sabato 17 gennaio 2026

Ecco i risultati del Narrapoetando 2026 sez. Poesia

Un sincero e caloroso grazie alla giuria – composta da Carla De Angelis, Doris Bellomusto, Leda Erente, Luigi Palazzo, Sheila Moscatelli, Sonia Gardini e Ruven Latiàni – per l’ottimo e appassionato lavoro di valutazione e complimenti ai vincitori! Per la sezione Racconto/saggio v. narrabilando


I classificato


Spicchi di sentiero di Riccardo Ganzerli (Riccione)


Ciao, sono Riccardo, vuoi giocare con me? Questa è stata per i primi 11 anni della mia vita la frase che iniziava ogni nuovo incontro. Sono stato un adolescente diligente, un ragazzo solare ma anche un po’ disubbidiente, e non mi sono mai piaciute le etichette e nemmeno le magliette strette. Ma ora basta con le filastrocche, sono nato e sempre vissuto a Riccione dal 23 novembre 1995. Mi piace definirmi un ciclista, sia perché sto provando a scegliere la bici come unico mezzo di trasporto, sia per tutto ciò che la bicicletta vuol dire in termini di osservazione del mondo, di sostenibilità, divertimento, viaggi e tanto altro. Sono capo scout e appassionato di natura, di topografia e di cucina. Dopo l’università e un po’ di (in)sano precariato sono diventato quest’anno un dipendente comunale, e cerco nel mio piccolo di risollevare i luoghi comuni non proprio edificanti sulla categoria. Ho iniziato a scrivere per necessità e perché a volte i sentieri li scopri perché qualcuno davanti a te vede la strada dove non pensi possa crescere,  pur senza aver mai pubblicato.

«Fin dai primi versi la lettura è stata un piacevole scorrere tra le parole, tanto da pensare altre parole che si potessero unire a quelle che leggevo, ma il poeta superava ogni mia intenzione e andavo avanti ad ogni verso senza alcuna velleità di paragone. Perché le parole di questa raccolta  sono nuove. C’è una facilità di scorrere le emozioni dal poeta al lettore. Non so se scrivere Poesia sia un dono, certamente l’autore di questo componimento ha saputo dire l’amore, le stagioni il passare del tempo in modo che il lettore  si senta autore.  “Fratello lascia che chieda / a tutti i fratelli / quanto è profondo l’abbraccio / di uno sguardo…” e ancora “Quanti giorni ho aspettato prima / di essere a casa. / (…) / E una sera ho sceso le scale / sotto l’arco ho trovato aperta / la porta.” e ”Sono tornato a casa guardami. Qui / affogato nella coperta / di ogni pagina che mi canti…”)» (Carla De Angelis)

«Le poesie che formano questa silloge sono i passi percorsi dal poeta che come fili di un gomitolo li avvolge per conservarne il percorso con le sue soste, le sue interruzioni, le deviazioni; Si snoda in questo viaggio poetico la tensione del dialogo con le forze della Natura, con  la terra e con il mare in equilibrio instabile tra il perdersi e il ritrovarsi fino ad "essere carezza per le rocce/fare pace sull’isola”.» (Leda Erente)


«Una raccolta intrisa di natura reale e fantastica. Trova il suo senso nel ritmo dei versi, che fanno canto e incanto, come una fiaba antica, un canto rituale. Per arrivare a vivere una piena fusione con gli elementi naturali.» (Sheila Moscatelli)

«Nonostante certi luoghi già frequentati del troppo sentire umano dentro la scrittura, l’impalcatura che sorregge le differenti poesie e intonazioni assicura coerenza e flusso al tutto. Si ascoltano riverberi di esperienza del vissuto ‘dentro’ e ‘attraverso’. Certi cenni ammiccanti, alla fine, non disturbano l’insieme, poiché qua e là si colgono luoghi solitari, felicemente scritti, che illuminano il sentiero della lettura, come, per esempio i seguenti versi: Seguo un volo grattandomi il naso – il cortile è per tutti i gusti – assomigli a quella musica lì fuori che non bagna. Insomma, ad ogni giro di verso, colui che scrive sembra che voglia strapparsi la pelle per riapparire da qualche parte sempre rinato!» (Ruven Latiàni)



II classificato


La vera storia della guerra santa di Luca Bellerio (Milano) 


Nato sul finire degli anni ’50, vissuto sempre a Milano, studi classici al Parini di cui non ricordo tanto i contenuti quanto il successivo desiderio di conoscenza. Laureato in Medicina, curo i denti delle persone. Sposato e con tre figli, la mia vita è fatica felice e incessante ricerca spirituale. L’arido elenco di titoli e premi è presto escluso per il fatto che non ho mai scritto libri; non sono un poeta. Però, cammina cammina, ogni tanto incontro l’amico endecasillabo. Nella mia testa, questo poema è il secondo di una trilogia: uno lo precede e uno spero seguirà. Grazie dell’opportunità, a risentirci.


«Tutto svolto in terzine è il racconto delle guerre di ieri e di oggi, da quella tra gli dèi a quelle russo-ucraina e israelo-palestinese. Con spirito critico e soprattutto ironico.» (Sonia Gardini)

«Mi ha colpito piacevolmente in questa Opera la ricerca della rima. Notevoli sono i riferimenti alla situazione attuale, c’è nei versi una moralità e una grande attenzione alla persona. Parole da regalare a chi governa anche se nulla può scalfire chi “Il primo spot del governo Meloni / coi suoi solerti Fratelli d’Anguria / fu un regalo alla gente dei barconi”. Ecco una poesia che finalmente parla e denuncia il presente come facevano i nostri poeti, non trovo un inno alla vita del poeta, ma tutto è rivolto alla vita attuale, a svegliare le coscienze, primo compito di chi scrive. Questa è una Poesia che non si dimentica, resta nella mente e dovrebbe essere cantata ai telegiornali. Chissà? Forse qualcuno potrebbe svegliarsi umano. Sono veramente molti i versi che vorrei citare: “Questa storia è difficile ascoltarla, / nessuno la conosce tutta quanta; / può essere lo Spirito che parla // o la sua voce solita che canta: / è il poeta che la deve raccontare / LA VERA STORIA DELLA GUERRA SANTA.”» (Carla De Angelis)


«Una coraggiosa ed ironica analisi in metrica dantesca della contemporaneità. Uno sguardo critico su un Paese e un Occidente sgangherati, tra calcio, covid e politica in affanno, senza tralasciare il dolore per un’umanità che si sgretola sotto le bombe e il denaro.» (Luigi Palazzo)


III classificati ex aequo


Cosmogonia di Simone Di Donna (Torino)


Simone Di Donna è nato a Torino il 24/07/1982, attualmente vive e lavora a Torino come insegnante, autore, e artista. Nel 2008 consegue la laurea specialistica in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo presso l’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino. Come autore radiofonico ha scritto Il circo delle pulci, come autore teatrale “I dialoghetti del coccio”, e come poeta ha partecipato all’antologia “Percezioni” per la casa editrice Pagine.

«Un grande e apprezzabile piano svolto con perizia e passione.» (Sonia Gardini)

«Una scrittura molto risonante con le tendenze del fare poesia oggi è capace di soddisfare appieno alcuni appetiti ed esigenze della maggior parte dei lettori di versi nell’Italia attuale (e, in qualche misura, forse anche in Francia e in altre parti d’Europa…). È il caso della presente opera: caleidoscopica, priva di Muse pazienti che dettano fedeli e costanti cosa poter scrivere all’autore; un’opera che riflette continuamente sé stessa come prosa in versi e al contempo scivolamento verso un lirismo privo di poesia. Ma, in tutto ciò, si avverte latente una originale scansione della visione in abile connotazione misurata e scandita su neurali slide che veloci si aprono e si chiudono su mondi appartati, nevrotici, esclusivi, capaci di catturare il lettore con intima e ritmica sollecitudine. In questo esclusivo e ben illuminato proscenio l’autore sa abilmente misurare sé stesso alternativamente dentro e fuori la sua scrittura. Poesia mentale, ma al contempo esperienziale, che si nutre anche dell’ostinato rendiconto spaziale e adiastematico della ‘pagina aperta’, soprattutto là dove gli allineamenti ternari di alcune strofe suggeriscono sincronicità negli atti della visione. Qui il lettore, in aleatorietà controllata, può scegliere se leggere da destra a sinistra, oppure da sinistra a destra, oppure dal centro ai lati, per scoprire inattesi nessi nascosti tra verso e verso in senso orizzontale… In questo senso è rivelatrice la scacchiera di distici che appare all’inizio di pagina 12, là dove questo gioco ex-dadaista si amplia in quaternità e in potenziato scambio combinatorio che può prodursi ed esplodere anche nelle direzioni diagonali. Esperienza di scrittura che si fa lettura corporale dell’esperienza in una Cosmogonia indisturbata dove, per “mettere in ordine” le osservazioni, in sostanza si rimescolano continuamente le scappatoie percettive delle manifestazioni psichiche e mitiche avvertite dentro i vortici del tetro calderone della vile materia, tentando ad ogni svolta una possibile trasmutazione…» (Ruven Latiàni)



La strada di casa di Luca Cassano  (Milano)


Come le rose del deserto rimangono sepolte sotto la sabbia finché un Tuareg non le trova, così le parole restano confuse fra i ricordi finché un’intuizione non le mette in fila in forma di versi. Le rose e il deserto è il progetto artistico di Luca Cassano (Corigliano Calabro, 1985) nel quale confluiscono cantautorato e poesia. Le rose e il deserto ha pubblicato i dischi Io non sono sabbia nel 2020, Cocci sparsi nel 2022 e Chissà com’è nel 2025 e le raccolte poetiche Poesie a gettoni vol. 1 nel 2021, La strada di casa nel 2023 e Nodo antico (peQuod) nel 2025.

«La raccolta mostra una grande capacità comunicativa ed emotiva, attraverso l’uso di immagini fortemente espressive come nei versi ”L’amore è quando / Negli occhi di un altro / Ci trovi la strada di casa”, immagine filo conduttore dell’intera raccolta, insieme alla necessità di camminare più leggeri, senza armature, di essere “trasparente come una mattina / Sul Monte Rosa”. Nella ricerca di “coordinate precise per il cuore” la relazione con l’altro diventa una mappa per ritrovare la strada di casa.» (Leda Erente)

«La strada di casa non è una linea retta e casa non è un luogo, ma uno stato d’animo. È sedersi e sapere di essere al sicuro, poter chiudere gli occhi e restare, smettere di difendersi. È quella persona che ci fa sentire interi, nonostante le ferite, le pieghe dell’anima e le cicatrici. È la libertà di perdersi sapendo di essere al sicuro; capirsi nonostante la mancanza della punteggiatura. Un bacio capace di fermare il tempo. Saper fare spazio all’amore e anche alla sua fine. Quel momento in cui arriva la consapevolezza di non dover più cercare, di potersi spogliare di tutto: vestiti, maschere, armatura, per mostrarsi nudi con la certezza di essere compresi. È una dichiarazione di resa.» (Sheila Moscatelli)



Opere votate

Un tempo nuovo di Carla Malerba (Arezzo)


Carla Malerba è nata a Tripoli(Libia) e vi è felicemente vissuta fino al 1970. Ha iniziato a scrivere poesie dagli otto anni. Un giudizio favorevole su una sua poesia giovanile pubblicato dai critici Gramigna, Buzzati e Sala, curatori di una pagina per giovani poeti sul settimanale Amica, la incoraggia a proseguire. Dopo la Maturità Scientifica, si iscrive alla Facoltà di Lettere Moderne a Catania, ma interrompe gli studi a seguito di eventi politici legati al suo paese d’adozione. Si laurea successivamente presso l’Università degli Studi di Siena. Ha insegnato Lettere ad Arezzo, città nella quale vive. Ha pubblicato sei raccolte poetiche, l’ultima delle quali è La milionesima notte (2023). Ama scrivere anche racconti, articoli e recensioni.

«Con tocco delicato, il tempo, la natura, la vita sono mescolati in versi essenziali, profondi, riflessivi.» (Luigi Palazzo)


Indizi per il giusto riposo e brevi altre tralignate storie in versi del mondo alle spalle di Gennaro Grieco (Trana, TO)

Gennaro Grieco, lucano di nascita (Rionero in Vúlture, 1953), torinese di adozione, negli ultimi anni si divide fra i primi contrafforti alpini a ovest di Torino e i luoghi manzoniani per eccellenza, nel lecchese, dove dimora parte significativa dei suoi affetti. Laureato in Pedagogia (indirizzo sociologico) all’Università di Torino, dove è stato allievo di Luciano Gallino. Ha avuto esperienze di lavoro diversificate. Alternando fasi di appassionato impegno ad altre di finanche estrema lontananza, ha vissuto una stagione d’intensa attività letteraria per circa un ventennio a cavallo fra il vecchio e il nuovo millennio; attività che gli è valsa svariati premi. Figura in numerose opere collettanee (ben oltre il centinaio), in annuari, riviste, siti internet. Una decina i libri pubblicati, gli ultimi dei quali, entrambi a suo tempo presentati al Salone del Libro di Torino, sono: Apprendimento di cose utili (Genesi Editrice, Torino, 2007, pp. 368), summa della precedente produzione poetica di un trentennio (1971-2001); Storia penace (Genesi Editrice, Torino, 2008, pp. 112), debutto narrativo in volume autonomo.

«Immagini nitide e vivaci rendono il linguaggio poetico duttile e gradevole; efficaci figure retoriche sono sapientemente distribuite di verso in verso, senza abusi e con arguzia. Tra le righe si intravede la lezione ben appresa dell’ampia storia della poesia del Novecento. Nella trama e nell’intreccio del corpus poetico, l’amalgama indistinto di tanta poesia, nascosta nel cuore e mescolata al sangue e all’inchiostro riecheggia come onda sulla risacca.» (Doris Bellomusto)


Concrezioni d’ozio di Carla Forza (Caronno Varesino)

Nata in Toscana nel 1964, dopo la maturità classica si è laureata in Filosofia della Storia all’Università di Pisa. Attualmente vive in Lombardia e lavora, come docente di Materie letterarie, in un Istituto tecnico. Suoi testi inediti sono comparsi in diverse Antologie di Premi Letterari e blog/riviste online. Ha pubblicato Grandina disgrazia e noi restiamo ciechi (4 Punte Ed. 2024), presentata a Roma alla Fiera Più libri più liberi. Diploma d’onore con menzione di Encomio al Concorso Cardinale Branda Castiglioni - XVII Ed. La raccolta inedita Concrezioni d’ozio è risultata finalista al Premio InediTO – Colline di Torino XXIV Edizione con un estratto. Menzione d’onore al Premio Internazionale di Poesia Gabriele Galloni I Edizione 2025.

«Ogni verso è misura del tempo che passa, trasforma, corrompe e corrode le cose, rapprende il tempo quando s’impunta, in questo verso, all’inizio della silloge, si condensa il senso profondo dell’intero corpus. La voce poetica rivela da subito e mantiene fino alla fine un tono fermo e tagliente, la scrittura incide e graffia, testimonia senza farci sconti le conseguenze estreme di ogni monotono trascorrere.» (Doris Bellomusto)


Appunti macchiaioli nella mezza età di Stefano Martello (Roma)

Stefano Martello (Roma, 1974) è giornalista e comunicatore. Si occupa di comunicazione e gestione delle crisi, di comunicazione ambientale e del Terzo settore. Già nel Gruppo Ferpi è ora nel Tavolo Ambiente e Sostenibilità di PA Social, senior mentor del Laboratorio di Comunicazione Comm to Action di Bologna e condirettore della collana «New Fabric» di Pacini Editore. Per Fara ha pubblicato Santi, Poeti e Comunicatori. Colloquio informale sulla Legge 150/2000 (con Gennaro Pesante e Isabella Piro, 2004); Diversità apparenti (cura, 2007); Il resto (parziale) della storia (cura con C. De Angelis, 2008), Il valore dello scarto (cura con C. De Angelis, 2016) e Rope a dope. Sobillazioni 2004-2024. È appassionato del padel, della fantascienza post atomica, dei polar francesi e della letteratura crime nordeuropea. Tenta di vivere ogni nel rispetto del buon senso e senza arrecare male a chi gli è intorno.

«L’età che avanza, le trasformazioni, le attese: tutto ben comunicato con linguaggio semplice e immediato. Alla macchia, appunto.» (Sonia Gardini)

«Arriva eccome il conto che ad ogni stagione della vita si presenta e rode dentro come un topino che mette il musetto fuori dalla tana e annusa, è così che gli anni accumulati ad un certo punto “sulla mezza età” si presentano e ti fanno incontrare la Poesia. L’autore scopre di poter esprimere attraverso le parole “le mie consapevolezze ideologiche”. Questi versi attingono allo scorrere della vita, hanno una armonia particolare, frequentano le stagioni, gli anni passati, pensando al tempo che non possiamo permetterci di perdere. In essi non si avverte la nostalgia del passato è invece utile e necessario fare i conti con il presente e con il futuro “Che nessuno possa sospirare, / quando mi verrà a trovare, / che c’era ancora qualcosa da chiarire”. Leggo inoltre una attenzione a spezzare il verso quando si richiede più attenzione alle parole e allungarlo quando necessita dare forza alle stesse. “Libri / Non vi accumulo più / e questa volta, / questo tempo, / sono serio. / (…) / Vi lascio liberi / Vi regalo / (…) / Andatevi a guadagnare il pane / ché siete ancora troppo giovani per la pensione.”» (Carla De Angelis)


Inchiodato al confessionale di David Aguzzi (Riccione)

David Aguzzi, nato a Rimini, vive a Riccione. È laureato in Sociologia e in Scienze della comunicazione. Socio e presidente dell’Associazione Teatro Aenigma (Urbino), è tra i fondatori di Teatri delle diversità. Ha realizzato il cortometraggio Cambiamo Discorso? Ha messo in scena drammaturgie con attori con patologie psichiche e disagio sociale. Sue poesie e saggi in varie antologie.

«In questa raccolta l’autore affronta il tema della memoria, dei giochi di infanzia dimenticati che possono rivivere solo ritrovando quello sguardo incantato di quando era bambino, come scrive nei versi ”Se vuoi aiutami / a ricordare di quando ero bambino / nei boschi ad inseguire / il volo libero di un corvo”, affronta così il tema del tempo fugace della propria esistenza attraverso la figura retorica ricorrente delle forbici che ritagliano sagome di persone per conservarne il più a lungo possibile il ricordo, la traccia significativa del loro passaggio nella vita stessa dell’autore.» (Leda Erente)

“La parola morbida / lo sguardo morbido / morbidi gli occhi / morbido il sorriso / morbidi i capelli”: così inizia questa bella raccolta poetica; racconta, inneggia ad ogni pensiero ad ogni atto di questa nostra vita e lo sublima con versi che si incidono nella mente di chi legge: ”Con le mie forbici / ritaglio sagome di uomini / da fogli di carta bianca / che appendo alle pareti bianche / a farmi compagnia.” Forse siamo sempre “soli” anche in mezzo alla folla che ci sfiora ogni giorno. Sono molti i versi che vorrei citare, ognuno mi ha commosso e fatto riflettere, perché la poesia questo fa “tormenta “ chi scrive e chi legge. (Carla De Angelis)


Oro buio di Montefiore Conca (RN)


Cristian Conti è nato a Rimini il 24 ottobre 1969, dove tuttora risiede. Ha conseguito la laurea in Lettere moderne e si è specializzato tramite la SSIS. Attualmente è docente di lettere presso l’Istituto superiore De Gasperi – Gobetti di Morciano di Romagna. Dal 2009, conduce un corso di scrittura poetica all’Università Aperta di Rimini. A partire dal 2022, ha integrato l’offerta formativa con un corso di mistica. Nel 2008 e nel 2012, ha condotto corsi sulla didattica della poesia rivolti agli insegnanti della provincia di Rimini. Un suo racconto “La cura Baffoni” nel 2001 ha ottenuto come premio una borsa di studio a Bordeaux e la pubblicazione on line con traduzione in sei lingue per l’editore Guaraldi. Nel 2003 ha pubblicato la raccolta di poesie Il broglio delle icone per Il Vicolo di Cesena. Ha ottenuto riconoscimenti in ambito poetico, classificandosi al primo posto al concorso nazionale “Nuova poesia” nel 2001 a Miramare. L’anno successivo, nel 2002, ha vinto il secondo premio al concorso nazionale “Elena Violani Landi” di Bologna. Poi sono arrivate le figlie…

«In questa silloge di 63 scommesse quasi tutte vincenti, si riconosce la sincerità e la nudità di un ognidove che viene condotto con padronanza di scrittura allertata sotto un severo controllo del ritmo di suono e ritmo d’immagini. Immagini sempre deste, illuminate, rette da una dosata, gradevole prosodia e da un acrobatizzato versificare ricco di echi letterari passati forse, a volte, un po’ troppo scoperti e indiziari… Ma anche grazie a ciò, la mano di chi scrive sa inventare con rigore certi luoghi per farli semplicemente durare là dove, a sorpresa, la sua scrittura è capace di sprizzare umoristici umori che rendono possibile una curiosa, umida e fluente concentrazione del lettore al timone della lettura.» (Ruven Latiàni)


Risorto di Socrate Toselli

Mi chiamo Socrate Toselli, ho 39 anni e vivo a Latina (in Via Milazzo n. 15) insieme alla mia compagna e a mia figlia, una bimba di due anni. Svolgo la professione di avvocato.
Ho pubblicato nel 2024 due raccolte poetiche: Dentro una cosa sola (Ensemble) e Trovare un cuore (Fara Editore).

«Quanta fiducia occorre per scrivere un poema sul Cristo? Su una storia che viene raccontata da duemila anni? Cosa si può aggiungere? Credo che la risposta sia che ci sono urgenze impossibili a ignorare e chiamate a cui è necessario rispondere con un sì. Questa raccolta ci racconta un Cristo senza retorica, ricordandoci che lo spirito è incarnato, che il divino è nell’umano e che l’amore è sacro, comunque lo si voglia chiamare. Ci ricorda che la morte è un passaggio, in quanto ogni vita che nasce è un ritorno da un’altra dimensione. È un invito a non lasciare che la paura paralizzi e a sognare l’assoluto perchè quando le azioni sono mosse dall’amore anche il naufragare diventa una realizzazione.» (Sheila Moscatelli)


Memini, meminisse. Paradigmi della memoria di Gianpaolo Anderlini

Gianpaolo Anderlini vive nel modenese. È redattore della rivista QOL (dialogo ebraico-cristiano). Con Fara ha pubblicato: Giobbe. Opera in versi (2018), Distopie (2020), Versi di/versi. Diario poetico ai tempi del coronavirus (2020), Variazioni (2021), Devarìm ’acherìm (Parole altre) (2022), Incontri (2022), Figli di Qohèlet (2023), In limine e Salmi (2024). Opere recenti: Io sono tuo, salvami! Commento al Salmo 119 (Chirico 2022), E come potevamo non cantare (Altrimedia 2023), Canto del ritorno (Lupi 2024), La lingua del santuario. Introduzione all’ebraico biblico in ventidue lezioni (2 voll. EDB 2024).

«È uno scrivere “tenero” nel ricordo resta sospesa l’attenzione perché tutto è immerso in un evento che le lacrime scoloriscono i particolari. “Ricordare stanca”. Questa raccolta è la storia della vita, ogni verso ricostruisce un percorso, ogni andare a capo fa tornare il desiderio di rileggere. C’è la speranza legata “c’era una volta in un paese senza / sole una principessa senza nome / faceva freddo e lei vestiva sempre / sette mantelli tanto da sembrare // grandissima e tondissima si tolse / il primo manto la superbia e poi / venne il secondo l’ira e poi il terzo / l’invidia e poi il quarto l’avarizia …” Così la Poesia insegna, chi legge si trova di fronte allo specchio ed è difficile fuggire. C’era una volta, Ninna nanna e così via sono titoli evocativi di una realtà, di un sogno che attraverso le parole fermano l’istante.» (Carla De Angelis)


Con la penna stretta di Paolo Rossetto (Genova)

Sono cresciuto nella profonda campagna veneta: fino ai miei vent’anni, Pordenone per me era una metropoli. Ho frequentato il liceo classico, e poi sono stato ammesso alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Lì ho conosciuto mia moglie, la vita delle città, la depressione, e infine un precario equilibrio. Mi sono laureato in Filosofia, con una tesi su Kierkegaard. Ho poi seguito mia moglie a Genova, dove mi sono laureato anche in Lettere moderne, per amore della cultura ma anche dello stomaco pieno. Grazie alla laurea ho iniziato a insegnare materie letterarie nei licei (Savona, Genova, attualmente Chiavari). Nel frattempo, sono nati i miei due figli (2022 e 2023). Nonostante abbia scritto per tutta la mia vita, solo da pochissimo ho ripreso a interessarmi di concorsi letterari, dopo qualche vittoria da bambino e adolescente e una lunga astinenza poetica: ho collezionato, finora, alcune segnalazioni e qualche premio.

«Riconosco con gioia in questa silloge l’ardire buono di chiedersi cosa sia la poesia e poi rispondersi con un sonetto ben farcito di figure retoriche efficaci, argute, ben distribuite e sapientemente usate per indagare significati e tentare, con umiltà e leggerezza, una possibile risposta.» (Doris Bellomusto)


Alfeo di Lorenzo Gafforini (Brescia)

Lorenzo Gafforini, classe 1996, è nato e vive a Brescia. Laureato in Giurisprudenza, collabora con diverse riviste di critica letteraria. Negli anni ha curato opere di Evgenij Evtušenko, Hugo Ball, Luc Dietrich ed Enrico Emanuelli. Le sue pubblicazioni più recenti sono: la raccolta poetica Il dono non ricambiato (Fara Editore), il racconto lungo Millihelen (Gattomerlino Edizioni) e il romanzo La meccanica del suono (Transeuropa Edizioni). Partecipa a diversi progetti culturali, anche in ambito cinematografico.

«Un viaggio nella memoria che rende merito a una vita. L’emozione addensa i versi, che si fanno anche manifesto, visione sull’arte.» (Luigi Palazzo)


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