Poesie dalla
metro di Napoli
di Maria Rosaria De
Santis
I.
Nell’atrio un
tentato furto e una ragazza
belle scarpe cammina
cammina
mi supera, la pancia
del vagone
se la mangia.
Voi mi farete perder
tempo: prima o poi
riflesso nel vetro
il mio viso spento,
la notizia triste di
cinquanta morti
in un giorno di
festa. E domani
sul giornale i
funerali.
Steso sulla panchina
a Piazza Borsa
un uomo parla al
vuoto. Io ho fretta.
Prima che il tempo
finisca
voglio trovare
qualcosa che basti.
II.
Da qui sopra si vedono le macchine.
La gente finalmente torna
a casa,
sfinita dalle
infelici fetenzie.
Quando siamo soli con fierezza
sputiamo sul tempo
che è passato.
Guardaci bene, noi siamo
come gli altri:
contenti se la vita
ci rispecchia e prepotenti
con quello che ci
spetta.
Oggi non ho vinto
niente,
solo qualche tua
parola al terzo piano.
Tu sei un disperato,
un poveraccio.
Io mi ricordo di
com’eri bello.
Da qui sopra ammiro la
sconfitta.
III.
Ragazze prudenti camminano
a testa bassa contro
i muri.
Un segreto negli
inverni futuri
promette a tutte
musica di valzer.
È consigliabile non
ballare al freddo
con gli sconosciuti,
non rispondere
alle telefonate
anonime, tenere stretta
la borsetta in metro
– sia mai sciuparsi
i capelli (ci vuole tantissimo
per farli
ricrescere e poi
arrivi tu
con quella faccia
divertita,
me li vuoi rovinare).
IV
Stanotte la città mi è esplosa tra le dita.
Io non sapevo delle
mani mozzate,
del fuoco e delle
urla dei feriti e solo
immaginavo la città
compatta e chiusa,
il freddo dritto di
novembre, i volti bassi,
gli incroci e gli
incontri clandestini.
Ora tutto mi appare
com’è: la notte e il vero.
Ed è bastata una
parola sola.
Maria Rosaria De Santis nasce il 17 novembre 1998. Nel 2022 pubblica una raccolta di poesie per Giulio Perrone editore (L’Erudita) dal titolo L’amore immaginario. Suoi testi in prosa e poesia sono apparsi su «laRepubblica», «Gorillasapiens», «Il cucchiaio nell’orecchio», «CrunchED», «Tremilabattute» e sulla rivista canadese «The Polyglot», tradotti in inglese e rumeno.

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