciale del Presidente della Giuria” al concorso INTERFERENZE presso il festival BOLOGNA IN LETTERE.

Nel 2018 è risultato vincitore del concorso per inediti Luciano Serra organizzato a Reggio Emilia da Consulta edizioni con conseguente pubblicazione della raccolta intitolata “Quindici quadri di quartiere ed altri versi”. Sempre nel 2018 con “Quindici quadri di quartiere ed altri versi” ha vinto il Premio speciale della Giuria al premio Raffaele Crovi e con la medesima raccolta ho conseguito una menzione d’onore al XXXII° premio Montano. Nel 2019 risulta con “Boomerang” fra i vincitori nella categoria per brevi sillogi inedite al premio editoriale organizzato da Arcipelago Itaca, con conseguente pubblicazione nel “Quarto repertorio di poesia italiana contemporanea”, uscito per il medesimo editore nel 2019.

Nel marzo del 2021 ha pubblicato per Arcipelago Itaca la raccolta “Rosette (quartiere cosmico)”

Alcune poesie tratte da “Galateo dell'abbandono” sono state tradotte in francese dalla poeta Maryline Bertoncini e sono state pubblicate sulla rivista “Recours au Poème - revue de poésie “. La breve silloge “Boomerang” tradotta in francese da Marilyne Bertoncini è stata pubblicata nella rivista cartacea edita in Francia “Phoenix”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CLÍNICA DE ENFERMEDADES ALIMENTARIAS

 

Aterrizó justo en frente

del charcutero, al otro lado del mar

de la soledad, the other side

del bienestar, una barquichuela

(una clínica) enlucida de verde

ácido, tal vez para exorcizar

la imagen de una arcada vomitada.

 

Del universo de la anorexia,

leer, a pesar de la gravedad,

ponen el pie en la superficie

almas transparentes más allá del seto,

pieles adolescentes arrugadas

cubren cadenas temblorosas de huesos

al borde de la decadencia,

que incluso el barrio

tritura desperdicios puede tragar.

 



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