Marco Statzu e Antonio Vittorio Guarino vincono il Faraexcelsior 2021: complimenti vivissimi!

Ringraziamo di cuore i giurati Adalgisa Zanotto, Carla De Angelis, Daniele Gigli, Donatella Nardin, Massimo Parolini, Matteo Bonvecchi, Matteo Pasqualone e Michele Bordoni della sezione Poesia del concorso Faraexcelsior 2021 (per la sezione Narrativa/saggio v. qui) che dopo attenta valutazione hanno così deliberato:

I. class. 

Ho chiesto scusa agli ulivi 
di Marco Statzu (Terralba, OR)


Marco Statzu (foto di Giovanni Panozzo) è nato in Sardegna, dove vive. È prete della Diocesi di Ales-Terralba, parroco della borgata agricola di Sa Zeppara, direttore della Caritas diocesana e docente di Antropologia Teologica e di Storia della teologia nella Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna. Scrive versi e ha pubblicato due raccolte: Tra disastri e desideri (Fara Editore 2010) e Erano lacrime le mie (Graphe.it 2018). Cerca di osservare la realtà e di farsi interrogare dalla natura, dalle persone, dagli animali, da Dio, convinto che nell’intimo di ogni persona umana abiti la Verità. maiobas@gmail.com

“È un testo che narra il divenire della natura, con una attenzione perseverante: una sfida per il poeta che la fotografa e la fa (parzialmente) sua. Forse tutto si racchiude nel "Senza perché”.» (Carla De Angelis)

«Un canto alla terra, alla luce e al calore sardo. Una poesia regionale (nel senso o’connoriano del termine) che narra l’epopea del quotidiano, restituendo al lettore scorci inediti e profondi, testimonianza d’amore del poeta alle proprie radici.» (Matteo Pasqualone)

«In Ho chiesto scusa agli ulivi la contemplazione della natura – specie nella sua caratterizzazione sarda – fa eco e s’unisce a un’introspezione straordinariamente acuta: ne risulta il senso d’un intatto stupore e un mondo che ci è consegnato meno ignoto. Dagli haiku d’apertura alle liturgiche e insieme concrete situazioni finali, la scarnificazione del verso fa emergere la materia stessa delle cose ed è al contempo capace di diffonderne l’alone simbolico: il territorio, le stagioni, i giorni, le ore, gli animali, i toponimi, alcuni fatti di cronaca, tutto è riletto nel portato esistenziale, nel cammino dell’uomo-poeta, in un distillato di profonda compassione e d’intensa spiritualità.» (Matteo Bonvecchi)


II. class.

Inversi spettri 
di Antonio Vittorio Guarino (Avellino)


Antonio Vittorio Guarino, nato a Napoli nel 1985, vive ad Avellino. Si è laureato in Filosofia presso l’Università degli studi di Napoli “Federico II”. Attualmente è borsista presso L’Istituto italiano per gli studi filosofici. La sua produzione poetica consta di diverse sillogi: La Vita Beota (Ed. Il Foglio Letterario, 2009), La caduta dalla giovinezza (Onirica edizioni, 2011), La costellazione dell’assenza (Fara 2016), opera vincitrice del VI concorso nazionale Faraexcelsior, e Cronicismi (Oèdipus, 2020). Alcune sue poesie sono presenti su antologie, riviste e siti web.


«Un lungo discorso di riavvicinamento problematico fra l’anima e il corpo, in un urto fra l’io, onda propagata nel soma e nel mondo delle cose, e una fessura fantasmatica che devia in diffrazione il movimento di conoscenza confermando la rimbaudiana certezza dell’alterità dell’io stesso. Nella svista della visione che lascia esperire la differenza come un’origine invisibile che ci abita e che abitiamo, l’esistenza, quale luogo dell’accadere, si esperisce in scompensi e punti d’ombra dove la ragione non può misurare e controllare. La vita si mostra quale ininterrotto appello a tale differenza-alterità, invocazione (forse) vana di una verità che può sussistere (forse) anche senza di noi ma convive in noi per essere presente.» (Massimo Parolini)

«Poesia caratterizzata da una concisione armonica e colloquiale, che sa “cadere” perché solo cadendo può “rivelare”: “Il tempo stringe col suo silenzio geometrico…” E i versi diventano occasione per giungere alla radice della condizione esistenziale dell’uomo, con tutti i suoi drammatici risvolti, sui quali la poesia porta una luce profonda: “non hai / nome né un compito preciso, / se non il respiro / come destino troppo vago / da portare a termine / nel migliore dei modi”. E nulla deve offuscare lo sguardo! “e trovare i semi: l'inizio / che non abbiamo visto”.» (Adalgisa Zanotto)

«Con uno stile teso e tragico, impostato al paradossale compito di dire la presenza dell’assenza, questa raccolta mette il lettore di fronte a una biopsia del reale, misto di pieni e vuoti, di respiri e di apnee. La poesia scava se stessa fino a “rinunciare alla parola che dice sono”, afferma e nega la temporalità ordinaria (“Stona al futuro / il ravvedimento / che è ritorno postumo”) e morde al cuore dell’alterità, spaccandosi al punto da sovrapporre – rimbaudianamente – l’io e l’Altro. Il tema, vagamente elegiaco, non soverchia la padronanza del verso, che delinea un contorno terso senza mai cadere nel patetico. Una raccolta d’impatto ma delicata al contempo, bruciante e interrogativa, in bilico tra dogma ed eresia e, per questo, arditamente affascinante.» (Michele Bordoni)

«Subito, con maestria, il ritmo, la musicalità, creano il senso dell’evanescenza, d’una scomposizione ch’è al limite dello smarrimento, dell’angosciato, opprimente sogno notturno. Il fantasma che ci abita e che spesso siamo nello sdoppiamento paradossalmente potrebbe ricomporsi, farci ritrovare uno proprio nell’esperienza dell’altro – che per eccellenza è quella uscita dal “costato di Adamo” – pur nell’alto dramma della relazione e dell’avventura umana tutta. Così emergono, si elaborano strategie per resistere ai morsi della vita, restando capaci di non rimuovere l’ambiguità del reale, non cedere allo sciacallaggio dello scettico e non rinunciare all’umana ricerca interrogante.» (Matteo Bonvecchi)


Altre opere votate

La porpora delle api 
di Anna Maria Ercilli (Trento)

Anna Maria Ercilli, vive a Trento con memorie liguri. Ha lavorato nel Servizio Sanitario. Pubblica sette sillogi di poesia, scrive racconti e articoli culturali per le riviste (Il Furore dei libri, R&S). Presente in alcune antologie: Controparole, Hospite, L’evoluzione delle forme poetiche, Vivere l’abbandono e riviste («La Mosca di Milano», «Il Monte Analogo” ecc.) Presente: Nelle pagine del tempo (dizionario delle parole perdute, EmmeTi). Con LUA Anghiari: Le stagioni per posta, Una lettera importante, Quella volta su un treno (Equinozi 2020), iPoet Lunario in Versi LietoColle. Fotografa per passione. Presidente della Società Dante Alighieri di Trento, anno 2014-2015.

«In queste poesie c’è quel dire che diventa dare. Sono dense di materia visiva che si organizza in inquadrature e sequenze intense, stoppate a effetto su un fotogramma: “Scende ombra dai grandi alberi.” - “… bianco d’abbaglio intenso…” I versi nella loro essenzialità stringono legami con la vita e le persone. “… benvenuta nell’amore senza tempo, / nel pensiero da formare / nei piccoli vuoti sfuggiti alle parole”; chiedono in prestito passaggi coraggiosi, esplorano, scavano, appuntano momenti intimamente profondi: “… la tenacia afferra la vita la spettina e / ravviva / la vita che non scade…”»(Adalgisa Zanotto)

«La silloge, in un connubio fonetico e semantico armonioso, ricco di rimandi e di sfaccettature, muovendosi nel traslato poetico con un certo vigore interpretativo, offre numerose occasioni di riflessioni e di approfondimento.» (Donatella Nardin)

«Un andamento ritmico coerente in un tessuto fonico e retorico ben orchestrato fa da vestito ad alcuni temi lirici tradizionali del versificare: la precarietà degli enti di fronte al tempo fuggitivo, lo sguardo descrittivo e seriale sul mondo naturale e artificiale, nella ricerca periodica di una genesi dei colori che possa illuminare, improvvisamente, la propria vita, la labilità della parola poetica nel suo tentativo di essere àncora di salvezza dall’entropia esistenziale.» (Massimo Parolini)


Liriche da Montiolo 
di Andrea Biondi (Treia, MC)


Andrea Biondi (Rimini 1986) si è laureato in Lettere presso l’Università di Urbino nel 2009; presso il medesimo ateneo si è specializzato in Scienze Religiose nel 2017. Vive a Treia e insegna nelle scuole superiori del maceratese. Con Le campagne hanno bocche ha vinto il concorso Faraexcelsior 2017. Nell’aprile 2019 è uscita la raccolta Ghironda.

«Un verso incarnato, semplice e profondo. Si avverte forte la tensione del poeta a “mordere” la realtà e a farsi assorbire da essa. Una conversione continua che dal paesaggio conduce alla parola; e la parola, una volta terminata la sua azione trasfiguratrice, manifesta al lettore la più sconvolgente delle verità: “Essere docili alla vita:/questo ho imparato.” (Osservatorio minimo).» (Matteo Pasqualone)

«Tutte le immagini, un paesaggio sempre misterioso, allucinato di metafisici, arcaici sentori, presago di future visioni, poi le suggestioni erotiche e i notturni strepitosi – quasi a ogni verso un trasalire del cuore! –pervasi dal fascino della campagna maceratese, dal terrazzo poetico di quella collina tutti i sentieri costantemente risuonano della realtà di cui oggi abbiamo più bisogno: la materica concretezza, l’impatto immediato, l’impasto carnale della vita, ma sempre accompagnato dal potere d’una musica di fondo (“Con un fascio di canti / sono sceso alla valle / la vita bolliva da stordire / potevo aprire tutte le porte”), capace di trasfigurare o almeno rendere non dico più lievi, ma più veri, umani, anche i tratti oscuri. Cosa che puntualmente accade, qui, al costante e malioso comparire del “bel pastore”. Pena della carne e della croce, attesa fervida dell’epifania, poesia come lotta incessante contro la somma dei nostri addormentamenti, a dire la nostalgia dell’origine e il sofferto esilio dalla patria definitiva.» (Matteo Bonvecchi)


Patto con la polvere 
di Guglielmo Aprile (Verona)


Guglielmo Aprile è nato a Napoli nel 1978. Attualmente vive e lavora a Verona. È autore di raccolte di poesia: Nessun mattino sarà mai l’ultimo (Zone 2008), L’assedio di Famagosta (Lietocolle 2015), Calypso (Oedipus 2016), Il talento dell’equilibrista (Ladolfi 2018), I masticatori di stagnola (Lietocolle, 2019), Il giardiniere cieco (Transeuropa 2019), Farsi amica la notte (Ladolfi 2020), Teatro d’ombre (Nulladie 2020), Falò di carnevale (Fara 2021, I class. al Narrapoetando). Scrive saggi critici su riviste; tra i suoi campi di interesse, la poesia del Novecento, oltre a vari studi su alcuni classici della tradizione letteraria italiana (D’Annunzio, Luzi, Boccaccio, Marino).

«È una poesia che racconta il duello con la vita in modo piacevole e scorrevole, ci sono le ragioni dello scorrere del tempo e la bellezza del tempo stesso: “È per questo che amiamo”. Ci sono riflessioni molto forti, versi caustici, fanno male/bene, la loro profondità è specchio e sguardo sia nel presente che nell’aldilà. Sembra un’opera filosofica.» (Carla De Angelis)


Di un respiro sospeso 
di Dante Zamperini (Cavriana, MN)


Dante Zamperini è nato a Negrar (VR) nel 1972. Nel 2002 pubblica L’arcobaleno de la vita (in veronese) e Negli occhi, nel cuore. Nel 2006 esce con Gabrielli La domenica mattina e nel 2014 Come legno d’ulivo. È inserito in varie antologie fariane, l’ultima: Respiro (2020). Pittore e scultore nel tempo libero, per Fara ha realizzato numerose copertine.

«Il filo che tiene insieme i testi e che induce lo sguardo ad aprirsi all’infinito, è la parola preghiera.
Il colloquio con il divino, nella sua tensione verso l’alto, risulta efficace e serrato sia nel  modularsi in canto che nella resa espressiva, ben ritmata nella sua magmatica fluidità carica di senso e di una schietta e tenace spiritualità.» (Donatella Nardin)


«La voce si fa respiro! Questi versi austeri, nudi, profondi scivolano in una quotidianità che veglia e vigila. Svelano con forza qualcosa che è poco visibile, qualcosa di “sospeso”.» (Adalgisa Zanotto)


I monologhi della bambola vudù 
di Silvia Favaretto (Marcon, VE)


Silvia Favaretto è Dottore di ricerca in studi iberici e angloamericani, insegnante, traduttrice e Presidente dell’ass. culturale Progetto 7LUNE. Giurata dei concorsi internazionali di poesia Castello di Duino e Premio di poesia Altino. Ha pubblicato 11 libri tra poesia e prosa e ha partecipato a Festival internazionali. Tra i premi ottenuti in poesia, nel 2007 è risultata vincitrice del Concorso della Ibiskos Editrice con conseguente pubblicazione del suo terzo libro “Parole d’acqua”. Una sua raccolta edita in Messico da Morgana Editrice E vissero infelici e contente ha ottenuto la menzione d’onore al premio Il Paese delle donne 2019. Nel 2020 ha vinto il premio Torresano della Gilgamesh edizioni grazie al quale pubblica La notte dei corpi.

«“Sono una bambola vudù, / la delicatezza non fa parte / del mio vocabolario: / parole raccapriccianti sono / l’unica carezza al mio udito”. Con queste parole la raccolta I monologhi della bambola Vudù si presenta al lettore nella sua conturbante ed estrema originalità. In un misto di masochismo ( “A volte sorrido / mentre mi trafiggono”) e di sconcertante tenerezza (La bambola vudù sente la mancanza della sua nonna) la protagonista di queste poesie attraversa le cicatrici della vita brandello per brandello, quasi fosse simbolo cristico dell’esistenza. Una raccolta che parla conficcandosi nella carne, che mostra come, prima della lama della poesia, “non eravamo preparati a noi stessi”.» (Michele Bordoni)


SEGNALAZIONE

Nonostante questa mia malridotta umanità 
di Alessandro Burrone (Cigliano, VC)


Alessandro Burrone (1994) è cresciuto tra Torino e Cigliano (VC), dove attualmente vive e lavora. Si è specializzato nello studio della lingua e della cultura cinese all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e alla Università di Lingua e Cultura cinese di Pechino. In seguito, ha conseguito una doppia laurea magistrale in Storia e affari internazionali presso l’Università di Pechino e la London School of Economics and Political Science. Coltiva sin dai tempi del liceo l’arte e la letteratura, per le quali invece — fortunatamente — i dati biografici hanno ben poca importanza.

«Poesia (“piccola scostante fiamma”) nella fiducia, per nulla scontata, di trovare le parole del futuro e una risposta di vicinanza a se stessi e agli altri. Limiti e ferite ci segnano e ci inseguono fin dall’inizio. E a tutti impongono, presto o tardi, la necessità di capire. Preziose risorse in questi versi.» (Adalgisa Zanotto)


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