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mercoledì 3 ottobre 2018

Poesia di denuncia in "Pareidolia" di Lorenzo Spurio. Domenica 7 ottobre a Jesi la presentazione



A Jesi la presentazione di “Pareidolia”: il nuovo libro di poesie di Lorenzo Spurio
Domenica 7 ottobre al Palazzo dei Convegni


Domenica 7 ottobre alle 17:30 presso la Sala Maggiore del Palazzo dei Convegni di Jesi (Corso Matteotti) si terrà la presentazione al pubblico della nuova silloge poetica dell’autore jesino Lorenzo Spurio, “Pareidolia”, pubblicata per i tipi di The Writer Edizioni di Marano Principato all’inizio di quest’anno che giunge dopo la pubblicazione di “Tra gli aranci e la menta” (dedicata a Federico Garcia Lorca), risultata pluripremiata in vari concorsi letterari. 

Il nuovo volume, contraddistinto da una tripartizione tematica che culmina con la sezione che dà il titolo all’intero lavoro, è introdotto dalla poetessa e scrittrice Michela Zanarella e, in chiusura, presenta un approfondimento critico del poeta e saggista prof. Nazario Pardini.

In una sua recensione dell’opera la poetessa e scrittrice palermitana Anna Maria Bonfiglio ha osservato: “Raccolta di grande impegno ideologico; ci mette di fronte ad un apparato di testi poetici alquanto complesso che bisogna attraversare cercando di sintonizzarsi con il mondo reale, e al contempo illusoriamente ideale, dell’autore. Nei versi di Lorenzo Spurio, abbondanti di scarti emozionali e di immagini iperreali, si evince l’impegno di una ricerca sintattica e lessicale finalizzata alla definizione di un proprio stile, un codice che ne espliciti l’intenzione di una poetica ad ampio respiro”.

Durante l’evento organizzato dall’Associazione Culturale Euterpe di cui Spurio è Presidente, il poeta Elvio Angeletti presenterà l’autore e la sua opera. Altri interventi saranno eseguiti da poeti e scrittori del panorama nazionale: il poeta e filosofo Valtero Curzi che analizzerà in via prevalente l’apparente non semplice concetto di ‘pareidolia’ alla quale Spurio con l’opera intende riferirsi a più livelli, la poetessa Rosanna Di Iorio (ideatrice e presidente del Premio Letterario “Città di Chieti”), la poetessa e scrittrice Francesca Innocenzi, la poetessa e critico letterario fiorentino Lucia Bonanni, il cultore locale Stefano Bardi. 

Le letture saranno a cura di Patrizia Giardini. Durante la presentazione si proietterà il video “Idlib: la morte incolore” su un testo di Spurio al quale hanno collaborato Elena Coppari e Alessandra Montali.


Sarà presente l’autore.

La S.V. è invitata a partecipare.







INFO:
Tel. 327-5914963

martedì 1 maggio 2018

Esce "Pareidolia", il nuovo lavoro poetico di Lorenzo Spurio


COMUNICATO STAMPA

E' appena uscito il nuovo libro di poesie dell’autore marchigiano Lorenzo Spurio, autore nel 2016 di un apprezzato lavoro poetico celebrativo sul poeta spagnolo Federico Garcia Lorca. La nuova opera, prefata dalla poetessa romana Michela Zanarella, si intitolata “Pareidolia” ed è pubblicata dai tipi di The Writer di Morano Principato (CS).
Le varie liriche che compongono l’opera sono state organizzate dall’autore in quattro sezioni che seguono un esergo rappresentato da una scelta di versi di Valerio Magrelli tratti dalla silloge “Aequator Lentis”. La partizione del libro è funzionale per permettere al lettore di intraprendere un dato percorso; si parte dalla sezione “Affossamenti” nella quale l’unicum diviene l’acqua quale mezzo periglioso di spostamenti e sciagure ma anche metafora di penuria e abbandono. Tema che viene in un certo modo ripreso e ampliato rispetto alla precedente silloge di Spurio, “Le acque depresse” (2016), che si apriva con un’importante citazione di Ramon Gomez de la Serna che diceva: “L’acqua non ha memoria. Per questo è così limpida”. Si prosegue con poesie che racchiudono momenti di urto e vendetta, lotta e ferita, attorno alla sotto-sezione delle “Ecchimosi”: segni distinguibili di un passato traumatico. Si passa, così, alla terza sezione, “Dedicatio”, che raccoglie poesie e colloqui con poeti (ma non solo) più o meno celebri, approfonditi e significativi per il percorso culturale dell’autore. Versi sussurrati, richiami evocativi e preghiera laica. Tra di esse, poesie ad Amelia Rosselli, Federico Garcia Lorca e Antonia Pozzi. Poeti che – pur in modi differenti – hanno avuto un percorso esistenziale fragile culminato in una fine dolorosa e improvvisa.  A chiudere l’opera è la sezione “Pareidolia”: visioni e colloqui con l’assenza, riflessioni sull’esistenza, elucubrazioni ed osservazioni del mondo interiore, campo di inquietudini e di acume critico che viviseziona il vissuto.
Nell’intervento critico che apre “Pareidolia” Michela Zanarella ha osservato che “La scrittura di Spurio è sempre in movimento, l’autore sperimenta con curiosità, osserva il mondo e non lascia che le cose accadano, si ferma, pensa e cerca di dare il suo punto di vista con la massima sincerità. C’è nella sua scrittura il pregio di saper creare sequenze visive, il suo è un lavoro attento e ben calibrato che lascia intendere studio, approfondimento, un impegno per rendere sempre più originale lo stile. Nelle sue visioni poetiche l’autore riconosce contatti con la realtà suprema, allaccia coincidenze, senza forzare mai quel percorso creativo che gli consente di narrare in versi l’invisibile”.
Il volume è arricchito anche da un approfondimento esegetico del poeta e critico letterario Nazario Pardini e da una nota di lettura del poeta Elvio Angeletti.





L’autore

Lorenzo Spurio (Jesi, 1985) per la poesia ha pubblicato Neoplasie civili (2014), Le acque depresse (2016) e Tra gli aranci e la menta. Recitativo dell’assenza per Federico García Lorca (2016). Ha curato varie antologie poetiche tra cui Convivio in versi. Mappatura democratica della poesia marchigiana (2016). Per la narrativa ha pubblicato le raccolte di racconti Ritorno ad Ancona e altre storie (2012), La cucina arancione (2013), L’opossum nell’armadio (2015) e Le due valigie e altri racconti (2018). Per la critica letteraria si è occupato prevalentemente di letteratura straniera e ha pubblicato Jane Eyre, una rilettura contemporanea (2011), La metafora del giardino in letteratura (2011), Cattivi dentro. Dominazione, violenza e deviazione in alcune opere scelte della letteratura straniera (2018) e vari saggi monografici in volume sull’autore anglosassone Ian McEwan. Si occupa di studio della poesia e ha pubblicato La parola di seta. Interviste ai poeti d’oggi (2015) dove ha raccolto numerose interviste a importanti poeti italiani del nostro periodo e Scritti marchigiani (2017). Vari suoi saggi e contributi sono presenti in collettanee, volumi antologici ed edizioni critiche.
Autore dello spazio internet Blog Letteratura e Cultura, nel 2011 ha fondato la rivista online «Euterpe». È presidente della Associazione Culturale Euterpe di Jesi, Socio Corrispondente dell’Accademia Cosentina, Presidente del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” di Jesi, Presidente di Giuria in vari premi letterari.  Numerosi i riconoscimenti ricevuti sia per la poesia che per la critica letteraria. Con le sue sillogi è risultato più volte finalista al Premio di Letteratura Camaiore.



sabato 29 marzo 2014

"Anima di Poesia" è la nuova silloge poetica del palermitano Emanuele Marcuccio


Esce nel Gennaio 2014 Anima di Poesia, seconda silloge poetica del palermitano Emanuele Marcuccio con le Edizioni TraccePerLaMeta. La silloge raccoglie le poesie degli anni 2008-2013, è aperta da una prefazione curata dal poeta e critico letterario, Luciano Domenighini, e chiusa da una postfazione curata dalla scrittrice e critico letterario, Natalia Di Bartolo.
Completa l'opera, una quarta di copertina curata dallo scrittore e critico letterario, Lorenzo Spurio, che all'Autore nel 2013 ha dedicato una monografia.

Il poeta palermitano Emanuele Marcuccio con Anima di Poesia giunge alla sua seconda silloge poetica, dopo la felice esperienza di aforista e di curatore di una ricca antologia, Dipthycha, il cui ricavato è stato destinato a una lodevole causa umanitaria in difesa della ricerca di una malattia grave, insidiosa e poco
conosciuta quale è la sclerosi multipla.
Una raccolta di liriche variegate che spaziano dall’incondizionato fascino verso il mondo classico ad un nuovo e interessante formalismo dove è l’oculatezza sintattica a governare. Sfogliando Anima di Poesia, che si compone di varie poesie di chiaro intento civile, motivate o ispirate da qualche fatto o condizione che riguarda l’uomo in quanto parte del gruppo sociale, il lettore si troverà rispecchiato in molte delle ansie del poeta, che sono quelle della nostra epoca.
Con un registro per lo più asciutto, ma sempre appropriato e propedeutico alla resa in versi della coscienza del poeta, Marcuccio con quest’opera ci affida le chiavi dello scrigno inarrivabile dell’ “anima della poesia”. Un’utopia che si realizza, grazie alla Parola.  (dalla quarta di copertina di Lorenzo Spurio)


Emanuele Marcuccio (Palermo, 1974) ha conseguito la Maturità Classica nel 1994. Si occupa di poesia (ha pubblicato la silloge poetica, Per una strada, SBC Edizioni, 2009, ha ideato e curato la non solita antologia poetica, Dipthycha, Photocity Edizioni, 2013, che lo vede presente con ventuno titoli, in dittico di uguale tema, con altrettante poesie di autori vari) e di aforismi (ha pubblicato la silloge di aforismi e pensieri vari, Pensieri minimi e massime, Photocity Edizioni, 2012).


SCHEDA DEL LIBRO



TITOLO: Anima di poesia
AUTORE: Emanuele Marcuccio
CURATORE: Lorenzo Spurio
Editing Cover Images: Laura Dalzini
Original Cover Photo: Giuseppe Parello
EDITORE: TraccePerLaMeta Edizioni
GENERE: Poesia
PAGINE: 80
ISBN: 978-88-98643-08-0
COSTO: 9,00 €







Info:

venerdì 28 marzo 2014

Sandra Carresi e il suo nuovo libro: "I cristalli dell'alba"

I CRISTALLI DELL’ALBA
La nuova raccolta poetica di Sandra Carresi


E' uscita da pochi giorni la nuova "fatica" letteraria della poetessa fiorentina Sandra Carresi. La nuova silloge poetica, che porta il titolo evocativo "I cristalli dell'alba" è stata pubblicata da TraccePerLaMeta Edizione, l'attività editoriale dell'omonima casa editrice dove la Carresi figura tra i soci fondatori.
Il nuovo libro si apre con una nota critica firmata dallo scrittore, critico letterario e ordinario di letteratura italiana Nazario Pardini che ne rintraccia la suggestività del verso e si chiude con un apparato critico finale ad opera di Lorenzo Spurio dove si sottolinea, invece, l'impronta sociale di varie liriche dove il lettore conoscerà una poetessa forte nei suoi insegnamenti morali che non manca di osservare con disgusto le iniquità sociali del nostro oggi.

Nazario Pardini nella prefazione scrive: 
Una silloge, questa nuova di Sandra Carresi, vivace, intensa, di proteiforme valenza, dove ogni emozione trova corpo in versi duttili e generosi, ora brevi, secchi, ora ampi, aperti; disposti e disponibili a seguire l’ondulazione delle intime vicende. Insomma una silloge che racconta la vita, in tutte le sue forme, le più dolci e le più crude: sottrazioni, scottature, illusioni, speranze, delusioni, rammarichi, quietudini; realtà quotidiane, minuziose, occasionali; slanci onirici; un realismo lirico, comunque, di grande impatto umano, dove è facile ritrovarci, dove ognuno di noi, leggendosi, ascolta un brandello della sua storia. E mi piace iniziare la mia esegesi da questi versi incipitarî che fanno da prodromico avvio ad una voce spontanea, libera, pulita, e architettonicamente movimentata; una voce che sa raggiungere apici di non comune fattura ispirativa.


SANDRA CARRESI è nata a Firenze. Cresciuta con un padre splendido che usava il condizionale, ha frequentato la scuola Giovanni da Verrazzano a Firenze, conseguendo il diploma di Segretaria d’Azienda con il quale all’inizio degli anni ’70 ha avuto modo di trovare lavoro in un Borsettificio il cui prodotto veniva spedito prevalentemente all’estero, in America precisamente. Ci è rimasta fino al 1976. E’ in pensione dal 2011 e si dedica alla scrittura, in particolare alla poesia. Molte delle sue poesie e racconti sono state pubblicate sul sito letterario Racconti Oltre e sul suo blog personale.
Per la poesia ha pubblicato:  L'ombra dell'anima (Ciccio Urso Editore, 2012); Dalla vetrata incantata (Lulu Edizioni, 2011) e Una donna in autunno (Ilmiolibro, 2010). Ha pubblicato anche varie raccolte di racconti tra cui: Ritorno ad Ancona e altre storie (Lettere Animate Editore, 2012 - insieme a Lorenzo Spurio); Non mi abbraccio, mi strizzo… (Ilmiolibro, 2009); Battiti d’ali nel mondo delle favole (Ilmiolibro, 2008 - insieme a Michele Desiderato, riedito nel 2011 con TraccePerLaMeta Ediz.)



Scheda del libro:


Titolo: I cristalli dell'alba
Autrice: Sandra Carresi
Prefazione: Nazario Pardini
Postfazione: Lorenzo Spurio
TraccePerLaMeta Edizioni, 2014
Pagine: 100
ISBN: 978-88-98643-16-5
Costo: 10€



Info:

domenica 19 agosto 2012

Il poeta Emanuele Marcuccio si confessa. Intervista di Lorenzo Spurio


Intervista ad Emanuele Marcuccio
Autore di Per una strada
SBC Edizioni, 2009;
Photocity Edizioni, 2012;

a cura di Lorenzo Spurio

LS: Come dobbiamo interpretare il titolo del tuo primo libro, Per una strada?
EM: Questo titolo ha un’origine davvero curiosa, ogni volta che lo racconto, sembra un aneddoto, e invece è tutto vero. Era il novembre del 1998 quando scrissi l’omonima poesia, “Per una strada”, mi trovavo per strada, era un pomeriggio e il tempo preannunciava un temporale, d’improvviso mi raggiunge l’ispirazione e io, avendo come unico foglio di carta su cui appuntarla solo il retro di uno spiegazzato scontrino della spesa, la appunto proprio lì:

Per una strada

Per una strada senza fronde
si aggira furtivo e svelto
il nostro inconscio senso,
passa e non si ferma,
continua ad andar via
e non si sa dove mai sia.

Quanto mi sembrarono quasi insignificanti quei versi, la misi da parte, sfuggiva anche a me il suo significato profondo, in seguito capii che, quell’apparentemente semplice poesia nascondeva in sé l’essenza della mia stessa ispirazione, perché, la mia ispirazione è furtiva e svelta, passa e vola via e, se non l’afferro e la trattengo nel mio cuore con i versi che metto sulla carta, passa e vola via e nessuno sa più dove mai sia. Cito un passo della mia introduzione alla poesia, recentemente edita in appendice al mio secondo libro Pensieri minimi e massime: «[…] affinché la poesia sia vera e sincera deve esserci questa scintilla iniziale, dopodiché possiamo scrivere di getto, in maniera spontanea o, fare un lavoro di lima ricercando la rima più adatta o la parola, o il suono e starci tutto il tempo che ci sarà necessario. In caso contrario, diventerebbe solo qualcosa di artificioso che non è espressione del proprio sentire».
Poi, ho intitolato la mia raccolta Per una strada, proprio perché l’ispirazione, furtiva e svelta, mi ha raggiunto, la maggior parte delle volte, proprio per strada: camminando, sull’autobus, etc.
E perché proprio quell’articolo indeterminativo?
Avrei potuto toglierlo e intitolarla semplicemente “Per strada”. Quell’articolo rappresenta la semplicità, l’indeterminatezza, il poter trovare la poesia in tutto, anche nelle cose più semplici e quotidiane, poiché, a mio avviso, una sola è la strada che ci porterà alla poesia e alla sua voce più profonda, quella della spontaneità e della semplicità. Citando un mio aforisma, sempre dal succitato libro, “Ritroviamo e ricerchiamo sempre l’obliato proprio sé fanciullo, perché, solo con gli occhi dell’anima di un bambino si può davvero essere  se stessi e volare alto, anche se camminiamo per una strada spesso irta di ostacoli, problemi e preoccupazioni”. E questo vuole la poesia, uno sguardo semplice ma attento, molto attento e sempre pieno di stupore e di meraviglia.
Infine, c’è un’ultima motivazione o, forse si tratta della motivazione ultima?
Proprio per la presenza di quel “senza fronde” nella poesia “Per una strada”, che ha un significato proprio e metaforico al contempo; con quel “senza fronde” ho cercato di riassumere il sentimento di straniamento e di smarrimento dell’uomo contemporaneo, che si ritrova privo di valori e di qualcosa in cui credere, simile a un albero in autunno, spogliato delle sue foglie. Sorge quindi il bisogno di aggrapparsi a qualcosa o a Qualcuno in cui credere, prima che anche le radici vengano strappate via dalla tempesta dell’inverno.

LS: Un autore negherà quasi sempre che quanto ha riportato nel suo testo ha un riferimento diretto alla sua esistenza ma, in realtà, la verità è l’opposto. C’è sempre molto di autobiografico in un testo ma, al di la di ciò, il recensionista non deve soffermarsi troppo su un’analisi di questo tipo perché risulterebbe per finire fuorviante e semplicistica. Quanto c’è di autobiografico nel tuo libro? Sei dell’idea che la letteratura sia un modo semplice ed efficace per raccontare storie degli altri e storie di sé stessi?
EM: Ma io non lo nego, anzi, in ogni mia poesia si può rintracciare un riferimento autobiografico, anche minimo, anche nella più insospettabile, la scrittura in fondo è trasfigurazione di quel caos del proprio vissuto. E la letteratura può essere un modo semplice ed efficace per narrare storie di se stessi e degli altri, pensiamo ad esempio al famoso racconto “La metamorfosi” di Franz Kafka, il segreto è trasfigurare bene il tutto. Scrive, infatti, Marcel Proust nella Rechérche: «Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso». E, citando anche un mio aforisma, sempre dal secondo libro, “Scriviamo di una realtà come trasfigurata e, nel contempo, cerchiamo di porgere al lettore una speciale lente d’ingrandimento, che trasfiguri e ingrandisca allo stesso tempo”.

LS: Quali sono i tuoi autori preferiti? Quali sono le tendenze, le correnti italiane e straniere e i generi letterari che più ti affascinano? Perché?
EM: Il mio genere letterario preferito è sicuramente la poesia, soprattutto come scrittura, gli altri generi preferisco leggerli. La poesia è la più profonda forma di comunicazione verbale mai creata dall’uomo per esprimere i più reconditi sentimenti umani, le più profonde emozioni; la poesia riesce a emozionare, etimologicamente parlando, riesce a portare allo scoperto (l’anima), parafrasando la mia poesia “Sé e gli altri” da Per una strada, riesce a portare allo scoperto “l’obliato proprio sé fanciullo”. La poesia riesce a far conoscere se stessi, riesce ad interrogarci, riesce a farci riflettere, riesce ad emozionarci, riesce a rendere l’ordinario straordinario e, in qualche maniera, anche a migliorarci, a renderci più sensibili nei confronti degli altri.
Leopardi è il mio poeta preferito, per l’infinita e meravigliosa musicalità dei suoi versi. Da lui ho appreso la musicalità e la fluidità del verso, senza fare uso della rima; su più di centotrenta sono meno di cinque le poesie che ho scritto interamente in rima. Quanto mi ha ispirato la musica dei suoi versi e, “L’infinito” è la poesia che preferisco più di tutte, non solo per i suoi versi infinitamente pieni di musicalità, ma, perché vedo questa poesia come un’oasi di speranza lungo il deserto del suo pessimismo cosmico: «Così tra questa / immensità s’annega il pensier mio / e il naufragar m’è dolce in questo mare.».
Indubbiamente, è il romanticismo la corrente letteraria che mi ha sempre affascinato di più, per quel suo tendere all’infinito, all’assoluto e, il motivo si può ben capire dalla concezione che io ho della poesia.

LS: So che rispondere a questa domanda sarà molto difficile. Qual è il libro che di più ami in assoluto? Perché? Quali sono gli aspetti che ti affascinano?
EM: Per i motivi espressi in precedenza, l’opera poetica di Leopardi, appunto, la raccolta Canti. Come prosa, I promessi sposi di Alessandro Manzoni, proprio perché ho scritto anche una poesia, ispiratami dalla figura di Lucia (scritta successivamente alla stesura di Per una strada), una poesia molto introspettiva e che non ha nulla di celebrativo, come si potrebbe immaginare. E soprattutto perché, durante la sua lettura, precisamente nel corso del capitolo XXIV, mi sono commosso fino alle lacrime, cosa mai capitatami leggendo un libro, di solito è più facile commuoversi con un film.
Un capolavoro, una delle più grandi creazioni della letteratura universale e, senza dubbio, il più grande romanzo della letteratura italiana.

LS: Quali autori hanno contribuito maggiormente a formare il tuo stile? Quali autori ami di più?
EM: Sono tanti gli autori, soprattutto i poeti, che hanno contribuito a formare il mio stile. Ho iniziato a scrivere poesie nel 1990 e, all’inizio sono stato molto influenzato principalmente da Foscolo, Leopardi e gli stilnovisti, avevo bisogno di modelli da cui partire, queste influenze sono però riconducibili ai vocaboli utilizzati, non all’imitazione del loro stile. I miei poeti preferiti sono: Leopardi, sopratutti, poi Pascoli, soprattutto per la poetica del fanciullino, il fanciullo che c’è in ognuno di noi, e Montale, perché la sua poesia mi affascina e conquista ad ogni rilettura, quasi in una vertigine per i suoi abissi di profondità. Poi, sono rimasto affascinato dalle poesie di Federico Garcia Lorca, lette soltanto nella sua traduzione italiana, a questo proposito, nel ’96, dopo averne letto un’ampia antologia, tra il ’97 e il 2000 scrissi quattro omaggi a Garcia Lorca, in cui ho cercato di imitarne in maniera personale lo stile, e si possono leggere in Per una strada.

LS: Ho visto nella tua nota bibliografica che hai recentemente pubblicato una silloge di aforismi. Quale pensi sia o dovrebbe essere la funzione di un aforisma nella società d’oggi? Perché hai impiegato questo mezzo espressivo?
EM: Sì, si tratta del mio secondo libro Pensieri minimi e massime, una raccolta di ottantotto aforismi e pensieri vari, edita con Photocity Edizioni, scritti dal 1991 al 2012 (per la precisione c’è stata un’interruzione dal 2000 al 2008 ca.). Quarantotto dei quali hanno per tema la poesia e, con un’appendice, una mia introduzione alla poesia.
Allora, perché, oltre a scrivere poesie, scrivo anche aforismi?
Ti rispondo con un aforisma scritto successivamente alla stesura di questo secondo libro: «L’aforisma è la sintetica risposta della prosa alla poesia». Ecco cos’è per me un aforisma, la prosa non è nelle mie corde di scrittura, preferisco leggerla, e l’anima dell’aforisma è la sintesi, così come lo è per la poesia ma in modi e caratteristiche differenti. L’aforisma induce alla riflessione e all’interrogarsi, ecco quale dovrebbe essere la funzione di un aforisma oggigiorno, infatti, i miei aforismi non prediligono la battuta di spirito o il semplice gusto per il calembour.

LS: Collabori o hai collaborato con qualche persona nel processo di scrittura? Che cosa ne pensi delle scritture a quattro mani?
EM: No, non ho mai scritto a quattro mani, ma non escludo a priori una mia esperienza futura di questo tipo di scrittura nel campo poetico.

LS: A che tipo di lettori credi sia principalmente adatta la tua opera?
EM: Certo, non ai lettori che prediligono un certo tipo di poesia, in cui “amore” fa sempre rima con “cuore” ed altre superficialità simili, ma a chi ama la letteratura, soprattutto i classici e, citando dalla recensione curata dal poeta e critico letterario, Nazario Pardini, “[…] il Nostro affronta gli aspetti più disparati della realtà: quelli emotivo-esistenziali, quelli artistici, quelli civili. E con energia linguistica, con innovazione verbale, con l’uso anche di un lessico arcaico in particolari nessi letterari, esonda tutto se stesso”. La poesia amorosa c’è in Per una strada (in numero minore) ma non certo quella della citata rima.

LS: Cosa pensi dell’odierno universo dell’editoria italiana? Come ti sei trovato con la casa editrice che ha pubblicato il tuo lavoro?
EM: Non molto bene, l’unica cosa positiva che ho notato è che il libro è abbastanza distribuito nella librerie on-line, da quest’anno e, a distanza di quasi tre anni dalla pubblicazione, Per una strada è disponibile anche su “amazon.it”.
Penso che sono ben poche le case editrici che promuovono i nuovi autori (precisamente quelli che non sono raccomandati dal politico di turno), sono perlopiù piccole case editrici e sconosciute al grande pubblico. Io dal 2010 faccio anche il curatore editoriale, non certo di SBC Edizioni, ho curato prefazioni a sillogi poetiche curando la pubblicazione di tre raccolte di poesie, la casa editrice è una di quelle medio-piccole, ma molto attenta nei confronti dei nuovi autori, dotati di talento.

LS: Pensi che i premi, concorsi letterari e corsi di scrittura creativa siano importanti per la formazione dello scrittore contemporaneo?
EM: Posso parlare secondo la mia esperienza di scrittura di poesie, iniziata nel 1990, penso che poeta non si diventi ma si nasca, quello del poeta non è un mestiere e non si può quindi apprendere in nessun corso di scrittura, la poesia è una passione che si scopre e si coltiva sempre più nel corso degli anni. Un corso di scrittura poetica dovrebbe avere la funzione di mettere in discussione e di confrontarsi direttamente con altri poeti, ma non potrà mai insegnare a scrivere poesie partendo da zero. I corsi di scrittura creativa devono essere considerati dei laboratori per chi già scrive e non per chi vorrebbe farlo.
I premi letterari e concorsi, se organizzati in maniera onesta, come ho avuto modo recentemente di “toccare con mano”, grazie alla mia prima esperienza di membro di giuria, possono contribuire a dare una certa fama presso i critici, ma non sono una bacchetta magica presso i lettori, in alcuni casi, neanche il Nobel per la letteratura lo è.

LS: Quanto è importante il rapporto e il confronto con gli altri autori?
EM: Per me è molto importante il confronto con altri autori, specialmente quando trovo dei punti di contatto con il mio modo di scrivere e di poetare al punto che, citando un mio aforisma, sempre da Pensieri minimi e massime, “Tra poeti, scrittori, drammaturghi, artisti in genere, è bene che si instauri un rapporto di rispetto e di stima reciproca, mai di concorrenza e senza nessuna presunzione di possedere la verità, purtroppo, oggigiorno è quasi un’utopia.”.

LS: Il processo di scrittura, oltre a inglobare, quasi inconsciamente, motivi autobiografici, si configura come la ripresa di temi e tecniche già utilizzate precedentemente da altri scrittori. C’è spesso, dietro certe scene o certe immagini che vengono evocate, riferimenti alla letteratura colta quasi da far pensare che l’autore abbia impiegato il pastiche riprendendo una materia nota e celebre, rivisitandola, adattandola e riscrivendola secondo la propria prospettiva e i propri intendimenti. Che cosa ne pensi di questa componente intertestuale caratteristica del testo letterario?
EM: Come ho detto prima, all’inizio del mio percorso poetico sono stato molto influenzato dai grandi poeti del passato, avevo bisogno di modelli da cui partire. Faccio alcuni esempi da Per una strada: nella giovanile poesia “Il viandante”, del 1990, al verso “E come odo stormir le fronde,” possiamo notare una reminiscenza di un passaggio de “L’infinito” di Leopardi, precisamente, “E come il vento/ odo stormir tra queste piante,”, poi, in un’altra poesia giovanile, il titolo è proprio “Poesia”, del 1991, alla chiusa, si può notare un mio tentativo di imitazione della meravigliosa chiusa de “L’infinito”, quella meraviglia immensa di “Così tra questa/ immensità s’annega il pensier mio:/ e il naufragar m’è dolce in questo mare.”, che io maldestramente ho tentato di imitarne il suono con “Così, tra questi versi immensi/ gioisce l’animo mio,/ e l’ondeggiar/ mi molce e m’accarezza”. Andando avanti, nel 1994 scrivo “Amor”, scritta in due giorni, mentre mi preparavo agli esami di maturità classica e vocaboli danteschi frullavano impazziti nella mia testa, bisognava farli uscire, come per un bisogno fisiologico. Scritta interamente in rima libera, e non si tratta certo di rima baciata, ma di un tipo particolare di rima, la rima incatenata o terza rima, in cui il primo verso rima con il terzo della prima terzina e il secondo verso rima con il primo della seconda terzina e così di seguito, come gli anelli di una catena e il linguaggio che ho utilizzato è quello dell’italiano antico, precisamente il volgare trecentesco di ascendenza stilnovista.
Come si può immaginare, la rivisitazione classica è una componente abbastanza presente nella mia produzione poetica, specialmente fino al 1996 ca., poi, è andata sempre più scemando, fino a ripresentarsi inaspettatamente nel 2006 in “Dolcemente i suoi capelli…”, un mio modesto omaggio alla grande stagione della poesia italiana dei tempi passati, scritta interamente in rima, ispirandomi allo sfuggente viso di una ragazza che, dolcemente giocava con i suoi capelli, facendone anelli con le dita, alla fermata dell’autobus ed io ero sul bus.

LS: Ho recentemente avuto il piacere di curare la prefazione al tuo poema epico-drammatico ambientato in Islanda, un lavoro lungo e faticoso che, tuttora, non hai concluso. Puoi raccontarci come è nata l’idea di adoperarti con un genere letterario così complicato? A che tipo di lettori si rivolge questo testo?
EM: Sì, una magnifica prefazione, grazie infinite!
L’idea è nata dalla visione di una brochure ricca di meravigliosi paesaggi dell’Islanda, una brochure turistica inglese regalatami nel 1989 e che conservo gelosamente. Mi sono documentato su questo paese e ho letto l’interessante racconto ottocentesco Viaggio nell’interno dell’Islanda di Natale Nogaret. Ovviamente, c’è anche il desiderio di visitare l’Islanda, è un sogno che ancora non ho potuto realizzare ma, chi m’impedisce di farlo con un mio scritto?
Narrando una storia, servendomi dell’amata poesia, infatti, il dramma è in versi, davvero arduo e impegnativo e lungo quasi un ventennio, proprio perché c’è stata un’interruzione dal 2001 al 2005. Sono quasi al termine della scrittura del quinto e ultimo atto e un amico compositore dal 2010 sta scrivendo le musiche di scena per questo poema, musiche di scena in senso proprio, non un’opera lirica.
Ma perché proprio un dramma in versi?
La poesia fa parte del mio essere, la prosa, come ho già detto, non è nelle mie corde (preferisco leggerla), non riuscirei mai a scrivere un racconto, né un romanzo, ecco perché ho scelto il teatro e un dramma in versi per cercare di esprimere la mia vena narrativa e, al contempo, continuare a cercare di esprimere la poesia che il cuore mi detta.
Con tutto il rispetto, la narrativa e la prosa in genere preferisco leggerla e non scriverla, però, anche in questa possiamo trovare della poesia. La poesia, nella sua accezione più ampia, non è solo quella legata ai versi ma, alla prosa, alla musica e all’arte in genere. Quanta poesia possiamo scorgere ad esempio ne I promessi sposi di Manzoni o, quanta in una canzone di Battisti, come “I giardini di marzo” o, quanta in un’Opera di Puccini, o in un notturno di Chopin! O quanta poesia possiamo trovare ad esempio nella “Gioconda” di Leonardo o nella “Pietà” di Michelangelo!
Con la scrittura di questo dramma ho cercato di fondere le due cose in un tutt’uno, ho cercato di scrivere una storia servendomi dell’amata poesia e del teatro e, il teatro, si presta molto a questo genere di connubi, solo così potevo esprimere la mia vena narrativa. Non a caso ho inserito una voce narrante (fuori scena) che, ogni tanto si fa sentire nel corso del poema, questa voce fuori scena rappresenta l’io narrante del poeta, sulla scorta dei grandi poemi epici non ho potuto proprio farne a meno, infatti, il dramma è di argomento storico-fantastico, con alcuni riferimenti all’epica germanica.
Come scrivo in un mio aforisma di Pensieri minimi e massime, “Un poeta non deve mai lasciarsi condizionare dal marketing, dal consumismo o dalle mode del tempo, la sua ispirazione non sarebbe più spontanea e sincera, deve bensì lasciar parlare la propria anima, senza alcun condizionamento.”. Quindi, nessuno può dirmi di scrivere un romanzo, perché, così ci sarebbero più lettori ma, mancherebbe la cosa più importante: l’ispirazione.
In fondo, la mia risposta al genere del romanzo è questo dramma epico, certamente di gran lunga più impegnativo ma, per me l’unica possibile. E certamente i lettori di quest’opera dovranno essere dei grandi amanti della letteratura, di miti e di leggende.

LS: Recentemente hai pubblicato una raccolta di aforismi dove, con molto piacere, hai inserito una mia nota critica a mo’ di postfazione. Uno dei temi principali di questi aforismi è proprio la poesia, come mai? Dall’altra parte ho trovato degli aforismi a tematica sociale, “impegnati”, se vogliamo. Come possono convivere in una unica raccolta due ambiti tra loro tanto distanti: la letteratura e lo spirito lirico e la società con i suoi problemi e i suoi drammi?
EM: Come mai?
Non poteva essere altrimenti che la maggior parte di questi aforismi (quarantotto degli ottantotto) abbiano per tema la poesia, dal momento che scrivo poesie, mi sono molto interrogato sul senso della poesia e dell’essere poeta scrivendo questi aforismi. Sono stato ben felice di far inserire la tua ottima postfazione e, quanto al politematismo, non c’è da stupirsi, anche Per una strada è una raccolta politematica, non amo il monotematismo, del resto, anche la vita è politematica o, quantomeno, facciamo di tutto affinché lo sia.
Del resto, sforzandoci di fare letteratura cerchiamo di dare voce ai sogni dell’umanità, ai suoi dolori e alle sue speranze e, citando Cesare Pavese “La letteratura è una difesa contro le offese della vita”. La mia aspirazione più grande, infatti, è fare letteratura con i miei scritti, e la letteratura non è mai monotematica.
Grazie Lorenzo per aver letto e attentamente recensito il mio Per una strada e per la proposta di questa intervista!

Intervista a cura di Lorenzo Spurio
scrittore, critico-recensionista


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