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martedì 6 giugno 2023

Manuel Lantignotti finalista al Camaiore Proposta

Rosa Candidati Premio Camaiore Proposta Vittorio Grotti

• Diletta D’Angelo, “Defrost” (Interno Poesia Editore)
• Manuel Lantignotti, Vista Parco (Pequod Edizioni)
• Michele Lionetti, “O vivi o ti salvi” (Marco Saya Edizioni)
• Nicola Muratore, “I latrati del lupo” (Eretica Edizioni)
• Axel Sintoni, “Altrove cardinale” (Edizioni Minerva)




venerdì 18 febbraio 2022

IT'S FRIDAY | Alcune poesie inedite di Manuel Lantignotti

 




Nell'affanno tengo a mente:
per l'universo siamo già memoria.

Il futuro
è un massacro senza lutto,
sipario e pura luce.


**


I.

Ricordi lo scroscio del mare?
I sandali roventi, gli ombrelloni.
Senza esitare mi alzavi da terra,
forte la tua presa.
Guardare il mondo dalla tua altezza,
sentirsi grande. Essere te.

Vorrei che il tempo mi restituisse gli occhi
con cui ti ammiravo; le strade
percorse, prese per non somigliarti.


II.

Lo senti il fruscio delle macchine?
I clacson, il rumore dei passi.
Ingrato, esito:
i tuoi errori non hanno perdono.
Le tue spalle leggere,
sentirsi piccolo. Essere me.

Vorresti che il tempo mi restituisse figlio;
cerca dove mi hai cristallizzato,
non esisto più, custode la memoria.


**


Nei peggiori degli anni,
ti servo il cuore su un piatto
che d'argento, non ha niente.
Folle, mettere in gioco
l'ultimo resto umano
del mio cibernetico corpo,
vedendo nell'amore speranza
nonostante mia madre 
sia un letto singolo,
mio padre una valigia.


**


Da quando non ci sei
vorrei potermi librare,
avere come amico il vento
viaggiare, viaggiare.

Stretto in fasce
vorrei che il mondo mi cullasse
sentire il canto del mare
sentire il canto del mare.

Sarai ancora sul divano giallo ad aspettare?
Sono una rondine dipinta
che non ha dove tornare.



***



Manuel Lantignotti è nato a Milano nel 1994 e vive a Bollate, in provincia di Milano. Appassionato di teatro, inizia a recitare all’interno di una compagnia di Garbagnate Milanese con cui lavora tutt’ora. 

Con una sua poesia, viene segnalato come poeta esordiente sul lit-blog Poeti Oggi, nella rubrica Blocchi di Partenza curata da Fabrizio Bregoli. Ha ricevuto una menzione d’onore per un suo componimento nell’8^ edizione del Concorso Internazionale di Poesia Parasio – Città di Imperia (2021). Attualmente sta lavorando alla sua prima silloge, dal titolo Cronache del tempo corrotto.

domenica 30 ottobre 2022

Loro siamo noi

Manuel Lantignotti, Vista parco, peQuod 2022, collana «Portosepolto» a cura di Luca Pizzolitto

recensione di AR


Colpisce la matura sobrietà di questo poeta classe 1994 che cita in esergo e in chiusura Montale e apre la raccolta con una poesia in cui dice della nonna (p. 14): “… Ha ragione a confondersi, / a ripetere tutti i nomi come un rito, / tinte mescolate in un dipinto, // famiglia.”

E certo colpisce, come ha colpito il curatore della collana «Portosepolto», il distico finale a p. 18: “che gratitudine, poter percepire / e non comprendere mai.”

Così come restano infissi (dolenti e stimolanti) nel lettore i versi a p. 21 che proponiamo nella loro integrità: “Nell’affanno tengo a mente: / per l’universo siamo già solo memoria. // Il futuro / è un massacro senza lutto, / sipario e pura luce.”

Manuel ha una forza tenue e primigenia che lascia tracce delicate eppure indelebili (p. 26): “sono un fiume di milioni di primi vagiti / che dal sangue nasce / e rinasce.”

Non possiamo poi che concordare con quanto affermato a p. 28 (una pluralizzazione ribaltata del Je est un autre di Rimbaud): “Comprendi / che non c’è mai un loro? // Siamo sempre noi // ritratti sovrapposti.”

Sì siamo tutti nodi, variamente interlacciati nel tempo, di una rete in cui ciascuno, nella propria unicità, viene definito appunto dalle relazioni e degli eventi che costituiscono il proprio gomitolo di vita. Se i legami si indeboliscono, se la memora svanisce, l’individuo si sfuoca risultando a sé stesso e agli altri via via più scialbo ed evanescente. La poesia, come l’amore, può però consolidare il grumo di spirito e carne che siamo, e lo può vitalizzare anche la musica (p. 29): “Basta poco / per sintonizzare il corpo, / una musica e sei altro, / la tua stirpe, le tue guerre.”

La raccolta ci pone anche domande coinvolgenti per il non detto che alimenta una curiosità empatica. Come interpretare, ad esempio, la poesia a p. 35? Eccola: “Scendo a patti, / accolgo il simbolo, / che riveli il suo disegno // a me, che Dio l’ho perduto / tra le bugie di un padre.”

Forse non ci sono risposte (meramente razionali). È necessaria anche una affettività profonda, ovvero una fede che, come sosteneva Tertulliano, non teme l’inspiegabile (p. 38): “Non nelle formule esatte, / nella logica inconfutabile; / la ricerca non è deduzione, / fitta costante il percepire, / assilla le tempie / lieve. // Risolvere il teorema dell’esistenza, / dimostrarla per assurdo.”

Intensissima anche la poesia a p. 37 che potrebbe essere la confessione deontologica di un chirurgo (lasciamo a chi leggerà il libro il piacere di scoprirla). Così come l’immagine della clessidra orizzontale a p. 41 e la preghiera a p. 42 che si chiude così: “Ecco, lasciate che tutto scorra e io, / io sia l’unica cosa immutata / e fragile.”

Insomma un’opera d’esordio di cui sentiremo parlare, per la sua verità e il suo nitore, per le sue fotografie emozionanti e le questioni importanti poste con un’ironia che sa mettere e mettersi in gioco: “L’infanzia in periferia ricorda / la solitudine dei capolinea” (p. 46); “… Quale potere / resta all’uomo che d’infinito, / nell‘infinito, non ha niente?” (p. 56); “Non una foto a ritrarci insieme: / arredare i ricordi // per questo incornicio parole” (p. 63).