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sabato 12 marzo 2016

Una iniziativa editoriale a favore dell'Istituto Oncologico Marchigiano (IOM)


Raccogliamo poesie e racconti sul tema dell’amore e dell’integrazione (l’amore al tempo dell’integrazione) per creare un’antologia letteraria, i cui ricavi saranno devoluti in beneficenza allo IOM (Istituto Oncologico Marchigiano). Possono partecipare autori di tutta Italia, inviando un racconto sul tema di massimo 36.000 battute spazi inclusi o una poesia di massimo 40 versi, da spedire entro il 31 Marzo 2016 all’indirizzo e-mail stedevigna@gmail.com.
REGOLAMENTO
1 – Ogni autore che voglia partecipare all’antologia dovrà inviare un’email a stedevigna@gmail.comentro e non oltre il 31 marzo, indicando se vuole inserire un componimento poetico o letterario (unico limite: 40 versi per i componimenti poetici, 36.000 battute per i racconti);
2 – Gli organizzatori potranno scartare, a loro insindacabile giudizio, lavori che non siano consoni al tema o che violino palesemente diritti di terzi o che non siano accettabili dalla morale comune;
3 – Tutti gli elaborati dovranno essere inviati entro il 31 marzo all’indirizzo e-mail stedevigna@gmail.com;
4 – Sarà cura degli organizzatori elaborare l’editing e rispedire le bozze ai rispettivi autori per l’approvazione delle correzioni (fase che verrà realizzata nel mese di aprile). A ogni autore verrà richiesta la liberatoria alla pubblicazione.
5 – La realizzazione dell’antologia sarà fatta nella massima economia (autopubblicazione o casa editrice interessata a pubblicare l’opera), in modo da devolvere i profitti all’Istituto Oncologico Marchigiano. Agli autori sarà chiesto un contributo una tantum di € 15,00 in cambio di una copia dell’antologia (la prima; le ulteriori copie saranno acquistate da chi vuole a prezzo autore da definirsi).
6 – La pubblicazione dell’opera è prevista in Maggio, e gli organizzatori si impegneranno entro Giugno a presentare la stessa durante un evento con la partecipazione degli autori e dei rappresentanti dello IOM. In seguito gli organizzatori promuoveranno tutte quelle iniziative atte a diffondre il libro, per poter rigirare i ricavi all’Associazione beneficiaria.
7 – Per qualsiasi dubbio o domanda ci si può rivolgere a Stefano Vignaroli o a Lorenzo Spurio.

giovedì 25 luglio 2013

La voce dei sentimenti in "Interni" di Annalisa Soddu


Titolo suggestivo e invitante per la nuova pubblicazione di Annalisa Soddu, Interni, il suo nuovo libro di poesie. La pubblicazione dell’opera è stata curata e gestita da TraccePerLaMeta Edizioni, attività di editoria rivolta ai soci dell’Associazione Culturale TraccePerLaMeta.
Dopo il successo avuto con il racconto Il fuoco di Lorenzo, la scrittrice di origini sarde ritorna con una nuova pubblicazione molto carica di significati, come lo stesso titolo del libro chiarifica.
Il critico Lorenzo Spurio nella prefazione osserva: «Questo libro non lascerà indifferente il lettore, perché le liriche che si appresta a leggere “graffiano” il cuore di chi, con sensibilità e innocentemente, sa leggere tra i versi. […] La Soddu affonda con perizia il bisturi in una materia sociale dolorosa e si mostra sensibile alle tortuose pieghe dei comportamenti e dei pensieri umani, attenta osservatrice delle problematiche dell'uomo contemporaneo, delle sue crisi e delle sue affettività».

ANNALISA SODDU è nata a Nuoro nel 1962 ma vive ad Avellino dal 2002 dove lavora, ricoprendo l’incarico di Aiuto Primario presso una Casa di Cura per malattie mentali.
Il suo amore per la poesia è da rintracciare nel periodo di frequentazione delle scuole superiori; dopo una lunga pausa è tornata a scrivere nel 2011 pubblicando sul suo blog dei racconti che trattavano delle sofferte vite dei pazienti psichiatrici. Alcuni di questi racconti figurano nel suo primo libro, Il fuoco di Lorenzo.
Il nuovo libro, Interni, contiene invece opere scritte dal 1983 ad oggi, con la lunga interruzione prima citata, dalla quale si evince il percorso personale, caratterizzato nei primi componimenti da una visione malinconica della vita e in seguito, in particolare dopo la conversione alla fede bahà’ì, da una progressiva apertura con particolare attenzione ai problemi sociali. Il libro si configura come espressione della maturazione di una donna che ha trovato nel nostro oggi la realizzazione di se stessa e riscoperto il piacere della scrittura.

TITOLO: Interni Link diretto alla vendita 

AUTORE: Annalisa Soddu
PREFAZIONE: Lorenzo Spurio
EDITORE: TraccePerLaMeta Edizioni
COLLANA: Indaco – Poesia
PAGINE: 54
ISBN: 978-88-907190-6-6
COSTO: 9 €

Info: info@tracceperlameta.org - www.tracceperlameta.org
Ufficio Stampa: Lorenzo Spurio – lorenzo.spurio@alice.it

domenica 19 agosto 2012

Il poeta Emanuele Marcuccio si confessa. Intervista di Lorenzo Spurio


Intervista ad Emanuele Marcuccio
Autore di Per una strada
SBC Edizioni, 2009;
Photocity Edizioni, 2012;

a cura di Lorenzo Spurio

LS: Come dobbiamo interpretare il titolo del tuo primo libro, Per una strada?
EM: Questo titolo ha un’origine davvero curiosa, ogni volta che lo racconto, sembra un aneddoto, e invece è tutto vero. Era il novembre del 1998 quando scrissi l’omonima poesia, “Per una strada”, mi trovavo per strada, era un pomeriggio e il tempo preannunciava un temporale, d’improvviso mi raggiunge l’ispirazione e io, avendo come unico foglio di carta su cui appuntarla solo il retro di uno spiegazzato scontrino della spesa, la appunto proprio lì:

Per una strada

Per una strada senza fronde
si aggira furtivo e svelto
il nostro inconscio senso,
passa e non si ferma,
continua ad andar via
e non si sa dove mai sia.

Quanto mi sembrarono quasi insignificanti quei versi, la misi da parte, sfuggiva anche a me il suo significato profondo, in seguito capii che, quell’apparentemente semplice poesia nascondeva in sé l’essenza della mia stessa ispirazione, perché, la mia ispirazione è furtiva e svelta, passa e vola via e, se non l’afferro e la trattengo nel mio cuore con i versi che metto sulla carta, passa e vola via e nessuno sa più dove mai sia. Cito un passo della mia introduzione alla poesia, recentemente edita in appendice al mio secondo libro Pensieri minimi e massime: «[…] affinché la poesia sia vera e sincera deve esserci questa scintilla iniziale, dopodiché possiamo scrivere di getto, in maniera spontanea o, fare un lavoro di lima ricercando la rima più adatta o la parola, o il suono e starci tutto il tempo che ci sarà necessario. In caso contrario, diventerebbe solo qualcosa di artificioso che non è espressione del proprio sentire».
Poi, ho intitolato la mia raccolta Per una strada, proprio perché l’ispirazione, furtiva e svelta, mi ha raggiunto, la maggior parte delle volte, proprio per strada: camminando, sull’autobus, etc.
E perché proprio quell’articolo indeterminativo?
Avrei potuto toglierlo e intitolarla semplicemente “Per strada”. Quell’articolo rappresenta la semplicità, l’indeterminatezza, il poter trovare la poesia in tutto, anche nelle cose più semplici e quotidiane, poiché, a mio avviso, una sola è la strada che ci porterà alla poesia e alla sua voce più profonda, quella della spontaneità e della semplicità. Citando un mio aforisma, sempre dal succitato libro, “Ritroviamo e ricerchiamo sempre l’obliato proprio sé fanciullo, perché, solo con gli occhi dell’anima di un bambino si può davvero essere  se stessi e volare alto, anche se camminiamo per una strada spesso irta di ostacoli, problemi e preoccupazioni”. E questo vuole la poesia, uno sguardo semplice ma attento, molto attento e sempre pieno di stupore e di meraviglia.
Infine, c’è un’ultima motivazione o, forse si tratta della motivazione ultima?
Proprio per la presenza di quel “senza fronde” nella poesia “Per una strada”, che ha un significato proprio e metaforico al contempo; con quel “senza fronde” ho cercato di riassumere il sentimento di straniamento e di smarrimento dell’uomo contemporaneo, che si ritrova privo di valori e di qualcosa in cui credere, simile a un albero in autunno, spogliato delle sue foglie. Sorge quindi il bisogno di aggrapparsi a qualcosa o a Qualcuno in cui credere, prima che anche le radici vengano strappate via dalla tempesta dell’inverno.

LS: Un autore negherà quasi sempre che quanto ha riportato nel suo testo ha un riferimento diretto alla sua esistenza ma, in realtà, la verità è l’opposto. C’è sempre molto di autobiografico in un testo ma, al di la di ciò, il recensionista non deve soffermarsi troppo su un’analisi di questo tipo perché risulterebbe per finire fuorviante e semplicistica. Quanto c’è di autobiografico nel tuo libro? Sei dell’idea che la letteratura sia un modo semplice ed efficace per raccontare storie degli altri e storie di sé stessi?
EM: Ma io non lo nego, anzi, in ogni mia poesia si può rintracciare un riferimento autobiografico, anche minimo, anche nella più insospettabile, la scrittura in fondo è trasfigurazione di quel caos del proprio vissuto. E la letteratura può essere un modo semplice ed efficace per narrare storie di se stessi e degli altri, pensiamo ad esempio al famoso racconto “La metamorfosi” di Franz Kafka, il segreto è trasfigurare bene il tutto. Scrive, infatti, Marcel Proust nella Rechérche: «Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso». E, citando anche un mio aforisma, sempre dal secondo libro, “Scriviamo di una realtà come trasfigurata e, nel contempo, cerchiamo di porgere al lettore una speciale lente d’ingrandimento, che trasfiguri e ingrandisca allo stesso tempo”.

LS: Quali sono i tuoi autori preferiti? Quali sono le tendenze, le correnti italiane e straniere e i generi letterari che più ti affascinano? Perché?
EM: Il mio genere letterario preferito è sicuramente la poesia, soprattutto come scrittura, gli altri generi preferisco leggerli. La poesia è la più profonda forma di comunicazione verbale mai creata dall’uomo per esprimere i più reconditi sentimenti umani, le più profonde emozioni; la poesia riesce a emozionare, etimologicamente parlando, riesce a portare allo scoperto (l’anima), parafrasando la mia poesia “Sé e gli altri” da Per una strada, riesce a portare allo scoperto “l’obliato proprio sé fanciullo”. La poesia riesce a far conoscere se stessi, riesce ad interrogarci, riesce a farci riflettere, riesce ad emozionarci, riesce a rendere l’ordinario straordinario e, in qualche maniera, anche a migliorarci, a renderci più sensibili nei confronti degli altri.
Leopardi è il mio poeta preferito, per l’infinita e meravigliosa musicalità dei suoi versi. Da lui ho appreso la musicalità e la fluidità del verso, senza fare uso della rima; su più di centotrenta sono meno di cinque le poesie che ho scritto interamente in rima. Quanto mi ha ispirato la musica dei suoi versi e, “L’infinito” è la poesia che preferisco più di tutte, non solo per i suoi versi infinitamente pieni di musicalità, ma, perché vedo questa poesia come un’oasi di speranza lungo il deserto del suo pessimismo cosmico: «Così tra questa / immensità s’annega il pensier mio / e il naufragar m’è dolce in questo mare.».
Indubbiamente, è il romanticismo la corrente letteraria che mi ha sempre affascinato di più, per quel suo tendere all’infinito, all’assoluto e, il motivo si può ben capire dalla concezione che io ho della poesia.

LS: So che rispondere a questa domanda sarà molto difficile. Qual è il libro che di più ami in assoluto? Perché? Quali sono gli aspetti che ti affascinano?
EM: Per i motivi espressi in precedenza, l’opera poetica di Leopardi, appunto, la raccolta Canti. Come prosa, I promessi sposi di Alessandro Manzoni, proprio perché ho scritto anche una poesia, ispiratami dalla figura di Lucia (scritta successivamente alla stesura di Per una strada), una poesia molto introspettiva e che non ha nulla di celebrativo, come si potrebbe immaginare. E soprattutto perché, durante la sua lettura, precisamente nel corso del capitolo XXIV, mi sono commosso fino alle lacrime, cosa mai capitatami leggendo un libro, di solito è più facile commuoversi con un film.
Un capolavoro, una delle più grandi creazioni della letteratura universale e, senza dubbio, il più grande romanzo della letteratura italiana.

LS: Quali autori hanno contribuito maggiormente a formare il tuo stile? Quali autori ami di più?
EM: Sono tanti gli autori, soprattutto i poeti, che hanno contribuito a formare il mio stile. Ho iniziato a scrivere poesie nel 1990 e, all’inizio sono stato molto influenzato principalmente da Foscolo, Leopardi e gli stilnovisti, avevo bisogno di modelli da cui partire, queste influenze sono però riconducibili ai vocaboli utilizzati, non all’imitazione del loro stile. I miei poeti preferiti sono: Leopardi, sopratutti, poi Pascoli, soprattutto per la poetica del fanciullino, il fanciullo che c’è in ognuno di noi, e Montale, perché la sua poesia mi affascina e conquista ad ogni rilettura, quasi in una vertigine per i suoi abissi di profondità. Poi, sono rimasto affascinato dalle poesie di Federico Garcia Lorca, lette soltanto nella sua traduzione italiana, a questo proposito, nel ’96, dopo averne letto un’ampia antologia, tra il ’97 e il 2000 scrissi quattro omaggi a Garcia Lorca, in cui ho cercato di imitarne in maniera personale lo stile, e si possono leggere in Per una strada.

LS: Ho visto nella tua nota bibliografica che hai recentemente pubblicato una silloge di aforismi. Quale pensi sia o dovrebbe essere la funzione di un aforisma nella società d’oggi? Perché hai impiegato questo mezzo espressivo?
EM: Sì, si tratta del mio secondo libro Pensieri minimi e massime, una raccolta di ottantotto aforismi e pensieri vari, edita con Photocity Edizioni, scritti dal 1991 al 2012 (per la precisione c’è stata un’interruzione dal 2000 al 2008 ca.). Quarantotto dei quali hanno per tema la poesia e, con un’appendice, una mia introduzione alla poesia.
Allora, perché, oltre a scrivere poesie, scrivo anche aforismi?
Ti rispondo con un aforisma scritto successivamente alla stesura di questo secondo libro: «L’aforisma è la sintetica risposta della prosa alla poesia». Ecco cos’è per me un aforisma, la prosa non è nelle mie corde di scrittura, preferisco leggerla, e l’anima dell’aforisma è la sintesi, così come lo è per la poesia ma in modi e caratteristiche differenti. L’aforisma induce alla riflessione e all’interrogarsi, ecco quale dovrebbe essere la funzione di un aforisma oggigiorno, infatti, i miei aforismi non prediligono la battuta di spirito o il semplice gusto per il calembour.

LS: Collabori o hai collaborato con qualche persona nel processo di scrittura? Che cosa ne pensi delle scritture a quattro mani?
EM: No, non ho mai scritto a quattro mani, ma non escludo a priori una mia esperienza futura di questo tipo di scrittura nel campo poetico.

LS: A che tipo di lettori credi sia principalmente adatta la tua opera?
EM: Certo, non ai lettori che prediligono un certo tipo di poesia, in cui “amore” fa sempre rima con “cuore” ed altre superficialità simili, ma a chi ama la letteratura, soprattutto i classici e, citando dalla recensione curata dal poeta e critico letterario, Nazario Pardini, “[…] il Nostro affronta gli aspetti più disparati della realtà: quelli emotivo-esistenziali, quelli artistici, quelli civili. E con energia linguistica, con innovazione verbale, con l’uso anche di un lessico arcaico in particolari nessi letterari, esonda tutto se stesso”. La poesia amorosa c’è in Per una strada (in numero minore) ma non certo quella della citata rima.

LS: Cosa pensi dell’odierno universo dell’editoria italiana? Come ti sei trovato con la casa editrice che ha pubblicato il tuo lavoro?
EM: Non molto bene, l’unica cosa positiva che ho notato è che il libro è abbastanza distribuito nella librerie on-line, da quest’anno e, a distanza di quasi tre anni dalla pubblicazione, Per una strada è disponibile anche su “amazon.it”.
Penso che sono ben poche le case editrici che promuovono i nuovi autori (precisamente quelli che non sono raccomandati dal politico di turno), sono perlopiù piccole case editrici e sconosciute al grande pubblico. Io dal 2010 faccio anche il curatore editoriale, non certo di SBC Edizioni, ho curato prefazioni a sillogi poetiche curando la pubblicazione di tre raccolte di poesie, la casa editrice è una di quelle medio-piccole, ma molto attenta nei confronti dei nuovi autori, dotati di talento.

LS: Pensi che i premi, concorsi letterari e corsi di scrittura creativa siano importanti per la formazione dello scrittore contemporaneo?
EM: Posso parlare secondo la mia esperienza di scrittura di poesie, iniziata nel 1990, penso che poeta non si diventi ma si nasca, quello del poeta non è un mestiere e non si può quindi apprendere in nessun corso di scrittura, la poesia è una passione che si scopre e si coltiva sempre più nel corso degli anni. Un corso di scrittura poetica dovrebbe avere la funzione di mettere in discussione e di confrontarsi direttamente con altri poeti, ma non potrà mai insegnare a scrivere poesie partendo da zero. I corsi di scrittura creativa devono essere considerati dei laboratori per chi già scrive e non per chi vorrebbe farlo.
I premi letterari e concorsi, se organizzati in maniera onesta, come ho avuto modo recentemente di “toccare con mano”, grazie alla mia prima esperienza di membro di giuria, possono contribuire a dare una certa fama presso i critici, ma non sono una bacchetta magica presso i lettori, in alcuni casi, neanche il Nobel per la letteratura lo è.

LS: Quanto è importante il rapporto e il confronto con gli altri autori?
EM: Per me è molto importante il confronto con altri autori, specialmente quando trovo dei punti di contatto con il mio modo di scrivere e di poetare al punto che, citando un mio aforisma, sempre da Pensieri minimi e massime, “Tra poeti, scrittori, drammaturghi, artisti in genere, è bene che si instauri un rapporto di rispetto e di stima reciproca, mai di concorrenza e senza nessuna presunzione di possedere la verità, purtroppo, oggigiorno è quasi un’utopia.”.

LS: Il processo di scrittura, oltre a inglobare, quasi inconsciamente, motivi autobiografici, si configura come la ripresa di temi e tecniche già utilizzate precedentemente da altri scrittori. C’è spesso, dietro certe scene o certe immagini che vengono evocate, riferimenti alla letteratura colta quasi da far pensare che l’autore abbia impiegato il pastiche riprendendo una materia nota e celebre, rivisitandola, adattandola e riscrivendola secondo la propria prospettiva e i propri intendimenti. Che cosa ne pensi di questa componente intertestuale caratteristica del testo letterario?
EM: Come ho detto prima, all’inizio del mio percorso poetico sono stato molto influenzato dai grandi poeti del passato, avevo bisogno di modelli da cui partire. Faccio alcuni esempi da Per una strada: nella giovanile poesia “Il viandante”, del 1990, al verso “E come odo stormir le fronde,” possiamo notare una reminiscenza di un passaggio de “L’infinito” di Leopardi, precisamente, “E come il vento/ odo stormir tra queste piante,”, poi, in un’altra poesia giovanile, il titolo è proprio “Poesia”, del 1991, alla chiusa, si può notare un mio tentativo di imitazione della meravigliosa chiusa de “L’infinito”, quella meraviglia immensa di “Così tra questa/ immensità s’annega il pensier mio:/ e il naufragar m’è dolce in questo mare.”, che io maldestramente ho tentato di imitarne il suono con “Così, tra questi versi immensi/ gioisce l’animo mio,/ e l’ondeggiar/ mi molce e m’accarezza”. Andando avanti, nel 1994 scrivo “Amor”, scritta in due giorni, mentre mi preparavo agli esami di maturità classica e vocaboli danteschi frullavano impazziti nella mia testa, bisognava farli uscire, come per un bisogno fisiologico. Scritta interamente in rima libera, e non si tratta certo di rima baciata, ma di un tipo particolare di rima, la rima incatenata o terza rima, in cui il primo verso rima con il terzo della prima terzina e il secondo verso rima con il primo della seconda terzina e così di seguito, come gli anelli di una catena e il linguaggio che ho utilizzato è quello dell’italiano antico, precisamente il volgare trecentesco di ascendenza stilnovista.
Come si può immaginare, la rivisitazione classica è una componente abbastanza presente nella mia produzione poetica, specialmente fino al 1996 ca., poi, è andata sempre più scemando, fino a ripresentarsi inaspettatamente nel 2006 in “Dolcemente i suoi capelli…”, un mio modesto omaggio alla grande stagione della poesia italiana dei tempi passati, scritta interamente in rima, ispirandomi allo sfuggente viso di una ragazza che, dolcemente giocava con i suoi capelli, facendone anelli con le dita, alla fermata dell’autobus ed io ero sul bus.

LS: Ho recentemente avuto il piacere di curare la prefazione al tuo poema epico-drammatico ambientato in Islanda, un lavoro lungo e faticoso che, tuttora, non hai concluso. Puoi raccontarci come è nata l’idea di adoperarti con un genere letterario così complicato? A che tipo di lettori si rivolge questo testo?
EM: Sì, una magnifica prefazione, grazie infinite!
L’idea è nata dalla visione di una brochure ricca di meravigliosi paesaggi dell’Islanda, una brochure turistica inglese regalatami nel 1989 e che conservo gelosamente. Mi sono documentato su questo paese e ho letto l’interessante racconto ottocentesco Viaggio nell’interno dell’Islanda di Natale Nogaret. Ovviamente, c’è anche il desiderio di visitare l’Islanda, è un sogno che ancora non ho potuto realizzare ma, chi m’impedisce di farlo con un mio scritto?
Narrando una storia, servendomi dell’amata poesia, infatti, il dramma è in versi, davvero arduo e impegnativo e lungo quasi un ventennio, proprio perché c’è stata un’interruzione dal 2001 al 2005. Sono quasi al termine della scrittura del quinto e ultimo atto e un amico compositore dal 2010 sta scrivendo le musiche di scena per questo poema, musiche di scena in senso proprio, non un’opera lirica.
Ma perché proprio un dramma in versi?
La poesia fa parte del mio essere, la prosa, come ho già detto, non è nelle mie corde (preferisco leggerla), non riuscirei mai a scrivere un racconto, né un romanzo, ecco perché ho scelto il teatro e un dramma in versi per cercare di esprimere la mia vena narrativa e, al contempo, continuare a cercare di esprimere la poesia che il cuore mi detta.
Con tutto il rispetto, la narrativa e la prosa in genere preferisco leggerla e non scriverla, però, anche in questa possiamo trovare della poesia. La poesia, nella sua accezione più ampia, non è solo quella legata ai versi ma, alla prosa, alla musica e all’arte in genere. Quanta poesia possiamo scorgere ad esempio ne I promessi sposi di Manzoni o, quanta in una canzone di Battisti, come “I giardini di marzo” o, quanta in un’Opera di Puccini, o in un notturno di Chopin! O quanta poesia possiamo trovare ad esempio nella “Gioconda” di Leonardo o nella “Pietà” di Michelangelo!
Con la scrittura di questo dramma ho cercato di fondere le due cose in un tutt’uno, ho cercato di scrivere una storia servendomi dell’amata poesia e del teatro e, il teatro, si presta molto a questo genere di connubi, solo così potevo esprimere la mia vena narrativa. Non a caso ho inserito una voce narrante (fuori scena) che, ogni tanto si fa sentire nel corso del poema, questa voce fuori scena rappresenta l’io narrante del poeta, sulla scorta dei grandi poemi epici non ho potuto proprio farne a meno, infatti, il dramma è di argomento storico-fantastico, con alcuni riferimenti all’epica germanica.
Come scrivo in un mio aforisma di Pensieri minimi e massime, “Un poeta non deve mai lasciarsi condizionare dal marketing, dal consumismo o dalle mode del tempo, la sua ispirazione non sarebbe più spontanea e sincera, deve bensì lasciar parlare la propria anima, senza alcun condizionamento.”. Quindi, nessuno può dirmi di scrivere un romanzo, perché, così ci sarebbero più lettori ma, mancherebbe la cosa più importante: l’ispirazione.
In fondo, la mia risposta al genere del romanzo è questo dramma epico, certamente di gran lunga più impegnativo ma, per me l’unica possibile. E certamente i lettori di quest’opera dovranno essere dei grandi amanti della letteratura, di miti e di leggende.

LS: Recentemente hai pubblicato una raccolta di aforismi dove, con molto piacere, hai inserito una mia nota critica a mo’ di postfazione. Uno dei temi principali di questi aforismi è proprio la poesia, come mai? Dall’altra parte ho trovato degli aforismi a tematica sociale, “impegnati”, se vogliamo. Come possono convivere in una unica raccolta due ambiti tra loro tanto distanti: la letteratura e lo spirito lirico e la società con i suoi problemi e i suoi drammi?
EM: Come mai?
Non poteva essere altrimenti che la maggior parte di questi aforismi (quarantotto degli ottantotto) abbiano per tema la poesia, dal momento che scrivo poesie, mi sono molto interrogato sul senso della poesia e dell’essere poeta scrivendo questi aforismi. Sono stato ben felice di far inserire la tua ottima postfazione e, quanto al politematismo, non c’è da stupirsi, anche Per una strada è una raccolta politematica, non amo il monotematismo, del resto, anche la vita è politematica o, quantomeno, facciamo di tutto affinché lo sia.
Del resto, sforzandoci di fare letteratura cerchiamo di dare voce ai sogni dell’umanità, ai suoi dolori e alle sue speranze e, citando Cesare Pavese “La letteratura è una difesa contro le offese della vita”. La mia aspirazione più grande, infatti, è fare letteratura con i miei scritti, e la letteratura non è mai monotematica.
Grazie Lorenzo per aver letto e attentamente recensito il mio Per una strada e per la proposta di questa intervista!

Intervista a cura di Lorenzo Spurio
scrittore, critico-recensionista


E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O RIPRODURRE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMATO INTEGRALE E/O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

mercoledì 15 agosto 2012

La poetessa Michela Zanarella intervistata da Lorenzo Spurio


Intervista a MICHELA ZANARELLA
Autrice di MEDITAZIONI AL FEMMINILE
SANGEL EDIZIONI, CORTONA, 2012
Isbn: 978 8897040750

a cura di Lorenzo Spurio

 LS: Come dobbiamo interpretare il titolo che hai scelto per la tua ultima opera pubblicata?
MZ: Meditazioni al femminile può sembrare un titolo rivolto a un pubblico prettamente femminile, ma non è assolutamente il caso di questa raccolta poetica, che vuole essere messaggio universale  nel nome dell’amore non solo sacro ma anche profano, secondo riflessioni maschili e femminili. Ho scelto di raccontare in versi la mia figura di donna, svelando la  mia identità in modo spontaneo e sincero. Nel libro ho espresso sensazioni ed emozioni che vanno a toccare il senso della vita ed il nostro essere nel cosmo.
 LS: Un autore negherà quasi sempre che quanto ha riportato nel suo testo ha un riferimento diretto alla sua esistenza ma, in realtà, la verità è l’opposto. C’è sempre molto di autobiografico in un testo ma, al di la di ciò, il recensionista non deve soffermarsi troppo su un’analisi di questo tipo perché risulterebbe per finire fuorviante e semplicistica. Quanto c’è di autobiografico nel tuo libro? Sei dell’idea che la letteratura sia un modo semplice ed efficace per raccontare storie degli altri e storie di sé stessi?
MZ: Il libro è molto autobiografico, non è un caso che io parli degli affetti più cari, della mia terra, delle esperienze che ho vissuto, dei poeti che amo, indirettamente c’è sempre una traccia di me in ciò che scrivo. La letteratura serve a raccontare se stessi, a raccontare situazioni comuni, realtà che appartengono un po’ a chiunque. Già i grandi della letteratura, prendiamo ad esempio Dante, nella sua commedia “divina” introduce un filo sottile per raccontare tutta la sua esperienza terrena, mettendo a nudo la sua anima, con vicissitudini politiche e carnali, così come il Manzoni nei “Promessi Sposi” ha tirato in ballo il suocero.
 LS: Quali sono i tuoi autori preferiti? Quali sono le tendenze, le correnti italiane e straniere e i generi letterari che più ti affascinano? Perché?
MZ: Amo Alda Merini e Pier Paolo Pasolini, sono due figure che hanno segnato il mio percorso di scrittura. Vivo a Monteverde, il quartiere in cui Pier Paolo ha vissuto ed ha ambientato Ragazzi di vita. Ripercorrere quotidianamente le strade dove anche lui è stato, mi porta ad essere ancora più legata alla sua figura, lo considero l’ intellettuale del sociale.  E’ comunque una mia ispirazione l’opera di Henry James, alla quale ancora tutti attingono per la letteratura e il cinema moderno. Logicamente Baudelaire, Rimbaud, Verlaine sono gli angeli custodi della mia penna.
 LS: So che rispondere a questa domanda sarà molto difficile. Qual è il libro che di più ami in assoluto? Perché? Quali sono gli aspetti che ti affascinano?
 MZ: Il libro che più amo è Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini, perchè la sua scrittura è visiva, riesce a coinvolgermi e mi fa vedere le situazioni descritte dall’autore. Ambisco ad una scrittura del genere.
 LS: Quali autori hanno contribuito maggiormente a formare il tuo stile? Quali autori ami di più?
MZ: Alda Merini, Pier Paolo Pasolini, Baudelaire, Rimbaud, Verlaine, Quasimodo, Ungaretti. Amo leggere anche molti poeti esordienti.
 LS: Quali libri hai pubblicato? Puoi parlarcene brevemente?
MZ: Ho pubblicato sei raccolte di poesia e una raccolta di racconti. Credo ed. MeEdusa nel 2006,Risvegli ed. Nuovi Poeti nel 2008, Vita, infinito, paradisi ed. Stravagario nel 2009, Convivendo con le nuvole ed. GDS nel 2009, Sensualità Sangel Edizioni nel 2011, Meditazioni al femminile Sangel Edizioni nel 2012. Ho pubblicato la silloge Una farfalla in volo nel libro Creare Mondi edito da Fara Editore nel 2011. Credo ha segnato il mio ingresso nel mondo della poesia, la scrittura in versi è molto semplice, dettata dall’istinto. Risvegli è una raccolta intrisa di ricordi, la considero molto descrittiva, meno acerba rispetto al primo volume. Vita, infinito, paradisi è un libro a cui tengo molto, le poesie sono quasi tutte vincitrici di premi letterari e lo considero un volume di qualità. Convivendo con le nuvole è una raccolta di brevi racconti, ha avuto una buona diffusione nel web e devo ammettere che mettermi alla prova in narrativa è stato stimolante. Sensualità è un libro di poesie d’amore, tutto rivolto ai sentimenti. Meditazioni al femminile è un volume di maturazione dello stile e di forte intensità per il contenuto. Sono presente in quasi cento antologie poetiche e spero di continuare a pubblicare. In questi giorni ho terminato il mio primo romanzo.
  LS: Collabori o hai collaborato con qualche persona nel processo di scrittura? Che cosa ne pensi delle scritture a quattro mani?
MZ: Ho seguito dei corsi di scrittura creativa per affinare lo stile e per migliorare il linguaggio. Conoscere la lingua italiana è fondamentale e studiare non è mai abbastanza. Ho scritto solo qualche poesia a quattro mani, può risultare stimolante per un confronto diretto, ma preferisco comunque gestire in modo autonomo la mia ispirazione. Sono una solitaria in scrittura.
 LS: A che tipo di lettori credi sia principalmente adatta la tua opera?
MZ: Mi auguro che la mia opera sia adatta a chiunque, anche se so che in genere la poesia è apprezzata maggiormente da chi ne è realmente appassionato.
 LS: Cosa pensi dell’odierno universo dell’editoria italiana? Come ti sei trovata con la casa editrice che ha pubblicato il tuo lavoro?
MZ: L’editoria italiana è molto vasta, ci sono tante possibilità, bisogna saper valutare bene a chi affidare la propria opera. Personalmente ho cambiato diversi editori, con tutti però ho mantenuto un rapporto di rispetto e di  fiducia. Non è solo l’editore a determinare il “successo” di un libro, conta molto l’impegno dell’autore stesso. Sapersi promuovere nel mondo editoriale è sicuramente un vantaggio.
 LS: Pensi che i premi, concorsi letterari e corsi di scrittura creativa siano importanti per la formazione dello scrittore contemporaneo?
 MZ: I premi e i riconoscimenti sono importanti, ottenere dei buoni risultati nei concorsi letterari può sicuramente dare una diversa visibilità.
 LS: Quanto è importante il rapporto e il confronto con gli altri autori?
MZ: Il confronto con gli altri autori è un ottimo metodo per valutare e comprendere le proprie capacità. Tutto è utile per migliorare.
 LS: Il processo di scrittura, oltre a inglobare, quasi inconsciamente, motivi autobiografici, si configura come la ripresa di temi e tecniche già utilizzate precedentemente da altri scrittori. C’è spesso, dietro certe scene o certe immagini che vengono evocate, riferimenti alla letteratura colta quasi da far pensare che l’autore abbia impiegato il pasticheriprendendo una materia nota e celebre, rivisitandola, adattandola e riscrivendola secondo la propria prospettiva e i propri intendimenti. Che cosa ne pensi di questa componente intertestuale caratteristica del testo letterario?
MZ: Sicuramente chi scrive apprende o fa riferimento a qualcosa di già noto ed esistente, l’abilità di un autore sta nel saper rendere originale ciò che propone.

scrittore, critico-recensionista


Jesi, 14/08/2012

E’ SEVERAMENTE VIETATO PUBBLICARE E/O DIFFONDERE LA PRESENTE INTERVISTA SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

domenica 12 agosto 2012

Lorenzo Spurio recensisce "Ora so cosa rispondere" di Sara Bellagio


Ora so cosa rispondere
di Sara Bellagio
Albatros Editore, Roma, 2011
ISBN: 978-88-567-4073-8
Numero di pagine: 107
Costo: 14,90 €

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

Il tempo si doveva fermare in questo istante, era tutto perfetto poi non sarebbe più stato lo stesso. Quell’istante ha cambiato tutta la mia vita, me stessa, il mio rapporto con il mio corpo e con gli altri. E’ bastato solo un istante per stravolgere tutto. Un unico lungo istante. (p. 85).

Ora so cosa rispondere è un libro passionale, che va al fondo delle emozioni di Anna, la protagonista, che potrebbe essere riflesso di ciascuna donna dei nostri tempi. La narrazione si apre con un fatto amaro e sconcertante: l’incidente stradale di Marc, l’uomo che tempo prima la donna aveva amato. In questa occasione subito si precipita in ospedale dove trova i parenti di Marc, tutti speranzosi che il ragazzo si riprenda dal coma e guarisca. Le condizioni di Marc miglioreranno e si salverà, ma di questo verremo a conoscenza solo al termine del romanzo.
La parte iniziale del romanzo è giocato su di una doppia scrittura che prevede due livelli temporali diversi: il presente della routine noiosa di Anna e il suo passato – la relazione d’amore vissuta con Marc. In questo percorso conosciamo anche altri personaggi come ad esempio i genitori di Anna, ma forse il personaggio più interessante è quello di Pam, l’amica fraterna-confidente di Anna. Seguiamo le due ragazze per la via della città durante le loro passeggiate per lo shopping e in questo mondo frivolo dove l’autrice non fa che sottolineare l’importanza che per Anna rivestono trucchi, vestiari, tacchi alti, regali e shopping. Ossia l’importanza adolescenziale, immatura, volta al lato narcisistico e materiale dell’essere.
Le cose cambiano, però, quando Anna conosce e si innamora di Marc, un ragazzo affascinante, fotografo, sempre impegnato in giro per il mondo per il suo lavoro. Tra di loro scocca la scintilla ma la ragazza –sulla scia di una tradizione melensa e sdolcinata della letteratura- vive la nuova relazione in maniera molto diversa dal ragazzo che, invece, pur essendo coinvolto dalla ragazza, continua a dare il giusto peso ai suoi interessi e al suo lavoro. Anna, invece, si lascia travolgere da questa passione e seguirà Marc accompagnandolo anche nei suoi spostamenti all’estero, come durante il viaggio a Dubai. E’ proprio lì, però, che nascono le prime frizioni: la ragazza comincia a parlare di matrimonio, famiglia, di futuro mentre per il ragazzo sembra esistere solo la sua amata fotografia. Ogni altra cosa, pur non rifiutandola a priori, la considera come precoce.
Il romanzo utilizza un linguaggio semplice, diretto e asciutto che è facilmente fruibile a tutti. Si evidenzia qua e là qualche periodo claudicante a causa di una punteggiatura approssimativa e, nel complesso, la trama è abbastanza semplice, prevedibile, in alcuni tratti addirittura ai limiti del realistico.
Quando Anna scoprirà di essere incinta, i due ragazzi finiranno per separarsi e questo momento vissuto in maniera sofferta da parte di Anna, la condurrà a perdere il bambino.
L’incidente di Marc, la notizia con la quale si apre il romanzo, è proprio il luogo/momento dell’incontro dei due dopo un anno di distanza dopo i vari avvenimenti accaduti. Il tempo ha operato un cambiamento in entrambi, i personaggi sono chiaramente cresciuti e più maturi; Sara Bellagio ci consegna due explicit, entrambi plausibili, senza fornirci una conclusione unica. Al lettore sta scegliere come finire la storia. Ecco, appunto il significato del titolo. Anna si mostrerà remissiva e di aver lasciato completamente il passato alle spalle, pronta a inaugurare una nuova vita oppure, debole e ferita del trascorso precedente, sarà decisa nel non dare una possibilità a Marc? Leggete questo libro in modo che poi potrete dire: “Ora so cosa rispondere”.

scrittore, critico-recensionista

12/08/2012

Chi è l’autore?
Sara Bellagio è uno pseudonimo. E’ una giovane scrittrice alla sua prima esperienza letteraria. Vive in una piccola cittadina del nord Italia dove lavora nell’ambito finanziario.

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMATO INTEGRALE O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.