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lunedì 13 maggio 2024

"Carte nel buio" di Michele Nigro


"Carte nel buio" (poesie / 2019-2024), ed. nugae 2.0 - 1a edizione: maggio 2024; prefazione di Carla Malerba, postfazione di Emma Pretti.

disponibile al seguente link:

“Ma è soprattutto la profondità simbolica che caratterizza l’intera raccolta. Nell’autore poesia è bellezza, è amore, è musica, è silenzio, invocazione laica e sobria pazzia; e mentre si dissolvono nella memoria le note di Brassens, evocatrici di un dolce tempo che non torna, i versi di Carte nel buio ci accompagnano pervasi da una sottile malinconia per tutto ciò che vita dà e non restituisce, se non nel ricordo.” (dalla prefazione di Carla Malerba)

“La poesia di Michele Nigro, caratterizzata da componimenti di discreta ampiezza raccolti in sezioni – quasi una scansione in capitoli – non è una poesia narrativa ma è la poesia di un narratore, e non potrebbe essere altrimenti dal momento che Nigro nella sua produzione è anche narratore in prosa dai temi più diversi…” (dalla postfazione di Emma Pretti)

“Carte nel buio, come un’ingenua speranza poetica che avvolta dalle tenebre dell’epoca procede fiduciosa in direzione di luci lontane: che siano stelle o luci artificiali di città future non è dato saperlo; la speranza, tranne quella cristiana, non si basa su certezze di fede. Perché è solo stando al buio che si può intravedere l’uscita sperata, il varco luminoso sulle seconde vite…” (dalla Premessa dell’Autore)

...

Michele Nigro, nato nel 1971 in provincia di Napoli, vive a Battipaglia (Sa) dal 1978. Si diletta nella scrittura di racconti, poesie, brevi saggi, articoli e recensioni per giornali e riviste. Ha diretto la rivista letteraria “Nugae – scritti autografi” fino al 2009. Ha partecipato in passato a numerosi concorsi letterari ed è presente con suoi scritti in antologie e periodici. Nel 2016 è uscita la sua prima raccolta poetica – che ama definire “raccolta di formazione” – intitolata “Nessuno nasce pulito” (edizioni nugae 2.0). Ha pubblicato “Esperimenti”, raccolta di racconti; il mini-saggio “La bistecca di Matrix”; nel 2013 la prima edizione del racconto lungo “Call Center”, nel 2018 la seconda edizione “Call Center – reloaded” e la raccolta “Poesie minori. Pensieri minimi – materiali di risulta”. Nel 2019, per i tipi delle Edizioni Kolibris, viene pubblicata la raccolta di poesie intitolata “Pomeriggi perduti” (collana di poesia italiana contemporanea “Chiara”), che è anche il nome del suo blog. È del 2020 il volume 2 della raccolta “Poesie minori. Pensieri minimi”; nel 2021 la terza e ultima silloge dei materiali di risulta, diventati nel frattempo, in linea con il precedente prodotto, “Poesie sospese” (nel 2024 la terza e ultima silloge) distribuite gratuitamente sull’home page del blog “Pomeriggi perduti”. Alcune sue poesie sono state tradotte in portoghese, inglese e spagnolo. Nel 2023 ritorna alla narrativa fantascientifica con il racconto “Anarcometaverso” per l’antologia “Delle eloquenti distopie – vol.2” (Delos Digital). Nel 2024 dà alle stampe la raccolta poetica “Carte nel buio” (ed. nugae 2.0) e il prosimetro “Elegia del confino” (ed. Letterature Indipendenti).

sabato 30 aprile 2022

“Raccontare il silenzio”. Francesca Innocenzi su “Pomeriggi perduti” di Michele Nigro

 


RACCONTARE IL SILENZIO. SU POMERIGGI PERDUTI DI MICHELE NIGRO

 

Del titolo di questa silloge di versi di Michele Nigro colpisce il rinvio diretto ad un evento di perdita, che evoca tanto l’idea di spreco, di dispendio, quanto una nostalgica mancanza. I due significati non si escludono affatto a vicenda, essendo metonimicamente correlati, potendo cioè legarsi in una relazione di causa-effetto; ciò contribuisce a costruire un orizzonte di attesa, spia di una poetica incline ad oltrepassare il mero dato realistico e le sue pretese di univocità. Sviscerando i nuclei tematici che emergono dalla lettura dei testi si coglie, non a caso, il binomio materialità/immaterialità: da un lato la conservazione, la collezione, l’accumulo, con un’attenzione al dettaglio numericamente quantificabile; dall’altro l’incessante fluire, la familiarità con il caos, la fuga dall’ordine dell’incasellamento. La conciliazione degli opposti si concreta in un’«estetica del caos», segnale che mappa il percorso e scardina i paraventi con i quali l’individuo si autoinganna.

Si insinua tra le pagine una continua riflessione sull’essenza della poesia e sul suo possibile ruolo nel mondo. La poesia si configura come dimensione altra, che sussiste in parallelo ad una quotidianità consumistica. Nell’antitesi tra quiete e follia, tra suoni assordanti e silenzio, è attitudine che consente il distanziamento dal frastuono. Nel ciclo inarrestabile del tempo, la parola tenta di fissare bagliori di Assoluto, condizione ignota, di là da venire, intrinsecamente connessa con la dimenticanza di ciò che si è stati. «… compagno di strada / mi è il verso forte e ignoto/ ai salotti laureati/ nato da quel vivere/ che per altri vita non è»: questi versi possono considerarsi una dichiarazione di poetica, nella coscienza di uno scrivere nutrito dalla vita vissuta, voce sincera e controcorrente.   

Ancora, la poesia disvela il senso di persone e cose che ci hanno preceduti, canale che raccorda il passato ad un oggi di eredità incerte; come l’amore, è epifania e sostanza sulla frontiera dell’indicibile, antidoto contro l’effimero, rimedio all’immanenza. E - quasi una poetica del vago e dell’indefinito – sono le percezioni sensoriali a fare da ponte verso l’invisibile, nel superamento delle facciate ingannevoli, raccontando il silenzio («sete di silenzio parlato»). Così accompagnano il poeta opere letterarie, come la celebre Spoon River, in grado di gettare luce sul reale, di polverizzare le illusioni dell’uomo che si crede immortale. I versi di Spoon («il credersi invidiati/ o invidiabili, immemori/ dei vermi in attesa») mi portano alla mente i crudi ammonimenti di Leonida di Taranto, epigrammista greco del IV-III secolo a.C.: «… con una simile struttura d’ossa/ tenti di sollevarti fra le nubi nell’aria!/ Tu vedi, uomo, come tutto è vano:/ all’estremo del filo c’è un verme/ sulla trama non tessuta della spola».

Quanto mai consapevole del rischio di derive antropocentriche, l’io lirico individua una via di salvezza nel dare voce agli oggetti, alle cose inanimate, la cui semplicità, a tratti crepuscolare, testimonia l’arte di accogliere le eredità del passato. Gli oggetti qui ci narrano storie altre rispetto a quelle che popolano le pagine dei libri, e acquistano uno spessore poetico nella concezione di disuso che li caratterizza e li sottrae ad una fruibilità consumistica e profana. Il rituale misterico che è il verso scava fino all’osso tra le menzogne della civiltà del progresso, tra i miraggi di una vita stravolta dall’impatto con il digitale, recuperando un “lessico della dimenticanza” fatto di alberi, fronde, boschi, vento, piogge; suggestioni di un mondo arcaico ed ancestrale, contrapposto agli artifici e alle frenesie cittadine. Particolarmente rilevante è il ricorrere dell’elemento fuoco, emblema di distruzione, ma anche di sopravvivenza nella memoria, dal momento che, come ci insegnano i miti, le fiamme annientano o rendono immortali; e se la materia si estingue, l’intangibile resiste: «Arditi tizzoni ardenti/ schizzati dal braciere/ di Poesia/ ustionarono la pelle/ della dimenticanza». Archetipo di creazione e di distruzione, il fuoco pare restituirci un senso di comunione, lo spirito dell’essere collettività, nella sua valenza di energia vivificante, di anima mundi.

La critica alla presunzione di eternità e al progresso si esprime pure attraverso scelte linguistiche ricche di significato, come il neologismo «aperimorte», in riferimento ad una società abitata da «morti senza saperlo»; citazione montaliana, questa – tratta da Avevamo studiato per l’aldilà – che, pur inserita in un contesto differente, mi permetto di estrapolare, in quanto adatta ad esemplificare il paradigma imperante di una non-vita che vuole imporsi come esistenza reale. Sugli addomesticamenti della sedicente civiltà, sulle sue certezze fasulle, si posa lo sguardo del poeta, che, lucido e disincantato, indaga le immutabili leggi cosmiche da una prospettiva scevra di illusioni. In un universo che ha, leopardianamente, il proprio fine in se stesso, la pienezza di senso di Pomeriggi perduti esorta a rifuggire i deragliamenti di un tempo mal speso, a favore della riscoperta dell’essenziale e dell’essenza, di una dimensione autenticamente umana.

 

Francesca Innocenzi


versione pdf: Raccontare il silenzio. Su “Pomeriggi perduti” di Michele Nigro

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lunedì 4 aprile 2022

Nota a "Canto del vuoto cavo" di Francesca Innocenzi

 


Il vuoto: per alcuni un concetto filosofico-spirituale, totale negazione dell'idea di assoluto che apre a una sorta di ascetismo ateo, non mediato da divinità o da santi: una "mistica del vuoto" che, meditando sulla transitorietà e relatività di ogni fenomeno, permette di raggiungere uno stato di distacco non solo dai beni materiali ma addirittura dalla stessa ascesi, dall'ego o dal bisogno di dio, un superiore e umano stato di serenità imperturbabile in cui il distacco dalla vita e la massima apertura ad essa paradossalmente coincidono. Per altri, invece, il vuoto, in maniera più prosaica, ha una valenza estetico-architettonica, la funzione di ripulire i sensi dei tanto stressati occidentali da un overbuffering di dati visivi: un soccorso "zen" a esistenze consumistiche prese in ostaggio dal superfluo. "Vuoto di senso, senso di vuoto" cantava Battiato nel brano Il vuoto, riferendosi in questo caso a un vuoto negativamente inteso, a una sempre più dilagante condizione di povertà interiore scandita da un tempo affannosamente inseguito da un'umanità allo sbando.

In poesia il vuoto rappresenta la terra promessa, la meta ideale del versificatore: questo indipendentemente dall'utilizzo o meno di una metrica ben precisa che addomestichi le sillabe o di esotiche forme metrico-stilistiche come i senryu o i tanka, cugini stretti dei più conosciuti haiku, adoperati da Francesca Innocenzi nella raccolta intitolata "Canto del vuoto cavo" (ed. Transeuropa, 2021; collana di poesia: Nuova Poetica 3.0). Sintetizzare il segnale in uscita, scremare il verso, costringerlo in abiti rituali senza far perdere forza e significato al messaggio, che proprio perché ripulito dal superfluo di cui sopra, meglio risuona con la sua destabilizzante semplicità. Un'asciuttezza da non confondere con un modaiolo minimalismo o un esasperante essenzialismo pseudo-ungarettiano che rasenta la banalità: d'altronde la firma nipponica degli stili adottati dall'autrice rappresenta un chiaro intento di ricerca; non vi è — come accaduto ad autori anche affermati, bisognosi di una fase a sentir loro zen della produzione — l'esigenza di semplificare i concetti perché è la regola stessa del tipo di componimento scelto che determina la poetica e allontana tutti, autori e lettori, dall'equivoco di una fruibilità che non rispetta la poesia.

Componimenti che sanno unire un messaggio sociale, attualissimo, alla delicatezza di un'immagine naturale: "I. il capitale / ti aspetta al varco. / sotto il ciliegio / inerme sosti — / il sistema stritola / chi non sta al passo" (da "dittico del dio estremo"; si può schiaffeggiare il dio denaro anche con un petalo di fiore, senza per forza scomodare l'opera di Karl Marx!). E ancora: "II. Il dio estremo / esige il sacrificio / perché è sciagura / la tregua. Così / il ciclo produttivo / assembla i morti". Anche la superficialità dei discorsi da bar può essere disinnescata: "i mantenuti /dallo Stato negli hotel / con cellulari / costosi — gabbie / di sproloqui su mondi / che non si sanno"; la poesia in generale, grazie alla sua naturale trasversalità che unisce il visibile a quel che non si sa, ci libera da una fin troppo facile e a buon mercato linearità degli sproloqui nel quotidiano. E i segreti della poesia-botanica, lo sfoltimento dei rami e delle parole: "gesto di cura / al di qua del fiorire / la potatura / taglio dovuto. / sfoltiti i rovi fitti / passa la luce"; una luce diversa sulle parole e quindi sui pensieri che le hanno originate, per farsi capire e addirittura per meglio capire se stessi, per raggiungere la verità in maniera sobria, pulita, diretta. Una purezza che non deriva dall'atarassia, dalla scelta di sospendere da terra la propria esistenza; solo chi abbraccia le infelicità della vita può cercare con animo sincero le prelibatezze della poesia: "ringraziava Dio / che avesse scadenza / la felicità / della poesia / si seccava altrimenti / il serbatoio"; non è a causa di una visione esageratamente romantica dell'arte, se arriviamo a dichiarare che la poesia riesce a scavare efficacemente tra le parole, per trovare quelle giuste seppellite in noi, solo grazie alla trivella diamantina del dolore: un eccesso di benessere può distrarre dalla ricerca. Persino i lockdown agevolano lo scavo e la ricerca dei vuoti cavi (ovvero di vuoti di significanti, e che essendo cavi, contengono, accolgono, conservano piccoli tesori) o rendono raggiungibili i vuoti interiori che sono una ricchezza per chi sa crearli in sé o riconoscerli: "I. c'è coprifuoco / sul davanzale. vita / tracima dentro / fuoco di stanza, stella / che dal tumulto chiama" (da "trittico dei lockdown presunti"); in clausura si rivalutano la bellezza e la funzione dell'immensità che è in noi, e da cui spesso fuggiamo perché la riteniamo ingovernabile: "III. ah veramente / credevi nelle imposte / che alla sera / chiudono — cosa, se hai / il bistrattato immenso?".

immaginarti
girasole rivolto
a nero astro

mentre l'estate
tramonta ti eclissi
a rispuntare

la falciatrice
bohèmienne di notte
danza per le vie

del mondo. Tanti
per non guardarla in faccia
le stanno addosso

maggio, racconta
la verità del cuore.
da tanto verde
assorda in silenzio
il parco diroccato

le cose stanno
anche se non le vedi.
sul riverbero
sosti, millimetrico
angolo di scacchiera



Nota a cura di: Michele Nigro, nato nel 1971 in provincia di Napoli, vive a Battipaglia (Sa) dal 1978. Si diletta nella scrittura di racconti, poesie, brevi saggi, articoli per giornali e riviste. Ha diretto la rivista letteraria “Nugae – scritti autografi” fino al 2009. Ha partecipato in passato a numerosi concorsi letterari ed è presente con suoi scritti in antologie e periodici. Nel 2016 è uscita la sua prima raccolta poetica – che ama definire “raccolta di formazione” – intitolata “Nessuno nasce pulito” (edizioni nugae 2.0). Ha pubblicato “Esperimenti”, raccolta di racconti; il mini-saggio “La bistecca di Matrix”; nel 2013 la prima edizione del racconto lungo “Call Center”, nel 2018 la seconda edizione “Call Center – reloaded” e la raccolta “Poesie minori. Pensieri minimi”. Nel 2019, per i tipi delle Edizioni Kolibris, viene pubblicata la raccolta di poesie intitolata “Pomeriggi perduti” (collana di poesia italiana contemporanea “Chiara”), che è anche il nome del suo blog. È del 2020 il volume 2 della raccolta “Poesie minori. Pensieri minimi”; nel 2021 la terza e ultima silloge dei materiali di risulta. Alcune sue poesie sono state tradotte in portoghese, inglese e spagnolo.  

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Dodecalogo del recensore (di poesia)

martedì 26 novembre 2013

Tutti siamo l'isola - Emergenza Sardegna: una antologia a favore della Sardegna alluvionata

Siamo rimasti tutti, come tutti, molto male per quanto è successo in Sardegna: un ennesimo "evento eccezionale" ha provocato nei giorni scorsi un'inondazione che è stata causa di lutti e danni materiali gravi. 
I primi sono irrimediabili e partecipiamo al dolore delle famiglie con tutto il rammarico comprensibile, ma per i secondi vorremmo poter portare il nostro piccolo contributo di aiuto e di sostegno a chi vive in una regione bellissima che accoglie generosamente molti di noi per le vacanze offrendo ospitalità in luoghi unici e suggestivi.
Per questo motivo, l’Associazione Culturale TraccePerLaMeta in collaborazione con la rivista di letteratura “Euterpe” ha deciso di mettere a disposizione le sue capacità e la sua arte, per dare vita a una raccolta di testi a sfondo sociale e civile il cui  ricavato di vendita sarà devoluto alla Croce Rossa Italiana con causale "Emergenza Sardegna".

La partecipazione a questa iniziativa è definita nelle modalità che seguono.
Ogni poeta potrà inviare una sua poesia di carattere sociale o civile, edita o inedita sulla quale detiene la proprietà intellettuale a ogni titolo.
La poesia non dovrà superare i 30 versi e non dovrà presentare elementi di offesa alla morale, alla religione o riferimenti che denigrino il bene comune e siano forme di discriminazione (razziale, sessuale, religiosa, politica, etc).
E’ richiesto all’autore che parteciperà di inviare la poesia indicando la propria città, a testimonianza della coralità di partecipazione.
Per partecipare è necessario inviare a info@tracceperlameta.org entro e non oltre il 7 dicembre 2013:
- la poesia
- l’attestazione del pagamento di 20€ .

Per le indicazioni precise circa la partecipazione alla iniziativa si rimanda a questo link: http://www.tracceperlameta.org/scadenza-7-12-2013-tutti-siamo-lisola-emergenza-sardegna/

La Associazione invierà regolare newsletter contenente  ogni aspetto economico dell'iniziativa provvedendo a documentare la cifra che, grazie alla vendita del libro, sarà devoluta alla CRI.


Anna Maria Folchini Stabile – Presidente Associazione TraccePerLaMeta
Lorenzo Spurio – Responsabile PR Ass. e Direttore rivista “Euterpe”




Info:



giovedì 25 luglio 2013

La voce dei sentimenti in "Interni" di Annalisa Soddu


Titolo suggestivo e invitante per la nuova pubblicazione di Annalisa Soddu, Interni, il suo nuovo libro di poesie. La pubblicazione dell’opera è stata curata e gestita da TraccePerLaMeta Edizioni, attività di editoria rivolta ai soci dell’Associazione Culturale TraccePerLaMeta.
Dopo il successo avuto con il racconto Il fuoco di Lorenzo, la scrittrice di origini sarde ritorna con una nuova pubblicazione molto carica di significati, come lo stesso titolo del libro chiarifica.
Il critico Lorenzo Spurio nella prefazione osserva: «Questo libro non lascerà indifferente il lettore, perché le liriche che si appresta a leggere “graffiano” il cuore di chi, con sensibilità e innocentemente, sa leggere tra i versi. […] La Soddu affonda con perizia il bisturi in una materia sociale dolorosa e si mostra sensibile alle tortuose pieghe dei comportamenti e dei pensieri umani, attenta osservatrice delle problematiche dell'uomo contemporaneo, delle sue crisi e delle sue affettività».

ANNALISA SODDU è nata a Nuoro nel 1962 ma vive ad Avellino dal 2002 dove lavora, ricoprendo l’incarico di Aiuto Primario presso una Casa di Cura per malattie mentali.
Il suo amore per la poesia è da rintracciare nel periodo di frequentazione delle scuole superiori; dopo una lunga pausa è tornata a scrivere nel 2011 pubblicando sul suo blog dei racconti che trattavano delle sofferte vite dei pazienti psichiatrici. Alcuni di questi racconti figurano nel suo primo libro, Il fuoco di Lorenzo.
Il nuovo libro, Interni, contiene invece opere scritte dal 1983 ad oggi, con la lunga interruzione prima citata, dalla quale si evince il percorso personale, caratterizzato nei primi componimenti da una visione malinconica della vita e in seguito, in particolare dopo la conversione alla fede bahà’ì, da una progressiva apertura con particolare attenzione ai problemi sociali. Il libro si configura come espressione della maturazione di una donna che ha trovato nel nostro oggi la realizzazione di se stessa e riscoperto il piacere della scrittura.

TITOLO: Interni Link diretto alla vendita 

AUTORE: Annalisa Soddu
PREFAZIONE: Lorenzo Spurio
EDITORE: TraccePerLaMeta Edizioni
COLLANA: Indaco – Poesia
PAGINE: 54
ISBN: 978-88-907190-6-6
COSTO: 9 €

Info: info@tracceperlameta.org - www.tracceperlameta.org
Ufficio Stampa: Lorenzo Spurio – lorenzo.spurio@alice.it

domenica 21 novembre 2010

SE NON SONO GIGLI, raccolta scaricabile gratuitamente, di Federica Volpe

L’arte è libertà, ho scritto nella prefazione della mia prima raccolta edita, Lembi.

Ma l’arte è davvero libera, legato ogni suo arto al solo fattore economico?

Paga l’autore (tranne in rari casi), paga il lettore.

Certamente l’editore, per produrre l’opera, necessita di denaro, e di questo non ne faccio una colpa.

La mia è, primariamente, una mera riflessione.

Se l’autore non paga, l’opera non esiste sul mercato. Se il lettore non compra, l’opera è come se non esistesse.

Ho pensato: cambierebbe forse qualcosa se l’opera esistesse già in quanto frutto dell’autore, e fosse leggibile senza costrizioni economiche (il modo democratico) dal lettore?

Ho deciso, così, di rischiare con la mia propria pelle, con la mia propria opera.

Essa, “Se non sono gigli”, e formata, per sua natura e per mia volontà, da non-gigli, e nello stile sta racchiuso gran parte del messaggio.

Questa raccolta la si direbbe, dal punto di vista puramente estetico, brutta.

Impubblicabile, se non a pagamento.

Ho pensato, dunque, di rendere quest’opera libera.

Per farlo, naturalmente, non ho pagato alla SIAE alcun diritto.

Se qualcuno vorrà rubare ad una poveraccia il suo bouquet osceno, nessuno potrà impedirglielo, se non forse il suo buon senso, e la consapevolezza che andrebbe a combattere una guerra di povero contro povero (poveri di soldi, poveri di sogni).


Ringrazio chiunque leggerà.

Federica Volpe


(cliccare sul titolo del post per accedere alla pagina web da cui scaricare il file)