sabato 17 gennaio 2026

Poesie dalla metro di Napoli di Maria Rosaria De Santis

 


Poesie dalla metro di Napoli

di Maria Rosaria De Santis

 

I.

Nell’atrio un tentato furto e una ragazza

belle scarpe cammina cammina

mi supera, la pancia del vagone

se la mangia.

Voi mi farete perder tempo: prima o poi

riflesso nel vetro il mio viso spento,

la notizia triste di cinquanta morti

in un giorno di festa. E domani

sul giornale i funerali.

Steso sulla panchina a Piazza Borsa

un uomo parla al vuoto. Io ho fretta.

Prima che il tempo finisca

voglio trovare qualcosa che basti.

 

II.

Da qui sopra si vedono le macchine.

La gente finalmente torna a casa,

sfinita dalle infelici fetenzie.

 Quando siamo soli con fierezza

sputiamo sul tempo che è passato.

Guardaci bene, noi siamo come gli altri:

contenti se la vita ci rispecchia e prepotenti

con quello che ci spetta.

Oggi non ho vinto niente,

solo qualche tua parola al terzo piano.

Tu sei un disperato, un poveraccio.

Io mi ricordo di com’eri bello.

Da qui sopra ammiro la sconfitta.

 

III.

Ragazze prudenti camminano

a testa bassa contro i muri.

Un segreto negli inverni futuri

promette a tutte musica di valzer.

È consigliabile non ballare al freddo

con gli sconosciuti, non rispondere

alle telefonate anonime, tenere stretta

la borsetta in metro – sia mai sciuparsi

i capelli (ci vuole tantissimo per farli

ricrescere e poi arrivi tu

con quella faccia divertita,

me li vuoi rovinare).

 

IV

Stanotte la città mi è esplosa tra le dita.

Io non sapevo delle mani mozzate,

del fuoco e delle urla dei feriti e solo

immaginavo la città compatta e chiusa,

il freddo dritto di novembre, i volti bassi,

gli incroci e gli incontri clandestini.

Ora tutto mi appare com’è: la notte e il vero.

Ed è bastata una parola sola.

 

Maria Rosaria De Santis nasce il 17 novembre 1998. Nel 2022 pubblica una raccolta di poesie per Giulio Perrone editore (L’Erudita) dal titolo L’amore immaginario. Suoi testi in prosa e poesia sono apparsi su «laRepubblica», «Gorillasapiens», «Il cucchiaio nell’orecchio», «CrunchED», «Tremilabattute» e sulla rivista canadese «The Polyglot», tradotti in inglese e rumeno.

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