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venerdì 25 settembre 2026

I poeti si raccontano

AA.VV. Come nasce la voce. I poeti si raccontano, puntoacapo 2026, pp. 206

recensione di Giancarlo Baroni


La casa editrice “puntoacapo” ha rivolto a  88 poeti  questa precisa, articolata  e concisa domanda: «Puoi raccontare la tua formazione, i tuoi rapporti con la scrittura poetica, i punti chiave della tua poetica personale?». Le risposte di ognuno dei numerosi scrittori formano il volume appena stampato da “puntoacapo” intitolato Come nasce la voce. I poeti si raccontano. 

Nella breve Introduzione l’editore-curatore scrive a proposito del libro: «Ne esce uno spaccato indicativo della poesia contemporanea e della sua ricchezza tematica ed espressiva, un libro vivo, intimo e polifonico; storie di folgorazioni e di ferite, di maestri incontrati sui banchi di scuola o all’Università; di silenzi, ossessioni, resistenze e scoperte. Un viaggio nella fucina interiore della poesia di oggi, dentro il mistero stesso di come nasce una voce poetica individuale».

Leggere il libro è come entrare nelle stanze fisiche e mentali dove ogni singolo poeta compone i suoi versi,  dove si confronta idealmente con altri poeti e con i suoi maestri, nel laboratorio dove elabora la sua poetica.

Sarebbe troppo lungo e faticoso considerare ogni singolo poeta presente nel testo. Mi limiterò dunque a individuare una frase significativa di alcuni di loro; frase che può acquisire il valore dell’aforisma. 

Per Giuseppe Carlo Airaghi la poesia è «una forma di resistenza, di testimonianza e di ricerca di verità». «La poesia», afferma Eleonora Bellini, «è etica, non solo per la sua onestà intrinseca […] ma anche perché si avvicina al profondo degli esseri umani e li interroga». Sottolinea Remigio Bertolino che «La genesi poetica è sempre misteriosa. Vi sono in campo forze fuori del pieno controllo dell’Io». Da parte sua Luigi Cannone confida: «Si lavora sulla parola per liberarla dal superfluo, perseguendo un ideale di essenzialità ed autenticità». «Concepisco la poesia», dice Roberto Casati, «come un lavoro di ascolto e di sottrazione». Sinteticamente Cinzia Coppola scrive «per me la poesia è innanzitutto un atto di resistenza e una ricerca di bellezza». « Scrivere poesia è davvero un corpo a corpo tra gioia creativa e disperazione» confessa Annamaria Ferramosca. Mauro Ferrari, ideatore di Come nasce la voce. I poeti si raccontano, aggiunge che la poesia deve «essere considerata una forma di conoscenza, una indagine della realtà che il poeta conduce con i mezzi della poesia». Marco Incardona va dritto al cuore del problema: «Scrivere significa ribellarsi al destino tragico della condizione umana, transitoria e votata alla vanità». Dario Marelli preferisce parole più morbide ma non per questo meno pregnanti: «la poesia è espressione autentica del mio vivere quotidiano». «In fondo, la poesia continua a essere questo:», sostiene Claudio Pagelli, «un respiro, uno spazio di libertà e una forma di interrogazione continua, rivolta tanto all’interiorità quanto al mondo che ci attraversa». Per Francesca Piovesan la poesia «non dissolve il mistero, ma lo rende abitabile». Altrettanto concisa questa frase di Daniele Ricci: «La poesia è soprattutto consolazione e conforto dal dolore». Secondo Ricci la poesia è anche «intuizione profonda della verità delle cose». Per Marco Righetti poesia è «voce del verbo conoscere. Finestra aperta sul presente, sul mistero dell’altro e della vita». Antonella Sica cerca «una parola che non consoli ma che tenga aperto lo sguardo». Giancarlo Stoccoro afferma che «la poesia è disciplina dello sguardo, più che scrivere sento di essere scritto dalla poesia stessa». Fra i tanti poeti che nel libro si raccontano, ci sono anch’io: «mi sono chiesto quale sia alla fine il sentimento prevalente che mi spinge a scrivere: “Una incerta beatitudine”, mi sono risposto, insicura, precaria, travagliata, tormentata, inquieta ma pur sempre beatitudine».

Assai utili e dettagliate le Note bio-bibliografiche in fondo al volume.



giovedì 15 maggio 2025

Premio Speciale “Tra Secchia e Panaro” a Cesare Cuscianna per “Lettere dal fronte”

 XXX PREMIO NAZIONALE DI POESIA “TRA SECCHIA E PANARO” 2025

VERBALE DELLA GIURIA SEZIONE B (Poesia Edita)







Il giorno 11 maggio 2025 Elisa Nanini (presidente di giuria), Lucia Ballerini, Maria Cristina Barbolini e Paolo Francia, componenti la giuria del XXXI Premio Nazionale di Poesia “Tra Secchia e Panaro” sezione Editi, si sono riuniti in Modena per concludere i lavori. Tutti i concorrenti (113) sono stati ammessi al premio. Dopo meditata lettura, la giuria ha presentato una prima rosa di (43) autori: Diego Baldassarre, Daniele Barbieri, Bartolomeo Bellanova, Daniele Beghè, Isabella Bignozzi, Stefania Bortoli, Nunzio Buono, Nadia Chiaverini, Valeria Cartolaro, Antonio Corona, Cesare Cuscianna, Michele D'Amore, Danila Di Croce, Virginia Farina, Ivan Fedeli, Annamaria Ferramosca, Raffaele Floris, Carlo Giacobbi, Michela Gorini, Giulio Maffii, Antonio Malagrida, Ugo Mauthe, Daniela Monreale, Donatella Nardin, Giovanni Nuscis, Paolo Parrini, Stefano Piva, Alessandro Ramberti, Salvatore Risuglia, Salvi Lina, Elisabetta Sancino, Alma Saporito, Francesco Sassetto, Olga Sesso Sarti, Antonella Sica, Giovanna Silvestri, Stefano Solaro, Anna Spissu, Giancarlo Stoccoro, Adriana Tasin, Luisa Trimarchi, Roberto Valentini, Nerio Vespertin.


La Giuria propone di fissare un ulteriore incontro, in data 13 maggio 2025, per concludere i lavori. La giuria ha presentato una seconda rosa di 21 Autori Finalisti: Diego Baldassarre, Nunzio Buono, Nadia Chiaverini, Antonio Corona, Cesare Cuscianna, Danila Di Croce, Virginia Farina, Ivan Fedeli, Annamaria Ferramosca, Carlo Giacobbi, Giulio Maffii, Antonio Malagrida, Ugo Mauthe, Daniela Monreale, Donatella Nardin, Elisabetta Sancino, Francesco Sassetto, Antonella Sica, Anna Spissu, Giancarlo Stoccoro, Adriana Tasin.

Dopo meditata lettura e approfondita discussione, ha redatto la classifica FINALE e, per evidenziare il valore delle opere pervenute, ha deciso all’unanimità di aggiungere ulteriori riconoscimenti.


Classifica Finale: 

1° class. – “Voragini d’azzurro” di Adriana Tasin – Madonna di Campiglio (TN) - (400,00 € e Diploma);

2° class. – “La donna albero e altri animali” di Anna Spissu - Milano - (300,00 € e Diploma);

3° class. – “Mart” di Francesco Sassetto - Venezia - (200,00 € e Diploma).


Premio Speciale (Diploma e prodotti modenesi) a: 

Ivan Fedeli - per “La gioia elementare” - Ornago (MB)

Danila di Croce - per “Dove ancora non siamo nati” - Atessa (CH)

Cesare Cuscianna - per “Lettere dal fronte” - Caserta



Premio alla Carriera 
a Vincenzo Guarracino 
per impegno culturale e letterario


Premiazione domenica 01 giugno 2025 ore 15:45

Presso Centro Civico - Via Marie Curie, 22/b - MODENA (Villaggio Giardino)

venerdì 15 settembre 2023

Complimenti vivissimi a Donatella Nardin 2° Premio al X Concorso Albiatum

La commissione, presieduta dal Presidente del Concorso Enrico Sala (senza diritto di voto) e composta da: Luigi Bonalimi, Anna Maria Bruscolini, Francalisa Caglio, Cinzia Luigia Cavallaro, Teodoro Cazzaniga, Silvia Colombo, Annalisa Erba, Iride Enza Funari, Marta Gatti, Cheikh Tidiane Gaye, Eugenia Ghezzi, Dario Marelli, Piero Marelli, Vincenzo Mazzeo, Alfredo Panetta, Sandra Paolini, Angelo Tagliabue e Lorella Turchetto, ha deliberato la seguente graduatoria di merito: 

Sez. A – Poesia (Poesia inedita a tema libero) 

1° Premio - “Taphros” di Gabriella Vai (Sciolze - To) 


2° Premio -“Margini” di Ivan Fedeli (Osnago - LC) 

3° Premio - “Le ustioni della luce” di Elisabetta Biondi della Sdriscia (Roma) 


Sez. D – Poesia Edita 

1° Premio - “Un lieve ciangottare tra fessure” di Monia Casadei (Cesena - FC) 



2° Premio - L’occhio verde dei prati di Donatella Nardin (Cavallino Treporti – VE) 


3° Premio- “Alfabeto Bianco” di Giancarlo Stoccoro (Spino d’Adda - CR) 



Il verbale completo qui


Associazione Culturale Piero Gatti 
Albiate (MB)
Via Tagliamento, 2

venerdì 30 luglio 2021

INVITO ALLA POESIA 2021 - POESIE VINCITRICI

 

La giuria composta da

Hari Bertoja, Sofia Cassanelli Apostoli, Chiara Catapano, Ottavio Gruber Giancarlo Micheli, Assunta Spedicato, Fabrizio Stefanini, fra le 417 poesie pervenute ha indicato i seguenti vincitori dell’edizione 2021 del Concorso “Trieste… Invito alla Poesia”

I premio: Flavio Provini: Milano “Di questo nostro andare”

II premio: Davide Rocco Colacrai: Terranuova Bracciolini (Arezzo) “Concerto per Tchaikovsky”- assolo di donna dal Gulag

III premio ex aequo: Tiziana Monari: Prato “Come se non ci fossi” (dedicata)

III premio ex aequo: Andreina Trusgnach: San Leonardo (Udine) “Il giorno prima della casa di riposo”

Premio della Giuria

Maria Lucci: Roma “Anima greca”

Segnalati per la pubblicazione

Sara Ferraglia: Parma “Il pianto nero”
Giuliano Tiberi: Cerro Tanaro (Asti) “Scherzo”
Alessandra Corbetta: Orsenigo (Como) “Partenza N° 2 “A Gabriella)”
Vincenzo Paolicelli: Matera “Le parole che non ti ho detto”
Massimiliano Barberio: Reggio Calabria “Viandando”
Sidonia Manghi: Jesolo (Venezia) “L’uomo ritrovato”
Vincenzo Parato: Salice Salentino (Lecce) “Terra mia”
Annarosa Ceriani: Mozzo (Bergamo) “Al mio angelo”
Carla Maria Casula: Alghero (Sassari) “Indefinito”
Michele Della Porta: Milano “Anche gli alberi”
Sergio D’Angelo: Chiaramonte Gulfi (Ragusa) “Vaniglia che si scioglie in controluce”
Fiorenza Finelli: Bologna “Nell’ora blu” Cristina Spinoglio: Torino “Stagione del tempo, stagione dell’anima”
Jessica Piazza: Trieste “Un figlio è adesso”
Stefano Baldinu: San Pietro in Casale (Bologna) “Ultimo tango ad Auschwitz”
Gino Zanette: Godega di Sant’Urbano (Treviso) “Chissà se dopo”
Salvatore Cutrupi: Cormons (Gorizia) “I sogni di un camice bianco”
Ripalta Guerrieri: Stornarella (Foggia) “Un vibrare”
Elisabetta Liberatore: Pratola Peligna (Aquila) “Da lontano”
Silvia Favaretto: Marcon (Venezia) “La casualità dell’esatezza”
Agnese Girlanda: Verona “Ori di famiglia”
Patrizia Socci: Gorizia “Se tu tornassi”
Cristina Prina: Roma “Vivo sbilenca”
Antonella Riccardi: Roma “In un arco d’estate”
Aldo Ronchin: Ormelle (Treviso) “Il bacio sulla fronte”
Luca Bressan: Zandobbio (Bergamo) “Ultima stazione” Rocio Bolaños: Busto Arsizio (Varese) “Apatia-Desidia”
Salvatore Gazzara: Messina “La notte la vita non si ferma”
Marian Ciprian Zisu: Roma “Dove tutto tace”
Elisabetta Biondi Della Sdriscia: Roma “Il canto del fiume”
Laura Ficco: Assemini (Cagliari) “Anima fosca drappo rovente”
Nunzia Piccinni: Trieste “Cuore di carta”
Giancarlo Stoccoro: Spino D’Adda (Cremona) “Accade fra una notte e l’altra”
Laura Ramieri: Milano “Fiori quasi bianchi”

Poesie del Cuore (da inserire nella pubblicazione)


Roberto Velardita: Venezia “La notte dei tempi”
Roberta Sgrò: Gardone Val Trompia (Brescia) “Non sprofondare”
Mario De Francesco: Roma “Black”
Francesco Feola: Pisa “Riemersioni senza data”
Maria Fiorenza Verde: Torino “A Bardo l’amico mulo”
Davide Losito: Copparo (Ferrara) “Narciso nero”
Marco Abbate: Palermo “Lassù in montagna”



Carissimi amici poeti  

La cerimonia di premiazione, con la consegna di coppe, targhe e diplomi, nonché dell’antologia nella quale le vostre poesie vengono pubblicate  si svolgerà 
sabato 28 agosto alle 16,00 nella sala Tommaseo dell’NH Trieste (Navarro Hotel Trieste, Corso Cavour 7, telefono 0407600035,- a due passi dalla stazione ferroviaria.

La premiazione si svolge nel contesto della “Festa delle culture a Trieste: poesia, colori, musica, sapori”, Trieste 28 agosto-29 agosto 2021 

Noi ci auguriamo che possiate senz’altro essere presenti alla “vostra” cerimonia di premiazione e che vogliate anche partecipare alla 
festa che si svolgerà domenica 29 agosto,a partire dalle ore 10 presso lo storico “Caffè San Marco” in via Battisti,18 godendo dell’ opportunità offerta da Trieste e dalla sua tipicità culturale.

 Naturalmente sono invitati anche i poeti che non sono fra i vincitori o segnalati, ma che comunque hanno partecipato al Concorso con poesie di grande spessore.

Dunque vi aspettiamo! 
Un caro saluto 

 

Ottavio Gruber

Associazione di volontariato Poesia e Solidarietà “Nessuna paura che mi calpestino. L’erba calpestata diventa sentiero” (Blaga Dimitrova)

www.poesiaesolidarieta.org
www.castellodiduinopoesia.org     

invitoallapoesia15@gmail.com   


 

Trieste, 31 agosto 2020

 

martedì 4 maggio 2021

“… parola che si nutre d'ombre, di sogni, di distanze notturne… risacche d'abbandono e teneri frammenti quotidiani…”

recensione di Alessandro Lanucara




“I giorni ci allontanano \ e la paura allunga le distanze \ Lo scarto è nel nome \ la parola che si tiene cucite addosso \ tutte le sillabe”.
Questo paradigmatico testo di Giancarlo Stoccoro, contenuto all’interno della silloge La dimora dello sguardo, ci mostra – in modo struggente, direi – la fisionomia del suo personale approccio alla parola poetica: la parola che si nutre d’ombre, di sogni, di distanze notturne, così da scalzare le coordinate d’ingombranti spazi-confine e tempi-ore; quella che, protendendo il suo sguardo “verticale”, intimamente ci penetra.
La raccolta è divisa in due parti: una introduttiva, eponima, e l’altra, più estesa, denominata “L’indolenza dei contorni”. La fluida lettura delle ottantadue miniature si alimenta, in special modo, della loro concatenazione, capace d’affratellarle in un legame di sangue, come fossero perline d’un girocollo che, una volta allacciato, instancabilmente ci si rigiri addosso. Le lapidarie composizioni si presentano infatti, al pari d’una performance musicale di variazioni su tema, come frammenti d’un unico blocco tematico, scomposto in scaglie da disseminare sul corteo dei fogli, in un infaticabile ricircolo scandito da poche, mirate parole chiave (“sguardo”, “parola”, “notte”, “ombra”, “sogno”, “distanza”, “silenzio”, “buio”, “nome”, “sillaba”, “luogo”, tra le più ricorrenti).
La lucida volontà sottrattiva dell’autore tende a scarnificare il più possibile la materia poetica per farne emergere densi nuclei espressivi, generando un marcato ermetismo, spesso a un passo dalla sublime e, assieme, terrificante perfezione della pagina bianca. Tra i microtesti, accanto alle fulminee sentenze poetiche, liricamente emergono numerosi squarci, sensibilmente più distesi, di solitudini urbane e tristezze “lente”, risacche d’abbandono e teneri frammenti quotidiani; su tutto gravitando, in prolungati bagliori di lunare seduzione, la luminosità del sogno, la luce dell’ombra.

martedì 27 ottobre 2020

Pasqualone e Airaghi vincitori con pubblicazione premio Faraexcelsior 2020!

Fara Editore e i giurati del concorso Faraexcelsior sezione Poesia (Annalisa Ciampalini, Daniela Monreale, David Aguzzi, Matteo Bonvecchi, Raffaela Fazio), ringraziando tutti partecipanti che si sono messi in gioco, sono lieti di proclamare i vincitori dell’edizione 2020. Ecco la classifica e i giudizi di merito della giuria che ha svolto il proprio compito con grande attenzione, competenza ed entusiasmo.
Complimenti ai vincitori e agli autori che hanno lasciato un segno nelle anime dei giurati! Per i vincitori della sezione Narrativa/saggio v. narrabilando


Vincitori con pubblicazione premio gratuita   

I class.  

Ogni nascita è dal caos

di Matteo Pasqualone (Cesenatico, FC)





Matteo Pasqualone nasce a Cesena (1987). È marito, padre e insegna nella scuola secondaria di primo grado. Da anni il suo studio e la sua passione si concentrano sul rapporto fecondo tra teologia e letteratura. Ha pubblicato la raccolta poetica Scommessa d’eterno (Il Ponte Vecchio, Cesena, 2016). Vive a Cesenatico.

«I versi di questa raccolta, con un elegante e levigato andamento narrativo, seguono un itinerario esistenziale che è ricerca inesausta, appassionata peregrinazione tra interrogazioni, riflessioni e stupori che legano il quotidiano e lo straordinario in una corrispondenza tormentata ma necessaria. Ad accompagnare e sostanziare lo snodarsi di questo scavo poetico risalta tra tutte la frequente metafora dello sguardo, come vigile presenza di un’ardente soggettività.» (Daniela Monreale)

«Una poesia onesta ed autentica, che offre nella sua dimensione una lettura di bellezza e di sacro, riflessione sul nostro essere.» (David Aguzzi)
 

 

II class. ex aequo

Quello che ancora restava da dire

di Giuseppe Carlo Airaghi (Lainate, MI)




Giuseppe Carlo Airaghi è nato a Legnano (MI)nel 1966. Vive a Lainate (MI). È impiegato presso un’azienda di servizi. In passato ha lavorato come geometra, animatore di villaggi turistici, venditore di prodotti siderurgici, cantante di musica blues. Nel 2019 ha pubblicato con Italic Pequod la raccolta di poesie I quaderni dell’aspettativa.

«In una versificazione che spazia dai toni solenni a quelli leggeri e descrittivi, queste poesie toccano i piccoli e i grandi temi della vita con un’attitudine sincera e diretta, spruzzata da sottile ironia, e con un’innocenza di fondo che rimanda a un archetipo infantile che qui viene custodito e preservato, come risorsa poetica ed esistenziale.» (Daniela Monreale)

«Una poesia avvolgente e spirituale.» (David Aguzzi)


Contemplazione sulle strade

di Gianni Fabiano (Genova)


Gianni Fabiano è nato a Genova, dove vive e lavora come insegnante. Scrive poesie da quando era ragazzo, ma soltanto da una quindicina d’anni con una certa regolarità, come preso da un forte bisogno di “comprendere me stesso nell’esistenza”, in tempi così difficili e ormai a un bivio. Solo recentemente ha deciso di proporre alcuni suoi lavori a qualche casa editrice. Sono uscite le raccolte La fatica del bene (2018) e L’altro lato delle cose (2019). Buona parte della sua poesia è ancora inedita. Da molti anni la sua ricerca è orientata sullo studio dei processi di auto-conoscenza e di liberazione interiore, sia sul piano psicologico che spirituale, ricerca che, oltre a incidere sulla sua attività professionale, è un riferimento costante anche nella sua scrittura.


«Raccolta scritta come una lunga, serrata, nostalgica lettera d'amore a un Tu intuito a sprazzi nella realtà del mondo, mai del tutto afferrato, costantemente compreso come misura di un sé cosciente dei propri limiti e profondamente fiducioso. La scrittura segue nella forma la dinamica del contenuto, che è quella di una ricerca dell'essenziale, che si snoda attraverso il susseguirsi di domande, di accostamenti ossimorici, di intervalli anche grafici che fanno posto al silenzio, nel bianco della pagina.» (Raffaela Fazio)

«Si tratta di una raccolta omogenea, formata da componimenti abbastanza brevi, contraddistinti da una musicalità simile che predispone la mente alla lettura e rende la silloge simile a un canto. Come afferma anche l’autore, le “poesie parlano di un viaggio alla ricerca si sé stessi e dell’amore”. Effettivamente, quasi tutte le poesie indicano una tappa, un luogo, uno stato mentale o emotivo all’interno di un percorso. I luoghi e gli elementi della natura che compaiono contribuiscono a rendere l’esperienza descritta avulsa dal tempo, così come senza tempo è la ricerca che sta compiendo l’autore. Il poeta non finisce mai di interrogarsi sul significato dell’amore, sulla sua capacità di riconoscerlo e di essere perseverante nella fede. Compaiono diverse citazioni che contribuiscono a valorizzare i versi che le seguono.” (Annalisa Ciampalini)




Opere votate


La girandola dei mesi di Giancarlo Stoccoro (Spino d’Adda, CR)

Giancarlo Stoccoro (Milano 1963) è psichiatra e psicoterapeuta. Studioso di Georg Groddeck, ha curato e introdotto l'edizione italiana della biografia (Georg Groddeck Una Vita, di W. Martynkewicz, Il Saggiatore 2005) e altri saggi (Pierino Porcospino e l'analista selvaggio, ADV Lugano, 2016; Poeti e prosatori alla corte dell'ES, AnimaMundi Otranto, 2017). Suo è il primo libro libro che esplora il cinema associato al Social Dreaming (Occhi del sogno, Fioriti, Roma, 2012). Ha vinto diversi premi di poesia e pubblicato numerose sillogi (tra queste: Il negozio degli affetti, Gattomerlino/Superstripes 2014; Parole a mio nome, Il Convivio 2016; Consulente del buio, L'Erudita 2017; La dimora dello sguardo, Fara; Prove di arrendevolezza, Oèdipus 2019, La disciplina degli alberi, La vita felice 2019; Naufrago è il sogno, Ensemble 2020, L’intuizione dell’alba, Puntoacapo 2020).

«Una raccolta molto omogenea sia per stile che per tipo di indagine sulla realtà. Il poeta rivela uno sguardo originale sulle cose del mondo che ha saputo affinare, rendere suggestivo ed efficace. Lo sguardo ha un ruolo fondamentale in questa raccolta, così come i luoghi che vengono osservati e allo stesso tempo immaginati, ricordati. I mesi, le stagioni, le distanze, si muovono, ci attraversano, compiono azioni. Porto come esempio i seguenti versi: “Maggio ti raggiunge/ in ogni luogo porta/ la foto del tuo compleanno. (p. 72). “Il merito è dello sguardo/ che anticipa la forma. (p.74). “I luoghi che guardano il mare tengono l’alba/davanti alla porta, esplorano l’infinito con un dito. (p. 79). Molto interessante la sezione intitolata “Vita in prosa” composta da brevi brani in prosa in cui lo sguardo del poeta si mostra riconoscibile anche in una scrittura meno contratta.» (Annalisa Ciampalini)

«Dopo le intriganti pennellate sui mesi dell’anno, tramite la diffusa e insistita iterazione variata delle parole-chiave lo sguardo è sospinto tra sogno e veglia, tra ombre e luci, come a un oltre: “Bastano gli occhi a far da cerniera / tra il sogno e il vestito di un giorno // Non importa dove tu diriga lo sguardo / tutti i luoghi sono presi a prestito”. Così è della bella sezione in prosa, cui segue quasi un’opera di autoanalisi del bisogno di riconoscimento, di elaborazione del trauma della distanza (“Le distanze, non le presenze, accolgono orizzonti”) e del distanziamento imposto, del confinamento, dell’assenza che i sentieri di uno sguardo “diverso” possono colmare, “rendere ospitale”, perfino farvi penetrare il “cielo”, l’infinito, se ancora si riesca a “mettere a regime le labbra, pronunciare le parole giuste, fare del pensiero una via ferrata”. Dominano, nell’andatura del detto sapienziale, i modi della brevitas epigrammatica, e mai che le pagine rinuncino ai loro spazi bianchi, alle indispensabili dimore del silenzio.» (Matteo Bonvecchi)


Attorno a noi è sospesa di Socrate Toselli (Bassiano LT)

Socrate Toselli ha 34 anni e vive a Bassiano, un piccolo paese in Provincia di Latina. Svolge la professione di avvocato.

«Raccolta matura e convincente, per il rigore della forma, che si avvale di un verso musicale, scandito da rime anche interne, e per la densità del contenuto, che si articola intorno a un costante interrogarsi sulla natura delle cose, percepite all'interno di una realtà ambivalente, dove coesistono elementi all'apparenza opposti, e sulla natura del tempo, dove tutto scorre eppure pare si conservi. Sia dai componimenti di natura più riflessiva che da quelli (rari) più vicini alla critica sociale emerge un senso di profonda umanità, insieme al riconoscimento di una fraterna e comune appartenenza. Lo sconforto, sul cui limite si muove questa poesia, è evitato grazie anche all'accoglienza del dolore, come parte di un irrinunciabile confronto con la vita.» (Raffaela Fazio)


Liriche da Montiolo di Andrea Biondi (Treja, MC)

Andrea Biondi (Rimini 1986) si è laureato in Lettere presso l’Università di Urbino nel 2009; presso il medesimo ateneo si è specializzato in Scienze Religiose nel 2017. Insegna nelle scuole superiori del maceratese. Con Le campagne hanno bocche ha vinto il concorso Faraexcelsior 2017. Nel 2019 ha pubblicato la raccolta poetica Ghironda.

«Tutte le immagini, il fascino della campagna, un paesaggio sempre misterioso, allucinato di metafisici, arcaici sentori, presago di future visioni, poi le suggestioni erotiche (o anche ironiche e autoironiche), e i notturni strepitosi – quasi a ogni verso un trasalire del cuore! – dal balcone di quella collina tutti i sentieri costantemente risuonano della realtà di cui oggi abbiamo più bisogno: la corporea concretezza, l’impatto immediato, l’impasto carnale della vita, e però sempre accompagnato dalla leggerezza d’una musica di fondo (“Con un fascio di canti / sono sceso alla valle / la vita bolliva da stordire / potevo aprire tutte le porte”), capace di trasfigurare o almeno rendere non più lievi, ma più veri, umani anche i tratti più oscuri, cosa che puntualmente accade, qui, al malioso comparire dell’ “agnello castigamatti”, il “bel pastore”, salutare epifania che ben s’addice al tema dei “piccoli”, al noto principio per cui la riserva di senso e di autenticità dimora presso gli incompiuti, gli ignoranti, gli ultimi.” (Matteo Bonvecchi)


Portolano adriatico di Francesca Parisi (Trieste)

Nata a Trieste nel 1977, di formazione classica, Francesca Parisi si è laureata con una tesi sul pensiero antroposofico. Cresciuta nella "genesi dell'idea di Mitteleuropa", ha vissuto il luogo del "Mito asburgico" quale osservatorio privilegiato della letteratura. Amante del cinema e della musica, veste in modo barocco, ma il suo carattere introspettivo nasconde un'anima selvaggia e fanciulla. Esordisce nel mondo letterario con la raccolta poetica La costola di Adamo, vincitrice del Premio Letterario Nemo 2008 nella sezione "Poesia".

«Una raccolta che ha l’essenzialità ma anche i colori vivaci e intensi di quelle carte nautiche che fin dal Duecento venivano tracciate su pergamena, così utili a individuare la rotta, i porti sicuri, a evitare gli scogli. I colori stessi delle vele dei bragozzi, quelli del mare Adriatico che, come scriveva Guido Piovene, “ha colori rari ed eccentrici, il gusto dell’anomalia; si direbbe che le acque si propongano d’imitare materie preziose e estranee”. Così avviene in questi versi. Si raccolgono e si sommano nell’associazione evocativa immagini forti e veloci, lampi della memoria, improvvisi squarci di luce, odori, sapori, sonorità molteplici come le molteplici culture dialoganti – e in maniera irrisolvibile intrecciate – che nei secoli hanno intriso quelle terre e quelle rive frastagliate come l’animo profondo della gente: dalla venezianità diffusa e rinascimentale, all’orientalità bizantina, romana, illirica, turca, greca (“vedette corse, torri normanne”; “tracine e bronzi / di Lussino”), agli apporti slavi, mitteleuropei, asburgici, arcipelaghi in cui si respira in qualche modo l’atmosfera di un mondo passato, quando non ancora offeso dai fragori effervescenti del turismo consumistico e della modernità post-industriale. Tra isola e isola, tra porto e porto, il mare vi ha ancora la luce e la placidità del sogno, così anche il paesaggio rurale nell’immediato entroterra, cogli usi, le inflessioni, i cibi, nell’eco breve di questi versi.» (Matteo Bonvecchi)


Segnalazioni


Ci troviamo soli a consumare di Felice Di Benga (Roma)

Felice Di Benga è nato a Napoli nel 1955 dove si è laureato in Scienze Agrarie e ha seguito un Dottorato in Economia Agraria. Si è poi trasferito a Roma dove vive da quarant’anni. Ha girato il mondo, è stato in tutti i paesi europei, negli Usa, in Canada, Centroamerica e Venezuela, Australia e Nuova Zelanda, e spesso in Asia. Ha visitato l’africa mediterranea, il Kenia e il Medioriente. Conosce molte lingue, l’Inglese, l’Americano, il Francese, lo Spagnolo e il Tedesco prediligendo la linguistica messa a confronto con l’Italiano lingua madre. Questa passione si è accompagnata alla passione per la storia civile e politica. Ha studiato Sceneggiatura e Regia anche all’estero ed ha insegnato a lungo in questo ambito. La narrazione è stato un campo da lui amato. Ha studiato danza contemporanea e si è esibito in piccoli teatri di Roma. Ha scritto numerosi saggi sul cinema e numerosi articoli di economia territoriale. È uno specialista del genere western. Ha lavorato nel settore cinematografico e nella Politica agraria internazionale. Ama l’arte e le Scienze sociali. Scrive poesie dall’età di 13 anni.

«Si sviluppa quasi una “storia in versi” in questa raccolta in cui il tema amoroso è incarnato in una parola incessante e passionale, che nel suo ritmo ascendente veicola l’urgenza del fissare l’assoluto carnale e spirituale del sentimento d’amore.» (Daniela Monreale)


Versidi/versi – Diario poetico ai tempi del Coronavirus di Gianpaolo Anderlini

Gianpaolo Anderlini si dedica da quarant’anni a studi sull’ebraismo e ha focalizzato il suo interesse sull’interpretazione ebraica dei Salmi. È redattore della rivista QOL che si occupa del dialogo ebraico-cristiano. Tra i libri pubblicati: Parole di vita (Giuntina 2009), Ebraismo (EMI 2012), I quindici gradini. Un commento ai Salmi 120-134 (Giuntina 2012), Per favore non portateli ad Auschwitz (Wingsbert 2015), Qabbalàt Shabbàt. Meditazione sui salmi del Sabato (Aliberti 2017), Giobbe. Opera in versi (Fara 2018), Distopie (Fara 2020).

«Ci voleva, ci era dunque necessario un diario poetico che in degna maniera rimanesse a testimone dei “tempi del coronavirus” e del confinamento: al di là della cronaca, dell’ordinaria minuta descrizione di quel che bene o male – e naturalmente più male che bene – tutti abbiamo vissuto in quei mesi, dagli endecasillabi di questa raccolta spuntano rare perle di riflessione e soprattutto denuncia d’un distanziamento che rischia ancora di radicarcisi dentro.» (Matteo Bonvecchi)

giovedì 28 febbraio 2019

“La dimora dello sguardo” finalista al Premio Alda Merini di Brunate!

Giancarlo Stoccoro tra i finalisti della settima edizione del Premio Alda Merini di Brunate per la sezione “editi”. I vincitori assoluti saranno proclamati durante la cerimonia di premiazione, in programma sabato 23 marzo alle ore 15 nell’Auditorium della biblioteca di Brunate.
Durante la cerimonia l'autore potrà leggere alcune poesie del volume premiato.
Durante la Passeggiata Poetica “Padre mio” che si terrà domenica 24 marzo lungo la mulattiera tra Brunate e Como, potrà intervenire leggendo una sua poesia in tema.
Sul  sito www.premioaldamerini.org l’elenco completo dei finalisti.



domenica 24 febbraio 2019

Giancarlo Stooccoro selezionato dal Premio Bologna in lettere

Premio Bologna in Lettere 2019 – Sezione A (Opere edite)



Premio Bologna in Lettere V Edizione 2019

Sezione A (Opere edite)

La giuria formata da Daniele Barbieri, Sonia Caporossi, Giusi Montali, Enea Roversi, Enzo Campi (presidente), ringraziando tutti gli autori che hanno inteso inviare le loro opere al Premio, sono lieti di comunicare che, dopo la prima fase di valutazione, hanno individuato le opere che passeranno alla seconda fase.
I risultati definitivi saranno comunicati entro il mese di marzo. L’elenco è in ordine alfabetico per autore.


http://www.faraeditore.it/vademecum/12-Dimorasguardo.html

Daniele Barresi, Agave, cenge, calanchi (Ladolfi editore)
Daniele Beghè, Quindici quadri di quartiere (Consulta librieprogetti)
Marco Bini, Il cane di Tokyo (Perrone editore)
Vito M. Bonito, fabula rasa (Oèdipus edizioni)
Doris Emilia Bragagnini, Claustrofonia (Ladolfi editore)
Fabrizio Bregoli, Zero al quoto (puntoacapo editrice)
Giuseppe Carracchia, Prova del nove (Ladolfi editore)
Flaminia Cruciani, Piano di evacuazione (Samuele editore)
Serena Dibiase, Amnesia dei vivi (italic)
Liliana Ebalginelli, Un amore del tutto differente tenero da spezzare il cuore (Lucini Libri)
Gabriela Fantato, La seconda voce (transeuropa)
Giovanna Frene, Datità (Arcipelago itaca edizioni)
Francesca Gironi, Abbattere i costi (Miraggi edizioni)
Rita Iacomino, Diario di un finto inverno (Edizioni Empirìa)
Fabrizio Lombardo, Coordinate per la crudeltà (Edizioni Kurumuny)
Giulio Maffii, Il ballo delle riluttanti (Lamantica Edizioni)
Franca Mancinelli, A un’ora di sonno da qui (italic)
Marina Massenz, Né acqua per le voci (Edizioni Dot.com Press)
Gabriella Montanari, Anatomie comperate (Vague edizioni)
Paola Nasti, Cronache dell’antiterra (Oèdipus edizioni)
Maria Pia Quintavalla, Quinta vez (Stampa)
Marilena Renda, La sottrazione (transeuropa)
Eleonora Rimolo, La terra originale (LietoColle)
Silvia Rosa, Tempo di riserva (Ladolfi editore)
Giovanna Rosadini, Fioriture capovolte (Einaudi)
Giovanna Rosadini, Il numero completo dei giorni (Aragno editore)
Lina Salvi, Del deserto (puntoacapo editrice)
Elisabetta Sancino, Il pomeriggio della tigre (Terra d’ulivi edizioni)
Patrizia Sardisco, eu-nuca (Edizioni Cofine)
Marco Simonelli, Le buone maniere (Valigie rosse)
Giancarlo Stoccoro, La dimora dello sguardo (Fara editore)
Giovanna Cristina Vivinetto, Dolore minimo (Interlinea edizioni)

mercoledì 6 febbraio 2019

“Raccontami ciò che sai…”: la poesia di Stoccoro ci insegue

Giancarlo Stoccoro, La dimora dello sguardo, Fara Editore 2018, pagine 104, € 10,00
recensione di Lucia Papaleo





Aspettando Prove di arrendevolezza di Giancarlo Stoccoro, in imminente uscita per Oèdipus, riassaporiamo La dimora dello sguardo, penultima raccolta di questo poeta e psichiatra milanese che fa della poesia uno strumento infallibile di vita, di cura, di relazioni e di conoscenza.
Egli ama dire che “le parole della poesia non dovrebbero mai essere troppo ospitali”, che la poesia dovrebbe “accogliere qualche domanda ma non rispondere a tutte”, e lascia trasparire quanto osmotico e sottile sia il confine tra poesia e mente, tra dimora e aria.
Nella Dimora si scorge la struttura portante di ogni altro suo scritto, sia precedente che successivo; i temi che lo appassionano e che tende a sempre a sviluppare, a perfezionare, frutto di instancabile osservazione del contesto che lo circonda; la sua tendenza a stabilire legami con ogni cosa che popola i suoi dintorni. I suoi temi sono luoghi, assenze, alberi, distanze.
Raccontami ciò che sai… ed è subito dialogo tra il poeta e il suo lettore; tra il poeta che non è il detentore della musa, che piuttosto gli viene incontro da fuori, dal lettore che racconta e legge ed è la stessa cosa.
Stoccoro va al di là della scrittura, legge chi lo legge. È dei poeti migliori questa capacità ed è raro imbattervisi. Si resta impigliati nelle sue poesie perché lui ti chiama per nome e tu resti.
Allo scrittore accade di lasciare l’opera a metà, in preda al solipsismo della sua scrittura, finché non arriva il tassello che la completa. E il tassello mancate è il lettore, con la sua personale traduzione.
È questo il dialogo a cui mira Giancarlo Stoccoro, e che arriva quando vuole; l’autore non può farci niente, può solo aspettare e scrutare. Lui è la dimora, lui il fortino da cui parte lo sguardo amorevole che avvince.
Si può anche immaginare che i versi siano scaturiti da eventi molto personali, da amori iniziati e interrotti – meglio se sul più bello – in modo che possa essere il bello la materia da stendere sui fogli.
E se chi entra in possesso di quei fogli si dimentica del poeta e vede scorrergli davanti la vita – la propria o una vita inventata – allora è poesia semplice come il tempo che si stende sulla pelle e sulle cose, che annulla la distanza (parola ricorrente, forse per prudenza e scaramanzia, per non farsi catturare e troppo irretire, per riuscire a mantenere quella giusta).
Si inizia a leggere ostentando distanze, sicuri che non si resterà contaminati, che non si crederà alle ingenuità di un poeta… e invece ci si entra fino al collo, specie se la lettura conduce nei luoghi (altro topos ricorrente) che interrogano ciascuno ad ogni istante, (ogni luogo che raggiungo è un confine / che non smette di interrogare il mondo).
La poesia ci insegue, e noi ci lasciamo raggiungere, prendiamo dimora in ogni immagine, in ogni verso. Parole ci chiamano / assecondano la nostra voce/sembrano portarla chissà dove.
Sono testi brevi, non se ne perde il filo, non ci si perde tra le righe; vi si entra per poi rimanere nel loro senso profondo e semplice. Si rimane dentro la stessa ansia, lo stesso stupore, lo stesso desiderio. A volte m’accorgo in nota / che ti tengo addosso/con un’approssimazione che fa male. 
La frontiera labile dell’abbraccio / quel taglio obliquo/impegnato a scoperchiare il mondo. Versi che si nutrono anche di visioni oniriche, considerata la passione e l’interesse scientifico dell’Autore per il sogno. Il più intimo atto dell’individuo, il più solitario, diventa legame tra individui; raccontare un sogno crea un confine, una pelle, che ingloba le persone più diverse che si trovano nello stesso spazio-tempo-compito scoprendo che il sogno è uno solo, che ognuno declina con immagini diverse e proprie, basta solo condividere uno stesso evento che genera emozioni.
La dimora dello sguardo – dentro cui si stabiliscono Lettore ed Autore – diventa il setting di un gioco tra sogno e poesia. Ed ecco la realtà / trasloca / alla fine di un giorno/che ci ha ospitato come tanti altri.

Mantova 3 febbraio 2019


martedì 5 febbraio 2019

Adalgisa Zanotto e Giancarlo Stoccoro Menzione di Merito al Premio Di Liegro!

X EDIZIONE PREMIO DI LIEGRO


Vincitori

PREMI SPECIALI
Dante MaffiaPremio alla carriera
Fabio Maria SerpilliPremio alla carriera
Achille SerraoTributo alla memoria
Scuola Pavle Rovinski - Podgorica (Montenegro)Progetto scolastico "Sogni e bisogni"  della Prof. Angela BaturanPremio speciale della Giuria
RACCOLTE EDITE
Franco BuffoniLa linea del cielo (Garzanti)Premio speciale fuori concorso
I VINCITORI
Alfredo PanettaThra sipali e sònnura (Puntoacapo)1° Classificato
Silvia RosaTempo di riserva (Ladolfi)2° Classificato
Giovanna Vivinetto Dolore minimo (Interlinea)3° Classificato ex aequo
Elisabetta SancinoIl pomeriggio della tigre (Terre d'ulivi)3° Classificato ex aequo
MEDAGLIE D'ONORE
Francesco IndrigoNessun di nunSamuele editore
Gianfranco IsettaGigli a colazionePuntoacapo
Sylvain JosserandLe murmure du silenceEd. Univ. romane
Giulio MaffiiAngina d'amour Arcipelago Itaca
Vincenzo MastropirroTimbe-condra-TimbePuntoacapo
Rosa RiggioIl peso della neveLa vita felice
Alessandro SilvaL'adatto vocabolario d'ogni specieA.C. Pietre vive


Menzionid di Merito SEZIONE A - VOLUME POESIA EDITA



Giovanni AsmundoStanze d'isolaOèdipus
Paola BalleriniDentro l'iride radiciCoazinzolapress
Alessia BronicoUn dio GialloLietoColle
Franco CasadeiDonna del mareMediterraneo
Gabriella MontanariAnatomie comperateVague edizioni
Melania PanicoNon ero preparataLa vita  felice
Simona NobileLa misura delle maniLadolfi Editore
Bice PreviteraEco di SardegnaRaffaelli Editore
Rossella RenziDare il nome alle coseEdizioni Minerva
Giancarlo StoccoroLa dimora dello sguardoFara
Adalgisa ZanottoD'ora in poi Fara
D'ora in poi Fara