Su sui passi per non rimanere di Alessandro Assiri e Chiara De Luca

di Nicoletta Verzicco

Sono un percorso sulla sabbia questi ‘passi’, dove l’orma dell’Uno scompare dissolta dalla marea, dell’Altra si forma, in un continuo richiamo alla consistenza che si fa leggera nel perpetrarsi di voci che chiedono senza pretendere. Sono un profondo guardarsi l’anima per provare a specchiarsi, per cercare parole proprie in quelle dell’altro. Non è una commistione eterogenea di pensieri, ma un susseguirsi coeso di risposte non chieste e pagina dopo
pagina si percepisce l’attesa, come in uno scambio epistolare, quando la lettera appena giunta forma i pensieri che diventeranno nuova aspettativa. Non c’è spazio né luogo in siffatti ‘passi’ perché sono essi stessi a creare il momento e l’ambiente che seguiranno e che saranno il passaggio da un respiro all’altro. A volte, quando il comunicare dell’Uno diventa poesia ‘irrimediabilmente’, la parola dell’Altra sboccia in un afflato ed è così che si intrecciano, si avvolgono, si rafforzano come un tronco d’ulivo centenario le cui fronde si fanno ‘nidi da sempre inabitati’. Il percorso di questi ‘passi’ che svaniscono per poi ricostituirsi, spinge il lettore ad anelare il seguito, ad osservare comparire sulla pagina, fattasi battigia, la nuova orma, egli consapevole che sarà prima dell’Uno e poi dell’Altra vicendevolmente in antitesi e tesi.

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